venerdì 5 marzo 2010

Blanc, il fair play, la baguette


In settimana vi abbiamo informato sulla partenza del fair play finanziario varato dall'Uefa, che è stata posticipata al 2015. Vi abbiamo mostrato come il sito juventus.com abbia riportato la notizia in modo errato, sbagliando (?) clamorosamente la data di inizio del nuovo regime.
Ora lo scoop, guardate con attenzione la vignetta: ecco come Blanc è stato gabbato da Paolillo!

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mercoledì 3 marzo 2010

Goodbye Platini!

Molti di voi ricorderanno il film tedesco "Goodbye Lenin", in cui nella vecchia DDR una donna si risveglia dal coma dopo la caduta del regime comunista di cui era una fedele sostenitrice, e il figlio, per evitarle un trauma, cerca in tutti i modi di impedirle di conoscere cosa è successo veramente. Ebbene, in casa Juve, uno dei soliti genietti del bene ha visto il film solo recentemente e, subodorata la mala parata sul tema sostenibilità cui il nostro presidente Blanc è così affezionato, si è ispirato alla pellicola per correre subito ai ripari ed evitare un brutto shock al nostro insostituibile amministratore delegato. E siccome, checché ne dicano certi opinionisti in malafede come Il Mago di Ios, alla Newve quando le cose si fanno, si fanno bene, è stata con tempismo pianificata una campagna per preservare il nostro direttore generale dai turbamenti della realtà, che non ha lasciato nulla, ma proprio nulla, al caso.
Esponiamo i fatti: considerati i tragici risultati sportivi della Newventus, l'unica cosa rimasta a Blanc per convincere i tifosi della bontà del suo operato è la sostenibilità economica dell'azienda. Importante per carità, ma per i tifosi, a cui interessano le partite, suona un po' come vendere biscotti alla merda, e tu comprali che il nostro bilancio è sano.
Blanc si era convinto, come tutti noi, che nel 2012 il fair play finanziario sarebbe partito con tutta la sua effettività, e quindi le squadre oggi gestite senza criterio alcuno si sarebbero trovate immediatamente con l'acqua alla gola. L'ECA ha invece annunciato che si partirà nel 2015 e, ora che arriva, si fa in tempo ad andare tre volte in amministrazione controllata.
Blanc, che da qualche tempo faceva il ganassa con i colleghi presidenti, prefigurando un grande futuro per la Juve e la bancarotta per gli altri, non avrebbe potuto reggere il colpo, è chiaro.
E' così nata la storia di cui oggi ju29ro.com ha parlato. In pratica: Blanc è stato mandato a Manchester, ma non all'assemblea dell'ECA, a cui ha presenziato Fassone, bensì con uno stratagemma è stato condotto alla convention annuale di una nota marca di profilattici con base in Cina. Non essendo esperto di calcio, non ha compreso la differenza, tanto più che gli è stato messo alle costole il sosia dell'unico AD che conosce in Europa, Paolillo, un siriano trovato qualche giorno prima in stazione centrale, col vizio di sputazzare quando parla.
Blanc, che è un tipo pulito, se n'è tenuto distante, comunque convinto che fosse Paolillo. Alla fine il siriano gli ha stretto la mano, e bon, tutto apposto, ha pensato. Avrebbe potuto leggere però la notizia sulla stampa. Non un grave pericolo perché, chi lo conosce lo sa, il nostro presidente, da convinto pluralista, si informa solo attraverso il sito della Juventus. E infatti ecco la notizia su juventus.com, senza che si accenni al 2015.
Il piano naturalmente non si ferma qui.
E' già stata allarmata la moglie, che si è detta disposta a far da complice per l'operazione. Dovrà fingere, data la grande mole di lavoro del marito, di essersi trovata un amante: per contrasto un bancarottiere violento e casinista. Parrebbe tornare buono Zebina che, dice una talpa in società "ha anche il vantaggio della lingua".
Sono complici ovviamente gli amici di sempre, i dirigenti dell'Inter. Tra qualche mese Moratti e Branca dovranno presentarsi in lacrime da Blanc, piangendo bancarotta, e chiedendogli di acquistare per due spicci Balotelli e Maicon. Si conta sul fatto che il nostro Jean-Claude li scarterà, magari aiutando i "cugini" in altra maniera, sollevandoli ad esempio dagli ingaggi di Quaresma e Mancini e corrispondendo loro il giusto prezzo per i cartellini, non siamo mica approfittatori di guerra. Conosciamo il grande stile del nostro direttore generale.
E' stato contattato anche un vecchio sodale, il buon Giovanni Cobolli Gigli, che, con le sue solite gioppinate, ha però rischiato di rovinare tutto. Ha infatti telefonato a Blanc annunciandogli, il solito esagerato, l'avvenuto suicidio di Roman Abramovich. Non sapendo come comportarsi per il futuro, Cobolli è stato costretto a rettificare, dicendogli che è rimasto "solo" paralizzato. Per impersonarlo sulla sedia a rotelle, è già stato ingaggiato Antonio Cassano.
Ma è venuto a costare una cifra, che cazzo.
L'unica cosa rimasta da fare è trovare un centinaio di persone che si prestino a fare i tifosi della Juve adoranti. La società ha chiesto a ju29ro.com di venirle incontro e noi ci prestiamo a pubblicare l'annuncio:
Cercasi comparsa, se possibile con accento meridionale e già fornito di maglietta di Del Piero, per rappresentazione teatrale. Ben retribuito.

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Il topolino della Uefa e il drago dell'economia

E alla fine la montagna della Uefa ha partorito il topolino: le regole sul fair play finanziario proposte da Platini sono state posticipate al 2015. Una grande vittoria per le società spendaccione a debito, che così contano di avere più tempo per mettere in sesto i bilanci, o chissà addirittura di avere un nuovo rinvio all'avvicinarsi del 2015, al peggio, si sa, non c'è mai fine.
Inutile stare a recriminare: le cose sono andate così. Hanno vinto le cicale che possono continuare a cantare per qualche anno, forse.
Diciamo forse, per una ragione ben precisa: la crisi economica potrebbe prendersi la sua rivincita. Senza fare prigionieri.
Non basta, in un'epoca di crisi come questa, scrivere su un pezzo di carta che le regole di amministrazione prudente e oculata possono essere tranquillamente posticipate. Prendiamo per esempio l'Inter, la cicala italiana per antonomasia. La crisi ha colpito pesantemente la Saras, la gallina dalle uova d'oro di Moratti. Quest'anno, visti gli zero euro di dividendo, Moratti darà il solito obolo milionario per coprire le perdite dell'Inter? Noi nutriamo seri dubbi, e di conseguenza probabilmente il posticipo del fair play finanziario sarà inutile. Oculatezza dovrà essere per forza, visto che non lo è per amore.
Medesimo discorso si può fare con le società spagnole. Servirà a qualcosa il passo indietro della Uefa in una nazione in crisi nera, con la disoccupazione al 20%, una crisi immobiliare terrificante e le finanze pubbliche in difficoltà? Noi pensiamo di no e, a riprova di quello che diciamo, ricordiamo che gli sconti fiscali previsti per i lavoratori stranieri, cui le società di calcio hanno attinto a piene mani, sono stati abrogati dal governo. La Uefa dunque può scrivere sulla carta ciò che le pare, nella realtà la crisi economica non fa sconti a nessuno.
Inutile dire che in Inghilterra le cose stanno più o meno allo stesso modo anche se, va detto, a Downing Street non hanno mai nascosto le condizioni delle loro società di calcio e in più di una circostanza hanno chiesto un'amministrazione più oculata.

Ecco, per tutto questo, ci sembra di poter dire che il topolino partorito dall'Uefa sia, oltre che inutile, rosso per la vergogna.

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giovedì 4 febbraio 2010

Calcio a due velocità

David Stern, commissioner dell'NBA, ha concesso un intervista a Tuttosport. Ha dichiarato tra l'altro: "Qui s’è capito che occorre una struttura a parte per controllare un affare ed espanderlo. Una delle questioni interessanti del calcio è la totale assenza di regole economiche. I team spendono quanto vogliono, ma solo uno può diventare campione. Poi alcuni club hanno l’obiettivo Champions, un livello superiore. Si crea un sistema di autoprotezione: spendi di più, compri i migliori, guadagni di più. E presto hai una Lega a due velocità. Inter, Milan e Juventus da voi giocano un campionato a parte".
Stern ragiona da manager, lui ha portato la NBA ad essere uno dei prodotti sportivi più visti del pianeta.
Il sito dell'NBA, che ingloba tutte le informazioni sul basket professionistico made in USA, registra una media di 3.800.000 visite giornaliere!
La somma delle visite dei siti di Fifa, Uefa, Figc, Lega Calcio arriva a stento ad un terzo di quelle di nba.com.
Eppure è molto strano, lo stesso Stern ammette che il calcio è lo sport più seguito al mondo: come si spiega questa differente visibilità?
La chiave di lettura la fornisce lo stesso Stern: l'NBA è governata da una struttura assolutamente terza rispetto alle squadre, fa l'interesse esclusivo della NBA senza privilegiare gli interessi particolari.
Cosa del tutto sconosciuta in Italia e nel calcio in genere, dove gli interessi di parte hanno il sopravvento sull'interesse collettivo: il consiglio di Lega, ad esempio, viene eletto dalle società, ed i consiglieri sono quasi sempre dei presidenti delle società di calcio. Pensare che una Lega così costituita possa realizzare una rivoluzione stile NBA è pura fantasia.

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lunedì 1 febbraio 2010

Di chi parla l'Uefa?

Fair-play finanziario: un tema rivoluzionario, perché rivoluzionario è il concetto etico-sportivo che introduce. Fare debiti equivale a barare. Pagare forse domani quello che si deve pagare oggi è una distorsione della competizione inconcepibile per un mondo come quello sportivo, dove tutti devono partire dalla stessa posizione e giocare con le stesse regole. Se vinci uno scudetto coi debiti, nessuno te lo può chiedere indietro, scriveva qualche giorno fa Sconcerti. Ebbene: non sarà più così.
Ma sulla nostra stampa non si capisce. Quando si parla di fair-play i nostri giornalisti parlano del Real o delle "inglesi". Ma le fab four inglesi non hanno gestioni caratteristiche in perdita, ma solo debiti derivanti dalla loro acquisizione e che i loro proprietari vogliono ripagare con gli utili dei club (Liverpool e Man U), o derivanti da ingenti investimenti in infrastrutture (Arsenal). Non hanno debiti che servano per portare le loro squadre a un livello superiore. Ricavano più di quanto spendono. L'eccezione è il Chelsea, che però, così come il Manchester City, ha trasformato in capitale i finanziamenti che aveva ricevuto dai soci e che determinavano un livello elevato di indebitamento. Ora si tratta di ridurre il monte stipendi.
Si ha il dubbio che l'Uefa abbia invece nel mirino proprio l'Inter, ma per la stampa italiana sembra che il problema del fair-play non riguardi affatto l'Inter, che ne sarà toccata di striscio, che sì, in fondo magari, ma vuoi mettere Moratti?

E allora. Durante la scorsa settimana Gianni Infantino, Segretario Generale Uefa, ha anticipato al Daily Telegraph i risultati di una ricerca Uefa sui bilanci. E ha detto testualmente:
"Siamo preoccupati, e molti dirigenti e proprietari sono preoccupati come noi, riguardo la sostenibilità del calcio oggi. Abbiamo fatto un'indagine riguardante più di 650 club in Europa e abbiamo scoperto che il 50% di questi club registra perdite ogni anno, e il 20% di questi registra perdite enormi, spendendo il 120% dei loro introiti ogni anno".

In quale categoria sta l'Inter? Nella generica "registra perdite ogni anno", o nel 20% che "registra perdite enormi" con un rapporto 120% costi/ricavi? L'Inter, sommando i dati degli ultimi 10 esercizi, ha un rapporto costi/ricavi del 140%. Ma ultimamente si sarà messa a posto? E' sulla strada giusta? Più vince più il bilancio migliora? No, l'ultimo bilancio evidenzia un rapporto del 160%.
Perdite. Perdite enormi. Stratosfera delle perdite.

Si chiedono a Infantino le ragioni e lui risponde:
"Circa un terzo dei club spende almeno il 70% delle loro entrate in stipendi."

E l'Inter? Sempre dai dati degli ultimi 11 anni, il rapporto tra stipendi e ricavi è ben oltre la soglia ritenuta abnorme dall'Uefa, si arriva infatti ad un dato medio del 79,69%, circa il 10% in più, il tutto, a differenza dei bilanci inglesi, considerando i ricavi al lordo delle plusvalenze da cessioni giocatori. Parecchio, insomma. Anche qui: ultimamente starà andando meglio? No, nell'ultimo bilancio il rapporto è dell'88%.

Insomma: di chi parla l'Uefa? Ovvio, delle inglesi.

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martedì 12 gennaio 2010

Moratti virtuoso... a parole!

C'è qualcosa che non torna nelle recenti dichiarazioni di Platini a la Repubblica. Come si concilia, infatti, la dichiarata presenza di Moratti tra i sostenitori del fair play finanziario con la recente querelle sui debiti dell'Inter, e soprattutto con le ultime operazioni di mercato nerazzurre?
Ricordiamo che le roi Michel ebbe a dire che solo uno sprovveduto avrebbe comprato una società pesantemente indebitata come l'Inter. La risposta dell'Inter non tardò ad arrivare, invitando Platini a verificare meglio le sue affermazioni. Evidentemente, nel frattempo, Platini avrà sentito Moratti, il quale Moratti, in base alle affermazioni di Platini, avrebbe abbracciato la lotta dell'Uefa verso la sostenibilità finanziaria del calcio: a partire dalla stagione 2012/2013 potranno infatti partecipare alle competizioni europee solo quelle società con bilanci i cui costi non eccedono i ricavi.
E però qualcosa non torna, il pareggio di bilancio si raggiunge in due modi: o si aumentano i ricavi o si tagliano i costi. In quanto ad aumentare i ricavi tutti ci provano, ma pochi ci riescono.
Nel caso dell'Inter l'incremento dovrebbe essere di notevole entità, su cifre comprese tra 150/200 milioni di euro, visti i deficit degli ultimi esercizi. La strada maestra sarebbe quella di ridurre i costi.
Una società di calcio riduce i costi principalmente tagliando gli stipendi. Ma Moratti non sembra intenzionato a seguire questa strada anzi, dopo il recente arrivo di Pandev (ingaggio da tre milioni di euro netti a stagione), sembrano imminenti nuovi arrivi, con ulteriore incremento del monte salario. Allora perché Platini dice che Moratti vuole il fair-play finanziario, se alla prova dei fatti va in tutt'altra direzione? Forse Platini ha fatto questa dichiarazione per lanciare un ultimo aut-aut a Moratti? Vedremo come finirà, se sarà Moratti a sistemare i conti (operazione molto difficile), oppure l'Uefa allargherà le maglie per non intrappolare qualche pesce grosso, sfoggiando qualche classica soluzione all'italiana che porti a cambiare tutto per non cambiare niente.

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giovedì 7 gennaio 2010

Half cheating

Gli inglesi hanno molti difetti, è vero, ma a differenza nostra non hanno problemi a parlare - e tanto - dei bilanci delle loro squadre, a denunciarne i problemi e gli ostacoli alla competitività. Lo fanno gli addetti ai lavori - e qui è ovvio che il bilancio del vicino è sempre più rosso del tuo -, lo fanno - non ci si crederà - i quotidiani.
Negli ultimi giorni se n'è parlato tanto. Il Portsmouth non paga gli stipendi da un paio di mesi, ed è indietro anche con qualche rata dei pagamenti: gli è stato imposto il blocco dei trasferimenti ed è ora sotto l'occhio dell'agenzia delle tasse, si prospettano sanzioni pesantissime. Te le ricordi Lazio e Roma?
Il Chelsea: Roman Abramovich ha convertito il debito del club nei suoi confronti in azioni, e forse ora si aprirà l'epoca dei pareggi di bilancio. Forse, ma forse. Intanto però i soldi che doveva mettere, li ha messi.
Arsene Wenger però ha detto che comportarsi così, pagare chissà quando, è "half cheating". Tradotto alla buona, è "mezzo barare". Figurarsi. Chi in Italia si è mai azzardato di dire qualcosa del genere a proposito dei vari "pagherò" dell'Inter? Che, beninteso, nonostante qualche iniezione, deve così metterne di milioni di euro per arrivare al pareggio di bilancio, a livello di bilancio della controllante, e al netto di svalutazioni del marchio.
Come Abramovich, ha fatto Mansour. Un passivo allucinante, ripianato con più di 400 milioni di euro, a garanzia anche degli acquisti di questa stagione. Il problema, soprattutto per il City, è il futuro: come farà ad avere bilanci in attivo, come vuole l'UEFA, una squadra che ha introiti ad oggi inferiori ai 100 milioni e spese così ingenti di gestione, essendosi caricata ingaggi pesantissimi e fuori mercato? Quanto tempo ci metterà?
Ce la farà entro il 2013/2014, la stagione in cui è previsto il varo completo del fair-play finanziario, in ritardo sui tempi inizialmente previsti? Ci sarà un piccolo ritardo, dicono le fonti UEFA, ma saremo inflessibili.
In Inghilterra ci si chiede: ma Chelsea e City ce la faranno? E l'Inter, ci domandiamo noi, da soli? Dopo tutto le due inglesi oggi stanno a zero, l'Inter sta a "meno" parecchio.
Infine il Manchester United e il Liverpool. Anzi, Glazer e Gillett&Hicks e i loro famigerati "leverage buy-out". Il Manchester United è l'unico club europeo a segnare attivi su attivi, l'unico grande club con una gestione da anni costantemente in attivo, e non di poco. Ma gli attivi di bilancio finanziano l'acquisto di Glazer. Gli utili del Manchester, come lo chiamiamo in Italia, servono a pagare i debiti di Glazer con banche e hedge funds (con interessi altissimi quest'ultimi). Ce la faranno mai? Non sembra possibile a nessuno. L'unica soluzione è che Glazer venda. Però. Abbiamo sentito dei dibattiti piuttosto strani in Italia.
Ebbene sì, abbiamo sentito persino i soliti opinionisti interisti pontificare sulla situazione del Manchester, come se il modello di gestione dei soldi nel cesso di Moratti fosse migliore di quello di un club che guadagna 80 milioni di euro all'anno. Quando parlano di Moratti, dicono che "vuole investire", così senza neanche un complemento oggetto a dimostrare un po' di pudore.
Il Manchester United non sta "half cheating" anzi, è Glazer che sta "half cheating" sulla sua pelle.
Quanto a certi giornalisti... sì, stanno "half cheating", e l'altra metà pure.

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venerdì 1 gennaio 2010

Una santa alleanza contro Bilanciopoli?

Noi lo avevamo previsto, mica facciamo i giornalisti sportivi!
Roman Abramovich ha cancellato i propri crediti nei confronti del suo Chelsea. In sostanza, ha trasformato i crediti in capitale. Come avevamo previsto, una volta rilevata l'impossibilità di esigere i crediti, tanto vale "cancellarli", e quindi "valorizzare" un asset appartenente comunque al proprio patrimonio. Ovvio.
Però, a pensarci bene, l'oligarca potrebbe avere anche un altro obiettivo, oltre alla valorizzazione del Chelsea: stanare i tanti furboni del mondo del calcio.
Spieghiamoci meglio: ora il Chelsea è pienamente in regola con i principi del fair play finanziario proposti dalla Uefa. Presumibile, dunque, che Abramovich chieda un'applicazione rigorosa di questi principi; del resto non si perdono certo oltre trecento milioni di sterline per poi approvare delle regole che dispensano la concorrenza da un simile sacrificio, o no?
In pratica, secondo noi, con questa mossa l'oligarca russo si allea con Platini rompendo il fronte dei club spendaccioni (Real, Inter ecc.), interessati a vedere un'applicazione il più annacquata possibile dei principi del fair play finanziario.
Una mossa azzardata, ma Abramovich ci ha abituato a mosse spericolate che nel lungo periodo si sono dimostrate azzeccate e letali per i nemici e i concorrenti. Per maggiori informazioni si chieda a Mutu.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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martedì 22 settembre 2009

Il fair play di Blanc

Piuttosto che star dietro a calamari e acciughe ieri Blanc (l'anti-Mou, per dirla come Tuttosport) ha parlato di rispetto e di fair play finanziario. Non mancherà occasione per tornare a confrontare lo stile Juve (che parla di rispetto) con le mourinate dell'Inter (Cellino sulla Gazzetta dice che si tratta di buffonate), vale intanto la pena di seguire il ragionamento di Blanc sul fair play finanziario.

Secondo Blanc, riprendendo Tuttosport, "la Lega potrebbe tutelare meglio le squadre italiane dedicando maggiore attenzione alle nuove regole del fair play finanziario. Considerando la direzione nella quale sta andando l'Uefa, sarebbe un buon modo di fare l'interesse dei club italiani".

Sarà un caso, ma in questi giorni la Football Association ha fatto proprio quello che dice Blanc, ha già fissato nuove regole e parametri che le società devono rispettare; così, quando andrà in vigore la normativa Uefa, le squadre inglesi saranno già sulla strada giusta, quella di bilanci più regolari e sostenibili (sostenibili ai loro livelli, che sono superiori ai nostri).

Sono due allora le considerazioni che si possono fare: la prima è che Blanc ha ragione, la seconda è che anche la Figc dovrebbe fare qualcosa prima che scoppino altri casini come quello della Roma, che non riesce a sdebitarsi con Unicredit.

Aver ragione, però, vuol dire tanto e potrebbe non significare niente, se non sarà proprio la Juve a smuovere l'attenzione sull'argomento; nelle parole di Blanc c'è troppo fair play, da Torino potrebbe, anzi dovrebbe partire una forte campagna di sensibilizzazione sul tema dei bilanci, con delle proposte da portare poi a Roma, in Figc. Sarebbe bello vedere se Abete è d'accordo, sarebbe bello vedere quali società sono contrarie.

Lasciando stare, come sta facendo, calamari e acciughe, sarebbe bello se Blanc e la Juve costringessero gli addetti ai lavori a ingoiare il rospo della regolarità dei bilanci. A suo tempo Carraro ha dichiarato che non erano regolari, ma che gli illeciti non venivano sanzionati per non urtare i tifosi; perché la Juve non chiede pubblicamente che si discuta oggi dell'argomento?

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