martedì 29 settembre 2009

Come lupi famelici

Diamo la parola alla presidentessa del Bologna: "Gli arbitri continuano a essere in confusione e condizionati dalla squadra, dai tifosi, dallo stadio e dalla piazza di Torino".
La signora si riferisce ovviamente al rigore non concesso per fallo di "mano" (tricipite, veramente) di Molinaro in area di rigore. L'azione era alquanto confusa, per dire la verità, e il bianconero era piuttosto scoordinato. A nostro avviso, mancando la volontarietà, il rigore si poteva dare, stiracchiando il concetto di "danno procurato", come non dare. Ma non ci pare di certo nulla di scandaloso.
La cosa scandalosa è che la signora Menarini si guarda bene dal parlare dell'abbraccio, volontarissimo e prolungato, dei suoi difensori a Chiellini in area di rigore. Tanto meno parla della genesi del gol (meritato, nell'economia complessiva della partita) del suo Bologna: l'arbitro condizionato dall'impero del male sabaudo, cosa più unica che rara, passa la palla al Bologna sorprendendo una difesa bianconera ancora non schierata, e Mingazzini batte la punizione con palla in movimento. Mica male per un arbitro casalingo, nevvero signora Menarini?
Ma non è questo che dà fastidio al tifoso Juventino, certamente abituato a gente che spala letame sulla sua squadra. Ciò che dà fastidio è l'assoluta inerzia della società che accetta di essere presa a capro espiatorio da chiunque voglia nascondere le proprie magagne dietro un "Beh, ma la Juve ci ha scippato, altrimenti vincevamo lo scudetto!". Brutta piega questa. Come la storia sentita ieri sera in alcune trasmissioni sportive, dove si è addirittura parlato di un episodio che se vero, sarebbe allucinante, avvenuto dopo lo scempio di Genoa-Juventus: un guardalinee avrebbe risposto alle contestazioni di un dirigente bianconero con un bel: "Zitti voi che venite da Calciopoli".
Espiazione eterna, dunque, per la Juventus. E chi se ne frega se Calciopoli è un'emerita fesseria. La Juve ruvva e chiunque si sente in diritto di rivendicare mancati scudetti e chissà cos'altro. Ormai all'appello manca solo il Foggia di Casillo. Tutto questo grazie anche ad una società che non ha capito la lezione.
Menarini e Morattini d'Italia unitevi!
Fra un anno ci rimandate in B. Il sentimento popolare di sandulliana memoria lo pretende.

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mercoledì 12 agosto 2009

Beni di famiglia

Forse è un caso o forse no, fatto sta che in una società su quattro della serie A essere proprietari del club vuol dire anche piazzarci dentro qualche famigliare in posti di responsabilità e ben retribuiti; quasi a proteggere un bene di famiglia.
Nel Genoa il figlio di Preziosi, Fabrizio, fa il direttore generale e quando c'è da chiudere una trattativa in giro per il mondo, in particolare in Sud America, si muove solo lui; a Firenze proprietario è Diego Della Valle, ma il presidente lo fa il fratello Andrea; quando lo scorso anno l'industrale Menarini rilevò il Bologna, ci mise come presidente la figlia Francesca, "imitando la Roma" come scrissero i giornali.

La Roma è un caso speciale, perché qui i famigliari sono le tre sorelle Sensi (Rosella, Maria Cristina e Silvia), e tutte e tre siedono su poltrone presidenziali: Rosella su quella della Roma (con un compenso di un milione di euro), Maria Cristina su quella della controllata che ha fatto finta di comprare il marchio, e Silvia su quella di un'altra controllata che gestisce il patrimonio immobiliare della Roma. Così per colpa della Roma la Italpetroli s'è ridotta in braghe di tela e non sa come pagare i debiti a Unicredit; ma, grazie alla Roma, le sorelle Sensi portano a casa uno stipendio annuale non inferiore ai due milioni (grazie Roma!).

A proposito di marchio, Massimo Moratti ha fatto da pioniere, e già a fine 2005 ha costituito la Inter Brand, che ha fatto finta di comprare quello dell'Inter: e a capo chi ci ha messo? Ci ha messo il figlio Angelo Mario (detto Mao) che, secondo alcune voci (e gli articoli di Fabio Monti sul Corsera), sarebbe l'erede designato a succedergli; in questo caso, quindi, ci sarebbe una poltrona di passaggio tanto per fare esperienza, in attesa di quella più importante.

Fino a quando le società di calcio erano senza fini di lucro chi metteva i soldi faceva anche, in generale, il presidente; e la cosa era normale, tant'è che succede anche nei dilettanti. Oggi dovrebbe essere diverso, perché le società sportive possono lucrare, cioè distribuire l'eventuale profitto, e quindi nei ruoli chiave dovrebbero mettere dei manager del settore; utili, invece, non se ne vedono (tranne rarissime eccezioni), ma in compenso si vedono i famigliari, anche tre in un colpo solo, a proteggere i beni di famiglia e magari, nel frattempo, portando a casa un bello stipendio.

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mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

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