sabato 13 febbraio 2010

Blanc, ma 'ndubai?

Ieri deve essere stata l'ennesima giornata di passione per il nostro presidente - amministratore delegato - direttore generale, Jean Claude Blanc.
Infatti, il Milan ha presentato il suo nuovo sponsor per i prossimi cinque anni, la compagnia aerea di Dubai Emirates. Certo, certo, il Dubai è messo male per colpa della crisi finanziaria mondiale, però Galliani è riuscito a strappare un bel contratto di 5 anni per 60 milioni di euro complessivi più bonus. Mica male, no?

In corso Galileo Ferraris, invece, tutto tace sul fronte sponsor, e la situazione diventa a maggior ragione insostenibile se si fanno paragoni con la concorrenza. Con buona pace di chi continua a dire che il francese (uno e trino) è un grande manager. E qui i calciatori e il destino cinico e baro non c'entrano nulla. E' solo questione di programmazione e, lasciatecelo dire, di comunicazione.

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Ah beh, se lo dice Laporta...


Un'altra tappa della nostra indagine sull'evoluzione della forma mentis interista-buonista-politicamente-correttissima dall'era Moggi ai giorni nostri. Oggi per voi "Come uno strumento di estorsione mafiosa diventa ad un tratto un'opinione più che legittima".
I diritti tv. Fino a ieri, il modello individuale era una sordida imposizione di Milan e Juve, che ricattavano le società minori, privandole del giusto riconoscimento economico, distribuendo selettivamente prebende attraverso i contratti Mediaset i primi, e il favore degli arbitri, quei mafiosi della Juve. Altro che Inghilterra, dove c'è il modello collettivo.
A parte il fatto che a sopravvivere grazie ai contratti individuali sono state soprattutto Inter e Roma, altrimenti conciate da sbatter via, l'argomento, che non era un'opinione discutibile ma l'indiscussa verità, non teneva conto della struttura del tifo inglese, così diversa da quella spagnola e italiana, assai più, anche se storicamente è un colmo, campanilista.
Degli scorsi giorni è l'uscita di Laporta sui diritti tv in Spagna. Il Barca, squadra bella onesta bailada bonita terzomondista amica dei bambini dei panda e dei profughi, non ci pensa neanche ad abbandonare il modello individuale. "Il nostro mercato interno è la metà di quello inglese" si traduce con "se lo lasciamo Real e Barca vedono la Champions con il binocolo, altrochè doble e triple". Opinione legittima. La struttura del tifo spagnolo è più simile a quella italiana, infatti. Ma Real e Barca non sono un duopolio mafioso, per nessuno.

Il sorteggio integrale degli arbitri, parte seconda. La Lega lo ripropone. Prima era la via luminosa alla verità divina. E Milan e Juve lo osteggiavano per poter controllare bla bla bla.
Ora la risolutissima opposizione arriva da Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, squadra dalla maglia a strisce nerassurre che qualche favoruccio arbitrale nell'ultimo quadriennio l'ha pur avuto con certa frequenza. Avete sentito qualcuno che protestasse contro un sistema Inter che impedisce il progresso buono e giusto? No, oggi è una legittima opinione.

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giovedì 11 febbraio 2010

Moggi vs. Auricchio

lunedì 25 gennaio 2010

Il Mou furioso!

Ieri sera non abbiamo visto il derby e abbiamo saputo, solo a tarda serata, che l'Inter ha vinto pur finendo la partita in nove.
Campionato che sembra ormai chiuso, sigillato con la ceralacca, come le bolle papali. Anche se lo special-uno lancia delle accuse pesanti, molto pesanti.
Il cui significato non è stato compreso appieno. O non si è voluto comprendere. Ha infatti dichiarato nel post-partita: "Abbiamo capito tutto, abbiamo capito che non è stato un caso che Rocchi ha dato il cartellino rosso a Sneijder..."; ed ancora: "Non ce lo faranno chiudere. Lo penso dalla partita con il Bari, quando non è stato dato quel cartellino rosso a Bonucci... Le difficoltà continueranno, ma credo che riusciremo a vincere questo scudetto". Ricordiamo, innanzitutto, che l'arbitro Rocchi lo scorso dicembre è stato assolto al processo di Napoli, e che non è mai stato indagato dalla giustizia sportiva!
Ma la domanda principale è: a chi si riferisce Mourinho quando dice "Non ce lo faranno vincere"? Chi sono costoro? E soprattutto, perché non vorrebbero far vincere l'Inter? A quale scopo?
Appare evidente che se non vince l'Inter vince qualcun altro (non certamente la Juve!), quindi, se c'è qualcuno che rema contro l'Inter, rema pro-avversaria dell'Inter (Milan? Roma?). Ma allora continua ed esistere nel mondo del calcio un sottobosco che trama nell'ombra. O forse (come crediamo fermamente) il vero sistema non è mai saltato, lo scalpo di Moggi è stato esibito su tutte le piazze (mediatiche e non) d'Italia, additato come il Sioux cattivo che incendiava i raccolti (dell'Inter) ed attaccava le fattorie indifese (squadre romane e milanesi). Adesso mister-Mou dice di no, c'è ancora del marcio, qualcuno che ancora trama contro l'"Invencible Armada".
Mister Mou abbia coraggio (cosa di cui non dubitiamo), faccia i nomi, ci dica chi non vuole che l'Inter vinca lo scudetto!

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venerdì 23 ottobre 2009

E' caduto 'o Banco 'e Spagna!

Chi è appassionato di storia del calcio sicuramente lo sa: nel 1952 il Napoli acquistò, per la cifra all'epoca spropositata di 105 milioni di lire, Hasse Jeppson. La leggenda racconta che, durante una partita, all'ennesima caduta del giocatore, dalla tribuna si levò questa esclamazione di un tifoso napoletano: "E' caduto 'o Banco 'e Napule!". Una battuta fantastica!

Questo episodio, letto da qualche parte chissà dove, ci è ritornato in mente guardando la sintesi della partita Real-Milan. Tutto sommato si potrebbe dire: "E' caduto 'o Banco 'e Spagna"! vista la faraonica campagna acquisti (a debito) dei madridisti.
Se si considera, inoltre, il modo in cui è maturata, cioè nella più assoluta assenza di gioco, con una condizione atletica da dilettanti e con una difesa imbarazzante, si può immaginare che non sarà né la prima né l'ultima.
Ma al Real Pereziano evidentemente non importa: oggi infatti il Corriere dello Sport riporta di una guerra di mercato tra Barcellona e Real per l'acquisto di Ribery.
L'ennesima stella in organico, se la spuntasse il Real. Inutile dire che il giocatore, visti i problemi evidenziatisi, serve a poco. Molto più utile sistemare difesa e centrocampo con qualcuno che, magari incidentalmente, si ricordasse che in questo gioco è necessario rincorrere anche l'avversario.
Tant'è, a Perez evidentemente la cosa interessa poco: l'importante per lui è primeggiare nella graduatoria delle magliette vendute. Poi ci pensa la stampa a inculcare nei creduloni l'idea che la vendita delle magliette sia sufficiente a compensare tutto questo sperpero di risorse.
Tutto questo, almeno fino a quando "'o Banco 'e Spagna" terrà aperti i cordoni della borsa.

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domenica 20 settembre 2009

Le bugie su Dinho


Oggi l'asso del Milan, Ronaldinho, non è stato presente nella partita casalinga che ha visto opposti i rossoneri al Bologna. La versione ufficiale parla di una leggera febbre, ma c'è già chi maligna uno scarso impegno negli allenamenti.
E' stato a dir poco sorprendente, nei giorni scorsi, ascoltare noti opinionisti di fede rossonera, come Tiziano Crudeli, solitamente allineati con la società in stile bulgaro, raccontare della scarsa vena e dello scarso impegno che il brasiliano metterebbe negli allenamenti. Il Milan ha sempre fatto fortezza con i "suoi" giornalisti, e mai si è attaccato così apertamente un giocatore della rosa.
Perché? Non lo sappiamo. Ma abbiamo scoperto che, in realtà, Ronaldinho si allena con grande scrupolo: è anzi, un grande discepolo di una particolare filosofia di allenamento orientale, il cui guru può definirsi il motociclista nipponico Haga, che nel video sopra la spiega nel dettaglio.

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sabato 19 settembre 2009

Disorganizzati o scarsi?

I numeri sono davvero impietosi; a parte vittorie e sconfitte, nel turno di Champions le nostre quattro squadre hanno complessivamente registrato un possesso palla di 100 minuti rispetto a 136 delle inglesi e 166 delle spagnole; Tuttosport ha riportato i tocchi di palla di Inter-Barcellona, e il risultato è di 580 a 917. Adesso tutti si interrogano sulla scarsa qualità del nostro campionato, e sono tutti preoccupati.

Sacchi, in particolare, ce l'ha con la nostra cultura calcistica. Siamo quelli che pensano solo a vincere e non a giocare bene, non consentiamo ai giovani di maturare, sappiamo correre all'indietro per difenderci e non sappiamo fare pressing per impedire agli avversari di giocare e rubar loro palla. Tutti a dire che le squadre straniere sono meglio organizzate.

A parte il fatto che la cultura viene inculcata da giornali e televisioni (e Sacchi è uno che scrive e parla), quello che lascia perplessi è che i nostri allenatori sono sempre stati ritenuti bravi per la tattica, gli esperti hanno sempre detto che le nostre squadre sono mediamente quelle meglio organizzate e che il nostro campionato, proprio per questo, è più difficile degli altri.

Viene il dubbio, cioè, che il nostro calcio non sia all'altezza in Europa non perché manchino gli organizzatori, i direttori d'orchestra alla Guardiola, ma perché la qualità media dei calciatori è inferiore; verrebbe da dire che mancano i musicisti. Sui motivi si potrebbe scrivere un libro: di sicuro una squadra come la Fiorentina, con un allenatore tra i più considerati e un proprietario pieno di soldi, per rinforzarsi in vista della Champions ha preso Zanetti e Marchionni e ceduto Melo, la Juve si gioca il girone con Tiago e Caceres, grandi giocatori sembra averli l'Inter, che però come allenatore non ha Zenga o Gasperini, ma ha un portoghese che non si è ancora capito bene se è speciale oppure solo abusivo.

A proposito di Gasperini, l'organizzazione del Genoa funziona anche quest'anno, e tra i migliori in campo ci sono ogni domenica Sculli, Moretti e Rossi, col dubbio che se la qualità dei giocatori fosse più elevata (non diciamo come il Barcellona, magari come l'Inter), allora Sacchi dovrebbe cambiare il suo pistolotto.

Manca gente di qualità, i nuovi arrivi nel nostro campionato non sono in generale all'altezza di quelli arrivati nei campionati spagnolo, inglese e forse neppure tedesco. Questa potrebbe essere la causa principale dello scadimento del nostro calcio; corriamo avanti e indietro, facciamo il pressing e la diagonale, ma li facciamo con Muntari e Tiago, con Caceres e Oddo e non con Xavi e Alves.

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mercoledì 9 settembre 2009

Uber Alles

Di certo non ci siamo mai tirati indietro nel criticare il folle sistema spagnolo. Credevamo di essere i soli, ma chi ha ragione (perdonateci l'immodestia) da solo non rimane in eterno.
Ecco cosa dice Hoeness del Bayern Monaco, in relazione all'eticamente discutibile sistema fiscale iberico: "Ci sarà certamente una riforma. In Spagna un lavoratore che guadagna 50mila euro all'anno paga il 30% di tasse e non potrà sopportare ancora per molto che un giocatore che prende 10 milioni sborsi solo il 25%".
Si può dire soltanto che ognuno ha quello che si merita: i tedeschi, infatti, hanno dirigenti che comprendono l'importanza dell'equità sociale, mentre noi italiani abbiamo solo Galliani che invoca l'aiuto del governo per ottenere anche da noi benefici fiscali sulla falsariga di quelli spagnoli.
Su chi abbia ragione tra il tedesco e l'italiano non vale la pena manco di spendere una parola. La cosa è evidente.
Però va sottolineato che, mentre il Bayern ha una società sana, con campioni del calibro di Ribéry e con stadio di proprietà avveniristico, il Milan ha una squadra logora e vecchia, gioca in uno stadio non suo ed ha un bilancio perennemente in rosso.
Si può dedurre facilmente che i dirigenti delle società disastrate premono per gli aiuti governativi, mentre i manager delle società sane pretendono regole che tengano conto anche dell'equità sociale.
A voi comprendere se sia meglio seguire il modello tedesco o invocare chimere spagnole.

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lunedì 7 settembre 2009

Jamayria pallonara

Le voci su una possibile cessione del Milan si rincorrono da tempo. Nella scorsa primavera si parlò di un interessamento da parte dell'emiro del Dubai, tramite il suo fondo sovrano, ora si rincorrono le voci di un possibile interessamento da parte di un fondo libico. Ma non un fondo come un altro, bensì un fondo statale.
I dubbi che ci poniamo sono molteplici, fatto salvo il benvenuto a qualsiasi investitore privato nel nostro mondo del calcio, ormai finanziariamente asfittico.
Quello che ci chiediamo è se sia etico che una squadra di calcio venga acquistata da uno stato estero attraverso uno dei suoi strumenti d'investimento.
L'altro aspetto che ci lascia qualche dubbio è la presenza (in posizione minoritaria) del fondo statale libico Lafico nella Juventus. Sarebbe quanto meno opportuno che venisse ceduto il pacchetto azionario nella squadra sabauda se si volesse acquistare il Milan: questo per evitare evitare voci velenose al primo pareggio tra le due squadre. Ci mancherebbe solo questo per completare un quadro già preoccupante.

Un'ultima considerazione: in tutta questa ridda di voci che ipotizzano lo sbarco di emiri, fondi sovrani, petrolieri albanesi e chi più ne ha più ne metta fa rumore il silenzio di chi questo processo dovrebbe governare: la Figc.
E' troppo impegnativo varare un regolamento che governi fenomeni di questo tipo?

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giovedì 13 agosto 2009

Il Portaraglio

Quando venne ceduto Kakà appoggiammo la mossa del Milan: scoprimmo, in quelle convulse giornate, che il brasiliano aveva un portavoce. Un mondo alla rovescia, pensammo. A cosa può servire un portavoce ad un calciatore? Non ci risulta che abbia dichiarazioni di tale importanza, per le quali sia giustificabile la presenza di questa figura professionale. Oltre all'evidente comicità della cosa, pensammo che un calciatore, quando inizia a circondarsi di una corte dei miracoli fatta di nani, ballerine e portavoce, evidentemente, il meglio di sé dal punto di vista sportivo lo abbia dato. Dunque giusto cedere Kakà.

Dobbiamo però ritornare sulla faccenda. E questa volta, per noi juventini la cosa si fa preoccupante: pare che anche Diego abbia un portavoce. Tale Leo Scheinkman.

Non ci resta che sperare che la società vigili sulla corte del brasiliano, appena sbarcato a Torino. La Juve, quella vera, è diventata un mito attraverso un secolo di gloria e di tragedie. E' stata, ed è, amata, detestata e addirittura odiata. Mai derisa e spernacchiata.

Pertanto, evitare di cadere nel ridicolo è imperativo inderogabile. A sentire certe dichiarazioni di Cobolli, sembra che ora non ci sia coscienza di questa semplice realtà. Dunque per mettere al suo posto Diego, non potendo contare sulla Triade, dobbiamo sperare in un intervento di Boniperti.
Non vorremmo che si iniziasse con i portavoce, e si finisse con qualcuno che pretende corazzieri e stendardo come il Presidente della Repubblica. A quel punto, tanto varrebbe tifare Inter.

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giovedì 6 agosto 2009

La crisi strisciante

Dietro i luccichii del mirabolante calciomercato di poche società che hanno possibilità di indebitarsi (Real), o di spendere grazie ad un bilancio sano (Juventus e Bayern), continua la lenta agonia di un movimento. Crisi occultata dai giornalisti che fanno parte a pieno titolo del carrozzone, e che ne traggono sostentamento.
Nessuno vi ha spiegato, infatti, la grave situazione che mina il calcio mondiale alle sue fondamenta: si pensi all'interruzione, causa debiti, del campionato argentino.
La cosa è stata presentata dalla maggior parte della stampa come una notizia "di colore". Noi obbiettiamo: la notizia è grave.
Il movimento argentino è fondamentale a livello mondiale, inutile ricordare le vittorie degli "albicelesti" ai mondiali o gli immensi campioni che sono nati in quella terra bella e sfortunata, o ancora l'immensa passione popolare che il calcio riscuote a quelle latitudini.
Ma tutto ciò non è bastato. Il campionato non parte, le società devono pagare cinquanta milioni di dollari di debiti, soprattutto al fisco. Nel frattempo, non risulta che la Fifa del colonnello Blatter abbia posto in essere alcun tipo di aiuto. Con il rischio che un patrimonio calcistico di inestimabile valore (per chi ama questo sport, ma non per chi con questo sport ingrassa, evidentemente) venga irrimediabilmente compromesso.

Intanto in Europa l'orchestrina del Titanic continua a suonare (soprattutto musiche spagnole): tutti parlano della fantasmagorica campagna acquisti del Real o di Ibra al Barcellona. Gli oltre tre miliardi (sì, miliardi) di debiti che schiacciano il calcio spagnolo sono stati depennati dall'agenda. Fino a quando i creditori non si faranno avanti: statene certi, presto o tardi, la cosa avverrà.
In Italia, assistiamo ad uno spettacolo un po' grottesco, dove alcuni ci pare studino le opportune exit strategies per quando la musica dell'orchestrina finirà: Unicredit vuole vendere la Roma (ma chi la compra?), un petroliere albanese sembrava in procinto di acquistare il Bologna, ma al momento della firma qualcosa dev'essere successo e tutto è stato rimandato, Matarrese vuole vendere il Bari e anche Cairo si è detto disponibile a farsi da parte.
Anche i tanto decantati mecenati meneghini hanno stretto i cordoni della borsa, sebbene la stampa (sempre prona) continui a spacciare mercati da evidente ridimensionamento come campagne acquisti straordinarie.
Sarebbe ora che Federcalcio e Uefa organizzassero gli stati generali. Meglio gestire una crisi strisciante, piuttosto che far finta di nulla e rischiare di essere travolti da uno tsunami: l'Argentina, in fondo, non è tanto lontana.

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mercoledì 5 agosto 2009

Derby a parole

In attesa del prossimo derby giocato, Milan e Inter hanno, intanto, disputato quello a parole. In un'intervista al Corsera Fedele Confalonieri ha accusato Moratti di essere uno spendaccione, visto che ha sotto contratto i due allenatori più pagati al mondo, ed ha ricordato che dei quattro scudetti vinti dall'Inter due sono stati regalati. Non sembravano battute al vetriolo, ma Moratti ha voluto rispondergli, dicendosi meravigliato per il tono un po' arrogante (?) e dicendosi sicuro che "lo stesso Berlusconi sappia rispettare di più chi rischia personalmente per passione o per dovere".

Non si tratta, a ben vedere, di un derby a parole che passerà alla storia, piuttosto la risposta di Moratti fa venire un grosso dubbio. Ammesso che abbia detto veramente qualcosa che voleva dire, il dubbio riguarda il fatto che Moratti rischierebbe personalmente; è vero, e l'abbiamo fatto notare nei nostri articoli sul sito che, mentre il Milan è dentro la Fininvest e la Juve è un asset della Exor, l'Inter fa capo direttamente a Moratti, ma è il discorso del rischio che non quadra. Da come ce l'hanno sempre raccontata Fabio Monti sul Corsera e la buon'anima di Cannavò sulla Gazzetta, infatti, Moratti doveva essere un benefattore che a fine anno chiedeva quanto c'era da pagare e staccava l'assegno, cioè faceva beneficenza per il godimento dei tifosi dell'Inter (Monti e Cannavò compresi), i soldi li regalava, il bilancio era a posto e chi s'è visto s'è visto. Se si parla di rischi, la faccenda allora è diversa: o ci sono dei gran debiti perché l'assegno non bastava (ma questo Corriere e Gazzetta l'hanno sempre negato), oppure Moratti era un finto benefattore che sperava di riavere indietro quei soldi e adesso pensa che sia difficile.

Non è un dubbio da poco, e diventa ancora più pesante se riflettiamo sul fatto che il benefattore Moratti dice di rischiare "per passione o per dovere". Per passione si capisce cosa vuol dire, anche perché il nostro calcio, secondo Corriere e Gazzetta, è pieno di presidenti (anche loro mecenati come Moratti) che rischiano appunto per passione. Non si capisce, invece, perché Moratti dica di rischiare "per dovere"; non solo non si capisce, ma non vorremmo che alla fine lui voglia dire che, essendo stato obbligato a rischiare, allora il rischio non riguarda solo lui e dobbiamo farcene carico tutti (se ci pensiamo bene è quanto sta avvenendo con i debiti della Roma per i quali si stanno dando da fare Alemanno e D'Alema, Carraro e Petrucci).

Questo è il dubbio che ci fa concludere che sarebbe stato meglio se Moratti non avesse aperto bocca; magari adesso Fabio Monti dirà che è stato un bel derby a parole finito in parità, ma a noi è sembrata una partita noiosa, finita uno a zero perché decisa da un'autorete.

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lunedì 27 luglio 2009

Errori Sconcertanti

Interessante articolo di Sconcerti sul Corriere della Sera. In buona sostanza l'editorialista principe della sezione sportiva del quotidiano milanese canta il de profundis su quello che noi da sempre definiamo "mecenatismo alla milanese": il calcio in cui un mecenate ripiana le perdite della gestione è finito, bisogna andare verso un calcio finanziariamente sostenibile. Parole sante, ma sarebbe più corretto parlare di finto mecenatismo. Finto perché in realtà, tra vendite fittizie del marchio ed altre diavolerie, il mecenate ripiana molto meno di quanto è dovuto. Però riconosciamo a Sconcerti il merito di avvicinarsi alla verità. Pertanto, fra dieci anni (o al prossimo scandalo) forse sarà d'accordo con noi.

Il fatto che suona strano è che l'articolo continui spiegando che la Juve è l'unica società che non fa affidamento da parecchi anni al "mecenatismo". Pertanto va ritenuta un esempio. Va notato che il giornalista non esclude dai meriti la vituperata gestione della Triade; sembrerebbe quasi un cambiamento di rotta del quotidiano milanese, che tanto si è distinto nella caccia alle streghe del 2006. Però, analizzando bene il pezzo, balzano agli occhi un paio di errori (ad essere buoni) che ci fanno cambiare idea sulle intenzioni dell'articolo.

Innazitutto quando si dice che "I soldi che vanno nella Juve sono di una finan­ziaria che fa capo alla Fiat, non de­gli Agnelli". No, caro Sconcerti, semmai è la Fiat che fa capo alla Exor, come la Juventus, pertanto l'unico legame tra Fiat e Juve è che hanno lo stesso padrone (Exor). Quindi la verità è esattamente il contrario di quella illustrata nell'articolo: alla Juve non va manco un euro proveniente dalla Fiat.
Semmai potrebbero andare soldi della Fiat proprio al gruppo RCS per il quale lavora Sconcerti, visto che la casa automobilistica ne è uno dei grandi azionisti.
Preferiamo chiarire la questione, non sia mai che fra un anno, se la Juve vincesse qualcosa, qualcuno dalle colonne del Corriere (o della Gazzetta) abbia l'alzata di ingegno di scrivere che "Fiat con i soldi che ha speso per la Juve poteva tenere aperta la fabbrica di Termini Imerese". Ripetiamo e specifichiamo ancora meglio: Juventus e Fiat viaggiano su due linee parallele e non vi è nessun travaso di denaro tra le due entità, fatto salvo l'attuale contratto di sponsorizzazione che comunque è altra cosa, e se proprio la si deve dir tutta, probabilmente è più quello che dà la Juve (in termini di immagine) che non ciò che restituisce la Fiat (in termini economici).

Infine, ecco lo schizzo di veleno. Secondo l'articolo la Juve non potendo contare sul mecenatismo e quindi "Avendo meno forza, compensava cercando in ogni modo più potere". Chiara l'allusione a Farsopoli. Falso, signor Sconcerti. Tutti cercavano più potere, compresi i mecenati (finti) alla milanese, come è ampiamente dimostrato dalle telefonate di Meani, dal passaporto di Recoba e dai rapporti di Nucini con Facchetti.
Anche qui Sconcerti ha padellato, ma ci rendiamo conto questa è la condizione di chi deve difendere la linea di un giornale, a costo di scrivere inesattezze.

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giovedì 23 luglio 2009

Pinzolo o Kuala Lumpur?

Il tour asiatico del Manchester United sta andando a gonfie vele: stadi pieni, fans in delirio, merchandising a ruba. In Malesia i locali tifosi dei Red Devils si sono spinti fino a fischiare la propria Nazionale, opposta ai loro idoli. Addirittura in casa United si è pensato di giocare la partita finale del campionato in Asia.
Soldi, soldi, soldi, ma un impegno prestagionale del genere non rischia di influenzare in modo negativo la preparazione?
Il clima tropicale di Malesia e Indonesia non è certo l'ideale per svolgere una preparazione atletica di livello, tanto più se tutto l'anno sei impegnato nella piovosa Inghilterra.
Lo stesso discorso è applicabile alle tournées americane di Inter, Milan e Chelsea, certo lucrose economicamente, ma che dovranno dimostrarsi adatte anche dal punto di vista della preparazione atletica.
Il Trentino certo non è un mercato delle dimensioni degli Stati Uniti, ma l'aria è indubbiamente buona. Parleranno i risultati, per definire quale sia il miglior compromesso tra attenzione ai temi calcistici e attenzione ai temi economici.
Juve a Pinzolo o a Kuala Lumpur? Diteci la vostra.
Qual è il modello di sostenibilità giusto: abbattere i costi o aumentare i ricavi, come pensava Giraudo?
Ora, intanto, il Manchester è in Corea del Sud per un altro bagno di folla. E poco importa che non ci sia Ronaldo. C'è Park Ji Sung: centrocampista di sbattimento e idolo nazionale, motore instancabile del centrocampo e veicolo commerciale eccezionale per il Manchester nello stato asiatico.
Uno che costa relativamente poco e rende tanto, in ogni senso.
Un gregario che una settimana all'anno diventa re: un bell'esempio di calcio sostenibile in carne ed ossa.

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lunedì 6 luglio 2009

Sic transit gloria mundi

Il raduno del Milan oggi è stato rovinato da una violenta contestazione da parte dei tifosi. Le doglianze, come è facile immaginare, vertono sulla scadente campagna acquisti del Milan, oltre che, naturalmente, sulla cessione di Kakà.
Certo, ci vien da pensare quanto debba essere stato traumatizzante per i tifosi tornare con i piedi per terra, dopo i venti anni di gestione Berlusconi in cui spesso si spendevano miliardi per l'acquisto di giocatori, al solo scopo di levarli alla concorrenza (ci vengono in mente De Napoli e Borghi, per esempio).
Ora le cose son cambiate, forse perché Berlusconi ha raggiunto i suoi scopi, o forse per il pressing della famiglia poco interessata al calcio. Ma una cosa ci sentiamo di dire: altre società e altri tifosi, in Italia e all'estero, passeranno guai ben peggiori. In fondo, il Milan dovrà solo imparare a fare con le proprie forze, come la Juve fa da più di quindici anni, ma difficilmente rischierà il baratro del fallimento.
Forse la soluzione migliore, anche in questo caso, sarà quella di affiancare a Galliani un manager che capisca di calcio. Ma Berlusconi, basta pensare al famoso incontro con Moggi di tre anni fa, questo probabilmente lo pensa da parecchio. Chissà se ogni volta che in questi anni ripianava i deficit della gestione Galliani pensava ad alcuni noti aforismi del mitico palazzinaro Ricucci. Troppo facile fare il grande manager (o anche il grande tifoso) con il portafoglio degli altri!

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domenica 28 giugno 2009

Cliniche di riabilitazione

Le società di calcio italiano quest'anno non sono tanto prodighe di colpi ad effetto, ma in compenso sembra abbiano lanciato una nuova moda: riciclarsi come cliniche riabilitative per giocatori reduci da infortuni più o meno gravi.
Ha iniziato il Milan con il terzino Cissokho. Prima lo acquista per 15 milioni dal Porto, poi si rimangia la parola adducendo problemi alla dentatura del giocatore, infine si offre per prenderlo in prestito per valutarlo e semmai acquistarlo l'anno prossimo. Ovviamente il presidente dei Dragoni ha perso la pazienza (chissà perché?) e si è tirato fuori da questo giochino.
Però il Milan ha trovato subito proseliti; infatti l'Inter prima acquista Arnautovic dal Twente, poi causa infortunio al piede del giocatore chiede il solito sconto, ora invece dopo ulteriori visite si offre per prendere il giovane talento in prestito, e semmai lo acquisterà l'anno prossimo.
Anche la Juve pare ci abbia provato con il Real. Ha proposto, infatti, di prendere in prestito dal Real il centrocampista Diarra reduce da un devastante infortunio (rottura del perone, della tibia e del crociato).
Le cose son due: o le squadre italiane sono diventate delle cliniche riabilitative per lungodegenti, oppure puntano su giocatori con qualche acciacco ma di sicuro talento e sperano di recuperarli facendo, dunque, un affarone.

Comunque sia le società italiane, che un tempo facevano tremare il mondo con acquisti roboanti a suon di milioni ora, finite in bolletta, non hanno che da fare il gioco delle tre carte... pardon, delle tre cartelle (cliniche)!

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domenica 21 giugno 2009

La conversione di Berlusconi

Berlusconi, tutti sarete d'accordo, è l'uomo che ha portato il calcio nel terzo millennio: da sport a show business. Fu lui a far lievitare il costo dei cartellini, basti pensare all'acquisto di Gullit o di Lentini. Fu lui a vedere per primo la stretta correlazione tra televisione e calcio.
Ora sembrerebbe lui a suonare la campanella della fine della ricreazione. Prima ha venduto Kakà al Real Madrid, ed è la prima volta che il Milan vende un campione nel pieno della sua maturità tecnica e fisica. Ora ascoltate un po' cosa ha da dire circa gli acquisti folli del Real Madrid: "Non si può andare avanti così, bisogna avere un minimo di senso pratico, adesso ho anche intenzione di fare delle cose a riguardo perché è diventata una cosa inammissibile".
Ecco, noi speriamo che quel "fare qualcosa" sia un bel "fare la cosa giusta": ovvero far pagare le giuste tasse alle società di calcio spesso in debito con l'erario. E soprattutto costringere la Figc a controllare seriamente i bilanci (consolidati) delle società, come richiesto da Platini.
Chi ha fatto il furbo venda i giocatori (se trova qualcuno che li compra), altrimenti si portino i libri i tribunale.

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mercoledì 3 giugno 2009

Eppur si muove


Dalle colonne virtuali di questo sito, abbiamo sempre condannato la "reticenza" dei media a fornirci una informazione non addomesticata. In questo desolante panorama, una eccezione è costituita da Oliviero Beha.
Pur non condividendo appieno le sue idee e il suo accanimento nell'estate del 2006, non possiamo fare a meno di apprezzare le considerazioni espresse durante l'edizione serale del TG3 del 31 maggio. In sintesi:

1) Tuttora sui campi di gioco avvengono stranezze.
2) I beneficiari di tali episodi sono Milan e Inter, che tra l'altro se ne vantano.
3) La serie di "trionfi" nerazzurri trova origine nello scudetto a tavolino del 2006.
4) Nessun organo di informazione si sta occupando del processo di Napoli e questo è molto triste.
5) Le testimonianze rese illustrano una realtà diversa da quella che "ci hanno raccontato".

Dopo tante battaglie, dopo tante disillusioni, qualcosa comincia a muoversi, qualcuno torna a porsi delle domande, a disquisire sui fatti e non solo sulle sensazioni o sulla base del sentimento popolare
Chi lo spiega, ora, agli amanti "del rosa della vita"?

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Il portavoce

Galliani è atterrato ieri a Madrid per vendere Kaka al galactico Real targato Florentino Perez. L'offerta dei madridisti si mormora sia una di quelle che non si possono rifiutare: Robben, Sneijder e 50 milioni di euro, per un totale di oltre 65 milioni di euro.
Secondo molti di noi l'affare lo fa il Milan. Sapete cosa ci ha convinto della cosa? Semplice, sembra che il brasiliano abbia un portavoce (tale Diego Kotscho). Manco fosse Barack Obama. Giusto, a questo punto, lasciarlo andare a Madrid a fare le sue galactiche figure, non v'è dubbio. Del resto ci penserà il suo "portavoce" a spiegare i motivi delle sconfitte che lo attendono.

Volendo cercare una morale a tutta questa faccenda, noi pensiamo che il mondo del calcio presto dovrà ridimensionarsi. Se un calciatore affida il nulla che generalmente ha da dire ad un portavoce vuol dire che la bolla sta per esplodere. Speriamo presto, a tutto c'è un limite.

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domenica 24 maggio 2009

Cronache aziendali - trentasettesima giornata


Tituli della giornata:
La Zebra vince il Palio col cavallo scosso.
Macchia d'olio sul cartone in una raffinata Sardegna.
Sfila di nuovo l'atelier a San Siro con la Collezione Estate, notate assenze femminili in tribuna.
A Torino botte magiche inseguendo un gol.

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lunedì 18 maggio 2009

Tele(Milan)Inter

Nel prepartita di Juventus-Atalanta, curioso siparietto a Telelombardia, emittente privata milanese da sempre molto vicina a Milan e Inter, con particolare predisposizione al buonismo nei riguardi dell’ambiente interista.

Il conduttore Ravezzani, direttore della redazione sportiva, si lamentava con la Juventus per l’oscuramento delle immagini sul riscaldamento pre-partita, rivolgendosi con toni maleducati ("ignorante", il termine più volte ripetuto) all’indirizzo di non ben precisati rappresentanti dell’ufficio stampa della Juventus, rincarando la dose con frasette ironiche sull’argomento.

Non contento, prima di andare in fascia pubblicitaria, mostrava lo schermo oscurato sul campo da gioco, accompagnando la visione con un urlo smodato: "Signori, questa è la Juventus!". Ovvero, una Juve che pratica la censura, alla faccia della trasparenza tanto reclamizzata. Se, da una parte, la cosiddetta trasparenza societaria altro non è che una bufala della prima ora (dietro ai sorrisini c’è solo una gran fame di soldi; chiedere agli Juventus Member per esempio), dall’altra parte certa gente dovrebbe finire di insultare tutto quello che è Juve solo per questioni di audience.

E, da parte di Gattino e soci (prontamente lisciati da Ravezzani al rientro in trasmissione, una volta verificata la visibilità delle immagini dall’Olimpico), sarebbe il caso di cominciare a curare seriamente la comunicazione e chiedere legalmente conto a chi dileggia quotidianamente la Juventus. Non fosse altro per quella maglia che pretende sempre rispetto, indipendentemente dalle persone che la rappresentano.

Quanto al signor Ravezzani, abbiamo una sola richiesta da fargli: perché mai non si rivolge con lo stesso tono nei confronti degli amichetti nerazzurri?

Una volta, solo una volta vorremmo sentirla parlar male di Moratti e soci.

Ci faccia questo favore.

Troppo comodo dare sempre in pasto la carcassa della Juve per interessi di bottega, e ridurre sempre a sciocchezze gli scandali a tinte rossonerazzurre.

Per una volta, Ravezzani si tolga di dosso gli abiti milanesi, e condanni (non giustifichi) per esempio Cambiasso, beccato ad insultare ancora una volta Ambrosini, nell’ultimo capitolo della saga degli striscioni post Champions League 2007. Insulti personali, offese sulla moralità della madre di un collega, e non ci sono giustificazioni che tengano. Magari Cambiasso, che in quel momento indossava una parrucca nerazzurra, si sarà sentito emozionato dal portare in testa cotanta chioma, e la cosa può avergli fatto perdere la misura.

Immaginiamo che una cosa del genere possa anche risultare verosimile, trattandosi dell’Inter.

Quanto al "sensa rruvare", cavallo di battaglia ormai storico del popolo bauscia, gettonatissimo anche in queste ore e cantato a squarciagola da figurine e figuranti sul torpedone nerazzurro la scorsa notte in piazza del Duomo, sarebbe il caso di chiedere a Siena, Roma, Fiorentina, Milan, Bologna, Chievo, Genoa, Samp, Catania (sono tanti eh?), cosa ne pensino di questo slogan.

Che poi, tra una manica di esaltati, il più tranquillo e meno esagitato su quel pullman fosse Ibrahimovic, la dice lunga anche sulle celebrazioni per il quarto scudetto consecutivo nerazzurro, che lo svedese festeggia in modo composto pur essendo stato, ancora una volta, il fattore determinante, evidenziando ancora una volta la sua superiorità di fronte a tutto l’ambiente che lo circonda.

Ravezzani, faccia una cosa da giornalista vero, per una volta, ma la faccia ora che le celebrazioni sono in atto.

Vuole uno scoop?

Benissimo: chieda ad Ibrahimovic quanti scudetti consecutivi ha vinto l’Inter.

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martedì 12 maggio 2009

Amici e nemici

Cosa hanno in comune Antonio Paolino di Juve Channel e Giacomo Crosa di Mediaset? Semplice: entrambi sostengono spudoratamente il pallido ingegnere sotto tutela, l'Ispettore Clouseau Blanc e il Forrest Gump del calcio italiano Cobolli Gigli. Paolino è arrivato persino a dire "che questi signori ci hanno fatto vincere un campionato di Serie B".
Cosa hanno in comune Sergio Brio e Bruno Longhi di Mediaset, noto tifoso interista? Semplice: entrambi appoggiano vigorosamente il nuovo corso juventino, puntando l'indice contro coloro che "osano" contestare Ranieri.
E cosa hanno in comune i "normalizzati" juventini (per fortuna sempre meno) e i tifosi di tutte le altre squadre? Semplice: per loro, il pallido ingegnere sotto tutela, l'Ispettore Clouseau e il Forrest Gump del calcio italiano e magari anche Gianni Calone dovrebbero rimanere a vita alla Juventus.
Lasciamo perdere quelli che devono difendere l'indifendibile per doveri d'ufficio (e di stipendio). Lasciamo perdere quelli che al posto del cervello hanno una canzone di Gigi D'Alessio. Concentriamoci invece su un preciso indicatore: John Elkann, Blanc, Cobolli, Secco e Ranieri piacciono da matti agli antijuventini di professione e per vocazione. Più o meno come a noi juventini, prima di Calciopoli, piaceva il Moratti che vendeva Pirlo, Roberto Carlos e Seedorf, per acquistare Sorondo, Gresko, Vampeta e Caio. Più o meno come a noi juventini piacevano Cuper, Hodgson, Lucescu e Zaccheroni. Perché sapevamo già in partenza che, con quella gente impresentabile, l'Inter sarebbe arrivata sempre dietro alla Juve.
Oggi la situazione si è capovolta. Ecco perché, più che dei "nemici" bisogna preoccuparsi dei finti amici.

- Renato La Monica (tratto da Magazine Bianconero)

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domenica 3 maggio 2009

Cronache aziendali - trentaquattresima giornata


A Milano i tifosi fischiano Ibrainteric, che porta a casa altri tre punti.
A Torino i tifosi fischiano i normalizzatori, che portano a casa un punto con il Lecce, buono per difendere il terzo-quarto posto.
Vince la Berluscona e tiene il passo, ma ci sono due divorzi in vista.
Percentuali scudetto: Milan 5,7954%, Juve 0,0002% (compresa l'eventualità di vittoria a tavolino).
Percentuali rigore anti-Inter alla prossima giornata: 0,0113%

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mercoledì 29 aprile 2009

Predicare bene e razzolare male

Prendendo spunto dall'intervento di John Elkann ("La Juve punta sul calcio sostenibile, bisogna conciliare bilancio e vittorie") la Gazzetta di oggi fa una specie di predica. Scrive Umberto Zapelloni che la "fiera dei sogni è finita" e che il calcio deve darsi una regolata: bilancio sostenibile e stadi di proprietà; politica dei giovani e niente più assegni dei presidenti.

Una bella predica, niente da dire, con la raccomandazione ai tifosi di "contare fino a dieci" prima di contestare quando non si vince, e con l'aggiunta che ci vorranno pene più severe per chi si macchierà di doping finanziario.

E qui sta il punto: da come scrive Zapelloni sembra che attualmente queste pene non siano previste, come se alla fiera dei sogni ognuno era libero di andare a comprare tutti i terzini sinistri che voleva, e magari pagare anche due allenatori per la stessa stagione; da come scrive la Gazzetta sembra che i bilanci siano dopati perché la legge lo permetteva, sembra che prima dell'arrivo di John Elkann il bilancio della Juve non era sostenibile.

Ma non è così. La legge c'è, il Codice di Giustizia Sportiva prevede anche la serie B per chi dopa il bilancio, solo che questo la Gazzetta non l'ha mai detto e i bilanci non li ha mai guardati; quando il Milan ha fatto la finta compravendita del marchio la Gazzetta non ha scritto che dopava il bilancio. ma ha riportato i ringraziamenti dei tifosi a Berlusconi che sanava il passivo; quando l'Inter, insieme con la finta compravendita del marchio, ha fatto l'operazione Inter Capital creando plusvalenze patrimoniali "di carta" per centinaia di milioni di euro la Gazzetta non ha scritto che rischiava la serie B, ma ha riportato il comunicato stampa con cui l'Inter rendeva omaggio al mecenatismo di Moratti (leggete il dossier Bilanciopoli sul nostro sito).
La Gazzetta non ha mai scritto a quanto ammontano i debiti delle nostre società e che non possono superare certi limiti rispetto al fatturato, solo un giornale straniere ha "osato" scrivere che Inter, Milan e Roma fanno insieme un miliardo di euro di debiti.

Non è così perché nella Juve di Giraudo (e Moggi e Bettega) il bilancio era sostenibile visto che, dopo la quotazione in Borsa, non c'era stato nessun aumento di capitale, non si era fatto ricorso alla legge spalma-perdite del 2003 (varata da Berlusconi e sfruttata da Inter e Milan per 550 milioni) e non si era fatto finta di vendere il marchio.

Non è, insomma, come vorrebbe far capire la Gazzetta; il guaio, secondo noi, è che non solo i bilanci delle società di calcio erano e sono dopati, il vero guaio è che non c'è nessuna gazzetta che lo scriva; il guaio è che Zapelloni predica bene ma il suo giornale, come la stampa sportiva in generale, razzola male.

Diciamo allora ai nostri lettori che non c'è da aspettarsi nessun inasprimento di pena (semmai le novità potrebbero arrivare dall'Uefa di Platini); ci sarebbe semmai da verificare se i redattori di qualche gazzetta andranno a leggersi i prossimi bilanci (del Milan, dell'Inter e compagnia cantante) per far capire ai lettori se sono dopati oppure no.

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martedì 28 aprile 2009

Milan d'Arabia, Juve di rabbia

Si rincorrono le voci di un possibile ingresso della Famiglia Reale del Dubai nel capitale azionario del Milan.
Per ora nulla di ufficiale, ma Domenica è stato segnalato a San Siro il figlio dell'emiro al Maktoum.
I bene informati dicono che poi vi è stato un incontro con Galliani nel quale si è parlato di sponsorizzazione della compagnia aerea del Dubai a partire dal 2010, invece la partecipazione azionaria nel Milan non è data per certa, comunque appare come una possibilità concreta.
Lo stesso Kakà si è lasciato sfuggire, su questa "bomba", la seguente dichiarazione: "Lo sceicco? Lo abbiamo conquistato".
Come si vede la cosa pare molto seria, e naturalmente a leggere la dichiarazione dell'asso brasiliano a Milanello, evidentemente, si respira un'aria di ottimismo e di fiducia nel futuro. Ottimismo e fiducia più che giustificati visto che l'apporto degli sceicchi sarebbe fondamentale per riportare in alto il Milan, dato che appare sempre più evidente una certa disaffezione della famiglia Berlusconi, probabilmente stufa di saldare a piè di lista gli annuali deficit della società di via Turati.

Invece a Torino, sponda Juve, l'aria è un misto di rassegnazione e rabbia. Ne abbiamo avuto una ulteriore dimostrazione oggi, leggendo qualche agenzia dall'assemblea della Exor, la finanziaria che controlla la Juventus.
Elkann ha infatti, in quella sede, dichiarato che la Juventus dopo il suo celeberrimo e funesto "ripartiremo dal basso" sta cercando una nuova quadratura del cerchio: provare a vincere ma solo riducendo i costi. Inutile dire che è una pia illusione. Si vince, mantenendo i conti in ordine, solo se si aumentano i ricavi (e non se si riducono i costi).
La cosa l'aveva capita bene la vecchia Triade, che partendo dalla necessità dell'aumento dei ricavi aveva avviato un progetto credibile.
Ma queste cose le sa anche John Elkann, evidentemente il suo progetto è un altro: abbattere i costi, stabilizzare (e non accrescere) i ricavi e accontentarsi di risultati sportivi non all'altezza della storia della Juventus.
Speriamo che la mossa del Milan suggerisca alla Exor una onorevole exit strategy, ovvero la vendita della Juventus a qualcuno disposto a investire seguendo la via maestra dell'aumento dei ricavi suggerita dal piano della Triade. Solo così si potrà tornare a vincere.
In caso contrario ai tifosi della Juve non resterà che ammirare, provando rabbia per ciò che poteva essere e non è stato, le future vittorie del Milan "d'Arabia".

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sabato 25 aprile 2009

Più rosso che nero

Il bilancio del Milan presentato ieri da Galliani è in rosso, addirittura la situazione è peggiorata rispetto all'anno scorso quando le perdite ammontavano a circa 31 milioni di euro. Infatti quest'anno siamo a quota -66,8.
Ecco come l'AD spiega questa debacle: "Mancano i ricavi della Champions League e abbiamo mantenuto lo stesso organico che avrebbe potuto giocare la grande coppa: 170,9 milioni in stipendi contro i 160,4 dell'anno prima. Nel 2007 abbiamo perso 31,7 milioni pur con 44,8 di ricavi dalla Champions. Dall'Uefa ora abbiamo preso solo 7,4 milioni ed ecco che la perdita è schizzata a 66,8".
Insomma la colpa è della mancata partecipazione alla competizione europea più importante. Forse è anche vero ma essendo, pur sempre, il calcio una competizione sportiva dovrebbe essere normale che a ottenere le posizioni più "profittevoli" siano i migliori, aldilà del blasone e aldilà del conto in banca.
Altra chicca regalataci dall'amministratore delegato è che il Milan, in realtà, nonostante la mancata partecipazione alla Champions ha comunque deciso di mantenere un organico all'altezza della competizione, dunque facendo lievitare i costi degli stipendi rispetto ai ricavi.
Sul punto nutriamo qualche dubbio, ma la cosa riguarda un po' tutte le società italiane, infatti secondo noi il livello del calcio italiano si è notevolmente abbassato sia dal punto di vista tecnico che atletico. Non è difficile immaginare che anche il Milan avrebbe subito la stessa sorte delle altre italiane partecipanti: meritata eliminazione agli ottavi di finale.

La cosa che però ci lascia interdetti è la soluzione prospettata per uscire dalle secche. Al solito stadio di proprietà viene aggiunta una cosa non da poco: l'eliminazione dell'Irap per le squadre di calcio.
E' vero che le società italiane hanno una pressione fiscale superiore ai competitors stranieri, ma anche gli artigiani, i commercianti e gli industriali vivono lo stesso problema. Non capiamo per quale motivo si dovrebbe partire ad abbassare la pressione fiscale partendo dal calcio.
Forse per consentire acquisti del calibro di Senderos o Poulsen?

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venerdì 17 aprile 2009

Cronache aziendali - vigilia di Juve-Inter


Qua si chiuderà l'Interleague di quest'anno!
Il dietrologo, da noi appena consultato, ha dato i suoi responsi.
Dopo il Big Mac di Torino i nerassuri avranno Napoli fuori e Lazio in casa, mentre i cobolliti incontreranno Reggina fuori e Lecce in casa: la matematica dice che sono nove punti ballerini solo se la Juve si aggiudicherà i primi tre.
E allora a Torino avremo molti falli in attacco con Regola del Vantaggio di riserva e un bel pareggio finale ... se va bene.
Probabile qualche difficoltà per la Berluscona con la Bovina per addolcire la pillola, e del Genoa col Piovarolo per congelare la classifica delle prime quattro. I bisteccari invece vanno a Udine e i problemi li avranno comunque.
Vedremo se sarà il giorno dello Specialone.

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giovedì 9 aprile 2009

Forbes

La rivista finanziaria americana Forbes ha stilato, in perfetta tradizione anglosassone, la classifica delle società di calcio ordinata in base al valore.
Primo, manco a dirlo, il Manchester Utd. Per quanto riguarda le società italiane è il Milan a piazzarsi primo (sesto in assoluto) con una valutazione di ben 990 milioni di dollari. La Juventus si classifica nona in generale e seconda in Italia con una valutazione di 600 milioni di dollari.
Dopo arrivano i beneficiari di Farsopoli, evidentemente tra i comunque opinabili parametri di valutazione non sono stati inseriti i valori dell'onestà e della probità (sic): Roma dodicesima (381 milioni di dollari) e Inter (370 milioni di dollari).

Tutto questo per farvi riflettere su quanto ci sia costata cara anche dal punto di vista economico la farsa oscena del 2006. Si valuti per esempio la perdita di fatturato subito, o il depauperamento tecnico e finanziario dovuto alla svendita di giocatori come Ibrahimovic.
Lo diciamo senza possibilità di errore visto che la Juventus aveva, per esempio, un fatturato superiore al Milan. Fate voi i conti.
Noi diciamo solo grazie a Montezemolo e agli altri Lord Protettori del Re (Travicello) Elkann.

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giovedì 5 marzo 2009

Risparmiare. O no?

Pare che dai piani alti della Fininvest sia partito l'ordine di risparmiare: c'è la crisi e il Milan deve limitare il passivo di bilancio, ai giocatori bisogna ridurre gli stipendi del 30% (80-85 milioni invece di 120, scrive la Gazzetta).

L'intenzione ci sembra giusta, vedremo come sarà messa in pratica e se altri ricconi presidenti decideranno la stessa cosa. Certo è che le quattro società più importanti di fronte alla crisi generale si trovano in situazioni differenti: al Milan pare che l'ordine di risparmiare arrivi da Marina Berlusconi che ci tiene al bilancio della Finivest; la Roma ha una amministrazione controllata amorevolmente da Unicredit, ci sono dei gran debiti ma il bilancio (dicono) va bene; la Juve chiude in pareggio per davvero, spende tanto di ingaggi ma il bilancio non è drogato e i parametri sono a posto; dei parametri non s'è mai preoccupata l'Inter di Moratti che fa 100, e qualche volta anche di più, milioni di perdite all'anno.

Adesso ci sarebbe da chiedersi: cosa succederà con la crisi in atto? Quale società è più attrezzata per superarla meglio?


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venerdì 27 febbraio 2009

Fischi per fiaschi

Ieri sera per il Milan, e per tutto l'ambaradan che ci gira intorno, è stato un fiasco totale: fuori dalla Coppa, futuri incassi sfumati, meno partite da trasmettere sui canali di famiglia, l'appeal pubblicitario di Beckham e Ronaldinho che va a farsi benedire.

Tanti fiaschi e gli spettatori è come se l'hanno capito per tempo tanto che verso il quarto d'ora del primo tempo si sono sentiti i primi fischi: Pirlo si nascondeva dietro a Diego, Ambrosini non ne azzeccava una, Beckham era come se non ci fosse, Ancelotti si incazzava e il pubblico che aveva pagato il biglietto fischiava.

Lo capiva anche il figlio di mio nipote (che ha cinque anni e tira calci al pallone) a chi erano rivolti quei fischi, erano per i fiaschi che si andavano annunciando; ha fatto finta di non capirlo Bruno Longhi che ha avuto il coraggio di dire che forse gli spettatori fischiavano per confondere i tedeschi e farli sbagliare.

Una piccola furbata tra le tante che fanno parte dell'ambaradan che gira intorno al Milan e che alla fine della partita si è rivelata in tutta la sua stupidità; un altro fiasco, insomma, tra i tanti che sono stati fischiati ieri sera dal pubblico di S.Siro.

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lunedì 23 febbraio 2009

I padroni del vapore


Ormai a via Durini si sentono padroni della Figc. Infatti il loro allenatore, l'ineffabile Mourinho, chiede l'intervento del giudice sportivo per sanzionare ex post il fallo commesso da Inzaghi in occasione del goal subito dal Cagliari.
Sicuramente il fallo di Inzaghi è grave ed anche sintomatico di slealtà sportiva, ma è pur sempre un fallo di gioco come tanti.
Nulla se paragonato al goal di mano di Adriano commesso nel derby e ancora meno rispetto al bis della partita contro il Bologna, sintomo dell'assoluta convinzione di impunità che evidentemente regna nella psiche dei giocatori interisti.

Lo Special One farebbe bene a tacere. A meno che non abbia deciso di regalare l'ennesimo record alla sua Inter: essere la prima società di calcio ad aver vinto lo scudetto del campionato di pallavolo avendo un allenatore nominato anche giudice sportivo onorario.

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domenica 15 febbraio 2009

Cronache aziendali - ventiquattresima giornata


Pomeriggio domenicale all'insegna della sfortuna (4 pali) e della simpatia, quella che normalmente si riserva agli sfortunati.
In serata l'Internazionale Rosetti batte il Milan 2-1: non vede 2 rigori, se non 3, per il Milan; non vede un gol di braccio di Adriano, riacquista però la vista per annullare un gol in fuorigioco di Inzaghi.
Ruvva ruvva la Juve è a -9, il Milan a -11.
Inter fortunata e quindi antipatica? Non sicuramente alla FIGC e all'AIA.
Il torneo aziendale è ad una svolta, si avvicinano gli impegni Champions ed è giusto affrontarli con la massima serenità.

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domenica 8 febbraio 2009

Cronache aziendali - ventitreesima giornata


Passeggia l'Inter a Lecce e va in fuga. Mourinho torna ad essere Specialone, Gomitovic prende i tre punti e gli altri sbruffoneggiano. In vista del Manchester l'euforia non guasta.
La Berluscona contro la Reggina fa sfilare tutto l'atelier, ma riesce a cavare solo un puntarello su rigore.
Il sopraccigliato di Sky commenta il fischio del penalty con un istantaneo e beneaugurante "Ma Campagnolo è uno che i rigori li para ..." Come quando, da ragazzino, sentiva Tutto il calcio minuto per minuto al baretto.
Al Massimino alla ricerca dell'amalgama: si vede qualcosina, ma è una Juve povera povera.
Beautiful Mind fa lo spogliarello e lo spettacolo non è apprezzato da Morganti, che alla prima occasione - manco un minuto dopo - gliela fa pagare: nello spogliatoio il giovanotto tatuato potrà togliersi anche i pantaloncini.
Fortuna che Poulsen va col liscio quando non c'è più tempo per buttare via i tre punti.

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domenica 25 gennaio 2009

Cronache aziendali - ventesima giornata


Giallo alla ventesima giornata, nell'anticipo l'arbitro Saccani consegna due punti nella segreteria sbagliata!
E così la Primavera della Juve raggiunge l'Inter in testa alla classifica provvisoria.
Insorge Giornalopoli: boicottaggio aziendale o semplice disguido? Vediamo come è andata. Il direttore di gara in buona fede non vede un fallo su Zanetti e, nel prosieguo dell'azione, non vede un rigore per la Fiorentina; più avanti in buona fede non vede un fallo su De Ceglie e, nel prosieguo dell'azione, annulla un gol della Fiorentina per fuorigioco di Gilardino, che invece era tenuto in gioco dal calcagno di Marchionni.
Mala fede? No, insufficiente fede per questa volta.
Mentre Roma e Milan non hanno di che lamentarsi contro Napoli e Bologna, nel posticipo un'Inter di lotta e di governo strappa la vittoria alla Sampdoria: gol di Adriano Gambadilegno poco dopo aver mollato un cazzotto a Gastaldello. Il neoju29ro Mourinho espulso. Non c'è Ibra, gli altri non sbruffoneggiano.
Misteriosa caduta di Stankevicious in area, ma Sky non ha inquadrature ravvicinate; un braccio di Cordoba in area su Pazzini e un placcaggio dello stesso Pazzini sempre in area non visti in buona fede dall'arbitro.
Inter penosa, ma ancora a +3 dalla Juve.

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venerdì 23 gennaio 2009

Il paradosso del bugiardo



Lunedì sera il Processo di Biscardi non ha fatto solo uno scoop ma due e in diretta: prima l'annuncio ufficiale che Kakà aveva firmato e non era più del Milan (alle 21.31; applausi; Tiziano Crudeli che batte i pugni sul tavolo), più tardi la telefonata di Berlusconi che annunciava ufficialmente che aveva vinto il cuore e non i soldi, che Kakà non aveva firmato e restava al Milan (applausi, ringraziamenti, mezze lacrime di Tiziano Crudeli). A ragionarci sopra, il combinato disposto dei due annunci "ufficiali" è davvero singolare: se ripensiamo al primo (sapendo però che c'è anche il secondo) dobbiamo concludere che il Processo è "bugiardo"; solo che a questo punto comprendere il secondo non è facile proprio come può succedere se un bugiardo vi riporta quello che ha detto un'altra persona. Possiamo credergli?

E' una specie di "paradosso del bugiardo" per cui le parole di Berlusconi essendo state riportate da chi non è attendibile perdono esse stesse di credibilità; secondo questo paradosso Berlusconi lunedì sera potrebbe aver detto tutto e il contrario di tutto: che Kakà resta quattro anni o se ne va a giugno; che non ha chiesto aumenti di stipendio o che li ha ottenuti.

Le imprecazioni e poi le mezze lacrime di Tiziano Crudeli sono lì a riassumere la serata; troppo plateali le prime e un po' stentate le seconde: se lo guardava uno spettatore per caso (fosse stato un appassionato di logica non ne parliamo) che non sapeva che è un ospite fisso nella recita del Processo poteva pensare che era lui la prima "vittima" del paradosso del bugiardo.

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giovedì 22 gennaio 2009

Gigi Riva puntualizza

Molti hanno paragonato il "gran rifiuto" di Gigi Riva alla Juventus al mancato trasferimento di Kakà al Manchester City. Rombo di Tuono interviene così sulla questione: "Io sarei passato dal Cagliari alla Juventus - spiega al Corriere dello Sport - ovvero da una squadra di provincia in cui guadagnavo quattro soldi a una grande società italiana, pronta ad assicurarmi un in­gaggio importante. Lui invece sarebbe anda­to dal Milan a una formazione che certo non ha la storia dei rossoneri".
Infine Riva aggiunge che "Se vuole mantenere questa bella im­magine che si è costruito non deve neppure pensare al Chelsea o Real Madrid".
E pensare che qualcuno voleva buttare nel tritacarne di Calciopoli anche quest'uomo. Uno dei pochi che, in un mondo di ipocriti, lacchè e farisei, considera la verità un valore irrinunciabile.

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domenica 18 gennaio 2009

Manna from heaven

(Thanks to Nick Pisa, www.telegraph.co.uk, Link all'articolo)

Anche se il Milan è considerato come il club più ricco in Italia e il sesto più ricco del mondo, con un patrimonio di 275 milioni di euro, l’ultimo bilancio certifica una perdita di 31,7 milioni di euro.

Così, con i 105 milioni derivanti dalla cessione di Kakà si rimetterebbero in equilibrio i conti permettendo al Milan di lanciarsi nella caccia a 3 obbiettivi primari di mercato, tra i quali Didier Drogba del Chelsea e Emmanuel Adebayor dell’Arsenal.

La reazione dei media italiani alla notizia, giovedì, è stata quella di sottolineare che grazie al trasferimento del giocatore il Milan risparmierebbe 36 milioni di euro dovuti per il rispetto del contratto in essere fino al 2013.

Fonti interne informano che Marina Berlusconi, figlia di Silvio, e presidentessa della Holding finanziaria “familiare” Fininvest, è restia a coprire ulteriori eventuali perdite del club attraverso la Holding di famiglia. Ricordiamo che Fininvest ha un patrimonio di oltre 5 miliardi di euro ed è la Holding di controllo del Milan.

Una fonte anonima del club ha dichiarato: "Fininvest ha chiarito che non intende spendere danaro per sostenere il Milan visto che l’attuale clima di austerità e tagli riguarda tutto il mondo. Vendere Kakà permetterà di risparmiare i dovuti 36 milioni di euro per il rispetto del contratto. Questo spiega perché la Fininvest è decisa, sebbene Kakà non lo sia ancora".

Nel 2006 il Milan ha firmato un contratto di sponsorizzazione, quadriennale, con la società di scommesse Win, del valore di 60 milioni di euro, valore doppio rispetto a quello precedente con la società automobilistica Opel. Inoltre vi è un contratto di sponsorizzazione tecnica con la Adidas ed altri contratti minori con una banca e con la Pepsi. Ma tutto ciò appare pallido e insignificante rispetto a quanto offerto dal proprietario del City, lo sceicco miliardario Mansour bin Zayed Al Nahyan, e che potrebbe portare all’approdo di Kakà in Premier League.

Le cronache di ieri sera, in Italia, spiegavano che se si concretizzerà l’affare, il Milan potrebbe usare il danaro incamerato per l’acquisto del difensore francese della Roma Philippe Mexes, oltre a Drogba e Adebayor.

Giovedì i media italiani annunciavano l’offerta come il "trasferimento del secolo", ma comunque sottolineavano come il giocatore voglia rimanere al Milan, sebbene quest'ultimo abbia anche dichiarato che "Molte cose però possono accadere in futuro".

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Berlusconi tifoso e papà

Come tifoso e "papà'" del Milan è probabile che la cessione di Kakà un po' dispiaccia a Berlusconi, ma come papà di Marina e Piersilvio sicuramente gli fa un gran piacere, come quando si vince uno scudetto o una Coppa importante. Il fatto è che 100 milioni di plusvalenza vera (non finta come quella del marchio) è gran grasso che potrebbe colare sul bilancio della casa-madre Fininvest, dove Marina fa da presidente, e consentire a Piersilvio di attraversare senza stress la crisi che dovrà affrontare con Mediaset, che della casa-madre è la gallina dalle uova d'oro ma quest'anno di uova ne farà poche.

E così quando arriverà giugno e si faranno i consuntivi del calcio e le semestrali delle società non sappiamo se il Milan finirà in copertina ma certo potrebbe finirci la Marina, che è già consigliera in Mediobanca e sta nella classifica delle donne al top della finanza internazionale; potrebbe finirci perché la semestrale della Fininvest, con cento milioni di guadagno dalla cessione di Kakà sarebbe migliore di tante altre e magari la migliore di tutte.

Certo non si tratterebbe della prima pagina della Gazzetta, più probabilmente si tratterà del 24 Ore, di Milano Finanza o di Business Week; in quel caso potrebbe essere un po' dispiaciuto il Berlusconi papà e tifoso del Milan, ma sicuramente sarà felice come se avesse vinto la Champions il Berlusconi papà e basta.

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lunedì 12 gennaio 2009

Cronache aziendali - diciottesima giornata


La squadra dei pedinatori strappa un punto importante contro il Cagliari e allunga sulla Juve a +7.
Specialone gioca lo schema 1-0-9, pareggia, rischia per tre volte di cadere e alla fine segna il gol della vittoria con Mansini... ma lo spettro di Moggi tornava ad aleggiare su San Siro e il giovane arbitro trovava il coraggio di annullarlo per fuorigioco di appena un metro.
A Torino la curva espone i due scudetti trafugati e Del Piero porta la Juve a -4.
Il Milan in defilèe all'Olimpico di Roma presenta la collezione Inverno.

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venerdì 2 gennaio 2009

Lo scudetto del bilancio

(Link) Va all'Atalanta della famiglia Ruggeri lo scudetto della buona gestione del bilancio, ossia di chi spende meglio rispetto ai punti conquistati in campionato. Seguono l'Udinese di Pozzo e il Catania di Pulvirenti. In fondo le quattro grandi della serie A: Roma, Inter, Juventus e Milan. E' la speciale classifica elaborata dal settimanale ''Il Mondo''.
Relativamente al 2008-2009, per ogni punto messo in cascina i neroazzurri bergamaschi spendono 231.000 euro, 286.000 i bianconeri friulani e 357.000 gli etnei. Di segno opposto l'andamento dei club maggiori: i rossoneri di Silvio Berlusconi spendono un milione e 622.000 euro a punto, la ''Vecchia Signora'' un milione e 420.000, gli uomini del patron Massimo Moratti un milione e 276.000, Totti e compagni un milione e 203.000 euro.

(Link) ...Per compilare la classifica di chi spende meglio, il settimanale economico ha diviso il monte-ingaggi di ogni squadra per i punti conquistati nello scorso campionato; o, per la stagione in corso, per la proiezione sulla media-punti prima della sosta natalizia, alla 17esima giornata, l'ultima del girone di andata. Nel 2007-2008, l'Atalanta ha vinto il mica tanto platonico titolo di club più avveduto: ogni punto conquistato è "costato" 239 mila euro, contro i 252 mila spesi dall'Udinese, seconda in classifica nei libri contabili e settima - con tanto di posto Uefa - sul campo.

Prime due posizioni confermate in questa prima metà stagione, anzi l'Atalanta sta addirittura migliorando: 231 mila euro a punto. Anche le grandi si stanno superando, in peggio però. L'Inter scudettata ha pagato 1,294 milioni di euro ciascuno degli 85 punti ottenuti nello scorso campionato.

La Roma, seconda dietro l'Inter sul campo un anno fa, è passata da 719 mila euro a 1,2 milioni per ogni punto conquistato. E con un monte-ingaggi che alla famiglia Sensi costerà 65 milioni, 6 in più rispetto all'ultima gestione. Un indice assai diffuso, a giudicare dai dati pubblicati dalla Gazzetta dello Sport: in Serie A il costo dei calciatori è aumentato dai 666 milioni di un anno fa agli attuali 768: 102 milioni in più, +115%.

Il Milan tutte stelle, quinto un anno fa e fuori dalla Champions League, nella gestione puramente contabile sarebbe da zona-retrocessione: per un piazzamento Uefa ha sborsato quasi 2 milioni a punto, 8 volte quanto speso da Pozzo a Udine per lo stesso obiettivo. Va meglio il Milan 2008-09, ma è ancora lontano dalle più avvedute gestioni firmate De Laurentiis a Napoli (in zona-Champions, il club che spende meno), Della Valle a Firenze, Preziosi al Genoa. Niente a che vedere con quella di Moratti: 180.5 milioni in stipendi nel 2007-08, l'88,7% dei ricavi.
Salary cap, questo sconosciuto.

Leggete il dossier Bilanciopoli sul sito del Team!

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lunedì 15 dicembre 2008

Cronache aziendali - sedicesima giornata


Inter rischia col Chievo. Specialone ordina lo schema Ibra1: gol di testa a cavacecio. Chievo in dieci. Specialone ordina lo schema Ibra2: botta dal limite e 4-2 finale.
Juve in diretta su Milan Channel ne fa quattro. Si capta un sussurro: "Non li voglio rivedere, Fabio".

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domenica 30 novembre 2008

Cronache aziendali - quattordicesima giornata


Sky inaugura Reggina Channel con una sonante vittoria della Juve.
Camoranesi atterrato dal secondo piano in area: più che un rigore è un incidente sul lavoro.
Propiziata da un raccattapalle, che ha spiazzato la difesa calabrese, la prima segnatura bianconera: gioco da ragazzi per Del Piero, Nedved e Camoranesi metterla dentro. Gli altri tre gol - secondo il sopraccigliato telecronista – concessi troppo facilmente da disattenzioni difensive.
E' ancora troppo fresco il ricordo dello splendido gol di sette giorni fa di Muntari per entusiasmarsi di nuovo.
Nell'ultima mezzora la bufera di neve ha attirato tutte le attenzioni dei telecronisti, ma la partita è arrivata al termine lo stesso.

L'Inter fa tre punti col Napoli coi soliti affanni. Per fortuna quest'anno gli arbitri non fischiano neppure poco fuori area. Tempi duri poi per chi cade in area, il cartellino giallo è un ammonimento.

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lunedì 24 novembre 2008

Cronache aziendali - tredicesima giornata (2)


Si gioca: vince l'Inter 1 a 0 con due tiri sbagliati di Ibrahimovic e Muntari. Manninger alza il braccio invece di allungare un piede. C'era sullo 0 a 0 un rigore evidentissimo su Marchionni, ma pare che non si possa neppure dire: ne parlano per mezz'ora Caressa e Bergomi senza dirlo, Moratti (possibile?) esulta lo stesso, da gran signore Ranieri alla fine dice che non era rigore, togliendo tutti d'impaccio.
Specialone spiega al mondo il gioco all'italiana della sua squadra.

I rigori di Farina decidono Toro-Milan: la prima squadra di Milano non va oltre il pari sul campo della terza squadra di Torino.

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lunedì 17 novembre 2008

Cronache aziendali - dodicesima giornata


Sky inaugura Genoa Channel con una sonante vittoria della Juve.
A Palermo due gol di Ibra, uno su punizione farlocca, ma l'arbitraggio è "onesto" secondo norma. Giustamente Zamparini se la prende garbatamente con Zlatan, che ha ingannato il povero direttore di gara. Non si prevedono interrogazioni parlamentari.
Rigoretto a San Siro per la Berluscona.
Il Toro torna dalla Sicilia in versione glamour con tre spennellate di Mascara.

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domenica 16 novembre 2008

Oliviero, meglio tardi che mai!

Interessante ragionamento di Oliviero Beha durante la sua consueta rubrica a commento della giornata di serie A sul TG3 Rai.
Il giornalista, ragionando sul fatto che il Milan è alla terza partita consecutiva in casa in cui usufruisce di rigori generosissimi, dice prima che Calciopoli è "nata per evitare che accadano queste cose" e poi aggiunge che "se gli omicidi, invece, continuano o l'assassino non era solo o è, addirittura, innocente".
Naturalmente per i lettori di questo sito e di questo blog la tesi non appare per nulla innovativa, anzi. Ma diciamo noi, meglio tardi che mai.
Benvenuto Oliviero.

Molti amici, memori delle tante volte in cui Beha ha attaccato ferocemente la Juventus della Triade dicono che le sue parole sono solo "una diversa declinazione dell'antiberlusconismo". Noi non abbiamo elementi per sostenere questa ipotesi, sebbene abbiamo notato che Beha, a differenza del Milan, non si è ancora accorto che anche l'Inter gode, da due anni, di una benevolenza arbitrale eccessiva, ingiustificabile e intollerabile.

Crediamo che Beha da ora in poi, visto che si è accorto di certe stranezze, non farà distinzioni di maglia e analizzerà torti e aiutini senza guardare in faccia a nessuno.

Agli juventini che non colgono questo elemento di novità, diciamo che Churchill non esitò ad allearsi con l'odiato Stalin pur di salvare Londra e l'Inghilterra dalla furia nazista, allo stesso modo gli juventini devono accettare qualsiasi aiuto, pragmaticamente.
Chissà che questa strana alleanza non solo restituisca splendore all'antico blasone della Juventus, ma dia anche "al Chievo ciò che è del Chievo".
Se molti credono che un altro mondo è possibile perchè dovrebbe essere impossibile un altro calcio?

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domenica 26 ottobre 2008

Il pallone si sgonfia. O scoppia?

Abbiamo già segnalato che San Siro è rimasto vuoto per due terzi nel mercoledì dei campioni con gran rincrescimento del cassiere dell'Inter che ha potuto a malapena coprire le spese. Ancora peggio per il derby Juve-Torino con cinquemila biglietti ancora invenduti la sera prima della partita e la Stampa che stamattina annota "Nelle tribune troppi vuoti".

C'è aria di crisi come se il pallone fosse destinato a sgonfiarsi e non potrebbe essere diversamente con la crisi, pesante davvero, che c'è in tutta l'economia. E così abbiamo delle società di serie B che da aprile non ce la fanno a pagare gli stipendi; scrive, a proposito, Repubblica (del 24/10 a pagina 67) che l'Ascoli ha richiamato il vecchio direttore sportivo col compito preciso di vendere il vendibile nella sessione invernale altrimenti sarà molto dura; potrebbe essere dura per tutta la serie B che Repubblica vede "alla canna del gas".

Il pallone che si sgonfia ha finito per sgonfiare pure l'asta che Matarrese voleva fare per la Coppa Italia; si era partiti con l'idea di 14 milioni e alla fine si è arrivati a meno di 9, offerti dalla Rai e senza che nessuno in Lega avesse da ridire. Commentando poi lo scarso incasso di San Siro e le difficoltà delle famiglie il direttore generale dell'Inter, Paolillo, ha detto "In realta' siamo alle prese con una situazione drammatica".

Sante parole, verrebbe da dire, se non fosse che all'indomani Tuttosport ha scritto che Moratti ha prolungato il contratto di Ibrahimovic aumentandogli anche lo stipendio da 11 a 12 milioni (netti) l'anno; così l'Inter può dire (agli sponsor) che il giocatore più pagato è suo ed è proprio Ibra, pare davanti a Kakà e Cristiano Ronaldo. La mossa di Moratti sembra una risposta a Galliani che, anche lui pensando agli sponsor, s'è affittato per i mesi invernali Beckham che, dicono, prende vagonate di soldi e riesce pure a far guadagnare le società che glieli danno.

Certo che con la crisi generale che c'è questi discorsi sugli sponsor, sui giocatori sempre più pagati e sulle società che ci guadagnano non quadrano poi tanto; cioè riesce difficile pensare che c'è la crisi, si compreranno meno scarpette eppure chi le produce e le società di calcio mettono più soldi per Ibra e per Kakà e alla fine Inter e Milan riescono a quadrare il bilancio come dobbiamo fare noi con le nostre famiglie. Di sicuro se uno guarda ad Ascoli vede un pallone che si sgonfia mentre a Milano, tra magliette e scarpette, mania di Beckham e voglia di Kakà sembra che il pallone venga gonfiato ancora di più; anzi, lo è di sicuro col dubbio, però, che a furia di smenare milioni per Ibra e per Kakà con la crisi che va avanti e le tribune vuote per due terzi, a furia di gonfiarlo il pallone alla fine possa scoppiare.

Speriamo a questo punto che la crisi non sia tanto dura perchè in caso contrario per il nostro caro pallone potrebbe finire male; sgonfiato o scoppiato, ma comunque male.

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giovedì 12 giugno 2008

Stangata! Inter e Milan multate per i bilanci

La choccante notizia arriva verso sera, e sconvolge i tifosi italiani in trepidante attesa della nuova emozionante performance della Rappresentativa FIGC. Dopo oltre un anno di attesa, arriva come un fulmine a ciel sereno la stangata su Inter e Milan per la vicenda delle presunte plusvalenze fittizie:

(da repubblica.it)
Si chiude con sanzioni pecuniarie il processo sportivo per il presunto falso in bilancio di Milan e Inter. La Commissione disciplinare, sulla base del deferimento disposto dal procuratore Palazzi lo scorso 4 febbraio, ha disposto 90mila euro di sanzione a carico delle due società milanesi. Multa di 60mila euro anche all'ad rossonero Adriano Galliani.

La gestione quanto meno controversa dei bilanci dell'Internazionale FC è stata oggetto di molti articoli pubblicati su questo sito, basti citare tra tutti il famoso "Quanto vale Moratti in mutande" e relativi articoli collegati, che illustrano in modo semplice ed immediato tutti i meccanismi di maquillage contabile utilizzati dagli ingegneri finanziari al servizio del petroliere ambientalista. Sappiamo tutti come l'inchiesta penale si sia conclusa con un proscioglimento dovuto alle modifiche apportate alla legge sul falso in bilancio. Oggi la vicenda si conclude con il processo davanti alla Disciplinare (giudice di primo grado, a cui era stato sottratto il giudizio su Farsopoli) con un'ammenda ridicola, inferiore ai 100.000 euro.
Questa sentenza scandalosa, figlia della (in)giustizia sportiva ad orologeria che ormai la fa da padrone in Italia, fa venire in mente le dichiarazioni rilasciate dal presidente dell'Uefa Michel Platini proprio settimana scorsa:

"In Champions League vince chi bara sulle regole finanziarie... Guardate i loro deficit, sembra che l'obiettivo non sia più vincere titoli ma guadagnare soldi per ripianare i propri debiti. Fifa e Uefa devono battersi contro questa situazione, perchè oggi vince chi imbroglia. Non deve più succedere che le sconfitte si trasformino in drammi finanziari"

Platini parlava dei debiti di Manchester United e Chelsea ma, alla luce della sentenza di oggi, è evidente che il problema è più generale e riguarda tutto il sistema dei controlli. In fondo basta inventarsi una plusvalenza finta (e per noi italiani questo è un pozzo senza fondo) e il gioco è fatto: ci sono state prima quelle relative ai calciatori, poi quelle del marchio, per passare dalla rivalutazione dei rami d'azienda ed arrivare alla rivalutazione tout court della società.
Un gioco da ragazzi, pare, che costa al più una multa sostenibile. Certo non il gioco del calcio.

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