martedì 16 marzo 2010

Men(des) of Honor

Venerdì scorso il fratello di Balotelli, Corrado, ha dichiarato che la procura di Mario è affidata a Raiola. Raiola, l'uomo che ha curato gli interessi di Nedved e guarito i mal di pancia di Ibrahimovic spostandolo dalla umida e nebbiosa Milano alla calda e solare Barcellona, è così sorprendentemente ritornato in orbita Inter.
Lo avevano escluso la scorsa estate, con la partenza, appunto, di Ibrahimovic e, di contorno, quella di Maxwell Scherrer Cabelino Andrade, al secolo conosciuto come Maxwell, esterno sinistro soppiantato nel ruolo da metà della scorsa stagione dal giovane Santon, destro naturale descritto come fenomeno dai media e schierato a sinistra nonostante le perplessità degli esperti. La parabola di "Personalità" Santon la conosciamo bene: con la nuova stagione è progressivamente rientrato nei ranghi senza entusiasmare e rivelandosi nulla più di un giovane di belle speranze. Ora, questa esaltazione del fenomeno-Santon, l'accantonamento di Maxwell e la cessione di Ibrahimovic (lui, determinante per la vittoria dello scudetto, non è mai stato accantonato, mica è scemo Mourinho...) sembrano tutti tasselli che fanno pensare a qualcosa di diverso dal semplice aspetto tecnico, ancora di più se nella rosa dell'Inter permangono mezze figure come Quaresma, che ha rifiutato prestiti e cessioni e resta comodamente ancorato alla panchina nerazzurra. Forse perché il suo procuratore non è Raiola? Per la cronaca, il suo procuratore è Jorge Mendes, lo stesso dell'allenatore portoghese.
Stupisce questa mossa di Mourinho, che alla vigilia della partita più importante del suo anno e mezzo in nerazzurro lascia a casa per "scelta tecnica" Mario Balotelli, personaggio caratterialmente discutibile e per molti aspetti irritante, ma tecnicamente fuori discussione, proprio tre giorni dopo la rivelazione pubblica dell'affidamento della sua procura al famigerato Raiola. A pensar male si fa peccato, ma se, a detta di chi ha osservato la rifinitura di ieri, Balotelli è apparso voglioso e in buona condizione; se Moratti, interpellato da Sky nel pomeriggio sotto gli uffici Saras, si dichiara sorpreso della cosa; e se il servizio della tv di Murdoch insinua che tra i motivi della scelta di non convocare l'attaccante di origine ghanese potrebbe aver pesato la scelta di affidarsi al discusso procuratore campano/olandese, beh, allora qualcosa non quadra.
Si è detto e scritto di tutto, si è gridato allo scandalo e addirittura è stato avviato un discutibile processo contro la Gea (e qualcuno a margine di questo procedimento si è beccato una bizzarra condanna in primo grado per violenza privata), ma sulle "coincidenze" fra Jorge Mendes e il suo più carismatico assistito (ci scuserà Cristiano Ronaldo) nessuno ha qualcosa da ridire?

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lunedì 15 marzo 2010

Shpalman Ziliani



"Ed è arrivato Shpalman che spalma la merda in faccia/ aiuto arriva Shpalman che tutti spalmerà..."

Suonava così il ritornello di una memorabile canzoncina di qualche anno fa. Sfortunatamente il ritornello ci è ritornato alla mente. Del resto gli Shpalman a questo mondo non mancano, figuriamoci poi nel carrozzone del mondo del calcio.
Ieri, per esempio, nella trasmissione sportiva di Rete4 Controcampo ad una certa ora sono arrivate le classiche pagelle di Ziliani. Che per spalmare spalma. Però non tutti. Ha un bersaglio preferito: la Juventus.
Vi riportiamo testualmente ciò che ha detto ad un certo punto: "Malesani non è l'unico allenatore del Siena ad aver preso tre gol in otto minuti (...) in uno spassoso Juventus-Siena del 2006 De Canio, tecnico Gea, riuscì a prenderne tre in otto minuti schierando Molinaro e Legrottaglie."

L'allusione ad una combine pare evidente, lo spalmatore infatti sottolinea che De Canio era un tecnico Gea, ovvero la società di procuratori che, a detta di una visione della Procura romana smentita poi totalmente dai giudici, era di fatto un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza.
Aldilà del fatto che i giudici hanno considerata falsa come il passaporto di Recoba l'ipotesi d'accusa, fa specie l'assoluta scorrettezza nell'allusione a comportamenti scorretti di persone manco lontanamente sfiorate dal sospetto di illeciti. Ma soprattutto impressiona negativamente il modo allusivo con cui si insinua il sospetto al fine, ipotizziamo, di evitare querele.
Al mondo non esistono dunque solo gli Shpalman, esistono anche gli Shpalman subdoli.
A tutti gli Shpalman del calcio consigliamo però di fare attenzione, perché si può anche cadere nelle cisterne dove si prende la materia prima per poter svolgere il proprio lavoro. Auguri!

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domenica 15 novembre 2009

Porcherie

Pareri autorevoli hanno definito una porcheria il disegno di legge sulla durata dei processi; è roba politica, nel merito non entriamo (lasciamo che ci sguazzino i politici), rileviamo solo che sull'argomento oggi scrive Marco Mensurati su Repubblica, quello che aveva fatto il presunto scoop sugli incroci delle schede svizzere segrete, e poi era scomparso dalla circolazione (evidentemente passato ad altri incarichi redazionali, non sappiamo se più o meno importanti).

Mensurati scrive che "la nuova legge cancella anche Calciopoli", e ci sembra un giudizio frettoloso, mentre a Roma si azzuffano; dice anche qualcosa sul processo, e poi dà spazio all'ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara. Sul processo, in particolare, scrive che "nel giro di tre anni, tra polemiche, indulti, ricusazioni, stralci e riforme si è trasformato in una sorta di zombie giudiziario", e su questa conclusione, guarda caso, siamo d'accordo anche noi.

Con una differenza. Con i nostri articoli, a fronte del silenzio di Repubblica da un anno a questa parte, noi abbiamo dimostrato che il processo di Napoli (dopo quello di Roma sulla Gea) mezzo zombie lo era fin dall'inizio, con Paparesta che doveva essere il pentito, e invece è stato prosciolto, poi s'è aggiunta la ricusazione del giudice da parte dei pm (particolare che Mensurati fa finta di dimenticare), s'è aggiunto anche Manfredi Martino che avrebbe ipotizzato (almeno secondo la Gazzetta) che i giornalisti potessero essere corrotti (e quindi, teoricamente, anche Mensurati), alla fine è arrivato il maresciallo a dire che gli specchietti delle celle (per le allodole?) sono solo "verosimili", perché sicuri non possono esserlo, e così lo zombie è fatto e finito.

Per Mensurati, invece, l'unica preoccupazione è il processo breve perché adesso, secondo lui, Calciopoli sarà cancellata, sarà sufficiente che Moggi, Bergamo e Pairetto "lavorino per smontare l'accusa di associazione a delinquere", a quel punto la durata del processo con la nuova legge sarebbe ridotta a due anni e andrebbe tutto in prescrizione. Una porcheria, per dirla come gli onorevoli che si stanno azzuffando, ma a noi sembra una porcata anche tutto il ragionamento di Mensurati, perché smontare l'accusa di associazione a delinquere vorrebbe dire che tutto il processo sportivo è stato costruito sul nulla. Se questo dovesse succedere, indipendentemente da quello che decideranno a Roma sulla durata dei processi, la conclusione sarebbe che il più grave scandalo della storia del calcio sarebbe esistito solo nella mente di quelli come Mensurati.

Un'altra porcata è nello spazio concesso a Gazzoni Frascara, che sproloquia anche lui sui danni che farebbe l'eventuale legge su processi come quello di Napoli, a fronte della drammaticità della vicenda che lui ha vissuto col Bologna in termini, dice lui, non solo economici ma sentimentali. Mensurati trascura un dettaglio su Gazzoni Frascara, e cioè che è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel maggio 2009 dalla Procura di Bologna. Non ci interessa cosa succederà con una nuova legge a questo processo, prendendo però spunto da Mensurati e Gazzoni Frascara e ragionando su indulti vari, depenalizzazioni e durata dei processi, ci sarebbe da ricordare la frase di Ricucci sul "vogliono fare i froci col culo degli altri".

Ricucci, all'epoca, pensava a quelli del salotto buono; a noi vien da pensare a tutte le "maschere" che abbiamo incontrato nel mondo del calcio scrivendo di Farsopoli, ai tanti giornalisti e presidenti e alle loro porcate.

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giovedì 15 ottobre 2009

La memoria di Vocalelli

Già in altra sede vi abbiamo esposto la nostra opinione sulla sfuriata di Lippi nel post partita di ieri. Qui vogliamo parlare però di un articolo che commenta la cosa, e che non poco ci ha colpito. Ci riferiamo all'editoriale del Direttore del Corriere dello Sport, Vocalelli.

Il titolo chiarisce subito l'idea di quella che è la posizione del Direttore: "Piuttosto dica se a Luglio scappa di nuovo". "Scappa di nuovo". Già.

Vocalelli, evidentemente, non conosce la differenza tra chi assolve in maniera trionfale alla propria missione e va via, e chi scappa.
Scappano generalmente i ladri e gli sconfitti. Coloro che in maniera disonorevole, per grave negligenza, non assolvono al compito che è loro assegnato. Nel caso di Lippi, inutile ricordarlo, nulla di tutto questo. Ha vinto il campionato del mondo. Al di là delle più rosee aspettative del più incallito degli ottimisti.

Solo in Italia, ci consenta il Vocalelli, si possono scrivere impunemente simili editoriali. Tendenziosi al di là di ogni ragionevole dubbio. Anche perché, se non erriamo, nel Corriere dello Sport albergavano molte di quelle "jene dattilografe" (citazione di Iosif Vissarionovič Džugašvili) che chiedevano la testa di Lippi e degli juventini prima del mondiale tedesco. Allora, Lippi poteva scappare. Non lo ha fatto, e ha portato la Nazionale alla vittoria. Dopo, da vincitore, è andato via con onore ed è stato vicino al figlio durante il processo per quello che si è dimostrato il farlocco "scandalo Gea".
Il comportamento di Lippi è stato non solo corretto, ma addirittura encomiabile, visto che suo figlio è stato scagionato da ogni accusa, anche minima.
Nessuna jena dattilografa, di quelle che prima ne hanno chiesto la testa e poi si sono fiondate sul carro del vincitore, ha avuto l'ardire di chiedergli scusa. Nessuna.
In compenso, alla prima occasione, di nuovo pronti all'attacco.

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martedì 8 settembre 2009

La Vergogna dello Sport


Scrive la Gazzetta dello Sport che in Consiglio Federale ieri si è parlato del nuovo regolamento degli Agenti dei calciatori che, incredibilmente, esclude incompatibilità a motivo di parentela; l'Agente che ha un parente che fa il dirigente o l'allenatore basta solo che lo dica al suo assistito. Sembra incredibile ma è così.

Incredibile perché all'epoca dello scandalo Gea i moralisti a comando e gli sparacazzate per vocazione dicevano che era immorale che Alessandro Moggi facesse l'Agente, mentre suo padre era il Direttore Generale della Juve; durante il processo Gea il PM Palamara aveva sostenuto che la Gea era stata addirittura concepita come cupola, era una creatura di Moggi padre e figlio che, da delinquenti, progettavano di sfruttare la parentela e il lavoro che facevano per sgominare illecitamente la concorrenza.

Oggi, mentre la Figc autorizza i figli dei padri dirigenti/allenatori a fare da procuratori, moralisti e sparacazzate stanno muti come i pesci, Palombo non fa pistolotti e la Gazzetta dà la notizia con dieci righe morte dal sonno. Non solo ma, vergogna nella vergogna, prendendo spunto dal fatto che l'Agente deve avvisare il possibile assistito se ha un parente nel calcio (tipo "Ciao Diego, sono il figlio di Marcello volevo parlarti"), il piccolo giornale rosa ha il coraggio di titolare l'articoletto "Regolamento agenti, resta il rischio incompatibilità". Quasi che, per il finto perbenismo della Gazzetta e di Palombo, a quell'ipotetico approccio di prima, Diego fosse in dovere di rispondere "Mi dispiace, ma se sei il figlio di Marcello, io da te non mi faccio assistere".

Roba che dovrebbe far vergognare la Federazione e i moralisti a comando, i giornali e tutti i loro sparapalle per vocazione. Roba che se ci fosse un Garante a proteggere i lettori inermi, non diciamo che la Gazzetta la farebbe chiudere (ci costa fatica, ma restiamo liberali fini in fondo), ma dovrebbe obbligarla a cambiare il nome della testata (liberali sì ma, prim'ancora, rispettosi della verità).

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martedì 23 giugno 2009

Lo scolaretto Baldini

Nell'ultima udienza del processo di Napoli Franco Baldini non si è presentato per testimoniare nonostante sia uno dei grandi accusatori, forse addirittura il grande accusatore.
Naturalmente abbiamo pensato che questa sua assenza fosse causata da un legittimo impedimento, visto che una volta che si assume la qualifica di testimone (o su istanza di parte o d'ufficio) vi è l'obbligo di presentarsi di fronte al giudice.
Tuttavia, Baldini è stato avvistato qualche giorno dopo con Capello in Sud Africa a godersi la Confederations Cup.
Quale sarà stato il reale motivo che lo ha spinto a rimandare l'interrogatorio del Pubblico Ministero e degli avvocati difensori?
Forse la mala parata al processo GEA ha lasciato il segno? Forse, come gli scolaretti non troppo preparati, ha necessità di alcuni giorni supplementari per riordinare le idee?
Ai posteri l'ardua sentenza!

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lunedì 4 maggio 2009

Ode a Pavel e apologia di Luciano


Chi non l'ha capito, è pirla.
I calciatori sono juventini soltanto se c'è chi li obbliga, li motiva - termine migliore -, ad esserlo.
E' un postulato del calcio moderno.
Guadagnano tanto, in tanti mangiano col, mangiano sul - preposizione articolata migliore -, loro stipendio.
Guai a farli deprezzare, meglio farsi disprezzare.
Sono egoisti, ignoranti, viziati.
Tranne lui, Pavel, che giocava nella Lazio.
Poi: essere juventini è più difficile che essere interisti, o anche milanisti, o romanisti.
Alla Juve non si tratta di essere paraculo. Alla Juve lavori per la Juve.
E' difficile farglielo fare: il materiale umano è quello.
Ci vogliono grandi dirigenti.
Per questo: Luciano Moggi.
Luciano Moggi, queste cose, le ha dette, gridate forti al Processo Gea.
Ce l'ha spiegato che mondo è il calcio, che gente è chi ci lavora.
E noi a non capire.
Questo è il calcio.
O sei Pavel Nedved.
O ti riduci a giocare contro il tuo allenatore.
A andar bene, a giocare solo per te stesso.
Poveretto.
C'è chi odiava Lippi.
C'è chi odiava Capello.
E capirete: è ben più difficile che odiare Ranieri, per un calciatore.
Ma c'era una società.
Una società che impediva che questi rancori prevalessero.
Se Ranieri fosse stato l'allenatore di Luciano Moggi, forse non avrebbe vinto niente lo stesso.
(Luciano Moggi non l'avrebbe mai preso, fine.)
Ranieri non è così bravo.
Ma una giornata come quella di ieri...
Mai.

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sabato 7 febbraio 2009

Il fosco Amoruso e l'amorevole Foschi

Divorzio a male parole e piatti rotti in casa granata.
Il giocatore Amoruso dichiara di essere stato scaricato dal Torino, ma si guarda bene dallo spiegare con quali "armi" è stato costretto ad accettare una destinazione (Siena) a lui sgradita. Dall'altro lato il direttore sportivo del Torino, Foschi, dichiara che con questa cessione ha "ripulito lo spogliatoio", ma non spiega di quali comportamenti evidentemente riprovevoli si sarebbe macchiato il giocatore.
Nulla di nuovo nel mondo del calcio, storie che si verificano sin dalla notte dei tempi. Peccato che questa storia sia pure peggiore di quella per la quale Moggi è stato condannato, proprio per violenza sul "povero" Amoruso, nel cosiddetto processo Gea.
Questa volta però non risulta si siano mossi nè una Procura della Repubblica nè il superprocuratore sportivo Palazzi.
I tifosi granata stiano tranquilli, evidentemente non si vuole creare il clima per retrocedere il Toro in B.

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lunedì 2 febbraio 2009

Palamara e il criminale

Discutono di cambiare la legge sulle intercettazioni e c'è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. E poi ci sono i magistrati che le vogliono e basta: quando qualcuno ha proposto di limitarle a 45 giorni è subito intervenuto il loro presidente Palamara a dire su Repubblica "E se, grazie alle intercettazioni, al 45.mo giorno stiamo per arrestare un criminale cosa facciamo, ci fermiamo?".

Si vede che il pm Palamara ha voluto far capire che non è uno stupido, ma di fronte alla sua osservazione vale la pena riflettere su cosa scrivono i giornali riguardo alle intercettazioni disposte dalla Procura di Potenza: in tre anni quella Procura ha intercettato tante persone e per tanto tempo che la somma delle intercettazioni fa 267 anni. In tre anni, quindi, hanno intercettato per quasi tre secoli, roba che se ci fosse veramente da arrestare al 46.mo giorno il criminale di Palamara i pm di Potenza dovrebbero averne arrestati circa 2000 e la criminalità, non solo della Basilicata, sarebbe stata debellata per sempre.

Ma sul discorso dei 45 giorni è interessante ragionare anche riguardo alle intercettazioni di Moggi; sono cominciate a Torino, sono durate tre mesi e poi i pm sono stati stoppati dal Procuratore Capo Maddalena (criminali in vista evidentemente non c'erano); a quel punto hanno attaccato Beatrice e Narducci che, avendo la vista più acuta, hanno incaricato il Maggiore Auricchio che con le intercettazioni di Moggi e della sua "combriccola" ha seguito praticamente tutto il campionato 2004-05; non sappiamo cosa è successo per il campionato 2005-06, di sicuro ad un certo punto Moggi è accusato di essere un criminale (l'ha scritto anche Palamara per la Gea); di sicuro dopo Calciopoli Moggi è stato di nuovo intercettato (forse stavano per arrestare il criminale e, giustamente, non si sono fermati?) tant'è che nel materiale del processo di Napoli i pm hanno riportato le sue telefonate con Secco, Bettega, Spinelli e altri che arrivavano fino a maggio 2007. E le hanno riportate per sostenere che Moggi non solo era il "criminale" di Calciopoli, ma era rimasto tale anche dopo.

Siamo cioé arrivati a quasi tre anni di intercettazioni (dal 2004 al 2007), tre anni che sono 24 volte i 45 giorni dell'esempio del criminale di Palamara, 3 anni che fanno venire un dubbio: ma nel frattempo quanti veri criminali si son fatti un baffo di Palamara, Narducci e Beatrice?

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martedì 13 gennaio 2009

Confessioni in crisi

Oggi alla funzione pomeridiana i vecchi officianti Palombo, Sconcerti, Ferrajolo e Zazza, costretti alla penitenza dopo la sentenza profanatrice sull'accolita Gea, han deciso di anticipare il Verbo che illuminerà il cammino sino al giorno del giudizio:

"La Verità è già emersa, un'assoluzione a Napoli non intaccherebbe minimamente le sentenze della giustizia sportiva".

A preannunciarlo la consacrata liturgia del "l'assoluzione Gea non c'entra con Calciopoli", dopo pochi giorni ormai precetto fondamentale del culto, accompagnata dagli osanna alle sacre tessere svizzere.

Sorprendente concessione all'eresia arriva dal pastore Zazza che invita il Signore a riconsegnare la reliquia dello scudetto per placare gli animi pagani. Assieme al nervosismo degli altri sacerdoti ed alle apparizioni miracolose di San Dulli è l'ennesimo segnale del declino di una fede ormai incapace di arrestare l'avanzata del sacrilego.

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domenica 11 gennaio 2009

Un cannolo per Candido

Rispondendo ad un lettore che chiede come interpretare la sentenza Gea e l'euforia di quelli che rimpiangono la Triade, Cannavò stamattina sostiene che processo Gea e scandalo del calcio sono cose diverse e sull'onda dell'euforia scrive "abbiamo visto di peggio. Si ricordi dei famosi cannoli dopo la condanna a 5 anni del Presidente della Regione Siciliana Cuffaro, oggi beatamente senatore".

Dato che il giornale dal piccolo formato sul quale scrive Cannavò si può dire che venga ormai venduto in allegato ai DVD dei comici di Zelig, prendiamo atto della candida battuta sull'interpretazione del processo Gea e passiamo, anche noi ironicamente, ai cannoli per un modesto suggerimento.
Caro Cannavò, non stia a preoccuparsi e non cerchi di capire, si infili in bocca un bel cannolo e non stia a pensare al calcio, a Moratti e Mourinho; e se per problemi di colesterolo o di diabete l'operazione fosse pericolosa non si preoccupi lo stesso, non stia a guardare le partite dell'Inter altrimenti potrebbero essere guai ma pensi a tutto il rosa della vita; pensi al cannolo che è meglio e vedrà che così troverà la forza, comunque, di infilarselo (in bocca, ovviamente).
E le piacerà anche!

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sabato 10 gennaio 2009

Avanti. C'è posto!

Oggi a leggere La Stampa e Tuttosport si avvertiva come un senso di aria pulita: tanti articoli dopo la sentenza Gea, due pagine addirittura sulla Stampa che finora, per tanti motivi (più uno), si era tenuta alla larga e più di due su Tuttosport; ci hanno presentato il parere di D'Onofrio contrapposto all'intervista a Sandulli; hanno scritto di "spiraglio aperto in Figc"; hanno titolato "giusto provare a riavere i due scudetti". Niente di sensazionale, sia chiaro, solo che il lettore ha avuto modo di informarsi, pensare, maturare una sua idea; ci son voluti due anni e più, quasi mille giorni in cui la stampa, tutta la stampa, non ha informato e aiutato a pensare ma ha "risparmiato la fatica" al lettore inculcando la sua "verità", ma alla fine l'aria si vede che è cambiata.

Sulla Stampa, in particolare, Marco Ansaldo ha richiamato anche il nostro sito, scrivendo "La prima cupola è stata smantellata, adesso si distruggerano le altre" si legge sul sito bianconero Ju29ro, il più attento alle questioni legali. Nell'articolo che ha per titolo "Juve ferita riaperta". Senso di aria pulita e il nostro sito preso ad esempio in un importante articolo della Stampa; senza falsa modestia pensiamo che l'accostamento ha un fondamento di verità e non possiamo che rallegrarcene.

A proposito, su Corsera, Repubblica e Gazzetta tira, invece, sempre la stessa aria. La prima notizia della prima pagina del piccolo giornale di Milano è dedicata al DVD di GazZelig mentre sul dopo sentenza non c'è niente; nessun "fatemi capire", col dubbio che Cannavò abbia capito tutto o forse niente; nessun intervento di Palombo come se debba ancora riaversi dall'ultima capriola giuridica (sul giornale di ieri) . Niente neppure sul Corsera come se Fabio Monti abbia radunato la redazione e alla fine sia venuto fuori solo un "e adesso cosa diciamo?".

Repubblica, infine, per far ragionare il lettore sul dopo-Gea ha pensato bene di sguinzagliare Marco Mensurati (!) che ha pensato ancora meglio di intervistare Sandulli (!!). Con un effetto davvero comico: Sandulli ha dovuto dire che l'illecito strutturato non era previsto dal vecchio Codice di Giustizia Sportiva (è riportato su Tuttosport e chiunque può constatare che è vero confrontando il vecchio e il nuovo Codice riportati sul nostro sito)), ma questo Mensurati s'è dimenticato di chiederlo o, peggio, di scriverlo; in compenso ha riportato le lagnanze di Sandulli su un "sacco di pressione mediatica" e sul fatto che "dentro faceva un caldo da morire". Con la conferma, quindi, che la Juve è stata mandata in B perché così voleva il piccolo giornale di Milano (all'epoca ancora nel formato lenzuolo) che oggi non dice niente e Sandulli non l'ha intervistato e col rimpianto che se ci fosse stata l'aria condizionata la Juve restava in A, si teneva Ibra e disputava la Champions.

A proposito di caldo e di aria malsana, di pressione mediatica e di voglia di ragionare con la propria testa preferiamo tornare al nostro sito e all'aria pulita che dicevamo all'inizio; ci stiamo bene con i nostri affezionati lettori e con i nuovi ospiti che si vanno aggiungendo. Anzi, ci permettiamo di invitare i colleghi romano-milanesi a venire anche loro a prendersi una boccata d'aria nuova e pulita: avanti, c'è posto!

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venerdì 9 gennaio 2009

Gazzoni e i pescatori

Strabiliante commento dell'ex presidente del Bologna e amico di vecchia data di Moratti, sulle sentenze del Processo GEA: "La vera 'pesca' deve ancora essere fatta. E saranno i giudici di Napoli a vestire i panni dei pescatori in occasione del processo che parte il prossimo 20 gennaio. Ho conosciuto i PM di Napoli e, se fossi in un pesce, non mi sentirei per nulla tranquillo. Non c'è nessun pesce grosso trascurato dalla vicenda giudiziaria che ha riguardato la Gea. Certo, resta un po' l'amaro in bocca per una sentenza così edulcorata, ma c'era d'aspettarselo, considerato che tutti i testi coinvolti erano persone appartenenti al mondo del calcio, e, per dirla tutta, credo che nessuno volesse precludersi un posto di lavoro per il futuro: da allenatore, massaggiatore, arbitro".

L'intimo amico di Massimo Moratti si astiene dallo spiegare al giornalista a cosa possano essere paragonati i PM della Procura della Repubblica di Bologna che lo hanno indagato per un reato particolarmente odioso: bancarotta fraudolenta per distrazione.
L'infortunio giudiziario di Gazzoni è relativo al crack di Victoria 2000, società che controllava il Bologna qualche anno fa. Il crack non è manco questione di bruscolini, circa 50 milioni di euro di debiti complessivi.

Ovviamente Gazzoni ai tempi della chiusura delle indagini dichiarava che sarebbe stato in grado di dimostrare la sua innocenza e la sua buona fede. Noi gli crediamo, tutti i cittadini sono innocenti fino a sentenza definitiva ed hanno soprattutto il diritto di difendersi.

Ciò che a noi fa specie è che il Gazzoni usi questo metro solo nel suo caso. Gli altri sono colpevoli "a prescindere". Galantuomo!

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Niente cupola, le redazioni rosicano

La sentenza di primo grado del processo Gea ha provocato un intenso stridio di denti in molte redazioni. Ne sono traccia molti articoli comparsi oggi sui quotidiani italiani. La palma del miglior rosicone va assegnata ex aequo ai due maggiori, la giallorossa Repubblica e il nerazzurro Corriere della Sera.

A Roma, nel covo di Lupacchiotti scalfariano, Fabrizio Bocca dimostra di aver capito esattamente il significato della sentenza di ieri e chiede, quasi supplica, che non lo si faccia sapere in giro, nel suo "Non suonate la grancassa".

Invece, in via Solferino, sede dei Bauscia di Mieli, Marco Imarisio (Fabio Monti è ancora in settimana bianca?) si rifiuta di prendere atto della realtà, ricordando un po' Marco Materazzi che implorava i difensori laziali il 5 maggio. Nel suo Il pm: "Quanti silenzi, i calciatori fanno i loro interessi", interpreta alla grande la macchietta del piangina nerazzurro.

A differenza loro, molto professionale Stefano Pacifici, dato che lavora per il Romanista.

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Minacce latenti

I Moggi condannati.
Questo è il verdetto mediatico della sentenza di ieri. In un paese superficiale di gente che legge a malapena i titoli dei giornali, questa è l'amara constatazione. Si tratta di un verdetto pazzesco per chi ha cercato di seguire con un minimo di equilibrio il processo. Non abbiamo seguito la serie televisiva di Perry Mason ma pensiamo che nemmeno nella finzione cinematografica si possa arrivare a concepire un filotto di testimoni dell'accusa che invece testimoniano a favore della difesa come è effettivamente successo per il processo Gea.
Incredibile l'atto di accusa del PM con l'architettura di un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con la richiesta quasi del massimo della pena. Incredibile perché di minacce il PM non fa un solo esempio ma in 6 ore di atto d'accusa nel corso della requisitoria riesce solo a dire che tali minacce possono anche non essere esplicitate ma "latenti". Davanti a un'insussistenza delle prove così clamorosa ti aspetteresti l'assoluzione con formula piena per tutti. E invece no. Ovviamente l'associazione per delinquere è un'invenzione del PM, vengono prosciolti tutti gli accusati con l'eccezione dei Moggi. Violenza privata, art. 610 del codice penale, l'articolo che stando ai fatti stabilirà un precedente molto pericoloso per gli addetti ai lavori. Se qualche dirigente dovesse trattare la cessione di uno dei propri giocatori con un'altra società, questi potrebbe forse intenderla come una "minaccia latente" di cederlo e di non farlo sentire a proprio agio all'interno della propria squadra?
Ma no, non cambierà nulla. La verità è che Luciano e Alessandro Moggi dovevano uscire dal processo con la "condanna" per l'utilizzo dei media che non aspettavano altro. Pazienza se non è associazione per delinquere perché in fondo la farsa, perchè di farsa si tratta, così può continuare.
Prossima tappa Napoli.

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giovedì 8 gennaio 2009

Cobolli, una girandola di emozioni

In questo preciso istante la mia anima juventina è letteralmente lacerata tra l'euforia per il crollo del primo castello e la depressione più totale che il nostro amato presiperdente mi fa venire quando parla così.
Lo so (o almeno lo spero) che avesse voluto dire "Avessimo avuto più tempo per prepararci avremmo potuto fare di più" ma poi aggiunge sempre la gag finale, gli piace l'uscita 'cor fischio' di vitaliana memoria.
"Sarà difficile tornare indietro", e qui ci siamo, bravo presidente! Nessuno ha la macchina del tempo- "e farci ridare quello che la giustizia ti ha tolto", qui parla con tono rassegnato, sa che nessuno lo autorizzerà a chiedere nulla a nessun altro o che le possibilità che le richieste trovino accoglimento sono pressoché pari allo zero. E allora ti aspetteresti la ribellione verso i poteri occulti, lo sguardo feroce di quando, col pugno alzato ed il cipiglio del grande condottiero, disse
alle radio e alle tv di tutto il mondo "andremo avanti in ogni sede giudiziaria!". Oggi, dopo due anni passati a mangiar fango, a sentirsi chiamare comunque ladro alla prima occasione dai tifosi avversari, sentirsi definire "quello che non ha difeso la Juventus" dai propri di tifosi, oggi, hai la grande occasione per riabilitarti agli occhi dei tifosi. Oggi.
E mi chiudi la scena con "ma lo diremo ad alta voce"?
Ma che significa? Che fai?
Vai sotto casa di Abete a strillare tutto il tuo dissenso?
Ma magara, direbbe Mazzone, ma non fai neanche questo.
O sta a significare che nel momento in cui ci rendiamo conto che ce lo hanno messo in quel posto (ce n'è voluto di tempo eh?) possiamo iniziare a emettere gridolini?
Dì qualcosa di sinistra, implorava Moretti in un suo film.
Ecco presidente: io, ti prego, dì qualcosa di juventino !!!!!

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Cronache aziendali - speciale processo Gea


I tegami di Cannavò

La Gazzetta Web titola: per la GEA condannati i Moggi.
Solo nel testo si dice che è caduta l'associazione per delinquere e che le condanne sono state inflitte per un paio di violenze private.
Prova d'orchestra in attesa dell'edizione cartacea ?
Il Direttore d'orchestra Cannavò sostituirà grancassa, tamburi, piatti e gong e farà suonare ai percussionisti i coperchi dei tegami?


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Tonno al tartufo


Eccoci qua, è arrivata la sentenza di primo grado per lo "scandalo" GEA. Tutti assolti esclusi i due Moggi condannati per violenza privata.
La cosa più importante è che comunque sono crollate le accuse di "illecita concorrenza" e di "associazione per delinquere".
I giornali di regime, non dubitiamo, per quanto possibile metteranno la sordina a questa verità. Porranno invece l'accento sulla parte, a nostro umilissimo avviso, tartufesca della sentenza. Ovvero quella parte che condanna Moggi padre e figlio per aver, in qualche modo, "minacciato" alcuni giocatori. Noi crediamo che questa condanna abbia la sola funzione di consentire al presidente della ANM, Palamara, di non uscire totalmente screditato dal processo.

Dicevamo, tartufesca, ma aggiungiamo tragica e farsesca. Vengono condannate due persone che hanno forse usato le maniere "forti" nel mondo del calcio. Un mondo dove ragazzini viziati ultra milionari, aldilà di ogni qualsiasi merito, spesso fanno la vita che gli pare, senza la benché minima disciplina e spirito di sacrificio che dovrebbero essere proprie degli atleti.
E per di più nel paese dei mille morti sul lavoro, dei milioni di precari per mille euro al mese, del caporalato e del lavoro nero.

Oggi, come juventini abbiamo vinto, è stata dimostrata l'inesistenza della cupola e del sistema Moggi tanto caro alla Gazzetta.
Ma come cittadini, nel nome dei quali vengono emesse le sentenze, siamo stati umiliati e offesi, non ci credete?
Andate a leggere cosa avrebbero fatto quei cattivoni dei Moggi, per esempio ad Amoruso (retribuito a suon di milioni di euro). Chi di voi non accetterebbe queste terribili violenze?

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martedì 6 gennaio 2009

Astice, champagne e Calciopoli

Quale può essere il filo rosso che lega gli astici e lo champagne ai fatti di Calciopoli?
Il collegamento lo abbiamo scoperto oggi leggendo i giornali. Un povero ristoratore è stato inquisito dalla solerte e integerrima magistratura italiana per il gravissimo reato di sevizie. In pratica il ristoratore metteva in mostra nel suo ristorante gli astici vivi nel ghiaccio, presumiamo, per invogliare i clienti alla consumazione. Tutto ciò secondo un GIP milanese è fatto meritevole di processo penale.
Un po' come nel processo GEA o nel processo Calciopoli che si aprirà tra poco a Napoli. Processi basati sul nulla. Ma per la magistratura italiana va bene così.
Come va bene ai componenti delle bande criminali, ai politici corrotti, a banchieri truffatori
e agli imprenditori ladri (e a volte spioni), che sicuramente festeggiano, tutti, con lo champagne.

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lunedì 5 gennaio 2009

Clamoroso al TG3


Gli spettatori del TG3 saranno sobbalzati sulla sedia ieri sera, sentendo l'intervento di Oliviero Beha che vi riportiamo da YouTube. Il popolare giornalista, nel suo consueto commento settimanale sulle principali notizie provenienti dal mondo dello sport, ha trattato il tema (a noi molto caro) del Processo GEA, la cui sentenza è attesa per l'8 gennaio.
Il pensiero di Beha può essere riassunto in tre punti:
1) L'archiviazione delle posizioni dei figli d'arte Geronzi e De Mita junior appare incomprensibile.
2) Nessun mezzo di informazione ha seguito lo svolgimento del processo, a differenza di quanto è accaduto, ad esempio, nel caso del processo per la strage di Erba.
3) Entrando nel merito, Beha ha ricordato come praticamente tutti i testimoni dell'accusa abbiano ritrattato, o comunque non abbiano confermato in aula le accuse nei confronti di Moggi.
In conclusione, Beha ha avallato la tesi di un Moggi utilizzato come capro espiatorio, e ha dichiarato di avere paura di una giustizia (g volutamente minuscola) gestita in questo modo.

Noi dello Ju29ro Team possiamo smentire Beha per quanto riguarda il secondo punto. Sul nostro sito, il prode Mario Incandenza ha appuntato con certosina pazienza lo svolgimento di ogni singola udienza, raccogliendo tutto il materiale in un corposo dossier che vi invitiamo a leggere con attenzione prima della sentenza.
Possiamo invece confermare quanto affermato da Beha riguardo alle testimonianze portate dall'accusa: contro Moggi e la Gea non c'è nulla di concreto anzi, molti testimoni dell'accusa si sono rivelati testi a discolpa. Se non ci credete, leggete il nostro dossier GEA, e visitate i link che arricchiscono l'articolo.
E' davvero messo male un paese (anche qui p minuscola) in cui un sito gestito da appassionati di calcio fa informazione migliore rispetto a TV e giornali che possono contare su centinaia di dipendenti a tempo pieno, ma così va l'Italia. E pare che pochi si scandalizzino. Ben venga quindi la riflessione di Oliviero Beha, che ricordiamo come uno dei più accaniti fustigatori di Luciano Moggi, ma che probabilmente ha capito, finalmente, che Calciopoli è sinonimo di Farsopoli.

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martedì 30 dicembre 2008

Paco D'Onofrio a Telelombardia

Riportiamo i video dell'intervista concessa dall'avvocato Paco D'Onofrio alla trasmissione "Confessioni di calcio", trasmessa da Telelombardia il 28 Dicembre 2008.
Nei due significativi spezzoni che abbiamo selezionato potete trovare alcune anticipazioni sulle strategie processuali della difesa di Moggi in vista del processo di Napoli (primo video), e alcuni commenti di D'Onofrio sulla difesa (se così si può chiamare) della Juventus nel corso del processo sportivo del Maggio 2006 (secondo video).



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giovedì 4 dicembre 2008

Senza titolo

Riportiamo testualmente alcuni stralci dell'arringa dell'avvocato difensore di Franco Zavaglia al processo Gea (link 1, link 2).
Abbiamo deciso di lasciare questo post senza titolo, in modo che voi lettori possiate suggerirci il titolo più adatto con i vostri commenti.
Non dimenticate di leggere il nostro dossier sul Processo Gea, che raccoglie la cronaca di tutte le udienze.

"In questo processo mancano tutti i presupposti: è come un processo per omicidio senza il morto".

"Mancavano i presupposti addirittura per iscrivere gli imputati nel registro degli indagati. Ieri mi stavo leggendo l'intervista di Aurelio De Laurentiis su Tuttosport riguardo al calciatore Lavezzi, e la pressione che i procuratori stanno esercitando per il rinnovo del contratto. Lui dice: se continuano così, gli faccio sequestrare i beni. Allora dico che Moggi nel caso Amoruso è stato un'educanda".

"... Blasi è un assetato di soldi, non gli bastano mai. È tanto interessato ai soldi che è lui che cerca attraverso un amico il contatto con la Gea e quando c'è la trattativa sul rilascio della procura alla Gea lui dice: prima mi fate firmare il contratto con la Juve e poi vi firmo la procura. Quindi chi è ha il coltello dalla parte del manico? Dove sono le minacce".

"Mi chiedo come la Gea poteva controllare il mondo del calcio, avendo solo sette procure di giocatori di A e quattro società come Messina, Siena, Crotone e Avellino".

L'avvocato ha chiuso attaccando il maggiore dei Carabinieri Auricchio, Franco Baldini e Stefano Antonelli, che avrebbero detto tutti il falso. "Qui c'è un ufficiale dei Carabinieri che ha dichiarato il falso sapendo di dichiararlo. Perchè ognuno nega di aver conosciuto l'altro? Invece questi personaggi si vedono, parlano, dicono e stradicono: eppure è su di loro che si basa tutto il processo. Perchè negano? Hanno la coda di paglia? Hanno un palmo di rogna alto così?".

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mercoledì 3 dicembre 2008

Il mestiere di un giornale

A Berlusconi che gli ha detto che dovrebbe vergognarsi e cambiare mestiere Paolo Mieli, direttore del Corriere della Sera, risponde stamani con un breve corsivo dal titolo "Il mestiere di un giornale" nel quale sostiene che il Corriere fa come mestiere quello di "informare dando spazio alle tesi contrapposte". Parole sante, verrebbe da dire, perchè è proprio quello che dovrebbe fare ogni giornale su tutti gli argomenti importanti: riportare le tesi contrapposte per consentire poi al lettore di ragionare con la sua testa, parole nelle quali possono riconoscersi tutti quelli che amano il "mestiere" di giornalista.

Lo amiamo anche noi quel mestiere e, come sapete amici lettori, non ci interessano le polemiche a sfondo politico come quelle sull'IVA di Sky, ci interessa di più discutere di problemi del calcio, in particolare stiamo cercando di far capire lo scandalo di Calciopoli e tutto quello che ne è derivato e proprio su quello scandalo la giornata di ieri offre uno spunto importantissimo che riguarda il mestiere dei giornali.

Ieri al processo Gea (che di quello scandalo è una costola) hanno parlato i difensori di Moggi ed hanno detto cose gravi e importanti: hanno detto che il pubblico ministero avrebbe dovuto avere il coraggio di chiedere l'archiviazione; anche perchè i testi dell'accusa con le loro deposizioni avevano scagionato gli imputati; hanno fatto presente che gli accusatori di Moggi erano procuratori sportivi e dirigenti che ora se la stanno "spassando" mentre la giuria tra qualche settimana sarà chiamata a decidere se Moggi era come Belzebù. Tutte "tesi contrapposte", per usare le parole di Mieli, a quelle che erano servite al PM Palamara per avanzare la sua richiesta di sei anni di carcere.

Si dà il caso, però, che quando al processo ha parlato Palamara il Corsera gli ha dedicato una pagina, quando c'è stato il rinvio a giudizio le pagine erano state due mentre oggi, quando bisognava contrapporre le tesi della difesa il processo Gea sul Corriere non c'è; non c'è proprio, neanche una riga di cronaca e neppure una parola di commento.

E questo sarebbe il mestiere di un giornale e dei giornalisti?

No caro direttore, anzi cari direttori, a cominciare da quello intercettato dalla procura di Firenze, tutti nella stessa barca della farsa di Calciopoli; questo non è il mestiere di giornalista, semmai ricorda un altro di mestiere, come ammetteva quasi vantandosene il direttore fiorentino ignaro di essere intercettato.

Un mestiere di cui dovreste tutti vergognarvi.

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martedì 2 dicembre 2008

Processo Gea e libera stampa

Oggi è il grande giorno in cui gli avvocati difensori di Moggi hanno fatto la loro arringa difensiva nell'ambito del processo GEA. L'avvocato Marcello Melandri ha detto testualmente che "quando nel corso del dibattimento non si è arrivati a nulla, bisogna avere la forza di assolvere".
Bene, quando qualche giorno fa fece la sua requisitoria il PM Palamara, che nell'ambito del Processo Penale non è nulla più che l'avvocato che sostiene l'accusa, giornali e televisioni uscirono con titoloni e grandi servizi per spiegarci che "per Moggi erano stati chiesti sei anni". Manco si trattasse di una sentenza passata in giudicato dopo analisi della Corte di Cassazione. Ovviamente per "par condicio" tra accusa e difesa (par condicio garantita a livello costituzionale nel nostro ordinamento giuridico) ci aspettiamo che domani escano titoloni sui giornali dove si dia conto della richiesta di assoluzione da parte dei difensori.
Naturalmente non sarà così, siamo pronti ad accettare scommesse.
La stampa italiana si scopre garantista solo dopo sentenza di assoluzione definitiva.
Servilismo e conformismo, i veri mali. Purtroppo.

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giovedì 20 novembre 2008

Palamaraaaa....... mi seeeentiiiii?

Voi giocatori che rapporto avevate con Luciano Moggi?
"Bellissimo. Con me s'è sempre comportato bene, non posso dire nulla contro di lui. Qualsiasi cosa che mi ha promesso è stata mantenuta, non posso che parlarne bene".

Moreno Torricelli
Intervista a Tuttomercatoweb
19/11/2008

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martedì 1 aprile 2008

Ieri, oggi e domani


Sabato scorso, a Napoli, il pm Giuseppe Narducci, ha detto che "la cosiddetta ''cupola'', l'organizzazione capeggiata dall'ex DG della Juve Luciano Moggi che avrebbe condizionato i campionati di calcio, sarebbe"per molti aspetti simile alla P2 e alla mafia".
Oggi il maggiore dei Carabinieri Attilio Auricchio è atteso a Roma per testimoniare nel processo GEA.
Domani, il suo collega colonnello Giovanni Arcangioli è atteso a Caltanissetta, per rispondere dell'accusa di furto aggravato dall'avere favorito la mafia, in relazione alla scomparsa dell'agenda del giudice Borsellino, il giorno in cui fu ucciso.



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martedì 25 marzo 2008

Il candidato ideale


La seduta odierna del processo GEA in corso a Roma consegna alle cronache la testimonianza di uno dei più noti estimatori della Juve della Triade: "Parlando con altri procuratori, come Canovi, Faccini e Palumbo, mi raccontavano dei metodi che utilizzava la Gea per acquisire la procura dei calciatori. E non erano secondo le regole. Nesta passò da Canovi alla Gea per ottenere dei vantaggi".

Hai capito? Un calciatore decide di cambiare procuratore per ottenere vantaggi! Pazzesco! E non l'hanno ancora rinchiuso in gattabuia? Caspita, se lo dicono i concorrenti, che la GEA non rispettava le regole, era vero, no? Quali regole? Boh, lo sapranno Canovi, Faccini e Palumbo.

E' dalla vigilia del natale 2006, quando fu esonerato dal Lecce, che non si avevano notizie di Zdenek Zeman, ma il suo rientro in scena cade proprio a fagiolo. Infatti, rimasto "scosso per gli sbandamenti visti fra il 2-0 di Trezeguet su assist di Burdisso e il gol di Maniche", pare che il presidente dell'Inter Brand S.r.l. sia stato preso dalla tentazione di cacciare subito l'allenatore che più ha resistito nella storia della sua gestione, senza aspettare giugno.

Già, perché aspettare? Il candidato ideale alla panchina nerazzurra è libero e attende la chiamata dal lontano luglio 1998, quando, pochi mesi dopo la madre di tutte le rosicate, diede il là all'opera di demolizione mediatica della Juve della Triade che un consulente Fiat portò a termine nell'estate 2006.

Il fatto che il fondoschiena del boemo non abbia ancora saggiato la panchina nerazzurra ha dell'incomprensibile. Chi meglio di lui? Sopravvalutato, piangina, celebrato dai media per la sua capacità di elaborare insinuazioni a danno di chi è più bravo. In poche parole: perdente. Insieme lui e il petroliere dai denti gialli son capaci di far saltare mezza stecca di sigarette al giorno. Possibile che nessuno si sia accorto di come siano fatti l'uno per l'altro?

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mercoledì 5 marzo 2008

Anche i ricchi rosicano

Dopo le testimonianze scagionanti di Trezeguet e Fresi della settimana scorsa, l'altro ieri sono proseguite a Roma le udienze del processo alla GEA che vede coinvolto il nostro ex Direttore.
Come al solito, gli organi di cosiddetta informazione ne hanno fornito al grande pubblico solo una racconto tendenzioso e colpevolista.

Lunedì era toccato a Nick Amoruso presentarsi davanti al giudice. La palma della mistificazione più ridicola va al sito RAI24, che si spinge a usare l'espressione "discesa agli inferi" per descrivere i capricci e le frustrazioni di un milionario che, tranne un gol in Champions all'Ajax, in bianconero non era riuscito a combinare nulla di memorabile (a proposito: NON E' IL COGNATO DI DEL PIERO). Commento impeccabile di Lucianone: "Amoruso è come quelli che si lamentano e fanno le vittime, quando vittima è chi non arriva a guadagnare neppure 1000 euro al mese".


Martedì è toccato a Ciccio Grabbi, Rigoni e Molinaro. Il primo, ex giovane di belle speranze della prima Juve di Lippi, anche lui ricordato per un solo gol, alla Lazio, nell'anno del primo scudetto dell'era Triade, cerca di contrabbandare per minacce i rilievi che il Direttore gli faceva su certe sue movimentate seratine. Non essendo riuscito a sfondare nella Juve, dà la colpa alla GEA, a cui non diede la procura. Eh, certo: Del Piero, Trezeguet, Inzaghi, eccetera... tutti della GEA, certo.


Su Rigoni, invece, secondo l'accusa fu venduto a una squadra minore per punizione, avendo revocato la procura alla GEA. In generale, gli organi della cosiddetta informazione omettono di parlare dell'incidente stradale che gli stroncò la carriera, nonché della vicinanza che la Juve di Moggi gli manifestò in seguito al sinistro. Per fortuna in aula se ne è parlato.


Quanto a Molinaro, chiediamoci perché il Corriere dello Sport gli dedica solo due righe. Forse perché anche la sua testimonianza scagiona Moggi e la GEA?

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giovedì 28 febbraio 2008

Nuovo caso di Mogging smascherato a Roma

La deposizione di Trezeguet al processo alla GEA, dal sito della Stampa.

«Con la società Gea non c’è stato alcun contratto. Ho incontrato Alessandro Moggi, nella sede della Juventus a Torino e ho parlato con lui della mia situazione contrattuale presso la Juve ma non ci sono state mai minacce. Non mi sono mai stati posti ostacoli per il fatto che non avevo accettato di affidarmi alla Gea. In uno degli incontri con Alessandro Moggi e un’altra persona mi fu detto che la Gea, così come era organizzata aveva maggiori possibilità per risolvere i miei problemi contrattuali con la Juventus».
(...)
Il calciatore si è poi soffermato sui contatti avuti con Alessandro Moggi ribadendo che non fu mai invogliato, dietro minacce, ad affidare i suoi interessi alla Gea.


Nel video qua sotto, il pubblico ministero che ha istruito il processo:

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mercoledì 27 febbraio 2008

Altri casi di Mogging


Ieri a Roma Lucianone ha presenziato a un'udienza del processo sulla GEA.

Fa un po' riflettere il fatto che per cercare di puntellare le accuse, i pm si siano dovuti affidare a:

1) Marco Trabucchi, procuratore di origini russe che risulterebbe legato alla "brigata Izmailovskaya", organizzazione criminale che faceva capo al faccendiere ubzeko Alimzhan Tokhtakhounov considerato dall’FBI uno dei cinque padrini più pericolosi di Mosca.

2) Salvatore Fresi. E cioè uno dei più fallimentari acquisti dei 12 anni di Triade (per fortuna ce ne furono pochi, in confronto a quelli azzeccati).

Si potrebbe dire che tramite Trabucchi, la mafia russa accusi la GEA di averle cercato di togliere la procura di alcuni calciatori, per altro di scarso livello. Singolare che dei due contententi, la giustizia italiana decida di prendere di mira la GEA. O no?

Quanto a Lucianone, che col Trabucchi non si capisce che c'azzecchi, era accusato di aver ceduto al Perugia un giocatore che, oltre ad essersi rivelato inutile, alla Juve non sopportava più nessuno. Pare che ieri al processo Fresi abbia dovuto ammettere di aver festeggiato in hotel a champagne col suo procuratore una cessione che aveva descritto come frutto di minacce mafiose ai suoi danni, ma che gli aveva fruttato un bel contrattino miliardario.
Siccome qui il giudice non è stato istruito da un tifoso interista, ci sarebbe da pensare che la difesa abbia segnato un punto importante.

Resta da capire la questione delle cravatte di Marinella. Un altro caso di Mogging*?





*Per "Mogging", secondo un dizionario Devoto-Oli di prossima edizione, bisognerà intendere: "Accusa infondata, frutto di un clima da caccia alla streghe".

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