mercoledì 10 febbraio 2010

Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

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martedì 10 novembre 2009

I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!

Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.

Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.

Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.

La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.

Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.

Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.

In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

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giovedì 15 ottobre 2009

Il sapore del ricatto

Franco Bechis su Libero ci regala un bel pezzo sui retroscena della querelle Sensi-Unicredit. Ultima puntata della saga è, a detta di Bechis, il tentativo da parte di Rosella Sensi di convocare una nuova assemblea degli azionisti di Italpetroli, al fine di nominare un nuovo CdA che escluda il "mastino" di Unicredit: Roberto Cappelli.
Pare che alla banca milanese non abbiano per nulla gradito la manovra, e hanno risposto con la richiesta di pignoramento degli immobili di Italpetroli e di altra società collegata al gruppo.
Non c'è che dire, un bell'ambientino, dove la leale collaborazione tra soci viene prima di tutto.

Ma la cosa che più ci ha colpito dell'articolo non è la narrazione di queste scene di guerriglia societaria, bensì il racconto del Bechis relativo alla mancata vendita delle attività petrolifere del gruppo. Pare che sul tavolo ci fossero tre offerte rifiutate dalla famiglia Sensi. Alle rimostranze del socio-creditore per la mancata vendita, esponenti legati alla famiglia Sensi, secondo l'articolo, hanno così risposto: "Volete mettere in difficoltà la Roma? Bisogna andarci con i piedi di piombo, perché la piazza dei tifosi della capitale è molto sensibile".
L'affermazione, se vera, ha il sapore, indubbiamente, di un ricatto. Evocare e sottointendere a possibili scontri di bande di scalmanati non è una bella cosa (per tenerci sul moderato).

Appare sempre più evidente che Unicredit sia impelagata in un buco nero dove si intrecciano, in un groviglio inestricabile, (s)ragioni di ordine politico e di ordine pubblico, che impediscono il raggiungimento del sacrosanto fine del creditore: il recupero delle somme prestate.

Ci viene un po' da pensare al famoso sentimento popolare di Sandulliana memoria: cosa sarebbe successo qualora la Covisoc, negli anni passati, avesse bloccato Sensi padre impedendogli lo sperpero che ha originato il buco nero?
Cosa sarebbe successo se si fossero prese le giuste e previste (dal codice) decisioni sullo scandalo dei passaporti falsi che coinvolse anche la Roma?
Cosa sarebbe successo qualora la Juventus fosse stata assolta (come giusto, per Bacco!) nello scandalo di Calciopoli?
C'è qualcuno che soffia sul sentimento popolare?

Noi, nel dubbio sposteremmo la sede della FIGC via da Roma. Non è manco originale come cosa. Già gli imperatori, quando l'aria diventò mefitica, se ne andarono a Ravenna.

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martedì 22 settembre 2009

Il fair play di Blanc

Piuttosto che star dietro a calamari e acciughe ieri Blanc (l'anti-Mou, per dirla come Tuttosport) ha parlato di rispetto e di fair play finanziario. Non mancherà occasione per tornare a confrontare lo stile Juve (che parla di rispetto) con le mourinate dell'Inter (Cellino sulla Gazzetta dice che si tratta di buffonate), vale intanto la pena di seguire il ragionamento di Blanc sul fair play finanziario.

Secondo Blanc, riprendendo Tuttosport, "la Lega potrebbe tutelare meglio le squadre italiane dedicando maggiore attenzione alle nuove regole del fair play finanziario. Considerando la direzione nella quale sta andando l'Uefa, sarebbe un buon modo di fare l'interesse dei club italiani".

Sarà un caso, ma in questi giorni la Football Association ha fatto proprio quello che dice Blanc, ha già fissato nuove regole e parametri che le società devono rispettare; così, quando andrà in vigore la normativa Uefa, le squadre inglesi saranno già sulla strada giusta, quella di bilanci più regolari e sostenibili (sostenibili ai loro livelli, che sono superiori ai nostri).

Sono due allora le considerazioni che si possono fare: la prima è che Blanc ha ragione, la seconda è che anche la Figc dovrebbe fare qualcosa prima che scoppino altri casini come quello della Roma, che non riesce a sdebitarsi con Unicredit.

Aver ragione, però, vuol dire tanto e potrebbe non significare niente, se non sarà proprio la Juve a smuovere l'attenzione sull'argomento; nelle parole di Blanc c'è troppo fair play, da Torino potrebbe, anzi dovrebbe partire una forte campagna di sensibilizzazione sul tema dei bilanci, con delle proposte da portare poi a Roma, in Figc. Sarebbe bello vedere se Abete è d'accordo, sarebbe bello vedere quali società sono contrarie.

Lasciando stare, come sta facendo, calamari e acciughe, sarebbe bello se Blanc e la Juve costringessero gli addetti ai lavori a ingoiare il rospo della regolarità dei bilanci. A suo tempo Carraro ha dichiarato che non erano regolari, ma che gli illeciti non venivano sanzionati per non urtare i tifosi; perché la Juve non chiede pubblicamente che si discuta oggi dell'argomento?

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domenica 13 settembre 2009

Stadiopoli romana

Continua la saga delle società romane: in questi giorni verrà presentato il progetto per il nuovo stadio della Roma. Non si capisce come una società in grandi difficoltà economiche possa fare un investimento così importante. Dove prenderanno i soldi?
Alcune indiscrezioni non confermate ipotizzano una realizzazione in "project financing". Ovvero qualcuno ci mette i soldi, però per un numero congruo di anni avrà modo di sfruttare gli spazi commerciali dell'impianto, così da poter rientrare dell'investimento.
Da notare che la società che si accollerà le spese di realizzazione molto probabilmente dovrà ricorrere alle banche per reperire la liquidità necessaria. E qui forse vi è qualche problema, visto che Unicredit da un lato continua a trattare con l'imprenditore Angelini la cessione della società, e dall'altro non parrebbe intenzionata a concedere ai Sensi la ristrutturazione del debito necessaria per imbarcarsi in un progetto così impegnativo.
Forse, chissà, hanno paura di ritrovarsi esposti in maniera ancora più pesante verso la Roma, o forse ritengono, in questa epoca, troppo rischioso impegnarsi in un progetto nel settore commercial real estate.
Sul versante Lazio, la situazione appare addirittura ancora più ingarbugliata: Lotito vorrebbe costruire più che uno stadio una città satellite, per un costo complessivo di ottocento milioni di euro. Una cifra mostruosa. Pare, secondo la stampa, che il sindaco da un anno non dia risposta, forse spaventato da quella che sembrerebbe un'enorme speculazione edilizia.

Insomma, più che due stadi (a proposito, l'Olimpico che fine farà?) a Roma rischia di nascere un caso che forse verrà chiamato Stadiopoli.
Noi non diamo nessuna colpa all'imprenditore Sensi e all'imprenditore Lotito che, legittimamente, tentano di tirare l'acqua al loro mulino. Ma riteniamo che tutta questa storia non sarebbe mai nata qualora la Figc avesse fatto il suo lavoro: punire chi non rispetta le norme sui bilanci.
Una brutta storia dalle radici antiche, con troppi responsabili che ora fanno finta di nulla!

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domenica 6 settembre 2009

Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

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martedì 18 agosto 2009

Cosa può fare Platini

Tutti si aspettano che l'Uefa di Platini faccia qualcosa per "moralizzare" il calcio, e ognuno propone la sua ricetta; oggi lo fa anche Berlusconi che (senti chi parla...) gli chiede di fissare in tutta Europa un tetto agli ingaggi dei calciatori, che attualmente sarebbero appunto immorali.

Non sappiamo quanto sia praticabile un'idea del genere, ed è difficile immaginare un modo per impedire ad uno che voglia spendere nel calcio di poterlo fare; noi continuiamo a pensare che i soldi debbano essere veri, e non finti o presi a prestito. Sembra l'uovo di Colombo, eppure tutti dicono che ci sono troppi debiti (qui da noi come in Spagna e in Inghilterra), ma nessuno ricorda che la normativa pone dei vincoli alle società di calcio in tema di indebitamento e patrimonio e che, quindi, quei debiti non dovrebbero esserci.

Lo dice l'Uefa e lo ribadiscono le normative nazionali: solo che poi succede che ognuno si inventa il trucco che fa al caso suo e la normativa non viene rispettata. Col risultato che il Chelsea ha debiti con Abramovich, tante società inglesi hanno debiti per la costruzione dello stadio, da noi hanno fatto il mutuo per la finta compravendita del marchio, a Madrid s'indebitano sfruttando le proprietà immobiliari della società. Gli organismi di controllo nazionali chiudono un occhio (da noi tutti e due, tanto Palazzi ha da fare con i fascicoli su Moggi e suo figlio) e buonanotte ai suonatori.

Platini l'ha già detto: l'Uefa si doterà di un panel di esperti e i controlli saranno centralizzati; chi non rispetta i parametri sui debiti e sul patrimonio non potrà partecipare alle competizioni internazionali; magari si iscriverà al campionato, dovesse continuare il finto controllo che c'è adesso, ma non potrà disputare la Champions.

Piuttosto che chiedere il varo di misure straordinarie come quella sugli ingaggi, da parte nostra ci sentiamo allora di chiedere all'Uefa di Platini di rendere operativi i nuovi controlli al più presto possibile. Le gazzette nostrane hanno fatto finta di non vederlo, ma un articolo del Sole 24 Ore qualche giorno fa sottolineava che parecchie società di serie A (Inter in testa) in base ai dati dell'ultimo bilancio non avrebbero potuto iscriversi neanche al campionato di Lega Pro.

Ecco perché diciamo che sembra l'uovo di Colombo, ma sarebbe una misura veramente "rivoluzionaria": fissare a livello europeo dei parametri riferiti ai debiti e al patrimonio, mettendo tutti i distinguo del caso, perché un conto sono i debiti col proprietario e un altro il mutuo per lo stadio, un conto l'aumento vero di capitale e un altro la rivalutazione di un ramo d'azienda; fare dei controlli rigorosi in sede europea, fuori dai casini degli organismi nazionali e senza guardare in faccia nessuno.

Quando entreranno in vigore misure del genere il monte ingaggi dei calciatori piano piano scenderà; oppure i presidenti dovranno mettere ogni anno tanti soldi veri; tanti da mettere in difficoltà anche i berlusconi, i moratti e tutti quelli che prima hanno dissestato i bilanci e adesso arrivano a fare anche moralisti.

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martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

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martedì 21 luglio 2009

Un calcio alla borsa?

Cari lettori, oggi mi tocca aggiornare il museo degli orrori sul mondo del calcio. Infatti sono state rese pubbliche le motivazioni che hanno portato alla condanna (due anni di carcere) del presidente della Lazio per "aggiotaggio informativo e manipolativo e ostacolo agli organi di vigilanza". Secondo i giudici Lotito, grazie alla collaborazione del cognato Mezzaroma, avrebbe fatto carte false per evitare che le azioni della Lazio, detenute da Capitalia, andassero a soggetti non controllati da lui. Tutto questo senza avere la disponibilità economica, e quindi ponendo in essere tutta una serie di comportamenti illegali.
Molti grazie a questa sentenza riprenderanno a suonare la grancassa contro la quotazione in Borsa delle società di calcio. Secondo me a torto, e vi spiego il perché.
Innanzitutto simili comportamenti nei mercati finanziari possono accadere a prescindere dal settore di attività della società quotata. Non importa che lavoro fai, in sostanza, ciò che conta è la tua onestà.
In secondo luogo, certi comportamenti vengono alla luce proprio grazie al maggior grado di controlli previsti per chi è quotato. Pertanto l'uscita dalla Borsa non risolverebbe i problemi relativi alla trasparenza delle società, ma probabilmente li aggraverebbe, grazie proprio ai minori controlli previsti dal legislatore per chi non è quotato.
Certo, mi rendo conto che coloro che sono contrari al calcio in Borsa si appelleranno al sacrosanto diritto di una maggior tutela dei risparmiatori. Ma io sommessamente ricordo che la bancarotta fraudolenta di una società non quotata è evento altrettanto socialmente pericoloso di quella di una società quotata, cambiano solo le vittime: non più i piccoli risparmiatori che si affidano ai mercati finanziari ma, per esempio, i creditori che apportano comunque capitale alla società.

Dunque la sostanza, a pensarci bene, è sempre la stessa. Bisogna evitare che persone disoneste entrino nel circuito del calcio, aldilà del fatto che la società sia quotata o meno. Ecco perché servono una Covisoc forte, e una regola che vieti a chi si è macchiato di reati specifici di acquistare (anche per interposta persona) una società.
Infine un inciso: naturalmente ho approfittato della condanna in primo grado di Lotito per esporre la mia posizione, senza voler alludere al fatto che il presidente della Lazio sia un delinquente. Tutti (eccetto Moggi e Giraudo, ovviamente) sono innocenti fino a condanna passata in giudicato.

Drago di Cheb

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mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

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domenica 12 luglio 2009

Regolamento di conti


Avevamo spiegato, regolamento alla mano, perché la Juve poteva ancora comprare e fare una campagna acquisti in passivo anche consistente, vale la pena riflettere sulla situazione dell'Inter nell'ipotesi che i regolamenti debbano essere rispettati anche da Moratti.
L'Inter ha chiuso la stagione 2008-09 con un passivo che somiglierà a quello dell'anno scorso (circa 150 milioni) e in più partiva da un bilancio precedente già malmesso con patrimonio netto negativo; secondo le norme federali l'Inter doveva entro il 30 giugno comunicare alla Covisoc come avrebbe coperto il disavanzo; addirittura con un passivo di gestione da coprire e un patrimonio netto negativo una società non può comprare nessuno, se prima non vende oppure i suoi azionisti non versano nuove risorse.
In effetti la squadra di Moratti si è già impegnata a spendere (per Milito e Motta, oltre a diversi giocatori, è stato anche stabilito il pagamento di contanti per 11 milioni) e quindi la sua situazione è irregolare, ma questo non è la prima volta che succede. Piuttosto è importante notare che dentro il solito casino estivo dell'Inter (non potrebbe, ma compra lo stesso), quest'anno è finito Ibrahimovic.
I gornali di Milano lo davano partente sicuro già a fine maggio, verosimilmente perché Moratti non può versare 200 milioni (veri), sembrava così ma così finora non è stato.
Adesso siamo al regolamento dei conti: se Moratti vende Ibra ha un grosso ricavo e un grosso utile, e quindi di soldi deve mettercene sempre tanti (un centinaio di milioni), ma non una cifra scandalosa; se non lo vende, deve deliberare subito un aumento di capitale attorno ai 200 milioni (a meno che a Milano non si inventino anche quest'anno qualche gioco di prestigio finanziario che per regolamento comporterebbe la serie B).
Un regolamento di conti che andrà ad impattare anche nei rapporti tra Moratti e il suo allenatore: l'eventuale cessione di Ibra farà bene al bilancio dell'Inter ma, interviste a parte, farà sicuramente incazzare Mourinho.

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martedì 30 giugno 2009

Juve, budget e patrimonio

Ieri alla Juve hanno discusso di budget e campagna acquisti, ma i giornali non sono riusciti a dare una sensazione precisa di quanto successo e deciso. Scrivono, infatti, che la Juve continuerà a puntare sul bilancio sostenibile (un "motivo d'orgoglio", dice Montali), ma anche che vuole comunque comprare un centrocampista di qualità. Sembra una contraddizione e ci si chiede se sarà possibile; in più proprio qui sul blog qualcuno sosteneva che sarebbe meglio spendere quanto accumulato a riserve patrimoniali.
L'argomento è complesso, fissiamo solo due punti avendo come riferimento la normativa Figc. Entro il 30 giugno le società devono documentare alla Covisoc com'è andata la stagione appena finita (garantendo che non ci sono buchi che resteranno scoperti) e prevedere il budget della stagione nuova facendo più ipotesi in base ai risultati sportivi (per la Juve molto dipenderà dalla Champions e dai relativi incassi).
E' allora assai probabile che ieri il CdA abbia previsto comunque di chiudere la campagna acquisti con un passivo anche rilevante (comprando un forte centrocampista); nella documentazione da mandare a Roma allora si dirà: se le cose vanno bene in campionato e Champions (tocchiamo ferro!) chiuderemo in pareggio; dovessimo chiudere in passivo abbiamo riserve per farvi fronte.
E questo è il primo punto: la Juve, quanto a bilancio, può affermare a voce alta che era sano, tale è rimasto a giugno 2009 e non sarà comunque malato neppure a giugno 2010. Il secondo punto riguarda i 120 milioni di riserve patrimoniali e la provocazione di dire: spendiamoli e facciamo lo squadrone.
Dal punto di vista della normativa questo sarebbe possibile, bisogna anche considerare, però, che il patrimonio, come succede nelle famiglie più assennate, serve per le difficoltà ed è rischioso "giocarselo" tutto in un colpo. Noi, come dicevano i latini, pensiamo che la virtù stia nel mezzo: va bene la solidità patrimoniale, ma senza restarne prigionieri; Juventus vuol dire voglia di vincere e di migliorarsi e per questo qualche rischio bisogna correrlo.
Forse ieri, questa è la nostra impressione, alla Juve qualche rischio hanno deciso di correrlo.

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lunedì 22 giugno 2009

La norma e i pagliacci

Fulvio Bianchi si chiede se Berlusconi potrà trovare un alleato in Platini nella battaglia contro gli acquisti megagalattici e le spese folli del calcio, però sembra dubitarne quando scrive "Non dimentichiamo, comunque, che al momento le norme di ammissione al campionato sono più rigide delle licenze Uefa".

A nostro avviso la riflessione di Bianchi va rivista e completata: la normativa sarebbe rigida se venisse fatta applicare. Il fatto è che le Norme Federali prevedono bilanci sani e corretti e soldi veri (non trucchi di bilancio) per sanare i passivi annuali; il Codice di Giustizia Sportiva arriva a ipotizzare anche la serie B per chi fa il furbo (articolo 8.2); ai trucchi, però, hanno fatto ricorso quasi tutti, e l'Inter li ha adoperati praticamente tutti, ma in B non è andato nessuno.

Questo perché è vero che c'è la norma ma, la stampa non lo dice ma è così, è anche vero che in giro ci sono tanti pagliacci.

Si spiegano così le finte compravendite del marchio (anche di padre in figlio), scorpori e rivalutazioni di rami d'azienda, lease-back immobiliari, holding sub-holding e finte fusioni; si spiega così perché i bilanci tutto sono tranne che sani e corretti, si spiega così perché un professore della Bocconi parla di illeciti tollerati e nessuno apre bocca.

Nessuno apre bocca perché il carrozzone del calcio è pieno di pagliacci. Non interviene il Coni che dovrebbe fare da garante supremo, non interviene la Federazione perché secondo Abete i problemi ce li hanno in Spagna e Inghilterra, non interviene la Covisoc che ha come presidente un dirigente del gruppo Unicredit che di gatte da pelare ne ha già abbastanza, non interviene il superprocuratore Palazzi perché è ancora impegnato con le sentenze su Moggi e il figlio di Moggi. Nessuno apre bocca e le gazzette e i corrieri non vedono, non sentono e non scrivono una parola.

Così la norma resta lì inapplicata e il carrozzone va avanti con le sue pagliacciate.

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venerdì 22 maggio 2009

Compro, vendo, affitto, scambio. Forse

Alla fiera dei sogni del campionato che verrà c'è il solito affollamento di stagione: procuratori e procacciatori (d'affari loro) hanno già i pre-accordi e magari qualche milione in tasca, e tra un po' si possono firmare i contratti. I giornali giocano d'anticipo ed a leggerli è una sarabanda di trattative: c'è chi compra e chi vende, in tanti fanno scambi e poi c'è Lotito con l'affitto e il leasing (con super-maxi riscatto finale).

Tutto dovrebbe avvenire nel rispetto della normativa (i famosi parametri Covisoc), ma di questo nessuno parla; non ne parla neppure la Federazione, che ai vecchi tempi comunicava chi aveva i parametri sballati e quindi per comprare doveva prima vendere oppure far vedere i soldi (veri).

Intanto da qui al 30 giugno le società devono mandare a Roma un primo consuntivo della stagione che finisce, e il budget di quella che viene, documentando chi e come mette i soldi a fronte di eventuali passivi di bilancio (quest'anno per l'intera serie A il passivo dovrebbe essere di 300 milioni, ma di soldi freschi non si è avuta finora notizia), e al riguardo i casi più esemplari sono sempre quelli di Juve e Inter.

Sulla base degli ultimi anni dovrebbe andare così: la Juve chiude in pareggio sia il bilancio 2008-09 che il 2009-10, e qui c'e' lo zampino di John Elkann; l'Inter di Moratti in due stagioni è buona a fare un passivo di 150-200 milioni e dovrebbe dire adesso, entro giugno, chi e come li mette. Dal 2006, però, l'Inter non lo dice più, cioé che li mette Moratti si dà per scontato ma sul come, se sono veri o finte plusvalenze, nessuno si preoccupa; all'Inter il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale si limitano a mettere a verbale (l'hanno fatto anche lo scorso novembre) che Moratti ha assicurato che ci penserà comunque lui; stando alla normativa non è regolare, ma la seria A è andata avanti lo stesso come se anche il campionato si disputasse per finta.

La novità è che quest'anno l'Uefa ha preannunciato che verificherà i bilanci con una sua commissione con l'intenzione di valutare direttamente la licenza per le competizioni internazionali, e non più tramite gli organismi nazionali tipo Covisoc. Sui giornali di questo argomento non parla nessuno però potrebbe anche succedere che i commercialisti che fanno da consulenti alla Figc per i bilanci abbiano un sussulto di dignità, se non il timore di fare la figura dei pirla, e i controlli siano diversi rispetto al passato; lo vedremo a giugno.

Per la Juventus, comunque, non cambia niente, pareggio di bilancio era e pareggio resta anche con controlli più severi (per le vittorie bisogna ancora aspettare), mentre sembra interessante seguire cosa succede all'Inter. Sarà un caso ma sul Corsera c'è Fabio Monti che un giorno sì e l'altro pure dice che Ibra potrebbe essere ceduto per 70 milioni, e oggi si parla pure di Maicon per 40. Potrebbe essere cioé che quest'anno con il budget ci sia più cautela anche da parte dei registi finanziari dell'Inter.

E' tutto da verificare, ma comunque, visto che parliamo di fiera dei sogni, tanto vale "sognare", prima ancora di un regista come i cristiani e due terzini come Dio comanda per la Juve, che ci siano in futuro bilanci più regolari. Molte trattative della sarabanda che c'è sui giornali salterebbero, ma il carrozzone del calcio si allontanerebbe dal burrone.

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martedì 19 maggio 2009

Cosa manca a Tuttosport

Oggi Tuttosport rivendica di aver chiesto per tempo l'allontanamento di Ranieri e di aver indicato ancora prima la soluzione Ferrara (addirittura nell'ottobre 2008). Senza entrare nel merito, e ricordando che i giornali hanno una proprietà che fissa evidentemente la linea editoriale, una cosa ci sentiamo di dirla: dall'autunno scorso Tuttosport insiste nel richiamo della tradizione della Juve vincente, quella di Gianni e Umberto Agnelli, insiste nel sottolineare che bisogna tornare a vincere e subito, mentre per gli altri giornali bisogna avere pazienza perché la Juve ancora "tre anni fa era in B".

Ai tifosi juventini quella insistenza sicuramente farà piacere, quanto a noi facciamo presente che tra il dire e il vincere ci sono tanti temi da trattare; ne indichiamo uno che ci sta molto a cuore ed è quello della regolarità dei bilanci.

Per come l'abbiamo vista noi dal nostro sito la situazione attuale è presto detta: la Juve presenta all'esame della Covisoc un bilancio in pareggio, poi si impegna a rispettarlo e lo rispetta fino in fondo, anche a costo di comprare Poulsen invece di Xabi Alonso per non sforare; ci sono società che della normativa Covisoc si sono sempre fatte un baffo e continuano tranquillamente a farselo. Di una in particolare abbiamo riempito pagine e pagine del nostro sito.

Tanto regolare la situazione non è: è come se la Juve facesse un incontro di boxe con le mani legate, mentre l'avversario si mette il piombo nei guantoni; a parte la bravura dei suoi dirigenti a fare a pugni, vincere è praticamente impossibile. Pretendere l'applicazione del Codice di Giustizia Sportiva, pretendere che la normativa sui bilanci sia rispettata da tutti è sacrosanto, e tocca alla stampa verificare che questo accada e indignarsi perché finora non è avvenuto.

Su questo filone d'indagine la precedente direzione di Tuttosport si era particolarmente impegnata; quell'impegno, secondo noi, finora è mancato.

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mercoledì 6 maggio 2009

Sensi di colpa

I tifosi della Roma contestano Rosella Sensi e la invitano ad andarsene; una specie di leggenda metropolitana vuole che la Roma abbia i conti a posto e addirittura sia in utile (sembra così se uno guarda solo il bilancio della A.S. Roma), e la contestazione forse nasce da qui. Come se il tifoso che si informa al bar sport rimproverasse alla famiglia Sensi di guadagnare grazie alla squadra, mentre in campionato la squadra è un mezzo disastro.

Le cose, però, stanno diversamente, anzi molto diversamente: la A.S. Roma è controllata da Roma 2000, che fa capo ad Italpetroli, che per il 51% è delle sorelle Sensi e per il 49% di Unicredit, e per capire come stanno veramente le cose è nella Italpetroli che bisogna guardare. Un tifoso della Roma ci ha guardato, scoprendo che alla fine del 2007 la situazione era disastrosa (peggio di quella della squadra adesso), e purtroppo nel 2008, va aggiunto, le cose sono peggiorate con tutta l'economia che è andata a ramengo.

Ragionando, allora, sulla situazione di oggi e ripensando a quanto è avvenuto con la gestione della Roma da parte di Franco Sensi (i debiti e la cessione forzata di mezza Italpetroli alle banche nascono da lì) verrebbe da dire che la famiglia Sensi per stare dietro ad un pallone rischia di giocarsi non solo mezzo, ma l'intero patrimonio: oggi le sorelle Sensi hanno più di 300 milioni di debiti e ormai solo il 51% di Italpetroli, che produce perdite e 300 milioni non li vale di sicuro.

Tra Figc, Lega, Coni, banche e gazzette sportive in tanti dovrebbero avere dei sensi di colpa; i nomi ogni lettore è in grado di metterli e qualcuno (Carraro su tutti) potrebbe benissimo figurare più volte. Perché questo è il risultato di tutto il grandissimo casino che hanno combinato con i bilanci delle società di calcio, i loro maneggi e i loro camuffamenti, le loro falsità e tutte le gazzettate a cui hanno abituato i lettori da bar sport.

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mercoledì 1 aprile 2009

Lo tsunami


E' di oggi la notizia che sono fallite le trattative con le banche per la ristrutturazione del debito del Southampton, società della serie B inglese.
La società proprietaria del pacchetto di maggioranza del sodalizio sportivo dichiara che, se a breve non vi sarà una iniezione di capitale, sarà necessario interrompere le attività. In una parola, sarà il fallimento.

Come potete vedere anche il tanto decantato calcio inglese ha i suoi problemi, e non potrebbe essere altrimenti. Va però ricordato che in Inghilterra la situazione è molto migliore rispetto all'Italia. La maggior parte delle società hanno uno stadio di proprietà, inoltre i ricavi sono diversificati: diritti televisivi ma anche biglietti e merchandising.
Inoltre alcune società inglesi, per esempio il Chelsea, hanno come creditore lo stesso proprietario. Va da sè che in questo caso specifico, prima di vedere le loro società in fallimento i proprietari probabilmente provvederanno a trasformare i loro crediti in azioni. Sempre meglio perdere qualcosa che perdere tutto.
Ma nonostante questa realtà che se non è rosea non è neanche nera, anche in Inghilterra molte società rischiano comunque il fallimento.

Intanto in Italia non si riesce ad eleggere il presidente di Lega. Ormai siamo al tutti contro tutti, nessuno si fida di altri e tutti vogliono essere rappresentati in prima persona per paura di non ottenere ciò che si ritiene giusto nella ripartizione dei famosi diritti TV.
A proposito, quanto ci metteranno i nostri eroi a capire che il target di un miliardo di euro annuale per il "quarto calcio d'Europa" per valori tecnici è una pia illusione, tanto più in un mondo in piena recessione?

Forse bisognerà aspettare, anche in Italia, i primi fallimenti, probabilmente di società non bene ammanicate politicamente. Si, avete capito bene, siamo convinti che gli agganci politici siano fondamentali per convincere le banche a non chiudere i cordoni della borsa e ad aspettare pazientemente tempi migliori. In sostanza sarà la politica a decidere chi sopravviverà e chi invece dovrà essere sacrificato. Con buona pace della Covisoc e dei meriti sportivi.
Non siete convinti?
Qualcuno ci sa dire che fine hanno fatto i crediti della Banca Unicredit con le società della famiglia Sensi?

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martedì 24 marzo 2009

Licenze Uefa, Platini ha fatto gol!

Scrive l'Ansa che oggi l'Uefa ha "approvato la creazione di un Panel di Controllo Finanziario per Club", cioè di un organismo formato da esperti finanziari e legali che assicurerà la "corretta applicazione delle licenze Uefa".

Pensiamo che si tratti di una notizia molto importante e anche di un piccolo successo per il nostro sito, che ha avuto modo di documentare come i bilanci di alcune nostre società, e segnatamente dell'Inter, eludessero la normativa sui parametri fissati dalla Figc grazie a trucchi contabili che portavano a finte plusvalenze.

Secondo il comunicato Ansa gli esperti nominati dall'Uefa "avranno accesso ai conti dei club e potranno verificare se le federazioni nazionali hanno avuto ragione ad attribuire le licenze per partecipare alla Champions League". Si tratta di un passaggio estremamente importante perché, in parole povere, l'Uefa esprime delle riserve sul fatto che gli organismi nazionali abbiano operato con rigore e correttezza. Queste riserve le abbiamo fatte nostre da tempo; da tempo sosteniamo che la Covisoc è completamente venuta meno ai suoi compiti di controllo e deferimento, in particolare a partire dall'estate 2006 quando il commissario Guido Rossi approvò sostanzialmente la furbata della finta compravendita del marchio da parte dell'Inter.

Gli esperti Uefa, più in dettaglio, potranno fare le loro verifiche per "assicurare che le regole di integrità dei bilanci siano rispettate". Noi l'avevamo sperato, adesso sembra proprio che l'idea di Platini, vietare di vincere barando, abbia fatto centro.

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martedì 3 febbraio 2009

Marasma in Lega

Dietro l'apparente unanimità sul nome di Matarrese continua la lotta intestina relativa alle elezioni alla Lega Calcio. Antonello Capone (Gazzetta) ci informa che ieri vi è stata una riunione dei presidenti di Serie A e B nella quale si è deciso di allargare il consiglio della Lega fino a 20 posti. Insomma, nessun presidente di serie A è disposto a delegare a qualcun'altro. Tutti evidentemente hanno paura di essere fregati sulla ripartizione dei soldi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi.

Altre notizie interessanti che apprendiamo da questo articolo sono una dichiarazione di Moratti dove si sottolinea che Matarrese è "Al momento l'unico candidato"; forse con quell' "al momento" il mecenate vuole cullare ancora l'idea di riuscire a piazzare un candidato a lui più gradito. Inoltre Zamparini lancia il suo grido di dolore: "Darò battaglia per l'abrogazione del decreto Melandri. Contesto la scelta di dividere i proventi tv in base alla storia dei club negli ultimi 40 anni: il Palermo sarebbe tra gli ultimi".

Insomma, il fuoco brucia sotto la cenere. Tutti i presidenti vogliono sedere nel consiglio di Lega per evitare forse colpi bassi, Moratti continua a considerare il voto a Matarrese come un
voto da farsi turandosi il naso e Zamparini vuole addirittura l'abrogazione di quella legge Melandri, fatta sull'onda di Farsopoli, e che ha visto decurtate di molto le entrate della Juventus, sebbene sia la società con più tifosi e più abbonati alla pay tv.

Visto tutto questo marasma possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che uno dei massimi risultati del finto scandaletto del 2006, la legge Melandri, è stato inutile per sanare i problemi tra le società.

Modesta proposta: si rafforzino i poteri della Covisoc e si facciano fallire le società in coma finanziario, a quel punto si vedrà che con meno presidenti con l'acqua alla gola sarà facile trovare la quadratura del cerchio.

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venerdì 5 dicembre 2008

Il porto delle nebbie

Scrive la Gazzetta dello Sport a pagina 15 che l'inchiesta della Procura di Torino su presunti pagamenti in nero corrisposti a Capello (15 milioni tra il 2001 e il 2005) "verrà trasferita a Roma". Avevamo parlato di questa inchiesta sul nostro sito riprendendo alcuni articoli della Stampa e non è il caso di ricordare accuse e difese, volevamo invece sottolineare che la Procura di Roma (il famoso "porto delle nebbie") è stata protagonista di due processi importanti che hanno a che fare col calcio e cioè quello della Gea - la sentenza è prevista a gennaio - e quello delle fidejussioni false grazie alle quali la Roma si era iscritta al campionato, all'ultimo minuto, qualche anno fa.

Anche questa inchiesta su Capello sembra importante perchè le norme federali vietano espressamente pagamenti irregolari e qui sembra che la Roma metteva nel contratto di Capello un importo piccolo (che poi finiva nel bilancio controllato dalla Covisoc) per dare il resto (i 15 milioni) all'estero senza passare, appunto, dal bilancio; roba, eventualmente, da multa grossa e anche punti di penalità per la giustizia sportiva.

Volevamo segnalare una curiosità: in entrambi i processi precedenti figura come PM Maria Cristina Palaia (nel caso della Gea insieme con Luca Palamara che nel frattempo è stato nominato presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati), ma con risultati assai diversi perchè nel caso della Gea le richieste della pubblica accusa sono state pesantissime (6 anni di carcere per Moggi, la sentenza è prevista a gennaio) mentre per le fidejussioni false la Roma, da possibile indagata, è uscita dal processo linda, immacolata e addirittura parte lesa, come se i PM fossero stati dei suoi "tifosi" e non gli accusatori feroci cha abbiamo conosciuto nel processo a Moggi.

Così adesso di curiosità ce n'è un'altra, anzi due :1) in questa indagine sui soldi pagati in nero all'estero la Roma sarà prosciolta, ci sarà il processo e uscirà linda e immacolata come per le fidejussioni false o sarà condannata? 2) Palazzi e la Covisoc non leggono La Stampa e neppure la Gazzetta? La giustizia sportiva non dovrebbe arrivare prima di quella ordinaria, anche a costo di essere "rozza", e sanzionare come prevede il Codice di Giustizia Sportiva (articolo 8 comma 6 sulle violazioni in materia gestionale ed economica)?

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venerdì 28 novembre 2008

Crimi vs. Sarkozy

A Biarritz, dove sono riuniti i ministri dello sport dell'Unione Europea, ieri è intervenuto il sottosegretario Rocco Crimi che ha detto "Per quanto riguarda i parametri economici e finanziari in Italia c'è già il ruolo molto efficace della Covisoc". Nel riferirlo in poche righe la Stampa ha titolato "L'Italia contro il piano Sarkozy", vale a dire contro la proposta di una commissione sovrannazionale a cui demandare il controllo dei bilanci per le competizioni Uefa.

A noi, a dir la verità, la notizia sembra un'altra e cioè che la Covisoc ha "un" ruolo, visto che la Roma è arrivata ad avere 450 milioni di debiti, l'Inter ci sta arrivando e la Covisoc nessuno l'ha mai sentita dire "boh", come se l'ipotetico ruolo fosse ispirato al detto "occhio non vede, cuore non duole".

Nel caso poi Rocco Crimi avesse voluto dire che la Covisoc il suo ruolo "efficace" lo svolge anche bene allora ci sarebbe una bella soluzione a portata di mano: noi ci teniamo la Covisoc per la licenza del campionato e Platini si fa la sua commissione per le competizioni Uefa.

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mercoledì 26 novembre 2008

Super licenza europea


Fulvio Bianchi sulla sua rubrica "Spy calcio" (repubblica.it) ci informa che venerdì a Biarritz in Spagna, si incontreranno i ministri dello Sport dell'Unione Europea, per discutere della proposta del presidente della FIFA di limitare il numero di stranieri impiegabili in gara da parte dei club.
Inoltre, sempre per Bianchi, si dovrebbe discutere della proposta di Michel Platini di far disputare le coppe europee solo alle società in regola con determinati parametri finanziari da stabilire a livello europeo.
Insomma, Platini, vorrebbe dare ai club virtuosi una sorta di super licenza per disputare le coppe e negarla a chi virtuoso non è. Tutto questo per evitare che club eccessivamente indebitati possano competere slealmente con le società sane, imbottendo i loro organici di campioni acquistati a debito. Proposta lodevole, secondo noi, sebbene di difficile attuazione pratica.

La cosa divertente, è però, che il buon Bianchi si affretta a spiegare ai suoi lettori che tale norma non interessa le società italiane. La cosa, secondo il giornalista, riguarda sopratutto le squadre inglesi. La prova provata di tale assunto sarebbe il fatto che i bilanci delle nostre società sono controllati rigorosamente da quell'organo federale denominato Covisoc.

Noi, come l'ex presidente della Covisoc, Prof. Uckmar, riteniamo che la Covisoc sia una tigre di carta, con ben pochi poteri di controllo e nulli poteri sanzionatori. Siamo convinti che sia così, anche in base alle nostre analisi sui bilanci delle società calcistiche e delle società ad esse collegate. Sulla base di ciò, ed in relazione alla grave crisi economica globale, diciamo che super licenza o no, presto molte società (e i loro presunti mecenati) dovranno fare i conti con una dura realtà.

Infatti, non siamo per nulla stupiti che circoli sulla stampa specializzata l'ipotesi che una determinata società voglia vendere un campioncino appena passato dalle squadre giovanili alla prima squadra. Chi vuole credere che questa ipotesi sia sul tappeto perchè tale società ritenga ingiusto non far giocare con continuità un giovane, è libero di crederci.
Noi, forse malignamente, pensiamo che dopo tante plusvalenze discutibili, è ora di plusvalenze reali.

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mercoledì 29 ottobre 2008

La mosca bianconera

In tema di bilanci della serie A, quasi tutti ricchi di plusvalenze finte e vere perdite per decine e centinaia di milioni, c'è una "mosca bianca" ed è l'Udinese. Lo segnala la Gazzetta dello Sport (del 20 ottobre) che di solito ai bilanci dedica poco spazio e pochissima attenzione, scrivendo che in quello 2007-08 la società di proprietà di Gianpaolo Pozzo ha realizzato un utile di circa 8 milioni.

Il segreto per guadagnare dei gran soldi (riuscendo a fare anche tanti punti in classifica) è l'abilità dei dirigenti nel comprare giocatori ancora sconosciuti al grande pubblico, spendendo quindi poco sia di cartellino che di ingaggio, valorizzarli e, se capita l'occasione giusta, venderli. Nella scorsa stagione, per esempio, l'Udinese ha ceduto Iaquinta alla Juve per 10 milioni e Muntari al Portsmouth per 12, realizzando così una plusvalenza (vera) che è bastata praticamente da sola per pagare lo stipendio di tutta la rosa. Gli ingaggi pagati in un anno sono stati infatti pari a 18 milioni e 50 mila euro (tasse incluse) cioè meno, scrive la Gazzetta, dei 12 milioni netti adesso guadagnati all'Inter da Ibrahimovic e degli 11 pagati dal Milan per Kakà.

Per fare i complimenti ai bianconeri di Udine il giornalista della Gazzetta scrive che la società è in controtendenza in "tempi di recessione, di società oppresse dai debiti e di ricconi costretti a ricapitalizzare i club a colpi di milioni per evitare che i libri contabili finiscano in tribunale".

Peccato, aggiungiamo noi, che sui debiti e i libri in tribunale la Gazzetta non si sforza mai di far capire i suoi lettori; sarà forse che i suoi editori vogliono che si parli solo di "tutto il rosa della vita", fatto sta che della mosca bianconera il piccolo giornale sportivo di Milano ci ha fatto capire i segreti di bilancio ma di tutto il "nero" che c'è in quelli delle società dei proprietari ricconi (perdite a bulacchi, debiti nascosti, plusvalenze finte a gogò) i segreti non vengono spiegati mai.

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