domenica 24 gennaio 2010

Obiettivo: serie B sul campo

In società il progetto è chiarissimo, ed è condiviso con Lippi e gli stessi vertici della Figc.
La retrocessione sul campo è vista da tutti come l'obiettivo di quest'anno.
La Juve ci guadagna in termini di simpatia e di immagine, volete mettere una caduta in B sancita dal campo con una contestata retrocessione a tavolino? E stavolta nella serie cadetta ci si va col consenso dei tifosi. La stessa Sky vede di buon occhio la cosa, sia per la gioia dei suoi cronisti, che ne risulterebbero ben motivati professionalmente, sia per la felicità del cassiere, che si troverebbe con un prodotto nuovamente valorizzato, senza spese aggiuntive, dalla presenza dell'illustre competitrice.
La società avrebbe la possibilità di monetizzare i pezzi buoni della rosa e mettere a riposo quelli logori e costosi, ripartendo dal basso con i giovani del vivaio e con un bilancio di esempio per tutti.
Lippi dopo i Mondiali prenderebbe in consegna da Ferrara la squadra e guiderebbe la rinascita. Si dirà: cosa ci guadagnano Abete e Lippi da una Juve in serie B ?
Non vanno sottovalutate cabala e statistica: è scientificamente provato che con i bianconeri retrocessi la Nazionale di Lippi e di Abete vince i Mondiali nel cento per cento dei casi.

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sabato 23 gennaio 2010

Il gallo cedrone

Al Riformista ha cantato il Gallo (Stefano): "Convocazioni ad personam o, meglio, ad societatem direbbe Marco Travaglio se lavorasse alla "Gazzetta dello Sport" invece che al "Fatto". Lippi è il padrone dell'Italia e fa quel che vuole".
E poi ancora: "Decide di andare a far visita ai club di serie A, comincia dal Milan, poi va dalla sua amata Juve, ma salta l'Inter, la squadra che vince lo scudetto da tre anni. «Non ha giocatori italiani», ha sentenziato. E Balotelli e Santon che cosa sono? E perché Amauri è italiano? La verità è che lui è juventino e l'Inter non la prende nemmeno in considerazione, così come non ha mai degnato di attenzione Cassano. Del resto Lippi sa di essere padrone e di conseguenza spadroneggia".
E infine: "Può consentirsi il lusso in estate di pronosticare la sua Juve come favorita per lo scudetto; può consentirsi di andare a cena coi dirigenti della società bianconera; di consigliare a Blanc di ingaggiare il suo vice Ferrara come allenatore, di richiamare Cannavaro, acquistare Grosso e ora prendere il suo ultimo pupillo, Candreva."

Ci fermiamo qui, del resto c'è scritto anche sul Vangelo che bastano tre canti del Gallo per capire l'aria che tira. Insomma, la solita aria. La Juve ruvva e, non vincendo più un tubo, ruvva le convocazioni in Nazionale.
Certo che di simili giornalisti (e giornali) se ne farebbe volentieri a meno: prima di lamentarsi della mancata convocazione di Cassano, guardassero come sta giocando a Genova, e soprattutto come si comporta con il suo allenatore. Che dire poi delle contumelie per la mancata convocazione di Santon, ormai stabilmente in panchina o in tribuna anche all'Inter? E Balotelli poi? Gli arbitri al mondiale non li sceglie Collina e certe intemperanze, perdonate in Italia, ai Mondiali portano all'espulsione diretta, anche se l'arbitro è di colore e da giovane faceva parte delle Black Panthers!
Guardate voi cosa ci tocca fare. Difendere quel Lippi che ci ha consigliato gente come Grosso e Cannavaro. Eppure pensavamo che almeno questa volta saremmo stati noi le parti lese. Ma nel pollaio romettaro del Riformista la vedono diversamente.
Naturalmente in attesa di covar l'uovo sul pullman decappottabile della Figc, se le cose andranno bene.
Chicchirichi!

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sabato 16 gennaio 2010

L'ultima frontiera (della stupidità)

Voi credete che gli insulti razzisti nei confronti dei giocatori di colore siano l'ultima frontiera della stupidità?
Preparatevi, al peggio non c'è mai fine e l'Italia, essendo un paese di immigrazione da soli venti anni, di strada ne dovrà fare parecchia.
Vi segnaliamo a questo proposito che il sindaco di Marsiglia protesta contro i tifosi musulmani algerini, perché festeggiano la vittoria della loro nazionale d'origine con lo sventolio di bandiere con la mezza luna.
Bene, essendo la Francia una nazione di immigrazione più antica rispetto all'Italia possiamo capire come fenomeni sociali come questi vi avvengano in anticipo. Del resto, ormai vi sono milioni di francesi che hanno le proprie radici in paesi extracomunitari, e che festeggiano anche le vittorie della loro nazionale d'origine.
Questo, statene certi, avverrà anche in Italia. Ci piaccia o no.
E, consentiteci di dirlo, è anche bello e giusto che sia così. La diversità è un patrimonio da tutelare.
Riflettiamo sulla questione, e prepariamoci a vedere italiani che festeggiano per la vittoria dell'Algeria o del Ghana.
Così non ci saranno strumentalizzazioni di natura politica (da qualunque parte esse vengano!), ed eviteremo che il calcio finisca ancora di più vittima di una spirale di incomprensione, odio e rancore.
Non sarebbe male che, per una volta, Figc e Coni ponessero in essere una campagna preventiva, in modo da evitare situazioni incresciose come quella di Marsiglia.
Prevenire è meglio che curare. Squalifiche e chiusura delle curve servono a poco quando l'intolleranza ha attecchito nelle anime.

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lunedì 23 novembre 2009

La politica impazzita

Cosa deve fare la Politica? Perché eleggiamo un Parlamento?
Banale domanda, con una risposta altrettanto banale: combattere la criminalità, governare l'economia, integrare gli immigrati, evitare la corruzione, migliorare i servizi scolastici, sanitari e chi più ne ha più ne metta.
Con quali risultati i signori politici svolgono i compiti assegnati non ve lo diciamo noi. In questa sede non ci interessa.

Notiamo però che i signori politici continuano ad occuparsi di cose che non competono loro. Gli ultimi della lista sono i redattori della rivista della Fondazione Farefuturo. E' di oggi, infatti, la notizia che si sono schierati per la convocazione in Nazionale di Balotelli. Motivazione? Semplice, Balotelli sarebbe discriminato con insulti razzisti, dunque merita la convocazione a prescindere, non importa se non ha dato buona prova di sè con la maglia della Nazionale Under 21.
Riteniamo che sarebbe meglio che i politici si occupassero di cose più serie, compreso il razzismo autentico che dilaga nella società italiana. Ci riferiamo naturalmente al razzismo politico, per non parlare del razzismo nel mondo del lavoro che vede gli extracomunitari sottopagati e spesso assunti "in nero".

Questo è il razzismo che non vogliamo vedere. Di politici che intendono farsi pubblicità non sappiamo cosa farcene. Tanto meno se sfruttano la grancassa legata al pallone.

Drago di Cheb

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martedì 17 novembre 2009

Assedio a Lippi

La deontologia professionale, da che mondo è mondo, prevede di non contestare, almeno pubblicamente, le decisioni dei propri colleghi.
Mancini, l'allenatore più cartonato d'Italia, evidentemente determinate norme minime di educazione le conosce poco. Infatti si è lanciato nell'elencazione della "sua" Nazionale che, manco a farlo apposta, è una contestazione assoluta delle scelte di Lippi. Oltre che, naturalmente, la Nazionale dei sogni di tutti gli antijuventini.

Vediamo le scelte dell'ex allenatore interista. Chiellini e Cannavaro fuori, dentro Nesta (che ha rifiutato più volte la Nazionale) e Barzagli (indiscutibilmente più forte di Chiellini). A centrocampo si nota la riesumazione dello spompato Gattuso, che ha perso il posto da titolare anche al Milan (Marchisio, ad esempio, prima di aspirare a qualcosa deve invecchiare, ovviamente). Il meglio, il Mancio, lo dà però annunciando quale sarebbe il suo attacco. Naturalmente Totti, e chi se ne frega se ha rifiutato la Nazionale ben quattro anni fa. Poi, inutile dirlo, ecco l'ex gordito madridista Cassano, ora alla Samp. Come centravanti, "allegriiaaaa", si riesuma un attaccante che in Nazionale ha sempre segnato pochissimo, un Guivarc'h in pratica, solo un po' più alto. Avete capito a chi ci riferiamo? Naturalmente quel Luca Toni che ormai non segna neanche nella terza serie tedesca.

Ovvio che un (ex) allenatore che si presta a simili giochini, e per di più propone una simile Nazionale fatta apposta per solleticare i sentimenti antijuventini dei tifosi, lo fa probabilmente per dare una mano a chi sta organizzando per Lippi quella pubblica gogna che quattro anni fa non si è riusciti a mettere in campo.
Vogliamo sperare che Abete difenda il suo commissario tecnico, e stigmatizzi il comportamento di Mancini che, rendendo pubblica la sua (assurda) Nazionale, butta ad arte benzina sul fuoco della polemica sulle convocazioni.
In caso contrario, Lippi si trinceri dietro un silenzio stampa in stile bearzottiano. Prima del silenzio, però, dica chiaro e tondo all'allenatore cartonato che potrà fare le sue scelte solo quando sarà nominato c.t.
Scelte libere e indipendenti, ovvio. Anche in tema di fornitori ufficiali di stampelle e scatoloni per la Nazionale.

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lunedì 9 novembre 2009

Auguri, Capitano... e fregatene!

Cosa rappresenti Alessandro Del Piero per la Juve e per gli Juventini è inutile ricordarlo: è il giocatore che ha giocato più partite, è quello che ha segnato più gol... è il più amato, quello (si dice) destinato a diventarne il presidente, prima o poi.
Per lui alla Juve, comunque, non sono state sempre solo rose e fiori: all'inizio si è dovuto conquistare il posto a spese di Roberto Baggio.
C'è stato Zeman, con le sue assurde accuse e poi tanti, troppi infortuni, ma ogni volta è riuscito a tornare.
C'è stato il biennio con Capello, che gli preferiva Ibrahimovic: mai una protesta, mai una parola fuori posto.
C'è stata Calciopoli, con la conseguente retrocessione. La sua risposta? Sul campo: capocannoniere per due campionati consecutivi, in serie B e al ritorno in serie A.
Un solo appunto: l'aver accettato che un piccolo tifoso napoletano, nello spot di una nota acqua minerale, nell'elencare i suoi titoli parli di cinque (e non sette) scudetti vinti... Alex, forse lì ti saresti potuto e dovuto ribellare!
Troppo facile oggi, anche per i media, celebrare il trentacinquesimo compleanno del giocatore che più di tutti ha dato alla Juve. Hanno cominciato a farlo già da sabato a Raidue, nella trasmissione Dribbling: lo fanno gli stessi che per anni l'hanno criticato e mediaticamente massacrato, mettendo in dubbio la sua utilità alla causa della Nazionale.
Già, la Nazionale. Del Piero è il giocatore in attività ad aver segnato di più in maglia azzurra, eppure il suo posto in squadra non è mai stato al sicuro.
All'Europeo del 1996 ha appena vinto la Coppa dei Campioni, ma gli viene preferito Zola.
Al Mondiale del 1998 è semi-infortunato (vedi finale persa col Real): l'Italia anti-juventina chiede che giochi Baggio.
All'Europeo del 2000, gli vengono preferiti prima Totti, poi addirittura Fiore: lui accetta di fare, in pratica, il terzino nella semifinale contro l'Olanda, dopo l'espulsione di Zambrotta... e chiude prendendosi tutte le colpe per un paio di errori in finale.
Nel 2002, in Estremo Oriente, per i media italiani, perfino Doni merita più di lui: accetta la panca, entra quando richiesto, e ci regala la qualificazione al turno successivo, segnando il gol decisivo... ci penseranno altri a rimandarci a casa.
Europei del 2004: gioca poco e male, ma l'Italia ha scelto Cassano come suo nuovo profeta.
Mondiale 2006: gli viene preferito un Totti inguardabile, l'uomo in meno in quasi tutte le partite... lui non protesta, entra quando può, segna contro la Germania e ai rigori nella finale.
All'Europeo del 2008, è addirittura Di Natale l'icona degli anti-delpieristi: sappiamo com'è finita.
Ora, a 35 anni, Del Piero è ancora lì, con la voglia di giocarsi le sue carte per tornare in una Nazionale che non lo ha mai voluto, non lo ha mai capito, e forse non lo ha mai meritato.
Auguri, Capitano!

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giovedì 15 ottobre 2009

La memoria di Vocalelli

Già in altra sede vi abbiamo esposto la nostra opinione sulla sfuriata di Lippi nel post partita di ieri. Qui vogliamo parlare però di un articolo che commenta la cosa, e che non poco ci ha colpito. Ci riferiamo all'editoriale del Direttore del Corriere dello Sport, Vocalelli.

Il titolo chiarisce subito l'idea di quella che è la posizione del Direttore: "Piuttosto dica se a Luglio scappa di nuovo". "Scappa di nuovo". Già.

Vocalelli, evidentemente, non conosce la differenza tra chi assolve in maniera trionfale alla propria missione e va via, e chi scappa.
Scappano generalmente i ladri e gli sconfitti. Coloro che in maniera disonorevole, per grave negligenza, non assolvono al compito che è loro assegnato. Nel caso di Lippi, inutile ricordarlo, nulla di tutto questo. Ha vinto il campionato del mondo. Al di là delle più rosee aspettative del più incallito degli ottimisti.

Solo in Italia, ci consenta il Vocalelli, si possono scrivere impunemente simili editoriali. Tendenziosi al di là di ogni ragionevole dubbio. Anche perché, se non erriamo, nel Corriere dello Sport albergavano molte di quelle "jene dattilografe" (citazione di Iosif Vissarionovič Džugašvili) che chiedevano la testa di Lippi e degli juventini prima del mondiale tedesco. Allora, Lippi poteva scappare. Non lo ha fatto, e ha portato la Nazionale alla vittoria. Dopo, da vincitore, è andato via con onore ed è stato vicino al figlio durante il processo per quello che si è dimostrato il farlocco "scandalo Gea".
Il comportamento di Lippi è stato non solo corretto, ma addirittura encomiabile, visto che suo figlio è stato scagionato da ogni accusa, anche minima.
Nessuna jena dattilografa, di quelle che prima ne hanno chiesto la testa e poi si sono fiondate sul carro del vincitore, ha avuto l'ardire di chiedergli scusa. Nessuna.
In compenso, alla prima occasione, di nuovo pronti all'attacco.

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mercoledì 14 ottobre 2009

Un Sudafricano a Roma

Siamo alla vigilia della passerella premondiale dell'Italia contro Cipro, una partita disinnescata dal meritato pareggio contro l'Irlanda, ed in effetti si parla di tutto tranne che della partita.
Non abbiamo nemmeno cominciato a giocare il mondiale che già si pensa al sostituto di Lippi, chi sarà mai il Donadoni di turno questa volta? Risposta difficile, Ancelotti, Capello, oppure promuoveranno Casiraghi?
Gli altri argomenti sono i tre tormentoni che ci porteremo avanti a lungo: Cassano a furor di popolo in Nazionale, Lippi Direttore Tecnico della Juventus stagione 2010/2011, ed il più chiacchierato, il ritorno di Totti in Nazionale. Due pesi e due misure se non tra i media, almeno nella testa di Lippi, che rifiuta a prescindere ogni apertura a Cassano, giovane sano e talentuoso, mentre per il Pupone, acciaccato goleador nell'anno solare, nicchia e lascia socchiusa la porta.
Ma Antonio e Francesco sono ancora amici? Il "furor di popolo" sembra non aiutare Fantantonio mentre, si sa, quando una porta viene solo appoggiata, le correnti aiutano a spalancarla. Abete ha dichiarato "Francesco vorrebbe, Lippi potrebbe...", De Rossi spinge il capitano dal ritiro di Coverciano "Totti azzurro? Sarebbe bello", e Lippi stesso non esclude nessun nome. E i media? Beh tra sondaggi, dichiarazioni di stima e titoloni la volata a capitan presente la stanno tirando.

Sarebbe bello, sì, sarebbe bello per Totti prendere l'aereo per il Sudafrica, specialmente se il biglietto l'ha pagato qualcun altro, correndo e sudando.

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sabato 10 ottobre 2009

Italia: Il diavolo e l'acqua santa

Non bastano volontà e polmoni alla giovine Italia per superare il turno ai Mondiali Under 20. Non siamo decisamente fortunati con gli arbitri sudamericani; dopo le strane decisioni dell'ecuadoriano Moreno nel 2002, ora le tre espulsioni del colombiano Ruiz contro l'Ungheria, rossi confinanti. Tutti a casa quindi i ragazzi di Rocca, a raggiungere i giovani juventini, allenati oggi da Luciano Bruni, cresciuto nel vivaio viola fino al debutto con la Fiorentina in serie A. Sempre più bianconeri a Vinovo, complimentoni!

A disposizione di Bruni, tutto il tempo necessario per allenare i nostri ragazzi, rimasti tutti in patria durante i mondiali egiziani, forse a celebrare il nuovo corso promosso dalla dirigenza: "Ripartiremo dai giovani", infatti son partiti tutti tranne loro!!

La nazionale maggiore, invece, si appoggia ancora sullo zoccolo duro della zebra, attingendo abbondantemente dal reparto difensivo (Buffon, Grosso, Chiellini, Cannavaro e Legrottaglie), liberando solo all'ultimo respiro l'ormai convalescente Marchisio, in stampelle per un mese, e forzando su un già logoro Camoranesi. Chiudiamo con la convocazione di Iaquinta tra gli avanti, nonostante la non brillante prova nell'ultima vetrina di campionato contro il Palermo.

Attendiamo fiduciosi i commenti dei media nostrani in caso di sconfitta dell'Ital-Juve quindi, nel dubbio, mettiamo le mani avanti provocando appositamente. Così come ha brillato la giovine Italia sconfitta senza bianconeri, lasciamo brillare, indipendentemente da questi, anche quella maggiore e rendiamo contenti tutti i denigratori della Juventus, ritirando i nostri calciatori. Sfatta l'Italia, facciamo gli italiani, a Lippi non resterebbe che scendere a patti col diavolo o, in alternativa, chiedere al Trap un po' di acqua santa.

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giovedì 10 settembre 2009

Cencelli in Nazionale

I più giovani forse non hanno mai sentito parlare dell'onorevole Cencelli, ma costui ha scritto una pagina (non tra le più edificanti) della cosiddetta Prima Repubblica. Infatti è l'autore del mitico Manuale, che da lui prende il nome, e che illustrava i criteri per la lottizzazione di Ministeri, Enti Parastatali, Assessorati, fino addirittura alle Asl.

Ieri, seguendo la partita della Nazionale, abbiamo avuto la sgradevole sensazione che questa teoria della spartizione sia approdata nel mondo del calcio. Alcuni, per esempio l'interista Tardelli, si lamentavano del fatto che "sette juventini sono troppi". Altri, per esempo il romanista Caressa, invocavano l'esclusione di Marchisio a vantaggio di Perrotta, con buona pace della meritocrazia, visto che il romanista è meno forte (eufemismo) dello juventino.

Oggi la perla finale: il presidente dell'Inter invoca la convocazione di Motta. Uno dei suoi pochissimi giocatori papabili, visto che l'Inter è oggettivamente una squadra straniera. Il problema è che Motta è brasiliano, anche se con passaporto italiano.
Ma per Moratti, e i suoi famigli, evidentemente non è un problema: se sta per essere convocato Amauri deve essere convocato anche l'interista.
Chi se ne frega se Amauri gioca in Italia da dieci anni e serve come il pane per rinforzare l'attacco, mentre Motta gioca in Italia da solo un anno, e il centrocampo italiano con Marchisio, De Rossi, Pirlo e Gattuso ed altri pare essere copertissimo.

Insomma, fa capolino il manuale Cencelli applicato al calcio: per ogni juventino in Nazionale ci deve essere un interista.

Lippi vada avanti per la sua strada, nel caso la Nazionale fallisse interisti e gazzettari non gli faranno comunque sconti.
Anzi, abbia il coraggio di espellere dalla Nazionale le poche scorie cencelliane presenti: si lasci a casa il fenomeno (forse dal parrucchiere) Santon e si convochi Motta (il romanista), o De Silvestri (il neofiorentino), che sono titolari fissi nelle loro squadre, mentre Santon frequenta solo la panchina ormai da mesi.

E Moratti si goda la sua ArgentInter (sempre che ai mondiali ci arrivi!)

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martedì 23 giugno 2009

Crocifisso in sala mensa


La Nazionale è stata eliminata meritatamente dalla Confederations Cup, torneo organizzato dalla Fifa più che altro per testare le capacità organizzative del paese ospitante i Mondiali.
I difetti della nazionale ormai li conosciamo: reduci di Berlino in evidente parabola discendente, giovani non all'altezza o quanto meno con limiti dal punto di vista caratteriale. Le cose, del resto, erano già apparse chiare durante gli ultimi Europei in cui il c.t. era Roberto Donadoni.
Ma ciò che ci stupisce è che i giornalisti abbiano iniziato a criticare Lippi, come se la nostra eliminazione fosse un fulmine a ciel sereno. C'è addirittura chi è arrivato a sostenere che Donadoni, se avesse fatto una figura del genere, sarebbe stato "crocifisso in sala mensa". Beh, la figura di Donadoni e della sua nazionale agli Europei non è stata di certo migliore, anzi. Ma quel che è peggio è che i giornalisti hanno scarsa memoria: Lippi ai tempi del mondiale fu veramente crocifisso in sala mensa, fu messo alla pubblica gogna per fatti, non va dimenticato, che successivamente sono stati giudicati da dei tribunali dello Stato come non avvenuti o comunque non considerabili come reato.

La realtà è che Lippi è considerato, a torto o a ragione, come juventino. E' antipatico. Ed è ladro, naturalmente. Per cui molti giornalisti, pur di non vederlo alla guida della nazionale preferirebbero chiunque: dall'ottimo ma forse un po' demodé Carletto Mazzone fino all'acerbo e inesperto Giampaolo.
I giornalisti, certo, non possono parlar chiaro, Lippi ha pur sempre vinto un Mondiale, dunque è inattaccabile. Ma l'acredine e il rancore sono evidenti.
Noi, pur consci degli errori commessi da Lippi in questa sua seconda avventura con gli azzurri, facciamo il tifo per lui.

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domenica 29 marzo 2009

Uno ju29ro a Roma

"Deluso per non essere stato tenuto dalla Juve? No: io no avevo dato nulla ai bianconeri ed era giusto che non mi aspettassi nulla".
Questo è Matteo Brighi, uno che adesso gioca nella Roma, ha fatto la Champions League, dove ha segnato anche 3 goal, ed è nel giro della Nazionale.
Uno onesto con se stesso.
Poi c'è quello riccioluto che ha girato mezza Italia di bassa classifica e quell'altro con l'orecchino che sta al Palermo. Loro evidentemente avevano dato tanto alla Juve. O, forse, si comportavano come tanti colleghi, come se tutto gli fosse dovuto.
Il tempo è galantuomo con chi se lo merita.
Noi ci augureremmo persino che Brighi tornasse alla Juve. Ma, se così non fosse, siamo sicuri che avrà una buona carriera lo stesso.
E', con tutta evidenza, una persona seria.

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sabato 28 marzo 2009

Cronache aziendali - pausa campionato


Tornano gli impegni internazionali dell'Italia e il campionato si ferma.
Molti hanno fatto osservare che le squadre di club non rappresentano quasi mai il calcio del proprio Paese.
Il calcio italiano - dice Lippi - è rappresentato dalla Nazionale.
Chiellini dice che l'Inter non c'entra nulla con il calcio italiano.
A volte la verità è nascosta nelle parole: togli Inter da Internazionale e avrai la Nazionale.

Italia 2-0 in Montenegro. I soliti cantori del tormentone Cassano avevano pronto per Lippi un Amaro Montenegro in caso di risultato indigesto, ma ora puntano tutto su Trapattoni e sui fischi dei baresi.

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lunedì 23 marzo 2009

Cassano, Amauri e il Gruppo


Anche questa volta Cassano non è stato convocato in Nazionale sebbene, bisogna ammetterlo, stia giocando un campionato bellissimo.
E' da notare che, allo stesso tempo, le voci contro una possibile convocazione di Amauri si moltiplicano, infatti dopo Gattuso, anche Toni ha detto di considerare sbagliata la gestione della faccenda del passaporto da parte di Amauri. Poi oltre tutto aggiunge di preferire Di Vaio all'italo-brasiliano. Già in un vecchio articolo relativo alle dichiarazioni di Gattuso avevamo ipotizzato che il Ringhio parlasse a nome di qualcuno che non poteva esporsi perché si sarebbe potuto pensare che era preoccupato del suo posto da titolare.
Ora la nostra supposizione, dopo le dichiarazioni di Toni, è quasi una certezza.

Anche Corrado Sannucci di Repubblica, tra l'altro, ha fatto sue le nostre idee in proposito. Infatti in un suo articolo a commento delle ultime convocazioni di Lippi ipotizza che "il Gruppo" non voglia nè Cassano nè Amauri, e aggiunge: "a proposito: è un caso che l'iniziale di Gruppo sia la stessa di Gattuso?".
Insomma, lascia intendere che il capo gruppo sia Gattuso. Noi aggiungiamo che anche Toni, molto probabilmente, vista la sua ultima esternazione abbia un certo peso. E questo nonostante un Europeo osceno e un Mondiale mediocrissimo che lo ha visto campione del mondo a dispetto della sua incapacità di buttarla dentro.

Se le cose stessero così, la soluzione per Lippi sarebbe abbastanza semplice. Basterà lasciare a casa Gattuso e Toni e possibilmente qualche altro senatore. Sempre che il cittì più amato dagli juventini non voglia fare la fine di Bearzot nei mondiali del Messico o addirittura di Sacchi in USA, che si è giocato la possibilità di vincere lasciando a casa Ferrara (gli fu preferito Carnasciali) e soprattutto quel Vialli che era odiatissimo dal gruppo milanista che in nazionale pare comandasse parecchio.

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lunedì 9 marzo 2009

Dilettanti allo sbaraglio


Anche il presidente della Figc Abete ha voluto dire la sua a riguardo delle future scelte di Amauri.
Naturalmente come spesso capita al fratello del presidente della BNL le sue dichiarazioni sono nella sostanza banali: sarà Amauri a decidere il suo futuro (ovvio), aspetteremo di capire anche quelle che saranno le scelte del c.t. brasiliano Dunga (banale).
Nella fiera dell'ovvio si è dimenticato di dire che bisognerà rispettare anche le scelte del c.t. della nazionale campione del mondo che, vai a sapere, magari non intende convocare Amauri anche se fosse possibile farlo.

Insomma, le dichiarazioni di Abete sono inutili nella sostanza ma a voler cercare il pelo nell'uovo rischiano di essere dannose per la coesione del gruppo di atleti che compone il "Club Italia".
Basta andarsi a rileggere le dichiarazioni non affettuose del senatore Gattuso sul possibile nuovo acquisto.

Il calcio italiano aveva proprio bisogno di un uomo come questo! Non è che, per caso, Abete ha antenati brasiliani?


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giovedì 26 febbraio 2009

Ringhio surreale

Surreale dichiarazione di Gattuso che accusa Amauri di aver “gestito male” la telenovela legata al suo passaporto, pertanto lo invita a giocare con il Brasile perché l’Italia non è “l’Azerbaigian o la Finlandia”.

Non si capisce, secondo noi, cosa abbia fatto di sbagliato Amauri visto che ha sempre rilasciato dichiarazioni prudenti sull’argomento.
A voler pensar male, forse, Gattuso ha parlato al posto di qualche altro senatore che con l’arrivo di Amauri vede traballare il suo posto da titolare anche sulla scorta di quanto accaduto agli ultimi europei.

Se il nostro cattivo pensiero è esatto, non ci rimane che sperare in Lippi, il quale più volte ha detto che nessuno ha un posto in nazionale garantito per meriti acquisiti.
Altrimenti non è difficile prevedere per l’Italia la stessa ingloriosa fine dell’ultima nazionale di Bearzot.

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giovedì 12 febbraio 2009

L'imparzialità di Bergomi

Dopo la sconfitta dell’Italia a Londra, Bergomi si lancia, su la Repubblica di oggi, in una serie di suggerimenti a Lippi.
Ritiene che per “rinfrescare” la Nazionale si potrebbe puntare su Balotelli, Acquafresca e soprattutto sul giovanissimo esordiente Santon.

Lasciando perdere il fatto che i tre citati dal mitico ”Baffo” dei mondiali di Spagna sono, forse non a caso, o nerazzurri o comunque di proprietà della società di Via Durini, anche dal punto di vista tecnico si possono muovere notevoli appunti, soprattutto sui due interisti agli ordini di Mourinho.
Santon ha giocato pochissime partite, si può definire un esordiente e soprattutto si è dimostrato molto acerbo in fase difensiva, basta ricordare come il torinista Abate imperversava sulla fascia di competenza del giovane “fenomeno” interista solo un paio di settimane fa.
Su Balotelli, inutile parlare, basta guardare il minutaggio concessogli da Mourinho in questo campionato e per sovrappiù si possono leggere le dichiarazioni di Casiraghi alla vigilia di Italia-Svezia U21.
Ma tutte queste cose evidentemente a Bergomi non interessano.

Come non interessano le prestazioni splendide di Marchisio e Floccari. Sul bianconero siamo disposti a capire Bergomi visto il suo poco amore per la squadra torinese, ma su Floccari proprio non ci diamo una ragione, a meno che nei paraggi di Via Durini non si considerino gli orobici “indossatori abusivi” di magliette altrui.

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mercoledì 20 agosto 2008

Marcello riparte, il massacro mediatico pure

Stasera Marcello Lippi ricomincia la sua avventura sulla panchina della Nazionale, dopo il disastroso biennio di gestione da parte di Roberto Donadoni.
Come ben noto, Marcello se ne andò sbattendo la porta dopo il trionfo mondiale, offeso dalle tonnellate di sterco rovesciate sulla sua persona dagli stessi personaggi che poi lo avrebbero adorato come un semidio dopo il titolo mondiale.
Lippi è stato richiamato a furor di popolo per rimettere in piedi la Nazionale in vista dei Mondiali in Sudafrica, tuttavia essendo uomo di mondo sicuramente si aspettava che, passato un breve periodo di luna di miele con la stampa, sarebbe ricominciato il tiro al bersaglio basato sulle solite sgangherate argomentazioni.
Ebbene, l'assalto mediatico al nuovo c.t. è già cominciato, con largo anticipo sulle previsioni. Oggi su Affari Italiani appare un articolo (non firmato) con un titolo che è tutto un programma: Lippi chiama Legrottaglie: la... GEA fa festa. Riporto i passaggi più significativi:

Fuori Chiellini e dentro Legrottaglie: non è un cambio nella Juve, ma in Nazionale. Domenica notte Marcello Lippi ha chiamato Nicola da Bari (Gioia del Colle per la precisione), alias l'atleta di Cristo ("Non faccio sesso da due anni", dichiarò qualche mese fa). Una convocazione che lascia intatta la quota degli ex Gea (c'è anche il romanista Aquilani, assistito da Zavaglia): per la felicità di baby Moggi e Lippi Jr, antichi soci nella società di procuratori ...
Si può leggere questa convocazione per un centrale discreto - ma non certo sicurissimo - come un favore del c.t. azzurro? Torna ad esplodere la logica del conflitto di interessi?

Il pezzo in questione è il classico esempio di attacco mediatico basato sul nulla.
Innanzitutto, l'ironia sulla religiosità di Legrottaglie è di pessimo gusto, fuori luogo, ed offensiva dei sentimenti più intimi del giocatore. Battute da bar, da forum, non degne di un giornale.
Entrando nel merito della convocazione, pare di capire che il giornalista che ha scritto l'articolo non sia un grande esperto di calcio. Se lo fosse, saprebbe che Legrottaglie era in odore di convocazione anche senza l'infortunio di Chiellini, anzi, molti hanno criticato la scelta iniziale di Lippi di preferirgli giocatori come Bonera e Barzagli reduci da una pessima stagione. Legrottaglie ha giocato l'anno scorso un ottimo campionato, conquistando il posto da titolare fisso nella Juventus, formando con Chiellini una delle coppie centrali migliori della serie A. La sua convocazione segue quindi una naturale logica tecnica. Forse il giornalista di Affari Italiani non sa che Cannavaro, Gamberini e Materazzi sono indisponibili. Non sa, o fa finta di non sapere. Chi avrebbe dovuto convocare Lippi? Ferrari del Genoa? Comotto della Fiorentina? Non scherziamo...
Per quanto riguarda i rapporti tra Legrottaglie e la GEA, le parole pronunciate dal giocatore al processo di Roma dove è stato ascoltato in qualità di testimone sono la risposta migliore ad illazioni che rasentano il ridicolo. E si tratta di fatti concreti, non di aria fritta:

"Per prendere Alessandro Moggi non ho subito pressioni o minacce. E’ il mio procuratore da cinque anni e non ne ho ricavato alcun beneficio, anzi: da quando sono arrivato alla Juve per le mie cattive prestazioni ho perso tutto, compreso il posto in Nazionale". E le cose non sono certo andate bene perché ero alla Gea, perché se non dai tutto in campo, se non ti impegni, si può perdere tutto in un attimo. Io ero arrivato in nazionale quand'ero al Chievo e poi però ho giocato male e sono stato mandato in prestito".

Onore quindi a Nicola Legrottaglie, buon giocatore e ottima persona, che ha saputo rimettersi in carreggiata rimediando agli errori che hanno condizionato la sua carriera in bianconero.
E soprattutto in bocca al lupo a Marcello Lippi. Ne avrà bisogno, se il buon giorno si vede dal mattino.

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giovedì 26 giugno 2008

Marcello è tornato!

(Da corriere.it)

Roberto Donadoni non è più il ct della nazionale, al suo posto ci sarà Marcello Lippi. Lo ha comunciato la Federcalcio, al termine di un lungo incontro tra il presidente della Figc Giancarlo Abete e il tecnico che ha guidato gli azzuri eliminati dalla Spagna nei quarti di finale dell'Europeo 2008. «La Federcalcio - precisa un comunicato - ritiene esaurito il rapporto contrattuale alla naturale scadenza». La Figc subito dopo ha ufficializzato il nuovo commissario tecnico: Marcello Lippi, che sarà presentato ufficialmente martedì 1° luglio.
...
Lippi: «Sono molto, molto, molto felice. E sono molto motivato», è stato il primo commento del tecnico campione del mondo, che ha dato a tutti appuntamento «alla prossima settimana».

Lo avevamo lasciato al Circo Massimo, su un pullman scoperto in compagnia della Coppa del Mondo appena conquistata e con l'ingombrante presenza della ballerina di Malindi.
Dopo aver incassato per settimane insulti dai più beceri rappresentanti dell'Italia antijuventina, lui (insieme a Buffon, Cannavaro, Zambrotta, Del Piero e Camoranesi) era riuscito in un'impresa che sembrava impossibile: vincere il Mondiale con una squadra non eccezionale, contro tutto e contro tutti. E quando dico tutti, intendo anche e soprattutto i loschi figuri che poi lo avrebbero esaltato. Ottenuto il risultato aveva tolto il disturbo, come aveva promesso già durante il ritiro: troppo grande l'amarezza per le campagne di delegittimazione subite, troppo grande il rammarico per il ridicolo processo basato sul nulla a cui sarebbe stato sottoposto di lì a poco il figlio Davide.
Il grande moralizzatore del calcio italiano, il caro avvocato Guido Rossi, assistito dall'altro genio del calcio che risponde al nome di Demetrio Albertini, aveva già pronta la soluzione: la Nazionale venne affidata a Roberto Donadoni, giovane tecnico di belle speranze con un curriculum vitae alquanto lacunoso, che aveva l'unico merito di essere amico ed ex compagno di squadra del buon Demetrio.
Sono passati 2 anni. La Nazionale di Donadoni si è qualificata a fatica per la fase finale dell'Europeo, dove ha perso nettamente con l'Olanda, ha pareggiato miracolosamente con la Romania e ha battuto una Francia in disarmo. Alla prova dell'eliminazione diretta, la squadra di Donadoni ha perso ai rigori dopo una delle peggiori partite che sia mai stata giocata dalla Nazionale di calcio.
Oggi si chiude l'era Donadoni (ammesso che sia mai cominciata), e ritorna Marcello.
Questa vicenda dimostra che si può manipolare la storia, costruire personaggi dal nulla, ma alla fine i veri valori vengono fuori, arriva sempre la resa dei conti. Basta avere pazienza, molta pazienza. E noi ne abbiamo in quantità industriale.

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martedì 10 giugno 2008

Il fallimento dell'Italietta

Molti lettori del Blog si saranno chiesti cosa ne pensassero i sobillatori dello Ju29ro Team riguardo alla penosa figura rimediata dalla Nazionale al suo esordio all'Europeo. A titolo personale, non ho nessun problema a dire a chiare lettere che non mi dispiace assolutamente, ieri sera mi sono addormentato tranquillo e senza rimpianti anzi, con una punta di soddisfazione.
Non vedevo una partita della Rappresentativa FIGC (mi piace chiamarla così, per accentuare il distacco) dalla finale dei Mondiali contro la Francia, ed ero molto curioso di valutare a 2 anni di distanza il lavoro svolto da Donadoni. Ho assistito al penoso show dei campioni del mondo con totale indifferenza, apprezzando invece il carattere e l'elevato tasso tecnico degli uomini di Van Basten. Alcuni potranno pensare che sia un dovere morale sostenere una squadra che, in teoria, dovrebbe rappresentare l'intero Paese. Io non sono d'accordo, e ho notato con piacere che altri sono d'accordo con me.
Io non sostengo la rappresentativa della federazione (minuscolo) che ha permesso lo scempio chiamato Farsopoli.
Io non sostengo una squadra guidata da un uomo scelto direttamente da Guido Rossi su raccomandazione del suo braccio destro Albertini.
Io non sostengo una squadra che ha portato la Coppa del Mondo in trionfo a Roma sul pullman scoperto in compagnia della ballerina di Malindi.
Io non sostengo una squadra di cui Lippi e Cannavaro non erano degni di far parte (cit).
Io non sostengo la squadra che, se vincesse, vedrebbe portato in trionfo Giancarlo Abete.
Io non sostengo una squadra che schiera Smoking Bianco Materazzi e Mister Wolfsburg Barzagli in difesa, ignorando Giorgione Chiellini e San Nicola Legrottaglie.
Io non sostengo una squadra che fonda il centrocampo sul blocco Milan, proprio nell'anno in cui il Milan va a rotoli su tutti i fronti.
Io non sostengo una squadra in cui si preferisce Totò Di Natale ad Alessandro Del Piero.
Sono un pessimo italiano, come sicuramente dirà qualcuno? Pazienza, me ne farò una ragione...

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