mercoledì 10 febbraio 2010

Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

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mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

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martedì 3 novembre 2009

Le ragioni di Platini e quelle dell'Inter

In fondo, se un simpatizzante della Germania nazista ci spiegasse che la seconda guerra mondiale fu scatenata a causa dell'attacco anglo-francese alla Germania, non potremmo dargli tutti i torti: formalmente, il nostro interlocutore avrebbe ragione.
Infatti furono la Francia e l'Impero Britannico a dichiarare guerra alla Germania.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.

Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.

Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.

Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.

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lunedì 26 ottobre 2009

Gli opposti estremismi

Tra oggi e domani vengono approvati i bilanci di Juve e Inter, cioè le due società che stanno agli estremi di due campi diversi (come in matematica il + e il - infinito): la Juve in quello del bilancio sostenibile, perché da quando è quotata in Borsa non ha più chiesto soldi agli azionisti (se non nell'estate 2006, e sappiamo perché); l'Inter, invece, è il caso limite dei bilanci in perdita (nei 14 anni di gestione Moratti ha bruciato risorse per circa 1,1 miliardi di euro).

In tema di bilanci non c'è stato un prima e un dopo Calciopoli: quando nel 2003 fu approvata la legge salva-calcio, la Juve di Giraudo e Moggi non vi fece ricorso, mentre l'Inter svalutò il parco giocatori di oltre 300 milioni; anche dopo lo tsunami del 2006 l'Inter ha continuato ad accumulare perdite al ritmo di centinaia di milioni di euro all'anno. Rispetto ai 1100 milioni di perdite complessive, il nuovo capitale versato da Moratti nel corso degli anni è ammontato a circa 650 milioni, gli altri 400, come abbiamo scritto altre volte sul sito, se li sono inventati i suoi registi finanziari.

Anche in tema di magheggi finanziari siamo agli opposti estremismi: oltre ai 300 e passa milioni della salva-calcio l'Inter s'è inventata la vendita del marchio e la rivalutazione societaria (in tutto altri 350 milioni, proprio nel 2006); la Juve di Blanc non si è inventata niente, anzi, per rispettare il budget e i regolamenti della Figc due anni fa il CdA decise di comprare Poulsen e non Xabi Alonso.

Domani nessun giornale si chiederà come ha fatto l'Inter a iscriversi al campionato 2008-09 visto che aveva un patrimonio netto negativo, in compenso ci sarà la solita candida sviolinata sul mecenatismo di Moratti; a Vinovo, all'opposto, gli esponenti dello Ju29ro Team non faranno finte sviolinate, faranno invece presente che la Juve può vincere la sfida del bilancio sostenibile, ma a condizione che le altre società, con l'Inter in testa, rispettino le norme federali, cosa che non sta avvenendo da anni e che la Juve deve avere la forza di proporre e far discutere.

Abbiamo, tempo per tempo, segnalato sul sito le novità che ci sono state in tema di bilanci, da ultimo le intenzioni dell'Uefa di Platini di imporre il bilancio sostenibile, non con le chiacchiere, ma con un regolamento valido in tutta l'Europa; intanto, nel Consiglio Federale al posto di Cobolli Gigli arriverà Blanc, che ci auguriamo rompa il muro di omertà e faccia discorsi nuovi.

Forse le cose cominceranno a cambiare, e prima o poi ci sarà un campionato senza trucchi e prestigiatori finanziari.
Forse.

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domenica 6 settembre 2009

Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

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lunedì 22 giugno 2009

La norma e i pagliacci

Fulvio Bianchi si chiede se Berlusconi potrà trovare un alleato in Platini nella battaglia contro gli acquisti megagalattici e le spese folli del calcio, però sembra dubitarne quando scrive "Non dimentichiamo, comunque, che al momento le norme di ammissione al campionato sono più rigide delle licenze Uefa".

A nostro avviso la riflessione di Bianchi va rivista e completata: la normativa sarebbe rigida se venisse fatta applicare. Il fatto è che le Norme Federali prevedono bilanci sani e corretti e soldi veri (non trucchi di bilancio) per sanare i passivi annuali; il Codice di Giustizia Sportiva arriva a ipotizzare anche la serie B per chi fa il furbo (articolo 8.2); ai trucchi, però, hanno fatto ricorso quasi tutti, e l'Inter li ha adoperati praticamente tutti, ma in B non è andato nessuno.

Questo perché è vero che c'è la norma ma, la stampa non lo dice ma è così, è anche vero che in giro ci sono tanti pagliacci.

Si spiegano così le finte compravendite del marchio (anche di padre in figlio), scorpori e rivalutazioni di rami d'azienda, lease-back immobiliari, holding sub-holding e finte fusioni; si spiega così perché i bilanci tutto sono tranne che sani e corretti, si spiega così perché un professore della Bocconi parla di illeciti tollerati e nessuno apre bocca.

Nessuno apre bocca perché il carrozzone del calcio è pieno di pagliacci. Non interviene il Coni che dovrebbe fare da garante supremo, non interviene la Federazione perché secondo Abete i problemi ce li hanno in Spagna e Inghilterra, non interviene la Covisoc che ha come presidente un dirigente del gruppo Unicredit che di gatte da pelare ne ha già abbastanza, non interviene il superprocuratore Palazzi perché è ancora impegnato con le sentenze su Moggi e il figlio di Moggi. Nessuno apre bocca e le gazzette e i corrieri non vedono, non sentono e non scrivono una parola.

Così la norma resta lì inapplicata e il carrozzone va avanti con le sue pagliacciate.

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venerdì 12 giugno 2009

Gazzetta, non così


Riassumendo l'umore dei milanesi e tanto per animare le discussioni al bar sport oggi la Gazzetta dello Sport se n'è uscita con un "Cosi' non vale", sparato su tutta la prima pagina; oggetto del titolo era la campagna acquisti megagalattica di Perez, l'umore molto probabilmente quello di Moratti e Galliani.

Fin quando i rossonerazzurri si scambiavano quattro primavera per 50 milioni alla Gazzetta andava bene, nel 2005 hanno fatto il giochetto del marchio e la Gazzetta ha candidamente continuato a vantare il loro mecenatismo, nel 2006 i maghi di Moratti hanno tirato fuori dal cilindro altri 150 milioni di plusvalenze patrimoniali e Verdelli ha continuato con gli osanna al grande mecenate, adesso che a Madrid è arrivato un mecenate che è più grande di Moratti alla Gazzetta non sta bene.

Cosa sta combinando il presidente del Real Madrid sinceramente non lo sappiamo, sarà anche giusto scandalizzarsi ma a quello dovrebbero pensarci le gazzette spagnole; sappiamo bene, invece, cosa ha combinato il signor Moratti nell'assoluto silenzio della gazzette nostrane, ne abbiamo parlato a lungo nella nostra sezione Bilanciopoli e ricordiamo solo due cifre della sua presidenza: 700 milioni di aumenti di capitale e 800-900 di finte plusvalenze.

Antonio Giraudo, a suo tempo, di fronte al mecenatismo alla milanese aveva parlato di immoralità; da parte nostra aggiungiamo oggi che non si fa giornalismo come lo fanno alla Gazzetta. Se vogliamo affrontare il tema del calcio gonfiato, dei bilanci drogati e dei presidenti megalomani dovremmo cominciare da casa nostra, altrimenti si corre il rischio di fare la figura del bue che dà del cornuto all'asino.

E ci sarebbe tanto da scrivere. Per esempio, su cosa ha, a suo tempo, comportato nel calcio la discesa in campo di Berlusconi (anche se ormai sembra passato un secolo); oppure sui bilanci dell'Inter e sul fatto che hanno finito per condizionare il campionato già da parecchi anni. Ci sarebbe tanto da scrivere, ma la Gazzetta non ne ha mai scritto forse perché interessata solo al rosa della vita e quando c'è di mezzo del rosso-nero-azzurro si vede che agiscono i freni inibitori.

Certo è facile fare da megafono alle doglianze della grande Milano, e adesso nei bar sport saranno tutti scandalizzati perché Perez è un megalomane e non si sa dove può prendere tutti quei soldi; c'è però uno scandalo ancora maggiore e riguarda il fatto che il vero giornalismo sarebbe tutta un'altra cosa.

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mercoledì 13 maggio 2009

Le Coppe dei debiti

Fulvio Bianchi, nella sua rubrica Spy Calcio, ci racconta come la prossima finale di Champions sarà anche la finale tra due società che primeggiano anche nella poco onorevole classifica delle società più indebitate. Infatti ci ricorda che il Manchester ha quasi un miliardo di euro di debiti mentre il Barcellona veleggia verso il mezzo miliardo.
Giustamente il giornalista appoggia la proposta di Platini, che vorrebbe vietare alle società che vivono della benevolenza dei proprietari di partecipare alle competizioni europee. Noi concordiamo.
Però nel suo lineare ragionamento Bianchi cade su un paio di punti, per di più quando si parla delle società italiane. Infatti ci spiega che anche in Italia l'Inter ha un grosso deficit, che però viene ripianato ogni anno dal suo munifico presidente Moratti. Ecco, qui sta la prima inesattezza di Bianchi. Ci sembra abbastanza tartufesco parlare in termini non positivi dei debiti di Manchester e del Barcellona, e poi non dire nulla sulla moralità del comportamento di Moratti e dell'Inter. Anche i padroni del Barcellona e del Manchester ripianano ogni anno il bilancio, la situazione dunque è la medesima.
Il secondo errore di Bianchi è relativo alla reale situazione dell'Inter. Secondo noi non è vero neanche che la situazione della società milanese sia assimilabile a quella delle due società finaliste della Champions: Moratti in realtà ha ripianato molto meno di quello che sarebbe stato necessario. Così si spiega, per esempio, la discutibile operazione di vendita del marchio, realizzata dall'Inter.
A riprova di quel che diciamo, ricordiamo a Bianchi che Platini, nella sua proposta per valutare la salute economica delle società, ha previsto che venga considerato il bilancio consolidato. Noi siamo convinti che quando Platini ha pensato a questa norma non aveva in mente nè il Manchester nè il Barcellona, ma probabilmente qualche squadra italiana.
Bianchi indovinerà qual'è?

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mercoledì 29 aprile 2009

Predicare bene e razzolare male

Prendendo spunto dall'intervento di John Elkann ("La Juve punta sul calcio sostenibile, bisogna conciliare bilancio e vittorie") la Gazzetta di oggi fa una specie di predica. Scrive Umberto Zapelloni che la "fiera dei sogni è finita" e che il calcio deve darsi una regolata: bilancio sostenibile e stadi di proprietà; politica dei giovani e niente più assegni dei presidenti.

Una bella predica, niente da dire, con la raccomandazione ai tifosi di "contare fino a dieci" prima di contestare quando non si vince, e con l'aggiunta che ci vorranno pene più severe per chi si macchierà di doping finanziario.

E qui sta il punto: da come scrive Zapelloni sembra che attualmente queste pene non siano previste, come se alla fiera dei sogni ognuno era libero di andare a comprare tutti i terzini sinistri che voleva, e magari pagare anche due allenatori per la stessa stagione; da come scrive la Gazzetta sembra che i bilanci siano dopati perché la legge lo permetteva, sembra che prima dell'arrivo di John Elkann il bilancio della Juve non era sostenibile.

Ma non è così. La legge c'è, il Codice di Giustizia Sportiva prevede anche la serie B per chi dopa il bilancio, solo che questo la Gazzetta non l'ha mai detto e i bilanci non li ha mai guardati; quando il Milan ha fatto la finta compravendita del marchio la Gazzetta non ha scritto che dopava il bilancio. ma ha riportato i ringraziamenti dei tifosi a Berlusconi che sanava il passivo; quando l'Inter, insieme con la finta compravendita del marchio, ha fatto l'operazione Inter Capital creando plusvalenze patrimoniali "di carta" per centinaia di milioni di euro la Gazzetta non ha scritto che rischiava la serie B, ma ha riportato il comunicato stampa con cui l'Inter rendeva omaggio al mecenatismo di Moratti (leggete il dossier Bilanciopoli sul nostro sito).
La Gazzetta non ha mai scritto a quanto ammontano i debiti delle nostre società e che non possono superare certi limiti rispetto al fatturato, solo un giornale straniere ha "osato" scrivere che Inter, Milan e Roma fanno insieme un miliardo di euro di debiti.

Non è così perché nella Juve di Giraudo (e Moggi e Bettega) il bilancio era sostenibile visto che, dopo la quotazione in Borsa, non c'era stato nessun aumento di capitale, non si era fatto ricorso alla legge spalma-perdite del 2003 (varata da Berlusconi e sfruttata da Inter e Milan per 550 milioni) e non si era fatto finta di vendere il marchio.

Non è, insomma, come vorrebbe far capire la Gazzetta; il guaio, secondo noi, è che non solo i bilanci delle società di calcio erano e sono dopati, il vero guaio è che non c'è nessuna gazzetta che lo scriva; il guaio è che Zapelloni predica bene ma il suo giornale, come la stampa sportiva in generale, razzola male.

Diciamo allora ai nostri lettori che non c'è da aspettarsi nessun inasprimento di pena (semmai le novità potrebbero arrivare dall'Uefa di Platini); ci sarebbe semmai da verificare se i redattori di qualche gazzetta andranno a leggersi i prossimi bilanci (del Milan, dell'Inter e compagnia cantante) per far capire ai lettori se sono dopati oppure no.

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