lunedì 8 febbraio 2010

Parlo solo di calcio


In tv capita di sentire Paolo Rossi, un bravo giornalista di Juventus Channel, che quando il discorso scivola su Calciopoli, sul significato delle intercettazioni, sulle scelte difensive della società, sul processo di Napoli e sulle possibilità di riavere i due scudetti, vorrebbe chiudere la discussione con un "io mi interesso di calcio, non di queste cose", invitando gli altri a fare lo stesso.
Capita però che altri ne parlino ugualmente e, indispettito, si lasci sfuggire che "la Juve del 2005 e 2006 non aveva bisogno di telefonare ai designatori". Come si può ben capire da questa frase, Rossi non si interessa solo di calcio. Solo che, per quel che riguarda Calciopoli, per lui vanno bene la versione della Gazzetta e la sentenza di Sandulli.
Potevi dirlo subito, Paolo!

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martedì 2 febbraio 2010

Dal nostro inviato

Nei corridoi di Palazzo Chigi si vocifera con forte preoccupazione di un possibile crollo degli abbonamenti alle pay tv per il prossimo campionato, dovuto alla sempre più grave crisi sportiva della Juventus e al disamoramento dei tifosi per le gesta della Vecchia Signora, oltre che al calo di interesse degli stessi antijuventini.
A Jean Claude Blanc sarebbero state già fatte pervenire ampie rassicurazioni circa il costante monitoraggio della situazione e la disponibilità per ogni tipo di aiuto.
Sarebbe Bertolaso in persona a dirigere l'unità di crisi e a coordinare le attività: un contratto di sponsorizzazione della Protezione Civile, con relativo scudetto sulle maglie della squadra, sarebbe in fase avanzata di studio. Prevista anche una sede distaccata a Torino in Largo Tafazzi.
La società ci sta pensando.

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mercoledì 30 dicembre 2009

Bettega, il Corriere e noi


Il ritorno di Bettega potrebbe risultare indigesto al Corriere della Sera. Fino a quando a Torino dicevano peste e corna di Giraudo-Moggi-Bettega (a cominciare dal loro allontanamento del 2006, fino alla denuncia per infedeltà patrimoniale), per la redazione sportiva del Corsera Calciopoli era una goduria, bastava gettare in pasto ai lettori saccate di letame contro la Juve di Moggi e il redattore poteva immaginare di aver fatto contenti contemporaneamente due dei suoi più importanti "comproprietari" (Tronchetti Provera e John Elkann); il ritorno di un ex-appestato cambia le carte in tavola, dovrebbe sottintendere una situazione più ingarbugliata.
Verificheremo gli sviluppi, e intanto segnaliamo che ieri, accanto alla cronaca sulla conferenza stampa di Bobby Gol, è comparso un corsivo a firma Roberto De Ponti (fede granata e autore di un libro sul guerriero Materazzi, queste le referenze) in cui si stigmatizza il richiamo di Bettega ai campionati 2005 e 2006 "vinti sul campo". Il corrierista di turno sembra non avere dubbi: ci sono state le sentenze sportive e sono definitive, a Torino farebbero bene ad ammettere di aver sbagliato e di aver pagato, bisogna solo guardare avanti. Con il tono anche seccato di chi sembra dire: basta, non rompeteci più.
Al contrario del Corriere, noi pensiamo che Bettega abbia fatto bene a richiamare l'attenzione su quei campionati, abbia fatto bene a dire che non rinnega nulla del suo passato, abbia fatto bene a sottolineare che bisogna ancora aspettare per scrivere la parola fine sulla storia di Calciopoli. Queste, come sanno i nostri lettori, sono proprio le indicazioni che ci guidano nel lavoro di ricerca e informazione che portiamo avanti come Associazione e come Testata giornalistica: per questo noi diciamo che il ritorno di Bettega, verosimilmente indigesto per i collaboratori delle pagine sportive del Corriere, è per noi una piccola vittoria.
Non solo perché nei quadri dirigenziali c'è finalmente uno juventino dalla testa ai piedi (colpi di tacco compresi), ma anche perché quel ritorno può significare delle novità nei rapporti tra John Elkann e Andrea Agnelli; infine perché, da come si è presentato dando fastidio a De Ponti, Bettega sembra proprio uno che sullo scandalo del 2006 potrebbe aver ancora tanta voglia di "rompere".
Di sicuro questa voglia anima tutti noi nella prospettiva di un anno, il 2010, che sarà decisivo per le questioni ancora aperte di Calciopoli, a cominciare dalle sentenze su Moggi e la fantomatica cupola. Per questo continueremo a seguire con la dovuta attenzione il processo di Napoli, ed a fare contro-informazione rispetto ad un comportamento dei giornali che ha ormai superato ogni limite di decenza.
A cominciare proprio dal Corriere della Sera che il 15 dicembre, commentando la condanna di Giraudo, aveva avuto la spudoratezza di scrivere che in Udinese-Brescia l'arbitro Dattilo "tra ammonizioni di diffidati ed espulsioni decimò l'Udinese che la settimana successiva avrebbe ospitato la Juventus". Una volgare menzogna tra le tante con le quali al Corriere (e alla Gazzetta) fin dall'estate 2006 potevano pensare di far felici, come si diceva prima, non uno ma due padroni.
Prospettiva, questa, che ora potrebbe essere saltata: chissà che il ritorno di Bettega, con tutto quello che gli ha fatto da premessa e può fargli da contorno, non obblighi i redattori del gruppo RCS a pensarci due volte prima di scrivere i prossimi corsivi sulla Juve e su Calciopoli.

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giovedì 3 settembre 2009

GiggiSaltaConNOI

Goal, e partivano le danze, Tacchinardi, Del Piero e l'invisibile radiolina, musica per le nostre orecchie. Efficaci, lievemente strafottenti in campo, poco loquaci ed equilibrati davanti alle telecamere. Parole misurate e soppesate, rispetto per tutti gli avversari, ma mai un passo indietro, mai una frase fuori posto. Niente corazzate, nessun incrociatore, men che meno portaerei. Al primo minuto tutti alla pari, con gli avversari un po' intimoriti dalle maglie bianconere sfiorate nel tunnel, a fine primo tempo con due bordate nella fiancata e al novantesimo, un natante qualsiasi, affondato nella prima baia che passava! Ecco chi erano i nostri avversari, prima e dopo la cura.

I giocatori, tutto quello che ci rimane dopo il golpe nella stanza dei bottoni scuciti, oggi, si divertono a citare refrains coniati dal Presidente metaforico. Ma quali corazzate Buffon? Quali scudetti levati Buffon? Quale speranza tolta... BUFFON? Siamo rassegnati a sorbirci la battaglia navale di Cobolli Gigli, ci siamo rassegnati anche a sentir dire: "Scudetti che abbiamo vinto noi sappiamo quelli che abbiamo vinto, è quella che è la cosa importante". I giocatori, tutto quello che ci rimane. Fa' il giocatore, anzi, fa' lo juventino.

I giocatori juventini, tutto ciò che resta, li vogliamo rivedere correre sotto la curva ricordandoci quante palle abbiamo e quanto sono grosse. I giocatori bianconeri, tutto ciò che resta, insieme ad un manipolo di tifosi, raccolti in un fortino, o sparpagliati, indecisi e confusi su come guardare davanti ed indietro contemporaneamente.

Troppe parole, troppi sorrisi, alla ricerca dell'orgoglio dimenticato sui campi dal 2006 ad oggi, sempre un po' di meno, sempre meno incazzato. Aiutateci anche Voi a ricordare come eravamo, ritornando ad esserlo, sul campo e con le intenzioni. I gol si possono prendere, ci mancherebbe altro, non ti preoccupare più del necessario, ma se arriva una palla da 30 metri, perché qualcuno, distratto, o sorridente, e senza radiolina perde l'avversario, ci sei tu, ci devi essere tu.

Salta un po' con chi vuoi Gigi, ma parla con noi e per noi!

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mercoledì 2 settembre 2009

Le 10 risposte di John Elkann

Come molti sanno, e chi non lo sa ora avrà modo di saperlo, ieri il sito Dagospia ha costruito ad hoc 10 domande scomode per l’erede della dinastia Agnelli.
Qualcuno non ci crederà, ma sono arrivate le risposte.
Sono arrivate al mio barista di fiducia.
Ieri sera, mentre mi scassavo un gelato (Bacio/Tiramisù, giusto per tenermi leggero), il barista mi fa:
“Uè! E’ passato uno e ha lasciato questa busta per te…”
Ed io:
“Uno chi?”
E lui:
“Un giovanotto… un ragazzotto alto… non ricordo bene...
Ricordo solo che aveva la maglia di Zanetti…”
“Vabbè, dai qua”.
Così ho acchiappato la busta, e con mia grande sorpresa:
Booooooom! Le risposte.

1. Quali fratelli?

2. Scettro? …
Non so, stasera guardo bene a casa… Semmai controllo.
Forse ho qualcosa del genere nello sgabuzzino o sotto il letto.
Però non mi sembra… Nel caso ci risentiamo comunque.
Curiosità: come è fatto 'sto scettro che dovrei cercare?

3. Ah sì. Mi ricordo… Mi ha fatto entrare il portinaio.
Chi doveva farmi entrare secondo voi?
Noi ripartiamo dal basso e di solito siamo vicini alla squadra, all’allenatore e al portinaio…

4. Beh… in effetti la stanza era molto piena quel giorno e non c’erano posti liberi…
Così ho fatto una puzzetta e la gente si è dileguata… la poltrona era vuota e mi sono seduto…
Cosa avreste voi fatto al mio posto? Eh?!?
Ve ne restavate in piedi?
Ma va va… E poi ero anche stanco!

5. Boh… no… cioè… io sono sposato. Dunque la sera non esco mai.

6. Boh… no… cioè… io sono sposato. Dunque la sera non esco mai.

7. Scudetti che abbiamo vinto, noi sappiamo quelli che abbiamo vinto... E quella è quella la cosa importante. Però… quanti ne abbiamo vinti già? Siete dei rompiballe, comunque questa la lasciamo in sospeso, domani telefono a Cobolli e poi ci risentiamo.

8. Siete molto scorretti, Luca non è uno che racconta palle! Fate attenzione…

9. Mi sembra che stiate, voi, davvero esagerando…
E credo anche di essere sottovalutato.
Son piccolino lo so, ma mi intrufolo dappertutto, non ho paura però… un po’ me la faccio sotto, sono una peste, dei grandi me ne infischio, e un terremoto farò se non lo trovo giusto!
Che confusione laggiù… spostatevi che mi impiccio, io mi diverto di più se termina in un pasticcio…
E poi mi hanno aiutato molto… Mi ricorderò sempre quello che mi dissero al Campo de' Miracoli:
“Noi non vogliamo regali. A noi ci basta di averti insegnato il modo di arricchire senza durar fatica, e siamo contenti come pasque”.

10. Boh… l’ho già detto migliaia di volte.
Perché Margherita è il vento, e non sa che può far male, perché Margherita è tutto, ed è lei la mia pazzia.
Margherita, Margherita, Margherita adesso... è via!.


Appena ho finito di leggere le risposte, ho capito al volo di quale maglia di Zanetti si trattava.
Eeeeeeeeh.... Se ve raccontassi.... !!!

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mercoledì 5 agosto 2009

Derby a parole

In attesa del prossimo derby giocato, Milan e Inter hanno, intanto, disputato quello a parole. In un'intervista al Corsera Fedele Confalonieri ha accusato Moratti di essere uno spendaccione, visto che ha sotto contratto i due allenatori più pagati al mondo, ed ha ricordato che dei quattro scudetti vinti dall'Inter due sono stati regalati. Non sembravano battute al vetriolo, ma Moratti ha voluto rispondergli, dicendosi meravigliato per il tono un po' arrogante (?) e dicendosi sicuro che "lo stesso Berlusconi sappia rispettare di più chi rischia personalmente per passione o per dovere".

Non si tratta, a ben vedere, di un derby a parole che passerà alla storia, piuttosto la risposta di Moratti fa venire un grosso dubbio. Ammesso che abbia detto veramente qualcosa che voleva dire, il dubbio riguarda il fatto che Moratti rischierebbe personalmente; è vero, e l'abbiamo fatto notare nei nostri articoli sul sito che, mentre il Milan è dentro la Fininvest e la Juve è un asset della Exor, l'Inter fa capo direttamente a Moratti, ma è il discorso del rischio che non quadra. Da come ce l'hanno sempre raccontata Fabio Monti sul Corsera e la buon'anima di Cannavò sulla Gazzetta, infatti, Moratti doveva essere un benefattore che a fine anno chiedeva quanto c'era da pagare e staccava l'assegno, cioè faceva beneficenza per il godimento dei tifosi dell'Inter (Monti e Cannavò compresi), i soldi li regalava, il bilancio era a posto e chi s'è visto s'è visto. Se si parla di rischi, la faccenda allora è diversa: o ci sono dei gran debiti perché l'assegno non bastava (ma questo Corriere e Gazzetta l'hanno sempre negato), oppure Moratti era un finto benefattore che sperava di riavere indietro quei soldi e adesso pensa che sia difficile.

Non è un dubbio da poco, e diventa ancora più pesante se riflettiamo sul fatto che il benefattore Moratti dice di rischiare "per passione o per dovere". Per passione si capisce cosa vuol dire, anche perché il nostro calcio, secondo Corriere e Gazzetta, è pieno di presidenti (anche loro mecenati come Moratti) che rischiano appunto per passione. Non si capisce, invece, perché Moratti dica di rischiare "per dovere"; non solo non si capisce, ma non vorremmo che alla fine lui voglia dire che, essendo stato obbligato a rischiare, allora il rischio non riguarda solo lui e dobbiamo farcene carico tutti (se ci pensiamo bene è quanto sta avvenendo con i debiti della Roma per i quali si stanno dando da fare Alemanno e D'Alema, Carraro e Petrucci).

Questo è il dubbio che ci fa concludere che sarebbe stato meglio se Moratti non avesse aperto bocca; magari adesso Fabio Monti dirà che è stato un bel derby a parole finito in parità, ma a noi è sembrata una partita noiosa, finita uno a zero perché decisa da un'autorete.

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martedì 4 agosto 2009

Vittorie di Pirro

Curiosa situazione quella di Roberto Mancini: ha vinto tre (così dice la Gazzetta) scudetti consecutivi ma, nonostante tutto, non riesce a trovare una società che lo prenda come allenatore. Pertanto continua a godersi la sua forzata inattività grazie al contratto che lo blinda all'Inter fino al 2012.
Ieri, comunque, il tecnico jesino ha rilasciato un'intervista nella quale lascia trasparire un certo nervosismo, e forse un certo scoramento: lui, nonostante i soldi del petroliere, vorrebbe ritornare ad allenare. Però racconta sconfortato, che al Milan non può andare perché Galliani non lo apprezza, alla Roma non ci sono speranze perché è un simbolo della Lazio, e vade retro Juve perché ti "ho sempre combattuta".
Non rimane che l'estero, chiosa il pluriscudettato.

Mentre leggevamo queste parole, pensavamo che qualcosa comunque non torna: come può non trovare uno straccio di squadra un così grande allenatore, che prima dell'avvento di Calciopoli, in fondo, perdeva solo per la crudeltà e la slealtà della Triade juventina?
Se proprio vuole allenare, riflettevamo, basta che dia un taglio all'ingaggio che pretende dalle società potenzialmente interessate a lui (ammesso che esistano).

Continuando la nostra rassegna stampa, però, abbiamo trovato una versione alternativa dei fatti. Per di più proveniente da una persona particolarmente autorevole. Infatti, sempre ieri, sul Corriere della Sera è apparsa un'intervista a Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset che, in relazione all'Inter, dice testualmente "Il nostro dirimpettaio di soldi ne ha molti di più di noi e ha voglia di spendere, però, dei 4 scudetti vinti dall'Inter, 2 sono regalati...".
Ecco, quali sono i due scudetti regalati?
Posto che lo scudetto a tavolino è regalato aldilà di ogni dubbio (tanto è vero che non furono i famosi tre saggi a consigliare a Guido Rossi di assegnarlo alla sua Inter), le ipotesi sono due: o Confalonieri considera regalato anche il primo scudetto vinto sul campo (quello con il Milan penalizzato e la Juve in B), oppure considera regalato l'ultimo vinto sul campo da Mancini (ossia quello contestatissimo dai romanisti).
Comunque sia, se si vuole dar fede alle parole di Confalonieri, l'Inter negli anni manciniani ha vinto un solo scudetto. O quello vinto senza avversarie, e quindi uno scudetto di scarso valore sportivo, oppure l'ultimo manciniano, ed in tal caso si tratta di scudetto a dir poco contestato.

Dunque, con buona pace della Gazzetta e di tutti i laudatori di Mancini, prendendo per buona la teoria del presidente di Mediaset, è facile capire quale sia il motivo per cui lo jesino non allena: semplicemente non è un allenatore vincente.

Ma Mancini non si disperi, Zeman ha dimostrato che si può costruire una bella carriera anche da profeta e vittima del sistema.

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mercoledì 22 luglio 2009

Ambra senza tette

A soli 16 anni, Ambra Angiolini conduceva la trasmissione televisiva Non è la Rai.
Munita di auricolare, veniva teleguidata da Boncompagni, che le suggeriva cosa dire.
A soli 33 anni, John Elkann conduce l'Exor, holding che controlla Fiat e Juventus.
Munito di tutore, viene teleguidato da Gabetti, che gli suggerisce cosa dire.
Un Ambra Angiolini, in pratica. Senza tette.
E con Gabetti al posto di Boncompagni.

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lunedì 20 luglio 2009

John Elkann e i 6 secondi



Nel video postato in queste ore nei forum bianconeri, ma soprattutto su questo sito, è apparso un John Elkann decisamente a disagio nel dare una risposta sul numero degli scudetti.
Sarà l'aria buona e ubriacante di Pinzolo che rende le persone un po' meno lucide?
Non si sa.
Ma in realtà la domanda era più complicata dal punto di vista della sostanza.
La domanda, piovuta dal cielo, era basata sulla possibilità che un giorno la Juventus si riprenda gli scudetti che le sono stati scippati.
L’ingegnere è andato in difficoltà, ci ha messo quasi 6 secondi per rispondere, ma alla fine ci è riuscito:
"Noi sappiamo quanti ne abbiamo vinti…"
Le critiche piovute su tutti i forum bianconeri, riguardo a questo tempo troppo lungo per dare una risposta così semplice, non mi trovano affatto d’accordo.
E’ stato troppo lento?
No.
E' stato molto veloce e preciso secondo me.
Lui è un ingegnere.

- Prima li ha ricontati mentalmente.
- Poi ha sottratto quelli che sono stati sottratti anche nella realtà.
- Poi, capito che il risultato era 27, si è chiesto se avrebbe potuto rispondere che sono 29.
- Poi si è ricordato che è stato proprio lui a buttarli nel cesso.
- Poi si è reso conto che non avrebbe mai potuto rispondere 29, per non dare disturbo al sistema calcio.
- Poi si è reso conto che, vacca boia, non poteva nemmeno dire che sono 27, perché la gente poi s'incazza.
- Poi ha fatto una piccola analisi su altre eventuali risposte: 28? 17? 13? 44gattiinfilaper6colrestodi2?
- E poi l'illuminazione:
"Quasi quasi confesso di essere tifoso dell'Inter e non se ne parla più. Massì, che cacchio! Sono sempre sotto tiro, non ce la faccio più... sono stanco... almeno se le cose stanno alla luce del sole... che poi il sole sono io dunque..."
- Poi la controilluminazione:
"Anzi no. Sennò poi la gente chi la sente... Vabbè, dico una delle sciocchezze che dice Cobolli di solito, e non se ne parla più!"

Fateli voi, cari lettori criticoni, tutti 'sti ragionamenti in 6 secondi scarsi.
Non è mica facile.
Cobolli avrebbe risposto prima della fine della domanda, ma Cobolli è un dono del cielo.
Cobolli It's magic-One!
Johnny invece è solo un B-Good qualunque.
Capito gobbacci?


CRAZEOLOGY

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martedì 9 giugno 2009

Giornali in appalto?


Le pagine del Corriere della Sera, agli occhi dei propri lettori più svegli, sembrano sempre di più date in appalto ai potentati che formano il patto di sindacato controllante il gruppo editoriale di cui fa parte.
Negli anni si son viste interviste con relativo giornalista azzerbinato a Bazoli, Montezemolo, Tronchetti e tutto il resto della compagnia. Ma non basta: sul caso dello spionaggio Telecom-Pirelli il giornale ha sempre avallato la linea difensiva del "pattista" Tronchetti, ovvero Tavaroli & C erano dei cattivoni che spiavano mezza Italia "motu proprio". I vertici aziendali naturalmente sono vittime di questo gruppo di criminali.
Tanti altri esempi si potrebbero fare, ma stendiamo un velo pietoso.
Ciò che ci preme far notare è che le pagine sportive del prestigioso (sic) giornale si differenziano su un punto. Sembrano in appalto non all'insieme dei pattisti che lo controllano, ma ad un pattista specifico: la Pirelli.
Pirelli, inutile ricordarlo, sponsor dell'Inter e di proprietà di quel Tronchetti socio e consigliere dell'Inter medesima.
Per esempio oggi abbiamo letto l'anatema del figlio di Facchetti contro Cannavaro, reo di aver rivendicato 29 scudetti per la Juventus e di non rispettare le sentenze della giustizia sportiva in quella immonda farsa verificatasi nel 2006.
Ipotizziamo che l'incomodo di vergare il pistolotto contro Cannavaro sia stato lasciato al figlio di Facchetti in quanto erede del massimo esempio di sportività targato Inter.
Noi, anche su questo punto abbiamo da che ridire. La storia di Facchetti va riscritta alla luce di ciò che le testimonianze del processo di Napoli su Calciopoli stanno facendo emergere. Nucini ha dovuto ammettere, incalzato dagli avvocati difensori degli imputati, di essere stato, anche quando era in attività, in ottimi rapporti con Facchetti, tanto da scrivere per lui dossier su eventuali abusi dei suoi colleghi arbitri.
Non basta, Gazzoni Frascara ha dovuto ammettere, a denti stretti, che secondo le informazioni in suo possesso Facchetti probabilmente era l'agente intermediario per la fidejussione falsa che ha permesso alla Reggina di iscriversi al campionato.

Inutile dire che i pistolotti del figlio di Facchetti, in nome della superiorità morale del padre, lasciano il tempo che trovano.
Con buona pace di quel Corriere che è sempre posizionato "dalla parte della ragione".

P.S. Il signor Gianfelice Facchetti potrebbe cortesemente spiegarci se dopo aver querelato Moggi (che è stato pure rinviato a giudizio!) intende ora perseguire anche Gazzoni che ha confermato, seppur a denti stretti, la circostanza di fronte ai giudici del tribunale di Napoli?

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domenica 17 maggio 2009

Quattro, con la condizionale

Vincere sul campo è sempre bello e non abbiamo niente contro il tifoso interista che festeggia lo scudetto, ce l'abbiamo con la stampa che, quasi tifasse per l'Inter, va dietro a Moratti che festeggia il "quarto scudetto" e così supera anche suo papà che di scudetti ne aveva vinti tre.

Sul quattro qualcosa da dire ce l'abbiamo, perché il primo di questi quattro è quello dell'estate 2006 ed è stato assegnato da Guido Rossi dopo la sentenza Sandulli. Si dà il caso che le sentenze alla Sandulli (cioé definitive) possono anche non reggere all'usura del tempo; nel caso di Guardiola per esempio, e ne abbiamo scritto anche noi, la sentenza ha resistito otto anni e poi, su richiesta del condannato, si è dovuto revocarla.

Dall'estate di Calciopoli di anni ne sono passati solo tre; nel frattempo a Milano c'è un processo sul dossieraggio di Tavaroli e tra i dossier ce nè uno sul calcio, e chissà che il processo non riesca ad accertare chi l'ha ordinato e cosa ne ha fatto; a Napoli le accuse di Calciopoli sono al vaglio della giustizia ordinaria e ci vorrà tempo per stabilire se Giraudo e Moggi erano dei delinquenti, come i carabinieri hanno scritto nella trama che poi è servita a Sandulli tre anni fa; tra i due processi potrebbero anche esserci dei collegamenti.

Fa bene, allora, chi ha vinto sul campo a festeggiare, ma chi parla di quattro non è un galantuomo; galantuomo è il tempo, che per togliere tutti i dubbi ha bisogno di un po' di anni. Il primo di quei quattro non è stato vinto come quest'anno da Ibra e Julio Cesar, ma è stato assegnato all'Inter dal suo ex consigliere Guido Rossi; assegnato, verrebbe da dire, con la condizionale.

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venerdì 17 aprile 2009

Pubblicità

Email inviata dal Mago di Ios al sito di Alessandro Del Piero: mymail@alessandrodelpiero.com

Caro Alex,

ma tu non ne hai vinti SETTE di scudetti?

E come mai invece fai una pubblicità dove un bambino racconta che hai vinto CINQUE scudetti?

Capisco che per te la questione non sia particolarmente rilevante, posto che i lauti premi per il 28° ed il 29° scudetto che la Juventus ti ha corrisposto non sono certo stati revocati da Guido Rossi, Ruperto e San Dulli.

Ma dovresti comunque avere un po' più di rispetto per i tifosi, che non hanno certo digerito lo scippo dei due titoli (senza alcuna reazione e difesa da parte della società e della proprietà) e che ancora lottano (nei limiti delle loro possibilità e con l'ostracismo della dirigenza neo-juventina) per cercare di ottenere giustizia.

Che delusione, caro Alex.

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venerdì 3 aprile 2009

Capitani coraggiosi

Specchio specchio delle mie brame, chi è il più juventino del reame?
Non c'è che l'imbarazzo della scelta.
C'è il grande giocatore che decide come, quando, dove e con chi giocare.
E, tra una partita e l'altra, si diletta con la pubblicità. Senza scomporsi, peraltro, se nella pubblicità, mentre lui palleggia, un bimbo racconta che ha vinto 5 (7-2=5) scudetti.
Poi, c'è la grande bandiera del passato, che per spirito di rivalsa contro coloro che lo hanno sostituito (riportando la Juve a vincere tutto quel che c'era da vincere, dopo 9 anni di magra, di grandi flop a caro prezzo e di continue ricapitalizzazioni della società) non esita a spalare merda sui 12 anni della Triade (come un Cannavò qualunque), dicendo di non riconoscersi in quel periodo della storia juventina.
E, per non farci mancare nulla, c'è anche quel giocatore dalla capigliatura variabile (bandiera pure lui, ci mancherebbe) che, trullo trullo, si complimenta con la nuova dirigenza (per lui, cirigenza per noi) juventina per aver restituito un’immagine alla Juve e per aver lavorato onestamente per riconquistare la A con Deschamps e una collocazione di nuovo importante con Ranieri.
Alla fine della fiera, caro il mio specchio, sembra quasi più juventino quel nostro ex giocatore che ad ogni occasione ripete che lui quei due scudetti li ha vinti sul campo e si incazza se qualcuno si permette di dubitarne ("E se non ci credi, ti porto a casa mia a vedere i due trofei. Non scherziamo, abbiamo fatto tutti dei gran sacrifici, tutti i giorni, per vincerli. Il resto non mi interessa"; questa l'ultima, e recente, sua dichiarazione in merito).

In attesa di risolvere questo dilemma, caro specchio, per non saper né leggere né scrivere iniziamo a far partire qualche meritatissimo vaffanculo. Direzione Torino (centro, Vinovo e collina: dovremmo beccarli tutti). E direzione Puglia.

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sabato 31 gennaio 2009

La chiave per ritrovare gli scudetti

Abbiamo documentato sul sito come e perché le sentenze di Calciopoli, seppur passate in giudicato, possano o debbano essere riviste per effetto dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva che riguarda proprio la "revisione e revocazione" che è possibile quando, per esempio, ci sono "fatti nuovi". Paparesta che nega il sequestro e la chiusura a chiave nello spogliatoio è, nel suo piccolo, un fatto nuovo e spieghiamo perché.

Nella sentenza definitiva della Corte Federale, a pagina 60, vengono richiamate le accuse mosse da Ruperto (in primo grado) a Giraudo e Moggi e tra queste viene citata espressamente (al punto b) la condotta aggressiva nei confronti della terna arbitrale di Reggina-Juve "punitivamente chiusa a chiave nello spogliatoio".
Oggi tutti sanno che questo non è vero, solo che il professor Sandulli nella sua sentenza definitiva a pagina 73 scrive che la ricostruzione fatta da Ruperto è "precisa e incontestabile"; addirittura incontestabile e tutto questo perché era scritto nelle informative del maggiore Auricchio (le stesse sbugiardate al processo Gea), le famose informative che le stampa ha trascurato (ma noi no) e che informavano che c'era una "cupola" e Moggi ne era il "capo". Famose perché nell'estate 2006 "pistole fumanti" nessuno è riuscito a trovare, e così nel processo sportivo la prova principe per scipparci gli scudetti e mandarci in B è risultata il lavoro investigativo della squadra di Auricchio; quanto questo lavoro è stato accurato e attendibile cominciamo a capirlo dalla chiave di Paparesta.

Che resta, ripetiamo, un episodio marginale, ma deve farci riflettere sul fatto che se da Napoli venissero fuori altri fatti nuovi potrebbe risultare "falsa" proprio la prova principe che è servita a Rossi, Borrelli, Palazzi, Ruperto e Sandulli per revocare i nostri due scudetti, e a quel punto ci sarebbero le condizioni per far scattare l'articolo 39.
A prendere per buone le parole di Blanc anche alla Juve aspettano il processo di Napoli per vedere se ci sono elementi nuovi e decidere il da farsi, ma è più importante che stiamo bene attenti noi tifosi perché, se ci pensiamo bene, la richiesta di revisione di Calciopoli potrebbe partire proprio da noi.
Noi garantiamo che staremo attenti; tutti insieme dovremo capire come farci valere.

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lunedì 12 gennaio 2009

29


Curva Filadelfia: voto 8
Prima della partita espongono uno striscione con la scritta: "E adesso riprendiamoceli!" e due enormi teloni: 28 e 29.
Partono i cori "Noi vogliamo i nostri scudetti", "I Campioni dell'Italia siamo noi" e cori anti Inter.
La dirigenza seduta in tribuna d'onore avrà capito l'antifona?

(Ringraziamo l'utente Darko che ha postato questo commento)

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mercoledì 4 giugno 2008

Trova le differenze...

Corriere della Sera, 4 giugno 2008
Link alla Notizia

http://www.ju29ro.com/4 giugno 2008

Cancellati dal sito i manager che vincevano troppo
Ma il taglio digitale è riuscito male: alcuni scudetti e coppe sono rimaste in bacheca. Proteste di Merdatti

TORINO — Le vecchie abitudini sono dure a morire. In un famoso libro, «Il commissario svanisce», sono state raccolte centinaia di fotografie che durante l’epoca staliniana venivano ritoccate per correggere il passato e adeguarlo all’ortodossia del momento, come nella fantasia faceva con i giornali il protagonista di «1984» di George Orwell. Cancellato Trotskij, caduto in disgrazia e fuggito all’estero; cancellato Ezhov, capo della polizia segreta fucilato a sua volta. Oggi la Juventus di john elkann si limiterebbe il più delle volte a raccomandare di non dare il minimo spazio in televisione ai personaggi sgraditi in Corso Galileo Ferraris ma, ogni tanto, va oltre, forse per il solito eccessivo zelo dei «volenterosi esecutori» degli ordini che arrivano dall'alto. Così è successo che due ex dirigenti «sgraditi», protagonisti di oltre due lustri di indimenticabili vittorie, sono stati veramente cancellati dalla base elettronica che è sul web. Come facevano gli esperti ritoccatori di Stalin con le foto: via la sua voce, via le domande che gli erano state rivolte, via la sua immagine dalla poltrona che rimane vuota. Solo che i tecnici hanno commesso un errore e le coppe e gli scudetti dei poveri manager spariti hanno continuato a vivere di vita propria, rimanendo nella bacheca e nella storia della Juventus e dei tifosi. L’episodio è di qualche tempo fa e ha coinvolto Luciano Moggi e Antonio Giraudo, due grandi manager che da tempo erano finiti all’indice di tutto il mondo del calcio per illeciti mai provati e semplicemente perchè troppo bravi. La storia non avrebbe fatto troppo scalpore se non fosse stato per il grottesco particolare dei trofei rimasti in bella vista nella bacheca della Sede e del sito Internet. Ma che sulla rete televisiva e sui media controllati da Corso Matteotti non appaiano personaggi troppo vicini al ramo di Umberto Agnelli viene visto come cosa normale. E nessuno tenta di nascondere il fatto che dall’alto (se non da Gabetti o da Montezemolo, dagli attuali dirigenti della Juventus) arriverebbero disposizioni precise. Gigi Moncalvo, conduttore di un talk show “Confronti” in cui recentemente aveva partecipato uno dei “fantasmi”, si è detto imbarazzato e avrebbe confessato che «oggi è difficile lavorare in tv: i capi esagerano sempre perché hanno paura di perdere il posto». Così su tutti i canali sono spariti personaggi che prima ogni tanto parlavano. Emilio Cambiaghi, autore del libro “Manuale di autodifesa del tifoso Juventino” che iniziò a far aprire gli occhi alla gente, è apparso 5 volte nel 2006, 2 nel 2007 e zero nel 2008. Salvatore Cozzolino, lo squadrista sobillatore che chiese a Moratti di intercettarlo ha avuto stessa sorte. Ostracismo completo. Di fronte alle critiche sui media «schierati», il nuovo presidente Cobolli Gigli si è tolto d'impaccio affermando recentemente che i media italiani ed in particolare un certo giornale rosa «sono tra i migliori del mondo per quanto riguarda la qualità e la tecnologia usata». Il direttore del canale Juve Channel, Giuseppe Gattino, che ospita «Il popolo vuole sapere», avrebbe ammesso candidamente che lui esegue semplicemente gli ordini: «Se il proprietario della compagnia dice che non dobbiamo mostrare una persona, io non posso che adeguarmi». Gattino sembra dimenticare che la sua rete sarebbe, formalmente, di proprietà della società Juventus e quindi di tutti gli azionisti. Ma così vanno le cose, se non si vuole perdere il posto. Nessuna meraviglia dunque che Giampiero Boniperti e Cesare Zaccone abbiano rilasciato certe dichiarazioni nel corso delle Assemblee degli azionisti a cui “probabilmente senza averne titolo” hanno partecipato recentemente, allorchè si resero conto che le domande dei piccoli azionisti sull’inspiegabile atteggiamento dell’estate 2006 erano sgradite a Cobolli Gigli e ai suoi sostenitori.

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venerdì 25 aprile 2008

Cobolli vs. Gigli 2, il ritorno

Il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli, ospite di Vinum, ha parlato del deferimento della Juventus per responsabilità diretta per la vicenda delle SIM svizzere. Ecco un estratto del racconto tratto da La Stampa.

Scuote la testa, Giovanni Cobolli Gigli, e apre il palmo delle mani, come dire «andiamoci piano», quando presentando le medaglie della Juve si fermano a ventisette scudetti: «Non ne ha ventisette - precisa qualche minuto dopo il presidente bianconero dal palco - perché nel suo cuore e nei piedi dei suoi campioni ce ne sono ventinove. E quei due sono stati tolti per colpe che qualcuno ha deciso di attribuirci»... Questa volta, c’è però la convinzione di uscire senza danni: «Noi rispettiamo l’ufficio indagini, ma siamo convinti di aver pagato un prezzo molto alto per le eventuali vicende create da una precedente gestione, fatti che io non ho ancora capito cosa siano stati, ma che ci sono stati. Ma, ripeto, abbiamo pagato, con la retrocessione in serie B, la penalizzazione, due scudetti: ripercussioni sportive drammatiche».

Ecco un altro dirigente juventino che vuole entrare nello Ju29ro Team. Dopo Blanc, che già è stato accettato a fatica, è l'ora del presidente con latente sdoppiamento della personalità. Caro Cobolli, la avverto subito: sarà dura fare digerire il suo ingresso nel Team agli altri membri. Come avrà notato navigando nel nostro sito, la striscia in basso è dedicata alla rubrica "Ricordiamo", in cui riportiamo alcune delle frasi celebri che hanno caratterizzato Farsopoli. Purtroppo Lei ha fornito materiale in quantità industriale per questa rubrica, dicendo tutto e il contrario di tutto, a volte smentendo se stesso nel giro di poche ore, se non addirittura nella stessa dichiarazione.
Come giudicare questa nuova uscita di Cobolli (o forse era Gigli, ma poco importa)? Passi pure l'ennesima rivendicazione dei due scudetti trafugati, sebbene si tratti al solito di parole al vento, non seguite dai fatti (noi siamo quelli che volevano andare al TAR, al TAS e anche a Lugano, se lo ricordi). Ma come interpretare le due frasi "sono stati tolti per colpe che hanno deciso di attribuirci", e "fatti che non ho ancora capito cosa siano stati, ma che ci sono stati"?
Dalla prima frase, sembra di capire che Lei non sia molto convinto della colpevolezza della Juventus, e soprattutto della pena attribuita. Questa convinzione è rinforzata dalla seconda frase, in cui Lei afferma candidamente di non aver capito quali siano le colpe che hanno determinato la condanna. Tuttavia, la dichiarazione si conclude con un "ma che ci sono stati".
Ora, se la lingua italiana non è un'opinione, come fa ad affermare che dei fatti sono sicuramente avvenuti se Lei stesso dice che non ha capito realmente di cosa si tratti?
Caro presidente, noi dello Ju29ro Team, e con noi molti tifosi juventini, siamo veramente stanchi di questa doppiezza nei comportamenti. Se ritiene che gli scudetti siano 29, lo scriva a chiare lettere sul sito della società (le riporto pure il link alla Sala Trofei, per sua comodità) e sul pullman della squadra, non su La Stampa. Se ritiene che la condanna della Juventus per Farsopoli sia ingiusta e determinata da fatti mai avvenuti lo dica chiaramente, e quindi ne tragga le dovute conseguenze, dimettendosi dalla carica di presidente. Se pensa che ci sia del marcio nella giustizia sportiva prenda una forte posizione ufficiale, e non continui con allusioni ad ogni intervista che non aiutano la Juventus in nessun modo. Se pensa che il nuovo deferimento abbia come obiettivo una penalizzazione per mandare in Champions il Milan, si muova subito. Non aspetti di trovarsi quasi in serie C per peccati veniali, come l'ultima volta.

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martedì 22 aprile 2008

Meglio tardi che mai....

E cosi' anche Monsieur Blanc, alla fine, ha riconosciuto che gli scudetti vinti dalla Juve sono 29, e non 27 come recitano gli annali normalizzati.
Bene, meglio tardi che mai si potrebbe dire....dopotutto, il presidente Cobolli Gigli e' da tempo che lo ripete, che i nostri scudetti sono 29...e che siano 29, e non 27, lo sanno tutti gli appassionati juventini, anche quelli che hanno velocemente scaricato Moggi e la Triade: una sorta di raccolta differenziata all'incontrario: buttiamo la Triade, che questi successi ha conseguito (truffaldinamente, secondo tutti gli anti juventini e, purtroppo, anche qualche juventino) ma salviamo i trofei.
Bene. Cioe', sarebbe bene se , dopo queste dichiarazioni di Blanc, ricomparissero sul sito e nella bacheca della Juventus i suddetti scudetti scippati.
Ma ho i miei dubbi.
Per Monsieur Blanc, pero', io avrei due suggerimenti:

1) se veramente crede che i nostri scudetti siano 29, dottore....non crede sarebbe il caso di darsi da fare, nelle sedi competenti e non, per recuperarli? una sua eventuale presa di posizione in questo senso, credo, sarebbe molto apprezzata dai tifosi

2) lei sa, dottor Blanc, che ci sono associazioni private di tifosi juventini che da tempo si battono, impegnando tempo e danaro, per recuperare il maltolto?...che ne direbbe di mostrare la sua riconoscenza a queste associazioni?...che so...una telefonata, un telegramma di incoraggiamento....soldi no, che' l'argomento soldi e' delicato....ma non crede che un riconoscimento da parte di chi ufficialmente rappresenta la Juventus, a queste persone innamorate e cocciute, sarebbe un ulteriore salto di qualita' della sua immagine presso i tifosi?

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venerdì 30 novembre 2007

Sono tornati a casa........

Oggi 30 novembre 2007, è ON LINE il nuovo sito della Juventus......

Era un sonnolento venerdi di quelli come tanti stamattina ma ad un certo punto mi arriva una mail del Mago di Ios ... il nuovo sito è ON LINE!!!!

Mollo tutto e mi precipito.

Home page ... no .... Organigramma ....si si dopo dopo ... Società ... Team ... squadra ... bla bla bla ... ma dove è quello che cerco ... si proprio lui ... il PALMARES.

Negli ultimi tempi ogni tanto facevo una capatina.

Mi illudevo di ritrovare 28 e 29, i due figli più piccoli, quelli piu belli proprio perchè gli ultimi arrivati.

Ma ogni volta era una delusione.

Decine di mail, di proteste, di contatti personali con il Presidente Cobolli e con il suo staff ... per convincerli a non cancellare la storia, la leggenda, le vittorie sul campo.

L'ultimo tentativo a fine ottobre, in Assemblea.

Ci riporti 28 e 29, Presidente, li faccia tornare a casa.

Ebbene oggi sul palmares sono tornati a casa i piccoli 28 e 29, un po' malconci, con qualche graffio e asterisco, ma sono li.

I vecchi 10 e 20, dall'alto della loro esperienza li hanno subito riaccolti, e stanno cercando di fargli recuperare velocemente l'aria di casa.

26 e 27 invece, si sono subito stretti per fare posto.

Servono ancora parecchie cure.

28 e 29 hanno sofferto molto e devono essere curati.

10 e 20 hanno già chiesto aiuto....... agli unici specialisti per questo tipo di cose: lo JU29RO Team

I ragazzi hanno subito detto che sono a disposizione. Hanno detto che non mollano.
Hanno detto che cercheranno di togliere tutti i graffi e lo sporco, fino all'ultimo vergognoso asterisco.

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