mercoledì 11 novembre 2009

Da Mezzaroma a Tuttaroma

La situazione della Roma ci viene descritta come disperata. Meglio ancora, ad essere disperata dovrebbe essere la situazione della famiglia Sensi, oberata di oltre 330 milioni di euro di debiti nei confronti di Unicredit. Sia chiaro, molti di questi debiti hanno origine negli anni ruggenti della gestione allegra della Roma da parte di Sensi padre, evidentemente ben coadiuvato da Franco Baldini.
Poi, questi debiti sono stati spostati con apposite alchimie finanziarie alle società (Roma 2000 e Italpetroli) a monte di AS Roma. L'obiettivo apparve chiaro fin dal primo momento: consentire all'asset più prezioso del gruppo Sensi di iscriversi al campionato di calcio, iscrizione altrimenti preclusa viste le regole sui bilanci.
Tutto questo armeggiare è senz'altro stato utile per guadagnar tempo in attesa di tempi migliori. Sfortuna ha voluto che i tempi migliori non siano arrivati, nonostante la retrocessione della Juve abbia dato una bella mano grazie alle qualificazioni in Champions.
E ora tutte le contraddizioni della strategia escono a galla: Unicredit ha addirittura iniziato a requisire gli alberghi dei Sensi, e addirittura tratta con la famiglia per arrivare alla vendita della Roma. Evidentemente l'unico modo per abbattere il debito.

E qui però deve esserci qualche problema: secondo il Corriere dello Sport, Unicredit spingerebbe per la vendita all'imprenditore farmaceutico romano Angelini, coadiuvato dall'immobiliarista Mezzaroma.
Fosse vera questa ipotesi, la cosa sarebbe straordinaria: Mezzaroma è anche socio (oltre che cognato) di Lotito nella società S.S Lazio S.p.A. Sì, avete capito benissimo, rischieremmo di avere un soggetto socio di ambedue le squadre romane. Con buona pace dei paroloni sul conflitto di interessi (che evidentemente vale solo tra Moggi e suo figlio), e una pernacchia alle rivalità cittadine.

Un calcio sempre più sommerso da infinite contraddizioni. E Petrucci e Abete dormono il sonno del giusto, probabilmente in attesa delle grandi abbuffate dell'Olimpiade 2020 o dell'Europeo 2016.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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lunedì 26 ottobre 2009

Gasperini interista vero

Forti lamentele di Gasperini ieri a Cagliari, dopo la terza sconfitta rimediata dalla "squadra dei sogni" in una settimana. Oggi, addirittura, si mormora di "dossier arbitrali" pronti. Insomma, piano piano, sta tornando il peggio del peggio: ovvero ciò che avevamo visto ai tempi dell'Inter vittima sacrificale della cupola inesistente.
Ma gli arbitri ora non sbagliano in buona fede? Sembrerebbe di no, viste le minacce di dossier (Genoa), e le ricusazioni (Sensi), per non parlare di De Laurentiis che già mette le mani avanti e parla di "campionato truccato" (testuale), qualora il suo tecnico venisse squalificato dopo l'espulsione di ieri!

Però, in tutto questo caos il posto d'onore per l'antisportività lo merita Gasperini. Piazzamento meritato, visto che ieri ha perso il buonumore e l'allegria sfoggiata dopo la batosta in casa contro l'Inter, e si è lamentato degli arbitri non considerando, per esempio, che in altre circostanze è stato fortemente agevolato (involontariamente, s'intende), come per esempio contro la Juve, alla quale vennero annullati due gol (uno dei quali assolutamente regolare).

Per fortuna la Juventus non lo ha preso come allenatore. E chi se ne frega se è più esperto di Ciro, alla Juve di uno che ride e si sollazza con i giornalisti dopo una batosta per 5 a 0 in casa non sappiamo che farcene. Anche se fosse il nuovo Alex Ferguson.

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domenica 13 settembre 2009

Stadiopoli romana

Continua la saga delle società romane: in questi giorni verrà presentato il progetto per il nuovo stadio della Roma. Non si capisce come una società in grandi difficoltà economiche possa fare un investimento così importante. Dove prenderanno i soldi?
Alcune indiscrezioni non confermate ipotizzano una realizzazione in "project financing". Ovvero qualcuno ci mette i soldi, però per un numero congruo di anni avrà modo di sfruttare gli spazi commerciali dell'impianto, così da poter rientrare dell'investimento.
Da notare che la società che si accollerà le spese di realizzazione molto probabilmente dovrà ricorrere alle banche per reperire la liquidità necessaria. E qui forse vi è qualche problema, visto che Unicredit da un lato continua a trattare con l'imprenditore Angelini la cessione della società, e dall'altro non parrebbe intenzionata a concedere ai Sensi la ristrutturazione del debito necessaria per imbarcarsi in un progetto così impegnativo.
Forse, chissà, hanno paura di ritrovarsi esposti in maniera ancora più pesante verso la Roma, o forse ritengono, in questa epoca, troppo rischioso impegnarsi in un progetto nel settore commercial real estate.
Sul versante Lazio, la situazione appare addirittura ancora più ingarbugliata: Lotito vorrebbe costruire più che uno stadio una città satellite, per un costo complessivo di ottocento milioni di euro. Una cifra mostruosa. Pare, secondo la stampa, che il sindaco da un anno non dia risposta, forse spaventato da quella che sembrerebbe un'enorme speculazione edilizia.

Insomma, più che due stadi (a proposito, l'Olimpico che fine farà?) a Roma rischia di nascere un caso che forse verrà chiamato Stadiopoli.
Noi non diamo nessuna colpa all'imprenditore Sensi e all'imprenditore Lotito che, legittimamente, tentano di tirare l'acqua al loro mulino. Ma riteniamo che tutta questa storia non sarebbe mai nata qualora la Figc avesse fatto il suo lavoro: punire chi non rispetta le norme sui bilanci.
Una brutta storia dalle radici antiche, con troppi responsabili che ora fanno finta di nulla!

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domenica 6 settembre 2009

Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

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martedì 25 agosto 2009

Romacredit

L'imprenditore farmaceutico Angelini spiega oggi, sul Corriere dello Sport, quello che era il suo piano per acquistare la Roma.

In sostanza Angelini voleva acquistare il 100% della società romana a queste condizioni: 130 milioni di euro per la quota facente capo alla famiglia Sensi, 90 milioni per acquistare le azioni in capo ai piccoli azionisti.

Ovviamente ci vuole poco a capire che la famiglia Sensi a queste cifre non avrebbe mai accettato; avrebbe svenduto il suo più importante asset, e non avrebbe ripagato manco metà del debito verso le banche (Unicredit in particolare).

Ma il colpo di genio, continuando nella lettura, arriva subito dopo. Angelini, infatti, aveva in progetto di cedere successivamente un 40/50% della Roma a un socio. Possibilmente una banca. Possibilmente Unicredit.
Tutto nella miglior tradizione italiana del gioco delle tre carte; banca Unicredit sarebbe uscita (in parte) dalla porta, visto che i Sensi con i 130 milioni ottenuti avrebbero ripagato parte del debito nei confronti della banca.
Ma immediatamente Unicredit sarebbe rientrata dalla finestra nel capitale della Roma, riacquistandone un 50% messo in vendita dal nuovo proprietario Angelini.

Ci sarebbe piaciuto vedere l'espressione del dottor Profumo nel momento in cui il più sfortunato tra i suoi collaboratori gli spiegava la genialata di Angelini. Secondo noi, Unicredit non farà più credito alle società di calcio. Cascasse il mondo. E pure Profumo non dirà mai più di essere un appassionato, meglio darsi all'ippica!

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mercoledì 12 agosto 2009

Beni di famiglia

Forse è un caso o forse no, fatto sta che in una società su quattro della serie A essere proprietari del club vuol dire anche piazzarci dentro qualche famigliare in posti di responsabilità e ben retribuiti; quasi a proteggere un bene di famiglia.
Nel Genoa il figlio di Preziosi, Fabrizio, fa il direttore generale e quando c'è da chiudere una trattativa in giro per il mondo, in particolare in Sud America, si muove solo lui; a Firenze proprietario è Diego Della Valle, ma il presidente lo fa il fratello Andrea; quando lo scorso anno l'industrale Menarini rilevò il Bologna, ci mise come presidente la figlia Francesca, "imitando la Roma" come scrissero i giornali.

La Roma è un caso speciale, perché qui i famigliari sono le tre sorelle Sensi (Rosella, Maria Cristina e Silvia), e tutte e tre siedono su poltrone presidenziali: Rosella su quella della Roma (con un compenso di un milione di euro), Maria Cristina su quella della controllata che ha fatto finta di comprare il marchio, e Silvia su quella di un'altra controllata che gestisce il patrimonio immobiliare della Roma. Così per colpa della Roma la Italpetroli s'è ridotta in braghe di tela e non sa come pagare i debiti a Unicredit; ma, grazie alla Roma, le sorelle Sensi portano a casa uno stipendio annuale non inferiore ai due milioni (grazie Roma!).

A proposito di marchio, Massimo Moratti ha fatto da pioniere, e già a fine 2005 ha costituito la Inter Brand, che ha fatto finta di comprare quello dell'Inter: e a capo chi ci ha messo? Ci ha messo il figlio Angelo Mario (detto Mao) che, secondo alcune voci (e gli articoli di Fabio Monti sul Corsera), sarebbe l'erede designato a succedergli; in questo caso, quindi, ci sarebbe una poltrona di passaggio tanto per fare esperienza, in attesa di quella più importante.

Fino a quando le società di calcio erano senza fini di lucro chi metteva i soldi faceva anche, in generale, il presidente; e la cosa era normale, tant'è che succede anche nei dilettanti. Oggi dovrebbe essere diverso, perché le società sportive possono lucrare, cioè distribuire l'eventuale profitto, e quindi nei ruoli chiave dovrebbero mettere dei manager del settore; utili, invece, non se ne vedono (tranne rarissime eccezioni), ma in compenso si vedono i famigliari, anche tre in un colpo solo, a proteggere i beni di famiglia e magari, nel frattempo, portando a casa un bello stipendio.

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venerdì 10 luglio 2009

Matrioske alla romana

Ennesimo pretendente per la Roma. Non chiedeteci chi è, come al solito nessuno lo sa. L'unico dato certo (si fa per dire!) è che la sua nazionalità è russa. Ce lo spiega il Messaggero in un articolo in cui si narra di questo interessamento come se si trattasse di una spy story. Con tanto di "abboccamenti" e di intermediazioni con altrettanto oscuri rappresentanti della Unicredit. Come al solito siamo nell'indefinito (e forse anche all'indefinibile, almeno in una nazione seria); intermediari oscuri, abboccamenti, strani avvocati, soci inesistenti, soldi che non ci sono e se ci sono non si può dire da dove vengono.

Noi siamo poco inclini a credere che i russi possano essere interessati alla Roma, o perlomeno quei russi che possono chiarire la provenienza del loro denaro. Basti pensare che, causa crisi, il magnate dell'alluminio Daripaska ha visto assottigliarsi per miliardi di euro il proprio patrimonio, ha licenziato e chiuso fabbriche un po' in tutto il mondo (anche in Italia). Non è andata meglio, per quanto ci risulta, a tutti gli altri "oligarchi" nati dalle ceneri dell'economia sovietica. Tanto è vero che l'economia russa boccheggia con almeno un bel -10% di Pil. Quindi, chi potrebbe essere questo imprenditore russo interessato alla Roma in una difficile congiuntura come quella attuale?
Vedremo. Forse.

L'unica cosa certa è che tutti gli enti regolatori della nostra economia di mercato non stanno facendo una bella figura. Come, allo stesso tempo, ne stanno facendo una pessima i nostri giornali (quarto potere? Non scherziamo!), che non si pongono domande e scrivono di "abboccamenti" e di "intermediari russi" come fossero dei novelli Le Carré (con la differenza che quest'ultimo scrive romanzi, mica informa la collettività).

A questo ci siamo ridotti. Per fortuna, al G8 non si è presentato nessun ultrà romanista per regalare una maglia della "maggica" a qualche leader straniero, come accadde meno di un mese fa a Gheddafi durante la sua visita di Stato a Roma.
Questo scempio, almeno, ci è stato risparmiato.

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sabato 4 luglio 2009

Giù le mani dar Pupone

Lo scandalo arriva a metà mattinata, quando i romani già pensano a cosa mangiare per pranzo e scommettono sull’orario dell’ormai consueto monsone pomeridiano, che da qualche giorno spazza le strade della capitale manco fosse Manila.

Nicola Irti, legale della Fio Sports di quel Vinicio Fioranelli che non ha ancora rinunciato a mettere le mani sulla As Roma, dichiara senza mezzi termini: "E’ Totti la rovina della Roma. Via, aria, vi sta rovinando. E’ chiaro il concetto?".

Immediata la risposta delle istituzioni. Prima Nicola Zingaretti (presidente della Provincia), poi il sindaco Gianni Alemanno e il governatore Piero Marrazzo. "Totti è una risorsa per la città e per la squadra", "offeso il calcio italiano", "ci vuole rispetto".

Fanno sentire la propria voce anche Walter Veltroni, cui il tempo libero non difetta, il Roma club del Senato, Maurizio Gasparri, consiglieri comunali vari. E financo il presidente della Federazione nazionale Imprenditori impianti sportivi Cesare Pambianchi (non si sa a quale titolo).

Chiude la povera Rosella Sensi, cui non pare vero di riguadagnare un po' di popolarità agli occhi dei tifosi: "Caro Francesco, sei e continuerai ad essere la storia della Roma".

Un’alzata di scudi impressionante contro il povero avvocato Irti. Il quale, sia pure in modo un po' brutale, una questione l’ha posta. Totti infatti sta contrattando un prolungamento del suo rapporto con la Roma che prevede un compenso di 5 milioni l'anno per i prossimi cinque anni (quando ne avrà 38). A conti fatti, tasse comprese, una spesa che equivale a un sesto del valore stimato della società. Un po' tanto viste le condizioni dell'Italpetroli, no?

No. O almeno, chissenefrega. Giù le mani dar Pupone sempre e comunque.

E' la conseguenza di una operazione di santificazione del giocatore iniziata diversi anni fa, studiata a tavolino con il contributo di un consulente come Maurizio Costanzo e portata avanti in modo molto intelligente. Se, ad esempio, oggi i librai espongono senza vergognarsi libri dal titolo "Francesco Totti: vita, parole e imprese dell'ultimo gladiatore" è perché a suo tempo furono pubblicate le "Barzellette di Totti", puntando a rendere simpatico il coatto, a esaltarne l’umanità ("fa beneficenza ma non vuole che si sappia", è stato fatto filtrare tante volte).

I suoi comportamenti più censurabili vengono resi più digeribili, minimizzati: sputa? è stato provocato; sfotte giocatori e tifosi avversari? simpatica goliardia.

Naturalmente, se Totti non fosse bravo con il pallone il marketing asfissiante non basterebbe. La diretta tv del suo matrimonio, le foto dei figli Christian e Chanel e della bella Ilary non servirebbero a nulla. E Totti è bravo, per carità, bravissimo. Ma essere bravi non basta ancora. Un normale passaggio a un compagno diventa, nelle telecronache, una "geniale apertura di Francesco Totti" (rigorosamente per nome e cognome, come Charlie Brown). Sui giornali "guida la Roma al successo" anche se ha trasformato un rigore all’84°. E quando si perde, si perde "nonostante un magnifico Francesco Totti". L’importante è essere superlativi. E guai a parlarne male.

Tanto che alla fine anche Fioranelli si arrende: "Totti è più importante della Roma stessa". Dopo di lui, il delirio.

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sabato 27 giugno 2009

Lavatrice AS Roma

"Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Il nodo evidenziato dal presidente della Lazio, Lotito, è alla fine giunto al pettine. Proprio sull'identità dei componenti la cordata dello svizzero Vinicio Fioranelli si è infatti bloccata la vicenda della vendita della AS Roma.

Eppure una settimana fa, ossia sabato 20 giugno, l'affare sembrava fatto, almeno a leggere i giornali. La sera prima sia Unicredit (la banca creditrice del gruppo Italpetroli) che Mediobanca (advisor delle Sensi) si erano premurate di informare le redazioni della solidità della cordata Fioranelli.

Da lunedì in poi, invece, uno psicodramma che si è prolungato fino al game over decretato giovedì sera da Geronzi e Italpetroli. Definitivo? Mah.

Per il momento una cosa è chiara: alla domanda posta da Mediobanca sulla provenienza dei capitali che avrebbero dovuto rilevare la quota della Roma in mano alla famiglia Sensi Fioranelli non ha voluto, né potuto, rispondere. Perché quei capitali, o almeno parte di essi, non sono "tracciabili", sono di provenienza off shore. Sono parcheggiati in qualche paradiso fiscale, insomma. E ovviamente i loro titolari non hanno alcuna voglia di venire allo scoperto.

Non è la prima volta probabilmente che un club calcistico viene trattato alla stregua di una lavatrice. Un luogo dove far confluire soldi dall’estero, da ripulire senza il fastidioso ingombro delle tasse, alla faccia di Tremonti e dello scudo fiscale. Non ci scandalizziamo più di tanto, perché di fondi neri ne sono circolati tanti tra le pieghe dei bilanci. Anche se stavolta il caso è un po' diverso, sia perché si tratta di una società quotata sia per l'entità dell'investimento (300 milioni per l'opa totalitaria). Certe volte la quantità fa la qualità.

Piuttosto, bisogna prendere atto di una conferma: ancora una volta il calcio si rivela uno strumento a disposizione di qualche finanziere per i propri affari ai confini del lecito, se non oltre. Lo spettacolo più amato dagli italiani, come al solito, è un mezzo mai un fine.

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domenica 21 giugno 2009

Da Nizza a Roma...

Ieri vi abbiamo riferito della dichiarazione di Lotito nella quale, sotto sotto, si insinua un dubbio sulla trasparenza della cordata che dovrebbe acquisire la Roma.
Senza voler fare moralismo d'accatto o le speculazioni che in passato tanto son piaciute ai tifosi romanisti sul caso Moggi, vogliamo proporvi un piccolo stralcio di un libro che racconta come spesso persone non esattamente al di sopra di ogni sospetto siano interessate, per intuibili motivi, alle società di calcio.

Da "Tutto il calcio miliardo per miliardo" di Gianfrancesco Turano, Edizioni Il Saggiatore, a pagina 209, si parla della cessione del Nizza da parte dei Sensi:

Nel 2001 Sensi iniziò ad avere troppi problemi con la Roma e con il Palermo (...) l'imprenditore trattò per uscire e all'inizio del 2002, dopo avere bruciato 25 milioni di euro in Riviera, cedette il club alla società Challenge Associès al prezzo stracciato di 800mila euro. Tra i nuovi proprietari venuti da Marsiglia figuravano alcuni rampolli di famiglie piuttosto note alla polizia locale; per esempio il giovane Robert Cassone, proprietario di una birreria e incensurato ma figlio di Roland Cassone, figura di primo piano del grande banditismo francese. Cassone senior è considerato il boss di Marsiglia dopo l'assassinio di Francis Vanverberghe, "il Belga", re delle slot machine della Riviera e della Capitale.
L'arrivo dei Cassone non è piaciuto al sindaco di Nizza, Jacques Peyrat, ex lepeniano passato al centrodestra rispettabile del Rpr; nel tentativo di bloccare la strada agli invasori, Peyrat ha chiesto un'indagine al procuratore della Repubblics Eric de Montgolfier, paventando le numerose possibilità di riciclaggio offerte da un club calcistico a un'organizzazione criminale. (...)

Ai nostri occhi appare sempre più necessaria una parola chiara su chi siano i soci dell'agente Fifa Fioranelli. Senza offesa e senza insinuazioni.

P.S. Ai tempi dello "scandalo" Gea non ci era stato spiegato come fosse inopportuno che un direttore generale di una società di calcio avesse un figlio che svolgesse attività di agente di calciatori? Se invece vengono a coincidere le figure di proprietario di società di calcio e di agente le cose sono normali? Dov'è, in questa nazione, la "libera stampa"?

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sabato 20 giugno 2009

Le allusioni di Lotito

Continua ad andare avanti la tarantella della vendita della Roma. Le novità sulla questione sono ormai diverse al giorno: la mattina sembra che l'affare sia concluso, la sera è tutto in alto mare, la notte sembrerebbe questione di ore. E' così ormai da giorni.
Inutile ricordare che le oscillazioni del titolo in Borsa sono ormai da vertigine; chi acquista azioni della società di fatto gioca al Lotto. Inutili anche le pressioni della Consob per fare chiarezza. Ormai, ci viene il sospetto che l'ente preposto alla vigilanza della Borsa faccia le domande sbagliate ai suoi interlocutori.

Invece, ci sembra di capire che la domanda giusta se la sia posta Lotito, il presidente della Lazio: "Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Già. Chi sono i soci della società di diritto svizzero che vuole acquistare la Roma? Secondo noi (e secondo Lotito) la domanda è di cruciale importanza. E visto che la Roma è società quotata in Borsa la risposta dovrebbe essere pubblica. Noi pensiamo che sia questa la giusta domanda che dovrebbe fare la Consob.
Ma qui viene il bello, Lotito non solo si fa questa domanda, aggiunge un'ulteriore considerazione: "Quando alcuni provarono la scalata alla Lazio, emettemmo un comunicato che diceva proprio questo, non vendo a chi non conosco fisicamente". Sacrosanta affermazione quella di Lotito. Noi siamo perfettamente d'accordo.

Ricordiamo anche che tra le persone alle quali si riferisce Lotito vi era Giorgio Chinaglia, che ricevette un mandato di cattura da parte della magistratura italiana.
Secondo i giudici le persone che si facevano rappresentare dal mitico Long John erano in realtà interessate a riciclare soldi per conto del clan dei Casalesi.
Lotito vede analogie? O siamo noi che facciamo una malevola interpretazione?

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mercoledì 6 maggio 2009

Sensi di colpa

I tifosi della Roma contestano Rosella Sensi e la invitano ad andarsene; una specie di leggenda metropolitana vuole che la Roma abbia i conti a posto e addirittura sia in utile (sembra così se uno guarda solo il bilancio della A.S. Roma), e la contestazione forse nasce da qui. Come se il tifoso che si informa al bar sport rimproverasse alla famiglia Sensi di guadagnare grazie alla squadra, mentre in campionato la squadra è un mezzo disastro.

Le cose, però, stanno diversamente, anzi molto diversamente: la A.S. Roma è controllata da Roma 2000, che fa capo ad Italpetroli, che per il 51% è delle sorelle Sensi e per il 49% di Unicredit, e per capire come stanno veramente le cose è nella Italpetroli che bisogna guardare. Un tifoso della Roma ci ha guardato, scoprendo che alla fine del 2007 la situazione era disastrosa (peggio di quella della squadra adesso), e purtroppo nel 2008, va aggiunto, le cose sono peggiorate con tutta l'economia che è andata a ramengo.

Ragionando, allora, sulla situazione di oggi e ripensando a quanto è avvenuto con la gestione della Roma da parte di Franco Sensi (i debiti e la cessione forzata di mezza Italpetroli alle banche nascono da lì) verrebbe da dire che la famiglia Sensi per stare dietro ad un pallone rischia di giocarsi non solo mezzo, ma l'intero patrimonio: oggi le sorelle Sensi hanno più di 300 milioni di debiti e ormai solo il 51% di Italpetroli, che produce perdite e 300 milioni non li vale di sicuro.

Tra Figc, Lega, Coni, banche e gazzette sportive in tanti dovrebbero avere dei sensi di colpa; i nomi ogni lettore è in grado di metterli e qualcuno (Carraro su tutti) potrebbe benissimo figurare più volte. Perché questo è il risultato di tutto il grandissimo casino che hanno combinato con i bilanci delle società di calcio, i loro maneggi e i loro camuffamenti, le loro falsità e tutte le gazzettate a cui hanno abituato i lettori da bar sport.

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mercoledì 1 aprile 2009

Lo tsunami


E' di oggi la notizia che sono fallite le trattative con le banche per la ristrutturazione del debito del Southampton, società della serie B inglese.
La società proprietaria del pacchetto di maggioranza del sodalizio sportivo dichiara che, se a breve non vi sarà una iniezione di capitale, sarà necessario interrompere le attività. In una parola, sarà il fallimento.

Come potete vedere anche il tanto decantato calcio inglese ha i suoi problemi, e non potrebbe essere altrimenti. Va però ricordato che in Inghilterra la situazione è molto migliore rispetto all'Italia. La maggior parte delle società hanno uno stadio di proprietà, inoltre i ricavi sono diversificati: diritti televisivi ma anche biglietti e merchandising.
Inoltre alcune società inglesi, per esempio il Chelsea, hanno come creditore lo stesso proprietario. Va da sè che in questo caso specifico, prima di vedere le loro società in fallimento i proprietari probabilmente provvederanno a trasformare i loro crediti in azioni. Sempre meglio perdere qualcosa che perdere tutto.
Ma nonostante questa realtà che se non è rosea non è neanche nera, anche in Inghilterra molte società rischiano comunque il fallimento.

Intanto in Italia non si riesce ad eleggere il presidente di Lega. Ormai siamo al tutti contro tutti, nessuno si fida di altri e tutti vogliono essere rappresentati in prima persona per paura di non ottenere ciò che si ritiene giusto nella ripartizione dei famosi diritti TV.
A proposito, quanto ci metteranno i nostri eroi a capire che il target di un miliardo di euro annuale per il "quarto calcio d'Europa" per valori tecnici è una pia illusione, tanto più in un mondo in piena recessione?

Forse bisognerà aspettare, anche in Italia, i primi fallimenti, probabilmente di società non bene ammanicate politicamente. Si, avete capito bene, siamo convinti che gli agganci politici siano fondamentali per convincere le banche a non chiudere i cordoni della borsa e ad aspettare pazientemente tempi migliori. In sostanza sarà la politica a decidere chi sopravviverà e chi invece dovrà essere sacrificato. Con buona pace della Covisoc e dei meriti sportivi.
Non siete convinti?
Qualcuno ci sa dire che fine hanno fatto i crediti della Banca Unicredit con le società della famiglia Sensi?

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venerdì 20 febbraio 2009

Telenovela Roma

Continua la telenovela riguardante la situazione debitoria della società Italpetroli della famiglia Sensi. Da mesi si rincorrevano le voci di una possibile vendita della Roma per risanare (almeno in parte) la situazione debitoria del gruppo, ma i possibili acquirenti, a partire dal pittoresco avvocato Tacopina per finire con Soros passando per non si sa bene quale sceicco, si sono sempre dileguati.
Ora si parla di vendita di immobili a Caltagirone e di attività petrolifere a Garrone o al solito Moratti. Ma in serata è arrivata l'ennesima smentita della famiglia Sensi. Insomma, non si sa come verranno restituiti gli oltre 350 milioni di euro visto che i Sensi non hanno intenzione di cedere nulla.
Una cosa è certa, i Sensi hanno non pochi grattacapi, mentre gli autori delle fantasmagoriche campagne acquisti dell'epoca di Sensi padre hanno tagliato la corda da un bel po'.
Chissà se la dottoressa Sensi pensa ai non pochi soldi spesi per l'acquisto di gente del calibro dell'egiziano Mido.

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venerdì 2 gennaio 2009

I ladri di Pisa

La signora Maria Sensi ha rilasciato la seguente dichiarazione a una emittente radiofonica romana: "La Roma meritava lo scudetto. Il 2008 non è stato positivo, né per la famiglia e neppure per la squadra. La Roma meritava lo scudetto, un regalo anche per il suo presidente Franco Sensi. Ma c'era un centenario da onorare e da rispettare, però. Così è stato".

E' del tutto evidente che l'allusione è all'Inter di Massimo Moratti. Dunque, la polemica è tra le due maggiori beneficiarie dello scandaletto denominato "Calciopoli", per noi Farsopoli.

A noi dello Ju29ro Team questa dichiarazione della signora Sensi fa venire in mente un vecchio detto delle sue parti, in cui due pisani sono complici di un furto ma dopo si scannano per la divisione del bottino.
Ma è solo un cattivo pensiero. Senza dubbio.

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venerdì 1 febbraio 2008

Il Re e' nudo e nessuno (o quasi) lo dice.

Riprendo volentieri un mirabile post del mio amico Joyce inserito sul Forum J1897. Si parlava della situazione della AS ROMA e dei problemi finanziari del suo presidente Sensi:

"... Sai cosa? Quando conviene, l'economia è adulta e vaccinata, e fa a meno della politica.
Quando invece giova il contrario, interviene la politica a mettere tutto a posto (o a sfasciare, che è lo stesso).
Dunque a tutto questo castigo dell'economia non ci credo, non per l'Italia, perché il problema è il riconoscimento (o il disconoscimento) "politico" del delitto.
"L'economia dovrebbe avere ben altra cultura", come dici tu, ma non ce l'ha.
Se qualcuno dicesse che quello di Moratti è un delitto, l'ultimo baluardo del calcio italiano crollerebbe, e che tragedia per Petrucci/Matarrese.

Ma certo è singolare: in testa al campionato italiano ci sono le uniche due sorelle risparmiate dalla tempesta degli ultimi anni.

Una con 400 milioni di debiti, l'altra con 500.

Onestissime, impeccabili, non un'intercettazione, non una macchia.

Solo 900 milioni di debiti.

"Il Re è nudo ma nessuno (o quasi) lo dice... "

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