domenica 8 novembre 2009

I Doni della fata Morganta

Una volta si interpretava la regola dell'espulsione per gioco violento in maniera molto rigorosa, forse anche troppo: bastava un entrata "da tergo", in una qualsiasi parte del campo, per decretare l'espulsione del giocatore autore del fallo.
Negli ultimi anni la regola è stata giustamente disattesa. Non si può essere troppo fiscali, rischiando di rovinare la partita per un fallo, magari non eccessivamente cattivo.
Proprio la cattiveria (indice di rischiosità per chi subisce il fallo) e la posizione in cui avviene il fallo (indice di pericolosità dell'azione) dovrebbero essere, infatti, i criteri principali sui quali basare una espulsione per gioco violento.
Per Morganti, invece, non dovrebbe essere così. Verso la fine del primo tempo, nella fascia centrale del campo a una decina di metri dal limite dell'area di rigore, Diego ha subito un fallo da dietro da parte di Doni.
L'indice di pericolosità dell'azione, secondo noi, era medio alto: Diego da quella posizione può sempre inventare qualche assist.
L'indice di rischiosità per Diego, poi, era altissimo. Doni ha colpito ad altezza ginocchio il brasiliano. Inutile dire che il ginocchio è una parte del corpo del calciatore non protetta, oltre che una delle parti più delicate.
Volendo, si potrebbe aggiungere anche che nel fallo di Doni vi è un indice altissimo di cattiveria: il bergamasco non aveva nessuna possibilità di agganciare la palla, visto che era protetta dal corpo di Diego.
Nonostante tutto questo, Morganti non ha estratto un sacrosanto cartellino rosso.
Eppure, a parti invertite l'arbitro è stato fiscalissimo nel comminare un giallo a Cannavaro per un fallo innocuo e assolutamente non cattivo. Come mai questa discrepanza di giudizio?
Non vorremmo che Morganti si trasformasse nella famosa fata anche quando a sfoggiare la casacca neroazzurra non è la nota squadra di Milano.

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lunedì 9 marzo 2009

Geometrie variabili

Da che parte tira la sudditanza arbitrale?
Interessante constatare con quale metro di misura un arbitro internazionale ha arbitrato Juventus e Inter a poche settimane di distanza fra una partita e l'altra. Emidio Morganti da Ascoli ha arbitrato Catania-Juventus alla 23^ giornata di campionato.
Come dimenticarsi con quale facilità dopo 13 minuti di gioco il fischietto marchigiano ha estratto il secondo giallo per punire il primo intervento falloso di Iaquinta costringendo così la Juventus a giocare per ottanta minuti in dieci uomini.
E' la 27^ giornata quando Morganti arbitra Genoa-Inter. Balotelli cecchina con interventi da tergo prima Sculli, poi Criscito e da ultimo Juric. I falli sembrano oggettivamente più gravi di quello per cui Iaquinta fu sanzionato con il cartellino giallo. Ogni partita fa storia a sè, d'accordo, ma è alquanto strano un metro di giudizio così palesemente differente fra le due direzioni di gara da parte di uno stesso arbitro.

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