lunedì 15 marzo 2010

Shpalman Ziliani



"Ed è arrivato Shpalman che spalma la merda in faccia/ aiuto arriva Shpalman che tutti spalmerà..."

Suonava così il ritornello di una memorabile canzoncina di qualche anno fa. Sfortunatamente il ritornello ci è ritornato alla mente. Del resto gli Shpalman a questo mondo non mancano, figuriamoci poi nel carrozzone del mondo del calcio.
Ieri, per esempio, nella trasmissione sportiva di Rete4 Controcampo ad una certa ora sono arrivate le classiche pagelle di Ziliani. Che per spalmare spalma. Però non tutti. Ha un bersaglio preferito: la Juventus.
Vi riportiamo testualmente ciò che ha detto ad un certo punto: "Malesani non è l'unico allenatore del Siena ad aver preso tre gol in otto minuti (...) in uno spassoso Juventus-Siena del 2006 De Canio, tecnico Gea, riuscì a prenderne tre in otto minuti schierando Molinaro e Legrottaglie."

L'allusione ad una combine pare evidente, lo spalmatore infatti sottolinea che De Canio era un tecnico Gea, ovvero la società di procuratori che, a detta di una visione della Procura romana smentita poi totalmente dai giudici, era di fatto un'associazione per delinquere finalizzata all'illecita concorrenza.
Aldilà del fatto che i giudici hanno considerata falsa come il passaporto di Recoba l'ipotesi d'accusa, fa specie l'assoluta scorrettezza nell'allusione a comportamenti scorretti di persone manco lontanamente sfiorate dal sospetto di illeciti. Ma soprattutto impressiona negativamente il modo allusivo con cui si insinua il sospetto al fine, ipotizziamo, di evitare querele.
Al mondo non esistono dunque solo gli Shpalman, esistono anche gli Shpalman subdoli.
A tutti gli Shpalman del calcio consigliamo però di fare attenzione, perché si può anche cadere nelle cisterne dove si prende la materia prima per poter svolgere il proprio lavoro. Auguri!

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sabato 13 marzo 2010

Repubblica tra interismo e giustizialismo

Repubblica tra interismo e giustizialismo
Crediamo che ieri Repubblica abbia toccato il punto più basso della sua storia. Ci riferiamo alla perla di articolo di Emilio Randacio sulla prossima distruzione dei dossier illegali prodotti dalla security di Telecom Italia.

Ecco a voi uno stralcio del pezzo che a noi interessa particolarmente: "Non verranno così mai resi pubblici i dossier illegali sulla presunta «cricca» che legava la «Gea» di Luciano Moggi e i vertici arbitrali. Tra le carte processuali «cestinate», anche i report sull'ex direttore generale della Juventus, sul figlio Alessandro, sul capo dei designatori Paolo Bergamo, sull'ex giacchetta nera Massimo De Santis. Sospettati di ordire trame illecite per garantire successi al clan bianconero, questi signori sono stati pedinati e controllati dalla struttura Telecom per capire quale fossero i rapporti e i ruoli precisi di questa congiura. Vittima delle angherie del clan Moggi, ovviamente l'Inter, di cui la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico."

Come potete vedere, i dossieratori non sono dei signori (?) che hanno patteggiato la pena, ma dei cavalieri della giustizia, dei Charles Bronson che si industriano a vendicare le indifese vittime di non si sa quale angheria. Una roba da non credere. Un evidente ribaltamento della realtà: i boia diventano vittime, e le vittime diventano boia.
Innanzitutto va detto che non esiste nessuna cupola e nessuna cricca che legava la Gea ai vertici arbitrali. Questo non lo diciamo noi, questo lo dice un tribunale della Repubblica Italiana, che ha assolto la Gea da tutti gli addebiti contestati dai PM. La Gea era una società onesta, che come tante altre aziende contribuiva anche al benessere nazionale producendo ricchezza e pagando i dovuti tributi. Questa società dunque è due volte vittima. Una prima volta, come vittima di spionaggio illegale e una seconda, come vittima di un procedimento giudiziario che ha portato alla cessata attività. Questa è la situazione allo stato degli atti (processuali).

Per quanto riguarda il resto, vi è un processo in corso che valuterà se vi era un "clan Moggi", e una "combriccola degli arbitri". L'unica cosa certa è che nessuno aveva il diritto di istruire dossier su chicchessia. Fino a quando in Italia vi sarà democrazia, solo lo Stato può avere il "monopolio della forza", e il diritto di "amministrare la Giustizia" conducendo indagini.
Nessuno, neanche la Telecom, può arrogarsi un simile diritto. Senza contare il fatto, non di poco conto, che nessuno ha la benché minima garanzia che gli uomini della struttura deviata (?) che operava in Telecom conducessero le indagini ricercando la verità. Essendo i dossierati nemici loro, o dei loro capi, nessuno può avere la certezza che in realtà questi signori non mischiassero vero, verosimile e falso al fine di devastare l'immagine dei dossierati.
La differenza tra un'indagine condotta da organi dello Stato secondo la Legge, e un'indagine fatta da privati, e con metodi illegali, è che la seconda non dà alcuna certezza di terzietà e quindi di veridicità. Randacio questo non lo capisce, forse per mancanza di garantismo... o forse per eccesso di interismo?

Già. L'interismo.
Non si capisce perché questo giornalista, che confonde vittime e carnefici, parli dell'Inter come vittima della cricca di Moggi e ricordi che la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico dell'Inter. Forse l'inconscio di Randacio gli fa scrivere una verità che in tutti i modi si vuole nascondere? Ovvero Randacio, senza accorgersene, ci ha indicato quelli che forse, secondo lui, sono i mandanti di questi dossier?
A volte, a voler far passare qualcuno come vittima quando non lo è, si rischia di svelare verità sconvenienti.

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sabato 6 marzo 2010

La Repubblica delle contraddizioni

Segnaliamo l'articolo di copertina "Sussurri e grida" di Marco Cicala apparso sul Venerdì de La Repubblica di ieri 5 marzo, in cui, traendo spunto dalla vicenda Bertolaso, viene descritto il mondo delle intercettazioni nelle sue fosche tinte, con tanto di stralci delle famigerate telefonate.
A pagina 17, strano ma vero, capeggia una foto dell'ex direttore generale bianconero Luciano Moggi impegnato in una conversazione dal titolo: "Moggi e i benefit agli amici", e a seguire uno stralcio dell’ormai vetusto dialogo relativo alla consegna di una Maserati per un amico importante in tempi brevi. L’impressione che se ne consegue è, ovviamente, di un malaffare di natura corruttiva di cui la lussuosa automobile costituisce il prezzo. Non è nostra intenzione tornare su un argomento oggetto di un'inchiesta giudiziaria, peraltro, archiviata su richiesta (datata 19 luglio 2005) del pubblico ministero Marcello Maddalena (per chi non lo sapesse, non si tratta di un magistrato del porto delle nebbie, ma di colui che in un libro inchiesta di Marco Travaglio definì "magico" il momento susseguente ad un arresto). Tuttavia invitiamo la "penna" in oggetto, prima di ingenerare nei lettori una falsa rappresentazione della realtà, a consultare in primis il sito del proprio datore di lavoro, in cui è ospitato il documento che sancisce l'innocuità e la trasparenza degli intenti del capostazione di Monticiano, e che riportiamo per comodità di lettura:

[omissis]
In sintesi, così può ricostruirsi la vicenda (in relazione alla quale vedasi l'annotazione di PG 24.9.04 con allegate trascrizioni delle intercettazioni, annotazione sulla quale si fondava la richiesta di proroga intercettazioni del 27.9.04, respinta dal GIP per insussistenza degli elementi indiziari di sussistenza del reato):
Ø a metà settembre 2004 PAIRETTO si rivolge a MOGGI chiedendo il suo interessamento per una automobile Maserati, auto di rilevantissimo valore economico;
Ø l'auto non è destinata direttamente al PAIRETTO bensì ad un amico di quest'ultimo di nome Enzo (poi identificato nell'imprenditore MUSSETTO Vincenzo);
Ø l'interessamento richiesto a MOGGI non riguarda la consegna a titolo gratuito dell'auto e nemmeno la concessione di sconti, bensì il fatto che i tempi ordinari di consegna dell'auto sono molto lunghi, circa un anno di attesa;
Ø pare evidente che il MUSSETTO si sia rivolto all'amico PAIRETTO sapendo che quest'ultimo intrattiene stretti rapporti di frequentazione e amicizia con MOGGI, che ovviamente è in grado di contare su "contatti privilegiati" con il gruppo Fiat di cui la Maserati fa parte;
Ø e in effetti, a seguito della richiesta del PAIRETTO, il MOGGI si attiva, contattando direttamente casa AGNELLI a parlando con tal NATTA ivi reperibile, a cui chiede di procurare per un amico in tempi rapidi la Maserati;
Ø da qui, attraverso il dipanarsi di telefonate, emerge come questo NATTA si attivi a sua volta riuscendo (attraverso la "catena di comando" dei sottoposti, tali GINATTA e SASSO ) a rintracciare una Maserati di quel modello che sta per arrivare ed essere consegnata dalla casa produttrice alla concessionaria "Forza";
Ø infine, una volta reperita la automobile, il MOGGI informa di ciò PAIRETTO che si mette direttamente in contatto con la concessionaria, e in tal modo anziché attendere un lungo lasso di tempo per la consegna, attraverso l'interessamento del MOGGI, l'amico del PAIRETTO può entrare in possesso della automobile acquistata in tempi assai rapidi.

In conclusione, quindi, non può che aderirsi alla valutazione già espressa dal Giudice sulla inidoneità degli elementi di prova acquisiti in ordine alla sussistenza del reato di corruzione: "... l'ipotesi accusatoria che aveva legittimato l'adozione del provvedimento autorizzativo con riferimento alla possibile sussistenza della promessa di denaro o altra utilità, non ha trovato alcun riscontro, non potendosi ritenere tale il presunto intervento da parte di MOGGI per anticipare la consegna di una autovettura Maserati destinata a conoscenti di PAIRETTO (autovettura regolarmente pagata dagli acquirenti) e non essendo emersi altri colloqui rilevanti in tal senso..." (così, testualmente, il GIP nel provvedimento 27.9.04 di rigetto della proroga delle intercettazioni).
[omissis]

Magari la prossima volta, a dispetto del broccardo latino nomen omen, il giornalista sia più formichina e meno Cicala.

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martedì 2 marzo 2010

Moggi al posto di Nicchi?

mercoledì 24 febbraio 2010

Chi Sara(s) il colpevole?

Ritorniamo ancora sulla faccenda della quotazione della Saras in Borsa. Qualche giorno fa sono stati sentiti i fratelli Moratti, come persone informate sui fatti. Ora entra in campo Guido Rossi, una garanzia.
Il Professore patrocina la causa dei banchieri di JP Morgan, e assicura sulla loro dirittura morale. Non sono responsabili né di aggiottaggio né di falso in prospetto, perché il famoso prospetto informativo non lo avrebbero firmato loro.
Benone, dunque, i Moratti che hanno incassato i soldi non sono colpevoli perché loro non sapevano nulla, sapevano solo i banchieri. Ora, secondo Guido Rossi, non sono colpevoli manco i banchieri, nonostante ci siano anche alcune mail che confermerebbero le loro forti responsabilità (curiosa quella che dice che il prezzo deve "avere davanti un sei", anche perché qualcuno deve ripianare i debiti accumulati a causa di una squadra di calcio).
Ora, sarebbe curioso capire chi siano i colpevoli in questo giallo a sfondo finanziario, vista l'onestà acclarata dei fratelli Moratti e quella supposta dei banchieri.
Ci piacerebbe conoscere il parere in materia dell'illustrissimo ed autorevolissimo Professore. Chissà che l'assassino, anche in questo caso, non sia un ex ferroviere di Monticiano, o in alternativa le migliaia di risparmiatori che, in fondo, se si sono fatti truffare la colpa è loro che non sono attenti.

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venerdì 19 febbraio 2010

Intercettazioni, prove e sentenze


Se ci voleva la prova tv adesso l'abbiamo avuta: il direttore del TG 1, davanti a otto-nove milioni di telespettatori, ha detto che le intercettazioni non sono prove e che spesso gli intercettati vengono scagionati nei processi, ma intanto sono smerdati sui giornali.

Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.

La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.

La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).

La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.

L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".

Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.

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venerdì 12 febbraio 2010

Clamoroso al processo Telecom!

Al processo per i dossieraggi illegali, dopo il patteggiamento delle società Telecom e Pirelli, continuano le sorprese.
L'investigatore privato Cipriani, titolare della Polis d'Istinto, ha accusato apertamente Tronchetti di essere non solo l'inconsapevole utilizzatore finale dei dossier, ma di essere il mandante di queste attività illegali. Per esempio, Cipriani spiega che tutto il monitoraggio sulle frequentazioni della signora Afef, moglie di Tronchetti, non poteva essere ordinato dalla Telecom, non avendo questa un interesse in merito, ma era invece di personale interesse del marito.

Insomma, dal nostro punto di vista, la ricerca della verità su chi avesse interesse a dossierare Moggi e altri esponenti del mondo del calcio continua, visto che la Telecom come società telefonica non aveva alcun interesse calcistico diretto.
Domanda che al momento non ha avuto risposte convincenti da quanto appurato dalla Procura di Milano.
Ma Cipriani in Tribunale dà la sua interpretazione anche sul mistero di un'indagine, certo difficilissima, ma certo non esaustiva e chiarificatrice. Infatti sostiene che la Procura milanese avrebbe coperto Tronchetti, salvandolo da un'incriminazione doverosa.
Una vera e propria bomba nucleare; ben difficilmente in un Tribunale si ascoltano parole così pesanti sull'operato dei giudici inquirenti.
Il Giudice per l'Udienza Preliminare Panasiti, infatti, pare volerci vedere chiaro, non lasciando cadere le accuse come se nulla fosse successo; Tronchetti è stato convocato in Tribunale, e dovrà testimoniare il 26 Febbraio. Inoltre, sempre il Gup ha passato le carte alla Procura affinché proceda per calunnia contro Cipriani, che ha così pesantemente accusato i PM.
Da notare che se si aprirà un'indagine per calunnia non saranno i giudici milanesi ad occuparsene. Per legge sarà compito della Procura di Brescia. Dunque altri giudici, non milanesi, potrebbero ficcare il naso nelle carte, e magari eccepire sulle conclusioni della Procura meneghina.
Il caso si ingarbuglia sempre più. E forse qualcuno inizia a tremare.

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giovedì 11 febbraio 2010

Moggi vs. Auricchio

venerdì 5 febbraio 2010

Baldini e il ribaltone

sabato 30 gennaio 2010

Cucù, la Mafia non c'è più

Ai tempi in cui si parlò di un approccio della Juventus della Triade nei confronti del giocatore del Bayern Sagnol le polemiche furono roventi. Addirittura il Presidente della società bavarese, l'ex interista Rummenigge, dichiarò al giornale scandalistico tedesco Bild che: "Non sono gentiluomini, questa è mafia".
Ovviamente i mafiosi erano i vecchi amministratori juventini.
Nonostante le pesanti accuse la cosa finì lì, in realtà non vi era alcuna prova di un comportamento scorretto della Juventus ma, nonostante questo, i giornali furono ben lieti di rilanciare l'accusa e di creare polemica. Del resto il sentimento popolare si crea anche così. Calunnia, calunnia qualcosa rimarrà.
Ora, invece, ad essere sotto accusa per comportamenti scorretti ai danni della Lazio è l'Inter. Pare che i contatti con Pandev siano cominciati in periodi non permessi dalle normative. Va ricordato che, sebbene tutti siano innocenti fino all'ultimo grado di giudizio, questa inchiesta non si basi su sensazioni e su dicerie anonime: lo stesso commissario tecnico della Macedonia ha dichiarato pubblicamente che i contatti illegali ci furono.
Nonostante tutto questo, nessuno in questo caso lancia accuse sanguinose o offensive.
Ora la Mafia nel calcio non c'è più. Ora non c'è un sentimento popolare da rinfocolare.
Gli articoli di giornale sono uguali per tutti, ma per alcuni sono ancora più uguali che per gli altri.

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giovedì 28 gennaio 2010

Era meglio anche per l'Inter!

Per la fortunata serie "La Nemesi", ecco l'ennesima divertente puntata che mostra che quando stavano peggio (l'Inter, i cirigenti e tutti i proci del mondo) si stava decisamente meglio. I sassi lanciati dai nemici si rivelano infatti, per l'ennesima volta, portentosi boomerang.
Con attenzione, abbiamo dato un'occhiata alla più recente ricerca di mercato della tedesca Sport + Markt sulla riconoscibilità dei marchi all'interno del calcio. Una ricerca che intende misurare la popolarità dei brand all'interno del mondo del pallone, per verificare l'efficacia degli strumenti e dei canali utilizzati per promuovere il proprio marchio. La ricerca ha riguardato i cinque maggiori paesi europei, tenendo conto solamente di quei marchi che fossero riconosciuti nella maggioranza di questi paesi. Potete leggere i risultati come sempre nella nostra attenta rubrica News Week.
Ma veniamo alle cose divertenti. La stessa ricerca era stata fatta cinque anni fa. Era pre-Calciopoli.
Ai tempi, il main sponsor dell'Inter, Pirelli, che troviamo anche oggi sulla maglietta dei nerazzurri, si piazzava al dodicesimo posto. Oggi è uscito dalla classifica. Ma come? L'Inter, cinque anni fa, arrivava terza in campionato, lontana lontana dalla vetta ed era un buon veicolo pubblicitario e oggi che stravince i campionati il suo potenziale è tragicamente diminuito? E com'è possibile?
In Europa in fondo va allo stesso modo. Male, grazie.
Ma in Italia tutto è cambiato in meglio. E allora?
E allora la Serie A Tim, parliamoci chiaro, non interessa più a nessuno, nessuno la guarda, nessuno pensa sia importante. Mentre cinque anni fa stava nei pensieri di tutti, e anche la squadra che arrivava terza e in Europa falliva regolarmente, non riuscendo a battere neanche la più scarsa delle spagnole o delle inglesi, aveva un ottimo potenziale pubblicitario. Cinque anni fa la Serie A aveva credibilità, autorevolezza, valori sportivi riconosciuti in Europa, oggi il nulla.
Insomma, lo dice anche questa ricerca: prima c'era un campionato vero, oggi un torneo aziendale.

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mercoledì 27 gennaio 2010

Dite a Moggi che....

Moggi è una brava persona. Alle volte può apparire cinico, alle volte può apparire machiavellico, e altre volte ancora appare ingenuo. Sì, avete capito bene, abbiamo detto ingenuo.
Naturalmente quando parla da Direttore sportivo è tutt'altro che un ingenuo. Ha un intuito formidabile, e si accorge dei movimenti tellurici, anche minimi, del mondo del calcio.
Per esempio, ieri nel programma di Chiambretti ha difeso l'Inter e Mourinho dicendo che anche lui combatteva contro i poteri forti. Per poteri forti, naturalmente, si intende il potere politico del Milan di Galliani e Berlusconi.
Certo, è vero che la sua Juventus combatteva contro il Milan che ha senza dubbio un enorme potere sia mediatico che politico. Però è anche vero che la Juventus con quel Milan ha avuto in dialogo costruttivo. Poi, non dimentichiamolo, non risulta che il Milan abbia avuto a che fare con i pedinatori e i telefonisti che hanno contribuito a sbattere la Juventus in serie B, anzi, sebbene in misura minore, anche esso è stato coinvolto in quel pasticciaccio brutto di Farsopoli.
Sull'Inter, invece, non ci sentiamo di mettere la mano sul fuoco. E forse anche il collegio difensivo di Moggi la mano sul fuoco non la mette, infatti hanno richiesto la testimonianza di Moratti, Tronchetti e Tavaroli al processo napoletano. Chissà perché?
Certo, ci rendiamo conto che l'idea del Direttore (con la D maiuscola) sia quella di provare ad allargare la crepa formatasi tra Inter e Milan. Un modo di ragionare da perfetto politico dello sport. Peccato che Moggi non sia più il Direttore della Juventus. Purtroppo è un imputato per associazione a delinquere. Accuse risibili direte voi, ma di fronte ai Tribunali non si scherza. E di certo non si può sperare che Moratti, Tronchetti e Tavaroli, quando testimonieranno, scagionino Moggi grazie al suo intervento al Chiambretti Night. I signori interisti hanno tutto l'interesse che Moggi sia condannato, pena lo svilimento di questi anni di vittorie o presunte tali.
Dunque, diciamo a Moggi, con tutto l'affetto e la gratitudine che merita, di evitare dichiarazioni autolesioniste a favore di chi ha probabilmente un'ampia responsabilità nelle sue sfortune (lui stesso lo ha dichiarato in innumerevoli circostanze).
Caro Direttore, lei lo sa meglio di noi, chi tace campa cent'anni.

Drago di Cheb

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giovedì 21 gennaio 2010

Giraudo il profeta

Sette, il settimanale del Corsera, dedica oggi un'intervista di quattro pagine a Fabio Caressa. Lo spessore delle risposte è, come immaginerete, forse più degno di un Cioè o di un Tv Sorrisi e Canzoni, una serie di amenità del genere di quelle che si sentono dal barbiere.
Un esempio? La Roma ha un brand sottovalutato perché la Capitale è Caput Mundi. Strano che il brand più forte del mondo, quello del Man U, sia espressione di una città che, senza il calcio, il 99% della popolazione mondiale non conoscerebbe. Amenità, cose dette così, per riempire 4 pagine.
Poi, puntuale, arriva la domanda su Calciopoli. E Caressa dice che non era Moggi il dominatore, bensì Giraudo. E perché? Perché, dice, una volta chiamò Tom Mockridge, AD di Sky Italia, per chiedergli di togliere lui e Bergomi dalle partite della Juve. Mockridge, secondo Caressa, rispose che, siccome era Sky a pagare la Juve, al massimo sceglievano loro il nostro allenatore, e non viceversa.
Risposta talmente demenziale che avremmo qualche dubbio non provenga direttamente da Caressa, anziché dal più scaltro Mockridge, che sa cosa significa un contratto: che quello che si compra viene retribuito il giusto ammontare di denaro, secondo ambo le parti.
Cosa vogliamo dire? In tantissimi ci avete scritto perché si facesse pressione sulla Newventus per chiedere ufficialmente a Sky che la smettesse di abbinare alla Juve Caressa e Bergomi, ritenuti faziosi antijuventini.
Giraudo lo aveva già fatto. E cosa dimostra questo?
Per Caressa, che si voleva mettere il bagaglio alla stampa libera (cioè lui: quanti giornalisti hanno come concezione di stampa libera il proprio tornaconto personale?) per mascherare le magagne di Calciopoli.
Per noi, che continuiamo a sorbirci le loro telecronache, che probabilmente si volevano delle telecronache veramente imparziali.
Insomma, ancora una volta un personaggio che pretende che il teorema Calciopoli si dimostri attraverso una tautologia.
Noi, invece, ci affidiamo all'infallibile senno di poi.

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mercoledì 13 gennaio 2010

Juventini si diventa

A noi pare che gli ultimi eventi in casa bianconera abbiano messo in evidenza un grande equivoco che coinvolge sia la società che i tifosi.
Fino allo sconquasso farsopolitano si entrava in società per merito. Si doveva dimostrare, con un curriculum di assoluta eccellenza, di essere idonei ad assumere ruoli di responsabilità.
Ora non è più così. I tifosi danno credito a chi ha ruoli di responsabilità sulla base di elementi sentimentali. I nostri vecchi campioni per esempio, anche se sprovvisti del curriculum di cui si diceva prima, vengono accolti come salvatori della patria.
I massimi vertici dirigenziali hanno, dal canto loro, assecondato le manie nostalgiche dei tifosi, forse per ottenere anch'essi un'apertura di credito da parte della piazza.
Avete capito tutti. Stiamo parlando in particolare del caso Ferrara, assunto nel ruolo di responsabile tecnico sebbene non avesse dimostrato nulla per sedere su quella panchina.
Sui risultati meglio sorvolare. Però è giusto, invece, insistere sulle nostre responsabilità di tifosi. Tutti pronti ad applaudire i nostri vecchi campioni, quasi come un ringraziamento per quanto fatto in passato.
Eppure essere juventini vuol dire essere razionali, vuol dire nutrire quel sano scetticismo che ci ha fatto grandi. Vuol dire essere freddi.
Pensiamo alla nostra storia, Boniperti non ha ceduto alla nostalgia e alla gratitudine, quando arrivò l'ora di dare il ben servito a Bettega non ci ha pensato. Lo ha fatto. Eppure parlavamo di Bettega, per Dio!
Lo stesso Moggi quando arrivò l'ora di sbancare le casse del Real Madrid non ha esitato a cedere Zidane. Questa è la Juve, cari amici.
Guardiamoci in faccia: i primi ad averlo dimenticato siamo stati noi.

Ora mettiamo un punto a questa incresciosa situazione. Chiediamo un vero allenatore per la Juventus.
Uno antipatico, vincente, pragmatico, esperto e che non indulga al sentimentalismo.
Per Bacco! Andrebbe bene chiunque, purché dotato di quelli che sono gli attributi necessari.
Per diventare juventini non è mai troppo tardi. Anche Lippi lo è diventato a quaranta e passa anni.

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lunedì 21 dicembre 2009

Carraro: teoremi e corollari


I giornali si sono ben guardati dal sottolinearlo, ma la testimonianza di Carraro contiene spunti di estrema importanza riguardo i condizionamenti degli arbitri, i desiderata della Federazione ed eventuali teoremi e cupole. Li svilupperemo con calma sul sito, qui intanto invitiamo a ragionare in particolare su un passaggio, quello dove Carraro richiama il comune sentire del 2004 in nome del quale lui spiega perchè era meno pericoloso sbagliare a favore dell'Inter piuttosto che della Juventus (il primo passaggio del nostro audio-video, tutto da ascoltare).

Stiamo parlando di Carraro, cioè del capo riconosciuto del sistema calcio, e non solo quello; basti ricordare che era anche presidente del Mediocredito Centrale, cioè del braccio operativo di Capitalia, ex Banca di Roma. Stiamo quindi parlando di un vero capo in tutti i sensi, e la sua testimonianza a Napoli non riguarda teoremi da dimostrare, ma comportamenti effettivamente tenuti sul campo: infatti le verità esposte da Carraro non hanno suscitato perplessità, quasi il suo teorema fosse da tutti accettato come dimostrato. Proprio per questo sono importanti i corollari che ne derivano, ne segnaliamo quello più significativo.

Ci era stato raccontato, visto che era stato prosciolto, che le sue telefonate non condizionavano gli arbitri, che lui non era dentro il sistema Moggi, ma adesso sappiamo qualcosa in più, sappiamo che era contro quel sistema, nel dubbio lui raccomandava di non favorire la Juve. Non solo, quindi, la telefonata di Giraudo dopo Udinese-Brescia è sintomatica di frode e quella di Carraro prima della partita della Lazio non lo è, come ha sentenziato il giudice De Gregorio; adesso possiamo anche concludere che Bergamo e Pairetto non si limitavano a prendere ordini da Moggi, ma addirittura disubbidivano a Carraro.

Come a dire che Moggi aveva messo su un'associazione (con chi non è ancora chiaro) più potente della stessa Federazione e dei suoi apparati; un ex-capo stazione sarebbe diventato, secondo il teorema della Procura di Napoli, più potente del capo riconosciuto del sistema calcio.

E' importante ribadire che Carraro era stato indagato, e la pubblica accusa ne aveva chiesto il rinvio a giudizio, cioè secondo l'accoppiata Auricchio-Narducci anche lui s'era dato da fare in maniera fraudolenta. Se era difficile mettere insieme la frode sportiva ipotizzata per Carraro con il teorema dell'associazione di Moggi, dopo il suo proscioglimento e dopo che a Napoli ha esposto il suo di teorema, la faccenda sembra farsi ancora più complicata, interessante e da approfondire.

Forse è per questo che i giornali continuano a guardarsi bene dal ragionare sulla sua testimonianza.

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martedì 24 novembre 2009

La colpevolezza degli accusatori

Eccoci qui, dopo tre anni, a commentare l'assoluzione della Triade per i "fatti" relativi al bilancio della Juve. Per la verità ,sarebbe giusto dire che siamo qui a commentare i "non fatti" del bilancio: la Triade si è comportata con specchiata correttezza. I bilanci della Juve erano (e sono) tutt'altra cosa rispetto ai bilanci di tante altre società della Serie A di calcio.
Tutto bene quel che finisce bene? No, manco per nulla.
Come ha detto, infatti, l'avvocato Andrea Galasso, si è chiuso non un normale episodio giudiziario, ma un episodio doloroso. Per noi tifosi una inutile, cattiva e sadica tribolazione.

Tribolazione, va detto, dovuta allo zelo della nuova Juventus (quella Montelkaniana), che per consentire alla Procura di procedere ha presentato una bella querela contro ignoti per infedeltà patrimoniale. Suona beffardo, oggi, il comunicato stampa con il quale si rallegrano per l'assoluzione, quando tutti i giornali avevano già scritto che erano pronti a patteggiare per un reato inesistente. Cosa non si fa per un'altra vagonata di letame alla Triade!
Che credibilità hanno, dopo questa assoluzione, questi signori? Secondo noi nessuna, visto che già in occasione del processo sportivo vi fu l'incredibile e invereconda (per chi non conosce i retroscena) calata di braghe zacconiana di fronte a Ruperto.
E' evidente che qualcosa non torna, è evidente che i primi a voler la condanna della Juventus, di quella Juventus, sono i signori di Corso Galileo Ferraris e i loro azionisti principali.

Ma non basta. Tra i colpevoli impliciti indicati da questa assoluzione vi è buona parte del circuito della stampa mainstream. Chi ha dimenticato l'appiattimento sulle debolissime tesi accusatorie di Stampa, Corriere, Repubblica e Gazzetta? Pur di dare man forte ai PM arrivarono anche a dar voce a persone domiciliate nelle galere svizzere, che accusarono Moggi (senza uno straccio di prova) di aver intascato soldi sul trasferimento di Zidane. Questo è informare il lettore, o spargere letame?
Suona ridicolo, oggi, il sito della Repubblica che ricorda come il PM avesse chiesto tre anni per Moggi. Fatevene una ragione, il PM poteva chiederne anche trentamila di anni, ma il risultato non cambia: assolti perché il fatto non sussiste; in altri termini, assolti perché qualcuno si è inventato un sacco di balle!

Ma i colpevoli impliciti non finiscono mica qui. Che dire di una Figc che si premura (dopo che per anni ha consegnato alla Juve della Triade l'Oscar sul bilancio) di costituirsi parte civile? Sì, quella Figc che continua a non vedere situazioni fallimentari vere, conclamate, evidenti a tutti. Certo, ci rendiamo conto di quanto sia vitale una condannina, purché sia alla Triade. Anche loro hanno partecipato alla gogna di tre anni fa, poter dire "li hanno condannati", per qualsiasi cosa, serve a scacciare i fantasmi che si addensano sul loro operato.

Ecco perché con la sentenza di oggi sul banco degli imputati finiscono i Torquemada, che fino a ieri sedevano sul banco degli accusatori.

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mercoledì 18 novembre 2009

Tradizione di famiglia

A voler fare gli zemaniani, si potrebbe dire che in un calcio marcio è del tutto normale che i figli facciano lo stesso lavoro del papà, sfruttando rapporti e conoscenze. Ma noi, che non conosciamo le persone, non ci azzardiamo a lanciare un'accusa del genere.
No, non stiamo parlando del figlio di Moggi.
Stiamo invece parlando del figlio di Zeman che, a quanto pare, fa l'allenatore.
Ciò che incuriosisce è che il mestiere lo fa proprio come il suo papà: esonerato dalla panchina del Toma Maglie (Eccellenza pugliese) dopo una sconfitta per cinque gol a zero contro il Terlizzi.
Ad essere delle male lingue, certo, si potrebbe dire che Karel sfrutta il nome del padre; invece, a voler sfottere, potremmo dire che, come il padre, ha una certa propensione all'esonero. Se invece non ci importasse nulla di una possibile querela, potremmo ipotizzare che il papà, grazie alle sue conoscenze, aiuta il figlio nel mondo del calcio.

Non potendo dire nulla di tutto questo, diciamo allora che è Moggi a perseguitare il povero, talentuoso rampollo. Purtroppo noi italiani facciamo proprio schifo: infingardi e pure mezzi mori. Per fortuna ci sono degli angeli biondi provenienti dalla Boemia a ricordarcelo.

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domenica 15 novembre 2009

Porcherie

Pareri autorevoli hanno definito una porcheria il disegno di legge sulla durata dei processi; è roba politica, nel merito non entriamo (lasciamo che ci sguazzino i politici), rileviamo solo che sull'argomento oggi scrive Marco Mensurati su Repubblica, quello che aveva fatto il presunto scoop sugli incroci delle schede svizzere segrete, e poi era scomparso dalla circolazione (evidentemente passato ad altri incarichi redazionali, non sappiamo se più o meno importanti).

Mensurati scrive che "la nuova legge cancella anche Calciopoli", e ci sembra un giudizio frettoloso, mentre a Roma si azzuffano; dice anche qualcosa sul processo, e poi dà spazio all'ex presidente del Bologna, Gazzoni Frascara. Sul processo, in particolare, scrive che "nel giro di tre anni, tra polemiche, indulti, ricusazioni, stralci e riforme si è trasformato in una sorta di zombie giudiziario", e su questa conclusione, guarda caso, siamo d'accordo anche noi.

Con una differenza. Con i nostri articoli, a fronte del silenzio di Repubblica da un anno a questa parte, noi abbiamo dimostrato che il processo di Napoli (dopo quello di Roma sulla Gea) mezzo zombie lo era fin dall'inizio, con Paparesta che doveva essere il pentito, e invece è stato prosciolto, poi s'è aggiunta la ricusazione del giudice da parte dei pm (particolare che Mensurati fa finta di dimenticare), s'è aggiunto anche Manfredi Martino che avrebbe ipotizzato (almeno secondo la Gazzetta) che i giornalisti potessero essere corrotti (e quindi, teoricamente, anche Mensurati), alla fine è arrivato il maresciallo a dire che gli specchietti delle celle (per le allodole?) sono solo "verosimili", perché sicuri non possono esserlo, e così lo zombie è fatto e finito.

Per Mensurati, invece, l'unica preoccupazione è il processo breve perché adesso, secondo lui, Calciopoli sarà cancellata, sarà sufficiente che Moggi, Bergamo e Pairetto "lavorino per smontare l'accusa di associazione a delinquere", a quel punto la durata del processo con la nuova legge sarebbe ridotta a due anni e andrebbe tutto in prescrizione. Una porcheria, per dirla come gli onorevoli che si stanno azzuffando, ma a noi sembra una porcata anche tutto il ragionamento di Mensurati, perché smontare l'accusa di associazione a delinquere vorrebbe dire che tutto il processo sportivo è stato costruito sul nulla. Se questo dovesse succedere, indipendentemente da quello che decideranno a Roma sulla durata dei processi, la conclusione sarebbe che il più grave scandalo della storia del calcio sarebbe esistito solo nella mente di quelli come Mensurati.

Un'altra porcata è nello spazio concesso a Gazzoni Frascara, che sproloquia anche lui sui danni che farebbe l'eventuale legge su processi come quello di Napoli, a fronte della drammaticità della vicenda che lui ha vissuto col Bologna in termini, dice lui, non solo economici ma sentimentali. Mensurati trascura un dettaglio su Gazzoni Frascara, e cioè che è stato rinviato a giudizio per bancarotta fraudolenta nel maggio 2009 dalla Procura di Bologna. Non ci interessa cosa succederà con una nuova legge a questo processo, prendendo però spunto da Mensurati e Gazzoni Frascara e ragionando su indulti vari, depenalizzazioni e durata dei processi, ci sarebbe da ricordare la frase di Ricucci sul "vogliono fare i froci col culo degli altri".

Ricucci, all'epoca, pensava a quelli del salotto buono; a noi vien da pensare a tutte le "maschere" che abbiamo incontrato nel mondo del calcio scrivendo di Farsopoli, ai tanti giornalisti e presidenti e alle loro porcate.

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venerdì 16 ottobre 2009

Farsa istituzionale

Il Corsera ha informato oggi i lettori che De Santis ha chiesto scusa ai Facchetti; aveva dichiarato a suo tempo che si sentivano al telefono e qualche volta "si è andato oltre il lecito", adesso ha rettificato e spiega che con Facchetti "aveva solo ed esclusivamente rapporti istituzionali ai quali eravamo tenuti dai rispettivi ruoli".

Questa dei rapporti istituzionali ci sembra una bella "via di fuga" per tanti protagonisti, grandi e piccoli, di Calciopoli, perché rimanda alle istituzioni e al loro funzionamento, ai centri di comando nel mondo del calcio (Federazione, Coni, Associazione Arbitri, Can) e allo loro trasparenza, agli interessi che li vincolavano e ai referenti a Milano, Torino, Roma.

Rapporti istituzionali ce li aveva De Santis, ma anche Nucini con Facchetti, ce li aveva Meani con Collina, ce li aveva Carraro con i designatori prima e dopo le partite; avevano tutti rapporti istituzionali, ce li avevano anche Moggi e Giraudo, fermo restando che le istituzioni non si sa bene come funzionavano. Funzionavano come funzionano in un paese civile, oppure erano teatro di una guerra tra bande con Carraro che, tra bilanci, arbitraggi, extracomunitari e passaporti, cercava di evitare che ci fossero morti e feriti gravi? In questo teatro c'erano anche telefonate tra dirigenti ed arbitri?

Su questi spunti ci sarebbe da scrivere un libro (e chissà che un giorno Carraro non lo scriva), ci limitiamo adesso a fare due osservazioni:
- come mai la Figc non si è costituita parte civile nel processo di Milano sullo spionaggio Telecom (eppure è stata spiata), e si è invece costituita a Torino nel processo contro Giraudo e Moggi che da falso in bilancio s'è allargato alla infedeltà patrimoniale (con la quale la Figc non c'entra un tubo)?
- e perché neanche la Juve s'è costituita parte civile nel processo di Milano e, invece, ha promosso la denuncia per l'allargamento del processo di Torino?

Su interrogativi come questi (ma non sono i soli) abbiamo ragionato a lungo come associazione Ju29ro Team, e in tutto quello che abbiamo scritto sul sito chi vuole può trovare spunti per ragionarci da solo.

Notiamo, intanto, che sul Corsera qualcuno che si sigla "f.mo." (e vuoi vedere che è Fabio Monti, il tifoso di Magath?) chiude l'articolo nascondendosi dietro le parole di Blatter, per cui Calciopoli è stato "il più grave scandalo della storia del calcio". A parte il fatto che prima di Blatter questa frase l'aveva detta qualcun'altro, e probabilmente Blatter l'ha letta su un giornale di Milano, noi chiudiamo queste righe con parole nostre e della nostra Associazione, continuiamo cioè a chiederci se Calciopoli non sia stata, comunque, una farsa scritta a più mani tra Milano, Torino e Roma, con dentro anche il Corriere della Sera (evidentemente non f.mo., ma chi nella RCS conta veramente).

Verrebbe a questo punto nuovamente da chiedersi, cioè, se non sia stata una farsa che ha coinvolto tante istituzioni (non solo quelle con la i maiuscola), una farsa istituzionale.

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giovedì 24 settembre 2009

Il Garantismo di Mensurati

Strepitoso articolo di Mensurati sul caso Briatore. Innanzitutto definisce il sistema giudiziario del Circus come "uno dei capisaldi dell'impero di potere di Max Mosley: e cioé un sistema di giustizia interno ridicolo e controllabile". Non è finita, infatti considera: "mostruosa la radiazione di un manager che da adesso in avanti non potrà più nemmeno fare il procuratore dei piloti".
Infine la perla: "Ma l'intenzione di Briatore, a quanto pare, è quella di vendicarsi anche degli altri traditori, Bernie Ecclestone su tutti. Con Bernie, l'amico Bernie, Briatore negli ultimi anni ha fatto molti affari (non solo l'acquisto del Queen's Park Rangers, squadra della seconda divisione inglese) e non è improbabile che nell'ambito di questa attività abbia avuto modo di conoscere qualche segreto dell'uomo d'affari inglese. Segreto che adesso potrebbe tornare comodo".
Fantastico!

Mensurati riscopre il garantismo, e si accorge che spesso la cosiddetta giustizia sportiva non è tanto giusta, ma inquinata da lobby di potere che si alleano tra loro per eliminare personaggi diventati scomodi o nocivi per il business. Da notare che il giornalista considera mostruoso il fatto che Briatore non possa manco esercitare il ruolo di procuratore. Bene, perché considera mostruoso che Briatore non possa fare il procuratore visto che era scandaloso che lo facesse il figlio di Moggi? La morale, per Mensurati, cambia a seconda del tipo di sport nel quale si verifichi questa situazione?

Abbiamo lasciato per ultimo quella che consideriamo la perla dell'articolo: Mensurati, che ci ha da sempre abituato a taglienti e sferzanti giudizi morali, ci dà l'informazione che Briatore medita vendetta, ripetiamo vendetta e non giustizia.
Infatti starebbe progettando di rivelare segreti e loschi affari sugli amici che lo hanno tradito. Come mai questo giornalista, nel presentarci questo scoop, non dà nessun giudizio di natura morale su un comportamento che, se verificato, è senza dubbio abbietto e moralmente sbagliato?
Non si è posto il problema che una persona ferita (a torto o ragione) può, per ira e spirito di rivalsa, rivelare mezze verità miscelate con astute bugie, allo scopo di danneggiare i "traditori"?
Come può un giornalista non dare una valutazione di merito su simili ipotizzati comportamenti?

Queste sono le domande che ci siamo posti leggendo questo pezzo del giornalista di Repubblica. Alla fine siamo arrivati alla conclusione che, forse, il garantismo si esercita con gli amici, mentre il giustizialismo si riserva ai nemici degli amici.
Ahi, serva Italia!

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mercoledì 23 settembre 2009

I tribunali che piacciono a Travaglio

A Marco Travaglio piaccioni i tribunali un po' così.
Perché se uno è colpevole, è colpevole. C'è poco da fare.
Lo si sa fin dal principio. A prescindere.
E allora non bisogna perdere tempo.
Bisogna condannare il colpevole a prescindere, senza tanti indugi.
Perché il popolo sovrano, abilmente indottrinato, è in trepidante attesa in Piazzale Loreto.
A Marco Travaglio piacciono i tribunali che non vanno tanto per il sottile.
Perché il tribunale deve semplicemente tradurre in termini (più o meno) giuridici una sentenza già stabilita ex ante.
I tribunali sportivi (si fa per dire) che hanno giudicato i colpevoli a prescindere di Farsopoli sono un ottimo esempio.
Condanne anticipate con largo anticipo sui giornali e dal Commissario Straordinario Guido Rossi.
Giudici scelti ad hoc dal Commissario Straordinario Guido Rossi.
Gradi di giudizio rivoluzionati e tagliati (sempre ad opera del Commissario Straordinario Guido Rossi).
Tempi rapidi. Pochi fronzoli. Difese messe all'angolo.
Ecco un esempio di giustizia rapida ed efficiente, secondo i canoni di Marco Travaglio e dei suoi laudatori.
Volete un altro esempio?
Il tribunale (si fa sempre molto per dire) che ha appena radiato Flavio Briatore, salvando la Renault e Nelsinho Piquet.
Non è neanche un tribunale, in realtà. E' il Consiglio mondiale della federazione che si riunisce sotto forma di collegio giudicante e condanna.
Che meraviglia, vero Marco Travaglio?
Alla larga da certi tribunali.
E da Marco Travaglio.

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martedì 8 settembre 2009

La Vergogna dello Sport


Scrive la Gazzetta dello Sport che in Consiglio Federale ieri si è parlato del nuovo regolamento degli Agenti dei calciatori che, incredibilmente, esclude incompatibilità a motivo di parentela; l'Agente che ha un parente che fa il dirigente o l'allenatore basta solo che lo dica al suo assistito. Sembra incredibile ma è così.

Incredibile perché all'epoca dello scandalo Gea i moralisti a comando e gli sparacazzate per vocazione dicevano che era immorale che Alessandro Moggi facesse l'Agente, mentre suo padre era il Direttore Generale della Juve; durante il processo Gea il PM Palamara aveva sostenuto che la Gea era stata addirittura concepita come cupola, era una creatura di Moggi padre e figlio che, da delinquenti, progettavano di sfruttare la parentela e il lavoro che facevano per sgominare illecitamente la concorrenza.

Oggi, mentre la Figc autorizza i figli dei padri dirigenti/allenatori a fare da procuratori, moralisti e sparacazzate stanno muti come i pesci, Palombo non fa pistolotti e la Gazzetta dà la notizia con dieci righe morte dal sonno. Non solo ma, vergogna nella vergogna, prendendo spunto dal fatto che l'Agente deve avvisare il possibile assistito se ha un parente nel calcio (tipo "Ciao Diego, sono il figlio di Marcello volevo parlarti"), il piccolo giornale rosa ha il coraggio di titolare l'articoletto "Regolamento agenti, resta il rischio incompatibilità". Quasi che, per il finto perbenismo della Gazzetta e di Palombo, a quell'ipotetico approccio di prima, Diego fosse in dovere di rispondere "Mi dispiace, ma se sei il figlio di Marcello, io da te non mi faccio assistere".

Roba che dovrebbe far vergognare la Federazione e i moralisti a comando, i giornali e tutti i loro sparapalle per vocazione. Roba che se ci fosse un Garante a proteggere i lettori inermi, non diciamo che la Gazzetta la farebbe chiudere (ci costa fatica, ma restiamo liberali fini in fondo), ma dovrebbe obbligarla a cambiare il nome della testata (liberali sì ma, prim'ancora, rispettosi della verità).

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sabato 29 agosto 2009

Sofisticherie fiorentine

Grida di dolore si levano da Firenze.
Pare che Mutu rischi il ritiro anticipato dal calcio, se non dovesse pagare entro il 31 Agosto la salatissima multa inflittagli dai tribunali in seguito alla causa intentata dal Chelsea di Abramovich.

Per la verità il giocatore è chiuso in un silenzio più che comprensibile. L'ipotesi però viene lanciata da La Nazione, storico quotidiano fiorentino. Viene un po' da sorridere a leggere il pezzo, intriso di retorica e supino sulle posizioni di Mutu e della Fiorentina.
Non è roba da fiorentini (a prima vista)! La città con l'opinione pubblica più polemica d'Italia, capace di creare un comitato anche a difesa di una panchina che il Comune vuole spostare, può mai azzerbinarsi a difesa di un calciatore che proprio un santo non è? Anzi, per dirla tutta, almeno nel suo periodo londinese, è stato quanto meno un irresponsabile. E sì, nessuno lo ha sottolineato, ma Mutu la cocaina l'ha presa veramente, e non risulta che qualcuno gli puntasse una pistola alla tempia. Tutto ciò non conta: quando c'è di mezzo il calcio, anche a Firenze, perdono il lume della ragione: la colpa deve essere sempre di qualcuno che non sia un giocatore viola.
E lì politici, giornalisti, associazioni a ricordare che un calciatore è un lavoratore subordinato (già, come un portiere d'albergo), pertanto, poverino, sta subendo un'ingiustizia!

Ma a Firenze sono sofisticati anche nelle teorie. Infatti, nella spasmodica ricerca di un qualcosa di utile per evitare un danno alla squadra locale, ne hanno tirata fuori una intrigante.
Ecco, a tal proposito, un passaggio dell'articolo de la Nazione: "C’è una novità: Mutu è il primo a rispondere della richiesta danni, ma potrebbe essere affiancato anche da Juventus e Livorno (i bianconeri rilevarono a costo zero il cartellino del giocatore, il Livorno è la società che lo ha tesserato per prima dopo la squalifica)".
Avete capito bene? La Juventus si è limitata ad assoldare un calciatore privo di contratto, non c'entra nulla nell'uso pregresso di sostanze stupefacenti del medesimo, però, secondo la Nazione, potrebbe dover pagare. Teoria bislacca, ma funzionale: in questo modo, magari il giocatore è in grado di pagare e non viene squalificato, dunque non ci mette un euro la Fiorentina, ma paga la Juventus.

Per fortuna, probabilmente in ossequio alla nuova strategia di "spegnimento dello stanco fuoco di Calciopoli" da parte dei media allineati, ci è stata risparmiata almeno la tirata su un complotto ordito da Moggi prima per fregare Abramovich, poi per rifilare il bidone alla Fiorentina.
Riteniamoci fortunati, Moggi, oltre ad essere juventino(vero), è anche senese. In pratica, la quintessenza della malvagità umana.

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venerdì 7 agosto 2009

La Juve non muore mai

Siamo rimasti sorpresi dal titolo di Tuttosport di oggi: "Calciopoli cancellata", addirittura. Tutto questo in virtù della presentazione di un bilancio in attivo che vede la crescita dei ricavi fin quasi ai livelli di quelli pre-calciopoli. Sinceramente il titolo ci pare esagerato e fuori luogo. L'onore non si misura con il fatturato, l'amore tradito dei tifosi non si paragona all'utile d'esercizio.
Potremmo fare alcune osservazioni sul bilancio presentato da monsieur Blanc e dal presidente Cobolli, per esempio ricordando che il bilancio ha beneficiato di circa 10 milioni di revenues relative alla stagione 2005/2006, e che si riferivano all'opzione Mediaset sui diritti TV che è stata esercitata successivamente. Un'opzione pagata e incassata a fine 2005, e quindi materialmente merito di Giraudo, ma i cui effetti economici sono stati trasferiti sugli esercizi successivi in applicazione dei criteri IAS.
Ma chi se ne frega. Mere questioni contabili: noi diciamo bravi a Blanc e a Cobolli per aver comunque mantenuto la rotta della vecchia gestione, ed essere riusciti a riportare la Juventus a buoni livelli dopo la sciagura di Farsopoli.

I tifosi della Juventus possono, da sempre, andare fieri del bilancio della loro squadra: la Juve ha sempre vinto nel più rigoroso rispetto delle norme scritte nel Codice Civile e nelle norme federali, tant'è vero che la Juve è una delle poche società (forse l'unica) che non ha fatto ricorso alla legge spalmadebiti, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha scorporato e rivalutato nessun ramo d'azienda, ha sempre avuto un patrimonio netto positivo, non ha debiti col fisco e l'unica pendenza con l'erario è stata risolta il 17 luglio con l'Agenzia delle Entrate, che ha riconosciuto alla Juve il diritto ad un rimborso di 1,4 milioni per somme pagate e non dovute.

Visto tutto questo possiamo dire, a ragione, che la Juve ha vinto correttamente sia avanti ieri (gestione Boniperti), sia ieri (gestione Giraudo), e speriamo domani (gestione Cobolli-Blanc).
Ciò che andrebbe specificato è che con il ritorno ai livelli che alla Juve competono non è stata cancellata Calciopoli, bensì si è sancito il principio per cui la Juventus non muore mai, nonostante le ingiustizie, nonostante sporchi complotti, nonostante le ingiurie continue da quasi un secolo.
La Juventus è un simbolo di onestà, probità e serietà. Altri casi appaiono di diverso spessore. Se non ci credete, andate a leggere il bilancio che ha presentato la Telecom, in passato diretta da quel Tronchetti che, anche dalle colonne del Financial Times, parlava come un capo di stato (scimmiottando l'Avvocato) di tutto lo scibile umano, e che richiedeva all'allora suo amico Guido Rossi l'assegnazione dello scudetto a tavolino (o a tavaroli?) in ossequio ad un non bene identificato "spirito olimpico". Volendo potremmo ripagare, restituendo con gli interessi quello che ci è stato fatto.

Ma ciò che conta è sapere che la Juventus rappresenta al meglio l'Italia migliore. La Juventus siamo noi, e nessuno si senta offeso. E per il resto c'è la riva del fiume: basta avere pazienza e sulla riva di presunti "onesti" ne passeranno tanti.

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martedì 4 agosto 2009

Vittorie di Pirro

Curiosa situazione quella di Roberto Mancini: ha vinto tre (così dice la Gazzetta) scudetti consecutivi ma, nonostante tutto, non riesce a trovare una società che lo prenda come allenatore. Pertanto continua a godersi la sua forzata inattività grazie al contratto che lo blinda all'Inter fino al 2012.
Ieri, comunque, il tecnico jesino ha rilasciato un'intervista nella quale lascia trasparire un certo nervosismo, e forse un certo scoramento: lui, nonostante i soldi del petroliere, vorrebbe ritornare ad allenare. Però racconta sconfortato, che al Milan non può andare perché Galliani non lo apprezza, alla Roma non ci sono speranze perché è un simbolo della Lazio, e vade retro Juve perché ti "ho sempre combattuta".
Non rimane che l'estero, chiosa il pluriscudettato.

Mentre leggevamo queste parole, pensavamo che qualcosa comunque non torna: come può non trovare uno straccio di squadra un così grande allenatore, che prima dell'avvento di Calciopoli, in fondo, perdeva solo per la crudeltà e la slealtà della Triade juventina?
Se proprio vuole allenare, riflettevamo, basta che dia un taglio all'ingaggio che pretende dalle società potenzialmente interessate a lui (ammesso che esistano).

Continuando la nostra rassegna stampa, però, abbiamo trovato una versione alternativa dei fatti. Per di più proveniente da una persona particolarmente autorevole. Infatti, sempre ieri, sul Corriere della Sera è apparsa un'intervista a Fedele Confalonieri, presidente di Mediaset che, in relazione all'Inter, dice testualmente "Il nostro dirimpettaio di soldi ne ha molti di più di noi e ha voglia di spendere, però, dei 4 scudetti vinti dall'Inter, 2 sono regalati...".
Ecco, quali sono i due scudetti regalati?
Posto che lo scudetto a tavolino è regalato aldilà di ogni dubbio (tanto è vero che non furono i famosi tre saggi a consigliare a Guido Rossi di assegnarlo alla sua Inter), le ipotesi sono due: o Confalonieri considera regalato anche il primo scudetto vinto sul campo (quello con il Milan penalizzato e la Juve in B), oppure considera regalato l'ultimo vinto sul campo da Mancini (ossia quello contestatissimo dai romanisti).
Comunque sia, se si vuole dar fede alle parole di Confalonieri, l'Inter negli anni manciniani ha vinto un solo scudetto. O quello vinto senza avversarie, e quindi uno scudetto di scarso valore sportivo, oppure l'ultimo manciniano, ed in tal caso si tratta di scudetto a dir poco contestato.

Dunque, con buona pace della Gazzetta e di tutti i laudatori di Mancini, prendendo per buona la teoria del presidente di Mediaset, è facile capire quale sia il motivo per cui lo jesino non allena: semplicemente non è un allenatore vincente.

Ma Mancini non si disperi, Zeman ha dimostrato che si può costruire una bella carriera anche da profeta e vittima del sistema.

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mercoledì 29 luglio 2009

Il calcio specchio del Paese?

Come da noi ampiamente previsto, sono arrivate le richieste di ricusazione del collegio giudicante al processo di Napoli. A presentare la domanda sono stati i legali del Brescia e dell'Atalanta, secondo i quali la Casoria, che aveva escluso le due società come parti civili, con le sue esternazioni sulla serietà del processo avrebbe dimostrato di nutrire pregiudizio verso le tesi accusatorie.
Già vi abbiamo spiegato come la maggior parte dei giornali abbia manipolato il pensiero della giudice, tagliando un pezzo della frase incriminata. Una operazione sporca, l'ennesima di questa incredibile farsa.

L'impressione è che per qualcuno questo processo non s'ha da fare. Deve risolversi con una bella prescrizione. Così i gazzettari potranno urlare che "Moggi si è salvato grazie alla prescrizione", ovvero l'esatto contrario di ciò che si potrebbe verificare arrivando a sentenza.

Non ci stupiamo più di nulla. Questo perché, da quando abbiamo iniziato questa modesta impresa editoriale, abbiamo avuto modo di capire che lo scandalo di Calciopoli va ben aldilà del calcio. E' un qualcosa di molto più grande. Basti pensare che in quel periodo vi furono altre operazioni similari (nelle tecniche, ma anche nei beneficiari) di "character assassination". Il primo a subodorare qualcosa fu il grande Enzo Biagi in un'intervista al Tirreno. Noi, essendo dei dilettanti, ci arrivammo con un po' di ritardo.

Successivamente si è capito che si è mossa contro la Juve una banda (non possiamo dire su ordine di chi, sebbene lo abbiano capito anche i sassi), annidata all'interno della Telecom, che passava il tempo a spiare mezza Italia che conta.

Tutto questo, a nostro avviso, sta a dimostrare che qualcuno è preoccupato dallo svolgimento del processo di Calciopoli, perché da esso potrebbero emergere anche verità sconvenienti su tutto ciò che è accaduto nella torrida estate degli scandali italiani sul filo del telefono. Estate degli scandali che ha modificato gli assetti del potere in questa nazione.

Una ragione in più per andare avanti. Una ragione in più per combattere questa battaglia di civiltà. Combattere per la verità e la giustizia nello scandalo di Calciopoli vuol dire anche combattere per un paese migliore. Dove non sono dei ristretti inner circle (o salotti più o meno buoni) a decidere chi governa, chi controlla i giornali, chi amministra le banche e chi vince il campionato di calcio.

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martedì 28 luglio 2009

Alla luce del Sole

Sul tema dei bilanci incasinati e irregolari i giornali sportivi continuano a non parlare, la Covisoc e Palazzi, che dovrebbero controllare e sanzionare, continuano a non vedere e Petrucci e Abete continuano a dire che che in Inghilterra e Spagna sono pieni di debiti mentre noi abbiamo la fortuna di avere dei mecenati che staccano ogni anno l'assegno e sistemano tutto.

Le nostre denunce che le cose stavano molto diversamente rischiavano di essere una specie di voce nel deserto, ma ci fa piacere notare che negli ultimi giorni è intervenuto con tutta la sua autorevolezza Il Sole 24 Ore. Dapprima (il 2 luglio) con una inchiesta sui dati di bilancio delle società di serie A, in generale molto preoccupanti, e in questi giorni con un interessante articolo incentrato sul fatto che alcune società di serie A (e tra queste l'Inter del supermecenate Moratti) non avrebbero i requisiti per giocare neppure in Lega Pro (la vecchia serie C).

Finalmente, quindi, non siamo più i soli a pensare che Petrucci e Abete farebbero miglior figura a stare zitti (invece Petrucci è intervenuto anche oggi a sproposito), che le gazzette e i palombi da tempo sono venuti meno al dovere di informare con correttezza, e che sarebbe meglio eliminare la Covisoc (con Palazzi al seguito) e affidare i controlli ad un organismo esterno europeo come vorrebbe Platini. Lo pensiamo e l'abbiamo sempre scritto, adesso proprio il giornale specialista nell'analisi dei bilanci indirettamente ci dà ragione.

Dato che ci sono delle norme precise da rispettare a garanzia della sana e corretta gestione, comincia così ad essere un dato percepito e alla luce del sole il fatto che le società hanno contravvenuto a queste norme, hanno in parole povere commesso degli illeciti che non si capisce perché vengano tollerati. O forse si capisce benissimo, visto che l'Inter rischierebbe di non avere i requisiti neppure per la C.

Vale la pena di precisare che nel 2003 era stata varata la legge per salvare le società dal disastro, che grazie ad essa i bilanci erano stati in qualche modo aggiustati e che la nuova ondata di incasinamenti ha un'origine ben precisa: l'estate 2006 quando, in piena Calciopoli e con la Figc commissariata, furono autorizzate le finte compra-vendite del marchio. Da allora è stato un susseguirsi di finti scorpori, di fusioni e incorporazioni, di collegate e controllate; operazioni utili solo a creare soldi sulla carta, con i bilanci che, in realtà, erano mediamente sempre più dissestati.

Un'origine ben precisa con tanto di nome e cognome, perché quell'autorizzazione fu data di proprio pugno dal professor Guido Rossi; quello che arrivò a Roma da Milano per dare il via al "Nuovo Calcio", dove non ci sono più Giraudo e Moggi, e gli scudetti li vince l'Inter che ha un bilancio col quale non potrebbe iscriversi neppure alla serie C.

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sabato 25 luglio 2009

Noi gente di serie C

Il mondo del calcio italiano potrebbe vedere nei prossimi giorni l'entrata di un terzetto, certo molto atipico per l'ambiente, di personaggi molto noti al pubblico: Marcello Dell'Utri, da sempre braccio destro del premier Silvio Berlusconi, Vittorio Feltri, fondatore e direttore di Libero, e Daniela Santanchè, leader del Movimento Per L'Italia.
Il progetto dei tre è quello di rilevare il Calcio Como, oggi nella Lega Pro, per farne in breve tempo una squadra di serie A, fondata sul settore giovanile, come spiega il senatore di Forza Italia a Il Giornale.
Ora: due di loro, per certo, sono buoni amici di Luciano Moggi.
Vittorio Feltri non ha fatto mistero di aver parlato con l'ex DG della Juve del progetto Como.
Questa volta la battuta sul deferimento ve la risparmiamo: si tratta di due non tesserati.
Semmai Feltri potrebbe battere, se l'affare andrà in porto, il record del deferimento più veloce di sempre. Se un po' lo conosciamo, però, se ne fregherà, e continuerà a chiedere buoni consigli a Moggi.
Attendiamo che la stampa nazionale reagisca alla notizia, anche se, prevediamo, questo gossip verrà accolto con sorrisi e pacche sulle spalle nelle redazioni milanesi, anziché col solito piglio scandalizzato: Moggi ridotto a fare il consulente di una squadra di serie C, che goduria.
Potrà però contare sul nostro, di appoggio: noi, che siamo tifosi di serie C (cit. Cobolli), lo invitiamo a continuare a non vergognarsi di niente. Dia buoni consigli al suo amico Feltri, e, se serve, lo critichi dalle colonne di Libero. Se lo potrà permettere: in fondo è uno dei pochi giornali che, anche con Calciopoli, ha dimostrato di avere a cuore la libertà di opinione.

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martedì 21 luglio 2009

Juve regina del mercato?

L'altro giorno la Gazzetta ha provato a solleticare i tifosi scrivendo di voglia di Juve, oggi ci riprova con i dirigenti scrivendo di Juve regina del mercato, e facendo i complimenti per il bilancio sostenibile. Forse i dirigenti non ne hanno bisogno, noi comunque ripetiamo l'invito a diffidare dei complimenti della Gazzetta (il famoso "Timeo Danaos et dona ferentes"), intanto perché sappiamo che ha un preciso interesse a fare il tifo per una squadra che non è la Juve, e poi perché nell'estate 2006 fu proprio la Gazzetta l'organo ufficiale del golpe che in meno di due mesi cercò di distruggere definitivamente la nostra società.

Se quel tentativo non è perfettamente riuscito, nonostante l'impegno di tanti pezzi grossi (e ormai se n'è accorto anche il piccolo giornale di Milano), certo è per merito di chi nel 2006 fu chiamato a gestire la società; ma un merito ancora maggiore va riconosciuto a chi l'ha gestita prima, per il semplice motivo che ne aveva fatto una delle società più forti e sane d'Europa.

E' appena il caso di ricordare che durante la gestione Giraudo-Moggi-Bettega la Juve non ha mai chiesto un euro alla proprietà, non ha fatto ricorso alla legge salvacalcio, non ha fatto finta di vendere il marchio, non ha fatto niente di quanto ogni anno faceva e fa la squadra per cui tifa la Gazzetta. Era sana quella Juve ed anche forte, non solo nel campionato, ma anche quanto a settore giovanile; quella Juve s'era anche già portata avanti col progetto dello stadio di proprietà.

Nel diffidare dei complimenti non disinteressati, aggiungiamo che non è vero che la Juve è oggi regina del mercato; la Juve è una società sana, questa è la verità e i meriti li abbiamo succintamente richiamati. Al contrario della Gazzetta, però, noi la vogliamo anche forte e per questo ci batteremo criticando, se del caso, la società.

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giovedì 16 luglio 2009

Trasparenza e conflitto di interessi

E' notizia di ieri che la FA introdurrà una nuova regolamentazione per l'attività degli agenti in relazione alla vendita dei calciatori.
L'accordo tra la FA e la Premier League è stato raggiunto dopo lunghe mediazioni e le principali novità sono due.
La prima, molto positiva, a nostro modo di vedere, riguarda la trasparenza degli affari: i club saranno obbligati a rendere pubblico l'ammontare delle commissioni pagate agli agenti. Per la prima volta, quindi, le cifre legate alle commissioni, oggetto di grandi speculazioni da parte della stampa, soprattutto in Inghilterra, dovranno essere pubblicizzate, e i personaggi che gravitano attorno a questo mondo saranno sotto la lente di ingrandimento dei mezzi di informazione.
Well done. Anche se forse non piacerà a tanta gente che fino ad oggi ha lavorato nell'ombra, senza dover rendere conto a nessuno.
Un buon esempio è Kia Joorabchian, l'uomo che rappresenta la società che deteneva fino a ieri il cartellino di Tevez, singolare (ma mica poi tanto in Sud America) caso di giocatore non appartenente a società di calcio.
The Guardian si chiedeva a chi fossero finiti in realtà quei 25 milioni di sterline pagate dal Manchester City.
La curiosità forse non verrà soddisfatta per intero, ma qualcosa in più si potrà sapere, dato che il regolamento si applicherà, molto probabilmente, a tutti i trasferimenti operati sin dalla sessione in corso.

Una vittoria dell'FA quindi, che probabilmente piacerà a Platini.
Ma, data la forza della Premier League, il patto non ha certo potuto essere unilaterale.
La FA ha infatti dovuto cedere su un punto focale, che aveva rigettato più volte.
Gli agenti infatti potranno ora rappresentare più di una parte in causa, nei trasferimenti. Potranno curare gli interessi del giocatore e anche di una delle due società coinvolte nel trasferimento, a patto ovviamente che il giocatore acconsenta.

Il calcio inglese quindi guadagna trasparenza, ma perde sul piano del conflitto di interessi.
Un conflitto di interesse, quello tra procuratori e dirigenti, che è stata la base del processo Gea, e delle accuse ai Moggi.
Niente di illegale, ha statuito un Tribunale della Repubblica.
Oggi, da Oltremanica, addirittura ottiene legittimazione, a sottolineare che il vero problema nel calciomercato sono i soldi in nero e il riciclaggio di denaro sporco. Non certo il Moggi di turno.

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mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

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martedì 14 luglio 2009

Incrocio pericoloso

Mentre a Napoli il giudice e lo svolgimento del processo stanno deludendo le attese dei colpevolisti a prescindere, a Milano va avanti l'impianto del processo per il dossieraggio della "banda Tavaroli", e Luciano Moggi è stato ammesso tra i danneggiati dello spionaggio sul calcio (la famosa "Pratica Como").
Già nell'autunno del 2006 c'era stato qualcuno che aveva colto dei collegamenti tra Calciopoli e lo spionaggio di Tavaroli, ma s'era beccato le accuse più svariate (visionario, squadrista, rancoroso per ricordarne alcune); sono passati tre anni, ma sembrano tre secoli: quelle accuse, come dei boomerang, hanno finito per squalificare chi le aveva fatte e adesso i due processi potrebbero procedere in parallelo, e magari finire per incrociarsi.
A Milano, infatti, potrebbe venir fuori chi ha ordinato a Tavaroli il dossieraggio sul mondo del calcio che, non dimentichiamolo, ha riguardato gli stessi personaggi (da Moggi al segnalinee Ceniccola, passando per Giraudo e De Santis) che poi Dal Cin ha messo dentro la sua "deposizione spontanea" del giugno 2004 da cui è nata l'indagine della procura di Napoli.
La Telecom si è chiamata fuori da alcuni dossieraggi, e quello sul calcio è uno di questi; anzi, ha dichiarato ufficialmente che dovrà risponderne chi li ha commissionati. Già, chi ha commissionato a Tavaroli la Pratica Como, e perché?
Potremmo saperlo se, appunto i due processi, come dice la logica e ipotizzava qualche visionario-squadrista-rancoroso, dovessero incrociarsi, se a Milano Tavaroli farà luce su quella pratica che finora ha chiamato in causa solo il defunto Adamo Bove che, comunque, non poteva essere di certo l'utilizzatore finale.

Per qualcuno questo eventuale incrocio potrebbe allora risultare molto, molto pericoloso.

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