martedì 9 marzo 2010

Un po' ispettori, un po' scimmiette


In tutte le partite, dai professionisti fino ai dilettanti, la Federazione manda gli ispettori, che poi sarebbero i collaboratori della Procura Federale; gli ispettori di Palazzi guardano, sentono e verbalizzano, e chi sbaglia paga. Nei dilettanti arrivano a fare multe se negli spogliatoi c'è gente non autorizzata; alla Juve proprio gli ispettori di Palazzi hanno fatto chiudere la curva per comportamento razzista; tutto annotato per filo e per segno nei loro terribili verbali.

Due settimane fa proprio loro, gli ispettori, hanno visto che il tecnico della Cremonese, in tribuna perché squalificato, dava indicazioni a mezzo cellulare al suo vice in panchina, l'hanno giustamente verbalizzato ed è arrivata un'altra giornata di squalifica. Questo perché il Codice di Giustizia Sportiva vieta all'allenatore che sconta la squalifica di dirigere "con ogni mezzo" la sua squadra (articolo 22, comma 7) .

Domenica l'allenatore dell'Inter era squalificato, e chi seguiva la partita in diretta (quasi due milioni di telespettatori tra Sky e Mediaset) ha visto che nel secondo tempo Mourinho ha abbandonato il box dove si trovava, è sceso giù su una balaustra a ridosso della panchina e da lì ha, a modo suo, diretto la sua squadra. Sul sito del la Stampa c'è ancora il servizio fotografico, in diretta i telecronisti hanno fatto notare quando richiamava questo e quello, tanto che stamattina sul Corsera anche Fabio Monti è stato costretto a scrivere che forse poteva essere squalificato un'altra volta.

E invece niente. A quanto pare gli ispettori di Palazzi, i terribili vice del grande sceriffo della Superprocura, hanno fatto come le tre scimmiette: non hanno visto, non hanno sentito e non hanno parlato con i loro verbali. Potrebbero smentirli due milioni di persone, ma si vede che questo non li ha fatti vergognare neppure un po'.

Un dettaglio aiuta forse a capire come mai questi collaboratori della Federazione un po' facciano gli ispettori e un po', invece, le scimmiette: quando, tre domeniche fa, hanno fatto gli ispettori e riferito sulla ignobile gazzarra inscenata da giocatori, tecnici e dirigenti dell'Inter nella partita con la Sampdoria, tutti i giornali, con in testa il Corriere della Sera e Fabio Monti, si sono fatti portavoce delle rimostranze dell'Inter a cui non era per niente piaciuto quello che gli ispettori (ma anche i telespettatori) avevano osato vedere, sentire e addirittura verbalizzare.

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sabato 20 febbraio 2010

Manette per chi?


Nella foto, Mourinho fa il gesto delle "manette" dopo l'espulsione di Samuel (a cui seguirà quella di Cordoba) durante la sfida con la Sampdoria.
Con chi ce l'ha lo Specialone? Pensiamo che a Palazzi spetti il compito di porre questa domanda all'allenatore dell'Inter.
C'è ancora del malaffare nel calcio, anche dopo Calciopoli?
E chi sarebbero questi malfattori?
Per chi lavorano, e perché danneggiano proprio l'Inter?
Vogliamo risposte!

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mercoledì 10 febbraio 2010

Le regole sono fatte per...


... essere in qualche misura aggirate. Si sa come vanno queste cose.
Ruggero Palombo, 3 febbraio 2010, Radio Radio.

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mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

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martedì 3 novembre 2009

Le ragioni di Platini e quelle dell'Inter

In fondo, se un simpatizzante della Germania nazista ci spiegasse che la seconda guerra mondiale fu scatenata a causa dell'attacco anglo-francese alla Germania, non potremmo dargli tutti i torti: formalmente, il nostro interlocutore avrebbe ragione.
Infatti furono la Francia e l'Impero Britannico a dichiarare guerra alla Germania.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.

Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.

Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.

Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.

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giovedì 22 ottobre 2009

TelecomInter

Nuova puntata del processo per lo spionaggio subito da Vieri. Innanzitutto, diciamo che il processo si è svolto a porte chiuse su istanza, dicono i giornali, di una delle parti (chissà quale?), dunque le informazioni che si hanno sull'andamento dell'udienza sono frammentarie. Due cose sono però filtrate:

1) Secondo l'avvocato di Vieri siamo di fronte ad un "fatto grave", che ha limitato illegittimamente la libertà dell'attaccante ex nerazzurro.

2) Inoltre, pare che Vieri abbia dichiarato in Tribunale che il 30% dell'ingaggio pattuito con l'Inter glielo pagava la Telecom "per pagare meno tasse".

Questo secondo punto ci ha colpito parecchio. Al di là delle questioni fiscali (eventualmente se ne occuperà la Guardia di Finanza), colpisce l'assoluta organicità tra l'Inter e la multinazionale delle telecomunicazioni.
Sono tanti i discorsi che si potrebbero fare. A partire dai sospetti sui mandanti dello spionaggio calcistico della banda Tavaroli, per finire con le considerazioni sulla moralità di un management che spende e spande per aiutare gli amici di via Durini, quando la Telecom aveva decine di miliardi di debiti. Gli azionisti ringraziano, ne siamo certi.

Ma il fatto che più ci ha impressionato è un altro. Moratti, ai tempi, si stracciava le vesti contro il conflitto di interessi (alla luce del sole) di Galliani presidente della Lega, e contemporaneamente si faceva pagare parte degli ingaggi dal main sponsor del campionato. Un evidente conflitto di interessi, sebbene occulto. A questo punto, ci chiediamo, quali erano i rapporti all'epoca tra Telecom e Figc? Sospettare è legittimo. Soprattutto nei confronti di chi si dà arie da vittima eterna della cattiveria altrui, e invece zitto zitto applica la classica tattica del "piagni e fotti".

Ormai la commistione tra Inter e Telecom ai tempi di Tronchetti è fatto sempre più accertato. Per certi versi grave, e al di sotto di ogni sospetto.
Gli unici che fanno finta di non accorgersene sono Palazzi e Abete. Un gravissimo rischio: infatti, se dal processo di Napoli (Calciopoli) o di Milano (spionaggio) usciranno altre sorprese, chi crederà più a questo calcio? Sempre che ci sia qualcuno, interisti esclusi, che ancora ci crede.

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L'insulto gratuito e quello a pagamento


Di allenatori che a fine partita si sfogano prendendosela con qualcuno sono piene le cronache di giornali e TV: questa settimana, per dire, i bersagli sono stati gli arbitraggi di Rosetti e Orsato, la settimana scorsa Lippi se l'era presa col pubblico di Parma, mentre Maradona, dopo il miracolo della qualificazione, aveva dato dei "cornuti" ai giornalisti (e non solo quello).

Sfoghi di fine partita, sfoghi che spesso diventano insulti, sfoghi che, in ogni caso, per la giustizia sportiva sono comportamenti non regolamentari e sanzionabili in base all'articolo 5 del nostro Codice, e agli articoli 57 e 58 della Fifa. Quello che è curioso notare è che ci sono insulti che, appunto, vengono sanzionati e altri che non lo sono; basta prendere i casi di Ranieri, Maradona e Mourinho.

Ranieri, dopo due anni alla Juve con un comportamento da gentleman (così dicevano Varriale e la Gazzetta), adesso che allena la "magggica" s'è dimenticato dell'Inghilterra e così ha detto che l'arbitraggio di Rosetti era stato vergognoso: e la Procura Federale l'ha sanzionato con multa e diffida. Maradona sappiamo tutti che ha esagerato dicendo una cosa che tanti pensano, ma non si può dire; adesso lui dichiara che si fida solo di sua mamma, che gli ha detto che tutto è ok, ma intanto la Fifa ha aperto un fascicolo e pare che rischi una squalifica, perché gli articoli 57 e 58 del Codice Regolamentare vietano di dire che certi giornalisti sono cornuti.

Ranieri ha pagato e Maradona forse pagherà: resta Mourinho che rappresenta un caso speciale; dati alla mano, lui s'è specializzato nell'insulto non punito, diciamo l'insulto gratuito. Basti pensare che lo scorso anno ha messo insieme allenatori come Ranieri e Spalletti, i giornalisti della carta stampata e quelli della televisione, ed ha parlato di prostituzione intellettuale. Non ha parlato di cornuti come Maradona, ma alla portoghese ha dato dei puttanieri a un bel po' di gente; diciamo alla portoghese, anche perché la Procura Federale non ha battuto ciglio e Mourinho non ha pagato nessuna multa.

Se ripensiamo bene alla prostituzione intellettuale di Mourinho, Blanc aveva protestato chiedendo all'Inter di dissociarsi; solo che Moratti non solo non si era dissociato, ma aveva fatto l'applauso al suo allenatore. Questa postilla è importante per concludere che l'insulto gratuito, quello con l'assenso di Palazzi, non è solo una specialità di Mourinho, ma una specie di privilegio dell'Inter come società.

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lunedì 12 ottobre 2009

Revocazione e revisione

Contrariamente a quanto hanno scritto e continuano a scrivere in tanti, le decisioni della giustizia sportiva "inappellabili e divenute irrevocabili" possono essere modificate per revocazione o revisione, lo dice l'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, specificando che la revocazione viene chiesta da chi può dimostrare di essere stato condannato ingiustamente, mentre la revisione deve essere richiesta dalla Corte di Giustizia Federale in presenza, per esempio, di una "acclarata falsità" nel precedente procedimento.

Come esempio di revocazione abbiamo a suo tempo illustrato qui sul blog il caso Guardiola, condannato per doping: concluso l'iter della giustizia ordinaria che l'ha scagionato, Guardiola ha chiesto l'annullamento della sentenza sportiva, nominalmente inappellabile; la Federazione ha fatto resistenza, ma in secondo grado ha dovuto cedere e la sentenza è stata annullata.

Leggendo oggi la polemica tra Bergamo e l'Inter sullo spionaggio, viene da pensare all'altra possibilità di modificare una sentenza passata in giudicato, e cioè alla revisione. Bergamo ha accusato l'Inter di averlo spiato e intercettato, la società di Moratti ha minacciato querela, ma Bergamo non solo ha ribadito l'accusa, ma ha anche aggiunto che i committenti dello spionaggio sono stati Facchetti e Moratti.

Si dà il caso che sullo spionaggio dell'Inter la giustizia sportiva abbia emesso una sentenza di improcedibilità collegata al fatto che Facchetti nel frattempo era deceduto; gli atti di quel procedimento ce li ha Palazzi, e li conosce solo lui: di sicuro sullo spionaggio è stato sentito Moratti, di sicuro Moratti non è stato ritenuto da Palazzi colpevole, perché altrimenti il processo sarebbe andato avanti; evidentemente Moratti s'è chiamato fuori da quella attività illecita, evidentemente la stessa finiva per dover essere addebitata solo a Facchetti e di qui la decisione di improcedibilità.

Adesso c'è l'accusa di Bergamo, che sarà passata al vaglio nel processo di Milano sullo spionaggio di Tavaroli; secondo Bergamo committente dell'attività di spionaggio e intercettazione era proprio Moratti e questo siamo certi che non è quanto risulta nelle carte del procedimento portato a termine da Palazzi.

Domanda: se a Milano Tavaroli dovesse confermare che lo spionaggio nel calcio (non solo Bergamo, ma Moggi, la Juve, la Figc) è stato commissionato dal signor Moratti, secondo voi la Corte di Giustizia Federale chiederà la revisione della sentenza di improcedibilità?

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venerdì 2 ottobre 2009

Curve e sbandate


Trattandosi della Roma i giornali ci vanno giù con cautela, ma le ultime imprese dei curvaioli della "magggica" dovrebbero far riflettere, e pure tanto.

Nella partita con la Fiorentina hanno fatto lo sciopero di un tempo, non son potuti entrare neppure gli steward mentre, in compenso, sono state fatte scoppiare una decina di bombe carta; a fine partita Totti è andato a lanciare la maglia, ma qualcuno gliel'ha rimandata indietro (il sonoro è rimasto ignoto); ieri se la sono presa con Okaka che, prudentemente, dopo il gol ha sì festeggiato, ma fino alla curva non è arrivato.

Intanto, a Trigoria hanno fatto la loro comparsa striscioni contro l'aumento di stipendio di Rosella Sensi (a 1,1 milioni), e l'altro giorno è stato presentato il nuovo stadio che potrebbe fare tutti felici, ma ha il piccolo difetto che non si sa bene chi e come possa realizzarlo.

I giornali sono prudenti, ma secondo noi sono sbandate molto pericolose, perché potrebbero significare che la gente comune non solo ha capito la difficile situazione economica della proprietà (ormai la negano solo Petrucci e Abete), ma s'è resa pure conto che, se non viene venduta, la Roma rischia di finire in seconda fascia, definitivamente superata dalla Lazio di Lotito.

Una prospettiva che in altre città farebbe incazzare e basta, ma che a Roma non si sa bene dove porterebbe; per il momento i giornali stanno cauti, e gli ispettori di Palazzi hanno scritto nel referto che durante la partita con la Fiorentina sono stati fatti scoppiare un po' di petardi. Resta il fatto che gli sbandamenti in curva sono poi difficili da governare.

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martedì 15 settembre 2009

L'altro processo

Non c'è solo il processo di Napoli sulla presunta delinquenza di Giraudo e Moggi, c'è anche quello di Milano sulla spionaggio Telecom, e un filone di quest'altro processo è la causa civile intentata da Vieri a Telecom e Inter con una richiesta di risarcimento di 21 milioni (12 alla Telecom e 9 all'Inter, con la Telecom che si chiama fuori e addebita la responsabilità unicamente alla società di Moratti).

Di questo filone oggi è costretta a scrivere anche la Gazzetta, e lo fa con un "francobollo" di 20 righe che ricorda come dimensione e approfondimento quello a suo tempo dedicato al patteggiamento di Oriali per il passaporto falso di Recoba; in quelle 20 righe c'è scritto comunque che il giudice ha chiamato a testimoniare Moratti, Tronchetti Provera e Tavaroli.

Vedremo gli sviluppi, ci sembra molto interessante il fatto che Tavaroli dovrà chiarire chi, come e quando gli ha richiesto l'attività di pedinamento e spionaggio, anche perché è possibile che sia chiamato in causa proprio Moratti.

Parlavamo di approfondimento, perché sull'ipotesi di accusa dei legali di Vieri si è già pronunciata in maniera davvero sorprendente la giustizia sportiva; l'abbiamo già detto altre volte ma, visto che la Gazzetta non lo dice mai, lo ripetiamo una volta di più: il dottor Palazzi a suo tempo ha deciso di non decidere, ha scritto che sullo spionaggio, vero o presunto, dell'Inter di Moratti, la giustizia sportiva non poteva procedere, e questo perché uno dei tesserati chiamati in causa era Facchetti, nel frattempo deceduto.

Quella sentenza aveva lasciato incredulo qualche commentatore; questo processo (una specie di antipasto rispetto a quello dello spionaggio sul mondo del calcio in generale) potrebbe far risultare quella sentenza inaccettabile, e provocare qualche mal di pancia a più di uno, a Milano e a Roma.

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domenica 6 settembre 2009

Grazie Roma


Il gran casino che sta succedendo a Roma, con i tifosi che chiedono rumorosamente alla Sensi di andarsene, serve a spiegare meglio di qualunque esperto quali danni abbia procurato e stia procurando il mancato controllo dei bilanci che le norme federali affidano alla Covisoc, chiamando però in causa anche la giustizia sportiva, quando si ha sentore di operazioni fatte con lo scopo di aggirare la normativa.

Il fatto è che la famiglia Sensi, per amore della Roma, ha fatto più di 400 milioni di debiti, ha dovuto vendere gran parte del suo patrimonio e oggi si ritrova con la proprietà del 51% di Italpetroli (la holding di famiglia) che vale meno dei debiti ancora da estinguere con Unicredit.

E' vero che l'amore rende ciechi, ma qui la faccenda grave è che la Covisoc è rimasta muta per anni, e nessun Palazzi s'è degnato di leggere i giornali. La normativa federale vietava di accettare l'iscrizione di società con debiti superiori ad un terzo del fatturato: e allora c'è da chiedersi come ha fatto la Roma a iscriversi, dove erano e sono "nascosti" quei debiti, quali bilanci hanno letto le decine di professionisti che risultano collaboratori Figc per la funzionalità della Covisoc. E il supersceriffo della procura federale, che inibisce il figlio di Moggi perché "ha osato" prendere le commissioni dalle società e non dai giocatori assistiti, da maggio 2006 fino ad oggi non ha mai letto sui giornali la faccenda di questi debiti, non si è mai incuriosito?

Viene da sorridere pensando a Petrucci ed Abete che dichiarano che il nostro calcio va che è una meraviglia, altro che i debiti della Premier inglese; viene da piangere a pensare alle stupidate che i giornali scrivono riguardo ai bilanci; viene da incrociare le dita leggendo che un cartello esposto a Trigoria grida alla Sensi: "Sei così incapace che con 1,1 milioni non ci mangi", sperando che la situazione non degradi ancora.

Tanti, tanti problemi del calcio nostrano si possono capire grazie al caso, anzi al casino, che sta scoppiando a Roma.

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martedì 18 agosto 2009

Cosa può fare Platini

Tutti si aspettano che l'Uefa di Platini faccia qualcosa per "moralizzare" il calcio, e ognuno propone la sua ricetta; oggi lo fa anche Berlusconi che (senti chi parla...) gli chiede di fissare in tutta Europa un tetto agli ingaggi dei calciatori, che attualmente sarebbero appunto immorali.

Non sappiamo quanto sia praticabile un'idea del genere, ed è difficile immaginare un modo per impedire ad uno che voglia spendere nel calcio di poterlo fare; noi continuiamo a pensare che i soldi debbano essere veri, e non finti o presi a prestito. Sembra l'uovo di Colombo, eppure tutti dicono che ci sono troppi debiti (qui da noi come in Spagna e in Inghilterra), ma nessuno ricorda che la normativa pone dei vincoli alle società di calcio in tema di indebitamento e patrimonio e che, quindi, quei debiti non dovrebbero esserci.

Lo dice l'Uefa e lo ribadiscono le normative nazionali: solo che poi succede che ognuno si inventa il trucco che fa al caso suo e la normativa non viene rispettata. Col risultato che il Chelsea ha debiti con Abramovich, tante società inglesi hanno debiti per la costruzione dello stadio, da noi hanno fatto il mutuo per la finta compravendita del marchio, a Madrid s'indebitano sfruttando le proprietà immobiliari della società. Gli organismi di controllo nazionali chiudono un occhio (da noi tutti e due, tanto Palazzi ha da fare con i fascicoli su Moggi e suo figlio) e buonanotte ai suonatori.

Platini l'ha già detto: l'Uefa si doterà di un panel di esperti e i controlli saranno centralizzati; chi non rispetta i parametri sui debiti e sul patrimonio non potrà partecipare alle competizioni internazionali; magari si iscriverà al campionato, dovesse continuare il finto controllo che c'è adesso, ma non potrà disputare la Champions.

Piuttosto che chiedere il varo di misure straordinarie come quella sugli ingaggi, da parte nostra ci sentiamo allora di chiedere all'Uefa di Platini di rendere operativi i nuovi controlli al più presto possibile. Le gazzette nostrane hanno fatto finta di non vederlo, ma un articolo del Sole 24 Ore qualche giorno fa sottolineava che parecchie società di serie A (Inter in testa) in base ai dati dell'ultimo bilancio non avrebbero potuto iscriversi neanche al campionato di Lega Pro.

Ecco perché diciamo che sembra l'uovo di Colombo, ma sarebbe una misura veramente "rivoluzionaria": fissare a livello europeo dei parametri riferiti ai debiti e al patrimonio, mettendo tutti i distinguo del caso, perché un conto sono i debiti col proprietario e un altro il mutuo per lo stadio, un conto l'aumento vero di capitale e un altro la rivalutazione di un ramo d'azienda; fare dei controlli rigorosi in sede europea, fuori dai casini degli organismi nazionali e senza guardare in faccia nessuno.

Quando entreranno in vigore misure del genere il monte ingaggi dei calciatori piano piano scenderà; oppure i presidenti dovranno mettere ogni anno tanti soldi veri; tanti da mettere in difficoltà anche i berlusconi, i moratti e tutti quelli che prima hanno dissestato i bilanci e adesso arrivano a fare anche moralisti.

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martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

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mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

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venerdì 3 luglio 2009

Zamparini ha capito

Abbiamo l'impressione che il presidente del Palermo Zamparini abbia capito tutto su cosa è effettivamente successo nell'estate del 2006. E abbia anche capito dove sta tirando il vento, ora, al processo di Napoli.
In un'intervista a Radio Kiss Kiss dichiara di parlare con Moggi tutti i santi giorni. E non solo, dichiara di aver passato una bella giornata ad Ischia con lui la settimana scorsa.
Su questo punto Zamparini ha ragione: è libero di parlare di quello che gli pare, con chi gli pare. E se gli pare può anche passare una giornata ad Ischia con Moggi. Con buona pace di Palazzi, di Abete e della Gazzetta dello Sport. Questo perché ognuno di noi può parlare con chiunque, con l'unico limite che può essere posto dalla magistratura, unico organo deputato dalla Costituzione Italiana a limitare le libertà personali dell'individuo. La giustizia sportiva può solo squalificare soggetti reputati colpevoli di una trasgressione al codice interno dell'associazione sportiva di riferimento. Palazzi, Abete e il soviet della Gazzetta se ne facciano una ragione. Ma fino a quando la Costituzione è in vigore loro non ci possono fare nulla. Per fortuna.

Ma nell'intervista di cui vi stiamo raccontando, Zamparini si è lasciato sfuggire una verità che secondo noi tutti hanno capito su Calciopoli. Verità che nessuno ha il coraggio di dire, forse per omertà, forse per paura: "Quando Moggi è stato condannato, se avesse avuto me come presidente non gli sarebbe mai successo nulla".

Bingo!

Esatto, se Moggi e Giraudo avessero avuto un presidente e una proprietà che li avesse difesi dalla fuffa farsopolara, non sarebbe accaduto nulla. Semplicemente perché Moggi, Giraudo e la Juve non hanno fatto nulla. Tutti lo sanno, nessuno lo dice e a Zamparini l'arcano è sfuggito.
Speriamo presto che gli sfugga, magari, qualche altra verità forse origliata nei capannelli tra i presidenti durante le noiose riunioni in Lega; per esempio, cosa pensa lo Zampa sulla proprietà della Juve che, anzichè difendere la sua società, aizza il fuoco antijuventino da Bar dello Sport, con i suoi giornali di proprietà o partecipati (La Stampa, Corriere, Gazzetta)?
Bella domanda.
Il fatto esilarante è che il povero Zamparini, accortosi che l'aveva sparata grossa (ma vera), dicendo che con lui a Moggi non sarebbe successo nulla, prova a correggere il tiro: "Io Moggi l'ho sempre combattuto", esclama. Noi diciamo, ma se l'ha combattuto come mai ora dice di sentirlo tutti i giorni e di andarci in gita assieme? Evidente, che questa frase è solo un miserrimo tentativo di depotenziare quanto detto un minuto prima. Ma a volte, si sa, le toppe sono peggio del buco.

Caro Zamparini, si faccia coraggio, dica tutto quello che sa, senza paura. Intanto ormai appare evidente che tutta la cricca che ha organizzato l'ignobile farsa sarà travolta dalla verità che sta venedo a galla! Rifletta, se anche un umile impiegato della Can ha avuto il coraggio di dire di fronte al giudice di sapere che l'Inter commissionava dossier sugli gli arbitri, vuol dire che la commedia è veramente agli sgoccioli!

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lunedì 22 giugno 2009

La norma e i pagliacci

Fulvio Bianchi si chiede se Berlusconi potrà trovare un alleato in Platini nella battaglia contro gli acquisti megagalattici e le spese folli del calcio, però sembra dubitarne quando scrive "Non dimentichiamo, comunque, che al momento le norme di ammissione al campionato sono più rigide delle licenze Uefa".

A nostro avviso la riflessione di Bianchi va rivista e completata: la normativa sarebbe rigida se venisse fatta applicare. Il fatto è che le Norme Federali prevedono bilanci sani e corretti e soldi veri (non trucchi di bilancio) per sanare i passivi annuali; il Codice di Giustizia Sportiva arriva a ipotizzare anche la serie B per chi fa il furbo (articolo 8.2); ai trucchi, però, hanno fatto ricorso quasi tutti, e l'Inter li ha adoperati praticamente tutti, ma in B non è andato nessuno.

Questo perché è vero che c'è la norma ma, la stampa non lo dice ma è così, è anche vero che in giro ci sono tanti pagliacci.

Si spiegano così le finte compravendite del marchio (anche di padre in figlio), scorpori e rivalutazioni di rami d'azienda, lease-back immobiliari, holding sub-holding e finte fusioni; si spiega così perché i bilanci tutto sono tranne che sani e corretti, si spiega così perché un professore della Bocconi parla di illeciti tollerati e nessuno apre bocca.

Nessuno apre bocca perché il carrozzone del calcio è pieno di pagliacci. Non interviene il Coni che dovrebbe fare da garante supremo, non interviene la Federazione perché secondo Abete i problemi ce li hanno in Spagna e Inghilterra, non interviene la Covisoc che ha come presidente un dirigente del gruppo Unicredit che di gatte da pelare ne ha già abbastanza, non interviene il superprocuratore Palazzi perché è ancora impegnato con le sentenze su Moggi e il figlio di Moggi. Nessuno apre bocca e le gazzette e i corrieri non vedono, non sentono e non scrivono una parola.

Così la norma resta lì inapplicata e il carrozzone va avanti con le sue pagliacciate.

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lunedì 1 giugno 2009

Santo o delinquente?


Davvero singolare la figura di Enrico Preziosi: come presidente del Genoa ieri notte ventimila tifosi lo hanno beatificato in piazza (della Vittoria), mentre per la giustizia sportiva è delinquente e recidivo (non solo la valigetta ma anche il fallimento del Como e altri reati minori).

All'epoca del processo per la valigetta è venuto fuori che la sentenza era stata scritta dal Sandulli di turno al mare, prima ancora che deponessero i testimoni; lui, in compenso, ad una cena alla quale aveva invitato Galliani si è presentato con un registratore nascosto addosso sperando di fare scoperte importanti (una specie di Tavaroli in sedicesimo).

Questo per dare un'idea del mondo del calcio; da allora, in ogni caso, è stata una serie di mosse azzeccate sia nel calcio che nel suo lavoro: il Genoa l'anno prossimo gioca in Europa e i suoi giocattoli vanno forte anche in America; lo scorso anno il bilancio del Genoa ha chiuso in attivo ed anche quest'anno con l'operazione realizzata con l'Inter ha portato a casa un grosso utile (vero, non per finta), oltre al fatto che il Genoa di Gasperini, per riconoscimento generale, ha espresso il calcio più spettacolare.

Resta il dubbio iniziale che rimanda, più in generale, al funzionamento e alla valenza della giustizia sportiva. Abbiamo segnalato sul nostro blog, tanto per dire, che per effetto dei colloqui che ha avuto direttamente con Moratti per parlare di Milito e Motta (e magari anche di qualcos'altro...) Palazzi doveva aprire un fascicolo sul presidente dell'Inter, ma non si è saputo niente; in compenso oggi il Giudice Sportivo ha inibito Preziosi per altri venti giorni perché ieri è andato in campo a salutare pubblico e giocatori (da inibito non poteva farlo).

Abbiamo, cioè, la conferma che la giustizia sportiva fa e non fa in base ad una logica che con i regolamenti e il Codice non c'azzecca proprio niente, come se Palazzi fosse una specie di variabile impazzita (oppure estremamente lucida, di qui non si scappa) nel mondo del calcio già incasinato di suo; così i tifosi del Genoa festeggiano e beatificano Preziosi, e di Palazzi e dei suoi fascicoli a loro non frega un cazzo.

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sabato 23 maggio 2009

Una denuncia per Palazzi

Questa è la decisione della giustizia sportiva che, nella scorsa estate, sanzionava Secco e Bettega: "La commissione disciplinare della Federcalcio ha inibito per un mese Alessio Secco, direttore sportivo della Juventus, e l'ex vicepresidente del club, Roberto Bettega, per la trattativa per la cessione dei calciatori Criscito e Masiello del Genoa, perché avevano partecipato a una trattativa con un soggetto inibito, Enrico Preziosi".

E questa è la notizia riportata da tutti i giornali di ieri, compresa la Gazzetta che in Figc viene sicuramente letta: "Abbiamo parlato dei due trasferimenti e abbiamo gettato le basi per una intesa. Dobbiamo però vederci ancora per definire ogni aspetto di questo passaggio". Il presidente del Genoa Enrico Preziosi conferma di aver incontrato ieri il patron dell'Inter Massimo Moratti.

Essendo Enrico Preziosi tuttora inibito, questa è quindi una denuncia: il superprocuratore Palazzi deve aprire un fascicolo contro Moratti; in caso contrario è una denuncia contro il dottor Palazzi; a meno che non sia stato lui stesso ad autorizzare il signor Moratti a trattare con un inibito, cosa espressamente vietata dal Codice di Giustizia Sportiva (articolo 10, comma1).

Fatto salvo il fatto che il campionato di calcio sia una cosa da prendere sul serio e non una farsa, recitata male.

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lunedì 18 maggio 2009

Cori e culi

Se è vero che negli stadi si sentono cori offensivi, punibili dalla giustizia sportiva (la Juve ne sa qualcosa), è anche vero che durante i festeggiamenti per le vittorie i giocatori non si risparmiano quanto a volgarità.

Due anni fa era stato Ambrosini, che mentre festeggiava la Champions invitava con un bel cartello l'Inter a mettersi lo scudetto (appena vinto) nel culo; in questi giorni qualche interista (dopo averci pensato a lungo, si vede) di cartello ne ha preparato un altro, per ricordare ad Ambrosini che nel suo culo c'era ancora posto per altri scudetti; come si vede nella foto il cartello è piaciuto ai giocatori dell'Inter, che ne hanno fatto sfoggio durante il giro in pullman per festeggiare l'ultimo scudetto.

E non si tratta di gesti istintivi, perché Materazzi ci ha tenuto a far sapere che lui non è un lord (e questa poteva risparmiarsela perché a nessuno è mai passato per la mente), e quindi il contenuto del cartello (parole e musica) continuava a piacergli.

Non sappiamo se gli ispettori di Palazzi (quelli che a Torino avevano il taccuino in mano per prendere nota dei cori contro Balotelli) hanno visto la foto, peraltro riportata sui giornali, dubitiamo che si scandalizzeranno, dubitiamo che l'Inter prenderà le distanze da Materazzi lord mancato.

Potrebbe allora succedere, diamo tempo al tempo, che nessuno offenderà più negli stadi Mario Balotelli dandogli del negro di merda, mentre nei festeggiamenti sarà un rincorrersi di cartelli per mandarsi allegramente affanculo; anche perché, a dir la verità, di lord in giro se ne vedono pochi (e gli ispettori di Palazzi non si scandalizzano).

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martedì 7 aprile 2009

La terza stella

Gaucci appena rientrato dalla latitanza a Santo Domingo racconta la sua verità a riguardo dello scudetto perso dalla Juventus nel pantano di Perugia. Verità che probabilmente non sarà opportunamente analizzata dai mass media, visto che contraddice le favole fatte emergere da quello scempio che per comodità chiamiamo Farsopoli.
Ecco la dichiarazione "Sì, nell'intervallo arriva il finimondo, un metro d'acqua. Vado dal designatore degli arbitri e gli faccio: se vi azzardate a sospendere la partita, io non faccio giocare domani i miei giocatori e con l'ordine pubblico succede un casino. Collina era l'arbitro e andò a testare il campo: era un disastro ma trovò un pezzetto dove il pallone rimbalzò e si riprese a giocare".

Insomma Gaucci entrò quando la partita era sospesa a parlare con l'arbitro, per influenzarne le decisioni. Ma non basta, per "ammorbidire" Collina paventò la possibilità di tumulti popolari qualora la partita fosse stata rinviata. Ciliegina sulla torta, candidamente l'ex presidente dichiara che l'arbitro per venire incontro ai suoi desiderata trasgredì volontariamente le regole sulla praticabilità del campo.
Bene, coloro che sono stati scippati si trovano sul banco degli imputati in quanto, secondo giudici a nostro avviso estremamente fantasiosi, falsavano i campionati. Se andate a fare memoria, tra l'altro, in quell'anno la Lazio giocava con il suo miglior giocatore provvisto di passaporto falso. Cosa che quella Juve non fece mai, né prima né dopo.

Non ci rimane che festeggiare la terza stella. Di quello che hanno detto gli ineffabili Palazzi e Sandulli non ce ne deve fregar di meno. Una risata li ha già seppelliti (e sputtanati).

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mercoledì 25 marzo 2009

La riconoscenza

Leggendo l'ultimo "Spy calcio" di Fulvio Bianchi non nascondiamo di aver fatto un bel salto sulla sedia.
Citiamo testualmente: "Superprocura Figc: sarà una battaglia autentica per fare confermare Stefano Palazzi. Contro di lui la Lega di Milano, a cominciare da Inter e Milan".
Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da finire in sala di rianimazione per le risate.

L'Inter, graziata di una sacrosanta retrocessione (regolamento alla mano) per la questione dello scandalo passaporti, si lamenta di quella Giustizia Sportiva che all'atto della condanna definitiva di Oriali decise di non riaprire il caso?
L'Inter, che ha beneficiato delle discutibili conclusioni del procuratore Palazzi sulla questione dello spionaggio di alcuni suoi calciatori, si lamenta della Superprocura?
L'Inter, di cui non si ha notizia di un deferimento disposto da Palazzi nonostante si abbia prova, per espressa ammissione di un suo azionista, dell'esistenza di una "macchina spropositata" in materia di intercettazioni, si lamenta di Palazzi?
L'Inter, maggiore beneficiaria di quel processo sportivo contro la Juventus che ha visto in Palazzi uno dei massimi protagonisti e che Enzo Biagi definì una roba da Tourquemada, si lamenta di colui che in quella occasione indossò le vesti del Grande Accusatore?

Sì, avete capito bene.
Nel mondo non c'è riconoscenza, e se fossimo al posto di Guido Rossi inizieremmo a preoccuparci!

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venerdì 13 marzo 2009

Ma Palazzi legge La Stampa?

Sicuramente il superprocuratore Palazzi legge la Gazzetta (ce ne siamo resi conto nell'estate 2006 quando proprio quel giornale che ha tra i proprietari Tronchetti Provera e John Elkann ha fatto scoppiare lo scandalo di Calciopoli ed ha "indovinato" la previsione della Juve retrocessa in B); ci chiedevamo se legge altri giornali e in particolare La Stampa.

La Stampa di oggi, infatti, nel parlare di guai che la Roma sembra avere col fisco, ricorda una indagine della Procura di Torino sui compensi a Capello quando allenava nella capitale; questa indagine era stata segnalata proprio dalla Stampa già nell'estate 2008, recentemente è stata passata per competenza alla Procura di Roma ed è basata sull'ipotesi di pagamenti in nero e all'estero per parecchi milioni di euro.

Roba assai pesante in termini di giustizia sportiva, pesante perché ballerebbero dei punti di penalità che potrebbero far sballare la classifica di quest'anno per i posti in Champions; usiamo il condizionale perché non si è avuta notizia di indagini da parte del superprocuratore che leggerà probabilmente tanti giornali, sicuramente legge la Gazzetta ma fa venire il dubbio che non legga La Stampa.

Con un rischio, anzi due: che possa scattare la prescrizione quanto a giustzia sportiva, quella che ci hanno sempre detto che è veloce come il vento, arriva prima di quella ordinaria e colpisce pure più duramente; che, peggio ancora, possa scattare una denuncia da parte di qualche Associazione di consumatori o per iniziativa di qualche società che per quei posti in Champions si sta sbattendo.

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venerdì 6 marzo 2009

Repubblica vuole davvero scavare?

Come per far vedere che non ha paura di indagare sugli scandali che si cerca di insabbiare, stamattina Repubblica dedica una paginata allo svampamento dell'Operacion Puerto, la famosa indagine spagnola sul doping, il "più colossale giro di doping della storia".
Per scavare meglio il giornale ha mandato a Barcellona non uno ma due inviati (uno dei due è Marco Mensurati; ve lo ricordate Mensurati?) che hanno amaramente scoperto che non c'è più niente da fare: gli investigatori che indagavano sono stati trasferiti, le sacche di sangue dei possibili dopati ormai deteriorate, forse c'entravano "star della Liga" e forse proprio per questo è stato tutto insabbiato. Che scandalo!

Confessiamo che questo tipo di indagine a noi piace molto, sarà che siamo un piccolo esempio di informazione senza padroni ma piace anche a noi scavare, come a Repubblica, negli scandali senza guardare in faccia nessuno, ci piace tanto che vorremmo suggerire a la Repubblica e a Mensurati un possibile scoop: scavare sull'ipotesi di pagamenti in nero a Capello da parte della Roma di Sensi e Baldini.
Si tratta di una bella indagine nata a Torino nel trambusto di Calciopoli e da poco trasferita alla Procura di Roma; bella, giornalisticamente, perché ballano una decina di milioni di euro estero su estero e potrebbe trattarsi del più grosso pagamento in nero del calcio nostrano; a parte la giustizia ordinaria, per quella sportiva dovrebbero esserci addirittura dei punti di penalità, potrebbe cambiare la classifica del campionato.

La nostra voglia di scavare deve fermarsi qua, ma non dubitiamo che ci penserà la Repubblica, ci penserà Mensurati (verosimilmente ben referenziato sia col PM Palamara che col superprocuratore Palazzi) a indagare a fondo scongiurando il pericolo che anche questo scandalo venga insabbiato.

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sabato 28 febbraio 2009

Giochi Preziosi


Ieri in Lega si sono riuniti i presidenti della serie A; ne parlano tutti i giornali perché tra un po' si eleggerà il presidente ma la "notizia" è che tra i presenti c'era Enrico Preziosi, presidente del Genoa, che poi ha fatto anche la conferenza stampa con Zamparini e Foti. Questa è una notizia perché Preziosi è inibito (vi ricordate Genoa-Venezia?) e con gli inibiti i tesserati non possono avere rapporti, pena il deferimento; infatti l'anno scorso Palazzi aveva deferito, multato e squalificato quelli che erano stati beccati dalle intercettazioni al telefono con Moggi dopo Calciopoli e la sua inibizione (vi ricordate Secco?).

Come mai questi giochi strani, come mai con Moggi non si può parlare e con Preziosi sì, anzi il presidente del Genoa fa pure una conferenza stampa parlando, si può dire, a nome di tutti?

Potrebbe trattarsi dei Giochi Preziosi. Il fatto è che la società del presidente del Genoa che produce giocattoli (la Giochi Preziosi, appunto) va bene nonostante la crisi, sta sfondando anche in America (i Gormiti vanno meglio anche di Milito) e il Genoa mette in circolo soldi veri (non finti) che sono preziosi per tutto il movimento.

In parole povere è come se ieri diciassette società di serie A abbiano fatto una pernacchia a Palazzi e alla giustizia sportiva (magari si prenderanno un deferimento come Secco e si faranno un gran risata; d'altra parte Preziosi era stato definito "pericoloso" per il mondo del calcio in uno dei tanti procedimenti di giustizia sportiva) pensando a quanto sono preziosi i soldi, quelli che ci mette il presidente del Genoa e quelli che potrebbero arrivare dai diritti TV.

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mercoledì 25 febbraio 2009

Rispettare la verità

Candido Cannavò (pace all'anima sua) era molto amico di Giacinto Facchetti; lo dicono tutti i giornali, il Corsera specifica che non solo era amico ma "lo portava sempre ad esempio dello sport pulito e leale", quel tipo di sport di cui Cannavò viene celebrato come un cantore.

Questa celebrazione offende le menti libere perché se parliamo di Facchetti (pace anche a lui) non possiamo dimenticare che è finito nelle indagini di Palazzi sullo spionaggio dell'Inter; una cosa grave e bruttissima, altro che lealtà e pulizia, non sanzionata solo perché Giacinto Facchetti nel frattempo era morto.

Anche sulla Gazzetta di Cannavò grava un'ombra ancora più sporca dello spionaggio: quella di aver fatto non solo lo scoop su Calciopoli (che per Cannavò era Moggiopoli), ma di esserne stata il centro motore con intercettazioni riportate ad arte e sanzioni anticipate, quasi suggerite; una scelta editoriale all'apparenza (ma spesso le apparenze ingannano...) azzardata, visto che tra i proprietari del giornale figura John Elkann che è anche il principale azionista della Juve, però vincente, tanto che i giudici di Calciopoli hanno detto di essersi fatti guidare dal sentimento popolare e cioè di aver letto proprio la Gazzetta di Cannavò per farsi un'idea di come venirne a capo.

Visto che le cose stanno così e visto che per Facchetti Palazzi non ha potuto procedere perché era morto sarebbe meglio, molto meglio stare cauti con le celebrazioni che inneggiano allo "sport pulito e leale".

I morti meritano rispetto, ma la verità ne merita molto di più.

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domenica 22 febbraio 2009

Scommessopoli


Secondo il presidente del Grosseto in serie B c'è puzza di marcio. Infatti parla apertamente di calcioscommesse e di storie strane che si sentono in giro. Sfortunatamente aggiunge di non avere prove per suffragare con i fatti le sue dichiarazioni. Però un giornalista si è preso la briga di analizzare ciò che accade alle puntate sulle partite di serie B e a quanto pare le anomalie ci sono eccome.
Sfortunatamente le autorevoli denunce di un presidente e le anomalie documentate da l'Unità saranno probabilmente inutili. Non ci sarà secondo noi nessuna inchiesta nè da parte di giudici ordinari nè da parte dei giudici sportivi.

Moggi è squalificato, la Juve è stata smembrata e spedita in B.
Palazzi, Beatrice e Narducci ora possono godere il sonno del giusto.

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domenica 8 febbraio 2009

Il buco nero di Palazzi

Fin da bambini abbiamo sempre provato una smodata attrazione per le anomalie cosmiche, in particolar modo per i buchi neri i quali hanno la caratteristica di sviluppare una attrazione gravitazionale superiore alla velocità della luce: in due parole, "inghiottono" tutto.
Anche il Superprocuratore sportivo Palazzi deve avere condiviso questa passione a tal punto da trasferirla nel proprio ambito professionale, ossia il diritto sportivo.
Abbiamo infatti appreso come, appena ottenute le carte dalla procura di Roma al termine del processo Gea, abbia deferito gli imputati assolti dalla Corte, per violazione dell'articolo 1 del codice di giustizia sportiva e articoli assortiti del regolamento previgente degli agenti.
Ebbene sì, avete letto bene: il famigerato, quanto temibile articolo 1 CGS torna a far tremare gli imputati della giustizia sportiva: i doveri di lealtà e probità sarebbero immobili nel firmamento del diritto sportivo ad attrarre ogni sorta di comportamento non inquadrabile in altre fattispecie, esattamente come un buco nero o, più malignamente, ad asservire l'onda popolare di cui la procura sportiva è dotta interprete.
Ovviamente nel rispetto della tradizione garantista, riteniamo l'applicazione pandemica dell'articolo 1 un eccesso di zelo, seppur mal orientato e facilmente strumentalizzabile.
In tutto questo, vorremmo porre l'attenzione sul deferimento di Alessandro Moggi, il quale dovrà rispondere di non avere sentito, nel corso dell'attività di acquisizione dei mandati di Chiellini e Amoruso, l'imperativo morale del conflitto di interessi che avrebbe dovuto indurlo ad astenersi da ogni tipo di coinvolgimento.

Lo stesso imperativo morale che lascia il Superprocuratore Palazzi immobile di fronte a ben altri e più rilevanti conflitti di interessi (Carraro, Galliani, etc etc).

Che abbia trovato il modo di sfruttare l'energia di un buco nero a proprio piacimento?
Sveli, subito, la scoperta: la scienza attende questo contributo, il diritto ne può fare a meno.

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sabato 7 febbraio 2009

Roba da Pa(la)zzi

Ci interrogavamo ieri nella nostra redazione virtuale sui deferimenti di Palazzi per gli amministratori e gli agenti Gea, stupiti di leggere intere paginate di articoli 1; oggi abbiamo voluto controllare come Tuttosport presentava la notizia e si parla di "aria pesante" tra gli uomini della Procura, si dice che il deferimento "non è stata opera collettiva", si aggiunge che la scelta processuale "non è stata digerita".

Insomma un altro casino dei suoi combinato dal superprocuratore Palazzi, quello che deferisce l'Avellino due volte, perché non paga gli stipendi e perchè non paga i contributi sugli stipendi, quello che deferisce Baraldi per le plusvalenze del Parma fatte nell'anno in cui Baraldi era alla Lazio. Un mezzo "pazzo", verrebbe da dire, capace di deferimenti che sono appunto roba da pazzi.

Uno potrebbe chiedersi: ma è stato sempre così questo ex-magistrato militare oppure è cambiato dopo la promozione a Superprocuratore?

Ci siamo tolti la curiosità riguardando la sua requisitoria nel processo del 2006 (106 pagine di accuse durissime, magari senza prove ma senza guardare in faccia nessuno) e ci è caduto l'occhio sull'episodio di Paparesta dopo Reggina-Juventus; non era successo niente e in questi giorni l'ha ripetuto pubblicamente anche Paparesta, mentre sapete all'epoca cosa aveva detto all'Eur l'aspirante superprocuratore? Aveva detto che l'episodio, insieme con le telefonate di contorno, rappresentava un elemento di "formidabile portata probatoria", come se per lui fosse la famosa pistola fumante e bastasse da solo per chiedere la serie C; la mitica chiave buttata via che lo sanno anche i muri del Granillo che non c'entra una mazza basta all'ex-magistrato militare aspirante superprocuratore a lasciare scritto negli atti del processo "nell'occasione si verificò un fatto di straordinaria gravità sotto il profilo disciplinare".

Questo era ed è Palazzi, si direbbe proprio che non sia cambiato dopo la promozione, anzi viene il dubbio che sia stato promosso proprio perchè era così, capace di qualunque roba.

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domenica 25 gennaio 2009

Giustizia è sfatta



Avevamo segnalato la comica della doppia punizione inflitta all'Avellino per non aver pagato gli stipendi e per non aver pagato "neppure" l'Irpef sugli stipendi; aggiungiamo ora che la Corte di Giustizia Federale (Tuttosport del 24/1) ha dimezzato i punti di penalità (da 4 a 2) e più che dimezzato l'inibizione al presidente (da 12 a 5 mesi). Verrebbe da dire che giustizia è stata fatta se non fosse che l'episodio, come tanti altri e per ultimo il deferimento di Baraldi per le plusvalenze del Parma nel mentre lui era un dirigente della Lazio, conferma che il "sistema" della giustizia sportiva è in mano a degli incapaci.

Non che prima di Calciopoli le cose andassero meglio, ma adesso lo sfascio è sotto gli occhi di tutti e la cosa risalta di più perché stanno aumentando pistolotti ed editoriali che giurano e spergiurano che la giustizia sportiva è e deve restare indipendente da quella ordinaria, con la conseguenza che quegli incapaci dovrebbero essere come liberi di fare qualunque cosa senza rispondere a nessuno (se non a chi li ha scelti e messi lì).

Sul sito avremo modo di parlare a fondo di questo argomento di riflesso al processo di Napoli, per intanto vediamo amaramente che un tratto in comune le due giustizie ce l'hanno, ed è lo sfascio e la disfatta più totali. Se poi si guarda alle prospettive, per la giustizia ordinaria si potrebbe anche con un po' di ottimismo immaginare una riforma in qualche modo condivisa dai diversi partiti mentre, purtroppo, per quella sportiva di riforma non parla nessuno.

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domenica 18 gennaio 2009

Dilettanti allo sbaraglio

L'altro giorno la Figc ha tenuto a farci sapere che Palazzi aveva deferito Tanzi e Baraldi per aver gonfiato le cifre di alcune cessioni fatte dal Parma nel 2003. Luca Baraldi ha risposto con un comunicato (Tuttosport del 17/1) col quale precisa che "i contratti sono stati sottoscritti nel 2003, periodo nel quale mi trovavo a svolgere altri incarichi nella Lazio, in qualità di direttore generale e amministratore delegato e dunque non nella società Parma".

Il dottor Palazzi è il "superprocuratore della Figc", lo sceriffo che dovrebbe assicurare alla giustizia (sportiva) ladri di cavalli e grandi delinquenti, il garante del nuovo calcio pulito che è il vanto di Petrucci, Abete e Matarrese; nel 2006 era il vice di Borrelli e poi è stato promosso perché, come si dice in questi casi, nello svolgimento del suo "dovere" avrà dimostrato dedizione alla "causa" e grande professionalità.

Quanto alla dedizione, pochi dubbi; circa la professionalità basta leggere il comunicato di Baraldi.

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lunedì 12 gennaio 2009

SuperPalazzi

In tanti, noi per primi, abbiamo rinfacciato alla Covisoc e a Palazzi di essere troppo "liberal" sul tema dei controlli e delle relative sanzioni; non hanno mai fatto niente, per esempio, per le plusvalenze che gli amministratori dell'Inter si inventano tutti gli anni; la pratica dei falsi in bilancio dell'Inter con l'ipotesi d'accusa di aver "buggerato" la normativa Figc è rimasta chiusa nei cassetti della Superprocura federale per due anni; tutte le società italiane meno una, ha scritto un giornale francese, sono piene di debiti e non si capisce come mai.

La Covisoc e Palazzi complici dei presidenti per i bilanci traballanti e magari Moratti che gode di una specie di immunità? No, non è così, dobbiamo ricrederci, basta vedere cosa è successo all'Avellino e al suo presidente.

E' successo questo e ne hanno parlato Tuttosport e la Gazzetta: anche per colpa della crisi generale l'Avellino non ce l'ha fatta a pagare gli stipendi ai giocatori, la Covisoc ha dovuto "dirlo" a Palazzi e Palazzi, da superprocuratore qual'è, ha deferito l'Avellino e il suo presidente; non solo, per far vedere che non è connivente con le malefatte dei presidenti, e a dispetto della grave crisi generale, di deferimenti ne ha fatti due: uno per non aver pagato gli stipendi e un altro per non aver pagato i contributi sugli stipendi. E così la Disciplinare ha inflitto all'Avellino non due punti di penalità ma quattro e al Presidente non sei mesi di inibizione ma dieci.

Dagli articoli che citavamo si capisce che il presidente dell'Avellino s'è arrabbiato di brutto e ha reagito alle due sentenze dicendo più o meno: "E come cazzo facevo a pagare i contributi se non ho pagato gli stipendi?".
Così adesso farà ricorso; contro il superPalazzi che ha voluto farci vedere che lui i regolamenti li applica alla lettera e non guarda in faccia ai presidenti. Almeno a quello dell'Avellino.

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sabato 20 dicembre 2008

L'ombrello di Mazzoleni e quello di Moratti



La Commissione Disciplinare ha inflitto sei mesi di sospensione all'ex-arbitro Mazzoleni (nel frattempo si è dimesso) che era stato deferito da Palazzi per aver fatto "il gesto dell'ombrello" e offeso con la parola "bastardo" il presidente Lotito al termine di Atalanta- Lazio del settembre 2007. Questa è la notizia come la riporta Tuttosport ( pag.14) ed è una notizia che fa riflettere.

Intanto sui tempi: c'è voluto un anno e tre mesi per valutare una parola e un gesto, seppure "dell'ombrello", mentre nell'estate del 2006 in due mesi ci hanno raccontato che avevano fatto in tempo a valutare decine di migliaia di telefonate. Si vede proprio che due anni fa avevano una gran fretta o, forse, delle telefonate non è fregato niente a nessuno.

Poi sulla congruità e la ripartizione della pena. Visto che nei deferimenti di solito Palazzi parla di frasi e gesti irriguardosi mentre con Mazzoleni ha voluto essere preciso nasce adesso la curiosità di sapere a quanti mesi corrisponde il "bastardo" e a quanti il "gesto dell'ombrello". Non è una curiosità da poco perchè è evidente che questa sospensione farà testo, nel senso che da oggi in poi quando le riprese televisive beccano qualcuno a sproloquiare con le parolacce o a fare gesti non da gentleman Palazzi e suoi ispettori saranno lì a far la somma dei mesi e, visto che la legge è uguale per tutti, a proporre la squalifica.

E riguardo alla legge che non dovrebbe far distinzioni c'è una curiosità più grande delle altre e riguarda il "mecenate" Massimo Moratti. Ad occhio e croce per tutte le volte che l'abbiamo visto mandare affanculo gli avversari in campo e fare, con molta naturalezza, il gesto che è costato la sospensione a Mazzoleni dovrebbe essere stato già squalificato e per più di sei mesi e invece niente; nessun deferimento, nessuna squalifica.

Quel "niente" ci fa pensare: Palazzi ha chiuso un occhio, anzi tutti e due oppure gli "ombrelli" alla Moratti sono diversi da quelli degli arbitri e dei comuni mortali? Oppure ancora: può essere che il non deferimento va inteso che per Palazzi e la giustizia sportiva il "mecenate" non è in grado di intendere e di volere e quindi l'ha passata e la passerà sempre liscia?

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Lui può

(Datasport, 19 Dicembre 2008)
L'arbitro Mario Mazzoleni della sezione di Bergamo è stato sospeso per sei mesi. Lo ha stabilito la Commissione Disciplinare della Federcalcio.
Mazzoleni era stato deferito dal procuratore federale per aver fatto il gesto dell'ombrello e avere offeso con un epiteto un altro tesserato - ovvero Claudio Lotito, presidente della Lazio - al termine della partita Atalanta-Lazio del 23 settembre 2007, terminata 2-1 per i padroni di casa e arbitrata proprio da Mazzoleni.

(Repubblica, 13 Marzo 2007)
Palla avvelenata. Più che mai. Massimo Moratti, patron dell'Inter, che in tribuna vip (vip?) a San Siro fa il gesto dell'ombrello e apostrofa così il suo ex pupillo Ronaldo ("vai a cagare, stronzo...").
Stranamente il procuratore federale non se ne accorge, eppure ci sono un sacco di immagini tv, e non lo deferisce in base all'articolo 1 (codice di lealtà). In molti altri casi, Stefano Palazzi, che aspira a fare il capo della nascente Superprocura del pallone, era stato molto più attento. Strano.
Moratti ha ammesso di aver fatto quel gesto ma non ha intenzione stavolta di scusarsi: a Livorno aveva dato del "coglione" all'arbitro ma in quel caso aveva chiesto successivamente scusa.

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martedì 9 dicembre 2008

Sudditanza e mal di panza

Da come hanno cercato di raccontarcela, la storia degli errori degli arbitri e della famosa sudditanza psicologica è come se dovesse essere divisa in tre fasi distinte: prima della farsa dell'estate 2006 in tanti pensavano che la sudditanza c'era e che l'arbitro nel dubbio favoriva sempre la grande squadra a danno della piccola; col 2006 sono arrivati Rossi e Sandulli e con le loro sentenze hanno avanzato il sopetto che non fosse sudditanza verso le grandi ma "delinquenza" a favore della Juve di Moggi; per quel sospetto la Juve è stata mandata in B e a Napoli ci sarà un processo, ma intanto la teoria della sudditanza è stata aggiornata. Oggi, così ci raccontano, gli arbitri sbagliano come prima e forse di più ma lo fanno involontariamente; non c'è nessuna sudditanza, si tratta di errori umanamente comprensibili; lo garantiscono Petrucci e Abete, Matarrese e Collina che fa il designatore e quindi è il capo di quelli che "involontariamente" sbagliano.

Stando ai giornali di questi giorni, però, due presidenti sono di avviso diverso. Lo Monaco, dopo Milan-Catania, ha detto che la sudditanza esiste, che gli arbitri sono bravi ma che "in loro scatta qualcosa a livello di inconscio" ed ha portato come esempi il possibile rigore non fischiato contro Kaladze e la rincorsa dell'arbitro a Gattuso per riuscire ad ammonirlo. Zamparini è stato ancora più "profondo" perchè ha detto che prima certi torti li subiva "solo con Milan, Juventus e Inter" mentre adesso li subisce col Cagliari aggiungendo, per chiarire meglio il concetto, "Banti non ha sbagliato, ha voluto farlo". Profondo perchè a ragionare con la testa di un pubblico ministero (diciamo un Palamara o un Narducci, per fare dei nomi a caso) questo significherebbe che prima non c'era la delinquenza comandata da Moggi mentre adesso la delinquenza c'è, evidentemente comandata da qualcun'altro; e guardate che non è una battuta perchè agli atti del processo Gea ci sono gli articoli del Corriere dello Sport con le accuse di Baldini a Moggi e nel processo di Napoli ci son finiti gli articoli della Gazzetta con le accuse di Dal Cin alla "combriccola romana".

Adesso Palazzi aprirà dei fascicoli e farà i deferimenti di Zamparini e Lo Monaco in base ai "sacri testi" del nuovo Codice di Giustizia Sportiva per chiedere 20 giorni o un mese di inibizione; non gli verrà il mal di testa perchè lui ormai il nuovo Codice lo sa a memoria e sa "al volo" quando come e perchè deferire qualcuno. Mal di testa no, ma qualche "mal di panza" queste dichiarazioni potrebbero provocarlo. Perchè qui comincia ad esserci più di uno che, da incazzato e fuori dal giro, sugli arbitri, gli errori e la sudditanza la pensa proprio allo stesso modo di quelli che nell'estate del 2006 dicevano che Calciopoli era un farsa.

E se fosse davvero così non ci sarebbe da aggiornare solo il racconto che ci hanno fatto sulla sudditanza psicologica, ma anche tutta la "storia" dall'estate 2006 in poi.

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Notitia criminis

"Nessun acquisto a Gennaio, mi conviene patteggiare con il Palazzo e ottenere qualche arbitraggio favorevole".
Maurizio Zamparini, Presidente del Palermo Calcio alla Domenica Sportiva su Raidue (7-12-2008, ore oo.13 circa).

A noi pare che questa notizia sia una notitia criminis. Secondo Zamparini esiste una organizzazione in grado di alterare i risultati del campionato di Serie A, influenzando anche gli arbitraggi. Si deduce che, per Zamparini, chiunque non sia in sintonia con questa organizzazione viene danneggiato, quindi è necessario patteggiare con essa.

A noi questa dichiarazione pare gravissima, aspettiamo che i PM di Napoli titolari dell'inchiesta "Calciopoli" aprano immediatamente un indagine "collegata".
Il procuratore Palazzi deve deferire Zamparini, aprire un fascicolo e audirlo.

Se tutto ciò non accadrà, nella migliore delle ipotesi, ci sentiremo autorizzati a definire Palazzi e i PM napoletani "insabbiatori".
Nella peggiore dovremmo concludere che dentro il Palazzo di cui parla Zamparini ci sono anche la stanza della Superprocura del dottor Palazzi e gli uffici dei PM napoletani.

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venerdì 5 dicembre 2008

Il porto delle nebbie

Scrive la Gazzetta dello Sport a pagina 15 che l'inchiesta della Procura di Torino su presunti pagamenti in nero corrisposti a Capello (15 milioni tra il 2001 e il 2005) "verrà trasferita a Roma". Avevamo parlato di questa inchiesta sul nostro sito riprendendo alcuni articoli della Stampa e non è il caso di ricordare accuse e difese, volevamo invece sottolineare che la Procura di Roma (il famoso "porto delle nebbie") è stata protagonista di due processi importanti che hanno a che fare col calcio e cioè quello della Gea - la sentenza è prevista a gennaio - e quello delle fidejussioni false grazie alle quali la Roma si era iscritta al campionato, all'ultimo minuto, qualche anno fa.

Anche questa inchiesta su Capello sembra importante perchè le norme federali vietano espressamente pagamenti irregolari e qui sembra che la Roma metteva nel contratto di Capello un importo piccolo (che poi finiva nel bilancio controllato dalla Covisoc) per dare il resto (i 15 milioni) all'estero senza passare, appunto, dal bilancio; roba, eventualmente, da multa grossa e anche punti di penalità per la giustizia sportiva.

Volevamo segnalare una curiosità: in entrambi i processi precedenti figura come PM Maria Cristina Palaia (nel caso della Gea insieme con Luca Palamara che nel frattempo è stato nominato presidente dell'Associazione Nazionale Magistrati), ma con risultati assai diversi perchè nel caso della Gea le richieste della pubblica accusa sono state pesantissime (6 anni di carcere per Moggi, la sentenza è prevista a gennaio) mentre per le fidejussioni false la Roma, da possibile indagata, è uscita dal processo linda, immacolata e addirittura parte lesa, come se i PM fossero stati dei suoi "tifosi" e non gli accusatori feroci cha abbiamo conosciuto nel processo a Moggi.

Così adesso di curiosità ce n'è un'altra, anzi due :1) in questa indagine sui soldi pagati in nero all'estero la Roma sarà prosciolta, ci sarà il processo e uscirà linda e immacolata come per le fidejussioni false o sarà condannata? 2) Palazzi e la Covisoc non leggono La Stampa e neppure la Gazzetta? La giustizia sportiva non dovrebbe arrivare prima di quella ordinaria, anche a costo di essere "rozza", e sanzionare come prevede il Codice di Giustizia Sportiva (articolo 8 comma 6 sulle violazioni in materia gestionale ed economica)?

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giovedì 24 aprile 2008

Se anche De Paola ...

Riportiamo l'editoriale odierno del direttore di Tuttosport perchè ce lo chiede, come favore, una nostra attenta lettrice. Notiamo un leggerissimo cambiamento rispetto allo stile soft da "scordiamoci il passato" che solitamente sfodera il direttore del quotidiano torinese. Chissà a cosa è dovuta questa leggera deviazione ma la riportiamo:

Una domanda: qualcuno può essere condannato a morte per la seconda volta dopo aver subito l’esecuzione? Quesito ovviamente retorico e immedia­tamente seguito da una traslazione spor­tiva: se alla Juve sono già stati tolti due scudetti, come è possibile provare a ri­condannarla per fatti che riguardano la stessa stagione incriminata e letteral­mente cancellata dagli almanacchi?
Abbiamo più volte sottolineato le disfun­zioni della giustizia sportiva. Ne abbia­mo criticato l’estemporaneità, la lentez­za, la difformità di giudizio. Nell’ultimo deferimento del Procuratore Palazzi, però, ravvisiamo due aspetti inediti: fan­tasia e disinvoltura.
Ci vuole grande fantasia per tirare nuo­vamente in ballo una società che ha già così duramente pagato, ma anche gran­de disinvoltura nel deferire la medesima società che nel frattempo ha completa­mente rinnovato il suo staff dirigenziale, ha patito la sofferenza della serie B, ha subito la cessione di alcuni pezzi pregia­ti. Ma che ha anche saputo reagire, ri­conquistare la serie A, rinforzarsi sul mercato per ritrovarsi ora splendida­mente lanciata verso la prossima Cham­pions e che, addirittura, accarezza l’idea di un miracoloso secondo posto in cam­pionato.
Tutto ciò merita attenzione e rispetto. Il Procuratore Federale chiama in causa Moggi, il Messina, Franza, Fabiani, Bonsignore, poi Gianluca e Romeo Pa­paresta, Pieri, Racalbuto, Cassarà, Dat­tilo, Bertini, Gabriele, De Santis, Am­brosino. In più viene deferita la Juve per responsabilità diretta. Motivo? Le sim straniere che Moggi avrebbe fornito agli arbitri, che sono l’architrave dell’inchie­sta di Napoli. Ma che sarebbero anche l’arma di un delitto già punito.
Comprendiamo che quello nei confron­ti della Juve possa essere un atto dovu­to, ma ci domandiamo ancora una vol­ta: dove porta questo deferimento? Ci permettiamo di rispondere: da nessuna parte. A meno che qualcuno non voglia intraprendere la pericolosa strada che minerebbe dalle fondamenta l’intero si­stema: la persecuzione.
Eh no, caro Palazzi, non ci siamo. Com­prendiamo che la Juve offra sempre una prodigiosa cassa di risonanza, ma non può e non deve continuare a essere ter­reno di conquista per sperimentazioni giuridiche.
Il fascicolo aperto dalla Procura federa­le sulle sim straniere risale a 377 giorni fa e si concluderà forse (salvo colpi di scena) fra altri 60. Totale 437 giorni. Sia­mo ormai a livello di giustizia ordinaria. Complimenti per l’adeguamento.

ndr: Con "sperimentazioni giuridiche" De Paola intende forse il "cavallo di battaglia" del nostro Kefeo, nel suo libro Il processo illecito, ovvero la famosa "classifica che si altera senza che sia alterata una sola partita"? Poteva scriverlo, è passato del tempo ormai. Anche Blatter ha fatto luce sul ruolo avuto da Montezemolo perchè "era passato del tempo".

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