mercoledì 10 febbraio 2010

Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

Etichette: , , , , , , , , ,

sabato 6 febbraio 2010

Scommettiamo che...

Una decina di giorni fa avevamo messo in guardia i nostri lettori: si parlava di razzismo e di cori contro Balotelli, e segnalavamo che Fabio Monti sul Corsera suggeriva a Balotelli di andare a giocare in Inghilterra. Un suggerimento a nostro avviso poco disinteressato, visto che Fabio Monti è solito muoversi in perfetta sintonia con le attese societarie, e la scorsa estate era stato proprio il Corriere a fare, diciamo, da sponda per il trasferimento di Ibrahimovic, preparando adeguatamente (e per tempo) i lettori.

Al Corriere si è aggiunto il blog di repubblica.it con lo stesso suggerimento; ieri su tuttosport.com si arriva a leggere di possibile, futuro divorzio con tanto di avviso di prezzo: tra 40 e 50 milioni. Intanto, sul Corriere di nuovo Fabio Monti spara una mezza paginata su "Balotelli, adesso si che è (quasi) super".

Tanti indizi, quasi una prova; noi siamo pronti a scommettere che l'Inter è entrata nell'ordine di idee di cedere Balotelli, così come la scorsa primavera era maturata la stessa idea per Ibra e con la stessa motivazione: fare una grossa plusvalenza vera, adesso che quella false son più difficili da realizzare, e il bilancio è incasinato come gli anni scorsi anzi, ci fosse l'eliminazione in Champions lo sarebbe ancora di più. Scommettiamo che stanno pensando di cedere Balotelli, ma col "sostegno" di giornali e giornalisti, quelli che stiamo vedendo all'opera in questi giorni, magari imbeccati proprio dall'ufficio stampa dell'Inter.

La scorsa estate la prova regina che Ibra "doveva" andare via (e pagato profumatamente) fu un articolo di Roberto Vecchioni sul Corsera, nel quale il cantautore proponeva di accompagnarlo alla stazione cantando "Addio bocca di rosa"; dovessimo leggere, da qui ad aprile-maggio, un intervento di Beppe Severgnini o Gad Lerner sul "razzismo" che potrebbe costringere Balotelli ad emigrare allora la scommessa sarebbe sicuramente vinta.

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 1 febbraio 2010

Di chi parla l'Uefa?

Fair-play finanziario: un tema rivoluzionario, perché rivoluzionario è il concetto etico-sportivo che introduce. Fare debiti equivale a barare. Pagare forse domani quello che si deve pagare oggi è una distorsione della competizione inconcepibile per un mondo come quello sportivo, dove tutti devono partire dalla stessa posizione e giocare con le stesse regole. Se vinci uno scudetto coi debiti, nessuno te lo può chiedere indietro, scriveva qualche giorno fa Sconcerti. Ebbene: non sarà più così.
Ma sulla nostra stampa non si capisce. Quando si parla di fair-play i nostri giornalisti parlano del Real o delle "inglesi". Ma le fab four inglesi non hanno gestioni caratteristiche in perdita, ma solo debiti derivanti dalla loro acquisizione e che i loro proprietari vogliono ripagare con gli utili dei club (Liverpool e Man U), o derivanti da ingenti investimenti in infrastrutture (Arsenal). Non hanno debiti che servano per portare le loro squadre a un livello superiore. Ricavano più di quanto spendono. L'eccezione è il Chelsea, che però, così come il Manchester City, ha trasformato in capitale i finanziamenti che aveva ricevuto dai soci e che determinavano un livello elevato di indebitamento. Ora si tratta di ridurre il monte stipendi.
Si ha il dubbio che l'Uefa abbia invece nel mirino proprio l'Inter, ma per la stampa italiana sembra che il problema del fair-play non riguardi affatto l'Inter, che ne sarà toccata di striscio, che sì, in fondo magari, ma vuoi mettere Moratti?

E allora. Durante la scorsa settimana Gianni Infantino, Segretario Generale Uefa, ha anticipato al Daily Telegraph i risultati di una ricerca Uefa sui bilanci. E ha detto testualmente:
"Siamo preoccupati, e molti dirigenti e proprietari sono preoccupati come noi, riguardo la sostenibilità del calcio oggi. Abbiamo fatto un'indagine riguardante più di 650 club in Europa e abbiamo scoperto che il 50% di questi club registra perdite ogni anno, e il 20% di questi registra perdite enormi, spendendo il 120% dei loro introiti ogni anno".

In quale categoria sta l'Inter? Nella generica "registra perdite ogni anno", o nel 20% che "registra perdite enormi" con un rapporto 120% costi/ricavi? L'Inter, sommando i dati degli ultimi 10 esercizi, ha un rapporto costi/ricavi del 140%. Ma ultimamente si sarà messa a posto? E' sulla strada giusta? Più vince più il bilancio migliora? No, l'ultimo bilancio evidenzia un rapporto del 160%.
Perdite. Perdite enormi. Stratosfera delle perdite.

Si chiedono a Infantino le ragioni e lui risponde:
"Circa un terzo dei club spende almeno il 70% delle loro entrate in stipendi."

E l'Inter? Sempre dai dati degli ultimi 11 anni, il rapporto tra stipendi e ricavi è ben oltre la soglia ritenuta abnorme dall'Uefa, si arriva infatti ad un dato medio del 79,69%, circa il 10% in più, il tutto, a differenza dei bilanci inglesi, considerando i ricavi al lordo delle plusvalenze da cessioni giocatori. Parecchio, insomma. Anche qui: ultimamente starà andando meglio? No, nell'ultimo bilancio il rapporto è dell'88%.

Insomma: di chi parla l'Uefa? Ovvio, delle inglesi.

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

Etichette: , , , , , , , , , ,

lunedì 26 ottobre 2009

Gli opposti estremismi

Tra oggi e domani vengono approvati i bilanci di Juve e Inter, cioè le due società che stanno agli estremi di due campi diversi (come in matematica il + e il - infinito): la Juve in quello del bilancio sostenibile, perché da quando è quotata in Borsa non ha più chiesto soldi agli azionisti (se non nell'estate 2006, e sappiamo perché); l'Inter, invece, è il caso limite dei bilanci in perdita (nei 14 anni di gestione Moratti ha bruciato risorse per circa 1,1 miliardi di euro).

In tema di bilanci non c'è stato un prima e un dopo Calciopoli: quando nel 2003 fu approvata la legge salva-calcio, la Juve di Giraudo e Moggi non vi fece ricorso, mentre l'Inter svalutò il parco giocatori di oltre 300 milioni; anche dopo lo tsunami del 2006 l'Inter ha continuato ad accumulare perdite al ritmo di centinaia di milioni di euro all'anno. Rispetto ai 1100 milioni di perdite complessive, il nuovo capitale versato da Moratti nel corso degli anni è ammontato a circa 650 milioni, gli altri 400, come abbiamo scritto altre volte sul sito, se li sono inventati i suoi registi finanziari.

Anche in tema di magheggi finanziari siamo agli opposti estremismi: oltre ai 300 e passa milioni della salva-calcio l'Inter s'è inventata la vendita del marchio e la rivalutazione societaria (in tutto altri 350 milioni, proprio nel 2006); la Juve di Blanc non si è inventata niente, anzi, per rispettare il budget e i regolamenti della Figc due anni fa il CdA decise di comprare Poulsen e non Xabi Alonso.

Domani nessun giornale si chiederà come ha fatto l'Inter a iscriversi al campionato 2008-09 visto che aveva un patrimonio netto negativo, in compenso ci sarà la solita candida sviolinata sul mecenatismo di Moratti; a Vinovo, all'opposto, gli esponenti dello Ju29ro Team non faranno finte sviolinate, faranno invece presente che la Juve può vincere la sfida del bilancio sostenibile, ma a condizione che le altre società, con l'Inter in testa, rispettino le norme federali, cosa che non sta avvenendo da anni e che la Juve deve avere la forza di proporre e far discutere.

Abbiamo, tempo per tempo, segnalato sul sito le novità che ci sono state in tema di bilanci, da ultimo le intenzioni dell'Uefa di Platini di imporre il bilancio sostenibile, non con le chiacchiere, ma con un regolamento valido in tutta l'Europa; intanto, nel Consiglio Federale al posto di Cobolli Gigli arriverà Blanc, che ci auguriamo rompa il muro di omertà e faccia discorsi nuovi.

Forse le cose cominceranno a cambiare, e prima o poi ci sarà un campionato senza trucchi e prestigiatori finanziari.
Forse.

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 22 giugno 2009

La norma e i pagliacci

Fulvio Bianchi si chiede se Berlusconi potrà trovare un alleato in Platini nella battaglia contro gli acquisti megagalattici e le spese folli del calcio, però sembra dubitarne quando scrive "Non dimentichiamo, comunque, che al momento le norme di ammissione al campionato sono più rigide delle licenze Uefa".

A nostro avviso la riflessione di Bianchi va rivista e completata: la normativa sarebbe rigida se venisse fatta applicare. Il fatto è che le Norme Federali prevedono bilanci sani e corretti e soldi veri (non trucchi di bilancio) per sanare i passivi annuali; il Codice di Giustizia Sportiva arriva a ipotizzare anche la serie B per chi fa il furbo (articolo 8.2); ai trucchi, però, hanno fatto ricorso quasi tutti, e l'Inter li ha adoperati praticamente tutti, ma in B non è andato nessuno.

Questo perché è vero che c'è la norma ma, la stampa non lo dice ma è così, è anche vero che in giro ci sono tanti pagliacci.

Si spiegano così le finte compravendite del marchio (anche di padre in figlio), scorpori e rivalutazioni di rami d'azienda, lease-back immobiliari, holding sub-holding e finte fusioni; si spiega così perché i bilanci tutto sono tranne che sani e corretti, si spiega così perché un professore della Bocconi parla di illeciti tollerati e nessuno apre bocca.

Nessuno apre bocca perché il carrozzone del calcio è pieno di pagliacci. Non interviene il Coni che dovrebbe fare da garante supremo, non interviene la Federazione perché secondo Abete i problemi ce li hanno in Spagna e Inghilterra, non interviene la Covisoc che ha come presidente un dirigente del gruppo Unicredit che di gatte da pelare ne ha già abbastanza, non interviene il superprocuratore Palazzi perché è ancora impegnato con le sentenze su Moggi e il figlio di Moggi. Nessuno apre bocca e le gazzette e i corrieri non vedono, non sentono e non scrivono una parola.

Così la norma resta lì inapplicata e il carrozzone va avanti con le sue pagliacciate.

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 12 giugno 2009

Gazzetta, non così


Riassumendo l'umore dei milanesi e tanto per animare le discussioni al bar sport oggi la Gazzetta dello Sport se n'è uscita con un "Cosi' non vale", sparato su tutta la prima pagina; oggetto del titolo era la campagna acquisti megagalattica di Perez, l'umore molto probabilmente quello di Moratti e Galliani.

Fin quando i rossonerazzurri si scambiavano quattro primavera per 50 milioni alla Gazzetta andava bene, nel 2005 hanno fatto il giochetto del marchio e la Gazzetta ha candidamente continuato a vantare il loro mecenatismo, nel 2006 i maghi di Moratti hanno tirato fuori dal cilindro altri 150 milioni di plusvalenze patrimoniali e Verdelli ha continuato con gli osanna al grande mecenate, adesso che a Madrid è arrivato un mecenate che è più grande di Moratti alla Gazzetta non sta bene.

Cosa sta combinando il presidente del Real Madrid sinceramente non lo sappiamo, sarà anche giusto scandalizzarsi ma a quello dovrebbero pensarci le gazzette spagnole; sappiamo bene, invece, cosa ha combinato il signor Moratti nell'assoluto silenzio della gazzette nostrane, ne abbiamo parlato a lungo nella nostra sezione Bilanciopoli e ricordiamo solo due cifre della sua presidenza: 700 milioni di aumenti di capitale e 800-900 di finte plusvalenze.

Antonio Giraudo, a suo tempo, di fronte al mecenatismo alla milanese aveva parlato di immoralità; da parte nostra aggiungiamo oggi che non si fa giornalismo come lo fanno alla Gazzetta. Se vogliamo affrontare il tema del calcio gonfiato, dei bilanci drogati e dei presidenti megalomani dovremmo cominciare da casa nostra, altrimenti si corre il rischio di fare la figura del bue che dà del cornuto all'asino.

E ci sarebbe tanto da scrivere. Per esempio, su cosa ha, a suo tempo, comportato nel calcio la discesa in campo di Berlusconi (anche se ormai sembra passato un secolo); oppure sui bilanci dell'Inter e sul fatto che hanno finito per condizionare il campionato già da parecchi anni. Ci sarebbe tanto da scrivere, ma la Gazzetta non ne ha mai scritto forse perché interessata solo al rosa della vita e quando c'è di mezzo del rosso-nero-azzurro si vede che agiscono i freni inibitori.

Certo è facile fare da megafono alle doglianze della grande Milano, e adesso nei bar sport saranno tutti scandalizzati perché Perez è un megalomane e non si sa dove può prendere tutti quei soldi; c'è però uno scandalo ancora maggiore e riguarda il fatto che il vero giornalismo sarebbe tutta un'altra cosa.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

mercoledì 29 ottobre 2008

La mosca bianconera

In tema di bilanci della serie A, quasi tutti ricchi di plusvalenze finte e vere perdite per decine e centinaia di milioni, c'è una "mosca bianca" ed è l'Udinese. Lo segnala la Gazzetta dello Sport (del 20 ottobre) che di solito ai bilanci dedica poco spazio e pochissima attenzione, scrivendo che in quello 2007-08 la società di proprietà di Gianpaolo Pozzo ha realizzato un utile di circa 8 milioni.

Il segreto per guadagnare dei gran soldi (riuscendo a fare anche tanti punti in classifica) è l'abilità dei dirigenti nel comprare giocatori ancora sconosciuti al grande pubblico, spendendo quindi poco sia di cartellino che di ingaggio, valorizzarli e, se capita l'occasione giusta, venderli. Nella scorsa stagione, per esempio, l'Udinese ha ceduto Iaquinta alla Juve per 10 milioni e Muntari al Portsmouth per 12, realizzando così una plusvalenza (vera) che è bastata praticamente da sola per pagare lo stipendio di tutta la rosa. Gli ingaggi pagati in un anno sono stati infatti pari a 18 milioni e 50 mila euro (tasse incluse) cioè meno, scrive la Gazzetta, dei 12 milioni netti adesso guadagnati all'Inter da Ibrahimovic e degli 11 pagati dal Milan per Kakà.

Per fare i complimenti ai bianconeri di Udine il giornalista della Gazzetta scrive che la società è in controtendenza in "tempi di recessione, di società oppresse dai debiti e di ricconi costretti a ricapitalizzare i club a colpi di milioni per evitare che i libri contabili finiscano in tribunale".

Peccato, aggiungiamo noi, che sui debiti e i libri in tribunale la Gazzetta non si sforza mai di far capire i suoi lettori; sarà forse che i suoi editori vogliono che si parli solo di "tutto il rosa della vita", fatto sta che della mosca bianconera il piccolo giornale sportivo di Milano ci ha fatto capire i segreti di bilancio ma di tutto il "nero" che c'è in quelli delle società dei proprietari ricconi (perdite a bulacchi, debiti nascosti, plusvalenze finte a gogò) i segreti non vengono spiegati mai.

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 26 settembre 2007

La credibilità del calcio.

Sarò breve.
Oggi sono entrato in un agenzia di scommesse per giocare la mia solita schedina su sei partite del campionato Serie A/Tim
Mentre ero occupato con quote e calcolatrice, sentivo i commenti delle persone presenti sul caso Bilanciopoli.
Non credevo fosse possibile, ma molti, anche senza il clamore mediatico, hanno intuito la gravità delle accuse mosse in particolare alla Società Internazionale F.C. da parte della Procura di Milano.

La consapevolezza che iscriversi ad un campionato con bilanci falsificati è un'azione di enorme gravità che va ad alterare la regolarità dei campionato poichè si beneficia di introiti sottratti alle altre squadre, contrariamente a quanto pensassi, è molto diffusa nella gente comune.
E tale alterazione si riverbera anche nei campionati successivi poichè gli stessi vengono affrontati in situazioni di partenza artatamente modificate.

Detto in parole povere, se le accuse del pm Carlo Nocerino dovessero trovare conferma giudiziale, in sostanza L'Inter avrebbe rubato il posto ad un'altra società e i soldi, provenienti ad esempio dalla C.L., spettanti ad altra società che si sarebbe potuta piazzare al suo posto nel campionato di riferimento e attraverso tali furti si sarebbe avvantaggiata anche nelle stagioni successive alterando il principio della sana concorrenza.

Si potrebbe dire con una battuta che qualcuno è riuscito a trovare una soluzione al paradosso di Kefeo ovvero che si può riuscire ad alterare un campionato senza alterare le singole partite.
Anzi, qui addirittura i campionati alterati sarebbero più di uno.
Quei poveri scommettitori tifosi si chiedevano anche: ma perchè l'Inter non è stata ancora processata da Palazzi & Company???

E inoltre: perchè lo scorso anno molte squadre rivendicavano il loro diritto a prendere il posto della Juventus nel campionato di Serie A e si atteggiavano a vittime costituendosi nel processo sportivo come soggetti interessati, mentre adesso quelle stesse società e i loro presidenti osservano un rigoroso silenzio???
Commento di un signore simpatico: "vedrete che la giustizia sportiva stavolta non farà nulla e all'Inter commineranno al massimo una multicina, sarà quindi la prova che c'è qualcosa di strano".
E mentre si diceva tutto ciò, qualcuno ascoltava questi discorsi con aria infastidita, ma in rigoroso silenzio.
Difficile non intuire di che fede calcistica fossero, poverini.

Vi prego, a nome di tutti i gli appassionati e quindi anche a nome dei tifosi dell'Internazionale F.C., non uccidete quel poco di credibilità che è rimasta al calcio.

Etichette: , , , , ,

domenica 8 luglio 2007

Luglio, mese di mare e di sabbia

Ci siamo, siamo a luglio. Calciomercato e inchieste, questo è luglio ormai.Intanto cominciamo a scaldare i motori, luglio sarà anche il mese in cui partiràla Juve rinnovata, con la speranza di vedere anche Pavel fra i giovani che devono imparare molto da lui, con gli stranieri che solo da lui possono capire il vero spirito Juventus.Giugno è stato il mese degli spifferi, e tutti attenti al raffreddore a Milano.

Hanno provato a curarlo con dosi di medicinali calmanti, dando la colpa alla febbrile infezione provocata dai rancori del popolo juventino, quasi fosse colpa loro che si siano portati davanti alla giustizia sportiva documenti contabili da scandalo.

Lo scorso anno era il popolo dei frustrati a portare la Juventus al patibolo, ora c’è il garantismo. Con tutti gli eserciti schierati a difesa delle parole spese verso sua onestà illustrissima, che per non rinnegare se stessi hanno sorvolato anche sulle azioni di quell’uomo diventato faro di un fair-play troppo presto e troppo per acclamazione. Da loro, da coloro che per anni si sono potuti permettere di sopravvivere scrivendo minchiate (mi si passi il termine unico aderente alla realtà), sarà difficile ottenere lo sforzo intellettivo che possa far insinuare nei loro articoli firmati, parole di scusa e di dubbio sulla lettura del recente passato. Sentire un giornalista riprendere le parole di sua onestà e scrivere che in fondo lui non può con tutte le sue ricchezze perdersi per poche decine di milioni, mi da il voltastomaco. Uno schiaffo ad ogni persona onesta sulla terra che lo è non perchè ha i soldi per permetterselo.

Una persona intelligente avrebbe scritto che i debiti rasentano ragionevolmente, come scritto da giornali economici e dall’implacabile investigatore Marco Liguori, il mezzo miliardo di euro in questi ultimi anni, e dopo una serie interminabile di ricapitalizzazioni, si assesta forse ad una cifra tale da contenere i debiti per la legittima richiesta d’iscrizione. Questo fa apparire diverso il discorso comunque paradossale, ma fino a un certo punto, perché i debiti devono essere in percentuale degli introiti per l’iscrizione nell’anno in esame, e se l’uno o l’altro non è stato previsto con dovizia dagli analisti di sua onestà, ci può essere stata la classica frittata. Giusto pensare che a lui si potrebbe chiedere un immediato risanamento, fattibile per un personaggio dal borsello illimitato, ma le regole impongono anche una data entro la quale dev’essere tutto a posto.
Ben lo sa il povero Cecchi Gori, ma anche altri presidenti meno osannati. E se lo sport si è dato delle regole, per ingiuste che siano pensando a questi particolari, queste devono valere per tutti. Se c’è stato un giorno di ritardo, e per questo si è tenuta la bocca chiusa sperando di farla franca, c’è un illecito per cui, cari signori della stampa su carta colorata o imbrattata con le frittelle del bar, non vale più la pena difendere un titolo onorifico peraltro neanche codificato nello sport, anche se il terrore di vedere sparire un siffatto benefattore fa rabbrividire.

Va fatta retromarcia insomma, bisogna trovare il punto giusto in cui farla e chiedere a fondo la pulizia di tutti gli aspetti marci del calcio professionistico. Lo scorso anno dicevo che questa vicenda non poteva essere la più seria e la più importante solo perché c’erano delle telefonate che ci permettevano di fare gli indignati pur non provando nulla.

Lo scorso anno fu l’anno delle flebo di Cannavaro, fece scalpore anche quello perché c’era un video non perché un calciatore se ne facesse una, ma scoprimmo tutti che era una serie di goliardate e di fatti leciti, malgrado le apparenze. E quel giocatore fu restituito alla nazionale campione del mondo, al pallone d’oro, al Real campione di Spagna. Mai alla Juventus, che nulla c’entrava nella vicenda, ma che di tutti questi fraintendimenti che hanno distrutto l’ambiente è l’unica vittima.

Intanto don Tonino si affretta a dire che fra poco si faranno i calendari e che è tutt’a posto… SILENZIO, parla MATARRESE, sotterrate non l’ascia di guerra, ma la speranza di giustizia!
E replica Gussoni il giustiziere: Su Collina decido io. Dimenticando che sul soggetto c’è un procedimento sportivo in corso che dovrebbe spingere alla cautela. Il dubbio è che se lui non è cauto, non è perché crede in Collina, ma semplicemente sta dettando delle volontà da rispettare. Sabbia sabbia e ancora sabbia.

Il processo si farà, ma la sentenza, oggi come lo scorso anno è già scritta. Può andare tranquillo al ristorante anche stavolta a festeggiare il nuovo incarico il sig. Collina, il resto sembra essere un proforma.

Etichette: ,

giovedì 5 luglio 2007

E’ iniziata la “catechizzazione”!

Come successe l’anno scorso, a partire dalla pubblicazione delle intercettazioni relative ai presunti illeciti della Juventus (eh si, presunti. Perché ancora oggi, nonostante la retrocessione della Vecchia Signora decretata dalla “giustizia sportiva”, non si sono ancora trovate le prove), ad opera di quasi tutti gli organi di stampa, giornale rosa in testa, con lo scopo di preparare gli italiani alle sentenze-farsa di Farsopoli, si sta provvedendo ad “indottrinare” il popolo.

L’anno scorso il tam tam era: la Juve ruba, gli arbitri sono tutti corrotti (da Moggi). Juve in B! Juve in B! Oggi si cerca di preparare l’Italia ad ignorare (nel senso di non conoscere, non rendersi conto) un nuovo scandalo. Il Candido, dalle colonne di quel giornale rosa che non userei neanche per incartare il pesce dice: «L’idea che l’Inter non potesse rispettare i parametri per l’iscrizione al campionato mi fa semplicemente ridere. Moratti avrebbe provveduto in ogni caso. Qualche esperto cervellone gli ha semplicemente evitato il fastidio di un’operazione ad hoc, uno dei tanti aumenti di capitale ai quali è abituato». Avrebbe provveduto ma non l’ha fatto. C’è una bella differenza caro il mio “Candido ma non troppo” (Moggi dixit). Se io rubo qualcosa e vengo scoperto non posso giustificarmi dicendo: «Vabbè... Avrei comunque potuto pagarlo, però un mio amico cervellone mi ha detto di evitare questo fastidio».

Come se non fosse sufficiente la fesseria precedente aggiunge: «evitiamo la più disonesta delle mistificazioni: confondere il cancro di “Moggiopoli” con l’infezione delle plusvalenze».

Io rispondo che ormai siamo abituati ad essere attaccati dalle colonne dei giornali, Mensurati e Bianchi sono solo alcuni esempi, ma a tutto c’è un limite. Prima di chiudere mi scuso con i due giornalisti citati perché non è giusto confondere due semplici infezioni con il cancro del “giornalismo”.
Però, per fortuna, come dice un mio amico: «Un buon cancro dura poco». Speriamo!

The Hammer

Etichette: , , , ,