domenica 20 dicembre 2009

Italia o Groenlandia?


Domanda sciocca.
Perché in Italia nevica e si rinviano le partite?
E' di ieri il rinvio di tre partite di serie A, di quattro di serie B e di 3 di Lega Pro, di cui una di A (Udinese-Cagliari) e quelle di Lega Pro rinviate con almeno 24 ore di anticipo.
E non è detto che siano le uniche.
Perché in Francia, Scozia, Germania, Inghilterra, Olanda e Spagna si sospendono o rinviano meno partite che da noi?
Tra tutti i campionati di queste Nazioni, anche loro colpite dal maltempo in questi giorni, sono state rinviate molte meno partite:
- in Francia, una di Ligue 1 (Boulogne Sur Mer-Sochaux), due di Ligue 2, mentre è stata posticipata l'intera terza serie, la National.
- in Scozia, e stiamo parlando di un campionato minore, rinviata una partita di Premier League (Hamilton-Dundee Utd), due di Division One (la nostra B), cinque di Division Two (la nostra Lega Pro);
- in Germania, posticipate due partite di "3 Liga", la corrispondente della nostra Lega Pro. E neve e palloni rossi si sono visti un po' su tutti i campi, ma Bundesliga e Bundesliga 2 hanno pienamente rispettato il programma.
- in Inghilterra, posticipate tre partite di Championship (la serie B d'Oltremanica) e una di League One (la Lega Pro dei sudditi di Elisabetta II). Premier League regolarmente in campo, neve e gelo ovunque (o quasi) ma svolgimento senza intoppi.
- in Olanda, Eredivisie ok, in seconda divisione cinque rinvii.
- in Spagna, dove per definizione certe situazioni climatiche non si verificano, e quindi sono culturalmente impreparati a fronteggiare certi rovesci, ci sono state sospensioni di tre partite in Segunda Division (la serie B iberica).

Al di là degli eventi climatici straordinari che possono toccare una zona del Continente piuttosto che un'altra, il clima delle Nazioni sopracitate ci pare decisamente più rigido rispetto al nostro, eccezione spagnola a parte.
Dimostrazione che abbiamo veramente un campionato ridicolo, figlio di questa povera Italietta, dove tutto è improvvisato, compresa la gestione e la manutenzione degli impianti, un piccolo Mondo nel quale circolano centinaia di milioni di euro, ma nessuno si prende la responsabilità di adottare decisioni ferme per non rischiare di urtare la suscettibilità dei vari interessi in gioco.
Un campionato che dovrebbe impallidire di fronte ad esempi storici quali la nevicata eccezionale del 1985, che il 16 gennaio diede ai tifosi bianconeri l'occasione di darsi da fare a colpi di pala affiancando gli addetti allo stadio che oggi si chiama "Olimpico", riuscendo nell'impresa di far disputare la partita che consegnò alla Juventus la prima Supercoppa Europea della sua storia.
Ma se proprio vogliamo umiliare la già triste realtà pallonara tricolore, ci basta semplicemente cambiare sport e guardare a cos'è successo a Treviso, dove era in programma una partita della Champions League di rugby, l'Heineken Cup, giocatasi regolarmente grazie all'impegno di tutti, giocatori compresi, nel creare le condizioni di praticabilità e agibilità. Contemporaneamente, 50 chilometri più a ovest, più precisamente a Padova, veniva rinviata una partita di serie B, mentre 130 km più ad est (Udine) veniva decretato il rinvio di una partita di serie A con ben 24 ore d'anticipo. Certo, il rugby è una cosa seria, mica come questo pallone gestito da dilettanti allo sbaraglio e figli di papà.

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venerdì 13 novembre 2009

Ridateci Gentile!

Ancora oggi le scorie radioattive di Farsopoli fanno sentire il loro effetto sull'atmosfera già irrespirabile del calcio italiano.
Ci riferiamo in questo momento all'ennesima sconfitta della Under 21. Squadra che, fino all'arrivo di Casiraghi, era il vero fiore all'occhiello delle nazionali della Figc.
Le vittorie non si contavano, i giocatori transitati nella Nazionale A erano innumerevoli.
Ecco, per interrompere quanto di buono costruito nei decenni da Vicini, Maldini e Gentile è bastato imporre Pierluigi Casiraghi.
Scelta questa di cui è responsabile Demetrio Albertini, con l'avallo del commissario Guido Rossi.

Ora, inutile stare a discutere. Visto che nessuno ha mai spiegato quale fu il motivo che spinse a sostituire il vincente e preparatissimo Claudio Gentile con un allenatore privo di esperienza e forse di capacità come Casiraghi, si ponga fine a questo supplizio mandando a casa quest'ultimo. E magari riportando in panca il suo predecessore.

Ci domandiamo infine come mai questa Nazionale si sia ridotta a ricettacolo di presunti fenomeni come il quindicenne dell'Inter convocato qualche mese fa, non si sa bene per quali meriti.
Per carità di patria poi, preferiamo glissare sulle prestazioni di quelli che qualcuno vestito di rosanerazzurro vuole far passar per fenomeni di livello mondiale. Una pernacchia ha seppellito tutti.
Ora si levino di torno e facciano ritornare chi di calcio capisce.

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sabato 19 settembre 2009

Disorganizzati o scarsi?

I numeri sono davvero impietosi; a parte vittorie e sconfitte, nel turno di Champions le nostre quattro squadre hanno complessivamente registrato un possesso palla di 100 minuti rispetto a 136 delle inglesi e 166 delle spagnole; Tuttosport ha riportato i tocchi di palla di Inter-Barcellona, e il risultato è di 580 a 917. Adesso tutti si interrogano sulla scarsa qualità del nostro campionato, e sono tutti preoccupati.

Sacchi, in particolare, ce l'ha con la nostra cultura calcistica. Siamo quelli che pensano solo a vincere e non a giocare bene, non consentiamo ai giovani di maturare, sappiamo correre all'indietro per difenderci e non sappiamo fare pressing per impedire agli avversari di giocare e rubar loro palla. Tutti a dire che le squadre straniere sono meglio organizzate.

A parte il fatto che la cultura viene inculcata da giornali e televisioni (e Sacchi è uno che scrive e parla), quello che lascia perplessi è che i nostri allenatori sono sempre stati ritenuti bravi per la tattica, gli esperti hanno sempre detto che le nostre squadre sono mediamente quelle meglio organizzate e che il nostro campionato, proprio per questo, è più difficile degli altri.

Viene il dubbio, cioè, che il nostro calcio non sia all'altezza in Europa non perché manchino gli organizzatori, i direttori d'orchestra alla Guardiola, ma perché la qualità media dei calciatori è inferiore; verrebbe da dire che mancano i musicisti. Sui motivi si potrebbe scrivere un libro: di sicuro una squadra come la Fiorentina, con un allenatore tra i più considerati e un proprietario pieno di soldi, per rinforzarsi in vista della Champions ha preso Zanetti e Marchionni e ceduto Melo, la Juve si gioca il girone con Tiago e Caceres, grandi giocatori sembra averli l'Inter, che però come allenatore non ha Zenga o Gasperini, ma ha un portoghese che non si è ancora capito bene se è speciale oppure solo abusivo.

A proposito di Gasperini, l'organizzazione del Genoa funziona anche quest'anno, e tra i migliori in campo ci sono ogni domenica Sculli, Moretti e Rossi, col dubbio che se la qualità dei giocatori fosse più elevata (non diciamo come il Barcellona, magari come l'Inter), allora Sacchi dovrebbe cambiare il suo pistolotto.

Manca gente di qualità, i nuovi arrivi nel nostro campionato non sono in generale all'altezza di quelli arrivati nei campionati spagnolo, inglese e forse neppure tedesco. Questa potrebbe essere la causa principale dello scadimento del nostro calcio; corriamo avanti e indietro, facciamo il pressing e la diagonale, ma li facciamo con Muntari e Tiago, con Caceres e Oddo e non con Xavi e Alves.

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lunedì 3 agosto 2009

Inversione di rotta

Non è tempo di fare bilanci, naturalmente. Però si possono fare alcune considerazioni sulle tendenze in atto nel calcio italiano, e sulla Juve in particolare.
Ci sembra che il calcio italiano si sia impoverito, soprattutto di piedi buoni (la scoperta dell'acqua calda, lo sappiamo); via Ibra e Kakà, e si parla insistentemente di un addio di Pirlo e di Aquilani. Ciò che colpisce non è solo che esportiamo stelle all'estero, ma soprattutto che perdiamo giocatori di personalità e dai piedi buoni. Il lato forse peggiore è che il campionato italiano è ingolfato di 30/35enni che non hanno alcuna intenzione di farsi da parte, e che per questioni di ingaggio e di gerarchie tarperanno le ali a possibili nuovi talenti. Pertanto, ahinoi, il gap con le inglesi e le spagnole rischia di allargarsi.
Questo è il fenomeno che rischia di essere più drammatico, ancora peggiore dell'asfissia finanziaria che attanaglia i club.

In questo clima di decadenza da basso impero, si segnalano un paio di eccezioni. Da un lato la Juventus di Ferrara, non solo per gli innesti di Diego e Melo, ma anche per il tentativo di invertire la rotta che sta seguendo il calcio italiano, valorizzando i giocatori dai piedi buoni (vedi Tiago e Camoranesi).
L'altra eccezione ci sembra il Genoa di Gasperini, che continua a puntare su giocatori stranieri da valorizzare e su giovani italiani da coltivare.

Non ci resta che sperare in un calcio italiano che prenda esempio da questi due tecnici e da queste due società. Se non si hanno soldi, la fantasia (non quella contabile) al potere è l'unica arma contro la decadenza.

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mercoledì 20 maggio 2009

Par condicio

Qualche settimana fa abbiamo riportato l'indiscrezione per la quale Quaresma sarebbe in procinto di ritornare in Portogallo. Naturalmente, in tal caso, l'Inter dovrebbe iscrivere a bilancio l'ennesima forte minusvalenza. Per par condicio riportiamo oggi l'ipotesi che vede Poulsen in procinto di fare le valigie per ritornare in Spagna. Ovviamente anche in questo caso la Juve dovrebbe iscrivere a bilancio una minusvalenza di alcuni milioni di euro.
Facile trarre da tutto questo un'amara lezione. Il calcio italiano, dopo Farsopoli, non ha più dirigenti e tecnici all'altezza. Il tutto per la gioia delle società straniere, ben felici di trattare con una caterva di incompetenti la compravendita dei calciatori. Dunque, non si facciano illusioni gli interisti, le loro vittorie non sono frutto di un miglioramento da parte della loro dirigenza, questo fatto dimostra platealmente che è la dirigenza della Juve ad essersi abbassata al livello di quella interista e non quella interista ad essersi elevata ai livelli di quelli che erano gli standard della Juve.
Semmai ve ne fosse bisogno, vi diamo un'altra prova: l'Inter veniva eliminata agli ottavi di finale di Champions sia prima di Farsopoli che dopo.

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martedì 21 aprile 2009

Doping finanziario in Premier League?

Noi credevamo che in Inghilterra si stessero godendo l’ennesimo trionfo in campo europeo, dove ben tre squadre inglesi su quattro hanno raggiunto il traguardo delle semifinali di Champions.
Nulla di più sbagliato: addirittura un organo del Parlamento inglese, l'All Party Parliamentary Group, si è preso la briga di analizzare lo stato di salute del calcio d’Oltremanica, arrivando a conclusioni inusuali (almeno per noi mediterranei) nel bel mezzo di un trionfo.
Secondo questo organismo, il trionfo è dovuto a eccessivo indebitamento permesso da una legislazione troppo permissiva (se preferite chiamatela anche deregulation), inoltre Alan Keen, capo della commissione, aggiunge che "successi a breve termine possono mettere in crisi l'equilibrio finanziario a lungo termine".
Impossibile, in Italia, che nel momento del massimo trionfo dei politici lancino simili accuse, anzi, noi siamo abituati a ben altre scene, basti ricordare la Melandri sul pullman degli azzurri che festeggia la vittoria al mondiale di Germania.
Molto più semplice da noi aspettare la catastrofe e successivamente individuare l’orco cattivo sul quale far ricadere tutte le colpe. Inutile ricordare che a metterci i soldi, successivamente, è sempre Pantalone. Tutto questo in nome dello sport, della cultura della "bandiera" e dell’onore.
Vi siete chiesti come mai molti presidenti si stanno affannando a chiedere soldi (elegantemente, certo) per la costruzione di stadi privati, moderni e di livello europeo?

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venerdì 3 aprile 2009

Meglio tardi che mai

Ormai lo ammette anche Matarrese: oggi, dopo un altro Consiglio Federale sconclusionato e nel quale non si è deciso niente, ha detto "Stiamo perdendo la faccia". E' quello che stiamo scrivendo dall'estate 2006, quando in Federcalcio c'era un ex-consigliere dell'Inter, documentando che il sistema calcio è un carrozzone allo sbando.

Adesso la lite è sull'elezione del presidente di Lega, sui soldi dei diritti tv e altre menate; ognuno tira l'acqua al suo mulino e nessuno si fida di qualcuno. Ma la faccia è stata persa nell'estate 2006: quello che è successo con Calciopoli deve aver convinto tutti i presidenti (A oppure B non importa) che è meglio far casino, così si può ottenere qualcosa; dopo quello che è successo nessuno si vergogna più di niente, forse perché con quella vergogna firmata dall'ex-consigliere dell'Inter si è toccato davvero il fondo.

E' adesso probabile che troveranno come aggiustare provvisoriamente le cose ed eleggeranno una specie di presidente, di sicuro passeranno anni ed anni prima che il nostro calcio possa ritrovare una faccia presentabile.

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mercoledì 1 aprile 2009

Lo tsunami


E' di oggi la notizia che sono fallite le trattative con le banche per la ristrutturazione del debito del Southampton, società della serie B inglese.
La società proprietaria del pacchetto di maggioranza del sodalizio sportivo dichiara che, se a breve non vi sarà una iniezione di capitale, sarà necessario interrompere le attività. In una parola, sarà il fallimento.

Come potete vedere anche il tanto decantato calcio inglese ha i suoi problemi, e non potrebbe essere altrimenti. Va però ricordato che in Inghilterra la situazione è molto migliore rispetto all'Italia. La maggior parte delle società hanno uno stadio di proprietà, inoltre i ricavi sono diversificati: diritti televisivi ma anche biglietti e merchandising.
Inoltre alcune società inglesi, per esempio il Chelsea, hanno come creditore lo stesso proprietario. Va da sè che in questo caso specifico, prima di vedere le loro società in fallimento i proprietari probabilmente provvederanno a trasformare i loro crediti in azioni. Sempre meglio perdere qualcosa che perdere tutto.
Ma nonostante questa realtà che se non è rosea non è neanche nera, anche in Inghilterra molte società rischiano comunque il fallimento.

Intanto in Italia non si riesce ad eleggere il presidente di Lega. Ormai siamo al tutti contro tutti, nessuno si fida di altri e tutti vogliono essere rappresentati in prima persona per paura di non ottenere ciò che si ritiene giusto nella ripartizione dei famosi diritti TV.
A proposito, quanto ci metteranno i nostri eroi a capire che il target di un miliardo di euro annuale per il "quarto calcio d'Europa" per valori tecnici è una pia illusione, tanto più in un mondo in piena recessione?

Forse bisognerà aspettare, anche in Italia, i primi fallimenti, probabilmente di società non bene ammanicate politicamente. Si, avete capito bene, siamo convinti che gli agganci politici siano fondamentali per convincere le banche a non chiudere i cordoni della borsa e ad aspettare pazientemente tempi migliori. In sostanza sarà la politica a decidere chi sopravviverà e chi invece dovrà essere sacrificato. Con buona pace della Covisoc e dei meriti sportivi.
Non siete convinti?
Qualcuno ci sa dire che fine hanno fatto i crediti della Banca Unicredit con le società della famiglia Sensi?

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lunedì 16 marzo 2009

Supremazia inglese


In questi giorni molti osservatori spiegano la supremazia del calcio inglese grazie alla proprietà degli stadi, a grosse entrate dovute ai diritti televisivi e a continue elargizioni ai club da parte dei magnati stranieri che ne sono proprietari.

Tutto vero apparentemente, ma se si va a vedere, nessuno vieta alle società italiane di costruirsi stadi di proprietà, semmai il problema sta nel fatto che i nostri presidenti vorrebbero accollarne, almeno in parte, i costi agli enti locali ed in ultima istanza, dunque, ad uno Stato già abbastanza inguaiato dal punto di vista finanziario.
Per quanto riguarda invece i diritti televisivi, a dir la verità, non è che quelli del campionato di calcio italiano siano dati gratis alle varie televisioni.
Infine, se si va a vedere le elargizioni dei proprietari, notiamo che gli azionisti della Juventus hanno sottoscritto poco più di un anno fa un sostanzioso aumento di capitale, e soprattutto Moratti per l'Inter e Berlusconi per il Milan hanno speso cifre che, cumulativamente negli anni, non hanno nulla da invidiare a quelle spese da Abramovich.

Dunque, dove sta la differenza? A nostro avviso sta nel conformismo del nostro calcio, nella sua assoluta mancanza di capacità di innovare e di fare scelte coraggiose. Insomma, mancano i managers che invece in Inghilterra abbondano (Wenger, Ferguson ecc.).
A dirla tutta in Italia ne avevamo uno straordinario che prese un oscuro allenatore dal Napoli che poi arrivò fino a Berlino, pagò due lire un campionissimo francese ai tempi sconosciuto, e lo rivendette agli spagnoli al prezzo della Gioconda.
Peccato che per far vincere qualche scudetto di cartone ad alcuni patrizi milanesi un po' frustrati sia stato necessario farlo passare per il Satana del calcio.

Insomma noi pensiamo che la supremazia inglese rispetto al nostro calcio si spieghi con un vecchio detto popolare: chi semina vento raccoglie tempesta!



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