sabato 27 giugno 2009

All'Inferno!

Vi ricordate quando, qualche mese fa, i candidati alla poltrona di presidente della Lega Calcio promettevano agli elettori di portare a un miliardo di euro l'anno gli incassi dei diritti tv? Ora non ne parla più nessuno e in compenso l'elezione è andata a finire a torte in faccia con la scissione tra società di serie A e di serie B.
Chissà come mai del famoso miliardo non parla più nessuno? Forse, una risposta riusciamo ad ottenerla facendo il combinato disposto tra un paio di articoli apparsi sulla stampa in questi giorni.
Fulvio Bianchi nella sua rubrica Spy Calcio ha parlato di Juventus, Inter e Milan in trattava con Sky per cedere i diritti degli allenamenti e delle interviste. Inutile girarci attorno, la cosa dà l'idea di chi per raccattare risorse raschia, come si suol dire, il fondo del barile.
L'altro articolo è del Sole 24 Ore, a firma Giuliano Balestreri, e ci racconta della difficoltà a cedere all'estero i diritti della Serie A. Ormai il nostro calcio non interessa quasi nessuno in Europa a causa dei soliti mali: violenza, scandali, fuga dei migliori giocatori, stadi vecchi.
Noi, a dir la verità, sospettiamo che le cause individuate dal Sole siano un po' un'elencazione dei luoghi comuni. O quanto meno elencare i mali senza andare a vedere le cause profonde non aiuta a individuare le soluzioni. Tuttavia il dato riscontrato nell'articolo rimane: i diritti del calcio italiano all'estero si vendono con grande difficoltà.

Ecco che a questo punto appare chiaro come sia improba la sfida di riuscire a reperire quel famoso miliardo all'anno di cui si parlava in campagna elettorale. Ed ecco perché, ora, tutti stanno "allineati e coperti" e nessuno ne parla più.
La soluzione? I signori del pallone parlano di proprietà degli stadi e di modello inglese. Noi pensiamo che questa possa essere una soluzione pericolosa: in periodo di crisi economica non è semplicissimo trovare le risorse necessarie ed è arduo riuscire ad avere ritorni adeguati (la crisi del commercial real estate esiste ed è reale!). Ma queste cose secondo noi i presidenti le sanno bene, infatti vogliono sussidi dallo Stato o dagli enti locali di competenza. Paga Pantalone. Solo che il Governo ha brutte gatte da pelare e appare difficile che riesca a trovare risorse per accontentare i signori del pallone.

Non rimane che una soluzione, quella che noi predichiamo, ovvero pulizia dei bilanci delle società, diminuzione degli emolumenti dei calciatori rispetto al fatturato e infine applicazione del lodo Petrucci per le società zombie che non riusciranno a sopravvivere a questa cura da cavallo.
La nostra soluzione sarebbe una Quaresima. Ma siamo sicuri che, se applicata, il calcio italiano vedrà la Pasqua. Tutte le scorciatoie ci porteranno invece da una sola parte: all'Inferno!

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giovedì 30 aprile 2009

La farsa finale... forse

C'era da aspettarselo, i presidenti di A e quelli di B non hanno trovato l'accordo sulle modalità di voto per eleggere il presidente, e in sostanza sul nome di Beretta by Lobbycontinua.
Dunque dando prova di dialogo, di democrazia, di decoro e di rispetto Zamparini, degno "portavoce" del calcio che conta, annuncia: "Abbiamo fatto la nuova Lega di Serie A".
Insomma, la serie B è stata invitata ad alzarsi dal tavolo in cui si celebrerà il banchetto (sic) dei diritti TV, e costretta ad accomodarsi nella stanza della servitù dove si dovrà accontentare degli avanzi.
Ora sì, sarebbe bello sentire gli illustrissimi onorevoli Melandri e Lolli, che a cadavere della Juventus (quella vera!) ancora caldo ci avevano spiegato dell'utilità di una nuova legge che consentisse un'equa ripartizione dei diritti TV, tale da permettere ai piccoli di poter vincere, almeno ogni tanto.
Invece il risultato è un altro: i piccoli non solo non potranno vincere, ma neanche partecipare, questa è l'ennesima dimostrazione di ciò che è il Nuovo Calcio Pulito post Farsopoli.
Naturalmente i presidenti si accorgeranno presto di aver fatto un errore strategico, infatti se si fosse usato il senno si sarebbe capito che il calcio di provincia ha un bacino enorme di passione che andrebbe coltivato, e non inaridito, pena la perdita di milioni di appassionati. Ma non solo, il torneo cadetto andrebbe salvaguardato per farlo diventare la palestra dei tanti giovani promettenti provenienti dalle giovanili. Peccato, si è scelta un'altra strada: quella di impoverire la serie B per consentire alla serie A di acquistare campioni (sic) del calibro di Poulsen, Andrade e Recoba.
Questo è il nuovo calcio pulito promessoci dal professor Rossi e dagli onorevoli Melandri e Lolli.
Bell'affare, non c'è che dire!

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mercoledì 29 aprile 2009

L'avvento


In Lega sono i giorni dell'avvento. Peccato che, a leggere i giornali, nessuno sappia cosa dovrà avvenire.
Come sappiamo, i presidenti di serie A hanno candidato alla carica di presidente della Confindustria pallonara Maurizio Beretta by Lobbycontinua. Però non è detto che i presidenti della B siano pronti a convergere su questo nome. Quindi domani non è da escludere il marasma generale, con i presidenti della A che abbandonano l'aula.
Tale ipotesi secondo gli osservatori porterebbe alla nascita di una Lega A, nata dalla scissione dell'attuale Lega che comprende sia la serie A che la serie B. In tale caso secondo alcuni il traghettatore con il compito di gestire il caos, e quindi di limitare i danni, potrebbe essere il sempiterno Franco Carraro. Inutile ricordare che il Carraro, nonostante alcune telefonate alquanto discutibili all'epoca di Calciopoli, pare riuscito ad uscirne indenne... dimostrazione ennesima che Calciopoli aveva il fine di escludere qualcuno e non di fare pulizia.

Insomma siamo di fronte al caos più completo. Ma quali sono i motivi e gli interessi che hanno generato questa situazione?
Noi in più di una circostanza abbiamo espresso la nostra opinione: il nodo sta in quella legge Melandri che attribuisce alla Lega il potere di spartire equamente i proventi dei diritti TV. Nessun presidente delle società ultraindebitate, a nostro avviso, è disposto a fare sconti. Tutti hanno paura di essere in qualche modo fregati.
Altro fatto da noi previsto con largo anticipo è che il famoso miliardo proveniente dai diritti TV probabilmente non esiste, se non nei buoni propositi dei candidati. La cosa oggi la sussurra, quasi a metter le mani avanti, anche Antonello Capone della Gazzetta dello Sport. Se anche la Pravda Rosa, per dirla alla Christian Rocca, mette in dubbio "le magnifiche sorti e progressive" vuol dire che tutti, piano piano, si stanno rendendo conto che "il miliardo" sbandierato è poco più che una Chimera.

Ecco spiegato tutto il caos della Lega: scarsità di risorse e susseguenti problemi di ripartizione tra i club ultraindebitati.
Tutte le altre eventuali spiegazioni che i giornali proporranno, ricordatelo, non sono nient'altro che specchietti per le allodole.

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martedì 21 aprile 2009

La Lega sceglie Beretta

I presidenti di serie A hanno scelto ufficialmente Maurizio Beretta per la presidenza della Lega Calcio che dovrà spartirsi il fantomatico miliardo dei diritti televisivi. Unico assente il presidente del Lecce, forse ancora imbufalito per l'arbitraggio chirurgico di domenica.
Evidentemente l'accordo tra il partito di Galliani e quello della troika composta da Juventus montelkaniana, Inter e Fiorentina si è trovato.
Immancabile la retorica: secondo Beretta il calcio italiano è "uno straordinario settore produttivo, una grande bandiera del made in Italy, un vessillo dell'Italia che funziona e che sa vincere". Per il momento ci asteniamo dal fare dell'ironia su questa affermazione, aspettiamo con calma le "magnifiche sorti e progressive" promesse dall'ex mezzobusto Rai che i giornali ufficiali (nel senso che le affinità con la Pravda sono sempre più evidenti) ci spacceranno domani per "grande manager".
Da notare che il suo mentore Montezemolo si è affrettato a rilasciare questa dichiarazione: "Beretta lo conosco bene: ha qualità e capacità".
Notiamo che molti suoi amici stanno trovando posti di rilievo nel gran carrozzone pallonaro. Viste le dichiarazioni gli deve far proprio piacere e serve, forse, a lenirgli il dolore per le cocenti e meritate sconfitte della Ferrari, di cui non parla più.
Speriamo che quando non parlerà più di calcio (cioè quando arriveranno i risultati del lavoro dei suoi uomini) nessuno ci rinfacci che era juventino.
Chiedere a Blatter quanto gliene frega della Juve.

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lunedì 20 aprile 2009

Qualcosa non quadra

Altro vergognoso coro della curva interista, usando questa volta come base la canzone di Topolino. Si notino i commenti soddisfatti dei tifosi interisti

Siamo stati i primi, sabato sera, a pubblicare un pezzo in cui si stigmatizzava a dovere il comportamento della tifoseria juventina nei confronti di Balotelli. Il razzismo, sia quando è frutto di ignoranza sia quando è mascherato sotto mentite spoglie è sempre da stigmatizzare e combattere.
Pertanto riteniamo appropriata anche la decisione del giudice sportivo di far disputare una partita della Juve a porte chiuse, però le regole devono valere sempre. Sia quando simili deprecabili episodi riguardano la Juve, sia quando riguardano altre società e loro tifoserie.
Diciamo questo perché siamo andati a rivedere le dichiarazioni di Moratti e degli altri interisti in relazione ai cori razzisti rivolti dalla loro tifoseria al messinese Zoro.
Certo, si nota che allora vi era meno intransigenza da parte interista, infatti dicevano che erano i soliti "quattro delinquenti", e che non era vero razzismo ma semplice cialtronaggine. Insomma, abbiamo la sensazione che ci sia molto opportunismo da parte loro, ma la cosa non ci stupisce, del resto quando c'è di mezzo la Juve si attaccano a tutto per dimostrare una presunta superiorità che è solo enorme, e tra l'altro giusto, complesso di inferiorità.

Comunque il colmo lo ha raggiunto Matarrese, che ha dichiarato: "Non mi meraviglio più di questo nostro paese, non c'è più rispetto delle regole e allora serve un'iniziativa forte. Io al posto di Abete avrei fatto una riunione degli stati generali, comprese anche le tifoserie, avrei fermato la macchina perché cosi si sfascia tutto". Si, quel Matarrese che dichiarò ai tempi dell'omicidio Raciti che i morti fanno parte del sistema ora vorrebbe fermare tutto per ragionare.
Conversione sulla via di Damasco o guadagnar tempo, e il favore dei notabili, per essere rieletto in Lega?

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giovedì 16 aprile 2009

Lobbycontinua

In più di una circostanza abbiamo ripreso da Dagospia l'idea che esista una cosiddetta "lobbycontinua" romana molto interessata allo sport.
Oggi vogliamo provare a chiarire il concetto. Secondo Dagospia esiste un network di persone amiche di vecchia data che si aiutano tra loro per occupare posizioni di potere, anche nello sport. Della lobby farebbero parte, per esempio, uomini come Montezemolo, Luigi Abete (presidente BNL e guarda caso fratello del Presidente della Figc), Della Valle (presidente della Fiorentina) e Giovanni Malagò. Quest'ultimo si è appena candidato ad un ruolo dirigenziale al Coni, ed attualmente è impegnato come presidente del comitato organizzatore dei mondiali di nuoto a Roma.
Mondiali di nuoto che, a leggere la Repubblica di oggi, sono avviati ad essere il solito disastro fatto di opere incompiute e di sprechi di danaro pubblico.

Se consideriamo che si ventila l'arrivo del montezemoliano Beretta alla presidenza di quella Lega Calcio che dovrà spartirsi la torta (più o meno grossa) dei diritti televisivi del calcio, notiamo che questo gruppo di persone in effetti nello sport conta moltissimo e vorrebbe contare ancora di più. Sia chiaro, nulla di illegale, tutto legittimo e ci mancherebbe altro. Però se si guardano per esempio gli insuccessi di Montezemolo nell'organizzazione di Italia 90, l'organizzazione (al momento) deficitaria dei mondiali di nuoto da parte Malagò, e il periodo non brillante (eufemismo) che vive il calcio dall'avvento di Abete jr, non è difficile immaginare che il calcio e lo sport in generale rischiano un periodo di grande decadimento.
Ci vorrebbero idee nuove e persone nuove, possibilmente estranee a lobby e giochi di potere.

Infine, ritornando al calcio si nota che in Lega la Juventus Montelkaniana con la Fiorentina di Della Valle e con l'Inter di Moratti-Tronchetti appoggia l'idea di Beretta alla presidenza della Lega. Sarà un caso, ma tutti questi personaggi sono in qualche modo legati proprio a "lobbycontinua". Invece la vecchia Juve aveva un patto d'acciaio con quel Galliani che oggi contrasta proprio Beretta.

Certo che Farsopoli ne ha cambiato di cose. Per caso?

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venerdì 3 aprile 2009

Meglio tardi che mai

Ormai lo ammette anche Matarrese: oggi, dopo un altro Consiglio Federale sconclusionato e nel quale non si è deciso niente, ha detto "Stiamo perdendo la faccia". E' quello che stiamo scrivendo dall'estate 2006, quando in Federcalcio c'era un ex-consigliere dell'Inter, documentando che il sistema calcio è un carrozzone allo sbando.

Adesso la lite è sull'elezione del presidente di Lega, sui soldi dei diritti tv e altre menate; ognuno tira l'acqua al suo mulino e nessuno si fida di qualcuno. Ma la faccia è stata persa nell'estate 2006: quello che è successo con Calciopoli deve aver convinto tutti i presidenti (A oppure B non importa) che è meglio far casino, così si può ottenere qualcosa; dopo quello che è successo nessuno si vergogna più di niente, forse perché con quella vergogna firmata dall'ex-consigliere dell'Inter si è toccato davvero il fondo.

E' adesso probabile che troveranno come aggiustare provvisoriamente le cose ed eleggeranno una specie di presidente, di sicuro passeranno anni ed anni prima che il nostro calcio possa ritrovare una faccia presentabile.

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mercoledì 25 marzo 2009

Tra il dire e il fare...


Rieletto presidente della Figc con una votazione bulgara (unico candidato, votato dal 98,4% dei presenti) Giancarlo Abete ha presentato un bel programma elettorale che i giornali hanno sintetizzato in tre punti: più stadi, meno violenza, bilanci sani. Più o meno come succede nelle elezioni politiche quando ci promettono più occupazione, meno tasse e lotta all'evasione fiscale.

Non ha spiegato, Abete, come raggiungere quegli obiettivi, chi dovrebbe mettere i soldi per gli stadi, come si combatte la violenza, chi controlla i bilanci, ma pare che in assemblea nessuno glielo abbia chiesto; i giornali hanno scritto che è stata un'assemblea sonnolenta, applausi, baci e abbracci e tutti l'hanno votato.

Non è questa la sede giusta per dubbi e giudizi su quel programma, lo faremo sul sito con le nostre inchieste e i nostri articoli; faremo, nel nostro piccolo, i cani da guardia che poi sarebbe il vero mestiere del giornalista, ormai dimenticato dai giornali che troviamo in edicola, grandi e piccoli; qui ci limitiamo a far riflettere i nostri lettori sul fatto che la Figc è controllata dal Coni ed ha come fiore all'occhiello la Lega, per cui quel bel programma chiama in causa Abete insieme col futuro presidente del Coni (si vota a giugno), e col prossimo capo della Lega (votazione a fine mese).

Dicevamo di riflettere perché al Coni danno per scontata la rielezione di Petrucci e quanto alla Lega, quasi fosse un fiore appassito, si parla di un possibile commissariamento affidato a Carraro.

Tra il dire e il fare, quindi, tra quel programma e la sua realizzazione potrebbe esserci di mezzo un terzetto di vecchie conoscenze (Petrucci-Carraro e Abete è da una vita che si "dedicano" anima e corpo allo sport) che solo a pensarci fa venire i brividi lungo la schiena. Proviamo comunque a non essere catastrofisti, di sicuro ci ripromettiamo di tenere gli occhi ben aperti.

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martedì 24 marzo 2009

Ritorno al passato


Novità sul fronte dell'elezione del presidente della Lega Calcio. Novità interessanti a leggere l'articolo di Antonello Capone.
Durante l'elezione del presidente della Figc (è stato rieletto Abete) il vecchio presidente di Lega Matarrese pare l'abbia fatta grossa: ha criticato il governo alla presenza del sottosegretario con delega allo Sport Crimi.

La cosa pare abbia fatto imbestialire i presidenti che si sono precipitati a porgere le proprie scuse a Crimi, ma a detta del giornalista la cosa non è finita lì. Sembra che la gaffe (voluta?) di Matarrese abbia convinto gli ultimi scettici che per la Lega è necessario ingaggiare un manager e che nell'attesa di quest'ultimo bisogna insediare un commissario.
Tenetevi forte, uno dei candidati a questa carica è il poltronissimo Carraro. Sì, avete capito bene, stiamo parlando di quel Franco Carraro che dopo le disavventure di Farsopoli aveva dichiarato che mai più si sarebbe occupato di calcio.

Non sappiamo se questa indiscrezione si tradurrà in realtà, però è indicativa della tensione esistente tra i presidenti in relazione alla super strategica poltrona di presidente di Lega (ricordiamo che con la nuova legge dovrà occuparsi di diritti televisivi, quindi di risorse da suddividere).
Per la verità, sempre leggendo questo articolo, si capisce che i presidenti non vogliono in nessun modo incrinare i rapporti con il Governo, visto che alla prima occasione possibile si metteranno in coda a battere cassa per gli stadi e addirittura per ottenere una fiscalità "speciale".

Noi, dal canto nostro, riteniamo assurdo che in un momento come questo si conceda una fiscalità di vantaggio alle società di calcio e non si faccia lo stesso per evitare la chiusura di stabilimenti industriali dove lavorano gli italiani.
Medesimo discorso sugli stadi: non si ristrutturano le scuole, magari si chiudono gli ospedali ma si pensa di dare risorse per gli stadi.
Paradossale.

Molto più semplice e giusto, lasciar fallire le società di calcio che troppo hanno speso in passato. E per quanto riguarda gli stadi sarebbe bene che tutti seguissero l'esempio della Juventus.
Poi, se falliscono gli spendaccioni, volete mettere un bel Pro Vercelli-Juventus "scontro scudetto"?
Date retta a noi, meglio un "ritorno al passato" che continuare a foraggiare certi personaggi.

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venerdì 6 marzo 2009

Tutto rimane uguale, tutto sta cambiando


Fumata nera per l'elezione del presidente della Lega Calcio. Probabilmente gli esperti di "politica pallonara" vi racconteranno che l'eterno Gattopardo ha vinto ancora. In altre parole, da buon democristiano, Matarrese non riescendo a farsi rieleggere è riuscito a far slittare le elezioni per guadagnar tempo e quindi anche voti.

Noi non siamo d'accordo, non crediamo che questo nulla di fatto sia l'ennesima vittoria del Gattopardo, piuttosto abbiamo il sospetto che i presidenti delle società non abbiano deciso per il semplice fatto che stavolta sta cambiando tutto. Obtorto collo.

Basta leggere la cronaca di Antonello Capone (Gazzetta) che ci racconta di presidenti nervosi, Galliani per esempio rimprovera Matarrese come se fosse uno scolaretto alle prime armi. Il loro nervosismo secondo noi è dovuto alla crisi che incombe, il Valencia, per dire, è in bolletta ed è costretto a vendere i suoi gioielli e a rinviare la costruzione del nuovo stadio.
Ma anche in Italia sta iniziando a sentirsi qualche sinistro scricchiolio, la Fininvest, vi abbiamo già detto, ha intimato il taglio degli ingaggi al Milan. Inoltre, siamo convinti che in Italia non vi è più nessuna banca disposta ad assecondare operazioni discutibilissime (non per la Covisoc) come
la "vendita del marchio a se stessi". Insomma, guai grossi.
E un po' come l'ultimo Hitler che spostava armate tedesche esistenti solo sulla carta, i nostri presidenti si trastullano con la spartizione di un ipotetico miliardo dai diritti televisivi, soldi, va detto, che nessuno sa se verranno incassati veramente.

In tempo di crisi, come vedete, tutto cambia. Anche se si vuol far credere che in realtà nulla sia cambiato.

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sabato 28 febbraio 2009

Giochi Preziosi


Ieri in Lega si sono riuniti i presidenti della serie A; ne parlano tutti i giornali perché tra un po' si eleggerà il presidente ma la "notizia" è che tra i presenti c'era Enrico Preziosi, presidente del Genoa, che poi ha fatto anche la conferenza stampa con Zamparini e Foti. Questa è una notizia perché Preziosi è inibito (vi ricordate Genoa-Venezia?) e con gli inibiti i tesserati non possono avere rapporti, pena il deferimento; infatti l'anno scorso Palazzi aveva deferito, multato e squalificato quelli che erano stati beccati dalle intercettazioni al telefono con Moggi dopo Calciopoli e la sua inibizione (vi ricordate Secco?).

Come mai questi giochi strani, come mai con Moggi non si può parlare e con Preziosi sì, anzi il presidente del Genoa fa pure una conferenza stampa parlando, si può dire, a nome di tutti?

Potrebbe trattarsi dei Giochi Preziosi. Il fatto è che la società del presidente del Genoa che produce giocattoli (la Giochi Preziosi, appunto) va bene nonostante la crisi, sta sfondando anche in America (i Gormiti vanno meglio anche di Milito) e il Genoa mette in circolo soldi veri (non finti) che sono preziosi per tutto il movimento.

In parole povere è come se ieri diciassette società di serie A abbiano fatto una pernacchia a Palazzi e alla giustizia sportiva (magari si prenderanno un deferimento come Secco e si faranno un gran risata; d'altra parte Preziosi era stato definito "pericoloso" per il mondo del calcio in uno dei tanti procedimenti di giustizia sportiva) pensando a quanto sono preziosi i soldi, quelli che ci mette il presidente del Genoa e quelli che potrebbero arrivare dai diritti TV.

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venerdì 27 febbraio 2009

Matarrese e la "lobby continua"

A leggere le cronache, la battaglia nella quale è impegnato Matarrese per la conservazione della poltrona di presidente di Lega sta diventando sempre più ardua. Sia Fulvio Bianchi (Repubblica Spy-calcio) che Antonello Capone (Gazzetta) ormai ritengono che il montezemoliano Beretta sia in vantaggio sul vecchio lupo di mare barese.

Ci ha colpito, leggendo gli articoli di questi due giornalisti una certa diversità di accenti: mentre Bianchi è abbastanza neutrale, sembrerebbe invece che Capone "tifi" per Beretta. Infatti non esita a definirlo "manager di altissimo livello ma molto discreto" e successivamente enumera il vasto assortimento di cariche che ha ricoperto in passato.

A noi pare, e lo diciamo sommessamente ma senza paura di essere smentiti, che il profilo professionale di Beretta non sia quello di "un grande manager" (nella categoria, a nostro modestissimo avviso, si possono includere personalità del calibro di Marchionne e Jobs) ma quello, molto italiano, di una persona ben introdotta negli ambienti "che contano".

Forse, a voler essere maliziosi, la risposta al perché la Gazzetta abbia tutto questo ardore agiografico nei confronti di Beretta ce la dà Il Foglio di Giuliano Ferrara che qualche giorno fa ci ha spiegato che la solita lobbycontinua composta da Montezemolo, Della Valle, Tronchetti si sta battendo per confermare la "plancia di comando" (direttori di testata compresi) del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera di cui, lo ricordiamo, fa parte anche la Gazzetta.

O siamo troppo maliziosi noi, o sono le solite, incredibili, coincidenze.

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sabato 21 febbraio 2009

Il curato di campagna

Fulvio Bianchi meritoriamente ci tiene informati sulle grandi manovre relative all'elezione del presidente della Lega Calcio.
Sembra, secondo questo giornalista, che si stia facendo largo la candidatura di Maurizio Beretta sponsorizzato, udite, udite dalla Juventus.
Non si illudano i tifosi Juventini, nessun soprassalto d'orgoglio da parte della società di calcio con più tifosi in Italia, siamo sempre sulla falsariga della Juve simpatica e perdente oltre che vassalla dei nuovi poteri forti del calcio.
Maurizio Beretta è stato il Direttore Generale della Confindustria montezemoliana, quindi facente parte di quella lobby romana sempre a caccia di poltrone "pesanti" che il sempre eccellente Dagospia ha soprannominato mirabilmente "lobbycontinua".
Ricordiamo che "lobbycontinua" è già ben rappresentata in Figc con il presidente Abete jr. già considerato da qualcuno come un "cameriere di Della Valle", altro componente della nota lobby.
Insomma, statene certi, se il manager scelto per gestire la spartizione dei diritti televisivi sarà il "curato di campagna" (altro soprannome inventato da Dagospia), la Juventus non conterà di più, i veri padroni saranno i nuovi onestissimi del calcio post-Farsopoli.
Tutto questo con l'ennesima benedizione di Montezemolo.

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giovedì 19 febbraio 2009

Presidenti, vil razza dannata!

A leggere la Gazzetta di oggi, la rielezione di Tonino Matarrese a presidente della Lega sta diventando un'impresa sempre più ardua. Anche Galliani, dopo una cena con Zamparini, pare si sia convinto che è inadatto a gestire “un miliardo di euro l'anno”.

Si sta facendo largo l’idea di Moratti, dunque, meglio una figura manageriale.

Diciamo la verità, Don Tonino non merita un trattamento di questo genere. Da buon democristianone vecchio stampo poteva essere una figura idonea per mediare tra i tanti interessi confliggenti dei presidenti. Ma Matarrese è uomo di mondo, sa che la gratitudine non è un sentimento diffuso, tantomeno tra i presidenti, pertanto, siamo certi, incasserà l’eventuale bocciatura con fair play.
Dopo, ovviamente, non gli rimarrà che accomodarsi sulla riva del fiume e guardarsi lo spettacolo.

Difficile, per noi, che la Lega riesca ad ottenere il miliardo di euro tanto agognato, ancora più difficile sarà trovare un manager di cui tutti i presidenti si possano fidare e infine sarà uno spettacolo osservare l’implosione della Legge Melandri sulla ripartizione dei diritti TV. A quel punto ci saranno polemiche enormi tra coloro che perderanno soldi dall’eventuale abrogazione di questa sciagurata legge e coloro che invece ci guadagneranno.

Tante contraddizioni, caro Don Tonino, che lei abilmente è riuscito a mascherare. Dia retta a noi, meglio godersi la mega rissa finale da spettatore esterno!

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martedì 3 febbraio 2009

Marasma in Lega

Dietro l'apparente unanimità sul nome di Matarrese continua la lotta intestina relativa alle elezioni alla Lega Calcio. Antonello Capone (Gazzetta) ci informa che ieri vi è stata una riunione dei presidenti di Serie A e B nella quale si è deciso di allargare il consiglio della Lega fino a 20 posti. Insomma, nessun presidente di serie A è disposto a delegare a qualcun'altro. Tutti evidentemente hanno paura di essere fregati sulla ripartizione dei soldi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi.

Altre notizie interessanti che apprendiamo da questo articolo sono una dichiarazione di Moratti dove si sottolinea che Matarrese è "Al momento l'unico candidato"; forse con quell' "al momento" il mecenate vuole cullare ancora l'idea di riuscire a piazzare un candidato a lui più gradito. Inoltre Zamparini lancia il suo grido di dolore: "Darò battaglia per l'abrogazione del decreto Melandri. Contesto la scelta di dividere i proventi tv in base alla storia dei club negli ultimi 40 anni: il Palermo sarebbe tra gli ultimi".

Insomma, il fuoco brucia sotto la cenere. Tutti i presidenti vogliono sedere nel consiglio di Lega per evitare forse colpi bassi, Moratti continua a considerare il voto a Matarrese come un
voto da farsi turandosi il naso e Zamparini vuole addirittura l'abrogazione di quella legge Melandri, fatta sull'onda di Farsopoli, e che ha visto decurtate di molto le entrate della Juventus, sebbene sia la società con più tifosi e più abbonati alla pay tv.

Visto tutto questo marasma possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che uno dei massimi risultati del finto scandaletto del 2006, la legge Melandri, è stato inutile per sanare i problemi tra le società.

Modesta proposta: si rafforzino i poteri della Covisoc e si facciano fallire le società in coma finanziario, a quel punto si vedrà che con meno presidenti con l'acqua alla gola sarà facile trovare la quadratura del cerchio.

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mercoledì 28 gennaio 2009

Voto Antonio! Voto Antonio!


Fino a ieri non lo sapeva nessuno, ma tra una settimana in Lega Calcio ci saranno le elezioni; volute e deliberate ieri su tempi strettissimi non per evitare che si formassero partiti e partitini (come ha scritto qualcuno)m ma per "dare tranquillità e solidità al sistema calcio", come assicura Matarrese su Tuttosport; tempi tanto stretti che pare che il candidato a presidente sarà solo uno e cioè lui solo, Antonio Matarrese.

Sincero, modesto e altruista com'è ha riassunto su Tuttosport quello che potremmo dire è il suo programma elettorale con pochi punti ma di quelli che sono, appunto, tutto un programma. Il primo è "Questa è una Lega aperta, democratica e disponibile; non voglio elezioni ravvicinate per escludere altre candidature" e qui la sua sincerità c'è tutta; ha poi aggiunto, a conferma della sua modestia, "Il presidente non si ricandida, caso mai viene ricandidato"; per finire con il richiamo (sottinteso) alla passione disinteressata e all'altruismo per cui "Se l'assemblea lo riterrà opportuno io, nonostante i disagi, mi renderò disponibile".

La sua rielezione, da quello che si legge, viene data per sicura, anzi Tuttosport non esclude che avvenga per acclamazione, come se i 42 presidenti di A e B dicessero all'unisono "Voto Antonio! Voto Antonio!". Se poi qualcuno pensa di poter scherzare sul suo programma elettorale vorremmo invitarlo a riflettere "seriamente" su un'altra battuta detta a Tuttosport, una specie di slogan elettorale che, come si sa, spesso è la chiave dei grandi successi di popolo; la battuta è questa: "Penso che Matarrese non sia un problema, ma semmai la soluzione del problema".

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