mercoledì 26 agosto 2009

Chi comanda nel calcio

Ieri i presidenti della A dovevano scegliere i loro rappresentanti per il Consiglio di Lega; non si sono accordati, hanno litigato (probabilmente come i ladri di Pisa), uno dei consiglieri doveva essere Galliani che è stato invece eletto presidente di categoria per la serie A. Del Consiglio si parlerà nella prossima Assemblea, e la situazione è questa: per i due posti in palio ci sono quattro candidati e cioè Moratti, Zamparini, Lotito e Cellino; Rosella Sensi diventerà vicepresidente vicario della Lega.

Intanto, a capo della Commissione Finanza dell'Uefa è stato nominato Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, e con lui ci saranno Laporta del Barcellona, Aulas del Lione, Kenyon del Chelsea e Rummenigge del Bayern. La Commissione dovrebbe decidere sul fair-play finanziario.

Ci sono in vista appuntamenti importanti come la scissione tra A e B, l'assegnazione dei diritti Tv dal 2010, la revisione della normativa sui controlli dei bilanci: queste nomine lasciano capire chi avrà potere di orientare le decisioni, chi controlla i bottoni di comando, chi conta nel calcio e che sgomita perché vuole contare di più.

Lo stupore quindi è doppio. Da un lato sembra incredibile che la Sensi possa avere un incarico federale mentre la Roma è alla perpetua ricerca di un compratore, e Paolillo debba decidere sui bilanci dopo tutti i "mastrussi" che ha combinato con quello dell'Inter; dall'altro, è ancora più incredibile che non ricorrano rappresentanti della Juve, come se la società col maggiore seguito di tifosi e con un bilancio da prendere a modello (così si è sempre detto) non conti nulla in ambito federale.
Può darsi che le poltrone che contano davvero siano altre, e che il calcio sia dentro un ambaradan più grande e generale, ricordiamoci però che con i diritti Tv e i controlli sui bilanci sono possibili, e l'abbiamo documentato, pastrocchi e sorprese capaci di danneggiare pesantemente la Juve. Sarà anche vero che alla lunga il lavoro paga e che i comportamenti scorretti non possono essere nascosti in eterno, ma alcune nomine (e l'assenza di altre) appaiono davvero inquietanti.

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venerdì 3 luglio 2009

Zamparini ha capito

Abbiamo l'impressione che il presidente del Palermo Zamparini abbia capito tutto su cosa è effettivamente successo nell'estate del 2006. E abbia anche capito dove sta tirando il vento, ora, al processo di Napoli.
In un'intervista a Radio Kiss Kiss dichiara di parlare con Moggi tutti i santi giorni. E non solo, dichiara di aver passato una bella giornata ad Ischia con lui la settimana scorsa.
Su questo punto Zamparini ha ragione: è libero di parlare di quello che gli pare, con chi gli pare. E se gli pare può anche passare una giornata ad Ischia con Moggi. Con buona pace di Palazzi, di Abete e della Gazzetta dello Sport. Questo perché ognuno di noi può parlare con chiunque, con l'unico limite che può essere posto dalla magistratura, unico organo deputato dalla Costituzione Italiana a limitare le libertà personali dell'individuo. La giustizia sportiva può solo squalificare soggetti reputati colpevoli di una trasgressione al codice interno dell'associazione sportiva di riferimento. Palazzi, Abete e il soviet della Gazzetta se ne facciano una ragione. Ma fino a quando la Costituzione è in vigore loro non ci possono fare nulla. Per fortuna.

Ma nell'intervista di cui vi stiamo raccontando, Zamparini si è lasciato sfuggire una verità che secondo noi tutti hanno capito su Calciopoli. Verità che nessuno ha il coraggio di dire, forse per omertà, forse per paura: "Quando Moggi è stato condannato, se avesse avuto me come presidente non gli sarebbe mai successo nulla".

Bingo!

Esatto, se Moggi e Giraudo avessero avuto un presidente e una proprietà che li avesse difesi dalla fuffa farsopolara, non sarebbe accaduto nulla. Semplicemente perché Moggi, Giraudo e la Juve non hanno fatto nulla. Tutti lo sanno, nessuno lo dice e a Zamparini l'arcano è sfuggito.
Speriamo presto che gli sfugga, magari, qualche altra verità forse origliata nei capannelli tra i presidenti durante le noiose riunioni in Lega; per esempio, cosa pensa lo Zampa sulla proprietà della Juve che, anzichè difendere la sua società, aizza il fuoco antijuventino da Bar dello Sport, con i suoi giornali di proprietà o partecipati (La Stampa, Corriere, Gazzetta)?
Bella domanda.
Il fatto esilarante è che il povero Zamparini, accortosi che l'aveva sparata grossa (ma vera), dicendo che con lui a Moggi non sarebbe successo nulla, prova a correggere il tiro: "Io Moggi l'ho sempre combattuto", esclama. Noi diciamo, ma se l'ha combattuto come mai ora dice di sentirlo tutti i giorni e di andarci in gita assieme? Evidente, che questa frase è solo un miserrimo tentativo di depotenziare quanto detto un minuto prima. Ma a volte, si sa, le toppe sono peggio del buco.

Caro Zamparini, si faccia coraggio, dica tutto quello che sa, senza paura. Intanto ormai appare evidente che tutta la cricca che ha organizzato l'ignobile farsa sarà travolta dalla verità che sta venedo a galla! Rifletta, se anche un umile impiegato della Can ha avuto il coraggio di dire di fronte al giudice di sapere che l'Inter commissionava dossier sugli gli arbitri, vuol dire che la commedia è veramente agli sgoccioli!

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giovedì 19 febbraio 2009

Presidenti, vil razza dannata!

A leggere la Gazzetta di oggi, la rielezione di Tonino Matarrese a presidente della Lega sta diventando un'impresa sempre più ardua. Anche Galliani, dopo una cena con Zamparini, pare si sia convinto che è inadatto a gestire “un miliardo di euro l'anno”.

Si sta facendo largo l’idea di Moratti, dunque, meglio una figura manageriale.

Diciamo la verità, Don Tonino non merita un trattamento di questo genere. Da buon democristianone vecchio stampo poteva essere una figura idonea per mediare tra i tanti interessi confliggenti dei presidenti. Ma Matarrese è uomo di mondo, sa che la gratitudine non è un sentimento diffuso, tantomeno tra i presidenti, pertanto, siamo certi, incasserà l’eventuale bocciatura con fair play.
Dopo, ovviamente, non gli rimarrà che accomodarsi sulla riva del fiume e guardarsi lo spettacolo.

Difficile, per noi, che la Lega riesca ad ottenere il miliardo di euro tanto agognato, ancora più difficile sarà trovare un manager di cui tutti i presidenti si possano fidare e infine sarà uno spettacolo osservare l’implosione della Legge Melandri sulla ripartizione dei diritti TV. A quel punto ci saranno polemiche enormi tra coloro che perderanno soldi dall’eventuale abrogazione di questa sciagurata legge e coloro che invece ci guadagneranno.

Tante contraddizioni, caro Don Tonino, che lei abilmente è riuscito a mascherare. Dia retta a noi, meglio godersi la mega rissa finale da spettatore esterno!

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martedì 3 febbraio 2009

Marasma in Lega

Dietro l'apparente unanimità sul nome di Matarrese continua la lotta intestina relativa alle elezioni alla Lega Calcio. Antonello Capone (Gazzetta) ci informa che ieri vi è stata una riunione dei presidenti di Serie A e B nella quale si è deciso di allargare il consiglio della Lega fino a 20 posti. Insomma, nessun presidente di serie A è disposto a delegare a qualcun'altro. Tutti evidentemente hanno paura di essere fregati sulla ripartizione dei soldi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi.

Altre notizie interessanti che apprendiamo da questo articolo sono una dichiarazione di Moratti dove si sottolinea che Matarrese è "Al momento l'unico candidato"; forse con quell' "al momento" il mecenate vuole cullare ancora l'idea di riuscire a piazzare un candidato a lui più gradito. Inoltre Zamparini lancia il suo grido di dolore: "Darò battaglia per l'abrogazione del decreto Melandri. Contesto la scelta di dividere i proventi tv in base alla storia dei club negli ultimi 40 anni: il Palermo sarebbe tra gli ultimi".

Insomma, il fuoco brucia sotto la cenere. Tutti i presidenti vogliono sedere nel consiglio di Lega per evitare forse colpi bassi, Moratti continua a considerare il voto a Matarrese come un
voto da farsi turandosi il naso e Zamparini vuole addirittura l'abrogazione di quella legge Melandri, fatta sull'onda di Farsopoli, e che ha visto decurtate di molto le entrate della Juventus, sebbene sia la società con più tifosi e più abbonati alla pay tv.

Visto tutto questo marasma possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che uno dei massimi risultati del finto scandaletto del 2006, la legge Melandri, è stato inutile per sanare i problemi tra le società.

Modesta proposta: si rafforzino i poteri della Covisoc e si facciano fallire le società in coma finanziario, a quel punto si vedrà che con meno presidenti con l'acqua alla gola sarà facile trovare la quadratura del cerchio.

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martedì 9 dicembre 2008

Sudditanza e mal di panza

Da come hanno cercato di raccontarcela, la storia degli errori degli arbitri e della famosa sudditanza psicologica è come se dovesse essere divisa in tre fasi distinte: prima della farsa dell'estate 2006 in tanti pensavano che la sudditanza c'era e che l'arbitro nel dubbio favoriva sempre la grande squadra a danno della piccola; col 2006 sono arrivati Rossi e Sandulli e con le loro sentenze hanno avanzato il sopetto che non fosse sudditanza verso le grandi ma "delinquenza" a favore della Juve di Moggi; per quel sospetto la Juve è stata mandata in B e a Napoli ci sarà un processo, ma intanto la teoria della sudditanza è stata aggiornata. Oggi, così ci raccontano, gli arbitri sbagliano come prima e forse di più ma lo fanno involontariamente; non c'è nessuna sudditanza, si tratta di errori umanamente comprensibili; lo garantiscono Petrucci e Abete, Matarrese e Collina che fa il designatore e quindi è il capo di quelli che "involontariamente" sbagliano.

Stando ai giornali di questi giorni, però, due presidenti sono di avviso diverso. Lo Monaco, dopo Milan-Catania, ha detto che la sudditanza esiste, che gli arbitri sono bravi ma che "in loro scatta qualcosa a livello di inconscio" ed ha portato come esempi il possibile rigore non fischiato contro Kaladze e la rincorsa dell'arbitro a Gattuso per riuscire ad ammonirlo. Zamparini è stato ancora più "profondo" perchè ha detto che prima certi torti li subiva "solo con Milan, Juventus e Inter" mentre adesso li subisce col Cagliari aggiungendo, per chiarire meglio il concetto, "Banti non ha sbagliato, ha voluto farlo". Profondo perchè a ragionare con la testa di un pubblico ministero (diciamo un Palamara o un Narducci, per fare dei nomi a caso) questo significherebbe che prima non c'era la delinquenza comandata da Moggi mentre adesso la delinquenza c'è, evidentemente comandata da qualcun'altro; e guardate che non è una battuta perchè agli atti del processo Gea ci sono gli articoli del Corriere dello Sport con le accuse di Baldini a Moggi e nel processo di Napoli ci son finiti gli articoli della Gazzetta con le accuse di Dal Cin alla "combriccola romana".

Adesso Palazzi aprirà dei fascicoli e farà i deferimenti di Zamparini e Lo Monaco in base ai "sacri testi" del nuovo Codice di Giustizia Sportiva per chiedere 20 giorni o un mese di inibizione; non gli verrà il mal di testa perchè lui ormai il nuovo Codice lo sa a memoria e sa "al volo" quando come e perchè deferire qualcuno. Mal di testa no, ma qualche "mal di panza" queste dichiarazioni potrebbero provocarlo. Perchè qui comincia ad esserci più di uno che, da incazzato e fuori dal giro, sugli arbitri, gli errori e la sudditanza la pensa proprio allo stesso modo di quelli che nell'estate del 2006 dicevano che Calciopoli era un farsa.

E se fosse davvero così non ci sarebbe da aggiornare solo il racconto che ci hanno fatto sulla sudditanza psicologica, ma anche tutta la "storia" dall'estate 2006 in poi.

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Notitia criminis

"Nessun acquisto a Gennaio, mi conviene patteggiare con il Palazzo e ottenere qualche arbitraggio favorevole".
Maurizio Zamparini, Presidente del Palermo Calcio alla Domenica Sportiva su Raidue (7-12-2008, ore oo.13 circa).

A noi pare che questa notizia sia una notitia criminis. Secondo Zamparini esiste una organizzazione in grado di alterare i risultati del campionato di Serie A, influenzando anche gli arbitraggi. Si deduce che, per Zamparini, chiunque non sia in sintonia con questa organizzazione viene danneggiato, quindi è necessario patteggiare con essa.

A noi questa dichiarazione pare gravissima, aspettiamo che i PM di Napoli titolari dell'inchiesta "Calciopoli" aprano immediatamente un indagine "collegata".
Il procuratore Palazzi deve deferire Zamparini, aprire un fascicolo e audirlo.

Se tutto ciò non accadrà, nella migliore delle ipotesi, ci sentiremo autorizzati a definire Palazzi e i PM napoletani "insabbiatori".
Nella peggiore dovremmo concludere che dentro il Palazzo di cui parla Zamparini ci sono anche la stanza della Superprocura del dottor Palazzi e gli uffici dei PM napoletani.

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