giovedì 10 dicembre 2009

Abracadabra! Ecco i milioni!

Abbiamo più volte toccato l'argomento del bilancio dell'Internazionale FC, raccontando come il bilancio finisca ogni anno puntualmente in rosso per svariati milioni di euro, e di come puntualmente il buon Moratti sottoscriva l'aumento di capitale necessario a coprire il deficit. Abbiamo anche ricordato che nel bilancio consolidato figurano anche altri debiti per circa 300 milioni di euro che, grazie ad una giusta dose di cosmesi contabile, non vanno invece a macchiare il bilancio della società. Negli ultimi anni, per ripianare i bilanci dell'Inter, è bastato provvedere a far staccare congrui dividendi dalla zecca personale del patron nerazzurro: quella Saras di cui anche abbiamo parlato, che in effetti produce utili sostanziosi grazie alla componente Cip6 della bolletta energetica di tutte le nostre case.
Per chi non lo sapesse, rammentiamo brevemente che il Cip6 è un sovrapprezzo sull'energia elettrica che va ad incentivare la produzione di energia da fonti alternative rinnovabili o assimilate; nella migliore tradizione italiana, tra le assimilate vengono comprese un sacco di fonti che non sono assolutamente rinnovabili, per esempio i bruciatori, i termovalorizzatori, e gli impianti che bruciano gli scarti della lavorazione del petrolio (la Saras appunto) i quali, oltre a non essere rinnovabili, sono piuttosto inquinanti, e sull'argomento varrebbe la pena di vedere il documentario "Oil", girato a proprie spese dal regista Massimo Mazzotta.
A mettere in dubbio l'opportunità del Cip6 non siamo soltanto noi: già a Febbraio il presidente dell'Antitrust Catricalà aveva osservato come l'acquisto da parte del Gse di energia prodotta da fonti "assimilate" assorbisse la maggior parte degli incentivi finalizzati invece alle fonti rinnovabili, e costituisse un fattore di distorsione del mercato.
Il problema principale risiedeva nella durata delle convenzioni Cip6 stipulate con i produttori di energia, che sarebbero durate ancora 7-10 anni; e d'altra parte, se consideriamo che nel bilancio della Saras la maggior parte delle entrate è dovuta proprio all'incentivo statale, si può ben capire come la società Sarlux sia nata probabilmente con lo scopo specifico di sfruttare la legge sulle energie rinnovabili a scopo di lucro per la durata della convenzione.
Se da un lato gli incentivi statali dureranno ancora anni, sull'altro fronte il tempo però stringe, e all'Inter lo sanno benissimo: a fronte della disparità di potere economico tra i vari club europei, l'Uefa ha dato il via ad una campagna di fair play finanziario, che prevede di escludere dalle competizioni europee quelle società che, nell'arco di un paio di stagioni, non regolarizzeranno la loro posizione presentando una gestione economicamente sostenibile: in poche parole, o l'Inter trova i soldi per sanare il suo bilancio consolidato, o non potrà più accedere alla beneamata Champions League. Certo che al patron nerazzurro con il pallino della coppa orecchiuta devono essere roteati parecchio gli attributi: con quel che paga ogni anno per ripianare i bilanci, non solo si sente ancora dire da Tizio e da Caio che la sua Inter è piena di debiti, ma adesso vogliono anche tagliarlo fuori dalla Champion's!
Come fare?
Perché si tratta di sborsare ancora più del solito se si vuole veramente risolvere il problema: la via maestra, quella della riduzione delle spese, pare abbastanza ostica da praticare, visto che per ridurre gli ingaggi milionari dei giocatori occorrerebbe un loro improbabile gesto masochista, oppure l'intervento di qualche squadra disposta a comprarli facendosi carico dei loro stipendi. E d'altra parte il porcellino per quest'anno è stato rotto: per quanto fiorente sia il bilancio della Saras, non lo si può spremere troppo in poco tempo!
Sebbene Moratti disponga di tante amicizie altolocate, pare improbabile che qualche amicone del presidente sia in grado di estrarre dal portafoglio i 300 milioni necessari: chi si farebbe carico di una spesa del genere per entrare nella società più sperperona del vecchio stivale? E poi e poi! Ce lo vedete il Massimo azionista dell'Inter a dividere il suo potere decisionale con un nuovo socio investitore? Ci vorrebbe piuttosto un bel salvataggio di stato, che so: un versamento una tantum a fondo perduto, direttamente a nome del popolo italiano, in segno di gratitudine per quanto l'Inter rappresenta in termini di valori etici e sportivi!
Possibile? Forse.

Il 2 Dicembre scorso il ministro dello Sviluppo Economico Claudio Scajola ha firmato un decreto che promuove "la risoluzione anticipata delle convenzioni Cip6 aventi ad oggetto impianti di produzione di energia elettrica alimentati da combustibili di processo o residui o recuperi di energia nonché impianti assimilati alimentati da combustibili fossili..." Riassumendo i termini del decreto e senza avventurarci in calcoli discretamente complicati, possiamo paragonarlo alla rescissione del contratto tra l'Inter e Mancini: "Anziché pagarti ancora lo stipendio per tre anni, te lo pago subito per due e rescindiamo il contratto", solo che in questo caso diventa: "Anziché pagarti ancora il Cip6 per dieci anni, te lo pago subito per X anni, e rescindiamo la convenzione". Vale solo la pena di notare che non si menziona la possibilità di rimuovere la componente relativa dalle bollette delle nostre case.

Sempre secondo i termini del decreto, i titolari di convenzioni Cip6 che vorranno usufruire di questa possibilità dovranno dichiararlo entro il 21 Dicembre 2009. Non sappiamo se l'eventuale adesione della Saras sarà un fatto di pubblico dominio ma, se andrà così, sapremo per certe due cose: che l'Inter è salva ed il re è nudo.

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martedì 10 novembre 2009

I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!

Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.

Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.

Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.

La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.

Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.

Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.

In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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