giovedì 11 febbraio 2010

Politica laziale


Lo scrivevamo giusto pochi giorni fa: le squadre romane godono di un trattamento speciale rispetto a tutte le altre. Trattamento politico, verrebbe da dire. Del resto Roma non è "a' Capitale"?

La traballante posizione in classifica della Lazio e i mugugni degli elettori-tifosi hanno immediatamente fatto scattare il campanello di allarme nei palazzi romani. Si sprecano le grida di dolore da destra (Gianni Alemanno, sindaco di Roma) e da sinistra (Montini, vice presidente della Regione Lazio).
Il fatto curioso è che da entrambe le parti si fa la premessa che la politica non deve occuparsi di calcio, premessa che ricorda il famoso proverbio della gallina che ha fatto l'uovo per prima.
Poi i politici si lanciano nei soliti peana su Roma che non merita "una squadra in tilt", e le solite promesse di aiuto.
Come se fino ad ora di aiuto le squadre romane ne abbiano avuto poco. Nessuno si è dimenticato dei contributi previdenziali evasi dalla Lazio (gestione Cragnotti), che lo Stato ha accettato di ricevere in comode rate ventennali. Nessuno si è dimenticato dei debiti della Roma con Unicredit, e dei costanti interessamenti di illustri tifosi da destra e manca per il salvataggio della società.
Verrebbe da pensare che qualche pressione politica sia arrivata anche quando qualcuno fu colto con i regali per gli arbitri tra le mani (leggi Rolex in oro). In quel caso tutti d'accordo: semplici cadeaux, solo romano buon cuore.
Certo poi ci sarebbero altri, brutti, sporchi e cattivi, sotto processo per aver fondato una associazione a delinquere simile alla mafia e alla P2, che regalava all'arbitro la maglietta di Kapò (vedi vignetta). Ma si sa, se a Torino regalano una maglietta si tratta di tentativo di corruzione, se a Roma regalano Rolex in oro si tratta di buon cuore. E poi Roma, Caput Mundi, è come la moglie di Cesare; senza passato, e al di sopra di ogni sospetto.

Una situazione grottesca e tristissima, tanto più in questo periodo storico dove l'Italia è piena di fabbriche occupate da operai in rivolta per un posto di lavoro (e una vita) che sfugge via.
Ma i politici (di destra, centro e sinistra) hanno altro a cui pensare. Forse perché nella Capitale le fabbriche non esistono. Loro sono "a' Capitale", e hanno i Ministeri.
Chissà che per svegliare questi politici non sia necessario arrivare al default dello Stato. A quel punto i ministeriali senza stipendio saliranno sui tetti dei ministeri. Naturalmente armati di sciarpetta della Maggica o del Piovarolo al collo. Auguri.

Drago di Cheb

Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 10 febbraio 2010

Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

Etichette: , , , , , , , , ,

sabato 6 febbraio 2010

Scommettiamo che...

Una decina di giorni fa avevamo messo in guardia i nostri lettori: si parlava di razzismo e di cori contro Balotelli, e segnalavamo che Fabio Monti sul Corsera suggeriva a Balotelli di andare a giocare in Inghilterra. Un suggerimento a nostro avviso poco disinteressato, visto che Fabio Monti è solito muoversi in perfetta sintonia con le attese societarie, e la scorsa estate era stato proprio il Corriere a fare, diciamo, da sponda per il trasferimento di Ibrahimovic, preparando adeguatamente (e per tempo) i lettori.

Al Corriere si è aggiunto il blog di repubblica.it con lo stesso suggerimento; ieri su tuttosport.com si arriva a leggere di possibile, futuro divorzio con tanto di avviso di prezzo: tra 40 e 50 milioni. Intanto, sul Corriere di nuovo Fabio Monti spara una mezza paginata su "Balotelli, adesso si che è (quasi) super".

Tanti indizi, quasi una prova; noi siamo pronti a scommettere che l'Inter è entrata nell'ordine di idee di cedere Balotelli, così come la scorsa primavera era maturata la stessa idea per Ibra e con la stessa motivazione: fare una grossa plusvalenza vera, adesso che quella false son più difficili da realizzare, e il bilancio è incasinato come gli anni scorsi anzi, ci fosse l'eliminazione in Champions lo sarebbe ancora di più. Scommettiamo che stanno pensando di cedere Balotelli, ma col "sostegno" di giornali e giornalisti, quelli che stiamo vedendo all'opera in questi giorni, magari imbeccati proprio dall'ufficio stampa dell'Inter.

La scorsa estate la prova regina che Ibra "doveva" andare via (e pagato profumatamente) fu un articolo di Roberto Vecchioni sul Corsera, nel quale il cantautore proponeva di accompagnarlo alla stazione cantando "Addio bocca di rosa"; dovessimo leggere, da qui ad aprile-maggio, un intervento di Beppe Severgnini o Gad Lerner sul "razzismo" che potrebbe costringere Balotelli ad emigrare allora la scommessa sarebbe sicuramente vinta.

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 1 febbraio 2010

Di chi parla l'Uefa?

Fair-play finanziario: un tema rivoluzionario, perché rivoluzionario è il concetto etico-sportivo che introduce. Fare debiti equivale a barare. Pagare forse domani quello che si deve pagare oggi è una distorsione della competizione inconcepibile per un mondo come quello sportivo, dove tutti devono partire dalla stessa posizione e giocare con le stesse regole. Se vinci uno scudetto coi debiti, nessuno te lo può chiedere indietro, scriveva qualche giorno fa Sconcerti. Ebbene: non sarà più così.
Ma sulla nostra stampa non si capisce. Quando si parla di fair-play i nostri giornalisti parlano del Real o delle "inglesi". Ma le fab four inglesi non hanno gestioni caratteristiche in perdita, ma solo debiti derivanti dalla loro acquisizione e che i loro proprietari vogliono ripagare con gli utili dei club (Liverpool e Man U), o derivanti da ingenti investimenti in infrastrutture (Arsenal). Non hanno debiti che servano per portare le loro squadre a un livello superiore. Ricavano più di quanto spendono. L'eccezione è il Chelsea, che però, così come il Manchester City, ha trasformato in capitale i finanziamenti che aveva ricevuto dai soci e che determinavano un livello elevato di indebitamento. Ora si tratta di ridurre il monte stipendi.
Si ha il dubbio che l'Uefa abbia invece nel mirino proprio l'Inter, ma per la stampa italiana sembra che il problema del fair-play non riguardi affatto l'Inter, che ne sarà toccata di striscio, che sì, in fondo magari, ma vuoi mettere Moratti?

E allora. Durante la scorsa settimana Gianni Infantino, Segretario Generale Uefa, ha anticipato al Daily Telegraph i risultati di una ricerca Uefa sui bilanci. E ha detto testualmente:
"Siamo preoccupati, e molti dirigenti e proprietari sono preoccupati come noi, riguardo la sostenibilità del calcio oggi. Abbiamo fatto un'indagine riguardante più di 650 club in Europa e abbiamo scoperto che il 50% di questi club registra perdite ogni anno, e il 20% di questi registra perdite enormi, spendendo il 120% dei loro introiti ogni anno".

In quale categoria sta l'Inter? Nella generica "registra perdite ogni anno", o nel 20% che "registra perdite enormi" con un rapporto 120% costi/ricavi? L'Inter, sommando i dati degli ultimi 10 esercizi, ha un rapporto costi/ricavi del 140%. Ma ultimamente si sarà messa a posto? E' sulla strada giusta? Più vince più il bilancio migliora? No, l'ultimo bilancio evidenzia un rapporto del 160%.
Perdite. Perdite enormi. Stratosfera delle perdite.

Si chiedono a Infantino le ragioni e lui risponde:
"Circa un terzo dei club spende almeno il 70% delle loro entrate in stipendi."

E l'Inter? Sempre dai dati degli ultimi 11 anni, il rapporto tra stipendi e ricavi è ben oltre la soglia ritenuta abnorme dall'Uefa, si arriva infatti ad un dato medio del 79,69%, circa il 10% in più, il tutto, a differenza dei bilanci inglesi, considerando i ricavi al lordo delle plusvalenze da cessioni giocatori. Parecchio, insomma. Anche qui: ultimamente starà andando meglio? No, nell'ultimo bilancio il rapporto è dell'88%.

Insomma: di chi parla l'Uefa? Ovvio, delle inglesi.

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 20 gennaio 2010

Nelle mani giuste

Nella nostra ricerca della Lehman Brothers del calcio siamo costretti a scrivere un pezzo che mai avremmo voluto scrivere. Il Manchester Utd è in serie difficoltà finanziarie.
Ma mettiamo in chiaro le cose. La società di Sir Alex Ferguson è una tra le meglio gestite del mondo, produce utili da una decina d'anni e ha un patrimonio tecnico (leggi giocatori) di primissimo livello, anche grazie alla incessante attività di scouting che porta a Manchester i migliori giovani d'Europa.
Infine, la società è proprietaria del mitico stadio dell'Old Trafford e di un eccellente centro sportivo.

Dunque, vi domanderete, dov'è il problema?
Semplice, il Manchester Utd è finito nelle mani "giuste". Infatti è stato acquistato da uno spregiudicato imprenditore americano, Glazer, che ne ha affossato i conti (lo stato patrimoniale, per la precisione).
Costui, non avendo a disposizione le risorse finanziarie per impadronirsi di un prelibato boccone come il Manchester, lo ha acquistato a debito. Successivamente ha fuso la società-veicolo, oberata dei debiti per l'acquisizione con il Manchester medesimo, et voilà: la società di calcio si è ritrovata con 500 milioni di sterline di debito.
Non basta: Glazer, avendo altri 150 milioni di debito (tasso 15%, roba da usura) con due Hedge Fund, pretende costanti e alti utili, visto che deve "servire" questo debito a tassi infernali.
La cosa non poteva durare in eterno. I morsi della crisi potrebbero costringere la società a rinegoziare il suo debito di 500 milioni a tassi più alti, e dunque non garantendo più gli ingenti utili necessari al padre-padrone Glazer.
Per uscire da questa disperata situazione si sono fatte le più disparate, e talvolta stravaganti, ipotesi: dal lease-back del patrimonio immobiliare al prestito da parte dei giocatori.
Unica soluzione possibile per salvaguardare l'immenso patrimonio tecnico del Manchester è quello di costringere il robber-baron Glazer a cedere la società.
Urge, tra l'altro, una norma Uefa che vieti in futuro a simili personaggi di acquistare a debito una società.
Il calcio deve rimanere uno sport. Dunque deve uscire dalle sacrestie delle banche d'affari sempre pronte, in cambio di laute commissioni, ad architettare le più spericolate manovre finanziarie per i tanti baroni-ladri che infestano il mondo degli affari.

Etichette: , , , , ,

martedì 12 gennaio 2010

Moratti virtuoso... a parole!

C'è qualcosa che non torna nelle recenti dichiarazioni di Platini a la Repubblica. Come si concilia, infatti, la dichiarata presenza di Moratti tra i sostenitori del fair play finanziario con la recente querelle sui debiti dell'Inter, e soprattutto con le ultime operazioni di mercato nerazzurre?
Ricordiamo che le roi Michel ebbe a dire che solo uno sprovveduto avrebbe comprato una società pesantemente indebitata come l'Inter. La risposta dell'Inter non tardò ad arrivare, invitando Platini a verificare meglio le sue affermazioni. Evidentemente, nel frattempo, Platini avrà sentito Moratti, il quale Moratti, in base alle affermazioni di Platini, avrebbe abbracciato la lotta dell'Uefa verso la sostenibilità finanziaria del calcio: a partire dalla stagione 2012/2013 potranno infatti partecipare alle competizioni europee solo quelle società con bilanci i cui costi non eccedono i ricavi.
E però qualcosa non torna, il pareggio di bilancio si raggiunge in due modi: o si aumentano i ricavi o si tagliano i costi. In quanto ad aumentare i ricavi tutti ci provano, ma pochi ci riescono.
Nel caso dell'Inter l'incremento dovrebbe essere di notevole entità, su cifre comprese tra 150/200 milioni di euro, visti i deficit degli ultimi esercizi. La strada maestra sarebbe quella di ridurre i costi.
Una società di calcio riduce i costi principalmente tagliando gli stipendi. Ma Moratti non sembra intenzionato a seguire questa strada anzi, dopo il recente arrivo di Pandev (ingaggio da tre milioni di euro netti a stagione), sembrano imminenti nuovi arrivi, con ulteriore incremento del monte salario. Allora perché Platini dice che Moratti vuole il fair-play finanziario, se alla prova dei fatti va in tutt'altra direzione? Forse Platini ha fatto questa dichiarazione per lanciare un ultimo aut-aut a Moratti? Vedremo come finirà, se sarà Moratti a sistemare i conti (operazione molto difficile), oppure l'Uefa allargherà le maglie per non intrappolare qualche pesce grosso, sfoggiando qualche classica soluzione all'italiana che porti a cambiare tutto per non cambiare niente.

Etichette: , , , , , ,

venerdì 1 gennaio 2010

Una santa alleanza contro Bilanciopoli?

Noi lo avevamo previsto, mica facciamo i giornalisti sportivi!
Roman Abramovich ha cancellato i propri crediti nei confronti del suo Chelsea. In sostanza, ha trasformato i crediti in capitale. Come avevamo previsto, una volta rilevata l'impossibilità di esigere i crediti, tanto vale "cancellarli", e quindi "valorizzare" un asset appartenente comunque al proprio patrimonio. Ovvio.
Però, a pensarci bene, l'oligarca potrebbe avere anche un altro obiettivo, oltre alla valorizzazione del Chelsea: stanare i tanti furboni del mondo del calcio.
Spieghiamoci meglio: ora il Chelsea è pienamente in regola con i principi del fair play finanziario proposti dalla Uefa. Presumibile, dunque, che Abramovich chieda un'applicazione rigorosa di questi principi; del resto non si perdono certo oltre trecento milioni di sterline per poi approvare delle regole che dispensano la concorrenza da un simile sacrificio, o no?
In pratica, secondo noi, con questa mossa l'oligarca russo si allea con Platini rompendo il fronte dei club spendaccioni (Real, Inter ecc.), interessati a vedere un'applicazione il più annacquata possibile dei principi del fair play finanziario.
Una mossa azzardata, ma Abramovich ci ha abituato a mosse spericolate che nel lungo periodo si sono dimostrate azzeccate e letali per i nemici e i concorrenti. Per maggiori informazioni si chieda a Mutu.

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 7 dicembre 2009

L'Inter come l'Alitalia?

Il dubbio non è nostro, a sorpresa è Fabio Monti (!) che sul Corsera ricorda che il flop di Torino dei nerazzurri non è il primo della stagione, aggiunge che sta salendo la paura per la partita di mercoledì e conclude che un'eventuale uscita dalla Champions vorrebbe dire un danno consistente per un club che "ha una rosa e una gestione da vecchia Alitalia".

Un accostamento sorprendente, visto che ancora poche settimane fa Monti scriveva che l'Inter aveva la fortuna del presidente mecenate, che la società non aveva debiti, che Platini prendeva un granchio a dire che solo uno stupido poteva pensare di comprare un club come quello di Moratti. Adesso questa specie di inversione ad U, per cui la gestione della società sarebbe un disastro.

A dire il vero sul Corriere s'era notato qualcosa di strano anche per il caso Maicon: quando l'Ufficio Stampa, e a seguire Moratti e Mourinho, aveva comunicato che si trattava di un misunderstanding (il fantasioso "vai tu, vai tu") proprio Fabio Monti aveva scritto che la società rischiava il ridicolo, non pensavamo però che si arrivasse a tanto con riferimento alla gestione, un tasto delicato che può far venire tanti brutti pensieri.

Ignoriamo se il Corsera sia sintonizzato con l'umore del mecenate Massimo, oppure Fabio Monti sia andato in confusione perché ha letto sul nostro sito l'intervista a Gianni Dragoni, piuttosto ci piace notare che sulla questione Maicon il giornale ci ha preso, e l'Inter ha fatto ridere i polli, e potrebbe prenderci anche riguardo la gestione.

In fondo in fondo, che dietro i bilanci dell'Inter ci sia un mezzo disastro (e qualche illecito sportivo da serie B) noi lo stiamo scrivendo e documentando da prima che esplodesse la crisi dell'Alitalia.

Etichette: , , , , , , , ,

giovedì 12 novembre 2009

Juve: un bilancio da Champions

Qualche giorno fa il Sole 24 Ore aveva illustrato la grave situazione del bilancio dell'Inter (sul sito abbiamo titolato su "Moratti in mutande"), ieri è arrivato il comunicato del CdA della Juve sul rendiconto trimestrale (luglio-settembre 2009), ed è come passare dalla notte al giorno. Intanto perché i conti sono in miglioramento rispetto a quelli già buoni dell'anno prima, nonostante gli investimenti di questa estate, e segnano un utile netto di 5,6 milioni, ma soprattutto per una indicazione di fondo.

L'articolo del Sole metteva in guardia dicendo che un'azienda "si considera solida se i debiti finanziari netti non eccedono il patrimonio", e sottolineando che l'Inter aveva un totale di debiti netti vicino ai 400 milioni e un patrimonio netto negativo (per questo abbiamo parlato di Moratti in mutande); dal comunicato sulla trimestrale della Juve, invece, si ricava che la posizione finanziaria netta è positiva (più crediti che debiti), e il patrimonio netto è aumentato arrivando a 107 milioni (senza stadio di proprietà pensiamo che sia un piccolo record). Una società quindi, la Juve, più che solida, un bilancio davvero da campioni.

A proposito di campioni, il CdA della Juve stima che l'intero esercizio 2009-10 possa chiudere in pareggio (e questo sarebbe già un successo), e che dipenderà dal cammino che la società riuscirà a fare nella Champions dove, come sappiamo, girano milionate di euro per ogni turno superato.

E così si arriva al punto centrale della gestione della Juve, che i redattori di questo blog hanno sottolineato tante volte: il bilancio è così a posto che la società potrebbe fare altri investimenti, li potrebbe fare anche a gennaio; con la conseguenza, non da poco, che se fossero investimenti azzeccati avrebbero subito un ritorno, magari un turno in più superato nella Champions e quindi i milioni di euro che ne deriverebbero.

Stando ai giornali, il presidente Blanc dice che la Juve è a posto con questa rosa, e noi siamo d'accordo con questa dichiarazione anche perché, come ha insegnato la gestione precedente, gli acquisti si fanno senza preannunciarli sui giornali o dibattendoli in comitati societari. Speriamo però che, nel frattempo, in casa Juve si ragioni a fondo sulla questione; si ragioni sì di bilancio, com'è giusto, ma si ragioni anche di rosa e di risultati.

Nel campionato dei bilanci siamo anni luce davanti a tutti, adesso tutti i tifosi bianconeri vogliono giustamente non solo un bilancio, ma una Juventus da Champions.

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 10 novembre 2009

I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!

Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.

Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.

Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.

La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.

Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.

Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.

In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 3 novembre 2009

Le ragioni di Platini e quelle dell'Inter

In fondo, se un simpatizzante della Germania nazista ci spiegasse che la seconda guerra mondiale fu scatenata a causa dell'attacco anglo-francese alla Germania, non potremmo dargli tutti i torti: formalmente, il nostro interlocutore avrebbe ragione.
Infatti furono la Francia e l'Impero Britannico a dichiarare guerra alla Germania.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.

Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.

Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.

Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.

Etichette: , , , , , , , , ,

giovedì 15 ottobre 2009

Il sapore del ricatto

Franco Bechis su Libero ci regala un bel pezzo sui retroscena della querelle Sensi-Unicredit. Ultima puntata della saga è, a detta di Bechis, il tentativo da parte di Rosella Sensi di convocare una nuova assemblea degli azionisti di Italpetroli, al fine di nominare un nuovo CdA che escluda il "mastino" di Unicredit: Roberto Cappelli.
Pare che alla banca milanese non abbiano per nulla gradito la manovra, e hanno risposto con la richiesta di pignoramento degli immobili di Italpetroli e di altra società collegata al gruppo.
Non c'è che dire, un bell'ambientino, dove la leale collaborazione tra soci viene prima di tutto.

Ma la cosa che più ci ha colpito dell'articolo non è la narrazione di queste scene di guerriglia societaria, bensì il racconto del Bechis relativo alla mancata vendita delle attività petrolifere del gruppo. Pare che sul tavolo ci fossero tre offerte rifiutate dalla famiglia Sensi. Alle rimostranze del socio-creditore per la mancata vendita, esponenti legati alla famiglia Sensi, secondo l'articolo, hanno così risposto: "Volete mettere in difficoltà la Roma? Bisogna andarci con i piedi di piombo, perché la piazza dei tifosi della capitale è molto sensibile".
L'affermazione, se vera, ha il sapore, indubbiamente, di un ricatto. Evocare e sottointendere a possibili scontri di bande di scalmanati non è una bella cosa (per tenerci sul moderato).

Appare sempre più evidente che Unicredit sia impelagata in un buco nero dove si intrecciano, in un groviglio inestricabile, (s)ragioni di ordine politico e di ordine pubblico, che impediscono il raggiungimento del sacrosanto fine del creditore: il recupero delle somme prestate.

Ci viene un po' da pensare al famoso sentimento popolare di Sandulliana memoria: cosa sarebbe successo qualora la Covisoc, negli anni passati, avesse bloccato Sensi padre impedendogli lo sperpero che ha originato il buco nero?
Cosa sarebbe successo se si fossero prese le giuste e previste (dal codice) decisioni sullo scandalo dei passaporti falsi che coinvolse anche la Roma?
Cosa sarebbe successo qualora la Juventus fosse stata assolta (come giusto, per Bacco!) nello scandalo di Calciopoli?
C'è qualcuno che soffia sul sentimento popolare?

Noi, nel dubbio sposteremmo la sede della FIGC via da Roma. Non è manco originale come cosa. Già gli imperatori, quando l'aria diventò mefitica, se ne andarono a Ravenna.

Etichette: , , , , , ,

martedì 18 agosto 2009

Cosa può fare Platini

Tutti si aspettano che l'Uefa di Platini faccia qualcosa per "moralizzare" il calcio, e ognuno propone la sua ricetta; oggi lo fa anche Berlusconi che (senti chi parla...) gli chiede di fissare in tutta Europa un tetto agli ingaggi dei calciatori, che attualmente sarebbero appunto immorali.

Non sappiamo quanto sia praticabile un'idea del genere, ed è difficile immaginare un modo per impedire ad uno che voglia spendere nel calcio di poterlo fare; noi continuiamo a pensare che i soldi debbano essere veri, e non finti o presi a prestito. Sembra l'uovo di Colombo, eppure tutti dicono che ci sono troppi debiti (qui da noi come in Spagna e in Inghilterra), ma nessuno ricorda che la normativa pone dei vincoli alle società di calcio in tema di indebitamento e patrimonio e che, quindi, quei debiti non dovrebbero esserci.

Lo dice l'Uefa e lo ribadiscono le normative nazionali: solo che poi succede che ognuno si inventa il trucco che fa al caso suo e la normativa non viene rispettata. Col risultato che il Chelsea ha debiti con Abramovich, tante società inglesi hanno debiti per la costruzione dello stadio, da noi hanno fatto il mutuo per la finta compravendita del marchio, a Madrid s'indebitano sfruttando le proprietà immobiliari della società. Gli organismi di controllo nazionali chiudono un occhio (da noi tutti e due, tanto Palazzi ha da fare con i fascicoli su Moggi e suo figlio) e buonanotte ai suonatori.

Platini l'ha già detto: l'Uefa si doterà di un panel di esperti e i controlli saranno centralizzati; chi non rispetta i parametri sui debiti e sul patrimonio non potrà partecipare alle competizioni internazionali; magari si iscriverà al campionato, dovesse continuare il finto controllo che c'è adesso, ma non potrà disputare la Champions.

Piuttosto che chiedere il varo di misure straordinarie come quella sugli ingaggi, da parte nostra ci sentiamo allora di chiedere all'Uefa di Platini di rendere operativi i nuovi controlli al più presto possibile. Le gazzette nostrane hanno fatto finta di non vederlo, ma un articolo del Sole 24 Ore qualche giorno fa sottolineava che parecchie società di serie A (Inter in testa) in base ai dati dell'ultimo bilancio non avrebbero potuto iscriversi neanche al campionato di Lega Pro.

Ecco perché diciamo che sembra l'uovo di Colombo, ma sarebbe una misura veramente "rivoluzionaria": fissare a livello europeo dei parametri riferiti ai debiti e al patrimonio, mettendo tutti i distinguo del caso, perché un conto sono i debiti col proprietario e un altro il mutuo per lo stadio, un conto l'aumento vero di capitale e un altro la rivalutazione di un ramo d'azienda; fare dei controlli rigorosi in sede europea, fuori dai casini degli organismi nazionali e senza guardare in faccia nessuno.

Quando entreranno in vigore misure del genere il monte ingaggi dei calciatori piano piano scenderà; oppure i presidenti dovranno mettere ogni anno tanti soldi veri; tanti da mettere in difficoltà anche i berlusconi, i moratti e tutti quelli che prima hanno dissestato i bilanci e adesso arrivano a fare anche moralisti.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

mercoledì 5 agosto 2009

Derby a parole

In attesa del prossimo derby giocato, Milan e Inter hanno, intanto, disputato quello a parole. In un'intervista al Corsera Fedele Confalonieri ha accusato Moratti di essere uno spendaccione, visto che ha sotto contratto i due allenatori più pagati al mondo, ed ha ricordato che dei quattro scudetti vinti dall'Inter due sono stati regalati. Non sembravano battute al vetriolo, ma Moratti ha voluto rispondergli, dicendosi meravigliato per il tono un po' arrogante (?) e dicendosi sicuro che "lo stesso Berlusconi sappia rispettare di più chi rischia personalmente per passione o per dovere".

Non si tratta, a ben vedere, di un derby a parole che passerà alla storia, piuttosto la risposta di Moratti fa venire un grosso dubbio. Ammesso che abbia detto veramente qualcosa che voleva dire, il dubbio riguarda il fatto che Moratti rischierebbe personalmente; è vero, e l'abbiamo fatto notare nei nostri articoli sul sito che, mentre il Milan è dentro la Fininvest e la Juve è un asset della Exor, l'Inter fa capo direttamente a Moratti, ma è il discorso del rischio che non quadra. Da come ce l'hanno sempre raccontata Fabio Monti sul Corsera e la buon'anima di Cannavò sulla Gazzetta, infatti, Moratti doveva essere un benefattore che a fine anno chiedeva quanto c'era da pagare e staccava l'assegno, cioè faceva beneficenza per il godimento dei tifosi dell'Inter (Monti e Cannavò compresi), i soldi li regalava, il bilancio era a posto e chi s'è visto s'è visto. Se si parla di rischi, la faccenda allora è diversa: o ci sono dei gran debiti perché l'assegno non bastava (ma questo Corriere e Gazzetta l'hanno sempre negato), oppure Moratti era un finto benefattore che sperava di riavere indietro quei soldi e adesso pensa che sia difficile.

Non è un dubbio da poco, e diventa ancora più pesante se riflettiamo sul fatto che il benefattore Moratti dice di rischiare "per passione o per dovere". Per passione si capisce cosa vuol dire, anche perché il nostro calcio, secondo Corriere e Gazzetta, è pieno di presidenti (anche loro mecenati come Moratti) che rischiano appunto per passione. Non si capisce, invece, perché Moratti dica di rischiare "per dovere"; non solo non si capisce, ma non vorremmo che alla fine lui voglia dire che, essendo stato obbligato a rischiare, allora il rischio non riguarda solo lui e dobbiamo farcene carico tutti (se ci pensiamo bene è quanto sta avvenendo con i debiti della Roma per i quali si stanno dando da fare Alemanno e D'Alema, Carraro e Petrucci).

Questo è il dubbio che ci fa concludere che sarebbe stato meglio se Moratti non avesse aperto bocca; magari adesso Fabio Monti dirà che è stato un bel derby a parole finito in parità, ma a noi è sembrata una partita noiosa, finita uno a zero perché decisa da un'autorete.

Etichette: , , , , , , , , , ,

domenica 12 luglio 2009

Regolamento di conti


Avevamo spiegato, regolamento alla mano, perché la Juve poteva ancora comprare e fare una campagna acquisti in passivo anche consistente, vale la pena riflettere sulla situazione dell'Inter nell'ipotesi che i regolamenti debbano essere rispettati anche da Moratti.
L'Inter ha chiuso la stagione 2008-09 con un passivo che somiglierà a quello dell'anno scorso (circa 150 milioni) e in più partiva da un bilancio precedente già malmesso con patrimonio netto negativo; secondo le norme federali l'Inter doveva entro il 30 giugno comunicare alla Covisoc come avrebbe coperto il disavanzo; addirittura con un passivo di gestione da coprire e un patrimonio netto negativo una società non può comprare nessuno, se prima non vende oppure i suoi azionisti non versano nuove risorse.
In effetti la squadra di Moratti si è già impegnata a spendere (per Milito e Motta, oltre a diversi giocatori, è stato anche stabilito il pagamento di contanti per 11 milioni) e quindi la sua situazione è irregolare, ma questo non è la prima volta che succede. Piuttosto è importante notare che dentro il solito casino estivo dell'Inter (non potrebbe, ma compra lo stesso), quest'anno è finito Ibrahimovic.
I gornali di Milano lo davano partente sicuro già a fine maggio, verosimilmente perché Moratti non può versare 200 milioni (veri), sembrava così ma così finora non è stato.
Adesso siamo al regolamento dei conti: se Moratti vende Ibra ha un grosso ricavo e un grosso utile, e quindi di soldi deve mettercene sempre tanti (un centinaio di milioni), ma non una cifra scandalosa; se non lo vende, deve deliberare subito un aumento di capitale attorno ai 200 milioni (a meno che a Milano non si inventino anche quest'anno qualche gioco di prestigio finanziario che per regolamento comporterebbe la serie B).
Un regolamento di conti che andrà ad impattare anche nei rapporti tra Moratti e il suo allenatore: l'eventuale cessione di Ibra farà bene al bilancio dell'Inter ma, interviste a parte, farà sicuramente incazzare Mourinho.

Etichette: , , , , , , , , , ,

venerdì 10 luglio 2009

Matrioske alla romana

Ennesimo pretendente per la Roma. Non chiedeteci chi è, come al solito nessuno lo sa. L'unico dato certo (si fa per dire!) è che la sua nazionalità è russa. Ce lo spiega il Messaggero in un articolo in cui si narra di questo interessamento come se si trattasse di una spy story. Con tanto di "abboccamenti" e di intermediazioni con altrettanto oscuri rappresentanti della Unicredit. Come al solito siamo nell'indefinito (e forse anche all'indefinibile, almeno in una nazione seria); intermediari oscuri, abboccamenti, strani avvocati, soci inesistenti, soldi che non ci sono e se ci sono non si può dire da dove vengono.

Noi siamo poco inclini a credere che i russi possano essere interessati alla Roma, o perlomeno quei russi che possono chiarire la provenienza del loro denaro. Basti pensare che, causa crisi, il magnate dell'alluminio Daripaska ha visto assottigliarsi per miliardi di euro il proprio patrimonio, ha licenziato e chiuso fabbriche un po' in tutto il mondo (anche in Italia). Non è andata meglio, per quanto ci risulta, a tutti gli altri "oligarchi" nati dalle ceneri dell'economia sovietica. Tanto è vero che l'economia russa boccheggia con almeno un bel -10% di Pil. Quindi, chi potrebbe essere questo imprenditore russo interessato alla Roma in una difficile congiuntura come quella attuale?
Vedremo. Forse.

L'unica cosa certa è che tutti gli enti regolatori della nostra economia di mercato non stanno facendo una bella figura. Come, allo stesso tempo, ne stanno facendo una pessima i nostri giornali (quarto potere? Non scherziamo!), che non si pongono domande e scrivono di "abboccamenti" e di "intermediari russi" come fossero dei novelli Le Carré (con la differenza che quest'ultimo scrive romanzi, mica informa la collettività).

A questo ci siamo ridotti. Per fortuna, al G8 non si è presentato nessun ultrà romanista per regalare una maglia della "maggica" a qualche leader straniero, come accadde meno di un mese fa a Gheddafi durante la sua visita di Stato a Roma.
Questo scempio, almeno, ci è stato risparmiato.

Etichette: , , , , , , , , ,

domenica 28 giugno 2009

Il pane della Juve e i denti di Moratti


Spiegavamo l'altro giorno perché la Juve, volendo, potrebbe spendere molto di più; se proviamo a fare lo stesso tipo di ragionamento (basato sulle norme federali e i dati di bilancio) sull'Inter si arriva a risultati diametralmente opposti, perché la società di Moratti ha troppi debiti (più di 400 milioni) e non ha patrimonio (lo brucia tutti gli anni col passivo di gestione); l'Inter quindi non potrebbe comprare nessuno se prima il signor Moratti non mette dei nuovi soldi per coprire il passivo 2008-09 (dovrebbe essere di 150 milioni).

Prima che gli amici lettori si meraviglino come è successo per l'intervento sulla Juve, li invitiamo a riflettere sull'acquisto di Milito e Motta che a prima vista sembra dimostrare che Moratti può fare quello che vuole.

Gli acquisti non sono stati ancora formalizzati in Lega e ieri il Corsera diceva che lo saranno dopo il primo luglio (così, aggiungiamo noi, andranno sul prossimo bilancio) e nel frattempo è successo questo: quando Quaresma ha rifiutato di andare al Genoa (lui vuole i gran soldi di Moratti) l'Inter ha dato alla squadra di Preziosi quattro suoi giovani e tra questi la metà di Meggiorini che, giocando nel Cittadella, è stato quest'anno capocannoniere in B. Meggiorini era in comproprietà tra Inter e Cittadella, per cui ieri la società di Moratti ha dovuto forzatamente riscattarlo (pagando 2,5 milioni); oggi, però, il Corriere Mercantile di Genova svela che i 2,5 milioni li ha messi Preziosi, non Moratti, per cui alla fine della favola Meggiorini è tutto del Genoa (lui ed Acquafresca in un colpo solo).

Tutto questo è successo perché, come dicevamo, Moratti attualmente non può comprare nessuno se prima non sana il bilancio e i 150 milioni di deficit. Non considerando le cazzate delle gazzette, e ragionando con le nostre teste, dovremmo dire che Blanc potrebbe ma non vuole mentre Moratti smania dalla voglia ma non può.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

giovedì 25 giugno 2009

Volere e potere

Secondo tutti i giornali la Juve farà qualche altro acquisto importante, ma prima deve vendere, come se dovesse mettere da parte dei soldi altrimenti non potrebbe comprare nessuno. Ma è veramente così? Siamo sicuri che, regolamenti alla mano, Perez può comprare Kakà e Cristiano Ronaldo facendosi dare i soldi dalle banche, mentre Blanc per D'Agostino deve vendere sei giocatori come Mellberg?

In effetti non è così. Non sappiamo a quali magheggi abbia fatto ricorso Perez (avrà magari copiato da Moratti?), sappiamo però che la Juve, se vuole, può comprare quattro o cinque giocatori come D'Agostino senza cedere nessuno e rispettando le Norme Federali.

Se si guarda l'ultima trimestrale, infatti, si vede che la Juve non ha praticamente debiti e contabilizza un patrimonio netto di 120 milioni; questo vuol dire che la società può far fronte ad un bilancio in passivo senza chiedere il permesso alla Covisoc e neppure altri soldi agli azionisti, farebbe solo dei debiti per problemi di cassa (l'Inter ne ha per più di 400 milioni), mentre dal punto di vista patrimoniale il passivo sarebbe sanato con quei 120 milioni messi già da parte (l'Inter, per continuare il confronto, ha un patrimonio netto negativo e non potrebbe comprare proprio nessuno).

La Juve, quindi, se vuole può spendere di più e non avrebbero da ridire né la Covisoc né Platini; potrebbe spendere, esemplificando, fino a 120 milioni di più, certo sarebbe un rischio ma, se fossero spesi bene, si rischierebbe anche di vincere e di vincere subito. Se non lo fa è per scelta societaria, non perché obbligata; più correttamente i giornali dovrebbero allora scrivere che Blanc può spendere, ma non vuole.

Se questo sia giusto o sbagliato, se con questa scelta si potrebbe tornare a vincere in Italia e in Europa, se la Juve saprebbe spendersi questo comportamento in tema di bilancio e se lo stesso sarebbe apprezzato dalla stampa e dai tifosi, questo è tutto un altro discorso.

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 22 giugno 2009

La norma e i pagliacci

Fulvio Bianchi si chiede se Berlusconi potrà trovare un alleato in Platini nella battaglia contro gli acquisti megagalattici e le spese folli del calcio, però sembra dubitarne quando scrive "Non dimentichiamo, comunque, che al momento le norme di ammissione al campionato sono più rigide delle licenze Uefa".

A nostro avviso la riflessione di Bianchi va rivista e completata: la normativa sarebbe rigida se venisse fatta applicare. Il fatto è che le Norme Federali prevedono bilanci sani e corretti e soldi veri (non trucchi di bilancio) per sanare i passivi annuali; il Codice di Giustizia Sportiva arriva a ipotizzare anche la serie B per chi fa il furbo (articolo 8.2); ai trucchi, però, hanno fatto ricorso quasi tutti, e l'Inter li ha adoperati praticamente tutti, ma in B non è andato nessuno.

Questo perché è vero che c'è la norma ma, la stampa non lo dice ma è così, è anche vero che in giro ci sono tanti pagliacci.

Si spiegano così le finte compravendite del marchio (anche di padre in figlio), scorpori e rivalutazioni di rami d'azienda, lease-back immobiliari, holding sub-holding e finte fusioni; si spiega così perché i bilanci tutto sono tranne che sani e corretti, si spiega così perché un professore della Bocconi parla di illeciti tollerati e nessuno apre bocca.

Nessuno apre bocca perché il carrozzone del calcio è pieno di pagliacci. Non interviene il Coni che dovrebbe fare da garante supremo, non interviene la Federazione perché secondo Abete i problemi ce li hanno in Spagna e Inghilterra, non interviene la Covisoc che ha come presidente un dirigente del gruppo Unicredit che di gatte da pelare ne ha già abbastanza, non interviene il superprocuratore Palazzi perché è ancora impegnato con le sentenze su Moggi e il figlio di Moggi. Nessuno apre bocca e le gazzette e i corrieri non vedono, non sentono e non scrivono una parola.

Così la norma resta lì inapplicata e il carrozzone va avanti con le sue pagliacciate.

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

domenica 21 giugno 2009

La conversione di Berlusconi

Berlusconi, tutti sarete d'accordo, è l'uomo che ha portato il calcio nel terzo millennio: da sport a show business. Fu lui a far lievitare il costo dei cartellini, basti pensare all'acquisto di Gullit o di Lentini. Fu lui a vedere per primo la stretta correlazione tra televisione e calcio.
Ora sembrerebbe lui a suonare la campanella della fine della ricreazione. Prima ha venduto Kakà al Real Madrid, ed è la prima volta che il Milan vende un campione nel pieno della sua maturità tecnica e fisica. Ora ascoltate un po' cosa ha da dire circa gli acquisti folli del Real Madrid: "Non si può andare avanti così, bisogna avere un minimo di senso pratico, adesso ho anche intenzione di fare delle cose a riguardo perché è diventata una cosa inammissibile".
Ecco, noi speriamo che quel "fare qualcosa" sia un bel "fare la cosa giusta": ovvero far pagare le giuste tasse alle società di calcio spesso in debito con l'erario. E soprattutto costringere la Figc a controllare seriamente i bilanci (consolidati) delle società, come richiesto da Platini.
Chi ha fatto il furbo venda i giocatori (se trova qualcuno che li compra), altrimenti si portino i libri i tribunale.

Etichette: , , , , , , , ,

venerdì 12 giugno 2009

Gazzetta, non così


Riassumendo l'umore dei milanesi e tanto per animare le discussioni al bar sport oggi la Gazzetta dello Sport se n'è uscita con un "Cosi' non vale", sparato su tutta la prima pagina; oggetto del titolo era la campagna acquisti megagalattica di Perez, l'umore molto probabilmente quello di Moratti e Galliani.

Fin quando i rossonerazzurri si scambiavano quattro primavera per 50 milioni alla Gazzetta andava bene, nel 2005 hanno fatto il giochetto del marchio e la Gazzetta ha candidamente continuato a vantare il loro mecenatismo, nel 2006 i maghi di Moratti hanno tirato fuori dal cilindro altri 150 milioni di plusvalenze patrimoniali e Verdelli ha continuato con gli osanna al grande mecenate, adesso che a Madrid è arrivato un mecenate che è più grande di Moratti alla Gazzetta non sta bene.

Cosa sta combinando il presidente del Real Madrid sinceramente non lo sappiamo, sarà anche giusto scandalizzarsi ma a quello dovrebbero pensarci le gazzette spagnole; sappiamo bene, invece, cosa ha combinato il signor Moratti nell'assoluto silenzio della gazzette nostrane, ne abbiamo parlato a lungo nella nostra sezione Bilanciopoli e ricordiamo solo due cifre della sua presidenza: 700 milioni di aumenti di capitale e 800-900 di finte plusvalenze.

Antonio Giraudo, a suo tempo, di fronte al mecenatismo alla milanese aveva parlato di immoralità; da parte nostra aggiungiamo oggi che non si fa giornalismo come lo fanno alla Gazzetta. Se vogliamo affrontare il tema del calcio gonfiato, dei bilanci drogati e dei presidenti megalomani dovremmo cominciare da casa nostra, altrimenti si corre il rischio di fare la figura del bue che dà del cornuto all'asino.

E ci sarebbe tanto da scrivere. Per esempio, su cosa ha, a suo tempo, comportato nel calcio la discesa in campo di Berlusconi (anche se ormai sembra passato un secolo); oppure sui bilanci dell'Inter e sul fatto che hanno finito per condizionare il campionato già da parecchi anni. Ci sarebbe tanto da scrivere, ma la Gazzetta non ne ha mai scritto forse perché interessata solo al rosa della vita e quando c'è di mezzo del rosso-nero-azzurro si vede che agiscono i freni inibitori.

Certo è facile fare da megafono alle doglianze della grande Milano, e adesso nei bar sport saranno tutti scandalizzati perché Perez è un megalomane e non si sa dove può prendere tutti quei soldi; c'è però uno scandalo ancora maggiore e riguarda il fatto che il vero giornalismo sarebbe tutta un'altra cosa.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

giovedì 11 giugno 2009

Ronaldo + Kakà. Incomprensibile?

Il Real Madrid si conferma superpotenza finanziaria del calcio mondiale, visto che nel giro di una settimana ha sbaragliato la concorrenza acquistando prima Kakà e dopo nientemeno che sua maestà Ronaldo.
Costo complessivo dell'operazione circa 160 milioni di euro, esclusi gli ingaggi alle due star.
I corifei spagnoli immediatamente hanno iniziato a cantare le lodi di Florentino Perez e a rassicurare che, per esempio, si rientrerà dalle spese per l'acquisto di Kakà in un solo anno. Immaginiamo che entro un paio di giorni la stampa spagnola replicherà l'opera di (dis)informazione rassicurando che si rientrerà delle spese per l'acquisto di Ronaldo nel giro di pochi mesi.

In Italia sembra che qualcuno si ponga il problema che la cosa è poco o nulla credibile. Fabrizio Bocca de la Repubblica, per esempio si domanda: "Ma quanti miliardi di magliette bisognerà vendere dalla Cina al Sudafrica per recuperare cifre del genere, e soprattutto per pagare gli ingaggi folli di queste star?". Noi siamo d'accordo con lui e aggiungiamo che il calcio spagnolo è sull'orlo della catastrofe finanziaria con 3,4 miliardi di debito (di cui 562 proprio a carico del Real Madrid) a fronte di soli 1,4 miliardi di fatturato. Ovvio che la cosa non regge.

A questo punto, ci domandiamo, sarà mica l'economia spagnola quella meno colpita dalla terribile recessione tuttora in atto? Manco per idea, la disoccupazione supera il 18% della forza lavoro, il settore immobiliare (sul quale ha campato la Spagna negli ultimi dieci anni) è letteralmente al collasso tanto è vero che sta trascinando con sè le casse di risparmio spagnole, e infatti per evitare la catastrofe il governo ha in cantiere un piano di salvataggio da parecchi miliardi di euro.
Rimane una possibilità: Florentino Perez è il solito magnate appassionato di calcio e pieno di soldi che ha deciso di entrare nella storia del calcio. Falso anche questo, Florentino è un costruttore e come tutti i costruttori spagnoli è in crisi negli affari.

A questo punto per spiegare le spese folli del Real non ci rimane che appellarci al solito detto romano del "panem et circenses".
Sarà pure una congettura, ma la storia dello sport ci insegna, dall'Argentina dei generali al Milan berlusconiano, che spesso i potenti per distrarre le masse dalle angustie di tutti i giorni si affidano proprio agli eroi del circo. Insomma l'establishment ha deciso di sottoporre il popolo spagnolo ad una dose massiccia di morfina calcistica.

E se il Real non vince?
E se l'economia nel 2010 non riparte?

Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 29 aprile 2009

L'avvento


In Lega sono i giorni dell'avvento. Peccato che, a leggere i giornali, nessuno sappia cosa dovrà avvenire.
Come sappiamo, i presidenti di serie A hanno candidato alla carica di presidente della Confindustria pallonara Maurizio Beretta by Lobbycontinua. Però non è detto che i presidenti della B siano pronti a convergere su questo nome. Quindi domani non è da escludere il marasma generale, con i presidenti della A che abbandonano l'aula.
Tale ipotesi secondo gli osservatori porterebbe alla nascita di una Lega A, nata dalla scissione dell'attuale Lega che comprende sia la serie A che la serie B. In tale caso secondo alcuni il traghettatore con il compito di gestire il caos, e quindi di limitare i danni, potrebbe essere il sempiterno Franco Carraro. Inutile ricordare che il Carraro, nonostante alcune telefonate alquanto discutibili all'epoca di Calciopoli, pare riuscito ad uscirne indenne... dimostrazione ennesima che Calciopoli aveva il fine di escludere qualcuno e non di fare pulizia.

Insomma siamo di fronte al caos più completo. Ma quali sono i motivi e gli interessi che hanno generato questa situazione?
Noi in più di una circostanza abbiamo espresso la nostra opinione: il nodo sta in quella legge Melandri che attribuisce alla Lega il potere di spartire equamente i proventi dei diritti TV. Nessun presidente delle società ultraindebitate, a nostro avviso, è disposto a fare sconti. Tutti hanno paura di essere in qualche modo fregati.
Altro fatto da noi previsto con largo anticipo è che il famoso miliardo proveniente dai diritti TV probabilmente non esiste, se non nei buoni propositi dei candidati. La cosa oggi la sussurra, quasi a metter le mani avanti, anche Antonello Capone della Gazzetta dello Sport. Se anche la Pravda Rosa, per dirla alla Christian Rocca, mette in dubbio "le magnifiche sorti e progressive" vuol dire che tutti, piano piano, si stanno rendendo conto che "il miliardo" sbandierato è poco più che una Chimera.

Ecco spiegato tutto il caos della Lega: scarsità di risorse e susseguenti problemi di ripartizione tra i club ultraindebitati.
Tutte le altre eventuali spiegazioni che i giornali proporranno, ricordatelo, non sono nient'altro che specchietti per le allodole.

Etichette: , , , , , , , ,

sabato 25 aprile 2009

Più rosso che nero

Il bilancio del Milan presentato ieri da Galliani è in rosso, addirittura la situazione è peggiorata rispetto all'anno scorso quando le perdite ammontavano a circa 31 milioni di euro. Infatti quest'anno siamo a quota -66,8.
Ecco come l'AD spiega questa debacle: "Mancano i ricavi della Champions League e abbiamo mantenuto lo stesso organico che avrebbe potuto giocare la grande coppa: 170,9 milioni in stipendi contro i 160,4 dell'anno prima. Nel 2007 abbiamo perso 31,7 milioni pur con 44,8 di ricavi dalla Champions. Dall'Uefa ora abbiamo preso solo 7,4 milioni ed ecco che la perdita è schizzata a 66,8".
Insomma la colpa è della mancata partecipazione alla competizione europea più importante. Forse è anche vero ma essendo, pur sempre, il calcio una competizione sportiva dovrebbe essere normale che a ottenere le posizioni più "profittevoli" siano i migliori, aldilà del blasone e aldilà del conto in banca.
Altra chicca regalataci dall'amministratore delegato è che il Milan, in realtà, nonostante la mancata partecipazione alla Champions ha comunque deciso di mantenere un organico all'altezza della competizione, dunque facendo lievitare i costi degli stipendi rispetto ai ricavi.
Sul punto nutriamo qualche dubbio, ma la cosa riguarda un po' tutte le società italiane, infatti secondo noi il livello del calcio italiano si è notevolmente abbassato sia dal punto di vista tecnico che atletico. Non è difficile immaginare che anche il Milan avrebbe subito la stessa sorte delle altre italiane partecipanti: meritata eliminazione agli ottavi di finale.

La cosa che però ci lascia interdetti è la soluzione prospettata per uscire dalle secche. Al solito stadio di proprietà viene aggiunta una cosa non da poco: l'eliminazione dell'Irap per le squadre di calcio.
E' vero che le società italiane hanno una pressione fiscale superiore ai competitors stranieri, ma anche gli artigiani, i commercianti e gli industriali vivono lo stesso problema. Non capiamo per quale motivo si dovrebbe partire ad abbassare la pressione fiscale partendo dal calcio.
Forse per consentire acquisti del calibro di Senderos o Poulsen?

Etichette: , , , , ,

martedì 21 aprile 2009

Doping finanziario in Premier League?

Noi credevamo che in Inghilterra si stessero godendo l’ennesimo trionfo in campo europeo, dove ben tre squadre inglesi su quattro hanno raggiunto il traguardo delle semifinali di Champions.
Nulla di più sbagliato: addirittura un organo del Parlamento inglese, l'All Party Parliamentary Group, si è preso la briga di analizzare lo stato di salute del calcio d’Oltremanica, arrivando a conclusioni inusuali (almeno per noi mediterranei) nel bel mezzo di un trionfo.
Secondo questo organismo, il trionfo è dovuto a eccessivo indebitamento permesso da una legislazione troppo permissiva (se preferite chiamatela anche deregulation), inoltre Alan Keen, capo della commissione, aggiunge che "successi a breve termine possono mettere in crisi l'equilibrio finanziario a lungo termine".
Impossibile, in Italia, che nel momento del massimo trionfo dei politici lancino simili accuse, anzi, noi siamo abituati a ben altre scene, basti ricordare la Melandri sul pullman degli azzurri che festeggia la vittoria al mondiale di Germania.
Molto più semplice da noi aspettare la catastrofe e successivamente individuare l’orco cattivo sul quale far ricadere tutte le colpe. Inutile ricordare che a metterci i soldi, successivamente, è sempre Pantalone. Tutto questo in nome dello sport, della cultura della "bandiera" e dell’onore.
Vi siete chiesti come mai molti presidenti si stanno affannando a chiedere soldi (elegantemente, certo) per la costruzione di stadi privati, moderni e di livello europeo?

Etichette: , , , , , ,

venerdì 1 febbraio 2008

Il Re e' nudo e nessuno (o quasi) lo dice.

Riprendo volentieri un mirabile post del mio amico Joyce inserito sul Forum J1897. Si parlava della situazione della AS ROMA e dei problemi finanziari del suo presidente Sensi:

"... Sai cosa? Quando conviene, l'economia è adulta e vaccinata, e fa a meno della politica.
Quando invece giova il contrario, interviene la politica a mettere tutto a posto (o a sfasciare, che è lo stesso).
Dunque a tutto questo castigo dell'economia non ci credo, non per l'Italia, perché il problema è il riconoscimento (o il disconoscimento) "politico" del delitto.
"L'economia dovrebbe avere ben altra cultura", come dici tu, ma non ce l'ha.
Se qualcuno dicesse che quello di Moratti è un delitto, l'ultimo baluardo del calcio italiano crollerebbe, e che tragedia per Petrucci/Matarrese.

Ma certo è singolare: in testa al campionato italiano ci sono le uniche due sorelle risparmiate dalla tempesta degli ultimi anni.

Una con 400 milioni di debiti, l'altra con 500.

Onestissime, impeccabili, non un'intercettazione, non una macchia.

Solo 900 milioni di debiti.

"Il Re è nudo ma nessuno (o quasi) lo dice... "

Etichette: , , , , ,