domenica 14 febbraio 2010

Ladri si nasce

Siamo tornati!
No, non è un'esaltazione per una vittoria immeritata quanto scarsamente significativa, e non è nemmeno un'apologia dell'operato di Blanc.
Anzi, è proprio il contrario!
Siamo tornati vergognosi ladri, nella maniera più congeniale, con un rigore inesistente, ma proprio inesistente, di Alex Del Piero!
Roba da far invidia persino a quel cattivone di Moggi!
Già sembra di vederli e di sentirli, i paladini del calcio pulito, uscire con i loro titoloni sui loro giornali e nei loro tg.
"Juve non così", forse è ora di rispolverarlo. Come tutte le grandi opere è sempre di attualità.
E aveva ragione Mourinho quando gridava al complotto. In fin dei conti è vero, il calcio è stato mondato da quei demoni di Moggi e Giraudo, ma la Juve c'è sempre, e questi sono ladri nel DNA, non c'è niente da fare.
Forse si comincerà a parlare di Blancopoli?
E pazienza se basterebbe solo ricordarsi la condotta arbitrale della partita d'andata per capire che ci troviamo di fronte ad un episodio tutto sommato trascurabile, nel complesso dei torti subiti in questi ultimi 4 anni.
Il titolone è già lì, bello e pronto, a che pro sforzare oltremodo la memoria? O chiamare in causa una fantomatica obiettività?
No, la realtà è molto più semplice, la Juventus è nata ladra e resta ladra, Moggi o non Moggi.
La Juve perde il pelo ma non il vizio.
D'altra parte lo si era detto che la B era anche poco, molto più appropriata sarebbe stata la radiazione, non fosse stato per quella vecchia volpe di Zaccone.
Che poi magari sentire parlare di Blancopoli potrebbe riportare indietro nel tempo molti rancorosi, regalando loro un attimo di effimera illusione in cui la figura di Blanc prende una fisionomia un po' più nota, una cadenza un po' meno francese, un po' più toscana.
Un sigaro in bocca.
Sembrava così corretto, quel signore d'oltralpe, così candidamente poco adatto a lavorare in un mondo di squali come quello del calcio italiano.
Ci eravamo tutti illusi, ora diranno che è un ladro pure lui. Magari userà schede francesi per non farsi intercettare.
Chissà, magari è davvero così... Magari no.
Nel frattempo, resta il fatto che i ladri della serie A son tornati!

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lunedì 18 gennaio 2010

La Juve è un mobile

Nell'ascesa al Golgota del tifoso juventino mancava la voce di Lapo Elkann, per fortuna qualche buon giornalista ha pensato bene di porgli una domanda. Ecco la sua opinione sulla crisi della Juventus: "Non sono io a prendere decisioni e non me ne occupo. Sto invece preparando interessanti novità per il prossimo Salone del Mobile".
Anche da simili dichiarazioni si nota la triste situazione della Juventus, finita nelle mani sbagliate. Il rampollo (un po' in disgrazia in verità) non si occupa della Juventus (per fortuna, aggiungiamo noi), e quindi non gliene frega niente, infatti non si degna di dire manco una frase di circostanza. Ma la cosa più triste è l'accostamento con le sue idee per un non meglio specificato Salone del Mobile.
Il rampollo si occupa di mobili, ma non di Juventus. Alla faccia delle dichiarazioni di amore eterno, e alla faccia di quello stemma tatuato sull'avambraccio. Forse l'amore per la Juventus andava dichiarato e sbandierato nella speranza di riuscire, grazie alla popolarità che può regalare, a riconquistare un posto al sole nell'universo Exor?
Ma la cosa che dà l'idea della caratura dell'uomo è anche la capacità di essere sferzante o indifferente senza cadere nel ridicolo. Non a caso, il rampollo ha sbagliato l'accostamento.
I tifosi lo sanno bene che la Juve è accostabile ad un mobile, e precisamente ad un tavolino da consegnare ai Moratti.
Premiato Mobilificio Elkann, solo pezzi artigianali. E' come se vedessimo i falegnami all'opera: hanno tutti la faccia di Zaccone.

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giovedì 14 gennaio 2010

Come se la Juve fosse granata

Qualche volta mi è capitato di guardare dei programmi televisivi granata.
O meglio, mi è capitato di notare determinati programmi facendo zapping.
Il fatto è che, se riconosci un amico in televisione, ti viene spontaneo soffermarti un attimo su una rete, anche se del programma non te ne frega niente.
Ed è andata proprio così nel mio caso.
“Hey! Guarda chi c’è!”
Dopo dieci minuti di commenti e di lagnanze varie dei tifosi e degli opinionisti presenti in studio, prima di cambiare canale, ho avuto un attimo di disagio.
Quel senso di disagio che si ha quando ti accorgi di qualcosa che non avresti mai potuto nemmeno ipotizzare…
Le lamentele erano molto orientate verso un soggetto specifico: la proprietà.
E, nel giro di pochi secondi, dopo aver notato questo specifico aspetto, il mio cervello ha cominciato a lavorare per i fatti suoi.
E logicamente l’associazione di idee tra Juve e Toro mi è sembrata logica e graffiante.
Una spontanea, strana, spiazzante, acida, deprimente e umiliante sensazione che, oltre a graffiarmi, si è permessa il lusso di bere il sangue amaro uscito dalla ferita.
Brrrrrrr. Roba da matti.
Con tutto il rispetto per il Torino calcio, s’intende.
Spiazzato come un demente, davo pienamente ragione a tutti coloro (tifosi e opinionisti) che si lamentavano e apprezzavo la verve educatamente polemica del conduttore.
Brrrrrrr. Roba da pazzi.
Un Torino che è stato acquistato da Urbano Cairo, che poteva dare una solidità economica e, forse, poteva anche dare qualche soddisfazione ai granata.
Piccola soddisfazione, ovvio, stiamo pur sempre parlando del Toro mica…
La solidità economica bene o male è arrivata, ma di risultati decenti in questi anni neanche l’ombra.
In più si sono beccati anche la retrocessione senza l’aiuto di Guido Rossi, Giovanni Cobolli e l’avvocato Zaccone.
Dunque, esattamente come per la Juventus, la proprietà non è all’altezza di porre rimedio ai disastri messi in cantiere.
La differenza tra le due situazioni è che Cairo ci mette la faccia, ci prova, infatti è il presidente, John Elkann invece no.
O meglio, non lo fa nel modo giusto, e inoltre è spesso silente.
Leggo dal sito del Toro:

Presidente: Urbano Cairo
Vice Presidente: Giuseppe Cairo
Consiglieri: Maria Castelli Cairo, Ugo Carenini, ecc

Non sono a conoscenza delle eventuali parentele, e non mi interessa; però noto che il cognome Cairo nel Torino calcio è ben presente.
La faccia, decisionalmente parlando, il proprietario la mette eccome.
John forse anche, ma da distante.
Come diceva sempre la mia professoressa d’italiano ai colloqui coi genitori ai tempi della scuola, “Si deve applicare di più, perché è molto discontinuo”.
Ed è così per il presidente di Exor…
Quando c’è da fare la rimpatriata a Villar Perosa, oppure a Pinzolo, a firmare autografi, con la maglia della Juve col suo cognome piazzato sulla schiena, lui, John, c’è; se le cose invece vanno male e, dunque, sarebbe necessario far sentire la propria presenza (decisionale e non solo chiacchierifica), lui non c’è.
Ma dove è finito “Mr. Ripartiremo dal basso?”
Qualcuno lo ha visto da qualche parte?
O forse si è confuso ed è andato ad assistere alle partite e agli allenamenti della Juve Stabia?
Oppure la colpa è sempre e solo di Ferrara, o al massimo, ma proprio al massimo, ma proprio al massimo del massimo, di Blanc?
La nave viaggia senza una rotta, non si sa bene chi fa che cosa, regna la confusione, regna anche un po’ l’autogestione, e l’ingegnere non dice nulla?
No dai, non voglio pensare che uno come Cairo forse è molto meglio di Johnnino nostro.
No, non può essere.
Brrrrrrr. Roba da sfigati.
L’incubo continua.

Crazeology

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domenica 1 novembre 2009

Parlare e comunicare


Nel corso dell'ultima Assemblea degli Azionisti, tenutasi il 27 ottobre 2009, uno degli appunti più frequenti che i piccoli azionisti hanno mosso nei confronti del neo presidente Blanc e della società è stato quello di essere strutturalmente inadeguati nel settore della comunicazione e cronicamente incapaci di rispondere alle calunnie.

Un esempio, a nostro avviso, è costituito dall'atteggiamento che i giornalisti, e in particolare Maurizio Pistocchi, hanno nel video che riportiamo sopra (dal minuto 1.35).
Come si vede, il presidente rimane spiazzato dalla considerazione proposta da Pistocchi, il quale, tra il disinformato e l'aziendalista, gli propone una obiezione cui Blanc non è preparato a rispondere e che lo costringe, imbarazzato, a deviare sul discorso stadio.

Ecco cosa avrebbe risposto uno qualunque dei membri del Team, se fosse stato al cospetto del moviolista dei puffi:

Caro Pistocchi,
innanzitutto non era un CdA, ma una Assemblea degli Azionisti.
Detto questo, Lei ha perfettamente ragione.
Infatti l'avvocato Zaccone durante quell'Assemblea, in merito ai quattro illeciti, si riferiva alle accuse sostenute dal Procuratore Federale Palazzi.
Sulla base di quelle accuse furono richieste le pene inizialmente.
Quello che invece riportano le sentenze, soprattutto quella emessa dalla Corte Federale presieduta dal dottor Sandulli, è che non vi furono illeciti ascrivibili alla Juventus.
Probabilmente sono passati tre anni e Lei ha i ricordi un po' appannati.
Noi della Juventus, invece, i ricordi ce li abbiamo ben chiari.

Come si vede, comunicare non è come parlare.
Per parlare basta dare fiato alle corde vocali.
Per comunicare ci vogliono le palle, e ci vogliono le informazioni.
Tutte cose che al momento mancano dalle parti di Corso Galileo Ferraris.

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martedì 20 ottobre 2009

Verso l'Assemblea

Nella lettera agli azionisti, inclusa nel progetto di bilancio al 30 giugno 2009 che l'assemblea è chiamata ad approvare il prossimo 27 ottobre, Cobolli e Blòn si compiacciono di come la Nuova Juventus 2006, nei tre anni del loro mandato, abbia "rispettato un’idea di calcio sostenibile che mette insieme competitività sportiva ed equilibrio economico".
Leggendo il testo, sembra che la Nuova Juventus 2006, dopo anni di spese folli e di gestione dissennata alla Moratti, abbia virato rotta a fine giugno 2006, imboccando la retta via del fair play finanziario.
Evidentemente, non è così. Il cambio di rotta c’è stato, ma nel 1994 quando, su felice intuizione di Umberto Agnelli, dopo nove anni di risultati sportivi insoddisfacenti (con la parziale eccezione del biennio di Dino Zoff) e di risultati economici pesantemente negativi, la Juventus fu affidata alle cure di Antonio Giraudo, Roberto Bettega e Luciano Moggi. In poco tempo, infatti, la società divenne un modello per il mondo del calcio dal punto di vista sportivo, economico ed organizzativo. Sono stati loro, non certo i dirigenti insediati nel 2006, ad introdurre e rispettare un concetto di calcio sostenibile, riportando in equilibrio i conti economici, raggiungendo risultati sportivi incredibili, e moltiplicando di conseguenza il valore della società.
Non a caso, l'UEFA, nel proprio magazine dedicato alla Champions, ha definito quella Juventus "rivoluzionaria in tutto e per tutto. Nelle scelte societarie, nei bilanci, nella mentalità e nel gioco. Un mix di innovazioni che ha fatto scuola in Italia, in Europa, nel mondo". E, in tutta sincerità, stupisce (anche se non più di tanto) e dispiace che questo riconoscimento non sia stato menzionato nel bilancio (così come non se ne è mai fatto cenno sul sito ufficiale).
Bisogna poi anche intendersi sul concetto di competitività sportiva. La gestione precedente aveva saputo coniugare equilibrio economico ed una competitività sportiva ai massimi livelli, vincendo l’impossibile (ad esclusione, lo ammettiamo, della Coppa Zaccone). La nuova gestione, invece, pur potendo ancora contare su una forte ossatura di squadra, nonostante le svendite dell’estate 2006, non ha conseguito alcun risultato sportivo degno di nota (seru tituli, ad eccezione sempre della famigerata Coppa Zaccone) e, cosa ancora più grave, non è stata in grado, nonostante investimenti per decine di milioni di euro, di rinforzare adeguatamente la prima squadra e di ridurre il gap dai collezionisti di cartoni.

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lunedì 12 ottobre 2009

Gli spari sopra


Non ci giro molto attorno: sono contento.
Sono contento che i nuovi dirigenti, tanto bravi, 3 anni fa, a giocare di sponda con i livorosi diffamatori anti-juve, provino sulla loro pelle lo stesso trattamento.
Oddio, più che sulla loro pelle, su quella di Cannavaro, il quale ora rilascia in giro interviste in cui, nemmeno troppo velatamente, manifesta la propria incazzatura per le castronerie societarie sulla documentazione relativa al caso. Bene, bravi, bis.
Sorridete, nuovi manager simpatici a interisti e romanisti, gli spari sopra sono per voi. E mi raccomando: se qualche magistrato in vena di sperimentazioni giuridico-sportive dovesse aprire un'inchiesta sul caso, magari per frode sportiva per abuso di pungiglioni, chiamate Zaccone e patteggiate senza esitazione una puntura congrua.

Pubblichiamo lo sfogo di Mario Incandenza sul caso Cannavaro, a giorni troverete su www.ju29ro.com l'articolo dove sono riportate le opinioni dei nostri redattori. Ne leggerete delle belle!


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martedì 8 settembre 2009

Zacconare

Oggi è l'otto Settembre. Data funesta nella storia italiana. Sono d'accordo tutti, storici, politici, filosofi e chi più ne ha più ne metta. Nel 1943 il Maresciallo Badoglio annunciò l'armistizio, il gran ribaltone: passammo armi (poche) e bagagli (tanti, quelli di lor signori) dalla parte del nemico. Quello che fino al giorno prima era il nemico, precisiamo.
Ovviamente Badoglio e il suo codazzo non ritennero opportuno avvisare preventivamente il nostro esercito che fu preso, tragicamente, tra due fuochi. Una vergogna (la loro) nazionale.

Addirittura gli Inglesi, come forma di massimo disprezzo, coniarono un neologismo che stava ad indicare l'atto del tradimento: to badogliate (vocabolario Webster).

Anche la Juve ha vissuto tre anni fa il suo terribile otto Settembre, quando fu ritirato il ricorso al Tar contro le sentenze pazzesche dei processi sportivi di Farsopoli. Ora, grosso modo, sappiamo anche il perché: infatti non ci stupiamo per nulla nel vedere a braccetto John Elkann e Marco Tronchetti Provera, Guido Rossi che difende la memoria dell'Avvocato e Cobolli in lieta compagnia di Moratti.
Va notato che nessuno, su questa triste storia, ha coniato neologismi, né in inglese né in italiano, forse perché c'è l'imbarazzo della scelta.
Si potrebbe usare un bel "Zacconare" per indicare un avvocato che accusa anziché difendere, un "Cobollare" per indicare uno che si arrende di fronte al nemico, oppure un bel "Elkanare" per indicare... beh... lasciamo l'interpretazione del verbo alla vostra fantasia.

L'unica cosa che ci piace aggiungere è che noi non abbiamo nessuna voglia di dimenticare. "Siamo vicini (solo) alla squadra e al suo allenatore".

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venerdì 27 marzo 2009

Le bugie hanno le gambe corte

Gianluigi Gabetti, presidente d'onore di Exor, parlando ieri alle telecamere di "Annozero" in una pausa della prima udienza del processo Ifil-Exor sulla vicenda dell'equity swap ha rilasciato la seguente dichiarazione (Link).

Purtroppo per il presidente d'onore (alla larga da questa categoria, perché anche quello della Smileville FC è di un certo livello) nell'era di Internet le bugie hanno le gambe corte.

Non so se vi ricordate il giorno dell'udienza clou (per la Juve) di Farsopoli, quella in cui ha parlato Zaccone il 5 giugno 2006 (Link).
Io me lo ricordo benissimo.
Di prima mattina, dichiarazione bellicosa di Gabetti (proprio lui): la Juve non guarderà in faccia a nessuno.
In serata, la penna congrua di Zaccone.

Ore 12:16 - Gabetti: "La Juve non guarderà in faccia nessuno":
Parla Gianluigi Gabetti, presidente dell'Ifil, la finanziaria che controlla la Juventus: "Siamo sconcertati, ci tuteleremo senza guardare in faccia nessuno". Nel giorno in cui è atteso l' intervento del difensore della Juventus, Cesare Zaccone, al processo sportivo, il presidente dell'Ifil afferma che la società bianconera non resterà passiva. Alla domanda se il club bianconero ha intenzione di denunciare la Caf, ha risposto: "Tutte le opzioni sono aperte. Non ne trascureremo nessuna e agiremo con la massima determinazione senza guardare in faccia nessuno".

Ore 19:07 - Legale Juve: penalizzazione in B sarebbe pena congrua:
"La penalizzazione della Juve in serie B sarebbe una pena congrua".
Lo ha detto il legale della società bianconera, Cesare Zaccone, davanti alla Commissione d'appello federale. "Non si può parlare di responsabilità diretta della Juventus - ha aggiunto - ma eventualmente di responsabilità oggettiva, visto che Moggi non è mai stato legale rappresentante della società".

Quindi, almeno una volta nella sua vita Gabettinho nostro ha mentito.
A meno che non intendesse dire "la Juve non guarderà in faccia a nessuno dei propri tifosi".

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venerdì 4 luglio 2008

Sic transit...


Boniperti, una vita in bianconero.

Il Presidente con la P maiuscola, per tanti anni.

Il Presidente cui inviare gli auguri di Natale e da cui ricevere, puntualmente, un biglietto di ringraziamento.

Il Presidente con cui trascorrere tanti anni fa quasi due ore, in Sardegna, a parlare di Juve e di arbitri (bastardi già all'epoca).

Gioie immense per un ragazzino innamorato pazzo della Juve, che costringeva sua madre a comprare quei bidoni dei frigoriferi Ariston (dei Tiago, ma un po' più caldi, se mi consentite).

Passano gli anni e le cose cambiano.

Quel ragazzino cresce e diventa un Mago (di Ios, per giunta).

E la P di Boniperti inizia a rimpicciolirsi.

"Merito" di acquisti del calibro di Zavarov, Rush, Aleinikov.

"Merito" di nove anni senza vincere alcunché o quasi.

Passano gli anni e le cose cambiano ancora (decisamente in meglio).

Arriva la Triade. Arrivano 12 anni indimenticabili. Trionfi e campioni.

E la P di Boniperti diventa sempre più piccola.

Il ricordo inizia a dissolversi, ma non si cancella del tutto.

Boniperti è ancora il presidente, anche se la p ha ormai perso la sua maiuscolinità.

Passano gli anni e le cose cambiano ancora (decisamente in peggio).

Arriva Farsopoli. Arrivano due anni (per ora) "indimenticabili". Sconfitte e bidoni.

E in un'infuocata assemblea della Nuova Juventus 2006 FC Boniperti prende la parola.

Difende la Cirigenza e l'operato di Zaccone.

Da quel momento, Boniperti non è più il presidente, neppure con la p minuscola.

Anche se...

Dopo il suo intervento, Boniperti torna al proprio posto per qualche minuto. E poi si alza e se ne va.

Ma un attimo prima di andarsene, si volta. E stringe la mano a quel ragazzino, oramai vecchio e rancoroso, invitandolo a difendere sempre la Juventus.

A prescindere, buon compleanno.

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