Repubblica tra interismo e giustizialismo

Ecco a voi uno stralcio del pezzo che a noi interessa particolarmente: "Non verranno così mai resi pubblici i dossier illegali sulla presunta «cricca» che legava la «Gea» di Luciano Moggi e i vertici arbitrali. Tra le carte processuali «cestinate», anche i report sull'ex direttore generale della Juventus, sul figlio Alessandro, sul capo dei designatori Paolo Bergamo, sull'ex giacchetta nera Massimo De Santis. Sospettati di ordire trame illecite per garantire successi al clan bianconero, questi signori sono stati pedinati e controllati dalla struttura Telecom per capire quale fossero i rapporti e i ruoli precisi di questa congiura. Vittima delle angherie del clan Moggi, ovviamente l'Inter, di cui la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico."
Come potete vedere, i dossieratori non sono dei signori (?) che hanno patteggiato la pena, ma dei cavalieri della giustizia, dei Charles Bronson che si industriano a vendicare le indifese vittime di non si sa quale angheria. Una roba da non credere. Un evidente ribaltamento della realtà: i boia diventano vittime, e le vittime diventano boia.
Innanzitutto va detto che non esiste nessuna cupola e nessuna cricca che legava la Gea ai vertici arbitrali. Questo non lo diciamo noi, questo lo dice un tribunale della Repubblica Italiana, che ha assolto la Gea da tutti gli addebiti contestati dai PM. La Gea era una società onesta, che come tante altre aziende contribuiva anche al benessere nazionale producendo ricchezza e pagando i dovuti tributi. Questa società dunque è due volte vittima. Una prima volta, come vittima di spionaggio illegale e una seconda, come vittima di un procedimento giudiziario che ha portato alla cessata attività. Questa è la situazione allo stato degli atti (processuali).
Per quanto riguarda il resto, vi è un processo in corso che valuterà se vi era un "clan Moggi", e una "combriccola degli arbitri". L'unica cosa certa è che nessuno aveva il diritto di istruire dossier su chicchessia. Fino a quando in Italia vi sarà democrazia, solo lo Stato può avere il "monopolio della forza", e il diritto di "amministrare la Giustizia" conducendo indagini.
Nessuno, neanche la Telecom, può arrogarsi un simile diritto. Senza contare il fatto, non di poco conto, che nessuno ha la benché minima garanzia che gli uomini della struttura deviata (?) che operava in Telecom conducessero le indagini ricercando la verità. Essendo i dossierati nemici loro, o dei loro capi, nessuno può avere la certezza che in realtà questi signori non mischiassero vero, verosimile e falso al fine di devastare l'immagine dei dossierati.
La differenza tra un'indagine condotta da organi dello Stato secondo la Legge, e un'indagine fatta da privati, e con metodi illegali, è che la seconda non dà alcuna certezza di terzietà e quindi di veridicità. Randacio questo non lo capisce, forse per mancanza di garantismo... o forse per eccesso di interismo?
Già. L'interismo.
Non si capisce perché questo giornalista, che confonde vittime e carnefici, parli dell'Inter come vittima della cricca di Moggi e ricordi che la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico dell'Inter. Forse l'inconscio di Randacio gli fa scrivere una verità che in tutti i modi si vuole nascondere? Ovvero Randacio, senza accorgersene, ci ha indicato quelli che forse, secondo lui, sono i mandanti di questi dossier?
A volte, a voler far passare qualcuno come vittima quando non lo è, si rischia di svelare verità sconvenienti.
Etichette: Calciopoli, dossier, Farsopoli, Inter, Moggi, Moratti, Pirelli, processo Telecom, repubblica, spionaggio, Tronchetti





























