venerdì 19 febbraio 2010

Intercettazioni, prove e sentenze


Se ci voleva la prova tv adesso l'abbiamo avuta: il direttore del TG 1, davanti a otto-nove milioni di telespettatori, ha detto che le intercettazioni non sono prove e che spesso gli intercettati vengono scagionati nei processi, ma intanto sono smerdati sui giornali.

Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.

La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.

La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).

La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.

L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".

Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.

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lunedì 15 febbraio 2010

Ancora Moggiopoli?

giovedì 11 febbraio 2010

Moggi vs. Auricchio

mercoledì 27 gennaio 2010

Dite a Moggi che....

Moggi è una brava persona. Alle volte può apparire cinico, alle volte può apparire machiavellico, e altre volte ancora appare ingenuo. Sì, avete capito bene, abbiamo detto ingenuo.
Naturalmente quando parla da Direttore sportivo è tutt'altro che un ingenuo. Ha un intuito formidabile, e si accorge dei movimenti tellurici, anche minimi, del mondo del calcio.
Per esempio, ieri nel programma di Chiambretti ha difeso l'Inter e Mourinho dicendo che anche lui combatteva contro i poteri forti. Per poteri forti, naturalmente, si intende il potere politico del Milan di Galliani e Berlusconi.
Certo, è vero che la sua Juventus combatteva contro il Milan che ha senza dubbio un enorme potere sia mediatico che politico. Però è anche vero che la Juventus con quel Milan ha avuto in dialogo costruttivo. Poi, non dimentichiamolo, non risulta che il Milan abbia avuto a che fare con i pedinatori e i telefonisti che hanno contribuito a sbattere la Juventus in serie B, anzi, sebbene in misura minore, anche esso è stato coinvolto in quel pasticciaccio brutto di Farsopoli.
Sull'Inter, invece, non ci sentiamo di mettere la mano sul fuoco. E forse anche il collegio difensivo di Moggi la mano sul fuoco non la mette, infatti hanno richiesto la testimonianza di Moratti, Tronchetti e Tavaroli al processo napoletano. Chissà perché?
Certo, ci rendiamo conto che l'idea del Direttore (con la D maiuscola) sia quella di provare ad allargare la crepa formatasi tra Inter e Milan. Un modo di ragionare da perfetto politico dello sport. Peccato che Moggi non sia più il Direttore della Juventus. Purtroppo è un imputato per associazione a delinquere. Accuse risibili direte voi, ma di fronte ai Tribunali non si scherza. E di certo non si può sperare che Moratti, Tronchetti e Tavaroli, quando testimonieranno, scagionino Moggi grazie al suo intervento al Chiambretti Night. I signori interisti hanno tutto l'interesse che Moggi sia condannato, pena lo svilimento di questi anni di vittorie o presunte tali.
Dunque, diciamo a Moggi, con tutto l'affetto e la gratitudine che merita, di evitare dichiarazioni autolesioniste a favore di chi ha probabilmente un'ampia responsabilità nelle sue sfortune (lui stesso lo ha dichiarato in innumerevoli circostanze).
Caro Direttore, lei lo sa meglio di noi, chi tace campa cent'anni.

Drago di Cheb

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lunedì 25 gennaio 2010

Il Mou furioso!

Ieri sera non abbiamo visto il derby e abbiamo saputo, solo a tarda serata, che l'Inter ha vinto pur finendo la partita in nove.
Campionato che sembra ormai chiuso, sigillato con la ceralacca, come le bolle papali. Anche se lo special-uno lancia delle accuse pesanti, molto pesanti.
Il cui significato non è stato compreso appieno. O non si è voluto comprendere. Ha infatti dichiarato nel post-partita: "Abbiamo capito tutto, abbiamo capito che non è stato un caso che Rocchi ha dato il cartellino rosso a Sneijder..."; ed ancora: "Non ce lo faranno chiudere. Lo penso dalla partita con il Bari, quando non è stato dato quel cartellino rosso a Bonucci... Le difficoltà continueranno, ma credo che riusciremo a vincere questo scudetto". Ricordiamo, innanzitutto, che l'arbitro Rocchi lo scorso dicembre è stato assolto al processo di Napoli, e che non è mai stato indagato dalla giustizia sportiva!
Ma la domanda principale è: a chi si riferisce Mourinho quando dice "Non ce lo faranno vincere"? Chi sono costoro? E soprattutto, perché non vorrebbero far vincere l'Inter? A quale scopo?
Appare evidente che se non vince l'Inter vince qualcun altro (non certamente la Juve!), quindi, se c'è qualcuno che rema contro l'Inter, rema pro-avversaria dell'Inter (Milan? Roma?). Ma allora continua ed esistere nel mondo del calcio un sottobosco che trama nell'ombra. O forse (come crediamo fermamente) il vero sistema non è mai saltato, lo scalpo di Moggi è stato esibito su tutte le piazze (mediatiche e non) d'Italia, additato come il Sioux cattivo che incendiava i raccolti (dell'Inter) ed attaccava le fattorie indifese (squadre romane e milanesi). Adesso mister-Mou dice di no, c'è ancora del marcio, qualcuno che ancora trama contro l'"Invencible Armada".
Mister Mou abbia coraggio (cosa di cui non dubitiamo), faccia i nomi, ci dica chi non vuole che l'Inter vinca lo scudetto!

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sabato 9 gennaio 2010

10, 100, 1000 Casoria

La Corte d’Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta di ricusazione del giudice Casoria al Processo di Napoli.
L’accusa poggiava la sua istanza su alcuni atteggiamenti del Presidente che potevano far presupporre una "indebita anticipazione di un esito assolutorio del dibattimento". Specificamente quando (citiamo testualmente):
- ribattendo alle proteste in aula di chi si lamenta per gli appuntamenti fissati a cavallo delle feste natalizie dice: "Ci sono anche delle cause serie che devono essere rinviate per dare spazio... più serie, dove ci sono gli imputati detenuti".
- interrompe il controesame da parte di Maurilio Prioreschi di un teste dell’accusa in difficoltà, Armando Carbone, dicendo: "Va bene avvocato, più o meno abbiamo inquadrato il personaggio".
- dice al PM: "Pubblico ministero senza che ci dilunghiamo troppo... è inutile che perdiamo tempo" durante l’esposizione della posizione della procura sulla estromissione delle parti civili dal processo da Lei decisa.
- commenta l'annullamento del suo provvedimento e l’imposizione del reintegro delle parti civili dicendo: "Non possiamo non rispettare, obtorto collo, la sentenza della Cassazione".

La Corte di Appello, presieduta dal dottor De Falco, ha motivato il rigetto dell’istanza valutandola intempestiva, in quanto presentata oltre i termini previsti dalla legge, pari a non oltre 3 giorni da una delle udienze di riferimento, ed inconsistente: per la commissione giudicante nelle affermazioni di Teresa Casoria non vi è "alcuna indebita valutazione negativa sulla rilevanza penale dei fatti", ma sono da ritenersi "una mera valutazione in ordine allo spazio da dare al processo in rapporto alle esigenze di ruolo del collegio", sottolineando ovvia l’opportunità di trattare altri processi che hanno carattere di priorità per la gravità dei reati contestati, e perché a carico di imputati detenuti.

Ora, supponendo immaginabile che gli inquisitori conoscessero già prima di questa sentenza la norma che fissa nel limite massimo di tre giorni dall’udienza la possibilità di presentare un'istanza di ricusazione del giudice, si può scorgere in questa mossa un tentativo di chi si rende conto che sta perdendo la partita, e prova qualsiasi espediente per tentare di allungare i tempi, sullo stile dell'ostruzionismo di un calciatore che rantola a terra dopo un falletto subito.
E' sconcertante, inoltre, l’atteggiamento dell’accusa che, dopo vari interrogatori e due ore di esame in aula, non ha ancora inquadrato un personaggio come Armando Carbone e persevera nel giudicare negativamente chi invece è riuscito a capire di che pasta sia fatto dopo poche ore di deposizione.

In conclusione, guardando coscientemente questa vicenda dall’esterno, traspare solo l'atteggiamento di un giudice preoccupato di uno degli aspetti tragici della giustizia italiana: i tempi processuali.
Ed allora 10, 100, 1000 Casoria.

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lunedì 21 dicembre 2009

Carraro: teoremi e corollari


I giornali si sono ben guardati dal sottolinearlo, ma la testimonianza di Carraro contiene spunti di estrema importanza riguardo i condizionamenti degli arbitri, i desiderata della Federazione ed eventuali teoremi e cupole. Li svilupperemo con calma sul sito, qui intanto invitiamo a ragionare in particolare su un passaggio, quello dove Carraro richiama il comune sentire del 2004 in nome del quale lui spiega perchè era meno pericoloso sbagliare a favore dell'Inter piuttosto che della Juventus (il primo passaggio del nostro audio-video, tutto da ascoltare).

Stiamo parlando di Carraro, cioè del capo riconosciuto del sistema calcio, e non solo quello; basti ricordare che era anche presidente del Mediocredito Centrale, cioè del braccio operativo di Capitalia, ex Banca di Roma. Stiamo quindi parlando di un vero capo in tutti i sensi, e la sua testimonianza a Napoli non riguarda teoremi da dimostrare, ma comportamenti effettivamente tenuti sul campo: infatti le verità esposte da Carraro non hanno suscitato perplessità, quasi il suo teorema fosse da tutti accettato come dimostrato. Proprio per questo sono importanti i corollari che ne derivano, ne segnaliamo quello più significativo.

Ci era stato raccontato, visto che era stato prosciolto, che le sue telefonate non condizionavano gli arbitri, che lui non era dentro il sistema Moggi, ma adesso sappiamo qualcosa in più, sappiamo che era contro quel sistema, nel dubbio lui raccomandava di non favorire la Juve. Non solo, quindi, la telefonata di Giraudo dopo Udinese-Brescia è sintomatica di frode e quella di Carraro prima della partita della Lazio non lo è, come ha sentenziato il giudice De Gregorio; adesso possiamo anche concludere che Bergamo e Pairetto non si limitavano a prendere ordini da Moggi, ma addirittura disubbidivano a Carraro.

Come a dire che Moggi aveva messo su un'associazione (con chi non è ancora chiaro) più potente della stessa Federazione e dei suoi apparati; un ex-capo stazione sarebbe diventato, secondo il teorema della Procura di Napoli, più potente del capo riconosciuto del sistema calcio.

E' importante ribadire che Carraro era stato indagato, e la pubblica accusa ne aveva chiesto il rinvio a giudizio, cioè secondo l'accoppiata Auricchio-Narducci anche lui s'era dato da fare in maniera fraudolenta. Se era difficile mettere insieme la frode sportiva ipotizzata per Carraro con il teorema dell'associazione di Moggi, dopo il suo proscioglimento e dopo che a Napoli ha esposto il suo di teorema, la faccenda sembra farsi ancora più complicata, interessante e da approfondire.

Forse è per questo che i giornali continuano a guardarsi bene dal ragionare sulla sua testimonianza.

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sabato 19 dicembre 2009

L'Italia sottosopra

Tutti noi siamo abituati a considerare il nord Italia come il cuore produttivo della nazione e in molti pensano, addirittura, che Milano sia la "capitale morale".
Allo stesso tempo, chi non ha sentito parlare della presunta indolenza napoletana e, più in generale, della disorganizzazione meridionale?

A volte però ci si rende conto che certe affermazioni sono solo dei banalissimi luoghi comuni.
Stupisce, per esempio, l'efficienza teutonico-napoletana con cui l'integerrima dottoressa Casoria affronta il processo su Calciopoli: udienze serrate per arrivare a sentenza il prima possibile, e nessun privilegio per imputati e testimoni multimilionari e un po' viziati (chiedete a Cellino, per esempio).

Dall'altro lato, a Milano, accadono cose turche (napoletane, direbbero i vecchi cumenda lombardi).
Ci riferiamo al processo per lo spionaggio della Telecom. Dopo lo strano rinvio a giudizio che ha messo sul banco degli imputati le società Pirelli e Telecom, ma non chi materialmente ne reggeva le sorti (come se le due società potessero avere una propria volontà), assistiamo ad uno svolgimento del processo a ritmi "napoletani". Ora è slittato pure il patteggiamento del signor Tavaroli. Gli eccellentissimi giudici milanesi ne riparleranno, con comodo, il 29 di Marzo. Altro che ritmi napoletani, i cumenda milanesi, in questo caso, parlerebbero di ritmi sudamericani.

Aldilà delle facili battute da cittadini, viene da pensare che forse l'efficienza dei tribunali è inversamente proporzionale al potere e al prestigio degli imputati (siano essi reali o morali): a Napoli della Juventus non frega nulla a nessuno (e forse tutti la vorrebbero vedere condannata) e quindi, miracolosamente, il Tribunale funziona con efficienza teutonica, mentre a Milano la Pirelli e la Telecom contano tantissimo, e quindi il tribunale sonnecchia un po'.

Forse queste sono considerazioni amare di cittadini un po' delusi dal funzionamento della Giustizia. Però, converrete, il dubbio è quantomeno legittimo.

Ci permettiamo di fare una proposta per migliorare il nostro sistema giudiziario: passare dal giudice naturale a quello occasionale. Ovvero estraiamo a sorte la città e i giudici che devono giudicare gli imputati. In questo modo il processo agli spioni milanesi potrebbe svolgersi, per esempio, a Lecce.
Sebbene la nostra proposta appaia provocatoria, siamo certi che la Giustizia in Italia ne trarrebbe giovamento.

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mercoledì 16 dicembre 2009

E lo chiamano ordine pubblico

Ieri, chiamato a testimoniare nel processo su Calciopoli, l'ex presidente della Figc Carraro ha, tra l'altro, spiegato perché fosse a suo tempo intervenuto con i designatori a favore della Lazio: non l'aveva fatto da tifoso, ma per la carica istituzionale che ricopriva (?); spiegandosi ancora meglio, ha aggiunto di essere intervenuto per ragioni di ordine pubblico (??).

Finora la testimonianza più istruttiva di Carraro a noi era parsa una sua intervista alla Gazzetta (nel 2004), nella quale diceva che i bilanci di molte società erano irregolari, ma che la Figc non le penalizzava, come da regolamento, per non far incazzare i tifosi: ieri però ci sembra che si sia superato. Premesso che stiamo parlando del più autorevole personaggio del calcio italiano, premesso anche che dallo scandalo di Calciopoli è uscito immacolato sia per la giustizia sportiva che per quella ordinaria, a noi sembra davvero inquietante che un tale personaggio, in un'aula di Tribunale abbia detto, in parole povere, che la Figc non opera per far rispettare i regolamenti, ma si muove per evitare il rischio di incazzature e movimenti di piazza.

A parte l'amara considerazione che se nell'estate 2006 ci fossimo ritrovati in diecimila a Roma a bruciare i cassonetti della spazzatura davanti alla Figc la recita di Calciopoli avrebbe preso un'altra piega, l'autorevole parere di Carraro dimostra in maniera incontrovertibile che le tifoserie più violente e i comportamenti più minacciosi sono quelli che meglio tutelano le società. Ci chiedevamo, per fare un esempio, come mai le bombe carta che fanno spesso da sfondo sonoro alle partite dell'Olimpico di Roma diventino petardi nelle sanzioni della giustizia sportiva, ci chiedevamo anche come mai non vengano aperti fascicoli sulle irregolarità dei bilanci dell'Inter: adesso Carraro ci ha risposto.

Non ha risposto solo a noi, perché da oggi tutti i tifosi sanno ufficialmente (si sapeva anche prima, ma non stava bene dirlo) che basta bruciare un po' di cassonetti e si ottiene un rigore, e bloccando i traghetti si può evitare la serie C; se tanto mi dà tanto è facile immaginare, poi, cosa si può ottenere preparando magari dei dossier di spionaggio su giocatori, società, dirigenti e la stessa Federazione.

Al Tribunale di Napoli ieri nessuno si è scandalizzato, su lastampa.it Beccantini esprime delle riserve di ordine etico; noi ci limitiamo a osservare che, in nome di un fantomatico ordine pubblico, ieri si è dato un autorevole riconoscimento alle minacce e ai comportamenti violenti nel mondo del calcio.

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venerdì 4 dicembre 2009

Indagine ad minchiam

Mentre gli esauriti (ma Onesti) tifosi della squadra del petroliere Ecologista si preparano a festeggiare la vittoria di domani sera, che sancirà la fine del campionato con sei mesi di anticipo, da Napoli arrivano notizie un po' così.
Sembra infatti che all'ex guardalinee Rosario Coppola, interrogato nel 2006 dai carabinieri del Nucleo Operativo romano di via in Selci dell'allora Maggiore Auricchio, gli inquirenti avessero precisato di non essere interessati a episodi "sospetti" riguardanti l'Inter, omettendo di verbalizzare quanto Coppola riferì in quell'occasione e che lo stesso Coppola, presente stamattina in qualità di testimone dell'accusa (!) a Napoli, ha ribadito in aula.
Qui il problema non è tanto appurare se davvero il designatore arbitrale Mazzei si sia adoperato per convincere il Coppola a modificare il referto, trasformando in "sbracciata" (sic) un pugno di Cordoba a Bettarini, o stabilire se il rifiuto di Coppola ad obbedire a quel suggerimento gli sia costato o meno l'esclusione dalla massima serie.
Qui la notizia urticante è, semmai, che pur con tutti i condizionali del mondo, la teoria dell'indagine costruita "ad minchiam" (ovvero con finalità ben precise e, soprattutto, prestabilite) sostenuta con forza e da sempre da noi eretici e rancorosi, e considerata ridicolo-blasfema dai Palombi di tutta Italia, tanto ridicolo-blasfema non sia.
Senza mai dimenticare che fino a oggi (e questa è l'altra anomalia più grande in questa vicenda surreale), in sei mesi di deposizioni rese esclusivamente da testimoni chiamati in causa dall'accusa, le uniche scosse ricevute dal dibattimento hanno finito per crepare in modo a dir poco imbarazzante le fondamenta gettate sotto al castello accusatorio dai PM, senza mai attentare all'incolumità degli imputati, nonostante uno spiegamento di mezzi e materiale (leggasi durata delle indagini e intercettazioni) degno di un processo alla Cupola di Totò Riina, più che a quella presunta, molto presunta, disperatamente presunta, di Luciano Moggi e compagni.
Ma tu non preoccuparti e vola verso il quinto (quinto!!!) consecutivo, pazza Inter, che a come smaltire tutto quel cartone, prima o poi, qualcuno ci penserà.

Certo che vedertelo smaltire proprio a Napoli, con tutti i problemi di spazzatura che ha avuto ultimamente, sarebbe il Massimo.

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sabato 21 novembre 2009

Zeman o Zelig?

La straordinaria vignetta dipinta nel nostro pezzo "Invito in panchina con delitto" fa capire ai nostri lettori che ieri a Napoli più che una udienza del processo "per il più grave scandalo della storia del calcio nostrano" (copyright Ruggiero Palombo della Gazzetta dello Sport) c'è stata una recita da cabaret. Non Zeman, come dicevano ieri i siti dei giornali che fanno opinione, ma Zelig.

Invitiamo i lettori a gustarsi a fondo la nostra vignetta e intanto per chi volesse, scherzando seriamente, ragionare sul processo-cabaret suggeriamo due spunti.

Ieri Zeman-Zelig ha detto che i suoi non erano esoneri, ma illeciti; e l'ha anche ripetuto più volte: illeciti. Noi farsopoliani ci siamo spesso interrogati in questi tre anni su dove fossero gli illeciti da serie C, dove fossero le pistole fumanti, e finalmente il pm Narducci le ha fatte vedere. Zeman, infatti, come anche Varriale di Studio Sprint, non era al processo così per caso, era al processo (cabaret) come teste dell'accusa, la sua deposizione doveva servire al collegio giudicante per verificare la veridicità, "oltre ogni ragionevole dubbio", dell'accusa secondo la quale Moggi e Giraudo avevano messo in piedi un'associazione a delinquere. Ieri abbiamo capito che per il pm Narducci, che non ha ancora trovato illeciti nelle partite, sarebbero atti delinquenziali gli esoneri di Zeman, voluti da chi? Appunto da quei delinquenti di Moggi e Giraudo.

Il secondo spunto su Zeman-Zelig va riferito ai giornali. Ieri pomeriggio i siti di Corsera e Repubblica (i due più prestigiosi) hanno messo in primo piano fino a sera le accuse di Zeman con le sue pistole (ad acqua) fumanti; sono arrivate le smentite di Ferlaino e Zamparini, ci saranno stati centinaia di migliaia di visitatori, c'è la Carta dei Doveri del Giornalista (che all'apparenza non ha niente di comico) ma non è successo niente, la recita di Zeman era talmente ben riuscita che Repubblica ha lasciato le sue battute senza contraddittorio. Abbiamo oggi voluto verificare sul cartaceo: il Corsera nasconde la notizia dentro lo scandalo internazionale del calcio scoppiato in Germania con 17 arresti e 200 partite truccate (l'effetto comico è all'altezza di una vignetta del miglior Forattini e delle pennellate del nostro Clodoveo), Repubblica dedica alla notizia 5 (cinque!) righe.

Come se anche i giornali più prestigiosi sull'udienza da cabaret di ieri e su Zeman-Zelig avessero, tragicomicamente, scherzato.

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Invito in panchina con delitto

Il piano era ben congegnato.
D'accordo col Presidente del Napoli, che mette due miliardi e mezzo al lordo delle multe, Moggi procura a Zeman la panchina dei partenopei. Lo scopo, come riferisce anni dopo Ferlaino a Zeman, è di rovinare l'odiato allenatore. Il Napoli non può dire di no a Moggi, pena chissà quali ritorsioni arbitrali, e l'affare va in porto.
La cattiveria della volpe di Monticiano aveva pianificato tutto: aveva previsto che il boemo, nonostante fosse il miglior allenatore d'Europa, non sarebbe stato adatto per quella piazza e per quella squadra. Un punto in sette-otto partite fu, come previsto, il bottino raccolto da Zeman, e quindi l'esonero programmato non trovò alcuna opposizione nella tifoseria napoletana. Che, anzi, così ben raggirata, fu felice di mostrare la sua gioia con spettacoli pirotecnici.
E tutti avremmo continuato a pensare essersi trattato di un esonero per scarso rendimento, se il processo a Calciopoli non ci avesse rivelato, dalla stessa voce della vittima, illuminata dalle confidenze avute da Ferlaino, la trama del sottile complotto ai suoi danni. Non fu un esonero, ma un licenziamento preventivo a mezzo assunzione.
Nessuno in Tribunale ha chiesto a Zeman "Ma lei che ci è andato a fare in quella piazza e in quella squadra?".
Sicuramente avrebbe risposto: "Come avrei potuto immaginare che sarebbero stati capaci di buttare due miliardi e mezzo di lire e danneggiare la propria squadra per fare un favore a Moggi?"
Non se lo sarebbe immaginato nessuno. Te possino, Lucià ...

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giovedì 19 novembre 2009

La seconda stella

Attenzione, attenzione. Lor signori gli onestissimi pretendono la seconda stella. Rivendicano pure lo scudo del cinque maggio, e quello del presunto fallo di Iuliano su Ronaldo.
Non staremo a ripercorrere le cronache di quegli anni per spiegare quanto sia pretestuosa e impudente la richiesta. Basta ricordare che il loro miglior fuoriclasse (prrrrr! Cit. Totò) giocava con un passaporto falso, e guidava con una patente rubata alla motorizzazione di Latina.
Ciò che fa specie è che a veicolare simili richieste sia stato il canale tematico dell'Inter stessa. Dunque la cosa sa tanto di minaccia alla Federcalcio, che è invitata a non lasciar passare le pretese di Blanc, se non si vuole rischiare una "guerra delle stelle" tra Juve e Inter.

Bene. In fondo l'Inter ha ragione. Nessun juventino deve pretendere arbitrariamente nulla (altrimenti saremmo interisti). Molto meglio aspettare le risultanze dei processi su Calciopoli a Napoli, e sullo spionaggio Telecom a Milano. La verità allora sarà evidente a tutti.
Loro non possono di certo sperare in nessuna sentenza. Possono solo sperare in un nuovo intervento di un Guido Rossi.

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domenica 15 novembre 2009

Porcherie

Pareri autorevoli hanno definito una porcheria il disegno di legge sulla durata dei processi; è roba politica, nel merito non entriamo (lasciamo che ci sguazzino i politici), rileviamo solo che sull'argomento oggi scrive Marco Mensurati su Repubblica, quello che aveva fatto il presunto scoop sugli incroci delle schede svizzere segrete, e poi era scomparso dalla circolazione (evidentemente passato ad altri incarichi redazionali, non sappiamo se più o meno importanti).

Mensurati scrive che "la nuova legge cancella anche Calciopoli", e ci sembra un giudizio frettoloso, mentre a Roma si azzuffano; dice anche qualcosa sul processo, e poi dà spazio all'ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara. Sul processo, in particolare, scrive che "nel giro di tre anni, tra polemiche, indulti, ricusazioni, stralci e riforme si è trasformato in una sorta di zombie giudiziario", e su questa conclusione, guarda caso, siamo d'accordo anche noi.

Con una differenza. Con i nostri articoli, a fronte del silenzio di Repubblica da un anno a questa parte, noi abbiamo dimostrato che il processo di Napoli (dopo quello di Roma sulla Gea) mezzo zombie lo era fin dall'inizio, con Paparesta che doveva essere il pentito, e invece è stato prosciolto, poi s'è aggiunta la ricusazione del giudice da parte dei pm (particolare che Mensurati fa finta di dimenticare), s'è aggiunto anche Manfredi Martino che avrebbe ipotizzato (almeno secondo la Gazzetta) che i giornalisti potessero essere corrotti (e quindi, teoricamente, anche Mensurati), alla fine è arrivato il maresciallo a dire che gli specchietti delle celle (per le allodole?) sono solo "verosimili", perché sicuri non possono esserlo, e così lo zombie è fatto e finito.

Per Mensurati, invece, l'unica preoccupazione è il processo breve perché adesso, secondo lui, Calciopoli sarà cancellata, sarà sufficiente che Moggi, Bergamo e Pairetto "lavorino per smontare l'accusa di associazione a delinquere", a quel punto la durata del processo con la nuova legge sarebbe ridotta a due anni e andrebbe tutto in prescrizione. Una porcheria, per dirla come gli onorevoli che si stanno azzuffando, ma a noi sembra una porcata anche tutto il ragionamento di Mensurati, perché smontare l'accusa di associazione a delinquere vorrebbe dire che tutto il processo sportivo è stato costruito sul nulla. Se questo dovesse succedere, indipendentemente da quello che decideranno a Roma sulla durata dei processi, la conclusione sarebbe che il più grave scandalo della storia del calcio sarebbe esistito solo nella mente di quelli come Mensurati.

Un'altra porcata è nello spazio concesso a Gazzoni Frascara, che sproloquia anche lui sui danni che farebbe l'eventuale legge su processi come quello di Napoli, a fronte della drammaticità della vicenda che lui ha vissuto col Bologna in termini, dice lui, non solo economici ma sentimentali. Mensurati trascura un dettaglio su Gazzoni Frascara, e cioè che è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel maggio 2009 dalla Procura di Bologna. Non ci interessa cosa succederà con una nuova legge a questo processo, prendendo però spunto da Mensurati e Gazzoni Frascara e ragionando su indulti vari, depenalizzazioni e durata dei processi, ci sarebbe da ricordare la frase di Ricucci sul "vogliono fare i froci col culo degli altri".

Ricucci, all'epoca, pensava a quelli del salotto buono; a noi vien da pensare a tutte le "maschere" che abbiamo incontrato nel mondo del calcio scrivendo di Farsopoli, ai tanti giornalisti e presidenti e alle loro porcate.

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lunedì 9 novembre 2009

Viva Radio Radicale!

Ebbene sì, Viva Radio Radicale! No, non siamo impazziti, non ci siamo buttati in politica, lungi da noi questa idea.
Ma non possiamo non esaltare Radio Radicale dopo quanto è successo in questi giorni nell'informazione italiana. Il cittadino medio adesso sa che il sorteggio degli arbitri era truccato, l'hanno scritto tutti i quotidiani e l'han ripetuto i TG. Scrive Repubblica: "Sorteggio truccato palline riconoscibili", gli fa eco la Gazzetta: "Calciocaos, nuove rivelazioni, quei sorteggi con la tosse"; mio Dio, in un periodo in cui imperversa l'influenza A c'è da aver terrore, rinchiudete Bergamo!
Non manca mai il Corriere: "Ecco come funzionavano le palline", più che di calcio forse si parla di andrologia.
Naturalmente molte cose che il teste Martino ha detto, e che potrebbero mettere la pulce nell'orecchio dei lettori non vengono riportate, lo fanno per i poveri lettori, non li vogliono turbare.
Hanno risparmiato loro la noia di leggere che Bergamo e Pairetto, in alcune occasioni, hanno detto al Martino "di cambiare le palline perché troppo ammaccate". Ma come??? delle belle palline ammaccate, così facilmente riconoscibili, vengono cambiate, allora forse... e no, alt, sono pensieri impuri!
Così come hanno risparmiato di tediare il lettore con la notizia che, stranamente, i PM non hanno pensato di sentire i giornalisti stessi che partecipavano al sorteggio, e soprattutto i notai che erano lì per controllare giusto la regolarità dello stesso sorteggio!
Ma forse i giornalisti sportivi non hanno partecipato alla recente manifestazione per la libertà di stampa, piena di gente che lottava per permettere ai cittadini di conoscere la verità.
Ed allora Viva Radio Radicale, che non ci risparmia i turbamenti derivanti dall'ascolto delle registrazioni dal vivo del processo di Napoli!
Parafrasando una vecchia canzone: "Allora senti cosa fò, soddisfazione non gli dò, io ascolto Radio Radicale"!

Lanciamo quindi un appello: Radio Radicale è una delle poche voci libere del panorama informativo italiano. Da oltre trent'anni segue i lavori del Parlamento con unanime riconoscimento di correttezza e obiettività. Se nella prossima Finanziaria non verrà riconfermata la convenzione per seguire i lavori parlamentari, la radio rischia di chiudere.
Noi, sportivi e juventini, abbiamo imparato ad apprezzare la loro professionalità grazie all'eccellente lavoro sul processo Farsopoli. Senza di loro saremmo nelle mani dei mille Palombi della "libera" stampa di questo paese. Inutile dire quale sarebbero i risultati.

Firmate e fate firmare l'appello affinché il Parlamento faccia vivere Radio Radicale. Ne abbiamo maledettamente bisogno, come sportivi ma soprattutto come cittadini.

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domenica 8 novembre 2009

La legge è uguale per tutti... la Gazzetta no!


Ogni buon tribunale riporta questa dicitura per ricordare che la legge si applica per tutti allo stesso modo, indipendentemente da chi sia l’imputato.
Poi c’è il tribunale rosa. Quello che accetta che venga tolto un grado di giudizio (Guido Rossi docet). Quello che sa le sentenze in anticipo. Quello dei processi lampo.
Eh sì, perché pensate che, anche se il processo Calciopoli va avanti, tra testimonianze contraddittorie dei testimoni dell'accusa e tentativi di ricusazione, da poco meno di un anno, a giudicare da quanto riportato dal giornale rosa si sarebbe tenuta finora una sola udienza.
Infatti, per la prima volta sulle pagine della Gazzetta dello Sport compare la cronaca di quanto accade in quel di Napoli. E neanche a farlo apposta si parte subito forte, con la scomodissima testimonianza di Manfredi Martino, ex segretario della CAN, sui sorteggi arbitrali all'epoca di Bergamo e Pairetto.
Pensate che, secondo la Pravda rosa, il genio maligno di questi grandi corruttori era tale da consentir loro di falsare un sorteggio (effettuato, tra l’altro, da un giornalista sotto gli occhi di un notaio e di inviati dei vari giornali e tv) semplicemente con un colpo di tosse!
Ma, siccome si sa che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, l'eroico Manfredi ha finalmente potuto confessare il segreto che si è tenuto dentro da tanto tempo e che, per ragioni sconosciute, ma sicuramente terribilissime, non ha potuto mai rivelare prima!
Una mazzata dunque per Moggi e la sua setta, penserà il lettore medio della Gazzetta. Se questo è il primo resoconto, figuriamoci cosa ci riserverà il futuro.
Infatti, il lettore medio della Gazzetta non sa che il teste Manfredi è stato smentito nella stessa udienza da Bergamo stesso, né che la sua stessa deposizione, ascoltata in viva voce su Radio Radicale e non letta sulle pagine dei giornali, risulta quanto meno contraddittoria (a esser clementi!), come del resto quasi tutte le testimonianze fornite finora dai testimoni dell’accusa.
Il lettore medio non si chiede perché, anche ammettendo (e non concedendo!) una presunta irregolarità, il giornalista e il notaio responsabili del sorteggio non siano sotto accusa. E nemmeno si chiede perché, sempre in base a questa ipotesi, l'arbitro sorteggiato per Milan-Juve (è a questa partita che si riferisce la testimonianza) sia stato Collina, quello che desiderava incontrarsi in segreto con Galliani nel ristorante di Meani.
E non lo fa semplicemente perché la Gazzetta non glielo dice. E a lui sta bene, perché questa "verità" fabbricata su misura fa infinitamente comodo. Pensate che frustrazione, per un tifoso dell'Inter o del Milan, sapere che non solo la Juve vinceva regolarmente, ma addirittura forse erano le milanesi a fare cose poco chiare e (almeno per quanto riguarda l'Inter) a perdere sistematicamente!
Però qualcuno glielo dovrà pur dire, un giorno, che Moggi non ha sequestrato Paparesta, non chiamava gli arbitri, che i sorteggi erano regolari, e via dicendo.
E quando la Gazzetta e i giornali simili (perché non credano di salvarsi altre testate "imparziali" come Repubblica o il Corriere della Sera, tanto per fare due nomi) cercheranno qualche giustificazione astrusa, come quella che la giustizia sportiva fa il suo corso indipendentemente da quella ordinaria (altra "verità" falsa, basta leggere l’articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva), allora chi ha seguito davvero i fatti, chi ha pazientemente aspettato che la verità (senza virgolette stavolta!) venisse a galla, potrà finalmente bearsi di una Giustizia che speriamo possa prevalere senza tenere conto del sentimento popolare, ma soltanto della Legge che, come si legge in ogni aula di tribunale, è uguale per tutti.
Anche per Moggi e per la Juve.

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sabato 7 novembre 2009

Colpo di teatro? No, colpo di tosse

E venne il giorno della testimonianza di Manfredi Martino, segretario alla CAN ai tempi di Pairetto e Bergamo.
I padri nobili di Calciopoli erano ormai all'ultimo stadio della crisi di astinenza, quello che fa ripetere in coro "Il processo di Napoli è ininfluente sulle condanne della giustizia sportiva", quando la performance di Martino, non proprio stupefacente, ma pur sempre dotata di massiccio effetto placebo, li ringalluzziva come ai tempi belli del mitico anno 2006.
Non sappiamo quanto sia durato l'effetto benefico, ma certamente è stato intenso e inebriante, facendo rivivere sensazioni diffuse che sembravano ormai irrecuperabili.
Il teste Martino ha portato le sue, di sensazioni, e come per incanto i roseabondi cronisti hanno raccontato del colpo di teatro consumatosi dinanzi alla Casoria ricusata, che, con perfida e sicuramente incompresa ironia, ha ammesso la deposizione con un "Bene, ascoltiamo le sue sensazioni ...", frase che riecheggia i titoli dei compiti in classe di italiano, sui quali tutti in giovane età ci siamo chinati e spremuti: "Tema: Calciopoli è stato il più grande scandalo della Storia del Calcio, la Juventus e la sua Cupola i loro artefici. Esponi le sensazioni che hai provato".
E Martino, da bravo scolaretto, ce le ha raccontate tutte.
La partita era Milan-Juve, quella dell'Ibra azzoppato da prova pistocchia.
L'arbitro era Collina, conoscente culinario di Meani.
Non si sa se le bandierine andarono su e giù.
Si sa invece che l'estrazione del nome di Collina fu preceduto o forse seguito da un colpo di tosse di Bergamo, che la pallina col nome dell'arbitro venne dal giornalista estratta dopo, o forse prima, dell'estrazione della pallina con l'indicazione della partita da parte di Pairetto.
Resta il dubbio, anche nelle sensazioni di Martino, se il trucco dovesse servire per estrarre Collina o, più probabilmente, se il colpo di tosse esprimesse il rammarico di Bergamo per essere stato estratto l'arbitro indesiderato (dalla Juve soltanto, ovviamente).
Le palline giocano un ruolo fondamentale: si dice che fossero riconoscibili e, se così è stato, la conclusione dovrebbe essere che il giornalista le abbia riconosciute e che abbia preferito Collina ad altro arbitro. Trucco a fin di bene, si dirà, ma trucco comunque.
Saranno corrispondenti a verità le sensazioni di Martino?
L'unico elemento difficilmente smentibile da Bergamo è quel colpo di tosse. Come potrebbe ricordare se tossì per Milan-Juve? Sarebbe come confessare l'inghippo.
Si era verso la fine della stagione, fuori dai rigori invernali e dalle facili bronchiti, periodo fortemente sospetto per una tosse suscitatrice di sensazioni a dirigenti arbitrali.
A meno che non si trattasse di una maledetta primavera.
Si consiglia alla difesa di chiamare al banco dei testimoni Loretta Goggi.

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martedì 27 ottobre 2009

Scoop sul processo di Napoli!

La giornata di ieri al processo di Napoli contro Giraudo è stata molto importante; è intervenuto il suo avvocato, ed ha parlato anche Giraudo che poi, all'uscita, ha anche rilasciato delle dichiarazioni. Tuttosport è stato l'unico giornale che ha dato rilievo all'accaduto, annunciando in prima pagina (tra un articolo su Diego e un altro su Iaquinta) che "Giraudo va all'attacco e smonta il teorema di Calciopoli".

Leggendo la mezza pagina che il giornale dedica al processo risaltano questi punti: Giraudo s'è messo a disposizione della pubblica accusa, ma Narducci non gli ha posto nessuna domanda; il suo difensore ha osservato che tutto il processo si basa sulle schede svizzere, e che Giraudo con queste schede non c'entra niente, tant'è che nella requisitoria del pm Beatrice il suo nome non compare; a conclusione di un intervento di due ore l'avvocato ha sostenuto che, per come è impostata l'accusa, l'ipotesi dell'associazione a delinquere riferita a Giraudo non ha fondamento.

Si tratta di spunti molto importanti anche perché, dovesse cadere l'accusa di associazione a delinquere per Giraudo, potrebbe crollare anche l'intera impalcatura di Calciopoli, visto che (per citare il professor Sandulli) la stessa non era basata su illeciti o partite truccate, ma proprio sull'associazione con fini delinquenziali (e infatti nel nuovo Codice di Giustizia Sportiva è stato introdotto un articolo ad hoc).

A parte Tuttosport, gli altri giornali non si sono scervellati a scrivere per incuriosire i lettori; il Corriere della Sera, anzi, ha completamente bucato la notizia sull'udienza del rito abbreviato di Giraudo ma, in compenso, sul processo di Napoli ha fatto un altro scoop.

Il fido Fabio Monti, infatti, ci informa che Moratti è sul chi vive e che vuole capire meglio "al di là di qualche problema tecnico del Tribunale"; per spiegarsi meglio, Monti aggiunge che Calciopoli è un'esperienza che il presidente "non dimentica", e sulla quale, anzi, "mantiene alta la soglia di attenzione". E questo è appunto lo scoop: Palombo già lo scorso anno assicurava dalla Gazzetta che Calciopoli era da considerarsi felicemente chiusa, adesso invece scopriamo che Moratti (o meglio: Fabio Monti per conto di Moratti) sta in guardia.

Avendo il giornale bucato la notizia sul processo e su quanto accaduto ieri, i lettori del Corsera potrebbero non capire perché Moratti sia preoccupato; se poi dovesse trattarsi di lettori che al bar sport si bevono i titoli della Gazzetta, lo stupore sarebbe ancora più grande.

Nella nostra redazione, invece, non ci stupiamo affatto e non ci sorprende che a Milano mantengano alta la soglia di attenzione, specie Fabio Monti per conto di Moratti.

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domenica 25 ottobre 2009

La Casoria e i valori di Facchetti

Articolo pazzesco del Corriere della Sera, che appoggia le tesi dei due PM del processo di Napoli, sulla richiesta di ricusazione della presidentessa del collegio giudicante. Addirittura si ritiene normale e giusto che la giudice venga ricusata perché donna, e quindi non in grado di capire di cose di calcio. Robe da matti.
Ma la Casoria non è in grado di capire perché donna o perché inesperta di calcio? Se è vera la prima ipotesi, le donne giudice possono, per caso, giudicare solo su controversie legate al cucito e ai ricami? Se è vera la seconda i giudici, oltre a possedere una laurea in giurisprudenza, devono possederne un'altra sulla materia oggetto del contendere? Per esempio, se si tratta di un incidente aereo devono possedere anche una laurea in ingegneria aeronautica o, se si tratta di un fallimento aziendale, devono possederne una in economia?

Ma basta, abbiamo parlato ad nauseam di questa faccenda kafkiana della ricusazione della Casoria. Abbiamo deciso anche noi di rifarci ai valori di Facchetti.

Vorremmo una Juventus che offrisse un posto in CdA a Gabriele Galateri di Genola, così magari ci mette in contatto con l'attuale manager della security Telecom, e magari quest'ultimo, di sua spontanea iniziativa, metterà in piedi una "macchina spropositata" contro i nostri avversari.
Vorremmo una Juventus che acquistasse Cristiano Ronaldo, tanto poi ci pensa Genola a farci pagare il 30% dell'ingaggio dalla Telecom.
Vorremmo che Blanc diventasse amico di un arbitro di Torino, così magari prepara un dossier contro gli arbitri che ci fischiano contro.
Vorremmo che la Juventus ingaggiasse degli investigatori privati per sapere cosa fa di notte Poulsen, magari riusciremmo a capire perché gioca da fermo.
Vorremmo avere in squadra tutti stranieri, e se magari le regole non lo permettono, ci penserà qualcuno a trovarci qualche patente e passaporto farlocco.

Una volta fatto tutto questo, anche noi saremo simbolo di "onestà e giustizia". E sicuramente otterremo anche l'ammirazione del Corriere della Sera.

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mercoledì 21 ottobre 2009

Sceneggiata napoletana

Fulvio Bianchi e Claudio Zunino ci informano su una novità clamorosa in relazione al processo di Napoli.
I Pubblici Ministeri chiedono infatti la ricusazione del presidente, la Dottoressa Casoria. Molto inusuale la cosa, per due ordini di motivi:

1) Non ci è mai capitato di sentire parlare di PM che chiedono la ricusazione del giudice. In genere sono gli avvocati difensori che compiono questa mossa, sia per guadagnar tempo sia perché vi è una cinghia di trasmissione (l'ordinamento prevede la carriera unica per giudici e PM) tra accusa e collegio giudicante, e come si può capire ciò favorisce generalmente i PM stessi.

2) La motivazione addotta per la ricusazione sarebbe il fatto che la dottoressa Casoria avrebbe fornito anticipazioni sulla sentenza. I PM, a detta dei due giornalisti di Repubblica, si attaccherebbero alla famosa frase "abbiamo cose più importanti da fare", pronunciata dalla Casoria.

Se così stanno le cose, possiamo dire che la richiesta oltre che inusuale è pretestuosa. Già abbiamo spiegato in un nostro articolo che, in realtà, la frase incriminata è falsa. Falsa per omissione, come può essere facilmente dimostrato dalle registrazioni di Radio Radicale (anzi, speriamo che la prossima mossa dei PM non sia la richiesta di espulsione dall'aula della benemerita fonte d'informazione). Falsa dicevamo, perché la continuazione della frase della Casoria chiariva immediatamente che erano da considerare più importanti i processi con detenuti in attesa di giudizio. Considerazione ineccepibile per chiunque abbia un minimo di raziocinio, e un minimo di buonafede. E' ovvio che un processo dove ci sono persone private della libertà, e ancora innocenti fino a prova contraria, è più importante. Non lo diciamo noi, non lo dice neanche la Casoria, lo dice innanzitutto la Costituzione della Repubblica Italiana. Poi, sarebbe da considerare anche l'incongruenza logica nel ragionamento dei PM, se fosse vero ciò che anticipano i giornalisti: un giudizio sull'importanza del processo non equivale ad un giudizio di innocenza degli imputati; è ovvio che, per esempio, un processo per "violenza privata" è meno importante di un processo per strage. Ciò non implica che, se il giudice del processo per violenza privata esternasse questo banale giudizio, successivamente questi assolverebbe gli imputati del suo processo!

Verrebbe quasi da pensare che i PM vogliano guadagnar tempo. Arrivare a prescrizione. E chi segue il processo può immaginare anche il perché (rileggetevi, per esempio, il nostro pezzo sulla deposizione di Nucini, viene da pensare che sul banco degli imputati vi siano le persone sbagliate).
Altrimenti, si può pensare che i PM vogliano premere sul collegio giudicante, che non pare composto da persone che considerano Ruggiero Palombo fonte di una dottrina abbastanza autorevole da esser presa in considerazione.

Altre spiegazioni noi non riusciamo a ipotizzarle. Sappiamo solo che i PM non stanno facendo una grande figura. Per rimanere molto, molto sul leggero.

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lunedì 5 ottobre 2009

La mancata chance

Mi ha colpito molto la vicenda di Berlusconi che deve risarcire De Benedetti per la vecchia storia che, ai tempi, venne definita "guerra di Segrate".
Mi ha incuriosito molto sia l'enormità della cifra in ballo (quasi 750 milioni di euro), sia la motivazione della sentenza: la cifra è dovuta per la "mancata chance" subita da De Benedetti, che non ha potuto creare il maggior gruppo editoriale italiano.
Lungi da me l'idea di affrontare questo argomento dal punto di vista giuridico; ho ormai sbiaditi ricordi anche del mio caro vecchio libro di Diritto Privato (il mitico Torrente-Schlesinger, ah cari bei tempi andati) per azzardare commenti.

Però, da uomo della strada, un pensiero mi è venuto in mente: a quanto ammonterebbe il risarcimento per la "mancata chance" che la Juventus ha dovuto subire per lo scandalo di Calciopoli?

Proviamo a fare un giochino, le cifre le lascio a voi:

- Mancata chance di partecipare alla Champions League per due anni di fila.
- Mancata chance di partecipare alla serie A per un anno.
- Mancata possibilità di competere per vincere causa distruzione della squadra.
- Mancata possibilità di acquisire nuovi sponsor visto il danno d'immagine.
- Mancata possibilità di usufruire della competenza tecnica dei migliori manager del calcio italiano (Moggi-Giraudo-Bettega).
- Mancata possibilità di usufruire della competenza del miglior allenatore del calcio italiano (Capello).
- Congelamento per tre anni della costruzione dello stadio di proprietà, con annessa mancata chance di avere un vantaggio ancora maggiore rispetto alla concorrenza.

Naturalmente, oltre a questa "mancata chance", che a rivedere di sfuggita il mio vecchio libro sembra assomigliare al "lucro cessante" (almeno "roughly", per dirla all'inglese), vi è tutta la questione legata al "danno emergente".

Fate un po' voi i conti sul "danno emergente", visto che a me la domanda che assilla è un'altra: nel caso in cui Giraudo fosse assolto per il reato di associazione a delinquere, chi dovrebbe ripagare la Juventus, i suoi azionisti e i suoi tifosi per tutti i danni morali, da "danno emergente" e da "lucro cessante"?

Quasi quasi scrivo una lettera all'avvocato Franzo Grande Stevens!

Drago di Cheb

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giovedì 17 settembre 2009

L'ostinazione dei fatti

I fatti sono ostinati, c'è poco da fare. In un modo o in un altro, quando tutto sembra finito nel dimenticatoio, tornano a galla. Anche se tutti ("federali", giornalisti, tifosi antijuventini) vorrebbero che si dimenticassero.

In Argentina, infatti, pare tenga sempre banco lo scandalo passaporti: quello fatto scoppiare dal Console italiano a Buenos Aires per gravi irregolarità in merito alla concessione della cittadinanza italiana a circa settecento persone. L'Alta Corte argentina ha infatti convalidato gli arresti ordinati a partire da questa inchiesta.
Manco a farlo apposta, in tutta questa squallida storia c'è di mezzo quella Maria Elena Tedaldi condannata dal Tribunale di Roma per essersi inventata di sana pianta un antenato italiano di Veron. Antenato che, come si suol dire, cadeva proprio "a fagiolo", perché Veron, fornito di passaporto italiano, liberava un posto in squadra ad un altro extracomunitario.

E qui ci sono rivenuti in mente dubbi e domande che ormai sembravano caduti nel dimenticatoio.

Come può essere considerato legittimo lo scudetto "lagunare" vinto dalla Lazio, visto che schieravano, grazie a un passaporto falso, un extracomunitario in più?

Poi, una piccola considerazione in ordine a Calciopoli: ma come è possibile che la Juve di Moggi, Giraudo e Bettega, che in teoria condizionava i campionati, se li facesse poi fregare (con mezzi che bonariamente definiamo imbarazzanti) dalle cosiddette "vittime del sistema"?
C'è qualcosa che non torna. Se la cupola ipotizzata dai PM napoletani esisteva veramente, senza dubbio era la cupola più scalcinata della storia.

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martedì 1 settembre 2009

In Porto veritas

Abbiamo ricordato sul sito il ritiro del ricorso al Tar (era il 31 agosto 2006) per ribadire le ragioni del nostro impegno. In quella occasione molti commentatori della domenica ragliarono sulle specificità della giustizia sportiva, che deve essere veloce e non guardare in faccia a nessuno, che può cambiare i giudici in corsa e ridurre i gradi di giudizio. Una giustizia sportiva, a loro dire, che impone alle società di fermarsi alle sentenze alla Sandulli.

Prendiamo spunto da quei ragli per ricordare il caso del Porto, rimasto coinvolto nello scandalo dei "fischietti d'oro" del 2003-2004. La Federazione portoghese nel 2008 penalizzò il Porto di 6 punti per tentata corruzione e a quel punto l'Uefa, regolamenti alla mano, escluse il Porto dalla Champions; la squadra portoghese però, si è rivolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna (si vede che lì non c'erano liti tra eredi, e montezemoli a intervenire come garanti), che il 15 luglio 2008 ha invalidato l'esclusione e rimandato la pratica all'Uefa per gli approfondimenti del caso. Nel luglio 2009 l'Uefa, dopo averci ragionato a lungo, ha deciso di depennare il procedimento prendendo atto di "non essere in diritto di decidere"; e così anche quest'anno il Porto disputa la Champions.

Nessun Guido Rossi e nessun Sandulli, ma un richiamo al diritto da parte della stessa Uefa, questa è la verità che si ricava dalla vicenda del Porto; vicenda che sarà certo diversa da quella di Calciopoli, fermo restando, però, che alla fine è appunto una questione di diritto, di regole da applicare, ma anche di diritti da rispettare, di leggi e norme di carattere generale che non possono essere offese dalla specificità del calcio; la giustizia sportiva, questo si ricava, non può essere una specie di terra di nessuno dove si emettono sentenze senza capo né coda, e poi arrivano gli esperti della domenica a dire "chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato".

La vicenda del Porto è quindi la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che nell'estate 2006 sono state dette (e fatte) un sacco di cazzate. Certo è una amara consolazione, ma ricordiamoci che la scorsa estate il professor Sandulli ha dovuto ammettere pubblicamente che nello scandalo del 2006 non c'erano illeciti, e si è punito il reato associativo e che di tutte le cazzate di quella estate questa potrebbe essere la più grande di tutte, e di sicuro è la più importante. Perché il reato associativo all'epoca non era previsto dal Codice di Giustizia Sportiva; perché il reato associativo è lo stesso contestato nel processo di Napoli.

E' per questo che abbiamo sempre detto, e ribadiamo, che sarà fondamentale la sentenza definitiva sulle accuse dibattute a Napoli. In dipendenza di quella sentenza dovremo noi, tifosi e azionisti, dire legalmente la nostra: ci sarà tempo e modo per studiare come difendere i nostri interessi, ricordando che i due scudetti revocati hanno, tra l'altro, a che fare con la ripartizione del ricavato dei diritti TV. A parte, cioé, tutti i danni patrimoniali provocati a suo tempo dalla sentenza Sandulli, ce ne sono altri che potrebbero arrivare nei prossimi anni; quand'anche sui primi la rinuncia al Tar avesse chiuso la porta a ogni tipo di ricorso, sui danni a venire sono aperte porte e finestre.

Sarà di sicuro una storia ancora lunga, ma la verità venuta fuori nel caso del Porto è lì a dirci che è possibile che alla fine a deciderla non siano Guido Rossi e Montezemolo. Loro ci hanno provato nell'estate 2006 (con quella specie di processo, e con l'inaccettabile rinuncia al ricorso al Tar), e potrebbero aver commesso qualche errore; a deciderla a tempo debito potremmo essere noi: diecimila, ventimila o magari, perché no, cinquantamila juventini veri che difendono i loro diritti.

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mercoledì 29 luglio 2009

Il calcio specchio del Paese?

Come da noi ampiamente previsto, sono arrivate le richieste di ricusazione del collegio giudicante al processo di Napoli. A presentare la domanda sono stati i legali del Brescia e dell'Atalanta, secondo i quali la Casoria, che aveva escluso le due società come parti civili, con le sue esternazioni sulla serietà del processo avrebbe dimostrato di nutrire pregiudizio verso le tesi accusatorie.
Già vi abbiamo spiegato come la maggior parte dei giornali abbia manipolato il pensiero della giudice, tagliando un pezzo della frase incriminata. Una operazione sporca, l'ennesima di questa incredibile farsa.

L'impressione è che per qualcuno questo processo non s'ha da fare. Deve risolversi con una bella prescrizione. Così i gazzettari potranno urlare che "Moggi si è salvato grazie alla prescrizione", ovvero l'esatto contrario di ciò che si potrebbe verificare arrivando a sentenza.

Non ci stupiamo più di nulla. Questo perché, da quando abbiamo iniziato questa modesta impresa editoriale, abbiamo avuto modo di capire che lo scandalo di Calciopoli va ben aldilà del calcio. E' un qualcosa di molto più grande. Basti pensare che in quel periodo vi furono altre operazioni similari (nelle tecniche, ma anche nei beneficiari) di "character assassination". Il primo a subodorare qualcosa fu il grande Enzo Biagi in un'intervista al Tirreno. Noi, essendo dei dilettanti, ci arrivammo con un po' di ritardo.

Successivamente si è capito che si è mossa contro la Juve una banda (non possiamo dire su ordine di chi, sebbene lo abbiano capito anche i sassi), annidata all'interno della Telecom, che passava il tempo a spiare mezza Italia che conta.

Tutto questo, a nostro avviso, sta a dimostrare che qualcuno è preoccupato dallo svolgimento del processo di Calciopoli, perché da esso potrebbero emergere anche verità sconvenienti su tutto ciò che è accaduto nella torrida estate degli scandali italiani sul filo del telefono. Estate degli scandali che ha modificato gli assetti del potere in questa nazione.

Una ragione in più per andare avanti. Una ragione in più per combattere questa battaglia di civiltà. Combattere per la verità e la giustizia nello scandalo di Calciopoli vuol dire anche combattere per un paese migliore. Dove non sono dei ristretti inner circle (o salotti più o meno buoni) a decidere chi governa, chi controlla i giornali, chi amministra le banche e chi vince il campionato di calcio.

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martedì 14 luglio 2009

Incrocio pericoloso

Mentre a Napoli il giudice e lo svolgimento del processo stanno deludendo le attese dei colpevolisti a prescindere, a Milano va avanti l'impianto del processo per il dossieraggio della "banda Tavaroli", e Luciano Moggi è stato ammesso tra i danneggiati dello spionaggio sul calcio (la famosa "Pratica Como").
Già nell'autunno del 2006 c'era stato qualcuno che aveva colto dei collegamenti tra Calciopoli e lo spionaggio di Tavaroli, ma s'era beccato le accuse più svariate (visionario, squadrista, rancoroso per ricordarne alcune); sono passati tre anni, ma sembrano tre secoli: quelle accuse, come dei boomerang, hanno finito per squalificare chi le aveva fatte e adesso i due processi potrebbero procedere in parallelo, e magari finire per incrociarsi.
A Milano, infatti, potrebbe venir fuori chi ha ordinato a Tavaroli il dossieraggio sul mondo del calcio che, non dimentichiamolo, ha riguardato gli stessi personaggi (da Moggi al segnalinee Ceniccola, passando per Giraudo e De Santis) che poi Dal Cin ha messo dentro la sua "deposizione spontanea" del giugno 2004 da cui è nata l'indagine della procura di Napoli.
La Telecom si è chiamata fuori da alcuni dossieraggi, e quello sul calcio è uno di questi; anzi, ha dichiarato ufficialmente che dovrà risponderne chi li ha commissionati. Già, chi ha commissionato a Tavaroli la Pratica Como, e perché?
Potremmo saperlo se, appunto i due processi, come dice la logica e ipotizzava qualche visionario-squadrista-rancoroso, dovessero incrociarsi, se a Milano Tavaroli farà luce su quella pratica che finora ha chiamato in causa solo il defunto Adamo Bove che, comunque, non poteva essere di certo l'utilizzatore finale.

Per qualcuno questo eventuale incrocio potrebbe allora risultare molto, molto pericoloso.

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martedì 7 luglio 2009

Dimensioni parallele

Nel marasma della disinformazione sembra utile tirare le somme su alcuni fatti.
Esiste, evidentemente, in una dimensione parallela di qualche genere, un Luciano Moggi che chiuse a chiave un arbitro nel suo spogliatoio. Che esista lo sappiamo sulla parola di tanti stimati giornalisti, che si trovi in un'altra dimensione lo sappiamo perché è stato appurato che il Luciano Moggi che noi conosciamo, quello che vive nel mondo reale, non ha commesso nulla di tutto ciò.
Esiste in una dimensione parallela un Luciano Moggi che pilotava i sorteggi arbitrali; non nella realtà perché questa tesi è stata smentita ad ogni livello, da quello logico, a quello statistico, a quello giuridico, compresa la giustizia sportiva.
Esiste in una dimensione parallela un Luciano Moggi che diffama altre persone attribuendo loro atteggiamenti disonesti; non è quello che conosciamo, il quale pur querelato è stato assolto perché il fatto non sussiste.
Esiste un Luciano Moggi che esercitava il suo potere corrompendo la classe arbitrale per ottenere arbitraggi di favore ed ammonizioni mirate, ed al processo di Napoli i testimoni lo stanno portando alla luce; tutto ciò accade in una dimensione parallela, non nella realtà, e le registrazioni del processo sono a disposizione se volete verificare.
Esiste in una qualche dimensione parallela un campionato perfettamente regolare, non inficiato da errori arbitrali, in cui tutte le società possono competere alla pari, in cui per tutti valgono le stesse regole; non è certamente quello che abbiamo visto ogni domenica nella realtà, in cui (tralasciando la questione arbitraggi) il semplice uso di cosmesi finanziarie consente alle società più disinibite di mettere in campo risorse dieci volte superiori a quelle delle concorrenti.
Esiste in una dimensione parallela una giustizia sportiva affidabile, che applica serenamente i propri regolamenti per giudicare i tesserati: di certo non nel mondo reale, in cui Luciano Moggi è stato processato pur non essendo più tesserato, ed in cui lui e la Juventus sono stati condannati in base a regole scritte durante e dopo il processo stesso.
Ora, quando compreremo un giornale, sarà sempre bene chiedersi se le notizie che ci racconterà riguardino il mondo reale, o piuttosto qualche fantasiosa dimensione parallela.

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sabato 4 luglio 2009

Silenzio, o faccio sgomberare l'aula!

Il dibattimento a Napoli è cominciato con l'audizione dei primi testimoni e non si può dire che abbiano portato fieno alla cascina dell'accusa.
E' però presto per festeggiare. Per ora basta registrare che questi testimoni non erano un granchè, probabilmente avevano una valenza marginale ed oltretutto non pare che abbiano fatto una grande figura.
Forse pensavano che davanti ad un tribunale penale le loro parole avrebbero suscitato lo stesso interesse e lo stesso rilievo riservati loro dalla stampa e dalla giustizia sportiva qualche anno fa e così la loro importanza marginale ha finito per influenzare anche la loro performance, riducendoli in almeno un caso a parodia del testimone.
Questo primo spezzone del processo è però interessante per riscontrare l'impatto che ha avuto nella platea dei giornalisti sportivi.
Alcuni hanno da queste testimonianze elaborato una proiezione sui successivi testimoni, prevedendo che saranno della stessa qualità dei primi e conseguentemente hanno scelto di non parlarne, almeno per ora, unendosi ai colleghi divenuti dubbiosi, oppure (vedi il caso Beha) ipotizzare fin d'ora che Calciopoli è stata una grande farsa e che alla fine le vittime dovranno ricevere delle scuse.
Tra tanti silenzi brillano invece quei giornalisti, ai quali la pochezza processuale del narrato di quei testi è totalmente sfuggita, chè anzi, ritenendoli importanti e rilevanti per la propria impostazione accusatoria, finiscono per male interpretare l'ironia o l'insofferenza del presidente del tribunale, la dottoressa Casoria.
Forse il punto è proprio qui, non riescono a sorridere o a spazientirsi anch'essi perché quello che sentono testimoniare ora a Napoli ricorda quello che riempì le colonne dei loro giornali negli anni passati e che all'epoca sembrò loro così scandalosamente importante.
Alla dottoressa Casoria, invece, probabilmente avrà qua e là richiamato alla mente qualche scena dei famosi processi in cui si cimentarono Totò e Peppino De Filippo, suoi concittadini illustri.

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mercoledì 1 luglio 2009

Un signore e tanti pistola

Com'era prevedibile l'eventuale rientro di Moggi nel mondo del calcio ha fatto scandalo, scatenando sui giornali ipocrisia e moralismo a fiumi. Nessuno ha parlato di Preziosi che, da inibito, gestisce il Genoa, incontra chi vuole, va da Moratti per la cessione di Milito e Motta, partecipa a riunioni informali in Lega; tutti invece, a cominciare da Abete, a parlare a vanvera di giustizia sportiva da rispettare, tutti a fare i moralisti (a pagamento), tutti col pollice verso.
Ci piace allora segnalare Riccardo Signori che sul Giornale si schiera a favore. A favore intanto perché Moggi capisce di calcio, ma a favore anche perché il mondo del calcio è "turpe e deturpato" e allora, si chiede Signori, "perché mai tutti devono farla franca e Moggi restare il re degli sporcaccioni?" Da mosca bianca e voce fuori dal coro il giornalista ricorda gli altri casini del calcio: bilanci in rosso, passaporti taroccati, stipendi milionari, procuratori ingordi, doping, presidenti che spendono a vanvera.
Può essere condivisibile oppure no, ma almeno il punto di vista di Signori prende a pretesto Moggi per riferirsi, più in generale, al calcio e ai suoi problemi e questo, rispetto alla stupidità di quintali di inchiostro che si legge in giro, finisce per essere un ragionare da signore. Che fa risaltare ancora di più il finto perbenismo e l'ipocrisia di quelli che non sanno di Preziosi, non leggono i bilanci dell'Inter, dimenticano il passaporto di Recoba e si riempiono la bocca di giustizia sportiva solo quando parlano di Moggi.
Se, oltre a questo, scrivono anche dei pistolotti con l'intenzione di redimere il mondo del calcio turpe e deturpato, allora finiscono per fare la figura dei pistola e a leggere i giornali di oggi sono tanti a farla.
Prendiamo, per dire, il Corriere della Sera, che a Moggi dedica più di mezza pagina e fa fare il pistolotto a Daniele Dallera. Sapete cosa scrive Dallera per dimostrare che Moggi è un mostro? Scrive che Moggi ha cercato nientepopodimeno che di infangare la figura di Facchetti "attribuendogli vizi e comportamenti suoi ". Scrivendo robe del genere, a nostro avviso, qualunque giornalista la figura del pistola la fa doppia: fa finta di non sapere quello che sta succedendo al processo di Napoli: finisce così per scambiare Nucini e Gazzoni Frascara (sono loro che a Napoli hanno dovuto parlare dei vizi di Facchetti) con Moggi, due gentiluomini scambiati con un mostro.

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A cosa serve Sky?

Quando la televisione di Murdoch sbarcò in Italia, si udirono urla di giubilo. Era arrivata finalmente anche da noi l'informazione libera e indipendente.
Il fatto curioso è che in Italia a gridare al cielo la propria gioia per l'arrivo dell'editore di estrema destra della Fox - some people say - News, ben noto per le sue ingerenze nelle redazioni, era la sinistra. Ma di cosa ci si può stupire nell'Italia dove la moglie di un petroliere fa politica "alternativa" rosso-verde?
Scusate la divagazione e veniamo a noi.

Ieri nel telegiornale di Sky Sport manco una parola sul processo di Napoli ai criminali di Calciopoli. In compenso nel tg diretto dall'anchorman Sabatini (ex addetto stampa dell'Inter) parte la caccia alle streghe contro Ceravolo, neo assunto nello staff dirigenziale del Bologna.
Sebbene Ceravolo sia persona incensurata e senza carichi pendenti, sia dal punto di vista penale che della giustizia sportiva, è stato trattato come burattino di Moggi e quindi implicitamente come futuro trascinatore del Bologna in chissà quali loschi traffici. Roba da delirio giacobino.

In compenso, dicevamo, sul processo di Napoli niente. Eppure c'erano notizie interessanti. Per esempio vi ricordate le schede svizzere che inchioderebbero (sic) Moggi alle sue colpe? Beh, il famoso rivenditore De Cillis, chiamato a testimoniare, ha ammesso che anche il dirigente dell'Inter Marco Branca era suo cliente. Interessante vero? Ma non per Sky, la televisione che per alcuni sprovveduti avrebbe riportato la democrazia in Italia.
Chissà come mai tutti si riempiono la bocca di contumelie contro il mostro Moggi reo, però, di crimini talmente innominabili che è meglio non parlarne proprio.

Questa è la nostra Italia. Questa è la qualità dell'informazione. Ora, per favore, spegnete la televisione e il computer e andate a farvi una passeggiata.

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lunedì 29 giugno 2009

Un processo ai fantasmi

Abbiamo riletto le deposizioni dei primi testimoni dell'accusa al processo di Napoli, e ci sono rimasti in mente dei passaggi che vogliamo riportare estraendoli liberamente, ma in un modo che non dovrebbe alterarne il senso; chiunque è libero comunque di verificare negli originali.

Dalla deposizione in tribunale di Dal Cin:
"...vede, vede lei mi sta chiedendo delle cose che sono difficilissime da da illustrare e da affermare... perché lei può avere la sensazione... lei... il comportamento di un arbitro non è in grado neanche dalla registrazione di dimostrare che lei era in malafede, perché magari ti ha dato il rigore contro ma era coperto e quindi poteva non vederlo... eeeh il fuorigioco è stato un momento, aveva la posizione, non poteva vederlo... quindi questo che lei mi chiede io non sono mai stato in grado di affermarlo, perché nessuno di noi addetti ai lavori lo poteva fare... mi pare che sia stato dimostrato dopo, dalle intercettazioni telefoniche, dalle altre cose che ha di fatto ricostruito quello che noi pensavamo e dubitavamo con qualcosa di concreto. Io di concreto non avevo niente... neanche i miei colleghi non avevano niente in quel momento .... cioè il nostro pensiero era che il Messina calcio era una società amica di Luciano Moggi e della Juventus, e che quindi usufruiva di questi vantaggi. Ecco, questo era il nostro pensiero, il nostro convincimento, le nostre sensazioni come le ho detto prima, nessuno di noi era in grado di dimostrare che questo fosse vero... eravamo solo convinti che fosse così. Adesso è imbarazzante voler dire delle cose perché sono venuto conoscenza di altre cose dopo, no a seguire dei tempi ovvio ho letto tutte le cose che sono state intercettate, quindi quelle convinzioni, quei pensieri hanno trovato conforto su altri fatti, ma noi fatti veri li avevamo solo in campo che vedevamo un arbitro arbitrare in una certa maniera, e come le ho detto prima la valutazione del comportamento dell’arbitro è soggettiva e quindi quando le dico che il Messina faceva parte di un gruppo di amici era un nostro pensiero..."

E dalle risposte dell'arbitro Nucini:
Su Facchetti: "... io non gli ho mai accennato di quello che stavo facendo se non raccontargli di fronte ad un caffè in un bar pubblico le mie sensazioni e il mio dispiacere di quello che stava accadendo, e poi alla fine di quella stagione sportiva io l’ho incontrato nel suo ufficio in via Verdi a Bergamo... l’unica cosa che c’era da stabilire è di capire, di capire se tutto nasce per caso o se ci fosse dietro, se ci fosse stato qualcosa che determinava... io voglio essere molto chiaro, cerchiamo di distanziare le cose... quando io sono arrivato alla CAN i sospetti che avevo non sono di quelli che sono emersi tuttora ok? Però è evidente, capivo, capivo che c’era una situazione che se ti rendevi amico del gruppo forte o ti confacevi avevi la possibilità... in pratica, la possiamo racchiudere in un’affermazione totale... non c’era meritocrazia..."
A domanda dell'avvocato se lui nutrisse sfiducia verso tutte le persone dell'ufficio indagini risponde: "Non tutte... ehh diciamo io credo che... io credo, io credo che quello che è emerso in questa indagine che è stata fatta e per il motivo che ci troviamo qui credo che molte persone a chi ti rivolgevi forse non trovavi aiuto", e più avanti: "Ma tutto quello che è emerso, tutto quello che è emerso secondo Lei... soprattutto quello che è emerso, secondo Lei è credibile o non è credibile? Mi risponda Lei!"

Inoltre ecco altre parole di Gazzoni Frascara:
"... Infatti, la domenica successiva ci fu Bologna-Juventus, io avevo ospite da me, anche se la differenza di età è molto cospicua, il giovane Lapo, il quale venne a vedere la partita con me e... noi resistemmo, il Bologna senza la difesa titolare resistette quasi tutta la partita, poi l’arbitro Pieri, mi ricordo bene, su un fallo inesistente, il fallo lo fece uno juventino su un nostro difensore, ha dato una punizione contro di noi e Nedved tirò molto bene la punizione e fece gol. Una punizione che non c’era e Lapo, mi ricordo, si rivolse verso di me: guarda, mi dispiace vincere in questo modo. Questa è l’esperienza diretta che ho. Poi sa, rileggendo le cose, rileggendo quello che han pubblicato di qua, di sopra, di sotto…"

Infine vale la pena di citare le parole di Aliberti a proposito di Bergamo:
"Qualche volta gli ho telefonato. Gli ho telefonato anche... per lamentarmi degli arbitraggi... Se era una consuetudine, non lo so. Io so che... mi era stato detto che se c'era una lamentela da parte della Federazione, potevo telefonare, lamentarmi tranquillamente."

Ora, sarebbe il caso di far presente a questi signori che tutto quello che è "emerso", quello che è stato "pubblicato di qua, di sopra, di sotto" si basava su una informativa ricca di congetture, redatta dai carabinieri sulla base di poche telefonate interpretate ad arte ed estrapolate tra decine di migliaia ottenute in anni di intercettazioni, le quali sono state autorizzate sulla base delle deposizioni e dichiarazioni loro, oltre che di quel Carbone su cui stendiamo un velo pietoso, e di quel Baldini che non abbiamo ancora avuto il piacere di ascoltare.
Questo modo di giustificarsi l'uno con le parole dell'altro ha affinità con altri due atteggiamenti, il primo più noto a tutti è quello dei bambini che (sorpresi nell'atto di compiere una marachella) cercano di addossarsi le colpe l'un l'altro (per altro fenomeno ben diffuso anche tra gli adulti sorpresi nel compiere reati, ma tralasciamo) e l'altro fenomeno, sempre ben noto anche se forse non così frequente nell'esperienza dei singoli, è quello dell'autosuggestione collettiva, che porta le persone ad incoraggiarsi l'un l'altro fino ad autoconvincersi di qualcosa pur senza alcun fondamento. Vale la pena di ricordare che all'autosuggestione è dovuta la quasi totalità degli avvistamenti di fantasmi.
Viene da pensare che quelli ascoltati finora siano stati testimoni di secondo piano, e che i Pubblici Ministeri si preparino a presentare alla corte qualcuno di più incisivo, magari in grado di giustificare in modo credibile la nascita di ciò che tre anni fa la stampa ha battezzato Calciopoli. In caso contrario dovremo ritenere che anche i PM siano stati vittima di autosuggestione, e che in questi mesi si stia celebrando un processo ai fantasmi.

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