venerdì 19 febbraio 2010

Sempre più Special

Nella conferenza stampa odierna, lo SpecialOne ha dato spettacolo, prendendosela un po' con tutti: la Roma, il Napoli, Bettega e la Juventus, la stampa spagnola e inglese, etc.

La Roma viene dipinta come una società che, quando deve acquistare un calciatore, tira al ribasso, piangendo per il proprio stato di crisi. Ovviamente, secondo Mou, a parti invertite, quando qualcuno cerca di acquisire le prestazioni di un giocatore giallorosso, la Roma chiederebbe l'impossibile.
La famiglia Sensi, che in questi anni ha ceduto all'Inter (tanto per fare qualche esempio) Chivu e Mancini ringrazia per la considerazione e, probabilmente, se ne ricorderà in caso di assalto a De Rossi.

Del Napoli, viene tirato in ballo il presidente, reo di aver dichiarato che non assumerebbe mai il portoghese. Mourinho risponde che è lui che non andrebbe mai a lavorare per De Laurentiis, ritenendo che questi non abbia abbastanza soldi per pagarlo.
Nella città partenopea pare che se ne faranno una ragione.

Bettega aveva detto di rifiutarsi di commentare gli episodi che riguardano altri, ritenendo evidentemente più produttivo (e più giusto) pensare agli affari propri. Manco a dirlo, Mou la pensa diversamente, ricordando come in questi giorni tutti parlino di Bayern-Fiorentina. E, per rafforzare la propria tesi, cita il fatto che ne abbiano parlato i giornali, le televisioni, i presidenti di Lega Calcio e Federcalcio, il presidente dell'Uefa, Rummenigge, Van Gaal, Della Valle e Prandelli. E si chiede quindi (non senza aver fatto appello alla coerenza) perché si debba fare come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia, e non si possa invece parlarne.
Ora, visto che quelli da lui citati come soggetti che hanno trattato l'argomento sono i media, le istituzioni e le parti in causa... ci chiediamo come Mourinho consideri se stesso: un giornalista, un'istituzione del calcio o un esponente di Bayern e/o Fiorentina?

Aggiunge poi, rivolgendosi al sig. Bettèga (sic!), che in Italia c'è una sola area di rigore di 25 metri.
Da Torino pare sia già partita la richiesta di ampliamento anche dell'area di rigore di San Siro: non sia mai che non fossero sufficienti i goal segnati su passaggio di braccio, o direttamente di mano, o con quattro-cinque giocatori in offside... meglio stare sicuri!

Per quanto riguarda la stampa spagnola e le voci, apparse su alcuni giornali, riferite ad un suo ipotetico passaggio a fine stagione al Real Madrid, lo SpecialOne si rifiuta di commentarle, limitandosi a definirla una stampa poco onesta. Stesso trattamento, o quasi, viene riservato alla stampa inglese, a proposito dell'intervista su Inter-Chelsea: lui non parla con certa gente. Loro lo cercano, vorrebbero... lui no.
Beh, in fondo, è sempre meglio dell'accusa di "prostituzione intellettuale" con la quale liquidò a suo tempo i media italiani.

Lasciamo al lettore il compito di valutare il ritratto che emerge da questa serie di dichiarazioni, giudizi lapidari e perle di saggezza.
E' sempre un piacere sentirlo, al punto che ci chiediamo come si sia riusciti a farne a meno fino a un paio d'anni fa... e stiamo cominciando a chiederci come potremo rinunciarvi in futuro. Un futuro che, anche alla luci dei toni usati in queste dichiarazioni, sembrerebbe essere più prossimo di quanto non si pensasse.

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martedì 16 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, non le curve!


La strategia è la stessa usata per i cori idioti contro Balotelli: se c'è di mezzo la Juve, tra Milano e Roma, in una specie di gioco concordato a tavolino, c'è la gara a chi fa il più moralista e a chi pretende le pene più esemplari. Con Balotelli il gioco è riuscito, domenica ci hanno riprovato con gli incidenti di Juve-Genoa e le bombe carta.

Di bombe carta a Roma stanno facendo collezione dall'inizio del campionato: ci sono state quelle idealmente indirizzate alla Sensi, quando la Roma non vinceva, quelle indirizzate a Lotito quando perdeva le partite e anche ai giocatori, e nel mezzo quelle bipartisan del derby, con i tifosi che se le scambiavano tra di loro. Nessun giornalista ha osato fiatare, gli ispettori di Palazzi hanno approfittato per derubricare le bombe carta a petardi, e così ancora l'altra domenica i tifosi della Roma sono stati autorizzati ad andare in trasferta a Firenze, dove hanno logicamente inscenato la solita zuffa pre-partita.

Domenica, invece, c'era di mezzo la Juventus e così è scattato il moralismo a senso unico, il famoso fare il frocio col culo degli altri: a Novantesimo Minuto hanno fatto sentire l'arrabbiatura del capo della Polizia; Repubblica e Corsera hanno commissionato i soliti pistolotti sulle pene esemplari, per cui ieri i due giornali parlavano di prossima partita della Juve a porte chiuse, e di quella col Genoa che era da sospendere.

Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.

A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono.

Aspettiamo ora le decisoni della Giustizia Sportiva, e intanto ci sentiamo di dare un modesto suggerimento al Viminale: sperando di ridurre la violenza negli stadi, valutate di chiudere semmai le redazioni sportive, e non le curve; valutate bene se le bombe di carta sparate sui giornali e in televisione non siano le mamme di tutte quelle che poi scoppiano negli stadi.

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giovedì 11 febbraio 2010

Politica laziale


Lo scrivevamo giusto pochi giorni fa: le squadre romane godono di un trattamento speciale rispetto a tutte le altre. Trattamento politico, verrebbe da dire. Del resto Roma non è "a' Capitale"?

La traballante posizione in classifica della Lazio e i mugugni degli elettori-tifosi hanno immediatamente fatto scattare il campanello di allarme nei palazzi romani. Si sprecano le grida di dolore da destra (Gianni Alemanno, sindaco di Roma) e da sinistra (Montini, vice presidente della Regione Lazio).
Il fatto curioso è che da entrambe le parti si fa la premessa che la politica non deve occuparsi di calcio, premessa che ricorda il famoso proverbio della gallina che ha fatto l'uovo per prima.
Poi i politici si lanciano nei soliti peana su Roma che non merita "una squadra in tilt", e le solite promesse di aiuto.
Come se fino ad ora di aiuto le squadre romane ne abbiano avuto poco. Nessuno si è dimenticato dei contributi previdenziali evasi dalla Lazio (gestione Cragnotti), che lo Stato ha accettato di ricevere in comode rate ventennali. Nessuno si è dimenticato dei debiti della Roma con Unicredit, e dei costanti interessamenti di illustri tifosi da destra e manca per il salvataggio della società.
Verrebbe da pensare che qualche pressione politica sia arrivata anche quando qualcuno fu colto con i regali per gli arbitri tra le mani (leggi Rolex in oro). In quel caso tutti d'accordo: semplici cadeaux, solo romano buon cuore.
Certo poi ci sarebbero altri, brutti, sporchi e cattivi, sotto processo per aver fondato una associazione a delinquere simile alla mafia e alla P2, che regalava all'arbitro la maglietta di Kapò (vedi vignetta). Ma si sa, se a Torino regalano una maglietta si tratta di tentativo di corruzione, se a Roma regalano Rolex in oro si tratta di buon cuore. E poi Roma, Caput Mundi, è come la moglie di Cesare; senza passato, e al di sopra di ogni sospetto.

Una situazione grottesca e tristissima, tanto più in questo periodo storico dove l'Italia è piena di fabbriche occupate da operai in rivolta per un posto di lavoro (e una vita) che sfugge via.
Ma i politici (di destra, centro e sinistra) hanno altro a cui pensare. Forse perché nella Capitale le fabbriche non esistono. Loro sono "a' Capitale", e hanno i Ministeri.
Chissà che per svegliare questi politici non sia necessario arrivare al default dello Stato. A quel punto i ministeriali senza stipendio saliranno sui tetti dei ministeri. Naturalmente armati di sciarpetta della Maggica o del Piovarolo al collo. Auguri.

Drago di Cheb

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martedì 9 febbraio 2010

Assalto a Lotito?

Vi risparmiamo i predicozzi. L'assalto di oggi al centro sportivo della Lazio da parte di un migliaio di tifosi non può essere considerato una sorpresa. Forse lo sarà solo per chi si abbevera dai mezzi di informazione tradizionali, soprattutto se romani.
Dal punto di vista calcistico Roma è una polveriera in perenne rischio di esplosione. Radio locali sempre pronte a fomentare il vittimismo, un tifo caldo e appassionato, una organizzazione capillare degli ultras e inoltre personaggi equivoci che questo tifo vorrebbero incanalare per fini poco chiari.
Una miscela esplosiva che ha causato negli anni episodi inquietanti: assalti a caserme e commissariati, accoltellamenti selvaggi ai glutei dei tifosi inglesi, pressioni alle proprietà (spontanee o ordite da qualcuno?) affinché cedessero le quote di controllo dei due club.
Un po' di tutto. E l'episodio dell'assalto a Formello potrebbe nascondere, come già avvenuto in passato, una pressione a Lotito affinché ceda la società, cosa che tra l'altro non sarebbe una novità.

Il punto è che questa situazione folle non viene descritta come meriterebbe dai giornali e dalle TV.
Tutti pronti però a chiedere condanne e chiusure dello stadio per dei semplici cori, seppur idioti e deprecabili, contro un giocatore di colore. Si guarda la pagliuzza nell'occhio di qualcuno, e non si vede la trave nell'occhio di qualcun'altro.
Perché questo doppiopesismo? Perché questa doppia morale? Sembra normale che la Questura di Roma distolga dai servizi a tutela del cittadino centinaia di poliziotti per proteggere da un assalto folle il centro sportivo di una squadra di calcio?
Eppure, vedrete, anche questa volta su ciò che accade a Roma cadrà la solita coltre di omertà e silenzio.
La cosa migliore sarebbe stata lasciar fallire chi meritava di fallire. Qualche anno di riposo avrebbe fatto bene anche ai tifosi troppo esagitati, manovrati o meno che siano.

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lunedì 8 febbraio 2010

L'osservatorio osserva davvero?

Il 20 gennaio l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive presso il Ministero degli Interni aveva indicato Inter-Juve come una gara a rischio: immediato è scattato il divieto all'acquisto di biglietti per i tifosi juventini.
Il 27 gennaio sempre lo stesso Osservatorio ha identificato Fiorentina-Roma come gara a rischio: non è stato preso nessun provvedimento particolare.
Infine, per l'Osservatorio la partita Udinese-Napoli non rivestiva particolare interesse, non era una gara a rischio.

7 Febbraio 2010 - Ansa ore 22:18:
Prima di Fiorentina-Roma 200 tifosi viola hanno lanciato sassi e oggetti a un gruppo di ultrà romanisti prima d'esser fermati dalla polizia.
Questa ha evitato il contatto tra i due gruppi. Le forze dell'ordine hanno poi proceduto al fermo di alcuni tifosi della Fiorentina, ora in questura con alcuni tifosi romanisti che tentavano di entrare allo stadio senza biglietto. Poi, appena iniziata la gara dal settore degli ultrà romanisti è partito un fumogeno verso i sostenitori viola.

Ansa ore 23:27:
Otto tifosi napoletani, dei 10 fermati dopo gli scontri allo stadio Friuli prima della partita Udinese-Napoli, sono stati arrestati.
Si tratta di giovani di età compresa tra i 20 e i 25 anni. Le ipotesi di reato vanno dal possesso di droga, di bastoni e spranghe, alle lesioni aggravate.

Visti i risultati, cominciamo a nutrire dei dubbi sulle valutazioni dell'Osservatorio e sulle conseguenti decisioni del CASMS.

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mercoledì 3 febbraio 2010

Azionariato popolare a Roma?


E' di oggi un articolo del Sole 24 Ore che illustra (in modo un po' confusionario, a dire il vero) un presunto progetto di azionariato popolare per la AS Roma in forte crisi finanziaria.
Pare che degli studi professionali stiano selezionando 83 (come gli anni della società) tifosi Vip disposti ad entrare nella compagine azionaria. Questi azionisti, non si sa bene come, sarebbero una specie di testa di ponte in attesa delle sottoscrizioni dei tifosi. Quegli stessi tifosi che, fino a qualche mese fa, invitavano rumorosamente, con massiccio (e non sanzionato) utilizzo di bombe carta, la Sensi ad andarsene e adesso dovrebbero mettere dei soldi per consentirle di pagare i debiti e prendersi lo "stipendio" di più di un milione all'anno.
Non pare chiarissimo come la cosa si coniughi con gli interessi della famiglia Sensi, con quelli del creditore Unicredit e con le ambizioni dell'imprenditore Angelini, che vorrebbe rilevare la società.
La famiglia Sensi darà mai il proprio nulla osta ad un eventuale aumento di capitale per far entrare gli ingombranti 83 tifosi Vip?
Oppure questi devono acquistare le azioni sul mercato e fare successivamente pressione sui Sensi per arrivare a quell'aumento di capitale che, sottoscritto dai tifosi, trasformerebbe la Roma in una public company? Insomma, grazie al loro potere porrebbero in essere l'eterna regola italiana per la quale "le azioni si pesano e non si contano"?
Ci auguriamo che non sia così.
Anche perché tra i tifosi Vip in questione l'occhio ci è caduto su un tifoso veramente particolare. Non un industriale, un cantante o un ricchissimo ex dirigente aziendale in pensione, ma un politico.
Ma mica un peone del Parlamento. Si tratta di un nome eccellentissimo. Ex Presidente del Consiglio, ed ex Ministro degli Esteri, nonché leader maximo di uno dei partiti numericamente più importanti in Parlamento. Sì, proprio quel Massimo D'Alema eccellentissimo Ministro del Governo in carica all'epoca di Farsopoli. Governo che, ricorderete, scelse come Commissario della Figc quel Guido Rossi in palese conflitto d'interesse visti i suoi trascorsi interisti.
Caro D'Alema, usi il potere conferitole dal popolo che l'ha votata per cercare di risolvere i problemi degli italiani. Non si occupi di calcio, e non prenda le parti di una squadra, magari a discapito di altri.
E' molto meglio, si fidi.

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lunedì 25 gennaio 2010

Il Mou furioso!

Ieri sera non abbiamo visto il derby e abbiamo saputo, solo a tarda serata, che l'Inter ha vinto pur finendo la partita in nove.
Campionato che sembra ormai chiuso, sigillato con la ceralacca, come le bolle papali. Anche se lo special-uno lancia delle accuse pesanti, molto pesanti.
Il cui significato non è stato compreso appieno. O non si è voluto comprendere. Ha infatti dichiarato nel post-partita: "Abbiamo capito tutto, abbiamo capito che non è stato un caso che Rocchi ha dato il cartellino rosso a Sneijder..."; ed ancora: "Non ce lo faranno chiudere. Lo penso dalla partita con il Bari, quando non è stato dato quel cartellino rosso a Bonucci... Le difficoltà continueranno, ma credo che riusciremo a vincere questo scudetto". Ricordiamo, innanzitutto, che l'arbitro Rocchi lo scorso dicembre è stato assolto al processo di Napoli, e che non è mai stato indagato dalla giustizia sportiva!
Ma la domanda principale è: a chi si riferisce Mourinho quando dice "Non ce lo faranno vincere"? Chi sono costoro? E soprattutto, perché non vorrebbero far vincere l'Inter? A quale scopo?
Appare evidente che se non vince l'Inter vince qualcun altro (non certamente la Juve!), quindi, se c'è qualcuno che rema contro l'Inter, rema pro-avversaria dell'Inter (Milan? Roma?). Ma allora continua ed esistere nel mondo del calcio un sottobosco che trama nell'ombra. O forse (come crediamo fermamente) il vero sistema non è mai saltato, lo scalpo di Moggi è stato esibito su tutte le piazze (mediatiche e non) d'Italia, additato come il Sioux cattivo che incendiava i raccolti (dell'Inter) ed attaccava le fattorie indifese (squadre romane e milanesi). Adesso mister-Mou dice di no, c'è ancora del marcio, qualcuno che ancora trama contro l'"Invencible Armada".
Mister Mou abbia coraggio (cosa di cui non dubitiamo), faccia i nomi, ci dica chi non vuole che l'Inter vinca lo scudetto!

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venerdì 8 gennaio 2010

Curva Sud in casa Rai


Lo abbiamo detto in più di una circostanza: i giornalisti Rai sono sfacciatamente filo romani, ed in particolare filoromanisti. Ora ne abbiamo la prova.
Ecco cosa dichiara il giornalista Rai Bruno Gentili a Radio Incontro: "Che la Rai sia fortemente caratterizzata dalle parti di Viale Mazzini da una folta colonia giallorossa è cosa risaputa. La redazione romana, quando gioca la Roma, si trasforma in una piccola Curva Sud".
Ora, dire che la redazione Rai è una colonia romanista vuol dire anche che è una colonia antijuventina. E' facile quindi spiegare lo zelo forcaiolo con cui la Rai trattò il caso di Farsopoli. Immaginiamo anzi che in quel periodo i baretti sotto la sede Rai abbiano fatti dei grandi affaroni a furia di brindisi per celebrare la Juventus in B, brindisi pagati con lo stipendio preso dalla Rai, ente pubblico foraggiato con i soldi dei contribuenti. Tutti i contribuenti. Compresi quei milioni di tifosi juventini che hanno visto la loro società distrutta, prima sui mass media e poi nei tribunali sportivi, senza un minimo di difesa.
Eppure grandi giornalisti come Biagi (non juventino), Bocca e Ostellino avevano sostenuto l'innocenza della Juve. I redattori da curva sud della Rai erano evidentemente troppo intenti a brindare per registrare un loro intervento.
Questo è lo stato dell'informazione pubblica in Italia, e non solo in campo sportivo. Forse la colpa è anche nostra, visto che paghiamo il canone senza protestare.

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venerdì 27 novembre 2009

Ci sono neri italiani

Balotelli è più italiano dei razzisti che lo negano


Balotelli è italiano.

Piaccia o no a quei signori che non perdono l'occasione per negarlo con assurde elucubrazioni di ordine razziale. Certa gente e certe idee sono un male per la società, e non solo per lo sport.

Tuttavia, diciamo no anche all'indignazione a corrente alternata. E' becero e vergognoso razzismo dire che "Balotelli non è italiano", certo. Ma cosa significa il grido "Milanisti ebrei" di parte della curva interista?
Inoltre, qualcuno ci dovrebbe spiegare come viene giudicata la maglia del Liverpool sfoggiata da un tifoso della Fiorentina, e inneggiante alla tragedia dell'Heysel.
E cosa dire delle continue offese alla città di Napoli che siamo costretti a sentire in tutti gli stadi d'Italia?
A proposito di violenza, parliamo di quella vera: cosa dire delle decine di inglesi accoltellati sul sedere, come assurda e folle rappresaglia per il famoso 7 a 1 subito a Manchester dalla Roma?

Cosa hanno da dire i farisei e i sepolcri imbiancati su questi episodi?

Noi di ju29ro.com saremo pronti ad accettare e a condividere una condanna alla Juventus, anche durissima, se questo potesse servire a cacciare dallo stadio quella sparutissima minoranza che ammorba l'aria con i suoi slogan folli e criminali.

Ma la legge vale per tutti? Se non è cosi, continueremo comunque a batterci contro il razzismo, ma anche contro lo sdegno a senso unico della stampa.

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lunedì 16 novembre 2009

Modello Triade per gli stadi italiani

Piano piano le nebbie della disinformazione e della confusione si stanno diradando sull'annosa questione degli stadi di calcio. Il modello che sempre di più appare vincente è quello ideato dalla Triade juventina e dal Comune di Torino: l'acquisto dello stadio comunale da parte della società di calcio cittadina.
La relativa ristrutturazione è a carico della società di calcio, che però usufruisce della possibilità di costruire alcune strutture commerciali tali da garantire la sostenibilità dell'investimento.

Diciamo questo perché anche a Napoli e a Cagliari si sta scegliendo questa strada, che senza dubbio è la più efficace, oltre che la migliore dal punto di vista sociale.
Infatti si evita un danno al Comune (e a tutti noi), che così evita l'azzeramento (o quasi) del valore di uno dei suoi asset. Azzeramento che sarebbe quasi certo nel caso in cui venisse concessa l'autorizzazione per la costruzione di uno stadio ex novo.
Dall'altro lato, evitando la concessione edilizia per un nuovo stadio si tutelano le città anche sotto l'aspetto paesaggistico: le aree dove può essere costruito uno stadio (con annessa e inevitabile colata di cemento) non sono infinite, e sono per di più preziosissime se si tratta di zone verdi.

Ora, non rimane che attendere che queste semplici considerazioni vengano fatte anche a Roma. E che, di conseguenza, vengano bloccati i progetti che prevedono la costruzione del terzo e quarto stadio della città (con annesse mega colate di cemento per cubature pari a quelle di piccole città di provincia).
Se il Coni (proprietario dell'Olimpico) e il Comune di Roma hanno paura di copiare un progetto architettato dalla Triade bianconera, possono sempre dire di essersi ispirati al sindaco Chiamparino. Ciò che conta è il risultato.

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mercoledì 11 novembre 2009

Da Mezzaroma a Tuttaroma

La situazione della Roma ci viene descritta come disperata. Meglio ancora, ad essere disperata dovrebbe essere la situazione della famiglia Sensi, oberata di oltre 330 milioni di euro di debiti nei confronti di Unicredit. Sia chiaro, molti di questi debiti hanno origine negli anni ruggenti della gestione allegra della Roma da parte di Sensi padre, evidentemente ben coadiuvato da Franco Baldini.
Poi, questi debiti sono stati spostati con apposite alchimie finanziarie alle società (Roma 2000 e Italpetroli) a monte di AS Roma. L'obiettivo apparve chiaro fin dal primo momento: consentire all'asset più prezioso del gruppo Sensi di iscriversi al campionato di calcio, iscrizione altrimenti preclusa viste le regole sui bilanci.
Tutto questo armeggiare è senz'altro stato utile per guadagnar tempo in attesa di tempi migliori. Sfortuna ha voluto che i tempi migliori non siano arrivati, nonostante la retrocessione della Juve abbia dato una bella mano grazie alle qualificazioni in Champions.
E ora tutte le contraddizioni della strategia escono a galla: Unicredit ha addirittura iniziato a requisire gli alberghi dei Sensi, e addirittura tratta con la famiglia per arrivare alla vendita della Roma. Evidentemente l'unico modo per abbattere il debito.

E qui però deve esserci qualche problema: secondo il Corriere dello Sport, Unicredit spingerebbe per la vendita all'imprenditore farmaceutico romano Angelini, coadiuvato dall'immobiliarista Mezzaroma.
Fosse vera questa ipotesi, la cosa sarebbe straordinaria: Mezzaroma è anche socio (oltre che cognato) di Lotito nella società S.S Lazio S.p.A. Sì, avete capito benissimo, rischieremmo di avere un soggetto socio di ambedue le squadre romane. Con buona pace dei paroloni sul conflitto di interessi (che evidentemente vale solo tra Moggi e suo figlio), e una pernacchia alle rivalità cittadine.

Un calcio sempre più sommerso da infinite contraddizioni. E Petrucci e Abete dormono il sonno del giusto, probabilmente in attesa delle grandi abbuffate dell'Olimpiade 2020 o dell'Europeo 2016.

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martedì 10 novembre 2009

I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!

Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.

Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.

Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.

La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.

Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.

Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.

In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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sabato 24 ottobre 2009

Stadi: tra grandeur e furbaggine

Abbiamo letto con stupore il pezzo di Fulvio Bianchi nella sua rubrica "Spy Calcio", questo perché il giornalista è molto addentro alle cose di politica sportiva.

Nel suo articolo ci racconta che ci sono problemi per quanto riguarda la legge, in fase di approvazione, sugli stadi. Bianchi se ne rammarica, e secondo noi fa male.
In realtà la legge sugli stadi (ma il medesimo discorso si può fare anche sulle candidature farsesche per ospitare le Olimpiadi) non sta incontrando problemi per la cattiveria dei politici: semplicemente stanno, piano piano, affiorando le contraddizioni.

L'organizzazione di una Olimpiade, per esempio, non deve essere portata avanti con l'unico scopo di impostare un'operazione di "Keynesismo sportivo", per dare dei contributi a pioggia ad una città e al suo territorio circostante. In realtà, in Italia si vorrebbe fare questo, e di conseguenza scoppia la guerra tra poveri.
Le Olimpiadi, generalmente, per il paese ospitante rappresentano il premio del mondo per il suo forte sviluppo economico e politico (non a caso l'Italia le ospitò nel '60 in pieno boom economico). Inutile fare gli esempi della Cina o del Brasile, tutti abbiamo capito che è così. Chi crede di risolvere i propri problemi economici con un'Olimpiade sbaglia di grosso e questo lo sa, presumiamo, anche il Cio.

Per gli stadi, in scala minore, il discorso non cambia: non si può pretendere di costruire uno stadio per risolvere i problemi di insolvenza delle società di calcio.
Se passa questa impostazione, allora, per costruirlo è necessario concedere cose che non stanno né in cielo né in terra. Infatti, la Lazio propone di costruire una città, al fine di rivendere appartamenti e locali commerciali, per ricavarci lo stadio gratis. Medesimo discorso vale per la Roma.
Senza contare il fatto che, secondo Legambiente e Wwf, si vanno ad intaccare spazi soggetti a vincoli ambientali o archeologici. Non si può sperare che, in onore al dio pallone, si sacrifichi tutto. Era ovvio che, presto o tardi, qualcuno si sarebbe opposto.
Abbiamo fatto l'esempio di Roma e Lazio ma, sia chiaro, il discorso vale per tutte le società.

Senza contare il fatto che, a nostro umile avviso, un supplemento di indagine è quanto mai necessario anche per valutare al meglio la sostenibilità economica delle proposte. Diciamo questo perché la situazione dell'immobiliare è critica in tutto il mondo, sia nel ramo commerciale che nel ramo residenziale. L'Italia non fa eccezione (sebbene il mercato italiano abbia alcune peculiarità). Vogliamo parlare, per esempio, del caso Zunino? Vogliamo parlare dell'Expo 2015 di Milano?
Siamo sicuri, insomma, che un mega investimento nell'immobiliare (a debito, per giunta!) sia la salvezza per le squadre di calcio ultraindebitate? Noi, senza un supplemento di indagine e di riflessione da parte del Parlamento e degli Enti Locali competenti, abbiamo paura che l'operazione rischi di diventare la pietra tombale del calcio italiano.

Lo ripetiamo da tempo: la strada maestra è quella del risanamento dei conti, con valorizzazione dei settori giovanili e ingaggi più bassi. Tutte le altre strade sono solo dei pericolosi salti in avanti. Siamo stati i primi a dirlo, per fortuna, ora, altri si stanno svegliando.

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venerdì 23 ottobre 2009

Il Sesto Sensi

Ci prova da tutte le parti Rosella Sensi a dare una parvenza di dignità alla Roma, sia a livello manageriale sia a livello sportivo. Tra la smentita dell'operazione di Totti associata all'incertezza sulla data di rientro del pupo, e la ventilata offerta dell'Arsenal a De Rossi, si inseriscono altre due notizie, di certo non positive.
L'offerta, rifiutata da Boniek, di far parte dell'organico giallorosso in qualità di ambasciatore all'estero senza portafoglio, o forse, con solo il portamonete. Boniek, seppur ringraziando, ha declinato, senza nascondere che avrebbe preferito ricoprire un ruolo ufficiale e magari meglio remunerato. L'unica nota positiva è la riconferma che Zibì continuerà a fare l'assistente sociale di una lupa senza più latte, dichiarando che farà del suo meglio per sostenerla all'estero in vista della probabile prossima nomina di ambasciatore degli Europei polacchi del 2012. Dovesse andar male, continuerà sicuramente a tener bordone alla Sensi facendo il bello di notte in qualche trasmissione televisiva.

La seconda notizia sarebbe il tentativo di monetizzare al massimo vendendo i depositi di gas a Civitavecchia e Vibo Valentia. La Sensi vorrebbe racimolare 100 milioni, ma il prezzo di mercato sembrerebbe non superare i 30 milioni secondo le ultime offerte rifiutate.

Unicredit continua a fare il tifo per la Roma, almeno fino a quando non riuscirà a trovare il modo per rientrare dallo scoperto del debito di 400 milioni. Ad ogni buon conto, Unicredit ha fatto emettere decreto ingiuntivo e speriamo vivamente di non vedere in mezzo a qualche partita i Carabinieri che entrano in campo e sequestrano Totti per conto di Profumo.

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mercoledì 14 ottobre 2009

Un Sudafricano a Roma

Siamo alla vigilia della passerella premondiale dell'Italia contro Cipro, una partita disinnescata dal meritato pareggio contro l'Irlanda, ed in effetti si parla di tutto tranne che della partita.
Non abbiamo nemmeno cominciato a giocare il mondiale che già si pensa al sostituto di Lippi, chi sarà mai il Donadoni di turno questa volta? Risposta difficile, Ancelotti, Capello, oppure promuoveranno Casiraghi?
Gli altri argomenti sono i tre tormentoni che ci porteremo avanti a lungo: Cassano a furor di popolo in Nazionale, Lippi Direttore Tecnico della Juventus stagione 2010/2011, ed il più chiacchierato, il ritorno di Totti in Nazionale. Due pesi e due misure se non tra i media, almeno nella testa di Lippi, che rifiuta a prescindere ogni apertura a Cassano, giovane sano e talentuoso, mentre per il Pupone, acciaccato goleador nell'anno solare, nicchia e lascia socchiusa la porta.
Ma Antonio e Francesco sono ancora amici? Il "furor di popolo" sembra non aiutare Fantantonio mentre, si sa, quando una porta viene solo appoggiata, le correnti aiutano a spalancarla. Abete ha dichiarato "Francesco vorrebbe, Lippi potrebbe...", De Rossi spinge il capitano dal ritiro di Coverciano "Totti azzurro? Sarebbe bello", e Lippi stesso non esclude nessun nome. E i media? Beh tra sondaggi, dichiarazioni di stima e titoloni la volata a capitan presente la stanno tirando.

Sarebbe bello, sì, sarebbe bello per Totti prendere l'aereo per il Sudafrica, specialmente se il biglietto l'ha pagato qualcun altro, correndo e sudando.

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venerdì 9 ottobre 2009

Mascherano e mascariate

"Sogno o son desto?".
Chissà quanti juventini lo hanno pensato leggendo la notizia che la Juventus avrebbe posato i propri occhi sul centrocampista del Liverpool Mascherano. Pensate un po' che centrocampo: Sissoko, Melo, Mascherano, Marchisio. Roba da far rizzare i capelli in testa agli amanti della "Old Lady" torinese: crediamo, senza dubbio, che in Italia un centrocampo del genere non avrebbe nessun rivale.

Poi, certo, scorrendo le pagine dei giornali (in particolare la Repubblica, con un articolo a firma E. Capodacqua), si torna al solito vecchio tran tran: Cannavaro pizzicato positivo all'antidoping.
Contrordine! Niente doping, solo una cura per un possibile choc anafilattico, con annesso equivoco causato dalla negligenza di un impiegato che non si è degnato di aprire una raccomandata proveniente dal Coni.
Ovvio che la cosa abbia dato la stura al peggiore antijuventinismo, ben rappresentato dall'articolo di Capodacqua, che naturalmente ha visto anomalie e stranezze. Il giornalista si domanda, per esempio, come mai dalla data della somministrazione del farmaco all'arrivo dei risultati dell'antidoping siano passati 40 giorni. Però immediatamente si dà la risposta: "Ma, ovviamente, c'è da fare i conti con gli impegni (spesso onerosi) del laboratorio antidoping". Eh già Capodacqua, ci facciamo le domande e ci diamo le risposte: l'importante è instillare il dubbio che ci sia qualcosa che non va. Del resto parliamo della Juve!
Non basta, c'è anche la perla delle perle; "Secondo quanto trapelato, la data del test sarebbe quella del 30 agosto, quando si è giocato il match fra Roma e Juve". Ovvio, se la Roma è stata umiliata, qualcosa di male deve esserci per forza, vero Capodacqua?

Però noi non ce la prendiamo con i giornalisti. La colpa è della società Juventus, che evidentemente ha al proprio interno dei dilettanti allo sbaraglio. Peggio, degli irresponsabili. Ovvio che chi ci odia, e passa la vita con la bava alla bocca appena sente la parola Juventus, approfitti della situazione per montare la solita "mascariata" antijuventina.
In questa situazione, cara dirigenza, a che serve costruire il miglior centrocampo d'Italia, acquistando magari Mascherano, quando poi non si è in grado di difendere, anzi, tutelare, i propri calciatori?

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giovedì 8 ottobre 2009

L'affare si ingrossa!

A distanza di 24 ore siamo costretti a ritornare sulla faccenda della candidatura romana alle Olimpiadi che si intreccia, stando alle cronache, con la questione degli stadi da noi seguita costantemente.

La Gazzetta ci informa, infatti, che ieri è passata al Senato la famosa legge sugli stadi di proprietà. Questa legge consentirà, oltre ai tassi agevolati, anche procedure più snelle in relazione all'ottenimento di tutte le autorizzazioni necessarie da parte degli enti locali. E già qui la cosa si fa allarmante: prendiamo per esempio il progetto della Roma, che non solo riguarda la costruzione di uno stadio, ma anche la costruzione di edifici ad uso commerciale e addirittura residenziale. Ecco, potete immaginare, procedure più snelle significano, gioco forza, meno controlli e, di conseguenza, aumento del rischio di abusi. Già uomini del WWF, certo non gli ultimi arrivati, sul progetto di stadio romanista hanno espresso forti timori.

Ma il bello non è questo: secondo l'autore del pezzo apparso sul "giornale" milanese, questa legge favorirà la candidatura dell'Italia agli Europei di calcio e anche alle prossime Olimpiadi. Lasciamo stare per un giorno le obiezioni di ordine economico, politico e morale avanzate, da noi, ieri. Concentriamoci su un altro aspetto: la tutela del paesaggio.
Procedure più snelle implicano minori tutele: quante di queste garanzie verrebbero sacrificate in nome di un'Olimpiade e in nome di un Europeo di calcio?
Siamo dei malpensanti? Diciamo che siamo dei sospettosi a buon diritto, visto che altra notizia interessante di oggi è l'indagine inerente a presunti abusi edilizi effettuati in occasione dei Mondiali di Nuoto, svoltosi la scorsa estate a Roma.

Insomma, dietro a tutto questo trambusto di leggi per la realizzazioni di stadi, candidature a Europei di calcio e a Olimpiadi potrebbe verificarsi, oltre a un immenso spreco di danaro pubblico, anche un enorme saccheggio del territorio.

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mercoledì 7 ottobre 2009

L'etica dell'appalto

Dopo la vittoria della candidatura di Rio de Janeiro per l'organizzazione delle Olimpiadi del 2016, secondo i conoscitori delle cose del Comitato Olimpico, si apre la via per una candidatura europea, con ottime possibilità di vittoria.
Naturalmente noi italiani non ci facciamo mancare nulla. Immediatamente l'eterno Petrucci ventila la possibilità di una candidatura italiana.

A ruota fanno eco alcune amministrazioni locali, che candidano le loro città: Alemanno candida Roma (sai che novità, esiste qualcosa a cui la città eterna non si sia candidata?), Cacciari candida Venezia (e la fragilità del territorio che si sbandiera per ottenere finanziamenti per opere faraoniche come il Mose?), i sindaci della Romagna si sono già uniti in comitato per sponsorizzare la candidatura collettiva della Romagna (con buona pace dello statuto Cio, che pretende la candidatura di una città e non di un territorio!).

In sostanza, sembra quasi di essere di fronte ad un "assalto alla diligenza" da parte degli enti locali che, ingolositi dalla gran massa di appalti e progetti legati ad un evento come un'Olimpiade, vorrebbero acquisire risorse per risollevare i territori da essi amministrati. Una sorta di Keynesismo sportivo.
Non importa se, per tutta una serie di ragioni, di equità o politiche o ambientali, il territorio candidato è inidoneo.
Magari non importa nulla neanche del fatto che in Italia i soldi potrebbero essere spesi in modo migliore.
Senza voler fare moralismo d'accatto, è etico spendere decine di miliardi per un'Olimpiade quando, parola di Bertolaso, la gran parte dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico?
E' etico spendere per un'Olimpiade quando lo Stato non riesce a garantire luoghi decenti per impartire un'istruzione alle giovani generazioni?
E' etico spendere per una paraolimpiade quando i propri cittadini portatori di handicap soffrono continuamente a causa delle barriere architettoniche?

Domande che ai nostri rappresentanti sportivi, che hanno immediatamente proposto le candidature, probabilmente non interessano: finché c'è "Grande Evento" c'è speranza!

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giovedì 1 ottobre 2009

Parti incivili

Al processo in corso a Torino contro Giraudo-Moggi-Bettega con l'accusa di falso in bilancio, infedeltà patrimoniale, ostacolo agli organismi di controllo e truffa ai danni della Figc risultano costituite parti civili la stessa Figc e il Coni.

E' un processo strano, in origine riguardante eventuali plusvalenze finte e poi, evidentemente per gli scarsi risultati d'indagine, tracimato nel filone dell'infedeltà patrimoniale: l'attuale dirigenza ha fatto denuncia di possibili "ruberie" a danno della società, e così la pubblica accusa ha potuto passare ai raggi X tutte le fatture in uscita della gestione precedente, per vedere se erano spese vere e giustificate oppure finte, per portare via dei soldi.

Seguiremo nei prossimi giorni gli interventi delle difese, ma intanto fa inorridire il comportamento dell'attuale dirigenza con l'accusa infamante che dicevamo, specie se si ricorda che presidente nella precedente gestione era l'avvocato Grande Stevens per cui adesso, a leggere le richieste di oggi dell'accusa, dovremmo pensare che Bettega rubasse i soldi alla Juve e Grande Stevens, che firmava il bilancio, non se ne accorgesse. Difficilmente credibile, anzi doppiamente incredibile.
Fa ancora più specie leggere che Figc e Coni si sono costituite parti civili. Per riconoscimento unanime la Juve aveva il bilancio più regolare tra tutte le società, non ha fatto ricorso alla legge spalma-perdite, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto nessuna delle belinate che leggiamo nei bilanci delle altre società, e adesso come ringraziamento Figc e Coni (che sono quelli che dovrebbero garantire che i bilanci delle società sono sani e corretti) pare che vogliano chiedere anche i danni. Pazzesco.

Noi di Ju29ro Team abbiamo sempre considerato quello dei bilanci come come uno dei filoni d'indagine utili per capire a fondo Calciopoli, perché c'erano società praticamente sull'orlo del fallimento che, grazie a Calciopoli, hanno avuto una boccata d'ossigeno (vedi la Roma), e altre super-indebitate e bisognose di vincere ad ogni costo per non cadere nel ridicolo (vedi l'Inter).
Il processo in corso a Torino, con i riferimenti che abbiamo sintetizzato, ricorda una volta di più quale parte hanno recitato e stanno recitando nella rappresentazione di Calciopoli l'attuale dirigenza della Juve, la Figc e il Coni.
Altro che parti civili!

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mercoledì 30 settembre 2009

Quasi, quasi mi faccio uno stadio

Bello, veramente bello il progetto del nuovo stadio della Roma, tanto bello che ieri la Sensi, presentandolo, non ha trattenuto le lacrime: bello perché il pubblico è come se fosse in campo, bello perché cambia colore in base alla posizione del sole, ancora più bello perché alla Roma non dovrebbe costare neppure un euro. Anzi, come nel miracolo dei pani e dei pesci, dovrebbe contribuire a moltiplicare i ricavi per pagare i 330 milioni di debiti con Unicredit.

E non è il solo; scrive Repubblica che di progetti del genere in circolazione ce ne sono 39, per un investimento di 6 miliardi e tutti con tanto di cubatura inclusa nel prezzo; cioè i progetti economicamente si reggono sul fatto che si costruiscono tanti cinema, centri commerciali, ville e case popolari che il costruttore lo stadio può anche permettersi di regalarlo.
Ci sono ancora dei dettagli da sistemare, tipo viabilità, infrastrutture, compatibilità ambientale e cose del genere, ma i 39 presidenti non si sono scoraggiati; a quanto pare negli ultimi anni si sono dedicati anima e corpo a farsi fare dei bei progetti. Il protagonista anonimo della vecchia canzone di Gaber, davanti ad una vita sprecata e a una brutta giornata quasi quasi si faceva uno shampoo, i tempi sono cambiati e i nostri presidenti davanti al pericolo che i creditori mandino l'ufficiale giudiziario quasi quasi si fanno uno stadio.
Quello che ci ha pensato più a lungo scrivono sia Claudio Lotito, ha assicurato che ci pensa dal 2004 e adesso vuole presentare anche lui un bellissimo progetto: costo di 800 milioni, 600 ettari di terreno accatastato come agricolo e di proprietà del suocero Mezzaroma, a progetto ultimato ci sarebbe una città di medie dimensioni e in mezzo anche un campo di calcio; ci vorrebbero, a proposito di dettagli, una nuova stazione, uno svincolo autostradale e un approdo in battello sul Tevere (ci permettiamo di suggerire che manca un aeroporto).
Sarebbe il nuovo Stadio delle Aquile, ma probabilmente neanche loro oserebbero progetti così arditi, perché pure Lotito, come la Sensi, conta di non metterci neppure un euro.
Belli, veramente belli i progetti dei nuovi stadi dove ci guadagnano tutti, le famiglie e gli ultras, i proprietari dei terreni e i costruttori, Totti e tutti quelli come Totti.
Un miracolo tutto italiano che, verrebbe da dire in conclusione, confermerebbe la tesi di Petrucci e Abete secondo la quale le nostre società quanto a bilancio stanno meglio di quelle inglesi, spagnole e tedesche; basterebbe appunto realizzare tutti questi progetti di stadi nuovi.
Intanto chissà che i 39 presidenti quasi quasi non si stiano facendo anche loro uno shampoo.

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martedì 22 settembre 2009

Il fair play di Blanc

Piuttosto che star dietro a calamari e acciughe ieri Blanc (l'anti-Mou, per dirla come Tuttosport) ha parlato di rispetto e di fair play finanziario. Non mancherà occasione per tornare a confrontare lo stile Juve (che parla di rispetto) con le mourinate dell'Inter (Cellino sulla Gazzetta dice che si tratta di buffonate), vale intanto la pena di seguire il ragionamento di Blanc sul fair play finanziario.

Secondo Blanc, riprendendo Tuttosport, "la Lega potrebbe tutelare meglio le squadre italiane dedicando maggiore attenzione alle nuove regole del fair play finanziario. Considerando la direzione nella quale sta andando l'Uefa, sarebbe un buon modo di fare l'interesse dei club italiani".

Sarà un caso, ma in questi giorni la Football Association ha fatto proprio quello che dice Blanc, ha già fissato nuove regole e parametri che le società devono rispettare; così, quando andrà in vigore la normativa Uefa, le squadre inglesi saranno già sulla strada giusta, quella di bilanci più regolari e sostenibili (sostenibili ai loro livelli, che sono superiori ai nostri).

Sono due allora le considerazioni che si possono fare: la prima è che Blanc ha ragione, la seconda è che anche la Figc dovrebbe fare qualcosa prima che scoppino altri casini come quello della Roma, che non riesce a sdebitarsi con Unicredit.

Aver ragione, però, vuol dire tanto e potrebbe non significare niente, se non sarà proprio la Juve a smuovere l'attenzione sull'argomento; nelle parole di Blanc c'è troppo fair play, da Torino potrebbe, anzi dovrebbe partire una forte campagna di sensibilizzazione sul tema dei bilanci, con delle proposte da portare poi a Roma, in Figc. Sarebbe bello vedere se Abete è d'accordo, sarebbe bello vedere quali società sono contrarie.

Lasciando stare, come sta facendo, calamari e acciughe, sarebbe bello se Blanc e la Juve costringessero gli addetti ai lavori a ingoiare il rospo della regolarità dei bilanci. A suo tempo Carraro ha dichiarato che non erano regolari, ma che gli illeciti non venivano sanzionati per non urtare i tifosi; perché la Juve non chiede pubblicamente che si discuta oggi dell'argomento?

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lunedì 14 settembre 2009

Direzioni perverse

In una giornata mediaticamente indirizzata verso la nuova caccia alle streghe contro la Juventus (buono o cattivo segno, lo scopriremo solo vivendo) è interessante notare come il trionfo della difformità di giudizio sia ormai completo, e assomigli sempre più ad un gioco perverso.
Esempio semplicissimo: la Roma vince a Siena, complice l'espulsione (eccessiva) di Codrea, reo di essere intervenuto su un Totti che ormai vola ad ogni refolo di vento più di una libellula. A fine gara il tecnico dei toscani si lamenta dell'atteggiamento intimidatorio tenuto dai giocatori di Ranieri, i quali avrebbero insultato l'arbitro Damato per tutta la gara senza che il fischietto barlettano adottasse alcun provvedimento in merito. Abbiamo notato la reazione finale di De Rossi, lasciatosi pesantemente andare al turpiloquio (forse contro una frangia di tifosi giallorossi contestatori), e subito frenato dai compagni che ne hanno limitato la furia agonistica. Sintomo di un clima che in campo non era dei più sereni. Ma il bello arriva dalle dichiarazioni di un solitamente misurato Giampaolo, furioso come mai prima d'ora: "Certi grandi giocatori ci marciano: i Totti, i De Rossi. Da parte della Roma ci sono stati insulti all'arbitro per 90 minuti. Non meritavamo di perdere, abbiamo giocato al meglio delle nostre possibilità contro una squadra forte e che doveva vincere per forza oggi".
Insulti all'arbitro da parte dei giocatori romanisti? Ma perché, caro Giampaolo, dove sarebbe la novità? Totti è da sempre abituato a trattare gli arbitri come suoi subalterni, almeno all'interno dei confini dello Stivale (all'interno del G.R.A., poi, non parliamone neppure...), si ricordi per tutti l'episodio plateale di Udine di due stagioni fa, quando il capitano "daàmaggica" mandò reiteratamente affanculo uno dei fischietti di punta della combriccola colliniana, il severo Rizzoli.
Evidentemente a certi arbitri farsi insultare da certi giocatori piace, e parecchio. Ancora Giampaolo sull'espulsione di Codrea: "Il Siena è una squadra corretta, non cattiva. E' stata un'espulsione che non ci stava e ci ha penalizzati, anche se si può sbagliare. Però l'arbitro deve arbitrare senza condizionamenti, va lasciato in pace. È un malcostume, se lo fa un mio calciatore va buttato fuori, questo non va bene".
Eh sì, caro Giampaolo, le auguriamo solamente di essersi divertito con la famiglia stasera, perché se le fosse capitato di buttare un occhio a Genoa-Napoli, siamo certi che la salute del suo fegato ne avrebbe risentito vedendo l'espulsione di Criscito, colpevole di avere sfanculato Tagliavento con quel fisichino minuto e il visino da bambino, e come tale punito dall'arbitro per aver detto una parolaccia. Come all'asilo.
Grande il signor "fischio tre rigori contro la Juve così sembro figo" (Cagliari-Juve 2-3, settembre 2007, tre rigori accordati ai sardi di cui uno tramutato in calcio d'angolo su corretta segnalazione dell'assistente), addirittura straordinario poco più tardi nel compensare concedendo un dubbio rigore al Genoa che causa anche l'espulsione di Campagnaro. Non vedeva l'ora, Tagliavento, di ristabilire la parità numerica e farne di ogni per deturpare la partita. Evidentemente un sottile piacere lo pervade, non c'è altra spiegazione. A maggior ragione visti i precedenti.

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domenica 13 settembre 2009

Stadiopoli romana

Continua la saga delle società romane: in questi giorni verrà presentato il progetto per il nuovo stadio della Roma. Non si capisce come una società in grandi difficoltà economiche possa fare un investimento così importante. Dove prenderanno i soldi?
Alcune indiscrezioni non confermate ipotizzano una realizzazione in "project financing". Ovvero qualcuno ci mette i soldi, però per un numero congruo di anni avrà modo di sfruttare gli spazi commerciali dell'impianto, così da poter rientrare dell'investimento.
Da notare che la società che si accollerà le spese di realizzazione molto probabilmente dovrà ricorrere alle banche per reperire la liquidità necessaria. E qui forse vi è qualche problema, visto che Unicredit da un lato continua a trattare con l'imprenditore Angelini la cessione della società, e dall'altro non parrebbe intenzionata a concedere ai Sensi la ristrutturazione del debito necessaria per imbarcarsi in un progetto così impegnativo.
Forse, chissà, hanno paura di ritrovarsi esposti in maniera ancora più pesante verso la Roma, o forse ritengono, in questa epoca, troppo rischioso impegnarsi in un progetto nel settore commercial real estate.
Sul versante Lazio, la situazione appare addirittura ancora più ingarbugliata: Lotito vorrebbe costruire più che uno stadio una città satellite, per un costo complessivo di ottocento milioni di euro. Una cifra mostruosa. Pare, secondo la stampa, che il sindaco da un anno non dia risposta, forse spaventato da quella che sembrerebbe un'enorme speculazione edilizia.

Insomma, più che due stadi (a proposito, l'Olimpico che fine farà?) a Roma rischia di nascere un caso che forse verrà chiamato Stadiopoli.
Noi non diamo nessuna colpa all'imprenditore Sensi e all'imprenditore Lotito che, legittimamente, tentano di tirare l'acqua al loro mulino. Ma riteniamo che tutta questa storia non sarebbe mai nata qualora la Figc avesse fatto il suo lavoro: punire chi non rispetta le norme sui bilanci.
Una brutta storia dalle radici antiche, con troppi responsabili che ora fanno finta di nulla!

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mercoledì 9 settembre 2009

Pòrtali a Roma

L'anno scorso gli ultras bianconeri hanno cantato per qualche mese "portaci, portaci, portaci a Roma, o Ranieri, portaci a Roma".
Ma come scriveva quel tale, l'ultrà è mobile, qual piuma al vento.
Ed ecco che pochi mesi dopo, quel "Ranieri portaci a Roma" è diventato un "Ranieri vattene", condito con insulti vari (e con dito medio inequivocabile)
Alla fine della fiera, Ranieri se n'è davvero andato, per nostra fortuna (con i fidi scudieri, Capanna e Damiano con l'accento sulla "o").
Ed è poi andato proprio a Roma, anche se non certo per giocare la finale di Champions e senza la compagnia degli ultras bianconeri.
L'approdo finale del Camaleonte Canterino nella città eterna ci consente di riproporre anche quest'anno il coro della scorsa stagione, seppur con qualche piccola modifica.
"Portali, portali, portali a Roma, i bidoni, portali a Roma".
Ed in effetti sembra che Tiago, uno dei bidoni di Ranieri, sia nuovamente nel mirino del proprio pigmalione. Secondo il sito tedesco 4-4-2.com, infatti, la Lavatrice potrebbe traslocare a Roma nel prossimo mercato di gennaio.
Non sarebbe certamente carino da parte di Ranieri, comunque, dimenticarsi di Poulsen ed Almiron.
"Portali, portali, portali a Roma, i bidoni, portali a Roma".

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domenica 6 settembre 2009

Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

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martedì 1 settembre 2009

L'errore de Cassetti


Quante cose si possono fare in due secondi nello sport? Nello sport due secondi sono un eternità. L'anno scorso Massa, nell'ultimo Gran Premio, tagliò il traguardo da campione del mondo, poco dopo Hamilton superò Glock e Massa dovette abbandonare incredulo i suoi sogni di gloria. Usain Bolt in due secondi è in grado di correre più di venti metri e di strabiliare il mondo.

Domenica Diego in un paio di secondi è riuscito a pressare il povero Cassetti, costringerlo all'errore e quindi soffiargli la palla. Eh già, andate a rivedere l'azione: Diego pressa Cassetti, che nella concitazione stoppa male la palla (tipico errore da difensore) e quindi la perde a vantaggio del brasiliano.

Il gol di Diego, dunque, è un piccolo capolavoro, infatti va a pressare il portatore di palla avversario manco fosse Edgar Davids, poi trafigge il portiere con un tocco di esterno destro alla Roberto Baggio. Roba che nel nostro calcio non si vede molto spesso.

Eppure i giornalisti, e soprattutto i tifosi romani, non si sono resi conto di ciò che è realmente successo. Infatti dopo "Er go' de Turone", "Er controfallo de Cicinho", ora ci deliziano con un nuovo tormentone: "l'errore de Cassetti".
E poi ci vengono a dire che capiscono di calcio.

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martedì 25 agosto 2009

Romacredit

L'imprenditore farmaceutico Angelini spiega oggi, sul Corriere dello Sport, quello che era il suo piano per acquistare la Roma.

In sostanza Angelini voleva acquistare il 100% della società romana a queste condizioni: 130 milioni di euro per la quota facente capo alla famiglia Sensi, 90 milioni per acquistare le azioni in capo ai piccoli azionisti.

Ovviamente ci vuole poco a capire che la famiglia Sensi a queste cifre non avrebbe mai accettato; avrebbe svenduto il suo più importante asset, e non avrebbe ripagato manco metà del debito verso le banche (Unicredit in particolare).

Ma il colpo di genio, continuando nella lettura, arriva subito dopo. Angelini, infatti, aveva in progetto di cedere successivamente un 40/50% della Roma a un socio. Possibilmente una banca. Possibilmente Unicredit.
Tutto nella miglior tradizione italiana del gioco delle tre carte; banca Unicredit sarebbe uscita (in parte) dalla porta, visto che i Sensi con i 130 milioni ottenuti avrebbero ripagato parte del debito nei confronti della banca.
Ma immediatamente Unicredit sarebbe rientrata dalla finestra nel capitale della Roma, riacquistandone un 50% messo in vendita dal nuovo proprietario Angelini.

Ci sarebbe piaciuto vedere l'espressione del dottor Profumo nel momento in cui il più sfortunato tra i suoi collaboratori gli spiegava la genialata di Angelini. Secondo noi, Unicredit non farà più credito alle società di calcio. Cascasse il mondo. E pure Profumo non dirà mai più di essere un appassionato, meglio darsi all'ippica!

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mercoledì 12 agosto 2009

Beni di famiglia

Forse è un caso o forse no, fatto sta che in una società su quattro della serie A essere proprietari del club vuol dire anche piazzarci dentro qualche famigliare in posti di responsabilità e ben retribuiti; quasi a proteggere un bene di famiglia.
Nel Genoa il figlio di Preziosi, Fabrizio, fa il direttore generale e quando c'è da chiudere una trattativa in giro per il mondo, in particolare in Sud America, si muove solo lui; a Firenze proprietario è Diego Della Valle, ma il presidente lo fa il fratello Andrea; quando lo scorso anno l'industrale Menarini rilevò il Bologna, ci mise come presidente la figlia Francesca, "imitando la Roma" come scrissero i giornali.

La Roma è un caso speciale, perché qui i famigliari sono le tre sorelle Sensi (Rosella, Maria Cristina e Silvia), e tutte e tre siedono su poltrone presidenziali: Rosella su quella della Roma (con un compenso di un milione di euro), Maria Cristina su quella della controllata che ha fatto finta di comprare il marchio, e Silvia su quella di un'altra controllata che gestisce il patrimonio immobiliare della Roma. Così per colpa della Roma la Italpetroli s'è ridotta in braghe di tela e non sa come pagare i debiti a Unicredit; ma, grazie alla Roma, le sorelle Sensi portano a casa uno stipendio annuale non inferiore ai due milioni (grazie Roma!).

A proposito di marchio, Massimo Moratti ha fatto da pioniere, e già a fine 2005 ha costituito la Inter Brand, che ha fatto finta di comprare quello dell'Inter: e a capo chi ci ha messo? Ci ha messo il figlio Angelo Mario (detto Mao) che, secondo alcune voci (e gli articoli di Fabio Monti sul Corsera), sarebbe l'erede designato a succedergli; in questo caso, quindi, ci sarebbe una poltrona di passaggio tanto per fare esperienza, in attesa di quella più importante.

Fino a quando le società di calcio erano senza fini di lucro chi metteva i soldi faceva anche, in generale, il presidente; e la cosa era normale, tant'è che succede anche nei dilettanti. Oggi dovrebbe essere diverso, perché le società sportive possono lucrare, cioè distribuire l'eventuale profitto, e quindi nei ruoli chiave dovrebbero mettere dei manager del settore; utili, invece, non se ne vedono (tranne rarissime eccezioni), ma in compenso si vedono i famigliari, anche tre in un colpo solo, a proteggere i beni di famiglia e magari, nel frattempo, portando a casa un bello stipendio.

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giovedì 6 agosto 2009

La crisi strisciante

Dietro i luccichii del mirabolante calciomercato di poche società che hanno possibilità di indebitarsi (Real), o di spendere grazie ad un bilancio sano (Juventus e Bayern), continua la lenta agonia di un movimento. Crisi occultata dai giornalisti che fanno parte a pieno titolo del carrozzone, e che ne traggono sostentamento.
Nessuno vi ha spiegato, infatti, la grave situazione che mina il calcio mondiale alle sue fondamenta: si pensi all'interruzione, causa debiti, del campionato argentino.
La cosa è stata presentata dalla maggior parte della stampa come una notizia "di colore". Noi obbiettiamo: la notizia è grave.
Il movimento argentino è fondamentale a livello mondiale, inutile ricordare le vittorie degli "albicelesti" ai mondiali o gli immensi campioni che sono nati in quella terra bella e sfortunata, o ancora l'immensa passione popolare che il calcio riscuote a quelle latitudini.
Ma tutto ciò non è bastato. Il campionato non parte, le società devono pagare cinquanta milioni di dollari di debiti, soprattutto al fisco. Nel frattempo, non risulta che la Fifa del colonnello Blatter abbia posto in essere alcun tipo di aiuto. Con il rischio che un patrimonio calcistico di inestimabile valore (per chi ama questo sport, ma non per chi con questo sport ingrassa, evidentemente) venga irrimediabilmente compromesso.

Intanto in Europa l'orchestrina del Titanic continua a suonare (soprattutto musiche spagnole): tutti parlano della fantasmagorica campagna acquisti del Real o di Ibra al Barcellona. Gli oltre tre miliardi (sì, miliardi) di debiti che schiacciano il calcio spagnolo sono stati depennati dall'agenda. Fino a quando i creditori non si faranno avanti: statene certi, presto o tardi, la cosa avverrà.
In Italia, assistiamo ad uno spettacolo un po' grottesco, dove alcuni ci pare studino le opportune exit strategies per quando la musica dell'orchestrina finirà: Unicredit vuole vendere la Roma (ma chi la compra?), un petroliere albanese sembrava in procinto di acquistare il Bologna, ma al momento della firma qualcosa dev'essere successo e tutto è stato rimandato, Matarrese vuole vendere il Bari e anche Cairo si è detto disponibile a farsi da parte.
Anche i tanto decantati mecenati meneghini hanno stretto i cordoni della borsa, sebbene la stampa (sempre prona) continui a spacciare mercati da evidente ridimensionamento come campagne acquisti straordinarie.
Sarebbe ora che Federcalcio e Uefa organizzassero gli stati generali. Meglio gestire una crisi strisciante, piuttosto che far finta di nulla e rischiare di essere travolti da uno tsunami: l'Argentina, in fondo, non è tanto lontana.

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domenica 26 luglio 2009

Ahh paragulooo!

Strepitosa prima intervista stagionale del miglior giocatore al mondo (solo all'interno del raccordo anulare).

Parte spiegando che se avesse cambiato squadra avrebbe senza dubbio vinto il Pallone d'Oro. Passi questa sua personalissima opinione, vorrà dire che quando smetterà di giocare farà il coro con Roberto Mancini, anche lui specializzato nel piagnisteo. Del resto di Gigi Riva ce n'è uno: mai una lamentela, nonostante abbia giocato veramente in un piccolo club e non si sia mosso nonostante Agnelli e Moratti fossero disposti a coprirlo d'oro.

In un crescendo rossiniano, "Er Pupone" spiega che lui a Roma è rimasto per amore, e che comunque il rinnovo del contratto (ma sarebbe più giusto chiamarlo vitalizio), a ben cinque milioni di euro annui se l'è meritato. Manco fino ad ora avesse giocato gratis.

Infine l'apoteosi sugli aiuti alla Roma dalla politica: "Se ci danno una mano ben venga, fa piacere a giocatori, tifosi e alla società. Speriamo non lo facciano solo a parole ma con i fatti". Non si capisce perché questi aiuti dovrebbero essere appannaggio della Roma e non, per esempio, del povero derelitto Avellino che è appena fallito.
Del resto, diciamo noi, i soldi pubblici sono di tutti gli italiani; dunque perché i romanisti ritengono dovuti degli aiuti che ad altri non spettano? Senza voler considerare il fatto che, per esempio, il governo ha appena commissariato i servizi sanitari in Campania e Molise. Che vuol dire, brutalmente, tagli alla sanità in queste regioni. Se proprio lo Stato ha soldi da buttare, meglio la sanità dei cittadini che le prebende a vita a quattro calciatori che non hanno pudore a fare certe proposte meschine.

Ma la cosa grave è che a Roma questo atteggiamento è considerato normale, se non addirittura giusto. Infatti, il nostro verrà celebrato in pompa magna al Campidoglio dal sindaco Alemanno che, pare, lo incontrerà anche privatamente.
A noi ritornano in mente le parole di un romano dissidente: l'avvocato Irti, legale di Fioranelli: "La rovina della Roma è Totti". Ci ha quasi azzeccato. La vera rovina della Roma (e soprattutto di Roma) sono quella pletora di media servili che ne hanno fatto un mito. E quei politici, di destra, di sinistra, di sopra e di sotto, che per biechi motivi elettorali lo trattano come un capo di stato. Quando, invece, si è capito bene che, romanamente, è solo un "Ahh Paragulooooo"!

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