martedì 9 febbraio 2010

Assalto a Lotito?

Vi risparmiamo i predicozzi. L'assalto di oggi al centro sportivo della Lazio da parte di un migliaio di tifosi non può essere considerato una sorpresa. Forse lo sarà solo per chi si abbevera dai mezzi di informazione tradizionali, soprattutto se romani.
Dal punto di vista calcistico Roma è una polveriera in perenne rischio di esplosione. Radio locali sempre pronte a fomentare il vittimismo, un tifo caldo e appassionato, una organizzazione capillare degli ultras e inoltre personaggi equivoci che questo tifo vorrebbero incanalare per fini poco chiari.
Una miscela esplosiva che ha causato negli anni episodi inquietanti: assalti a caserme e commissariati, accoltellamenti selvaggi ai glutei dei tifosi inglesi, pressioni alle proprietà (spontanee o ordite da qualcuno?) affinché cedessero le quote di controllo dei due club.
Un po' di tutto. E l'episodio dell'assalto a Formello potrebbe nascondere, come già avvenuto in passato, una pressione a Lotito affinché ceda la società, cosa che tra l'altro non sarebbe una novità.

Il punto è che questa situazione folle non viene descritta come meriterebbe dai giornali e dalle TV.
Tutti pronti però a chiedere condanne e chiusure dello stadio per dei semplici cori, seppur idioti e deprecabili, contro un giocatore di colore. Si guarda la pagliuzza nell'occhio di qualcuno, e non si vede la trave nell'occhio di qualcun'altro.
Perché questo doppiopesismo? Perché questa doppia morale? Sembra normale che la Questura di Roma distolga dai servizi a tutela del cittadino centinaia di poliziotti per proteggere da un assalto folle il centro sportivo di una squadra di calcio?
Eppure, vedrete, anche questa volta su ciò che accade a Roma cadrà la solita coltre di omertà e silenzio.
La cosa migliore sarebbe stata lasciar fallire chi meritava di fallire. Qualche anno di riposo avrebbe fatto bene anche ai tifosi troppo esagitati, manovrati o meno che siano.

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lunedì 20 luglio 2009

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Ju29ro vs. Severgnini, parte 2 (Link alla prima parte). In corsivo trovate i commenti di Clau71 al piagnisteo del popolare giornalista del Corriere.

Diciassette motivi — tanti quanti gli scudetti dell'Inter — per cui Zlatan Ibrahimovic può andarsene a Barcellona (Eto'o permettendo). Già parte male...
1) Perché vuole andarci. Ve lo spiega da 6 mesi, lo avevano capito tutti. Finalmente ci siete arrivati anche voi?
2) Perché «vuole provare qualcosa di nuovo» (anche noi: per esempio, vincere la Champions). Guardi, Severgnini, che è proprio il motivo per il quale lo svedese se ne va, eh... E lei non faccia troppo il furbo, visto che quando la sua Inter portava a casa quel "vaso da cimitero" indossava ancora la blusetta col fiocco...
3) Perché c'è chi si cura il mal di pancia coi fermenti lattici, e chi deve fare una passeggiata sulle «ramblas». Mai pensato che il mal di pancia di Ibra fosse causato dalle brutte facce che gli toccava vedere in tribuna?
4) Perché adesso vediamo cosa sa fare Mourinho (vincere lo scudetto con Ibra? Ci riusciamo anche voi, io e Zaccheroni). Proprio adesso che se ne sta andando, ammettete che quella che ha vinto gli ultimi tornei aziendali non era la F.C. Internazionale Spa, bensì l'Impresa Individuale Ibrahimovic?
5) Perché Zlatan, finché è rimasto, è rimasto per passione e per soldi. Mica perché «gliel'aveva ordinato Dio». Dio non c'entra niente, a voi basta Guido Rossi. E' stato capace di certi miracoli...
6) Perché non potevamo lasciare al Milan l'esclusiva della partenze drammatiche. Già, la volpe e l'uva, eh? Ce lo confessi, su, che se la sarebbe risparmiata volentieri questa partenza... Rosicone!
7) Perché l'Inter non è un carcere. Le strisce bianconere verticali le indossa qualcun altro. L'Inter non è un carcere? Aspetti, dia tempo al tempo... Ricordando però che, dalle parti di corso Vittorio Emanuele, qualcuno il carcere lo ha patteggiato. Pratica che quelli con "le strisce verticali bianconere" non hanno mai dovuto adottare.
8) Perché una squadra di calcio è un «reality», e Zlatan s'è fatto la «nomination» da solo. Voi siete un reality da sempre. Dal 1908, tra lattine tedesche, passaporti fasulli, patenti false, acquisti surreali, scudetti di cartone, tecnici buoni più per le pagine di "Vanity Fair" che per il prato di San Siro, etc. Con tutto questo circo, vi meravigliate che Ibrahimovic vi voglia mollare?
9) Perché, comunque, aveva esaurito lo spazio per il tatuaggio del prossimo scudetto. Ne ha vinti 5 e mezzo. 1 con l'Ajax, 2 con la Juve e 2 e mezzo con voi. E' alto, grande e grosso, di spazio ne ha ancora a iosa. Vediamo piuttosto se a qualcun altro ne avanzerà l'anno prossimo, di spazio. Dove potersi nascondere.
10) Perché noi piccoli tifosi abbiamo il dovere di essere riconoscenti, e i grandi calciatori hanno il diritto di mostrarsi ingrati. Perchè voi grandi tifosi come ritenete di essere, in fin dei conti non siete altro che piccoli ingrati.
11) Perché, partiti Ibra e Maxwell, per un po' non sentiremo parlare dell'agente Raiola. Vi basta Jorge Mendes che, all'ufficializzazione di Ibra al Barça, riempirà una piscina olimpionica di champagne millesimato e gnocca a volontà?
12) Perché Zlatan, per punizione, dovrà imparare il nome del direttore tecnico del Barcellona: Aitor Txiki Begiristain. Marco Branca era più facile. Se conoscesse la storia del calcio (quindi se non fosse interista), saprebbe benissimo che tra la carriera di Beguiristain e quella di Branca passa la stessa differenza che c'è tra la bellezza di Megan Fox e quella di Gioia Moratti.
13) Perché adesso Balotelli, per litigare con un giocatore dell'Inter, deve procurarsi uno specchio. Mica detto: se arriva Eto'o, e magari pure Cassano, mi sa che la risposta la aggiorniamo da qui a qualche mese...
14) Perché il centravanti appena acquistato dal Genoa non rischia di diventare il Milito Ignoto. Talmente noto e famoso che a 30 anni giocherà la prima partita di Champions League della sua carriera.
15) Perché diamo qualche possibilità ai rivali: vincere facile non ci dà più gusto. Eravate rimasti solo voi a ritenere credibili i vostri successi. Ci credevate così tanto che sembrava quasi ci credeste per davvero. Ora ci conferma che non ci eravamo sbagliati.
16) Perché Moratti, da oggi, è un miliardario meno povero. Aspetti la fine del calciomercato e si armi di calcolatrice.
17) Perché va bene così. Per forza, che vuol fare? Richiamare Ronaldo?

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mercoledì 8 luglio 2009

Inchiodali alla tribuna, Claudio!

Claudio Lotito questa volta non le ha mandate a dire. Pandev e Ledesma vogliono lasciare la Lazio? Qualcuno li vuole comprare? "Vanno portate alla Lazio le somme concordate, altrimenti restano alla Lazio. Ho già preparato i chiodi per inchiodarli alla panchina della tribuna. Vanno rispettate le regole, non accetto coercizioni o pressioni da parte di procuratori e da parte di nessun altro". Aggiunge poi un'altra frase, altrettanto pesante: "Le estorsioni le andassero a fare altrove".

Guai della Lazio a parte, Lotito sottolinea le patologie di un sistema che, nel corso degli anni, ha progressivamente spostato verso i giocatori (e i loro procuratori) i rapporti di forza nel mondo del calcio. E che ha aperto la strada a prevaricazioni e eccessi.

I contratti non valgono più. Basta che un terzino infili quattro o cinque partite buone di fila per vedere il suo procuratore (che ovviamente lavora a percentuale) presentarsi in società e richiedere un "ritocco" del contratto, altrimenti il suo protetto si guarderà intorno perché "non avverte più gli stimoli giusti", "non si sente valorizzato", "pensa di essere vittima di un’ingiustizia".

Naturalmente il ritocco del contratto è sempre e soltanto in una direzione sola, al rialzo. Non c’è mai nessuno che va dal suo presidente a dire: "Siccome quest’anno ho fatto schifo dimezzatemi l’ingaggio". Oppure: "Visto che non ho reso secondo le attese, cedetemi a chi volete". Nemmeno questo è possibile, perché la frase generalmente è: "Cedetemi alla squadra di una città di gradimento di mia moglie".

I club naturalmente sono terrorizzati, perché in genere questi comportamenti preludono a una perdita economica. Sia che lo stipendio venga "ritoccato", sia che l’eventuale cessione del giocatore si trasformi in una svendita. Sia che, infine, un patrimonio della società (come in effetti i calciatori sono) rimanga inutilizzato e veda il proprio valore precipitare a zero in due o tre anni.

Però forse l’unica strada per spezzare questa spirale folle è proprio quest'ultima: fermare quei giocatori che si rendono colpevoli di comportamenti scorretti. Non farli giocare.

Certo, un'azione coordinata tra presidenti sarebbe l’ideale. Un patto che li impegni a non avvalersi delle prestazioni dei calciatori "ribelli". Ma un accordo del genere è un'utopia in un mondo in cui c'è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo di tutti gli altri messi insieme.

E allora forse c'è bisogno di qualcuno che dia il buon esempio e che dica: o la piantate o perdete un anno di carriera e vediamo se vi conviene. Lotito è il tipo di presidente capace di farlo.

E allora forza Claudio, inchiodali alla tribuna. E vediamo chi vince.

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mercoledì 4 giugno 2008

Non ci pensate neppure!

(Da Virgilio Sport)

"Se Trezeguet lascerà la Juventus? Chiedetelo al Barcellona". John Elkann, a margine della presentazione dell'Archivio Storico La Stampa online, lascia intendere che l'attaccante argentino potrebbe andar via presto. Prestissimo... Davanti ad un'offerta principesca del Barça difficilmente Secco e Blanc rifiuterebbero. David ha già 31 anni e questa potrebbe essere l'ultima occasione per venderlo ad un prezzo per far cassa. Dopo l'ottima stagione ed i gol che lo hanno portato al secondo posto nella classifica cannonieri le sue quotazioni sono ulteriormente cresciute, ora vale tra i 25 e i 30 milioni di euro.

Speriamo che John Elkann stia scherzando, o che il suo pensiero sia stato male interpretato, perchè l'"affare" così come viene presentato rasenta la follia. Pare che si voglia vendere uno dei più forti attaccanti d'area del mondo, sostituendolo con il neo acquisto Amauri, investendo la congrua (ma non eccezionale) cifra incassata per rinforzare altri reparti.
In questo modo, il reparto offensivo sarebbe formato da Del Piero, Amauri e Iaquinta, più il jolly Giovinco. Tra questi, solo il capitano può garantire un contributo di gol elevato, nell'ordine di 20 centri a stagione, ma l'età avanza anche per lui. Iaquinta è un buon giocatore, ma non un goleador. Amauri e Giovinco vanno testati ad alto livello, ma non hanno le doti di cinismo sotto porta che contraddistinguono il francese.
Vendendo Trezeguet a quelle cifre (che sembrano comunque gonfiate, l'età di David dovrebbe influire sulla valutazione) si indebolirebbe l'attacco rispetto all'anno scorso, e il denaro incassato non sarebbe probabilmente sufficiente per acquistare un crack dove servirebbe come il pane (al centro della difesa, ad esempio). Secco e Blanc pensano forse di acquistare un Carvalho per una cifra di circa 20 milioni di euro? Auguri.
A meno che non si voglia percorrere la strada che ha già portato fortuna nel recente passato: una bella cessione all'Inter, in modo da ricreare la coppia d'oro Ibra-Trezeguet a Milano. Mourinho sarebbe sicuramente contento, Moratti pure, le casse della società Juventus anche, Ranieri un po' meno, ma in fondo chissenefrega.

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