sabato 6 marzo 2010

La Repubblica delle contraddizioni

Segnaliamo l'articolo di copertina "Sussurri e grida" di Marco Cicala apparso sul Venerdì de La Repubblica di ieri 5 marzo, in cui, traendo spunto dalla vicenda Bertolaso, viene descritto il mondo delle intercettazioni nelle sue fosche tinte, con tanto di stralci delle famigerate telefonate.
A pagina 17, strano ma vero, capeggia una foto dell'ex direttore generale bianconero Luciano Moggi impegnato in una conversazione dal titolo: "Moggi e i benefit agli amici", e a seguire uno stralcio dell’ormai vetusto dialogo relativo alla consegna di una Maserati per un amico importante in tempi brevi. L’impressione che se ne consegue è, ovviamente, di un malaffare di natura corruttiva di cui la lussuosa automobile costituisce il prezzo. Non è nostra intenzione tornare su un argomento oggetto di un'inchiesta giudiziaria, peraltro, archiviata su richiesta (datata 19 luglio 2005) del pubblico ministero Marcello Maddalena (per chi non lo sapesse, non si tratta di un magistrato del porto delle nebbie, ma di colui che in un libro inchiesta di Marco Travaglio definì "magico" il momento susseguente ad un arresto). Tuttavia invitiamo la "penna" in oggetto, prima di ingenerare nei lettori una falsa rappresentazione della realtà, a consultare in primis il sito del proprio datore di lavoro, in cui è ospitato il documento che sancisce l'innocuità e la trasparenza degli intenti del capostazione di Monticiano, e che riportiamo per comodità di lettura:

[omissis]
In sintesi, così può ricostruirsi la vicenda (in relazione alla quale vedasi l'annotazione di PG 24.9.04 con allegate trascrizioni delle intercettazioni, annotazione sulla quale si fondava la richiesta di proroga intercettazioni del 27.9.04, respinta dal GIP per insussistenza degli elementi indiziari di sussistenza del reato):
Ø a metà settembre 2004 PAIRETTO si rivolge a MOGGI chiedendo il suo interessamento per una automobile Maserati, auto di rilevantissimo valore economico;
Ø l'auto non è destinata direttamente al PAIRETTO bensì ad un amico di quest'ultimo di nome Enzo (poi identificato nell'imprenditore MUSSETTO Vincenzo);
Ø l'interessamento richiesto a MOGGI non riguarda la consegna a titolo gratuito dell'auto e nemmeno la concessione di sconti, bensì il fatto che i tempi ordinari di consegna dell'auto sono molto lunghi, circa un anno di attesa;
Ø pare evidente che il MUSSETTO si sia rivolto all'amico PAIRETTO sapendo che quest'ultimo intrattiene stretti rapporti di frequentazione e amicizia con MOGGI, che ovviamente è in grado di contare su "contatti privilegiati" con il gruppo Fiat di cui la Maserati fa parte;
Ø e in effetti, a seguito della richiesta del PAIRETTO, il MOGGI si attiva, contattando direttamente casa AGNELLI a parlando con tal NATTA ivi reperibile, a cui chiede di procurare per un amico in tempi rapidi la Maserati;
Ø da qui, attraverso il dipanarsi di telefonate, emerge come questo NATTA si attivi a sua volta riuscendo (attraverso la "catena di comando" dei sottoposti, tali GINATTA e SASSO ) a rintracciare una Maserati di quel modello che sta per arrivare ed essere consegnata dalla casa produttrice alla concessionaria "Forza";
Ø infine, una volta reperita la automobile, il MOGGI informa di ciò PAIRETTO che si mette direttamente in contatto con la concessionaria, e in tal modo anziché attendere un lungo lasso di tempo per la consegna, attraverso l'interessamento del MOGGI, l'amico del PAIRETTO può entrare in possesso della automobile acquistata in tempi assai rapidi.

In conclusione, quindi, non può che aderirsi alla valutazione già espressa dal Giudice sulla inidoneità degli elementi di prova acquisiti in ordine alla sussistenza del reato di corruzione: "... l'ipotesi accusatoria che aveva legittimato l'adozione del provvedimento autorizzativo con riferimento alla possibile sussistenza della promessa di denaro o altra utilità, non ha trovato alcun riscontro, non potendosi ritenere tale il presunto intervento da parte di MOGGI per anticipare la consegna di una autovettura Maserati destinata a conoscenti di PAIRETTO (autovettura regolarmente pagata dagli acquirenti) e non essendo emersi altri colloqui rilevanti in tal senso..." (così, testualmente, il GIP nel provvedimento 27.9.04 di rigetto della proroga delle intercettazioni).
[omissis]

Magari la prossima volta, a dispetto del broccardo latino nomen omen, il giornalista sia più formichina e meno Cicala.

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lunedì 22 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, parte II


Citiamo testualmente da un nostro articolo pubblicato settimana scorsa:
"Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.
A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono."

Oggi è arrivata la decisione del Giudice Sportivo:
Il Giudice Sportivo, sciogliendo la riserva contenuta nel comunicato ufficiale della settimana scorsa, "letta la relazione del Procuratore federale del 19 febbraio e le allegate note della Questura di Torni e dell'Osservatorio Nazionale sulle manifestazioni Sportive" ha deliberato come segue in merito agli incidenti occorsi in occasione della gara Juventus-Genoa: "Rilevato che sostenitori della Soc. Genoa, tra il 15' e il 30' del primo tempo. a) dal settore loro riservato, effettuavano un fitto lancio di petardi, nonché di pezzi di sedili divelti, nel contiguo settore denominato 'Curva Nord', occupato dai sostenitori della squadra avversaria; b) entrati nel settore denominato 'Intercinta', tentavano di abbattere i cancelli divisori con la 'Curva nord', scardinandone uno e non conseguendo l'intento per l'immmediato intervento delle Forze dell'ordine; c) in quest'ultimo contesto, colpivano con un artifizio pirotecnico (presumibilmente un 'fumogeno') un agente di Polizia, cagionandogli ustioni di II e III grado in zona toracica, giudicate guaribili in quaranta giorni; rilevato altresì che sostenitori della Soc. Juventus, nelle medesime circostanze, facevano esplodere alcuni petardi, lanciandone altri nel settore occupato dalla tifoseria avversaria", ha inflitto al Genoa un'ammenda di 40.000 euro con diffida e alla Juventus un'ammenda di 15.000 euro.

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sabato 20 febbraio 2010

La Caporetto dei giornali


Continua la crisi nera della carta stampata.
Sono stati infatti divulgati i dati relativi alle vendite dei giornali nel mese di Gennaio, dai quali si evince un netto calo, fino ad un picco negativo del -19,9% delle copie vendute rispetto alle vendite del 2009. Per la verità, non tutti i giornali perdono copie allo stesso modo; i più colpiti appaiono, appunto, il Sole 24 Ore (-19,9%), ma anche il Corriere della Sera (-19,1%) e la Gazzetta dello Sport (-7,3%). Un vero e proprio disastro, soprattutto se si considera che i dati sulla base dei quali vengono calcolate le percentuali sono riferiti al 2009, che è stato anch'esso un anno sanguinoso per le vendite.
Ciò che lascia stupiti è però il commento del gruppo RCS (Corriere e Gazzetta): il calo sarebbe compensato dall'aumento del prezzo del Corriere, e comunque è dovuto anche alla diminuzione delle copie distribuite gratuitamente.
Nessuna autocritica dunque, la colpa è evidentemente dei lettori che sono degli asini incalliti e non hanno voglia di leggere (e di pagare), le redazioni sono ritenute esenti, supponiamo, dalle partigianerie che distruggono l'autorevolezza dei giornali stessi e tolgono ai lettori la voglia di leggere.
Noi, ovviamente, non siamo d'accordo. Innanzitutto diciamo che dal nostro piccolo osservatorio sembrerebbe che la voglia dei cittadini di informarsi non manchi, infatti i nostri lettori sono in costante ed esponenziale crescita da due anni, e per di più solo grazie al semplice e umile passaparola, visto che il nostro sito non ha solidi gruppi finanziari e industriali alle spalle, e vive del lavoro gratuito e delle piccole donazioni dei suoi redattori.
Il problema del gruppo RCS sta, secondo noi e senza offesa, nella scarsa qualità del prodotto offerto, spesso troppo funzionale agli interessi degli azionisti (anche se, bisogna dirlo, Ferruccio De Bortoli si è dimostrato migliore rispetto al suo predecessore Paolo Mieli). Di questa scarsa qualità i lettori si sono accorti, e quindi attuano lo sciopero delle edicole, indipendentemente dall'aumento del prezzo di venti centesimi.
Ecco, per esempio, si provi a ragionare sulle pagine sportive del Corriere, e sul loro appiattimento sulle posizioni milanesi (mentre il Corriere dovrebbe essere il giornale di tutti gli italiani, almeno nelle intenzioni), e interiste in particolare. Se qualche giornalista del prestigioso giornale legge queste nostre umili righe e non crede alle cose che scriviamo lo invitiamo a rileggere l'intervista concessaci dal loro prestigioso collaboratore, Piero Ostellino. Le parole di critica contro l'uso strumentale delle intercettazioni e sul clima, creato ad arte, da rivoluzione culturale maoista sono rivolte anche al giornale per il quale scrive.
Così almeno ci è parso di capire.

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venerdì 19 febbraio 2010

Intercettazioni, prove e sentenze


Se ci voleva la prova tv adesso l'abbiamo avuta: il direttore del TG 1, davanti a otto-nove milioni di telespettatori, ha detto che le intercettazioni non sono prove e che spesso gli intercettati vengono scagionati nei processi, ma intanto sono smerdati sui giornali.

Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.

La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.

La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).

La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.

L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".

Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.

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martedì 16 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, non le curve!


La strategia è la stessa usata per i cori idioti contro Balotelli: se c'è di mezzo la Juve, tra Milano e Roma, in una specie di gioco concordato a tavolino, c'è la gara a chi fa il più moralista e a chi pretende le pene più esemplari. Con Balotelli il gioco è riuscito, domenica ci hanno riprovato con gli incidenti di Juve-Genoa e le bombe carta.

Di bombe carta a Roma stanno facendo collezione dall'inizio del campionato: ci sono state quelle idealmente indirizzate alla Sensi, quando la Roma non vinceva, quelle indirizzate a Lotito quando perdeva le partite e anche ai giocatori, e nel mezzo quelle bipartisan del derby, con i tifosi che se le scambiavano tra di loro. Nessun giornalista ha osato fiatare, gli ispettori di Palazzi hanno approfittato per derubricare le bombe carta a petardi, e così ancora l'altra domenica i tifosi della Roma sono stati autorizzati ad andare in trasferta a Firenze, dove hanno logicamente inscenato la solita zuffa pre-partita.

Domenica, invece, c'era di mezzo la Juventus e così è scattato il moralismo a senso unico, il famoso fare il frocio col culo degli altri: a Novantesimo Minuto hanno fatto sentire l'arrabbiatura del capo della Polizia; Repubblica e Corsera hanno commissionato i soliti pistolotti sulle pene esemplari, per cui ieri i due giornali parlavano di prossima partita della Juve a porte chiuse, e di quella col Genoa che era da sospendere.

Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.

A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono.

Aspettiamo ora le decisoni della Giustizia Sportiva, e intanto ci sentiamo di dare un modesto suggerimento al Viminale: sperando di ridurre la violenza negli stadi, valutate di chiudere semmai le redazioni sportive, e non le curve; valutate bene se le bombe di carta sparate sui giornali e in televisione non siano le mamme di tutte quelle che poi scoppiano negli stadi.

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martedì 19 gennaio 2010

I saltelli di Granoche

A proposito di saltelli, domenica a Verona ce ne sono stati di due tipi: quelli invocati da qualche spettatore prima dell'inizio della partita, pensando ancora a Balotelli, e quelli dell'uruguaiano Granoche, la punta del Chievo, che saltellando saltellando durante la partita ha procurato la frattura al setto nasale a Grygera e Cannavaro, e una ferita in testa a Zebina.

Dei primi non è più il caso di parlare, sui saltelli di Granoche, invece, qualcosa va detto, quantomeno sul comportamento dell'arbitro e dei commentatori di fronte a quello che pensiamo sia una specie di record mondiale in tema di danno procurato da un solo giocatore in una partita.

L'arbitro non ha sanzionato la prima alzata di gomiti su Grygera (naso fratturato e trauma cranico), e non ha fiatato neanche sulla seconda quando, anzi, ha imposto a Zebina di cambiare la maglietta perché quella indossata era troppo insanguinata; dopo la scarpata in faccia a Cannavaro, probabilmente perché tre indizi fanno una prova, Granoche è stato ammonito e a quel punto Di Carlo l'ha sostituito, quasi a significare che la pagnotta se l'era guadagnata.

Viene in mente l'espulsione di De Rossi ai mondiali 2006, anche quella per una alzata di gomiti, con Lippi che s'era augurato che gli servisse da lezione; a Verona è stato tutto il contrario, a conferma che il nostro campionato è roba diversa rispetto a quanto si vede all'estero, saltelli compresi, e di lezioni nessuno qui ha bisogno, semmai ognuno pretende di darne.

E infatti nei commenti del lunedì nessuno s'è scandalizzato per il comportamento del centravanti uruguaiano; per i nostri commentatori sportivi Grygera e Cannavaro si sono semplicemente infortunati, hanno cioé avuto la sfiga di andare a sbattere contro i gomiti e le scarpette di Granoche. Dovremmo, anzi, aggiungere che anche Camoranesi è stato sfigato quando, tempo fa, è andato a sbattere contro il ginocchio di un giocatore del Napoli, ed essere contenti che non si sia infortunato Del Piero quando Contini, in Coppa Italia, ha cercato a modo suo di aiutarlo passandogli sulla testa con un piede.

Saltelli e rotture di naso, arbitri e giornalisti; con la Juventus di una volta praticamente scomparsa: come se qualcuno fosse riuscito, nel frattempo, a far infortunare non solo Grygera e Cannavaro, ma tutta intera la società.

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giovedì 14 gennaio 2010

Juve delenda est!

Pare che il senatore romano Catone, ambasciatore a Cartagine nel 153 a.c., ogni volta che pronunciava un suo discorso in Senato, qualunque fosse l'argomento trattato, concludeva il suo intervento pronunciando una frase passata alla storia: “ceterum censeo Carthaginem esse delendam”, ovvero “del resto penso che sia necessario distruggere Cartagine”.
L'aneddoto è adattabile a molti giornalisti sportivi italiani, qualunque sia l'argomento affrontato trovano sempre il modo di affermare: "del resto la Juve ha fatto quello che ha fatto". Solo negli ultimi giorni abbiamo letto numerosi articoli che dipingevano la Juve "come il nulla", o "come il male assoluto", o "truffatrice perché invece di finire in C è stata spedita in B".
Ci sono cori razzisti negli stadi? "E ma la Juve ha fatto quel che ha fatto". Gli arbitri sbagliano tutto lo sbagliabile: "E ma del resto la Juve, etc...". Forse al pari di Catone, che alla fine vide realizzarsi il suo sogno, molti giornalisti sportivi vorrebbero vedere realizzato il loro, di sogno: "Juventus delenda est!".

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venerdì 8 gennaio 2010

Il razzismo secondo il Corriere


Ieri il Corsera, per l'ennesima volta, ha messo in prima pagina Balotelli e il razzismo. Abbiamo già scritto tante volte sul sito e sul blog che spesso il pubblico fischia Balotelli solo per il suo comportamento indisponente e anti-sportivo; e non sarebbe il caso di tornare sull'argomento, se non fosse che il Corriere ha riempito due paginate con Gad Lerner a spiegare che Balotelli è odiato perché è "il nuovo italiano", e con Beppe Severgnini a fare il suo pistolotto in difesa di Balotelli e a ripetere che secondo lui per fermare il razzismo bisogna sospendere le partite. Lerner e Severgnini hanno parlato di quanto successo a Verona, ma c'è un piccolo dettaglio: a Verona non c'erano, hanno commentato dei fischi, hanno fatto la morale sui presunti cori, hanno preso tranquillamenti fischi per fiaschi: e il più importante giornale italiano ha inventato una finta notizia con due predicatori a fare la predica al vento.

A Verona c'erano l'arbitro, gli assistenti, il quarto uomo e gli ispettori di Palazzi e nessuno di loro ha avuto niente da contestare al Chievo circa il presunto razzismo dei suoi tifosi; anzi, il Giudice Sportivo, in base ai rapporti, ha sanzionato l'Inter per i cori razzisti di alcuni suoi tifosi nei confronti di Luciano che, dovremmo dedurre, non interessa al Corsera e ai finti moralisti come Lerner e Severgnini.

Ci sarebbe a questo punto da fare la morale sul razzismo del Corriere nei confronti del giocatore del Chievo, ma questi metodi non ci piacciono, preferiamo stare sui fatti. Preferiamo solo far riflettere su come sia facile per un giornale gonfiare o sgonfiare a proprio piacimento le notizie che riguardano il calcio (e non solo), inventandosene anche di sana pianta. E' un'osservazione che abbiamo già fatto tante volte, ma vale la pena sottolinearla una volta di più, quando si pensa che a Napoli c'è un processo in cui è capitato spesso che i testimoni dell'accusa non abbiano portato prove, ma si siano limitati a dire che si trattava di accuse che leggevano sui giornali: un processo nel quale l'informativa dell'Autorità inquirente si è basata anche sugli articoli della Gazzetta dello Sport e su quanto c'era scritto nei siti dei tifosi.

Sempre per stare sui fatti, segnaliamo che oggi sul Corsera Fabio Monti scrive che "a Balotelli converrebbe chiedere la cessione ad una squadra inglese"; ricordando che la scorsa estate il Corriere (sempre con Fabio Monti) aveva un po' anticipato gli eventi circa la futura cessione di Ibrahimovic, quasi facendo da sponda alle attese dell'Inter e di Moratti, teniamo a mente il suggerimento di oggi. Che è molto più "espressivo" dei pistolotti sul razzismo a corrente alternata di Lerner e Severgnini.

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lunedì 14 dicembre 2009

Champagne per tutti!

Champagne per tutti!
E' arrivata la condanna, anzi, è arrivata la condannona per Giraudo. Ma non una condanna come un'altra, visto che è stata confermata l'ipotesi di associazione a delinquere.
Sia dato fiato alle trombe: i soloni e i farisei del pallone sparino pure le loro contumelie.
Hanno ragione su tutto, e hanno stravinto.
Questa è la sensazione, a leggere sommariamente il dispositivo, e senza avere modo di leggere la motivazione della condanna.
Però qualcosa ci lascia pensare che il sapientissimo giudice De Gregorio dovrà ricorrere a tutta la sua arguzia, perspicacia e arte giuridica per dare una parvenza logica a questa decisione, che si regge come un elefante sul filo di una ragnatela.

Per esempio, dando retta alle prime indiscrezioni, come si può condannare Giraudo per le presunte ammonizioni mirate in un Udinese-Brescia del 2004? Ci poniamo questa domanda perchè ad essere incriminata è l'espulsione di Jankulovski, che subì la sanzione disciplinare perché coinvolto in una rissa. Ora, la cosa può essere una e una sola: se l'espulsione era mirata, ovvio che coloro che scatenarono la rissa lo fecero volontariamente al fine di arrivare ai cartellini. Altre ipotesi plausibili non ve ne sono. Dite voi se tutto ciò è credibile.

Ma ci sarà modo, sul sito, di scandagliare i fondali logici di una sentenza che ci pare si regga sul ciglio di un baratro.
Quello di cui ci interessa parlare è però un altro aspetto: la strategia processuale e comunicativa tenuta da Giraudo e dal suo difensore.

Senza voler apparire presuntuosi ci pare che, processualmente, l'idea di affidarsi ad un giudizio breve sia stata catastrofica. Non sono state messe in luce le assurde contraddizioni dell'accusa in un pubblico dibattimento. Il giudice ha dovuto giudicare basandosi sui documenti presentati dall'accusa. Non ha pagato né per Giraudo, né per la Juventus (per la nuova gestione è stato un trionfo invece, complimenti), né per chiunque intenda il processo come quel procedimento necessario alla ricostruzione della Verità.

Dal punto di vista comunicativo poi, il cocciuto silenzio di Giraudo è stato semplicemente mortale. Viviamo nell'epoca della comunicazione, nell'epoca dell'apparire. Tutti noi, giudici compresi, siamo bombardati da informazioni. Non l'informazione dell'epoca industriale, che può essere vista come la narrazione dei fatti, ma quella dell'epoca post industriale, dove l'informazione viene usata come arma (soft power) da scagliare come arma contro il nemico.
Come si può lasciare campo libero a chi ha interesse a veder comminata una condanna?
Un suicidio. Soprattutto se si pensa che coloro che hanno un interesse alla condanna sono spesso proprietari di televisioni o di giornali.
Protestare la propria innocenza è sacrosanto, sempre e comunque. Nella società attuale diventa strategico, se si vuole avere qualche speranza di vittoria.
Spiace che un manager del livello di Giraudo non lo abbia capito, e in questi tre anni abbia accettato di farsi suonare (mediaticamente) come un sacco da boxe, confidando in un sistema giudiziario che si immagina ancora uguale a quello dell'epoca sabauda. Dottor Giraudo, quell'epoca è finita. Se vuole avere qualche speranza di ottenere giustizia deve far conoscere la sua verità.
In caso contrario eviti anche di fare appello, sarebbe una perdita di tempo e denaro. Denaro che può essere meglio impiegato, ad esempio per opere di bene. Almeno se non avrà giustizia in questo mondo riuscirà ad ottenere un occhio di riguardo nell'altro.

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sabato 12 dicembre 2009

Smascherati!

Abbiamo atteso qualche giorno prima di parlarvi di quello che è accaduto a Liverpool prima della partita tra i rossi di casa e la Fiorentina. Abbiamo atteso con ansia che qualche giornalista ne parlasse: attesa vana. Continua un silenzio assordante, che fa sospettare serva a nascondere la coda di paglia dei giornalisti.

Andiamo ai fatti.

Il Liverpool, sotto la pressione della stampa inglese e di molti tifosi, ha annullato la coreografia prevista per celebrare il gemellaggio con i viola.
Questo perché il club è stato informato del vergognoso comportamento dei tifosi fiorentini, che per anni hanno oltraggiato e deriso le vittime della strage dell'Heysel.
E' bastato questo, in Inghilterra, per annullare qualsiasi festeggiamento. Nessuno è stato lì ad appigliarsi a cavilli o ad arrampicarsi sugli specchi, nonostante sia stato difficilissimo portare fotografie chiare delle infami magliette sfoggiate da tifosi fiorentini nell'occasione dell'ultima trasferta a Torino.
In Italia, invece, nessuno ha ripreso la notizia, sebbene i fatti siano stati rilanciati anche da prestigiosi giornali inglesi quali il Telegraph.
Eppure, in genere la stampa italiana è pronta a rimbalzare qualsiasi opinione proveniente da Oltremanica, anche se si tratta di argomenti controversi, anche se si tratta di opinioni discutibili, anche se si va contro l'interesse nazionale.
In questo caso niente. Inspiegabile, se si pensa alla grancassa con la quale fu accolta la notizia del gemellaggio. Non si capisce per quale motivo il gemellaggio interessa alla stampa italiana, mentre le motivazioni gravissime che hanno portato all'annullamento della celebrazione non interessano a nessuno. Come mai?
Francamente, ciò che scrivono i giornali ci interessa poco, e ci interessa poco anche quello che dicono i giornalisti delle tv private, siano esse gratuite (Mediaset) o a pagamento (Sky).
Ma tutto ciò non è tollerabile quando a tenere un simile comportamento è la televisione di Stato. Pagata da tutti gli italiani direttamente con una tassa (quindi obbligatoria), e indirettamente con i contributi statali giustificati da un cosiddetto "contratto di servizio".
E non si venga a dire che questo tipo di notizia alla Rai non interessa: ricordiamo benissimo il giornalista Failla spiegare quanto "facciano bene al calcio queste cose". Ora la scoperta delle reali e turpi motivazioni di "queste cose" non interessa?
Dalla Rai ci si attende un comportamento all'altezza dei compiti assegnati.

Dirigenti e giornalisti del servizio pubblico dovrebbero provare un po' di vergogna quando spendono i soldi del loro sospirato stipendio: quei soldi non solo sono frutto anche del canone dei tifosi juventini ma anche, e soprattutto, dei familiari delle vittime dell'Heysel.

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sabato 28 novembre 2009

Informazione di marca Telecom


Bella comparsata su La7 di quel testimone un po' così chiamato Zeman. Certo, la poltrona di uno studio televisivo è molto più comoda della sedia di un tribunale. In TV, se si trova il giornalista giusto, magari si possono concordare anche le domande. Certo, per carità, Piroso sarà anche interista, e quindi per motivi di passione interessato ad avvalorare la teoria dell'esistenza della cupola moggiana propinata ai quattro venti da quel genio di Zeman, però è anche un grande giornalista. Al di sopra di ogni sospetto. Un po' come la moglie di Cesare.

Certo che Zeman le ha sparate grosse. Per esempio, ha detto: "Io parlavo di farmacie, poi si è dimostrato che era proprio doping".
Eh già, certo. Magari nella sua testa. Siamo stufi di spiegare sempre le stesse cose ai quattro venti. Va bene così. Contento Piroso, contento Zeman, contenti tutti. Contento anch'io, però cambio canale.

Poi ho iniziato a pensare che più arriveranno assoluzioni per la Juventus e per la Triade, e più la mistificazione diventerà la norma. Un po' per cattiva coscienza dei giornalisti che tre anni fa l'hanno fatta sporca. Un po' perché molti hanno interesse affinché la storia rimanga uguale. E se la storia non potrà rimanere uguale, dovrà rimanere uguale almeno la vulgata. Il popolino va educato, lo sappiamo: "Moratti è un signore, Zeman è una vittima, Recoba è più forte di Zidane, Moggi è un criminale ecc.".

Però taluni giornalisti non mi fanno manco pena. Vogliono disinformare? Facciano pure. Fino a quando ci sarà qualcuno disposto a pagar loro uno stipendio va bene.
Però, quando finirà, speriamo non ci ammorbino con la retorica del "tengo famiglia" e del posto di lavoro.
Meritano solo la zappa.

Drago di Cheb

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mercoledì 25 novembre 2009

Non vi leggo più: addio!

Come tutte le mattine sono andato in edicola a comprare "la Repubblica". Una vecchia e mai abbandonata abitudine la mia, risalente ai tempi in cui sedevo nei banchi di scuola. In fondo è un omaggio alla benemerita e amatissima professoressa di italiano, che mi ha fatto conoscere questo giornale.
Non nego l'eccitazione, ero curioso di leggere come era stata commentata l'Assoluzione (con la A maiuscola!!) della Juventus della Triade per i fatti del bilancio dibattuti al Tribunale di Torino.
Certo gli spunti non mancavano: dall'assoluzione perché "il fatto non sussiste" dei "mostri" della triade, fino alla ignominiosa figura della Montelkaniana che voleva patteggiare un reato mai commesso, pur di continuare a spalar letame sulla vecchia Juve.

Apro il giornale, e con mia somma sorpresa scopro che la notizia era data a pagina 69, la penultima, su una sola mezza colonna. L'articolino, dalle dimensioni di tre necrologi, era a firma Sarah Martinenghi, giornalista a me sconosciuta, probabilmente una giovane assunta con uno di quegli odiosi contratti a cottimo che tutti, a parole, dicono di combattere.
I caporioni della redazione sportiva, da Gamba a Crosetti fino a Mensurati, avevano altro da fare, probabilmente.
Una cosa tristissima e miserabile, ma non sapevo che il peggio delle pagine sportive doveva ancora arrivare. Infatti, a pagina 67 ecco un grosso articolo di Fulvio Bianchi che dà conto di come Moratti sia "sempre più seccato" per i comportamenti della Figc. In particolare, all'onestissimo ex consigliere della Telecom dà fastidio la mancata squalifica del campo della Juventus per i cori a Balotelli, e la doppia giornata di squalifica a Maicon per i fatti di Bologna. Ovviamente a nessuno passa manco per la testa di dire chiaro e tondo che la squalifica del campo della Juve era una pretesa abnorme, visto che i deprecabili insulti a Balotelli non avevano nessuna connotazione razziale (come certificato anche da uno che il razzismo lo ha sempre combattuto, Clarence Seedorf).
Nessun commento neanche in relazione alla pretesa di uno sconto per la squalifica per Maicon. Perbacco, eppure il codice e le precedenti decisioni del Giudice Sportivo parlano chiaro: insulti a un componente arbitrale uguale due giornate di squalifica, MA-TE-MA-TI-CO!!
Pure Fulvio Bianchi mi ha deluso clamorosamente, la mia incavolatura non può che aumentare.
Decido, a questo punto, di leggere il pezzo di Emanuele Gamba. Caspita, almeno sul pezzo di presentazione alla partita ci sarà un po' di obiettività, o no? Sbagliato, lo schizzo di veleno non può mancare. E per di più, siamo di fronte ad un inedito. Infatti Emanuele Gamba, ricordando la partita di ritorno tra Bordeaux e Juve del 1985, riesce a scovare presunti aiuti arbitrali alla Juventus. Sì, è vero, il sottoscritto nel 1985 aveva i calzoni corti e quindi non ricorda questi presunti aiuti, però bisogna dire che non ne ho mai sentito parlare, sebbene sia circondato da antijuventini abituati a rastrellare qualunque cosa nelle fogne dell'invidia.

A questo punto non mi è rimasto che buttare il giornale nel cestino della spazzatura. Non vi comprerò mai più. Non vi leggerò mai più. Non mi mancherete. Di una cosa però sono sicuro: a voi, i miei soldi, mancheranno. Oh, se vi mancheranno.

Drago di Cheb

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domenica 27 settembre 2009

A.A.A. Giornalista cercasi


Ormai l'hanno capito tutti che la tattica che riesce meglio all'allenatore portoghese (ma il patentino ce l'avrà?) non è il 4-3-3 come scriveva, eccitandosi, Fabio Monti prima del suo sbarco alla Pinetina, ma lo svicolare davanti alle domande imbarazzanti. Anche a costo di offendere il gionalista che si azzarda a farle.

Era successo subito l'anno scorso con il collega di Tuttosport, bollato come frustrato, poi con Sconcerti che era amico di Mancini e poi, ad abundantiam, con la qualifica di prostituzione intellettuale riferita all'attività dell'intera categoria.

Quest'anno siamo punto e a capo. Non c'è Ibra, non si può giocare con l'1-9-1 e così domenica, dopo la sconfitta con la Samp, il giornalista Sorrentino (la Repubblica) gli ha chiesto se non si era pentito di aver tolto Balotelli e di aver rinunciato al 4-3-3 (che non è quello che faceva fremere in anticipo Fabio Monti, ma domenica sembrava girar bene). La risposta è stata, come il personaggio, a dir poco insolente: "Sei uno intelligente, perché mi fai delle domande stupide?".

L'abbiamo capito tutti di che pasta è fatta il personaggio, adesso aspettiamo un giornalista che abbia il coraggio di trattarlo come merita. Non in difesa della categoria (difficilmente difendibile), ma per un po' di dignità personale. Cerchiamo un giornalista che abbia il coraggio di replicare all'accusa rivolta a Sorrentino, dicendogli in faccia che c'è di peggio che essere intelligenti e fare domande stupide: si può essere stupidi e dare risposte assurde.

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venerdì 25 settembre 2009

Acca' nisciuno è fesso

Ha fatto bene Ferrara a polemizzare sul gol annullato a Iaquinta, aggiungendo "E adesso aspettiamo un errore per noi". Ha fatto bene perché, se non avesse detto niente, alla Ranieri dell'anno scorso, qualcuno avrebbe scritto che era un signore, ma tutti avrebbero pensato che fosse un fesso, ha fatto bene perché si è messo in sintonia con i tifosi bianconeri che di fare la figura dei fessi sono tutti arcistufi.

La palla adesso passa alla società, che sugli errori degli arbitri e il contemporaneo vomitevole comportamento dei media è abituata a non intervenire: i moviolisti fanno vedere da tutte le angolazioni gli episodi favorevoli (o presunti tali) alla Juve, i registi veri e occulti, invece, cercano di nascondere i replay su quelli che ci danneggiano. E la società, da signora, non si fa sentire.

Speriamo che adesso che c'è Ferrara, che le canta diversamente da Ranieri, Blanc e gli altri dirigenti si sveglino, ci pensino su e prendano qualche decisione, invece di rispondere acciughe a chi fa finta di parlare di calamari.

Sicuramente non è il caso di preparare una sceneggiata televisiva settimanale per minacciare e offendere, quella poteva farla solo una società al mondo: e infatti la fanno all'Inter. Ma probabilmente è il caso di attrezzarsi con un addetto stampa all'altezza dei tempi, che ogni tanto sappia fare un bel comunicato, magari con qualche congiuntivo e delle parole da laureato, che faccia capire a Roma e a Milano, ai grandi capi e ai moviolisti, che a Torino sono stufi di passare per fessi.

Ci pensi, Blanc, un bel comunicato ogni tanto, quando serve e scritto per bene. Poi magari ci penseremo noi dei forum e dei blog a tradurlo in linguaggio più semplice; e a dare, quando è il caso, del farabutto a chi se lo merita, a Roma e a Milano.

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Don Chisciotte vero

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
Francesco Guccini

Dopo la partita di ieri sera ci passa la voglia di parlar di calcio. Soprattutto per chi da tre anni dedica molto del suo tempo libero per smascherare una delle pagine più tristi e miserabili del calcio italiano, è veramente dura continuare a occuparsi di questo sport.

Aveva ragione Giraudo nel suo commiato al mondo del pallone italiano, di fronte a quella corte (si fa per dire!) presieduta da quel Ruperto che, secondo Cossiga, per prestarsi allo scempio era stato pagato bene: leviamo il disturbo ma vedrete che banditi verranno dopo di noi, disse.

Ieri a Genova si son viste cose invereconde. S'era capita fin dal pomeriggio l'aria che tirava; quando un arbitro o un guardalinee dà forfait per un problema di salute, in genere qualcosa succede.

Ma non è questo ciò che offende profondamente. La cosa peggiore è la pervicace volontà di nascondere la realtà da parte dei mass media: a Genova, bontà loro, non è successo nulla di grave. A Mediaset Premium, per esempio, sempre così prodighi nel far vedere replay da ogni angolazione delle azioni dubbie, ieri chissà perché la cosa non interessava.

Per la verità questa sorta di manipolazione (provata, ma non riuscita per Bacco!) ha già fatto capolino in altre partite di questo campionato, che evidentemente deve essere il quarto di cartone con destinazione Milano. Per esempio, nulla da obiettare da parte dei giornalisti sulla sonante vittoria degli eterni onesti a Cagliari.

Ci rimane tanta amarezza. Voglia di non guardare più uno sport ormai ridotto a wrestling. Gli juventini, che continuano a seguire questo pseudocalcio, dovrebbero porsi solo una domanda: giusto continuare ad essere juventini, soprattutto veri, con il risultato di trasformarsi in dei Don Chisciotte dell'era moderna?
Ma chi ce lo fa fare?

Drago di Cheb

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giovedì 24 settembre 2009

Il Garantismo di Mensurati

Strepitoso articolo di Mensurati sul caso Briatore. Innanzitutto definisce il sistema giudiziario del Circus come "uno dei capisaldi dell'impero di potere di Max Mosley: e cioé un sistema di giustizia interno ridicolo e controllabile". Non è finita, infatti considera: "mostruosa la radiazione di un manager che da adesso in avanti non potrà più nemmeno fare il procuratore dei piloti".
Infine la perla: "Ma l'intenzione di Briatore, a quanto pare, è quella di vendicarsi anche degli altri traditori, Bernie Ecclestone su tutti. Con Bernie, l'amico Bernie, Briatore negli ultimi anni ha fatto molti affari (non solo l'acquisto del Queen's Park Rangers, squadra della seconda divisione inglese) e non è improbabile che nell'ambito di questa attività abbia avuto modo di conoscere qualche segreto dell'uomo d'affari inglese. Segreto che adesso potrebbe tornare comodo".
Fantastico!

Mensurati riscopre il garantismo, e si accorge che spesso la cosiddetta giustizia sportiva non è tanto giusta, ma inquinata da lobby di potere che si alleano tra loro per eliminare personaggi diventati scomodi o nocivi per il business. Da notare che il giornalista considera mostruoso il fatto che Briatore non possa manco esercitare il ruolo di procuratore. Bene, perché considera mostruoso che Briatore non possa fare il procuratore visto che era scandaloso che lo facesse il figlio di Moggi? La morale, per Mensurati, cambia a seconda del tipo di sport nel quale si verifichi questa situazione?

Abbiamo lasciato per ultimo quella che consideriamo la perla dell'articolo: Mensurati, che ci ha da sempre abituato a taglienti e sferzanti giudizi morali, ci dà l'informazione che Briatore medita vendetta, ripetiamo vendetta e non giustizia.
Infatti starebbe progettando di rivelare segreti e loschi affari sugli amici che lo hanno tradito. Come mai questo giornalista, nel presentarci questo scoop, non dà nessun giudizio di natura morale su un comportamento che, se verificato, è senza dubbio abbietto e moralmente sbagliato?
Non si è posto il problema che una persona ferita (a torto o ragione) può, per ira e spirito di rivalsa, rivelare mezze verità miscelate con astute bugie, allo scopo di danneggiare i "traditori"?
Come può un giornalista non dare una valutazione di merito su simili ipotizzati comportamenti?

Queste sono le domande che ci siamo posti leggendo questo pezzo del giornalista di Repubblica. Alla fine siamo arrivati alla conclusione che, forse, il garantismo si esercita con gli amici, mentre il giustizialismo si riserva ai nemici degli amici.
Ahi, serva Italia!

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martedì 22 settembre 2009

Se la Juve fa gol: favorisca patente e libretto!

Non è facile il mestiere di telecronista e di moviolista.
A volte somiglia a quello della polizia stradale, anche se in questo caso il rigore è giustificato dal fine di impedire incidenti stradali.
Perché i nostri beniamini della tv lo facciano a volte ci sfugge, ma un motivo ci sarà senz'altro.
Se la Juve fa gol, la procedura è alquanto complessa:
1) verificare se l'autore del gol si trovasse in fuorigioco (l'ausilio del geometra elettronico è obbligatorio);
2) verificare se l'autore del gol abbia avuto qualche contatto sospetto con l'avversario (consigliata l'artroscopia);
3) verificare se un compagno di squadra dell'autore si trovasse in fuorigioco attivo (di routine l'uso del cono d'ombra);
4) se la fase terminale dell'azione dovesse risultare indenne, verificare se fuorigioco o contatti sospetti si siano verificati nello sviluppo dell'azione, risalendo fino al suo inizio;
5) se l'inizio dell'azione è un calcio piazzato o una rimessa laterale, verificare se siano stati legittimamente concessi dall'arbitro e se siano stati eseguiti correttamente (punto esatto del fallo, palla in movimento, eccessiva distanza della barriera, ecc.);
6) se, nonostante tutto questo, nulla dovesse emergere, in casi eccezionali si può risalire ancora indietro nelle azioni;
7) esaurite le verifiche di legittimità, allo scopo di consolare la squadra che ha subito il gol si procede (operazione facoltativa) all'analisi tecnica dell'azione per accertare se si sia trattato di gol casuale e fortunoso, o comunque attribuibile ad errore dell'avversario.

Come si vede il lavoro che aspetta i nostri cronisti è improbo. Se dovessero farlo per tutti i gol che le squadre di calcio realizzano in serie A e nelle coppe europee, non basterebbe una settimana.
Ed infatti non lo fanno.

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lunedì 14 settembre 2009

La caduta di Legrottaglie

Il titolo non allude ad una rievocazione storica in costume, nè ad una trasmissione di History Channel.
Più semplicemente è il tema della terza giornata di campionato che, stando alle cronache giornalistiche - una particolare menzione va al Corriere dello Sport, giornale di non vedenti - e televisive, è evento che sfida e contraddice inesorabilmente le leggi di Newton.
Non si conoscono le motivazioni per cui un corpo di circa ottanta chilogrammi con inusitata roteazione su se stesso sia finito per le terre in accelerazione, cadendo quindi come corpo morto cade.
La maggioranza degli osservatori non si è posta l'ostico problema, forse abbagliata dall'effetto cromatico della divisa indossata, e scoraggiata dalla difficoltà della materia.
I più acuti hanno ipotizzato che vi sia stato un contatto con altro grave, ma che il caduto, in un attimo di debolezza, si sia lasciato andare.
Trattasi, all'evidenza, di formula che lascia all'osservatore la discrezionalità di stabilire se il contatto sia o meno la causa, ma come tale appare priva di valore scientifico.
Dello stesso caso si potrebbe dire:
1) il contatto c'è e sarebbe idonea causa della caduta, ma il contattato non resiste in piedi e quindi si lascia cadere, per cui la causa preminente non è il contatto, ma la mancata resistenza in piedi;
2) il caduto si lascia cadere, ma il contatto indubbiamente c'è, per cui la causa preminente è il contatto stesso;
3) il contatto c'è e provoca la caduta, nonostante la strenua e inutile resistenza del caduto.
Si può tranquillamente usare una delle tre formulazioni per qualsiasi caso di caduta in terra; non cambierebbe nulla, se non il giudizio finale.
Nel primo caso saremmo di fronte ad una simulazione da sanzionare, nel secondo caso ad una rassegnazione della vittima, nel terzo caso ad un vero e proprio esempio di eroica onestà.
Ma, come anticipato, le leggi di Newton richiederebbero altre argomentazioni, peraltro possibili sulla scorta dei potenti mezzi tecnologici a disposizione: come è possibile calcolare la velocità di una palla, così è possibile calcolare la velocità di un corpo in caduta e la sua traiettoria per risalire alle cause.
Stupisce che i fini cervelli che animano le redazioni sportive di giornali e televisioni non si siano cimentati su questo terreno, troppo arduo per noi lettori e teleutenti, per fornire una spiegazione alla loro altezza e scientificamente inappuntabile.
Ma forse siamo troppo esigenti e ipercritici.
Del resto anche la caduta dell'Impero Romano d'Occidente avvenne perché ci furono ripetuti contatti con i Barbari, ma non c'è dubbio che, anche in quel caso, i Romani si lasciarono andare.

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domenica 13 settembre 2009

Furia repubblichina

Nell'immagine il fuorigioco netto di Diakité in occasione del gol annullato

Tra i commenti faziosi e fuorvianti della stampa e della tv italiana sulla vittoria della Juve a Roma merita il posto d'onore quello di repubblica.it: "la Juve va avanti a colpi di vittorie e spintarelle arbitrali, come ai vecchi tempi che qui ricordano con struggente malinconia".
Sorvoliamo sul fatto che l'arbitro ha sbagliato molto, ma sfavorendo tutte e due le squadre, basti pensare che Amauri lanciato a rete è stato fermato un paio di volte per fuorigioco inesistente, e che alla Lazio sono stati condonati almeno un paio di cartellini.
Quasi tutto si può fare come cronisti, accettiamo anche la disinformazione attraverso l'omissione dei fatti sfavorevoli alla tesi che si vuol portare avanti.
Ma il manganello della calunnia lo riteniamo inaccettabile: dire che la Juve vince con "le spintarelle" vuol dire ipotizzare che la Juve venga aiutata (sic) volontariamente dagli arbitri, e dunque adombrare l'esistenza di un illecito sportivo e di un reato penale.

Vogliamo sperare che la Juventus, società quotata in Borsa, prenda immediatamente tutti i provvedimenti necessari a tutela della propria immagine e della propria reputazione, così da evitare futuri danni patrimoniali agli azionisti, grandi o piccoli che essi siano.

A Repubblica, da parte nostra, solo lo sdegno da lettori e cittadini. E pensare che si vantano di essere uno dei pochi giornali liberi e democratici presenti in Italia, talmente libero e democratico da chiamarsi proprio "Repubblica".

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martedì 1 settembre 2009

In Porto veritas

Abbiamo ricordato sul sito il ritiro del ricorso al Tar (era il 31 agosto 2006) per ribadire le ragioni del nostro impegno. In quella occasione molti commentatori della domenica ragliarono sulle specificità della giustizia sportiva, che deve essere veloce e non guardare in faccia a nessuno, che può cambiare i giudici in corsa e ridurre i gradi di giudizio. Una giustizia sportiva, a loro dire, che impone alle società di fermarsi alle sentenze alla Sandulli.

Prendiamo spunto da quei ragli per ricordare il caso del Porto, rimasto coinvolto nello scandalo dei "fischietti d'oro" del 2003-2004. La Federazione portoghese nel 2008 penalizzò il Porto di 6 punti per tentata corruzione e a quel punto l'Uefa, regolamenti alla mano, escluse il Porto dalla Champions; la squadra portoghese però, si è rivolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna (si vede che lì non c'erano liti tra eredi, e montezemoli a intervenire come garanti), che il 15 luglio 2008 ha invalidato l'esclusione e rimandato la pratica all'Uefa per gli approfondimenti del caso. Nel luglio 2009 l'Uefa, dopo averci ragionato a lungo, ha deciso di depennare il procedimento prendendo atto di "non essere in diritto di decidere"; e così anche quest'anno il Porto disputa la Champions.

Nessun Guido Rossi e nessun Sandulli, ma un richiamo al diritto da parte della stessa Uefa, questa è la verità che si ricava dalla vicenda del Porto; vicenda che sarà certo diversa da quella di Calciopoli, fermo restando, però, che alla fine è appunto una questione di diritto, di regole da applicare, ma anche di diritti da rispettare, di leggi e norme di carattere generale che non possono essere offese dalla specificità del calcio; la giustizia sportiva, questo si ricava, non può essere una specie di terra di nessuno dove si emettono sentenze senza capo né coda, e poi arrivano gli esperti della domenica a dire "chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato".

La vicenda del Porto è quindi la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che nell'estate 2006 sono state dette (e fatte) un sacco di cazzate. Certo è una amara consolazione, ma ricordiamoci che la scorsa estate il professor Sandulli ha dovuto ammettere pubblicamente che nello scandalo del 2006 non c'erano illeciti, e si è punito il reato associativo e che di tutte le cazzate di quella estate questa potrebbe essere la più grande di tutte, e di sicuro è la più importante. Perché il reato associativo all'epoca non era previsto dal Codice di Giustizia Sportiva; perché il reato associativo è lo stesso contestato nel processo di Napoli.

E' per questo che abbiamo sempre detto, e ribadiamo, che sarà fondamentale la sentenza definitiva sulle accuse dibattute a Napoli. In dipendenza di quella sentenza dovremo noi, tifosi e azionisti, dire legalmente la nostra: ci sarà tempo e modo per studiare come difendere i nostri interessi, ricordando che i due scudetti revocati hanno, tra l'altro, a che fare con la ripartizione del ricavato dei diritti TV. A parte, cioé, tutti i danni patrimoniali provocati a suo tempo dalla sentenza Sandulli, ce ne sono altri che potrebbero arrivare nei prossimi anni; quand'anche sui primi la rinuncia al Tar avesse chiuso la porta a ogni tipo di ricorso, sui danni a venire sono aperte porte e finestre.

Sarà di sicuro una storia ancora lunga, ma la verità venuta fuori nel caso del Porto è lì a dirci che è possibile che alla fine a deciderla non siano Guido Rossi e Montezemolo. Loro ci hanno provato nell'estate 2006 (con quella specie di processo, e con l'inaccettabile rinuncia al ricorso al Tar), e potrebbero aver commesso qualche errore; a deciderla a tempo debito potremmo essere noi: diecimila, ventimila o magari, perché no, cinquantamila juventini veri che difendono i loro diritti.

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domenica 23 agosto 2009

Diamanti

Bellissimo pezzo di Ilvo Diamanti su la Repubblica di ieri. Ci spiega perché il calcio non è più il calcio, ma lo specchio fedele di una società deformata.
Nessun moralismo un tanto al chilo, ma l'analisi spietata di una realtà che anche noi, nel nostro piccolo, tentiamo di analizzare.

Però, alla fine, ha ragione il giornalista: tutti saremo lì, di fronte allo schermo o sugli spalti, a gioire per le vittorie della nostra squadra del cuore (qualunque essa sia). Tutti saremo lì a gufare contro gli odiatissimi "nemici" (chiunque essi siano).
In fondo è una magia, il calcio. Nonostante tutto e tutti. Un'alchimia irripetibile, e forse per questo indistruttibile.

E' raro trovare un diamante in una miniera di carbone. Ma non è impossibile. Per questo vi abbiamo segnalato il pezzo di Diamanti: buona lettura!

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martedì 11 agosto 2009

The truth times


Bella storia estiva (vagamente consolatoria) che ci viene raccontata dai giornali: il Seattle Times riesce a ritornare in utile, puntando sul giornalismo investigativo e sulle cronache locali.
Sembra quasi che i giornalisti, visti gli orrendi conti delle società editoriali, vogliano farsi coraggio dicendo: "il nostro lavoro può, ancora oggi, essere economicamente sostenibile, nonostante Internet".

Noi veramente questo lo pensiamo da tempo. Certamente le società contemporanee hanno bisogno di informazione di qualità. Anzi, ora più che mai.

Certo, non bisogna fermarsi ai racconti consolatori, un po' per farsi coraggio. I giornalisti, se vogliono continuare a fare il loro lavoro, devono pretendere che i giornali non siano un collage di veline favorevoli ai propri editori, oppure armi di distruzione di massa da usare contro i nemici dei propri editori. Semplice.

Fermandoci al giornalismo sportivo, proviamo a dare una mano noi, suggerendo alcune possibili tracce di giornalismo investigativo.

Per esempio, la Repubblica potrebbe chiedere al suo prestigioso collaboratore, il professor Penati, di analizzare i bilanci dell'Inter (tutto l'ambaradan, Inter brand compresa). Siamo certi che, una volta letta l'analisi del professore, difficilmente continueranno a sostenere l'idea che Moratti sia un mecenate. Oppure, il Corriere della Sera potrebbe scatenare i suoi cronisti giudiziari per capire per quale motivo Moggi fosse spiato dai tigrotti Telecom di Tavaroli, magari domandandosi se sia un caso che Tronchetti, Buora e Moratti fossero legati sia all'Inter che alla Telecom.

Insomma, se si stamperanno giornali dove si tenti di dare risposte a domande scomode, i lettori saranno ben felici di spendere qualche euro nelle edicole. Altrimenti, ai giornalisti italiani non rimarrà che raccontare (a parole) quanto erano bravi i giornalisti di Seattle. Non rendendosi conto che, in fondo, hanno scoperto l'acqua calda.

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lunedì 3 agosto 2009

Il Corriere interista


Quando apri il Corriere della Sera alle pagine sportive hai la certezza che almeno la metà degli articoli riguarda l'Inter. A volte è come se il Moratti pensiero si materializzasse come per incanto in quelle pagine, altre volte, quando si parla magari di calcio internazionale, c'è sempre tanta Inter lo stesso da rischiare di farne un'indigestione.
Oggi per esempio tale Luca Valdiserri mette a confronto i tornei europei dando pure le istruzioni per l'uso: "è un gioco, nessuno si senta offeso se non c'è." Vai a vedere la squadra che ti ha costruito sul campionato italiano, e chi ci mette? 6 giocatori su 11 interisti. Nemmeno per il Barcellona pluridecorato arriva a tanto: per la Spagna di giocatori del Barça ce ne sono 3 su 11. Naturalmente la stella della serie A è Eto'o, ci mancherebbe con lo stipendio che gli assicura Moratti, qualcuno sta iniziando già a fare confusione e dire che è meglio di Ibra! Ma vediamola la formazione della serie A schierata per gioco: Julio Cesar in porta, linea difensiva con Maicon, Lucio, Mexès, Chivu; in mediana De Rossi e Cambiasso; sulla tre quarti Hamsik, Diego e Pato; unica punta Eto'o. Per fortuna che la Juventus è riuscita ad assicurarsi Diego, perché altrimenti nel Dream Team del Corriere non ce ne sarebbe uno di bianconero. O forse sì, qualche panchinaro magari: perché c'è pure la panchina, dove Valdiserri fa sedere Buffon, Chiellini, Felipe Melo, Pirlo, Cassano, Zarate, Milito. Basta così? Macchè, perchéi l buon giornalista aggiunge che "la panchina non è esattamente da sogno". E va bene, il Corriere della Sera e il Valdiserri saranno anche liberi di vedere il calcio come vogliono, ma ci vuole un po' di equilibrio anche nei giochi quando si fanno sulle pagine di un giornale come il Corriere della Sera. Preferire Mexés a Chiellini è molto più di opinabile, tralasciando altri protagonisti di una panchina "scarsa". Parliamo giusto della scelta di Mexés, gli interisti non ve li tocchiamo, per carità!

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mercoledì 29 luglio 2009

Il calcio specchio del Paese?

Come da noi ampiamente previsto, sono arrivate le richieste di ricusazione del collegio giudicante al processo di Napoli. A presentare la domanda sono stati i legali del Brescia e dell'Atalanta, secondo i quali la Casoria, che aveva escluso le due società come parti civili, con le sue esternazioni sulla serietà del processo avrebbe dimostrato di nutrire pregiudizio verso le tesi accusatorie.
Già vi abbiamo spiegato come la maggior parte dei giornali abbia manipolato il pensiero della giudice, tagliando un pezzo della frase incriminata. Una operazione sporca, l'ennesima di questa incredibile farsa.

L'impressione è che per qualcuno questo processo non s'ha da fare. Deve risolversi con una bella prescrizione. Così i gazzettari potranno urlare che "Moggi si è salvato grazie alla prescrizione", ovvero l'esatto contrario di ciò che si potrebbe verificare arrivando a sentenza.

Non ci stupiamo più di nulla. Questo perché, da quando abbiamo iniziato questa modesta impresa editoriale, abbiamo avuto modo di capire che lo scandalo di Calciopoli va ben aldilà del calcio. E' un qualcosa di molto più grande. Basti pensare che in quel periodo vi furono altre operazioni similari (nelle tecniche, ma anche nei beneficiari) di "character assassination". Il primo a subodorare qualcosa fu il grande Enzo Biagi in un'intervista al Tirreno. Noi, essendo dei dilettanti, ci arrivammo con un po' di ritardo.

Successivamente si è capito che si è mossa contro la Juve una banda (non possiamo dire su ordine di chi, sebbene lo abbiano capito anche i sassi), annidata all'interno della Telecom, che passava il tempo a spiare mezza Italia che conta.

Tutto questo, a nostro avviso, sta a dimostrare che qualcuno è preoccupato dallo svolgimento del processo di Calciopoli, perché da esso potrebbero emergere anche verità sconvenienti su tutto ciò che è accaduto nella torrida estate degli scandali italiani sul filo del telefono. Estate degli scandali che ha modificato gli assetti del potere in questa nazione.

Una ragione in più per andare avanti. Una ragione in più per combattere questa battaglia di civiltà. Combattere per la verità e la giustizia nello scandalo di Calciopoli vuol dire anche combattere per un paese migliore. Dove non sono dei ristretti inner circle (o salotti più o meno buoni) a decidere chi governa, chi controlla i giornali, chi amministra le banche e chi vince il campionato di calcio.

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domenica 26 luglio 2009

Ahh paragulooo!

Strepitosa prima intervista stagionale del miglior giocatore al mondo (solo all'interno del raccordo anulare).

Parte spiegando che se avesse cambiato squadra avrebbe senza dubbio vinto il Pallone d'Oro. Passi questa sua personalissima opinione, vorrà dire che quando smetterà di giocare farà il coro con Roberto Mancini, anche lui specializzato nel piagnisteo. Del resto di Gigi Riva ce n'è uno: mai una lamentela, nonostante abbia giocato veramente in un piccolo club e non si sia mosso nonostante Agnelli e Moratti fossero disposti a coprirlo d'oro.

In un crescendo rossiniano, "Er Pupone" spiega che lui a Roma è rimasto per amore, e che comunque il rinnovo del contratto (ma sarebbe più giusto chiamarlo vitalizio), a ben cinque milioni di euro annui se l'è meritato. Manco fino ad ora avesse giocato gratis.

Infine l'apoteosi sugli aiuti alla Roma dalla politica: "Se ci danno una mano ben venga, fa piacere a giocatori, tifosi e alla società. Speriamo non lo facciano solo a parole ma con i fatti". Non si capisce perché questi aiuti dovrebbero essere appannaggio della Roma e non, per esempio, del povero derelitto Avellino che è appena fallito.
Del resto, diciamo noi, i soldi pubblici sono di tutti gli italiani; dunque perché i romanisti ritengono dovuti degli aiuti che ad altri non spettano? Senza voler considerare il fatto che, per esempio, il governo ha appena commissariato i servizi sanitari in Campania e Molise. Che vuol dire, brutalmente, tagli alla sanità in queste regioni. Se proprio lo Stato ha soldi da buttare, meglio la sanità dei cittadini che le prebende a vita a quattro calciatori che non hanno pudore a fare certe proposte meschine.

Ma la cosa grave è che a Roma questo atteggiamento è considerato normale, se non addirittura giusto. Infatti, il nostro verrà celebrato in pompa magna al Campidoglio dal sindaco Alemanno che, pare, lo incontrerà anche privatamente.
A noi ritornano in mente le parole di un romano dissidente: l'avvocato Irti, legale di Fioranelli: "La rovina della Roma è Totti". Ci ha quasi azzeccato. La vera rovina della Roma (e soprattutto di Roma) sono quella pletora di media servili che ne hanno fatto un mito. E quei politici, di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, che per biechi motivi elettorali lo trattano come un capo di stato. Quando, invece, si è capito bene che, romanamente, è solo un "Ahh Paragulooooo"!

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venerdì 24 luglio 2009

Giornalopoli?

Nuove feroci dichiarazioni di De Laurentiis sul "fuoriclasse" Lavezzi. Già alla fine del campionato, quando l'argentino scappò in fretta e furia nell'emisfero sud, il presidente del Napoli dichiarò che Lavezzi non si comportava da professionista, che frequentava "donnacce" e amava alzare il gomito la sera. Ora, De Laurentiis dimostra di non voler in nessun modo fare marcia indietro, dichiarando che il Pocho ha segnato solo sette gol, anche se si atteggia come un nuovo Maradona.
Veramente dichiarazioni d'altri tempi, sembra quasi di essere tornati all'epoca gloriosa dei Rozzi e degli Anconetani, quando i giocatori si comportavano da tali e non avevano la forza ricattatrice di oggi contro le società.
C'è però una frase di De Laurentiis che ci ha fatto particolarmente riflettere, una vera perla: "E' un giocatore discontinuo: abbiamo creato noi il mito del Pocho... L'ha creato il Professore affianco a me (Marino, ndr)". Cosa intende dire De Laurentiis quando dice che il mito del Pocho è stato creato dal Professore a tavolino? A noi non risulta che Pierpaolo Marino scriva sui maggiori giornali dotti articoli sulla tecnica e sulla tattica. Forse De Laurentiis intendeva dire che Marino svolge funzioni di press agent per convincere i giornalisti a scrivere bene di Lavezzi anche quando non merita? E se è così, visto che la creazione del "mito" influisce sulle valutazioni di mercato del calciatore, la "cortesia" del giornalista è a titolo gratuito?
Comunque sia, per chi ha letto e riflettuto sulle dichiarazioni di De Laurentiis sarà ancora più difficile credere a ciò che scrivono i giornali... E magari ripenserà a quelle articolesse che per anni tentarono di spiegarci come Recoba fosse più forte di Zidane, o che tuttora cercano di inculcarci come Cambiasso sia il più forte centrocampista del mondo (salvo vederlo asfaltato contro il Manchester).
E poi c'è chi ancora si domanda quale sia il motivo per cui la gente vada sempre meno in edicola.

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sabato 4 luglio 2009

Silenzio, o faccio sgomberare l'aula!

Il dibattimento a Napoli è cominciato con l'audizione dei primi testimoni e non si può dire che abbiano portato fieno alla cascina dell'accusa.
E' però presto per festeggiare. Per ora basta registrare che questi testimoni non erano un granchè, probabilmente avevano una valenza marginale ed oltretutto non pare che abbiano fatto una grande figura.
Forse pensavano che davanti ad un tribunale penale le loro parole avrebbero suscitato lo stesso interesse e lo stesso rilievo riservati loro dalla stampa e dalla giustizia sportiva qualche anno fa e così la loro importanza marginale ha finito per influenzare anche la loro performance, riducendoli in almeno un caso a parodia del testimone.
Questo primo spezzone del processo è però interessante per riscontrare l'impatto che ha avuto nella platea dei giornalisti sportivi.
Alcuni hanno da queste testimonianze elaborato una proiezione sui successivi testimoni, prevedendo che saranno della stessa qualità dei primi e conseguentemente hanno scelto di non parlarne, almeno per ora, unendosi ai colleghi divenuti dubbiosi, oppure (vedi il caso Beha) ipotizzare fin d'ora che Calciopoli è stata una grande farsa e che alla fine le vittime dovranno ricevere delle scuse.
Tra tanti silenzi brillano invece quei giornalisti, ai quali la pochezza processuale del narrato di quei testi è totalmente sfuggita, chè anzi, ritenendoli importanti e rilevanti per la propria impostazione accusatoria, finiscono per male interpretare l'ironia o l'insofferenza del presidente del tribunale, la dottoressa Casoria.
Forse il punto è proprio qui, non riescono a sorridere o a spazientirsi anch'essi perché quello che sentono testimoniare ora a Napoli ricorda quello che riempì le colonne dei loro giornali negli anni passati e che all'epoca sembrò loro così scandalosamente importante.
Alla dottoressa Casoria, invece, probabilmente avrà qua e là richiamato alla mente qualche scena dei famosi processi in cui si cimentarono Totò e Peppino De Filippo, suoi concittadini illustri.

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venerdì 3 luglio 2009

Notizie agrodolci

Alcune notizie possono essere agrodolci.
Possono cioè essere contemporaneamente positive (ecco il dolce) e negative(ecco l'agro).
Tanto per chiarirci, se Giò&Van si dimettessero e fossero sostituiti da uno Stevens (grande o piccolo, non importa), la notizia sarebbe sia dolce (Giò&Van fuori dai coglioni) sia agra (uno Stevens al loro posto).
Una di queste notizie dal carattere ambivalente è l'aumento dal 5,5% al 6,5% della cosiddetta Robin Hood tax.
La Robin Hood tax è l'addizionale IRES (imposta sul reddito delle società), che si applica, tra gli altri, a petrolieri e produttori/distributori di energia (con ricavi dell'esercizio precedente superiori a 25 milioni di euro).
L'aumento dal 5,5% al 6,5% di questa addizionale è contenuto nel disegno di legge su sviluppo, internazionalizzazione delle imprese ed energia approvato in terza lettura dalla Camera dei Deputati ed ora in attesa del via libera definitivo dal Senato.
La notizia è dolce, perché la Saras è soggetta alla Robin Hood Tax.
Ma la notizia ha anche un lato agro, perché l'incremento della Robin Hood Tax serve a coprire il ripristino dei fondi per l'editoria (140 milioni per il periodo 2009/2010), previsto dal medesimo disegno di legge.

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venerdì 26 giugno 2009

Piovano le querele

Si fa un gran parlare di puttane. Roba che ormai i quotidiani li leggiamo dalla prima pagina, senza più passare direttamente allo sport.
Va da sè che, specularmente al discorso sulle puttane, in base a qualche interesse di parte, si riesce ancora a trovare qualche notizia succosa anche nelle sezioni sportive.
Ieri, su Il Giornale, ad esempio, si speculava su un possibile divorzio tra Ibrahimovic e il suo procuratore Raiola, ritenuto dalla dirigenza interista il vero guastatore dei rapporti tra lo svedese e i nerazzurri. Si aggiungeva che lo stesso Mourinho avrebbe più volte consigliato all'asso di Malmoe di cambiare agente, suggerendogli, in totale buona fede, di far gestire i suoi affari, al suo di procuratore: Jorge Mendes.
Prostituctione intellettuale?
Se non è vero, li quereli.
La Gazzetta oggi invece riporta indiscrezioni sulla trattativa per portare in bianconero il centrocampista maliano del Madrid, Mahamadou Diarra.
E' con candore e innocenza, e senza adombrare alcun imbarazzo, che si riporta il nome del personaggio che starebbe conducendo la trattativa: Davide Lippi.
Ricapitolando: i Lippi sono in conflitto d'interesse solo se esistono i Moggi.
Se no fanno come gli pare, col placito della Gazzetta.
E se non è vero, che querelino.
Su La Repubblica, seguiamo gli sviluppi del caso, approdato in Tribunale, che oppone l'ex pilota della Ferrari Eddie Irvine e il giovane rampollo Moratti, il figlio del sindaco. Il pilota irlandese sostiene di essere stato aggredito con violenza alle spalle dal Morattino, per una questione di gelosia.
Quando il Moggino invitava a cena a Parigi Ilaria D'Amico (una cosa che in molti avremmo fatto) veniva additato come simbolo di corruzione morale e protervia. Adesso che è tempo di puttane, sono tutti pronti a usare la doppia morale.
Ma tra un fedifrago e un violento, noi prendiamo sempre il primo.

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giovedì 18 giugno 2009

Orrori di stampa


Al caso Paparesta abbiamo già dedicato sul sito lo spazio che meritava; volevamo qui far notare che nella sentenza Sandulli ben due pagine (72-73) sono dedicate proprio a questo caso. In particolare segnaliamo che secondo la commissione Sandulli la ricostruzione dell'episodio fatta dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Roma (pagine 25-26 dell'informativa del 19 aprile 2005) è precisa e incontestabile.

Quanto è precisa ogni lettore lo può capire leggendo i nostri articoli, gli interventi degli avvocati difensori, le lagnanze del pm Narducci sulla loro aggressività. Quanto alla incontestabilità vale la pena rifletterci un po' a fondo.

Riflettere sul fatto che gli assunti della sentenza dell'estate 2006 (uno era, appunto, il caso Paparesta) non solo sono contestati, ma non reggono alla prova del contraddittorio tra accusa e difesa; è stato così per Nucini, lo è stato per Gazzoni Frascara, lo è per l'interrogatorio di Paparesta junior e la sua presunta chiusura a chiave nello spogliotaio a suo tempo spiata dalla Gazzetta dal buco della serratura.

In attesa che la pubblica accusa porti prove più attendibili sulla delinquenza di Moggi, in un paese normale i giornali dovrebbero chiedersi, prendendo spunto dalla farsa del caso Paparesta, se il processo sportivo dell'estate 2006 non si è basato su carte "truccate", non nel senso di prove artatamente false ma su ipotesi di accusa che in un normale dibattimento (quello che nel 2006 non c'è stato) stentano a reggere, anzi in qualche caso si ritorcono contro gli accusatori.

I giornali non se lo chiedono, venendo così meno al loro dovere: nel 2006 invece di informare hanno dato in pasto ai lettori il mostro Moggi; oggi, ed è un orrore ancora maggiore, dei dubbi suscitati dal processo non ne parlano proprio.

Vedremo i prossimi sviluppi e intanto ricordiamoci dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva (sulla revocazione di sentenze "irrevocabili") e della raccomandazione che il professor Caianiello aveva a suo tempo fatto alla Figc di essere prudente nei processi perché le sentenze potevano essere sconfessate in sede di giustizia ordinaria.

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martedì 16 giugno 2009

La Spectre dell'informazione

Vi ricordate il processo su Calciopoli alla Corte dei Conti?
I giornali diedero molto risalto ai tempi in cui si aprì il processo, in particolare alle richieste milionarie di risarcimento del danno, che sarebbero state inoltrate dalla pubblica accusa, rappresentata dal giudice Montella.
Ora, però silenzio. Chissà come mai?
Noi abbiamo trovato una piccola notiziola che ci ragguaglia sulla situazione: Ciro Venerato è stato assolto dall'accusa di aver distorto l'informazione per favorire la ormai sempre più labile "Cupola" moggiana. Ecco come hanno sentenziato i giudici: "le telefonate dalle quali il Pubblico Ministero Montella inserisce la violazione delle regole di obiettività, di corretta rappresentazione dei fatti, non riguardano comportamenti tenuti dal Venerato nel corso di telecronache o servizi relativi alle partite in contestazione, né contengono promesse di tenere tali comportamenti".
In parole povere, Venerato non ha fatto nulla. Eppure nessuno di noi ha dimenticato la gazzarra infame dell'estate del 2006, quando i gazzettari non hanno esitato ad inserire nella Cupola anche loro colleghi. Moggi aveva in mano anche l'informazione, secondo loro.
Ora che i giudici attestano che simili comportamenti non ci sono stati silenzio, black out totale, nonostante il processo alla Corte dei Conti alla sua apertura avesse avuto notevole risalto. Evidentemente ciò che conta è dare l'impressione che gli imputati siano colpevoli, dando spazio alla richieste delle pubbliche accuse e tralasciando i verdetti di assoluzione.
Speriamo che i signori giornalisti (almeno quelli che ci leggono, che vi assicuriamo non sono pochi) provino un salutare senso di vergogna.

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domenica 14 giugno 2009

La guerra di Piero

Nell'estate di Calciopoli Piero Ostellino fu una delle pochissime voci fuori dal coro: mentre tutte le gazzette erano scatenate contro il mostro Moggi come un branco di iene su una zebra ferita, lui metteva in guardia sul fatto che le intercettazioni da sole potevano non significare niente.

Anche nell'intervista concessa al nostro sito aveva riaffermato il suo spirito liberale che risalta nel panorama del giornalismo italiano; combatteva e combatte, si potrebbe dire da solitario, la sua guerra personale a favore della stampa che deve informare, stare attenta nel dare giudizi, evitare di farsi carico di una presunta funzione etica (molto presunta, ci verrebbe da dire).

Ricordiamo la sua guerra perché adesso che stanno discutendo di modificare la legge sulle intercettazioni e gli editori di giornali e i giornalisti sono abbastanza incazzati lui, coerentemente, in una intervista sulla Stampa si schiera a favore.

Non entriamo nel merito delle polemiche che ci sono su tutti i giornali, volevamo solo segnalare queste sue parole: "Il problema è che per molti colleghi è subentrato un malinteso senso della funzione etica. Il nostro compito è quello di informare e non, per dirla con Kant, di raddrizzare il legno storto dell'umanità".

Potremmo parlare a lungo sulla funzione etica dei nostri giornali (e quante furberie può nascondere), ci limitiamo a dire che condividiamo le parole di Piero Ostellino e che ci fanno pensare al lavoro che portiamo avanti sul nostro sito.

In particolare noi diciamo spesso che facciamo contro-informazione ma ormai, con un pizzico di orgoglio e valutando a fondo le parole di Ostellino, possiamo dire che siamo a tutti gli effetti dei "giornalisti" e facciamo un "giornale" che come compito ha quello di informare. Faremo di tutto per essere all'altezza di questo compito.

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sabato 30 maggio 2009

Gazzoni il fustigatore

Già in passato vi abbiamo raccontato di come uno dei massimi fustigatori del mal costume del doping amministrativo nel calcio, nonchè vittima della crudeltà di Moggi fosse indagato a Bologna per la bancarotta da 35 milioni della Victoria 2000.
Quindi, ci pare giusto tenervi informati sulla situazione: i giudici bolognesi hanno chiesto il rinvio a giudizio per sua onestà Gazzoni Frascara.
Mica male per uno che si erge a difensore degli onesti e vittima dell'altrui disonestà, non vi pare?

Naturalmente di tutto questo difficilmente troverete traccia in tutti quei giornali che nell'estate del 2006 suonavano la gran cassa contro la Juventus e la Triade. Sapete, i lettori non vanno informati, non è giusto (secondo i farisei della carta stampata) porre loro troppi problemi raccontando la complessità della realtà nella quale viviamo. Molto meglio dare in pasto un mostro. Possibilmente quest'ultimo deve essere qualcuno che i signori proprietari di giornali vogliono far fuori.
Tutto questo, ricordatevelo, i giornalisti la definiscono "libertà di stampa". Così siamo ridotti.

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