Intercettazioni, prove e sentenze
Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.
La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.
La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).
La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.
L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".
Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.
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