mercoledì 10 marzo 2010

Sorpasso tedesco?

Karl Heinz RummeniggeDopo essere stati surclassati da Inghilterra e Spagna, nella classifica Uefa si fa sotto anche la Germania. Così dal 2012 si rischia di avere tre sole squadre in Champions. Un vero disastro economico e finanziario, oltre che sportivo. Sarebbe, in sostanza, la canonizzazione di un fatto evidente: il declassamento di quello che fu il campionato più bello al mondo.
Sono lontani i tempi in cui i nostri club avevano la prima scelta in ambito europeo, e semmai sbolognavano all'estero i giocatori che non riuscivano a mantenere le promesse. I risultati di ciò si vedono, infatti i migliori talenti giocano ormai in Spagna e in Inghilterra.
Ad ulteriore riprova del declino in atto, in Italia vengono considerati campionissimi giocatori che hanno fatto benino ma non benissimo nei campionati esteri, solo a titolo di esempio facciamo i nomi di Cambiasso e Milito. Oppure sono ancora trattati come campioni uomini considerati, nei campionati di provenienza, come bolliti o invecchiati. Sempre a titolo esemplificativo citiamo Thiago Motta, Beckham e Ronaldinho.
Sia chiaro, abbiamo fatto questi esempi per un motivo ben preciso, ossia nell'intento di dare una differente chiave interpretativa della decadenza del nostro campionato di calcio.
Fate memoria: chi sono gli ultimi due fuoriclasse di livello internazionale importati nel nostro campionato?
Non è difficile, se ci pensate: Ibrahimovic e Vieira.
A questo punto, è facile ipotizzare come parte del decadimento del nostro calcio sia dovuto alla distruzione di quella società, che aveva ancora capacità e forza economica per competere nel calcio internazionale.
L'aver distrutto l'unica società competitiva (e ridimensionato l'unica sua concorrente, il Milan) ha quindi avuto le sue pesanti controindicazioni: decadimento tecnico, scarso peso politico internazionale, impoverimento economico. E alla fine, sommando le varia cause, si ha il declassamento sostanziale (e presto anche formale) del nostro campionato.
Non vi abbiamo convinto?
Proviamo a cambiare prospettiva allora. All'evidente dominio dell'Inter post Calciopoli nel campionato italiano è corrisposto un miglioramento di risultati a livello europeo?
No, nessun miglioramento. Fino ad ora l'Inter ha continuato ad uscire dalla Champions negli ottavi di finale. A rigor di logica, se ad un miglioramento evidentissimo in Italia non è corrisposto un passo avanti a livello europeo, questo significa che vi è stata una svalutazione del campionato nazionale.
Non vi è nulla da fare, le classifiche dell'Uefa rispecchiano fedelmente ciò che i fatti storici legati al calciomercato e i risultati europei della (ex) migliore squadra italiana suggeriscono.
Valeva la pena, alla luce anche dei risultati europei, organizzare o assecondare Farsopoli?

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venerdì 5 marzo 2010

Blanc, il fair play, la baguette


In settimana vi abbiamo informato sulla partenza del fair play finanziario varato dall'Uefa, che è stata posticipata al 2015. Vi abbiamo mostrato come il sito juventus.com abbia riportato la notizia in modo errato, sbagliando (?) clamorosamente la data di inizio del nuovo regime.
Ora lo scoop, guardate con attenzione la vignetta: ecco come Blanc è stato gabbato da Paolillo!

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mercoledì 3 marzo 2010

Goodbye Platini!

Molti di voi ricorderanno il film tedesco "Goodbye Lenin", in cui nella vecchia DDR una donna si risveglia dal coma dopo la caduta del regime comunista di cui era una fedele sostenitrice, e il figlio, per evitarle un trauma, cerca in tutti i modi di impedirle di conoscere cosa è successo veramente. Ebbene, in casa Juve, uno dei soliti genietti del bene ha visto il film solo recentemente e, subodorata la mala parata sul tema sostenibilità cui il nostro presidente Blanc è così affezionato, si è ispirato alla pellicola per correre subito ai ripari ed evitare un brutto shock al nostro insostituibile amministratore delegato. E siccome, checché ne dicano certi opinionisti in malafede come Il Mago di Ios, alla Newve quando le cose si fanno, si fanno bene, è stata con tempismo pianificata una campagna per preservare il nostro direttore generale dai turbamenti della realtà, che non ha lasciato nulla, ma proprio nulla, al caso.
Esponiamo i fatti: considerati i tragici risultati sportivi della Newventus, l'unica cosa rimasta a Blanc per convincere i tifosi della bontà del suo operato è la sostenibilità economica dell'azienda. Importante per carità, ma per i tifosi, a cui interessano le partite, suona un po' come vendere biscotti alla merda, e tu comprali che il nostro bilancio è sano.
Blanc si era convinto, come tutti noi, che nel 2012 il fair play finanziario sarebbe partito con tutta la sua effettività, e quindi le squadre oggi gestite senza criterio alcuno si sarebbero trovate immediatamente con l'acqua alla gola. L'ECA ha invece annunciato che si partirà nel 2015 e, ora che arriva, si fa in tempo ad andare tre volte in amministrazione controllata.
Blanc, che da qualche tempo faceva il ganassa con i colleghi presidenti, prefigurando un grande futuro per la Juve e la bancarotta per gli altri, non avrebbe potuto reggere il colpo, è chiaro.
E' così nata la storia di cui oggi ju29ro.com ha parlato. In pratica: Blanc è stato mandato a Manchester, ma non all'assemblea dell'ECA, a cui ha presenziato Fassone, bensì con uno stratagemma è stato condotto alla convention annuale di una nota marca di profilattici con base in Cina. Non essendo esperto di calcio, non ha compreso la differenza, tanto più che gli è stato messo alle costole il sosia dell'unico AD che conosce in Europa, Paolillo, un siriano trovato qualche giorno prima in stazione centrale, col vizio di sputazzare quando parla.
Blanc, che è un tipo pulito, se n'è tenuto distante, comunque convinto che fosse Paolillo. Alla fine il siriano gli ha stretto la mano, e bon, tutto apposto, ha pensato. Avrebbe potuto leggere però la notizia sulla stampa. Non un grave pericolo perché, chi lo conosce lo sa, il nostro presidente, da convinto pluralista, si informa solo attraverso il sito della Juventus. E infatti ecco la notizia su juventus.com, senza che si accenni al 2015.
Il piano naturalmente non si ferma qui.
E' già stata allarmata la moglie, che si è detta disposta a far da complice per l'operazione. Dovrà fingere, data la grande mole di lavoro del marito, di essersi trovata un amante: per contrasto un bancarottiere violento e casinista. Parrebbe tornare buono Zebina che, dice una talpa in società "ha anche il vantaggio della lingua".
Sono complici ovviamente gli amici di sempre, i dirigenti dell'Inter. Tra qualche mese Moratti e Branca dovranno presentarsi in lacrime da Blanc, piangendo bancarotta, e chiedendogli di acquistare per due spicci Balotelli e Maicon. Si conta sul fatto che il nostro Jean-Claude li scarterà, magari aiutando i "cugini" in altra maniera, sollevandoli ad esempio dagli ingaggi di Quaresma e Mancini e corrispondendo loro il giusto prezzo per i cartellini, non siamo mica approfittatori di guerra. Conosciamo il grande stile del nostro direttore generale.
E' stato contattato anche un vecchio sodale, il buon Giovanni Cobolli Gigli, che, con le sue solite gioppinate, ha però rischiato di rovinare tutto. Ha infatti telefonato a Blanc annunciandogli, il solito esagerato, l'avvenuto suicidio di Roman Abramovich. Non sapendo come comportarsi per il futuro, Cobolli è stato costretto a rettificare, dicendogli che è rimasto "solo" paralizzato. Per impersonarlo sulla sedia a rotelle, è già stato ingaggiato Antonio Cassano.
Ma è venuto a costare una cifra, che cazzo.
L'unica cosa rimasta da fare è trovare un centinaio di persone che si prestino a fare i tifosi della Juve adoranti. La società ha chiesto a ju29ro.com di venirle incontro e noi ci prestiamo a pubblicare l'annuncio:
Cercasi comparsa, se possibile con accento meridionale e già fornito di maglietta di Del Piero, per rappresentazione teatrale. Ben retribuito.

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Il topolino della Uefa e il drago dell'economia

E alla fine la montagna della Uefa ha partorito il topolino: le regole sul fair play finanziario proposte da Platini sono state posticipate al 2015. Una grande vittoria per le società spendaccione a debito, che così contano di avere più tempo per mettere in sesto i bilanci, o chissà addirittura di avere un nuovo rinvio all'avvicinarsi del 2015, al peggio, si sa, non c'è mai fine.
Inutile stare a recriminare: le cose sono andate così. Hanno vinto le cicale che possono continuare a cantare per qualche anno, forse.
Diciamo forse, per una ragione ben precisa: la crisi economica potrebbe prendersi la sua rivincita. Senza fare prigionieri.
Non basta, in un'epoca di crisi come questa, scrivere su un pezzo di carta che le regole di amministrazione prudente e oculata possono essere tranquillamente posticipate. Prendiamo per esempio l'Inter, la cicala italiana per antonomasia. La crisi ha colpito pesantemente la Saras, la gallina dalle uova d'oro di Moratti. Quest'anno, visti gli zero euro di dividendo, Moratti darà il solito obolo milionario per coprire le perdite dell'Inter? Noi nutriamo seri dubbi, e di conseguenza probabilmente il posticipo del fair play finanziario sarà inutile. Oculatezza dovrà essere per forza, visto che non lo è per amore.
Medesimo discorso si può fare con le società spagnole. Servirà a qualcosa il passo indietro della Uefa in una nazione in crisi nera, con la disoccupazione al 20%, una crisi immobiliare terrificante e le finanze pubbliche in difficoltà? Noi pensiamo di no e, a riprova di quello che diciamo, ricordiamo che gli sconti fiscali previsti per i lavoratori stranieri, cui le società di calcio hanno attinto a piene mani, sono stati abrogati dal governo. La Uefa dunque può scrivere sulla carta ciò che le pare, nella realtà la crisi economica non fa sconti a nessuno.
Inutile dire che in Inghilterra le cose stanno più o meno allo stesso modo anche se, va detto, a Downing Street non hanno mai nascosto le condizioni delle loro società di calcio e in più di una circostanza hanno chiesto un'amministrazione più oculata.

Ecco, per tutto questo, ci sembra di poter dire che il topolino partorito dall'Uefa sia, oltre che inutile, rosso per la vergogna.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

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giovedì 4 febbraio 2010

Calcio a due velocità

David Stern, commissioner dell'NBA, ha concesso un intervista a Tuttosport. Ha dichiarato tra l'altro: "Qui s’è capito che occorre una struttura a parte per controllare un affare ed espanderlo. Una delle questioni interessanti del calcio è la totale assenza di regole economiche. I team spendono quanto vogliono, ma solo uno può diventare campione. Poi alcuni club hanno l’obiettivo Champions, un livello superiore. Si crea un sistema di autoprotezione: spendi di più, compri i migliori, guadagni di più. E presto hai una Lega a due velocità. Inter, Milan e Juventus da voi giocano un campionato a parte".
Stern ragiona da manager, lui ha portato la NBA ad essere uno dei prodotti sportivi più visti del pianeta.
Il sito dell'NBA, che ingloba tutte le informazioni sul basket professionistico made in USA, registra una media di 3.800.000 visite giornaliere!
La somma delle visite dei siti di Fifa, Uefa, Figc, Lega Calcio arriva a stento ad un terzo di quelle di nba.com.
Eppure è molto strano, lo stesso Stern ammette che il calcio è lo sport più seguito al mondo: come si spiega questa differente visibilità?
La chiave di lettura la fornisce lo stesso Stern: l'NBA è governata da una struttura assolutamente terza rispetto alle squadre, fa l'interesse esclusivo della NBA senza privilegiare gli interessi particolari.
Cosa del tutto sconosciuta in Italia e nel calcio in genere, dove gli interessi di parte hanno il sopravvento sull'interesse collettivo: il consiglio di Lega, ad esempio, viene eletto dalle società, ed i consiglieri sono quasi sempre dei presidenti delle società di calcio. Pensare che una Lega così costituita possa realizzare una rivoluzione stile NBA è pura fantasia.

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lunedì 1 febbraio 2010

Di chi parla l'Uefa?

Fair-play finanziario: un tema rivoluzionario, perché rivoluzionario è il concetto etico-sportivo che introduce. Fare debiti equivale a barare. Pagare forse domani quello che si deve pagare oggi è una distorsione della competizione inconcepibile per un mondo come quello sportivo, dove tutti devono partire dalla stessa posizione e giocare con le stesse regole. Se vinci uno scudetto coi debiti, nessuno te lo può chiedere indietro, scriveva qualche giorno fa Sconcerti. Ebbene: non sarà più così.
Ma sulla nostra stampa non si capisce. Quando si parla di fair-play i nostri giornalisti parlano del Real o delle "inglesi". Ma le fab four inglesi non hanno gestioni caratteristiche in perdita, ma solo debiti derivanti dalla loro acquisizione e che i loro proprietari vogliono ripagare con gli utili dei club (Liverpool e Man U), o derivanti da ingenti investimenti in infrastrutture (Arsenal). Non hanno debiti che servano per portare le loro squadre a un livello superiore. Ricavano più di quanto spendono. L'eccezione è il Chelsea, che però, così come il Manchester City, ha trasformato in capitale i finanziamenti che aveva ricevuto dai soci e che determinavano un livello elevato di indebitamento. Ora si tratta di ridurre il monte stipendi.
Si ha il dubbio che l'Uefa abbia invece nel mirino proprio l'Inter, ma per la stampa italiana sembra che il problema del fair-play non riguardi affatto l'Inter, che ne sarà toccata di striscio, che sì, in fondo magari, ma vuoi mettere Moratti?

E allora. Durante la scorsa settimana Gianni Infantino, Segretario Generale Uefa, ha anticipato al Daily Telegraph i risultati di una ricerca Uefa sui bilanci. E ha detto testualmente:
"Siamo preoccupati, e molti dirigenti e proprietari sono preoccupati come noi, riguardo la sostenibilità del calcio oggi. Abbiamo fatto un'indagine riguardante più di 650 club in Europa e abbiamo scoperto che il 50% di questi club registra perdite ogni anno, e il 20% di questi registra perdite enormi, spendendo il 120% dei loro introiti ogni anno".

In quale categoria sta l'Inter? Nella generica "registra perdite ogni anno", o nel 20% che "registra perdite enormi" con un rapporto 120% costi/ricavi? L'Inter, sommando i dati degli ultimi 10 esercizi, ha un rapporto costi/ricavi del 140%. Ma ultimamente si sarà messa a posto? E' sulla strada giusta? Più vince più il bilancio migliora? No, l'ultimo bilancio evidenzia un rapporto del 160%.
Perdite. Perdite enormi. Stratosfera delle perdite.

Si chiedono a Infantino le ragioni e lui risponde:
"Circa un terzo dei club spende almeno il 70% delle loro entrate in stipendi."

E l'Inter? Sempre dai dati degli ultimi 11 anni, il rapporto tra stipendi e ricavi è ben oltre la soglia ritenuta abnorme dall'Uefa, si arriva infatti ad un dato medio del 79,69%, circa il 10% in più, il tutto, a differenza dei bilanci inglesi, considerando i ricavi al lordo delle plusvalenze da cessioni giocatori. Parecchio, insomma. Anche qui: ultimamente starà andando meglio? No, nell'ultimo bilancio il rapporto è dell'88%.

Insomma: di chi parla l'Uefa? Ovvio, delle inglesi.

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martedì 12 gennaio 2010

Moratti virtuoso... a parole!

C'è qualcosa che non torna nelle recenti dichiarazioni di Platini a la Repubblica. Come si concilia, infatti, la dichiarata presenza di Moratti tra i sostenitori del fair play finanziario con la recente querelle sui debiti dell'Inter, e soprattutto con le ultime operazioni di mercato nerazzurre?
Ricordiamo che le roi Michel ebbe a dire che solo uno sprovveduto avrebbe comprato una società pesantemente indebitata come l'Inter. La risposta dell'Inter non tardò ad arrivare, invitando Platini a verificare meglio le sue affermazioni. Evidentemente, nel frattempo, Platini avrà sentito Moratti, il quale Moratti, in base alle affermazioni di Platini, avrebbe abbracciato la lotta dell'Uefa verso la sostenibilità finanziaria del calcio: a partire dalla stagione 2012/2013 potranno infatti partecipare alle competizioni europee solo quelle società con bilanci i cui costi non eccedono i ricavi.
E però qualcosa non torna, il pareggio di bilancio si raggiunge in due modi: o si aumentano i ricavi o si tagliano i costi. In quanto ad aumentare i ricavi tutti ci provano, ma pochi ci riescono.
Nel caso dell'Inter l'incremento dovrebbe essere di notevole entità, su cifre comprese tra 150/200 milioni di euro, visti i deficit degli ultimi esercizi. La strada maestra sarebbe quella di ridurre i costi.
Una società di calcio riduce i costi principalmente tagliando gli stipendi. Ma Moratti non sembra intenzionato a seguire questa strada anzi, dopo il recente arrivo di Pandev (ingaggio da tre milioni di euro netti a stagione), sembrano imminenti nuovi arrivi, con ulteriore incremento del monte salario. Allora perché Platini dice che Moratti vuole il fair-play finanziario, se alla prova dei fatti va in tutt'altra direzione? Forse Platini ha fatto questa dichiarazione per lanciare un ultimo aut-aut a Moratti? Vedremo come finirà, se sarà Moratti a sistemare i conti (operazione molto difficile), oppure l'Uefa allargherà le maglie per non intrappolare qualche pesce grosso, sfoggiando qualche classica soluzione all'italiana che porti a cambiare tutto per non cambiare niente.

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giovedì 7 gennaio 2010

Half cheating

Gli inglesi hanno molti difetti, è vero, ma a differenza nostra non hanno problemi a parlare - e tanto - dei bilanci delle loro squadre, a denunciarne i problemi e gli ostacoli alla competitività. Lo fanno gli addetti ai lavori - e qui è ovvio che il bilancio del vicino è sempre più rosso del tuo -, lo fanno - non ci si crederà - i quotidiani.
Negli ultimi giorni se n'è parlato tanto. Il Portsmouth non paga gli stipendi da un paio di mesi, ed è indietro anche con qualche rata dei pagamenti: gli è stato imposto il blocco dei trasferimenti ed è ora sotto l'occhio dell'agenzia delle tasse, si prospettano sanzioni pesantissime. Te le ricordi Lazio e Roma?
Il Chelsea: Roman Abramovich ha convertito il debito del club nei suoi confronti in azioni, e forse ora si aprirà l'epoca dei pareggi di bilancio. Forse, ma forse. Intanto però i soldi che doveva mettere, li ha messi.
Arsene Wenger però ha detto che comportarsi così, pagare chissà quando, è "half cheating". Tradotto alla buona, è "mezzo barare". Figurarsi. Chi in Italia si è mai azzardato di dire qualcosa del genere a proposito dei vari "pagherò" dell'Inter? Che, beninteso, nonostante qualche iniezione, deve così metterne di milioni di euro per arrivare al pareggio di bilancio, a livello di bilancio della controllante, e al netto di svalutazioni del marchio.
Come Abramovich, ha fatto Mansour. Un passivo allucinante, ripianato con più di 400 milioni di euro, a garanzia anche degli acquisti di questa stagione. Il problema, soprattutto per il City, è il futuro: come farà ad avere bilanci in attivo, come vuole l'UEFA, una squadra che ha introiti ad oggi inferiori ai 100 milioni e spese così ingenti di gestione, essendosi caricata ingaggi pesantissimi e fuori mercato? Quanto tempo ci metterà?
Ce la farà entro il 2013/2014, la stagione in cui è previsto il varo completo del fair-play finanziario, in ritardo sui tempi inizialmente previsti? Ci sarà un piccolo ritardo, dicono le fonti UEFA, ma saremo inflessibili.
In Inghilterra ci si chiede: ma Chelsea e City ce la faranno? E l'Inter, ci domandiamo noi, da soli? Dopo tutto le due inglesi oggi stanno a zero, l'Inter sta a "meno" parecchio.
Infine il Manchester United e il Liverpool. Anzi, Glazer e Gillett&Hicks e i loro famigerati "leverage buy-out". Il Manchester United è l'unico club europeo a segnare attivi su attivi, l'unico grande club con una gestione da anni costantemente in attivo, e non di poco. Ma gli attivi di bilancio finanziano l'acquisto di Glazer. Gli utili del Manchester, come lo chiamiamo in Italia, servono a pagare i debiti di Glazer con banche e hedge funds (con interessi altissimi quest'ultimi). Ce la faranno mai? Non sembra possibile a nessuno. L'unica soluzione è che Glazer venda. Però. Abbiamo sentito dei dibattiti piuttosto strani in Italia.
Ebbene sì, abbiamo sentito persino i soliti opinionisti interisti pontificare sulla situazione del Manchester, come se il modello di gestione dei soldi nel cesso di Moratti fosse migliore di quello di un club che guadagna 80 milioni di euro all'anno. Quando parlano di Moratti, dicono che "vuole investire", così senza neanche un complemento oggetto a dimostrare un po' di pudore.
Il Manchester United non sta "half cheating" anzi, è Glazer che sta "half cheating" sulla sua pelle.
Quanto a certi giornalisti... sì, stanno "half cheating", e l'altra metà pure.

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venerdì 1 gennaio 2010

Una santa alleanza contro Bilanciopoli?

Noi lo avevamo previsto, mica facciamo i giornalisti sportivi!
Roman Abramovich ha cancellato i propri crediti nei confronti del suo Chelsea. In sostanza, ha trasformato i crediti in capitale. Come avevamo previsto, una volta rilevata l'impossibilità di esigere i crediti, tanto vale "cancellarli", e quindi "valorizzare" un asset appartenente comunque al proprio patrimonio. Ovvio.
Però, a pensarci bene, l'oligarca potrebbe avere anche un altro obiettivo, oltre alla valorizzazione del Chelsea: stanare i tanti furboni del mondo del calcio.
Spieghiamoci meglio: ora il Chelsea è pienamente in regola con i principi del fair play finanziario proposti dalla Uefa. Presumibile, dunque, che Abramovich chieda un'applicazione rigorosa di questi principi; del resto non si perdono certo oltre trecento milioni di sterline per poi approvare delle regole che dispensano la concorrenza da un simile sacrificio, o no?
In pratica, secondo noi, con questa mossa l'oligarca russo si allea con Platini rompendo il fronte dei club spendaccioni (Real, Inter ecc.), interessati a vedere un'applicazione il più annacquata possibile dei principi del fair play finanziario.
Una mossa azzardata, ma Abramovich ci ha abituato a mosse spericolate che nel lungo periodo si sono dimostrate azzeccate e letali per i nemici e i concorrenti. Per maggiori informazioni si chieda a Mutu.

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venerdì 20 novembre 2009

La mano di chi?


In Spagna hanno tirato in ballo Platini; dietro il gol palesemente da annullare della Francia hanno visto la mano del presidente dell'Uefa, probabilmente perché francese. Si sono dimenticati, però, di ricordare che nell'Europa League proprio Platini ha introdotto a titolo sperimentale i due arbitri che stanno sulla linea di fondocampo, proprio per evitare errori clamorosi come quello di Francia-Eire.

Sulla Stampa, più intelligentemente, Beccantini titola su "La mano della Fifa", e dà risalto alle dichiarazioni di Trapattoni che dice che un Paese con quattro milioni di abitanti conta meno di altri; Trapattoni ce l'ha con Blatter per la strana storia delle teste di serie negli spareggi, per il fatto che la Francia ha fatto la prima partita in trasferta, per la scelta di un arbitro non di primissima fascia come lo svedese Hansson.

Certo che di quel gol si parlerà a lungo e, secondo noi, l'idea dei due arbitri in più verrà discussa nelle sedi opportune perché, una volta fissato il principio di non ricorrere a moviole in quanto l'errore umano fa parte del gioco, è ormai indifferibile cercare quanto meno di limitare errori scandalosi come quello dell'altra sera.

In ogni caso fa pensare il Trap amareggiato, e però lucido con la sua analisi: tra la Francia e l'Eire conta di più la Francia; ha anche aggiunto: "Fidatevi, ho girato il mondo, sono stato anche in Austria, e so come vanno certe cose".

Sono andate e andranno sempre così? Ci sarà sempre un Blatter a metterci la mano (e a nascondere il braccio)?

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mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

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martedì 20 ottobre 2009

Impazzimento generale

Come non scrivere di quei tifosi fiorentini che domenica sfoggiavano, in onore del loro fresco gemellaggio con i migliori tifosi del Liverpool, delle belle maglie rosse con un bel MENO 39.
Un fatto raccappricciante e osceno. Veramente indegno di una nazione civile.
Per chi non lo avesse capito, dietro quella innocente maglietta del Liverpool con il MENO 39 vi è l'irrisione e la beffa per i 39 morti dell'Heysel. Tutti lo abbiamo capito.
Come tutti avevano capito le ragioni del gemellaggio quando questo era stato annunciato. Era evidente che la motivazione raccontata dalla stampa era farlocca. Chi poteva credere veramente che quel gemellaggio fosse in funzione anti-Milan?
Era offensivo per la nostra intelligenza anche il solo pensare di bersi una simile giustificazione: eppure abbiamo fatto finta di crederci. Il tempo è padre della verità, e affinché la verità affiorasse l'attesa è stata breve.
Solo degli idioti, o persone in assoluta malafede, possono ignorare il significato di quelle magliette del Liverpool con il MENO 39 stampato a caratteri cubitali.
Infatti, tutti i giornalisti che solo due settimane fa strombazzavano dai tubi catodici la bellezza e la sportività del gemellaggio tra tifosi fiorentini e Reds, ora tacciono.
Eppure gli strombazzatori di regime hanno vista acuta e orecchio fino per sentire se a Balotelli viene rivolto qualche insulto razzista (cosa sbagliata, ricordiamo che noi appoggiammo la squalifica del campo alla Juve). In questo caso, infinitamente e oscenamente più grave, hanno però fatto calare un assordante silenzio.

Noi invitiamo chiunque avesse delle foto di quelle magliette ad inviarle alla nostra redazione. Provvederemo a girarle al Ministero dell'Interno, alla Figc e alla Uefa. Con una proposta chiara e semplice: se un bruttissimo "buh" razzista merita (giustamente) la squalifica del campo, in questo caso è giusto punire la Fiorentina con un intera stagione a porte chiuse.
Lo facciamo, oltre che per rispetto dei nostri morti, per amor di giustizia.

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Verso l'Assemblea

Nella lettera agli azionisti, inclusa nel progetto di bilancio al 30 giugno 2009 che l'assemblea è chiamata ad approvare il prossimo 27 ottobre, Cobolli e Blòn si compiacciono di come la Nuova Juventus 2006, nei tre anni del loro mandato, abbia "rispettato un’idea di calcio sostenibile che mette insieme competitività sportiva ed equilibrio economico".
Leggendo il testo, sembra che la Nuova Juventus 2006, dopo anni di spese folli e di gestione dissennata alla Moratti, abbia virato rotta a fine giugno 2006, imboccando la retta via del fair play finanziario.
Evidentemente, non è così. Il cambio di rotta c’è stato, ma nel 1994 quando, su felice intuizione di Umberto Agnelli, dopo nove anni di risultati sportivi insoddisfacenti (con la parziale eccezione del biennio di Dino Zoff) e di risultati economici pesantemente negativi, la Juventus fu affidata alle cure di Antonio Giraudo, Roberto Bettega e Luciano Moggi. In poco tempo, infatti, la società divenne un modello per il mondo del calcio dal punto di vista sportivo, economico ed organizzativo. Sono stati loro, non certo i dirigenti insediati nel 2006, ad introdurre e rispettare un concetto di calcio sostenibile, riportando in equilibrio i conti economici, raggiungendo risultati sportivi incredibili, e moltiplicando di conseguenza il valore della società.
Non a caso, l'UEFA, nel proprio magazine dedicato alla Champions, ha definito quella Juventus "rivoluzionaria in tutto e per tutto. Nelle scelte societarie, nei bilanci, nella mentalità e nel gioco. Un mix di innovazioni che ha fatto scuola in Italia, in Europa, nel mondo". E, in tutta sincerità, stupisce (anche se non più di tanto) e dispiace che questo riconoscimento non sia stato menzionato nel bilancio (così come non se ne è mai fatto cenno sul sito ufficiale).
Bisogna poi anche intendersi sul concetto di competitività sportiva. La gestione precedente aveva saputo coniugare equilibrio economico ed una competitività sportiva ai massimi livelli, vincendo l’impossibile (ad esclusione, lo ammettiamo, della Coppa Zaccone). La nuova gestione, invece, pur potendo ancora contare su una forte ossatura di squadra, nonostante le svendite dell’estate 2006, non ha conseguito alcun risultato sportivo degno di nota (seru tituli, ad eccezione sempre della famigerata Coppa Zaccone) e, cosa ancora più grave, non è stata in grado, nonostante investimenti per decine di milioni di euro, di rinforzare adeguatamente la prima squadra e di ridurre il gap dai collezionisti di cartoni.

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sabato 12 settembre 2009

Largo ai giovani!

Dal 2011 partirà la Champions League dedicata alle squadre Primavera, così ha deciso l'Associazione Europea dei club. Un'ottima iniziativa veramente, che spingerà le società a tenere sempre in maggior considerazione il calcio giovanile. Anche perché, ne siamo certi, il gradimento da parte degli appassionati sarà veramente alto. L'unica controindicazione sarà quella che le grosse società saranno tentate dall'idea di rafforzare le loro squadre Primavera in ogni modo, prelevando e razziando i piccoli club dei loro migliori talenti, ma siamo certi che Platini troverà il modo per evitare che questa piaga sia ancora più virulenta di quanto non sia già oggi.

In generale, possiamo dire che, da quando Platini ha preso il timone del calcio europeo, si nota una maggior dinamicità dell'Uefa rispetto al passato: nuove regole per i bilanci, nuova formula per la Champions, e ora questa "Coppa Europea della Gioventù".
Eh già, gioventù come Juventus... e Michel sembra proprio non aver dimenticato il significato del nome della società che lo portò al successo!

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martedì 1 settembre 2009

In Porto veritas

Abbiamo ricordato sul sito il ritiro del ricorso al Tar (era il 31 agosto 2006) per ribadire le ragioni del nostro impegno. In quella occasione molti commentatori della domenica ragliarono sulle specificità della giustizia sportiva, che deve essere veloce e non guardare in faccia a nessuno, che può cambiare i giudici in corsa e ridurre i gradi di giudizio. Una giustizia sportiva, a loro dire, che impone alle società di fermarsi alle sentenze alla Sandulli.

Prendiamo spunto da quei ragli per ricordare il caso del Porto, rimasto coinvolto nello scandalo dei "fischietti d'oro" del 2003-2004. La Federazione portoghese nel 2008 penalizzò il Porto di 6 punti per tentata corruzione e a quel punto l'Uefa, regolamenti alla mano, escluse il Porto dalla Champions; la squadra portoghese però, si è rivolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna (si vede che lì non c'erano liti tra eredi, e montezemoli a intervenire come garanti), che il 15 luglio 2008 ha invalidato l'esclusione e rimandato la pratica all'Uefa per gli approfondimenti del caso. Nel luglio 2009 l'Uefa, dopo averci ragionato a lungo, ha deciso di depennare il procedimento prendendo atto di "non essere in diritto di decidere"; e così anche quest'anno il Porto disputa la Champions.

Nessun Guido Rossi e nessun Sandulli, ma un richiamo al diritto da parte della stessa Uefa, questa è la verità che si ricava dalla vicenda del Porto; vicenda che sarà certo diversa da quella di Calciopoli, fermo restando, però, che alla fine è appunto una questione di diritto, di regole da applicare, ma anche di diritti da rispettare, di leggi e norme di carattere generale che non possono essere offese dalla specificità del calcio; la giustizia sportiva, questo si ricava, non può essere una specie di terra di nessuno dove si emettono sentenze senza capo né coda, e poi arrivano gli esperti della domenica a dire "chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato".

La vicenda del Porto è quindi la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che nell'estate 2006 sono state dette (e fatte) un sacco di cazzate. Certo è una amara consolazione, ma ricordiamoci che la scorsa estate il professor Sandulli ha dovuto ammettere pubblicamente che nello scandalo del 2006 non c'erano illeciti, e si è punito il reato associativo e che di tutte le cazzate di quella estate questa potrebbe essere la più grande di tutte, e di sicuro è la più importante. Perché il reato associativo all'epoca non era previsto dal Codice di Giustizia Sportiva; perché il reato associativo è lo stesso contestato nel processo di Napoli.

E' per questo che abbiamo sempre detto, e ribadiamo, che sarà fondamentale la sentenza definitiva sulle accuse dibattute a Napoli. In dipendenza di quella sentenza dovremo noi, tifosi e azionisti, dire legalmente la nostra: ci sarà tempo e modo per studiare come difendere i nostri interessi, ricordando che i due scudetti revocati hanno, tra l'altro, a che fare con la ripartizione del ricavato dei diritti TV. A parte, cioé, tutti i danni patrimoniali provocati a suo tempo dalla sentenza Sandulli, ce ne sono altri che potrebbero arrivare nei prossimi anni; quand'anche sui primi la rinuncia al Tar avesse chiuso la porta a ogni tipo di ricorso, sui danni a venire sono aperte porte e finestre.

Sarà di sicuro una storia ancora lunga, ma la verità venuta fuori nel caso del Porto è lì a dirci che è possibile che alla fine a deciderla non siano Guido Rossi e Montezemolo. Loro ci hanno provato nell'estate 2006 (con quella specie di processo, e con l'inaccettabile rinuncia al ricorso al Tar), e potrebbero aver commesso qualche errore; a deciderla a tempo debito potremmo essere noi: diecimila, ventimila o magari, perché no, cinquantamila juventini veri che difendono i loro diritti.

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sabato 29 agosto 2009

Sofisticherie fiorentine

Grida di dolore si levano da Firenze.
Pare che Mutu rischi il ritiro anticipato dal calcio, se non dovesse pagare entro il 31 Agosto la salatissima multa inflittagli dai tribunali in seguito alla causa intentata dal Chelsea di Abramovich.

Per la verità il giocatore è chiuso in un silenzio più che comprensibile. L'ipotesi però viene lanciata da La Nazione, storico quotidiano fiorentino. Viene un po' da sorridere a leggere il pezzo, intriso di retorica e supino sulle posizioni di Mutu e della Fiorentina.
Non è roba da fiorentini (a prima vista)! La città con l'opinione pubblica più polemica d'Italia, capace di creare un comitato anche a difesa di una panchina che il Comune vuole spostare, può mai azzerbinarsi a difesa di un calciatore che proprio un santo non è? Anzi, per dirla tutta, almeno nel suo periodo londinese, è stato quanto meno un irresponsabile. E sì, nessuno lo ha sottolineato, ma Mutu la cocaina l'ha presa veramente, e non risulta che qualcuno gli puntasse una pistola alla tempia. Tutto ciò non conta: quando c'è di mezzo il calcio, anche a Firenze, perdono il lume della ragione: la colpa deve essere sempre di qualcuno che non sia un giocatore viola.
E lì politici, giornalisti, associazioni a ricordare che un calciatore è un lavoratore subordinato (già, come un portiere d'albergo), pertanto, poverino, sta subendo un'ingiustizia!

Ma a Firenze sono sofisticati anche nelle teorie. Infatti, nella spasmodica ricerca di un qualcosa di utile per evitare un danno alla squadra locale, ne hanno tirata fuori una intrigante.
Ecco, a tal proposito, un passaggio dell'articolo de la Nazione: "C’è una novità: Mutu è il primo a rispondere della richiesta danni, ma potrebbe essere affiancato anche da Juventus e Livorno (i bianconeri rilevarono a costo zero il cartellino del giocatore, il Livorno è la società che lo ha tesserato per prima dopo la squalifica)".
Avete capito bene? La Juventus si è limitata ad assoldare un calciatore privo di contratto, non c'entra nulla nell'uso pregresso di sostanze stupefacenti del medesimo, però, secondo la Nazione, potrebbe dover pagare. Teoria bislacca, ma funzionale: in questo modo, magari il giocatore è in grado di pagare e non viene squalificato, dunque non ci mette un euro la Fiorentina, ma paga la Juventus.

Per fortuna, probabilmente in ossequio alla nuova strategia di "spegnimento dello stanco fuoco di Calciopoli" da parte dei media allineati, ci è stata risparmiata almeno la tirata su un complotto ordito da Moggi prima per fregare Abramovich, poi per rifilare il bidone alla Fiorentina.
Riteniamoci fortunati, Moggi, oltre ad essere juventino(vero), è anche senese. In pratica, la quintessenza della malvagità umana.

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mercoledì 26 agosto 2009

Chi comanda nel calcio

Ieri i presidenti della A dovevano scegliere i loro rappresentanti per il Consiglio di Lega; non si sono accordati, hanno litigato (probabilmente come i ladri di Pisa), uno dei consiglieri doveva essere Galliani che è stato invece eletto presidente di categoria per la serie A. Del Consiglio si parlerà nella prossima Assemblea, e la situazione è questa: per i due posti in palio ci sono quattro candidati e cioè Moratti, Zamparini, Lotito e Cellino; Rosella Sensi diventerà vicepresidente vicario della Lega.

Intanto, a capo della Commissione Finanza dell'Uefa è stato nominato Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, e con lui ci saranno Laporta del Barcellona, Aulas del Lione, Kenyon del Chelsea e Rummenigge del Bayern. La Commissione dovrebbe decidere sul fair-play finanziario.

Ci sono in vista appuntamenti importanti come la scissione tra A e B, l'assegnazione dei diritti Tv dal 2010, la revisione della normativa sui controlli dei bilanci: queste nomine lasciano capire chi avrà potere di orientare le decisioni, chi controlla i bottoni di comando, chi conta nel calcio e che sgomita perché vuole contare di più.

Lo stupore quindi è doppio. Da un lato sembra incredibile che la Sensi possa avere un incarico federale mentre la Roma è alla perpetua ricerca di un compratore, e Paolillo debba decidere sui bilanci dopo tutti i "mastrussi" che ha combinato con quello dell'Inter; dall'altro, è ancora più incredibile che non ricorrano rappresentanti della Juve, come se la società col maggiore seguito di tifosi e con un bilancio da prendere a modello (così si è sempre detto) non conti nulla in ambito federale.
Può darsi che le poltrone che contano davvero siano altre, e che il calcio sia dentro un ambaradan più grande e generale, ricordiamoci però che con i diritti Tv e i controlli sui bilanci sono possibili, e l'abbiamo documentato, pastrocchi e sorprese capaci di danneggiare pesantemente la Juve. Sarà anche vero che alla lunga il lavoro paga e che i comportamenti scorretti non possono essere nascosti in eterno, ma alcune nomine (e l'assenza di altre) appaiono davvero inquietanti.

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martedì 18 agosto 2009

Cosa può fare Platini

Tutti si aspettano che l'Uefa di Platini faccia qualcosa per "moralizzare" il calcio, e ognuno propone la sua ricetta; oggi lo fa anche Berlusconi che (senti chi parla...) gli chiede di fissare in tutta Europa un tetto agli ingaggi dei calciatori, che attualmente sarebbero appunto immorali.

Non sappiamo quanto sia praticabile un'idea del genere, ed è difficile immaginare un modo per impedire ad uno che voglia spendere nel calcio di poterlo fare; noi continuiamo a pensare che i soldi debbano essere veri, e non finti o presi a prestito. Sembra l'uovo di Colombo, eppure tutti dicono che ci sono troppi debiti (qui da noi come in Spagna e in Inghilterra), ma nessuno ricorda che la normativa pone dei vincoli alle società di calcio in tema di indebitamento e patrimonio e che, quindi, quei debiti non dovrebbero esserci.

Lo dice l'Uefa e lo ribadiscono le normative nazionali: solo che poi succede che ognuno si inventa il trucco che fa al caso suo e la normativa non viene rispettata. Col risultato che il Chelsea ha debiti con Abramovich, tante società inglesi hanno debiti per la costruzione dello stadio, da noi hanno fatto il mutuo per la finta compravendita del marchio, a Madrid s'indebitano sfruttando le proprietà immobiliari della società. Gli organismi di controllo nazionali chiudono un occhio (da noi tutti e due, tanto Palazzi ha da fare con i fascicoli su Moggi e suo figlio) e buonanotte ai suonatori.

Platini l'ha già detto: l'Uefa si doterà di un panel di esperti e i controlli saranno centralizzati; chi non rispetta i parametri sui debiti e sul patrimonio non potrà partecipare alle competizioni internazionali; magari si iscriverà al campionato, dovesse continuare il finto controllo che c'è adesso, ma non potrà disputare la Champions.

Piuttosto che chiedere il varo di misure straordinarie come quella sugli ingaggi, da parte nostra ci sentiamo allora di chiedere all'Uefa di Platini di rendere operativi i nuovi controlli al più presto possibile. Le gazzette nostrane hanno fatto finta di non vederlo, ma un articolo del Sole 24 Ore qualche giorno fa sottolineava che parecchie società di serie A (Inter in testa) in base ai dati dell'ultimo bilancio non avrebbero potuto iscriversi neanche al campionato di Lega Pro.

Ecco perché diciamo che sembra l'uovo di Colombo, ma sarebbe una misura veramente "rivoluzionaria": fissare a livello europeo dei parametri riferiti ai debiti e al patrimonio, mettendo tutti i distinguo del caso, perché un conto sono i debiti col proprietario e un altro il mutuo per lo stadio, un conto l'aumento vero di capitale e un altro la rivalutazione di un ramo d'azienda; fare dei controlli rigorosi in sede europea, fuori dai casini degli organismi nazionali e senza guardare in faccia nessuno.

Quando entreranno in vigore misure del genere il monte ingaggi dei calciatori piano piano scenderà; oppure i presidenti dovranno mettere ogni anno tanti soldi veri; tanti da mettere in difficoltà anche i berlusconi, i moratti e tutti quelli che prima hanno dissestato i bilanci e adesso arrivano a fare anche moralisti.

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giovedì 6 agosto 2009

La crisi strisciante

Dietro i luccichii del mirabolante calciomercato di poche società che hanno possibilità di indebitarsi (Real), o di spendere grazie ad un bilancio sano (Juventus e Bayern), continua la lenta agonia di un movimento. Crisi occultata dai giornalisti che fanno parte a pieno titolo del carrozzone, e che ne traggono sostentamento.
Nessuno vi ha spiegato, infatti, la grave situazione che mina il calcio mondiale alle sue fondamenta: si pensi all'interruzione, causa debiti, del campionato argentino.
La cosa è stata presentata dalla maggior parte della stampa come una notizia "di colore". Noi obbiettiamo: la notizia è grave.
Il movimento argentino è fondamentale a livello mondiale, inutile ricordare le vittorie degli "albicelesti" ai mondiali o gli immensi campioni che sono nati in quella terra bella e sfortunata, o ancora l'immensa passione popolare che il calcio riscuote a quelle latitudini.
Ma tutto ciò non è bastato. Il campionato non parte, le società devono pagare cinquanta milioni di dollari di debiti, soprattutto al fisco. Nel frattempo, non risulta che la Fifa del colonnello Blatter abbia posto in essere alcun tipo di aiuto. Con il rischio che un patrimonio calcistico di inestimabile valore (per chi ama questo sport, ma non per chi con questo sport ingrassa, evidentemente) venga irrimediabilmente compromesso.

Intanto in Europa l'orchestrina del Titanic continua a suonare (soprattutto musiche spagnole): tutti parlano della fantasmagorica campagna acquisti del Real o di Ibra al Barcellona. Gli oltre tre miliardi (sì, miliardi) di debiti che schiacciano il calcio spagnolo sono stati depennati dall'agenda. Fino a quando i creditori non si faranno avanti: statene certi, presto o tardi, la cosa avverrà.
In Italia, assistiamo ad uno spettacolo un po' grottesco, dove alcuni ci pare studino le opportune exit strategies per quando la musica dell'orchestrina finirà: Unicredit vuole vendere la Roma (ma chi la compra?), un petroliere albanese sembrava in procinto di acquistare il Bologna, ma al momento della firma qualcosa dev'essere successo e tutto è stato rimandato, Matarrese vuole vendere il Bari e anche Cairo si è detto disponibile a farsi da parte.
Anche i tanto decantati mecenati meneghini hanno stretto i cordoni della borsa, sebbene la stampa (sempre prona) continui a spacciare mercati da evidente ridimensionamento come campagne acquisti straordinarie.
Sarebbe ora che Federcalcio e Uefa organizzassero gli stati generali. Meglio gestire una crisi strisciante, piuttosto che far finta di nulla e rischiare di essere travolti da uno tsunami: l'Argentina, in fondo, non è tanto lontana.

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mercoledì 29 luglio 2009

La buonuscita

L'ultima trovata dal fronte del calcio mercato è la buonuscita. Insomma, un calciatore pagato fior di quattrini che cambia società vuole una somma una tantum dalla società di provenienza. Tutto questo per facilitare il trasferimento, e per avere ristoro dall'umiliazione di sentirsi trattato come un pacco postale. Non importa se poi, nella sua nuova società, l'onesto pedatore andrà a guadagnare uno stipendio superiore del 20/30% rispetto a quello vecchio.

Casi clamorosi sono quelli di Mancini, ex allenatore dell'Inter, che per rescindere il contratto vorrebbe la cifra monstre di circa dieci milioni di euro, o quello di Ranieri che rifiuta una squadra russa, e preferisce aspettare che la Juventus gli riconosca circa un milione di euro.
Anche per quanto riguarda i calciatori la situazione non è delle migliori: per esempio Eto'o, nonostante all'Inter vada a prendere uno stipendio sensibilmente superiore a quello percepito in Catalogna, pretendeva ben cinque milioni di buonuscita dalla sua vecchia società.

A nostro avviso è una situazione scandalosa alla quale bisogna mettere un freno. Aldilà degli aspetti morali, comunque importanti, se si concede ai calciatori questa ulteriore arma di ricatto, qualunque progetto di calcio finanziariamente sostenibile va a farsi benedire.
Come si può parlare di calcio sostenibile se qualunque taglio dei costi o aumento dei ricavi andrà frustrato dall'aumento delle pretese (già esosissime) dei calciatori?

Sarebbe importante che tutte le federazioni affiliate all'Uefa proibissero per regolamento qualsiasi richiesta di buonuscita o di prebenda una tantum, sulla scorta del ricatto di mandare all'aria affari per decine di milioni di euro in sede di calciomercato.
A maggior ragione si dica chiaramente che qualunque società scoperta a pagare in nero calciatori e procuratori verrà esclusa dalle coppe europee.

Senza queste elementari regole il calcio finanziariamente sostenibile sarà solo una chimera.

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venerdì 22 maggio 2009

Compro, vendo, affitto, scambio. Forse

Alla fiera dei sogni del campionato che verrà c'è il solito affollamento di stagione: procuratori e procacciatori (d'affari loro) hanno già i pre-accordi e magari qualche milione in tasca, e tra un po' si possono firmare i contratti. I giornali giocano d'anticipo ed a leggerli è una sarabanda di trattative: c'è chi compra e chi vende, in tanti fanno scambi e poi c'è Lotito con l'affitto e il leasing (con super-maxi riscatto finale).

Tutto dovrebbe avvenire nel rispetto della normativa (i famosi parametri Covisoc), ma di questo nessuno parla; non ne parla neppure la Federazione, che ai vecchi tempi comunicava chi aveva i parametri sballati e quindi per comprare doveva prima vendere oppure far vedere i soldi (veri).

Intanto da qui al 30 giugno le società devono mandare a Roma un primo consuntivo della stagione che finisce, e il budget di quella che viene, documentando chi e come mette i soldi a fronte di eventuali passivi di bilancio (quest'anno per l'intera serie A il passivo dovrebbe essere di 300 milioni, ma di soldi freschi non si è avuta finora notizia), e al riguardo i casi più esemplari sono sempre quelli di Juve e Inter.

Sulla base degli ultimi anni dovrebbe andare così: la Juve chiude in pareggio sia il bilancio 2008-09 che il 2009-10, e qui c'e' lo zampino di John Elkann; l'Inter di Moratti in due stagioni è buona a fare un passivo di 150-200 milioni e dovrebbe dire adesso, entro giugno, chi e come li mette. Dal 2006, però, l'Inter non lo dice più, cioé che li mette Moratti si dà per scontato ma sul come, se sono veri o finte plusvalenze, nessuno si preoccupa; all'Inter il Consiglio di Amministrazione e il Collegio Sindacale si limitano a mettere a verbale (l'hanno fatto anche lo scorso novembre) che Moratti ha assicurato che ci penserà comunque lui; stando alla normativa non è regolare, ma la seria A è andata avanti lo stesso come se anche il campionato si disputasse per finta.

La novità è che quest'anno l'Uefa ha preannunciato che verificherà i bilanci con una sua commissione con l'intenzione di valutare direttamente la licenza per le competizioni internazionali, e non più tramite gli organismi nazionali tipo Covisoc. Sui giornali di questo argomento non parla nessuno però potrebbe anche succedere che i commercialisti che fanno da consulenti alla Figc per i bilanci abbiano un sussulto di dignità, se non il timore di fare la figura dei pirla, e i controlli siano diversi rispetto al passato; lo vedremo a giugno.

Per la Juventus, comunque, non cambia niente, pareggio di bilancio era e pareggio resta anche con controlli più severi (per le vittorie bisogna ancora aspettare), mentre sembra interessante seguire cosa succede all'Inter. Sarà un caso ma sul Corsera c'è Fabio Monti che un giorno sì e l'altro pure dice che Ibra potrebbe essere ceduto per 70 milioni, e oggi si parla pure di Maicon per 40. Potrebbe essere cioé che quest'anno con il budget ci sia più cautela anche da parte dei registi finanziari dell'Inter.

E' tutto da verificare, ma comunque, visto che parliamo di fiera dei sogni, tanto vale "sognare", prima ancora di un regista come i cristiani e due terzini come Dio comanda per la Juve, che ci siano in futuro bilanci più regolari. Molte trattative della sarabanda che c'è sui giornali salterebbero, ma il carrozzone del calcio si allontanerebbe dal burrone.

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venerdì 15 maggio 2009

L'allenatore che piace

Non è l'unico, nella Juve attuale... è proprio l’intero pacchetto di questa Juve, nella sua globalità, a piacere, soprattutto ai media e ai tifosi, quelli delle altre squadre.
Ma Ranieri se ne va… no, resta… lo cacciano… lo confermano… dà le dimissioni…
La sensazione è che lo manderanno via a fine stagione, che abbiano già deciso di farlo (a parte, forse le modalità), e con chi sostituirlo. Mica possono venire a dircelo prima: sarebbe troppo da sprovveduti, perfino per loro, che hanno già dato in più occasioni prova di essere tali.
Noi non lo avremmo confermato già l'anno scorso, anzi, non l'avremmo proprio preso due anni fa… ma per noi è più facile: essendo Juventini, come tali vogliamo vincere!
"Prenderanno uno che si sappia accontentare" disse qualcuno andandosene, due anni fa.
Ecco, noi non avremmo preso Ranieri: la sua storia professionale già parlava per lui.
Certo, dal suo punto di vista, l’opportunità era unica e, probabilmente, irripetibile: dopo vent'anni di carriera senza vittorie significative, si è trovato ad allenare la Juve, ad aver a che fare con numerosi campioni del modo, un Pallone d'Oro, dei giovani promettenti, ad essere ben pagato per farlo... e soprattutto, a non avere la necessità di vincere!
Quando mai è successo, ad un allenatore della Juve, che non gli venisse chiesto di vincere?
Quando mai è capitato, alla Juventus, di non dover vincere?
Anzi, in questi due anni, c'è sempre stato qualcuno pronto a ricordare che "venivamo dalla B", che "dobbiamo ricordarci dove eravamo 2 anni fa"… e noi, invece, qui a ricordare dove eravamo 3 anni fa: a dominare il campionato e vincere il 29° scudetto.
Ranieri non è da Juve. E non solo lui.
Non vorremmo che il suo non essere da Juve venisse usato per trasformare il mister del Testaccio in un troppo comodo capro espiatorio, soprattutto per chi non è da Juve almeno quanto lui.
Diciamoci la verità: Ranieri si è trovato in una condizione ideale.
Bastava, a seconda dei momenti, centrare la qualificazione in Champions, raggiungere i preliminari, dar fastidio alle grandi, ottenere il piazzamento Uefa, migliorare la posizione dell'anno precedente, etc... Compito invidiabile, per uno che allena la Juve, no?
E lui l'ha svolto fino in fondo, l'ha svolto bene (dal punto di vista suo e di chi gliel'ha chiesto). Gli obiettivi li ha raggiunti, quel che gli è stato chiesto l’ha fatto.
Perché mai, ora, dovrebbe decidere autonomamente di rinunciare, e andarsene?
Se gli obiettivi di chi l'ha scelto sono cambiati, lo dimostrassero, cacciandolo loro.
Se invece dovessero confermarlo, vorrebbe dire che gli obiettivi sono ancora quelli.

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mercoledì 6 maggio 2009

Dilettanti allo sbaraglio

L'organizzazione della finale di Champions sta diventando più comica di una puntata della Corrida di Corrado.
Da un paio di settimane, infatti, si registra una polemica accesa tra intellettuali ed archeologi da una parte, e Comune di Roma dall'altra. Motivo del contendere è il sito dove si dovrebbe svolgere una manifestazione collaterale alla finale, nella quale i tifosi possano fotografarsi con la coppa. All'inizio il Comune aveva concesso come sito uno spazio davanti al Colosseo, ma dopo l'alzata di scudi di vari intellettuali, l'amministrazione Alemanno ha proposto all'Uefa di trasferire l'iniziativa al Circo Massimo. Ieri però Platinì dalle colonne de la Repubblica ha preteso il rispetto degli impegni inizialmente presi: la manifestazione deve svolgersi al Colosseo. Bel pasticcio e bella figura.
Come se non bastasse è ormai di dominio pubblico un'altra magagna: l'Uefa pretende di avere a disposizione lo stadio Olimpico con una settimana di anticipo. Peccato che in quella settimana la Lazio dovrebbe giocare la penultima giornata di campionato in casa. Scusate, ma a noi vien da ridere: che si doveva organizzare la finale di Champions si sa da oltre un anno, e da una decina di mesi si conosce il calendario del campionato di serie A. Inutile dire che la Figc non sta dando prova di saper programmare e organizzare un evento così importante. Ricordiamo però che l'Italia si è candidata per organizzare i campionati europei successivi a quelli polacchi. All'Uefa qualcuno avrà le palpitazioni!
Invece, in Figc sono senz'altro tranquilli, nel caso in cui l'organizzazione non ci sarà concessa non sarà difficile dare la colpa all'avverso destino. Anzi, ancora meglio, troveranno un bel capro espiatorio.
Nell'organizzare certe cose, noi italiani, non abbiamo rivali. Al mondo.

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martedì 24 marzo 2009

Licenze Uefa, Platini ha fatto gol!

Scrive l'Ansa che oggi l'Uefa ha "approvato la creazione di un Panel di Controllo Finanziario per Club", cioè di un organismo formato da esperti finanziari e legali che assicurerà la "corretta applicazione delle licenze Uefa".

Pensiamo che si tratti di una notizia molto importante e anche di un piccolo successo per il nostro sito, che ha avuto modo di documentare come i bilanci di alcune nostre società, e segnatamente dell'Inter, eludessero la normativa sui parametri fissati dalla Figc grazie a trucchi contabili che portavano a finte plusvalenze.

Secondo il comunicato Ansa gli esperti nominati dall'Uefa "avranno accesso ai conti dei club e potranno verificare se le federazioni nazionali hanno avuto ragione ad attribuire le licenze per partecipare alla Champions League". Si tratta di un passaggio estremamente importante perché, in parole povere, l'Uefa esprime delle riserve sul fatto che gli organismi nazionali abbiano operato con rigore e correttezza. Queste riserve le abbiamo fatte nostre da tempo; da tempo sosteniamo che la Covisoc è completamente venuta meno ai suoi compiti di controllo e deferimento, in particolare a partire dall'estate 2006 quando il commissario Guido Rossi approvò sostanzialmente la furbata della finta compravendita del marchio da parte dell'Inter.

Gli esperti Uefa, più in dettaglio, potranno fare le loro verifiche per "assicurare che le regole di integrità dei bilanci siano rispettate". Noi l'avevamo sperato, adesso sembra proprio che l'idea di Platini, vietare di vincere barando, abbia fatto centro.

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martedì 10 marzo 2009

La grande abbuffata


Dopo la grande scoppola presa dalla Figc per la mancata assegnazione dei prossimi Europei ecco che i giardinieri tenaci di via Allegri ci riprovano: si candidano per l'organizzazione degli Europei del 2016.

Saremo mal pensanti, ma abbiamo l'impressione che sia uno strenuo tentativo per rivitalizzare le casse esangui del movimento calcistico. Sembrerebbe che per rimettere apposto i conti le società, oltre che sperare nelle magie della società Infront per ottenere una cifra elevatissima sui diritti televisivi, siano orientate a investire nel mattone per trovare nuove fonti di finanziamento. Se notate, un po' in tutta Italia è un fiorire di proposte agli enti locali per la costruzione di nuovi stadi, per esempio a Roma addirittura se ne vorrebbero fare altri due, uno per la Roma e uno per la Lazio. Quale fine farebbero il Flaminio e l'Olimpico nessuno lo sa, ma non ci vuole molta fantasia per immaginarlo.

Vi è solo un piccolo problema che probabilmente affligge le società: per costruire gli stadi ci vogliono i soldi. E qui, manco a farlo apposta, casca a fagiolo la candidatura italiana per l'europeo del 2016.
Non ci vuole molto per immaginare per gli stadi per questo evento, nella futura proposta che verrà presentata all'Uefa, saranno previsti "partenariati" o similia tra lo Stato (cioè noi e sopratutto i nostri soldi) e le società.

Insomma, si prepara (o comunque si tenta) la grande abbuffata sulla falsariga di quella di Italia 90. Peccato che i tempi siano cambiati, speriamo il governo ci rifletta, e capisca che non sarebbe bello essere una nazione dove chiudono gli ospedali, e le scuole hanno "leggeri" problemi strutturali, però si costruiscono impianti sportivi all'ultimo grido anche con i soldi dello Stato.

Preferiamo piuttosto battere il record mondiale di fallimenti di società sportive che in passato hanno speso troppo.

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