Prendiamo spunto da quei ragli per ricordare il caso del Porto, rimasto coinvolto nello scandalo dei "fischietti d'oro" del 2003-2004. La Federazione portoghese nel 2008 penalizzò il Porto di 6 punti per tentata corruzione e a quel punto l'Uefa, regolamenti alla mano, escluse il Porto dalla Champions; la squadra portoghese però,
si è rivolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna (si vede che lì non c'erano liti tra eredi, e
montezemoli a intervenire come garanti), che il 15 luglio 2008 ha invalidato l'esclusione e rimandato la pratica all'Uefa per gli approfondimenti del caso. Nel luglio 2009 l'Uefa, dopo averci ragionato a lungo, ha deciso di depennare il procedimento prendendo atto di
"non essere in diritto di decidere";
e così anche quest'anno il Porto disputa la Champions.Nessun Guido Rossi e nessun Sandulli, ma un richiamo al diritto da parte della stessa Uefa, questa è la verità che si ricava dalla vicenda del Porto; vicenda che sarà certo diversa da quella di Calciopoli, fermo restando, però, che alla fine è appunto una questione di diritto, di regole da applicare, ma anche di diritti da rispettare, di
leggi e norme di carattere generale che non possono essere offese dalla specificità del calcio; la giustizia sportiva, questo si ricava, non può essere una specie di terra di nessuno dove si emettono sentenze senza capo né coda, e poi arrivano gli esperti della domenica a dire
"chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato".
La vicenda del Porto è quindi la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che
nell'estate 2006 sono state dette (e fatte) un sacco di cazzate. Certo è una amara consolazione, ma ricordiamoci che la scorsa estate
il professor Sandulli ha dovuto ammettere pubblicamente che nello scandalo del 2006 non c'erano illeciti, e si è punito il reato associativo e che di tutte le cazzate di quella estate questa potrebbe essere la più grande di tutte, e di sicuro è la più importante.
Perché il reato associativo all'epoca non era previsto dal Codice di Giustizia Sportiva; perché il reato associativo è
lo stesso contestato nel processo di Napoli.
E' per questo che abbiamo sempre detto, e ribadiamo, che
sarà fondamentale la sentenza definitiva sulle accuse dibattute a Napoli. In dipendenza di quella sentenza dovremo noi, tifosi e azionisti, dire legalmente la nostra: ci sarà tempo e modo per studiare come difendere i nostri interessi, ricordando che i due scudetti revocati hanno, tra l'altro, a che fare
con la ripartizione del ricavato dei diritti TV. A parte, cioé, tutti i danni patrimoniali provocati a suo tempo dalla sentenza Sandulli,
ce ne sono altri che potrebbero arrivare nei prossimi anni; quand'anche sui primi la rinuncia al Tar avesse chiuso la porta a ogni tipo di ricorso, sui danni a venire sono aperte porte e finestre.
Sarà di sicuro una storia ancora lunga, ma la verità venuta fuori nel caso del Porto è lì a dirci che
è possibile che alla fine a deciderla non siano Guido Rossi e Montezemolo. Loro ci hanno provato nell'estate 2006 (con quella specie di processo, e con l'inaccettabile rinuncia al ricorso al Tar), e
potrebbero aver commesso qualche errore; a deciderla a tempo debito potremmo essere noi: diecimila, ventimila o magari, perché no,
cinquantamila juventini veri che difendono i loro diritti.