martedì 9 febbraio 2010

Assalto a Lotito?

Vi risparmiamo i predicozzi. L'assalto di oggi al centro sportivo della Lazio da parte di un migliaio di tifosi non può essere considerato una sorpresa. Forse lo sarà solo per chi si abbevera dai mezzi di informazione tradizionali, soprattutto se romani.
Dal punto di vista calcistico Roma è una polveriera in perenne rischio di esplosione. Radio locali sempre pronte a fomentare il vittimismo, un tifo caldo e appassionato, una organizzazione capillare degli ultras e inoltre personaggi equivoci che questo tifo vorrebbero incanalare per fini poco chiari.
Una miscela esplosiva che ha causato negli anni episodi inquietanti: assalti a caserme e commissariati, accoltellamenti selvaggi ai glutei dei tifosi inglesi, pressioni alle proprietà (spontanee o ordite da qualcuno?) affinché cedessero le quote di controllo dei due club.
Un po' di tutto. E l'episodio dell'assalto a Formello potrebbe nascondere, come già avvenuto in passato, una pressione a Lotito affinché ceda la società, cosa che tra l'altro non sarebbe una novità.

Il punto è che questa situazione folle non viene descritta come meriterebbe dai giornali e dalle TV.
Tutti pronti però a chiedere condanne e chiusure dello stadio per dei semplici cori, seppur idioti e deprecabili, contro un giocatore di colore. Si guarda la pagliuzza nell'occhio di qualcuno, e non si vede la trave nell'occhio di qualcun'altro.
Perché questo doppiopesismo? Perché questa doppia morale? Sembra normale che la Questura di Roma distolga dai servizi a tutela del cittadino centinaia di poliziotti per proteggere da un assalto folle il centro sportivo di una squadra di calcio?
Eppure, vedrete, anche questa volta su ciò che accade a Roma cadrà la solita coltre di omertà e silenzio.
La cosa migliore sarebbe stata lasciar fallire chi meritava di fallire. Qualche anno di riposo avrebbe fatto bene anche ai tifosi troppo esagitati, manovrati o meno che siano.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 30 gennaio 2010

Cucù, la Mafia non c'è più

Ai tempi in cui si parlò di un approccio della Juventus della Triade nei confronti del giocatore del Bayern Sagnol le polemiche furono roventi. Addirittura il Presidente della società bavarese, l'ex interista Rummenigge, dichiarò al giornale scandalistico tedesco Bild che: "Non sono gentiluomini, questa è mafia".
Ovviamente i mafiosi erano i vecchi amministratori juventini.
Nonostante le pesanti accuse la cosa finì lì, in realtà non vi era alcuna prova di un comportamento scorretto della Juventus ma, nonostante questo, i giornali furono ben lieti di rilanciare l'accusa e di creare polemica. Del resto il sentimento popolare si crea anche così. Calunnia, calunnia qualcosa rimarrà.
Ora, invece, ad essere sotto accusa per comportamenti scorretti ai danni della Lazio è l'Inter. Pare che i contatti con Pandev siano cominciati in periodi non permessi dalle normative. Va ricordato che, sebbene tutti siano innocenti fino all'ultimo grado di giudizio, questa inchiesta non si basi su sensazioni e su dicerie anonime: lo stesso commissario tecnico della Macedonia ha dichiarato pubblicamente che i contatti illegali ci furono.
Nonostante tutto questo, nessuno in questo caso lancia accuse sanguinose o offensive.
Ora la Mafia nel calcio non c'è più. Ora non c'è un sentimento popolare da rinfocolare.
Gli articoli di giornale sono uguali per tutti, ma per alcuni sono ancora più uguali che per gli altri.

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 30 settembre 2009

Quasi, quasi mi faccio uno stadio

Bello, veramente bello il progetto del nuovo stadio della Roma, tanto bello che ieri la Sensi, presentandolo, non ha trattenuto le lacrime: bello perché il pubblico è come se fosse in campo, bello perché cambia colore in base alla posizione del sole, ancora più bello perché alla Roma non dovrebbe costare neppure un euro. Anzi, come nel miracolo dei pani e dei pesci, dovrebbe contribuire a moltiplicare i ricavi per pagare i 330 milioni di debiti con Unicredit.

E non è il solo; scrive Repubblica che di progetti del genere in circolazione ce ne sono 39, per un investimento di 6 miliardi e tutti con tanto di cubatura inclusa nel prezzo; cioè i progetti economicamente si reggono sul fatto che si costruiscono tanti cinema, centri commerciali, ville e case popolari che il costruttore lo stadio può anche permettersi di regalarlo.
Ci sono ancora dei dettagli da sistemare, tipo viabilità, infrastrutture, compatibilità ambientale e cose del genere, ma i 39 presidenti non si sono scoraggiati; a quanto pare negli ultimi anni si sono dedicati anima e corpo a farsi fare dei bei progetti. Il protagonista anonimo della vecchia canzone di Gaber, davanti ad una vita sprecata e a una brutta giornata quasi quasi si faceva uno shampoo, i tempi sono cambiati e i nostri presidenti davanti al pericolo che i creditori mandino l'ufficiale giudiziario quasi quasi si fanno uno stadio.
Quello che ci ha pensato più a lungo scrivono sia Claudio Lotito, ha assicurato che ci pensa dal 2004 e adesso vuole presentare anche lui un bellissimo progetto: costo di 800 milioni, 600 ettari di terreno accatastato come agricolo e di proprietà del suocero Mezzaroma, a progetto ultimato ci sarebbe una città di medie dimensioni e in mezzo anche un campo di calcio; ci vorrebbero, a proposito di dettagli, una nuova stazione, uno svincolo autostradale e un approdo in battello sul Tevere (ci permettiamo di suggerire che manca un aeroporto).
Sarebbe il nuovo Stadio delle Aquile, ma probabilmente neanche loro oserebbero progetti così arditi, perché pure Lotito, come la Sensi, conta di non metterci neppure un euro.
Belli, veramente belli i progetti dei nuovi stadi dove ci guadagnano tutti, le famiglie e gli ultras, i proprietari dei terreni e i costruttori, Totti e tutti quelli come Totti.
Un miracolo tutto italiano che, verrebbe da dire in conclusione, confermerebbe la tesi di Petrucci e Abete secondo la quale le nostre società quanto a bilancio stanno meglio di quelle inglesi, spagnole e tedesche; basterebbe appunto realizzare tutti questi progetti di stadi nuovi.
Intanto chissà che i 39 presidenti quasi quasi non si stiano facendo anche loro uno shampoo.

Etichette: , , , , , , , , ,

domenica 13 settembre 2009

Stadiopoli romana

Continua la saga delle società romane: in questi giorni verrà presentato il progetto per il nuovo stadio della Roma. Non si capisce come una società in grandi difficoltà economiche possa fare un investimento così importante. Dove prenderanno i soldi?
Alcune indiscrezioni non confermate ipotizzano una realizzazione in "project financing". Ovvero qualcuno ci mette i soldi, però per un numero congruo di anni avrà modo di sfruttare gli spazi commerciali dell'impianto, così da poter rientrare dell'investimento.
Da notare che la società che si accollerà le spese di realizzazione molto probabilmente dovrà ricorrere alle banche per reperire la liquidità necessaria. E qui forse vi è qualche problema, visto che Unicredit da un lato continua a trattare con l'imprenditore Angelini la cessione della società, e dall'altro non parrebbe intenzionata a concedere ai Sensi la ristrutturazione del debito necessaria per imbarcarsi in un progetto così impegnativo.
Forse, chissà, hanno paura di ritrovarsi esposti in maniera ancora più pesante verso la Roma, o forse ritengono, in questa epoca, troppo rischioso impegnarsi in un progetto nel settore commercial real estate.
Sul versante Lazio, la situazione appare addirittura ancora più ingarbugliata: Lotito vorrebbe costruire più che uno stadio una città satellite, per un costo complessivo di ottocento milioni di euro. Una cifra mostruosa. Pare, secondo la stampa, che il sindaco da un anno non dia risposta, forse spaventato da quella che sembrerebbe un'enorme speculazione edilizia.

Insomma, più che due stadi (a proposito, l'Olimpico che fine farà?) a Roma rischia di nascere un caso che forse verrà chiamato Stadiopoli.
Noi non diamo nessuna colpa all'imprenditore Sensi e all'imprenditore Lotito che, legittimamente, tentano di tirare l'acqua al loro mulino. Ma riteniamo che tutta questa storia non sarebbe mai nata qualora la Figc avesse fatto il suo lavoro: punire chi non rispetta le norme sui bilanci.
Una brutta storia dalle radici antiche, con troppi responsabili che ora fanno finta di nulla!

Etichette: , , , , , , , , , ,

mercoledì 26 agosto 2009

Chi comanda nel calcio

Ieri i presidenti della A dovevano scegliere i loro rappresentanti per il Consiglio di Lega; non si sono accordati, hanno litigato (probabilmente come i ladri di Pisa), uno dei consiglieri doveva essere Galliani che è stato invece eletto presidente di categoria per la serie A. Del Consiglio si parlerà nella prossima Assemblea, e la situazione è questa: per i due posti in palio ci sono quattro candidati e cioè Moratti, Zamparini, Lotito e Cellino; Rosella Sensi diventerà vicepresidente vicario della Lega.

Intanto, a capo della Commissione Finanza dell'Uefa è stato nominato Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, e con lui ci saranno Laporta del Barcellona, Aulas del Lione, Kenyon del Chelsea e Rummenigge del Bayern. La Commissione dovrebbe decidere sul fair-play finanziario.

Ci sono in vista appuntamenti importanti come la scissione tra A e B, l'assegnazione dei diritti Tv dal 2010, la revisione della normativa sui controlli dei bilanci: queste nomine lasciano capire chi avrà potere di orientare le decisioni, chi controlla i bottoni di comando, chi conta nel calcio e che sgomita perché vuole contare di più.

Lo stupore quindi è doppio. Da un lato sembra incredibile che la Sensi possa avere un incarico federale mentre la Roma è alla perpetua ricerca di un compratore, e Paolillo debba decidere sui bilanci dopo tutti i "mastrussi" che ha combinato con quello dell'Inter; dall'altro, è ancora più incredibile che non ricorrano rappresentanti della Juve, come se la società col maggiore seguito di tifosi e con un bilancio da prendere a modello (così si è sempre detto) non conti nulla in ambito federale.
Può darsi che le poltrone che contano davvero siano altre, e che il calcio sia dentro un ambaradan più grande e generale, ricordiamoci però che con i diritti Tv e i controlli sui bilanci sono possibili, e l'abbiamo documentato, pastrocchi e sorprese capaci di danneggiare pesantemente la Juve. Sarà anche vero che alla lunga il lavoro paga e che i comportamenti scorretti non possono essere nascosti in eterno, ma alcune nomine (e l'assenza di altre) appaiono davvero inquietanti.

Etichette: , , , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 19 agosto 2009

Il compagno Silvio

Nel dopo partita del torneo di famiglia, Silvio Berlusconi ci delizia con una dichiarazione sul tetto agli ingaggi dei calciatori: "Credo si debba fare come negli Stati Uniti, arrivare a una decisione per legge per cui sia adottato in tutta Europa un tetto salariale". Sì, avete capito bene, colui che fino a ieri era il campione del liberismo in economia, colui che per primo in Italia e in Europa offrì compensi spropositati ai calciatori, a volte suscitando anche l'interesse della magistratura (si veda il caso Lentini), ora vuole intervenire con un provvedimento legislativo su aspetti da sempre regolati dall'economia di mercato. Alla faccia del liberismo. Questo è statalismo, anzi economia pianificata vera e propria, roba da soviet.

Viene quasi il sospetto che dietro questa uscita ci sia un altro intento. Siccome, ora, Berlusconi (forse anche per motivi familiari) non può competere, allora sic et simpliciter si abolisce la libera concorrenza. Un vero capolavoro degno di una favola di Esopo.

Sarebbe molto più corretto se, seguendo le regole di mercato, solo chi ha il bilancio veramente a posto potesse spendere. Mentre chi non ha il bilancio a posto da almeno un decennio fosse tranquillamente retrocesso. Troppo semplice cercare la via parlamentare per abbattere il gap tra chi ha ben amministrato e chi per anni è stato proprio la causa di un mercato drogato e falsato. Si favorirebbero un'altra volta i furbi, nelle cui fila si annovera proprio, guarda caso, il Milan.

La cosa imbarazzante è che il proprietario del Milan ha trovato proseliti immediatamente. Un nome a caso: Claudio Lotito. Casualmente presidente di quella società, la Lazio, in buona sostanza impossibilitata a spendere proprio perché costretta a risanare la sciagurata gestione di Cragnotti. Ovvero colui che spendeva e spandeva (spesso in combutta con il suo amico Calisto Tanzi) e faceva concorrenza alla Juve e alle altre grandi. Naturalmente, senza pagare le tasse e gli oneri previdenziali. Alla faccia della legalità.
Ovvio che Lotito sia favorevole a una mossa del genere, colmerebbe in un attimo il gap con le società più sane. Che, ripetiamo, sarebbero doppiamente gabbate: prima perché subivano la concorrenza corsara di chi non poteva spendere, ed invece spendeva alla faccia delle leggi, ora perché potrebbero spendere solo ai livelli delle società non sane, vista l'ipotetica imposizione legislativa.

Bella l'Italia, nazione di furbi e ipocriti, che a seconda della convenienza alternano Marx e Von Hayek.
Speriamo almeno che la crisi economica non venga per nuocere. Lo sapevano anche Marx e Von Hayek e su questo, miracolosamente, erano pure d'accordo: in questi momenti si tira, generalmente, lo sciacquone.

Etichette: , , , , , , , ,

martedì 21 luglio 2009

Un calcio alla borsa?

Cari lettori, oggi mi tocca aggiornare il museo degli orrori sul mondo del calcio. Infatti sono state rese pubbliche le motivazioni che hanno portato alla condanna (due anni di carcere) del presidente della Lazio per "aggiotaggio informativo e manipolativo e ostacolo agli organi di vigilanza". Secondo i giudici Lotito, grazie alla collaborazione del cognato Mezzaroma, avrebbe fatto carte false per evitare che le azioni della Lazio, detenute da Capitalia, andassero a soggetti non controllati da lui. Tutto questo senza avere la disponibilità economica, e quindi ponendo in essere tutta una serie di comportamenti illegali.
Molti grazie a questa sentenza riprenderanno a suonare la grancassa contro la quotazione in Borsa delle società di calcio. Secondo me a torto, e vi spiego il perché.
Innanzitutto simili comportamenti nei mercati finanziari possono accadere a prescindere dal settore di attività della società quotata. Non importa che lavoro fai, in sostanza, ciò che conta è la tua onestà.
In secondo luogo, certi comportamenti vengono alla luce proprio grazie al maggior grado di controlli previsti per chi è quotato. Pertanto l'uscita dalla Borsa non risolverebbe i problemi relativi alla trasparenza delle società, ma probabilmente li aggraverebbe, grazie proprio ai minori controlli previsti dal legislatore per chi non è quotato.
Certo, mi rendo conto che coloro che sono contrari al calcio in Borsa si appelleranno al sacrosanto diritto di una maggior tutela dei risparmiatori. Ma io sommessamente ricordo che la bancarotta fraudolenta di una società non quotata è evento altrettanto socialmente pericoloso di quella di una società quotata, cambiano solo le vittime: non più i piccoli risparmiatori che si affidano ai mercati finanziari ma, per esempio, i creditori che apportano comunque capitale alla società.

Dunque la sostanza, a pensarci bene, è sempre la stessa. Bisogna evitare che persone disoneste entrino nel circuito del calcio, aldilà del fatto che la società sia quotata o meno. Ecco perché servono una Covisoc forte, e una regola che vieti a chi si è macchiato di reati specifici di acquistare (anche per interposta persona) una società.
Infine un inciso: naturalmente ho approfittato della condanna in primo grado di Lotito per esporre la mia posizione, senza voler alludere al fatto che il presidente della Lazio sia un delinquente. Tutti (eccetto Moggi e Giraudo, ovviamente) sono innocenti fino a condanna passata in giudicato.

Drago di Cheb

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 8 luglio 2009

Inchiodali alla tribuna, Claudio!

Claudio Lotito questa volta non le ha mandate a dire. Pandev e Ledesma vogliono lasciare la Lazio? Qualcuno li vuole comprare? "Vanno portate alla Lazio le somme concordate, altrimenti restano alla Lazio. Ho già preparato i chiodi per inchiodarli alla panchina della tribuna. Vanno rispettate le regole, non accetto coercizioni o pressioni da parte di procuratori e da parte di nessun altro". Aggiunge poi un'altra frase, altrettanto pesante: "Le estorsioni le andassero a fare altrove".

Guai della Lazio a parte, Lotito sottolinea le patologie di un sistema che, nel corso degli anni, ha progressivamente spostato verso i giocatori (e i loro procuratori) i rapporti di forza nel mondo del calcio. E che ha aperto la strada a prevaricazioni e eccessi.

I contratti non valgono più. Basta che un terzino infili quattro o cinque partite buone di fila per vedere il suo procuratore (che ovviamente lavora a percentuale) presentarsi in società e richiedere un "ritocco" del contratto, altrimenti il suo protetto si guarderà intorno perché "non avverte più gli stimoli giusti", "non si sente valorizzato", "pensa di essere vittima di un’ingiustizia".

Naturalmente il ritocco del contratto è sempre e soltanto in una direzione sola, al rialzo. Non c’è mai nessuno che va dal suo presidente a dire: "Siccome quest’anno ho fatto schifo dimezzatemi l’ingaggio". Oppure: "Visto che non ho reso secondo le attese, cedetemi a chi volete". Nemmeno questo è possibile, perché la frase generalmente è: "Cedetemi alla squadra di una città di gradimento di mia moglie".

I club naturalmente sono terrorizzati, perché in genere questi comportamenti preludono a una perdita economica. Sia che lo stipendio venga "ritoccato", sia che l’eventuale cessione del giocatore si trasformi in una svendita. Sia che, infine, un patrimonio della società (come in effetti i calciatori sono) rimanga inutilizzato e veda il proprio valore precipitare a zero in due o tre anni.

Però forse l’unica strada per spezzare questa spirale folle è proprio quest'ultima: fermare quei giocatori che si rendono colpevoli di comportamenti scorretti. Non farli giocare.

Certo, un'azione coordinata tra presidenti sarebbe l’ideale. Un patto che li impegni a non avvalersi delle prestazioni dei calciatori "ribelli". Ma un accordo del genere è un'utopia in un mondo in cui c'è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo di tutti gli altri messi insieme.

E allora forse c'è bisogno di qualcuno che dia il buon esempio e che dica: o la piantate o perdete un anno di carriera e vediamo se vi conviene. Lotito è il tipo di presidente capace di farlo.

E allora forza Claudio, inchiodali alla tribuna. E vediamo chi vince.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 27 giugno 2009

Lavatrice AS Roma

"Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Il nodo evidenziato dal presidente della Lazio, Lotito, è alla fine giunto al pettine. Proprio sull'identità dei componenti la cordata dello svizzero Vinicio Fioranelli si è infatti bloccata la vicenda della vendita della AS Roma.

Eppure una settimana fa, ossia sabato 20 giugno, l'affare sembrava fatto, almeno a leggere i giornali. La sera prima sia Unicredit (la banca creditrice del gruppo Italpetroli) che Mediobanca (advisor delle Sensi) si erano premurate di informare le redazioni della solidità della cordata Fioranelli.

Da lunedì in poi, invece, uno psicodramma che si è prolungato fino al game over decretato giovedì sera da Geronzi e Italpetroli. Definitivo? Mah.

Per il momento una cosa è chiara: alla domanda posta da Mediobanca sulla provenienza dei capitali che avrebbero dovuto rilevare la quota della Roma in mano alla famiglia Sensi Fioranelli non ha voluto, né potuto, rispondere. Perché quei capitali, o almeno parte di essi, non sono "tracciabili", sono di provenienza off shore. Sono parcheggiati in qualche paradiso fiscale, insomma. E ovviamente i loro titolari non hanno alcuna voglia di venire allo scoperto.

Non è la prima volta probabilmente che un club calcistico viene trattato alla stregua di una lavatrice. Un luogo dove far confluire soldi dall’estero, da ripulire senza il fastidioso ingombro delle tasse, alla faccia di Tremonti e dello scudo fiscale. Non ci scandalizziamo più di tanto, perché di fondi neri ne sono circolati tanti tra le pieghe dei bilanci. Anche se stavolta il caso è un po' diverso, sia perché si tratta di una società quotata sia per l'entità dell'investimento (300 milioni per l'opa totalitaria). Certe volte la quantità fa la qualità.

Piuttosto, bisogna prendere atto di una conferma: ancora una volta il calcio si rivela uno strumento a disposizione di qualche finanziere per i propri affari ai confini del lecito, se non oltre. Lo spettacolo più amato dagli italiani, come al solito, è un mezzo mai un fine.

Etichette: , , , , , , , , , ,

domenica 21 giugno 2009

Da Nizza a Roma...

Ieri vi abbiamo riferito della dichiarazione di Lotito nella quale, sotto sotto, si insinua un dubbio sulla trasparenza della cordata che dovrebbe acquisire la Roma.
Senza voler fare moralismo d'accatto o le speculazioni che in passato tanto son piaciute ai tifosi romanisti sul caso Moggi, vogliamo proporvi un piccolo stralcio di un libro che racconta come spesso persone non esattamente al di sopra di ogni sospetto siano interessate, per intuibili motivi, alle società di calcio.

Da "Tutto il calcio miliardo per miliardo" di Gianfrancesco Turano, Edizioni Il Saggiatore, a pagina 209, si parla della cessione del Nizza da parte dei Sensi:

Nel 2001 Sensi iniziò ad avere troppi problemi con la Roma e con il Palermo (...) l'imprenditore trattò per uscire e all'inizio del 2002, dopo avere bruciato 25 milioni di euro in Riviera, cedette il club alla società Challenge Associès al prezzo stracciato di 800mila euro. Tra i nuovi proprietari venuti da Marsiglia figuravano alcuni rampolli di famiglie piuttosto note alla polizia locale; per esempio il giovane Robert Cassone, proprietario di una birreria e incensurato ma figlio di Roland Cassone, figura di primo piano del grande banditismo francese. Cassone senior è considerato il boss di Marsiglia dopo l'assassinio di Francis Vanverberghe, "il Belga", re delle slot machine della Riviera e della Capitale.
L'arrivo dei Cassone non è piaciuto al sindaco di Nizza, Jacques Peyrat, ex lepeniano passato al centrodestra rispettabile del Rpr; nel tentativo di bloccare la strada agli invasori, Peyrat ha chiesto un'indagine al procuratore della Repubblics Eric de Montgolfier, paventando le numerose possibilità di riciclaggio offerte da un club calcistico a un'organizzazione criminale. (...)

Ai nostri occhi appare sempre più necessaria una parola chiara su chi siano i soci dell'agente Fifa Fioranelli. Senza offesa e senza insinuazioni.

P.S. Ai tempi dello "scandalo" Gea non ci era stato spiegato come fosse inopportuno che un direttore generale di una società di calcio avesse un figlio che svolgesse attività di agente di calciatori? Se invece vengono a coincidere le figure di proprietario di società di calcio e di agente le cose sono normali? Dov'è, in questa nazione, la "libera stampa"?

Etichette: , , , , , , ,

sabato 20 giugno 2009

Le allusioni di Lotito

Continua ad andare avanti la tarantella della vendita della Roma. Le novità sulla questione sono ormai diverse al giorno: la mattina sembra che l'affare sia concluso, la sera è tutto in alto mare, la notte sembrerebbe questione di ore. E' così ormai da giorni.
Inutile ricordare che le oscillazioni del titolo in Borsa sono ormai da vertigine; chi acquista azioni della società di fatto gioca al Lotto. Inutili anche le pressioni della Consob per fare chiarezza. Ormai, ci viene il sospetto che l'ente preposto alla vigilanza della Borsa faccia le domande sbagliate ai suoi interlocutori.

Invece, ci sembra di capire che la domanda giusta se la sia posta Lotito, il presidente della Lazio: "Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Già. Chi sono i soci della società di diritto svizzero che vuole acquistare la Roma? Secondo noi (e secondo Lotito) la domanda è di cruciale importanza. E visto che la Roma è società quotata in Borsa la risposta dovrebbe essere pubblica. Noi pensiamo che sia questa la giusta domanda che dovrebbe fare la Consob.
Ma qui viene il bello, Lotito non solo si fa questa domanda, aggiunge un'ulteriore considerazione: "Quando alcuni provarono la scalata alla Lazio, emettemmo un comunicato che diceva proprio questo, non vendo a chi non conosco fisicamente". Sacrosanta affermazione quella di Lotito. Noi siamo perfettamente d'accordo.

Ricordiamo anche che tra le persone alle quali si riferisce Lotito vi era Giorgio Chinaglia, che ricevette un mandato di cattura da parte della magistratura italiana.
Secondo i giudici le persone che si facevano rappresentare dal mitico Long John erano in realtà interessate a riciclare soldi per conto del clan dei Casalesi.
Lotito vede analogie? O siamo noi che facciamo una malevola interpretazione?

Etichette: , , , , , , , ,

domenica 8 marzo 2009

Onorabilità all'italiana

La normativa federale prevede con l'articolo 22 bis delle Norme Organizzative Interne precise disposizioni per la onorabilità dei dirigenti; in nome della onorabiltà è prevista, in particolare, la decadenza dalla carica per chi dovesse essere condannato ad una pena che comprende l'interdizione dai pubblici uffici. Neanche a farlo apposta è quello che è successo a Claudio Lotito, uno di quelli del nuovo calcio pulito che però s'è preso due anni per aggiotaggio informativo e appunto l'interdizione.

Sapete cosa è successo? Che la Figc prima ha detto che Lotito per due anni doveva lasciare la carica di presidente della Lazio ma il giorno dopo, ha scritto la Gazzetta, la Federazione si è corretta, ha dato una specie di interpretazione autentica e così Lotito potrà continuare a fare il presidente e magari a rappresentare anche il nuovo calcio pulito. Va bene l'onorabilità, quindi, ma c'è sempre la scappatoia di quella all'italiana.

Che Lotito si possa essere dato da fare non sorprende perché in Italia, lo sappiamo bene, la legge non si applica ma si interpreta a seconda dei casi e in questo caso sta per arrivare l'autorizzazione per lo stadio nuovo ed è chiaro che lui vuole metterci le mani in prima persona e forse ci metterà anche il terreno di sua proprietà; resta il dubbio di chi si è dato da fare per accontentarlo.

Non lo sapremo forse mai ma sicuramente si tratta di un "pezzo grosso" dei vertici delle istituzioni sportive; lasciamo che il lettore si immagini chi può essere, aggiungiamo solo che molto probabilmente è uno di quelli che si vanta del nuovo calcio pulito.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 20 dicembre 2008

Lui può

(Datasport, 19 Dicembre 2008)
L'arbitro Mario Mazzoleni della sezione di Bergamo è stato sospeso per sei mesi. Lo ha stabilito la Commissione Disciplinare della Federcalcio.
Mazzoleni era stato deferito dal procuratore federale per aver fatto il gesto dell'ombrello e avere offeso con un epiteto un altro tesserato - ovvero Claudio Lotito, presidente della Lazio - al termine della partita Atalanta-Lazio del 23 settembre 2007, terminata 2-1 per i padroni di casa e arbitrata proprio da Mazzoleni.

(Repubblica, 13 Marzo 2007)
Palla avvelenata. Più che mai. Massimo Moratti, patron dell'Inter, che in tribuna vip (vip?) a San Siro fa il gesto dell'ombrello e apostrofa così il suo ex pupillo Ronaldo ("vai a cagare, stronzo...").
Stranamente il procuratore federale non se ne accorge, eppure ci sono un sacco di immagini tv, e non lo deferisce in base all'articolo 1 (codice di lealtà). In molti altri casi, Stefano Palazzi, che aspira a fare il capo della nascente Superprocura del pallone, era stato molto più attento. Strano.
Moratti ha ammesso di aver fatto quel gesto ma non ha intenzione stavolta di scusarsi: a Livorno aveva dato del "coglione" all'arbitro ma in quel caso aveva chiesto successivamente scusa.

Etichette: , , , , ,