sabato 6 marzo 2010

La Repubblica delle contraddizioni

Segnaliamo l'articolo di copertina "Sussurri e grida" di Marco Cicala apparso sul Venerdì de La Repubblica di ieri 5 marzo, in cui, traendo spunto dalla vicenda Bertolaso, viene descritto il mondo delle intercettazioni nelle sue fosche tinte, con tanto di stralci delle famigerate telefonate.
A pagina 17, strano ma vero, capeggia una foto dell'ex direttore generale bianconero Luciano Moggi impegnato in una conversazione dal titolo: "Moggi e i benefit agli amici", e a seguire uno stralcio dell’ormai vetusto dialogo relativo alla consegna di una Maserati per un amico importante in tempi brevi. L’impressione che se ne consegue è, ovviamente, di un malaffare di natura corruttiva di cui la lussuosa automobile costituisce il prezzo. Non è nostra intenzione tornare su un argomento oggetto di un'inchiesta giudiziaria, peraltro, archiviata su richiesta (datata 19 luglio 2005) del pubblico ministero Marcello Maddalena (per chi non lo sapesse, non si tratta di un magistrato del porto delle nebbie, ma di colui che in un libro inchiesta di Marco Travaglio definì "magico" il momento susseguente ad un arresto). Tuttavia invitiamo la "penna" in oggetto, prima di ingenerare nei lettori una falsa rappresentazione della realtà, a consultare in primis il sito del proprio datore di lavoro, in cui è ospitato il documento che sancisce l'innocuità e la trasparenza degli intenti del capostazione di Monticiano, e che riportiamo per comodità di lettura:

[omissis]
In sintesi, così può ricostruirsi la vicenda (in relazione alla quale vedasi l'annotazione di PG 24.9.04 con allegate trascrizioni delle intercettazioni, annotazione sulla quale si fondava la richiesta di proroga intercettazioni del 27.9.04, respinta dal GIP per insussistenza degli elementi indiziari di sussistenza del reato):
Ø a metà settembre 2004 PAIRETTO si rivolge a MOGGI chiedendo il suo interessamento per una automobile Maserati, auto di rilevantissimo valore economico;
Ø l'auto non è destinata direttamente al PAIRETTO bensì ad un amico di quest'ultimo di nome Enzo (poi identificato nell'imprenditore MUSSETTO Vincenzo);
Ø l'interessamento richiesto a MOGGI non riguarda la consegna a titolo gratuito dell'auto e nemmeno la concessione di sconti, bensì il fatto che i tempi ordinari di consegna dell'auto sono molto lunghi, circa un anno di attesa;
Ø pare evidente che il MUSSETTO si sia rivolto all'amico PAIRETTO sapendo che quest'ultimo intrattiene stretti rapporti di frequentazione e amicizia con MOGGI, che ovviamente è in grado di contare su "contatti privilegiati" con il gruppo Fiat di cui la Maserati fa parte;
Ø e in effetti, a seguito della richiesta del PAIRETTO, il MOGGI si attiva, contattando direttamente casa AGNELLI a parlando con tal NATTA ivi reperibile, a cui chiede di procurare per un amico in tempi rapidi la Maserati;
Ø da qui, attraverso il dipanarsi di telefonate, emerge come questo NATTA si attivi a sua volta riuscendo (attraverso la "catena di comando" dei sottoposti, tali GINATTA e SASSO ) a rintracciare una Maserati di quel modello che sta per arrivare ed essere consegnata dalla casa produttrice alla concessionaria "Forza";
Ø infine, una volta reperita la automobile, il MOGGI informa di ciò PAIRETTO che si mette direttamente in contatto con la concessionaria, e in tal modo anziché attendere un lungo lasso di tempo per la consegna, attraverso l'interessamento del MOGGI, l'amico del PAIRETTO può entrare in possesso della automobile acquistata in tempi assai rapidi.

In conclusione, quindi, non può che aderirsi alla valutazione già espressa dal Giudice sulla inidoneità degli elementi di prova acquisiti in ordine alla sussistenza del reato di corruzione: "... l'ipotesi accusatoria che aveva legittimato l'adozione del provvedimento autorizzativo con riferimento alla possibile sussistenza della promessa di denaro o altra utilità, non ha trovato alcun riscontro, non potendosi ritenere tale il presunto intervento da parte di MOGGI per anticipare la consegna di una autovettura Maserati destinata a conoscenti di PAIRETTO (autovettura regolarmente pagata dagli acquirenti) e non essendo emersi altri colloqui rilevanti in tal senso..." (così, testualmente, il GIP nel provvedimento 27.9.04 di rigetto della proroga delle intercettazioni).
[omissis]

Magari la prossima volta, a dispetto del broccardo latino nomen omen, il giornalista sia più formichina e meno Cicala.

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domenica 15 novembre 2009

Porcherie

Pareri autorevoli hanno definito una porcheria il disegno di legge sulla durata dei processi; è roba politica, nel merito non entriamo (lasciamo che ci sguazzino i politici), rileviamo solo che sull'argomento oggi scrive Marco Mensurati su Repubblica, quello che aveva fatto il presunto scoop sugli incroci delle schede svizzere segrete, e poi era scomparso dalla circolazione (evidentemente passato ad altri incarichi redazionali, non sappiamo se più o meno importanti).

Mensurati scrive che "la nuova legge cancella anche Calciopoli", e ci sembra un giudizio frettoloso, mentre a Roma si azzuffano; dice anche qualcosa sul processo, e poi dà spazio all'ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara. Sul processo, in particolare, scrive che "nel giro di tre anni, tra polemiche, indulti, ricusazioni, stralci e riforme si è trasformato in una sorta di zombie giudiziario", e su questa conclusione, guarda caso, siamo d'accordo anche noi.

Con una differenza. Con i nostri articoli, a fronte del silenzio di Repubblica da un anno a questa parte, noi abbiamo dimostrato che il processo di Napoli (dopo quello di Roma sulla Gea) mezzo zombie lo era fin dall'inizio, con Paparesta che doveva essere il pentito, e invece è stato prosciolto, poi s'è aggiunta la ricusazione del giudice da parte dei pm (particolare che Mensurati fa finta di dimenticare), s'è aggiunto anche Manfredi Martino che avrebbe ipotizzato (almeno secondo la Gazzetta) che i giornalisti potessero essere corrotti (e quindi, teoricamente, anche Mensurati), alla fine è arrivato il maresciallo a dire che gli specchietti delle celle (per le allodole?) sono solo "verosimili", perché sicuri non possono esserlo, e così lo zombie è fatto e finito.

Per Mensurati, invece, l'unica preoccupazione è il processo breve perché adesso, secondo lui, Calciopoli sarà cancellata, sarà sufficiente che Moggi, Bergamo e Pairetto "lavorino per smontare l'accusa di associazione a delinquere", a quel punto la durata del processo con la nuova legge sarebbe ridotta a due anni e andrebbe tutto in prescrizione. Una porcheria, per dirla come gli onorevoli che si stanno azzuffando, ma a noi sembra una porcata anche tutto il ragionamento di Mensurati, perché smontare l'accusa di associazione a delinquere vorrebbe dire che tutto il processo sportivo è stato costruito sul nulla. Se questo dovesse succedere, indipendentemente da quello che decideranno a Roma sulla durata dei processi, la conclusione sarebbe che il più grave scandalo della storia del calcio sarebbe esistito solo nella mente di quelli come Mensurati.

Un'altra porcata è nello spazio concesso a Gazzoni Frascara, che sproloquia anche lui sui danni che farebbe l'eventuale legge su processi come quello di Napoli, a fronte della drammaticità della vicenda che lui ha vissuto col Bologna in termini, dice lui, non solo economici ma sentimentali. Mensurati trascura un dettaglio su Gazzoni Frascara, e cioè che è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel maggio 2009 dalla Procura di Bologna. Non ci interessa cosa succederà con una nuova legge a questo processo, prendendo però spunto da Mensurati e Gazzoni Frascara e ragionando su indulti vari, depenalizzazioni e durata dei processi, ci sarebbe da ricordare la frase di Ricucci sul "vogliono fare i froci col culo degli altri".

Ricucci, all'epoca, pensava a quelli del salotto buono; a noi vien da pensare a tutte le "maschere" che abbiamo incontrato nel mondo del calcio scrivendo di Farsopoli, ai tanti giornalisti e presidenti e alle loro porcate.

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martedì 10 novembre 2009

Sorteggio truccato: rivelazioni!


Nostre fonti confidenziali riferiscono importanti particolari sul sorteggio per Milan - Juventus.
Dopo il colpo di tosse di Bergamo, il giornalista non dava ancora segni di aver raccolto il criptico messaggio; allora si mise a tossire di rinforzo pure Pairetto, accompagnando la tossita con movimenti delle sopracciglie, ma niente... il cronista, chino sull'urna, non sembrava cogliere la situazione.
Il notaio, meravigliato, sollevò lo sguardo di sopra dagli occhiali triplo fondo di bottiglia, scatenando profondamente bronchi ed alveoli in direzione del sempre più ignaro giornalista, che non mostrava di recepire.
Allora anche il pubblico in sala prese a tossire rumorosamente e all'unisono, quando si accorse che la pallina col nome di Collina stava per essere inesorabilmente estratta.
A memoria non si ricordava un casino simile in occasione di nessuna lotteria o pesca paesana.
Cosa mai era successo?
Il rappresentante dell'USSI aveva dimenticato l'amplifon in redazione, e così Calciopoli venne portata alla luce.

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lunedì 9 novembre 2009

Viva Radio Radicale!

Ebbene sì, Viva Radio Radicale! No, non siamo impazziti, non ci siamo buttati in politica, lungi da noi questa idea.
Ma non possiamo non esaltare Radio Radicale dopo quanto è successo in questi giorni nell'informazione italiana. Il cittadino medio adesso sa che il sorteggio degli arbitri era truccato, l'hanno scritto tutti i quotidiani e l'han ripetuto i TG. Scrive Repubblica: "Sorteggio truccato palline riconoscibili", gli fa eco la Gazzetta: "Calciocaos, nuove rivelazioni, quei sorteggi con la tosse"; mio Dio, in un periodo in cui imperversa l'influenza A c'è da aver terrore, rinchiudete Bergamo!
Non manca mai il Corriere: "Ecco come funzionavano le palline", più che di calcio forse si parla di andrologia.
Naturalmente molte cose che il teste Martino ha detto, e che potrebbero mettere la pulce nell'orecchio dei lettori non vengono riportate, lo fanno per i poveri lettori, non li vogliono turbare.
Hanno risparmiato loro la noia di leggere che Bergamo e Pairetto, in alcune occasioni, hanno detto al Martino "di cambiare le palline perché troppo ammaccate". Ma come??? delle belle palline ammaccate, così facilmente riconoscibili, vengono cambiate, allora forse... e no, alt, sono pensieri impuri!
Così come hanno risparmiato di tediare il lettore con la notizia che, stranamente, i PM non hanno pensato di sentire i giornalisti stessi che partecipavano al sorteggio, e soprattutto i notai che erano lì per controllare giusto la regolarità dello stesso sorteggio!
Ma forse i giornalisti sportivi non hanno partecipato alla recente manifestazione per la libertà di stampa, piena di gente che lottava per permettere ai cittadini di conoscere la verità.
Ed allora Viva Radio Radicale, che non ci risparmia i turbamenti derivanti dall'ascolto delle registrazioni dal vivo del processo di Napoli!
Parafrasando una vecchia canzone: "Allora senti cosa fò, soddisfazione non gli dò, io ascolto Radio Radicale"!

Lanciamo quindi un appello: Radio Radicale è una delle poche voci libere del panorama informativo italiano. Da oltre trent'anni segue i lavori del Parlamento con unanime riconoscimento di correttezza e obiettività. Se nella prossima Finanziaria non verrà riconfermata la convenzione per seguire i lavori parlamentari, la radio rischia di chiudere.
Noi, sportivi e juventini, abbiamo imparato ad apprezzare la loro professionalità grazie all'eccellente lavoro sul processo Farsopoli. Senza di loro saremmo nelle mani dei mille Palombi della "libera" stampa di questo paese. Inutile dire quale sarebbero i risultati.

Firmate e fate firmare l'appello affinché il Parlamento faccia vivere Radio Radicale. Ne abbiamo maledettamente bisogno, come sportivi ma soprattutto come cittadini.

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domenica 8 novembre 2009

La legge è uguale per tutti... la Gazzetta no!


Ogni buon tribunale riporta questa dicitura per ricordare che la legge si applica per tutti allo stesso modo, indipendentemente da chi sia l’imputato.
Poi c’è il tribunale rosa. Quello che accetta che venga tolto un grado di giudizio (Guido Rossi docet). Quello che sa le sentenze in anticipo. Quello dei processi lampo.
Eh sì, perché pensate che, anche se il processo Calciopoli va avanti, tra testimonianze contraddittorie dei testimoni dell'accusa e tentativi di ricusazione, da poco meno di un anno, a giudicare da quanto riportato dal giornale rosa si sarebbe tenuta finora una sola udienza.
Infatti, per la prima volta sulle pagine della Gazzetta dello Sport compare la cronaca di quanto accade in quel di Napoli. E neanche a farlo apposta si parte subito forte, con la scomodissima testimonianza di Manfredi Martino, ex segretario della CAN, sui sorteggi arbitrali all'epoca di Bergamo e Pairetto.
Pensate che, secondo la Pravda rosa, il genio maligno di questi grandi corruttori era tale da consentir loro di falsare un sorteggio (effettuato, tra l’altro, da un giornalista sotto gli occhi di un notaio e di inviati dei vari giornali e tv) semplicemente con un colpo di tosse!
Ma, siccome si sa che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, l'eroico Manfredi ha finalmente potuto confessare il segreto che si è tenuto dentro da tanto tempo e che, per ragioni sconosciute, ma sicuramente terribilissime, non ha potuto mai rivelare prima!
Una mazzata dunque per Moggi e la sua setta, penserà il lettore medio della Gazzetta. Se questo è il primo resoconto, figuriamoci cosa ci riserverà il futuro.
Infatti, il lettore medio della Gazzetta non sa che il teste Manfredi è stato smentito nella stessa udienza da Bergamo stesso, né che la sua stessa deposizione, ascoltata in viva voce su Radio Radicale e non letta sulle pagine dei giornali, risulta quanto meno contraddittoria (a esser clementi!), come del resto quasi tutte le testimonianze fornite finora dai testimoni dell’accusa.
Il lettore medio non si chiede perché, anche ammettendo (e non concedendo!) una presunta irregolarità, il giornalista e il notaio responsabili del sorteggio non siano sotto accusa. E nemmeno si chiede perché, sempre in base a questa ipotesi, l'arbitro sorteggiato per Milan-Juve (è a questa partita che si riferisce la testimonianza) sia stato Collina, quello che desiderava incontrarsi in segreto con Galliani nel ristorante di Meani.
E non lo fa semplicemente perché la Gazzetta non glielo dice. E a lui sta bene, perché questa "verità" fabbricata su misura fa infinitamente comodo. Pensate che frustrazione, per un tifoso dell'Inter o del Milan, sapere che non solo la Juve vinceva regolarmente, ma addirittura forse erano le milanesi a fare cose poco chiare e (almeno per quanto riguarda l'Inter) a perdere sistematicamente!
Però qualcuno glielo dovrà pur dire, un giorno, che Moggi non ha sequestrato Paparesta, non chiamava gli arbitri, che i sorteggi erano regolari, e via dicendo.
E quando la Gazzetta e i giornali simili (perché non credano di salvarsi altre testate "imparziali" come Repubblica o il Corriere della Sera, tanto per fare due nomi) cercheranno qualche giustificazione astrusa, come quella che la giustizia sportiva fa il suo corso indipendentemente da quella ordinaria (altra "verità" falsa, basta leggere l’articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva), allora chi ha seguito davvero i fatti, chi ha pazientemente aspettato che la verità (senza virgolette stavolta!) venisse a galla, potrà finalmente bearsi di una Giustizia che speriamo possa prevalere senza tenere conto del sentimento popolare, ma soltanto della Legge che, come si legge in ogni aula di tribunale, è uguale per tutti.
Anche per Moggi e per la Juve.

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sabato 7 marzo 2009

Dietro


Pericolo scampato: dietro ad Apricena pareva nascondersi Lanese. Uno rinviato a giudizio per Calciopoli. Uno, che a fare di tutta l'erba un fascio, ti fa venire in mente Moggi. Ma se leggi le intercettazioni ne capisci qualcosa di diverso.
Ha vinto Nicchi. Ma oggi a Franco Ordine, su Il Giornale, viene in mente che dietro Nicchi ci potrebbe essere Pairetto. E tutti a pensare a Moggi col telefonino e il sigaro.
Tu buttala lì, che una coalizione intellettuale contro Moggi la imbastisci in un attimo.
In realtà Pairetto piaceva a tutti, tranne forse a Moggi che lo chiamava Pinochet: non che fosse un fanatico di destra, ma un bugiardello, uno che la faceva annusare a tutti. E chissà a chi la dava.
I pionieri del calcio pulito, raccontano le intercettazioni, pensavano a un ticket Collina-Pairetto, e volevano fare fuori il solo Bergamo.
Pairetto era il mentore di Rosetti e Dondarini, tanto per citarne due, che sono anche tra i favoriti di Collina.
Pairetto, secondo Bergamo, sosteneva l'Inter, la Sampdoria, il Palermo e "tutti quelli dove ci sono i grandi magazzini e lui ha bisogno di lavorare".
Insomma: chi ha il coraggio di schifare Pairetto, alzi la mano.
Raccontebbe meglio l'amico Trillo di quello che è rimasto dietro di noi.

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lunedì 26 gennaio 2009

In video veritas

La tragi-commedia delle proteste televisive sugli errori arbitrali ha ormai raggiunto livelli che Pirandello se li sognava anche nella fase di maturità: domenica sera mentre Marotta e Mazzarri erano incazzati neri per i torti subiti dalla Samp (e così si prenotavano per un risarcimento in qualcuna delle prossime partite) Mourinho si faceva incredibilmente vedere incazzato pure lui perché, così diceva, il fuorigioco di Mexes a Napoli era di parecchi centimetri più fuorigioco di quello di Samuel in Coppa Italia e il rigore di Mellberg a Torino era più rigore di quello di Cordoba con la Samp (volendo far capire che non era disposto a pagare dazio nelle prossime partite nè con la Juve nè con la Roma che in settimana, dopo la partita di San Siro, aveva preannunciato un dossier).

A parte Montali che, forse a nome della Juve, aveva mandato a dire che un pareggio con la Fiorentina poteva andare bene (e meno male che l'arbitro Saccani ha fatto di testa sua), si lamentano tutti, chi perde ma anche chi vince e tutti vogliono spiegazioni da Collina. Lui si starà grattando la testa, ma intanto dovremmo tutti domandarci: quando, come nel 2004-05, i rapporti personali con i designatori non erano vietati come oggi, anzi erano raccomandati per evitare incasinamenti pubblici come quelli che stiamo vedendo adesso, siamo sicuri che Inter e Roma non si lamentavano con Bergamo e Pairetto? Le intercettazioni e le informative del maggiore Auricchio hanno detto di no ma quello che è oggi sotto gli occhi (e le orecchie) di tutti farebbe pensare il contrario.

Se a quello che abbiamo visto e sentito nell'ultima settimana diamo il significato di una specie di prova (TV) di vizi antichi, anche perché sappiamo tutti che "il lupo perde il pelo ma non il vizio", allora si può dire che anche con Bergamo e Pairetto Inter e Roma facevano sentire le loro lamentele e i loro messaggi trasversali, gli stessi che oggi fanno in televisione perché adesso è vietato intrattenere rapporti con i designatori; si saranno fatte sicuramente sentire e sono riuscite pure a non farsi registrare.

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