venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

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