sabato 27 febbraio 2010

La gallina Saras fa uova di pietra

Il tempo è padre della verità. E nessuno lo potrà negare, su ju29ro.com abbiamo detto in tempi non sospetti che la crisi economica avrebbe sistemato tante cose. Vi ricordate i bei tempi in cui tutti sviolinavano sulla magnificenza di Moratti e del suo mecenatismo? Vi ricordate i soloni e i farisei che dicevano (e dicono) che il deficit cronico dell'Inter non è un problema "tanto c'è Moratti che copre?"
Cari signori, dovete cambiare disco e inventarvene un'altro. La gallina dalle uova d'oro Saras sta iniziando a produrre uova di pietra. I ricavi registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 mln, la posizione finanziaria netta a fine 2009 è negativa per 533 mln e l'utile adjusted (leggi perdita) è di -55 milioni di euro circa. Di conseguenza il dividendo (le uova d'oro), per quest'anno, sarà pari a zero.

Ecco che, magicamente, gli anni ruggenti delle campagne acquisti faraoniche diventeranno un ricordo dei bei tempi che furono. Non solo, ci vuole poco a capire che ora ben difficilmente si troveranno delle banche disposte a finanziare operazioni spericolate come la compravendita del marchio. La garanzia implicita di Moratti svanisce, così come sono svaniti gli utili e i dividendi.
Personalmente, certo, Moratti può attingere al suo personale patrimonio, che immaginiamo sia notevole, ma francamente non crediamo che sia disposto a mettere a repentaglio la sua fortuna personale e il suo benessere per coprire le perdite folli del suo giocattolo. Certo i complimenti dei corifei delle gazzette sportive fanno senza dubbio piacere. Ma di complimenti non si vive. Senza contare che i voltafaccia dei giornalisti quando la buona sorte viene meno sono una costante della categoria. Da Sindona ad Angelo Rizzoli, di potenti prima incensati e poi oltraggiati dalla stampa, se ne contano a decine.

Noi facciamo una previsione: Maicon, e magari anche Balotelli, andranno via. Poi, certo, la stampa ci racconterà che l'italiano è milanista, e il brasiliano da un paio d'anni non è più lui. Quando leggerete queste cose, noi raccomandiamo di andare a rivedervi i bilanci della Saras del 2009. Le cose saranno più chiare.

Un'ultima cosa. Le intemperanze e il nervosismo interista di questo periodo, alla luce del bilancio della gallina dalla uova (ex) d'oro, appaiono più chiari. Lo scudetto non è uno sfizio, ma una necessità. Peccato che per riuscire a rimettere in sesto il bilancio, in casa Inter, di scudetti dovrebbero vincerne una decina di fila, e senza la Champions forse non basterebbero.
Benedetta crisi economica, quante cose ci fai capire!

Etichette: , , , , , ,

lunedì 4 gennaio 2010

Emirato Italia

Il Giornale pubblica un'indiscrezione succosa: la Lega starebbe pensando (o sta già contrattando?) di far giocare uno o due turni di campionato negli Emirati Arabi. Tutte le squadre dopo Natale andrebbero a prepararsi al sole della penisola arabica, e vi giocherebbero una (il 6 Gennaio) o due (il 6 Gennaio e la domenica successiva) giornate di campionato. Si presume che i ricchi sceicchi pagherebbero fior di quattrini per l'intrattenimento.

La cosa ovviamente è convincente sotto l'aspetto finanziario, almeno nel breve termine, perché si andrebbero a rimpolpare le esangui casse delle squadre di Serie A.
Due le controindicazioni. Una prettamente tecnica, ovvero: come andrebbero ripartiti i petrodollari elargiti dagli sceicchi? Conoscendo i nostri presidenti, se la cosa dovesse andare in porto, prevediamo tumulti in Lega.
L'altra controindicazione è più di lungo termine. Già il calcio italiano sta allontanando molti appassionati: caro biglietti, violenza negli stadi, gioco non all'altezza, continue polemiche e chi più ne ha più ne metta. Se poi si andasse a mettere in discussione il più sacrale dei principi, cioè che il campionato italiano si gioca in Italia, quale sarebbe la reazione dei tifosi? Quanti si disamoreranno nel vedere la propria squadra trasformata in una sorta di replica degli Harlem Globetrotters?

Secondo noi il gioco non vale la candela. Ricordiamo ai signori presidenti che non è impossibile distruggere la passione di un popolo per uno sport. Se qualcuno ha dei dubbi, si pensi all'enorme passione degli italiani per il ciclismo negli anni '50, e la si confronti con la situazione attuale di questo sport. A tirare troppo la corda, presto o tardi...

Etichette: , , , , , ,

venerdì 1 gennaio 2010

Una santa alleanza contro Bilanciopoli?

Noi lo avevamo previsto, mica facciamo i giornalisti sportivi!
Roman Abramovich ha cancellato i propri crediti nei confronti del suo Chelsea. In sostanza, ha trasformato i crediti in capitale. Come avevamo previsto, una volta rilevata l'impossibilità di esigere i crediti, tanto vale "cancellarli", e quindi "valorizzare" un asset appartenente comunque al proprio patrimonio. Ovvio.
Però, a pensarci bene, l'oligarca potrebbe avere anche un altro obiettivo, oltre alla valorizzazione del Chelsea: stanare i tanti furboni del mondo del calcio.
Spieghiamoci meglio: ora il Chelsea è pienamente in regola con i principi del fair play finanziario proposti dalla Uefa. Presumibile, dunque, che Abramovich chieda un'applicazione rigorosa di questi principi; del resto non si perdono certo oltre trecento milioni di sterline per poi approvare delle regole che dispensano la concorrenza da un simile sacrificio, o no?
In pratica, secondo noi, con questa mossa l'oligarca russo si allea con Platini rompendo il fronte dei club spendaccioni (Real, Inter ecc.), interessati a vedere un'applicazione il più annacquata possibile dei principi del fair play finanziario.
Una mossa azzardata, ma Abramovich ci ha abituato a mosse spericolate che nel lungo periodo si sono dimostrate azzeccate e letali per i nemici e i concorrenti. Per maggiori informazioni si chieda a Mutu.

Etichette: , , , , , , , ,

martedì 24 novembre 2009

Il cielo è azzurro sopra (quasi tutta) Torino

Perdonate la pessima citazione, ma oggi è un grandissimo giorno.
Il Tribunale di Torino ha assolto Giraudo, Moggi e Bettega dalle accuse di falso in bilancio, infedeltà patrimoniale, ostacolo agli organi di controllo e truffa ai danni della FIGC.
L'assoluzione è con formula piena. Anzi, che dico piena? Pienissima.
Il fatto non sussiste.
E' stata assolta anche la società Juventus, che invece aveva richiesto di patteggiare una sanzione di 70.000 euro per le eventuali violazioni amministrative ex legge sulla responsabilità delle persone giuridiche.
Il cielo è quindi azzurro sopra Torino.
Beh, non proprio su tutta Torino.
E' azzurro quasi ovunque.
Ma è nero plumbeo su Fermo Ferraris, Corso Matteotti, Via del Carmine.
La denuncia contro ignoti si è rivelata un flop. Anzi, una cagata pazzesca. Peggio della corazzata Potemkin.
La richiesta di patteggiamento è stata respinta. E la società Juventus è stata anch'essa assolta.
Che Caporetto per gli indegni occupatori di scrivanie altrui, e per i loro numi tutelari.
Il comunicato ufficiale pubblicato sul sito che ride, a distanza di ore dalla notizia, rappresenta l'ennesima pagina vergognosa del regime ridentino che siamo costretti a subire da metà 2006.
La chiosa finale di quel comunicato ("la Ridentus precisa che non si è mai dissociata dall’attività difensiva comune a tutti gli imputati, ma si era limitata a definire con la Procura della Repubblica di Torino un congruo ammontare per le violazioni amministrative che fossero eventualmente state riconosciute a suo carico") rivela una coda di paglia lunga da Fermo Ferraris (Ridentonia) a Via Bigli (Onestonia).

Il Mago di Ios

Etichette: , , , , , ,

domenica 1 novembre 2009

Rivoluzione falce e barile

E' passata un po' sottotraccia, ma nel giorno dell'Assemblea degli azionisti dell'Inter, il Presidente Moratti ha annunciato una piccola grande rivoluzione: evidentemente i sanguinosi conti dell'Inter fanno riflettere, ormai, anche un benefattore (dei milionari) come lui.
Ecco cosa ha dichiarato: "Nell'Inter abbiamo deciso una rivoluzione. Che parte da una riorganizzazione. Anche trasferendoci nella nuova sede di Corso Vittorio Emanuele abbiamo ottimizzato le risorse umane. Ma chiaramente bisogna incidere sui costi di calciatori e tecnici. Abbiamo scelto che d'ora in poi tutti i contratti, sia quelli nuovi sia quelli che saranno rinnovati (il primo Julio Cesar ndr), avranno una struttura molto diversa. Ci sarà una parte con un minimo garantito di livello per la qualità degli straordinari campioni che abbiamo, in campo e in panchina. Ma di livello considerevolmente inferiore rispetto ai contratti attuali. E ci saranno sostanziosi premi già definiti a seconda dei titoli che mi auguro conquisteremo. In questa maniera miglioreremo la salute dell'Inter e offriremo nuovi incentivi ai tesserati".

Il modello è, ovviamente, interessante e tra l'altro molto simile a quello che provarono ad applicare in casa Juve ai tempi della Triade. Sfortunatamente crediamo che, almeno nel breve periodo, la "rivoluzione" indebolirà la squadra. Lo diciamo perché saranno ancora più allettanti per le star le sirene del campionato spagnolo e del campionato inglese, dove gli ingaggi risultano più alti e meno legati ad un evento aleatorio, come per esempio una vittoria in coppa. Questo è ciò che abbiamo pensato quando abbiamo letto la notizia.
Però, dopo ventiquattr'ore abbiamo appreso che Mancini, per rescindere il suo contratto, è stato letteralmente ricoperto d'oro (nero?) dal nostro petroliere preferito.
Le rivoluzioni non si fanno in pizzeria. Tanto meno nelle assemblee degli azionisti di una delle ditte di un petroliere. E questo, a leggere Marx (ma anche la Thatcher), sarà per l'Inter un grosso problema.

Etichette: , , , , , , ,

mercoledì 9 settembre 2009

Uber Alles

Di certo non ci siamo mai tirati indietro nel criticare il folle sistema spagnolo. Credevamo di essere i soli, ma chi ha ragione (perdonateci l'immodestia) da solo non rimane in eterno.
Ecco cosa dice Hoeness del Bayern Monaco, in relazione all'eticamente discutibile sistema fiscale iberico: "Ci sarà certamente una riforma. In Spagna un lavoratore che guadagna 50mila euro all'anno paga il 30% di tasse e non potrà sopportare ancora per molto che un giocatore che prende 10 milioni sborsi solo il 25%".
Si può dire soltanto che ognuno ha quello che si merita: i tedeschi, infatti, hanno dirigenti che comprendono l'importanza dell'equità sociale, mentre noi italiani abbiamo solo Galliani che invoca l'aiuto del governo per ottenere anche da noi benefici fiscali sulla falsariga di quelli spagnoli.
Su chi abbia ragione tra il tedesco e l'italiano non vale la pena manco di spendere una parola. La cosa è evidente.
Però va sottolineato che, mentre il Bayern ha una società sana, con campioni del calibro di Ribéry e con stadio di proprietà avveniristico, il Milan ha una squadra logora e vecchia, gioca in uno stadio non suo ed ha un bilancio perennemente in rosso.
Si può dedurre facilmente che i dirigenti delle società disastrate premono per gli aiuti governativi, mentre i manager delle società sane pretendono regole che tengano conto anche dell'equità sociale.
A voi comprendere se sia meglio seguire il modello tedesco o invocare chimere spagnole.

Etichette: , , , , , , , , ,

domenica 6 settembre 2009

Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

Etichette: , , , , , , , , , ,

venerdì 28 agosto 2009

Meglio i BOT o due terzini?

Ieri Platini ha fatto i complimenti alla Juve per il suo "bilancio esemplare" (la Repubblica). Ne abbiamo a lungo parlato anche noi, oggi torniamo sull'argomento per sottolineare che, in base all'ultima trimestrale, la Juve ha depositi bancari per più di 40 milioni e affidamenti per più di 140 praticamente inutilizzati. Rispetto alla piaga dei debiti e dei bilanci drogati una specie di mosca bianca, una società risparmiosa che magari, come racconta un vecchio aneddoto su qualche industriale genovese, investe nei Buoni del Tesoro piuttosto che nel rinnovo dello stabilimento.

Già, lo stabilimento, l'incompiuta, come sul nostro sito abbiamo definito la squadra messa a disposizione di Ferrara: una bella squadra, niente da dire, ma secondo il giudizio generalizzato ancora debole sulle fasce difensive. Se quella sui BOT voleva essere una battuta (sulla Juve, sia chiaro, perché sull'industriale genovese è la verità), la bassa qualità dei nostri terzini è una certezza, tutti bravi professionisti ma tecnicamente non da società di prima fascia.

La campagna acquisti dura fino al 31, e a leggere i giornali trattative sono ancora in corso e non ballano neppure cifre astronomiche, tanto che con dieci milioni sembra che la Juve di terzini potrebbe comprarne addirittura due, rinnovando così lo stabilimento per tutta la parte che non sembra competitiva. Dieci milioni che non intaccherebbero più di tanto l'esemplarità del bilancio bianconero; basterebbe arrivare ai quarti nella Champions e si rientrerebbe dall'investimento (con gli interessi), se non ci si arriva e il bilancio va in rosso ci sono le riserve patrimoniali per farvi fronte.

Tutto in regola come vorrebbe Platini, e come non fanno tante altre società, l'Inter ormai dalla notte dei tempi (a proposito, siamo curiosi di vedere come Paolillo ha sistemato il passivo di quest'anno; ne parleremo a tempo debito, ma non escludiamo qualche gioco di prestigio tipo quello che abbiamo raccontato facendo vedere quanto vale Moratti in mutande).

A proposito di Buoni del Tesoro e industriali genovesi, l'aneddoto si riferiva agli anni settanta, quando inflazione e tassi di rendimento erano a doppia cifra mentre oggi, neanche a farlo apposta, sono vicini allo zero. Un motivo in più, certo non il solo o il più importante, per dire che tutto sommato sarebbe meglio investire nello stabilimento, comprando i due terzini.

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 26 agosto 2009

Chi comanda nel calcio

Ieri i presidenti della A dovevano scegliere i loro rappresentanti per il Consiglio di Lega; non si sono accordati, hanno litigato (probabilmente come i ladri di Pisa), uno dei consiglieri doveva essere Galliani che è stato invece eletto presidente di categoria per la serie A. Del Consiglio si parlerà nella prossima Assemblea, e la situazione è questa: per i due posti in palio ci sono quattro candidati e cioè Moratti, Zamparini, Lotito e Cellino; Rosella Sensi diventerà vicepresidente vicario della Lega.

Intanto, a capo della Commissione Finanza dell'Uefa è stato nominato Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, e con lui ci saranno Laporta del Barcellona, Aulas del Lione, Kenyon del Chelsea e Rummenigge del Bayern. La Commissione dovrebbe decidere sul fair-play finanziario.

Ci sono in vista appuntamenti importanti come la scissione tra A e B, l'assegnazione dei diritti Tv dal 2010, la revisione della normativa sui controlli dei bilanci: queste nomine lasciano capire chi avrà potere di orientare le decisioni, chi controlla i bottoni di comando, chi conta nel calcio e che sgomita perché vuole contare di più.

Lo stupore quindi è doppio. Da un lato sembra incredibile che la Sensi possa avere un incarico federale mentre la Roma è alla perpetua ricerca di un compratore, e Paolillo debba decidere sui bilanci dopo tutti i "mastrussi" che ha combinato con quello dell'Inter; dall'altro, è ancora più incredibile che non ricorrano rappresentanti della Juve, come se la società col maggiore seguito di tifosi e con un bilancio da prendere a modello (così si è sempre detto) non conti nulla in ambito federale.
Può darsi che le poltrone che contano davvero siano altre, e che il calcio sia dentro un ambaradan più grande e generale, ricordiamoci però che con i diritti Tv e i controlli sui bilanci sono possibili, e l'abbiamo documentato, pastrocchi e sorprese capaci di danneggiare pesantemente la Juve. Sarà anche vero che alla lunga il lavoro paga e che i comportamenti scorretti non possono essere nascosti in eterno, ma alcune nomine (e l'assenza di altre) appaiono davvero inquietanti.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 21 agosto 2009

Calcio flop?

L'inchiesta di copertina dell'Espresso di oggi è dedicata al calcio; sei pagine sul "calcio flop", sui debiti, sui campioni che se ne vanno all'estero, sugli stadi che allontanano le famiglie e chi più ne ha più ne metta.

Ma è davvero così? La crisi del nostro calcio è di oggi?

A nostro avviso non è così, il nostro calcio era più in crisi gli scorsi anni, quando i furbetti finti-mecenati drogavano i bilanci e pensavano di tenere in piedi con lo sputo situazioni contabili disastrose. La situazione era critica ma veniva sottaciuta, grazie alle connivenza di gazzette ed espressi; la novità di oggi è che questo disastro, mai ammesso da nessuno e sul quale pochi visionari della nostra Associazione hanno cercato di far luce, stava per arrivare al punto di non ritorno e qualcosa sta cominciando a cambiare.
A Milano i finti super-mecenati hanno cambiato registro, uno in maniera definitiva per amore (dei figli), l'altro, non si capisce ancora bene, ma probabilmente dovrà adattarsi anche lui, magari per forza (la forza dei numeri). Ma questo non è il flop del calcio, semmai è il flop del finto mecenatismo. Di sicuro i comportamenti stanno cambiando, e non è detto che non diventino in generale più virtuosi.

Intanto prendiamo atto che ci sono società con bilanci in ordine e in attivo, come Udinese e Chievo; società con presidenti che vogliono investire nel calcio spettacolo, come il Napoli di De Laurentiis; società come il Genoa, con modelli di business da studiare attentamente; in più dovrebbe arrivare la legge sugli stadi. Come se il sistema stesse digerendo e smaltendo tutte le porcherie del passato, e nel frattempo si preparasse ad una nuova stagione.

In questo ragionamento l'esempio della Juventus ci sta come il cacio sui maccheroni. La Juve oggi, per i problemi cui accennavamo, sta davanti a tutti per il semplice motivo che, quando gli altri si ingrassavano di porcate, la gestione Giraudo, invidiata da tutta l'Europa, si ispirava alla correttezza e alla trasparenza. Non c'erano sostanze tossiche da smaltire e, nonostante abbiano fatto di tutto per abbatterla, non ci sono riusciti.

Non c'è nessun calcio flop; sta semplicemente venendo fuori la verità, che fa piazza pulita dei finti mecenati, prepara una fase nuova tutta da scoprire e premia i dirigenti più in gamba. Che tra questi quello probabilmente più in gamba sia stato costretto ad abbandonare il calcio è la constatazione più amara.

Etichette: , , , , , , ,

martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 21 luglio 2009

Juve regina del mercato?

L'altro giorno la Gazzetta ha provato a solleticare i tifosi scrivendo di voglia di Juve, oggi ci riprova con i dirigenti scrivendo di Juve regina del mercato, e facendo i complimenti per il bilancio sostenibile. Forse i dirigenti non ne hanno bisogno, noi comunque ripetiamo l'invito a diffidare dei complimenti della Gazzetta (il famoso "Timeo Danaos et dona ferentes"), intanto perché sappiamo che ha un preciso interesse a fare il tifo per una squadra che non è la Juve, e poi perché nell'estate 2006 fu proprio la Gazzetta l'organo ufficiale del golpe che in meno di due mesi cercò di distruggere definitivamente la nostra società.

Se quel tentativo non è perfettamente riuscito, nonostante l'impegno di tanti pezzi grossi (e ormai se n'è accorto anche il piccolo giornale di Milano), certo è per merito di chi nel 2006 fu chiamato a gestire la società; ma un merito ancora maggiore va riconosciuto a chi l'ha gestita prima, per il semplice motivo che ne aveva fatto una delle società più forti e sane d'Europa.

E' appena il caso di ricordare che durante la gestione Giraudo-Moggi-Bettega la Juve non ha mai chiesto un euro alla proprietà, non ha fatto ricorso alla legge salvacalcio, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto niente di quanto ogni anno faceva e fa la squadra per cui tifa la Gazzetta. Era sana quella Juve ed anche forte, non solo nel campionato, ma anche quanto a settore giovanile; quella Juve s'era anche già portata avanti col progetto dello stadio di proprietà.

Nel diffidare dei complimenti non disinteressati, aggiungiamo che non è vero che la Juve è oggi regina del mercato; la Juve è una società sana, questa è la verità e i meriti li abbiamo succintamente richiamati. Al contrario della Gazzetta, però, noi la vogliamo anche forte e per questo ci batteremo criticando, se del caso, la società.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

domenica 12 luglio 2009

Regolamento di conti


Avevamo spiegato, regolamento alla mano, perché la Juve poteva ancora comprare e fare una campagna acquisti in passivo anche consistente, vale la pena riflettere sulla situazione dell'Inter nell'ipotesi che i regolamenti debbano essere rispettati anche da Moratti.
L'Inter ha chiuso la stagione 2008-09 con un passivo che somiglierà a quello dell'anno scorso (circa 150 milioni) e in più partiva da un bilancio precedente già malmesso con patrimonio netto negativo; secondo le norme federali l'Inter doveva entro il 30 giugno comunicare alla Covisoc come avrebbe coperto il disavanzo; addirittura con un passivo di gestione da coprire e un patrimonio netto negativo una società non può comprare nessuno, se prima non vende oppure i suoi azionisti non versano nuove risorse.
In effetti la squadra di Moratti si è già impegnata a spendere (per Milito e Motta, oltre a diversi giocatori, è stato anche stabilito il pagamento di contanti per 11 milioni) e quindi la sua situazione è irregolare, ma questo non è la prima volta che succede. Piuttosto è importante notare che dentro il solito casino estivo dell'Inter (non potrebbe, ma compra lo stesso), quest'anno è finito Ibrahimovic.
I gornali di Milano lo davano partente sicuro già a fine maggio, verosimilmente perché Moratti non può versare 200 milioni (veri), sembrava così ma così finora non è stato.
Adesso siamo al regolamento dei conti: se Moratti vende Ibra ha un grosso ricavo e un grosso utile, e quindi di soldi deve mettercene sempre tanti (un centinaio di milioni), ma non una cifra scandalosa; se non lo vende, deve deliberare subito un aumento di capitale attorno ai 200 milioni (a meno che a Milano non si inventino anche quest'anno qualche gioco di prestigio finanziario che per regolamento comporterebbe la serie B).
Un regolamento di conti che andrà ad impattare anche nei rapporti tra Moratti e il suo allenatore: l'eventuale cessione di Ibra farà bene al bilancio dell'Inter ma, interviste a parte, farà sicuramente incazzare Mourinho.

Etichette: , , , , , , , , , ,

lunedì 6 luglio 2009

Sic transit gloria mundi

Il raduno del Milan oggi è stato rovinato da una violenta contestazione da parte dei tifosi. Le doglianze, come è facile immaginare, vertono sulla scadente campagna acquisti del Milan, oltre che, naturalmente, sulla cessione di Kakà.
Certo, ci vien da pensare quanto debba essere stato traumatizzante per i tifosi tornare con i piedi per terra, dopo i venti anni di gestione Berlusconi in cui spesso si spendevano miliardi per l'acquisto di giocatori, al solo scopo di levarli alla concorrenza (ci vengono in mente De Napoli e Borghi, per esempio).
Ora le cose son cambiate, forse perché Berlusconi ha raggiunto i suoi scopi, o forse per il pressing della famiglia poco interessata al calcio. Ma una cosa ci sentiamo di dire: altre società e altri tifosi, in Italia e all'estero, passeranno guai ben peggiori. In fondo, il Milan dovrà solo imparare a fare con le proprie forze, come la Juve fa da più di quindici anni, ma difficilmente rischierà il baratro del fallimento.
Forse la soluzione migliore, anche in questo caso, sarà quella di affiancare a Galliani un manager che capisca di calcio. Ma Berlusconi, basta pensare al famoso incontro con Moggi di tre anni fa, questo probabilmente lo pensa da parecchio. Chissà se ogni volta che in questi anni ripianava i deficit della gestione Galliani pensava ad alcuni noti aforismi del mitico palazzinaro Ricucci. Troppo facile fare il grande manager (o anche il grande tifoso) con il portafoglio degli altri!

Etichette: , , , , , ,

giovedì 2 luglio 2009

It's a criminal world

Il mondo del calcio è vulnerabile alle infiltrazioni criminali e al riciclaggio di denaro sporco. Fondi neri, evasione fiscale e bilanci truccati sono, se non la regola, una abitudine diffusa. Per non parlare di altri reati come le scommesse clandestine, la corruzione, il doping, addirittura il traffico di esseri umani. La trasparenza è pressoché sconosciuta.
Beh, chiederete, dov’è la novità? E avete ragione, sono cose che più o meno sappiamo o sospettiamo tutti.
Fa effetto però che a dire queste cose, a metterci il timbro sopra, sia l’Ocse, l’organizzazione dei paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista economico.
Il rapporto del Fatf (il braccio operativo finanziario dell’Ocse) si intitola "Il riciclaggio di denaro attraverso il settore del Football". E' per la verità una ricognizione a volo d’uccello sui guasti più macroscopici del pianeta calcio mondiale. Anche l’Italia è citata, con una riconoscibilissima descrizione del tentativo della cordata Chinaglia di mettere le mani sulla Lazio attraverso minacce e capitali di provenienza criminale.
Un rapporto di questo tipo per forza di cose non può entrare nei dettagli di ogni singolo Paese. Non basterebbero certo una quarantina di pagine.
Interessanti sono però le cause indicate dall’Ocse: azionariato nebuloso, regole vaghe, mancanza di professionalità del management, somme "irrazionali" per finanziare maxi-acquisizioni di calciatori.
Non vi ricorda nulla? Non sentite odore di casa?
Intendiamoci, non è che il calcio italiano sia in mano alle mafie. Però anche da noi vale quello che scrive l’Ocse, ovvero che "Il football ha uno status a cui molte persone vorrebbero essere associate", e che si tratta di uno sport "con forti benefici non materiali per chi ci investe. I club sono profondamente radicati nella società".
Chiunque abbia un po’ di soldi, insomma, ha interesse a partecipare alla giostra, alla faccia del luogo comune secondo il quale "con il calcio non si guadagna". Ci si guadagna eccome, invece, solo che si guadagna altrove. Grazie al calcio e ai "benefici non materiali" che assicura, ma non dentro al calcio.
Non c’è da sorprendersi che gli imprenditori nostrani riescano a dare, quando entrano in contatto con il pallone, il peggio di sé. Seguendo criteri che tutto sono tranne che imprenditoriali. Perché tanto il football è solo una vetrina per incrementare i propri affari, e per di più è un mondo con scarsi controlli e con "regole vaghe". E poi vi meravigliate quando sentite parlare di bilanci truccati, di spionaggio, di valigette piene di soldi o di tifosi infuriati sotto la sede di una banca. Ma in che mondo vivete?

Etichette: , , , , , , , , ,

martedì 30 giugno 2009

Juve, budget e patrimonio

Ieri alla Juve hanno discusso di budget e campagna acquisti, ma i giornali non sono riusciti a dare una sensazione precisa di quanto successo e deciso. Scrivono, infatti, che la Juve continuerà a puntare sul bilancio sostenibile (un "motivo d'orgoglio", dice Montali), ma anche che vuole comunque comprare un centrocampista di qualità. Sembra una contraddizione e ci si chiede se sarà possibile; in più proprio qui sul blog qualcuno sosteneva che sarebbe meglio spendere quanto accumulato a riserve patrimoniali.
L'argomento è complesso, fissiamo solo due punti avendo come riferimento la normativa Figc. Entro il 30 giugno le società devono documentare alla Covisoc com'è andata la stagione appena finita (garantendo che non ci sono buchi che resteranno scoperti) e prevedere il budget della stagione nuova facendo più ipotesi in base ai risultati sportivi (per la Juve molto dipenderà dalla Champions e dai relativi incassi).
E' allora assai probabile che ieri il CdA abbia previsto comunque di chiudere la campagna acquisti con un passivo anche rilevante (comprando un forte centrocampista); nella documentazione da mandare a Roma allora si dirà: se le cose vanno bene in campionato e Champions (tocchiamo ferro!) chiuderemo in pareggio; dovessimo chiudere in passivo abbiamo riserve per farvi fronte.
E questo è il primo punto: la Juve, quanto a bilancio, può affermare a voce alta che era sano, tale è rimasto a giugno 2009 e non sarà comunque malato neppure a giugno 2010. Il secondo punto riguarda i 120 milioni di riserve patrimoniali e la provocazione di dire: spendiamoli e facciamo lo squadrone.
Dal punto di vista della normativa questo sarebbe possibile, bisogna anche considerare, però, che il patrimonio, come succede nelle famiglie più assennate, serve per le difficoltà ed è rischioso "giocarselo" tutto in un colpo. Noi, come dicevano i latini, pensiamo che la virtù stia nel mezzo: va bene la solidità patrimoniale, ma senza restarne prigionieri; Juventus vuol dire voglia di vincere e di migliorarsi e per questo qualche rischio bisogna correrlo.
Forse ieri, questa è la nostra impressione, alla Juve qualche rischio hanno deciso di correrlo.

Etichette: , , , , , , , ,

domenica 28 giugno 2009

Il pane della Juve e i denti di Moratti


Spiegavamo l'altro giorno perché la Juve, volendo, potrebbe spendere molto di più; se proviamo a fare lo stesso tipo di ragionamento (basato sulle norme federali e i dati di bilancio) sull'Inter si arriva a risultati diametralmente opposti, perché la società di Moratti ha troppi debiti (più di 400 milioni) e non ha patrimonio (lo brucia tutti gli anni col passivo di gestione); l'Inter quindi non potrebbe comprare nessuno se prima il signor Moratti non mette dei nuovi soldi per coprire il passivo 2008-09 (dovrebbe essere di 150 milioni).

Prima che gli amici lettori si meraviglino come è successo per l'intervento sulla Juve, li invitiamo a riflettere sull'acquisto di Milito e Motta che a prima vista sembra dimostrare che Moratti può fare quello che vuole.

Gli acquisti non sono stati ancora formalizzati in Lega e ieri il Corsera diceva che lo saranno dopo il primo luglio (così, aggiungiamo noi, andranno sul prossimo bilancio) e nel frattempo è successo questo: quando Quaresma ha rifiutato di andare al Genoa (lui vuole i gran soldi di Moratti) l'Inter ha dato alla squadra di Preziosi quattro suoi giovani e tra questi la metà di Meggiorini che, giocando nel Cittadella, è stato quest'anno capocannoniere in B. Meggiorini era in comproprietà tra Inter e Cittadella, per cui ieri la società di Moratti ha dovuto forzatamente riscattarlo (pagando 2,5 milioni); oggi, però, il Corriere Mercantile di Genova svela che i 2,5 milioni li ha messi Preziosi, non Moratti, per cui alla fine della favola Meggiorini è tutto del Genoa (lui ed Acquafresca in un colpo solo).

Tutto questo è successo perché, come dicevamo, Moratti attualmente non può comprare nessuno se prima non sana il bilancio e i 150 milioni di deficit. Non considerando le cazzate delle gazzette, e ragionando con le nostre teste, dovremmo dire che Blanc potrebbe ma non vuole mentre Moratti smania dalla voglia ma non può.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

sabato 27 giugno 2009

All'Inferno!

Vi ricordate quando, qualche mese fa, i candidati alla poltrona di presidente della Lega Calcio promettevano agli elettori di portare a un miliardo di euro l'anno gli incassi dei diritti tv? Ora non ne parla più nessuno e in compenso l'elezione è andata a finire a torte in faccia con la scissione tra società di serie A e di serie B.
Chissà come mai del famoso miliardo non parla più nessuno? Forse, una risposta riusciamo ad ottenerla facendo il combinato disposto tra un paio di articoli apparsi sulla stampa in questi giorni.
Fulvio Bianchi nella sua rubrica Spy Calcio ha parlato di Juventus, Inter e Milan in trattava con Sky per cedere i diritti degli allenamenti e delle interviste. Inutile girarci attorno, la cosa dà l'idea di chi per raccattare risorse raschia, come si suol dire, il fondo del barile.
L'altro articolo è del Sole 24 Ore, a firma Giuliano Balestreri, e ci racconta della difficoltà a cedere all'estero i diritti della Serie A. Ormai il nostro calcio non interessa quasi nessuno in Europa a causa dei soliti mali: violenza, scandali, fuga dei migliori giocatori, stadi vecchi.
Noi, a dir la verità, sospettiamo che le cause individuate dal Sole siano un po' un'elencazione dei luoghi comuni. O quanto meno elencare i mali senza andare a vedere le cause profonde non aiuta a individuare le soluzioni. Tuttavia il dato riscontrato nell'articolo rimane: i diritti del calcio italiano all'estero si vendono con grande difficoltà.

Ecco che a questo punto appare chiaro come sia improba la sfida di riuscire a reperire quel famoso miliardo all'anno di cui si parlava in campagna elettorale. Ed ecco perché, ora, tutti stanno "allineati e coperti" e nessuno ne parla più.
La soluzione? I signori del pallone parlano di proprietà degli stadi e di modello inglese. Noi pensiamo che questa possa essere una soluzione pericolosa: in periodo di crisi economica non è semplicissimo trovare le risorse necessarie ed è arduo riuscire ad avere ritorni adeguati (la crisi del commercial real estate esiste ed è reale!). Ma queste cose secondo noi i presidenti le sanno bene, infatti vogliono sussidi dallo Stato o dagli enti locali di competenza. Paga Pantalone. Solo che il Governo ha brutte gatte da pelare e appare difficile che riesca a trovare risorse per accontentare i signori del pallone.

Non rimane che una soluzione, quella che noi predichiamo, ovvero pulizia dei bilanci delle società, diminuzione degli emolumenti dei calciatori rispetto al fatturato e infine applicazione del lodo Petrucci per le società zombie che non riusciranno a sopravvivere a questa cura da cavallo.
La nostra soluzione sarebbe una Quaresima. Ma siamo sicuri che, se applicata, il calcio italiano vedrà la Pasqua. Tutte le scorciatoie ci porteranno invece da una sola parte: all'Inferno!

Etichette: , , , , , , , ,

giovedì 25 giugno 2009

Volere e potere

Secondo tutti i giornali la Juve farà qualche altro acquisto importante, ma prima deve vendere, come se dovesse mettere da parte dei soldi altrimenti non potrebbe comprare nessuno. Ma è veramente così? Siamo sicuri che, regolamenti alla mano, Perez può comprare Kakà e Cristiano Ronaldo facendosi dare i soldi dalle banche, mentre Blanc per D'Agostino deve vendere sei giocatori come Mellberg?

In effetti non è così. Non sappiamo a quali magheggi abbia fatto ricorso Perez (avrà magari copiato da Moratti?), sappiamo però che la Juve, se vuole, può comprare quattro o cinque giocatori come D'Agostino senza cedere nessuno e rispettando le Norme Federali.

Se si guarda l'ultima trimestrale, infatti, si vede che la Juve non ha praticamente debiti e contabilizza un patrimonio netto di 120 milioni; questo vuol dire che la società può far fronte ad un bilancio in passivo senza chiedere il permesso alla Covisoc e neppure altri soldi agli azionisti, farebbe solo dei debiti per problemi di cassa (l'Inter ne ha per più di 400 milioni), mentre dal punto di vista patrimoniale il passivo sarebbe sanato con quei 120 milioni messi già da parte (l'Inter, per continuare il confronto, ha un patrimonio netto negativo e non potrebbe comprare proprio nessuno).

La Juve, quindi, se vuole può spendere di più e non avrebbero da ridire né la Covisoc né Platini; potrebbe spendere, esemplificando, fino a 120 milioni di più, certo sarebbe un rischio ma, se fossero spesi bene, si rischierebbe anche di vincere e di vincere subito. Se non lo fa è per scelta societaria, non perché obbligata; più correttamente i giornali dovrebbero allora scrivere che Blanc può spendere, ma non vuole.

Se questo sia giusto o sbagliato, se con questa scelta si potrebbe tornare a vincere in Italia e in Europa, se la Juve saprebbe spendersi questo comportamento in tema di bilancio e se lo stesso sarebbe apprezzato dalla stampa e dai tifosi, questo è tutto un altro discorso.

Etichette: , , , , , , , , ,

domenica 21 giugno 2009

La conversione di Berlusconi

Berlusconi, tutti sarete d'accordo, è l'uomo che ha portato il calcio nel terzo millennio: da sport a show business. Fu lui a far lievitare il costo dei cartellini, basti pensare all'acquisto di Gullit o di Lentini. Fu lui a vedere per primo la stretta correlazione tra televisione e calcio.
Ora sembrerebbe lui a suonare la campanella della fine della ricreazione. Prima ha venduto Kakà al Real Madrid, ed è la prima volta che il Milan vende un campione nel pieno della sua maturità tecnica e fisica. Ora ascoltate un po' cosa ha da dire circa gli acquisti folli del Real Madrid: "Non si può andare avanti così, bisogna avere un minimo di senso pratico, adesso ho anche intenzione di fare delle cose a riguardo perché è diventata una cosa inammissibile".
Ecco, noi speriamo che quel "fare qualcosa" sia un bel "fare la cosa giusta": ovvero far pagare le giuste tasse alle società di calcio spesso in debito con l'erario. E soprattutto costringere la Figc a controllare seriamente i bilanci (consolidati) delle società, come richiesto da Platini.
Chi ha fatto il furbo venda i giocatori (se trova qualcuno che li compra), altrimenti si portino i libri i tribunale.

Etichette: , , , , , , , ,