venerdì 5 marzo 2010

Blanc, il fair play, la baguette


In settimana vi abbiamo informato sulla partenza del fair play finanziario varato dall'Uefa, che è stata posticipata al 2015. Vi abbiamo mostrato come il sito juventus.com abbia riportato la notizia in modo errato, sbagliando (?) clamorosamente la data di inizio del nuovo regime.
Ora lo scoop, guardate con attenzione la vignetta: ecco come Blanc è stato gabbato da Paolillo!

Etichette: , , , , , ,

mercoledì 3 marzo 2010

Goodbye Platini!

Molti di voi ricorderanno il film tedesco "Goodbye Lenin", in cui nella vecchia DDR una donna si risveglia dal coma dopo la caduta del regime comunista di cui era una fedele sostenitrice, e il figlio, per evitarle un trauma, cerca in tutti i modi di impedirle di conoscere cosa è successo veramente. Ebbene, in casa Juve, uno dei soliti genietti del bene ha visto il film solo recentemente e, subodorata la mala parata sul tema sostenibilità cui il nostro presidente Blanc è così affezionato, si è ispirato alla pellicola per correre subito ai ripari ed evitare un brutto shock al nostro insostituibile amministratore delegato. E siccome, checché ne dicano certi opinionisti in malafede come Il Mago di Ios, alla Newve quando le cose si fanno, si fanno bene, è stata con tempismo pianificata una campagna per preservare il nostro direttore generale dai turbamenti della realtà, che non ha lasciato nulla, ma proprio nulla, al caso.
Esponiamo i fatti: considerati i tragici risultati sportivi della Newventus, l'unica cosa rimasta a Blanc per convincere i tifosi della bontà del suo operato è la sostenibilità economica dell'azienda. Importante per carità, ma per i tifosi, a cui interessano le partite, suona un po' come vendere biscotti alla merda, e tu comprali che il nostro bilancio è sano.
Blanc si era convinto, come tutti noi, che nel 2012 il fair play finanziario sarebbe partito con tutta la sua effettività, e quindi le squadre oggi gestite senza criterio alcuno si sarebbero trovate immediatamente con l'acqua alla gola. L'ECA ha invece annunciato che si partirà nel 2015 e, ora che arriva, si fa in tempo ad andare tre volte in amministrazione controllata.
Blanc, che da qualche tempo faceva il ganassa con i colleghi presidenti, prefigurando un grande futuro per la Juve e la bancarotta per gli altri, non avrebbe potuto reggere il colpo, è chiaro.
E' così nata la storia di cui oggi ju29ro.com ha parlato. In pratica: Blanc è stato mandato a Manchester, ma non all'assemblea dell'ECA, a cui ha presenziato Fassone, bensì con uno stratagemma è stato condotto alla convention annuale di una nota marca di profilattici con base in Cina. Non essendo esperto di calcio, non ha compreso la differenza, tanto più che gli è stato messo alle costole il sosia dell'unico AD che conosce in Europa, Paolillo, un siriano trovato qualche giorno prima in stazione centrale, col vizio di sputazzare quando parla.
Blanc, che è un tipo pulito, se n'è tenuto distante, comunque convinto che fosse Paolillo. Alla fine il siriano gli ha stretto la mano, e bon, tutto apposto, ha pensato. Avrebbe potuto leggere però la notizia sulla stampa. Non un grave pericolo perché, chi lo conosce lo sa, il nostro presidente, da convinto pluralista, si informa solo attraverso il sito della Juventus. E infatti ecco la notizia su juventus.com, senza che si accenni al 2015.
Il piano naturalmente non si ferma qui.
E' già stata allarmata la moglie, che si è detta disposta a far da complice per l'operazione. Dovrà fingere, data la grande mole di lavoro del marito, di essersi trovata un amante: per contrasto un bancarottiere violento e casinista. Parrebbe tornare buono Zebina che, dice una talpa in società "ha anche il vantaggio della lingua".
Sono complici ovviamente gli amici di sempre, i dirigenti dell'Inter. Tra qualche mese Moratti e Branca dovranno presentarsi in lacrime da Blanc, piangendo bancarotta, e chiedendogli di acquistare per due spicci Balotelli e Maicon. Si conta sul fatto che il nostro Jean-Claude li scarterà, magari aiutando i "cugini" in altra maniera, sollevandoli ad esempio dagli ingaggi di Quaresma e Mancini e corrispondendo loro il giusto prezzo per i cartellini, non siamo mica approfittatori di guerra. Conosciamo il grande stile del nostro direttore generale.
E' stato contattato anche un vecchio sodale, il buon Giovanni Cobolli Gigli, che, con le sue solite gioppinate, ha però rischiato di rovinare tutto. Ha infatti telefonato a Blanc annunciandogli, il solito esagerato, l'avvenuto suicidio di Roman Abramovich. Non sapendo come comportarsi per il futuro, Cobolli è stato costretto a rettificare, dicendogli che è rimasto "solo" paralizzato. Per impersonarlo sulla sedia a rotelle, è già stato ingaggiato Antonio Cassano.
Ma è venuto a costare una cifra, che cazzo.
L'unica cosa rimasta da fare è trovare un centinaio di persone che si prestino a fare i tifosi della Juve adoranti. La società ha chiesto a ju29ro.com di venirle incontro e noi ci prestiamo a pubblicare l'annuncio:
Cercasi comparsa, se possibile con accento meridionale e già fornito di maglietta di Del Piero, per rappresentazione teatrale. Ben retribuito.

Etichette: , , , , ,

sabato 13 febbraio 2010

Ah beh, se lo dice Laporta...


Un'altra tappa della nostra indagine sull'evoluzione della forma mentis interista-buonista-politicamente-correttissima dall'era Moggi ai giorni nostri. Oggi per voi "Come uno strumento di estorsione mafiosa diventa ad un tratto un'opinione più che legittima".
I diritti tv. Fino a ieri, il modello individuale era una sordida imposizione di Milan e Juve, che ricattavano le società minori, privandole del giusto riconoscimento economico, distribuendo selettivamente prebende attraverso i contratti Mediaset i primi, e il favore degli arbitri, quei mafiosi della Juve. Altro che Inghilterra, dove c'è il modello collettivo.
A parte il fatto che a sopravvivere grazie ai contratti individuali sono state soprattutto Inter e Roma, altrimenti conciate da sbatter via, l'argomento, che non era un'opinione discutibile ma l'indiscussa verità, non teneva conto della struttura del tifo inglese, così diversa da quella spagnola e italiana, assai più, anche se storicamente è un colmo, campanilista.
Degli scorsi giorni è l'uscita di Laporta sui diritti tv in Spagna. Il Barca, squadra bella onesta bailada bonita terzomondista amica dei bambini dei panda e dei profughi, non ci pensa neanche ad abbandonare il modello individuale. "Il nostro mercato interno è la metà di quello inglese" si traduce con "se lo lasciamo Real e Barca vedono la Champions con il binocolo, altrochè doble e triple". Opinione legittima. La struttura del tifo spagnolo è più simile a quella italiana, infatti. Ma Real e Barca non sono un duopolio mafioso, per nessuno.

Il sorteggio integrale degli arbitri, parte seconda. La Lega lo ripropone. Prima era la via luminosa alla verità divina. E Milan e Juve lo osteggiavano per poter controllare bla bla bla.
Ora la risolutissima opposizione arriva da Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, squadra dalla maglia a strisce nerassurre che qualche favoruccio arbitrale nell'ultimo quadriennio l'ha pur avuto con certa frequenza. Avete sentito qualcuno che protestasse contro un sistema Inter che impedisce il progresso buono e giusto? No, oggi è una legittima opinione.

Etichette: , , , , , , , , , ,

mercoledì 10 febbraio 2010

Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

Etichette: , , , , , , , , ,

venerdì 22 gennaio 2010

Quando si esagera...

Quando si esagera, beh, da che mondo è mondo, si esagera.
Ieri, ancora, c'era chi scriveva di fantomatici piani dell'Inter per un nuovo stadio, di progetti dell'architetto Boeri per un impianto modernissimo e specialissimo, di grande futuro, radioso e luminoso, per la Beneamata.
Già, con quali soldi? Chi finanzia lo stadio?
Chi è il pazzo che anticipa il denaro a una società che da 20 anni non ha un attivo di bilancio, che chiude regolarmente con un passivo spaventoso, e che ha un rapporto tra costo del lavoro e introiti tra i peggiori, e ancora strapaga trentenni? Come spera di rivederli mai?
Ora, un conto è comprare un Quaresma, un conto è farsi uno stadio. Senza finanziamenti, non si muove niente. E l'Inter non ha né gli introiti, né gli asset, per attrarli. Chiaro come il sole, a chiunque mastichi un po' di calcio, e di economia.
Non è, tanto per citare gli esempi più recenti di nuovi stadi, l'Arsenal che aveva un'intera area, quella del precedente stadio, da poter valorizzare o vendere, non è la Juve che veniva da dodici anni di bilanci a posto e grandi prospettive di sviluppo davanti.
Non basta mettere in pegno Maicon, per vedere muoversi le gru.
E oggi, infatti, come da noi ampiamente previsto, di corsa Boeri (fratello dell'economista Tito, che forse gli avrà datto una dritta) e Paolillo si affannano a smentire. Si tratta del restyling della sede di Corso Vittorio Emanuele, dice il primo. Il progetto è accantonato, ma non abbandonato, dice il secondo.
E noi gli crediamo: sia mai che i soldi infatti escano fuori dai finanziamenti all'Expo 2015 provenienti dalla giunta della cognata del proprietario... sia mai che lo stadio glielo paghiamo noi!

Etichette: , , , , , ,

lunedì 7 dicembre 2009

L'Inter come l'Alitalia?

Il dubbio non è nostro, a sorpresa è Fabio Monti (!) che sul Corsera ricorda che il flop di Torino dei nerazzurri non è il primo della stagione, aggiunge che sta salendo la paura per la partita di mercoledì e conclude che un'eventuale uscita dalla Champions vorrebbe dire un danno consistente per un club che "ha una rosa e una gestione da vecchia Alitalia".

Un accostamento sorprendente, visto che ancora poche settimane fa Monti scriveva che l'Inter aveva la fortuna del presidente mecenate, che la società non aveva debiti, che Platini prendeva un granchio a dire che solo uno stupido poteva pensare di comprare un club come quello di Moratti. Adesso questa specie di inversione ad U, per cui la gestione della società sarebbe un disastro.

A dire il vero sul Corriere s'era notato qualcosa di strano anche per il caso Maicon: quando l'Ufficio Stampa, e a seguire Moratti e Mourinho, aveva comunicato che si trattava di un misunderstanding (il fantasioso "vai tu, vai tu") proprio Fabio Monti aveva scritto che la società rischiava il ridicolo, non pensavamo però che si arrivasse a tanto con riferimento alla gestione, un tasto delicato che può far venire tanti brutti pensieri.

Ignoriamo se il Corsera sia sintonizzato con l'umore del mecenate Massimo, oppure Fabio Monti sia andato in confusione perché ha letto sul nostro sito l'intervista a Gianni Dragoni, piuttosto ci piace notare che sulla questione Maicon il giornale ci ha preso, e l'Inter ha fatto ridere i polli, e potrebbe prenderci anche riguardo la gestione.

In fondo in fondo, che dietro i bilanci dell'Inter ci sia un mezzo disastro (e qualche illecito sportivo da serie B) noi lo stiamo scrivendo e documentando da prima che esplodesse la crisi dell'Alitalia.

Etichette: , , , , , , , ,

martedì 10 novembre 2009

I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!

Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.

Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.

Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.

La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.

Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.

Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.

In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 3 novembre 2009

Le ragioni di Platini e quelle dell'Inter

In fondo, se un simpatizzante della Germania nazista ci spiegasse che la seconda guerra mondiale fu scatenata a causa dell'attacco anglo-francese alla Germania, non potremmo dargli tutti i torti: formalmente, il nostro interlocutore avrebbe ragione.
Infatti furono la Francia e l'Impero Britannico a dichiarare guerra alla Germania.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.

Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.

Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.

Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 26 agosto 2009

Chi comanda nel calcio

Ieri i presidenti della A dovevano scegliere i loro rappresentanti per il Consiglio di Lega; non si sono accordati, hanno litigato (probabilmente come i ladri di Pisa), uno dei consiglieri doveva essere Galliani che è stato invece eletto presidente di categoria per la serie A. Del Consiglio si parlerà nella prossima Assemblea, e la situazione è questa: per i due posti in palio ci sono quattro candidati e cioè Moratti, Zamparini, Lotito e Cellino; Rosella Sensi diventerà vicepresidente vicario della Lega.

Intanto, a capo della Commissione Finanza dell'Uefa è stato nominato Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, e con lui ci saranno Laporta del Barcellona, Aulas del Lione, Kenyon del Chelsea e Rummenigge del Bayern. La Commissione dovrebbe decidere sul fair-play finanziario.

Ci sono in vista appuntamenti importanti come la scissione tra A e B, l'assegnazione dei diritti Tv dal 2010, la revisione della normativa sui controlli dei bilanci: queste nomine lasciano capire chi avrà potere di orientare le decisioni, chi controlla i bottoni di comando, chi conta nel calcio e che sgomita perché vuole contare di più.

Lo stupore quindi è doppio. Da un lato sembra incredibile che la Sensi possa avere un incarico federale mentre la Roma è alla perpetua ricerca di un compratore, e Paolillo debba decidere sui bilanci dopo tutti i "mastrussi" che ha combinato con quello dell'Inter; dall'altro, è ancora più incredibile che non ricorrano rappresentanti della Juve, come se la società col maggiore seguito di tifosi e con un bilancio da prendere a modello (così si è sempre detto) non conti nulla in ambito federale.
Può darsi che le poltrone che contano davvero siano altre, e che il calcio sia dentro un ambaradan più grande e generale, ricordiamoci però che con i diritti Tv e i controlli sui bilanci sono possibili, e l'abbiamo documentato, pastrocchi e sorprese capaci di danneggiare pesantemente la Juve. Sarà anche vero che alla lunga il lavoro paga e che i comportamenti scorretti non possono essere nascosti in eterno, ma alcune nomine (e l'assenza di altre) appaiono davvero inquietanti.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

martedì 31 marzo 2009

Vacche magre in via Durini

In questi giorni sono stati comunicati i risultati aziendali della Saras, società quotata in Borsa della famiglia Moratti.
L'utile netto ha subito un crollo, nulla di inaspettato vista la situazione generale. Ma da questo si evince che il suo azionista Massimo Moratti avrà un dividendo molto inferiore rispetto a quello che normalmente ha ottenuto negli anni passati.
Come farà quest'anno il Presidentissimo a coprire almeno in parte la consueta voragine che regolarmente si evidenzia nei conti del suo giocattolo preferito?
Di certo sarà difficile che possa rivolgersi alle banche, come avvenne con la cosiddetta "operazione Inter Brand", per altre operazioni che ad essere generosi possono essere definite discutibili. Le banche, si sa, hanno brutte gatte da pelare, pertanto ben difficilmente acconsentiranno a nuove operazioni partorite dalla fervida immaginazione del dott. Paolillo.

Noi, che da un bel po' siamo a caccia della nuova Lehman Bros, siamo proprio curiosi di vedere come riusciranno a coprire il buco nero(azzurro).
La cosa che però ci diverte di più è la lettura di certe acrobazie giornalistiche. Infatti fino a ieri i giornalisti sportivi non hanno fatto altro che raccontarci la "magnificenza" del mecenate meneghino, e addirittura (basta guardare le rassegne stampa) si ipotizzavano nuovi mirabolanti acquisti per l'albo delle figurine neroazzurro. Inutile dire che l'albo rimarrà incompleto. Accettiamo scommesse.

Intanto sui siti Internet specializzati, i giornalisti che iniziano, evidentemente, a capire l'aria che tira, ipotizzano scambi fantasmagorici tra giocatori dei campionati stranieri e giocatori interisti in età avanzata e dall'ingaggio degno di uno sceicco arabo.
Secondo noi, anche queste sono ipotesi non percorribili, a meno che gli operatori internazionali non abbiano tutti l'anello al naso.

Molto più facile un certo ridimensionamento. Non a caso dalla stampa straniera rimbalzano voci di possibili cessioni relative a giocatori di prima fascia, per esempio Maicon. Noi come detto molti mesi fa non escludiamo la dipartita di Balotelli.

Comunque sia basterà aspettare, avendo la certezza che la festa è finita. Anche i giornali di regime dovranno prenderne atto.

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 16 febbraio 2009

Garantisce Paolillo



Sono intervenuti in tanti, dopo il gol di Adriano, per giurare e spergiurare che l'arbitro non ha favorito l'Inter e al massimo si è trattato di una svista.

Tra i tanti segnaliamo l'intervento di Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell'Internazionale SpA, che garantisce che l'Inter non ha avuto favori arbitrali e casomai Rosetti doveva espellere Ambrosini. Lo segnaliamo perché Paolillo è anche presidente della Banca Popolare di Garanzia che ha garantito (ma guarda un pò) 5 milioni di debiti dell'ultima campagna acquisti di Moratti (che si vede aveva finito il blocchetto degli assegni).

Laciando ai Processi televisivi il compito di stabilire se la mano di Adriano era una mano morta o se è stata decisiva per mandare la palla in rete, una cosa ci sentiamo di dirla con certezza: che Paolillo si sente doppiamente garantito se l'Inter vince lo scudetto. Come amministratore delegato dell'Internazionale SpA e come presidente della Banca Popolare di Garanzia.

Etichette: , , , , ,

mercoledì 28 gennaio 2009

Euforia all'Inter


Lo stato di euforia che ciclicamente coglie tesserati dell'Inter questa volta ha colpito addirittura Mourinho, che finora ne era stato immune.

Durante la partita con la Sampdoria accusa l'arbitro di "avere paura", e per risposta viene giustamente espulso. Non pago, dopo la partita accusa l'arbitro di aver danneggiato la sua squadra, facendo imbufalire il povero Mazzarri che ha visto la Samp danneggiata dalla mancata espulsione di Adriano e dalla non concessione di un paio di rigori.

Poi, dulcis in fundo, lascia a casa nella trasferta contro il Catania il giovane Balotelli portando in Sicilia lo squalificato Adriano. Chissà forse qualcuno, in società, gli ha promesso l'annullamento della squalifica o forse addirittura si sta preparando un passaporto "italiano" per il brasiliano.

Comunque sia, strano ma vero, l'unico che ancora non è stato colto dall'euforia è il presidente Moratti. O forse Paolillo e Ghelfi lo hanno debitamente sedato per evitare di veder a libro paga il terzo staff tecnico in meno di un anno.

Etichette: , , , , ,

lunedì 22 dicembre 2008

Regime


Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, rilascia, oggi questa dichiarazione:"Escludo proprio che l'Inter venga favorita dagli arbitri, credo ci siano degli errori, mi riferisco ai tanti rigori dati che non c'erano e anche ai rigori non dati all'Inter".
No, cari lettori, non vi vogliamo tediare con la solita sfilza di luoghi comuni, quali, per esempio, "facce di bronzo", "chiagni e fotti", "paese di Arlecchino e Pulcinella".
Tutto inutile e poco significativo.
Siamo ormai al regime, che si permette di raccontare qualsiasi balla confidando nella pavidità dei giornalisti, che infatti si sono guardati bene dal chiedere, di grazia, quali sarebbero i rigori mancanti all'Inter.
Ma se i regimi, quelli veri, finiscono in tragedia, questo regime sportivo da opera buffa finirà in farsa.
Non rimane che aspettare la chiusura del sipario: scarpe o torte in faccia?

Etichette: , , ,

lunedì 25 febbraio 2008

SFINTERISMI




La lettera della Juve crea pressioni agli arbitri"

Lo sostiene l'amministratore delegato dell'Inter, Paolillo.
Non è piaciuta, all'Inter, la lettera aperta della Juventus all'Aia e alla Figc. A chiarire la posizione dei nerazzurri ci ha pensato l'amministratore delegato della società di via Durini, Ernesto Paolillo. "Ognuno reagisce come vuole - ha detto -, ma sono convinto che tutto ciò contribuisca a creare ulteriori nervosismi e pressioni sulla classe arbitrale". Paolillo non dimentica l'era Calciopoli e punzecchia quindi i bianconeri: "Solidarietà alla Juventus? Tutte le squadre prima o poi possono subire torti dagli arbitri. Se sono in buona fede, si deve parlare solo di episodi ma se, come in passato, sono in malafede...". L'ad nerazzurro ha poi precisato che "solo una persona può dire se la classe arbitrale è adeguata: Collina. Lui è stato un grande direttore di gara e solo lui e Gussoni possono gestire l'agenda arbitrale".

Che dire?? Quale e' il commento appropriato al delirio di questo uomo?
Mi era venuta la voglia di fare un bel pezzo, di cantargliene quattro al mitico Paolillo, uno che finora era stato tirato in ballo solo per le magagne del bilancio interista che noi ben conosciamo.
Adesso invece, forse rinfrancato dall'archiviazione del GUP di Milano e dal deferimento (finto) che il mitico Palazzi ha proposto per la banda degli onesti, deve aver preso il coraggio a due mani e finalmente si e' lanciato nell'agone mediatico. Parlano tutti, non posso parlare io? Questo avra' pensato nel suo animo il trapezista dei bilanci perdazzurri. E infatti sul palcoscenico di famiglia, la merda rosa, ecco apparire questa dichiarazione che sembra uscita direttamente dal culo di Moratti per intensita' ed odore. Caro Paolillo io credo che Lei debba continuare a fare il suo lavoro e basta. Cominci a lavorare sui bilanci dell'Inter di quest'anno. Siamo in attesa dei "soliti" 80/100 milioni di denaro fresco, come ha detto il pesce Palombo dalle stesse pagine rosa merda.
Mi sa che prima o poi li dovrete mettere davvero..............

Etichette: , , , , ,