mercoledì 10 febbraio 2010

Le regole sono fatte per...


... essere in qualche misura aggirate. Si sa come vanno queste cose.
Ruggero Palombo, 3 febbraio 2010, Radio Radio.

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sabato 2 gennaio 2010

Riprende la fiera dei sogni

Con l'anno nuovo riparte il mercato dei sogni. La Juventus è senza dubbio la società che dovrebbe risolvere le forti contraddizioni di una campagna acquisti estiva senza capo né coda. Compito alquanto arduo quello di Bettega, visto che sarà necessario trovare la quadratura con gli investimenti estivi. Ulteriori errori potrebbero rivelarsi fatali, compromettendo sia la stagione sportiva che il prossimo mercato, visto che non crediamo che l'azionista di riferimento conferirà risorse fresche in caso di ulteriore depauperamento del valore dei propri atleti. Dunque bisognerà acquistare tentando di rivitalizzare i pezzi pregiati acquistati a luglio da Secco.
Si parla di un regista, Ledesma, del sempreverde D'Agostino e del galactico (sic) Gago. Poi, forse, anche di un terzino sinistro. A proposito di terzini sinistri: per fortuna si parla di cessione in prestito di Molinaro in Spagna, altrimenti con l'arrivo del possibile nuovo acquisto saremmo a quota quattro in organico, roba da Inter dei tempi d'oro. Infine, parte il giovane Ariaudo per Cagliari. In bocca al lupo.

Pare evidente, comunque, che dopo la catastrofe della gestione Secco-Castagnini, a Bettega siano rimaste poche risorse sia in termini di danaro che di atleti da vendere. Nessuno pare disposto a prendere Tiago, mentre il procuratore di Giovinco continua a pestare i piedi contro il prestito del suo assistito. Sembra che Pasqualin preferisca la cessione (con buonuscita?) o al limite far attendere a Sebastian tempi migliori in casa bianconera. Anche in questo caso, l'impressione è che a Torino sia lacunosa la gestione dei calciatori (e dei loro procuratori), sulla falsariga di quanto avveniva in casa neroazzurra fino a qualche anno fa. Troppi preferiscono rimanere alla Juve se non vengono soddisfatti nelle loro richieste, sia in termini di destinazione che in termini di "liquidazione", basti pensare ai vari Tiago e Poulsen.

In casa Inter solo movimenti minori, almeno fino ad ora: Suazo al Genoa. Però dal punto di vista delle alleanze sembra di capire che il Genoa sia diventato un feudo di Moratti. Infatti già si parla di un accordo con Preziosi per il giovane talento, in comproprietà con il Bari, Ranocchia.
La possibile bomba per questa estate proviene sempre da Milano: Maicon al Manchester City e rilancio di Moratti che reinveste quanto ottenuto dallo sceicco per portare a Milano il talentuosissimo spagnolo Fabregas. Ora, sicuramente la bomba è più un desiderio degli interisti che un affare intavolato e, se è probabile che lo sceicco non batta ciglio di fronte alle richieste di Moratti per Maicon, è tutto da dimostrare che a Londra siano disposti a cedere Fabregas. Senza contare poi la concorrenza delle spagnole, sempre munifiche economicamente e con un parco giocatori da inserire nella trattativa tale da far ingolosire i Gunners.
Sia come sia, due cose sembrano chiare:
1) L'Inter vuole finanziare le sue operazioni vendendo i migliori giocatori, così come fatto con Ibrahimovic. Le spese folli sembrano finite anche a Milano.
2) Moratti è entrato a pieno titolo nel "grande gioco" tra le migliori società europee. Finalmente può trattare da pari a pari (o quasi) con i migliori d'Europa. Vedremo se ha "il manico".

Sotto questo aspetto, ritornando alla Juve, Bettega ha un altro duro compito: quello di riguadagnare posizioni nell'Olimpo del calcio europeo. Non abbiamo più giocatori da scambiare con le grandi società, e tanto meno abbiamo i soldi per competere con esse.
Un'altra delle mille sfaccettature del disastro del trio Blanc-Secco-Castagnini.

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mercoledì 8 luglio 2009

Inchiodali alla tribuna, Claudio!

Claudio Lotito questa volta non le ha mandate a dire. Pandev e Ledesma vogliono lasciare la Lazio? Qualcuno li vuole comprare? "Vanno portate alla Lazio le somme concordate, altrimenti restano alla Lazio. Ho già preparato i chiodi per inchiodarli alla panchina della tribuna. Vanno rispettate le regole, non accetto coercizioni o pressioni da parte di procuratori e da parte di nessun altro". Aggiunge poi un'altra frase, altrettanto pesante: "Le estorsioni le andassero a fare altrove".

Guai della Lazio a parte, Lotito sottolinea le patologie di un sistema che, nel corso degli anni, ha progressivamente spostato verso i giocatori (e i loro procuratori) i rapporti di forza nel mondo del calcio. E che ha aperto la strada a prevaricazioni e eccessi.

I contratti non valgono più. Basta che un terzino infili quattro o cinque partite buone di fila per vedere il suo procuratore (che ovviamente lavora a percentuale) presentarsi in società e richiedere un "ritocco" del contratto, altrimenti il suo protetto si guarderà intorno perché "non avverte più gli stimoli giusti", "non si sente valorizzato", "pensa di essere vittima di un’ingiustizia".

Naturalmente il ritocco del contratto è sempre e soltanto in una direzione sola, al rialzo. Non c’è mai nessuno che va dal suo presidente a dire: "Siccome quest’anno ho fatto schifo dimezzatemi l’ingaggio". Oppure: "Visto che non ho reso secondo le attese, cedetemi a chi volete". Nemmeno questo è possibile, perché la frase generalmente è: "Cedetemi alla squadra di una città di gradimento di mia moglie".

I club naturalmente sono terrorizzati, perché in genere questi comportamenti preludono a una perdita economica. Sia che lo stipendio venga "ritoccato", sia che l’eventuale cessione del giocatore si trasformi in una svendita. Sia che, infine, un patrimonio della società (come in effetti i calciatori sono) rimanga inutilizzato e veda il proprio valore precipitare a zero in due o tre anni.

Però forse l’unica strada per spezzare questa spirale folle è proprio quest'ultima: fermare quei giocatori che si rendono colpevoli di comportamenti scorretti. Non farli giocare.

Certo, un'azione coordinata tra presidenti sarebbe l’ideale. Un patto che li impegni a non avvalersi delle prestazioni dei calciatori "ribelli". Ma un accordo del genere è un'utopia in un mondo in cui c'è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo di tutti gli altri messi insieme.

E allora forse c'è bisogno di qualcuno che dia il buon esempio e che dica: o la piantate o perdete un anno di carriera e vediamo se vi conviene. Lotito è il tipo di presidente capace di farlo.

E allora forza Claudio, inchiodali alla tribuna. E vediamo chi vince.

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