mercoledì 3 marzo 2010

Il topolino della Uefa e il drago dell'economia

E alla fine la montagna della Uefa ha partorito il topolino: le regole sul fair play finanziario proposte da Platini sono state posticipate al 2015. Una grande vittoria per le società spendaccione a debito, che così contano di avere più tempo per mettere in sesto i bilanci, o chissà addirittura di avere un nuovo rinvio all'avvicinarsi del 2015, al peggio, si sa, non c'è mai fine.
Inutile stare a recriminare: le cose sono andate così. Hanno vinto le cicale che possono continuare a cantare per qualche anno, forse.
Diciamo forse, per una ragione ben precisa: la crisi economica potrebbe prendersi la sua rivincita. Senza fare prigionieri.
Non basta, in un'epoca di crisi come questa, scrivere su un pezzo di carta che le regole di amministrazione prudente e oculata possono essere tranquillamente posticipate. Prendiamo per esempio l'Inter, la cicala italiana per antonomasia. La crisi ha colpito pesantemente la Saras, la gallina dalle uova d'oro di Moratti. Quest'anno, visti gli zero euro di dividendo, Moratti darà il solito obolo milionario per coprire le perdite dell'Inter? Noi nutriamo seri dubbi, e di conseguenza probabilmente il posticipo del fair play finanziario sarà inutile. Oculatezza dovrà essere per forza, visto che non lo è per amore.
Medesimo discorso si può fare con le società spagnole. Servirà a qualcosa il passo indietro della Uefa in una nazione in crisi nera, con la disoccupazione al 20%, una crisi immobiliare terrificante e le finanze pubbliche in difficoltà? Noi pensiamo di no e, a riprova di quello che diciamo, ricordiamo che gli sconti fiscali previsti per i lavoratori stranieri, cui le società di calcio hanno attinto a piene mani, sono stati abrogati dal governo. La Uefa dunque può scrivere sulla carta ciò che le pare, nella realtà la crisi economica non fa sconti a nessuno.
Inutile dire che in Inghilterra le cose stanno più o meno allo stesso modo anche se, va detto, a Downing Street non hanno mai nascosto le condizioni delle loro società di calcio e in più di una circostanza hanno chiesto un'amministrazione più oculata.

Ecco, per tutto questo, ci sembra di poter dire che il topolino partorito dall'Uefa sia, oltre che inutile, rosso per la vergogna.

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martedì 29 dicembre 2009

Addio legge Beckham

In Spagna la vida loca del mondo del calcio sembra davvero finita. Il Parlamento infatti ha abrogato la legge che concedeva uno sconto sull'aliquota dell'imposta sul reddito per i lavoratori stranieri con un reddito superiore ai 600.000 euro. Non ci vuole molto per capire che questa legge era fatta su misura per gli sportivi professionisti, visti gli alti ingaggi di cui godono (beati loro!): infatti fu da subito definita dalla stampa "legge Beckham".
Finalmente si pone fine ad un'evidente sperequazione tra contribuenti. Ma non solo: si pone fine anche ad una delle più evidenti distorsioni della concorrenza tra club europei.
Non era accettabile una situazione nella quale i club di una nazione avessero un tale enorme vantaggio. Naturalmente dove non hanno potuto né l'Uefa né l'Unione Europea è riuscita la realtà dei fatti: la grave crisi economica ha reso politicamente intollerabile, in un paese con quasi il 20% di disoccupati, un simile favoritismo alla "casta gladiatoria".

Ora, grazie alla crisi economica, ci aspettiamo anche qualche provvedimento in relazione ai finanziamenti bancari e alle folli speculazioni edilizie dei club.
Forse abbiamo trovato uno dei pochi risvolti positivi della crisi economica: la possibilità di dare una bella lezione ai furboni del pallone iberico.

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domenica 20 dicembre 2009

Italia o Groenlandia?


Domanda sciocca.
Perché in Italia nevica e si rinviano le partite?
E' di ieri il rinvio di tre partite di serie A, di quattro di serie B e di 3 di Lega Pro, di cui una di A (Udinese-Cagliari) e quelle di Lega Pro rinviate con almeno 24 ore di anticipo.
E non è detto che siano le uniche.
Perché in Francia, Scozia, Germania, Inghilterra, Olanda e Spagna si sospendono o rinviano meno partite che da noi?
Tra tutti i campionati di queste Nazioni, anche loro colpite dal maltempo in questi giorni, sono state rinviate molte meno partite:
- in Francia, una di Ligue 1 (Boulogne Sur Mer-Sochaux), due di Ligue 2, mentre è stata posticipata l'intera terza serie, la National.
- in Scozia, e stiamo parlando di un campionato minore, rinviata una partita di Premier League (Hamilton-Dundee Utd), due di Division One (la nostra B), cinque di Division Two (la nostra Lega Pro);
- in Germania, posticipate due partite di "3 Liga", la corrispondente della nostra Lega Pro. E neve e palloni rossi si sono visti un po' su tutti i campi, ma Bundesliga e Bundesliga 2 hanno pienamente rispettato il programma.
- in Inghilterra, posticipate tre partite di Championship (la serie B d'Oltremanica) e una di League One (la Lega Pro dei sudditi di Elisabetta II). Premier League regolarmente in campo, neve e gelo ovunque (o quasi) ma svolgimento senza intoppi.
- in Olanda, Eredivisie ok, in seconda divisione cinque rinvii.
- in Spagna, dove per definizione certe situazioni climatiche non si verificano, e quindi sono culturalmente impreparati a fronteggiare certi rovesci, ci sono state sospensioni di tre partite in Segunda Division (la serie B iberica).

Al di là degli eventi climatici straordinari che possono toccare una zona del Continente piuttosto che un'altra, il clima delle Nazioni sopracitate ci pare decisamente più rigido rispetto al nostro, eccezione spagnola a parte.
Dimostrazione che abbiamo veramente un campionato ridicolo, figlio di questa povera Italietta, dove tutto è improvvisato, compresa la gestione e la manutenzione degli impianti, un piccolo Mondo nel quale circolano centinaia di milioni di euro, ma nessuno si prende la responsabilità di adottare decisioni ferme per non rischiare di urtare la suscettibilità dei vari interessi in gioco.
Un campionato che dovrebbe impallidire di fronte ad esempi storici quali la nevicata eccezionale del 1985, che il 16 gennaio diede ai tifosi bianconeri l'occasione di darsi da fare a colpi di pala affiancando gli addetti allo stadio che oggi si chiama "Olimpico", riuscendo nell'impresa di far disputare la partita che consegnò alla Juventus la prima Supercoppa Europea della sua storia.
Ma se proprio vogliamo umiliare la già triste realtà pallonara tricolore, ci basta semplicemente cambiare sport e guardare a cos'è successo a Treviso, dove era in programma una partita della Champions League di rugby, l'Heineken Cup, giocatasi regolarmente grazie all'impegno di tutti, giocatori compresi, nel creare le condizioni di praticabilità e agibilità. Contemporaneamente, 50 chilometri più a ovest, più precisamente a Padova, veniva rinviata una partita di serie B, mentre 130 km più ad est (Udine) veniva decretato il rinvio di una partita di serie A con ben 24 ore d'anticipo. Certo, il rugby è una cosa seria, mica come questo pallone gestito da dilettanti allo sbaraglio e figli di papà.

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mercoledì 4 novembre 2009

Lacrime spagnole

Il primo dei mille paradossi del calcio spagnolo sembra sia destinato ad aver vita breve: la famosa legge Beckham del 2003, che tassava i redditi dei cittadini stranieri al 24% come aliquota massima, al posto dell'usuale 43%, sembra destinata a futura abrogazione.
Sia chiaro, nessun impeto democratico. Solo il disperato bisogno di danari da parte dello Stato spagnolo, che vede crescere enormemente sia la disoccupazione che il deficit statale.
Naturalmente le autorità calcistiche già si stracciano le vesti. In particolare, ci ha colpito la presa di posizione del catalano Laporta, che dice: "Si è presa una decisione senza nessun tipo di consultazione, che va a colpire una lega che è la migliore del mondo e che già porta tantissimo al prodotto interno lordo del Paese. I risultati dei club e della nazionale dimostrano che la politica che si era seguita finora era giusta. Con questa riforma i giocatori stranieri di maggior talento ci penseranno due volte prima di venire a giocare nella Liga".
Interessante discorso quello di Laporta, oseremmo dire molto "italiano": infatti, per esempio, lamenta una mancata consultazione. Come se non fosse ovvio che chiunque venga colpito da un inasprimento fiscale sarà comunque contro il provvedimento, mica occorre consultarlo per saperlo. Senza considerare il fatto che un governo legittimamente e democraticamente eletto ha il sacrosanto diritto di portare avanti il proprio programma (salvo, naturalmente, farsi giudicare dagli elettori alle successive elezioni).
Ma la cosa curiosa e paradossale è che Laporta da un lato si preoccupa dell'infanzia povera del terzo mondo (infatti ha regalato la sponsorizzazione della maglia all'Unicef), però dall'altro lato dimostra di non avere alcuno scrupolo nei confronti del cittadino a basso reddito locale, visto che pretende un trattamento fiscale di favore per Ibra. Come vedete, roba da sepolcri imbiancati.
Che volete, quando le risorse iniziano a scarseggiare si diventa tutti un po' come i tanto vituperati italiani.
Stia tranquillo il signor Laporta, per riportare sulla terra la bolla del calcio spagnolo occorre ben altro che questa puntura di spillo fiscale, pertanto le sue lacrime (da "chiagni e fotti") se le risparmi per quando le banche iberiche, volenti o nolenti, chiuderanno il cordone della borsa.

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venerdì 23 ottobre 2009

E' caduto 'o Banco 'e Spagna!

Chi è appassionato di storia del calcio sicuramente lo sa: nel 1952 il Napoli acquistò, per la cifra all'epoca spropositata di 105 milioni di lire, Hasse Jeppson. La leggenda racconta che, durante una partita, all'ennesima caduta del giocatore, dalla tribuna si levò questa esclamazione di un tifoso napoletano: "E' caduto 'o Banco 'e Napule!". Una battuta fantastica!

Questo episodio, letto da qualche parte chissà dove, ci è ritornato in mente guardando la sintesi della partita Real-Milan. Tutto sommato si potrebbe dire: "E' caduto 'o Banco 'e Spagna"! vista la faraonica campagna acquisti (a debito) dei madridisti.
Se si considera, inoltre, il modo in cui è maturata, cioè nella più assoluta assenza di gioco, con una condizione atletica da dilettanti e con una difesa imbarazzante, si può immaginare che non sarà né la prima né l'ultima.
Ma al Real Pereziano evidentemente non importa: oggi infatti il Corriere dello Sport riporta di una guerra di mercato tra Barcellona e Real per l'acquisto di Ribery.
L'ennesima stella in organico, se la spuntasse il Real. Inutile dire che il giocatore, visti i problemi evidenziatisi, serve a poco. Molto più utile sistemare difesa e centrocampo con qualcuno che, magari incidentalmente, si ricordasse che in questo gioco è necessario rincorrere anche l'avversario.
Tant'è, a Perez evidentemente la cosa interessa poco: l'importante per lui è primeggiare nella graduatoria delle magliette vendute. Poi ci pensa la stampa a inculcare nei creduloni l'idea che la vendita delle magliette sia sufficiente a compensare tutto questo sperpero di risorse.
Tutto questo, almeno fino a quando "'o Banco 'e Spagna" terrà aperti i cordoni della borsa.

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sabato 19 settembre 2009

Disorganizzati o scarsi?

I numeri sono davvero impietosi; a parte vittorie e sconfitte, nel turno di Champions le nostre quattro squadre hanno complessivamente registrato un possesso palla di 100 minuti rispetto a 136 delle inglesi e 166 delle spagnole; Tuttosport ha riportato i tocchi di palla di Inter-Barcellona, e il risultato è di 580 a 917. Adesso tutti si interrogano sulla scarsa qualità del nostro campionato, e sono tutti preoccupati.

Sacchi, in particolare, ce l'ha con la nostra cultura calcistica. Siamo quelli che pensano solo a vincere e non a giocare bene, non consentiamo ai giovani di maturare, sappiamo correre all'indietro per difenderci e non sappiamo fare pressing per impedire agli avversari di giocare e rubar loro palla. Tutti a dire che le squadre straniere sono meglio organizzate.

A parte il fatto che la cultura viene inculcata da giornali e televisioni (e Sacchi è uno che scrive e parla), quello che lascia perplessi è che i nostri allenatori sono sempre stati ritenuti bravi per la tattica, gli esperti hanno sempre detto che le nostre squadre sono mediamente quelle meglio organizzate e che il nostro campionato, proprio per questo, è più difficile degli altri.

Viene il dubbio, cioè, che il nostro calcio non sia all'altezza in Europa non perché manchino gli organizzatori, i direttori d'orchestra alla Guardiola, ma perché la qualità media dei calciatori è inferiore; verrebbe da dire che mancano i musicisti. Sui motivi si potrebbe scrivere un libro: di sicuro una squadra come la Fiorentina, con un allenatore tra i più considerati e un proprietario pieno di soldi, per rinforzarsi in vista della Champions ha preso Zanetti e Marchionni e ceduto Melo, la Juve si gioca il girone con Tiago e Caceres, grandi giocatori sembra averli l'Inter, che però come allenatore non ha Zenga o Gasperini, ma ha un portoghese che non si è ancora capito bene se è speciale oppure solo abusivo.

A proposito di Gasperini, l'organizzazione del Genoa funziona anche quest'anno, e tra i migliori in campo ci sono ogni domenica Sculli, Moretti e Rossi, col dubbio che se la qualità dei giocatori fosse più elevata (non diciamo come il Barcellona, magari come l'Inter), allora Sacchi dovrebbe cambiare il suo pistolotto.

Manca gente di qualità, i nuovi arrivi nel nostro campionato non sono in generale all'altezza di quelli arrivati nei campionati spagnolo, inglese e forse neppure tedesco. Questa potrebbe essere la causa principale dello scadimento del nostro calcio; corriamo avanti e indietro, facciamo il pressing e la diagonale, ma li facciamo con Muntari e Tiago, con Caceres e Oddo e non con Xavi e Alves.

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mercoledì 9 settembre 2009

Uber Alles

Di certo non ci siamo mai tirati indietro nel criticare il folle sistema spagnolo. Credevamo di essere i soli, ma chi ha ragione (perdonateci l'immodestia) da solo non rimane in eterno.
Ecco cosa dice Hoeness del Bayern Monaco, in relazione all'eticamente discutibile sistema fiscale iberico: "Ci sarà certamente una riforma. In Spagna un lavoratore che guadagna 50mila euro all'anno paga il 30% di tasse e non potrà sopportare ancora per molto che un giocatore che prende 10 milioni sborsi solo il 25%".
Si può dire soltanto che ognuno ha quello che si merita: i tedeschi, infatti, hanno dirigenti che comprendono l'importanza dell'equità sociale, mentre noi italiani abbiamo solo Galliani che invoca l'aiuto del governo per ottenere anche da noi benefici fiscali sulla falsariga di quelli spagnoli.
Su chi abbia ragione tra il tedesco e l'italiano non vale la pena manco di spendere una parola. La cosa è evidente.
Però va sottolineato che, mentre il Bayern ha una società sana, con campioni del calibro di Ribéry e con stadio di proprietà avveniristico, il Milan ha una squadra logora e vecchia, gioca in uno stadio non suo ed ha un bilancio perennemente in rosso.
Si può dedurre facilmente che i dirigenti delle società disastrate premono per gli aiuti governativi, mentre i manager delle società sane pretendono regole che tengano conto anche dell'equità sociale.
A voi comprendere se sia meglio seguire il modello tedesco o invocare chimere spagnole.

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domenica 6 settembre 2009

Il Mourinismo è contagioso

Sono piovute copiose, dalla stampa spagnola, le critiche su Platini, il quale ha osato dire che il Real Madrid ha letteralmente drogato il mercato calciatori europeo. Perfidamente e sottilmente, Michel ha anche messo il dito nella piaga, affermando che non basta fare collezione di figurine a suon di centinaia di milioni di euro: il calcio è una strana alchimia dove non basta la sommatoria della bravura dei singoli per rendere una squadra invincibile.
Come potete vedere, le parole sono sottoscrivibili da chiunque capisca un minimo di calcio. Concetti vecchi come il cucco, ma sempre validi.

Ma alla stampa spagnola, particolarmente a quella castigliana, queste dichiarazioni non sono piaciute. Apriti cielo: ecco, per esempio, come commenta Marca "L'atteggiamento di Platini è strano, lui è a capo del calcio europeo e dovrebbe essere più imparziale nei confronti delle sue squadre".

A noi questo modo di ragionare ricorda quanto dichiarato da Mourinho quando Lippi osò vaticinare che la Juventus, a suo avviso, avrebbe vinto il campionato. Anche in quel caso, ricorderete, il portoghese accusò Lippi di "fare il tifo", di "non essere imparziale" e via discorrendo.

Secondo noi, a questo punto, è necessario chiarire che non bisogna confondere l'imparzialità (doverosa da parte di chi ha una carica pubblica) con quello che comunemente viene chiamato "terzismo", o anche spregiativamente "cerchiobottismo". Essere imparziale significa guardare i fatti senza pregiudizi, e poi serenamente giudicare secondo coscienza. Attuare una tattica "terzista", ovvero dare un giudizio che si pone sulla mediana tra le due tesi contrapposte, significa l'esatto contrario: negare il principio di imparzialità con l'unico fine ipocrita di non scontentare nessuno.
Immaginate cosa sarebbe l'amministrazione della giustizia se un giudice decidesse di accontentare un po' l'accusa e un po' la difesa, in modo da far contenti tutti.

Dunque, Platini si è limitato a dare dei giudizi (anche abbastanza ovvi) analizzando i fatti secondo la propria coscienza. Come è giusto che sia. Mentre Lippi si è limitato a esprimere una propria opinione, come tutti hanno il diritto di fare.

Noi siamo però convinti di un fatto: la confusione tra imparzialità e terzismo, che d'ora in poi chiameremo "Mourinismo", è frutto solo della "coda di paglia" di chi si lamenta degli altrui giudizi.

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martedì 7 luglio 2009

Mutande all'uruguayana

Tante volte vi abbiamo parlato sia del collasso sistemico del calcio spagnolo, oberato da debiti per oltre tre miliardi di euro, sia della situazione del Valencia ormai in stato prefallimentare, con oltre 500 milioni di euro di debiti e un nuovo stadio che doveva essere completato grazie alla vendita degli spazi commerciali adiacenti. Vendita che, vi abbiamo spiegato, si era inceppata causa crollo, in Spagna, del settore Commercial Real Estate.

Ora, ecco qui che il presidente del Valencia ha trovato una soluzione che sinceramente non ci lascia per niente stupiti, soprattutto alla luce dell'allarme lanciato dall'Ocse sull'utilizzo del calcio come "lavanderia" del danaro sporco. La società Dalsport acquisterà il terreno dello stadio Mestalla per la cifra di 500 milioni di euro consentendo quindi al Valencia di rientrare dei debiti. A noi pare che la somma, ad onor del vero, sia spropositata visto il devastante crollo del settore immobiliare spagnolo. Non basta, il punto è anche un altro: nessuno sa di cosa si occupi questa società, nè chi siano i soci, nè, tanto meno, da dove tirino fuori i soldi.
La ciliegina sulla torta è però questa: la società in questione ha sede a Montevideo, Uruguay. Un paradiso fiscale, ma non un paradiso fiscale qualsiasi, bensì un paradiso fiscale "specialissimo", che ha costretto i capi di stato del G20, riunitisi a Londra, ad inserirlo nella famigerata "black list". Lista nera che comprende solo altri tre paesi: Costa Rica, Malesia, Filippine.
Una constatazione amara, ce la scuserete, anche se fuori tema: oggi il Guardian adombra la possibilità che l'Italia venga esclusa dal gruppo dei paesi appartenenti al G8, causa le frequentazioni non da frate francescano del nostro capo di governo. Dovrebbe sostituirci la Spagna.
Auguri a tutti. Noi abbiamo scoperto, visto quello che c'è in giro, di dover andare molto orgogliosi di essere italiani. E pazienza se qualcuno ha da che sindacare sulle nostre mutande. Noi, siamo certi di averle pulite.

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sabato 13 giugno 2009

Ronaldo al Real: una cessione obbligata

Il Manchester ha accettato l'offerta di 80 milioni di sterline (circa 93 milioni di euro) da parte del Real Madrid per cedere il fuoriclasse portoghese, in seguito alle richieste di Cristiano Ronaldo, che ha ripetutamente espresso il desiderio di partire verso la Spagna.
La differenza in questa trattativa non l'ha certo fatta il fascino della camiseta blanca ma il Primo Ministro britannico Gordon Brown. Infatti a partire dal 2010, i sudditi di Sua Maestà applicheranno sui redditi percepiti superiori alle 150mila sterline (circa 175mila euro per capirci), un'aliquota fiscale che passa dal 40% al 50%, in pratica 10 punti percentuali in più. Proprio qualche giorno fa il Financial Times, forse non proprio casualmente, ha fatto i conti in tasca al giovane portoghese: guadagnando 125mila sterline, un po' meno di 150mila euro, ma alla settimana, Ronaldo avrebbe dovuto pagare da quest'anno il 19% in più di imposte su una valuta per di più svalutata. Il Real invece, può avvalersi della cosiddetta "legge Beckham", varata dal governo di Madrid nel 2005: per attrarre, si diceva, "cervelli stranieri" si è consentito di abbattere per 5 anni al 25% la loro aliquota. Un vantaggio competitivo non da poco, visto che così ogni club iberico paga il "costo del lavoro" il 30% in meno di un club italiano, e quindi ha un margine nettamente superiore per fare le sue offerte. Tra l'aliquota massima britannica al 50% e il 25% spagnolo si collocano i livelli di tassazione cui sono sottoposte le star della Bundesliga (45%), della serie A (43%) e della Ligue 1 francese(40%). Il che spiega perché altri talenti non possano essere considerati fuori pericolo.
Anche il Presidente dell'Uefa Michel Platini, nell'intervista rilasciata al nostro sito, auspica un'armonizzazione fiscale tra i vari paesi dell'UE. Allo stesso tempo, però, sottolinea le "importanti differenze tra i vari paesi che esistono in materia di strutture societarie, modelli di ownership, regole sulla proprietà degli stadi oppure ancora in materia di ridistribuzione degli introiti televisivi. Fair play finanziario non significa uguaglianza finanziaria, ma capacità di competere con il proprio reddito (vero finti mecenati milanesi? ndr) tramite una politica finanziaria sostenibile nel medio/lungo termine".
Se le star non ci sono, comunque, il giocattolo rischia di incrinarsi anche a Manchester o a Madrid. A maggior ragione in Italia, dove i grandi giocatori esteri scappano e il rapporto stipendi-ricavi è elevato. Quello della serie A è il maggiore delle «Big Four»: il 68% contro il 63% della Spagna, il 62% britannico e il 45% della Germania. Prima di pensare a sfidare Perez, o Abramovich, bisognerà forse sfornare tanti Marchisio.

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giovedì 11 giugno 2009

Ronaldo + Kakà. Incomprensibile?

Il Real Madrid si conferma superpotenza finanziaria del calcio mondiale, visto che nel giro di una settimana ha sbaragliato la concorrenza acquistando prima Kakà e dopo nientemeno che sua maestà Ronaldo.
Costo complessivo dell'operazione circa 160 milioni di euro, esclusi gli ingaggi alle due star.
I corifei spagnoli immediatamente hanno iniziato a cantare le lodi di Florentino Perez e a rassicurare che, per esempio, si rientrerà dalle spese per l'acquisto di Kakà in un solo anno. Immaginiamo che entro un paio di giorni la stampa spagnola replicherà l'opera di (dis)informazione rassicurando che si rientrerà delle spese per l'acquisto di Ronaldo nel giro di pochi mesi.

In Italia sembra che qualcuno si ponga il problema che la cosa è poco o nulla credibile. Fabrizio Bocca de la Repubblica, per esempio si domanda: "Ma quanti miliardi di magliette bisognerà vendere dalla Cina al Sudafrica per recuperare cifre del genere, e soprattutto per pagare gli ingaggi folli di queste star?". Noi siamo d'accordo con lui e aggiungiamo che il calcio spagnolo è sull'orlo della catastrofe finanziaria con 3,4 miliardi di debito (di cui 562 proprio a carico del Real Madrid) a fronte di soli 1,4 miliardi di fatturato. Ovvio che la cosa non regge.

A questo punto, ci domandiamo, sarà mica l'economia spagnola quella meno colpita dalla terribile recessione tuttora in atto? Manco per idea, la disoccupazione supera il 18% della forza lavoro, il settore immobiliare (sul quale ha campato la Spagna negli ultimi dieci anni) è letteralmente al collasso tanto è vero che sta trascinando con sè le casse di risparmio spagnole, e infatti per evitare la catastrofe il governo ha in cantiere un piano di salvataggio da parecchi miliardi di euro.
Rimane una possibilità: Florentino Perez è il solito magnate appassionato di calcio e pieno di soldi che ha deciso di entrare nella storia del calcio. Falso anche questo, Florentino è un costruttore e come tutti i costruttori spagnoli è in crisi negli affari.

A questo punto per spiegare le spese folli del Real non ci rimane che appellarci al solito detto romano del "panem et circenses".
Sarà pure una congettura, ma la storia dello sport ci insegna, dall'Argentina dei generali al Milan berlusconiano, che spesso i potenti per distrarre le masse dalle angustie di tutti i giorni si affidano proprio agli eroi del circo. Insomma l'establishment ha deciso di sottoporre il popolo spagnolo ad una dose massiccia di morfina calcistica.

E se il Real non vince?
E se l'economia nel 2010 non riparte?

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mercoledì 13 maggio 2009

Le Coppe dei debiti

Fulvio Bianchi, nella sua rubrica Spy Calcio, ci racconta come la prossima finale di Champions sarà anche la finale tra due società che primeggiano anche nella poco onorevole classifica delle società più indebitate. Infatti ci ricorda che il Manchester ha quasi un miliardo di euro di debiti mentre il Barcellona veleggia verso il mezzo miliardo.
Giustamente il giornalista appoggia la proposta di Platini, che vorrebbe vietare alle società che vivono della benevolenza dei proprietari di partecipare alle competizioni europee. Noi concordiamo.
Però nel suo lineare ragionamento Bianchi cade su un paio di punti, per di più quando si parla delle società italiane. Infatti ci spiega che anche in Italia l'Inter ha un grosso deficit, che però viene ripianato ogni anno dal suo munifico presidente Moratti. Ecco, qui sta la prima inesattezza di Bianchi. Ci sembra abbastanza tartufesco parlare in termini non positivi dei debiti di Manchester e del Barcellona, e poi non dire nulla sulla moralità del comportamento di Moratti e dell'Inter. Anche i padroni del Barcellona e del Manchester ripianano ogni anno il bilancio, la situazione dunque è la medesima.
Il secondo errore di Bianchi è relativo alla reale situazione dell'Inter. Secondo noi non è vero neanche che la situazione della società milanese sia assimilabile a quella delle due società finaliste della Champions: Moratti in realtà ha ripianato molto meno di quello che sarebbe stato necessario. Così si spiega, per esempio, la discutibile operazione di vendita del marchio, realizzata dall'Inter.
A riprova di quel che diciamo, ricordiamo a Bianchi che Platini, nella sua proposta per valutare la salute economica delle società, ha previsto che venga considerato il bilancio consolidato. Noi siamo convinti che quando Platini ha pensato a questa norma non aveva in mente nè il Manchester nè il Barcellona, ma probabilmente qualche squadra italiana.
Bianchi indovinerà qual'è?

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mercoledì 22 aprile 2009

Vida loca

La Stampa di oggi riprende un argomento trattato da noi in più di una occasione: la crisi economica che attanaglia il calcio spagnolo.
Già vi avevamo riferito che la Liga è oberata complessivamente da oltre 3 miliardi di euro di debiti, di cui più di 600 milioni nei confronti del fisco spagnolo. Però, grazie all'articolo abbiamo la possibilità di approfondire un aspetto secondo noi molto importante.
Il Valencia ha abbandonato la costruzione del nuovo stadio a causa della impossibilità di vendere i terreni circostanti a chi avesse avuto intenzione di intraprendere attività commerciali in prossimità dell'impianto. Questo impedimento non permette, secondo l'articolo, di ripagare i 200 milioni prestati al Valencia dalle banche.
Dunque, si può vedere che la crisi del mercato degli immobili commerciali ha avuto gravi ripercussioni sui destini della società.
Non si pensi che questo fenomeno sia solo spagnolo, in America per esempio è fallita la General Growth Properties, secondo gestore di centri commerciali del paese, oppure in Germania la società Arcandor vuole vendere il più importante e lussuoso centro commerciale d'Europa, il KaDeWe. Siamo sicuri che in Italia il settore non si avvii ad una contrazione?
Lo diciamo sommessamente e con tutto il rispetto dovuto ai presidenti delle nostre società: siamo sicuri che la via per risanare il calcio italiano sia quello di costruire nuovi stadi con annessi centri commerciali? E se la crisi del mercato immobiliare commerciale si farà sentire anche Italia? Non è che si rischia di fare la fine del Valencia?

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venerdì 13 febbraio 2009

La festa è finita!

Continua la nostra ricerca per capire chi sarà la Lehman Bros del calcio. Oggi sul Sole 24 Ore si riprende il discorso della situazione finanziaria comatosa della Liga Spagnola. Alle notizie che già sappiamo il giornale della Confindustria aggiunge che sono ormai 233 le denunce per mancato pagamento degli stipendi da parte delle società spagnole, e soprattutto azzarda dei possibili percorsi per far uscire la Liga dalle secche della non sostenibilità finanziaria: aumento del marketing e “soprattutto raccogliere capitali sui mercati”.

Ci permettiamo di dire che i suggerimenti prospettati non sono esattamente all’altezza della tradizione del Sole 24 Ore: appare arduo aumentare quello che genericamente viene chiamato “il marketing” con l’economia europea in profonda recessione, ancora meno semplice sarà raccogliere capitali sui mercati se anche le banche sono costrette, sotto questi chiari di luna, a racimolare denaro grazie all’intervento statale.

Noi, modestamente, continuiamo ad avanzare la nostra umilissima proposta che consiste nel lasciar fare almeno in questo caso al mercato.
Mercato che con le sue leggi feroci ma giuste farà fallire chi troppo incoscientemente ha speso e premierà le società virtuose. Speriamo che questa regola sia applicata non solo in Spagna, ma anche nel resto d’Europa e in Italia. Magari, per esempio in Italia, rivedremo in Serie A società pluriscudettate come la Pro Vercelli al posto di società super indebitate che una stampa compiacente continua a far credere di essere rette da mecenati.

A proposito, il Corriere della Sera ci informa che Abramovich spende 25 milioni per tenere a libro paga la sua nutrita scorta di tecnici. Ma come mai non ci informano su quanto spende Moratti per tenere a libro paga oltre a Mourinho anche Mancini?

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giovedì 5 febbraio 2009

Liga spagnola choc

Tempo fa ci domandavamo su questo blog chi sarebbe stata la Lehman Brothers del calcio. Siamo stati facili profeti e anzi, a dire il vero, degli inguaribili ottimisti. Infatti noi ottimisticamente parlavamo di alcune società europee che rischiavano di finire come la blasonata banca americana, ma la realtà ha superato le nostre già poco rosee previsioni.

Infatti uno studio di un professore spagnolo ci dice che le società di prima e seconda divisione spagnola hanno debiti complessivi per 3,3 miliardi di euro. A rincarare la dose ci ha inoltre pensato il Governo spagnolo dichiarando, in Parlamento, che le società calcistiche hanno oltre 600 milioni di debito con il fisco. Ci vuole poco a capire che la situazione sia drammatica e che molte società rischiano il fallimento, anche in considerazione del fatto che il Governo può fare ben poco, visto che la crisi è generalizzata, pertanto è facile prevedere che si preferisca aiutare altri settori ben più importanti.

Intanto in Italia, nel bel mezzo di questa tempesta perfetta, Matarrese vuol farci credere che la situazione debitoria delle società sia sotto controllo. E anzi vuole farsi eleggere alla presidenza della Lega Calcio promettendo di aumentare a un miliardo di euro annui le entrate derivanti dai diritti televisivi. Questo comportamento ci ricorda da vicino le dichiarazioni di Richard Fuld, grande capo di Lehman, che si ostinava a definire la sua banca "fondamentalmente solida" fino a tre giorni prima della catastrofe.
Auguri.

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