martedì 16 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, non le curve!


La strategia è la stessa usata per i cori idioti contro Balotelli: se c'è di mezzo la Juve, tra Milano e Roma, in una specie di gioco concordato a tavolino, c'è la gara a chi fa il più moralista e a chi pretende le pene più esemplari. Con Balotelli il gioco è riuscito, domenica ci hanno riprovato con gli incidenti di Juve-Genoa e le bombe carta.

Di bombe carta a Roma stanno facendo collezione dall'inizio del campionato: ci sono state quelle idealmente indirizzate alla Sensi, quando la Roma non vinceva, quelle indirizzate a Lotito quando perdeva le partite e anche ai giocatori, e nel mezzo quelle bipartisan del derby, con i tifosi che se le scambiavano tra di loro. Nessun giornalista ha osato fiatare, gli ispettori di Palazzi hanno approfittato per derubricare le bombe carta a petardi, e così ancora l'altra domenica i tifosi della Roma sono stati autorizzati ad andare in trasferta a Firenze, dove hanno logicamente inscenato la solita zuffa pre-partita.

Domenica, invece, c'era di mezzo la Juventus e così è scattato il moralismo a senso unico, il famoso fare il frocio col culo degli altri: a Novantesimo Minuto hanno fatto sentire l'arrabbiatura del capo della Polizia; Repubblica e Corsera hanno commissionato i soliti pistolotti sulle pene esemplari, per cui ieri i due giornali parlavano di prossima partita della Juve a porte chiuse, e di quella col Genoa che era da sospendere.

Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.

A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono.

Aspettiamo ora le decisoni della Giustizia Sportiva, e intanto ci sentiamo di dare un modesto suggerimento al Viminale: sperando di ridurre la violenza negli stadi, valutate di chiudere semmai le redazioni sportive, e non le curve; valutate bene se le bombe di carta sparate sui giornali e in televisione non siano le mamme di tutte quelle che poi scoppiano negli stadi.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

giovedì 11 febbraio 2010

Politica laziale


Lo scrivevamo giusto pochi giorni fa: le squadre romane godono di un trattamento speciale rispetto a tutte le altre. Trattamento politico, verrebbe da dire. Del resto Roma non è "a' Capitale"?

La traballante posizione in classifica della Lazio e i mugugni degli elettori-tifosi hanno immediatamente fatto scattare il campanello di allarme nei palazzi romani. Si sprecano le grida di dolore da destra (Gianni Alemanno, sindaco di Roma) e da sinistra (Montini, vice presidente della Regione Lazio).
Il fatto curioso è che da entrambe le parti si fa la premessa che la politica non deve occuparsi di calcio, premessa che ricorda il famoso proverbio della gallina che ha fatto l'uovo per prima.
Poi i politici si lanciano nei soliti peana su Roma che non merita "una squadra in tilt", e le solite promesse di aiuto.
Come se fino ad ora di aiuto le squadre romane ne abbiano avuto poco. Nessuno si è dimenticato dei contributi previdenziali evasi dalla Lazio (gestione Cragnotti), che lo Stato ha accettato di ricevere in comode rate ventennali. Nessuno si è dimenticato dei debiti della Roma con Unicredit, e dei costanti interessamenti di illustri tifosi da destra e manca per il salvataggio della società.
Verrebbe da pensare che qualche pressione politica sia arrivata anche quando qualcuno fu colto con i regali per gli arbitri tra le mani (leggi Rolex in oro). In quel caso tutti d'accordo: semplici cadeaux, solo romano buon cuore.
Certo poi ci sarebbero altri, brutti, sporchi e cattivi, sotto processo per aver fondato una associazione a delinquere simile alla mafia e alla P2, che regalava all'arbitro la maglietta di Kapò (vedi vignetta). Ma si sa, se a Torino regalano una maglietta si tratta di tentativo di corruzione, se a Roma regalano Rolex in oro si tratta di buon cuore. E poi Roma, Caput Mundi, è come la moglie di Cesare; senza passato, e al di sopra di ogni sospetto.

Una situazione grottesca e tristissima, tanto più in questo periodo storico dove l'Italia è piena di fabbriche occupate da operai in rivolta per un posto di lavoro (e una vita) che sfugge via.
Ma i politici (di destra, centro e sinistra) hanno altro a cui pensare. Forse perché nella Capitale le fabbriche non esistono. Loro sono "a' Capitale", e hanno i Ministeri.
Chissà che per svegliare questi politici non sia necessario arrivare al default dello Stato. A quel punto i ministeriali senza stipendio saliranno sui tetti dei ministeri. Naturalmente armati di sciarpetta della Maggica o del Piovarolo al collo. Auguri.

Drago di Cheb

Etichette: , , , , , , , ,

martedì 9 febbraio 2010

Assalto a Lotito?

Vi risparmiamo i predicozzi. L'assalto di oggi al centro sportivo della Lazio da parte di un migliaio di tifosi non può essere considerato una sorpresa. Forse lo sarà solo per chi si abbevera dai mezzi di informazione tradizionali, soprattutto se romani.
Dal punto di vista calcistico Roma è una polveriera in perenne rischio di esplosione. Radio locali sempre pronte a fomentare il vittimismo, un tifo caldo e appassionato, una organizzazione capillare degli ultras e inoltre personaggi equivoci che questo tifo vorrebbero incanalare per fini poco chiari.
Una miscela esplosiva che ha causato negli anni episodi inquietanti: assalti a caserme e commissariati, accoltellamenti selvaggi ai glutei dei tifosi inglesi, pressioni alle proprietà (spontanee o ordite da qualcuno?) affinché cedessero le quote di controllo dei due club.
Un po' di tutto. E l'episodio dell'assalto a Formello potrebbe nascondere, come già avvenuto in passato, una pressione a Lotito affinché ceda la società, cosa che tra l'altro non sarebbe una novità.

Il punto è che questa situazione folle non viene descritta come meriterebbe dai giornali e dalle TV.
Tutti pronti però a chiedere condanne e chiusure dello stadio per dei semplici cori, seppur idioti e deprecabili, contro un giocatore di colore. Si guarda la pagliuzza nell'occhio di qualcuno, e non si vede la trave nell'occhio di qualcun'altro.
Perché questo doppiopesismo? Perché questa doppia morale? Sembra normale che la Questura di Roma distolga dai servizi a tutela del cittadino centinaia di poliziotti per proteggere da un assalto folle il centro sportivo di una squadra di calcio?
Eppure, vedrete, anche questa volta su ciò che accade a Roma cadrà la solita coltre di omertà e silenzio.
La cosa migliore sarebbe stata lasciar fallire chi meritava di fallire. Qualche anno di riposo avrebbe fatto bene anche ai tifosi troppo esagitati, manovrati o meno che siano.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 30 gennaio 2010

Cucù, la Mafia non c'è più

Ai tempi in cui si parlò di un approccio della Juventus della Triade nei confronti del giocatore del Bayern Sagnol le polemiche furono roventi. Addirittura il Presidente della società bavarese, l'ex interista Rummenigge, dichiarò al giornale scandalistico tedesco Bild che: "Non sono gentiluomini, questa è mafia".
Ovviamente i mafiosi erano i vecchi amministratori juventini.
Nonostante le pesanti accuse la cosa finì lì, in realtà non vi era alcuna prova di un comportamento scorretto della Juventus ma, nonostante questo, i giornali furono ben lieti di rilanciare l'accusa e di creare polemica. Del resto il sentimento popolare si crea anche così. Calunnia, calunnia qualcosa rimarrà.
Ora, invece, ad essere sotto accusa per comportamenti scorretti ai danni della Lazio è l'Inter. Pare che i contatti con Pandev siano cominciati in periodi non permessi dalle normative. Va ricordato che, sebbene tutti siano innocenti fino all'ultimo grado di giudizio, questa inchiesta non si basi su sensazioni e su dicerie anonime: lo stesso commissario tecnico della Macedonia ha dichiarato pubblicamente che i contatti illegali ci furono.
Nonostante tutto questo, nessuno in questo caso lancia accuse sanguinose o offensive.
Ora la Mafia nel calcio non c'è più. Ora non c'è un sentimento popolare da rinfocolare.
Gli articoli di giornale sono uguali per tutti, ma per alcuni sono ancora più uguali che per gli altri.

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 16 novembre 2009

Modello Triade per gli stadi italiani

Piano piano le nebbie della disinformazione e della confusione si stanno diradando sull'annosa questione degli stadi di calcio. Il modello che sempre di più appare vincente è quello ideato dalla Triade juventina e dal Comune di Torino: l'acquisto dello stadio comunale da parte della società di calcio cittadina.
La relativa ristrutturazione è a carico della società di calcio, che però usufruisce della possibilità di costruire alcune strutture commerciali tali da garantire la sostenibilità dell'investimento.

Diciamo questo perché anche a Napoli e a Cagliari si sta scegliendo questa strada, che senza dubbio è la più efficace, oltre che la migliore dal punto di vista sociale.
Infatti si evita un danno al Comune (e a tutti noi), che così evita l'azzeramento (o quasi) del valore di uno dei suoi asset. Azzeramento che sarebbe quasi certo nel caso in cui venisse concessa l'autorizzazione per la costruzione di uno stadio ex novo.
Dall'altro lato, evitando la concessione edilizia per un nuovo stadio si tutelano le città anche sotto l'aspetto paesaggistico: le aree dove può essere costruito uno stadio (con annessa e inevitabile colata di cemento) non sono infinite, e sono per di più preziosissime se si tratta di zone verdi.

Ora, non rimane che attendere che queste semplici considerazioni vengano fatte anche a Roma. E che, di conseguenza, vengano bloccati i progetti che prevedono la costruzione del terzo e quarto stadio della città (con annesse mega colate di cemento per cubature pari a quelle di piccole città di provincia).
Se il Coni (proprietario dell'Olimpico) e il Comune di Roma hanno paura di copiare un progetto architettato dalla Triade bianconera, possono sempre dire di essersi ispirati al sindaco Chiamparino. Ciò che conta è il risultato.

Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 11 novembre 2009

Da Mezzaroma a Tuttaroma

La situazione della Roma ci viene descritta come disperata. Meglio ancora, ad essere disperata dovrebbe essere la situazione della famiglia Sensi, oberata di oltre 330 milioni di euro di debiti nei confronti di Unicredit. Sia chiaro, molti di questi debiti hanno origine negli anni ruggenti della gestione allegra della Roma da parte di Sensi padre, evidentemente ben coadiuvato da Franco Baldini.
Poi, questi debiti sono stati spostati con apposite alchimie finanziarie alle società (Roma 2000 e Italpetroli) a monte di AS Roma. L'obiettivo apparve chiaro fin dal primo momento: consentire all'asset più prezioso del gruppo Sensi di iscriversi al campionato di calcio, iscrizione altrimenti preclusa viste le regole sui bilanci.
Tutto questo armeggiare è senz'altro stato utile per guadagnar tempo in attesa di tempi migliori. Sfortuna ha voluto che i tempi migliori non siano arrivati, nonostante la retrocessione della Juve abbia dato una bella mano grazie alle qualificazioni in Champions.
E ora tutte le contraddizioni della strategia escono a galla: Unicredit ha addirittura iniziato a requisire gli alberghi dei Sensi, e addirittura tratta con la famiglia per arrivare alla vendita della Roma. Evidentemente l'unico modo per abbattere il debito.

E qui però deve esserci qualche problema: secondo il Corriere dello Sport, Unicredit spingerebbe per la vendita all'imprenditore farmaceutico romano Angelini, coadiuvato dall'immobiliarista Mezzaroma.
Fosse vera questa ipotesi, la cosa sarebbe straordinaria: Mezzaroma è anche socio (oltre che cognato) di Lotito nella società S.S Lazio S.p.A. Sì, avete capito benissimo, rischieremmo di avere un soggetto socio di ambedue le squadre romane. Con buona pace dei paroloni sul conflitto di interessi (che evidentemente vale solo tra Moggi e suo figlio), e una pernacchia alle rivalità cittadine.

Un calcio sempre più sommerso da infinite contraddizioni. E Petrucci e Abete dormono il sonno del giusto, probabilmente in attesa delle grandi abbuffate dell'Olimpiade 2020 o dell'Europeo 2016.

Etichette: , , , , , , , , ,

sabato 24 ottobre 2009

Stadi: tra grandeur e furbaggine

Abbiamo letto con stupore il pezzo di Fulvio Bianchi nella sua rubrica "Spy Calcio", questo perché il giornalista è molto addentro alle cose di politica sportiva.

Nel suo articolo ci racconta che ci sono problemi per quanto riguarda la legge, in fase di approvazione, sugli stadi. Bianchi se ne rammarica, e secondo noi fa male.
In realtà la legge sugli stadi (ma il medesimo discorso si può fare anche sulle candidature farsesche per ospitare le Olimpiadi) non sta incontrando problemi per la cattiveria dei politici: semplicemente stanno, piano piano, affiorando le contraddizioni.

L'organizzazione di una Olimpiade, per esempio, non deve essere portata avanti con l'unico scopo di impostare un'operazione di "Keynesismo sportivo", per dare dei contributi a pioggia ad una città e al suo territorio circostante. In realtà, in Italia si vorrebbe fare questo, e di conseguenza scoppia la guerra tra poveri.
Le Olimpiadi, generalmente, per il paese ospitante rappresentano il premio del mondo per il suo forte sviluppo economico e politico (non a caso l'Italia le ospitò nel '60 in pieno boom economico). Inutile fare gli esempi della Cina o del Brasile, tutti abbiamo capito che è così. Chi crede di risolvere i propri problemi economici con un'Olimpiade sbaglia di grosso e questo lo sa, presumiamo, anche il Cio.

Per gli stadi, in scala minore, il discorso non cambia: non si può pretendere di costruire uno stadio per risolvere i problemi di insolvenza delle società di calcio.
Se passa questa impostazione, allora, per costruirlo è necessario concedere cose che non stanno né in cielo né in terra. Infatti, la Lazio propone di costruire una città, al fine di rivendere appartamenti e locali commerciali, per ricavarci lo stadio gratis. Medesimo discorso vale per la Roma.
Senza contare il fatto che, secondo Legambiente e Wwf, si vanno ad intaccare spazi soggetti a vincoli ambientali o archeologici. Non si può sperare che, in onore al dio pallone, si sacrifichi tutto. Era ovvio che, presto o tardi, qualcuno si sarebbe opposto.
Abbiamo fatto l'esempio di Roma e Lazio ma, sia chiaro, il discorso vale per tutte le società.

Senza contare il fatto che, a nostro umile avviso, un supplemento di indagine è quanto mai necessario anche per valutare al meglio la sostenibilità economica delle proposte. Diciamo questo perché la situazione dell'immobiliare è critica in tutto il mondo, sia nel ramo commerciale che nel ramo residenziale. L'Italia non fa eccezione (sebbene il mercato italiano abbia alcune peculiarità). Vogliamo parlare, per esempio, del caso Zunino? Vogliamo parlare dell'Expo 2015 di Milano?
Siamo sicuri, insomma, che un mega investimento nell'immobiliare (a debito, per giunta!) sia la salvezza per le squadre di calcio ultraindebitate? Noi, senza un supplemento di indagine e di riflessione da parte del Parlamento e degli Enti Locali competenti, abbiamo paura che l'operazione rischi di diventare la pietra tombale del calcio italiano.

Lo ripetiamo da tempo: la strada maestra è quella del risanamento dei conti, con valorizzazione dei settori giovanili e ingaggi più bassi. Tutte le altre strade sono solo dei pericolosi salti in avanti. Siamo stati i primi a dirlo, per fortuna, ora, altri si stanno svegliando.

Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 30 settembre 2009

Quasi, quasi mi faccio uno stadio

Bello, veramente bello il progetto del nuovo stadio della Roma, tanto bello che ieri la Sensi, presentandolo, non ha trattenuto le lacrime: bello perché il pubblico è come se fosse in campo, bello perché cambia colore in base alla posizione del sole, ancora più bello perché alla Roma non dovrebbe costare neppure un euro. Anzi, come nel miracolo dei pani e dei pesci, dovrebbe contribuire a moltiplicare i ricavi per pagare i 330 milioni di debiti con Unicredit.

E non è il solo; scrive Repubblica che di progetti del genere in circolazione ce ne sono 39, per un investimento di 6 miliardi e tutti con tanto di cubatura inclusa nel prezzo; cioè i progetti economicamente si reggono sul fatto che si costruiscono tanti cinema, centri commerciali, ville e case popolari che il costruttore lo stadio può anche permettersi di regalarlo.
Ci sono ancora dei dettagli da sistemare, tipo viabilità, infrastrutture, compatibilità ambientale e cose del genere, ma i 39 presidenti non si sono scoraggiati; a quanto pare negli ultimi anni si sono dedicati anima e corpo a farsi fare dei bei progetti. Il protagonista anonimo della vecchia canzone di Gaber, davanti ad una vita sprecata e a una brutta giornata quasi quasi si faceva uno shampoo, i tempi sono cambiati e i nostri presidenti davanti al pericolo che i creditori mandino l'ufficiale giudiziario quasi quasi si fanno uno stadio.
Quello che ci ha pensato più a lungo scrivono sia Claudio Lotito, ha assicurato che ci pensa dal 2004 e adesso vuole presentare anche lui un bellissimo progetto: costo di 800 milioni, 600 ettari di terreno accatastato come agricolo e di proprietà del suocero Mezzaroma, a progetto ultimato ci sarebbe una città di medie dimensioni e in mezzo anche un campo di calcio; ci vorrebbero, a proposito di dettagli, una nuova stazione, uno svincolo autostradale e un approdo in battello sul Tevere (ci permettiamo di suggerire che manca un aeroporto).
Sarebbe il nuovo Stadio delle Aquile, ma probabilmente neanche loro oserebbero progetti così arditi, perché pure Lotito, come la Sensi, conta di non metterci neppure un euro.
Belli, veramente belli i progetti dei nuovi stadi dove ci guadagnano tutti, le famiglie e gli ultras, i proprietari dei terreni e i costruttori, Totti e tutti quelli come Totti.
Un miracolo tutto italiano che, verrebbe da dire in conclusione, confermerebbe la tesi di Petrucci e Abete secondo la quale le nostre società quanto a bilancio stanno meglio di quelle inglesi, spagnole e tedesche; basterebbe appunto realizzare tutti questi progetti di stadi nuovi.
Intanto chissà che i 39 presidenti quasi quasi non si stiano facendo anche loro uno shampoo.

Etichette: , , , , , , , , ,

venerdì 18 settembre 2009

La memoria di Dino Baggio

Come tutte le settimane, almeno un paio di personaggi si sentono in dovere, dalla panchina dei giardinetti dove godono la meritata pensione, di rilasciare dichiarazioni per giustificare i fallimenti (inevitabili nella vita) della loro carriera.

Questa settimana, il premio per la dichiarazione più strampalata spetta a Dino Baggio: "Ricordo che annullarono un gol a Cannavaro che nessuno ancora oggi sa perché è stato annullato. Se vincevamo noi avevamo lo scudetto, poi ho visto che l’ha vinto la Juventus".
Ecco, ovviamente la causa dei propri insuccessi è la Juventus. Come dubitarne del resto. C'è solo un piccolo problema, il pensionato Dino Baggio ricorda male, infatti l'anno del gol di Cannavaro lo scudetto non lo vinse la Juventus. Se lo portò a casa, grazie allo tsunami perugino, la Lazio.
Povero Baggione, la memoria inizia a fargli difetto.

A noi no, invece. Noi ricordiamo benissimo anche chi era il presidentissimo, magnate del latte e supermecenate,che foraggiava il suo Parma. Trattasi di quel gran signore di Calisto Tanzi. Quello del crack Parmalat, che ha lasciato in brache di tela decine di migliaia di risparmiatori.
Una storia edificante, non manca nulla, dalle miliardate scomparse nel nulla, alle regalìe ai politici, fino al classico collaboratore caduto dall'immancabile cavalcavia.

E voi credete che il signor Tanzi si facesse fregare da Luciano Moggi?
Forse il problema proprio qui sta: l'Italia è destinata a fare una brutta fine, se le persone non la smetteranno di credere alla favola moderna, dove immancabilmente alla fine arriva la cattivissima Zebra che si mangia il Diavolo, il Biscione, il Grifone, la Lupa.
Meglio le favole antiche di Fedro.... anche gli animali stanno al proprio posto.

Etichette: , , , , , , , , ,

giovedì 17 settembre 2009

L'ostinazione dei fatti

I fatti sono ostinati, c'è poco da fare. In un modo o in un altro, quando tutto sembra finito nel dimenticatoio, tornano a galla. Anche se tutti ("federali", giornalisti, tifosi antijuventini) vorrebbero che si dimenticassero.

In Argentina, infatti, pare tenga sempre banco lo scandalo passaporti: quello fatto scoppiare dal Console italiano a Buenos Aires per gravi irregolarità in merito alla concessione della cittadinanza italiana a circa settecento persone. L'Alta Corte argentina ha infatti convalidato gli arresti ordinati a partire da questa inchiesta.
Manco a farlo apposta, in tutta questa squallida storia c'è di mezzo quella Maria Elena Tedaldi condannata dal Tribunale di Roma per essersi inventata di sana pianta un antenato italiano di Veron. Antenato che, come si suol dire, cadeva proprio "a fagiolo", perché Veron, fornito di passaporto italiano, liberava un posto in squadra ad un altro extracomunitario.

E qui ci sono rivenuti in mente dubbi e domande che ormai sembravano caduti nel dimenticatoio.

Come può essere considerato legittimo lo scudetto "lagunare" vinto dalla Lazio, visto che schieravano, grazie a un passaporto falso, un extracomunitario in più?

Poi, una piccola considerazione in ordine a Calciopoli: ma come è possibile che la Juve di Moggi, Giraudo e Bettega, che in teoria condizionava i campionati, se li facesse poi fregare (con mezzi che bonariamente definiamo imbarazzanti) dalle cosiddette "vittime del sistema"?
C'è qualcosa che non torna. Se la cupola ipotizzata dai PM napoletani esisteva veramente, senza dubbio era la cupola più scalcinata della storia.

Etichette: , , , , , , , ,

domenica 13 settembre 2009

Tre immagini e un gamba

Questa mattina, dopo aver concluso il riposo dei giusti, abbiamo gustosamente aperto la pagina dello sport de La Repubblica, consci del pericolo a cui andavamo incontro.
Malgrado il titolo "Juve di forza", il sospetto che la mazzata arrivasse nelle pagelle era più che fondato (la cronaca è stata volutamente saltata a pié pari, in quanto è stata sufficiente quella di Caressa e Bergomi). L'inviato Emanuele Gamba non ha tradito le attese ed ha assegnato un bel 5 all’arbitro Gervasoni, reo di "aver avuto un occhio di riguardo per la Juve, e non solo quando annulla il goal di Mauri".
Gli occhi, increduli, strabuzzano ulteriormente: una costellazione di imprecisioni e livore antijuventino concentrati in due righe: semplicemente incredibile. La prima domanda che sorge spontanea è: avrà visto la partita su Inter Channel o su Sky?
La seconda è: come può un navigato inviato non sapere che se l'arbitro fischia prima che la palla entri in rete non si può parlare di gol annullato?
La terza: di quale occhio di riguardo sta parlando? Delle ammonizioni non comminate a Dabo (entrata con piede a martello su Diego nei primi minuti) e a Baronio per ripetuti falli da tergo? oppure dei fuorigioco fischiati erroneamente ad Amauri?
Passiamo all'azione incriminata, quella della nuova Triade (Cobolli, Secco e Blanc), quella che dimostra come nulla sia cambiato, in primis il sentimento popolare, quello dell'alibi della sconfitta. Navigando per il web compaiono queste immagini:




Come potete vedere, al momento della punizione di Kolarov, Diakité si trova oltre la linea dei difensori, in offside netto. In questa immagini si può inoltre notare l'esistenza del contatto tra Legrottaglie e l’onestissimo Cruz: la spinta ad opera dell'ex nerazzurro e l'intreccio di gambe (la famosa ancata a proteggere il pallone) causano la caduta del bianconero.
Altresì apprezzabile è la posizione dell'arbitro, il quale ha la visuale completamente sgombra e può valutare come il difensore fosse in anticipo sulla palla, che avrebbe tranquillamente gestito se solo non avesse subito il fallo.
Siamo alle solite: le tv e i giornali omettono, mistificano e spargono veleno sulle vittorie bianconere, addirittura alterando la realtà. Questo, per certi versi, è rincuorante: forse i tempi della simpatia sono finiti.
Per quanto riguarda le nostre pagelle, Emanuele Gamba merita voto 4: ha entrambi gli occhi chiusi quando segue la partita su Sky dal divano di casa. In compenso li ha aperti molto bene quando segue la moviola sulle altre emittenti. Bastano tre immagini, però, per renderlo inerme.

Etichette: , , , , , , , ,

Furia repubblichina

Nell'immagine il fuorigioco netto di Diakité in occasione del gol annullato

Tra i commenti faziosi e fuorvianti della stampa e della tv italiana sulla vittoria della Juve a Roma merita il posto d'onore quello di repubblica.it: "la Juve va avanti a colpi di vittorie e spintarelle arbitrali, come ai vecchi tempi che qui ricordano con struggente malinconia".
Sorvoliamo sul fatto che l'arbitro ha sbagliato molto, ma sfavorendo tutte e due le squadre, basti pensare che Amauri lanciato a rete è stato fermato un paio di volte per fuorigioco inesistente, e che alla Lazio sono stati condonati almeno un paio di cartellini.
Quasi tutto si può fare come cronisti, accettiamo anche la disinformazione attraverso l'omissione dei fatti sfavorevoli alla tesi che si vuol portare avanti.
Ma il manganello della calunnia lo riteniamo inaccettabile: dire che la Juve vince con "le spintarelle" vuol dire ipotizzare che la Juve venga aiutata (sic) volontariamente dagli arbitri, e dunque adombrare l'esistenza di un illecito sportivo e di un reato penale.

Vogliamo sperare che la Juventus, società quotata in Borsa, prenda immediatamente tutti i provvedimenti necessari a tutela della propria immagine e della propria reputazione, così da evitare futuri danni patrimoniali agli azionisti, grandi o piccoli che essi siano.

A Repubblica, da parte nostra, solo lo sdegno da lettori e cittadini. E pensare che si vantano di essere uno dei pochi giornali liberi e democratici presenti in Italia, talmente libero e democratico da chiamarsi proprio "Repubblica".

Etichette: , , , , ,

Stadiopoli romana

Continua la saga delle società romane: in questi giorni verrà presentato il progetto per il nuovo stadio della Roma. Non si capisce come una società in grandi difficoltà economiche possa fare un investimento così importante. Dove prenderanno i soldi?
Alcune indiscrezioni non confermate ipotizzano una realizzazione in "project financing". Ovvero qualcuno ci mette i soldi, però per un numero congruo di anni avrà modo di sfruttare gli spazi commerciali dell'impianto, così da poter rientrare dell'investimento.
Da notare che la società che si accollerà le spese di realizzazione molto probabilmente dovrà ricorrere alle banche per reperire la liquidità necessaria. E qui forse vi è qualche problema, visto che Unicredit da un lato continua a trattare con l'imprenditore Angelini la cessione della società, e dall'altro non parrebbe intenzionata a concedere ai Sensi la ristrutturazione del debito necessaria per imbarcarsi in un progetto così impegnativo.
Forse, chissà, hanno paura di ritrovarsi esposti in maniera ancora più pesante verso la Roma, o forse ritengono, in questa epoca, troppo rischioso impegnarsi in un progetto nel settore commercial real estate.
Sul versante Lazio, la situazione appare addirittura ancora più ingarbugliata: Lotito vorrebbe costruire più che uno stadio una città satellite, per un costo complessivo di ottocento milioni di euro. Una cifra mostruosa. Pare, secondo la stampa, che il sindaco da un anno non dia risposta, forse spaventato da quella che sembrerebbe un'enorme speculazione edilizia.

Insomma, più che due stadi (a proposito, l'Olimpico che fine farà?) a Roma rischia di nascere un caso che forse verrà chiamato Stadiopoli.
Noi non diamo nessuna colpa all'imprenditore Sensi e all'imprenditore Lotito che, legittimamente, tentano di tirare l'acqua al loro mulino. Ma riteniamo che tutta questa storia non sarebbe mai nata qualora la Figc avesse fatto il suo lavoro: punire chi non rispetta le norme sui bilanci.
Una brutta storia dalle radici antiche, con troppi responsabili che ora fanno finta di nulla!

Etichette: , , , , , , , , , ,

venerdì 31 luglio 2009

L'ultimo presidente


Sei anni fa è scomparso l'ultimo presidente della Juventus, Vittorio Caissotti di Chiusano.
A noi tifosi appariva come un uomo mite e bonario. Solo in una circostanza lo abbiamo visto trattenere la rabbia, e dover utilizzare tutto il proprio autocontrollo (esercizio a cui fu, evidentemente, educato).
Fu quando andò come ospite ad un programma di Mediaset per complimentarsi con Cragnotti per la vittoria dello scudetto della Lazio. Vittoria che maturò in un campo irregolare, e fuori da ogni regolamento sportivo, grazie all'ineffabile Collina. Tutti sapevano anche che i passaporti di alcuni extracomunitari laziali erano falsi. Ovvio che per un giurista del suo calibro era veramente difficile accettare tutto ciò. Ma lo fece: stile Juventus. Stile di un'Italia che lavora e che si impegna, contro l'Italia dei cialtroni, dei corruttori e delle facili scorciatoie.

Ci piace però pensare che il Presidente mai e poi mai avrebbe messo la sua faccia, il suo onore, la sua dignità professionale e personale al servizio di quella Caporetto che è stata la (finta) presentazione del ricorso al Tar contro lo scempio del processo sportivo di Farsopoli. Avrebbe difeso la Juve e se stesso, con le unghie e con i denti, da grande avvocato quale era. Dopo essere stati spesso scippati (dagli scudetti "giubilari" delle romane, alle due finali di Coppa Campioni con il Borussia e il Real), passare addirittura per ladri sarebbe stato troppo.

Signore sì, fesso o in malafede no di certo!

Etichette: , , , , , , , ,

martedì 21 luglio 2009

Un calcio alla borsa?

Cari lettori, oggi mi tocca aggiornare il museo degli orrori sul mondo del calcio. Infatti sono state rese pubbliche le motivazioni che hanno portato alla condanna (due anni di carcere) del presidente della Lazio per "aggiotaggio informativo e manipolativo e ostacolo agli organi di vigilanza". Secondo i giudici Lotito, grazie alla collaborazione del cognato Mezzaroma, avrebbe fatto carte false per evitare che le azioni della Lazio, detenute da Capitalia, andassero a soggetti non controllati da lui. Tutto questo senza avere la disponibilità economica, e quindi ponendo in essere tutta una serie di comportamenti illegali.
Molti grazie a questa sentenza riprenderanno a suonare la grancassa contro la quotazione in Borsa delle società di calcio. Secondo me a torto, e vi spiego il perché.
Innanzitutto simili comportamenti nei mercati finanziari possono accadere a prescindere dal settore di attività della società quotata. Non importa che lavoro fai, in sostanza, ciò che conta è la tua onestà.
In secondo luogo, certi comportamenti vengono alla luce proprio grazie al maggior grado di controlli previsti per chi è quotato. Pertanto l'uscita dalla Borsa non risolverebbe i problemi relativi alla trasparenza delle società, ma probabilmente li aggraverebbe, grazie proprio ai minori controlli previsti dal legislatore per chi non è quotato.
Certo, mi rendo conto che coloro che sono contrari al calcio in Borsa si appelleranno al sacrosanto diritto di una maggior tutela dei risparmiatori. Ma io sommessamente ricordo che la bancarotta fraudolenta di una società non quotata è evento altrettanto socialmente pericoloso di quella di una società quotata, cambiano solo le vittime: non più i piccoli risparmiatori che si affidano ai mercati finanziari ma, per esempio, i creditori che apportano comunque capitale alla società.

Dunque la sostanza, a pensarci bene, è sempre la stessa. Bisogna evitare che persone disoneste entrino nel circuito del calcio, aldilà del fatto che la società sia quotata o meno. Ecco perché servono una Covisoc forte, e una regola che vieti a chi si è macchiato di reati specifici di acquistare (anche per interposta persona) una società.
Infine un inciso: naturalmente ho approfittato della condanna in primo grado di Lotito per esporre la mia posizione, senza voler alludere al fatto che il presidente della Lazio sia un delinquente. Tutti (eccetto Moggi e Giraudo, ovviamente) sono innocenti fino a condanna passata in giudicato.

Drago di Cheb

Etichette: , , , , , , , , ,

mercoledì 8 luglio 2009

Inchiodali alla tribuna, Claudio!

Claudio Lotito questa volta non le ha mandate a dire. Pandev e Ledesma vogliono lasciare la Lazio? Qualcuno li vuole comprare? "Vanno portate alla Lazio le somme concordate, altrimenti restano alla Lazio. Ho già preparato i chiodi per inchiodarli alla panchina della tribuna. Vanno rispettate le regole, non accetto coercizioni o pressioni da parte di procuratori e da parte di nessun altro". Aggiunge poi un'altra frase, altrettanto pesante: "Le estorsioni le andassero a fare altrove".

Guai della Lazio a parte, Lotito sottolinea le patologie di un sistema che, nel corso degli anni, ha progressivamente spostato verso i giocatori (e i loro procuratori) i rapporti di forza nel mondo del calcio. E che ha aperto la strada a prevaricazioni e eccessi.

I contratti non valgono più. Basta che un terzino infili quattro o cinque partite buone di fila per vedere il suo procuratore (che ovviamente lavora a percentuale) presentarsi in società e richiedere un "ritocco" del contratto, altrimenti il suo protetto si guarderà intorno perché "non avverte più gli stimoli giusti", "non si sente valorizzato", "pensa di essere vittima di un’ingiustizia".

Naturalmente il ritocco del contratto è sempre e soltanto in una direzione sola, al rialzo. Non c’è mai nessuno che va dal suo presidente a dire: "Siccome quest’anno ho fatto schifo dimezzatemi l’ingaggio". Oppure: "Visto che non ho reso secondo le attese, cedetemi a chi volete". Nemmeno questo è possibile, perché la frase generalmente è: "Cedetemi alla squadra di una città di gradimento di mia moglie".

I club naturalmente sono terrorizzati, perché in genere questi comportamenti preludono a una perdita economica. Sia che lo stipendio venga "ritoccato", sia che l’eventuale cessione del giocatore si trasformi in una svendita. Sia che, infine, un patrimonio della società (come in effetti i calciatori sono) rimanga inutilizzato e veda il proprio valore precipitare a zero in due o tre anni.

Però forse l’unica strada per spezzare questa spirale folle è proprio quest'ultima: fermare quei giocatori che si rendono colpevoli di comportamenti scorretti. Non farli giocare.

Certo, un'azione coordinata tra presidenti sarebbe l’ideale. Un patto che li impegni a non avvalersi delle prestazioni dei calciatori "ribelli". Ma un accordo del genere è un'utopia in un mondo in cui c'è sempre qualcuno che pensa di essere più furbo di tutti gli altri messi insieme.

E allora forse c'è bisogno di qualcuno che dia il buon esempio e che dica: o la piantate o perdete un anno di carriera e vediamo se vi conviene. Lotito è il tipo di presidente capace di farlo.

E allora forza Claudio, inchiodali alla tribuna. E vediamo chi vince.

Etichette: , , , , , , ,

giovedì 2 luglio 2009

It's a criminal world

Il mondo del calcio è vulnerabile alle infiltrazioni criminali e al riciclaggio di denaro sporco. Fondi neri, evasione fiscale e bilanci truccati sono, se non la regola, una abitudine diffusa. Per non parlare di altri reati come le scommesse clandestine, la corruzione, il doping, addirittura il traffico di esseri umani. La trasparenza è pressoché sconosciuta.
Beh, chiederete, dov’è la novità? E avete ragione, sono cose che più o meno sappiamo o sospettiamo tutti.
Fa effetto però che a dire queste cose, a metterci il timbro sopra, sia l’Ocse, l’organizzazione dei paesi maggiormente sviluppati dal punto di vista economico.
Il rapporto del Fatf (il braccio operativo finanziario dell’Ocse) si intitola "Il riciclaggio di denaro attraverso il settore del Football". E' per la verità una ricognizione a volo d’uccello sui guasti più macroscopici del pianeta calcio mondiale. Anche l’Italia è citata, con una riconoscibilissima descrizione del tentativo della cordata Chinaglia di mettere le mani sulla Lazio attraverso minacce e capitali di provenienza criminale.
Un rapporto di questo tipo per forza di cose non può entrare nei dettagli di ogni singolo Paese. Non basterebbero certo una quarantina di pagine.
Interessanti sono però le cause indicate dall’Ocse: azionariato nebuloso, regole vaghe, mancanza di professionalità del management, somme "irrazionali" per finanziare maxi-acquisizioni di calciatori.
Non vi ricorda nulla? Non sentite odore di casa?
Intendiamoci, non è che il calcio italiano sia in mano alle mafie. Però anche da noi vale quello che scrive l’Ocse, ovvero che "Il football ha uno status a cui molte persone vorrebbero essere associate", e che si tratta di uno sport "con forti benefici non materiali per chi ci investe. I club sono profondamente radicati nella società".
Chiunque abbia un po’ di soldi, insomma, ha interesse a partecipare alla giostra, alla faccia del luogo comune secondo il quale "con il calcio non si guadagna". Ci si guadagna eccome, invece, solo che si guadagna altrove. Grazie al calcio e ai "benefici non materiali" che assicura, ma non dentro al calcio.
Non c’è da sorprendersi che gli imprenditori nostrani riescano a dare, quando entrano in contatto con il pallone, il peggio di sé. Seguendo criteri che tutto sono tranne che imprenditoriali. Perché tanto il football è solo una vetrina per incrementare i propri affari, e per di più è un mondo con scarsi controlli e con "regole vaghe". E poi vi meravigliate quando sentite parlare di bilanci truccati, di spionaggio, di valigette piene di soldi o di tifosi infuriati sotto la sede di una banca. Ma in che mondo vivete?

Etichette: , , , , , , , , ,

sabato 20 giugno 2009

Le allusioni di Lotito

Continua ad andare avanti la tarantella della vendita della Roma. Le novità sulla questione sono ormai diverse al giorno: la mattina sembra che l'affare sia concluso, la sera è tutto in alto mare, la notte sembrerebbe questione di ore. E' così ormai da giorni.
Inutile ricordare che le oscillazioni del titolo in Borsa sono ormai da vertigine; chi acquista azioni della società di fatto gioca al Lotto. Inutili anche le pressioni della Consob per fare chiarezza. Ormai, ci viene il sospetto che l'ente preposto alla vigilanza della Borsa faccia le domande sbagliate ai suoi interlocutori.

Invece, ci sembra di capire che la domanda giusta se la sia posta Lotito, il presidente della Lazio: "Per poter valutare l'entità di un affare è giusto accertare l'identità degli acquirenti". Già. Chi sono i soci della società di diritto svizzero che vuole acquistare la Roma? Secondo noi (e secondo Lotito) la domanda è di cruciale importanza. E visto che la Roma è società quotata in Borsa la risposta dovrebbe essere pubblica. Noi pensiamo che sia questa la giusta domanda che dovrebbe fare la Consob.
Ma qui viene il bello, Lotito non solo si fa questa domanda, aggiunge un'ulteriore considerazione: "Quando alcuni provarono la scalata alla Lazio, emettemmo un comunicato che diceva proprio questo, non vendo a chi non conosco fisicamente". Sacrosanta affermazione quella di Lotito. Noi siamo perfettamente d'accordo.

Ricordiamo anche che tra le persone alle quali si riferisce Lotito vi era Giorgio Chinaglia, che ricevette un mandato di cattura da parte della magistratura italiana.
Secondo i giudici le persone che si facevano rappresentare dal mitico Long John erano in realtà interessate a riciclare soldi per conto del clan dei Casalesi.
Lotito vede analogie? O siamo noi che facciamo una malevola interpretazione?

Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 13 maggio 2009

Forti con i deboli

Il collegio arbitrale del Coni ha confermato i due punti di penalizzazione alla Juve Stabia inflitti dagli organi giudicanti della Figc per scorrettezze amministrative. Non sappiamo come sono andate le cose, e non abbiamo idea se "l'orrendo crimine" commesso da questa Juve minore sia solo di natura burocratica o anche di natura più sostanziale, come per esempio il mancato pagamento delle imposte.
Tuttavia non possiamo non notare che coloro che sono preposti a giudicare i comportamenti delle società consociate sono, in genere, molto deboli con i forti e molto forti con i deboli.
Nessuno infatti ha comminato sanzioni pesanti (come i punti di penalizzazione) all'Inter per la faccenda del passaporto falso di Recoba. Eppure era una cosa gravissima.
Allo stesso modo nessuno ha fatto niente contro la Lazio, che pure per anni e anni (durante la gestione Cragnotti) non ha pagato i contributi previdenziali ai tesserati.
E infine nessuno ha avuto nulla da ridire sulle strane operazioni intercorrenti tra Roma 2000 e AS Roma S.p.A, oppure tra Inter Brand srl e Internazionale S.P.A.
Visto tutto questo, non possiamo non dare la nostra solidarietà alla Juve Stabia. Chissà se i giudici hanno considerato il nome un aggravante.

Etichette: , , , , , ,

giovedì 23 aprile 2009

Finalmente si contesta!

Tiro di Kolarov, ennesima deviazione sfortunata e Buffon, ex-miglior portiere del mondo che non ci arriva: 0-2 e addio finale di Roma.
Partono i cori di contestazione dalle curve. Si inizia con il classico "Andate a lavorare", per poi passare al Cantante in panchina: "Ranieri vattene", senza dimenticare gli incompetenti in tribuna: "Dirigenza vaff.....".
Termina la partita e il settore Ovest viene invaso da circa 200 tifosi inferociti. Vogliono entrare negli spogliatoi, ma vengono fermati dagli steward e dalla polizia sopraggiunta subito dopo. Continuano i cori contro la dirigenza e in particolare rimbomba fortissimo un "Cobolli Gigli va a c....". Una delegazione di tifosi chiede un incontro con il Presidente. Le forze dell'ordine mediano e la contestazione si sposta fuori dallo stadio. Io vado a casa, è stata persa la possibilità di vincere la decima Coppa Italia, ma un barlume di speranza si apre all'orizzonte: finalmente anche i tifosi della curva hanno aperto gli occhi. Per tornare ad essere una Juve VERA bisogna mandare via questi dirigenti indegni e incompetenti.
L'hanno capito anche i ragazzi delle curve, meglio tardi che mai.

Etichette: , , , ,

Fine corsa

Altro che stelletta d'argento. La Juve contro la Lazio perde anche in casa ed è notte fonda. "Abbiamo perso? Pazienza!" Questo l'incredibile commento di Ranieri, un professionista che vede fallito l'ultimo traguardo stagionale. Un commento di chi è abituato a perdere, di chi in 23 anni di carriera da allenatore ha vinto due coppe del nonno e una supercoppa europea solo perché ha avuto la fortuna di trovarsi a disputare la partita per un titolo che altri avevano conquistato.
Sui siti di Tuttosport, Vecchia Signora, J1897, i sondaggi si sprecano. Percentuali bulgare prossime al 96% chiedono che Ranieri concluda al massimo la stagione e se ne vada. Anche allo stadio questa sera c'è stata finalmente la contestazione nei confronti non solo dell'allenatore, ma anche di una dirigenza sorda con un amministratore delegato che, solo pochi giorni fa, ha trovato il coraggio per dire che Ranieri rimarrà anche l'anno prossimo in qualsiasi caso.
Ora che un allenatore rimanga senza tener conto dei risultati sportivi è veramente un'assurdità degna di una società gestita in modo incompetente. Che senso avrebbe poi tenere un altro anno Ranieri così profondamente indigesto alla stragrande maggioranza di chi segue la Juventus e con l'ombra di un nuovo allenatore a fare capolino dal 2010? Quale autorità avrebbe su uno spogliatoio che già adesso sembra in buona parte insofferente?
Il benservito va dato subito, ma non solo all'allenatore, anche a un comitato sportivo che nulla sembra saperne di calcio, e soprattutto a un presidente che ci ha fatto vergognare per le tante parole inutili dette al vento in questi tre anni di profonde umiliazioni subite. Non tanto in campo, dove la squadra ha sempre fatto quello che poteva ma giusto laddove serviva affermare il proprio peso, quello che dovrebbe avere la Juventus, la squadra con più titoli e più tifosi in Italia.
Invece questi ci fanno sentire un'altra cosa. Chi dissente si prende del tifoso di serie C da Cobolli, mentre Ranieri, per chi lo contestava sabato, ha addirittura ventilato la possibilità che si trattasse di gente "esaltata dal vino". Ci ha dato degli ubriachi insomma. Vabbè, ubriachi lo eravamo di una Juve antipatica, vincente e che si faceva rispettare dove serviva. Lui è un astemio, di titoli soprattutto, uno "zeru tituli" che nulla ha mai avuto a che spartire con la Juventus. Fine corsa per Ranieri, e magari anche per tutti quei cobolli che con la Juve non c'entrano nulla.
Ridateci la Juve, quella vera!

Etichette: , , , , , ,

sabato 18 aprile 2009

Il caso Macheda

Sir Alex Ferguson fa sul serio. Come sempre del resto. Sembra infatti che abbia deciso di schierare titolare in FA Cup l'ultima rivelazione del Manchester: il giovanissimo italiano Federico Macheda.
Ci vuole poca immaginazione per capire che, se il ragazzo fosse rimasto alla Lazio, avrebbe dovuto fare almeno altri tre o quattro anni di anticamera dietro "mostri sacri" come Rocchi, Pandev e Foggia. Ha deciso dunque, secondo noi giustamente, di andare a giocare in Inghilterra dove a soli diciotto anni ha la soddisfazione di prendersi il lusso di mandare in panchina qualcuno tra gli "scarponi" che compongono l'attacco titolare della sua squadra.
Altra cosa importante, in Inghilterra il Manchester si è preso la briga di trovare un lavoro fisso al padre e una casa alla sua famiglia. In Italia ciò è impossibile, le risorse se ne vanno per pagare gli ingaggi alle nostre "stelle", che hanno poi il diritto al posto fisso in prima squadra per non vedere il cartellino svalutato con evidente danno per la società. Un cane che si morde la coda, secondo noi.

Però qualcuno sembra volerci convincere che il gap tra il calcio italiano e il calcio inglese stia nel fatto che noi non abbiamo uno stadio nuovo con supermercati annessi.
Ma che te ne fai dello stadio nuovo se poi i talenti li mandi in B fino a ventidue anni?

Etichette: , , , ,

sabato 28 marzo 2009

Stadiopoli?

Interessantissima dichiarazione del sindaco di Roma, Alemanno, sul problema degli stadi: "L'Olimpico non è uno stadio adatto al calcio. Costruiremo due stadi, uno per la Roma e uno per la Lazio".
Bene, Roma a quanto pare è destinata a diventare la città degli stadi, un po' come Las Vegas è la città dei casinò. Se andrà in porto la visione di Alemanno, nella capitale se ne conteranno addirittura quattro: l'Olimpico, il Flaminio e in più i due nuovi.
A noi francamente la cosa pare eccessiva. Soprattutto in un periodo di vacche magre come questo, dove le persone comuni si arrabattano per far quadrare i bilanci familiari e un po' tutti si è preoccupati per il futuro.
Scansando comunque queste considerazioni che a persone prevenute o interessate potrebbero apparire facili moralismi, nella dichiarazione di Alemanno vi è un altro particolare che ci fa particolarmente preoccupare. Ci riferiamo all'utilizzo del verbo costruire non coniugato alla terza persona plurale (Roma e Lazio costruiranno) ma alla prima persona plurale (Noi costruiremo).
Particolare non da poco, se ci si riflette un attimo lascia intuire un impegno diretto del comune nella costruzione degli impianti. Ci domandiamo, dunque, di che tipo sarebbe l'impegno dell'ente pubblico? Speriamo non sia di natura finanziaria, visto che Roma e Lazio non sono due fondazioni o due enti di beneficienza senza scopo di lucro, ma due società per azioni e per giunta quotate in borsa.
Un eventuale compartecipazione finanziaria dell'ente pubblico sarebbe nulla più e nulla meno che un regalo agli azionisti delle due società, il che è non solo immorale ma probabilmente anche illegittimo.
Non va dimenticato un particolare: la Juventus ha pagato sull'unghia al comune di Torino il vecchio stadio Delle Alpi e per costruirci sopra quello nuovo ha acceso un mutuo e venduto alcuni diritti. Se Roma e Lazio otterranno risorse pubbliche, dunque, vi sarebbe un aiuto di stato distorsivo delle regole della libera concorrenza e del mercato: Cobolli farebbe bene a ricordare che la Commissione Europea è un organo dell'UE che esiste!

Etichette: , , , , , ,

mercoledì 11 febbraio 2009

Dai conflitti alle convergenze di interessi

Sfogliando il quotidiano “Italia Oggi” di ieri (pag. 20) abbiamo letto che la Lazio sta portando avanti una bella iniziativa legata al merchandising con la quale vorrebbe aumentare i propri ricavi.
Ottima notizia questa, ma continuando a leggere l’articolo abbiamo scoperto che i diritti pubblicitari all’interno dello stadio sono di competenza della Infront Italy, società che già detiene i diritti “pubblicitari, commerciali e marketing” del Palermo calcio.

Ci chiediamo cosa succederebbe qualora queste due società si scontrassero sul campo per un obbiettivo ambizioso, per esempio, l’entrata in zona Uefa.
La Infront Italy parteggerebbe (per convenienza economica) per l’una o per l’altra, oppure i contratti con le due società di calcio sono costruiti in maniera che, dal punto di vista economico, per essa è indifferente chiunque vinca sul campo?
Le nostre sono delle semplici domande da tifosi che vorrebbero sempre vedere prevalere sul campo il migliore, e dunque per fugare questi dubbi riteniamo che sarebbe bene che la Federazione e la Lega fissassero dei paletti precisi tali da evitare potenziali conflitti di interesse tra società e terzi ad esse collegati.
Questo non ci risulta sia stato fatto. In queste situazioni Lega e Federazione, evidentemente, considerano come possibile fonte di conflitto di interesse solo i casi di rapporti professionali tra consanguinei (vedi rapporti professionali intercorsi tra Moggi padre e figlio).
In tutti gli altri casi, forse, si ha solo convergenza di interessi.

Ci piacerebbe tanto sbagliarci, pertanto attendiamo dalla Lega e dalla Federazione le dovute correzioni.

Etichette: , , , , ,