Nel prepartita di Juventus-Atalanta, curioso siparietto a Telelombardia, emittente privata milanese da sempre molto vicina a Milan e Inter, con particolare predisposizione al buonismo nei riguardi dell’ambiente interista.
Il conduttore Ravezzani, direttore della redazione sportiva, si lamentava con la Juventus per l’oscuramento delle immagini sul riscaldamento pre-partita, rivolgendosi con toni maleducati ("ignorante", il termine più volte ripetuto) all’indirizzo di non ben precisati rappresentanti dell’ufficio stampa della Juventus, rincarando la dose con frasette ironiche sull’argomento.
Non contento, prima di andare in fascia pubblicitaria, mostrava lo schermo oscurato sul campo da gioco, accompagnando la visione con un urlo smodato: "Signori, questa è la Juventus!". Ovvero, una Juve che pratica la censura, alla faccia della trasparenza tanto reclamizzata. Se, da una parte, la cosiddetta trasparenza societaria altro non è che una bufala della prima ora (dietro ai sorrisini c’è solo una gran fame di soldi; chiedere agli Juventus Member per esempio), dall’altra parte certa gente dovrebbe finire di insultare tutto quello che è Juve solo per questioni di audience.
E, da parte di Gattino e soci (prontamente lisciati da Ravezzani al rientro in trasmissione, una volta verificata la visibilità delle immagini dall’Olimpico), sarebbe il caso di cominciare a curare seriamente la comunicazione e chiedere legalmente conto a chi dileggia quotidianamente la Juventus. Non fosse altro per quella maglia che pretende sempre rispetto, indipendentemente dalle persone che la rappresentano.
Quanto al signor Ravezzani, abbiamo una sola richiesta da fargli: perché mai non si rivolge con lo stesso tono nei confronti degli amichetti nerazzurri?
Una volta, solo una volta vorremmo sentirla parlar male di Moratti e soci.
Ci faccia questo favore.
Troppo comodo dare sempre in pasto la carcassa della Juve per interessi di bottega, e ridurre sempre a sciocchezze gli scandali a tinte rossonerazzurre.
Per una volta, Ravezzani si tolga di dosso gli abiti milanesi, e condanni (non giustifichi) per esempio Cambiasso, beccato ad insultare ancora una volta Ambrosini, nell’ultimo capitolo della saga degli striscioni post Champions League 2007. Insulti personali, offese sulla moralità della madre di un collega, e non ci sono giustificazioni che tengano. Magari Cambiasso, che in quel momento indossava una parrucca nerazzurra, si sarà sentito emozionato dal portare in testa cotanta chioma, e la cosa può avergli fatto perdere la misura.
Immaginiamo che una cosa del genere possa anche risultare verosimile, trattandosi dell’Inter.
Quanto al "sensa rruvare", cavallo di battaglia ormai storico del popolo bauscia, gettonatissimo anche in queste ore e cantato a squarciagola da figurine e figuranti sul torpedone nerazzurro la scorsa notte in piazza del Duomo, sarebbe il caso di chiedere a Siena, Roma, Fiorentina, Milan, Bologna, Chievo, Genoa, Samp, Catania (sono tanti eh?), cosa ne pensino di questo slogan.
Che poi, tra una manica di esaltati, il più tranquillo e meno esagitato su quel pullman fosse Ibrahimovic, la dice lunga anche sulle celebrazioni per il quarto scudetto consecutivo nerazzurro, che lo svedese festeggia in modo composto pur essendo stato, ancora una volta, il fattore determinante, evidenziando ancora una volta la sua superiorità di fronte a tutto l’ambiente che lo circonda.
Ravezzani, faccia una cosa da giornalista vero, per una volta, ma la faccia ora che le celebrazioni sono in atto.
Vuole uno scoop?
Benissimo: chieda ad Ibrahimovic quanti scudetti consecutivi ha vinto l’Inter.
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