domenica 20 settembre 2009

Ferrara, un signore

Ciro Ferrara potrà vincere o perdere, riuscire nel suo mestiere oppure fallire. Di sicuro ha conservato una certa onestà intellettuale, ed una buona dose di riconoscenza per chi ha avuto una parte importante nella sua carriera. Parliamo della precedente gestione della Juventus, quella con la quale Ferrara ha attraversato la seconda fase della sua parabola da calciatore, quella ancora più densa di trionfi rispetto alla già indimenticabile e irripetibile parentesi nella sua Napoli.
Sollecitato dal conduttore del post partita Sky, Alessandro Bonan, che (sbagliando grossolanamente) gli conferisce i meriti della scoperta dei ragazzi che ben si stanno comportando in prima squadra (Marchisio su tutti), definendoli "i suoi ragazzi, Ferrara, cresciuti negli anni in cui lei era responsabile del settore giovanile", Ciro risponde frenando immediatamente con un perentorio: "No, non scherziamo. Questi ragazzi me li sono trovati e sono frutto di un lavoro di dieci anni fa. Io sono stato al settore giovanile solo due anni".
Chapeau Ferrara, in un mondo pieno di gente che rivendica diritti e meriti inesistenti solo per ottenere visibilità e dare sfogo alle proprie manie egocentriche, è un piacere avere in panchina un allenatore di carattere, consapevole di quella che è la Juventus e rispettoso del lavoro altrui. Qualcuno, sia in società che altrove, avrebbe parecchio da imparare da un atteggiamento del genere.

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domenica 19 luglio 2009

La luna nel Pozzo

Questa volta il mercante friulano sembra aver sbagliato i suoi conti.
Prima ha tentato di cedere il pur bravissimo D'Agostino alla Juventus per la cifra spropositata di 25 milioni di euro. Si noti bene, la cifra era a geometria variabile, nel senso che una parte doveva essere corrisposta in danaro, e un'altra con la comproprietà di Giovinco e Marchisio. Chiunque è in grado di comprendere che nel caso i due giovani (o anche solo uno) si fossero definitivamente consacrati, la Juventus si sarebbe dovuta svenare per riacquistare la totalità dei cartellini. Se i torinesi avessero abboccato sarebbe stato un capolavoro di cui si sarebbe parlato per decenni. Per fortuna Secco quest'anno pare in ottima forma.

Ma l'Udinese non si è arresa, ha infatti proposto il suo centrocampista al Real Madrid per la modica cifra di 25 milioni in contanti. Pare che anche a Madrid abbiano subodorato qualcosa. Infatti della trattativa non si parla più.
Ora ai friulani non rimane che ricostruire psicologicamente il calciatore, che dopo aver sognato Torino e Madrid rimarrà ancora a Udine.
Mentre al cassiere, che già sognava di vedere un bel pacco di milioni con un'enorme plusvalenza, non rimane che riflettere sull'eccessiva avidità del presidente. Avidità che ha trasformato un affare certo in una illusione.
Già, un illusione come la luna nel Pozzo.

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giovedì 12 febbraio 2009

L'imparzialità di Bergomi

Dopo la sconfitta dell’Italia a Londra, Bergomi si lancia, su la Repubblica di oggi, in una serie di suggerimenti a Lippi.
Ritiene che per “rinfrescare” la Nazionale si potrebbe puntare su Balotelli, Acquafresca e soprattutto sul giovanissimo esordiente Santon.

Lasciando perdere il fatto che i tre citati dal mitico ”Baffo” dei mondiali di Spagna sono, forse non a caso, o nerazzurri o comunque di proprietà della società di Via Durini, anche dal punto di vista tecnico si possono muovere notevoli appunti, soprattutto sui due interisti agli ordini di Mourinho.
Santon ha giocato pochissime partite, si può definire un esordiente e soprattutto si è dimostrato molto acerbo in fase difensiva, basta ricordare come il torinista Abate imperversava sulla fascia di competenza del giovane “fenomeno” interista solo un paio di settimane fa.
Su Balotelli, inutile parlare, basta guardare il minutaggio concessogli da Mourinho in questo campionato e per sovrappiù si possono leggere le dichiarazioni di Casiraghi alla vigilia di Italia-Svezia U21.
Ma tutte queste cose evidentemente a Bergomi non interessano.

Come non interessano le prestazioni splendide di Marchisio e Floccari. Sul bianconero siamo disposti a capire Bergomi visto il suo poco amore per la squadra torinese, ma su Floccari proprio non ci diamo una ragione, a meno che nei paraggi di Via Durini non si considerino gli orobici “indossatori abusivi” di magliette altrui.

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