sabato 27 febbraio 2010

Il sonno del curato

E' passato quasi un anno dall'elezione a presidente della Lega Calcio di Maurizio Beretta: se non è giusto fare un bilancio, ci pare comunque necessario ragguagliare sui risultati raggiunti e sui progetti impostati. Del resto, chi è stato osannato come grande manager, in grado di ridare slancio alla Lega Calcio non può non essere giudicato, anche in rapporto a quanto prodotto dai diretti concorrenti, come per esempio la FA inglese.

La prima cosa da valutare è se vi siano stati cambiamenti nel comportamento degli associati rispetto agli altri interlocutori istituzionali. In altri termini, la conflittualità delle società associate è diminuita in rapporto alla Figc o all'Aia?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I conflitti, soprattutto contro l'Aia, sono ai massimi livelli di sempre. E addirittura lo spettro di una nuova Calciopoli viene continuamente evocato da chi si ritiene vittima di torti arbitrali. E' questo, signor Beretta, il modo di valorizzare (anche commercialmente) il prodotto? Non ritiene che le continue recriminazioni, che hanno eco anche internazionale, danneggino l'immagine del nostro calcio e ne minino la credibilità? Lei queste cose le ha spiegate ai suoi associati?

Per quanto riguarda il fronte stadi non si vedono miglioramenti. La legge che dovrebbe consentire il credito agevolato per chi si vuole dotare di un nuovo impianto, è ancora impantanata in Parlamento. Inoltre le società non sono state finora in grado, esclusa la Juventus, di implementare progetti concreti. Spieghiamoci meglio: aldilà delle presentazioni in stile Walt Disney fatte ai tifosi e alla stampa, non si sono visti quest'anno progetti concreti e facilmente realizzabili. Per esempio, Roma e Lazio con la scusa del nuovo stadio hanno proposto di fatto enormi speculazioni immobiliari che hanno messo in imbarazzo anche l'amministrazione cittadina, che pure era ben disposta. Anche per quanto riguarda le altre società si è di fatto in alto mare. Ancora si tratta con costruttori, banche e con i Comuni. Signor Beretta, c'è stato un coordinamento della Lega Calcio? Si è spiegato agli associati che non si doveva tirare troppo la corda con le speculazioni così da evitare di impantanare i progetti degli stadi, fondamentali per tutto il movimento?

Non basta dunque, signor Beretta, aver condotto con astuzia le trattative legate alla cessione dei diritti televisivi, per quello bastava una vecchia volpe come Matarrese.
Il deficit strutturale (stadi e credibilità) con gli altri campionati si sta sempre più allargando, come dimostra anche la nuova iniziativa della FA inglese, che dall'anno prossimo lancerà un suo canale televisivo visibile in tutto il mondo sulla falsariga di quello della NBA.
Tutto questo senza considerare l'impoverimento tecnico del nostro campionato, che si riscontra anche nel rischio concreto di perdere la quarta squadra in Champions. Un'ipotesi che fino a quattro anni fa poteva essere considerata, nella migliore delle ipotesi, fantascientifica.

Per tutto questo, prima che sia troppo tardi, e da buona volpe democristiana, signor Beretta, dia le dimissioni. Eviti di affondare con una barca che non è in grado di governare. Magari dia le dimissioni il giorno dell'inaugurazione del nuovo stadio della Juve, naturalmente dichiarando vittoria. E se vuole fare un buon servizio al mondo del pallone (sempre che Le interessi), in quell'occasione convinca i presidenti che sarebbe il caso di fare una telefonata a Londra per convincere "il grande appestato" a rientrare in Italia.
Dia retta a noi, se vuole bene al calcio italiano, svolga questo semplice ma essenziale servizio. Il suo amico Montezemolo se ne farà una ragione!

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giovedì 27 agosto 2009

Il vero volto del Calcio Pulito

Vi siete stupiti del nostro silenzio in relazione all'elezione di Beretta alla Lega Calcio? Non vi preoccupate, in realtà ci siamo presi solo qualche giorno per riflettere.

Già più di una volta, in passato, ci siamo espressi in termini non troppo positivi nei confronti di Beretta. Ma sebbene la sua figura professionale non ci paia la più idonea a gestire la Lega in questo importante momento, riteniamo che la questione fondamentale non sia quella degli uomini, ma quella dei princìpi.

Sì, di princìpi vogliamo parlarvi, anche se ci rendiamo conto che forse in questa epoca la cosa può apparire stravagante.

Dopo l'assassinio della Juventus nel 2006, indubbiamente si è aperta una nuova era. L'era del Nuovo Calcio Pulito.
A suggello di questa rivoluzione furono introdotte nuove norme in relazione ai diritti televisivi. Si passò dalla vendita individuale alla vendita collettiva. Vendita collettiva che, lo abbiamo più volte rilevato, penalizza fortemente la Juventus. Ma non importa. La cosa fu presentata e nobilitata dall'ostentazione di un principio importantissimo: la solidarietà.
Solidarietà tra grandi e piccoli club, solidarietà tra società blasonate e popolarissime e piccole società di provincia.
Si può essere d'accordo o meno sulle modalità concrete con cui verranno ripartiti i ricavi dei diritti televisivi, ma il principio di solidarietà su cui si fonda la ratio della norma vede, senz'altro, buona parte degli appassionati favorevoli, anche in ossequio ai valori dello sport.

Ma con l'elezione di Beretta in Lega qualcosa è cambiato, evidentemente. Diciamo questo perché il mandato dell'ex direttore di Confindustria è chiaro e preciso, cioè quello di traghettare la Lega in questo periodo di transizione che sfocerà nella nascita di due entità separate: una Lega per la serie A e una Lega per la serie B.
A questo punto ci domandiamo: dove sono finiti i sacri principi di solidarietà dello sport tanto sbandierati all'epoca in cui si decise di tornare alla contrattazione collettiva? Perché si è deciso di creare, alla faccia della solidarietà, una Lega dei ricchi e famosi ed una dei poveri e derelitti?

Qualcosa non torna. A meno che non si decida di pensar male. L'utilizzo del sacro principio di solidarietà è stato, forse, solo la foglia di fico per nascondere un'altra operazione. Sottrarre alla Juve una grossa fetta di risorse che avrebbe incamerato in caso di vendita individuale. Insomma, la fase due di Farsopoli dietro il paravento, rispettabile, dei princìpi dello sport e della solidarietà. Ora, incamerati i risultati, si ritorna al solito andazzo: i ricchi di qua i poveri di là.

Ennesima dimostrazione che Farsopoli è stata un colpo di stato ben congegnato. Poi tutto uguale, se non peggio di prima: ecco il vero volto del Nuovo Calcio Pulito.

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domenica 12 luglio 2009

Beretta alla riscossa

Lo confessiamo, ci siamo illusi. Abbiamo sperato, in questi mesi, che il silenzio del neo Presidente della nascente Lega A fosse dovuto a qualche operazione di marca neodemocristiana (nel senso più alto e nobile del termine), che avesse l'obiettivo di insabbiare la folle e inutile idea di separare la Lega Calcio in due diverse entità, una per la Serie A e una per la Serie B.
Ottimisti. Ci siamo sbagliati, la scissione sta andando avanti.
Infatti oggi Beretta ha consegnato al Presidente della Figc Abete la bozza di statuto (con tanto di firme di tutti i presidenti della Serie A) dell'entità che andrà a presiedere.
Il nostro pessimismo, sia chiaro, non è dovuto né a "razzismo" né a motivi di antipatia personale verso il "curato di campagnia" (Dagospia dixit), infatti basta che questi apra bocca e abbiamo chiare le rotte che il mondo del pallone ha deciso di navigare. Per esempio, dopo la consegna della bozza il manager ha così dichiarato alla stampa: "Si è concordato sulla necessità di un progetto di sviluppo del calcio di interesse generale che il Governo è disponibile a sostenere". Frase ambigua (come si conviene a un curato) incentrata su tre paroline: "progetto di interesse generale".
Ecco, come potrà essere un progetto legato al calcio (noto per gli enormi sprechi) di interesse generale, in un paese che nella migliore delle ipotesi viaggia verso un -5% di Pil, la disoccupazione verso il 10%, il debito pubblico verso il 120% e vista l'urgenza assoluta e improcrastinabile di levare decine di migliaia di suoi cittadini dall'inferno delle tende?
Siamo proprio curiosi di vederlo, questo progetto. Nel frattempo, con rammarico, constatiamo che quello che la stampa mainstream ha definito come "grande manager" (manco fosse Jobs o Marchionne) non ha, per il calcio, nulla di meglio da proporre che provare ad attaccarsi alla mammella aggrinzita e inaridita dello Stato.

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giovedì 21 maggio 2009

Guerra per bande

Continua la guerra per bande in Lega Calcio. Dopo la scissione tra serie A e serie B, la nuova Lega di serie A ha deciso di boicottare l'assemblea del 25 di Maggio. La riunione doveva portare il Presidente della Figc alla carica di commissario, con l'incarico di ricomporre i cocci o almeno quello di riuscire ad arrivare ad una separazione consensuale tra le due fazioni in lotta.
Niente da fare, i presidenti di A ritengono che ci sia un conflitto di interessi nei vicecommissari che Abete intenderebbe portare con se. Quanto mai ermetico il commento di Beretta, uomo designato alla presidenza della Lega A: "Sarebbe ideale un commissaro di alto profilo giuridico visto il processo che deve compiere. Con la Federazione auspichiamo un rapporto di collaborazione".
A questo punto, provando a decriptare il messaggio di Beretta, ci viene in mente che la persona dall'alto profilo giuridico possa essere il Professor Guido Rossi. Tutti gli Dei del pallone aiutino il povero calcio italiano prima che gli venga inflitto questo colpo mortale.

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giovedì 30 aprile 2009

La farsa finale... forse

C'era da aspettarselo, i presidenti di A e quelli di B non hanno trovato l'accordo sulle modalità di voto per eleggere il presidente, e in sostanza sul nome di Beretta by Lobbycontinua.
Dunque dando prova di dialogo, di democrazia, di decoro e di rispetto Zamparini, degno "portavoce" del calcio che conta, annuncia: "Abbiamo fatto la nuova Lega di Serie A".
Insomma, la serie B è stata invitata ad alzarsi dal tavolo in cui si celebrerà il banchetto (sic) dei diritti TV, e costretta ad accomodarsi nella stanza della servitù dove si dovrà accontentare degli avanzi.
Ora sì, sarebbe bello sentire gli illustrissimi onorevoli Melandri e Lolli, che a cadavere della Juventus (quella vera!) ancora caldo ci avevano spiegato dell'utilità di una nuova legge che consentisse un'equa ripartizione dei diritti TV, tale da permettere ai piccoli di poter vincere, almeno ogni tanto.
Invece il risultato è un altro: i piccoli non solo non potranno vincere, ma neanche partecipare, questa è l'ennesima dimostrazione di ciò che è il Nuovo Calcio Pulito post Farsopoli.
Naturalmente i presidenti si accorgeranno presto di aver fatto un errore strategico, infatti se si fosse usato il senno si sarebbe capito che il calcio di provincia ha un bacino enorme di passione che andrebbe coltivato, e non inaridito, pena la perdita di milioni di appassionati. Ma non solo, il torneo cadetto andrebbe salvaguardato per farlo diventare la palestra dei tanti giovani promettenti provenienti dalle giovanili. Peccato, si è scelta un'altra strada: quella di impoverire la serie B per consentire alla serie A di acquistare campioni (sic) del calibro di Poulsen, Andrade e Recoba.
Questo è il nuovo calcio pulito promessoci dal professor Rossi e dagli onorevoli Melandri e Lolli.
Bell'affare, non c'è che dire!

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mercoledì 29 aprile 2009

L'avvento


In Lega sono i giorni dell'avvento. Peccato che, a leggere i giornali, nessuno sappia cosa dovrà avvenire.
Come sappiamo, i presidenti di serie A hanno candidato alla carica di presidente della Confindustria pallonara Maurizio Beretta by Lobbycontinua. Però non è detto che i presidenti della B siano pronti a convergere su questo nome. Quindi domani non è da escludere il marasma generale, con i presidenti della A che abbandonano l'aula.
Tale ipotesi secondo gli osservatori porterebbe alla nascita di una Lega A, nata dalla scissione dell'attuale Lega che comprende sia la serie A che la serie B. In tale caso secondo alcuni il traghettatore con il compito di gestire il caos, e quindi di limitare i danni, potrebbe essere il sempiterno Franco Carraro. Inutile ricordare che il Carraro, nonostante alcune telefonate alquanto discutibili all'epoca di Calciopoli, pare riuscito ad uscirne indenne... dimostrazione ennesima che Calciopoli aveva il fine di escludere qualcuno e non di fare pulizia.

Insomma siamo di fronte al caos più completo. Ma quali sono i motivi e gli interessi che hanno generato questa situazione?
Noi in più di una circostanza abbiamo espresso la nostra opinione: il nodo sta in quella legge Melandri che attribuisce alla Lega il potere di spartire equamente i proventi dei diritti TV. Nessun presidente delle società ultraindebitate, a nostro avviso, è disposto a fare sconti. Tutti hanno paura di essere in qualche modo fregati.
Altro fatto da noi previsto con largo anticipo è che il famoso miliardo proveniente dai diritti TV probabilmente non esiste, se non nei buoni propositi dei candidati. La cosa oggi la sussurra, quasi a metter le mani avanti, anche Antonello Capone della Gazzetta dello Sport. Se anche la Pravda Rosa, per dirla alla Christian Rocca, mette in dubbio "le magnifiche sorti e progressive" vuol dire che tutti, piano piano, si stanno rendendo conto che "il miliardo" sbandierato è poco più che una Chimera.

Ecco spiegato tutto il caos della Lega: scarsità di risorse e susseguenti problemi di ripartizione tra i club ultraindebitati.
Tutte le altre eventuali spiegazioni che i giornali proporranno, ricordatelo, non sono nient'altro che specchietti per le allodole.

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martedì 21 aprile 2009

La Lega sceglie Beretta

I presidenti di serie A hanno scelto ufficialmente Maurizio Beretta per la presidenza della Lega Calcio che dovrà spartirsi il fantomatico miliardo dei diritti televisivi. Unico assente il presidente del Lecce, forse ancora imbufalito per l'arbitraggio chirurgico di domenica.
Evidentemente l'accordo tra il partito di Galliani e quello della troika composta da Juventus montelkaniana, Inter e Fiorentina si è trovato.
Immancabile la retorica: secondo Beretta il calcio italiano è "uno straordinario settore produttivo, una grande bandiera del made in Italy, un vessillo dell'Italia che funziona e che sa vincere". Per il momento ci asteniamo dal fare dell'ironia su questa affermazione, aspettiamo con calma le "magnifiche sorti e progressive" promesse dall'ex mezzobusto Rai che i giornali ufficiali (nel senso che le affinità con la Pravda sono sempre più evidenti) ci spacceranno domani per "grande manager".
Da notare che il suo mentore Montezemolo si è affrettato a rilasciare questa dichiarazione: "Beretta lo conosco bene: ha qualità e capacità".
Notiamo che molti suoi amici stanno trovando posti di rilievo nel gran carrozzone pallonaro. Viste le dichiarazioni gli deve far proprio piacere e serve, forse, a lenirgli il dolore per le cocenti e meritate sconfitte della Ferrari, di cui non parla più.
Speriamo che quando non parlerà più di calcio (cioè quando arriveranno i risultati del lavoro dei suoi uomini) nessuno ci rinfacci che era juventino.
Chiedere a Blatter quanto gliene frega della Juve.

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giovedì 16 aprile 2009

Lobbycontinua

In più di una circostanza abbiamo ripreso da Dagospia l'idea che esista una cosiddetta "lobbycontinua" romana molto interessata allo sport.
Oggi vogliamo provare a chiarire il concetto. Secondo Dagospia esiste un network di persone amiche di vecchia data che si aiutano tra loro per occupare posizioni di potere, anche nello sport. Della lobby farebbero parte, per esempio, uomini come Montezemolo, Luigi Abete (presidente BNL e guarda caso fratello del Presidente della Figc), Della Valle (presidente della Fiorentina) e Giovanni Malagò. Quest'ultimo si è appena candidato ad un ruolo dirigenziale al Coni, ed attualmente è impegnato come presidente del comitato organizzatore dei mondiali di nuoto a Roma.
Mondiali di nuoto che, a leggere la Repubblica di oggi, sono avviati ad essere il solito disastro fatto di opere incompiute e di sprechi di danaro pubblico.

Se consideriamo che si ventila l'arrivo del montezemoliano Beretta alla presidenza di quella Lega Calcio che dovrà spartirsi la torta (più o meno grossa) dei diritti televisivi del calcio, notiamo che questo gruppo di persone in effetti nello sport conta moltissimo e vorrebbe contare ancora di più. Sia chiaro, nulla di illegale, tutto legittimo e ci mancherebbe altro. Però se si guardano per esempio gli insuccessi di Montezemolo nell'organizzazione di Italia 90, l'organizzazione (al momento) deficitaria dei mondiali di nuoto da parte Malagò, e il periodo non brillante (eufemismo) che vive il calcio dall'avvento di Abete jr, non è difficile immaginare che il calcio e lo sport in generale rischiano un periodo di grande decadimento.
Ci vorrebbero idee nuove e persone nuove, possibilmente estranee a lobby e giochi di potere.

Infine, ritornando al calcio si nota che in Lega la Juventus Montelkaniana con la Fiorentina di Della Valle e con l'Inter di Moratti-Tronchetti appoggia l'idea di Beretta alla presidenza della Lega. Sarà un caso, ma tutti questi personaggi sono in qualche modo legati proprio a "lobbycontinua". Invece la vecchia Juve aveva un patto d'acciaio con quel Galliani che oggi contrasta proprio Beretta.

Certo che Farsopoli ne ha cambiato di cose. Per caso?

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venerdì 27 febbraio 2009

Matarrese e la "lobby continua"

A leggere le cronache, la battaglia nella quale è impegnato Matarrese per la conservazione della poltrona di presidente di Lega sta diventando sempre più ardua. Sia Fulvio Bianchi (Repubblica Spy-calcio) che Antonello Capone (Gazzetta) ormai ritengono che il montezemoliano Beretta sia in vantaggio sul vecchio lupo di mare barese.

Ci ha colpito, leggendo gli articoli di questi due giornalisti una certa diversità di accenti: mentre Bianchi è abbastanza neutrale, sembrerebbe invece che Capone "tifi" per Beretta. Infatti non esita a definirlo "manager di altissimo livello ma molto discreto" e successivamente enumera il vasto assortimento di cariche che ha ricoperto in passato.

A noi pare, e lo diciamo sommessamente ma senza paura di essere smentiti, che il profilo professionale di Beretta non sia quello di "un grande manager" (nella categoria, a nostro modestissimo avviso, si possono includere personalità del calibro di Marchionne e Jobs) ma quello, molto italiano, di una persona ben introdotta negli ambienti "che contano".

Forse, a voler essere maliziosi, la risposta al perché la Gazzetta abbia tutto questo ardore agiografico nei confronti di Beretta ce la dà Il Foglio di Giuliano Ferrara che qualche giorno fa ci ha spiegato che la solita lobbycontinua composta da Montezemolo, Della Valle, Tronchetti si sta battendo per confermare la "plancia di comando" (direttori di testata compresi) del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera di cui, lo ricordiamo, fa parte anche la Gazzetta.

O siamo troppo maliziosi noi, o sono le solite, incredibili, coincidenze.

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sabato 21 febbraio 2009

Il curato di campagna

Fulvio Bianchi meritoriamente ci tiene informati sulle grandi manovre relative all'elezione del presidente della Lega Calcio.
Sembra, secondo questo giornalista, che si stia facendo largo la candidatura di Maurizio Beretta sponsorizzato, udite, udite dalla Juventus.
Non si illudano i tifosi Juventini, nessun soprassalto d'orgoglio da parte della società di calcio con più tifosi in Italia, siamo sempre sulla falsariga della Juve simpatica e perdente oltre che vassalla dei nuovi poteri forti del calcio.
Maurizio Beretta è stato il Direttore Generale della Confindustria montezemoliana, quindi facente parte di quella lobby romana sempre a caccia di poltrone "pesanti" che il sempre eccellente Dagospia ha soprannominato mirabilmente "lobbycontinua".
Ricordiamo che "lobbycontinua" è già ben rappresentata in Figc con il presidente Abete jr. già considerato da qualcuno come un "cameriere di Della Valle", altro componente della nota lobby.
Insomma, statene certi, se il manager scelto per gestire la spartizione dei diritti televisivi sarà il "curato di campagna" (altro soprannome inventato da Dagospia), la Juventus non conterà di più, i veri padroni saranno i nuovi onestissimi del calcio post-Farsopoli.
Tutto questo con l'ennesima benedizione di Montezemolo.

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