sabato 13 marzo 2010

Repubblica tra interismo e giustizialismo

Repubblica tra interismo e giustizialismo
Crediamo che ieri Repubblica abbia toccato il punto più basso della sua storia. Ci riferiamo alla perla di articolo di Emilio Randacio sulla prossima distruzione dei dossier illegali prodotti dalla security di Telecom Italia.

Ecco a voi uno stralcio del pezzo che a noi interessa particolarmente: "Non verranno così mai resi pubblici i dossier illegali sulla presunta «cricca» che legava la «Gea» di Luciano Moggi e i vertici arbitrali. Tra le carte processuali «cestinate», anche i report sull'ex direttore generale della Juventus, sul figlio Alessandro, sul capo dei designatori Paolo Bergamo, sull'ex giacchetta nera Massimo De Santis. Sospettati di ordire trame illecite per garantire successi al clan bianconero, questi signori sono stati pedinati e controllati dalla struttura Telecom per capire quale fossero i rapporti e i ruoli precisi di questa congiura. Vittima delle angherie del clan Moggi, ovviamente l'Inter, di cui la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico."

Come potete vedere, i dossieratori non sono dei signori (?) che hanno patteggiato la pena, ma dei cavalieri della giustizia, dei Charles Bronson che si industriano a vendicare le indifese vittime di non si sa quale angheria. Una roba da non credere. Un evidente ribaltamento della realtà: i boia diventano vittime, e le vittime diventano boia.
Innanzitutto va detto che non esiste nessuna cupola e nessuna cricca che legava la Gea ai vertici arbitrali. Questo non lo diciamo noi, questo lo dice un tribunale della Repubblica Italiana, che ha assolto la Gea da tutti gli addebiti contestati dai PM. La Gea era una società onesta, che come tante altre aziende contribuiva anche al benessere nazionale producendo ricchezza e pagando i dovuti tributi. Questa società dunque è due volte vittima. Una prima volta, come vittima di spionaggio illegale e una seconda, come vittima di un procedimento giudiziario che ha portato alla cessata attività. Questa è la situazione allo stato degli atti (processuali).

Per quanto riguarda il resto, vi è un processo in corso che valuterà se vi era un "clan Moggi", e una "combriccola degli arbitri". L'unica cosa certa è che nessuno aveva il diritto di istruire dossier su chicchessia. Fino a quando in Italia vi sarà democrazia, solo lo Stato può avere il "monopolio della forza", e il diritto di "amministrare la Giustizia" conducendo indagini.
Nessuno, neanche la Telecom, può arrogarsi un simile diritto. Senza contare il fatto, non di poco conto, che nessuno ha la benché minima garanzia che gli uomini della struttura deviata (?) che operava in Telecom conducessero le indagini ricercando la verità. Essendo i dossierati nemici loro, o dei loro capi, nessuno può avere la certezza che in realtà questi signori non mischiassero vero, verosimile e falso al fine di devastare l'immagine dei dossierati.
La differenza tra un'indagine condotta da organi dello Stato secondo la Legge, e un'indagine fatta da privati, e con metodi illegali, è che la seconda non dà alcuna certezza di terzietà e quindi di veridicità. Randacio questo non lo capisce, forse per mancanza di garantismo... o forse per eccesso di interismo?

Già. L'interismo.
Non si capisce perché questo giornalista, che confonde vittime e carnefici, parli dell'Inter come vittima della cricca di Moggi e ricordi che la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico dell'Inter. Forse l'inconscio di Randacio gli fa scrivere una verità che in tutti i modi si vuole nascondere? Ovvero Randacio, senza accorgersene, ci ha indicato quelli che forse, secondo lui, sono i mandanti di questi dossier?
A volte, a voler far passare qualcuno come vittima quando non lo è, si rischia di svelare verità sconvenienti.

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domenica 7 marzo 2010

A futura memoria

Preziosi in diretta ora su Sky: "Non abbiamo nessuna velleità, vogliamo solo fare bella figura, nel nostro casellario (tabella punti, ndr) ho messo "0", se riusciamo a prenderne meno dei 5 dell'andata sarebbe già un successo".
Come vedete questo è il modo di motivare la propria squadra prima della partita nell'era del nuovo calcio pulito. Vedremo (e commenteremo) tra due ore...

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martedì 2 marzo 2010

Una vita contro

Quanta ipocrisia, quanta ignoranza nelle parole dei soliti sedicenti juventini, sempre pronti a prendersela con Massimo Moratti, capziosamente, per ogni sua distrazione o debolezza, come direbbe il Materazzi. Questa volta i soliti professorini riscontrerebbero in questa misurata dichiarazione i germi dell'incoerenza e l'arroganza di chi non sa guardare in casa propria.
Adesso basta, però! Se la coerenza è mai stata un valore, e noi non lo crediamo, di sicuro non è un valore contemporaneo, anzi rappresenta la più bieca forma di resistenza all'onorevole coraggio di cambiare idea. E poi se non si conosce la storia, ripetiamo, è sempre meglio stare zitti. Che si fa più bella figura, come direbbe il Beccalossi.
In pochi sanno, infatti, che il presidente dell'Inter è una delle anime del movimento culturale transpartitico "Moralisti Contro il Moralismo", di cui è anche padre fondatore, insieme a personalità del calibro del Cardinal Ersilio Tonini, l'ex ministro Carlo Giovanardi, il giornalista Marco Travaglio, il Gabibbo e Italo Cucci, presidente in carica. Personalità diverse, unite da una battaglia comune: combattere i perbenisti, i bigotti, gli "scandalizzati" di professione, i censori della morale, i tribuni della plebe, tutti coloro che in nome di una presunta onestà personale si sentono in diritto di moraleggiare contro noi libertini di varia risma.
Una battaglia civile nata sullo sfondo di un movimento di opinione, la schizofrenia, nato negli Stati Uniti negli anni '30 ad opera del filosofo e scrittore inglese Aldous Huxley, trasferitosi in California per compiere esperimenti di parapsicologia sotto l'effetto di sostanze psicotrope. Più noto per i suoi studi sulla mescalina, Huxley fu, pochi sanno, lo scopritore della ketamina, il potente anestetico dissociativo. Annotava sul suo taccuino: "per effetto della dissociazione tra corpo e mente, è possibile mandarsi a cagare da soli".
Una scoperta epocale che influenzò le generazioni successive, in particolare il movimento hippie e quello interista. A entrambi aderì un giovane Moratti, con tutta la sua voglia di cambiare il mondo, o anche solo di vincere una Coppa Italia. Furono anni di formazione e di esperimenti, in cui a Milano giungevano droghe e intellettuali da tutto il mondo, non ultimo l'epistemologo inglese Roy Hodgson, pronipote di Huxley e ideatore del movimento "Perdenti Contro la Sconfitta" che, insieme a "Pornodive contro la Pornografia", fondato dall'attrice lecchese Molly Ratti, fu, si può ben dire, seminale, nell'educazione politica del giovane Massimo.
Fondamentale poi l'incontro con la moglie Milly, con cui nasce la piattaforma "Petrolieri Contro il Petrolio", al largo del Mar Caspio. L'incontro della vita è però quello con il santone uruguayano Alvaro Recoba, il guru di "Calciatori Contro Gli Allenamenti", che fa presto proselitismo alla corte del munifico Moratti, il quale raccoglie sotto la sua ala protettrice una quarantina circa di adepti, sostenendoli economicamente nella loro scomoda quanto rispettabile scelta di vita.
Questo è l'uomo.
Ma certo: invece di studiare la storia abbandoniamoci sempre ai soliti beceri luoghi comuni, figli della peggiore Italietta. Crescete, juventini, crescete, e vedrete che il vostro complesso di inferiorità morale nei confronti dei nerazzurri forse svanirà.

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sabato 27 febbraio 2010

La gallina Saras fa uova di pietra

Il tempo è padre della verità. E nessuno lo potrà negare, su ju29ro.com abbiamo detto in tempi non sospetti che la crisi economica avrebbe sistemato tante cose. Vi ricordate i bei tempi in cui tutti sviolinavano sulla magnificenza di Moratti e del suo mecenatismo? Vi ricordate i soloni e i farisei che dicevano (e dicono) che il deficit cronico dell'Inter non è un problema "tanto c'è Moratti che copre?"
Cari signori, dovete cambiare disco e inventarvene un'altro. La gallina dalle uova d'oro Saras sta iniziando a produrre uova di pietra. I ricavi registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 mln, la posizione finanziaria netta a fine 2009 è negativa per 533 mln e l'utile adjusted (leggi perdita) è di -55 milioni di euro circa. Di conseguenza il dividendo (le uova d'oro), per quest'anno, sarà pari a zero.

Ecco che, magicamente, gli anni ruggenti delle campagne acquisti faraoniche diventeranno un ricordo dei bei tempi che furono. Non solo, ci vuole poco a capire che ora ben difficilmente si troveranno delle banche disposte a finanziare operazioni spericolate come la compravendita del marchio. La garanzia implicita di Moratti svanisce, così come sono svaniti gli utili e i dividendi.
Personalmente, certo, Moratti può attingere al suo personale patrimonio, che immaginiamo sia notevole, ma francamente non crediamo che sia disposto a mettere a repentaglio la sua fortuna personale e il suo benessere per coprire le perdite folli del suo giocattolo. Certo i complimenti dei corifei delle gazzette sportive fanno senza dubbio piacere. Ma di complimenti non si vive. Senza contare che i voltafaccia dei giornalisti quando la buona sorte viene meno sono una costante della categoria. Da Sindona ad Angelo Rizzoli, di potenti prima incensati e poi oltraggiati dalla stampa, se ne contano a decine.

Noi facciamo una previsione: Maicon, e magari anche Balotelli, andranno via. Poi, certo, la stampa ci racconterà che l'italiano è milanista, e il brasiliano da un paio d'anni non è più lui. Quando leggerete queste cose, noi raccomandiamo di andare a rivedervi i bilanci della Saras del 2009. Le cose saranno più chiare.

Un'ultima cosa. Le intemperanze e il nervosismo interista di questo periodo, alla luce del bilancio della gallina dalla uova (ex) d'oro, appaiono più chiari. Lo scudetto non è uno sfizio, ma una necessità. Peccato che per riuscire a rimettere in sesto il bilancio, in casa Inter, di scudetti dovrebbero vincerne una decina di fila, e senza la Champions forse non basterebbero.
Benedetta crisi economica, quante cose ci fai capire!

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venerdì 26 febbraio 2010

Se la Cupola esiste...

... Bisogna capire però di che Cupola si parli. Le ipotesi sono due: o esiste la cupola di cui indirettamente parlano Mourinho e l'Inter, oppure ne esiste un'altra che agisce in direzione esattamente opposta.
Andiamo con ordine. Il giudice sportivo ha condannato a due giornate di squalifica Cambiasso per un'aggressione al sampdoriano Padalino. Dagli atti risulta che ad aver visto il fatto siano stati uno o più ispettori della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Dunque non siamo di fronte ad una situazione nella quale vengono riferiti fatti visti da terzi: i testimoni sono dei funzionari della Figc. Qualcosa di simile ad un arresto di rapinatori colti con le mani nel sacco direttamente dai Carabinieri.
E qui sorge il problema secondo la stampa: "La società blucerchiata, infatti, si sarebbe premurata di inviare una lettera ai giudici, nella quale sosteneva l’innocenza del centrocampista dell’Inter nel corso della rissa avvenuta nel sottopassaggio di San Siro, al termine della gara tra Inter e Sampdoria: secondo l’accusa mossa da Tosel, infatti, si faceva riferimento ad un pugno, con il quale l’argentino avrebbe cercato di colpire il doriano Padalino."
Ci pare ci sia poco da aggiungere, di fatto la Sampdoria dei petrolieri genovesi Garrone scagiona Cambiasso, perché il fatto non si è mai verificato.
Dunque, secondo la società dei Garrone e al di là di tutte le formule diplomatiche riportate nella lettera, i funzionari della Figc avrebbero dichiarato il falso.
Se fosse vero, secondo noi si sarebbe di fronte ad una situazione gravissima, in cui i funzionari della Federazione avrebbero falsamente accusato un giocatore di un club, distorcendo così la regolarità del campionato.
Oggi abbiamo avuto una prima risposta dagli organi giudiziari d'appello della Figc: la squalifica a Cambiasso è stata confermata. E allora secondo la corte la Samp ha spudoratamente mentito in relazione a quanto affermato nella lettera. Ma perché la Samp avrebbe mentito? forse per fare un favore all'Inter e a Cambiasso?
Secondo la Corte di Giustizia Federale, di fatto, siamo di fronte ad un caso di falsa testimonianza, visto che la lettera della Sampdoria sarebbe inattendibile. Appare evidente che in questo modo si sarebbe alterato il campionato a favore dell'Inter, non facendo scontare a Cambiasso la sacrosanta squalifica. Senza contare il fatto che, incidentalmente, si sarebbe attentato alla credibilità degli ispettori della Federazione e della giustizia sportiva.
Ripetiamo, non lo diciamo noi, lo dice la Corte d'Appello Federale che ha ritenuto non credibile la letterina della Sampdoria.

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giovedì 25 febbraio 2010

Lo svergognato di Setubal

Poteva mancare Calciopoli nelle recite settimanali di Mourinho? Chiaramente no, ieri lo SpaccOne di Setubal Calciopoli l'ha chiamata in causa: verosimilmente imbeccato dall'ufficio stampa, ha detto che lui per quello scandalo ha provato vergogna, s'è vergognato di guadagnare i soldi col calcio.

Qualche giornalista coraggioso gli ha già risposto ricordando lo scandalo dei "Fischietti d'oro" che, guarda caso, ha riguardato il Porto proprio l'anno in cui l'allenatore era Mourinho; quanto a noi, su quello scandalo eravamo già intervenuti, la vergognosa uscita dello spaccone ci consente ora di aggiungere qualche osservazione.

Data la precisione e la sofisticatezza delle recite di Mourinho, e visto che lui da sempre è maniaco dei dettagli dentro e fuori dal campo, non è pensabile che lui dei fischietti d'oro non abbia memoria; dobbiamo dedurre che di quello scandalo non se n'è vergognato, e non si vergogna. Ci auguriamo solo che non arrivi a vantarsi; vista la caratura del personaggio ne sarebbe anche capace.

In Portogallo la giustizia sportiva s'è mossa dopo che la giustizia ordinaria aveva ultimato le sue indagini, trovando testimoni e pistole fumanti (soldi e donne), e formulando le sue richieste di condanna. Forse i suoi collaboratori si sono dimenticati di dirglielo, ma in Italia le cose sono andate diversamente. Provi lo spaccone a farsi spiegare meglio la questione da Oriali; lui, dirigente e pregiudicato, è oltretutto esperto di come si possa trattare con la giustizia sportiva e poi patteggiare in Tribunale, riconoscendosi colpevole e finendo come premio in panchina.

La storia di Calciopoli è ancora lontana dalla conclusione, e quando sarà scritta la parola fine si vedrà più chiaramente chi deve vergognarsi e chi no. Quanto allo spaccone di Setubal, invece, lui va di corsa, magari pensa già al prossimo ingaggio multi milionario e non gliene frega di restare svergognato per quello che dice; verrebbe da dire, anzi, che più sbarella nelle sue recite e più l'ingaggio sarà milionario.

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mercoledì 24 febbraio 2010

Chi Sara(s) il colpevole?

Ritorniamo ancora sulla faccenda della quotazione della Saras in Borsa. Qualche giorno fa sono stati sentiti i fratelli Moratti, come persone informate sui fatti. Ora entra in campo Guido Rossi, una garanzia.
Il Professore patrocina la causa dei banchieri di JP Morgan, e assicura sulla loro dirittura morale. Non sono responsabili né di aggiottaggio né di falso in prospetto, perché il famoso prospetto informativo non lo avrebbero firmato loro.
Benone, dunque, i Moratti che hanno incassato i soldi non sono colpevoli perché loro non sapevano nulla, sapevano solo i banchieri. Ora, secondo Guido Rossi, non sono colpevoli manco i banchieri, nonostante ci siano anche alcune mail che confermerebbero le loro forti responsabilità (curiosa quella che dice che il prezzo deve "avere davanti un sei", anche perché qualcuno deve ripianare i debiti accumulati a causa di una squadra di calcio).
Ora, sarebbe curioso capire chi siano i colpevoli in questo giallo a sfondo finanziario, vista l'onestà acclarata dei fratelli Moratti e quella supposta dei banchieri.
Ci piacerebbe conoscere il parere in materia dell'illustrissimo ed autorevolissimo Professore. Chissà che l'assassino, anche in questo caso, non sia un ex ferroviere di Monticiano, o in alternativa le migliaia di risparmiatori che, in fondo, se si sono fatti truffare la colpa è loro che non sono attenti.

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martedì 23 febbraio 2010

Un Candido abbraccio

S'interessa poco di calcio l'ingegner Elkann, e così le poche volte che ne parla verrebbe voglia di ragionare su quello che dice; certo è un esercizio difficile, ma in fondo è lui che che dà le direttive sulla Juve, con le parole e con i fatti è lui che ha preso il posto che fu di Gianni e Umberto Agnelli.

Ieri era a Milano (si ricordava Candido Cannavò in una sala gremita di bella gente, come ricorda il premuroso Monti sul Corsera), e i giornalisti gli hanno posto domande sull'attualità del calcio e della Juve. Sull'attualità del calcio, e le manette di Mourinho in particolare, niente da dire: giusto il suo invito a stemperare i toni e ad essere costruttivi. Sull'attualità della Juve, se ascoltate l'intervista, sentirete la frase: "La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo". La Juve ha smesso di perdere e questo è un fatto molto positivo... e qui da dire ci sarebbe tanto: stemperare i toni va bene, ma ci aspettavamo un richiamo alle vittorie, quella frase sembra detta non dal presidente della Juventus vera, ma da quello di una società che lotta per non retrocedere.

Al di là delle parole, comunque, sono i fatti quelli che contano, specie in questo periodo in cui si gettano le fondamenta del prossimo campionato, e per la Juve ci sarebbe tanto da fare: il nuovo sponsor sulle maglie, nuovi acquisti per i ruoli dove la squadra, a detta di tutti, è debole, rosa da svecchiare, budget a disposizione degli operativi e chi più ne ha più ne metta.

Fatti, appunto, e non parole; ci vorrebbero dei fatti, come quelli che si vedevano ai vecchi tempi. Per esempio, sullo sponsor: la Fiat e i suoi amministratori hanno contatti con mezzo mondo, se non col mondo intero; è di pochi giorni fa la notizia che il Milan ha portato a casa un accordo importante: cosa si sta facendo alla Juve?

Oppure sul più che probabile deficit di bilancio: senza ispirarsi a quelle società che per anni hanno inventato plusvalenze e fatto debiti bruciando centinaia di milioni per ogni esercizio, si sta valutando come fronteggiare qualche anno di vacche magre? La Exor, per accennare la prima cosa che viene in mente, non potrebbe finanziare temporaneamente la Juve?

Da tifosi aspettiamo di veder quali fatti matureranno, però una cosa ci sembra chiara: se l'obiettivo che l'ingegnere ha in mente per la Juve fosse di non perdere, allora si può lasciare tutto com'è e interessarsi di pallone una volta ogni tanto (magari per farsi abbracciare da Moratti, si veda la foto); per vincere però, come dovrebbero aver insegnato Gianni e Umberto Agnelli, ci vuol ben altro.

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lunedì 22 febbraio 2010

Tre passi nel delirio

Lo sprofondo. Il calcio italiano ha perso quel poco di credibilità rimasta, precisiamo, non per colpa degli arbitri. Ma a causa della partigianeria dei suoi protagonisti, di giornalisti tromboni sempre pronti a rilanciare anche le peggiori stupidaggini, e di una Figc ormai suonata, bollita, sclerotizzata.

Primo passo nel delirio. Ecco Buscè che accusa Del Piero per un presunto tocco di mano in occasione dell'assist a Candreva: "Il rammarico è questo. Tra l'altro, la sconfitta è arrivata su un episodio dubbio: dal campo ho visto che Del Piero ha controllato il pallone con le mani prima di lanciarlo, e come me l'hanno visto un po' tutti; tra l'altro, arbitro e guardalinee erano anche vicini e lo stesso Del Piero ha lanciato un cenno a Portanova come per dire che avevamo ragione noi, ma se l'arbitro ha lasciato correre non poteva farci niente...", e ancora: "Secondo me era proprio lampante, plateale, praticamente Del Piero ha fatto un bagher pallavolistico, e a parti inverse l'arbitro avrebbe fermato l'azione".
Come definire se non delirante la dichiarazione di un signore che parla di evidente fallo, quando in realtà nessuna moviola, debitamente equipaggiata per l'occasione anche di lente d'ingrandimento, è riuscita a dimostrare l'irregolarità? Come può dire questo signore che hanno visto tutti, quando le immagini dimostrano che nessun giocatore del Bologna ha protestato per il fallo? Anzi, per la verità ha protestato uno solo, quello alle spalle di Del Piero e dunque proprio quello impossibilitato, per i naturali limiti fisici, a vedere. Eppure, come in una gabbia di matti, ognuno può dire quello che gli pare: ci sarà sempre qualcuno che per interesse sarà disposto a dar credito a qualsiasi cosa.

Secondo passo nel delirio. Apprendiamo che Sua Santità l'Onestissimo ha telefonato ad Abete per lagnarsi della prestazione dell'arbitro Tagliavento. E qui il fatto è grave. Se giocatori e tecnico dell'Inter possono essere umanamente giustificabili (o quantomeno compresi), visto che le loro reazioni sono comunque in parte da addebitare alla trance agonistica, il presidente no. Lui ha parlato a freddo, dopo aver visto e rivisto le cose, supponiamo, e dopo aver letto anche i buoni voti dati all'arbitro anche da giornalisti come Fabio Monti, che di certo nemici dell'Inter non sono.
Cosa vuole Moratti dalla Figc? Pretende che gli arbitri non facciano le cose secondo regolamento, ma secondo l'interesse della sua squadra? Pretende forse l'impunità per i suoi giocatori?
Eppure si dà ancora credito a questo personaggio, manco la sua parola fosse quella di una vittima. Forse in troppi hanno dimenticato che la sua società ha al suo interno un dirigente pregiudicato (per giunta per reati commessi nell'ambito dell'attività calcistica). E di tanto altro si potrebbe parlare, a partire dalle frequentazioni tra Facchetti e un arbitro in attività. Sia chiaro, non lo diciamo noi, lo ha ammesso Nucini medesimo di fronte ad un Tribunale della Repubblica Italiana. E scusateci se non ha la stessa autorevolezza della Gazzetta dello Sport. Ma forse proprio lì sta il punto: l'Inter vorrebbe arbitri come Nucini.

Terzo passo nel delirio. Apprendiamo che nel Processo che vede imputato Preziosi per frode sportiva, approdato ormai in Cassazione, l'avvocato difende il suo assistito dando un'altra interpretazione: Preziosi non si è comprato la partita, il suo era un "premio a perdere", e per giunta per legittima difesa, visto che al Genoa avevano capito che il Torino aveva promesso un premio a vincere. Una dichiarazione aberrante e pericolosissima. Le squadre dovrebbero sempre giocare per vincere, come la regola dello sport impone. Dunque, se passasse l'interpretazione che si può pagare una squadra affinché perda, sarebbe la fine dello sport. E la Figc che cosa fa? Ritira la sua costituzione come parte civile.

C'era una volta il campionato di Maradona, Platini e Zico. Ora c'è solo il teatrino di Moratti, Mourinho, Preziosi e Abete. Notate qualche differenza?

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martedì 16 febbraio 2010

Saras, che giustizia è?


Sabato sera, un po' alla chetichella, i fratelli Moratti sono stati ascoltati, in qualità di persone informate dei fatti dalla Procura della Repubblica di Milano sullo scandalo della quotazione in Borsa gonfiata della Saras.
Per questo reato alcuni banchieri sono sotto inchiesta per aggiotaggio, falso in prospetto e chi più ne ha più ne metta.
Per la verità però, e su questo nessuno può avere dubbi, i maggiori beneficiari dell'eventuale condotta fraudolenta possono essere solo i maggiori azionisti della società: i fratelli Moratti.
Naturalmente, per carità, nessuno si permette di mettere in dubbio la loro condotta. Però, da cittadini nel nome dei quali viene amministrata la Giustizia, ci permettiamo di avere qualche riserva sulla condotta dei giudici.
Per alcuni vale il teorema del "non poteva non sapere", per altri invece questo teorema non vale più.
Alcuni vengono intercettati e vedono alcuni propri peccati (attenzione, non reati) sbattuti sulla prima pagina dei giornali, e proprio in questi giorni ne abbiamo un'ennesima mirabile prova. Altri, invece, seppur i maggiori beneficiari di una condotta ritenuta fraudolenta, vengono considerati assolutamente immacolati.
Ma la Legge (e la sua applicazione) non era uguale per tutti?

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mercoledì 10 febbraio 2010

Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

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venerdì 29 gennaio 2010

Cronaca di una triste serata annunciata

Ieri sera, trascinato a forza dai miei figli, specie dal più piccolo (14 anni), sono andato a vedere la partita... ospite (sic!) di un main sponsor della squadra di casa.
Una delle grandi consolazioni, il catering messo a disposizione (a spese dell'onest'uomo che fa soldi con gli aumenti sulla benzina e con i contributi del Cip6), ma soprattutto, la più grande, quella regalatami dal mio Gianluca che, incurante del prefetto Lombardi e dei divieti cervellotici (robba loro) del Casms, ha sfoggiato senza tema e senza paura la sua sciarpa bianconera in mezzo a tanti interisti.
A me che gli raccomandavo di essere un po' più prudente, ha risposto che, sempre e dovunque senza paura, griderà al mondo di essere tifoso della Nostra!
Almeno, lui che è ragazzino, avrà il tempo per godersi una grande Juve, quando questi dirigenti (?) e mezza proprietà saranno stati cacciati per sempre con divieto a vita di entrare in uno stadio dove gioca la Nostra.
Per il resto, fatemi dire che, effettivamente, quello che ho visto ieri sera era un'accozzaglia di giocatori messi in campo senza idee, senza schemi e, soprattutto, senza quella vis agonistica che deve avere in primis chi indossa l'armatura bianconera!
Distratti, molli, spauriti, scarichi, basti vedere la prova di Candreva. Non sembrava proprio l'ultimo arrivato, da poco più di una settimana: era talmente ben integrato nella "squadra" da non sapere dove stare e che cosa fare con la palla, perfettamente confuso nella mediocrità generale.
Visto che l'altra squadra corricchiava anch'essa, sarebbe bastato un po' di nerbo in più, un po' di attenzione sulle azioni dei due gol che, anche con culo e con poco merito, la partita la si portava a casa.
Durante il ritorno in macchina, abbiamo messo su una specie di prociesso critico, alla bbiscardi per intenderci, e che cosa è venuto fuori? Che, dopo aver visto tutte le partite della Juve quest'anno, quello che abbiamo visto ieri è esattamente la summa, poco mirabile, della pseudosquadra di quest'anno, con gli stessi errori ripetuti come in un preciso schema, gli stessi atteggiamenti mentali, gli stessi movimenti (pochi) sballati.
In verità, non poteva andare diversamente; sarebbe stata la vittoria una specie di nuovo "Miracolo a Milano" a distanza di 50 anni ma, senza Paolo Stoppa e la Masina, chi lo faceva il miracolo?
Ho dato ai miei figli una speranza, concreta e reale: avranno la fortuna di vedere in futuro una Juve sicuramente migliore, perché misera come quella di quest'anno, sono convinto, loro non la vedranno mai più per tutta la loro vita!
Ad majora!
Vittorio

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mercoledì 27 gennaio 2010

Dite a Moggi che....

Moggi è una brava persona. Alle volte può apparire cinico, alle volte può apparire machiavellico, e altre volte ancora appare ingenuo. Sì, avete capito bene, abbiamo detto ingenuo.
Naturalmente quando parla da Direttore sportivo è tutt'altro che un ingenuo. Ha un intuito formidabile, e si accorge dei movimenti tellurici, anche minimi, del mondo del calcio.
Per esempio, ieri nel programma di Chiambretti ha difeso l'Inter e Mourinho dicendo che anche lui combatteva contro i poteri forti. Per poteri forti, naturalmente, si intende il potere politico del Milan di Galliani e Berlusconi.
Certo, è vero che la sua Juventus combatteva contro il Milan che ha senza dubbio un enorme potere sia mediatico che politico. Però è anche vero che la Juventus con quel Milan ha avuto in dialogo costruttivo. Poi, non dimentichiamolo, non risulta che il Milan abbia avuto a che fare con i pedinatori e i telefonisti che hanno contribuito a sbattere la Juventus in serie B, anzi, sebbene in misura minore, anche esso è stato coinvolto in quel pasticciaccio brutto di Farsopoli.
Sull'Inter, invece, non ci sentiamo di mettere la mano sul fuoco. E forse anche il collegio difensivo di Moggi la mano sul fuoco non la mette, infatti hanno richiesto la testimonianza di Moratti, Tronchetti e Tavaroli al processo napoletano. Chissà perché?
Certo, ci rendiamo conto che l'idea del Direttore (con la D maiuscola) sia quella di provare ad allargare la crepa formatasi tra Inter e Milan. Un modo di ragionare da perfetto politico dello sport. Peccato che Moggi non sia più il Direttore della Juventus. Purtroppo è un imputato per associazione a delinquere. Accuse risibili direte voi, ma di fronte ai Tribunali non si scherza. E di certo non si può sperare che Moratti, Tronchetti e Tavaroli, quando testimonieranno, scagionino Moggi grazie al suo intervento al Chiambretti Night. I signori interisti hanno tutto l'interesse che Moggi sia condannato, pena lo svilimento di questi anni di vittorie o presunte tali.
Dunque, diciamo a Moggi, con tutto l'affetto e la gratitudine che merita, di evitare dichiarazioni autolesioniste a favore di chi ha probabilmente un'ampia responsabilità nelle sue sfortune (lui stesso lo ha dichiarato in innumerevoli circostanze).
Caro Direttore, lei lo sa meglio di noi, chi tace campa cent'anni.

Drago di Cheb

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lunedì 25 gennaio 2010

Prima e dopo Calciopoli


Prima di Calciopoli Moratti si lamentava perché non gli facevano vincere gli scudetti nelle ultime giornate del girone di ritorno.
Poi arrivarono lo scudetto a tavolino festeggiato con la colf filippina, ed altri titoli senza lamentele da parte sua: le lamentele altrui venivano zittite al grido di "se sbagliano (in suo favore ), ora lo fanno in buona fede".
Ieri si è lamentato che non gli fanno vincere lo scudetto alla fine del girone di andata.
Le seghe della falegnameria di Corso Vittorio Emanuele (ex Via Durini) hanno ripreso l'attività a pieno regime.

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martedì 12 gennaio 2010

Moratti virtuoso... a parole!

C'è qualcosa che non torna nelle recenti dichiarazioni di Platini a la Repubblica. Come si concilia, infatti, la dichiarata presenza di Moratti tra i sostenitori del fair play finanziario con la recente querelle sui debiti dell'Inter, e soprattutto con le ultime operazioni di mercato nerazzurre?
Ricordiamo che le roi Michel ebbe a dire che solo uno sprovveduto avrebbe comprato una società pesantemente indebitata come l'Inter. La risposta dell'Inter non tardò ad arrivare, invitando Platini a verificare meglio le sue affermazioni. Evidentemente, nel frattempo, Platini avrà sentito Moratti, il quale Moratti, in base alle affermazioni di Platini, avrebbe abbracciato la lotta dell'Uefa verso la sostenibilità finanziaria del calcio: a partire dalla stagione 2012/2013 potranno infatti partecipare alle competizioni europee solo quelle società con bilanci i cui costi non eccedono i ricavi.
E però qualcosa non torna, il pareggio di bilancio si raggiunge in due modi: o si aumentano i ricavi o si tagliano i costi. In quanto ad aumentare i ricavi tutti ci provano, ma pochi ci riescono.
Nel caso dell'Inter l'incremento dovrebbe essere di notevole entità, su cifre comprese tra 150/200 milioni di euro, visti i deficit degli ultimi esercizi. La strada maestra sarebbe quella di ridurre i costi.
Una società di calcio riduce i costi principalmente tagliando gli stipendi. Ma Moratti non sembra intenzionato a seguire questa strada anzi, dopo il recente arrivo di Pandev (ingaggio da tre milioni di euro netti a stagione), sembrano imminenti nuovi arrivi, con ulteriore incremento del monte salario. Allora perché Platini dice che Moratti vuole il fair-play finanziario, se alla prova dei fatti va in tutt'altra direzione? Forse Platini ha fatto questa dichiarazione per lanciare un ultimo aut-aut a Moratti? Vedremo come finirà, se sarà Moratti a sistemare i conti (operazione molto difficile), oppure l'Uefa allargherà le maglie per non intrappolare qualche pesce grosso, sfoggiando qualche classica soluzione all'italiana che porti a cambiare tutto per non cambiare niente.

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sabato 2 gennaio 2010

Riprende la fiera dei sogni

Con l'anno nuovo riparte il mercato dei sogni. La Juventus è senza dubbio la società che dovrebbe risolvere le forti contraddizioni di una campagna acquisti estiva senza capo né coda. Compito alquanto arduo quello di Bettega, visto che sarà necessario trovare la quadratura con gli investimenti estivi. Ulteriori errori potrebbero rivelarsi fatali, compromettendo sia la stagione sportiva che il prossimo mercato, visto che non crediamo che l'azionista di riferimento conferirà risorse fresche in caso di ulteriore depauperamento del valore dei propri atleti. Dunque bisognerà acquistare tentando di rivitalizzare i pezzi pregiati acquistati a luglio da Secco.
Si parla di un regista, Ledesma, del sempreverde D'Agostino e del galactico (sic) Gago. Poi, forse, anche di un terzino sinistro. A proposito di terzini sinistri: per fortuna si parla di cessione in prestito di Molinaro in Spagna, altrimenti con l'arrivo del possibile nuovo acquisto saremmo a quota quattro in organico, roba da Inter dei tempi d'oro. Infine, parte il giovane Ariaudo per Cagliari. In bocca al lupo.

Pare evidente, comunque, che dopo la catastrofe della gestione Secco-Castagnini, a Bettega siano rimaste poche risorse sia in termini di danaro che di atleti da vendere. Nessuno pare disposto a prendere Tiago, mentre il procuratore di Giovinco continua a pestare i piedi contro il prestito del suo assistito. Sembra che Pasqualin preferisca la cessione (con buonuscita?) o al limite far attendere a Sebastian tempi migliori in casa bianconera. Anche in questo caso, l'impressione è che a Torino sia lacunosa la gestione dei calciatori (e dei loro procuratori), sulla falsariga di quanto avveniva in casa neroazzurra fino a qualche anno fa. Troppi preferiscono rimanere alla Juve se non vengono soddisfatti nelle loro richieste, sia in termini di destinazione che in termini di "liquidazione", basti pensare ai vari Tiago e Poulsen.

In casa Inter solo movimenti minori, almeno fino ad ora: Suazo al Genoa. Però dal punto di vista delle alleanze sembra di capire che il Genoa sia diventato un feudo di Moratti. Infatti già si parla di un accordo con Preziosi per il giovane talento, in comproprietà con il Bari, Ranocchia.
La possibile bomba per questa estate proviene sempre da Milano: Maicon al Manchester City e rilancio di Moratti che reinveste quanto ottenuto dallo sceicco per portare a Milano il talentuosissimo spagnolo Fabregas. Ora, sicuramente la bomba è più un desiderio degli interisti che un affare intavolato e, se è probabile che lo sceicco non batta ciglio di fronte alle richieste di Moratti per Maicon, è tutto da dimostrare che a Londra siano disposti a cedere Fabregas. Senza contare poi la concorrenza delle spagnole, sempre munifiche economicamente e con un parco giocatori da inserire nella trattativa tale da far ingolosire i Gunners.
Sia come sia, due cose sembrano chiare:
1) L'Inter vuole finanziare le sue operazioni vendendo i migliori giocatori, così come fatto con Ibrahimovic. Le spese folli sembrano finite anche a Milano.
2) Moratti è entrato a pieno titolo nel "grande gioco" tra le migliori società europee. Finalmente può trattare da pari a pari (o quasi) con i migliori d'Europa. Vedremo se ha "il manico".

Sotto questo aspetto, ritornando alla Juve, Bettega ha un altro duro compito: quello di riguadagnare posizioni nell'Olimpo del calcio europeo. Non abbiamo più giocatori da scambiare con le grandi società, e tanto meno abbiamo i soldi per competere con esse.
Un'altra delle mille sfaccettature del disastro del trio Blanc-Secco-Castagnini.

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sabato 19 dicembre 2009

Moratti & Moratti

No, non è una nuova sit-com, e nemmeno una docu-fiction, molto di moda in questi giorni.
È solo l'ultima piccola divergenza in seno alla famiglia Moratti, famiglia intesa in senso allargato, stiamo infatti parlando del sindaco di Milano e del presidente dell'Inter, i cognati più famosi di Milano.

La prima in una recentissima esternazione sostiene l'italianità nel mondo dello spettacolo: "In radio il 50% della musica italiana".
Il secondo, invece, ritiene che lotte del genere siano strumentali. Quando La Padania (quotidiano leghista) denunciò la presenza in campo per l'Inter di undici calciatori stranieri, rispose piccato: "Lo trovo un discorso strumentale e politicizzato. Ma non ci sono rimasto male, perché è un qualcosa che non ha niente di vero. C' è un modo di vedere lo straniero, cioé come manovalanza in sostituzione dei lavori più umili che gli italiani non vogliono più fare; oppure lo si può vedere con la parità di diritti che vuole la globalizzazione: per le merci è sicuramente così, per gli uomini si fa più fatica a pensarla in questo modo. Io comunque non riesco a vedere questa differenza tra italiani e stranieri, verso cui ho molto rispetto. Io penso che siamo tutti uguali, quindi non sento questa vergogna. I tifosi nerazzurri sono intelligenti, sanno benissimo che un fatto come quello degli undici stranieri non offusca assolutamente nulla."

Divergenze legittime per carità, non c'è nessuna norma che vieti all'Inter di giocare con undici stranieri, né tanto meno alle radio di suonare solo canzoni straniere. La cosa strana è che Moratti sindaco si faccia promotore di un'iniziativa finalizzata ad incrementare i prodotti italiani nel mondo dello spettacolo, e si dimentichi di avvisare il cognato che il ramo politico della famiglia non vede di buon occhio i troppi artisti stranieri. Forse durante il prossimo pranzo di Natale i Moratti dovrebbero parlarsi, e stabilire una linea comune per dirci chi dobbiamo scegliere: Pausini e Santon, oppure Springsteen e Zidane?

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mercoledì 9 dicembre 2009

Il silenzio degli innocenti

Dopo le dichiarazioni di circostanza del dopo partita di Juve-Inter, rilasciate dal capitano Zanetti e dal portiere Julio Cesar, chinatosi due volte a raccogliere la palla in fondo al sacco, l'Inter è tornata a Milano tra i silenzi imbarazzanti ed imbarazzati del suo comunicatore maximo, Josè Mourinho. Come tutta la dirigenza nerazzurra, si è chiuso in un rigoroso silenzio stampa che, probabilmente, perdurerà fino a stasera, vero crocevia della stagione nerazzurra.
Se non riusciamo a sentire le voci degli sconfitti di sabato, rimbombano invece le parole di un'icona interista come Sandro Mazzola, che esordisce dichiarando: "Se l'Inter perde, Mourinho se ne va", e poi conclude con una frase rivelatrice dell'umore in casa Inter: "Se il tecnico dell'Inter non vince la Champions uscendo in questo modo lui stesso chiederebbe la risoluzione consensuale del contratto. Sarebbe diverso invece non vincere la Champions perdendo una finale con il Manchester United o il Barcellona".
Voci di corridoio, rumors che però lasciano intendere il clima tutt'altro che rilassato alla vigilia della madre di tutte le partite contro il Rubin Kazan, mica pizza e fichi: "Non vedo crisi tra Mourinho e la dirigenza, cioè con il presidente. Conoscendolo, e dalle notizie che ho, non credo ci sia stata una lite o un diverbio. Credo che l'Inter debba fare quadrato perché è un momento che non sta andando molto bene".
Poco altro esce dalla bocca di Mazzola e, per sentire altre voci, tocca riguardarsi la partita ed ascoltare Bergomi mentre sentenzia che la Juve fa fatica a ripartire e che l'Inter è padrona del campo. Per chi non si accontenta, c'è da attendere stasera, ci sarà qualcuno che darà le indicazioni all'Inter, come è già successo nel ritorno da Torino: "Rallentare... Tra 500 mentri svoltare a destra, uscita San Siro!".

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lunedì 7 dicembre 2009

L'Inter come l'Alitalia?

Il dubbio non è nostro, a sorpresa è Fabio Monti (!) che sul Corsera ricorda che il flop di Torino dei nerazzurri non è il primo della stagione, aggiunge che sta salendo la paura per la partita di mercoledì e conclude che un'eventuale uscita dalla Champions vorrebbe dire un danno consistente per un club che "ha una rosa e una gestione da vecchia Alitalia".

Un accostamento sorprendente, visto che ancora poche settimane fa Monti scriveva che l'Inter aveva la fortuna del presidente mecenate, che la società non aveva debiti, che Platini prendeva un granchio a dire che solo uno stupido poteva pensare di comprare un club come quello di Moratti. Adesso questa specie di inversione ad U, per cui la gestione della società sarebbe un disastro.

A dire il vero sul Corriere s'era notato qualcosa di strano anche per il caso Maicon: quando l'Ufficio Stampa, e a seguire Moratti e Mourinho, aveva comunicato che si trattava di un misunderstanding (il fantasioso "vai tu, vai tu") proprio Fabio Monti aveva scritto che la società rischiava il ridicolo, non pensavamo però che si arrivasse a tanto con riferimento alla gestione, un tasto delicato che può far venire tanti brutti pensieri.

Ignoriamo se il Corsera sia sintonizzato con l'umore del mecenate Massimo, oppure Fabio Monti sia andato in confusione perché ha letto sul nostro sito l'intervista a Gianni Dragoni, piuttosto ci piace notare che sulla questione Maicon il giornale ci ha preso, e l'Inter ha fatto ridere i polli, e potrebbe prenderci anche riguardo la gestione.

In fondo in fondo, che dietro i bilanci dell'Inter ci sia un mezzo disastro (e qualche illecito sportivo da serie B) noi lo stiamo scrivendo e documentando da prima che esplodesse la crisi dell'Alitalia.

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mercoledì 25 novembre 2009

Non vi leggo più: addio!

Come tutte le mattine sono andato in edicola a comprare "la Repubblica". Una vecchia e mai abbandonata abitudine la mia, risalente ai tempi in cui sedevo nei banchi di scuola. In fondo è un omaggio alla benemerita e amatissima professoressa di italiano, che mi ha fatto conoscere questo giornale.
Non nego l'eccitazione, ero curioso di leggere come era stata commentata l'Assoluzione (con la A maiuscola!!) della Juventus della Triade per i fatti del bilancio dibattuti al Tribunale di Torino.
Certo gli spunti non mancavano: dall'assoluzione perché "il fatto non sussiste" dei "mostri" della triade, fino alla ignominiosa figura della Montelkaniana che voleva patteggiare un reato mai commesso, pur di continuare a spalar letame sulla vecchia Juve.

Apro il giornale, e con mia somma sorpresa scopro che la notizia era data a pagina 69, la penultima, su una sola mezza colonna. L'articolino, dalle dimensioni di tre necrologi, era a firma Sarah Martinenghi, giornalista a me sconosciuta, probabilmente una giovane assunta con uno di quegli odiosi contratti a cottimo che tutti, a parole, dicono di combattere.
I caporioni della redazione sportiva, da Gamba a Crosetti fino a Mensurati, avevano altro da fare, probabilmente.
Una cosa tristissima e miserabile, ma non sapevo che il peggio delle pagine sportive doveva ancora arrivare. Infatti, a pagina 67 ecco un grosso articolo di Fulvio Bianchi che dà conto di come Moratti sia "sempre più seccato" per i comportamenti della Figc. In particolare, all'onestissimo ex consigliere della Telecom dà fastidio la mancata squalifica del campo della Juventus per i cori a Balotelli, e la doppia giornata di squalifica a Maicon per i fatti di Bologna. Ovviamente a nessuno passa manco per la testa di dire chiaro e tondo che la squalifica del campo della Juve era una pretesa abnorme, visto che i deprecabili insulti a Balotelli non avevano nessuna connotazione razziale (come certificato anche da uno che il razzismo lo ha sempre combattuto, Clarence Seedorf).
Nessun commento neanche in relazione alla pretesa di uno sconto per la squalifica per Maicon. Perbacco, eppure il codice e le precedenti decisioni del Giudice Sportivo parlano chiaro: insulti a un componente arbitrale uguale due giornate di squalifica, MA-TE-MA-TI-CO!!
Pure Fulvio Bianchi mi ha deluso clamorosamente, la mia incavolatura non può che aumentare.
Decido, a questo punto, di leggere il pezzo di Emanuele Gamba. Caspita, almeno sul pezzo di presentazione alla partita ci sarà un po' di obiettività, o no? Sbagliato, lo schizzo di veleno non può mancare. E per di più, siamo di fronte ad un inedito. Infatti Emanuele Gamba, ricordando la partita di ritorno tra Bordeaux e Juve del 1985, riesce a scovare presunti aiuti arbitrali alla Juventus. Sì, è vero, il sottoscritto nel 1985 aveva i calzoni corti e quindi non ricorda questi presunti aiuti, però bisogna dire che non ne ho mai sentito parlare, sebbene sia circondato da antijuventini abituati a rastrellare qualunque cosa nelle fogne dell'invidia.

A questo punto non mi è rimasto che buttare il giornale nel cestino della spazzatura. Non vi comprerò mai più. Non vi leggerò mai più. Non mi mancherete. Di una cosa però sono sicuro: a voi, i miei soldi, mancheranno. Oh, se vi mancheranno.

Drago di Cheb

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lunedì 23 novembre 2009

Fuck you!


A Bologna Moratti non c'era, e quindi sulla espulsione di Maicon riferisce oggi sui giornali quello che gli hanno raccontato; e così dal Corsera apprendiamo che Branca ha portato Maicon a giustificarsi da Rosetti nel dopo-partita, mentre Repubblica spiega in dettaglio quello che secondo Moratti è stato un "misunderstanding".

Non è vero, dice Moratti (perché glielo ha detto Branca) che Maicon ha detto delle parolacce, lui ha detto solo "vai tu, vai tu", è il segnalinee Ayroldi che ha capito male, ci ha messo della malizia ed ha sentito "fuck you, fuck you". Versione dei fatti riportata, tra le risate generali, a 7 Gold sabato sera dal giornalista Tramontana, che era a Livorno, verosimilmente con Scarpini, e riproposta oggi da Repubblica, messa in bocca a Moratti.

Ci è capitato spesso, sul sito e sul blog, di raccontare le tragicomiche arrampicate sugli specchi messe in piedi nell'ambiente interista, ma un affare del genere ci sembra superi l'immaginazione, e dà seriamente da pensare su Branca e l'ufficio stampa, su Moratti e sull'Inter.

Preferiamo, per evitare le accuse di essere tifosi, segnalare che Fabio Monti (proprio lui!) sul Corsera scrive oggi che è una "ricostruzione fuorviante", che "il labiale di Maicon non si presta ad equivoci", e che "una società come l'Inter avrebbe fatto meglio a scegliere la via del silenzio invece di difendere l'indifendibile".

Non sappiamo i motivi di questa "conversione" di Monti (vorrà prendere il posto di Scarpini?), siamo invece certi che solo una società come l'Inter, e i personaggi che ci girano attorno, alla Branca e alla Oriali, potevano arrivare a proporre una roba del genere, e solo un presidente come Moratti poteva avere lo stomaco di riproporla ufficialmente in tv e sui giornali.

Adesso aspettiamo il Giudice Sportivo; se dalle sue decisioni dovessimo capire che l'intervento di Moratti, nella sua tragicomicità, è risultato una specie di ordine, ci sarebbe da gridare tutti insieme (dalla Valle d'Aosta, fino a Roccella Jonica) un bel "fuck you", forte e senza possibilità di equivoci, a tutto il carrozzone del calcio, partendo da Abete, proseguendo con Branca e poi andando in ordine alfabetico fino a quando se ne trova ancora uno.

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giovedì 19 novembre 2009

La seconda stella

Attenzione, attenzione. Lor signori gli onestissimi pretendono la seconda stella. Rivendicano pure lo scudo del cinque maggio, e quello del presunto fallo di Iuliano su Ronaldo.
Non staremo a ripercorrere le cronache di quegli anni per spiegare quanto sia pretestuosa e impudente la richiesta. Basta ricordare che il loro miglior fuoriclasse (prrrrr! Cit. Totò) giocava con un passaporto falso, e guidava con una patente rubata alla motorizzazione di Latina.
Ciò che fa specie è che a veicolare simili richieste sia stato il canale tematico dell'Inter stessa. Dunque la cosa sa tanto di minaccia alla Federcalcio, che è invitata a non lasciar passare le pretese di Blanc, se non si vuole rischiare una "guerra delle stelle" tra Juve e Inter.

Bene. In fondo l'Inter ha ragione. Nessun juventino deve pretendere arbitrariamente nulla (altrimenti saremmo interisti). Molto meglio aspettare le risultanze dei processi su Calciopoli a Napoli, e sullo spionaggio Telecom a Milano. La verità allora sarà evidente a tutti.
Loro non possono di certo sperare in nessuna sentenza. Possono solo sperare in un nuovo intervento di un Guido Rossi.

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giovedì 12 novembre 2009

Juve: un bilancio da Champions

Qualche giorno fa il Sole 24 Ore aveva illustrato la grave situazione del bilancio dell'Inter (sul sito abbiamo titolato su "Moratti in mutande"), ieri è arrivato il comunicato del CdA della Juve sul rendiconto trimestrale (luglio-settembre 2009), ed è come passare dalla notte al giorno. Intanto perché i conti sono in miglioramento rispetto a quelli già buoni dell'anno prima, nonostante gli investimenti di questa estate, e segnano un utile netto di 5,6 milioni, ma soprattutto per una indicazione di fondo.

L'articolo del Sole metteva in guardia dicendo che un'azienda "si considera solida se i debiti finanziari netti non eccedono il patrimonio", e sottolineando che l'Inter aveva un totale di debiti netti vicino ai 400 milioni e un patrimonio netto negativo (per questo abbiamo parlato di Moratti in mutande); dal comunicato sulla trimestrale della Juve, invece, si ricava che la posizione finanziaria netta è positiva (più crediti che debiti), e il patrimonio netto è aumentato arrivando a 107 milioni (senza stadio di proprietà pensiamo che sia un piccolo record). Una società quindi, la Juve, più che solida, un bilancio davvero da campioni.

A proposito di campioni, il CdA della Juve stima che l'intero esercizio 2009-10 possa chiudere in pareggio (e questo sarebbe già un successo), e che dipenderà dal cammino che la società riuscirà a fare nella Champions dove, come sappiamo, girano milionate di euro per ogni turno superato.

E così si arriva al punto centrale della gestione della Juve, che i redattori di questo blog hanno sottolineato tante volte: il bilancio è così a posto che la società potrebbe fare altri investimenti, li potrebbe fare anche a gennaio; con la conseguenza, non da poco, che se fossero investimenti azzeccati avrebbero subito un ritorno, magari un turno in più superato nella Champions e quindi i milioni di euro che ne deriverebbero.

Stando ai giornali, il presidente Blanc dice che la Juve è a posto con questa rosa, e noi siamo d'accordo con questa dichiarazione anche perché, come ha insegnato la gestione precedente, gli acquisti si fanno senza preannunciarli sui giornali o dibattendoli in comitati societari. Speriamo però che, nel frattempo, in casa Juve si ragioni a fondo sulla questione; si ragioni sì di bilancio, com'è giusto, ma si ragioni anche di rosa e di risultati.

Nel campionato dei bilanci siamo anni luce davanti a tutti, adesso tutti i tifosi bianconeri vogliono giustamente non solo un bilancio, ma una Juventus da Champions.

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martedì 10 novembre 2009

I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!

Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.

Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.

Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.

La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.

Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.

Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.

In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.

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venerdì 6 novembre 2009

Debiti? quali debiti?

Quando Platini ha parlato della vergogna dei debiti delle squadre inglesi, il segretario della Football Association ha convocato una conferenza stampa ed ha elencato i debiti della Premier, società per società (la Gazzetta dello Sport del 9 ottobre 2009 ci ha dedicato una paginata); aspettando la conferenza di Beretta (ancora non sarà sufficientemente preparato?), ricordiamo cosa era venuto fuori in Inghilterra.

Era venuto fuori che qualche società i debiti ce li aveva col proprietario (700 milioni del Chelsea con Abramovich), che molte società avevano fatto il mutuo per lo stadio, che in qualche caso era roba da ingegneria finanziaria relativa all'acquisto della società (il caso del Manchester United); c'erano, cioè, situazioni diverse in un contesto complessivo non allarmante, perché in generale la gestione ordinaria non presentava problemi, e parecchie società chiudevano in utile. C'è stato un bel dibattito in Inghilterra, e alla fine la F.A. ha deciso addirittura di anticipare i tempi rispetto all'ipotesi Uefa del fair play finanziario: Platini lo ipotizza fra tre anni, gli inglesi alcune misure che vanno nella stessa direzione le adotteranno fin da subito.

Londra non è Roma, e da noi non è successo niente. Per essere precisi, anzi, è successo che Petrucci, Abete e Matarrese hanno detto che da noi tutto era a posto, la Gazzetta non ha pubblicato nessuna tabella, il Corsera ha continuato a scrivere che Moratti sana i passivi di bilancio, e un sottosegretario davanti agli esperti dell'Uefa ha dichiarato che come fa i controlli la Covisoc in Italia non li fa nessuno (!!!).

Barzellette da far ridere mezza Europa, e situazione che si può riassumere oggi nel melodramma della Roma. Mentre Unicredit sta mandando gli ufficiali giudiziari a pignorare i beni della famiglia Sensi per recuperare i 330 milioni ancora da esigere sui debiti contratti per arrivare allo scudetto, la società giallorossa, quando fa i comunicati di bilancio, continua a parlare di gestione risanata e i giornali scrivono che la A.S. Roma non ha debiti con le banche. Si dimenticano, i giornali, di scrivere che sopra la Roma c'è Roma 2000, e sopra ancora Italpetroli, che di sotto c'è la società proprietaria del marchio della "maggica" e un'altra che gestisce il patrimonio (?) immobiliare; si dimenticano cioè di guardare se per caso i debiti della Roma non siano appostati da un'altra parte, visto che ci sono e 330 milioni non sono bruscolini.

Ci fosse stato un dibattito anche in Italia, come in Inghilterra, adesso saremmo tutti d'accordo che bisogna leggere non il bilancio della società di calcio, ma quello consolidato, come peraltro è previsto dalla normativa Covisoc; saremmo anche d'accordo, e lo richiede la normativa Uefa per concedere la licenza per la Champions, che quando una società di calcio fa capo ad una scatola cinese che possiede solo quella (è il caso dell'Internazionale Holding del signor Massimo Moratti, che possiede solo l'Internazionale F.C.), bisogna fare il consolidato partendo dalla scatola cinese. Altrimenti, come succede per la A.S. Roma, i debiti ci sono, ma la Covisoc, le gazzette e i corrieri fanno finta di non vederli (mentre l'Uefa li vede per davvero); debiti, per esempio, a carico delle controllate (per il marchio, per qualche leasing immobiliare, per qualche altra operazione di ingegneria finanziaria), oppure debiti fatti dalla scatola cinese per avere risorse da anticipare alla società di calcio, oppure ancora debiti come quelli che il Chelsea s'è scoperto avesse con Abramovich o, più in generale, debiti con terzi di qualunque natura, come previsto dalle Norme Organizzative Interne Federali.

Rispetto al dibattito che non c'è stato, la nostra Associazione s'è portata un po' avanti, anche perché la situazione della nostra serie A era (ed è) molto più grave di quella della Premier inglese, e sul sito c'è un'intera sezione Bilanciopoli dedicata all'argomento. Senza vantarci più di tanto, suggeriamo qualche spunto per quando ci sarà la conferenza stampa di Beretta, oppure per quando la Gazzetta farà la paginata come quella sul calcio inglese, con riferimento in particolare alla disputa dell'Inter con Platini: quanti e quali debiti risultano nel consolidato dell'Inter? La Covisoc, secondo le direttive Uefa, ha consolidato partendo da Internazionale Holding? L'Inter partecipa al campionato e alla Champions pur avendo, come ha scritto il Sole 24 Ore, un patrimonio negativo?

E a proposito di scatole cinesi, poniamo infine con forza un altro interrogativo: come ha sanato Moratti i passivi dal 2006 al 2008? Che ruolo ha avuto Inter Capital per sistemare, solo sulla carta come è stato autorevolmente scritto, quei passivi? Non siamo davanti a quello che un prestigioso professore della Bocconi ha definito come "illecito tollerato" delle società di calcio? E se è così, non deve attivarsi qualche Procura?

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giovedì 5 novembre 2009

In difesa della Juventus

Negli ultimi giorni hanno tenuto banco due argomenti più o meno indirettamente collegati con l'Inter. Da un lato, con la recente approvazione dei bilanci delle società e con le dichiarazioni di Platini abbiamo parlato del cosiddetto fair play finanziario. Dall'altro, il processo Telecom con il dossieraggio illecito che coinvolge anche Vieri, in quanto spiato, e l'Inter in quanto presunto committente.
Tra gli articoli postati sul sito ed i commenti dei lettori non vorremmo che sfuggisse un fatto molto importante.

Non ci sta simpatica la squadra che si è appropriata di uno degli scudetti strappati alla Juventus.
Non ci sta simpatica la squadra il cui ex consigliere ha giudicato tre anni fa la Juventus, togliendole due scudetti e spedendola in serie B sulla base del sentimento popolare.
Non ci sta simpatica la squadra che gode dei favori di tutta la stampa, e di un occhio di riguardo negli arbitraggi.
Non ci sta simpatico il presidente che continua a professarsi onesto, nonostante le condanne patteggiate in passato da suoi dipendenti ed i reati caduti in prescrizione.
Non ci sta simpatico il presidente che non perde occasione per rivendicare altri scudetti che avrebbe perso solo per colpa della nostra "banda di truffatori".
Non ci sta simpatico il presidente che ha fatto pedinare e raccogliere informazioni su calciatori, e forse anche arbitri e dirigenti.
Non ci sta simpatico il tifoso interista medio, che "se la giuve vince è perché ruba".

Tuttavia...

Non ci interessa particolarmente vedere l'Inter in B, e Moratti in galera.

Quello che vorremmo è soltanto che tutti la smettessero di pontificare, e di sentirsi in diritto di insultare la Juventus, la sua storia ed i suoi uomini. Perché non tutti sanno perdere, e quando l'avversario ti sconfigge è umano prendersela a male, ed anche sospettare che abbia barato. Però certi pensieri una volta c'era la decenza di tenerli per sè, ed oggi invece sulla Juve più spari e più sei bello. Ed evidentemente c'è chi di livore negli anni ne aveva accumulato proprio tanto; tanto che ormai sulla Juventus si spara a prescindere, quando vince e quando perde, e pure quando non gioca. E non è questione di stile, è questione di meschinità.

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mercoledì 4 novembre 2009

Senti chi parla


Sull'Inter arrabbiata con Platini per la faccenda dei debiti (che ci sono, ma non si vedono) scrive la Repubblica che s'è innescato un "contenzioso che dovrà essere chiarito". Lo seguiremo con attenzione, anche per mettere a confronto quanto scriveranno i giornali con quello che risulta dai bilanci di Internazionale F.C., Internazionale Holding, Inter Brand e Inter Capital da noi tante volte citati negli articoli sul nostro sito.

Intanto vorremmo far notare che la polemica con Platini non la fa Moratti in persona ma, per delega, Ernesto Paolillo, amministratore delegato e direttore generale dell'Inter, cioè il regista finanziario di tutto il carrozzone nerazzurro, quello che ogni anno fa i conti (è stato direttore generale alla Popolare di Milano, e quindi è del mestiere) e dice a Moratti di quant'è l'assegno che bisogna firmare (e Moratti, da buon mecenate, lo firma).

In parole povere, Paolillo dice che Platini non è esperto di bilanci e quindi ha parlato a sproposito; noi invece, in parole ancora più povere, vorremmo far notare che Paolillo è molto esperto di bilanci, tanto da far comparire anche risorse che non ci sono, le famose plusvalenze fittizie, quelle che, a leggere i regolamenti Figc, farebbero rischiare anche la serie B.

Paolillo è arrivato all'Inter nel 2005 (prima aveva fatto un po' di allenamento allo Spezia, su incarico di Moratti) e, neanche a farlo apposta, in due anni l'Inter ha accumulato quasi 400 milioni di passivo. Sapete cosa ha fatto Paolillo? Prima s'è inventato la discutibile compravendita del marchio, poi s'è inventato la autorivalutazione della società grazie al cilindro magico di Inter Capital, e così Moratti quando, da buon mecenate, ha dovuto firmare gli assegni ha fatto un bel risparmio (300 milioni a non esagerare), come ha fatto notare anche il Sole 24 Ore.

Dicevamo che seguiremo gli sviluppi del contenzioso dell'Inter con l'Uefa di Platini, perché adesso dovrebbe venir fuori, se i giornali faranno il loro dovere, come è riuscita l'Inter di Moratti a pagare le spese vere, per esempio i super-ingaggi di Ibra e Mancini, con i soldi "inventati" da Paolillo.

Noi un'idea ce l'abbiamo, aspettiamo che corrieri e gazzette mandino in avanscoperta i loro kamikaze e diremo la nostra. Intanto ribadiamo una convinzione già altre volte motivata: in base ai regolamenti sportivi, nei bilanci dell'Inter ci possono essere illeciti sanzionabili anche con la serie B. E dato che si tratta di illeciti non ancora prescritti, ci auguriamo che gli sviluppi del contenzioso siano belli aperti e trasparenti (come Paolillo assicura che sono i bilanci dell'Internazionale), e possano interessare qualche Procura (Federale e non solo).

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martedì 3 novembre 2009

Le ragioni di Platini e quelle dell'Inter

In fondo, se un simpatizzante della Germania nazista ci spiegasse che la seconda guerra mondiale fu scatenata a causa dell'attacco anglo-francese alla Germania, non potremmo dargli tutti i torti: formalmente, il nostro interlocutore avrebbe ragione.
Infatti furono la Francia e l'Impero Britannico a dichiarare guerra alla Germania.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.

Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.

Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.

Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.

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domenica 1 novembre 2009

Rivoluzione falce e barile

E' passata un po' sottotraccia, ma nel giorno dell'Assemblea degli azionisti dell'Inter, il Presidente Moratti ha annunciato una piccola grande rivoluzione: evidentemente i sanguinosi conti dell'Inter fanno riflettere, ormai, anche un benefattore (dei milionari) come lui.
Ecco cosa ha dichiarato: "Nell'Inter abbiamo deciso una rivoluzione. Che parte da una riorganizzazione. Anche trasferendoci nella nuova sede di Corso Vittorio Emanuele abbiamo ottimizzato le risorse umane. Ma chiaramente bisogna incidere sui costi di calciatori e tecnici. Abbiamo scelto che d'ora in poi tutti i contratti, sia quelli nuovi sia quelli che saranno rinnovati (il primo Julio Cesar ndr), avranno una struttura molto diversa. Ci sarà una parte con un minimo garantito di livello per la qualità degli straordinari campioni che abbiamo, in campo e in panchina. Ma di livello considerevolmente inferiore rispetto ai contratti attuali. E ci saranno sostanziosi premi già definiti a seconda dei titoli che mi auguro conquisteremo. In questa maniera miglioreremo la salute dell'Inter e offriremo nuovi incentivi ai tesserati".

Il modello è, ovviamente, interessante e tra l'altro molto simile a quello che provarono ad applicare in casa Juve ai tempi della Triade. Sfortunatamente crediamo che, almeno nel breve periodo, la "rivoluzione" indebolirà la squadra. Lo diciamo perché saranno ancora più allettanti per le star le sirene del campionato spagnolo e del campionato inglese, dove gli ingaggi risultano più alti e meno legati ad un evento aleatorio, come per esempio una vittoria in coppa. Questo è ciò che abbiamo pensato quando abbiamo letto la notizia.
Però, dopo ventiquattr'ore abbiamo appreso che Mancini, per rescindere il suo contratto, è stato letteralmente ricoperto d'oro (nero?) dal nostro petroliere preferito.
Le rivoluzioni non si fanno in pizzeria. Tanto meno nelle assemblee degli azionisti di una delle ditte di un petroliere. E questo, a leggere Marx (ma anche la Thatcher), sarà per l'Inter un grosso problema.

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