giovedì 6 agosto 2009

La crisi strisciante

Dietro i luccichii del mirabolante calciomercato di poche società che hanno possibilità di indebitarsi (Real), o di spendere grazie ad un bilancio sano (Juventus e Bayern), continua la lenta agonia di un movimento. Crisi occultata dai giornalisti che fanno parte a pieno titolo del carrozzone, e che ne traggono sostentamento.
Nessuno vi ha spiegato, infatti, la grave situazione che mina il calcio mondiale alle sue fondamenta: si pensi all'interruzione, causa debiti, del campionato argentino.
La cosa è stata presentata dalla maggior parte della stampa come una notizia "di colore". Noi obbiettiamo: la notizia è grave.
Il movimento argentino è fondamentale a livello mondiale, inutile ricordare le vittorie degli "albicelesti" ai mondiali o gli immensi campioni che sono nati in quella terra bella e sfortunata, o ancora l'immensa passione popolare che il calcio riscuote a quelle latitudini.
Ma tutto ciò non è bastato. Il campionato non parte, le società devono pagare cinquanta milioni di dollari di debiti, soprattutto al fisco. Nel frattempo, non risulta che la Fifa del colonnello Blatter abbia posto in essere alcun tipo di aiuto. Con il rischio che un patrimonio calcistico di inestimabile valore (per chi ama questo sport, ma non per chi con questo sport ingrassa, evidentemente) venga irrimediabilmente compromesso.

Intanto in Europa l'orchestrina del Titanic continua a suonare (soprattutto musiche spagnole): tutti parlano della fantasmagorica campagna acquisti del Real o di Ibra al Barcellona. Gli oltre tre miliardi (sì, miliardi) di debiti che schiacciano il calcio spagnolo sono stati depennati dall'agenda. Fino a quando i creditori non si faranno avanti: statene certi, presto o tardi, la cosa avverrà.
In Italia, assistiamo ad uno spettacolo un po' grottesco, dove alcuni ci pare studino le opportune exit strategies per quando la musica dell'orchestrina finirà: Unicredit vuole vendere la Roma (ma chi la compra?), un petroliere albanese sembrava in procinto di acquistare il Bologna, ma al momento della firma qualcosa dev'essere successo e tutto è stato rimandato, Matarrese vuole vendere il Bari e anche Cairo si è detto disponibile a farsi da parte.
Anche i tanto decantati mecenati meneghini hanno stretto i cordoni della borsa, sebbene la stampa (sempre prona) continui a spacciare mercati da evidente ridimensionamento come campagne acquisti straordinarie.
Sarebbe ora che Federcalcio e Uefa organizzassero gli stati generali. Meglio gestire una crisi strisciante, piuttosto che far finta di nulla e rischiare di essere travolti da uno tsunami: l'Argentina, in fondo, non è tanto lontana.

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giovedì 9 luglio 2009

Melo al G8


Divertente siparietto al G8 dell'Aquila; il presidente brasiliano, Luiz Ignacio Lula, regala al presidente americano, Barack Obama, una maglia del Brasile neo vincitore della Confederations Cup. Il fatto straordinario è che la maglia prescelta è la numero cinque, quella del... quasi neo juventino Felipe Melo. Ecco, appunto, "quasi" neo juventino.

A Torino sono mementi di ansia, lo scoop pubblicitario potrebbe rivelarsi un boomerang. Si ha, infatti, paura di una controfferta faraonica del più grande rivenditore di magliette spagnolo, ingolosito dallo spot pubblicitario dell'Aquila; pare ci sia, infatti, il rischio che il Real offra alla Fiorentina 50 milioni di euro più "Las Meninas" di Velasquez, per ottenere il calciatore e sopratutto, il diritto di vendere le sue magliette.

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