lunedì 8 marzo 2010

Gli scarpari di Firenze

domenica 7 marzo 2010

Gli oculisti di Firenze

A Firenze c'è un forte problema sociale. Oculisti ed ottici sono disperati, si è registrato un enorme calo delle visite oculistiche e dell'acquisto di occhiali da vista.
Solo le recenti ricerche di mercato hanno chiarito il motivo di questo fenomeno: i fiorentini preferiscono vedere male, al fine di potersi lamentare allo stadio.
Così anche oggi, come al solito, hanno potuto gridare al complotto per giustificare l'ennesima sconfitta della loro violacea. Sconfitta più o meno meritata, ma comunque non certo causata da un rigore negato dall'arbitro, come può confermare chi ci vede bene.
Il rigore reclamato da Prandelli e soci non c'è, perché il (presunto) fallo sarebbe stato commesso fuori area, e per le regole del calcio conta dove il fallo è stato commesso, e non dove il giocatore cade.
Della Valle si consoli. Lanci magari una linea di occhiali, rigorosamente con montatura viola, così forse i suoi tifosi riprenderanno a frequentare oculisti e ottici. Gli arbitri ingiustamente criticati a quel punto lo ringrazieranno, e per riconoscenza fischieranno ai viola le punizioni dal limite.

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martedì 2 marzo 2010

Moggi al posto di Nicchi?

venerdì 26 febbraio 2010

Lotta di classe contro il potere!

Basta con i pregiudizi! Cos'è quell'aria di sufficienza, di ostentata distanza, come se a protestare possano essere solo operai e studenti? Ci vorrebbe un po' più di rispetto per la legittima protesta dei tifosi nerazzurri contro le manovre del palazzo per impedirgli di vincere tutti gli scudetti di qui alla fine del mondo, come ampiamente nelle corde della squadra guidata dal condottiero portoghese Josè Mourinho U Cuntabal de Setubal.
Una protesta vigorosa ma civile, nata sulla scia dei grandi movimenti civili comparsi sulla scena della storia mondiale nel ventesimo secolo, una manifestazione di pensiero che, condivisibile o meno, merita tutto il nostro rispetto.
La panolada di sabato scorso, ad esempio, affonda le sue origini nel celeberrimo movimento dei Bianchi, ai tempi del Sudafrica dell'apartheid. Per protestare contro le inumane condizioni in cui erano costretti a vivere per colpa dell'aggressiva maggioranza di colore, il movimento dei bianchi organizzò nel 1977 una clamorosa manifestazione allo stadio di Città del Capo (oggi Città di Mou) per il riconoscimento dei diritti incivili, invocando nell'occasione un uomo forte che potesse rappresentare la guida per il cambiamento alla tragica situazione di servaggio a cui erano ridotti. "Già che siamo allo stadio, magari cileno" si leggeva in uno striscione mostrato dall'ala più moderata del Movimento, i cui rappresentanti, presto imitati dal resto dello stadio, cominciarono a sventolare fazzoletti bianchi, come segno di riconoscimento della propria etnia, i cui diritti erano calpestati.
Spostandoci in ambito calcistico, possiamo riscontrare precedenti della clamorosa protesta nerazzurra che ha incendiato anche la partita di Champions League con il Chelsea (ennesimo arbitraggio scandaloso contro i nerazzurri), nelle iniziative dei tifosi della Steaua Bucarest, la squadra dell'esercito romeno, ai tempi di Ceausescu, che al grido di "Gli arbitri ci bersagliano, muovetevi bersaglieri!", esternò il proprio malcontento verso gli indecenti arbitraggi mandati dal Palazzo, poi riconosciuto in Buckingham Palace, essendo chiaramente ispirati da agenti al soldo della Regina.
Ancora più significativa fu la protesta dei tifosi della Dinamo Berlino, la squadra patrocinata dalla Stasi, protesta che ispirò anche il celebre film vincitore dell'Oscar "Das Leben Der Arbitren (La Vita degli arbitri)". Nel 1988, mentre la Dinamo si avviava a vincere con pieno merito il suo decimo scudetto consecutivo, un arbitro, poi scopertosi in un processo conclusosi la sera stessa un ex gerarca nazista al soldo della CIA, diede un rigore contro la Dinamo per avvelenamento in area del centravanti avversario. I tifosi svuotarono immediatamente lo stadio e si diressero verso Checkpoint Charlie per insultare il governo della Germania Occidentale, con slogan come "Meno male che c'è il muro, se no vi facevamo il culo", e lanciando monetine ai passanti del quartiere di Kreuzberg, poi convinti a cambiarle in marchi occidentali sotto forma di banconote.
Il più recente caso riguarda però l'Obilic di Belgrado che, nel 1998, mentre si apprestava a vincere il campionato serbo, sotto la presidenza del celeberrimo Arkan, si trovò davanti alla terz'ultima giornata per la prima volta una squadra avversaria al completo, seppure il terzino sinistro, un musulmano del Sangiaccato, avesse raggiunto la zona di competenza, solamente con l'aiuto dei compagni, essendo incaprettato con le manette dietro al collo, e recando sulla fronte vergata a sangue la scritta "Serbia To Tokyo".
Pare che i compagni volessero mostrare al mondo lo scempio compiuto dalle squadracce di Arkan (che rispose: "Squadraccia un cazzo, e l'Inter di Simoni cos'è allora?"), ma in seguito i media serbi, notoriamente indipendenti, la derubricarono ad incidente montato ad arte dai servizi segreti tedeschi.
I tifosi dell'Obilic, soliti portare con sè una pistola a scopo di autodifesa e puntarla giocosamente verso i calciatori avversari, nell'occasione riposero l'arma nella cintura, e, con grande senso civico, sventolarono tutti un paio di manette, per protestare contro l'arbitro che ancora non aveva espulso il terzino avversario recatosi in campo in condizioni irrispettose e gravemente lesive dell'onorabilità degli spettatori presenti.
Le battaglie di civiltà, le battaglie per il progresso, le battaglie contro tutte le forme di potere quindi, come dimostra ampiamente la storia, possono avere come teatro uno stadio di calcio, così come la piazza di una metropoli. Chi ha detto, dove sta scritto che San Siro non può essere un'altra Tien An Men?
Rispetto per i tifosi dell'Inter e per la loro battaglia.

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domenica 14 febbraio 2010

L'arte di ottenere ragione

E' il titolo di un trattatello di ispirazione machiavellica di Schopenhauer, in cui il filosofo tedesco elenca una serie di stratagemmi di dubbia correttezza per ottenere ragione per fas et nefas, con metodi leciti e illeciti. Tali suggerimenti, s'intende, sono validi soprattutto quando la ragione non la si ha.
Il buon Arthur, oggi la storia insegna, era con tutta evidenza poco più che un dilettante se misurato al cospetto del vero gigante della dialettica eristica, nato quasi due secoli dopo di lui: Josè Mourinho da Setubal, detto U Cuntabal, il cui sapere a riguardo è enciclopedico.
Prova ne ha dato, per l'ennesima volta, in occasione della rituale intervista prepartita prima dell'impegno contro un temibile Napoli, in cui, si dice, i più attenti tra i suoi esegeti hanno riscontrato l'utilizzo di ben cinque precetti della nuova sofistica contemporanea fondata dal maestro portoghese.
Per i posteri il discorso su Rosetti: "Per me non è un problema avere trentotto volte Rosetti e non lo dico perché con lui non abbiamo mai perso. C'era lui quando siamo stati sconfitti a Genova e l'anno scorso a Napoli, è stato lui a espellere Maicon a Bologna facendogli saltare la Juventus e anche a Bari, dove non è stato espulso Bonucci, c'era Rosetti, ma lui è tra i più bravi al mondo, forse il più bravo al mondo anche se non sempre fa bene".

Insomma Josè U Kunta allude con astuzia al fatto che Rosetti sia arbitro antinerassurro. Si serve, nel tentativo, in sequenza:
1) Della menzogna spudorata: era Rizzoli l'arbitro di Sampdoria-Inter 1-0.
2) Dell'omissione: ovvero che prima della possibile espulsione di Bonucci c'era il fuorigioco di Pandev non segnalato, che ha portato al rigore del pareggio per l'Inter. Che in tre scontri con il Napoli arbitrati da Rosetti, gli altri due li ha vinti l'Inter.
3) Dell'argomento ad minchiam. L'argomento Maicon non ha nessun senso, perché l'espulsione era strameritata.

I tre trucchi ne vanno a comporre uno più generale e comprensivo: Rispondi a un'accusa, sostenendo il suo esatto contrario, e se non hai gli argomenti per farlo, procedi con tutte le armi a tua disposizione: il falso, l'omissione, l'argomento ad minchiam, ecc.

C'è poi un argomento già sottoposto a critica da Schopenhauer: l'argomento ad auditores, ovvero una qualsiasi cazzata diventa vera se comprensibile solo agli esperti, che però non sono presenti. In questo caso gli esperti sono i giornalisti che fingono di non ricordare l'imbarazzante score di Rosetti con l'Inter manciniana e murignana. Fu l'arbitro di Torino, infatti, il protagonista assoluto dello scontro decisivo per lo scudetto 2008 tra Inter e Roma a San Siro, in cui i giallorossi stavano asfaltando l'Inter in casa sua e dominavano in 11 contro 10, perché Mancini aveva esaurito i cambi dopo pochi minuti del secondo tempo e Maxwell si infortunò. Tutto questo, fino a che Rosetti espulse con un'ingiustizia clamorosa Mexes, rimettendo tutto in pari, con l'Inter, che sino a quel momento non riusciva a superare la metà campo, che andò a pareggiare.
Da lì, Rosetti, anziché essere punito, è ritornato più volte ad arbitrare i match clou dell'Inter: l'anno scorso è stata la volta del decisivo derby in cui ha convalidato un goal di mano di Adriano, palesemente irregolare.
Insomma, da che parte pende la bilancia?
Mou U Kunta è un sofisticato genio della comunicazione, certo, ma se può prenderci in giro è anche perché gli auditores hanno una memoria terribilmente selettiva.

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Ladri si nasce

Siamo tornati!
No, non è un'esaltazione per una vittoria immeritata quanto scarsamente significativa, e non è nemmeno un'apologia dell'operato di Blanc.
Anzi, è proprio il contrario!
Siamo tornati vergognosi ladri, nella maniera più congeniale, con un rigore inesistente, ma proprio inesistente, di Alex Del Piero!
Roba da far invidia persino a quel cattivone di Moggi!
Già sembra di vederli e di sentirli, i paladini del calcio pulito, uscire con i loro titoloni sui loro giornali e nei loro tg.
"Juve non così", forse è ora di rispolverarlo. Come tutte le grandi opere è sempre di attualità.
E aveva ragione Mourinho quando gridava al complotto. In fin dei conti è vero, il calcio è stato mondato da quei demoni di Moggi e Giraudo, ma la Juve c'è sempre, e questi sono ladri nel DNA, non c'è niente da fare.
Forse si comincerà a parlare di Blancopoli?
E pazienza se basterebbe solo ricordarsi la condotta arbitrale della partita d'andata per capire che ci troviamo di fronte ad un episodio tutto sommato trascurabile, nel complesso dei torti subiti in questi ultimi 4 anni.
Il titolone è già lì, bello e pronto, a che pro sforzare oltremodo la memoria? O chiamare in causa una fantomatica obiettività?
No, la realtà è molto più semplice, la Juventus è nata ladra e resta ladra, Moggi o non Moggi.
La Juve perde il pelo ma non il vizio.
D'altra parte lo si era detto che la B era anche poco, molto più appropriata sarebbe stata la radiazione, non fosse stato per quella vecchia volpe di Zaccone.
Che poi magari sentire parlare di Blancopoli potrebbe riportare indietro nel tempo molti rancorosi, regalando loro un attimo di effimera illusione in cui la figura di Blanc prende una fisionomia un po' più nota, una cadenza un po' meno francese, un po' più toscana.
Un sigaro in bocca.
Sembrava così corretto, quel signore d'oltralpe, così candidamente poco adatto a lavorare in un mondo di squali come quello del calcio italiano.
Ci eravamo tutti illusi, ora diranno che è un ladro pure lui. Magari userà schede francesi per non farsi intercettare.
Chissà, magari è davvero così... Magari no.
Nel frattempo, resta il fatto che i ladri della serie A son tornati!

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lunedì 25 gennaio 2010

Il Mou furioso!

Ieri sera non abbiamo visto il derby e abbiamo saputo, solo a tarda serata, che l'Inter ha vinto pur finendo la partita in nove.
Campionato che sembra ormai chiuso, sigillato con la ceralacca, come le bolle papali. Anche se lo special-uno lancia delle accuse pesanti, molto pesanti.
Il cui significato non è stato compreso appieno. O non si è voluto comprendere. Ha infatti dichiarato nel post-partita: "Abbiamo capito tutto, abbiamo capito che non è stato un caso che Rocchi ha dato il cartellino rosso a Sneijder..."; ed ancora: "Non ce lo faranno chiudere. Lo penso dalla partita con il Bari, quando non è stato dato quel cartellino rosso a Bonucci... Le difficoltà continueranno, ma credo che riusciremo a vincere questo scudetto". Ricordiamo, innanzitutto, che l'arbitro Rocchi lo scorso dicembre è stato assolto al processo di Napoli, e che non è mai stato indagato dalla giustizia sportiva!
Ma la domanda principale è: a chi si riferisce Mourinho quando dice "Non ce lo faranno vincere"? Chi sono costoro? E soprattutto, perché non vorrebbero far vincere l'Inter? A quale scopo?
Appare evidente che se non vince l'Inter vince qualcun altro (non certamente la Juve!), quindi, se c'è qualcuno che rema contro l'Inter, rema pro-avversaria dell'Inter (Milan? Roma?). Ma allora continua ed esistere nel mondo del calcio un sottobosco che trama nell'ombra. O forse (come crediamo fermamente) il vero sistema non è mai saltato, lo scalpo di Moggi è stato esibito su tutte le piazze (mediatiche e non) d'Italia, additato come il Sioux cattivo che incendiava i raccolti (dell'Inter) ed attaccava le fattorie indifese (squadre romane e milanesi). Adesso mister-Mou dice di no, c'è ancora del marcio, qualcuno che ancora trama contro l'"Invencible Armada".
Mister Mou abbia coraggio (cosa di cui non dubitiamo), faccia i nomi, ci dica chi non vuole che l'Inter vinca lo scudetto!

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martedì 19 gennaio 2010

I saltelli di Granoche

A proposito di saltelli, domenica a Verona ce ne sono stati di due tipi: quelli invocati da qualche spettatore prima dell'inizio della partita, pensando ancora a Balotelli, e quelli dell'uruguaiano Granoche, la punta del Chievo, che saltellando saltellando durante la partita ha procurato la frattura al setto nasale a Grygera e Cannavaro, e una ferita in testa a Zebina.

Dei primi non è più il caso di parlare, sui saltelli di Granoche, invece, qualcosa va detto, quantomeno sul comportamento dell'arbitro e dei commentatori di fronte a quello che pensiamo sia una specie di record mondiale in tema di danno procurato da un solo giocatore in una partita.

L'arbitro non ha sanzionato la prima alzata di gomiti su Grygera (naso fratturato e trauma cranico), e non ha fiatato neanche sulla seconda quando, anzi, ha imposto a Zebina di cambiare la maglietta perché quella indossata era troppo insanguinata; dopo la scarpata in faccia a Cannavaro, probabilmente perché tre indizi fanno una prova, Granoche è stato ammonito e a quel punto Di Carlo l'ha sostituito, quasi a significare che la pagnotta se l'era guadagnata.

Viene in mente l'espulsione di De Rossi ai mondiali 2006, anche quella per una alzata di gomiti, con Lippi che s'era augurato che gli servisse da lezione; a Verona è stato tutto il contrario, a conferma che il nostro campionato è roba diversa rispetto a quanto si vede all'estero, saltelli compresi, e di lezioni nessuno qui ha bisogno, semmai ognuno pretende di darne.

E infatti nei commenti del lunedì nessuno s'è scandalizzato per il comportamento del centravanti uruguaiano; per i nostri commentatori sportivi Grygera e Cannavaro si sono semplicemente infortunati, hanno cioé avuto la sfiga di andare a sbattere contro i gomiti e le scarpette di Granoche. Dovremmo, anzi, aggiungere che anche Camoranesi è stato sfigato quando, tempo fa, è andato a sbattere contro il ginocchio di un giocatore del Napoli, ed essere contenti che non si sia infortunato Del Piero quando Contini, in Coppa Italia, ha cercato a modo suo di aiutarlo passandogli sulla testa con un piede.

Saltelli e rotture di naso, arbitri e giornalisti; con la Juventus di una volta praticamente scomparsa: come se qualcuno fosse riuscito, nel frattempo, a far infortunare non solo Grygera e Cannavaro, ma tutta intera la società.

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domenica 17 gennaio 2010

Anno nuovo, solita Inter

7 punti su 9 per l'Inter dalla ripresa del campionato, il 2010 si tinge fin da subito di nerazzurro.

Bari-Inter 2-2 è una partita che accontenta quasi tutti, il Bari potrà infatti essere una delle poche squadre di questo campionato a vantare l'imbattibilità contro la capolista, mentre l'Inter raddrizza una partita che aveva preso una piega pericolosa, e un risultato che anch'esso sembrava compromesso dopo i primi 20 minuti della ripresa. Certo, il Milan ha la possibilità di accorciare di due punti, ma sicuramente per come si era messa questo può essere considerato un punto guadagnato per l'Inter.

Ad ogni modo è un buon Bari quello che mette paura all'Inter, ma che deve riflettere per essersi fatto sfuggire una vittoria tanto insperata a priori, quanto alla sua portata a posteriori.

Ed è un'Inter che anch'essa, aldilà del pareggio, dovrà focalizzare la propria attenzione sulle due ingenuità commesse in pochissimi minuti in difesa e che hanno causato i due penalty per i pugliesi.

Chi invece da questa partita non esce troppo contento è l'arbitro Rosetti, nonostante la bontà delle decisioni in quasi tutti gli episodi chiave, tra cui i 3 rigori (di cui, strano ma vero, ben 2 fischiati contro i campioni in carica) e l'espulsione di Oriali non possono non lasciare strascichi polemici. Il rigore concesso all'Inter, infatti, avrebbe dovuto comportare l'espulsione del difensore del Bari Bonucci per fallo da ultimo uomo, e la cosa ovviamente scatena le recriminazioni a caldo di Mourinho. Che però farebbe bene quantomeno a riflettere un attimo sulla sospetta posizione di fuorigioco di Pandev nell'azione del rigore che porta al pareggio. Perché sentire l'allenatore primo in classifica lamentarsi ogni domenica, quando è invece la sua squadra a giovarsi spesso di episodi arbitrali dubbi, è qualcosa di assurdo oltre che fastidioso.

Come si diceva, infatti, questo 2010 si è già tinto di nerazzurro. Dalla mano di Quaresma, alla punizione di Sneijder, al fuorigioco di Pandev...

Com'era quella dell'anno nuovo vita nuova?

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domenica 10 gennaio 2010

Una nuova combriccola?

Nei forum juventini impazza un'ipotesi suggestiva: nel calcio esiste forse una combriccola di arbitri che favorisce l'Inter? Tutto parte dall'analisi delle prestazioni di Gervasoni.
Nella stagione 2007/2008 fu l'arbitro che condannò il Parma alla serie B concedendo l'assurdo rigore di Couto contro l'Inter. Gervasoni è nuovamente nell'occhio del ciclone perché ha ammonito Donati ed espulso Almiron nella partita di oggi contro la Fiorentina. Il punto pare sia questo: il Bari la prossima giornata incontrerà l'Inter, e i due giocatori del Bari saranno squalificati.
Altri ingredienti utilizzati dai tifosi sono il mancato rigore per il mani di Quaresma contro il Chievo, e la punizione inesistente che ha consentito il pareggio all'Inter ieri contro il Siena.
Bene, come potete vedere per i tifosi è tutto semplice: Gervasoni farebbe parte di una combriccola che si diletta nel concedere rigori inesistenti e nelle ammonizioni preventive pro Inter. Naturalmente questo arbitro sarebbe coadiuvato da un numero di colleghi ascari che favoriscono l'Inter nel momento del bisogno.

E' del tutto evidente che una teoria del genere è infondata e calunniosa. Il povero Gervasoni è stato vittima di una serie di circostanze sfortunate che lo pongono nell'occhio del ciclone. Stesso discorso per gli altri arbitri vittime di errori pro Inter.
Il problema è però un altro. Un'altra squadra, sulla base di simili ragionamenti deliranti, è stata spedita in B, si è vista togliere due scudetti e distruggere la rosa. Per non parlare dei suoi dirigenti, attualmente alla sbarra in un processo in quel di Napoli.
Curioso ora che ad essere accusata di ottenere favori a ripetizione sia la squadra maggior beneficiaria della distruzione della società di cui dicevamo prima.
Questa è l'Italia: un paese profondamente immaturo.
Se avete dubbi, attendete le prossime dichiarazioni di qualche interista su Calciopoli, ovviamente dirà che la Juve barava. Tutto questo senza pensare che al bar dello sport ora gli imputati sono loro.

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giovedì 7 gennaio 2010

I falli di Controcampo

Lo ammetto, ho peccato!
Dopo anni di astinenza ho rivisto Controcampo. C'è sempre Mughini, che ci regala sempre delle perle (mitica la frase: "91 punti teste di cazzo"). C'è sempre la valletta scosciata, attualmente tal Satta Melissa, fidanzata di Bobo Vieri, di cui oltre non si conosce. Ci sono sempre degli ex calciatori che fanno le figurine viventi, ed ogni tanto pronunciano delle amenità degne dell'avventore medio di un qualsiasi bar dello sport italico. C'è anche un tale assiso in mezzo al pubblico, leggermente sovrappeso, che propone delle immagini riprese sugli spalti dei vari campi di calcio, immagini che vorrebbero essere simpatiche, ma quasi sempre falliscono nell'intento.
Ma il mio interesse era solo capire come, e soprattutto quando, avrebbero parlato degli episodi da moviola della partita Chievo-Inter. Orbene, ho dovuto attendere fino alle 00.58 per vedere il fallo di mano di Quaresma. Un orario da hot-line, evidentemente in Mediaset pensano di controbattere con i falli di gioco ad altri "falli" che popolano le innumerevoli tv locali in quelle ore. Ma, come ha avuto modo di dire Mughini, si fosse trattato di altra squadra italiana (quella che usualmente gioca con maglia bianco-nera) gli orari sarebbero stati diversi, ed anche l'enfasi ne avrebbe risentito.
Il povero conduttore ha cercato di giustificarsi affermando che in un'altra occasione, sempre per Chievo-Inter, avevano dato maggior risalto agli errori arbitrali, l'arbitro era De Santis e l'errore aveva danneggiato l'Inter. Il povero Brandi (tale è il nome del conduttore) non si è nemmeno accorto di aver avvalorato le affermazioni di Mughini. Sembra evidente quale sia la linea editoriale di Controcampo: un errore pro-Juve va in cima alla scaletta, uno pro-Inter in orario da telefono erotico. E poi c'è chi si domanda cosa sia e come si forma il "sentimento popolare".

Pinobici

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mercoledì 6 gennaio 2010

Il pranzo in nero(azzurro)

Di solito non ci piace parlare di complotti, e trovare appigli per parlare di orrori ed errori a favore dei nostri avversari. Ma oggi ci è andato di traverso il pranzo.
Abbiamo visto cose orribili, e passi per il mezzo rigore negato a Pellissier, passi per il contropiede successivo che porta al gol di Balotelli, figlio del malcostume tutto italiano di dedicarsi a protestare contro le decisioni arbitrali mentre l'azione è ancora in corso (polli i clivensi, nell'occasione).
Ma l'atteggiamento di Balotelli è stato irritante per tutta la gara (a terra ad ogni minimo refolo di vento), fatto di simulazioni vergognose, cui a fine partita Pierpaoli non ha nemmeno più prestato attenzione, sbagliando: dopo averlo assecondato per tutta la gara, l'arbitro un altro giallo avrebbe dovuto estrarlo, dopo il primo, meritato, "chiamato" dall'onestone per saltare il Siena ed essere a disposizione con il Milan.
Poi Lucio, giocatore mediocre non da oggi, che tira un calcio sui cojones, volontariamente, a Pellissier con l'arbitro a dieci metri. Nulla.
E ancora Lucio, che interviene di mano netta costringendo lo stesso Pellissier ad un controllo laborioso in area. Pochi lo hanno notato, e nessuno l'ha sottolineato abbastanza.
Il mani di Quaresma è qualcosa di allucinante, ma ancora di più è sintomatico un episodio di qualche minuto prima, sempre protagonista il ronzino lusitano (cui i nostri Tiago, Poulsen ecc. pur nella loro pochezza manco si avvicinano), ronzino che prende palla e si dirige verso l'esterno, crollando clamorosamente senza che nessuno lo sfiori, con Luciano ben attento a non intervenire: Pierpaoli lascia correre, ma Mourinho si alza dalla panchina imbufalito e l'arbitro, dopo qualche istante, corregge la decisione fischiando fallo per l'Inter.
Queste sono le cose scandalose, e ci aspettiamo di vedere le moviole questa sera. Non crediamo ci sarà qualcuno che si adirerà troppo, come accadeva invece a proposito di "altri".

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mercoledì 2 dicembre 2009

Nuova Calciopoli o vecchi incendiari?

Il presidente del Napoli è furente dopo gli ennesimi torti arbitrali che, a suo dire, il Napoli avrebbe subito a Parma. Dal dubbio rigore fischiato da Trefoloni a favore del Parma per trattenuta di Aronica su Lanzafame (identico ad un intervento subìto da Quagliarella poco prima in area parmense, ma non sanzionato dal direttore di gara), fino all'espulsione di Contini avvenuta qualche istante dopo per proteste, il presidente partenopeo è un fiume in piena che si scaglia contro il settore arbitrale: "Cari arbitri, ora basta. La piazza di Napoli esige rispetto e il campionato ita­liano è una cosa seria. Non ero a Parma - continua il produttore specialista in "cinepanettoni"- ma nel secondo tempo in televisione si è notata una certa sudditanza da parte dell'arbitro. Ho visto quanto si agitava la panchina del Parma. Non so cosa sia accaduto nello spogliatoio durante l'intervallo, ma un direttore di gara dovrebbe essere sempre autorevole e tranquillo".
Ma il De Laurentiis furioso non finisce qui, anzi: "Mi chiedo perché dovrei mettere tanti milioni di euro nel calcio per vedere un arbitro che si lascia condizionare, la piazza di Napoli esige rispetto. Il campionato italiano è un campionato serio. Se deve diventare non serio per colpa degli arbitri, bisogna che Collina dia una spiegazione. A tutto c'è un limite. Io non ammetto che un arbitro si lasci condizionare, altrimenti dovrò correre ai ripari". Talmente minaccioso il presidente della Filmauro da evocare il fantasma di Calciopoli: "La classe arbitrale va rivista. Non vorrei che si verificasse all'orizzonte una nuova Calciopoli. Non serve né la moviola in campo né la prova tv. La Fifa deve capire che ogni Paese è diverso...".
Bello lo sfogo del presidente del Napoli Calcio, uno sfogo che, essendo datato 1 dicembre 2009, dimostra come le cose nel calcio italiano non siano affatto cambiate dopo il 2006, anno in cui il figlio del grande Dino riportava il Napoli in serie B dopo il fallimento societario di due anni prima, fallimento che aveva peraltro agevolato l'acquisto del club da parte dell'imprenditore cinematografico.
Anzi, il timore di De Laurentiis, uno che dalla cosiddetta Calciopoli non ha ricevuto alcun tipo di danno, tutt'altro, è sintomatico di un'atmosfera piena di sfiducia e sospetti nei confronti di un mondo, quello calcistico, che si è dato frettolosamente da fare per cancellare "qualcuno" con un processo farsesco basato su accuse farlocche, ma che ha lasciato il 99,9% dei personaggi che gravitavano attorno al settore ben saldi al loro posto.
Ma gli scontenti e i polemici per partito preso sono rimasti, che abbiano ragione o torto poco importa.
Quello che importa è il clima, che resta esasperato come e più rispetto all'epoca precedente Calciopoli, nonostante i paladini della farsa continuino a prodigarsi per difendere le ragioni di quella caccia alle (poche) streghe responsabili (a loro dire) del Male Assoluto.
Qualcuno, appena uscite le prime intercettazioni strumentalizzate a dovere per rovinarlo, se ne uscì con una frase sibillina ma che oggi possiamo definire come minimo profetica: "Come sarà il calcio senza Moggi? potrebbe pure essere peggio".
Un altro, che da tre anni non parla e che a giorni attende il giudizio del rito abbreviato sulla sua posizione al processo napoletano, lasciò con una frase ancora più chiara: "Togliamo il disturbo, ma vedrete che banditi verranno dopo di noi".
Noi di tutto questo c'eravamo accorti sin da subito, piano piano ci stanno arrivando tutti.
De Laurentiis, che non è nuovo a questi sfoghi, e da uomo abituato a programmare si deve trovare un po' a disagio in un mondo approssimativo e legato all'imponderabile (in tutti i sensi...), abbia però il coraggio e l'onestà di riconoscere anche quando gli arbitri sbagliano a suo favore.

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venerdì 20 novembre 2009

La mano di chi?


In Spagna hanno tirato in ballo Platini; dietro il gol palesemente da annullare della Francia hanno visto la mano del presidente dell'Uefa, probabilmente perché francese. Si sono dimenticati, però, di ricordare che nell'Europa League proprio Platini ha introdotto a titolo sperimentale i due arbitri che stanno sulla linea di fondocampo, proprio per evitare errori clamorosi come quello di Francia-Eire.

Sulla Stampa, più intelligentemente, Beccantini titola su "La mano della Fifa", e dà risalto alle dichiarazioni di Trapattoni che dice che un Paese con quattro milioni di abitanti conta meno di altri; Trapattoni ce l'ha con Blatter per la strana storia delle teste di serie negli spareggi, per il fatto che la Francia ha fatto la prima partita in trasferta, per la scelta di un arbitro non di primissima fascia come lo svedese Hansson.

Certo che di quel gol si parlerà a lungo e, secondo noi, l'idea dei due arbitri in più verrà discussa nelle sedi opportune perché, una volta fissato il principio di non ricorrere a moviole in quanto l'errore umano fa parte del gioco, è ormai indifferibile cercare quanto meno di limitare errori scandalosi come quello dell'altra sera.

In ogni caso fa pensare il Trap amareggiato, e però lucido con la sua analisi: tra la Francia e l'Eire conta di più la Francia; ha anche aggiunto: "Fidatevi, ho girato il mondo, sono stato anche in Austria, e so come vanno certe cose".

Sono andate e andranno sempre così? Ci sarà sempre un Blatter a metterci la mano (e a nascondere il braccio)?

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domenica 8 novembre 2009

I Doni della fata Morganta

Una volta si interpretava la regola dell'espulsione per gioco violento in maniera molto rigorosa, forse anche troppo: bastava un entrata "da tergo", in una qualsiasi parte del campo, per decretare l'espulsione del giocatore autore del fallo.
Negli ultimi anni la regola è stata giustamente disattesa. Non si può essere troppo fiscali, rischiando di rovinare la partita per un fallo, magari non eccessivamente cattivo.
Proprio la cattiveria (indice di rischiosità per chi subisce il fallo) e la posizione in cui avviene il fallo (indice di pericolosità dell'azione) dovrebbero essere, infatti, i criteri principali sui quali basare una espulsione per gioco violento.
Per Morganti, invece, non dovrebbe essere così. Verso la fine del primo tempo, nella fascia centrale del campo a una decina di metri dal limite dell'area di rigore, Diego ha subito un fallo da dietro da parte di Doni.
L'indice di pericolosità dell'azione, secondo noi, era medio alto: Diego da quella posizione può sempre inventare qualche assist.
L'indice di rischiosità per Diego, poi, era altissimo. Doni ha colpito ad altezza ginocchio il brasiliano. Inutile dire che il ginocchio è una parte del corpo del calciatore non protetta, oltre che una delle parti più delicate.
Volendo, si potrebbe aggiungere anche che nel fallo di Doni vi è un indice altissimo di cattiveria: il bergamasco non aveva nessuna possibilità di agganciare la palla, visto che era protetta dal corpo di Diego.
Nonostante tutto questo, Morganti non ha estratto un sacrosanto cartellino rosso.
Eppure, a parti invertite l'arbitro è stato fiscalissimo nel comminare un giallo a Cannavaro per un fallo innocuo e assolutamente non cattivo. Come mai questa discrepanza di giudizio?
Non vorremmo che Morganti si trasformasse nella famosa fata anche quando a sfoggiare la casacca neroazzurra non è la nota squadra di Milano.

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lunedì 26 ottobre 2009

Gasperini interista vero

Forti lamentele di Gasperini ieri a Cagliari, dopo la terza sconfitta rimediata dalla "squadra dei sogni" in una settimana. Oggi, addirittura, si mormora di "dossier arbitrali" pronti. Insomma, piano piano, sta tornando il peggio del peggio: ovvero ciò che avevamo visto ai tempi dell'Inter vittima sacrificale della cupola inesistente.
Ma gli arbitri ora non sbagliano in buona fede? Sembrerebbe di no, viste le minacce di dossier (Genoa), e le ricusazioni (Sensi), per non parlare di De Laurentiis che già mette le mani avanti e parla di "campionato truccato" (testuale), qualora il suo tecnico venisse squalificato dopo l'espulsione di ieri!

Però, in tutto questo caos il posto d'onore per l'antisportività lo merita Gasperini. Piazzamento meritato, visto che ieri ha perso il buonumore e l'allegria sfoggiata dopo la batosta in casa contro l'Inter, e si è lamentato degli arbitri non considerando, per esempio, che in altre circostanze è stato fortemente agevolato (involontariamente, s'intende), come per esempio contro la Juve, alla quale vennero annullati due gol (uno dei quali assolutamente regolare).

Per fortuna la Juventus non lo ha preso come allenatore. E chi se ne frega se è più esperto di Ciro, alla Juve di uno che ride e si sollazza con i giornalisti dopo una batosta per 5 a 0 in casa non sappiamo che farcene. Anche se fosse il nuovo Alex Ferguson.

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venerdì 25 settembre 2009

Acca' nisciuno è fesso

Ha fatto bene Ferrara a polemizzare sul gol annullato a Iaquinta, aggiungendo "E adesso aspettiamo un errore per noi". Ha fatto bene perché, se non avesse detto niente, alla Ranieri dell'anno scorso, qualcuno avrebbe scritto che era un signore, ma tutti avrebbero pensato che fosse un fesso, ha fatto bene perché si è messo in sintonia con i tifosi bianconeri che di fare la figura dei fessi sono tutti arcistufi.

La palla adesso passa alla società, che sugli errori degli arbitri e il contemporaneo vomitevole comportamento dei media è abituata a non intervenire: i moviolisti fanno vedere da tutte le angolazioni gli episodi favorevoli (o presunti tali) alla Juve, i registi veri e occulti, invece, cercano di nascondere i replay su quelli che ci danneggiano. E la società, da signora, non si fa sentire.

Speriamo che adesso che c'è Ferrara, che le canta diversamente da Ranieri, Blanc e gli altri dirigenti si sveglino, ci pensino su e prendano qualche decisione, invece di rispondere acciughe a chi fa finta di parlare di calamari.

Sicuramente non è il caso di preparare una sceneggiata televisiva settimanale per minacciare e offendere, quella poteva farla solo una società al mondo: e infatti la fanno all'Inter. Ma probabilmente è il caso di attrezzarsi con un addetto stampa all'altezza dei tempi, che ogni tanto sappia fare un bel comunicato, magari con qualche congiuntivo e delle parole da laureato, che faccia capire a Roma e a Milano, ai grandi capi e ai moviolisti, che a Torino sono stufi di passare per fessi.

Ci pensi, Blanc, un bel comunicato ogni tanto, quando serve e scritto per bene. Poi magari ci penseremo noi dei forum e dei blog a tradurlo in linguaggio più semplice; e a dare, quando è il caso, del farabutto a chi se lo merita, a Roma e a Milano.

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Don Chisciotte vero

Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro perché il "male" ed il "potere" hanno un aspetto così tetro?
Dovrei anche rinunciare ad un po' di dignità, farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?
Francesco Guccini

Dopo la partita di ieri sera ci passa la voglia di parlar di calcio. Soprattutto per chi da tre anni dedica molto del suo tempo libero per smascherare una delle pagine più tristi e miserabili del calcio italiano, è veramente dura continuare a occuparsi di questo sport.

Aveva ragione Giraudo nel suo commiato al mondo del pallone italiano, di fronte a quella corte (si fa per dire!) presieduta da quel Ruperto che, secondo Cossiga, per prestarsi allo scempio era stato pagato bene: leviamo il disturbo ma vedrete che banditi verranno dopo di noi, disse.

Ieri a Genova si son viste cose invereconde. S'era capita fin dal pomeriggio l'aria che tirava; quando un arbitro o un guardalinee dà forfait per un problema di salute, in genere qualcosa succede.

Ma non è questo ciò che offende profondamente. La cosa peggiore è la pervicace volontà di nascondere la realtà da parte dei mass media: a Genova, bontà loro, non è successo nulla di grave. A Mediaset Premium, per esempio, sempre così prodighi nel far vedere replay da ogni angolazione delle azioni dubbie, ieri chissà perché la cosa non interessava.

Per la verità questa sorta di manipolazione (provata, ma non riuscita per Bacco!) ha già fatto capolino in altre partite di questo campionato, che evidentemente deve essere il quarto di cartone con destinazione Milano. Per esempio, nulla da obiettare da parte dei giornalisti sulla sonante vittoria degli eterni onesti a Cagliari.

Ci rimane tanta amarezza. Voglia di non guardare più uno sport ormai ridotto a wrestling. Gli juventini, che continuano a seguire questo pseudocalcio, dovrebbero porsi solo una domanda: giusto continuare ad essere juventini, soprattutto veri, con il risultato di trasformarsi in dei Don Chisciotte dell'era moderna?
Ma chi ce lo fa fare?

Drago di Cheb

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martedì 22 settembre 2009

Prove di sudditanza psicologica

Deve aver passato una domenica sera agrodolce, l'arbitro Orsato.
Il fischietto vicentino, reduce dalla direzione di Cagliari-Inter, avrà ripensato alla giornata che lo ha proiettato nella storia. Sì, perché trovare la forza di fischiare un rigore contro l'Inter, dopo 53 giornate di verginità del tabellino nerazzurro alla voce "rigori a sfavore", denota una grande dimostrazione di coraggio.
Chissà cosa avrà pensato, Orsato, nel momento in cui la sera, davanti alla tv rivedeva i filmati della partita e ascoltava i commenti di tesserati ed opinionisti, qualcosa del tipo: "Mamma mia, sono stato proprio bravo, ho dimostrato di avere le palle, io. Non ho ceduto alla tentazione di fare come tanti miei colleghi che in un campionato e mezzo in "certe situazioni" si facevano trovare "impallati" o "non ricevevano adeguato supporto dall'assistente", forse erano "lontani dall'azione", oppure sfuggiva loro di bocca il fischietto. Sono stato bravo, davvero bravo, io... Chissà cosa diranno di me, voglio sentire...
Ah! Ecco... mmh... sì, ma come possono accusarmi di questo, come possono pretendere che espellessi Maicon? Mica potevo lasciare l'Inter in 10 dopo così pochi minuti, eh! Gli ho fischiato rigore contro, non lo aveva più fatto nessuno da un anno e mezzo! Un anno e mezzo, eh! Cosa vogliono questi qui? Ehhh a tutto c'è un limite, come, come questo... dài, lo vedo anch'io che Cordoba mette un piede in bocca a Canini e il pallone va altrove. Ma ero lontano... il mio assistente non mi ha aiutato... non trovavo il fischietto... Ma poi Canini si sarà fatto male cadendo, su... e poi guardiamo cosa succede subito dopo... azione successiva... Eto'o su Conti, si appoggia e Conti cade, Milito ne approfitta e va in porta... Ma ero coperto, impallato... Sono stato bravo.
Qui invece ho sbagliato due volte, nel primo tempo ho ammonito il 13 rossoblù, ma lui non aveva fatto niente... non me la sentivo di cacciarlo dopo il solito tuffo di quello là con la testa tutta scarabocchiata. E poi, cavolo, quell'altro, e non è la prima volta... lui mi insulta e io lo caccio... ma cosa ci trovano di così speciale in questo qui? Per me è solo un gran maleducato e basta. Adesso cosa dicono? Ah, questa è bella! Dicono che non mi ha insultato e che mi sono inventato tutto... senti senti, l'ha detto anche il suo presidente! Oh mamma mia, forse non sono stato così bravo. Vorrà dire che la prossima volta in cui ci incontreremo chiariremo tutto.
Alt! Oddio, non son mica troppo convinto che lo incontrerò tanto presto... Mannaggia, che casino ho combinato!"

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Se la Juve fa gol: favorisca patente e libretto!

Non è facile il mestiere di telecronista e di moviolista.
A volte somiglia a quello della polizia stradale, anche se in questo caso il rigore è giustificato dal fine di impedire incidenti stradali.
Perché i nostri beniamini della tv lo facciano a volte ci sfugge, ma un motivo ci sarà senz'altro.
Se la Juve fa gol, la procedura è alquanto complessa:
1) verificare se l'autore del gol si trovasse in fuorigioco (l'ausilio del geometra elettronico è obbligatorio);
2) verificare se l'autore del gol abbia avuto qualche contatto sospetto con l'avversario (consigliata l'artroscopia);
3) verificare se un compagno di squadra dell'autore si trovasse in fuorigioco attivo (di routine l'uso del cono d'ombra);
4) se la fase terminale dell'azione dovesse risultare indenne, verificare se fuorigioco o contatti sospetti si siano verificati nello sviluppo dell'azione, risalendo fino al suo inizio;
5) se l'inizio dell'azione è un calcio piazzato o una rimessa laterale, verificare se siano stati legittimamente concessi dall'arbitro e se siano stati eseguiti correttamente (punto esatto del fallo, palla in movimento, eccessiva distanza della barriera, ecc.);
6) se, nonostante tutto questo, nulla dovesse emergere, in casi eccezionali si può risalire ancora indietro nelle azioni;
7) esaurite le verifiche di legittimità, allo scopo di consolare la squadra che ha subito il gol si procede (operazione facoltativa) all'analisi tecnica dell'azione per accertare se si sia trattato di gol casuale e fortunoso, o comunque attribuibile ad errore dell'avversario.

Come si vede il lavoro che aspetta i nostri cronisti è improbo. Se dovessero farlo per tutti i gol che le squadre di calcio realizzano in serie A e nelle coppe europee, non basterebbe una settimana.
Ed infatti non lo fanno.

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lunedì 21 settembre 2009

Quel ladro di Ferguson!


Ieri, molti di noi hanno rinunciato a vedere la serie A e a "controllare" le nostre nemiche, per godersi finalmente una partita di calcio vera e ben giocata: il derby di Manchester, che quest'anno vedeva opposto al solito fantastico United, il City dei milioni, finalmente competitivo e di livello, grazie agli acquisti estivi.
Una partita bellissima, giocata su ritmi alti, con belle giocate individuali, pochissimi errori nei passaggi, gran gioco di squadra da parte di entrambe.
E' finita 4-3, e come in tutte le partite davvero belle, il destino gioca la sua beffa: a far vincere la partita allo United è stato Owen, ovverosia l'ex idolo dei nemici del Liverpool, e per di più dopo 7 minuti di recupero, di cui l'ultimo addizionato dall'arbitro nel corso dell' extra-time.
Questo ha fatto arrabbiare Mark Hughes, il tecnico gallese dei Blue Moons, e divertire assai Alex Ferguson, assai seccato da mesi con i rivali cittadini per la loro gestione dell'acquisto di Tevez. Un Ferguson rabbioso, come un Lippi d'altri tempi.
Oggi sulla Gazzetta, tale Pisapia gli concede l'onore: la supremazia cittadina, dice, è sua perché ha vinto 33 titoli in 20 anni, ma "anche perché continua a esercitare quel fascino discreto a cui certi arbitri proprio non sanno resistere".
Benvenuto nel mondo dei ladri, Sir Alex. In Sua compagnia, da oggi, tutto sarà più bello e divertente.

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lunedì 14 settembre 2009

Direzioni perverse

In una giornata mediaticamente indirizzata verso la nuova caccia alle streghe contro la Juventus (buono o cattivo segno, lo scopriremo solo vivendo) è interessante notare come il trionfo della difformità di giudizio sia ormai completo, e assomigli sempre più ad un gioco perverso.
Esempio semplicissimo: la Roma vince a Siena, complice l'espulsione (eccessiva) di Codrea, reo di essere intervenuto su un Totti che ormai vola ad ogni refolo di vento più di una libellula. A fine gara il tecnico dei toscani si lamenta dell'atteggiamento intimidatorio tenuto dai giocatori di Ranieri, i quali avrebbero insultato l'arbitro Damato per tutta la gara senza che il fischietto barlettano adottasse alcun provvedimento in merito. Abbiamo notato la reazione finale di De Rossi, lasciatosi pesantemente andare al turpiloquio (forse contro una frangia di tifosi giallorossi contestatori), e subito frenato dai compagni che ne hanno limitato la furia agonistica. Sintomo di un clima che in campo non era dei più sereni. Ma il bello arriva dalle dichiarazioni di un solitamente misurato Giampaolo, furioso come mai prima d'ora: "Certi grandi giocatori ci marciano: i Totti, i De Rossi. Da parte della Roma ci sono stati insulti all'arbitro per 90 minuti. Non meritavamo di perdere, abbiamo giocato al meglio delle nostre possibilità contro una squadra forte e che doveva vincere per forza oggi".
Insulti all'arbitro da parte dei giocatori romanisti? Ma perché, caro Giampaolo, dove sarebbe la novità? Totti è da sempre abituato a trattare gli arbitri come suoi subalterni, almeno all'interno dei confini dello Stivale (all'interno del G.R.A., poi, non parliamone neppure...), si ricordi per tutti l'episodio plateale di Udine di due stagioni fa, quando il capitano "daàmaggica" mandò reiteratamente affanculo uno dei fischietti di punta della combriccola colliniana, il severo Rizzoli.
Evidentemente a certi arbitri farsi insultare da certi giocatori piace, e parecchio. Ancora Giampaolo sull'espulsione di Codrea: "Il Siena è una squadra corretta, non cattiva. E' stata un'espulsione che non ci stava e ci ha penalizzati, anche se si può sbagliare. Però l'arbitro deve arbitrare senza condizionamenti, va lasciato in pace. È un malcostume, se lo fa un mio calciatore va buttato fuori, questo non va bene".
Eh sì, caro Giampaolo, le auguriamo solamente di essersi divertito con la famiglia stasera, perché se le fosse capitato di buttare un occhio a Genoa-Napoli, siamo certi che la salute del suo fegato ne avrebbe risentito vedendo l'espulsione di Criscito, colpevole di avere sfanculato Tagliavento con quel fisichino minuto e il visino da bambino, e come tale punito dall'arbitro per aver detto una parolaccia. Come all'asilo.
Grande il signor "fischio tre rigori contro la Juve così sembro figo" (Cagliari-Juve 2-3, settembre 2007, tre rigori accordati ai sardi di cui uno tramutato in calcio d'angolo su corretta segnalazione dell'assistente), addirittura straordinario poco più tardi nel compensare concedendo un dubbio rigore al Genoa che causa anche l'espulsione di Campagnaro. Non vedeva l'ora, Tagliavento, di ristabilire la parità numerica e farne di ogni per deturpare la partita. Evidentemente un sottile piacere lo pervade, non c'è altra spiegazione. A maggior ragione visti i precedenti.

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domenica 13 settembre 2009

Tre immagini e un gamba

Questa mattina, dopo aver concluso il riposo dei giusti, abbiamo gustosamente aperto la pagina dello sport de La Repubblica, consci del pericolo a cui andavamo incontro.
Malgrado il titolo "Juve di forza", il sospetto che la mazzata arrivasse nelle pagelle era più che fondato (la cronaca è stata volutamente saltata a pié pari, in quanto è stata sufficiente quella di Caressa e Bergomi). L'inviato Emanuele Gamba non ha tradito le attese ed ha assegnato un bel 5 all’arbitro Gervasoni, reo di "aver avuto un occhio di riguardo per la Juve, e non solo quando annulla il goal di Mauri".
Gli occhi, increduli, strabuzzano ulteriormente: una costellazione di imprecisioni e livore antijuventino concentrati in due righe: semplicemente incredibile. La prima domanda che sorge spontanea è: avrà visto la partita su Inter Channel o su Sky?
La seconda è: come può un navigato inviato non sapere che se l'arbitro fischia prima che la palla entri in rete non si può parlare di gol annullato?
La terza: di quale occhio di riguardo sta parlando? Delle ammonizioni non comminate a Dabo (entrata con piede a martello su Diego nei primi minuti) e a Baronio per ripetuti falli da tergo? oppure dei fuorigioco fischiati erroneamente ad Amauri?
Passiamo all'azione incriminata, quella della nuova Triade (Cobolli, Secco e Blanc), quella che dimostra come nulla sia cambiato, in primis il sentimento popolare, quello dell'alibi della sconfitta. Navigando per il web compaiono queste immagini:




Come potete vedere, al momento della punizione di Kolarov, Diakité si trova oltre la linea dei difensori, in offside netto. In questa immagini si può inoltre notare l'esistenza del contatto tra Legrottaglie e l’onestissimo Cruz: la spinta ad opera dell'ex nerazzurro e l'intreccio di gambe (la famosa ancata a proteggere il pallone) causano la caduta del bianconero.
Altresì apprezzabile è la posizione dell'arbitro, il quale ha la visuale completamente sgombra e può valutare come il difensore fosse in anticipo sulla palla, che avrebbe tranquillamente gestito se solo non avesse subito il fallo.
Siamo alle solite: le tv e i giornali omettono, mistificano e spargono veleno sulle vittorie bianconere, addirittura alterando la realtà. Questo, per certi versi, è rincuorante: forse i tempi della simpatia sono finiti.
Per quanto riguarda le nostre pagelle, Emanuele Gamba merita voto 4: ha entrambi gli occhi chiusi quando segue la partita su Sky dal divano di casa. In compenso li ha aperti molto bene quando segue la moviola sulle altre emittenti. Bastano tre immagini, però, per renderlo inerme.

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lunedì 24 agosto 2009

Attacco preventivo


Chi ben comincia è a metà dell'opera. Questo abbiamo pensato stamane, scorrendo le pagine sportive de la Repubblica. Voto all'arbitro di Inter-Bari, secondo Andrea Sorrentino, 6,5. Ecco la motivazione: "Vede bene quando serve". Ecco invece il voto all'arbitro di Juve-Chievo, secondo Emanuele Gamba: 5. La motivazione eccola qui: "C'era un rigore per il Chievo, doveva espellere Poulsen, ma non ammonire Marrone".

Notate qualcosa di strano? Noi senza dubbio notiamo un certo "doppiopesismo". Infatti, il giornalista che segue l'Inter non si accorge che c'era un'espulsione nettissima per Materazzi. E che il rigore "apriscatole" fischiato a favore dell'Inter era un rigore da microscopio elettronico. Di quelli che vengono fischiati solo alle squadre ricche e potenti. Quindi, senza dubbio, possiamo dire che l'arbitro "vede bene quando serve" ma, soprattutto, quando serve a Moratti.

Fiscalissimo e con la vista a corrente alternata, invece, Emanuele Gamba. Siamo d'accordo sull'espulsione di Poulsen, ma sul presunto rigore su Pellissier abbiamo qualche sospetto: guardate i piedi di Pellissier nel momento in cui cade: se notate li alza contemporaneamente, giusto come facciamo tutti noi quando ci tuffiamo in mare. Se invece veniamo spinti, in genere, i piedi sono scoordinati e non si sollevano a tempo. Infine, il buon Gamba non ha nulla da ridire sul braccio in area di Yepes.

Ci viene il sospetto che il sentimento popolar-giornalistico sia già indirizzato: occhi da falco sulla Juve, occhi bendati sulla squadra del petroliere amico degli operai. E chissà cosa avranno pensato nella redazione sportiva de la Repubblica quando hanno letto il lancio d'agenzia (tra l'altro riportato proprio da Repubblica Spy Calcio) nel quale Nicchi dice chiaro e tondo che Materazzi meritava l'espulsione. Forse si tratta di un presidente dell'AIA troppo vicono alla Juventus?

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giovedì 20 agosto 2009

La pagnotta di Mourinho

I fatti sono noti: il c.t. della Nazionale, Marcello Lippi, da anni fuori della mischia, dal suo osservatorio, da lui ritenuto oramai super partes, rilascia ad un giornalista che lo intervista il suo pronostico sul prossimo campionato. Quest’anno vede la Juve e non più l’Inter come l’anno precedente.
Scatta immediatamente il riflesso condizionato dei mobilieri di Via Durini: mancanza di rispetto, campionato condizionato.
Anche quello dell’anno precedente? Cosa c’entra, quello l’ha vinto l’Inter!
Dal che si desume che la discriminante non è, come sostenuto, l’opportunità di un pronostico da parte del c.t. della Nazionale, ma la squadra pronosticata.
Quello che è lecito e opportuno in un caso, non lo è nell’altro.
Si fa portavoce di questa insulsa polemica Mourinho nostro, che i giornalisti osannano anche quando lo criticano, seppure sfidiamo a trovarne uno che lo vorrebbe avere come condomino o vicino di casa.
Dire, come è stato detto, che il c.t. inglese Capello sarebbe più intelligente di Lippi perché un pronostico simile non lo avrebbe mai rilasciato, nemmeno se richiesto, da un lato rivela una notevole presunzione profetica, dall’altro rimarca che oramai Mourinho nostro si sente immerso in un’aura di intoccabilità e di affidabilità a prescindere, dall’alto della quale pontifica come un oracolo.
Tra l’altro in passato ci pare che Capello abbia dato giudizi prognostici simili a quelli dati da Lippi, indicando l’Inter come favorita.
Sinceramente a noi non interessano granché i pronostici sullo scudetto di Lippi, di Capello o di altri c.t. stranieri, interesserebbe semmai sapere i pronostici sugli arbitraggi italiani del prossimo campionato, cui la sfuriata del Furbetto di Via Durini era diretta: condizionare gli arbitri ancora in favore dell’Inter, accusando come tentativo di condizionamento un innocuo pronostico del c.t..
Al di là del carattere strumentale della sortita, evidentemente approvata dalla società nerazzurra, non va sottovalutata la modalità della stessa: ogni persona si manifesta utilizzando la sua cultura e le sue attitudini.
Se per lui fare un pronostico può in qualche modo condizionare gli arbitraggi, oppure più semplicemente ritiene che la cosa possa essere spendibile con l’opinione pubblica, evidentemente ritiene che qualsiasi evidenza mediatica, anche più pesante di un pronostico, possa raggiungere quel risultato.
Non avendo giornate di campionato pregresse su cui piangere, un bella lacrimata preventiva non può che essere beneaugurante già per la prima giornata.
Non c’è niente di nuovo sotto il sole, caro il nostro Mourinho, il pianto antico di Via Durini ha già dato frutti a sufficienza, ma prima o poi la pagnotta ve la dovrete guadagnare come in Europa.

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martedì 16 giugno 2009

Milan campione!

Puntuale come una gaffe di Berlusconi ecco che arriva, anche quest'anno, la classifica riveduta e corretta del campionato di Serie A, redatta dall'Osservatorio sugli errori dei direttori di gara dell'Adiconsum. Primo sarebbe arrivato il Milan, seconda la Juventus, terza la Fiorentina, quarta l'Inter che "tremare il mondo fa".
Che dite? Le classifiche virtuali sono arbitrarie? Ne escono dieci all'anno, tutte con risultati diversi? Ma va?
Noi queste cose le sappiamo benissimo e da sempre pensiamo che il campo è giudice supremo.
Tuttavia, queste cose dovreste ricordarle a coloro che sfruttarono anche le cervellotiche classifiche e le denunce delle autoreferenziali associazioni dei consumatori per dare addosso alla Juventus nell'anno in cui morì il calcio in Italia.
Per quanto ci riguarda prima le aboliscono meglio è. Noi sappiamo benissimo che l'Inter ha meritato lo scudetto nel mediocrissimo campionato italiano. Nonostante gli enormi ed evidentissimi aiuti arbitrali.

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domenica 7 giugno 2009

Piagnistei, dediche e altre facezie



I meandri di internet ci riservano spesso numerose sorprese: deliziose per alcuni, sgradevoli per altri. Navigando su Youtube, ci siamo infatti imbattuti in questo filmato caricato dall'utente Aped52.
Non facciamo fatica a definire questo video un vero e proprio scoop giornalistico, un reperto mediatico finora disperso (?!) nelle videoteche di certe TV e, stranamente, mai riprodotto.
Il contenuto parla da solo: si tratta di due episodi arbitrali controversi avvenuti in Inter-Juventus del 4 gennaio 1998 (ebbene sì, il campionato dei piagnistei) vinto dai nerazzurri per 1 a 0, che vedono sfavorita la squadra dei malfattori.
Vorremmo dedicarlo a:
- quei tifosi juventini normalizzati per cui la Juve è cosa divina, ma, poi, Boniperti è stato il miglior presidente possibile;
- quei tifosi interisti per cui gli errori arbitrali contano solo quando sono a sfavore. In caso contrario avrebbero vinto lo stesso;
- Gigi Simoni, Ronaldo e Massimo Moratti, per i quali dietro ogni sconfitta si cela una banda di truffatori e Centofanti è meglio di Roberto Carlos;
- quei tifosi giallorossi "parte lesa" per i quali la sportività è tutto, in particolar modo quando si cambiano le regole in corsa oppure si fanno regali di cattivo gusto da 40 milioni di lire;
- noi ju29ri che, fiduciosi, aspettiamo che la storia faccia quadrare finalmente i conti.

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giovedì 4 giugno 2009

I desiderata dello Specialone

Dopo aver ottenuto da Moratti l'agognato aumento d'ingaggio, lo Specialone ha consegnato all'Inter la lista della spesa. Non si fanno nomi ai giornalisti, ma sono considerati prioritari gli acquisti di un difensore, un centrocampista e di un altro attaccante, oltre naturalmente ai già ingaggiati Motta e Milito.
Alla fine, ne siamo certi, lo Specialone verrà accontentato dal suo Mecenate. Nulla di male in tutto questo.
Però continuiamo a segnalare le anomalie del bilancio dell'Inter.
Infatti non vorremmo che anche quest'anno la solita voragine venga parzialmente coperta con altre operazioni di finanza creativa come quella della vendita del marchio a se stessi (leggi Inter Brand). Tutto, come al solito, coperto dai complimenti degli scherani che scrivono per i giornali sportivi e che falsamente ci raccontano di Moratti mecenate come Lorenzo il Magnifico.
Scrivere la verità sui bilanci dell'Inter sarebbe un buon inizio per ritornare ad un campionato almeno parzialmente regolare. Certo, per arrivare a questo sarebbe necessario anche altro. Per esempio nel caso in cui il campionato prossimo fosse funestato da incredibili errori arbitrali come quello di quest'anno (e dell'anno precedente!), bisognerebbe iniziare a dire che il campionato è falsato e che Collina è quanto meno un incapace.
Certo, ci rendiamo conto, chiediamo un po' troppo ai giornalisti sportivi, sempre in prima fila a difendere il potente, ma presto o tardi, se non si vuole arrivare ad un campionato di livello africano ci si dovrà arrivare.

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domenica 10 maggio 2009

47 giornate

Chievo-Inter si è conclusa con un pareggio abbastanza atteso. Gli appassionati, curiosi di vedere il gioco dell'Inter senza Ibrahimovic si saranno fatti la loro idea in proposito, pertanto noi non diamo il nostro giudizio. Ognuno si tenga il suo.
Però segnaliamo che l'area di rigore dei milanesi continua ad essere simile al selvaggio West: vige la legge del "più forte". Anche oggi sono stati negati due possibili rigori al Chievo. Il primo per un placcaggio di Cordoba su Bogdani quando il risultato era sull'uno a uno. Il secondo per una spinta di Cruz su Sardo quando la partita era sul due a due. Non stiamo a recriminare sull'incredibile serie di partite senza rigori contro l'Inter (siamo a quota 47), il calcio è questo. L'arbitro a volte non vede e spesso non vede nell'area del "più forte".
Però preghiamo Collina di spiegare ai suoi arbitri, figli della ventata di onestà post-Farsopoli, di continuare a non vedere anche dopo che l'Inter avrà vinto, più o meno meritatamente, il suo quarto (sic) scudetto in un campionato impoverito tecnicamente e tristemente "onesto".
Se per caso gli arbitri, miracolosamente, iniziassero a vedere i rigori in area interista solo a cose fatte, nessuno ci potrebbe chiedere di non sospettare che ciò sia accaduto per addomesticare non solo i risultati, ma anche le statistiche.

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venerdì 17 aprile 2009

Senza rimpianti?

Pur con tutta la buona volontà, pur armati della pazienza di Giobbe siamo costretti per l'ennesima volta a commentare le dichiarazioni rilasciate oggi dal "nostro" Claudio Ranieri.

Secondo lui la Juventus non deve nutrire rimpianti per come è andato il campionato. A noi pare esattamente il contrario, di rimpianti ce ne sono fin troppi.
C'è il rimpianto dell'ennesimo calcio mercato con spreco di risorse per l'acquisto di giocatori non da Juve, ci riferiamo in particolare a quel giocatore che, secondo il tecnico romano, avrebbe dovuto surclassare Sissoko. Senza contare il fatto che, a sparger sale sulla ferita, ci ha pensato il Genoa di Gasperini guidato da quel Motta arrivato dalla Spagna a parametro zero.
Ma c'è anche il rimpianto di aver visto per tutta la stagione la squadra falcidiata da infortuni muscolari di ogni genere, dimostrazione evidente di una preparazione atletica sbagliata.
C'è il rimpianto di aver visto una squadra buttar via punti in casa in maniera insulsa con delle provinciali, basti pensare al Chievo di Pellissier.
C'è il rimpianto che la squadra, forse non adeguatamente motivata, ogni volta che si avvicinava all'Inter ha avuto paura di vincere o addirittura di giocare, basti pensare alla penosa prestazione contro la Lazio all'Olimpico. Lazio, sia chiaro, in evidente crisi di gioco e manco lontana parente di quella della stagione scorsa.
C'è infine il rimpianto di una società ormai annichilita e dal peso politico pari a zero. Si veda come è stata sbeffeggiata dall'arbitro proprio nella partita di Genova.
Infine c'è il rimpianto di aver perso lo scudetto contro una squadra come l'Inter. Si lasci perdere la retorica dei giornali che la definiscono una grande squadra. Chiunque, basta vedere le meschine comparsate in Europa, capisce che il livello è veramente mediocre.

Naturalmente Ranieri di tutto ciò non si cura. Probabilmente di tutto ciò non si rende conto, forse perché è convinto di allenare l'Udinese.
Peccato che a Udine con i soldi spesi in questi tre anni avrebbero portato a casa almeno una semifinale in Europa e uno scudetto.
Per una volta però invitiamo a guardare al futuro, così come Cobolli vorrebbe, sperando che non ci regalino l'ennesimo sicuro rimpianto: la riconferma di Ranieri.

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mercoledì 15 aprile 2009

Re Travicello

La stampa riporta che John Elkann ha tenuto, oggi, a rapporto la truppa. Pare non sia contentissimo dell'andamento della Juventus, le ultime partite evidentemente hanno lasciato il segno.
Apprezziamo le intenzioni del rampollo di casa Agnelli, ma non basta arringare i giocatori. E' necessario innanzitutto fare autocritica, e possibilmente trarre una lezione dai propri errori.
E' evidente che gli errori sono prima dello "stato maggiore", e solo successivamente della truppa. Innanzitutto la squadra non è stata rinforzata, si fa quasi del tutto affidamento su quanto di buono ha lasciato la vituperata Triade. Ma non basta, la sconfitta di Genova è l'evidente dimostrazione che la società non conta nulla (si guardino gli errori arbitrali), e da quanto si vede questa situazione favorisce altri interessi.
Innanzitutto quelli dell'Inter, ma non solo, anche quelli del gruppo di potere che Dagospia definisce "lobbycontinua". Solo così si spiega l'alleanza contro natura in Lega tra l'Inter e la Juve in funzione anti Galliani.
John Elkann dimostri di tenere alla Juve, non solo con arringhe negli spogliatoi, ma evitando che augusti rappresentanti del Circolo Aniene di Roma possano dettare la linea politica della Juventus.
Se così farà, non saremo più autorizzati a chiamarlo Re Travicello. In caso contrario, le sue arringhe saranno solo parole al vento, visto che alla Juve sono altri a comandare veramente.

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domenica 12 aprile 2009

Ladri, ladri!

Questo gridava lo stadio di Genova dopo il rigore dubbio concesso alla Juve.
Sapete solo rubare: questo recitavano gli sms inviati dagli “amici” tifosi di altre squadre.
Dopo che, mezz’ora prima, era stato fermato Iaquinta (in gol) per un fuorigioco inesistente.
Dopo che, qualche minuto dopo, Bocchetti aveva fatto fallo da ultimo uomo su Nedved lanciato a rete. Espulso? ammonito? calcio di punizione? no, proseguire.
Intendiamoci, il rigore è generoso: Del Piero e Ferrari toccano entrambi la palla, il tocco del genoano, in ritardo, si vede meglio e Del Piero gli frana addosso.
Rigore dubbio ma, vista la dinamica, non certo scandaloso.
Rigore solare su Camoranesi pochi minuti dopo: niente da segnalare.
Ed inoltre, gol di Thiago Motta a gioco fermo, dopo il fischio dell’arbitro: tutto ok.
Seguirà, nel secondo tempo, l'espulsione di Camoranesi, che permetterà al simpatico allenatore di dare sfoggio del suo proverbiale fair play, con conseguenti complimenti dei media.
Il fallaccio non sembra così scandaloso, soprattutto per chi ancora avesse in mente le mosse di kung fu di alcuni esagitati in maglia nerazzurra contro la Fiorentina, ma tant’è… e a poco serve rilevare che nel pomeriggio agli stessi sia stato concesso un rigore molto più dubbio di quello su Del Piero.
Intendiamoci, la pochezza della Nuova Juve è imbarazzante, e l’arbitro c’entra poco: la lezione di calcio impartita dal Genoa (soprattutto nel primo tempo) è di quelle da non dimenticare.
E soprattutto, non bisogna dimenticare che… i ladri stanno a Torino, e gli onesti a Milano.

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sabato 4 aprile 2009

Nicchi, il nuovo che avanza

Marcello Nicchi è stato eletto presidente dell'Associazione Italiana Arbitri dopo 27 mesi di (pessima) gestione Gussoni. Nicchi si è presentato subito bene, promettendo importanti novità rispetto al passato in termini di trasparenza e comunicazione. In particolare, nel discorso di investitura Nicchi dichiarò testualmente: "La domenica manderemo gli arbitri in tv a discutere la moviola", provocando la stizzita reazione del designatore Collina, assolutamente contrario a concedere agli arbitri la possibilità di spiegare le proprie decisioni.
Da persona coerente quale è, Nicchi ha già cominciato a dare seguito al programma per cui è stato eletto. Proprio in questi giorni, infatti, sul sito dell'AIA è stata pubblicata una circolare che vieta l'utilizzo di Facebook: "Agli arbitri è fatto divieto di fare dichiarazioni in luogo pubblico - si legge nella circolare - anche a mezzo email, su propri siti internet, e di partecipare a gruppi di discussione (come quelli di ultima generazione sul genere Facebook), mailing list, forum, blog o simili".
Avete capito bene, secondo Nicchi l'utilizzo del più famoso social network può essere pericoloso e destabilizzante per il mondo arbitrale. Non solo, il presidente dell'AIA consiglia soprattutto agli arbitri più giovani (e quindi più sinceri e aperti verso il mondo esterno?) di fare attenzione, minacciando deferimenti alla Procura Federale e sospensione dall'attività.
Il provvedimento sarebbe stato adottato in seguito alle polemiche che hanno seguito la pubblicazione, sul blog di Paparesta, di un'intercettazione telefonica tra un dirigente federale e Luciano Moggi. Certamente si tratta di un ulteriore passo indietro sul piano della trasparenza da parte di un mondo ormai completamente autoreferenziale. Gli arbitri italiani ritengono di non dover dare spiegazioni a nessuno, o più semplicemente hanno paura di dover giustificare l'impressionante quantità di errori arbitrali che si sono verificati dopo Farsopoli, nonostante il Grande Truffatore sia ormai fuori dal calcio.
Per fortuna è arrivato Nicchi con un'innovativa soluzione per tutti i problemi: si stacca il telefono, si spegne il cellulare, si scollega il computer dalla Rete, e tutti potranno vivere felici e contenti. Chissà se anche gli incontri riservati in locali pubblici dopo l'orario di chiusura verranno banditi...

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domenica 22 marzo 2009

Collina traditore o tradito?

I veleni sugli arbitraggi continuano.
Ieri in Roma-Juventus Mexes andava espulso per un incredibile fallo ai danni di Del Piero ma l'arbitro, probabilmente per scarsa personalità, ha sventolato al francese solo un ridicolo cartellino giallo. Peccato che a causa di questo fallo, per tutto il secondo tempo, Del Piero abbia battibeccato con il romanista fino a quando spazientito non gli ha rifilato una leggera manata.
Reazione che ha convinto la sempre zelantissima Gazzetta dello Sport (zelante quando si tratta di Juve, un po' meno quando si tratta di stigmatizzare i falli potenzialmente da sala rianimazione opera del nuovo Facchetti) a chiedere la prova televisiva.
Ora Del Piero rischia la squalifica per aver spolverato la maglietta ad un giocatore che precedentemente gli aveva rifilato un violentissimo calcione da dietro a palla lontana.
Una bella frittata come antipasto.


A continuare l'opera ci ha pensato oggi Ayroldi che ne ha combinate di tutti i colori tanto che il DS dell'Udinese lo ha ricusato in diretta televisiva.
Cose che nel calcio onesto e puro del dopo Farsopoli non avrebbero dovuto verificarsi.
Ormai si può dire senza pericolo di essere smentiti che la gestione Collina ha fallito, se n'è accorto anche Fulvio Bianchi che, pur a malincuore, ne ipotizza il rischio di detronizzazione causa il "tradimento" degli arbitri di cui più si fidava.
Noi però su questo punto non siamo d'accordo. Come può un designatore pretendere dagli arbitri personalità e assenza della innocua sudditanza, quando esso stesso è stato protagonista certo di telefonate poco edificanti con addetti agli arbitri di società di vertice?

L'errore come si vede sta sempre lì, in quella maledetta estate in cui con una caccia alle streghe degna di Savonarola si è mandata la Juve in B senza uno straccio di prova di illecito. Prima se ne esce meglio sarà per il futuro di questo sport.
Per quanto riguarda il passato sarà invece il tempo a rendere definitivamente giustizia dello scempio.

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venerdì 6 marzo 2009

Fine dello stato d'eccezione?


Il filosofo politico Karl Schmitt chiamava la sospensione dello stato di diritto imposta da un "sovrano" come lo "stato di eccezione".
Si può dire che lo stato di diritto fu sospeso nel mondo del calcio quando scoppiò lo scandalo (finto) di Calciopoli, infatti, fu abolito un grado di giudizio, furono sostituiti i giudici naturali e furono sostituiti dal cosiddetto "commissario" anche i componenti degli organi dirigenti del settore arbitrale.
A sottolineare ancor di più, se ce ne fosse bisogno, lo stato d'eccezione basti pensare che fu nominato come designatore un ex arbitro di cui si ha prova inoppugnabile del fatto che intratteneva rapporti non corretti (almeno eticamente) con dirigenti di una società di calcio.

Ma non basta, lo stato di eccezione che in particolare ha interessato, a nostro avviso, il mondo arbitrale non riguarda solo i criteri di nomina (post Calciopoli) dei suoi dirigenti ma anche il modo in cui è stato governato e gestito il movimento.
Collina, a nostro umile avviso, ha accentrato troppi poteri, non vi sono, per esempio, griglie o sorteggi (ricordiamo i tribunali hanno dichiarato totalmente regolare il loro funzionamento) che possano mitigare il potere discrezionale del designatore di scegliere i direttori di gara.
Infatti, è capitato di vedere un arbitro, ora finito nel tritacarne delle polemiche, dirigere più partite nello stesso turno, e per di più questa eccessiva discrezionalità, a detta delle varie organizzazioni a tutela dei consumatori e degli osservatori sugli errori arbitrali, ha prodotto i campionati con più errori arbitrali di sempre.

C'è di che riflettere, per tutti, ma in particolare per il nuovo presidente dell'AIA. Che dopo l'eccezione (tragica e nefasta) di Calciopoli dovrà far riscoprire al calcio la bellezza delle regole e del diritto. Auguri.

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martedì 3 marzo 2009

Manipolazione alla portoghese



Sulla Gazzetta di oggi Sacchi ha fatto delle critiche all'Inter ("per emergere in Europa e nel mondo ci vuole altro") e anche a Mourinho ("non è riuscito ancora a dare fluidità, armonia e sinfonia al gioco") e non c'è dubbio che si tratta di critiche che interessano l'opinione pubblica nel senso che tanti si chiedono se l'Inter è davvero una grande squadra e il suo allenatore uno davvero speciale come dice il suo procuratore.

Di questo sarebbe stato bello parlare oggi nella conferenza stampa solo che nessun giornalista ha potuto fare domande perché il portoghese ha parlato solo lui e di quello che ha voluto lui; domani i giornali gli andranno dietro e i lettori andranno dietro ai giornali: non è una novità, lo fanno tutti i grandi venditori che manipolano l'attenzione della gente e fanno risaltare solo la convenienza del loro prodotto; per venderlo.

A proposito: Mourinho ha parlato di prostituzione intellettuale e di manipolazione dell'opinione pubblica e nessuno, dicono, gli ha replicato. Sulla prostituzione intellettuale il discorso sarebbe lungo e chi si sente chiamato in causa avrà tempo e modo di rispondergli; sulla manipolazione invece un commento vorremmo farlo: quella alla portoghese non è una gran novità, certo Mourinho è un buon venditore ma in Italia ne abbiamo avuto già tanti, ed anche di migliori, in tutti i campi.

Riportiamo di seguito la risposta della società Juventus alle dichiarazioni di Mourinho:
Dopo aver letto con attenzione le gravi dichiarazioni rilasciate dall’allenatore dell’Inter, la Juventus manifesta stupore e sdegno e chiede all’Inter di dissociarsi pubblicamente da tali esternazioni. Con le sue dichiarazioni, l’allenatore dell’Inter ha mancato di rispetto non solo alla Juventus e ai suoi 14 milioni di tifosi, ma a tutto il calcio italiano. Piuttosto che alimentare una pericolosa cultura del sospetto, i rappresentanti delle società hanno il dovere di dimostrare educazione e senso di responsabilità – prima, durante e dopo le partite – per sostenere l’evoluzione del calcio italiano e della sua immagine internazionale.

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lunedì 2 marzo 2009

Alla ricerca dell'anca perduta


Straordinari ieri sera per i Moviola Jones del telegiornalismo italiano.
Lo vedono tutti, specie in una inquadratura da dietro la porta, che l'esasperato De Rossi (un altro che tira la carretta per la Nazionale per farsi poi prendere a pesci in faccia in patria contro gli specialoni internazionali) lascia mezzo metro di luce a Balotelli.
Stando a quel che riferisce De Rossi, anche l'arbitro Rizzoli avrebbe visto che lui non aveva minimamente toccato il capriccioso attaccante interista, ma l'ottimo fischietto avrebbe sanzionato il colpo d'anca che Balotelli avrebbe subito da altro difensore.
Escluso che possa trattarsi dell'anca del difensore sul quale Balotelli si è tuffato, simulando il contatto con De Rossi, gira e rigira le stesse immagini l'anca assassina non si trova, neanche con i migliori prodigi della tecnologia televisiva.
E' un vero peccato, perché per l'occasione i segugi si sarebbero accontentati anche dell'anca (o della coscia), che in Inter-Juventus stese in area Marchionni (l'ala, tanto per restare in campo avicolo) lanciato a pochissimi metri verso la porta avversaria.
Niente da fare, neppure quella.
La Gazzetta commenta: "Alla moviola non si vedono contatti", che è cosa diversa da "Non ci sono contatti" o "Balotelli si è tuffato".
Non ci resta che fare appello a Sua Onestà il Presidente, che mette la parola fine alla discussione più o meno così: secondo noi il rigore c'era, gli altri la pensano diversamente... la nostra parola contro la loro, non sapremo mai la verità.
Parole oneste, come sempre. E se Spalletti è stato danneggiato, può sempre confidare in un risarcimento quando incontrerà la squadra del gemello Ranieri, una coppia ormai difficilmente separabile.

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