sabato 27 febbraio 2010

Il sonno del curato

E' passato quasi un anno dall'elezione a presidente della Lega Calcio di Maurizio Beretta: se non è giusto fare un bilancio, ci pare comunque necessario ragguagliare sui risultati raggiunti e sui progetti impostati. Del resto, chi è stato osannato come grande manager, in grado di ridare slancio alla Lega Calcio non può non essere giudicato, anche in rapporto a quanto prodotto dai diretti concorrenti, come per esempio la FA inglese.

La prima cosa da valutare è se vi siano stati cambiamenti nel comportamento degli associati rispetto agli altri interlocutori istituzionali. In altri termini, la conflittualità delle società associate è diminuita in rapporto alla Figc o all'Aia?
Il risultato è sotto gli occhi di tutti. I conflitti, soprattutto contro l'Aia, sono ai massimi livelli di sempre. E addirittura lo spettro di una nuova Calciopoli viene continuamente evocato da chi si ritiene vittima di torti arbitrali. E' questo, signor Beretta, il modo di valorizzare (anche commercialmente) il prodotto? Non ritiene che le continue recriminazioni, che hanno eco anche internazionale, danneggino l'immagine del nostro calcio e ne minino la credibilità? Lei queste cose le ha spiegate ai suoi associati?

Per quanto riguarda il fronte stadi non si vedono miglioramenti. La legge che dovrebbe consentire il credito agevolato per chi si vuole dotare di un nuovo impianto, è ancora impantanata in Parlamento. Inoltre le società non sono state finora in grado, esclusa la Juventus, di implementare progetti concreti. Spieghiamoci meglio: aldilà delle presentazioni in stile Walt Disney fatte ai tifosi e alla stampa, non si sono visti quest'anno progetti concreti e facilmente realizzabili. Per esempio, Roma e Lazio con la scusa del nuovo stadio hanno proposto di fatto enormi speculazioni immobiliari che hanno messo in imbarazzo anche l'amministrazione cittadina, che pure era ben disposta. Anche per quanto riguarda le altre società si è di fatto in alto mare. Ancora si tratta con costruttori, banche e con i Comuni. Signor Beretta, c'è stato un coordinamento della Lega Calcio? Si è spiegato agli associati che non si doveva tirare troppo la corda con le speculazioni così da evitare di impantanare i progetti degli stadi, fondamentali per tutto il movimento?

Non basta dunque, signor Beretta, aver condotto con astuzia le trattative legate alla cessione dei diritti televisivi, per quello bastava una vecchia volpe come Matarrese.
Il deficit strutturale (stadi e credibilità) con gli altri campionati si sta sempre più allargando, come dimostra anche la nuova iniziativa della FA inglese, che dall'anno prossimo lancerà un suo canale televisivo visibile in tutto il mondo sulla falsariga di quello della NBA.
Tutto questo senza considerare l'impoverimento tecnico del nostro campionato, che si riscontra anche nel rischio concreto di perdere la quarta squadra in Champions. Un'ipotesi che fino a quattro anni fa poteva essere considerata, nella migliore delle ipotesi, fantascientifica.

Per tutto questo, prima che sia troppo tardi, e da buona volpe democristiana, signor Beretta, dia le dimissioni. Eviti di affondare con una barca che non è in grado di governare. Magari dia le dimissioni il giorno dell'inaugurazione del nuovo stadio della Juve, naturalmente dichiarando vittoria. E se vuole fare un buon servizio al mondo del pallone (sempre che Le interessi), in quell'occasione convinca i presidenti che sarebbe il caso di fare una telefonata a Londra per convincere "il grande appestato" a rientrare in Italia.
Dia retta a noi, se vuole bene al calcio italiano, svolga questo semplice ma essenziale servizio. Il suo amico Montezemolo se ne farà una ragione!

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giovedì 4 febbraio 2010

Calcio a due velocità

David Stern, commissioner dell'NBA, ha concesso un intervista a Tuttosport. Ha dichiarato tra l'altro: "Qui s’è capito che occorre una struttura a parte per controllare un affare ed espanderlo. Una delle questioni interessanti del calcio è la totale assenza di regole economiche. I team spendono quanto vogliono, ma solo uno può diventare campione. Poi alcuni club hanno l’obiettivo Champions, un livello superiore. Si crea un sistema di autoprotezione: spendi di più, compri i migliori, guadagni di più. E presto hai una Lega a due velocità. Inter, Milan e Juventus da voi giocano un campionato a parte".
Stern ragiona da manager, lui ha portato la NBA ad essere uno dei prodotti sportivi più visti del pianeta.
Il sito dell'NBA, che ingloba tutte le informazioni sul basket professionistico made in USA, registra una media di 3.800.000 visite giornaliere!
La somma delle visite dei siti di Fifa, Uefa, Figc, Lega Calcio arriva a stento ad un terzo di quelle di nba.com.
Eppure è molto strano, lo stesso Stern ammette che il calcio è lo sport più seguito al mondo: come si spiega questa differente visibilità?
La chiave di lettura la fornisce lo stesso Stern: l'NBA è governata da una struttura assolutamente terza rispetto alle squadre, fa l'interesse esclusivo della NBA senza privilegiare gli interessi particolari.
Cosa del tutto sconosciuta in Italia e nel calcio in genere, dove gli interessi di parte hanno il sopravvento sull'interesse collettivo: il consiglio di Lega, ad esempio, viene eletto dalle società, ed i consiglieri sono quasi sempre dei presidenti delle società di calcio. Pensare che una Lega così costituita possa realizzare una rivoluzione stile NBA è pura fantasia.

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domenica 31 gennaio 2010

Nevica, governo ladro!


Parma-Inter non si è giocata per la neve.
Verso le 11.30 lo ha ufficializzato il questore Gennaro Gallo, per la impraticabilità degli spalti del Tardini (!). Si è quindi trattato dell'ennesima partita di questo campionato rinviata non per impraticabilità del campo, ma per impraticabilità degi spalti (!!!) a causa della nevicata caduta nella notte. Dieci centimetri di neve fresca.
La risposta del questore al giornalista di Sky, che a mezzogiorno gli ha chiesto se si poteva giocare un'ora più tardi, è stata disarmante: "Attualmente gli spalti non sono ancora liberi dalla neve (erano le 12.00), stanno ancora lavorando e ne avranno, credo, ancora per un'oretta buona. Quindi, per le 15.00 non ce l'avremmo comunque fatta. In ogni caso, i tifosi non è che poi potessero entrare allo stadio alle 15.00, dovrebbero entrare almeno un'ora prima, tenendo conto che lo stadio era tutto esaurito. Nel momento in cui abbiamo fatto un sopralluogo, e ancora adesso, credo non ci siano le condizioni per la sicurezza degli spettatori, non parlo del terreno di gioco".
Fatto sta che alle 15.00 gli spalti del Tardini erano sgombri di neve. Si è diffusa allora la voce che non si è giocato per "pericolosità delle vie di fuga". Decisione presa dal questore con tanto di OK della Lega e delle società. Leonardi, direttore sportivo del Parma, ha ammesso che si sarebbe tranquillamente potuto giocare con un paio d’ore di ritardo, ma che sono emersi possibili problemi di ordine pubblico, come se si fosse trattato della prima volta che si aspetta due ore fuori dai cancelli per entrare a vedere una partita. L'aggravante è che il tutto si poteva annunciare a mezzogiorno, con congruo anticipo.
E' veramente strano notare che, di fronte a un calendario con pochi “buchi”, la Lega abbia preferito posticipare la partita anziché differirla di un paio d’ore. Dopo le polemiche sollevate da Via Durini riguardo alle date delle partite di Coppa Italia, è arrivata quindi subito l’occasione per la Lega di rabbonire Moratti e compagnia. Molto meglio posticipare la partita contro il Parma, specie considerando il fatto che l'Inter ha giocato solo giovedì sera contro la Juventus in Coppa Italia.
E intanto, 24 ore prima a Monaco di Baviera, il Bayern giocava la partita di Bundesliga sotto la tormenta di neve battendo il Mainz per 3-0. Chissà com’erano le vie di fuga lì?

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lunedì 4 gennaio 2010

Emirato Italia

Il Giornale pubblica un'indiscrezione succosa: la Lega starebbe pensando (o sta già contrattando?) di far giocare uno o due turni di campionato negli Emirati Arabi. Tutte le squadre dopo Natale andrebbero a prepararsi al sole della penisola arabica, e vi giocherebbero una (il 6 Gennaio) o due (il 6 Gennaio e la domenica successiva) giornate di campionato. Si presume che i ricchi sceicchi pagherebbero fior di quattrini per l'intrattenimento.

La cosa ovviamente è convincente sotto l'aspetto finanziario, almeno nel breve termine, perché si andrebbero a rimpolpare le esangui casse delle squadre di Serie A.
Due le controindicazioni. Una prettamente tecnica, ovvero: come andrebbero ripartiti i petrodollari elargiti dagli sceicchi? Conoscendo i nostri presidenti, se la cosa dovesse andare in porto, prevediamo tumulti in Lega.
L'altra controindicazione è più di lungo termine. Già il calcio italiano sta allontanando molti appassionati: caro biglietti, violenza negli stadi, gioco non all'altezza, continue polemiche e chi più ne ha più ne metta. Se poi si andasse a mettere in discussione il più sacrale dei principi, cioè che il campionato italiano si gioca in Italia, quale sarebbe la reazione dei tifosi? Quanti si disamoreranno nel vedere la propria squadra trasformata in una sorta di replica degli Harlem Globetrotters?

Secondo noi il gioco non vale la candela. Ricordiamo ai signori presidenti che non è impossibile distruggere la passione di un popolo per uno sport. Se qualcuno ha dei dubbi, si pensi all'enorme passione degli italiani per il ciclismo negli anni '50, e la si confronti con la situazione attuale di questo sport. A tirare troppo la corda, presto o tardi...

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lunedì 7 settembre 2009

Sant'Albano, pensaci tu!

L'articolo pubblicato sul sito relativo al fair play finanziario accenna ad un possibile scenario del 2012-2013, con una ristretta élite del calcio europeo nettamente staccata, conteggiando squadra, organizzazione societaria e fatturato, rispetto alle altre. In quella élite ci saranno sicuramente parecchie squadre inglesi, ci saranno il Real Madrid e il Barcellona, chiediamoci: ci sarà la Juventus?

In questa fase sarebbe facile per la società imbrodarsi negli elogi che arrivano da tutte le parti, facile e pericoloso. Tornare ai vertici del calcio nazionale non era una sfida ciclopica, visto anche come sono ridotti tanti concorrenti, la vera sfida da vincere è l'altra, è quella europea. La Juve di Giraudo-Bettega- Moggi se la stava giocando, verrebbe da dire che stava per vincerla, e col nuovo stadio l'avrebbe vinta sicuramente; la Juve di oggi ha la grinta per completare l'opera (e non solo lo stadio)?

Come juventini veri non solo siamo impegnati in difesa della nostra storia, ma guardiamo a testa alta anche a quella sfida; e siamo convinti che la Juve possa e anzi debba vincerla, perché la prima grande risorsa di una società di calcio è la passione dei suoi tifosi, e quella dei tifosi bianconeri è tanta (dicono le indagini campionarie che milanisti e interisti non riuscirebbero a pareggiarla neppure mettendosi insieme).

La richiesta che ci sentiamo di fare alla proprietà, anche a nome dei tanti amici che condividono il nostro impegno, è allora quella di non crogiolarsi negli elogi, ma di programmare nel medio periodo un piano aggressivo per vincere quella partita.

Ci sono risorse di bilancio per fare altri investimenti importanti. Manca un direttore generale? Occorre prendere sul mercato il migliore in circolazione. In Lega e Figc bisogna pretendere il rispetto delle regole in tema di bilancio e di giustizia sportiva, e fare anche del casino quando il caso lo richiede. C'è stato un tempo in cui dicevano che la Juve era arrogante, mentre adesso saremmo diventati simpatici: ma è una polemica sterile e senza senso; dovesse la Juve tornare a vincere, i battuti ci daranno di nuovo degli arroganti, tanto che Mourinho s'è già portato avanti, a modo suo, forse perché quest'anno un po' di paura ce l'ha pure lui.

Il Real Madrid annuncia intanto altri piani faraonici, il Barça viaggia a vele spiegate, in Inghilterra e in Germania le squadre più importanti hanno lo stadio pieno tutte le domeniche. Sono quelli i termini di raffronto in vista del 2012: speriamo che la proprietà, e segnatamente Sant'Albano che la rappresenta nel CdA della Juve, ci pensi in vista della prossima Assemblea.

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giovedì 27 agosto 2009

Il vero volto del Calcio Pulito

Vi siete stupiti del nostro silenzio in relazione all'elezione di Beretta alla Lega Calcio? Non vi preoccupate, in realtà ci siamo presi solo qualche giorno per riflettere.

Già più di una volta, in passato, ci siamo espressi in termini non troppo positivi nei confronti di Beretta. Ma sebbene la sua figura professionale non ci paia la più idonea a gestire la Lega in questo importante momento, riteniamo che la questione fondamentale non sia quella degli uomini, ma quella dei princìpi.

Sì, di princìpi vogliamo parlarvi, anche se ci rendiamo conto che forse in questa epoca la cosa può apparire stravagante.

Dopo l'assassinio della Juventus nel 2006, indubbiamente si è aperta una nuova era. L'era del Nuovo Calcio Pulito.
A suggello di questa rivoluzione furono introdotte nuove norme in relazione ai diritti televisivi. Si passò dalla vendita individuale alla vendita collettiva. Vendita collettiva che, lo abbiamo più volte rilevato, penalizza fortemente la Juventus. Ma non importa. La cosa fu presentata e nobilitata dall'ostentazione di un principio importantissimo: la solidarietà.
Solidarietà tra grandi e piccoli club, solidarietà tra società blasonate e popolarissime e piccole società di provincia.
Si può essere d'accordo o meno sulle modalità concrete con cui verranno ripartiti i ricavi dei diritti televisivi, ma il principio di solidarietà su cui si fonda la ratio della norma vede, senz'altro, buona parte degli appassionati favorevoli, anche in ossequio ai valori dello sport.

Ma con l'elezione di Beretta in Lega qualcosa è cambiato, evidentemente. Diciamo questo perché il mandato dell'ex direttore di Confindustria è chiaro e preciso, cioè quello di traghettare la Lega in questo periodo di transizione che sfocerà nella nascita di due entità separate: una Lega per la serie A e una Lega per la serie B.
A questo punto ci domandiamo: dove sono finiti i sacri principi di solidarietà dello sport tanto sbandierati all'epoca in cui si decise di tornare alla contrattazione collettiva? Perché si è deciso di creare, alla faccia della solidarietà, una Lega dei ricchi e famosi ed una dei poveri e derelitti?

Qualcosa non torna. A meno che non si decida di pensar male. L'utilizzo del sacro principio di solidarietà è stato, forse, solo la foglia di fico per nascondere un'altra operazione. Sottrarre alla Juve una grossa fetta di risorse che avrebbe incamerato in caso di vendita individuale. Insomma, la fase due di Farsopoli dietro il paravento, rispettabile, dei princìpi dello sport e della solidarietà. Ora, incamerati i risultati, si ritorna al solito andazzo: i ricchi di qua i poveri di là.

Ennesima dimostrazione che Farsopoli è stata un colpo di stato ben congegnato. Poi tutto uguale, se non peggio di prima: ecco il vero volto del Nuovo Calcio Pulito.

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mercoledì 26 agosto 2009

Chi comanda nel calcio

Ieri i presidenti della A dovevano scegliere i loro rappresentanti per il Consiglio di Lega; non si sono accordati, hanno litigato (probabilmente come i ladri di Pisa), uno dei consiglieri doveva essere Galliani che è stato invece eletto presidente di categoria per la serie A. Del Consiglio si parlerà nella prossima Assemblea, e la situazione è questa: per i due posti in palio ci sono quattro candidati e cioè Moratti, Zamparini, Lotito e Cellino; Rosella Sensi diventerà vicepresidente vicario della Lega.

Intanto, a capo della Commissione Finanza dell'Uefa è stato nominato Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, e con lui ci saranno Laporta del Barcellona, Aulas del Lione, Kenyon del Chelsea e Rummenigge del Bayern. La Commissione dovrebbe decidere sul fair-play finanziario.

Ci sono in vista appuntamenti importanti come la scissione tra A e B, l'assegnazione dei diritti Tv dal 2010, la revisione della normativa sui controlli dei bilanci: queste nomine lasciano capire chi avrà potere di orientare le decisioni, chi controlla i bottoni di comando, chi conta nel calcio e che sgomita perché vuole contare di più.

Lo stupore quindi è doppio. Da un lato sembra incredibile che la Sensi possa avere un incarico federale mentre la Roma è alla perpetua ricerca di un compratore, e Paolillo debba decidere sui bilanci dopo tutti i "mastrussi" che ha combinato con quello dell'Inter; dall'altro, è ancora più incredibile che non ricorrano rappresentanti della Juve, come se la società col maggiore seguito di tifosi e con un bilancio da prendere a modello (così si è sempre detto) non conti nulla in ambito federale.
Può darsi che le poltrone che contano davvero siano altre, e che il calcio sia dentro un ambaradan più grande e generale, ricordiamoci però che con i diritti Tv e i controlli sui bilanci sono possibili, e l'abbiamo documentato, pastrocchi e sorprese capaci di danneggiare pesantemente la Juve. Sarà anche vero che alla lunga il lavoro paga e che i comportamenti scorretti non possono essere nascosti in eterno, ma alcune nomine (e l'assenza di altre) appaiono davvero inquietanti.

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domenica 12 luglio 2009

Beretta alla riscossa

Lo confessiamo, ci siamo illusi. Abbiamo sperato, in questi mesi, che il silenzio del neo Presidente della nascente Lega A fosse dovuto a qualche operazione di marca neodemocristiana (nel senso più alto e nobile del termine), che avesse l'obiettivo di insabbiare la folle e inutile idea di separare la Lega Calcio in due diverse entità, una per la Serie A e una per la Serie B.
Ottimisti. Ci siamo sbagliati, la scissione sta andando avanti.
Infatti oggi Beretta ha consegnato al Presidente della Figc Abete la bozza di statuto (con tanto di firme di tutti i presidenti della Serie A) dell'entità che andrà a presiedere.
Il nostro pessimismo, sia chiaro, non è dovuto né a "razzismo" né a motivi di antipatia personale verso il "curato di campagnia" (Dagospia dixit), infatti basta che questi apra bocca e abbiamo chiare le rotte che il mondo del pallone ha deciso di navigare. Per esempio, dopo la consegna della bozza il manager ha così dichiarato alla stampa: "Si è concordato sulla necessità di un progetto di sviluppo del calcio di interesse generale che il Governo è disponibile a sostenere". Frase ambigua (come si conviene a un curato) incentrata su tre paroline: "progetto di interesse generale".
Ecco, come potrà essere un progetto legato al calcio (noto per gli enormi sprechi) di interesse generale, in un paese che nella migliore delle ipotesi viaggia verso un -5% di Pil, la disoccupazione verso il 10%, il debito pubblico verso il 120% e vista l'urgenza assoluta e improcrastinabile di levare decine di migliaia di suoi cittadini dall'inferno delle tende?
Siamo proprio curiosi di vederlo, questo progetto. Nel frattempo, con rammarico, constatiamo che quello che la stampa mainstream ha definito come "grande manager" (manco fosse Jobs o Marchionne) non ha, per il calcio, nulla di meglio da proporre che provare ad attaccarsi alla mammella aggrinzita e inaridita dello Stato.

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giovedì 9 luglio 2009

Il fondo del barile

Per raggiungere l'ormai mitologica cifra del miliardo di euro dai diritti tv, la Lega pare stia pensando di far accedere agli spogliatoi gli operatori che acquistano i diritti. Secondo Antonello Capone de la Gazzetta, la Infront e la Lega considerano questo ulteriore passo come l'aggiunta di un "prodotto di qualità" che consentirebbe di superare la cifra minima garantita di novecento milioni di euro.
Noi per prodotto di qualità intendiamo un'altra cosa, infatti non sentiamo il bisogno di vedere i giocatori in mutande. Sarebbe meglio puntare su commenti tecnici di alto livello e su conduttori e opinionisti meno faziosi.
Tutto questo rimarrà nei nostri sogni, crediamo. Prepariamoci dunque, fra qualche anno, al prossimo salto che, forse, ci verrà dipinto come "televisione d'eccellenza", in questo caso sinonimo di "raschiare il fondo del barile per disperato bisogno di soldi": la telecamera nelle docce.

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domenica 28 giugno 2009

Il pane della Juve e i denti di Moratti


Spiegavamo l'altro giorno perché la Juve, volendo, potrebbe spendere molto di più; se proviamo a fare lo stesso tipo di ragionamento (basato sulle norme federali e i dati di bilancio) sull'Inter si arriva a risultati diametralmente opposti, perché la società di Moratti ha troppi debiti (più di 400 milioni) e non ha patrimonio (lo brucia tutti gli anni col passivo di gestione); l'Inter quindi non potrebbe comprare nessuno se prima il signor Moratti non mette dei nuovi soldi per coprire il passivo 2008-09 (dovrebbe essere di 150 milioni).

Prima che gli amici lettori si meraviglino come è successo per l'intervento sulla Juve, li invitiamo a riflettere sull'acquisto di Milito e Motta che a prima vista sembra dimostrare che Moratti può fare quello che vuole.

Gli acquisti non sono stati ancora formalizzati in Lega e ieri il Corsera diceva che lo saranno dopo il primo luglio (così, aggiungiamo noi, andranno sul prossimo bilancio) e nel frattempo è successo questo: quando Quaresma ha rifiutato di andare al Genoa (lui vuole i gran soldi di Moratti) l'Inter ha dato alla squadra di Preziosi quattro suoi giovani e tra questi la metà di Meggiorini che, giocando nel Cittadella, è stato quest'anno capocannoniere in B. Meggiorini era in comproprietà tra Inter e Cittadella, per cui ieri la società di Moratti ha dovuto forzatamente riscattarlo (pagando 2,5 milioni); oggi, però, il Corriere Mercantile di Genova svela che i 2,5 milioni li ha messi Preziosi, non Moratti, per cui alla fine della favola Meggiorini è tutto del Genoa (lui ed Acquafresca in un colpo solo).

Tutto questo è successo perché, come dicevamo, Moratti attualmente non può comprare nessuno se prima non sana il bilancio e i 150 milioni di deficit. Non considerando le cazzate delle gazzette, e ragionando con le nostre teste, dovremmo dire che Blanc potrebbe ma non vuole mentre Moratti smania dalla voglia ma non può.

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giovedì 21 maggio 2009

Guerra per bande

Continua la guerra per bande in Lega Calcio. Dopo la scissione tra serie A e serie B, la nuova Lega di serie A ha deciso di boicottare l'assemblea del 25 di Maggio. La riunione doveva portare il Presidente della Figc alla carica di commissario, con l'incarico di ricomporre i cocci o almeno quello di riuscire ad arrivare ad una separazione consensuale tra le due fazioni in lotta.
Niente da fare, i presidenti di A ritengono che ci sia un conflitto di interessi nei vicecommissari che Abete intenderebbe portare con se. Quanto mai ermetico il commento di Beretta, uomo designato alla presidenza della Lega A: "Sarebbe ideale un commissaro di alto profilo giuridico visto il processo che deve compiere. Con la Federazione auspichiamo un rapporto di collaborazione".
A questo punto, provando a decriptare il messaggio di Beretta, ci viene in mente che la persona dall'alto profilo giuridico possa essere il Professor Guido Rossi. Tutti gli Dei del pallone aiutino il povero calcio italiano prima che gli venga inflitto questo colpo mortale.

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mercoledì 6 maggio 2009

Sensi di colpa

I tifosi della Roma contestano Rosella Sensi e la invitano ad andarsene; una specie di leggenda metropolitana vuole che la Roma abbia i conti a posto e addirittura sia in utile (sembra così se uno guarda solo il bilancio della A.S. Roma), e la contestazione forse nasce da qui. Come se il tifoso che si informa al bar sport rimproverasse alla famiglia Sensi di guadagnare grazie alla squadra, mentre in campionato la squadra è un mezzo disastro.

Le cose, però, stanno diversamente, anzi molto diversamente: la A.S. Roma è controllata da Roma 2000, che fa capo ad Italpetroli, che per il 51% è delle sorelle Sensi e per il 49% di Unicredit, e per capire come stanno veramente le cose è nella Italpetroli che bisogna guardare. Un tifoso della Roma ci ha guardato, scoprendo che alla fine del 2007 la situazione era disastrosa (peggio di quella della squadra adesso), e purtroppo nel 2008, va aggiunto, le cose sono peggiorate con tutta l'economia che è andata a ramengo.

Ragionando, allora, sulla situazione di oggi e ripensando a quanto è avvenuto con la gestione della Roma da parte di Franco Sensi (i debiti e la cessione forzata di mezza Italpetroli alle banche nascono da lì) verrebbe da dire che la famiglia Sensi per stare dietro ad un pallone rischia di giocarsi non solo mezzo, ma l'intero patrimonio: oggi le sorelle Sensi hanno più di 300 milioni di debiti e ormai solo il 51% di Italpetroli, che produce perdite e 300 milioni non li vale di sicuro.

Tra Figc, Lega, Coni, banche e gazzette sportive in tanti dovrebbero avere dei sensi di colpa; i nomi ogni lettore è in grado di metterli e qualcuno (Carraro su tutti) potrebbe benissimo figurare più volte. Perché questo è il risultato di tutto il grandissimo casino che hanno combinato con i bilanci delle società di calcio, i loro maneggi e i loro camuffamenti, le loro falsità e tutte le gazzettate a cui hanno abituato i lettori da bar sport.

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giovedì 30 aprile 2009

La farsa finale... forse

C'era da aspettarselo, i presidenti di A e quelli di B non hanno trovato l'accordo sulle modalità di voto per eleggere il presidente, e in sostanza sul nome di Beretta by Lobbycontinua.
Dunque dando prova di dialogo, di democrazia, di decoro e di rispetto Zamparini, degno "portavoce" del calcio che conta, annuncia: "Abbiamo fatto la nuova Lega di Serie A".
Insomma, la serie B è stata invitata ad alzarsi dal tavolo in cui si celebrerà il banchetto (sic) dei diritti TV, e costretta ad accomodarsi nella stanza della servitù dove si dovrà accontentare degli avanzi.
Ora sì, sarebbe bello sentire gli illustrissimi onorevoli Melandri e Lolli, che a cadavere della Juventus (quella vera!) ancora caldo ci avevano spiegato dell'utilità di una nuova legge che consentisse un'equa ripartizione dei diritti TV, tale da permettere ai piccoli di poter vincere, almeno ogni tanto.
Invece il risultato è un altro: i piccoli non solo non potranno vincere, ma neanche partecipare, questa è l'ennesima dimostrazione di ciò che è il Nuovo Calcio Pulito post Farsopoli.
Naturalmente i presidenti si accorgeranno presto di aver fatto un errore strategico, infatti se si fosse usato il senno si sarebbe capito che il calcio di provincia ha un bacino enorme di passione che andrebbe coltivato, e non inaridito, pena la perdita di milioni di appassionati. Ma non solo, il torneo cadetto andrebbe salvaguardato per farlo diventare la palestra dei tanti giovani promettenti provenienti dalle giovanili. Peccato, si è scelta un'altra strada: quella di impoverire la serie B per consentire alla serie A di acquistare campioni (sic) del calibro di Poulsen, Andrade e Recoba.
Questo è il nuovo calcio pulito promessoci dal professor Rossi e dagli onorevoli Melandri e Lolli.
Bell'affare, non c'è che dire!

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mercoledì 29 aprile 2009

L'avvento


In Lega sono i giorni dell'avvento. Peccato che, a leggere i giornali, nessuno sappia cosa dovrà avvenire.
Come sappiamo, i presidenti di serie A hanno candidato alla carica di presidente della Confindustria pallonara Maurizio Beretta by Lobbycontinua. Però non è detto che i presidenti della B siano pronti a convergere su questo nome. Quindi domani non è da escludere il marasma generale, con i presidenti della A che abbandonano l'aula.
Tale ipotesi secondo gli osservatori porterebbe alla nascita di una Lega A, nata dalla scissione dell'attuale Lega che comprende sia la serie A che la serie B. In tale caso secondo alcuni il traghettatore con il compito di gestire il caos, e quindi di limitare i danni, potrebbe essere il sempiterno Franco Carraro. Inutile ricordare che il Carraro, nonostante alcune telefonate alquanto discutibili all'epoca di Calciopoli, pare riuscito ad uscirne indenne... dimostrazione ennesima che Calciopoli aveva il fine di escludere qualcuno e non di fare pulizia.

Insomma siamo di fronte al caos più completo. Ma quali sono i motivi e gli interessi che hanno generato questa situazione?
Noi in più di una circostanza abbiamo espresso la nostra opinione: il nodo sta in quella legge Melandri che attribuisce alla Lega il potere di spartire equamente i proventi dei diritti TV. Nessun presidente delle società ultraindebitate, a nostro avviso, è disposto a fare sconti. Tutti hanno paura di essere in qualche modo fregati.
Altro fatto da noi previsto con largo anticipo è che il famoso miliardo proveniente dai diritti TV probabilmente non esiste, se non nei buoni propositi dei candidati. La cosa oggi la sussurra, quasi a metter le mani avanti, anche Antonello Capone della Gazzetta dello Sport. Se anche la Pravda Rosa, per dirla alla Christian Rocca, mette in dubbio "le magnifiche sorti e progressive" vuol dire che tutti, piano piano, si stanno rendendo conto che "il miliardo" sbandierato è poco più che una Chimera.

Ecco spiegato tutto il caos della Lega: scarsità di risorse e susseguenti problemi di ripartizione tra i club ultraindebitati.
Tutte le altre eventuali spiegazioni che i giornali proporranno, ricordatelo, non sono nient'altro che specchietti per le allodole.

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martedì 21 aprile 2009

La Lega sceglie Beretta

I presidenti di serie A hanno scelto ufficialmente Maurizio Beretta per la presidenza della Lega Calcio che dovrà spartirsi il fantomatico miliardo dei diritti televisivi. Unico assente il presidente del Lecce, forse ancora imbufalito per l'arbitraggio chirurgico di domenica.
Evidentemente l'accordo tra il partito di Galliani e quello della troika composta da Juventus montelkaniana, Inter e Fiorentina si è trovato.
Immancabile la retorica: secondo Beretta il calcio italiano è "uno straordinario settore produttivo, una grande bandiera del made in Italy, un vessillo dell'Italia che funziona e che sa vincere". Per il momento ci asteniamo dal fare dell'ironia su questa affermazione, aspettiamo con calma le "magnifiche sorti e progressive" promesse dall'ex mezzobusto Rai che i giornali ufficiali (nel senso che le affinità con la Pravda sono sempre più evidenti) ci spacceranno domani per "grande manager".
Da notare che il suo mentore Montezemolo si è affrettato a rilasciare questa dichiarazione: "Beretta lo conosco bene: ha qualità e capacità".
Notiamo che molti suoi amici stanno trovando posti di rilievo nel gran carrozzone pallonaro. Viste le dichiarazioni gli deve far proprio piacere e serve, forse, a lenirgli il dolore per le cocenti e meritate sconfitte della Ferrari, di cui non parla più.
Speriamo che quando non parlerà più di calcio (cioè quando arriveranno i risultati del lavoro dei suoi uomini) nessuno ci rinfacci che era juventino.
Chiedere a Blatter quanto gliene frega della Juve.

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lunedì 20 aprile 2009

Qualcosa non quadra

Altro vergognoso coro della curva interista, usando questa volta come base la canzone di Topolino. Si notino i commenti soddisfatti dei tifosi interisti

Siamo stati i primi, sabato sera, a pubblicare un pezzo in cui si stigmatizzava a dovere il comportamento della tifoseria juventina nei confronti di Balotelli. Il razzismo, sia quando è frutto di ignoranza sia quando è mascherato sotto mentite spoglie è sempre da stigmatizzare e combattere.
Pertanto riteniamo appropriata anche la decisione del giudice sportivo di far disputare una partita della Juve a porte chiuse, però le regole devono valere sempre. Sia quando simili deprecabili episodi riguardano la Juve, sia quando riguardano altre società e loro tifoserie.
Diciamo questo perché siamo andati a rivedere le dichiarazioni di Moratti e degli altri interisti in relazione ai cori razzisti rivolti dalla loro tifoseria al messinese Zoro.
Certo, si nota che allora vi era meno intransigenza da parte interista, infatti dicevano che erano i soliti "quattro delinquenti", e che non era vero razzismo ma semplice cialtronaggine. Insomma, abbiamo la sensazione che ci sia molto opportunismo da parte loro, ma la cosa non ci stupisce, del resto quando c'è di mezzo la Juve si attaccano a tutto per dimostrare una presunta superiorità che è solo enorme, e tra l'altro giusto, complesso di inferiorità.

Comunque il colmo lo ha raggiunto Matarrese, che ha dichiarato: "Non mi meraviglio più di questo nostro paese, non c'è più rispetto delle regole e allora serve un'iniziativa forte. Io al posto di Abete avrei fatto una riunione degli stati generali, comprese anche le tifoserie, avrei fermato la macchina perché cosi si sfascia tutto". Si, quel Matarrese che dichiarò ai tempi dell'omicidio Raciti che i morti fanno parte del sistema ora vorrebbe fermare tutto per ragionare.
Conversione sulla via di Damasco o guadagnar tempo, e il favore dei notabili, per essere rieletto in Lega?

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giovedì 16 aprile 2009

Lobbycontinua

In più di una circostanza abbiamo ripreso da Dagospia l'idea che esista una cosiddetta "lobbycontinua" romana molto interessata allo sport.
Oggi vogliamo provare a chiarire il concetto. Secondo Dagospia esiste un network di persone amiche di vecchia data che si aiutano tra loro per occupare posizioni di potere, anche nello sport. Della lobby farebbero parte, per esempio, uomini come Montezemolo, Luigi Abete (presidente BNL e guarda caso fratello del Presidente della Figc), Della Valle (presidente della Fiorentina) e Giovanni Malagò. Quest'ultimo si è appena candidato ad un ruolo dirigenziale al Coni, ed attualmente è impegnato come presidente del comitato organizzatore dei mondiali di nuoto a Roma.
Mondiali di nuoto che, a leggere la Repubblica di oggi, sono avviati ad essere il solito disastro fatto di opere incompiute e di sprechi di danaro pubblico.

Se consideriamo che si ventila l'arrivo del montezemoliano Beretta alla presidenza di quella Lega Calcio che dovrà spartirsi la torta (più o meno grossa) dei diritti televisivi del calcio, notiamo che questo gruppo di persone in effetti nello sport conta moltissimo e vorrebbe contare ancora di più. Sia chiaro, nulla di illegale, tutto legittimo e ci mancherebbe altro. Però se si guardano per esempio gli insuccessi di Montezemolo nell'organizzazione di Italia 90, l'organizzazione (al momento) deficitaria dei mondiali di nuoto da parte Malagò, e il periodo non brillante (eufemismo) che vive il calcio dall'avvento di Abete jr, non è difficile immaginare che il calcio e lo sport in generale rischiano un periodo di grande decadimento.
Ci vorrebbero idee nuove e persone nuove, possibilmente estranee a lobby e giochi di potere.

Infine, ritornando al calcio si nota che in Lega la Juventus Montelkaniana con la Fiorentina di Della Valle e con l'Inter di Moratti-Tronchetti appoggia l'idea di Beretta alla presidenza della Lega. Sarà un caso, ma tutti questi personaggi sono in qualche modo legati proprio a "lobbycontinua". Invece la vecchia Juve aveva un patto d'acciaio con quel Galliani che oggi contrasta proprio Beretta.

Certo che Farsopoli ne ha cambiato di cose. Per caso?

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venerdì 3 aprile 2009

Meglio tardi che mai

Ormai lo ammette anche Matarrese: oggi, dopo un altro Consiglio Federale sconclusionato e nel quale non si è deciso niente, ha detto "Stiamo perdendo la faccia". E' quello che stiamo scrivendo dall'estate 2006, quando in Federcalcio c'era un ex-consigliere dell'Inter, documentando che il sistema calcio è un carrozzone allo sbando.

Adesso la lite è sull'elezione del presidente di Lega, sui soldi dei diritti tv e altre menate; ognuno tira l'acqua al suo mulino e nessuno si fida di qualcuno. Ma la faccia è stata persa nell'estate 2006: quello che è successo con Calciopoli deve aver convinto tutti i presidenti (A oppure B non importa) che è meglio far casino, così si può ottenere qualcosa; dopo quello che è successo nessuno si vergogna più di niente, forse perché con quella vergogna firmata dall'ex-consigliere dell'Inter si è toccato davvero il fondo.

E' adesso probabile che troveranno come aggiustare provvisoriamente le cose ed eleggeranno una specie di presidente, di sicuro passeranno anni ed anni prima che il nostro calcio possa ritrovare una faccia presentabile.

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giovedì 2 aprile 2009

Pro Patria

Mentre i presidenti di Lega continuano a litigare per la spartizione del miliardo di euro (per ora solo di cartone) relativo ai diritti TV, la prima società professionistica si avvia mestamente verso il fallimento.
La società è la Pro Patria, attualmente in testa al girone A della ex C1. Dunque facile prevedere che questo campionato sarà falsato.
Un modo come un altro per far disamorare i tifosi.

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lunedì 30 marzo 2009

Primavera dell'anno

Simpatica iniziativa della Lega Calcio, che dà la possibilità a tutti gli appassionati di votare settimanalmente il miglior calciatore di giornata per ogni squadra del campionato Primavera.
Il calciatore che avrà raccolto più preferenze tenendo in considerazione quanto espresso dai tifosi, ma anche in base a una giuria della Gazzetta e a una di Sky, vincerà il titolo di "Primavera dell'anno".

Noi vi invitiamo a partecipare e a votare uno dei tanti bravissimi ragazzi in bianconero. Sarà un impresa difficile, viste le giurie prescelte per il giudizio tecnico. Sappiamo tutti che alla magggica redazione di Sky e quella onestissima della Gazzetta il bianconero non sta simpaticissimo, ma mettere tutti in difficoltà sarà un piacere.

Link per votare

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venerdì 27 marzo 2009

La stessa cosa

I presidenti di Serie A hanno deciso. I loro rappresentanti in Consiglio Federale saranno Lotito, uno a cui tutto sommato, senza nemmeno fare la vittima del (ex?) sistema, Calciopoli è stata perdonata, e un secondo presidente a scelta tra Moratti e Cobolli Gigli.
Chi dei due? Se la vedano loro, dicono i presidenti, per noi è lo stesso.
Così andrà: uno dei due in Consiglio Federale, l'altro in Lega. Vale la proprietà commutativa.
Anche i presidenti, come noi, tra i due non vedono la benchè minima differenza.

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mercoledì 25 marzo 2009

Tra il dire e il fare...


Rieletto presidente della Figc con una votazione bulgara (unico candidato, votato dal 98,4% dei presenti) Giancarlo Abete ha presentato un bel programma elettorale che i giornali hanno sintetizzato in tre punti: più stadi, meno violenza, bilanci sani. Più o meno come succede nelle elezioni politiche quando ci promettono più occupazione, meno tasse e lotta all'evasione fiscale.

Non ha spiegato, Abete, come raggiungere quegli obiettivi, chi dovrebbe mettere i soldi per gli stadi, come si combatte la violenza, chi controlla i bilanci, ma pare che in assemblea nessuno glielo abbia chiesto; i giornali hanno scritto che è stata un'assemblea sonnolenta, applausi, baci e abbracci e tutti l'hanno votato.

Non è questa la sede giusta per dubbi e giudizi su quel programma, lo faremo sul sito con le nostre inchieste e i nostri articoli; faremo, nel nostro piccolo, i cani da guardia che poi sarebbe il vero mestiere del giornalista, ormai dimenticato dai giornali che troviamo in edicola, grandi e piccoli; qui ci limitiamo a far riflettere i nostri lettori sul fatto che la Figc è controllata dal Coni ed ha come fiore all'occhiello la Lega, per cui quel bel programma chiama in causa Abete insieme col futuro presidente del Coni (si vota a giugno), e col prossimo capo della Lega (votazione a fine mese).

Dicevamo di riflettere perché al Coni danno per scontata la rielezione di Petrucci e quanto alla Lega, quasi fosse un fiore appassito, si parla di un possibile commissariamento affidato a Carraro.

Tra il dire e il fare, quindi, tra quel programma e la sua realizzazione potrebbe esserci di mezzo un terzetto di vecchie conoscenze (Petrucci-Carraro e Abete è da una vita che si "dedicano" anima e corpo allo sport) che solo a pensarci fa venire i brividi lungo la schiena. Proviamo comunque a non essere catastrofisti, di sicuro ci ripromettiamo di tenere gli occhi ben aperti.

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martedì 24 marzo 2009

Ritorno al passato


Novità sul fronte dell'elezione del presidente della Lega Calcio. Novità interessanti a leggere l'articolo di Antonello Capone.
Durante l'elezione del presidente della Figc (è stato rieletto Abete) il vecchio presidente di Lega Matarrese pare l'abbia fatta grossa: ha criticato il governo alla presenza del sottosegretario con delega allo Sport Crimi.

La cosa pare abbia fatto imbestialire i presidenti che si sono precipitati a porgere le proprie scuse a Crimi, ma a detta del giornalista la cosa non è finita lì. Sembra che la gaffe (voluta?) di Matarrese abbia convinto gli ultimi scettici che per la Lega è necessario ingaggiare un manager e che nell'attesa di quest'ultimo bisogna insediare un commissario.
Tenetevi forte, uno dei candidati a questa carica è il poltronissimo Carraro. Sì, avete capito bene, stiamo parlando di quel Franco Carraro che dopo le disavventure di Farsopoli aveva dichiarato che mai più si sarebbe occupato di calcio.

Non sappiamo se questa indiscrezione si tradurrà in realtà, però è indicativa della tensione esistente tra i presidenti in relazione alla super strategica poltrona di presidente di Lega (ricordiamo che con la nuova legge dovrà occuparsi di diritti televisivi, quindi di risorse da suddividere).
Per la verità, sempre leggendo questo articolo, si capisce che i presidenti non vogliono in nessun modo incrinare i rapporti con il Governo, visto che alla prima occasione possibile si metteranno in coda a battere cassa per gli stadi e addirittura per ottenere una fiscalità "speciale".

Noi, dal canto nostro, riteniamo assurdo che in un momento come questo si conceda una fiscalità di vantaggio alle società di calcio e non si faccia lo stesso per evitare la chiusura di stabilimenti industriali dove lavorano gli italiani.
Medesimo discorso sugli stadi: non si ristrutturano le scuole, magari si chiudono gli ospedali ma si pensa di dare risorse per gli stadi.
Paradossale.

Molto più semplice e giusto, lasciar fallire le società di calcio che troppo hanno speso in passato. E per quanto riguarda gli stadi sarebbe bene che tutti seguissero l'esempio della Juventus.
Poi, se falliscono gli spendaccioni, volete mettere un bel Pro Vercelli-Juventus "scontro scudetto"?
Date retta a noi, meglio un "ritorno al passato" che continuare a foraggiare certi personaggi.

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giovedì 19 marzo 2009

Anche i Cobolli si incazzano

La Lega Calcio ha deciso di stravolgere il calendario delle partite originariamente in programma tra sabato 4 e domenica 5 aprile, concentrando tutti i match nella giornata di domenica.
Pare che Cobolli non l'abbia presa bene, non essendo stato informato in anticipo della decisione: "Noi non ne sapevamo niente. Non eravamo assolutamente informati. In un momento in cui stiamo cercando di riformare lo statuto della Lega, nel senso di una maggiore collegialità di decisioni, quando bisogna prendere delle decisioni parteciparvi di più poteva essere utile. Dopodiché ci saranno delle ragioni, io non contesto. Ma avremmo avuto piacere di essere informati".
E' proprio vero che anche i Cobolli si incazzano! Eravamo abituati ad un presidente passivo, capace di non reagire davanti ai peggiori torti (la chiamano signorilità, noi useremmo altri termini), invece una semplice modifica del calendario ha fatto tirare fuori a Cobolli tutta la rabbia repressa in questi quasi tre anni di presidenza.
Come non ricordare l'ultima volta che lo abbiamo visto incazzato, in maniche di camicia e con la voce tremante dopo la sentenza che condannava la Juve alla serie B con 30 punti di penalizzazione! E come non ricordare la determinazione con cui si è battuto per ottenere una cospicua riduzione della pena (!), fino ad ottenere una "semplice" serie B con pochi punti di penalizzazione!
Forti di questi precedenti, ci sentiamo di dire che in Lega Calcio possono dormire sonni tranquilli: le scuse di Cobolli per il male procurato al calcio italiano da questa vigorosa protesta stanno per arrivare, speriamo che la pena sia congrua.

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sabato 28 febbraio 2009

Giochi Preziosi


Ieri in Lega si sono riuniti i presidenti della serie A; ne parlano tutti i giornali perché tra un po' si eleggerà il presidente ma la "notizia" è che tra i presenti c'era Enrico Preziosi, presidente del Genoa, che poi ha fatto anche la conferenza stampa con Zamparini e Foti. Questa è una notizia perché Preziosi è inibito (vi ricordate Genoa-Venezia?) e con gli inibiti i tesserati non possono avere rapporti, pena il deferimento; infatti l'anno scorso Palazzi aveva deferito, multato e squalificato quelli che erano stati beccati dalle intercettazioni al telefono con Moggi dopo Calciopoli e la sua inibizione (vi ricordate Secco?).

Come mai questi giochi strani, come mai con Moggi non si può parlare e con Preziosi sì, anzi il presidente del Genoa fa pure una conferenza stampa parlando, si può dire, a nome di tutti?

Potrebbe trattarsi dei Giochi Preziosi. Il fatto è che la società del presidente del Genoa che produce giocattoli (la Giochi Preziosi, appunto) va bene nonostante la crisi, sta sfondando anche in America (i Gormiti vanno meglio anche di Milito) e il Genoa mette in circolo soldi veri (non finti) che sono preziosi per tutto il movimento.

In parole povere è come se ieri diciassette società di serie A abbiano fatto una pernacchia a Palazzi e alla giustizia sportiva (magari si prenderanno un deferimento come Secco e si faranno un gran risata; d'altra parte Preziosi era stato definito "pericoloso" per il mondo del calcio in uno dei tanti procedimenti di giustizia sportiva) pensando a quanto sono preziosi i soldi, quelli che ci mette il presidente del Genoa e quelli che potrebbero arrivare dai diritti TV.

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venerdì 27 febbraio 2009

Matarrese e la "lobby continua"

A leggere le cronache, la battaglia nella quale è impegnato Matarrese per la conservazione della poltrona di presidente di Lega sta diventando sempre più ardua. Sia Fulvio Bianchi (Repubblica Spy-calcio) che Antonello Capone (Gazzetta) ormai ritengono che il montezemoliano Beretta sia in vantaggio sul vecchio lupo di mare barese.

Ci ha colpito, leggendo gli articoli di questi due giornalisti una certa diversità di accenti: mentre Bianchi è abbastanza neutrale, sembrerebbe invece che Capone "tifi" per Beretta. Infatti non esita a definirlo "manager di altissimo livello ma molto discreto" e successivamente enumera il vasto assortimento di cariche che ha ricoperto in passato.

A noi pare, e lo diciamo sommessamente ma senza paura di essere smentiti, che il profilo professionale di Beretta non sia quello di "un grande manager" (nella categoria, a nostro modestissimo avviso, si possono includere personalità del calibro di Marchionne e Jobs) ma quello, molto italiano, di una persona ben introdotta negli ambienti "che contano".

Forse, a voler essere maliziosi, la risposta al perché la Gazzetta abbia tutto questo ardore agiografico nei confronti di Beretta ce la dà Il Foglio di Giuliano Ferrara che qualche giorno fa ci ha spiegato che la solita lobbycontinua composta da Montezemolo, Della Valle, Tronchetti si sta battendo per confermare la "plancia di comando" (direttori di testata compresi) del gruppo Rizzoli-Corriere della Sera di cui, lo ricordiamo, fa parte anche la Gazzetta.

O siamo troppo maliziosi noi, o sono le solite, incredibili, coincidenze.

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sabato 21 febbraio 2009

Il curato di campagna

Fulvio Bianchi meritoriamente ci tiene informati sulle grandi manovre relative all'elezione del presidente della Lega Calcio.
Sembra, secondo questo giornalista, che si stia facendo largo la candidatura di Maurizio Beretta sponsorizzato, udite, udite dalla Juventus.
Non si illudano i tifosi Juventini, nessun soprassalto d'orgoglio da parte della società di calcio con più tifosi in Italia, siamo sempre sulla falsariga della Juve simpatica e perdente oltre che vassalla dei nuovi poteri forti del calcio.
Maurizio Beretta è stato il Direttore Generale della Confindustria montezemoliana, quindi facente parte di quella lobby romana sempre a caccia di poltrone "pesanti" che il sempre eccellente Dagospia ha soprannominato mirabilmente "lobbycontinua".
Ricordiamo che "lobbycontinua" è già ben rappresentata in Figc con il presidente Abete jr. già considerato da qualcuno come un "cameriere di Della Valle", altro componente della nota lobby.
Insomma, statene certi, se il manager scelto per gestire la spartizione dei diritti televisivi sarà il "curato di campagna" (altro soprannome inventato da Dagospia), la Juventus non conterà di più, i veri padroni saranno i nuovi onestissimi del calcio post-Farsopoli.
Tutto questo con l'ennesima benedizione di Montezemolo.

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giovedì 19 febbraio 2009

Presidenti, vil razza dannata!

A leggere la Gazzetta di oggi, la rielezione di Tonino Matarrese a presidente della Lega sta diventando un'impresa sempre più ardua. Anche Galliani, dopo una cena con Zamparini, pare si sia convinto che è inadatto a gestire “un miliardo di euro l'anno”.

Si sta facendo largo l’idea di Moratti, dunque, meglio una figura manageriale.

Diciamo la verità, Don Tonino non merita un trattamento di questo genere. Da buon democristianone vecchio stampo poteva essere una figura idonea per mediare tra i tanti interessi confliggenti dei presidenti. Ma Matarrese è uomo di mondo, sa che la gratitudine non è un sentimento diffuso, tantomeno tra i presidenti, pertanto, siamo certi, incasserà l’eventuale bocciatura con fair play.
Dopo, ovviamente, non gli rimarrà che accomodarsi sulla riva del fiume e guardarsi lo spettacolo.

Difficile, per noi, che la Lega riesca ad ottenere il miliardo di euro tanto agognato, ancora più difficile sarà trovare un manager di cui tutti i presidenti si possano fidare e infine sarà uno spettacolo osservare l’implosione della Legge Melandri sulla ripartizione dei diritti TV. A quel punto ci saranno polemiche enormi tra coloro che perderanno soldi dall’eventuale abrogazione di questa sciagurata legge e coloro che invece ci guadagneranno.

Tante contraddizioni, caro Don Tonino, che lei abilmente è riuscito a mascherare. Dia retta a noi, meglio godersi la mega rissa finale da spettatore esterno!

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mercoledì 11 febbraio 2009

Dai conflitti alle convergenze di interessi

Sfogliando il quotidiano “Italia Oggi” di ieri (pag. 20) abbiamo letto che la Lazio sta portando avanti una bella iniziativa legata al merchandising con la quale vorrebbe aumentare i propri ricavi.
Ottima notizia questa, ma continuando a leggere l’articolo abbiamo scoperto che i diritti pubblicitari all’interno dello stadio sono di competenza della Infront Italy, società che già detiene i diritti “pubblicitari, commerciali e marketing” del Palermo calcio.

Ci chiediamo cosa succederebbe qualora queste due società si scontrassero sul campo per un obbiettivo ambizioso, per esempio, l’entrata in zona Uefa.
La Infront Italy parteggerebbe (per convenienza economica) per l’una o per l’altra, oppure i contratti con le due società di calcio sono costruiti in maniera che, dal punto di vista economico, per essa è indifferente chiunque vinca sul campo?
Le nostre sono delle semplici domande da tifosi che vorrebbero sempre vedere prevalere sul campo il migliore, e dunque per fugare questi dubbi riteniamo che sarebbe bene che la Federazione e la Lega fissassero dei paletti precisi tali da evitare potenziali conflitti di interesse tra società e terzi ad esse collegati.
Questo non ci risulta sia stato fatto. In queste situazioni Lega e Federazione, evidentemente, considerano come possibile fonte di conflitto di interesse solo i casi di rapporti professionali tra consanguinei (vedi rapporti professionali intercorsi tra Moggi padre e figlio).
In tutti gli altri casi, forse, si ha solo convergenza di interessi.

Ci piacerebbe tanto sbagliarci, pertanto attendiamo dalla Lega e dalla Federazione le dovute correzioni.

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martedì 3 febbraio 2009

Marasma in Lega

Dietro l'apparente unanimità sul nome di Matarrese continua la lotta intestina relativa alle elezioni alla Lega Calcio. Antonello Capone (Gazzetta) ci informa che ieri vi è stata una riunione dei presidenti di Serie A e B nella quale si è deciso di allargare il consiglio della Lega fino a 20 posti. Insomma, nessun presidente di serie A è disposto a delegare a qualcun'altro. Tutti evidentemente hanno paura di essere fregati sulla ripartizione dei soldi derivanti dalla vendita dei diritti televisivi.

Altre notizie interessanti che apprendiamo da questo articolo sono una dichiarazione di Moratti dove si sottolinea che Matarrese è "Al momento l'unico candidato"; forse con quell' "al momento" il mecenate vuole cullare ancora l'idea di riuscire a piazzare un candidato a lui più gradito. Inoltre Zamparini lancia il suo grido di dolore: "Darò battaglia per l'abrogazione del decreto Melandri. Contesto la scelta di dividere i proventi tv in base alla storia dei club negli ultimi 40 anni: il Palermo sarebbe tra gli ultimi".

Insomma, il fuoco brucia sotto la cenere. Tutti i presidenti vogliono sedere nel consiglio di Lega per evitare forse colpi bassi, Moratti continua a considerare il voto a Matarrese come un
voto da farsi turandosi il naso e Zamparini vuole addirittura l'abrogazione di quella legge Melandri, fatta sull'onda di Farsopoli, e che ha visto decurtate di molto le entrate della Juventus, sebbene sia la società con più tifosi e più abbonati alla pay tv.

Visto tutto questo marasma possiamo dire, senza paura di essere smentiti, che uno dei massimi risultati del finto scandaletto del 2006, la legge Melandri, è stato inutile per sanare i problemi tra le società.

Modesta proposta: si rafforzino i poteri della Covisoc e si facciano fallire le società in coma finanziario, a quel punto si vedrà che con meno presidenti con l'acqua alla gola sarà facile trovare la quadratura del cerchio.

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mercoledì 28 gennaio 2009

Voto Antonio! Voto Antonio!


Fino a ieri non lo sapeva nessuno, ma tra una settimana in Lega Calcio ci saranno le elezioni; volute e deliberate ieri su tempi strettissimi non per evitare che si formassero partiti e partitini (come ha scritto qualcuno)m ma per "dare tranquillità e solidità al sistema calcio", come assicura Matarrese su Tuttosport; tempi tanto stretti che pare che il candidato a presidente sarà solo uno e cioè lui solo, Antonio Matarrese.

Sincero, modesto e altruista com'è ha riassunto su Tuttosport quello che potremmo dire è il suo programma elettorale con pochi punti ma di quelli che sono, appunto, tutto un programma. Il primo è "Questa è una Lega aperta, democratica e disponibile; non voglio elezioni ravvicinate per escludere altre candidature" e qui la sua sincerità c'è tutta; ha poi aggiunto, a conferma della sua modestia, "Il presidente non si ricandida, caso mai viene ricandidato"; per finire con il richiamo (sottinteso) alla passione disinteressata e all'altruismo per cui "Se l'assemblea lo riterrà opportuno io, nonostante i disagi, mi renderò disponibile".

La sua rielezione, da quello che si legge, viene data per sicura, anzi Tuttosport non esclude che avvenga per acclamazione, come se i 42 presidenti di A e B dicessero all'unisono "Voto Antonio! Voto Antonio!". Se poi qualcuno pensa di poter scherzare sul suo programma elettorale vorremmo invitarlo a riflettere "seriamente" su un'altra battuta detta a Tuttosport, una specie di slogan elettorale che, come si sa, spesso è la chiave dei grandi successi di popolo; la battuta è questa: "Penso che Matarrese non sia un problema, ma semmai la soluzione del problema".

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mercoledì 31 dicembre 2008

Supercoppa in Cina

E così la prossima Supercoppa sarà disputata a Pechino l'8 agosto 2009; l'ha comunicato la Lega aggiungendo che "l'invito è arrivato direttamente da Pechino". Sulla Supercoppa all'estero niente da dire, l'hanno già giocata in America e Africa, evidentemente vanno dove li porta il business; sul fatto, però, che ci abbiano invitato qualcosa da dire ce l'abbiamo. A noi sembra molto più verosimile che la Cina l'abbia cercata Matarrese un po' per il business, per guadagnarci tutti e sicuramente per favorire l'Inter che dalla gita a Pechino è quella che ci guadagnerebbe di più.

Il fatto è che l'Inter Brand (quella del figlio di Moratti che tre anni fa ha fatto finta di comprare il marchio dal padre) in Cina c'è già: nel 2007 ha costituito la Inter Brand Cina Co. Ltd. ed ha aperto l'anno scorso uno store a Shanghai e quest'anno uno proprio a Pechino. Per qualcuno, quindi, la Cina è veramente vicina e una partita dell'Inter a Pechino sarebbe proprio l'occasione giusta per smerciare un po' di magliette e di mercanzia varia, magari avanzata dalle celebrazioni del centenario.

Che l'Inter (Brand) punti sulla Cina l'ha scritto di suo pugno il figlio del mecenate nella Relazione al Bilancio al 30 giugno 2008 dove (a pagina 4) si parla non solo di negozi e di magliette da vendere ma anche di scuole calcio da aprire su tempi brevi; tutto questo perché, così assicura il mecenate junior, i cinesi che fanno il tifo per Cambiasso e Burdisso sarebbero addirittura 50 milioni, un record da mettere a frutto.

Con queste premesse la scelta di Pechino non sembra casuale, necessita solo che una delle due finaliste sia l'Inter ma su questo Matarrese e la Lega pare che si sentano tranquilli; non casuale ma semmai attentamente studiata e perfettamente allineata col corso del nuovo calcio pulito di Matarrese dove, senza che nessuno si scandalizzi, l'indagine sui bilanci pacchianamente irregolari dell'Inter sta chiusa per due anni nei tiretti della scrivania di Palazzi e poi si conclude con un bel patteggiamento, gli arbitri possono convalidare i gol dell'Inter in fuorigioco tanto tutti dicono (anche Cobolli Gigli) che lo fanno involontariamente, il mecenate può essere accusato in un'aula di tribunale di aver dichiarato il falso alla giustizia sportiva sui pedinamenti e lo spionaggio e nessuno ha niente da obiettare.

Di questo nuovo corso Antonio Matarrese ha recentemente "tratteggiato" i presidenti delle varie società e sul mecenate è stato chiaro e sintetico: "un gran signore che c'è ma non si vede". La scelta di Pechino, a pensarci bene, potrebbe significare che non si vede ma si fa sentire: proprio come deve fare "il signore" del nuovo calcio del dopo-Moggi.

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mercoledì 5 settembre 2007

Cercavamo uno "strapuntino".

«Non verrò più in assemblea se non per alcune questioni. Spero che la mia mancata elezione non sia un fatto personale. La vittoria di Davide su Golia? No, quella di Masaniello». Con queste parole Cobolli Gigli ha commentato la sua bocciatura come Consigliere di Lega dopo aver dichiarato anche: «Me l'aspettavo perche' questa votazione viene da un'assemblea che aveva gia' dato segnali di aggregazione di alcune societa».
Allora perchè offrirsi come "agnello sacrificale" e metterci la faccia?
Generalmente, quando si partecipa alle elezioni con una coalizione debole ed è forte il rischio della sconfitta, non si brucia un candidato credibile e se ne sceglie uno disposto a farsi bruciare.
Hanno perso tutte le Grandi, che appoggiavano Cobolli, ma la Juve ha perso due volte.
Nella partita che sancirà i criteri di distribuzione dei diritti televisivi non avranno voce in capitolo. Le altre Grandi, però, hanno il loro "strapuntino" nelle Istituzioni del calcio: Galliani e Moratti sono Consiglieri della FIGC, la Sensi e Lotito sono, rispettivamente, Vice Presidente Vicario e Consigliere della Lega Calcio.
Alla Juve come "strapuntino" è rimasto quello che Cobolli scelse al momento della consegna all'Inter della Coppa dello Scudetto "scippato" alla Juve: la toilette.
Per la prima volta, dal dopoguerra, non abbiamo nessun ruolo di rappresentanza nelle Istituzioni del calcio. Per cercare di arrivarvi si è accettato il metodo della spartizione delle poltrone, rinfacciato dai "moralisti" a Moggi e Giraudo. Non è neppure riuscito. Chi si è proposto come "nuovo", chi era stato "invitato" a riscrivere le regole, si è adeguato a quelle vecchie "spartitorie" ed è stato anche bocciato. Ne usciamo con le ossa rotte.

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