domenica 15 novembre 2009

Porcherie

Pareri autorevoli hanno definito una porcheria il disegno di legge sulla durata dei processi; è roba politica, nel merito non entriamo (lasciamo che ci sguazzino i politici), rileviamo solo che sull'argomento oggi scrive Marco Mensurati su Repubblica, quello che aveva fatto il presunto scoop sugli incroci delle schede svizzere segrete, e poi era scomparso dalla circolazione (evidentemente passato ad altri incarichi redazionali, non sappiamo se più o meno importanti).

Mensurati scrive che "la nuova legge cancella anche Calciopoli", e ci sembra un giudizio frettoloso, mentre a Roma si azzuffano; dice anche qualcosa sul processo, e poi dà spazio all'ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara. Sul processo, in particolare, scrive che "nel giro di tre anni, tra polemiche, indulti, ricusazioni, stralci e riforme si è trasformato in una sorta di zombie giudiziario", e su questa conclusione, guarda caso, siamo d'accordo anche noi.

Con una differenza. Con i nostri articoli, a fronte del silenzio di Repubblica da un anno a questa parte, noi abbiamo dimostrato che il processo di Napoli (dopo quello di Roma sulla Gea) mezzo zombie lo era fin dall'inizio, con Paparesta che doveva essere il pentito, e invece è stato prosciolto, poi s'è aggiunta la ricusazione del giudice da parte dei pm (particolare che Mensurati fa finta di dimenticare), s'è aggiunto anche Manfredi Martino che avrebbe ipotizzato (almeno secondo la Gazzetta) che i giornalisti potessero essere corrotti (e quindi, teoricamente, anche Mensurati), alla fine è arrivato il maresciallo a dire che gli specchietti delle celle (per le allodole?) sono solo "verosimili", perché sicuri non possono esserlo, e così lo zombie è fatto e finito.

Per Mensurati, invece, l'unica preoccupazione è il processo breve perché adesso, secondo lui, Calciopoli sarà cancellata, sarà sufficiente che Moggi, Bergamo e Pairetto "lavorino per smontare l'accusa di associazione a delinquere", a quel punto la durata del processo con la nuova legge sarebbe ridotta a due anni e andrebbe tutto in prescrizione. Una porcheria, per dirla come gli onorevoli che si stanno azzuffando, ma a noi sembra una porcata anche tutto il ragionamento di Mensurati, perché smontare l'accusa di associazione a delinquere vorrebbe dire che tutto il processo sportivo è stato costruito sul nulla. Se questo dovesse succedere, indipendentemente da quello che decideranno a Roma sulla durata dei processi, la conclusione sarebbe che il più grave scandalo della storia del calcio sarebbe esistito solo nella mente di quelli come Mensurati.

Un'altra porcata è nello spazio concesso a Gazzoni Frascara, che sproloquia anche lui sui danni che farebbe l'eventuale legge su processi come quello di Napoli, a fronte della drammaticità della vicenda che lui ha vissuto col Bologna in termini, dice lui, non solo economici ma sentimentali. Mensurati trascura un dettaglio su Gazzoni Frascara, e cioè che è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel maggio 2009 dalla Procura di Bologna. Non ci interessa cosa succederà con una nuova legge a questo processo, prendendo però spunto da Mensurati e Gazzoni Frascara e ragionando su indulti vari, depenalizzazioni e durata dei processi, ci sarebbe da ricordare la frase di Ricucci sul "vogliono fare i froci col culo degli altri".

Ricucci, all'epoca, pensava a quelli del salotto buono; a noi vien da pensare a tutte le "maschere" che abbiamo incontrato nel mondo del calcio scrivendo di Farsopoli, ai tanti giornalisti e presidenti e alle loro porcate.

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giovedì 18 giugno 2009

Orrori di stampa


Al caso Paparesta abbiamo già dedicato sul sito lo spazio che meritava; volevamo qui far notare che nella sentenza Sandulli ben due pagine (72-73) sono dedicate proprio a questo caso. In particolare segnaliamo che secondo la commissione Sandulli la ricostruzione dell'episodio fatta dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Roma (pagine 25-26 dell'informativa del 19 aprile 2005) è precisa e incontestabile.

Quanto è precisa ogni lettore lo può capire leggendo i nostri articoli, gli interventi degli avvocati difensori, le lagnanze del pm Narducci sulla loro aggressività. Quanto alla incontestabilità vale la pena rifletterci un po' a fondo.

Riflettere sul fatto che gli assunti della sentenza dell'estate 2006 (uno era, appunto, il caso Paparesta) non solo sono contestati, ma non reggono alla prova del contraddittorio tra accusa e difesa; è stato così per Nucini, lo è stato per Gazzoni Frascara, lo è per l'interrogatorio di Paparesta junior e la sua presunta chiusura a chiave nello spogliotaio a suo tempo spiata dalla Gazzetta dal buco della serratura.

In attesa che la pubblica accusa porti prove più attendibili sulla delinquenza di Moggi, in un paese normale i giornali dovrebbero chiedersi, prendendo spunto dalla farsa del caso Paparesta, se il processo sportivo dell'estate 2006 non si è basato su carte "truccate", non nel senso di prove artatamente false ma su ipotesi di accusa che in un normale dibattimento (quello che nel 2006 non c'è stato) stentano a reggere, anzi in qualche caso si ritorcono contro gli accusatori.

I giornali non se lo chiedono, venendo così meno al loro dovere: nel 2006 invece di informare hanno dato in pasto ai lettori il mostro Moggi; oggi, ed è un orrore ancora maggiore, dei dubbi suscitati dal processo non ne parlano proprio.

Vedremo i prossimi sviluppi e intanto ricordiamoci dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva (sulla revocazione di sentenze "irrevocabili") e della raccomandazione che il professor Caianiello aveva a suo tempo fatto alla Figc di essere prudente nei processi perché le sentenze potevano essere sconfessate in sede di giustizia ordinaria.

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giovedì 21 maggio 2009

La Tsushima di RCS


Pessime notizie dal fronte economico finanziario per la flotta Rizzoli - Corriere della Sera. Per porre rimedio alle gravi perdite il management del gruppo ha presentato un piano lacrime e sangue, che prevede parecchi esuberi del personale e anche una riduzione delle copie distribuite in omaggio dei suoi due più importanti giornali: la corazzata Corriere della Sera e l'incrociatore rosa che noi ben conosciamo.
Risulta che le copie omaggio della Gazzetta saranno ridotte di circa 120.000 unità. Molto probabilmente questo porterà la tiratura del giornale sportivo del gruppo a non più di 300.000 copie al giorno. Se si pensa che solo 5 anni fa venivano distribuite oltre 420.000 copie, possiamo affermare, senza paura di smentita, che siamo di fronte ad una vera catastrofe.
Ma quali sono i mali che hanno colpito i giornali del gruppo? Aldilà delle giustificazioni di maniera, che tendono a vedere nella crescita di Internet la causa della debacle della carta stampata, noi vediamo una motivazione molto più seria: la crescente sfiducia dei lettori in un'informazione che a volte dà l'impressione di essere più megafono del "potere" che strumento di informazione imparziale e obiettiva dei lettori.
Vediamo un paio di esempi che possono rendere chiara la nostra posizione. Ieri il Corriere ha proposto ai suoi lettori una cronaca assolutamente fuorviante dell'udienza napoletana sul processo Farsopoli. Addirittura, il giornalista è arrivato a dire che Moggi si arrabbiò con Paparesta dopo la famosa partita di Reggio Calabria perché l'arbitro non aveva voluto favorire la Juve. Bene, nulla di più falso, e la cosa è facilmente riscontrabile ascoltando per esempio le registrazioni dell'udienza di Radio Radicale: Moggi si è arrabbiato, come tutti i dirigenti italiani di squadre di calcio, quando le proprie compagini vengono platealmente danneggiate. Paparesta danneggiò gravemente la Juve e Moggi, come da costume consolidato, andò fuori dai gangheri. Evidente nella ricostruzione del Corriere l'intento di far passare nel lettore l'idea che Moggi si arrabbiasse quando la squadra non veniva aiutata. Quindi che era persona che pretendeva l'aiuto. Cari lettori, dite voi se questo è giornalismo.
La Gazzetta, se possibile, è riuscita a fare di peggio. Diventando megafono delle parti civili estromesse dal processo, che addirittura teorizzano la ricusazione del magistrato a capo del collegio giudicante. Veniamo ai fatti. Il giudice avrebbe detto che bisogna procedere a tappe forzate perché ci sono "processi più importanti". Apriti cielo, per le parti civili (e per la Gazzetta) questo può essere motivo di ricusazione, visto che attesta la prevenzione del giudice che considera ben poca cosa lo scandalo del secolo. Noi invece saremmo d'accordo: in un paese serio un simile processo non avrebbe mai visto la luce, data l'assoluta insussistenza delle accuse. Ma il nostro parere non importa.
Quello che conta è che la Gazzetta non ha riportato correttamente il pensiero del magistrato, che in realtà ha detto di avere processi con detenuti, quindi più importanti di quello su Farsopoli, che grazie a Dio non vede nessuno privato della libertà personale. Chi non può essere d'accordo con il pensiero del giudice, che considera più importanti processi nei quali persone innocenti fino a prova contraria sono private della libertà? Valutate voi, cari lettori, se questo è buon giornalismo.
Quello che si intuisce, e si può a buona ragione sospettare, è che i giornali RCS tirino sempre l'acqua al proprio mulino. Eh sì. Mai dimenticare infatti che tra gli azionisti del gruppo RCS vi è Tronchetti Provera, socio e sponsor di quell'Inter che vedrebbe totalmente delegittimate le proprie vittorie qualora la Triade juventina venisse assolta dalle accuse di Calciopoli. E mai dimenticare che anche il ramo Elkann della famiglia Agnelli è presente tra i soci RCS. Ramo della famiglia, sia detto chiaro e tondo, che ha potuto strappare dalle mani del ramo umbertiano della famiglia Agnelli il controllo della Juve, grazie proprio allo scandalo del 2006.

Sarà un caso, ma il pensiero esposto sui giornali del gruppo RCS è sempre coincidente con gli interessi dei propri azionisti. Sarà un caso, ma i lettori che pagano quando vanno in edicola, comprano sempre meno i giornali del gruppo. Forse i lettori si stanno stancando di pagare per leggere dei quotidiani che hanno una posizione sempre allineata agli interessi degli azionisti? Noi pensiamo stia andando proprio così. Ed è per questo che la flotta RCS, da flotta invincibile si sta sempre più trasformando in un'accozzaglia di bagnarole, come quelle che i russi mandarono, agli inizi del XX secolo, dall'Europa in Estremo Oriente, per combattere i giapponesi. Ovvio e scontato che per noi il gruppo RCS sarà destinato a fare la stessa fine delle navi russe nella battaglia di Tsushima.

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sabato 31 gennaio 2009

La chiave per ritrovare gli scudetti

Abbiamo documentato sul sito come e perché le sentenze di Calciopoli, seppur passate in giudicato, possano o debbano essere riviste per effetto dell'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva che riguarda proprio la "revisione e revocazione" che è possibile quando, per esempio, ci sono "fatti nuovi". Paparesta che nega il sequestro e la chiusura a chiave nello spogliatoio è, nel suo piccolo, un fatto nuovo e spieghiamo perché.

Nella sentenza definitiva della Corte Federale, a pagina 60, vengono richiamate le accuse mosse da Ruperto (in primo grado) a Giraudo e Moggi e tra queste viene citata espressamente (al punto b) la condotta aggressiva nei confronti della terna arbitrale di Reggina-Juve "punitivamente chiusa a chiave nello spogliatoio".
Oggi tutti sanno che questo non è vero, solo che il professor Sandulli nella sua sentenza definitiva a pagina 73 scrive che la ricostruzione fatta da Ruperto è "precisa e incontestabile"; addirittura incontestabile e tutto questo perché era scritto nelle informative del maggiore Auricchio (le stesse sbugiardate al processo Gea), le famose informative che le stampa ha trascurato (ma noi no) e che informavano che c'era una "cupola" e Moggi ne era il "capo". Famose perché nell'estate 2006 "pistole fumanti" nessuno è riuscito a trovare, e così nel processo sportivo la prova principe per scipparci gli scudetti e mandarci in B è risultata il lavoro investigativo della squadra di Auricchio; quanto questo lavoro è stato accurato e attendibile cominciamo a capirlo dalla chiave di Paparesta.

Che resta, ripetiamo, un episodio marginale, ma deve farci riflettere sul fatto che se da Napoli venissero fuori altri fatti nuovi potrebbe risultare "falsa" proprio la prova principe che è servita a Rossi, Borrelli, Palazzi, Ruperto e Sandulli per revocare i nostri due scudetti, e a quel punto ci sarebbero le condizioni per far scattare l'articolo 39.
A prendere per buone le parole di Blanc anche alla Juve aspettano il processo di Napoli per vedere se ci sono elementi nuovi e decidere il da farsi, ma è più importante che stiamo bene attenti noi tifosi perché, se ci pensiamo bene, la richiesta di revisione di Calciopoli potrebbe partire proprio da noi.
Noi garantiamo che staremo attenti; tutti insieme dovremo capire come farci valere.

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La Leggenda del Sequestro Paparesta


L'Italia che legge il giornale rosa e segue i tiggì di mamma Rai e zio Mediaset l'ha saputo questa sera. L'ex arbitro Paparesta ha ammesso che giammai era stato chiuso nello spogliatoio da Luciano Moggi.
Succede al termine di un infausto arbitraggio, Reggina - Juventus del 6 novembre 2004. Paparesta e il fido guardalinee Copelli ne combinano di tutti i colori, tanto che Moggi e Giraudo scendono negli spogliatoi a fine partita a lamentarsi e non poco con lo sfortunato fischietto barese. Nel giugno 2006 scoppia la bomba: Moggi aveva rinchiuso nello spogliatoio Paparesta e aveva buttato via la chiave! Parte l'inchiesta e i giornali, tutti come quello rosa per l'occasione, e i tiggì, tutti come quello di mamma e zio, a dire che Moggi aveva sequestrato Paparesta! Oltre a dipingere Moggi come un delinquente, evidentemente ci voleva anche un profilo degno dell'anonima sarda, quelli che i sequestri li facevano davvero. Per chi voleva conoscere la verità senza divorarsi quella del giornale rosa, bastava aspettare quello che avrebbe detto Paparesta all'Ufficio Indagini della FIGC. Il 7 giugno del 2006 davanti al dottor De Feo e ai suoi collaboratori, Paparesta raccontò i momenti concitati di quel dopopartita con Moggi e Giraudo che entrarono nello spogliatoio, uscirono e poi rientrarono con il presidente della Reggina Lillo Foti per uscirne nuovamente tutti insieme. "Sono stato chiuso negli spogliatoi dopo la partita circa un'ora - disse Paparesta - Non ho avuto alcuna percezione di essere stato chiuso. Ho appreso questo fatto dai giornali".
Le chiavi, come accade in tutti i campi in cui si giocano partite del calcio, dalla serie A alla terza categoria, erano in possesso del dirigente assistente all'arbitro della squadra di casa. Il racconto fu confermato da Paparesta anche successivamente, il 12 giugno 2006 in una nuova audizione davanti all'Ufficio Indagini FIGC. Bastava fare i giornalisti e spiegare realmente, documenti alla mano, come erano andate le cose.
Invece viviamo evidentemente in un sistema talmente marcio che le accuse si inventano interpretando intercettazioni telefoniche. C'è anche l'aggravante! In tre intercettazioni in cui Moggi parla dell'episodio, solamente in uno dice di essere uscito "buttando via la chiave", versione non combaciante con quella delle altre due telefonate. Naturalmente cosa hanno fatto i nostri media? Hanno pompato la versione che faceva notizia ed era sinergica a un quadro accusatorio ai danni di Moggi che lo identificava come il maggiore responsabile di tutti i mali del calcio. Da qui la grande idea del giornale rosa di battezzare il presunto scandalo "Moggiopoli". Stasera è stata un'intervista di Paparesta a rivelare in TV la verità mediatica, mentre quella processuale si era chiusa da tempo con l'archiviazione. Solo un sistema malato e asservito come il nostro poteva accorgersi stasera della verità con un ritardo di due anni e mezzo. Bastava scaricarle da Internet certe dichiarazioni! Invece la stampa, sportiva e non, se ne accorge stasera. Nel sito di Tuttosport la notizia è in bella evidenza, come sul Corriere dello Sport, mentre sul giornale rosa, chissà come mai, per trovare la notizia devi scorrere giù giù giù con il mouse fino a quando trovi il titolo: "La verità di Paparesta: mai chiuso in spogliatoio". Sottile scrivere "la verità di Paparesta", perché sembra quasi voler dire che potrebbe anche non corrispondere alla verità dei fatti, perché evidentemente la verità può essere solo quella scritta da Candido Cannavò e colleghi. Il guaio, il grosso guaio, è che tanta gente ci ha creduto e magari ci crede ancora. Per rendersene conto basta leggere come viene commentata la notizia sempre nella versione on line della Gazzetta da chi sembra sconcertato dalla dichiarazione di Paparesta e si meraviglia che sia arrivata solo adesso. La verità è, come visto, che Paparesta certe cose le aveva già dette nelle sedi opportune. Si sgretola quindi stasera, di fatto, un altro mattoncino di quel processo mediatico che un po' alla volta sembra prendere le sembianze di un boomerang che tornerà indietro a chi l'ha lanciato, pubblicando intercettazioni che dovevano essere coperte da segreto istruttorio e pubblicando sentenze prima che certi tribunali emettessero le sentenze farsa del più sconcertante processo della storia del calcio.

NdR: leggete cosa scriveva a proposito di questo caso il nostro Dr. Zoidberg su questo sito, in data 14 maggio 2007 (Link). Speriamo che i giornalisti professionisti provino vergogna, ammesso che ne siano capaci.


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giovedì 10 aprile 2008

Avanti il prossimo....

Paparesta ha vinto la sua partita.
La Corte Federale di Giustizia ha revocato la sospensione dell'arbitro di Bari.

Correva l'anno 2007, quando Gianluca Paparesta arbitrò la sua ultima partita. Poi, solo scandali e sentenze. L'ultima in ordine di tempo prevedeva che il direttore di gara fosse sospeso dall'attività fino al prossimo 15 maggio 2008. L'uso del verbo imperfetto non è un caso visto che da ieri, Gianluca Paparesta è nuovamente un arbitro dell'Aia (anche all'arbitro Racalbuto, ritiratosi, è stata revocata la sospensione).

La Corte di Giustizia Federale ha infatti accolto il ricorso di Gianluca Paparesta, annullando le sanzioni precedentemente inflitte dalla Commissione Disciplinare. Questa aveva inflitto al fischietto di Bari la sospensione per aver taciuto sulla partecipazione di uno zio della moglie alla Ital Biol, la società che partecipava all'Assobiodiesel (Associazione Italiana dei Produttori di Biodiesel) e della quale aveva fatto recapitare un dossier all'allora addetto ai guardalinee del Milan, Meani, affinché lo desse nelle mani di Letta, sottosegretario del Consiglio.

Se tornera' ad arbitrare, come spera, sara' interessante osservare il comportamento del personaggio in questione, soprattutto quando e se verra' inviato a dirigere una partita della Juventus.

Ovvio che noi ci aspettiamo favori da Paparesta; Infatti da affiliato alla cupola il belloccio de noantri non ha fatto molto bene il suo dovere, regalandoci molte sconfitte memorabili, spesso frutto solo della sua "bravura" di affiliato.

Ma la domanda sorge spontanea: Se era affiliato alla cupola di Moggi (AHAHAHAH) perche' cercava sempre di fregarlo???

Adesso il bel Gianluca puo' arbitrare liberamente e farci vedere di che pasta e' fatto.
Non ci sara' piu' nessuno che osera' inkazzarsi con lui per una partita arbitrata in modo vergognoso.

Ah Gianlu'? Ma tu hai pure il coraggio di tornare ad arbitrare?

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martedì 8 aprile 2008

Dopo Paparesta, anche Mancini!

La notizia riportata oggi dai principali media è inquietante, e richiama alla mente degli appassionati i tempi di Moggiopoli. Pare infatti che il tecnico dell'Inter Roberto Mancini sia rimasto chiuso in ascensore per circa 40 minuti.

Ecco come riporta la notizia il Corriere dello Sport:
Quaranta minuti, quasi un tempo di una partita di calcio. Roberto Mancini li ha vissuti tutti bloccato dentro un ascensore. Il contrattempo è avvenuto nel quartiere lbaro di Genova dove il tecnico dell'Inter ha presenziato all'inaugurazione dello stadio del nuoto. Per liberare il Mancio, e altre persone che erano con lui, è stato necessario l'intervento di un addetto che ha scardinato le porte dell'ascensore.

I retroscena che non vengono rivelati dalla stampa asservita all'ex capostazione Luciano Moggi sono scabrosi. Pare infatti che uomini della famigerata ex GEA, al soldo di Lucky Luciano, abbiano provveduto a staccare la corrente nel palazzo proprio nel momento in cui il migliore tecnico italiano si trovava all'interno dell'ascensore. Mancini sarebbe rimasto quindi oltre 40 minuti prigioniero del nemico, e sottoposto a torture psicologiche di ogni tipo (si parla addirittura della diffusione dell'audio della telecronaca di Inter-Liverpool).

Molti di voi staranno pensando che quello che ho scritto sia una stronzata senza fondamento, mancando sia prove che testimonianze che il fatto sia realmente avvenuto. Io rispondo che l'attendibilità di questo secondo sequestro è assolutamente pari a quella del sequestro Paparesta, che viene ritenuto da tutti un fatto acclarato. Se avete creduto alle panzane senza supporto di uno straccio di prova raccontate dalla Pravda Rosa, dalla sua cugina Marrone e da Beccantini su La Stampa, perchè non potete dare un pò di credito pure a me?

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lunedì 7 aprile 2008

Ma allora si puo' andare negli spogliatoi????

GENOVA, 6 aprile - Aldo Spinelli è livido di rabbia e attacca senza mezzi termini l'arbitro Romeo, soprattutto per il gol annullato a Tavano al 16' della ripresa per un presunto fallo su Gastaldello. Il risultato era di 0-0. «È scandaloso, una vergogna. Dopo la partita sono andato negli spogliatoi - ha detto Spinelli - per dire a Romeo che se retrocediamo è per colpa sua. Ci ha fatto perdere la partita. Io sto sempre zitto, ma stavolta non si può. Ha annullato un gol regolarissimo a Tavano vedendo un fallo da oltre settanta metri, fallo che il guardalinee (Toscano, ndr.), che era vicinissimo, non ha visto. Questo è un furto clamoroso ai nostri danni. Il gol era sullo 0-0 e il Livorno stava giocando meglio della Sampdoria. Oggi non ci ha sconfitto Cassano o la Sampdoria, ma l'arbitro Romeo. Questa è una vergogna e il Livorno non è mai stato tutelato. Questo mondo deve essere pulito, altrimenti è finita!».


Uhm..... mumble mumble...........
Ma non si era detto che non si poteva fare???
Ci hanno fatto due "maroni" con Moggi e Paparesta e hanno persino cambiato il Codice di Giustizia sportiva per spiegare che quando un dirigente vede un arbitro deve cambiare marciapiede..... e adesso??
Povero Spinelli.... verra' processato e radiato......
Vai Palazzi! Questo e' un debole, puoi massacrarlo.
Sono sicuro che farai come sempre con i deboli!
Piu' veloce della luce......

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