lunedì 8 febbraio 2010

Parlo solo di calcio


In tv capita di sentire Paolo Rossi, un bravo giornalista di Juventus Channel, che quando il discorso scivola su Calciopoli, sul significato delle intercettazioni, sulle scelte difensive della società, sul processo di Napoli e sulle possibilità di riavere i due scudetti, vorrebbe chiudere la discussione con un "io mi interesso di calcio, non di queste cose", invitando gli altri a fare lo stesso.
Capita però che altri ne parlino ugualmente e, indispettito, si lasci sfuggire che "la Juve del 2005 e 2006 non aveva bisogno di telefonare ai designatori". Come si può ben capire da questa frase, Rossi non si interessa solo di calcio. Solo che, per quel che riguarda Calciopoli, per lui vanno bene la versione della Gazzetta e la sentenza di Sandulli.
Potevi dirlo subito, Paolo!

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domenica 1 novembre 2009

Parlare e comunicare


Nel corso dell'ultima Assemblea degli Azionisti, tenutasi il 27 ottobre 2009, uno degli appunti più frequenti che i piccoli azionisti hanno mosso nei confronti del neo presidente Blanc e della società è stato quello di essere strutturalmente inadeguati nel settore della comunicazione e cronicamente incapaci di rispondere alle calunnie.

Un esempio, a nostro avviso, è costituito dall'atteggiamento che i giornalisti, e in particolare Maurizio Pistocchi, hanno nel video che riportiamo sopra (dal minuto 1.35).
Come si vede, il presidente rimane spiazzato dalla considerazione proposta da Pistocchi, il quale, tra il disinformato e l'aziendalista, gli propone una obiezione cui Blanc non è preparato a rispondere e che lo costringe, imbarazzato, a deviare sul discorso stadio.

Ecco cosa avrebbe risposto uno qualunque dei membri del Team, se fosse stato al cospetto del moviolista dei puffi:

Caro Pistocchi,
innanzitutto non era un CdA, ma una Assemblea degli Azionisti.
Detto questo, Lei ha perfettamente ragione.
Infatti l'avvocato Zaccone durante quell'Assemblea, in merito ai quattro illeciti, si riferiva alle accuse sostenute dal Procuratore Federale Palazzi.
Sulla base di quelle accuse furono richieste le pene inizialmente.
Quello che invece riportano le sentenze, soprattutto quella emessa dalla Corte Federale presieduta dal dottor Sandulli, è che non vi furono illeciti ascrivibili alla Juventus.
Probabilmente sono passati tre anni e Lei ha i ricordi un po' appannati.
Noi della Juventus, invece, i ricordi ce li abbiamo ben chiari.

Come si vede, comunicare non è come parlare.
Per parlare basta dare fiato alle corde vocali.
Per comunicare ci vogliono le palle, e ci vogliono le informazioni.
Tutte cose che al momento mancano dalle parti di Corso Galileo Ferraris.

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sabato 5 settembre 2009

Parla il Maestro

Signori, tutti in piedi. Parla il Maestro.

Ecco cosa dice sir Alex Ferguson sul nostro Ciro Ferrara: "Per me non è una scoperta. E neppure una novità. Conosco Ciro per averlo incontrato tante volte da avversario e vi posso garantire che è uno tosto. Farà bene, molto bene. Per due motivi: il primo è che un campione come lui sa come prendere i giocatori. Il secondo è che guida una grande squadra come la Juve che lui conosce benissimo. Non ci sono segreti, può percepire anche le più piccole sfumature. In questo meeting ha ascoltato molto e le poche volte che ha parlato ha dimostrato di avere le idee chiare. Mi è piaciuto, mi piace, prevedo per lui un futuro ricco di soddisfazioni".

Non è la prima volta che il tecnico scozzese è prodigo di complimenti verso la Juventus: già in passato ha dichiarato di essersi ispirato alla Juventus di Marcello Lippi, con la quale il suo Manchester ebbe epici scontri in Europa.
Per fortuna esistono ancora persone che capiscono di calcio: qui in Italia, cosa del resto tipica della nostra storia, c'è chi vorrebbe far credere che quella Juve fosse il simbolo del male; ma, evidentemente, in Europa la barzelletta farsopolara ha il credito che merita. Zero.

Per chi capisce di calcio è il campo che parla. Con buona pace delle gazzette, di Sandulli e di Guido Rossi.
Loro ancora non lo sanno, ma uno sbadiglio li ha già seppelliti.

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martedì 1 settembre 2009

In Porto veritas

Abbiamo ricordato sul sito il ritiro del ricorso al Tar (era il 31 agosto 2006) per ribadire le ragioni del nostro impegno. In quella occasione molti commentatori della domenica ragliarono sulle specificità della giustizia sportiva, che deve essere veloce e non guardare in faccia a nessuno, che può cambiare i giudici in corsa e ridurre i gradi di giudizio. Una giustizia sportiva, a loro dire, che impone alle società di fermarsi alle sentenze alla Sandulli.

Prendiamo spunto da quei ragli per ricordare il caso del Porto, rimasto coinvolto nello scandalo dei "fischietti d'oro" del 2003-2004. La Federazione portoghese nel 2008 penalizzò il Porto di 6 punti per tentata corruzione e a quel punto l'Uefa, regolamenti alla mano, escluse il Porto dalla Champions; la squadra portoghese però, si è rivolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna (si vede che lì non c'erano liti tra eredi, e montezemoli a intervenire come garanti), che il 15 luglio 2008 ha invalidato l'esclusione e rimandato la pratica all'Uefa per gli approfondimenti del caso. Nel luglio 2009 l'Uefa, dopo averci ragionato a lungo, ha deciso di depennare il procedimento prendendo atto di "non essere in diritto di decidere"; e così anche quest'anno il Porto disputa la Champions.

Nessun Guido Rossi e nessun Sandulli, ma un richiamo al diritto da parte della stessa Uefa, questa è la verità che si ricava dalla vicenda del Porto; vicenda che sarà certo diversa da quella di Calciopoli, fermo restando, però, che alla fine è appunto una questione di diritto, di regole da applicare, ma anche di diritti da rispettare, di leggi e norme di carattere generale che non possono essere offese dalla specificità del calcio; la giustizia sportiva, questo si ricava, non può essere una specie di terra di nessuno dove si emettono sentenze senza capo né coda, e poi arrivano gli esperti della domenica a dire "chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato".

La vicenda del Porto è quindi la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che nell'estate 2006 sono state dette (e fatte) un sacco di cazzate. Certo è una amara consolazione, ma ricordiamoci che la scorsa estate il professor Sandulli ha dovuto ammettere pubblicamente che nello scandalo del 2006 non c'erano illeciti, e si è punito il reato associativo e che di tutte le cazzate di quella estate questa potrebbe essere la più grande di tutte, e di sicuro è la più importante. Perché il reato associativo all'epoca non era previsto dal Codice di Giustizia Sportiva; perché il reato associativo è lo stesso contestato nel processo di Napoli.

E' per questo che abbiamo sempre detto, e ribadiamo, che sarà fondamentale la sentenza definitiva sulle accuse dibattute a Napoli. In dipendenza di quella sentenza dovremo noi, tifosi e azionisti, dire legalmente la nostra: ci sarà tempo e modo per studiare come difendere i nostri interessi, ricordando che i due scudetti revocati hanno, tra l'altro, a che fare con la ripartizione del ricavato dei diritti TV. A parte, cioé, tutti i danni patrimoniali provocati a suo tempo dalla sentenza Sandulli, ce ne sono altri che potrebbero arrivare nei prossimi anni; quand'anche sui primi la rinuncia al Tar avesse chiuso la porta a ogni tipo di ricorso, sui danni a venire sono aperte porte e finestre.

Sarà di sicuro una storia ancora lunga, ma la verità venuta fuori nel caso del Porto è lì a dirci che è possibile che alla fine a deciderla non siano Guido Rossi e Montezemolo. Loro ci hanno provato nell'estate 2006 (con quella specie di processo, e con l'inaccettabile rinuncia al ricorso al Tar), e potrebbero aver commesso qualche errore; a deciderla a tempo debito potremmo essere noi: diecimila, ventimila o magari, perché no, cinquantamila juventini veri che difendono i loro diritti.

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lunedì 1 giugno 2009

Santo o delinquente?


Davvero singolare la figura di Enrico Preziosi: come presidente del Genoa ieri notte ventimila tifosi lo hanno beatificato in piazza (della Vittoria), mentre per la giustizia sportiva è delinquente e recidivo (non solo la valigetta ma anche il fallimento del Como e altri reati minori).

All'epoca del processo per la valigetta è venuto fuori che la sentenza era stata scritta dal Sandulli di turno al mare, prima ancora che deponessero i testimoni; lui, in compenso, ad una cena alla quale aveva invitato Galliani si è presentato con un registratore nascosto addosso sperando di fare scoperte importanti (una specie di Tavaroli in sedicesimo).

Questo per dare un'idea del mondo del calcio; da allora, in ogni caso, è stata una serie di mosse azzeccate sia nel calcio che nel suo lavoro: il Genoa l'anno prossimo gioca in Europa e i suoi giocattoli vanno forte anche in America; lo scorso anno il bilancio del Genoa ha chiuso in attivo ed anche quest'anno con l'operazione realizzata con l'Inter ha portato a casa un grosso utile (vero, non per finta), oltre al fatto che il Genoa di Gasperini, per riconoscimento generale, ha espresso il calcio più spettacolare.

Resta il dubbio iniziale che rimanda, più in generale, al funzionamento e alla valenza della giustizia sportiva. Abbiamo segnalato sul nostro blog, tanto per dire, che per effetto dei colloqui che ha avuto direttamente con Moratti per parlare di Milito e Motta (e magari anche di qualcos'altro...) Palazzi doveva aprire un fascicolo sul presidente dell'Inter, ma non si è saputo niente; in compenso oggi il Giudice Sportivo ha inibito Preziosi per altri venti giorni perché ieri è andato in campo a salutare pubblico e giocatori (da inibito non poteva farlo).

Abbiamo, cioè, la conferma che la giustizia sportiva fa e non fa in base ad una logica che con i regolamenti e il Codice non c'azzecca proprio niente, come se Palazzi fosse una specie di variabile impazzita (oppure estremamente lucida, di qui non si scappa) nel mondo del calcio già incasinato di suo; così i tifosi del Genoa festeggiano e beatificano Preziosi, e di Palazzi e dei suoi fascicoli a loro non frega un cazzo.

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domenica 17 maggio 2009

Quattro, con la condizionale

Vincere sul campo è sempre bello e non abbiamo niente contro il tifoso interista che festeggia lo scudetto, ce l'abbiamo con la stampa che, quasi tifasse per l'Inter, va dietro a Moratti che festeggia il "quarto scudetto" e così supera anche suo papà che di scudetti ne aveva vinti tre.

Sul quattro qualcosa da dire ce l'abbiamo, perché il primo di questi quattro è quello dell'estate 2006 ed è stato assegnato da Guido Rossi dopo la sentenza Sandulli. Si dà il caso che le sentenze alla Sandulli (cioé definitive) possono anche non reggere all'usura del tempo; nel caso di Guardiola per esempio, e ne abbiamo scritto anche noi, la sentenza ha resistito otto anni e poi, su richiesta del condannato, si è dovuto revocarla.

Dall'estate di Calciopoli di anni ne sono passati solo tre; nel frattempo a Milano c'è un processo sul dossieraggio di Tavaroli e tra i dossier ce nè uno sul calcio, e chissà che il processo non riesca ad accertare chi l'ha ordinato e cosa ne ha fatto; a Napoli le accuse di Calciopoli sono al vaglio della giustizia ordinaria e ci vorrà tempo per stabilire se Giraudo e Moggi erano dei delinquenti, come i carabinieri hanno scritto nella trama che poi è servita a Sandulli tre anni fa; tra i due processi potrebbero anche esserci dei collegamenti.

Fa bene, allora, chi ha vinto sul campo a festeggiare, ma chi parla di quattro non è un galantuomo; galantuomo è il tempo, che per togliere tutti i dubbi ha bisogno di un po' di anni. Il primo di quei quattro non è stato vinto come quest'anno da Ibra e Julio Cesar, ma è stato assegnato all'Inter dal suo ex consigliere Guido Rossi; assegnato, verrebbe da dire, con la condizionale.

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giovedì 9 aprile 2009

Mezzo scudetto, mezza verità

Ospite di Chiambretti, Mancini ha detto che con l'Inter ha vinto due scudetti e mezzo, evidentemente perché quello assegnato dall'ex-consigliere Guido Rossi uno scudetto non è neppure per lui. Una novità, viene da dire, che ha fatto scrivere ieri alla Stampa "Mancini restituisce mezzo scudetto", una novità che fa riflettere.

Riprendendo da Tuttosport di ieri, Mancini ha ribadito le accuse dell'estate 2006 ("sono stati altri a fare cose che non andavano fatte") aggiungendo però che quelle cose "non erano nemmeno necessarie vista la forza di quella Juventus". Se ci riflettiamo bene è la prima volta che viene riconosciuta la forza della Juve di Giraudo-Moggi-Bettega, la prima volta che le sconfitte dell'Inter vengono ricondotte dal suo ex-allenatore alla superiorità dei bianconeri sul campo. Forse è esagerato dire che lui ha restituito mezzo scudetto, si potrebbe però dire che Mancini ha finalmente detto una mezza verità.

Diciamo mezza, e cioè quella sulla forza della Juve, in attesa che il processo di Napoli possa chiarire l'altra parte delle affermazioni di Mancini e cioè quelle brutte cose a cui lui si riferisce, come se fosse al corrente di fatti che per tutti gli altri sono ancora oscuri e che erano oscuri anche a Sandulli, che per scrivere la sentenza definitiva s'è inventato un illecito che non era previsto allora dal Codice di Giustizia Sportiva.

Mezza verità comunque importante, perché fino a ieri Mancini con Moratti, i giocatori e gli ultras diceva che la Juve vinceva gli scudetti solo grazie a Moggi; adesso a cantare che la Juve sa solo rubare, a parte gli ultras e quelli come Zanetti, resterà Moratti che non ammetterà mai di aver buttato nel cesso circa mille miliardi di vecchie lire prima che il suo ex-consigliere gli assegnasse lo scudetto del 2006.

Quello che Mancini ha chiamato mezzo scudetto, dicendo una mezza verità.

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martedì 7 aprile 2009

La terza stella

Gaucci appena rientrato dalla latitanza a Santo Domingo racconta la sua verità a riguardo dello scudetto perso dalla Juventus nel pantano di Perugia. Verità che probabilmente non sarà opportunamente analizzata dai mass media, visto che contraddice le favole fatte emergere da quello scempio che per comodità chiamiamo Farsopoli.
Ecco la dichiarazione "Sì, nell'intervallo arriva il finimondo, un metro d'acqua. Vado dal designatore degli arbitri e gli faccio: se vi azzardate a sospendere la partita, io non faccio giocare domani i miei giocatori e con l'ordine pubblico succede un casino. Collina era l'arbitro e andò a testare il campo: era un disastro ma trovò un pezzetto dove il pallone rimbalzò e si riprese a giocare".

Insomma Gaucci entrò quando la partita era sospesa a parlare con l'arbitro, per influenzarne le decisioni. Ma non basta, per "ammorbidire" Collina paventò la possibilità di tumulti popolari qualora la partita fosse stata rinviata. Ciliegina sulla torta, candidamente l'ex presidente dichiara che l'arbitro per venire incontro ai suoi desiderata trasgredì volontariamente le regole sulla praticabilità del campo.
Bene, coloro che sono stati scippati si trovano sul banco degli imputati in quanto, secondo giudici a nostro avviso estremamente fantasiosi, falsavano i campionati. Se andate a fare memoria, tra l'altro, in quell'anno la Lazio giocava con il suo miglior giocatore provvisto di passaporto falso. Cosa che quella Juve non fece mai, né prima né dopo.

Non ci rimane che festeggiare la terza stella. Di quello che hanno detto gli ineffabili Palazzi e Sandulli non ce ne deve fregar di meno. Una risata li ha già seppelliti (e sputtanati).

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martedì 20 gennaio 2009

Sandulli a Collodi

Ormai il professor Sandulli esterna le sue verità sul processo sportivo dell'estate del 2006 a chiunque gli metta un microfono davanti.
Ieri ha dichiarato all'Agenzia Radiofonica GRT che "Anche se dovessero emergere assoluzioni perché il fatto non sussiste, ciò non avrebbe comunque conseguenze dal punto di vista della giustizia sportiva, che non può ignorare la circostanza che alcune intercettazioni e alcuni comportamenti, come quello di dare ad alcuni schede telefoniche straniere, sono tutti fatti incontestabili, contrari all'articolo uno del codice di giustizia sportiva, che ha altre regole rispetto alla giustizia penale".

Il Professore ormai esterna senza tener conto della logica, non considera, per esempio, il fatto che non può esistere una "verità penale" e una "verità sportiva". O l'associazione per delinquere tesa a inquinare il regolare svolgimento del campionato di calcio esisteva o non esisteva. Tertium non datur. Se non esisteva (leggi anche, assoluzione "per non aver commesso il fatto") occorrerà tenerne conto.

Povero professor Sandulli, vista la sua continua voglia di esternare, di precisare, di spiegare l'inspiegabile, fra poco concederà un intervista alla "Radio Pinocchio" di Collodi. Forse al paese dei Balocchi gli crederanno.

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martedì 13 gennaio 2009

Confessioni in crisi

Oggi alla funzione pomeridiana i vecchi officianti Palombo, Sconcerti, Ferrajolo e Zazza, costretti alla penitenza dopo la sentenza profanatrice sull'accolita Gea, han deciso di anticipare il Verbo che illuminerà il cammino sino al giorno del giudizio:

"La Verità è già emersa, un'assoluzione a Napoli non intaccherebbe minimamente le sentenze della giustizia sportiva".

A preannunciarlo la consacrata liturgia del "l'assoluzione Gea non c'entra con Calciopoli", dopo pochi giorni ormai precetto fondamentale del culto, accompagnata dagli osanna alle sacre tessere svizzere.

Sorprendente concessione all'eresia arriva dal pastore Zazza che invita il Signore a riconsegnare la reliquia dello scudetto per placare gli animi pagani. Assieme al nervosismo degli altri sacerdoti ed alle apparizioni miracolose di San Dulli è l'ennesimo segnale del declino di una fede ormai incapace di arrestare l'avanzata del sacrilego.

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