mercoledì 10 febbraio 2010

Le regole sono fatte per...


... essere in qualche misura aggirate. Si sa come vanno queste cose.
Ruggero Palombo, 3 febbraio 2010, Radio Radio.

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sabato 30 gennaio 2010

Cucù, la Mafia non c'è più

Ai tempi in cui si parlò di un approccio della Juventus della Triade nei confronti del giocatore del Bayern Sagnol le polemiche furono roventi. Addirittura il Presidente della società bavarese, l'ex interista Rummenigge, dichiarò al giornale scandalistico tedesco Bild che: "Non sono gentiluomini, questa è mafia".
Ovviamente i mafiosi erano i vecchi amministratori juventini.
Nonostante le pesanti accuse la cosa finì lì, in realtà non vi era alcuna prova di un comportamento scorretto della Juventus ma, nonostante questo, i giornali furono ben lieti di rilanciare l'accusa e di creare polemica. Del resto il sentimento popolare si crea anche così. Calunnia, calunnia qualcosa rimarrà.
Ora, invece, ad essere sotto accusa per comportamenti scorretti ai danni della Lazio è l'Inter. Pare che i contatti con Pandev siano cominciati in periodi non permessi dalle normative. Va ricordato che, sebbene tutti siano innocenti fino all'ultimo grado di giudizio, questa inchiesta non si basi su sensazioni e su dicerie anonime: lo stesso commissario tecnico della Macedonia ha dichiarato pubblicamente che i contatti illegali ci furono.
Nonostante tutto questo, nessuno in questo caso lancia accuse sanguinose o offensive.
Ora la Mafia nel calcio non c'è più. Ora non c'è un sentimento popolare da rinfocolare.
Gli articoli di giornale sono uguali per tutti, ma per alcuni sono ancora più uguali che per gli altri.

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domenica 17 gennaio 2010

Anno nuovo, solita Inter

7 punti su 9 per l'Inter dalla ripresa del campionato, il 2010 si tinge fin da subito di nerazzurro.

Bari-Inter 2-2 è una partita che accontenta quasi tutti, il Bari potrà infatti essere una delle poche squadre di questo campionato a vantare l'imbattibilità contro la capolista, mentre l'Inter raddrizza una partita che aveva preso una piega pericolosa, e un risultato che anch'esso sembrava compromesso dopo i primi 20 minuti della ripresa. Certo, il Milan ha la possibilità di accorciare di due punti, ma sicuramente per come si era messa questo può essere considerato un punto guadagnato per l'Inter.

Ad ogni modo è un buon Bari quello che mette paura all'Inter, ma che deve riflettere per essersi fatto sfuggire una vittoria tanto insperata a priori, quanto alla sua portata a posteriori.

Ed è un'Inter che anch'essa, aldilà del pareggio, dovrà focalizzare la propria attenzione sulle due ingenuità commesse in pochissimi minuti in difesa e che hanno causato i due penalty per i pugliesi.

Chi invece da questa partita non esce troppo contento è l'arbitro Rosetti, nonostante la bontà delle decisioni in quasi tutti gli episodi chiave, tra cui i 3 rigori (di cui, strano ma vero, ben 2 fischiati contro i campioni in carica) e l'espulsione di Oriali non possono non lasciare strascichi polemici. Il rigore concesso all'Inter, infatti, avrebbe dovuto comportare l'espulsione del difensore del Bari Bonucci per fallo da ultimo uomo, e la cosa ovviamente scatena le recriminazioni a caldo di Mourinho. Che però farebbe bene quantomeno a riflettere un attimo sulla sospetta posizione di fuorigioco di Pandev nell'azione del rigore che porta al pareggio. Perché sentire l'allenatore primo in classifica lamentarsi ogni domenica, quando è invece la sua squadra a giovarsi spesso di episodi arbitrali dubbi, è qualcosa di assurdo oltre che fastidioso.

Come si diceva, infatti, questo 2010 si è già tinto di nerazzurro. Dalla mano di Quaresma, alla punizione di Sneijder, al fuorigioco di Pandev...

Com'era quella dell'anno nuovo vita nuova?

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mercoledì 8 luglio 2009

Inchiodali alla tribuna, Claudio!

Claudio Lotito questa volta non le ha mandate a dire. Pandev e Ledesma vogliono lasciare la Lazio? Qualcuno li vuole comprare? "Vanno portate alla Lazio le somme concordate, altrimenti restano alla Lazio. Ho già preparato i chiodi per inchiodarli alla panchina della tribuna. Vanno rispettate le regole, non accetto coercizioni o pressioni da parte di procuratori e da parte di nessun altro". Aggiunge poi un'altra frase, altrettanto pesante: "Le estorsioni le andassero a fare altrove".

Guai della Lazio a parte, Lotito sottolinea le patologie di un sistema che, nel corso degli anni, ha progressivamente spostato verso i giocatori (e i loro procuratori) i rapporti di forza nel mondo del calcio. E che ha aperto la strada a prevaricazioni e eccessi.

I contratti non valgono più. Basta che un terzino infili quattro o cinque partite buone di fila per vedere il suo procuratore (che ovviamente lavora a percentuale) presentarsi in società e richiedere un "ritocco" del contratto, altrimenti il suo protetto si guarderà intorno perché "non avverte più gli stimoli giusti", "non si sente valorizzato", "pensa di essere vittima di un’ingiustizia".

Naturalmente il ritocco del contratto è sempre e soltanto in una direzione sola, al rialzo. Non c’è mai nessuno che va dal suo presidente a dire: "Siccome quest’anno ho fatto schifo dimezzatemi l’ingaggio". Oppure: "Visto che non ho reso secondo le attese, cedetemi a chi volete". Nemmeno questo è possibile, perché la frase generalmente è: "Cedetemi alla squadra di una città di gradimento di mia moglie".

I club naturalmente sono terrorizzati, perché in genere questi comportamenti preludono a una perdita economica. Sia che lo stipendio venga "ritoccato", sia che l’eventuale cessione del giocatore si trasformi in una svendita. Sia che, infine, un patrimonio della società (come in effetti i calciatori sono) rimanga inutilizzato e veda il proprio valore precipitare a zero in due o tre anni.

Però forse l’unica strada per spezzare questa spirale folle è proprio quest'ultima: fermare quei giocatori che si rendono colpevoli di comportamenti scorretti. Non farli giocare.

Certo, un'azione coordinata tra presidenti sarebbe l’ideale. Un patto che li impegni a non avvalersi delle prestazioni dei calciatori "ribelli". Ma un accordo del genere è un'utopia in un mondo in cui c'è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo di tutti gli altri messi insieme.

E allora forse c'è bisogno di qualcuno che dia il buon esempio e che dica: o la piantate o perdete un anno di carriera e vediamo se vi conviene. Lotito è il tipo di presidente capace di farlo.

E allora forza Claudio, inchiodali alla tribuna. E vediamo chi vince.

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