Viva il Battitore Libero!

Divertente, per cominciare, il box a fondo pagina, in cui a una ventina circa di intervistati "famosi" viene chiesto un sibillino parere sull'allenatore portoghese: c'è la soubrettina che tiene al Napoli, c'è l'architetto Fuksas, c'è persino la deliziosa Elena Santarelli che risponde che da quando è nato il suo bimbo, non segue più il calcio, nemmeno l'Udinese, squadra del marito Corradi, figurarsi l'Inter. Imprescindibile, no? Su una ventina circa di vips chiamati a dare il loro parere, a sorpresa, non c'è nemmeno uno juventino, che pure non siamo pochi.
Pazienza, per carità.
Il contenuto dell'articolo è, altra sorpresa, imbarazzante nella sua boriosa pochezza: l'ennesima pretenziosa riflessione sul valore "politico" e "culturale" di un personaggio che ha dimostrato di poter dire tutto, il contrario di tutto e l'equivalente di niente. Un po' come interrogarsi sul contributo di Enzo Gambaro al dibattito globale sulla cultura postmoderna.
D'Orrico, per la verità, arriva assai vicino, che proprio stupido non è, a comprendere il valore politico portato in Italia da Mourinho: un culto della personalità, alimentato dalla più cieca partigianeria, abilmente attizzata da un ufficio stampa, quello accampato nella sua redazione, davvero niente male. Nondimeno, D'Orrico svicola abilmente fino a giungere a cantare, come naturale, l'elogio della celebre dichiarazione murignana su Calciopoli, e a descriverlo come il più bell'esempio di AntiItaliano, un uomo da cui dovrebbe imparare la Nazionale e la Nazione.
Ora, a parte il fatto che prima o poi qualcuno dovrà pur scrivere, anche su Corriere e Gazzetta che, dopo tutto, la Nazionale di Marcello Lippi ha vinto l'ultima Coppa del Mondo, a noi sembra invece che il culto della personalità, la cieca partigianeria, le panzane del Corriere a proprio favore, siano proprio questi gli ingredienti base di ogni italianità che si rispetti.
Insomma, come ha detto il nostro Battitore Libero, che voi cari lettori avete imparato ad odiare: stiamo parlando in realtà di Giuseppe Murino, l'ArciItaliano. Uno che, come ogni italiano che si rispetti, è saltato sul carro del vincitore e avrà anche la furbizia di saltar giù al momento buono. Non si affezioni, D'Orrico.
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