mercoledì 29 luglio 2009

La buonuscita

L'ultima trovata dal fronte del calcio mercato è la buonuscita. Insomma, un calciatore pagato fior di quattrini che cambia società vuole una somma una tantum dalla società di provenienza. Tutto questo per facilitare il trasferimento, e per avere ristoro dall'umiliazione di sentirsi trattato come un pacco postale. Non importa se poi, nella sua nuova società, l'onesto pedatore andrà a guadagnare uno stipendio superiore del 20/30% rispetto a quello vecchio.

Casi clamorosi sono quelli di Mancini, ex allenatore dell'Inter, che per rescindere il contratto vorrebbe la cifra monstre di circa dieci milioni di euro, o quello di Ranieri che rifiuta una squadra russa, e preferisce aspettare che la Juventus gli riconosca circa un milione di euro.
Anche per quanto riguarda i calciatori la situazione non è delle migliori: per esempio Eto'o, nonostante all'Inter vada a prendere uno stipendio sensibilmente superiore a quello percepito in Catalogna, pretendeva ben cinque milioni di buonuscita dalla sua vecchia società.

A nostro avviso è una situazione scandalosa alla quale bisogna mettere un freno. Aldilà degli aspetti morali, comunque importanti, se si concede ai calciatori questa ulteriore arma di ricatto, qualunque progetto di calcio finanziariamente sostenibile va a farsi benedire.
Come si può parlare di calcio sostenibile se qualunque taglio dei costi o aumento dei ricavi andrà frustrato dall'aumento delle pretese (già esosissime) dei calciatori?

Sarebbe importante che tutte le federazioni affiliate all'Uefa proibissero per regolamento qualsiasi richiesta di buonuscita o di prebenda una tantum, sulla scorta del ricatto di mandare all'aria affari per decine di milioni di euro in sede di calciomercato.
A maggior ragione si dica chiaramente che qualunque società scoperta a pagare in nero calciatori e procuratori verrà esclusa dalle coppe europee.

Senza queste elementari regole il calcio finanziariamente sostenibile sarà solo una chimera.

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venerdì 17 luglio 2009

Speak the truth

Una notizia che ci ha molto divertito questa settimana viene dal calcio francese, dove si stanno spendendo parecchi soldi quest'estate. Protagonisti del mercato il solito Lione, ma anche il Marsiglia del nostro amato Didier Deschamps.
L'OM ha puntato il difensore del Lilla, tale Adil Rami, 23enne difensore di origini marocchine, di cui si dice un gran bene Oltralpe.
Il Lille però ha sparato altissimo, un po' come l'Udinese di Pozzo con D'Agostino, e ha rifiutato una mega-offerta di 11 milioni di euro per questo gigante nato in Corsica.
Beh, sentite che ha detto Rami: "Il Marsiglia offre 11 milioni di euro per un difensore, è eccezionale. Tutti sanno che io non li valgo!".
Il giocatore, rilevato a 10.000 euro dal Lille, insomma, ritiene che il presidente si possa accontentare di questa maxiplusvalenza, senza nicchiare troppo.
E per una volta, senza giri di parole, senza farsi imbeccare dal procuratore, un giocatore ha detto le cose come stanno.
Non sono mica Beckenbauer.
Per una volta il nostro Trillo non deve sfottere la solita dichiarazione da calciatore.
Ci ha pensato Rami a farci fare una risata, alla faccia del calcio degli uffici stampa.

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giovedì 16 luglio 2009

Trasparenza e conflitto di interessi

E' notizia di ieri che la FA introdurrà una nuova regolamentazione per l'attività degli agenti in relazione alla vendita dei calciatori.
L'accordo tra la FA e la Premier League è stato raggiunto dopo lunghe mediazioni e le principali novità sono due.
La prima, molto positiva, a nostro modo di vedere, riguarda la trasparenza degli affari: i club saranno obbligati a rendere pubblico l'ammontare delle commissioni pagate agli agenti. Per la prima volta, quindi, le cifre legate alle commissioni, oggetto di grandi speculazioni da parte della stampa, soprattutto in Inghilterra, dovranno essere pubblicizzate, e i personaggi che gravitano attorno a questo mondo saranno sotto la lente di ingrandimento dei mezzi di informazione.
Well done. Anche se forse non piacerà a tanta gente che fino ad oggi ha lavorato nell'ombra, senza dover rendere conto a nessuno.
Un buon esempio è Kia Joorabchian, l'uomo che rappresenta la società che deteneva fino a ieri il cartellino di Tevez, singolare (ma mica poi tanto in Sud America) caso di giocatore non appartenente a società di calcio.
The Guardian si chiedeva a chi fossero finiti in realtà quei 25 milioni di sterline pagate dal Manchester City.
La curiosità forse non verrà soddisfatta per intero, ma qualcosa in più si potrà sapere, dato che il regolamento si applicherà, molto probabilmente, a tutti i trasferimenti operati sin dalla sessione in corso.

Una vittoria dell'FA quindi, che probabilmente piacerà a Platini.
Ma, data la forza della Premier League, il patto non ha certo potuto essere unilaterale.
La FA ha infatti dovuto cedere su un punto focale, che aveva rigettato più volte.
Gli agenti infatti potranno ora rappresentare più di una parte in causa, nei trasferimenti. Potranno curare gli interessi del giocatore e anche di una delle due società coinvolte nel trasferimento, a patto ovviamente che il giocatore acconsenta.

Il calcio inglese quindi guadagna trasparenza, ma perde sul piano del conflitto di interessi.
Un conflitto di interesse, quello tra procuratori e dirigenti, che è stata la base del processo Gea, e delle accuse ai Moggi.
Niente di illegale, ha statuito un Tribunale della Repubblica.
Oggi, da Oltremanica, addirittura ottiene legittimazione, a sottolineare che il vero problema nel calciomercato sono i soldi in nero e il riciclaggio di denaro sporco. Non certo il Moggi di turno.

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mercoledì 8 luglio 2009

Inchiodali alla tribuna, Claudio!

Claudio Lotito questa volta non le ha mandate a dire. Pandev e Ledesma vogliono lasciare la Lazio? Qualcuno li vuole comprare? "Vanno portate alla Lazio le somme concordate, altrimenti restano alla Lazio. Ho già preparato i chiodi per inchiodarli alla panchina della tribuna. Vanno rispettate le regole, non accetto coercizioni o pressioni da parte di procuratori e da parte di nessun altro". Aggiunge poi un'altra frase, altrettanto pesante: "Le estorsioni le andassero a fare altrove".

Guai della Lazio a parte, Lotito sottolinea le patologie di un sistema che, nel corso degli anni, ha progressivamente spostato verso i giocatori (e i loro procuratori) i rapporti di forza nel mondo del calcio. E che ha aperto la strada a prevaricazioni e eccessi.

I contratti non valgono più. Basta che un terzino infili quattro o cinque partite buone di fila per vedere il suo procuratore (che ovviamente lavora a percentuale) presentarsi in società e richiedere un "ritocco" del contratto, altrimenti il suo protetto si guarderà intorno perché "non avverte più gli stimoli giusti", "non si sente valorizzato", "pensa di essere vittima di un’ingiustizia".

Naturalmente il ritocco del contratto è sempre e soltanto in una direzione sola, al rialzo. Non c’è mai nessuno che va dal suo presidente a dire: "Siccome quest’anno ho fatto schifo dimezzatemi l’ingaggio". Oppure: "Visto che non ho reso secondo le attese, cedetemi a chi volete". Nemmeno questo è possibile, perché la frase generalmente è: "Cedetemi alla squadra di una città di gradimento di mia moglie".

I club naturalmente sono terrorizzati, perché in genere questi comportamenti preludono a una perdita economica. Sia che lo stipendio venga "ritoccato", sia che l’eventuale cessione del giocatore si trasformi in una svendita. Sia che, infine, un patrimonio della società (come in effetti i calciatori sono) rimanga inutilizzato e veda il proprio valore precipitare a zero in due o tre anni.

Però forse l’unica strada per spezzare questa spirale folle è proprio quest'ultima: fermare quei giocatori che si rendono colpevoli di comportamenti scorretti. Non farli giocare.

Certo, un'azione coordinata tra presidenti sarebbe l’ideale. Un patto che li impegni a non avvalersi delle prestazioni dei calciatori "ribelli". Ma un accordo del genere è un'utopia in un mondo in cui c'è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo di tutti gli altri messi insieme.

E allora forse c'è bisogno di qualcuno che dia il buon esempio e che dica: o la piantate o perdete un anno di carriera e vediamo se vi conviene. Lotito è il tipo di presidente capace di farlo.

E allora forza Claudio, inchiodali alla tribuna. E vediamo chi vince.

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mercoledì 10 giugno 2009

Salutami il pizzettaro!

Si susseguono le indiscrezioni sul passaggio di Ibrahimovic al Barcellona: ora si dice che Ibra e Maxwell andrebbero in Catalogna, in cambio si sposterebbero sotto la Madonnina Yaya Tourè e Samuel Eto'o. Da notare che Moratti potrebbe contare su dieci milioni di euro a suo favore a titolo di conguaglio.
Premesso che Ibra, a nostro modestissimo parere, è insostituibile, l'operazione ci pare ben congegnata. Questo perché se il "leone indomabile" del Camerun è meno forte del "figlio del vento", allo stesso tempo Yaya Tourè potrebbe consentire al centrocampo interista di fare quel salto di qualità che Muntari non potrà mai garantire.
Però, a voler essere maliziosi, nella mossa di Moratti si intravede un obiettivo che, sebbene nascosto, non è secondario: far sparire Mino Raiola dall'orbita della Pinetina. Infatti sia Maxwell che Ibra sono assistiti da questo professionista.

Niente da dire, l'operazione pare eccellente.
Per il futuro bisognerà capire se Calimero Moratti sia diventato un cigno... o se, come pensiamo noi, è finito in realtà nelle grinfie di un altro bucaniere dei sette mari: Jorge Mendes.

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mercoledì 12 settembre 2007

L’equilibrio della competizione attrae, il predominio di pochi annoia.

Il titolo dice molto e dice nulla.
Lo commento in questo modo. In Italia, forse molti se ne stanno accorgendo, si sta andando verso una sorta di distorto... "comunismo sportivo", dove tutti a prescindere da meriti più che capacità gestionali, devono poter vincere, dove i piccoli, magari con 5.000 tifosi in tutto il mondo, possano comandare e soprattutto spartire torte che pagano società con oltre 10.000.000 di tifosi. Giusto, così sarà tutto più appassionante, ma prima, ovvio, si doveva passare sopra i cadaveri dei tiranni del calcio. Prima fra tutte le squadre la Juventus. Prima spogliata di titoli, campioni e coppe, poi estromessa dal palazzo della FIGC e quindi dal palazzo della Lega.
Intanto Collina diventa, malgrado le marachelle, che vengono perdonate, capo degli arbitri (senza prove e soprattutto senza credibilità quelle telefonate... visto che era senza credibilità l'intera attività di un addetto agli arbitri di una delle più importanti squadre al mondo, unico esempio di mansione assegnata con pressapochismo e con perfetta e provata inettitudine professionale dell'uomo qualunque e volontario, sconosciuto anche nello stesso ambiente...).
Ma sì... Giusto questo titolo in fondo, perchè ora il calcio è sport vero, in cui le partite e i campionati si vincono per meriti veri, contando le carte al termine della partita a scopa su un tavolino e non con freddi e antipatici telefonini, o magari contando più che i gol, quante volte ha il coraggio di fischiare un rigore alla Juventus nella stessa partita un arbitro.
Giusto ora assitere a giocatori che le combinano di tutti i colori per cambiare casacca (Suazo, ma anche Morgan De Santis, recordman per aver usato una clausola scritta, mai prima di allora utilizzata per cavalleria non scritta).
Perchè dico questo? Perchè il titolo che accompagna queste righe è ripreso da un sito che è poi il sito ufficiale dei procuratori di calcio, quegli uomini che il calcio ormai dal dopo Bosmann proliferano come conigli, e che tanti, troppi danni in nome dei loro assistiti (i consulenti dei loro conti, intendo) fanno ogni volta che aprono bocca e si apre una finestra di calciomercato.
Già, sembra siano contenti della scomparsa di gente che ha fatto sul serio e li ha fatti tremare e lo sbandierano nel banner del loro sito (chissà che non sappiano qualcosa delle soffiate sulle, per ora presunte, intimidazioni GEA ai calciatori assistiti o raccomandati, quelli per capirci che ci hanno in fondo fatto vincere anche un mondiale, perchè questo si diceva prima, anche se la vittoria poi ha fatto dimenticare ai più questa parte velenosa della vicenda - ai più ma non a quel grande di Lippi - ).
Insomma, dovunque si apra una pagina internet o di giornale, da un anno a questa parte si capisce sempre più quanti e quali rivali potessero avere personaggi come i Moggi e Giraudo, che qualunque cosa possano aver combinato erano troppo più preparati e furbi (in senso buono lo dico...) rispetto a tutti gli azzeccagarbugli che nel calcio hanno fatto 13, fino a che non sono arrivati loro, pur non giocando mai una schedina.
Ecco, volevo condividere con chiunque abbia voglia di leggere queste righe, il perchè la mia coda di paglia si sia incendiata per quella frase, pur contenente alti valori sportivi, che però in quel sito mi ha fatto immediatamente commentare con un bel "da quale pulpito...".

Già, dimenticavo. Chissà se chi ha avuto la bella idea di esultare per la vittoria dei veri furbetti con quella frase si è accorto che il grande squilibrio della Juve in B ha attratto più investimenti e spettatori su quella serie che sulla serie A, lo scorso anno. E a riprova della fallibilità della frase... chissà se hanno dimenticato anche loro con essa la B di quest'anno, senz'altro equilibratissima, ma sui cui diritti neanche Telepace ha investito un euro. L'equilibrio attrae... Chi, mi viene da pensare. E soprattutto cosa. Non è che per caso stessero parlando dei soldi, quelli come al solito presenti nelle tasche dei tiranni che muovono questo carrozzone da sempre?

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