mercoledì 11 novembre 2009

Da Mezzaroma a Tuttaroma

La situazione della Roma ci viene descritta come disperata. Meglio ancora, ad essere disperata dovrebbe essere la situazione della famiglia Sensi, oberata di oltre 330 milioni di euro di debiti nei confronti di Unicredit. Sia chiaro, molti di questi debiti hanno origine negli anni ruggenti della gestione allegra della Roma da parte di Sensi padre, evidentemente ben coadiuvato da Franco Baldini.
Poi, questi debiti sono stati spostati con apposite alchimie finanziarie alle società (Roma 2000 e Italpetroli) a monte di AS Roma. L'obiettivo apparve chiaro fin dal primo momento: consentire all'asset più prezioso del gruppo Sensi di iscriversi al campionato di calcio, iscrizione altrimenti preclusa viste le regole sui bilanci.
Tutto questo armeggiare è senz'altro stato utile per guadagnar tempo in attesa di tempi migliori. Sfortuna ha voluto che i tempi migliori non siano arrivati, nonostante la retrocessione della Juve abbia dato una bella mano grazie alle qualificazioni in Champions.
E ora tutte le contraddizioni della strategia escono a galla: Unicredit ha addirittura iniziato a requisire gli alberghi dei Sensi, e addirittura tratta con la famiglia per arrivare alla vendita della Roma. Evidentemente l'unico modo per abbattere il debito.

E qui però deve esserci qualche problema: secondo il Corriere dello Sport, Unicredit spingerebbe per la vendita all'imprenditore farmaceutico romano Angelini, coadiuvato dall'immobiliarista Mezzaroma.
Fosse vera questa ipotesi, la cosa sarebbe straordinaria: Mezzaroma è anche socio (oltre che cognato) di Lotito nella società S.S Lazio S.p.A. Sì, avete capito benissimo, rischieremmo di avere un soggetto socio di ambedue le squadre romane. Con buona pace dei paroloni sul conflitto di interessi (che evidentemente vale solo tra Moggi e suo figlio), e una pernacchia alle rivalità cittadine.

Un calcio sempre più sommerso da infinite contraddizioni. E Petrucci e Abete dormono il sonno del giusto, probabilmente in attesa delle grandi abbuffate dell'Olimpiade 2020 o dell'Europeo 2016.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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mercoledì 28 ottobre 2009

Petrucci vs. Capello


Qualche giorno fa, Fabio Capello ha criticato il calcio italiano in maniera molto forte e inusuale.
Secondo il ct della Nazionale inglese, il nostro calcio sarebbe vittima e ostaggio degli ultras. Probabilmente Don Fabio ha ragione, anzi aggiungiamo che alcune volte abbiamo l'impressione che anche la stampa sia ostaggio di qualche "potere forte"; per esempio, le famose radio romane, in mano a persone vicine al mondo ultras, sembrano riuscire a influenzare persino i media ufficiali. La situazione, dunque, non sembra delle migliori.

Appare incomprensibile la levata di scudi, che sa tanto di sciovinismo, contro le parole del friulano.
Ci hanno colpito molto, in particolare, le parole di Petrucci: ''Il fenomeno di cultura sportiva certamente non ci può venire dagli inglesi. Anzitutto non ci può venire dagli inglesi perché Capello purtroppo è stato sfortunato perché ha parlato il giorno di una partita che è stata quella del Middlesbrough contro il Leeds in cui ci sono stati lanci di bottigliette, ci sono stati inneggiamenti ad Istanbul dove nel 2005 sostenitori del Leeds persero la vita....''
Parole sfortunate quelle di Petrucci. Sfortunatissime.
Ci riferiamo in particolare al riferimento ai cori (senza dubbio criminali e vergognosi) sulla tragedia di Istanbul. Un Presidente di Comitato Olimpico mai e poi mai dovrebbe scendere al livello di rinfacciare a qualcuno fatti e avvenimenti riguardanti una federazione straniera. Poi ci si lamenta se le nostre candidature per l'organizzazione di manifestazioni sportive internazionali vengono demolite.
Ma la cosa più grave è che Petrucci non ha nessun titolo, come rappresentante dello sport italiano, per bacchettare su fatti di questo genere.
Solo una decina di giorni fa, infatti, ricordiamo che i tifosi della Fiorentina (in ossequio al loro miserabile gemellaggio) sfoggiavano delle belle magliette del Liverpool con la scritta "MENO 39". Inutile spiegare ai signori del Coni a cosa inneggiavano i tifosi della Fiorentina.
Prima di rinfacciare comportamenti poco edificanti avvenuti all'estero, il signor Presidente dovrebbe agire in Italia. Punisca i responsabili. Per noi, come abbiamo già detto, un "buu" a Balotelli vale, giustamente, una giornata di squalifica del campo, ma pretendiamo trentanove giornate di squalifica per il campo della Fiorentina: una giornata per ogni morto dell'Heysel oltraggiato da questi signori.
Forza Presidente, anzichè attaccare Capello, ci faccia vedere di che pasta è fatto!

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mercoledì 7 ottobre 2009

L'etica dell'appalto

Dopo la vittoria della candidatura di Rio de Janeiro per l'organizzazione delle Olimpiadi del 2016, secondo i conoscitori delle cose del Comitato Olimpico, si apre la via per una candidatura europea, con ottime possibilità di vittoria.
Naturalmente noi italiani non ci facciamo mancare nulla. Immediatamente l'eterno Petrucci ventila la possibilità di una candidatura italiana.

A ruota fanno eco alcune amministrazioni locali, che candidano le loro città: Alemanno candida Roma (sai che novità, esiste qualcosa a cui la città eterna non si sia candidata?), Cacciari candida Venezia (e la fragilità del territorio che si sbandiera per ottenere finanziamenti per opere faraoniche come il Mose?), i sindaci della Romagna si sono già uniti in comitato per sponsorizzare la candidatura collettiva della Romagna (con buona pace dello statuto Cio, che pretende la candidatura di una città e non di un territorio!).

In sostanza, sembra quasi di essere di fronte ad un "assalto alla diligenza" da parte degli enti locali che, ingolositi dalla gran massa di appalti e progetti legati ad un evento come un'Olimpiade, vorrebbero acquisire risorse per risollevare i territori da essi amministrati. Una sorta di Keynesismo sportivo.
Non importa se, per tutta una serie di ragioni, di equità o politiche o ambientali, il territorio candidato è inidoneo.
Magari non importa nulla neanche del fatto che in Italia i soldi potrebbero essere spesi in modo migliore.
Senza voler fare moralismo d'accatto, è etico spendere decine di miliardi per un'Olimpiade quando, parola di Bertolaso, la gran parte dei Comuni italiani è a rischio idrogeologico?
E' etico spendere per un'Olimpiade quando lo Stato non riesce a garantire luoghi decenti per impartire un'istruzione alle giovani generazioni?
E' etico spendere per una paraolimpiade quando i propri cittadini portatori di handicap soffrono continuamente a causa delle barriere architettoniche?

Domande che ai nostri rappresentanti sportivi, che hanno immediatamente proposto le candidature, probabilmente non interessano: finché c'è "Grande Evento" c'è speranza!

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venerdì 2 ottobre 2009

Curve e sbandate


Trattandosi della Roma i giornali ci vanno giù con cautela, ma le ultime imprese dei curvaioli della "magggica" dovrebbero far riflettere, e pure tanto.

Nella partita con la Fiorentina hanno fatto lo sciopero di un tempo, non son potuti entrare neppure gli steward mentre, in compenso, sono state fatte scoppiare una decina di bombe carta; a fine partita Totti è andato a lanciare la maglia, ma qualcuno gliel'ha rimandata indietro (il sonoro è rimasto ignoto); ieri se la sono presa con Okaka che, prudentemente, dopo il gol ha sì festeggiato, ma fino alla curva non è arrivato.

Intanto, a Trigoria hanno fatto la loro comparsa striscioni contro l'aumento di stipendio di Rosella Sensi (a 1,1 milioni), e l'altro giorno è stato presentato il nuovo stadio che potrebbe fare tutti felici, ma ha il piccolo difetto che non si sa bene chi e come possa realizzarlo.

I giornali sono prudenti, ma secondo noi sono sbandate molto pericolose, perché potrebbero significare che la gente comune non solo ha capito la difficile situazione economica della proprietà (ormai la negano solo Petrucci e Abete), ma s'è resa pure conto che, se non viene venduta, la Roma rischia di finire in seconda fascia, definitivamente superata dalla Lazio di Lotito.

Una prospettiva che in altre città farebbe incazzare e basta, ma che a Roma non si sa bene dove porterebbe; per il momento i giornali stanno cauti, e gli ispettori di Palazzi hanno scritto nel referto che durante la partita con la Fiorentina sono stati fatti scoppiare un po' di petardi. Resta il fatto che gli sbandamenti in curva sono poi difficili da governare.

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mercoledì 30 settembre 2009

Quasi, quasi mi faccio uno stadio

Bello, veramente bello il progetto del nuovo stadio della Roma, tanto bello che ieri la Sensi, presentandolo, non ha trattenuto le lacrime: bello perché il pubblico è come se fosse in campo, bello perché cambia colore in base alla posizione del sole, ancora più bello perché alla Roma non dovrebbe costare neppure un euro. Anzi, come nel miracolo dei pani e dei pesci, dovrebbe contribuire a moltiplicare i ricavi per pagare i 330 milioni di debiti con Unicredit.

E non è il solo; scrive Repubblica che di progetti del genere in circolazione ce ne sono 39, per un investimento di 6 miliardi e tutti con tanto di cubatura inclusa nel prezzo; cioè i progetti economicamente si reggono sul fatto che si costruiscono tanti cinema, centri commerciali, ville e case popolari che il costruttore lo stadio può anche permettersi di regalarlo.
Ci sono ancora dei dettagli da sistemare, tipo viabilità, infrastrutture, compatibilità ambientale e cose del genere, ma i 39 presidenti non si sono scoraggiati; a quanto pare negli ultimi anni si sono dedicati anima e corpo a farsi fare dei bei progetti. Il protagonista anonimo della vecchia canzone di Gaber, davanti ad una vita sprecata e a una brutta giornata quasi quasi si faceva uno shampoo, i tempi sono cambiati e i nostri presidenti davanti al pericolo che i creditori mandino l'ufficiale giudiziario quasi quasi si fanno uno stadio.
Quello che ci ha pensato più a lungo scrivono sia Claudio Lotito, ha assicurato che ci pensa dal 2004 e adesso vuole presentare anche lui un bellissimo progetto: costo di 800 milioni, 600 ettari di terreno accatastato come agricolo e di proprietà del suocero Mezzaroma, a progetto ultimato ci sarebbe una città di medie dimensioni e in mezzo anche un campo di calcio; ci vorrebbero, a proposito di dettagli, una nuova stazione, uno svincolo autostradale e un approdo in battello sul Tevere (ci permettiamo di suggerire che manca un aeroporto).
Sarebbe il nuovo Stadio delle Aquile, ma probabilmente neanche loro oserebbero progetti così arditi, perché pure Lotito, come la Sensi, conta di non metterci neppure un euro.
Belli, veramente belli i progetti dei nuovi stadi dove ci guadagnano tutti, le famiglie e gli ultras, i proprietari dei terreni e i costruttori, Totti e tutti quelli come Totti.
Un miracolo tutto italiano che, verrebbe da dire in conclusione, confermerebbe la tesi di Petrucci e Abete secondo la quale le nostre società quanto a bilancio stanno meglio di quelle inglesi, spagnole e tedesche; basterebbe appunto realizzare tutti questi progetti di stadi nuovi.
Intanto chissà che i 39 presidenti quasi quasi non si stiano facendo anche loro uno shampoo.

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domenica 6 settembre 2009

Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

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martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

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venerdì 19 giugno 2009

Delitto e castigo

Tanti tifosi juventini, sicuramente quelli juventini veri, pensano che il delitto di Calciopoli non sarebbe riuscito senza l'intervento decisivo di Montezemolo che, visti i successivi ringraziamenti di Blatter, si vede che ha evidentemente fatto delle pressioni sulla proprietà per far ritirare il ricorso al Tar della Juve, cioé ha messo del suo per farci andare in B.
Non abbiamo la controprova e non sappiamo come sarebbe finita col ricorso, di sicuro i grandi soloni dello sport ci dissero allora che non bisognava andare per Tribunali, che bisognava star dentro la Federazione, insomma che erano tutti grati a Luca Cordero di Montezemolo.
Ci viene da pensare al delitto, ai soloni e a Montezemolo vedendo quello che è successo nella Formula Uno che da Circus è diventata un manicomio: tra la Federazione (!!) e i Costruttori dopo le minacce si è arrivati alla rottura completa, anzi proprio la Federazione ha deciso oggi di portare le squadre ribelli (e Montezemolo su tutti) in Tribunale per chiedere i danni (già, i danni....)
A dir la verità il primo che si è rivolto ad un Giudice è stato proprio Montezemolo (!!) qualche mese fa, ma si vede che ha sbagliato i tempi perché il Tribunale gli ha dato torto, sentenziando che non c'erano motivi di urgenza, proprio quei motivi che invece dicevano tutti che c'erano nel 2006 per andare al Tar e chiedere la sospensiva sella sentenza Rossi-Sandulli.
E così mentre sulle piste di mezzo mondo la Ferrari arranca come una Duna in salita e sui rettilinei la Toro Rosso mette la freccia e le passa davanti, chissà quanti tifosi juventini (non solo gli Ju29ri) pensano che quel delitto non è rimasto alla fine impunito e il castigo è non solo quello che abbiamo visto e stiamo vedendo sulle piste di mezzo mondo, ma quello che adesso potrebbe succedere nei Tribunali.
Un'ultima annotazione sui soloni: Petrucci, il massimo esponente della specie, s'è schierato con Montezemolo (!); Blatter finora non si è pronunciato.

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giovedì 7 maggio 2009

Cremlino, Italia

La glasnost e la perestroijka in Italia non hanno cittadinanza. Tanto meno nello sport. Ieri è stato rieletto, per la quarta volta alla carica di Presidente del Coni, Gianni Petrucci. Narrano le cronache che a presiedere le votazioni c'era Franco Carraro (consigliere dal 1962). Solo al Soviet Supremo ai tempi di Breznev sarebbero stati capaci di organizzare un simile spettacolo. Peccato che la libera stampa queste cose non ve le abbia fatte notare, per esempio oggi il Corriere titolava "Petrucci: cambio lo sport", quasi a voler far credere che questo signore sia una grande novità, quando invece è alla sua quarta elezione, e questo nonostante lo statuto del Coni limiti i mandati presidenziali a due (come avevamo a suo tempo spiegato sul nostro sito) .
Ma il culmine si è toccato ieri sera nel programma TG2 "Punto di vista". L'intervistato era naturalmente il neo (sic) Presidente, che ci ha raccontato di non preoccuparsi della perdita di competitività delle nostre squadre di calcio. Secondo lui le nostre società sono meno indebitate rispetto a quelle di certe nazioni che portano le squadre in finale, e ha concluso con un "il tempo ci darà ragione". Roba da non credere.
Infine la perla finale sul prossimo campionato di nuoto che "sarà un successo... Malagò è un grande organizzatore... ci farà fare bella figura".
Peccato che proprio oggi siano arrivati i primi avvisi di garanzia e a pensare all'intervista alle Iene (Italia1) di Malagò altri dovebbrero arrivarne, visto che ha detto di essere pronto a dichiararsi parte civile qualora le opere non siano pronte in tempo.
Se queste sono le premesse, caro Presidente Petrucci, che Dio ce la mandi buona.

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mercoledì 25 marzo 2009

Tra il dire e il fare...


Rieletto presidente della Figc con una votazione bulgara (unico candidato, votato dal 98,4% dei presenti) Giancarlo Abete ha presentato un bel programma elettorale che i giornali hanno sintetizzato in tre punti: più stadi, meno violenza, bilanci sani. Più o meno come succede nelle elezioni politiche quando ci promettono più occupazione, meno tasse e lotta all'evasione fiscale.

Non ha spiegato, Abete, come raggiungere quegli obiettivi, chi dovrebbe mettere i soldi per gli stadi, come si combatte la violenza, chi controlla i bilanci, ma pare che in assemblea nessuno glielo abbia chiesto; i giornali hanno scritto che è stata un'assemblea sonnolenta, applausi, baci e abbracci e tutti l'hanno votato.

Non è questa la sede giusta per dubbi e giudizi su quel programma, lo faremo sul sito con le nostre inchieste e i nostri articoli; faremo, nel nostro piccolo, i cani da guardia che poi sarebbe il vero mestiere del giornalista, ormai dimenticato dai giornali che troviamo in edicola, grandi e piccoli; qui ci limitiamo a far riflettere i nostri lettori sul fatto che la Figc è controllata dal Coni ed ha come fiore all'occhiello la Lega, per cui quel bel programma chiama in causa Abete insieme col futuro presidente del Coni (si vota a giugno), e col prossimo capo della Lega (votazione a fine mese).

Dicevamo di riflettere perché al Coni danno per scontata la rielezione di Petrucci e quanto alla Lega, quasi fosse un fiore appassito, si parla di un possibile commissariamento affidato a Carraro.

Tra il dire e il fare, quindi, tra quel programma e la sua realizzazione potrebbe esserci di mezzo un terzetto di vecchie conoscenze (Petrucci-Carraro e Abete è da una vita che si "dedicano" anima e corpo allo sport) che solo a pensarci fa venire i brividi lungo la schiena. Proviamo comunque a non essere catastrofisti, di sicuro ci ripromettiamo di tenere gli occhi ben aperti.

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martedì 10 febbraio 2009

Tappetinho

Gianni Petrucci, gran capo (purtroppo) dello sport italiano, a Sky Sport: "Non voglio commentare quello che ha detto Mourinho. Ognuno adotta la politica che gli sembra maggiormente opportuna. Poi a me piace Mourinho, è un tecnico intelligente. E' riuscito a portare alcune novità e quando parla riesce a non essere banale. Moratti ha fatto veramente bene a prenderlo come allenatore".

Cos'aveva detto lo specialòne, in arte Pianginho?
Al termine della partita con il Lecce, stravinta dagli Onesti a prescindere, Pianginho si era lanciato in una geremiade sugli arbitri (già commentata ieri su questo blog):
"Vorrei proprio rivedere l'intervento in area su Ibrahimovic nel primo tempo perché secondo me poteva essere rigore. Qualche settimana fa, per usare la parola 'paura' con l'arbitro sono stato squalificato, stavolta allora userò la parola 'strano'. E' strano che Ibra subisce un'entrata del genere sul risultato di 1-0 in un momento delicato della partita e l'arbitro lo ammonisce (tra l'altro si arriverà a un momento cruciale della stagione in cui sarà squalificato); è strano che, contro il Torino a San Siro in svantaggio di un gol l'arbitro non vede un fallo da rigore a nostro favore; è strano che in tutta la settimana nessuno parla di quell'episodio e nessuno torna sull'argomento. Tutto molto strano, ma non posso farci niente, posso solo lavorare e andare avanti per la mia squadra".

In sintesi, quindi, Pianginho sostiene che succedano cose strane ai danni suoi e della sua squadra.
E Petrucci, gran capo dello sport italiano, che fa? Invece di tirare le orecchio a Pianginho, lo ricopre di elogi e si complimenta con il presidente Onestinho.
Tappetinho!

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giovedì 5 febbraio 2009

Mutatis mutandis

Sulla squalifica di Mannini e Possanzini il presidente Abete, che di solito si muove poco come se avesse timore di sbagliare mossa, s'è dato da fare come un matto e dopo essersi assicurato l'appoggio di Blatter (quello che aveva ringraziato Montezemolo!) ieri, insieme con Matarrese e Campana, è stato al Coni da Petrucci e insieme hanno deciso come andare avanti. C'era da superare l'ostacolo che la sentenza del Tas di Losanna è inappellabile (come quella di Moggi-Giraudo, per capirci), ma Petrucci e Abete non si sono scoraggiati (e neanche noi ci scoraggiamo per Calciopoli) e andranno avanti così: Petrucci farà presente che la sentenza del Tas non va bene perché, tra le altre cose, "deve attenersi al diritto comunitario" (ma guarda un po', dicevamo la stessa cosa anche noi riguardo la pena inflitta alla Juve) mentre Abete dirà alla Wada che ci sono dei "fatti nuovi" (strano, perché anche noi diciamo che col proceso Gea c'è stato un fatto nuovo e altri potrebbero esserci a Napoli); e così Petrucci, Abete e Blatter vogliono che la Wada chieda la revisione delle sentenze.

In attesa degli sviluppi ci fermiamo qua; adesso è roba da avvocati e superconsulenti che parleranno di cose tecniche, quelle dove ci mettono spesso qualche parola in latino che fa sempre il suo effetto, noi ci fermiamo qua per sottolineare con la matita blu che una sentenza sportiva inappellabile può essere rivista, ci vogliono dei fatti nuovi ma può essere oggetto di revisione. E non lo dice la redazione di ju29ro.com, lo dicono Matarrese e Blatter, Petrucci e Abete che hanno fatto scrivere ai giornali che sono anche pronti a ricorrere alla giustizia ordinaria se la Wada dovesse dire di no.

Ma allora, aggiungiamo noi e ci mettiamo due parole in latino, se loro possono chiedere la revisione per le sentenze di Mannini e Possanzini abbiamo anche noi diritto a chiederla, mutatis mutandis, per quelle di Moggi e Giraudo, e se ci diranno di no potremmo anche noi andare per tribunali.

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domenica 18 gennaio 2009

Dilettanti allo sbaraglio

L'altro giorno la Figc ha tenuto a farci sapere che Palazzi aveva deferito Tanzi e Baraldi per aver gonfiato le cifre di alcune cessioni fatte dal Parma nel 2003. Luca Baraldi ha risposto con un comunicato (Tuttosport del 17/1) col quale precisa che "i contratti sono stati sottoscritti nel 2003, periodo nel quale mi trovavo a svolgere altri incarichi nella Lazio, in qualità di direttore generale e amministratore delegato e dunque non nella società Parma".

Il dottor Palazzi è il "superprocuratore della Figc", lo sceriffo che dovrebbe assicurare alla giustizia (sportiva) ladri di cavalli e grandi delinquenti, il garante del nuovo calcio pulito che è il vanto di Petrucci, Abete e Matarrese; nel 2006 era il vice di Borrelli e poi è stato promosso perché, come si dice in questi casi, nello svolgimento del suo "dovere" avrà dimostrato dedizione alla "causa" e grande professionalità.

Quanto alla dedizione, pochi dubbi; circa la professionalità basta leggere il comunicato di Baraldi.

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venerdì 16 gennaio 2009

I tramezzini del Coni

Apprendiamo (link) che è in corso un'inchiesta condotta dalla Procura della Repubblica di Pescara sull'organizzazione dei Giochi del Mediterraneo nella città abruzzese.
La solita storia italiana. Se c'è stata corruzione lo stabiliranno i processi (eventuali), ma sicuramente si può parlare di mala gestio.

Una cosa ci ha colpito. Il COL (Comitato Organizzatore Locale) dei giochi (Presidente Aracu e vice Petrucci) aveva ben 82 persone nel suo CdA. Pensiamo sia un'anomalia anche per i CdA delle aziende statali della Repubblica Popolare Cinese.

Buttiamola sul ridere, viste le usanze del Coni di Petrucci, chissà quanto si spendeva in tramezzini e succhi d'arancia per rifocillare i consiglieri!

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martedì 6 gennaio 2009

Gazzelig


Nella nostra redazione in tanti lo dicevano da tempo, per essere più precisi dall'estate 2006: il campionato di calcio non è più una cosa seria ma un baraccone da circo. Adesso è arrivata, per così dire, una conferma "autorevole" perché in allegato alla Gazzetta dello Sport, che a quel baraccone fa da megafono e ufficio stampa, vengono offerti i DVD con "Il meglio del meglio dei comici di Zelig", come recita la pubblicità sul Corsera.

Pensateci: la Gazzetta che ha tra i proprietari John Elkann (la nuova Juventus), Tronchetti Provera (la solita Inter) e Della Valle (la Fiorentina) per completare l'informazione del lettore che già si è "gustato" Verdelli e Cannavò e magari anche Palombo e Severgnini gli offre lo spettacolo di Checco Zalone, di Bertolino e compagnia bella; così uno prima si legge le battute di Petrucci e Matarrese sul nuovo calcio pulito, si fa due risate a mò di allenamento e poi si gode le altre battute, quelle dei Fichi d'India o di Ale e Franz.

Un'idea veramente geniale rivolta, evidentemente, non ai lettori frettolosi e distratti, quelli che si accontentano dei titoli sbirciati mentre si beve un caffè al bar, ma a quelli che il marketing classifica come "fidelizzati"; verificato, in parole povere, che c'erano dei lettori che continuavano a restare fedeli e a divertirsi con le recite del baraccone del calcio, i proprietari del piccolo giornale di Milano hanno pensato bene di completare l'opera col meglio del meglio della comicità.

A proposito, sapete come l'hanno chiamata la collana dei DVD? L'hanno chiamata "Gazzelig - I comici dalla A allo Zelig". Appunto: "dalla A" del vecchio campionato di calcio della nostra Juventus, la solita Inter e la Fiorentina, "allo Zelig" del baraccone di oggi con Petrucci e Checco Zalone, Matarrese e i Fichi d'India.

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martedì 25 novembre 2008

Parliamone, invece

"Sì, mi ripresento alle elezioni per la presidenza del Coni". Lo afferma in un'intervista al Corriere della Sera Gianni Petrucci, il numero uno del movimento che annuncia così la volontà di riproporsi e di non voler lasciare l'Italia dello sport. A dare battaglia ci sarà Franco Chimenti, presidente della Federgolf, ma del rivale Petrucci si limita a dire: "Lo rispetto come ogni avversario".

Quindi sulla sua candidatura sottolinea: "Non uso le frasi un po' false e di convenienza del tipo 'le istituzioni mi chiamano'. Perché è un mondo quello dello sport che mi piace, mi affascina. Poi molti presidenti federali e buona parte del pianeta sportivo periferico me l'hanno chiesto".

Petrucci afferma ancora che il "finanziamento pubblico allo sport, l'educazione sportiva nella scuola e la lotta al doping sono i tre grandi problemi da affrontare".

"Se c'è stato un problema diplomatico con Crimi - afferma Petrucci in un altro passaggio dell'intervista - non me ne sono accorto, anzi con Tremonti e Letta si sta impegnando a rivedere il taglio dei finanziamenti". "La mia forza - aggiunge Petrucci - è basata su una squadra di prim'ordine e un grande segretario generale: Pagnozzi".


Commento del Team: L'Adnkronos non lo scrive ma ad un certo punto il Corriere chiede a Petrucci come si vincono le elezioni del Coni e la risposta è tutto un programma: "Non parlandone". Saremo dei rompiballe ma noi, invece, pensiamo che sia proprio il caso di parlarne; anzi, annunciamo già che parleremo presto sul nostro sito proprio di Petrucci e della Presidenza del Coni.

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venerdì 1 febbraio 2008

Il Re e' nudo e nessuno (o quasi) lo dice.

Riprendo volentieri un mirabile post del mio amico Joyce inserito sul Forum J1897. Si parlava della situazione della AS ROMA e dei problemi finanziari del suo presidente Sensi:

"... Sai cosa? Quando conviene, l'economia è adulta e vaccinata, e fa a meno della politica.
Quando invece giova il contrario, interviene la politica a mettere tutto a posto (o a sfasciare, che è lo stesso).
Dunque a tutto questo castigo dell'economia non ci credo, non per l'Italia, perché il problema è il riconoscimento (o il disconoscimento) "politico" del delitto.
"L'economia dovrebbe avere ben altra cultura", come dici tu, ma non ce l'ha.
Se qualcuno dicesse che quello di Moratti è un delitto, l'ultimo baluardo del calcio italiano crollerebbe, e che tragedia per Petrucci/Matarrese.

Ma certo è singolare: in testa al campionato italiano ci sono le uniche due sorelle risparmiate dalla tempesta degli ultimi anni.

Una con 400 milioni di debiti, l'altra con 500.

Onestissime, impeccabili, non un'intercettazione, non una macchia.

Solo 900 milioni di debiti.

"Il Re è nudo ma nessuno (o quasi) lo dice... "

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sabato 11 agosto 2007

Farsopoli entra in Petrucciopoli

Dal Corriere della Sera

Un incredibile scambio di persona. Un nome al posto di un altro nelle intercettazioni trascritte dai carabinieri che fa entrare un pezzo di Farsopoli nello scandalo del basket ... Tutti contro tutti, pezzi di FIGC e di CONI contro altri pezzi di CONI. Il problema, dunque, è un problema di potere puro.
Ma veniamo allo scambio di persona. I carabinieri dei Nas trascrivono l'intercettazione di una telefonata tra Ronzani (presidente della CCA), e un certo Honorati, avvocato romano vicino alla Virtus. Si tratta di un'intercettazione chiave. Ebbene i carabinieri commettono un errore. Quell'utenza è sì intestata alla Honorati and Partners, ma quel cellulare è in uso al socio Mario Gallavotti, uno dei legali della FIGC. Che ascolta (e ride) quando Ronzani parla dei rapporti stretti tra tra uno dei membri della CCA (Cecinelli) e l'avvocato del CONI Bovis e poi quando Ronzani stesso manda il famoso avvertimento a Petrucci ("E' sempre caduto in piedi...").
Ma Gallavotti è anche la persona che Luciano Moggi chiama (settembre 2004) per avere rassicurazioni sull'esito del procedimento a carico del figlio per il caso GEA.
E allora forse non è un caso che Luciano Moggi ieri abbia dichiarato "Ora voglio vedere cosa accadrà a Petrucci".
Non è il solo riferimento allo scandalo del calcio. C'è un' altra frase di Ronzani intercettata che chiama in causa Petrucci a proposito delle pressioni per il lodo Carraro. Ronzani dice che "Petrucci lo sollecitava a una soluzione diversa", ovvero più dura nei confronti dell'ex presidente della FIGC. Petrucci nega, dicendo che il richiamo a Ronzani era solo alla riservatezza. In ogni caso, da allora i rapporti tra i due si interrompono.

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giovedì 9 agosto 2007

Petrucciopoli

Dal Corriere della Sera di oggi:

Sul caso Lorbek arriva la richiesta di archiviazione della Procura di Bologna. Il magistrato Lorenzo Gestri sottolinea però il coinvolgimento sospetto di personaggi appartenenti alle alte frange dello sport italiano:
"Le emergenze investigative hanno senza dubbio chiarito che la CCA del CONI, presieduta dal professor Ronzani sia stata oggetto di plurimi tentativi di avvicinamento, prevalentemente riconducibili ai vertici della società veneta..."
"Il presidente Ronzani risulta aver intrattenuto contatti che potrebbero definirsi inopportuni anche con figure di rilievo istituzionale del mondo dello sport..."
Secondo Gestri "la conversazione (che non riporto) fornisce indicazioni idonee a confermare che da parte dei vertici del CONI vi sia stato effettivamente un movimento anomalo"
Ancora dagli atti "le informazioni che Bovis (legale del CONI) riceveva da Cecinelli (membro della CCA) le aveva sempre riferite a Petrucci il quale, per il ruolo rivestito, voleva essere aggiornato in tempo reale per sapere se ci fossero state delle sorprese"
Bovis precisava che "non avrebbe tenuto una simile condotta se non avesse ricevuto diretta sollecitazione da Petrucci"

In sostanza, si ipotizza che l'obiettivo del CONI fosse evitare la penalizzazione di 15 punti per Treviso "garantendo quantomeno una riduzione di 3 punti, ossia la soluzione minima che avrebbe consentito a Treviso l'accesso ai playoff".


Nessun commento, vorrei solo ricordare che il professor Ronzani era il presidente della CCA anche l'anno scorso durante Farsopoli, così come Petrucci era presidente del CONI.

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