venerdì 19 febbraio 2010

Sempre più Special

Nella conferenza stampa odierna, lo SpecialOne ha dato spettacolo, prendendosela un po' con tutti: la Roma, il Napoli, Bettega e la Juventus, la stampa spagnola e inglese, etc.

La Roma viene dipinta come una società che, quando deve acquistare un calciatore, tira al ribasso, piangendo per il proprio stato di crisi. Ovviamente, secondo Mou, a parti invertite, quando qualcuno cerca di acquisire le prestazioni di un giocatore giallorosso, la Roma chiederebbe l'impossibile.
La famiglia Sensi, che in questi anni ha ceduto all'Inter (tanto per fare qualche esempio) Chivu e Mancini ringrazia per la considerazione e, probabilmente, se ne ricorderà in caso di assalto a De Rossi.

Del Napoli, viene tirato in ballo il presidente, reo di aver dichiarato che non assumerebbe mai il portoghese. Mourinho risponde che è lui che non andrebbe mai a lavorare per De Laurentiis, ritenendo che questi non abbia abbastanza soldi per pagarlo.
Nella città partenopea pare che se ne faranno una ragione.

Bettega aveva detto di rifiutarsi di commentare gli episodi che riguardano altri, ritenendo evidentemente più produttivo (e più giusto) pensare agli affari propri. Manco a dirlo, Mou la pensa diversamente, ricordando come in questi giorni tutti parlino di Bayern-Fiorentina. E, per rafforzare la propria tesi, cita il fatto che ne abbiano parlato i giornali, le televisioni, i presidenti di Lega Calcio e Federcalcio, il presidente dell'Uefa, Rummenigge, Van Gaal, Della Valle e Prandelli. E si chiede quindi (non senza aver fatto appello alla coerenza) perché si debba fare come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia, e non si possa invece parlarne.
Ora, visto che quelli da lui citati come soggetti che hanno trattato l'argomento sono i media, le istituzioni e le parti in causa... ci chiediamo come Mourinho consideri se stesso: un giornalista, un'istituzione del calcio o un esponente di Bayern e/o Fiorentina?

Aggiunge poi, rivolgendosi al sig. Bettèga (sic!), che in Italia c'è una sola area di rigore di 25 metri.
Da Torino pare sia già partita la richiesta di ampliamento anche dell'area di rigore di San Siro: non sia mai che non fossero sufficienti i goal segnati su passaggio di braccio, o direttamente di mano, o con quattro-cinque giocatori in offside... meglio stare sicuri!

Per quanto riguarda la stampa spagnola e le voci, apparse su alcuni giornali, riferite ad un suo ipotetico passaggio a fine stagione al Real Madrid, lo SpecialOne si rifiuta di commentarle, limitandosi a definirla una stampa poco onesta. Stesso trattamento, o quasi, viene riservato alla stampa inglese, a proposito dell'intervista su Inter-Chelsea: lui non parla con certa gente. Loro lo cercano, vorrebbero... lui no.
Beh, in fondo, è sempre meglio dell'accusa di "prostituzione intellettuale" con la quale liquidò a suo tempo i media italiani.

Lasciamo al lettore il compito di valutare il ritratto che emerge da questa serie di dichiarazioni, giudizi lapidari e perle di saggezza.
E' sempre un piacere sentirlo, al punto che ci chiediamo come si sia riusciti a farne a meno fino a un paio d'anni fa... e stiamo cominciando a chiederci come potremo rinunciarvi in futuro. Un futuro che, anche alla luci dei toni usati in queste dichiarazioni, sembrerebbe essere più prossimo di quanto non si pensasse.

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domenica 14 febbraio 2010

L'arte di ottenere ragione

E' il titolo di un trattatello di ispirazione machiavellica di Schopenhauer, in cui il filosofo tedesco elenca una serie di stratagemmi di dubbia correttezza per ottenere ragione per fas et nefas, con metodi leciti e illeciti. Tali suggerimenti, s'intende, sono validi soprattutto quando la ragione non la si ha.
Il buon Arthur, oggi la storia insegna, era con tutta evidenza poco più che un dilettante se misurato al cospetto del vero gigante della dialettica eristica, nato quasi due secoli dopo di lui: Josè Mourinho da Setubal, detto U Cuntabal, il cui sapere a riguardo è enciclopedico.
Prova ne ha dato, per l'ennesima volta, in occasione della rituale intervista prepartita prima dell'impegno contro un temibile Napoli, in cui, si dice, i più attenti tra i suoi esegeti hanno riscontrato l'utilizzo di ben cinque precetti della nuova sofistica contemporanea fondata dal maestro portoghese.
Per i posteri il discorso su Rosetti: "Per me non è un problema avere trentotto volte Rosetti e non lo dico perché con lui non abbiamo mai perso. C'era lui quando siamo stati sconfitti a Genova e l'anno scorso a Napoli, è stato lui a espellere Maicon a Bologna facendogli saltare la Juventus e anche a Bari, dove non è stato espulso Bonucci, c'era Rosetti, ma lui è tra i più bravi al mondo, forse il più bravo al mondo anche se non sempre fa bene".

Insomma Josè U Kunta allude con astuzia al fatto che Rosetti sia arbitro antinerassurro. Si serve, nel tentativo, in sequenza:
1) Della menzogna spudorata: era Rizzoli l'arbitro di Sampdoria-Inter 1-0.
2) Dell'omissione: ovvero che prima della possibile espulsione di Bonucci c'era il fuorigioco di Pandev non segnalato, che ha portato al rigore del pareggio per l'Inter. Che in tre scontri con il Napoli arbitrati da Rosetti, gli altri due li ha vinti l'Inter.
3) Dell'argomento ad minchiam. L'argomento Maicon non ha nessun senso, perché l'espulsione era strameritata.

I tre trucchi ne vanno a comporre uno più generale e comprensivo: Rispondi a un'accusa, sostenendo il suo esatto contrario, e se non hai gli argomenti per farlo, procedi con tutte le armi a tua disposizione: il falso, l'omissione, l'argomento ad minchiam, ecc.

C'è poi un argomento già sottoposto a critica da Schopenhauer: l'argomento ad auditores, ovvero una qualsiasi cazzata diventa vera se comprensibile solo agli esperti, che però non sono presenti. In questo caso gli esperti sono i giornalisti che fingono di non ricordare l'imbarazzante score di Rosetti con l'Inter manciniana e murignana. Fu l'arbitro di Torino, infatti, il protagonista assoluto dello scontro decisivo per lo scudetto 2008 tra Inter e Roma a San Siro, in cui i giallorossi stavano asfaltando l'Inter in casa sua e dominavano in 11 contro 10, perché Mancini aveva esaurito i cambi dopo pochi minuti del secondo tempo e Maxwell si infortunò. Tutto questo, fino a che Rosetti espulse con un'ingiustizia clamorosa Mexes, rimettendo tutto in pari, con l'Inter, che sino a quel momento non riusciva a superare la metà campo, che andò a pareggiare.
Da lì, Rosetti, anziché essere punito, è ritornato più volte ad arbitrare i match clou dell'Inter: l'anno scorso è stata la volta del decisivo derby in cui ha convalidato un goal di mano di Adriano, palesemente irregolare.
Insomma, da che parte pende la bilancia?
Mou U Kunta è un sofisticato genio della comunicazione, certo, ma se può prenderci in giro è anche perché gli auditores hanno una memoria terribilmente selettiva.

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lunedì 8 febbraio 2010

L'osservatorio osserva davvero?

Il 20 gennaio l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive presso il Ministero degli Interni aveva indicato Inter-Juve come una gara a rischio: immediato è scattato il divieto all'acquisto di biglietti per i tifosi juventini.
Il 27 gennaio sempre lo stesso Osservatorio ha identificato Fiorentina-Roma come gara a rischio: non è stato preso nessun provvedimento particolare.
Infine, per l'Osservatorio la partita Udinese-Napoli non rivestiva particolare interesse, non era una gara a rischio.

7 Febbraio 2010 - Ansa ore 22:18:
Prima di Fiorentina-Roma 200 tifosi viola hanno lanciato sassi e oggetti a un gruppo di ultrà romanisti prima d'esser fermati dalla polizia.
Questa ha evitato il contatto tra i due gruppi. Le forze dell'ordine hanno poi proceduto al fermo di alcuni tifosi della Fiorentina, ora in questura con alcuni tifosi romanisti che tentavano di entrare allo stadio senza biglietto. Poi, appena iniziata la gara dal settore degli ultrà romanisti è partito un fumogeno verso i sostenitori viola.

Ansa ore 23:27:
Otto tifosi napoletani, dei 10 fermati dopo gli scontri allo stadio Friuli prima della partita Udinese-Napoli, sono stati arrestati.
Si tratta di giovani di età compresa tra i 20 e i 25 anni. Le ipotesi di reato vanno dal possesso di droga, di bastoni e spranghe, alle lesioni aggravate.

Visti i risultati, cominciamo a nutrire dei dubbi sulle valutazioni dell'Osservatorio e sulle conseguenti decisioni del CASMS.

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sabato 19 dicembre 2009

L'Italia sottosopra

Tutti noi siamo abituati a considerare il nord Italia come il cuore produttivo della nazione e in molti pensano, addirittura, che Milano sia la "capitale morale".
Allo stesso tempo, chi non ha sentito parlare della presunta indolenza napoletana e, più in generale, della disorganizzazione meridionale?

A volte però ci si rende conto che certe affermazioni sono solo dei banalissimi luoghi comuni.
Stupisce, per esempio, l'efficienza teutonico-napoletana con cui l'integerrima dottoressa Casoria affronta il processo su Calciopoli: udienze serrate per arrivare a sentenza il prima possibile, e nessun privilegio per imputati e testimoni multimilionari e un po' viziati (chiedete a Cellino, per esempio).

Dall'altro lato, a Milano, accadono cose turche (napoletane, direbbero i vecchi cumenda lombardi).
Ci riferiamo al processo per lo spionaggio della Telecom. Dopo lo strano rinvio a giudizio che ha messo sul banco degli imputati le società Pirelli e Telecom, ma non chi materialmente ne reggeva le sorti (come se le due società potessero avere una propria volontà), assistiamo ad uno svolgimento del processo a ritmi "napoletani". Ora è slittato pure il patteggiamento del signor Tavaroli. Gli eccellentissimi giudici milanesi ne riparleranno, con comodo, il 29 di Marzo. Altro che ritmi napoletani, i cumenda milanesi, in questo caso, parlerebbero di ritmi sudamericani.

Aldilà delle facili battute da cittadini, viene da pensare che forse l'efficienza dei tribunali è inversamente proporzionale al potere e al prestigio degli imputati (siano essi reali o morali): a Napoli della Juventus non frega nulla a nessuno (e forse tutti la vorrebbero vedere condannata) e quindi, miracolosamente, il Tribunale funziona con efficienza teutonica, mentre a Milano la Pirelli e la Telecom contano tantissimo, e quindi il tribunale sonnecchia un po'.

Forse queste sono considerazioni amare di cittadini un po' delusi dal funzionamento della Giustizia. Però, converrete, il dubbio è quantomeno legittimo.

Ci permettiamo di fare una proposta per migliorare il nostro sistema giudiziario: passare dal giudice naturale a quello occasionale. Ovvero estraiamo a sorte la città e i giudici che devono giudicare gli imputati. In questo modo il processo agli spioni milanesi potrebbe svolgersi, per esempio, a Lecce.
Sebbene la nostra proposta appaia provocatoria, siamo certi che la Giustizia in Italia ne trarrebbe giovamento.

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mercoledì 2 dicembre 2009

Nuova Calciopoli o vecchi incendiari?

Il presidente del Napoli è furente dopo gli ennesimi torti arbitrali che, a suo dire, il Napoli avrebbe subito a Parma. Dal dubbio rigore fischiato da Trefoloni a favore del Parma per trattenuta di Aronica su Lanzafame (identico ad un intervento subìto da Quagliarella poco prima in area parmense, ma non sanzionato dal direttore di gara), fino all'espulsione di Contini avvenuta qualche istante dopo per proteste, il presidente partenopeo è un fiume in piena che si scaglia contro il settore arbitrale: "Cari arbitri, ora basta. La piazza di Napoli esige rispetto e il campionato ita­liano è una cosa seria. Non ero a Parma - continua il produttore specialista in "cinepanettoni"- ma nel secondo tempo in televisione si è notata una certa sudditanza da parte dell'arbitro. Ho visto quanto si agitava la panchina del Parma. Non so cosa sia accaduto nello spogliatoio durante l'intervallo, ma un direttore di gara dovrebbe essere sempre autorevole e tranquillo".
Ma il De Laurentiis furioso non finisce qui, anzi: "Mi chiedo perché dovrei mettere tanti milioni di euro nel calcio per vedere un arbitro che si lascia condizionare, la piazza di Napoli esige rispetto. Il campionato italiano è un campionato serio. Se deve diventare non serio per colpa degli arbitri, bisogna che Collina dia una spiegazione. A tutto c'è un limite. Io non ammetto che un arbitro si lasci condizionare, altrimenti dovrò correre ai ripari". Talmente minaccioso il presidente della Filmauro da evocare il fantasma di Calciopoli: "La classe arbitrale va rivista. Non vorrei che si verificasse all'orizzonte una nuova Calciopoli. Non serve né la moviola in campo né la prova tv. La Fifa deve capire che ogni Paese è diverso...".
Bello lo sfogo del presidente del Napoli Calcio, uno sfogo che, essendo datato 1 dicembre 2009, dimostra come le cose nel calcio italiano non siano affatto cambiate dopo il 2006, anno in cui il figlio del grande Dino riportava il Napoli in serie B dopo il fallimento societario di due anni prima, fallimento che aveva peraltro agevolato l'acquisto del club da parte dell'imprenditore cinematografico.
Anzi, il timore di De Laurentiis, uno che dalla cosiddetta Calciopoli non ha ricevuto alcun tipo di danno, tutt'altro, è sintomatico di un'atmosfera piena di sfiducia e sospetti nei confronti di un mondo, quello calcistico, che si è dato frettolosamente da fare per cancellare "qualcuno" con un processo farsesco basato su accuse farlocche, ma che ha lasciato il 99,9% dei personaggi che gravitavano attorno al settore ben saldi al loro posto.
Ma gli scontenti e i polemici per partito preso sono rimasti, che abbiano ragione o torto poco importa.
Quello che importa è il clima, che resta esasperato come e più rispetto all'epoca precedente Calciopoli, nonostante i paladini della farsa continuino a prodigarsi per difendere le ragioni di quella caccia alle (poche) streghe responsabili (a loro dire) del Male Assoluto.
Qualcuno, appena uscite le prime intercettazioni strumentalizzate a dovere per rovinarlo, se ne uscì con una frase sibillina ma che oggi possiamo definire come minimo profetica: "Come sarà il calcio senza Moggi? potrebbe pure essere peggio".
Un altro, che da tre anni non parla e che a giorni attende il giudizio del rito abbreviato sulla sua posizione al processo napoletano, lasciò con una frase ancora più chiara: "Togliamo il disturbo, ma vedrete che banditi verranno dopo di noi".
Noi di tutto questo c'eravamo accorti sin da subito, piano piano ci stanno arrivando tutti.
De Laurentiis, che non è nuovo a questi sfoghi, e da uomo abituato a programmare si deve trovare un po' a disagio in un mondo approssimativo e legato all'imponderabile (in tutti i sensi...), abbia però il coraggio e l'onestà di riconoscere anche quando gli arbitri sbagliano a suo favore.

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sabato 21 novembre 2009

Invito in panchina con delitto

Il piano era ben congegnato.
D'accordo col Presidente del Napoli, che mette due miliardi e mezzo al lordo delle multe, Moggi procura a Zeman la panchina dei partenopei. Lo scopo, come riferisce anni dopo Ferlaino a Zeman, è di rovinare l'odiato allenatore. Il Napoli non può dire di no a Moggi, pena chissà quali ritorsioni arbitrali, e l'affare va in porto.
La cattiveria della volpe di Monticiano aveva pianificato tutto: aveva previsto che il boemo, nonostante fosse il miglior allenatore d'Europa, non sarebbe stato adatto per quella piazza e per quella squadra. Un punto in sette-otto partite fu, come previsto, il bottino raccolto da Zeman, e quindi l'esonero programmato non trovò alcuna opposizione nella tifoseria napoletana. Che, anzi, così ben raggirata, fu felice di mostrare la sua gioia con spettacoli pirotecnici.
E tutti avremmo continuato a pensare essersi trattato di un esonero per scarso rendimento, se il processo a Calciopoli non ci avesse rivelato, dalla stessa voce della vittima, illuminata dalle confidenze avute da Ferlaino, la trama del sottile complotto ai suoi danni. Non fu un esonero, ma un licenziamento preventivo a mezzo assunzione.
Nessuno in Tribunale ha chiesto a Zeman "Ma lei che ci è andato a fare in quella piazza e in quella squadra?".
Sicuramente avrebbe risposto: "Come avrei potuto immaginare che sarebbero stati capaci di buttare due miliardi e mezzo di lire e danneggiare la propria squadra per fare un favore a Moggi?"
Non se lo sarebbe immaginato nessuno. Te possino, Lucià ...

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lunedì 2 novembre 2009

La Juve e Caceres. Quali obiettivi?

La botta con il Napoli, inutile negarlo, è stata devastante per l'animo sfibrato del tifoso juventino. Forse perché era inaspettata, dopo la squillante vittoria con la Sampdoria.
Quando si deve ricostruire una squadra (e una società) nella speranza di aprire un ciclo, poi difficilmente viene perdonato qualcosa. A maggior ragione se il ciclo precedente non è finito per morte naturale, ma è stato prematuramente ucciso per mano "telefonica".

A maggior ragione, vista la cupezza delle aspettative, ci pare giusto dare risalto a questa notizia: secondo ilsussidiario.net la Juventus starebbe pensando di confermare il centrale uruguagio Martin Caceres, in prestito dal Barcellona. Io sono contento, il ragazzo ha dimostrato di avere potenzialità: scatto, colpo di testa, ottime doti da marcatore.
Naturalmente nel ruolo posticcio di terzino destro lascia a desiderare, non conosce il mestiere e si vede. Ma come centrale potrebbe riservarci grandi soddisfazioni.
Giusto prenderlo a titolo definitivo, anche perché i centrali giovani sono merce rarissima nel calcio mondiale.
Se, come spero, verrà fatto il grande passo di acquistarlo c'è da augurarsi che diventi la prima alternativa ai due centrali titolari. Il meglio dagli uomini si ottiene anche dando loro fiducia, e ponendo loro degli obiettivi da raggiungere. Lippi insegna.

Drago di Cheb

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domenica 1 novembre 2009

Apprendisti in bianconero

Non è solo colpa sua, ma dell'incredibile sconfitta maturata contro il Napoli è lui il principale responsabile: Ciro Ferrara.
Solo un miope poteva non accorgersi dell'autostrada che sulla fascia destra bianconera si era aperta con l'ingresso di Datolo al 13' della ripresa. Un minuto dopo, il Napoli accorcia le distanze e ci sta, ma poi un allenatore degno di chiamarsi tale vara le contromosse per non farsi uccellare ancora. Invece Ferrara lascia passare colpevolmente minuti preziosi senza trovare rimedi per una squadra che in campo si dimostra sulle gambe, e incapace di arginare la veemenza delle avanzate avversarie. E' proprio Datolo a pareggiare.
Il Napoli in campo sovrasta la Juventus lunga e sfilacciata, ma che fa Ferrara? Le toglie ancora più equilibrio lanciando Amauri e togliendo Poulsen. Come si fa a vincere così la partita, se già la squadra soffre? Passano cinque minuti e si concretizza infatti la disfatta, che nasce sempre sulla fascia destra, continua con uno svarione dell'impalpabile Tiago e si consuma con il tiro secco di Hamsik. Juve 2, Napoli 3.
Spiace molto, ma Ciro dimostra di essere un apprendista come allenatore. E' un lusso che la Juventus che vuole vincere non si potrebbe concedere, ma questa nuova Juve si sta specializzando nel far fare pratica agli apprendisti in ruoli strategici: Secco, Montali, Cobolli Gigli e adesso Ferrara!
Ma, intendiamoci, non è tutta colpa di Ciro Ferrara. Se sulla fascia destra l'unico giocatore disponibile è Grygera, è perché ci sono fuori infortunati, Salihamidzic, Zebina e Caceres, ma soprattutto perché comunque nessuno dei quattro sarebbe all'altezza di giocare oggi in quel ruolo in una grande squadra. Limiti quindi di organico piuttosto definiti, perché troppo spesso i gol che incassa la Juventus nascono dalla fascia destra, ma anche una catena di infortuni incredibile che solo in parte può essere spiegata con la sfortuna.
Una squadra che entusiasma e vince 5-1, ma poi cade così rovinosamente ha ancora tanta strada da fare. Speriamo che nessuno, alla prossima vittoria, parli più di scudetto o di esplosioni nucleari... sarebbero cose da interisti, quelli di una volta però. Questa Juve assomiglia a quell'Inter da ridere e da bere, anche per le tante inutili parole in libertà dei suoi tesserati.
Fortunatamente ci si è liberati degli sproloqui del parafulmine messo sciaguratamente per tre anni alla presidenza, sarebbe ora che gli altri facessero un silenzio alla Zoff! Che parlino i fatti, ma ci si faccia rispettare, senza farci deridere, come ormai succede da quell'estate in cui qualche smidollato mal consigliato ha permesso che ci macellassero.

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venerdì 23 ottobre 2009

E' caduto 'o Banco 'e Spagna!

Chi è appassionato di storia del calcio sicuramente lo sa: nel 1952 il Napoli acquistò, per la cifra all'epoca spropositata di 105 milioni di lire, Hasse Jeppson. La leggenda racconta che, durante una partita, all'ennesima caduta del giocatore, dalla tribuna si levò questa esclamazione di un tifoso napoletano: "E' caduto 'o Banco 'e Napule!". Una battuta fantastica!

Questo episodio, letto da qualche parte chissà dove, ci è ritornato in mente guardando la sintesi della partita Real-Milan. Tutto sommato si potrebbe dire: "E' caduto 'o Banco 'e Spagna"! vista la faraonica campagna acquisti (a debito) dei madridisti.
Se si considera, inoltre, il modo in cui è maturata, cioè nella più assoluta assenza di gioco, con una condizione atletica da dilettanti e con una difesa imbarazzante, si può immaginare che non sarà né la prima né l'ultima.
Ma al Real Pereziano evidentemente non importa: oggi infatti il Corriere dello Sport riporta di una guerra di mercato tra Barcellona e Real per l'acquisto di Ribery.
L'ennesima stella in organico, se la spuntasse il Real. Inutile dire che il giocatore, visti i problemi evidenziatisi, serve a poco. Molto più utile sistemare difesa e centrocampo con qualcuno che, magari incidentalmente, si ricordasse che in questo gioco è necessario rincorrere anche l'avversario.
Tant'è, a Perez evidentemente la cosa interessa poco: l'importante per lui è primeggiare nella graduatoria delle magliette vendute. Poi ci pensa la stampa a inculcare nei creduloni l'idea che la vendita delle magliette sia sufficiente a compensare tutto questo sperpero di risorse.
Tutto questo, almeno fino a quando "'o Banco 'e Spagna" terrà aperti i cordoni della borsa.

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mercoledì 23 settembre 2009

È già mercoledì e io no

Eccoci finalmente alla madre di tutte le giornate!
Ancora deve iniziare ed è già scandalo, le premesse ci sono tutte.
Lo anticipiamo, perché avvisare è la nostra missione, e per avvisare bisogna prevedere e prevedendo, spesso, si previene.
La giornata, come tutti ben sappiamo, sarà orfana di uno degli attori principali, lo Specialone.
In molti, i più onestoni, in piena apologia di reato, hanno tentato, inutilmente, di fermare la mano del boia, negando l’evidenza o giustificando il comportamento come motivato da giusta causa, avallando la tesi dei Mr Magoo, i "moviolattori".
Niente da fare, il giudice ha sentenziato: fermo per un lunghissimo, decisivo turno.
Assurdo! Perché lui ha semplicemente scimmiottato tanti altri presenti al Sant’Elia, ha solo sbagliato l'oggetto, indirizzando le invettive all’uomo nero sbagliato, eppure è l’unico che ha pagato, ma tant'è.
La prossima volta, visto che lo stile è quello, impari da Cassano o Totti, usi la mano. Occhio non vede, prova non duole!
Ora sarà dura per la squadra più iellata del campionato, la meno tutelata dal calendario, riuscire a spuntarla contro un avversario che, grazie alle 21 ore 21 di riposo in più, sarà certamente molto, molto, più tonico.
Sarà durissima soprattutto perché, vi ricordiamo, non sarà permesso utilizzare lo strumento a loro più caro: il cellulare.

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domenica 20 settembre 2009

Ferrara, un signore

Ciro Ferrara potrà vincere o perdere, riuscire nel suo mestiere oppure fallire. Di sicuro ha conservato una certa onestà intellettuale, ed una buona dose di riconoscenza per chi ha avuto una parte importante nella sua carriera. Parliamo della precedente gestione della Juventus, quella con la quale Ferrara ha attraversato la seconda fase della sua parabola da calciatore, quella ancora più densa di trionfi rispetto alla già indimenticabile e irripetibile parentesi nella sua Napoli.
Sollecitato dal conduttore del post partita Sky, Alessandro Bonan, che (sbagliando grossolanamente) gli conferisce i meriti della scoperta dei ragazzi che ben si stanno comportando in prima squadra (Marchisio su tutti), definendoli "i suoi ragazzi, Ferrara, cresciuti negli anni in cui lei era responsabile del settore giovanile", Ciro risponde frenando immediatamente con un perentorio: "No, non scherziamo. Questi ragazzi me li sono trovati e sono frutto di un lavoro di dieci anni fa. Io sono stato al settore giovanile solo due anni".
Chapeau Ferrara, in un mondo pieno di gente che rivendica diritti e meriti inesistenti solo per ottenere visibilità e dare sfogo alle proprie manie egocentriche, è un piacere avere in panchina un allenatore di carattere, consapevole di quella che è la Juventus e rispettoso del lavoro altrui. Qualcuno, sia in società che altrove, avrebbe parecchio da imparare da un atteggiamento del genere.

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venerdì 24 luglio 2009

Giornalopoli?

Nuove feroci dichiarazioni di De Laurentiis sul "fuoriclasse" Lavezzi. Già alla fine del campionato, quando l'argentino scappò in fretta e furia nell'emisfero sud, il presidente del Napoli dichiarò che Lavezzi non si comportava da professionista, che frequentava "donnacce" e amava alzare il gomito la sera. Ora, De Laurentiis dimostra di non voler in nessun modo fare marcia indietro, dichiarando che il Pocho ha segnato solo sette gol, anche se si atteggia come un nuovo Maradona.
Veramente dichiarazioni d'altri tempi, sembra quasi di essere tornati all'epoca gloriosa dei Rozzi e degli Anconetani, quando i giocatori si comportavano da tali e non avevano la forza ricattatrice di oggi contro le società.
C'è però una frase di De Laurentiis che ci ha fatto particolarmente riflettere, una vera perla: "E' un giocatore discontinuo: abbiamo creato noi il mito del Pocho... L'ha creato il Professore affianco a me (Marino, ndr)". Cosa intende dire De Laurentiis quando dice che il mito del Pocho è stato creato dal Professore a tavolino? A noi non risulta che Pierpaolo Marino scriva sui maggiori giornali dotti articoli sulla tecnica e sulla tattica. Forse De Laurentiis intendeva dire che Marino svolge funzioni di press agent per convincere i giornalisti a scrivere bene di Lavezzi anche quando non merita? E se è così, visto che la creazione del "mito" influisce sulle valutazioni di mercato del calciatore, la "cortesia" del giornalista è a titolo gratuito?
Comunque sia, per chi ha letto e riflettuto sulle dichiarazioni di De Laurentiis sarà ancora più difficile credere a ciò che scrivono i giornali... E magari ripenserà a quelle articolesse che per anni tentarono di spiegarci come Recoba fosse più forte di Zidane, o che tuttora cercano di inculcarci come Cambiasso sia il più forte centrocampista del mondo (salvo vederlo asfaltato contro il Manchester).
E poi c'è chi ancora si domanda quale sia il motivo per cui la gente vada sempre meno in edicola.

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venerdì 2 gennaio 2009

Lo scudetto del bilancio

(Link) Va all'Atalanta della famiglia Ruggeri lo scudetto della buona gestione del bilancio, ossia di chi spende meglio rispetto ai punti conquistati in campionato. Seguono l'Udinese di Pozzo e il Catania di Pulvirenti. In fondo le quattro grandi della serie A: Roma, Inter, Juventus e Milan. E' la speciale classifica elaborata dal settimanale ''Il Mondo''.
Relativamente al 2008-2009, per ogni punto messo in cascina i neroazzurri bergamaschi spendono 231.000 euro, 286.000 i bianconeri friulani e 357.000 gli etnei. Di segno opposto l'andamento dei club maggiori: i rossoneri di Silvio Berlusconi spendono un milione e 622.000 euro a punto, la ''Vecchia Signora'' un milione e 420.000, gli uomini del patron Massimo Moratti un milione e 276.000, Totti e compagni un milione e 203.000 euro.

(Link) ...Per compilare la classifica di chi spende meglio, il settimanale economico ha diviso il monte-ingaggi di ogni squadra per i punti conquistati nello scorso campionato; o, per la stagione in corso, per la proiezione sulla media-punti prima della sosta natalizia, alla 17esima giornata, l'ultima del girone di andata. Nel 2007-2008, l'Atalanta ha vinto il mica tanto platonico titolo di club più avveduto: ogni punto conquistato è "costato" 239 mila euro, contro i 252 mila spesi dall'Udinese, seconda in classifica nei libri contabili e settima - con tanto di posto Uefa - sul campo.

Prime due posizioni confermate in questa prima metà stagione, anzi l'Atalanta sta addirittura migliorando: 231 mila euro a punto. Anche le grandi si stanno superando, in peggio però. L'Inter scudettata ha pagato 1,294 milioni di euro ciascuno degli 85 punti ottenuti nello scorso campionato.

La Roma, seconda dietro l'Inter sul campo un anno fa, è passata da 719 mila euro a 1,2 milioni per ogni punto conquistato. E con un monte-ingaggi che alla famiglia Sensi costerà 65 milioni, 6 in più rispetto all'ultima gestione. Un indice assai diffuso, a giudicare dai dati pubblicati dalla Gazzetta dello Sport: in Serie A il costo dei calciatori è aumentato dai 666 milioni di un anno fa agli attuali 768: 102 milioni in più, +115%.

Il Milan tutte stelle, quinto un anno fa e fuori dalla Champions League, nella gestione puramente contabile sarebbe da zona-retrocessione: per un piazzamento Uefa ha sborsato quasi 2 milioni a punto, 8 volte quanto speso da Pozzo a Udine per lo stesso obiettivo. Va meglio il Milan 2008-09, ma è ancora lontano dalle più avvedute gestioni firmate De Laurentiis a Napoli (in zona-Champions, il club che spende meno), Della Valle a Firenze, Preziosi al Genoa. Niente a che vedere con quella di Moratti: 180.5 milioni in stipendi nel 2007-08, l'88,7% dei ricavi.
Salary cap, questo sconosciuto.

Leggete il dossier Bilanciopoli sul sito del Team!

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giovedì 4 settembre 2008

Ultras del Napoli vs polizia - il video

Marco Liguori riporta sul suo blog "Il Pallone in Confusione" il link ad un video presente su Youtube che mostra gli scontri tra polizia e ultras napoletani avvenuti alla stazione Termini di Roma.
La dinamica degli eventi non è chiara, tuttavia alcune domande sollevate nell'articolo di Liguori sono sicuramente pertinenti, e al momento purtroppo senza risposta.
Perché è stata autorizzata la trasferta dei tifosi napoletani, se il sistema non poteva reggerne l’impatto e controllarla?
Non sarebbe stato più opportuno usare la "tolleranza zero" tramite un’opera di prevenzione con controlli nella tifoseria, in modo da bloccare numerosi personaggi indesiderati?
Perché non è stato arrestato nessuno degli ultras che si sono resi eventualmente responsabili del reato di oltraggio a pubblico ufficiale?
Esistono formazioni paramilitari nel tifo organizzato, pericolose per l’ordine pubblico?

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