giovedì 4 marzo 2010

Viva il Battitore Libero!


Sette, il settimanale del Corsera, è da oggi in edicola, e in tutti i bar sport, con una copertina dedicata a Mourinho. All'interno articolo di una mezza dozzina di pagine sul Cuntabal di Setubal, una specie di delirio pseudo-intellettuale firmato da Antonio D'Orrico, uno che recensisce romanzieri come fossero calciatori, e viceversa. D'Orrico da sempre si presenta come un giornalista raffinato, sensibile e ovviamente interista, che altrimenti non avrebbe scritto di calcio sul Corriere. Come se, poi, di Severgnini, non ne bastasse uno.
Divertente, per cominciare, il box a fondo pagina, in cui a una ventina circa di intervistati "famosi" viene chiesto un sibillino parere sull'allenatore portoghese: c'è la soubrettina che tiene al Napoli, c'è l'architetto Fuksas, c'è persino la deliziosa Elena Santarelli che risponde che da quando è nato il suo bimbo, non segue più il calcio, nemmeno l'Udinese, squadra del marito Corradi, figurarsi l'Inter. Imprescindibile, no? Su una ventina circa di vips chiamati a dare il loro parere, a sorpresa, non c'è nemmeno uno juventino, che pure non siamo pochi.
Pazienza, per carità.
Il contenuto dell'articolo è, altra sorpresa, imbarazzante nella sua boriosa pochezza: l'ennesima pretenziosa riflessione sul valore "politico" e "culturale" di un personaggio che ha dimostrato di poter dire tutto, il contrario di tutto e l'equivalente di niente. Un po' come interrogarsi sul contributo di Enzo Gambaro al dibattito globale sulla cultura postmoderna.
D'Orrico, per la verità, arriva assai vicino, che proprio stupido non è, a comprendere il valore politico portato in Italia da Mourinho: un culto della personalità, alimentato dalla più cieca partigianeria, abilmente attizzata da un ufficio stampa, quello accampato nella sua redazione, davvero niente male. Nondimeno, D'Orrico svicola abilmente fino a giungere a cantare, come naturale, l'elogio della celebre dichiarazione murignana su Calciopoli, e a descriverlo come il più bell'esempio di AntiItaliano, un uomo da cui dovrebbe imparare la Nazionale e la Nazione.
Ora, a parte il fatto che prima o poi qualcuno dovrà pur scrivere, anche su Corriere e Gazzetta che, dopo tutto, la Nazionale di Marcello Lippi ha vinto l'ultima Coppa del Mondo, a noi sembra invece che il culto della personalità, la cieca partigianeria, le panzane del Corriere a proprio favore, siano proprio questi gli ingredienti base di ogni italianità che si rispetti.
Insomma, come ha detto il nostro Battitore Libero, che voi cari lettori avete imparato ad odiare: stiamo parlando in realtà di Giuseppe Murino, l'ArciItaliano. Uno che, come ogni italiano che si rispetti, è saltato sul carro del vincitore e avrà anche la furbizia di saltar giù al momento buono. Non si affezioni, D'Orrico.

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 22 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, parte II


Citiamo testualmente da un nostro articolo pubblicato settimana scorsa:
"Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.
A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono."

Oggi è arrivata la decisione del Giudice Sportivo:
Il Giudice Sportivo, sciogliendo la riserva contenuta nel comunicato ufficiale della settimana scorsa, "letta la relazione del Procuratore federale del 19 febbraio e le allegate note della Questura di Torni e dell'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni Sportive" ha deliberato come segue in merito agli incidenti occorsi in occasione della gara Juventus-Genoa: "Rilevato che sostenitori della Soc. Genoa, tra il 15' e il 30' del primo tempo. a) dal settore loro riservato, effettuavano un fitto lancio di petardi, nonché di pezzi di sedili divelti, nel contiguo settore denominato 'Curva Nord', occupato dai sostenitori della squadra avversaria; b) entrati nel settore denominato 'Intercinta', tentavano di abbattere i cancelli divisori con la 'Curva nord', scardinandone uno e non conseguendo l'intento per l'immmediato intervento delle Forze dell'ordine; c) in quest'ultimo contesto, colpivano con un artifizio pirotecnico (presumibilmente un 'fumogeno') un agente di Polizia, cagionandogli ustioni di II e III grado in zona toracica, giudicate guaribili in quaranta giorni; rilevato altresì che sostenitori della Soc. Juventus, nelle medesime circostanze, facevano esplodere alcuni petardi, lanciandone altri nel settore occupato dalla tifoseria avversaria", ha inflitto al Genoa un'ammenda di 40.000 euro con diffida e alla Juventus un'ammenda di 15.000 euro.

Etichette: , , , , ,

sabato 20 febbraio 2010

La Caporetto dei giornali


Continua la crisi nera della carta stampata.
Sono stati infatti divulgati i dati relativi alle vendite dei giornali nel mese di Gennaio, dai quali si evince un netto calo, fino ad un picco negativo del -19,9% delle copie vendute rispetto alle vendite del 2009. Per la verità, non tutti i giornali perdono copie allo stesso modo; i più colpiti appaiono, appunto, il Sole 24 Ore (-19,9%), ma anche il Corriere della Sera (-19,1%) e la Gazzetta dello Sport (-7,3%). Un vero e proprio disastro, soprattutto se si considera che i dati sulla base dei quali vengono calcolate le percentuali sono riferiti al 2009, che è stato anch'esso un anno sanguinoso per le vendite.
Ciò che lascia stupiti è però il commento del gruppo RCS (Corriere e Gazzetta): il calo sarebbe compensato dall'aumento del prezzo del Corriere, e comunque è dovuto anche alla diminuzione delle copie distribuite gratuitamente.
Nessuna autocritica dunque, la colpa è evidentemente dei lettori che sono degli asini incalliti e non hanno voglia di leggere (e di pagare), le redazioni sono ritenute esenti, supponiamo, dalle partigianerie che distruggono l'autorevolezza dei giornali stessi e tolgono ai lettori la voglia di leggere.
Noi, ovviamente, non siamo d'accordo. Innanzitutto diciamo che dal nostro piccolo osservatorio sembrerebbe che la voglia dei cittadini di informarsi non manchi, infatti i nostri lettori sono in costante ed esponenziale crescita da due anni, e per di più solo grazie al semplice e umile passaparola, visto che il nostro sito non ha solidi gruppi finanziari e industriali alle spalle, e vive del lavoro gratuito e delle piccole donazioni dei suoi redattori.
Il problema del gruppo RCS sta, secondo noi e senza offesa, nella scarsa qualità del prodotto offerto, spesso troppo funzionale agli interessi degli azionisti (anche se, bisogna dirlo, Ferruccio De Bortoli si è dimostrato migliore rispetto al suo predecessore Paolo Mieli). Di questa scarsa qualità i lettori si sono accorti, e quindi attuano lo sciopero delle edicole, indipendentemente dall'aumento del prezzo di venti centesimi.
Ecco, per esempio, si provi a ragionare sulle pagine sportive del Corriere, e sul loro appiattimento sulle posizioni milanesi (mentre il Corriere dovrebbe essere il giornale di tutti gli italiani, almeno nelle intenzioni), e interiste in particolare. Se qualche giornalista del prestigioso giornale legge queste nostre umili righe e non crede alle cose che scriviamo lo invitiamo a rileggere l'intervista concessaci dal loro prestigioso collaboratore, Piero Ostellino. Le parole di critica contro l'uso strumentale delle intercettazioni e sul clima, creato ad arte, da rivoluzione culturale maoista sono rivolte anche al giornale per il quale scrive.
Così almeno ci è parso di capire.

Etichette: , , , , , , ,

venerdì 19 febbraio 2010

Intercettazioni, prove e sentenze


Se ci voleva la prova tv adesso l'abbiamo avuta: il direttore del TG 1, davanti a otto-nove milioni di telespettatori, ha detto che le intercettazioni non sono prove e che spesso gli intercettati vengono scagionati nei processi, ma intanto sono smerdati sui giornali.

Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.

La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.

La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).

La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.

L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".

Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 16 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, non le curve!


La strategia è la stessa usata per i cori idioti contro Balotelli: se c'è di mezzo la Juve, tra Milano e Roma, in una specie di gioco concordato a tavolino, c'è la gara a chi fa il più moralista e a chi pretende le pene più esemplari. Con Balotelli il gioco è riuscito, domenica ci hanno riprovato con gli incidenti di Juve-Genoa e le bombe carta.

Di bombe carta a Roma stanno facendo collezione dall'inizio del campionato: ci sono state quelle idealmente indirizzate alla Sensi, quando la Roma non vinceva, quelle indirizzate a Lotito quando perdeva le partite e anche ai giocatori, e nel mezzo quelle bipartisan del derby, con i tifosi che se le scambiavano tra di loro. Nessun giornalista ha osato fiatare, gli ispettori di Palazzi hanno approfittato per derubricare le bombe carta a petardi, e così ancora l'altra domenica i tifosi della Roma sono stati autorizzati ad andare in trasferta a Firenze, dove hanno logicamente inscenato la solita zuffa pre-partita.

Domenica, invece, c'era di mezzo la Juventus e così è scattato il moralismo a senso unico, il famoso fare il frocio col culo degli altri: a Novantesimo Minuto hanno fatto sentire l'arrabbiatura del capo della Polizia; Repubblica e Corsera hanno commissionato i soliti pistolotti sulle pene esemplari, per cui ieri i due giornali parlavano di prossima partita della Juve a porte chiuse, e di quella col Genoa che era da sospendere.

Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.

A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono.

Aspettiamo ora le decisoni della Giustizia Sportiva, e intanto ci sentiamo di dare un modesto suggerimento al Viminale: sperando di ridurre la violenza negli stadi, valutate di chiudere semmai le redazioni sportive, e non le curve; valutate bene se le bombe di carta sparate sui giornali e in televisione non siano le mamme di tutte quelle che poi scoppiano negli stadi.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

martedì 2 febbraio 2010

Dal nostro inviato

Nei corridoi di Palazzo Chigi si vocifera con forte preoccupazione di un possibile crollo degli abbonamenti alle pay tv per il prossimo campionato, dovuto alla sempre più grave crisi sportiva della Juventus e al disamoramento dei tifosi per le gesta della Vecchia Signora, oltre che al calo di interesse degli stessi antijuventini.
A Jean Claude Blanc sarebbero state già fatte pervenire ampie rassicurazioni circa il costante monitoraggio della situazione e la disponibilità per ogni tipo di aiuto.
Sarebbe Bertolaso in persona a dirigere l'unità di crisi e a coordinare le attività: un contratto di sponsorizzazione della Protezione Civile, con relativo scudetto sulle maglie della squadra, sarebbe in fase avanzata di studio. Prevista anche una sede distaccata a Torino in Largo Tafazzi.
La società ci sta pensando.

Etichette: , , , , ,

venerdì 29 gennaio 2010

I Don Abbondio e il topolino

La montagna ha partorito il topolino: Alberto Zaccheroni.
Oltre un mese di estenuanti trattative condotte in giro per mezzo mondo, e poi si è preso un allenatore di poche pretese che poteva arrivare già alla prima chiamata, risparmiando il periodo di vacatio e di autogestione.
Scelta discutibile questa, anche per altri motivi. Zaccheroni è un allenatore che propone un modulo difficilissimo e sofisticato come il 3-4-3. Non pare che la rosa della Juventus sia idonea per questo modulo (ma forse non è idonea per alcun modulo), i giocatori inoltre sono psicologicamente prostrati, come dimostrano le sconfitte in serie maturate spesso all'ultimo minuto.
Saprà Zaccheroni imporre il suo gioco, guadagnando la fiducia del gruppo? Oppure si limiterà a gestire la squadra ricalcando quanto proposto da Ferrara nel corso di quest'ultimo, drammatico, mese e mezzo?

Anche nella remota possibilità che il neotecnico riesca a fare il miracolo che tutti ci auguriamo, ci saranno problemi: a quel punto, scommettiamo, partiranno i soliti cori interessati: immaginiamo già Repubblica, Gazzetta, Corriere dello Sport e Rai, giusto per fare qualche nome, che si stracciano le vesti santificando l'autore del miracolo, e attaccando la Juventus cinica e bara che non lo riconferma.
Lo sappiamo bene, questa gente è assolutamente interessata ad avere una Juventus con una dirigenza dilettantesca, e con un tecnico magari anche bravo ma senza essere carismatico e vincente. Così da confinare, ancora per altri anni, la Juve nel limbo dell'anonimato.
Insomma, sia che vada bene sia che vada male, con l'ingaggio di Zaccheroni la dirigenza ha posto le basi per altri mesi di destabilizzazione e incertezza.

Ci voleva da subito un allenatore carismatico, in grado di programmare il futuro e salvare, nell'immediato, il salvabile. La scelta è stata invece priva di quel coraggio necessario.
Ma chi coraggio non ha, non se lo può dare.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 12 dicembre 2009

Smascherati!

Abbiamo atteso qualche giorno prima di parlarvi di quello che è accaduto a Liverpool prima della partita tra i rossi di casa e la Fiorentina. Abbiamo atteso con ansia che qualche giornalista ne parlasse: attesa vana. Continua un silenzio assordante, che fa sospettare serva a nascondere la coda di paglia dei giornalisti.

Andiamo ai fatti.

Il Liverpool, sotto la pressione della stampa inglese e di molti tifosi, ha annullato la coreografia prevista per celebrare il gemellaggio con i viola.
Questo perché il club è stato informato del vergognoso comportamento dei tifosi fiorentini, che per anni hanno oltraggiato e deriso le vittime della strage dell'Heysel.
E' bastato questo, in Inghilterra, per annullare qualsiasi festeggiamento. Nessuno è stato lì ad appigliarsi a cavilli o ad arrampicarsi sugli specchi, nonostante sia stato difficilissimo portare fotografie chiare delle infami magliette sfoggiate da tifosi fiorentini nell'occasione dell'ultima trasferta a Torino.
In Italia, invece, nessuno ha ripreso la notizia, sebbene i fatti siano stati rilanciati anche da prestigiosi giornali inglesi quali il Telegraph.
Eppure, in genere la stampa italiana è pronta a rimbalzare qualsiasi opinione proveniente da Oltremanica, anche se si tratta di argomenti controversi, anche se si tratta di opinioni discutibili, anche se si va contro l'interesse nazionale.
In questo caso niente. Inspiegabile, se si pensa alla grancassa con la quale fu accolta la notizia del gemellaggio. Non si capisce per quale motivo il gemellaggio interessa alla stampa italiana, mentre le motivazioni gravissime che hanno portato all'annullamento della celebrazione non interessano a nessuno. Come mai?
Francamente, ciò che scrivono i giornali ci interessa poco, e ci interessa poco anche quello che dicono i giornalisti delle tv private, siano esse gratuite (Mediaset) o a pagamento (Sky).
Ma tutto ciò non è tollerabile quando a tenere un simile comportamento è la televisione di Stato. Pagata da tutti gli italiani direttamente con una tassa (quindi obbligatoria), e indirettamente con i contributi statali giustificati da un cosiddetto "contratto di servizio".
E non si venga a dire che questo tipo di notizia alla Rai non interessa: ricordiamo benissimo il giornalista Failla spiegare quanto "facciano bene al calcio queste cose". Ora la scoperta delle reali e turpi motivazioni di "queste cose" non interessa?
Dalla Rai ci si attende un comportamento all'altezza dei compiti assegnati.

Dirigenti e giornalisti del servizio pubblico dovrebbero provare un po' di vergogna quando spendono i soldi del loro sospirato stipendio: quei soldi non solo sono frutto anche del canone dei tifosi juventini ma anche, e soprattutto, dei familiari delle vittime dell'Heysel.

Etichette: , , , , , , ,

domenica 6 dicembre 2009

Gazzetta: tiratura a seggiolino


Ormai da anni ci chiediamo per quale motivo la Gazzetta dello Sport fiancheggi in tutti i modi l'Inter.
Abbiamo pensato a possibili affinità di tipo territoriale e cittadino: in fondo, l'Inter e la Gazzetta sono due istituzioni meneghine.
Abbiamo pensato a complesse alchimie societarie e finanziarie: in fondo, l'interista Tronchetti è importante socio della finanziaria controllante la Gazzetta.
Abbiamo malevolmente pensato (lo ammettiamo, e ci scusiamo) a possibili consulenze ai giornalisti, pagate da società di Moratti e di Tronchetti.

L'arcano è stato risolto ieri dal nostro Trillo, che ci ha mandato la foto in alto come prova della teoria, anzi, è più giusto chiamarla pistola fumante.
Tra l'Inter e la Gazzetta esiste un'affinità elettiva. O meglio, un'affinità poetica.
La squadra degli scudetti a tavolino viene supportata dal giornale dalla tiratura a seggiolino.

Come potete vedere, i tifosi bianconeri trovano sul loro posto copia gratuita di cotanto prestigioso giornale. Senza ombra del minimo dubbio la tiratura del giornale rosa ne trae giovamento. Malignamente, ci viene da pensare che ne tragga beneficio anche il contributo statale incamerato dal giornale.

Insomma, uno stornellatore la direbbe più o meno in questo modo: "Il giornale con la tiratura a seggiolino approva lo scudetto a tavolino".

Rimane, ahinoi, un ultimo mistero. Una specie di segreto di Fatima calcistico. Per quale motivo la Juventus presta i seggiolini del suo stadio al giornale amante degli scudetti a tavolino?

Aspettiamo a breve un Trillo da corso Agnelli!

Etichette: , , , , , , ,

mercoledì 2 dicembre 2009

Sissoko vale meno di un petardo

"Se saltelli muore Balotelli". Per questo slogan stupido e violento la Juventus è stata condannata a pagare 20.000 euro di multa. Giusto? Sbagliato? Diciamo che è giusto, nel senso che è auspicabile che dagli stadi scompaiano certi cori, l'odio, la violenza. Diciamo anche che si tratta di una pia illusione, di un provvedimento spot preso sulla scia di una polemica che ha coinvolto soggetti potenti: la Juventus, l'Inter, lo stesso Balotelli. Se i protagonisti fossero stati il Busto Arsizio, lo Spilimbergo e il giocatore Mario Persichetti dubito che se ne sarebbe parlato.

E se non vogliamo nasconderci dietro a un dito, diciamo anche un'altra cosa, per essere proprio chiari. "Se saltelli muore Balotelli" non è uno slogan razzista. Ma poiché Balotelli è nero, e nel nostro Paese le cose hanno iniziato a prendere una certa piega, bisogna riconoscere che quello slogan è pericoloso oltre che stupido, che si muove in un campo minato. Immediatamente prima del razzismo.

Tuttavia, razzismo ancora non è. Noi che li condanniamo entrambi possiamo ben dire che c'è ancora una differenza tra uno slogan idiota e uno ripugnante come "un negro non può essere italiano". O con i "buuu" indirizzati al giocatore di colore di turno.

Qualcosa però non torna.

"Se saltelli muore Balotelli" guadagna le prime pagine dei giornali il giorno dopo Juve-Udinese. Commenti negativi in modo unanime, qualche boutade interessata (vero Mourinho?), le esternazioni degli indignati di professione. Non è uno slogan razzista, ma per molti lo diventa. Così, c'è quasi un moto di delusione quando arriva il verdetto del giudice sportivo: 20.000 euro di ammenda. "Solo multa a Juve per insulti a Balotelli" titola un'agenzia di stampa, l'Italpress.

Una settimana dopo, a Cagliari, è un giocatore della Juventus a essere fatto oggetto di cori razzisti. I soliti ululati vergognosi all'indirizzo di un uomo di colore. Qualche organo di informazione se ne accorge, qualche altro no. Dello sdegno sfoderato sul caso-Balotelli, però, non c'è traccia.

Si tratta di due casi diversi, non c'è dubbio. Quello dell'interista tocca un nervo scoperto dell'Italia di oggi, quello della presenza degli immigrati nel nostro Paese, della loro integrazione, della futura generazione di italiani. E' qualcosa che va ben oltre il calcio. Il caso di Sissoko è un caso di "ordinario razzismo", al quale purtroppo ci stiamo abituando. Evidentemente non merita né commenti sui giornali né tantomeno la sospensione della partita.

E nemmeno merita punizioni severe da parte del giudice sportivo, a quanto sembra: "E' di 10.000 euro - scrive l'Ansa - l'ammenda che il giudice sportivo ha inflitto al Cagliari per i "cori costituenti espressione di discriminazione razziale" che i suoi sostenitori hanno indirizzato nei confronti di Mohamed Sissoko nel corso della partita contro la Juventus. Più alte le ammende inflitte dal giudice sportivo ad Atalanta (20.000 euro), al Genoa e alla Sampdoria (15.000 euro per entrambe) per petardi, materiale pirotecnico vario, striscioni insultanti, bengala e fumogeni, cori ingiuriosi nei confronti dell'arbitro e oggetti lanciati verso il quarto uomo".

Al Cagliari 10.000 euro per i cori contro Sissoko, all'Atalanta 20.000 per i petardi. Questi sì che sono razzisti.

Etichette: , , , , , , , ,

venerdì 27 novembre 2009

Ci sono neri italiani

Balotelli è più italiano dei razzisti che lo negano


Balotelli è italiano.

Piaccia o no a quei signori che non perdono l'occasione per negarlo con assurde elucubrazioni di ordine razziale. Certa gente e certe idee sono un male per la società, e non solo per lo sport.

Tuttavia, diciamo no anche all'indignazione a corrente alternata. E' becero e vergognoso razzismo dire che "Balotelli non è italiano", certo. Ma cosa significa il grido "Milanisti ebrei" di parte della curva interista?
Inoltre, qualcuno ci dovrebbe spiegare come viene giudicata la maglia del Liverpool sfoggiata da un tifoso della Fiorentina, e inneggiante alla tragedia dell'Heysel.
E cosa dire delle continue offese alla città di Napoli che siamo costretti a sentire in tutti gli stadi d'Italia?
A proposito di violenza, parliamo di quella vera: cosa dire delle decine di inglesi accoltellati sul sedere, come assurda e folle rappresaglia per il famoso 7 a 1 subito a Manchester dalla Roma?

Cosa hanno da dire i farisei e i sepolcri imbiancati su questi episodi?

Noi di ju29ro.com saremo pronti ad accettare e a condividere una condanna alla Juventus, anche durissima, se questo potesse servire a cacciare dallo stadio quella sparutissima minoranza che ammorba l'aria con i suoi slogan folli e criminali.

Ma la legge vale per tutti? Se non è cosi, continueremo comunque a batterci contro il razzismo, ma anche contro lo sdegno a senso unico della stampa.

Etichette: , , , , , , , ,

martedì 24 novembre 2009

La colpevolezza degli accusatori

Eccoci qui, dopo tre anni, a commentare l'assoluzione della Triade per i "fatti" relativi al bilancio della Juve. Per la verità ,sarebbe giusto dire che siamo qui a commentare i "non fatti" del bilancio: la Triade si è comportata con specchiata correttezza. I bilanci della Juve erano (e sono) tutt'altra cosa rispetto ai bilanci di tante altre società della Serie A di calcio.
Tutto bene quel che finisce bene? No, manco per nulla.
Come ha detto, infatti, l'avvocato Andrea Galasso, si è chiuso non un normale episodio giudiziario, ma un episodio doloroso. Per noi tifosi una inutile, cattiva e sadica tribolazione.

Tribolazione, va detto, dovuta allo zelo della nuova Juventus (quella Montelkaniana), che per consentire alla Procura di procedere ha presentato una bella querela contro ignoti per infedeltà patrimoniale. Suona beffardo, oggi, il comunicato stampa con il quale si rallegrano per l'assoluzione, quando tutti i giornali avevano già scritto che erano pronti a patteggiare per un reato inesistente. Cosa non si fa per un'altra vagonata di letame alla Triade!
Che credibilità hanno, dopo questa assoluzione, questi signori? Secondo noi nessuna, visto che già in occasione del processo sportivo vi fu l'incredibile e invereconda (per chi non conosce i retroscena) calata di braghe zacconiana di fronte a Ruperto.
E' evidente che qualcosa non torna, è evidente che i primi a voler la condanna della Juventus, di quella Juventus, sono i signori di Corso Galileo Ferraris e i loro azionisti principali.

Ma non basta. Tra i colpevoli impliciti indicati da questa assoluzione vi è buona parte del circuito della stampa mainstream. Chi ha dimenticato l'appiattimento sulle debolissime tesi accusatorie di Stampa, Corriere, Repubblica e Gazzetta? Pur di dare man forte ai PM arrivarono anche a dar voce a persone domiciliate nelle galere svizzere, che accusarono Moggi (senza uno straccio di prova) di aver intascato soldi sul trasferimento di Zidane. Questo è informare il lettore, o spargere letame?
Suona ridicolo, oggi, il sito della Repubblica che ricorda come il PM avesse chiesto tre anni per Moggi. Fatevene una ragione, il PM poteva chiederne anche trentamila di anni, ma il risultato non cambia: assolti perché il fatto non sussiste; in altri termini, assolti perché qualcuno si è inventato un sacco di balle!

Ma i colpevoli impliciti non finiscono mica qui. Che dire di una Figc che si premura (dopo che per anni ha consegnato alla Juve della Triade l'Oscar sul bilancio) di costituirsi parte civile? Sì, quella Figc che continua a non vedere situazioni fallimentari vere, conclamate, evidenti a tutti. Certo, ci rendiamo conto di quanto sia vitale una condannina, purché sia alla Triade. Anche loro hanno partecipato alla gogna di tre anni fa, poter dire "li hanno condannati", per qualsiasi cosa, serve a scacciare i fantasmi che si addensano sul loro operato.

Ecco perché con la sentenza di oggi sul banco degli imputati finiscono i Torquemada, che fino a ieri sedevano sul banco degli accusatori.

Etichette: , , , , , , , , , ,

sabato 21 novembre 2009

Zeman o Zelig?

La straordinaria vignetta dipinta nel nostro pezzo "Invito in panchina con delitto" fa capire ai nostri lettori che ieri a Napoli più che una udienza del processo "per il più grave scandalo della storia del calcio nostrano" (copyright Ruggiero Palombo della Gazzetta dello Sport) c'è stata una recita da cabaret. Non Zeman, come dicevano ieri i siti dei giornali che fanno opinione, ma Zelig.

Invitiamo i lettori a gustarsi a fondo la nostra vignetta e intanto per chi volesse, scherzando seriamente, ragionare sul processo-cabaret suggeriamo due spunti.

Ieri Zeman-Zelig ha detto che i suoi non erano esoneri, ma illeciti; e l'ha anche ripetuto più volte: illeciti. Noi farsopoliani ci siamo spesso interrogati in questi tre anni su dove fossero gli illeciti da serie C, dove fossero le pistole fumanti, e finalmente il pm Narducci le ha fatte vedere. Zeman, infatti, come anche Varriale di Studio Sprint, non era al processo così per caso, era al processo (cabaret) come teste dell'accusa, la sua deposizione doveva servire al collegio giudicante per verificare la veridicità, "oltre ogni ragionevole dubbio", dell'accusa secondo la quale Moggi e Giraudo avevano messo in piedi un'associazione a delinquere. Ieri abbiamo capito che per il pm Narducci, che non ha ancora trovato illeciti nelle partite, sarebbero atti delinquenziali gli esoneri di Zeman, voluti da chi? Appunto da quei delinquenti di Moggi e Giraudo.

Il secondo spunto su Zeman-Zelig va riferito ai giornali. Ieri pomeriggio i siti di Corsera e Repubblica (i due più prestigiosi) hanno messo in primo piano fino a sera le accuse di Zeman con le sue pistole (ad acqua) fumanti; sono arrivate le smentite di Ferlaino e Zamparini, ci saranno stati centinaia di migliaia di visitatori, c'è la Carta dei Doveri del Giornalista (che all'apparenza non ha niente di comico) ma non è successo niente, la recita di Zeman era talmente ben riuscita che Repubblica ha lasciato le sue battute senza contraddittorio. Abbiamo oggi voluto verificare sul cartaceo: il Corsera nasconde la notizia dentro lo scandalo internazionale del calcio scoppiato in Germania con 17 arresti e 200 partite truccate (l'effetto comico è all'altezza di una vignetta del miglior Forattini e delle pennellate del nostro Clodoveo), Repubblica dedica alla notizia 5 (cinque!) righe.

Come se anche i giornali più prestigiosi sull'udienza da cabaret di ieri e su Zeman-Zelig avessero, tragicomicamente, scherzato.

Etichette: , , , , , , , ,

venerdì 2 ottobre 2009

Curve e sbandate


Trattandosi della Roma i giornali ci vanno giù con cautela, ma le ultime imprese dei curvaioli della "magggica" dovrebbero far riflettere, e pure tanto.

Nella partita con la Fiorentina hanno fatto lo sciopero di un tempo, non son potuti entrare neppure gli steward mentre, in compenso, sono state fatte scoppiare una decina di bombe carta; a fine partita Totti è andato a lanciare la maglia, ma qualcuno gliel'ha rimandata indietro (il sonoro è rimasto ignoto); ieri se la sono presa con Okaka che, prudentemente, dopo il gol ha sì festeggiato, ma fino alla curva non è arrivato.

Intanto, a Trigoria hanno fatto la loro comparsa striscioni contro l'aumento di stipendio di Rosella Sensi (a 1,1 milioni), e l'altro giorno è stato presentato il nuovo stadio che potrebbe fare tutti felici, ma ha il piccolo difetto che non si sa bene chi e come possa realizzarlo.

I giornali sono prudenti, ma secondo noi sono sbandate molto pericolose, perché potrebbero significare che la gente comune non solo ha capito la difficile situazione economica della proprietà (ormai la negano solo Petrucci e Abete), ma s'è resa pure conto che, se non viene venduta, la Roma rischia di finire in seconda fascia, definitivamente superata dalla Lazio di Lotito.

Una prospettiva che in altre città farebbe incazzare e basta, ma che a Roma non si sa bene dove porterebbe; per il momento i giornali stanno cauti, e gli ispettori di Palazzi hanno scritto nel referto che durante la partita con la Fiorentina sono stati fatti scoppiare un po' di petardi. Resta il fatto che gli sbandamenti in curva sono poi difficili da governare.

Etichette: , , , , , , , ,

domenica 27 settembre 2009

A.A.A. Giornalista cercasi


Ormai l'hanno capito tutti che la tattica che riesce meglio all'allenatore portoghese (ma il patentino ce l'avrà?) non è il 4-3-3 come scriveva, eccitandosi, Fabio Monti prima del suo sbarco alla Pinetina, ma lo svicolare davanti alle domande imbarazzanti. Anche a costo di offendere il gionalista che si azzarda a farle.

Era successo subito l'anno scorso con il collega di Tuttosport, bollato come frustrato, poi con Sconcerti che era amico di Mancini e poi, ad abundantiam, con la qualifica di prostituzione intellettuale riferita all'attività dell'intera categoria.

Quest'anno siamo punto e a capo. Non c'è Ibra, non si può giocare con l'1-9-1 e così domenica, dopo la sconfitta con la Samp, il giornalista Sorrentino (la Repubblica) gli ha chiesto se non si era pentito di aver tolto Balotelli e di aver rinunciato al 4-3-3 (che non è quello che faceva fremere in anticipo Fabio Monti, ma domenica sembrava girar bene). La risposta è stata, come il personaggio, a dir poco insolente: "Sei uno intelligente, perché mi fai delle domande stupide?".

L'abbiamo capito tutti di che pasta è fatta il personaggio, adesso aspettiamo un giornalista che abbia il coraggio di trattarlo come merita. Non in difesa della categoria (difficilmente difendibile), ma per un po' di dignità personale. Cerchiamo un giornalista che abbia il coraggio di replicare all'accusa rivolta a Sorrentino, dicendogli in faccia che c'è di peggio che essere intelligenti e fare domande stupide: si può essere stupidi e dare risposte assurde.

Etichette: , , , , ,

venerdì 25 settembre 2009

Acca' nisciuno è fesso

Ha fatto bene Ferrara a polemizzare sul gol annullato a Iaquinta, aggiungendo "E adesso aspettiamo un errore per noi". Ha fatto bene perché, se non avesse detto niente, alla Ranieri dell'anno scorso, qualcuno avrebbe scritto che era un signore, ma tutti avrebbero pensato che fosse un fesso, ha fatto bene perché si è messo in sintonia con i tifosi bianconeri che di fare la figura dei fessi sono tutti arcistufi.

La palla adesso passa alla società, che sugli errori degli arbitri e il contemporaneo vomitevole comportamento dei media è abituata a non intervenire: i moviolisti fanno vedere da tutte le angolazioni gli episodi favorevoli (o presunti tali) alla Juve, i registi veri e occulti, invece, cercano di nascondere i replay su quelli che ci danneggiano. E la società, da signora, non si fa sentire.

Speriamo che adesso che c'è Ferrara, che le canta diversamente da Ranieri, Blanc e gli altri dirigenti si sveglino, ci pensino su e prendano qualche decisione, invece di rispondere acciughe a chi fa finta di parlare di calamari.

Sicuramente non è il caso di preparare una sceneggiata televisiva settimanale per minacciare e offendere, quella poteva farla solo una società al mondo: e infatti la fanno all'Inter. Ma probabilmente è il caso di attrezzarsi con un addetto stampa all'altezza dei tempi, che ogni tanto sappia fare un bel comunicato, magari con qualche congiuntivo e delle parole da laureato, che faccia capire a Roma e a Milano, ai grandi capi e ai moviolisti, che a Torino sono stufi di passare per fessi.

Ci pensi, Blanc, un bel comunicato ogni tanto, quando serve e scritto per bene. Poi magari ci penseremo noi dei forum e dei blog a tradurlo in linguaggio più semplice; e a dare, quando è il caso, del farabutto a chi se lo merita, a Roma e a Milano.

Etichette: , , , , , , , , ,

Don Chisciotte vero

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
Francesco Guccini

Dopo la partita di ieri sera ci passa la voglia di parlar di calcio. Soprattutto per chi da tre anni dedica molto del suo tempo libero per smascherare una delle pagine più tristi e miserabili del calcio italiano, è veramente dura continuare a occuparsi di questo sport.

Aveva ragione Giraudo nel suo commiato al mondo del pallone italiano, di fronte a quella corte (si fa per dire!) presieduta da quel Ruperto che, secondo Cossiga, per prestarsi allo scempio era stato pagato bene: leviamo il disturbo ma vedrete che banditi verranno dopo di noi, disse.

Ieri a Genova si son viste cose invereconde. S'era capita fin dal pomeriggio l'aria che tirava; quando un arbitro o un guardalinee dà forfait per un problema di salute, in genere qualcosa succede.

Ma non è questo ciò che offende profondamente. La cosa peggiore è la pervicace volontà di nascondere la realtà da parte dei mass media: a Genova, bontà loro, non è successo nulla di grave. A Mediaset Premium, per esempio, sempre così prodighi nel far vedere replay da ogni angolazione delle azioni dubbie, ieri chissà perché la cosa non interessava.

Per la verità questa sorta di manipolazione (provata, ma non riuscita per Bacco!) ha già fatto capolino in altre partite di questo campionato, che evidentemente deve essere il quarto di cartone con destinazione Milano. Per esempio, nulla da obiettare da parte dei giornalisti sulla sonante vittoria degli eterni onesti a Cagliari.

Ci rimane tanta amarezza. Voglia di non guardare più uno sport ormai ridotto a wrestling. Gli juventini, che continuano a seguire questo pseudocalcio, dovrebbero porsi solo una domanda: giusto continuare ad essere juventini, soprattutto veri, con il risultato di trasformarsi in dei Don Chisciotte dell'era moderna?
Ma chi ce lo fa fare?

Drago di Cheb

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 14 settembre 2009

La caduta di Legrottaglie

Il titolo non allude ad una rievocazione storica in costume, nè ad una trasmissione di History Channel.
Più semplicemente è il tema della terza giornata di campionato che, stando alle cronache giornalistiche - una particolare menzione va al Corriere dello Sport, giornale di non vedenti - e televisive, è evento che sfida e contraddice inesorabilmente le leggi di Newton.
Non si conoscono le motivazioni per cui un corpo di circa ottanta chilogrammi con inusitata roteazione su se stesso sia finito per le terre in accelerazione, cadendo quindi come corpo morto cade.
La maggioranza degli osservatori non si è posta l'ostico problema, forse abbagliata dall'effetto cromatico della divisa indossata, e scoraggiata dalla difficoltà della materia.
I più acuti hanno ipotizzato che vi sia stato un contatto con altro grave, ma che il caduto, in un attimo di debolezza, si sia lasciato andare.
Trattasi, all'evidenza, di formula che lascia all'osservatore la discrezionalità di stabilire se il contatto sia o meno la causa, ma come tale appare priva di valore scientifico.
Dello stesso caso si potrebbe dire:
1) il contatto c'è e sarebbe idonea causa della caduta, ma il contattato non resiste in piedi e quindi si lascia cadere, per cui la causa preminente non è il contatto, ma la mancata resistenza in piedi;
2) il caduto si lascia cadere, ma il contatto indubbiamente c'è, per cui la causa preminente è il contatto stesso;
3) il contatto c'è e provoca la caduta, nonostante la strenua e inutile resistenza del caduto.
Si può tranquillamente usare una delle tre formulazioni per qualsiasi caso di caduta in terra; non cambierebbe nulla, se non il giudizio finale.
Nel primo caso saremmo di fronte ad una simulazione da sanzionare, nel secondo caso ad una rassegnazione della vittima, nel terzo caso ad un vero e proprio esempio di eroica onestà.
Ma, come anticipato, le leggi di Newton richiederebbero altre argomentazioni, peraltro possibili sulla scorta dei potenti mezzi tecnologici a disposizione: come è possibile calcolare la velocità di una palla, così è possibile calcolare la velocità di un corpo in caduta e la sua traiettoria per risalire alle cause.
Stupisce che i fini cervelli che animano le redazioni sportive di giornali e televisioni non si siano cimentati su questo terreno, troppo arduo per noi lettori e teleutenti, per fornire una spiegazione alla loro altezza e scientificamente inappuntabile.
Ma forse siamo troppo esigenti e ipercritici.
Del resto anche la caduta dell'Impero Romano d'Occidente avvenne perché ci furono ripetuti contatti con i Barbari, ma non c'è dubbio che, anche in quel caso, i Romani si lasciarono andare.

Etichette: , , , , , , ,

mercoledì 29 luglio 2009

Il calcio specchio del Paese?

Come da noi ampiamente previsto, sono arrivate le richieste di ricusazione del collegio giudicante al processo di Napoli. A presentare la domanda sono stati i legali del Brescia e dell'Atalanta, secondo i quali la Casoria, che aveva escluso le due società come parti civili, con le sue esternazioni sulla serietà del processo avrebbe dimostrato di nutrire pregiudizio verso le tesi accusatorie.
Già vi abbiamo spiegato come la maggior parte dei giornali abbia manipolato il pensiero della giudice, tagliando un pezzo della frase incriminata. Una operazione sporca, l'ennesima di questa incredibile farsa.

L'impressione è che per qualcuno questo processo non s'ha da fare. Deve risolversi con una bella prescrizione. Così i gazzettari potranno urlare che "Moggi si è salvato grazie alla prescrizione", ovvero l'esatto contrario di ciò che si potrebbe verificare arrivando a sentenza.

Non ci stupiamo più di nulla. Questo perché, da quando abbiamo iniziato questa modesta impresa editoriale, abbiamo avuto modo di capire che lo scandalo di Calciopoli va ben aldilà del calcio. E' un qualcosa di molto più grande. Basti pensare che in quel periodo vi furono altre operazioni similari (nelle tecniche, ma anche nei beneficiari) di "character assassination". Il primo a subodorare qualcosa fu il grande Enzo Biagi in un'intervista al Tirreno. Noi, essendo dei dilettanti, ci arrivammo con un po' di ritardo.

Successivamente si è capito che si è mossa contro la Juve una banda (non possiamo dire su ordine di chi, sebbene lo abbiano capito anche i sassi), annidata all'interno della Telecom, che passava il tempo a spiare mezza Italia che conta.

Tutto questo, a nostro avviso, sta a dimostrare che qualcuno è preoccupato dallo svolgimento del processo di Calciopoli, perché da esso potrebbero emergere anche verità sconvenienti su tutto ciò che è accaduto nella torrida estate degli scandali italiani sul filo del telefono. Estate degli scandali che ha modificato gli assetti del potere in questa nazione.

Una ragione in più per andare avanti. Una ragione in più per combattere questa battaglia di civiltà. Combattere per la verità e la giustizia nello scandalo di Calciopoli vuol dire anche combattere per un paese migliore. Dove non sono dei ristretti inner circle (o salotti più o meno buoni) a decidere chi governa, chi controlla i giornali, chi amministra le banche e chi vince il campionato di calcio.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

domenica 26 luglio 2009

Ahh paragulooo!

Strepitosa prima intervista stagionale del miglior giocatore al mondo (solo all'interno del raccordo anulare).

Parte spiegando che se avesse cambiato squadra avrebbe senza dubbio vinto il Pallone d'Oro. Passi questa sua personalissima opinione, vorrà dire che quando smetterà di giocare farà il coro con Roberto Mancini, anche lui specializzato nel piagnisteo. Del resto di Gigi Riva ce n'è uno: mai una lamentela, nonostante abbia giocato veramente in un piccolo club e non si sia mosso nonostante Agnelli e Moratti fossero disposti a coprirlo d'oro.

In un crescendo rossiniano, "Er Pupone" spiega che lui a Roma è rimasto per amore, e che comunque il rinnovo del contratto (ma sarebbe più giusto chiamarlo vitalizio), a ben cinque milioni di euro annui se l'è meritato. Manco fino ad ora avesse giocato gratis.

Infine l'apoteosi sugli aiuti alla Roma dalla politica: "Se ci danno una mano ben venga, fa piacere a giocatori, tifosi e alla società. Speriamo non lo facciano solo a parole ma con i fatti". Non si capisce perché questi aiuti dovrebbero essere appannaggio della Roma e non, per esempio, del povero derelitto Avellino che è appena fallito.
Del resto, diciamo noi, i soldi pubblici sono di tutti gli italiani; dunque perché i romanisti ritengono dovuti degli aiuti che ad altri non spettano? Senza voler considerare il fatto che, per esempio, il governo ha appena commissariato i servizi sanitari in Campania e Molise. Che vuol dire, brutalmente, tagli alla sanità in queste regioni. Se proprio lo Stato ha soldi da buttare, meglio la sanità dei cittadini che le prebende a vita a quattro calciatori che non hanno pudore a fare certe proposte meschine.

Ma la cosa grave è che a Roma questo atteggiamento è considerato normale, se non addirittura giusto. Infatti, il nostro verrà celebrato in pompa magna al Campidoglio dal sindaco Alemanno che, pare, lo incontrerà anche privatamente.
A noi ritornano in mente le parole di un romano dissidente: l'avvocato Irti, legale di Fioranelli: "La rovina della Roma è Totti". Ci ha quasi azzeccato. La vera rovina della Roma (e soprattutto di Roma) sono quella pletora di media servili che ne hanno fatto un mito. E quei politici, di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, che per biechi motivi elettorali lo trattano come un capo di stato. Quando, invece, si è capito bene che, romanamente, è solo un "Ahh Paragulooooo"!

Etichette: , , , , , , , , ,

martedì 21 luglio 2009

Juve regina del mercato?

L'altro giorno la Gazzetta ha provato a solleticare i tifosi scrivendo di voglia di Juve, oggi ci riprova con i dirigenti scrivendo di Juve regina del mercato, e facendo i complimenti per il bilancio sostenibile. Forse i dirigenti non ne hanno bisogno, noi comunque ripetiamo l'invito a diffidare dei complimenti della Gazzetta (il famoso "Timeo Danaos et dona ferentes"), intanto perché sappiamo che ha un preciso interesse a fare il tifo per una squadra che non è la Juve, e poi perché nell'estate 2006 fu proprio la Gazzetta l'organo ufficiale del golpe che in meno di due mesi cercò di distruggere definitivamente la nostra società.

Se quel tentativo non è perfettamente riuscito, nonostante l'impegno di tanti pezzi grossi (e ormai se n'è accorto anche il piccolo giornale di Milano), certo è per merito di chi nel 2006 fu chiamato a gestire la società; ma un merito ancora maggiore va riconosciuto a chi l'ha gestita prima, per il semplice motivo che ne aveva fatto una delle società più forti e sane d'Europa.

E' appena il caso di ricordare che durante la gestione Giraudo-Moggi-Bettega la Juve non ha mai chiesto un euro alla proprietà, non ha fatto ricorso alla legge salvacalcio, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto niente di quanto ogni anno faceva e fa la squadra per cui tifa la Gazzetta. Era sana quella Juve ed anche forte, non solo nel campionato, ma anche quanto a settore giovanile; quella Juve s'era anche già portata avanti col progetto dello stadio di proprietà.

Nel diffidare dei complimenti non disinteressati, aggiungiamo che non è vero che la Juve è oggi regina del mercato; la Juve è una società sana, questa è la verità e i meriti li abbiamo succintamente richiamati. Al contrario della Gazzetta, però, noi la vogliamo anche forte e per questo ci batteremo criticando, se del caso, la società.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

sabato 4 luglio 2009

Silenzio, o faccio sgomberare l'aula!

Il dibattimento a Napoli è cominciato con l'audizione dei primi testimoni e non si può dire che abbiano portato fieno alla cascina dell'accusa.
E' però presto per festeggiare. Per ora basta registrare che questi testimoni non erano un granchè, probabilmente avevano una valenza marginale ed oltretutto non pare che abbiano fatto una grande figura.
Forse pensavano che davanti ad un tribunale penale le loro parole avrebbero suscitato lo stesso interesse e lo stesso rilievo riservati loro dalla stampa e dalla giustizia sportiva qualche anno fa e così la loro importanza marginale ha finito per influenzare anche la loro performance, riducendoli in almeno un caso a parodia del testimone.
Questo primo spezzone del processo è però interessante per riscontrare l'impatto che ha avuto nella platea dei giornalisti sportivi.
Alcuni hanno da queste testimonianze elaborato una proiezione sui successivi testimoni, prevedendo che saranno della stessa qualità dei primi e conseguentemente hanno scelto di non parlarne, almeno per ora, unendosi ai colleghi divenuti dubbiosi, oppure (vedi il caso Beha) ipotizzare fin d'ora che Calciopoli è stata una grande farsa e che alla fine le vittime dovranno ricevere delle scuse.
Tra tanti silenzi brillano invece quei giornalisti, ai quali la pochezza processuale del narrato di quei testi è totalmente sfuggita, chè anzi, ritenendoli importanti e rilevanti per la propria impostazione accusatoria, finiscono per male interpretare l'ironia o l'insofferenza del presidente del tribunale, la dottoressa Casoria.
Forse il punto è proprio qui, non riescono a sorridere o a spazientirsi anch'essi perché quello che sentono testimoniare ora a Napoli ricorda quello che riempì le colonne dei loro giornali negli anni passati e che all'epoca sembrò loro così scandalosamente importante.
Alla dottoressa Casoria, invece, probabilmente avrà qua e là richiamato alla mente qualche scena dei famosi processi in cui si cimentarono Totò e Peppino De Filippo, suoi concittadini illustri.

Etichette: , , , , , , ,

venerdì 3 luglio 2009

Notizie agrodolci

Alcune notizie possono essere agrodolci.
Possono cioè essere contemporaneamente positive (ecco il dolce) e negative(ecco l'agro).
Tanto per chiarirci, se Giò&Van si dimettessero e fossero sostituiti da uno Stevens (grande o piccolo, non importa), la notizia sarebbe sia dolce (Giò&Van fuori dai coglioni) sia agra (uno Stevens al loro posto).
Una di queste notizie dal carattere ambivalente è l'aumento dal 5,5% al 6,5% della cosiddetta Robin Hood tax.
La Robin Hood tax è l'addizionale IRES (imposta sul reddito delle società), che si applica, tra gli altri, a petrolieri e produttori/distributori di energia (con ricavi dell'esercizio precedente superiori a 25 milioni di euro).
L'aumento dal 5,5% al 6,5% di questa addizionale è contenuto nel disegno di legge su sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia approvato in terza lettura dalla Camera dei Deputati ed ora in attesa del via libera definitivo dal Senato.
La notizia è dolce, perché la Saras è soggetta alla Robin Hood Tax.
Ma la notizia ha anche un lato agro, perché l'incremento della Robin Hood Tax serve a coprire il ripristino dei fondi per l'editoria (140 milioni per il periodo 2009/2010), previsto dal medesimo disegno di legge.

Etichette: , , , , , , , ,

giovedì 18 giugno 2009

Orrori di stampa


Al caso Paparesta abbiamo già dedicato sul sito lo spazio che meritava; volevamo qui far notare che nella sentenza Sandulli ben due pagine (72-73) sono dedicate proprio a questo caso. In particolare segnaliamo che secondo la commissione Sandulli la ricostruzione dell'episodio fatta dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Roma (pagine 25-26 dell'informativa del 19 aprile 2005) è precisa e incontestabile.

Quanto è precisa ogni lettore lo può capire leggendo i nostri articoli, gli interventi degli avvocati difensori, le lagnanze del pm Narducci sulla loro aggressività. Quanto alla incontestabilità vale la pena rifletterci un po' a fondo.

Riflettere sul fatto che gli assunti della sentenza dell'estate 2006 (uno era, appunto, il caso Paparesta) non solo sono contestati, ma non reggono alla prova del contraddittorio tra accusa e difesa; è stato così per Nucini, lo è stato per Gazzoni Frascara, lo è per l'interrogatorio di Paparesta junior e la sua presunta chiusura a chiave nello spogliotaio a suo tempo spiata dalla Gazzetta dal buco della serratura.

In attesa che la pubblica accusa porti prove più attendibili sulla delinquenza di Moggi, in un paese normale i giornali dovrebbero chiedersi, prendendo spunto dalla farsa del caso Paparesta, se il processo sportivo dell'estate 2006 non si è basato su carte "truccate", non nel senso di prove artatamente false ma su ipotesi di accusa che in un normale dibattimento (quello che nel 2006 non c'è stato) stentano a reggere, anzi in qualche caso si ritorcono contro gli accusatori.

I giornali non se lo chiedono, venendo così meno al loro dovere: nel 2006 invece di informare hanno dato in pasto ai lettori il mostro Moggi; oggi, ed è un orrore ancora maggiore, dei dubbi suscitati dal processo non ne parlano proprio.

Vedremo i prossimi sviluppi e intanto ricordiamoci dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva (sulla revocazione di sentenze "irrevocabili") e della raccomandazione che il professor Caianiello aveva a suo tempo fatto alla Figc di essere prudente nei processi perché le sentenze potevano essere sconfessate in sede di giustizia ordinaria.

Etichette: , , , , , , , , ,

giovedì 21 maggio 2009

La Tsushima di RCS


Pessime notizie dal fronte economico finanziario per la flotta Rizzoli - Corriere della Sera. Per porre rimedio alle gravi perdite il management del gruppo ha presentato un piano lacrime e sangue, che prevede parecchi esuberi del personale e anche una riduzione delle copie distribuite in omaggio dei suoi due più importanti giornali: la corazzata Corriere della Sera e l'incrociatore rosa che noi ben conosciamo.
Risulta che le copie omaggio della Gazzetta saranno ridotte di circa 120.000 unità. Molto probabilmente questo porterà la tiratura del giornale sportivo del gruppo a non più di 300.000 copie al giorno. Se si pensa che solo 5 anni fa venivano distribuite oltre 420.000 copie, possiamo affermare, senza paura di smentita, che siamo di fronte ad una vera catastrofe.
Ma quali sono i mali che hanno colpito i giornali del gruppo? Aldilà delle giustificazioni di maniera, che tendono a vedere nella crescita di Internet la causa della debacle della carta stampata, noi vediamo una motivazione molto più seria: la crescente sfiducia dei lettori in un'informazione che a volte dà l'impressione di essere più megafono del "potere" che strumento di informazione imparziale e obiettiva dei lettori.
Vediamo un paio di esempi che possono rendere chiara la nostra posizione. Ieri il Corriere ha proposto ai suoi lettori una cronaca assolutamente fuorviante dell'udienza napoletana sul processo Farsopoli. Addirittura, il giornalista è arrivato a dire che Moggi si arrabbiò con Paparesta dopo la famosa partita di Reggio Calabria perché l'arbitro non aveva voluto favorire la Juve. Bene, nulla di più falso, e la cosa è facilmente riscontrabile ascoltando per esempio le registrazioni dell'udienza di Radio Radicale: Moggi si è arrabbiato, come tutti i dirigenti italiani di squadre di calcio, quando le proprie compagini vengono platealmente danneggiate. Paparesta danneggiò gravemente la Juve e Moggi, come da costume consolidato, andò fuori dai gangheri. Evidente nella ricostruzione del Corriere l'intento di far passare nel lettore l'idea che Moggi si arrabbiasse quando la squadra non veniva aiutata. Quindi che era persona che pretendeva l'aiuto. Cari lettori, dite voi se questo è giornalismo.
La Gazzetta, se possibile, è riuscita a fare di peggio. Diventando megafono delle parti civili estromesse dal processo, che addirittura teorizzano la ricusazione del magistrato a capo del collegio giudicante. Veniamo ai fatti. Il giudice avrebbe detto che bisogna procedere a tappe forzate perché ci sono "processi più importanti". Apriti cielo, per le parti civili (e per la Gazzetta) questo può essere motivo di ricusazione, visto che attesta la prevenzione del giudice che considera ben poca cosa lo scandalo del secolo. Noi invece saremmo d'accordo: in un paese serio un simile processo non avrebbe mai visto la luce, data l'assoluta insussistenza delle accuse. Ma il nostro parere non importa.
Quello che conta è che la Gazzetta non ha riportato correttamente il pensiero del magistrato, che in realtà ha detto di avere processi con detenuti, quindi più importanti di quello su Farsopoli, che grazie a Dio non vede nessuno privato della libertà personale. Chi non può essere d'accordo con il pensiero del giudice, che considera più importanti processi nei quali persone innocenti fino a prova contraria sono private della libertà? Valutate voi, cari lettori, se questo è buon giornalismo.
Quello che si intuisce, e si può a buona ragione sospettare, è che i giornali RCS tirino sempre l'acqua al proprio mulino. Eh sì. Mai dimenticare infatti che tra gli azionisti del gruppo RCS vi è Tronchetti Provera, socio e sponsor di quell'Inter che vedrebbe totalmente delegittimate le proprie vittorie qualora la Triade juventina venisse assolta dalle accuse di Calciopoli. E mai dimenticare che anche il ramo Elkann della famiglia Agnelli è presente tra i soci RCS. Ramo della famiglia, sia detto chiaro e tondo, che ha potuto strappare dalle mani del ramo umbertiano della famiglia Agnelli il controllo della Juve, grazie proprio allo scandalo del 2006.

Sarà un caso, ma il pensiero esposto sui giornali del gruppo RCS è sempre coincidente con gli interessi dei propri azionisti. Sarà un caso, ma i lettori che pagano quando vanno in edicola, comprano sempre meno i giornali del gruppo. Forse i lettori si stanno stancando di pagare per leggere dei quotidiani che hanno una posizione sempre allineata agli interessi degli azionisti? Noi pensiamo stia andando proprio così. Ed è per questo che la flotta RCS, da flotta invincibile si sta sempre più trasformando in un'accozzaglia di bagnarole, come quelle che i russi mandarono, agli inizi del XX secolo, dall'Europa in Estremo Oriente, per combattere i giapponesi. Ovvio e scontato che per noi il gruppo RCS sarà destinato a fare la stessa fine delle navi russe nella battaglia di Tsushima.

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

lunedì 18 maggio 2009

Tele(Milan)Inter

Nel prepartita di Juventus-Atalanta, curioso siparietto a Telelombardia, emittente privata milanese da sempre molto vicina a Milan e Inter, con particolare predisposizione al buonismo nei riguardi dell’ambiente interista.

Il conduttore Ravezzani, direttore della redazione sportiva, si lamentava con la Juventus per l’oscuramento delle immagini sul riscaldamento pre-partita, rivolgendosi con toni maleducati ("ignorante", il termine più volte ripetuto) all’indirizzo di non ben precisati rappresentanti dell’ufficio stampa della Juventus, rincarando la dose con frasette ironiche sull’argomento.

Non contento, prima di andare in fascia pubblicitaria, mostrava lo schermo oscurato sul campo da gioco, accompagnando la visione con un urlo smodato: "Signori, questa è la Juventus!". Ovvero, una Juve che pratica la censura, alla faccia della trasparenza tanto reclamizzata. Se, da una parte, la cosiddetta trasparenza societaria altro non è che una bufala della prima ora (dietro ai sorrisini c’è solo una gran fame di soldi; chiedere agli Juventus Member per esempio), dall’altra parte certa gente dovrebbe finire di insultare tutto quello che è Juve solo per questioni di audience.

E, da parte di Gattino e soci (prontamente lisciati da Ravezzani al rientro in trasmissione, una volta verificata la visibilità delle immagini dall’Olimpico), sarebbe il caso di cominciare a curare seriamente la comunicazione e chiedere legalmente conto a chi dileggia quotidianamente la Juventus. Non fosse altro per quella maglia che pretende sempre rispetto, indipendentemente dalle persone che la rappresentano.

Quanto al signor Ravezzani, abbiamo una sola richiesta da fargli: perché mai non si rivolge con lo stesso tono nei confronti degli amichetti nerazzurri?

Una volta, solo una volta vorremmo sentirla parlar male di Moratti e soci.

Ci faccia questo favore.

Troppo comodo dare sempre in pasto la carcassa della Juve per interessi di bottega, e ridurre sempre a sciocchezze gli scandali a tinte rossonerazzurre.

Per una volta, Ravezzani si tolga di dosso gli abiti milanesi, e condanni (non giustifichi) per esempio Cambiasso, beccato ad insultare ancora una volta Ambrosini, nell’ultimo capitolo della saga degli striscioni post Champions League 2007. Insulti personali, offese sulla moralità della madre di un collega, e non ci sono giustificazioni che tengano. Magari Cambiasso, che in quel momento indossava una parrucca nerazzurra, si sarà sentito emozionato dal portare in testa cotanta chioma, e la cosa può avergli fatto perdere la misura.

Immaginiamo che una cosa del genere possa anche risultare verosimile, trattandosi dell’Inter.

Quanto al "sensa rruvare", cavallo di battaglia ormai storico del popolo bauscia, gettonatissimo anche in queste ore e cantato a squarciagola da figurine e figuranti sul torpedone nerazzurro la scorsa notte in piazza del Duomo, sarebbe il caso di chiedere a Siena, Roma, Fiorentina, Milan, Bologna, Chievo, Genoa, Samp, Catania (sono tanti eh?), cosa ne pensino di questo slogan.

Che poi, tra una manica di esaltati, il più tranquillo e meno esagitato su quel pullman fosse Ibrahimovic, la dice lunga anche sulle celebrazioni per il quarto scudetto consecutivo nerazzurro, che lo svedese festeggia in modo composto pur essendo stato, ancora una volta, il fattore determinante, evidenziando ancora una volta la sua superiorità di fronte a tutto l’ambiente che lo circonda.

Ravezzani, faccia una cosa da giornalista vero, per una volta, ma la faccia ora che le celebrazioni sono in atto.

Vuole uno scoop?

Benissimo: chieda ad Ibrahimovic quanti scudetti consecutivi ha vinto l’Inter.

Etichette: , , , , , , , , ,

venerdì 15 maggio 2009

Banderuole

Pare che la faccenda dei regolamenti del campionato di Formula Uno possa finire per tribunali. Di sicuro il presidente della Ferrari, Montezemolo, si è fatto dare delega dal Consiglio di Amministrazione di difendere gli interessi dell'azienda in "tutte le sedi".

Non entriamo nel merito del nuovo regolamento, anche se l'idea di un diverso trattamento tra team piccoli e grandi non sembra una bestemmia, notiamo solo che una controversia che è sportiva potrebbe andare per tribunali ordinari e tutta la stampa fa il tifo per la rossa.

Quella stessa stampa nell'estate 2006 faceva pistolotti sdegnati contro la Juve che voleva fare il ricorso al Tar; si diceva allora sui giornali, alla radio e alla televisione che le questioni sportive dovevano restare nell'alveo dei regolamenti dello sport. Non solo si diceva questo; i tifosi juventini hanno scoperto in seguito che il ricorso al Tar era stato ritirato proprio per intervento di Luca Cordero di Montezemolo, proprio lui che oggi si è fatto dare la delega che dicevamo.

Certe volte si dice che cambiare idea è segno di intelligenza; qui però, pensando alla Juve e alla Ferrari, la situazione ci sembra un po' diversa, ci sembra che il presidente Montezemolo (che con la Juve non c'entrava niente), di figura ne fa un'altra.

Per chi non se ne fosse accorto segnaliamo un'ultima cosa: sul Corsera l'altro giorno è intervenuto il presidente del Coni, Petrucci (l'ingegner Elkann, invece, non si è fatto vivo). In effetti Petrucci con la Federazione Internazionale dell'Automobile non c'entra niente (proprio come Montezemolo con la Juve), ma ha voluto dire la sua: anche lui (e chi l'avrebbe immaginato?) sta con la rossa e con Montezemolo; anche lui non ci sembra che faccia la figura della persona intelligente.

Etichette: , , , , , ,

martedì 5 maggio 2009

Quello che non leggeremo domani

Oggi al Consiglio Federale hanno discusso, tra l'altro, i criteri e i parametri di bilancio per le iscrizioni al prossimo campionato mentre a Napoli, al processo di Calciopoli, la pubblica accusa ha chiesto di includere tra le prove le sentenze dell'estate 2006 e la difesa ha sostenuto la non utilizzabilità dei tabulati sulle SIM svizzere perché acquisiti senza rogatoria.

Si tratta di spunti davvero importanti; se il "sistema" volesse veramente informare i lettori ci sarebbe da scrivere tante cose; per esempio:

Visto che l'Uefa di Platini vuole bilanci trasparenti la Figc cosa ha deciso? E' stato modificato al volo il Codice di Giustizia Sportiva con riferimento ai cori razzisti e ci sta bene, ma sulla regolarità dei bilanci nessuno ha avuto niente da osservare? Quand'era presidente, Carraro aveva detto che nei bilanci c'erano irregolarità, ma che non si penalizzavano le società come previsto dal Codice per evitare le proteste dei tifosi; e Abete, oggi, cosa ha detto?

I PM di Napoli vogliono portare la sentenza di Sandulli come prova; d'altra parte Sandulli nel 2006 aveva in mano solo le carte dell'indagine dei PM, e in base a quelle aveva fatto l'ipotesi del reato associativo e mandato la Juve in B; ma così non siamo al corto circuito? Qualcuno le prove della Cupola non dovrebbe prima o poi documentarle?

I tabulati sulle SIM svizzere sono stati acquisiti solo dopo l'estate 2006, eppure che la Cupola le adoperava si sapeva dal gennaio 2005. Non è strano? Si indaga su una Cupola più pericolosa della mafia (così hanno detto), si sa che i delinquenti come Moggi adoperano le SIM straniere e non si chiede nel 2005 di intercettarle? Sarà magari che l'indagine di Calciopoli nel 2005 era lì che dormiva perché delinquenti non c'erano e poi all'improvviso, nei primi mesi del 2006 (quando la Juve in Borsa era arrivata a 2 euro) l'hanno, chissa perché, svegliata e si sono accorti all'improvviso che Moggi e Giraudo erano più pericolosi dei mafiosi?

Spunti e interrogativi su cui un giornalista dovrebbe buttarsi a pesce, spunti e interrogativi che in qualunque paese dove c'è la libertà di stampa domani sarebbero sulle pagine di tutte la gazzette, le repubbliche e i corrieri. Spunti e interrogativi che abbiamo già posto e che seguiremo con attenzione sul nostro sito, convinti che nel nostro paese il sistema e i giornali che fanno opinione non li affronteranno.

Etichette: , , , , , , , ,

sabato 31 gennaio 2009

La Leggenda del Sequestro Paparesta


L'Italia che legge il giornale rosa e segue i tiggì di mamma Rai e zio Mediaset l'ha saputo questa sera. L'ex arbitro Paparesta ha ammesso che giammai era stato chiuso nello spogliatoio da Luciano Moggi.
Succede al termine di un infausto arbitraggio, Reggina - Juventus del 6 novembre 2004. Paparesta e il fido guardalinee Copelli ne combinano di tutti i colori, tanto che Moggi e Giraudo scendono negli spogliatoi a fine partita a lamentarsi e non poco con lo sfortunato fischietto barese. Nel giugno 2006 scoppia la bomba: Moggi aveva rinchiuso nello spogliatoio Paparesta e aveva buttato via la chiave! Parte l'inchiesta e i giornali, tutti come quello rosa per l'occasione, e i tiggì, tutti come quello di mamma e zio, a dire che Moggi aveva sequestrato Paparesta! Oltre a dipingere Moggi come un delinquente, evidentemente ci voleva anche un profilo degno dell'anonima sarda, quelli che i sequestri li facevano davvero. Per chi voleva conoscere la verità senza divorarsi quella del giornale rosa, bastava aspettare quello che avrebbe detto Paparesta all'Ufficio Indagini della FIGC. Il 7 giugno del 2006 davanti al dottor De Feo e ai suoi collaboratori, Paparesta raccontò i momenti concitati di quel dopopartita con Moggi e Giraudo che entrarono nello spogliatoio, uscirono e poi rientrarono con il presidente della Reggina Lillo Foti per uscirne nuovamente tutti insieme. "Sono stato chiuso negli spogliatoi dopo la partita circa un'ora - disse Paparesta - Non ho avuto alcuna percezione di essere stato chiuso. Ho appreso questo fatto dai giornali".
Le chiavi, come accade in tutti i campi in cui si giocano partite del calcio, dalla serie A alla terza categoria, erano in possesso del dirigente assistente all'arbitro della squadra di casa. Il racconto fu confermato da Paparesta anche successivamente, il 12 giugno 2006 in una nuova audizione davanti all'Ufficio Indagini FIGC. Bastava fare i giornalisti e spiegare realmente, documenti alla mano, come erano andate le cose.
Invece viviamo evidentemente in un sistema talmente marcio che le accuse si inventano interpretando intercettazioni telefoniche. C'è anche l'aggravante! In tre intercettazioni in cui Moggi parla dell'episodio, solamente in uno dice di essere uscito "buttando via la chiave", versione non combaciante con quella delle altre due telefonate. Naturalmente cosa hanno fatto i nostri media? Hanno pompato la versione che faceva notizia ed era sinergica a un quadro accusatorio ai danni di Moggi che lo identificava come il maggiore responsabile di tutti i mali del calcio. Da qui la grande idea del giornale rosa di battezzare il presunto scandalo "Moggiopoli". Stasera è stata un'intervista di Paparesta a rivelare in TV la verità mediatica, mentre quella processuale si era chiusa da tempo con l'archiviazione. Solo un sistema malato e asservito come il nostro poteva accorgersi stasera della verità con un ritardo di due anni e mezzo. Bastava scaricarle da Internet certe dichiarazioni! Invece la stampa, sportiva e non, se ne accorge stasera. Nel sito di Tuttosport la notizia è in bella evidenza, come sul Corriere dello Sport, mentre sul giornale rosa, chissà come mai, per trovare la notizia devi scorrere giù giù giù con il mouse fino a quando trovi il titolo: "La verità di Paparesta: mai chiuso in spogliatoio". Sottile scrivere "la verità di Paparesta", perché sembra quasi voler dire che potrebbe anche non corrispondere alla verità dei fatti, perché evidentemente la verità può essere solo quella scritta da Candido Cannavò e colleghi. Il guaio, il grosso guaio, è che tanta gente ci ha creduto e magari ci crede ancora. Per rendersene conto basta leggere come viene commentata la notizia sempre nella versione on line della Gazzetta da chi sembra sconcertato dalla dichiarazione di Paparesta e si meraviglia che sia arrivata solo adesso. La verità è, come visto, che Paparesta certe cose le aveva già dette nelle sedi opportune. Si sgretola quindi stasera, di fatto, un altro mattoncino di quel processo mediatico che un po' alla volta sembra prendere le sembianze di un boomerang che tornerà indietro a chi l'ha lanciato, pubblicando intercettazioni che dovevano essere coperte da segreto istruttorio e pubblicando sentenze prima che certi tribunali emettessero le sentenze farsa del più sconcertante processo della storia del calcio.

NdR: leggete cosa scriveva a proposito di questo caso il nostro Dr. Zoidberg su questo sito, in data 14 maggio 2007 (Link). Speriamo che i giornalisti professionisti provino vergogna, ammesso che ne siano capaci.


Etichette: , , , , , ,

martedì 20 gennaio 2009

Urla belluine da Roma

Ci scuseranno i lettori, ma anche oggi siamo costretti a commentare l'annoso problema relativo alla possibile revisione di Calciopoli.
Sul Corriere dello Sport è apparso un incredibile articolo a firma Luigi Ferrajolo. Giusto per non dare adito a dubbi, l'editorialista romano è partito definendo "cialtronesco" anche il solo poter pensare che possano uscire chissà quali novità dal processo napoletano. Come potete vedere, un modo di ragionare da far invidia a Platone e a Kant, tanto è vero che il brillante giornalista non è manco sfiorato dal dubbio che se si ragionasse così tanto vale abolire i processi e lasciare l'onere del giudizio alle redazioni dei giornali.

Non pago, il Ferrajolo (nomen omen), continua con questa elucubrazione "Tutti sappiamo già che Moggi e i suoi amici per anni hanno taroccato il campionato, contattando gli arbitri, pilotando il presidente dell’AIA e i due designatori. Hanno fatto pressioni su organi della giustizia sportiva per «addobbare» le sentenze, sono arrivati al cuore dell’organizzazione calcistica, mettendo piedi e gomiti sui tavoli di via Allegri, hanno corrotto dirigenti e classe arbitrale, hanno coinvolto pesantemente nei loro affari un vice presidente federale, hanno tentato, spesso riuscendovi, di mettere l’intera organizzazione calcistica al servizio della Juve e dei loro interessi privati. Non vediamo, sinceramente, cosa possa aggiungere a questo scenario imbarazzante il processo che si apre stamane".

Manco i PM arrivano a teorizzare tanto, infatti non si ipotizza che l'eventuale associazione a delinquere servisse a favorire la Juventus, ma a favorire, eventualmente, più di una società. Ma non basta. Parla, il fabbro del Corriere dello Sport, di corruzione di dirigenti e classe arbitrale. Invitiamo i lettori a rivedere gli atti dell'inchiesta, così scopriranno che non vi è nessuna ipotesi di corruzione da parte di chicchessià tanto è vero che non si rilevano nè ipotesi di pagamenti in danaro nè con altra utilità.

Che dire? Più si avvicina il "giorno del giudizio" più i farisei e forcaioli (a comando) perdono la calma e si lanciano in ipotesi ardite e in insulti.
Li avvertiamo che questo comportamento non servirà a nulla. I tifosi juventini non hanno nè intenzione di abbandonarsi a reazioni violente (come spesso è capitato a tifosi, per esempio di società romane) nè hanno intenzione di cedere di un centimetro dalle proprie posizioni.
Fabbri di Roma e (finte) anime candide di Milano se ne facciano una ragione.

Etichette: , , , ,

martedì 13 gennaio 2009

Confessioni in crisi

Oggi alla funzione pomeridiana i vecchi officianti Palombo, Sconcerti, Ferrajolo e Zazza, costretti alla penitenza dopo la sentenza profanatrice sull'accolita Gea, han deciso di anticipare il Verbo che illuminerà il cammino sino al giorno del giudizio:

"La Verità è già emersa, un'assoluzione a Napoli non intaccherebbe minimamente le sentenze della giustizia sportiva".

A preannunciarlo la consacrata liturgia del "l'assoluzione Gea non c'entra con Calciopoli", dopo pochi giorni ormai precetto fondamentale del culto, accompagnata dagli osanna alle sacre tessere svizzere.

Sorprendente concessione all'eresia arriva dal pastore Zazza che invita il Signore a riconsegnare la reliquia dello scudetto per placare gli animi pagani. Assieme al nervosismo degli altri sacerdoti ed alle apparizioni miracolose di San Dulli è l'ennesimo segnale del declino di una fede ormai incapace di arrestare l'avanzata del sacrilego.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 10 gennaio 2009

Avanti. C'è posto!

Oggi a leggere La Stampa e Tuttosport si avvertiva come un senso di aria pulita: tanti articoli dopo la sentenza Gea, due pagine addirittura sulla Stampa che finora, per tanti motivi (più uno), si era tenuta alla larga e più di due su Tuttosport; ci hanno presentato il parere di D'Onofrio contrapposto all'intervista a Sandulli; hanno scritto di "spiraglio aperto in Figc"; hanno titolato "giusto provare a riavere i due scudetti". Niente di sensazionale, sia chiaro, solo che il lettore ha avuto modo di informarsi, pensare, maturare una sua idea; ci son voluti due anni e più, quasi mille giorni in cui la stampa, tutta la stampa, non ha informato e aiutato a pensare ma ha "risparmiato la fatica" al lettore inculcando la sua "verità", ma alla fine l'aria si vede che è cambiata.

Sulla Stampa, in particolare, Marco Ansaldo ha richiamato anche il nostro sito, scrivendo "La prima cupola è stata smantellata, adesso si distruggerano le altre" si legge sul sito bianconero Ju29ro, il più attento alle questioni legali. Nell'articolo che ha per titolo "Juve ferita riaperta". Senso di aria pulita e il nostro sito preso ad esempio in un importante articolo della Stampa; senza falsa modestia pensiamo che l'accostamento ha un fondamento di verità e non possiamo che rallegrarcene.

A proposito, su Corsera, Repubblica e Gazzetta tira, invece, sempre la stessa aria. La prima notizia della prima pagina del piccolo giornale di Milano è dedicata al DVD di GazZelig mentre sul dopo sentenza non c'è niente; nessun "fatemi capire", col dubbio che Cannavò abbia capito tutto o forse niente; nessun intervento di Palombo come se debba ancora riaversi dall'ultima capriola giuridica (sul giornale di ieri) . Niente neppure sul Corsera come se Fabio Monti abbia radunato la redazione e alla fine sia venuto fuori solo un "e adesso cosa diciamo?".

Repubblica, infine, per far ragionare il lettore sul dopo-Gea ha pensato bene di sguinzagliare Marco Mensurati (!) che ha pensato ancora meglio di intervistare Sandulli (!!). Con un effetto davvero comico: Sandulli ha dovuto dire che l'illecito strutturato non era previsto dal vecchio Codice di Giustizia Sportiva (è riportato su Tuttosport e chiunque può constatare che è vero confrontando il vecchio e il nuovo Codice riportati sul nostro sito)), ma questo Mensurati s'è dimenticato di chiederlo o, peggio, di scriverlo; in compenso ha riportato le lagnanze di Sandulli su un "sacco di pressione mediatica" e sul fatto che "dentro faceva un caldo da morire". Con la conferma, quindi, che la Juve è stata mandata in B perché così voleva il piccolo giornale di Milano (all'epoca ancora nel formato lenzuolo) che oggi non dice niente e Sandulli non l'ha intervistato e col rimpianto che se ci fosse stata l'aria condizionata la Juve restava in A, si teneva Ibra e disputava la Champions.

A proposito di caldo e di aria malsana, di pressione mediatica e di voglia di ragionare con la propria testa preferiamo tornare al nostro sito e all'aria pulita che dicevamo all'inizio; ci stiamo bene con i nostri affezionati lettori e con i nuovi ospiti che si vanno aggiungendo. Anzi, ci permettiamo di invitare i colleghi romano-milanesi a venire anche loro a prendersi una boccata d'aria nuova e pulita: avanti, c'è posto!

Etichette: , , , , , ,