giovedì 4 marzo 2010

Viva il Battitore Libero!


Sette, il settimanale del Corsera, è da oggi in edicola, e in tutti i bar sport, con una copertina dedicata a Mourinho. All'interno articolo di una mezza dozzina di pagine sul Cuntabal di Setubal, una specie di delirio pseudo-intellettuale firmato da Antonio D'Orrico, uno che recensisce romanzieri come fossero calciatori, e viceversa. D'Orrico da sempre si presenta come un giornalista raffinato, sensibile e ovviamente interista, che altrimenti non avrebbe scritto di calcio sul Corriere. Come se, poi, di Severgnini, non ne bastasse uno.
Divertente, per cominciare, il box a fondo pagina, in cui a una ventina circa di intervistati "famosi" viene chiesto un sibillino parere sull'allenatore portoghese: c'è la soubrettina che tiene al Napoli, c'è l'architetto Fuksas, c'è persino la deliziosa Elena Santarelli che risponde che da quando è nato il suo bimbo, non segue più il calcio, nemmeno l'Udinese, squadra del marito Corradi, figurarsi l'Inter. Imprescindibile, no? Su una ventina circa di vips chiamati a dare il loro parere, a sorpresa, non c'è nemmeno uno juventino, che pure non siamo pochi.
Pazienza, per carità.
Il contenuto dell'articolo è, altra sorpresa, imbarazzante nella sua boriosa pochezza: l'ennesima pretenziosa riflessione sul valore "politico" e "culturale" di un personaggio che ha dimostrato di poter dire tutto, il contrario di tutto e l'equivalente di niente. Un po' come interrogarsi sul contributo di Enzo Gambaro al dibattito globale sulla cultura postmoderna.
D'Orrico, per la verità, arriva assai vicino, che proprio stupido non è, a comprendere il valore politico portato in Italia da Mourinho: un culto della personalità, alimentato dalla più cieca partigianeria, abilmente attizzata da un ufficio stampa, quello accampato nella sua redazione, davvero niente male. Nondimeno, D'Orrico svicola abilmente fino a giungere a cantare, come naturale, l'elogio della celebre dichiarazione murignana su Calciopoli, e a descriverlo come il più bell'esempio di AntiItaliano, un uomo da cui dovrebbe imparare la Nazionale e la Nazione.
Ora, a parte il fatto che prima o poi qualcuno dovrà pur scrivere, anche su Corriere e Gazzetta che, dopo tutto, la Nazionale di Marcello Lippi ha vinto l'ultima Coppa del Mondo, a noi sembra invece che il culto della personalità, la cieca partigianeria, le panzane del Corriere a proprio favore, siano proprio questi gli ingredienti base di ogni italianità che si rispetti.
Insomma, come ha detto il nostro Battitore Libero, che voi cari lettori avete imparato ad odiare: stiamo parlando in realtà di Giuseppe Murino, l'ArciItaliano. Uno che, come ogni italiano che si rispetti, è saltato sul carro del vincitore e avrà anche la furbizia di saltar giù al momento buono. Non si affezioni, D'Orrico.

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sabato 20 febbraio 2010

La Caporetto dei giornali


Continua la crisi nera della carta stampata.
Sono stati infatti divulgati i dati relativi alle vendite dei giornali nel mese di Gennaio, dai quali si evince un netto calo, fino ad un picco negativo del -19,9% delle copie vendute rispetto alle vendite del 2009. Per la verità, non tutti i giornali perdono copie allo stesso modo; i più colpiti appaiono, appunto, il Sole 24 Ore (-19,9%), ma anche il Corriere della Sera (-19,1%) e la Gazzetta dello Sport (-7,3%). Un vero e proprio disastro, soprattutto se si considera che i dati sulla base dei quali vengono calcolate le percentuali sono riferiti al 2009, che è stato anch'esso un anno sanguinoso per le vendite.
Ciò che lascia stupiti è però il commento del gruppo RCS (Corriere e Gazzetta): il calo sarebbe compensato dall'aumento del prezzo del Corriere, e comunque è dovuto anche alla diminuzione delle copie distribuite gratuitamente.
Nessuna autocritica dunque, la colpa è evidentemente dei lettori che sono degli asini incalliti e non hanno voglia di leggere (e di pagare), le redazioni sono ritenute esenti, supponiamo, dalle partigianerie che distruggono l'autorevolezza dei giornali stessi e tolgono ai lettori la voglia di leggere.
Noi, ovviamente, non siamo d'accordo. Innanzitutto diciamo che dal nostro piccolo osservatorio sembrerebbe che la voglia dei cittadini di informarsi non manchi, infatti i nostri lettori sono in costante ed esponenziale crescita da due anni, e per di più solo grazie al semplice e umile passaparola, visto che il nostro sito non ha solidi gruppi finanziari e industriali alle spalle, e vive del lavoro gratuito e delle piccole donazioni dei suoi redattori.
Il problema del gruppo RCS sta, secondo noi e senza offesa, nella scarsa qualità del prodotto offerto, spesso troppo funzionale agli interessi degli azionisti (anche se, bisogna dirlo, Ferruccio De Bortoli si è dimostrato migliore rispetto al suo predecessore Paolo Mieli). Di questa scarsa qualità i lettori si sono accorti, e quindi attuano lo sciopero delle edicole, indipendentemente dall'aumento del prezzo di venti centesimi.
Ecco, per esempio, si provi a ragionare sulle pagine sportive del Corriere, e sul loro appiattimento sulle posizioni milanesi (mentre il Corriere dovrebbe essere il giornale di tutti gli italiani, almeno nelle intenzioni), e interiste in particolare. Se qualche giornalista del prestigioso giornale legge queste nostre umili righe e non crede alle cose che scriviamo lo invitiamo a rileggere l'intervista concessaci dal loro prestigioso collaboratore, Piero Ostellino. Le parole di critica contro l'uso strumentale delle intercettazioni e sul clima, creato ad arte, da rivoluzione culturale maoista sono rivolte anche al giornale per il quale scrive.
Così almeno ci è parso di capire.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Le regole sono fatte per...


... essere in qualche misura aggirate. Si sa come vanno queste cose.
Ruggero Palombo, 3 febbraio 2010, Radio Radio.

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lunedì 8 febbraio 2010

Parlo solo di calcio


In tv capita di sentire Paolo Rossi, un bravo giornalista di Juventus Channel, che quando il discorso scivola su Calciopoli, sul significato delle intercettazioni, sulle scelte difensive della società, sul processo di Napoli e sulle possibilità di riavere i due scudetti, vorrebbe chiudere la discussione con un "io mi interesso di calcio, non di queste cose", invitando gli altri a fare lo stesso.
Capita però che altri ne parlino ugualmente e, indispettito, si lasci sfuggire che "la Juve del 2005 e 2006 non aveva bisogno di telefonare ai designatori". Come si può ben capire da questa frase, Rossi non si interessa solo di calcio. Solo che, per quel che riguarda Calciopoli, per lui vanno bene la versione della Gazzetta e la sentenza di Sandulli.
Potevi dirlo subito, Paolo!

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domenica 7 febbraio 2010

Ci sono tre italiani...

Un friulano, un emiliano e un marchigiano. Insomma, ci siamo capiti: Capello, Ancelotti e Mancini. Il primo ha gestito il caso Terry-Bridge, degradando il centrale del Chelsea. Il secondo ha dato pieno supporto al suo capitano. In Inghilterra i tabloid scandalisti-moralisti, insomma quelli che assomigliano alle gazzette, si sono schierati duri al fianco di Capello, ergendolo a difensore della morale. In Italia, abbiamo letto che gli italiani avrebbero una doppia morale, quella sempre perdonista di Ancelotti e quella quasi luterana di Capello. Balle.
Noi, che conosciamo il metodo di lavoro dei nostri due ex mister, sappiamo bene che si sono comportati allo stesso modo, senza l'ausilio della morale. Si sono comportati da professionisti. Proteggere il gruppo. Bridge gioca nell'Inghilterra, ma non nel Chelsea. Capello ha affermato il valore del gruppo, perché in un gruppo, se si rema tutti nella stessa direzione, se si vuole unità, il capitano non può portarsi a letto la fidanzata nemmeno dell'ultima delle riserve, quale Bridge in pratica è. Perché Bridge lavora e i compagni lo stimano, non può essere scaricato in nome del valore tecnico. E' una regola di gruppo e Capello, al solito intelligente, l'ha capito. D'altronde per Ancelotti Bridge è un giocatore del City, una volta del Chelsea (dove pare la fidanzata gradisse anche la compagnia di Gudjohnsen e qualcun altro) ma ora non più, mentre Terry è un giocatore importante della sua squadra, da difendere dall'attacco incrociato dei moralisti e degli scandalisti.
Professionalità, protezione del gruppo. Altro che moralismi da quattro soldi.
Moralismi da The Sun, moralismi da Gazzetta.
Infine il marchigiano, che al solito si è messo a frignare isterico perché, nell'ultima partita (persa), i tifosi dell'Hull City hanno bersagliato, schernendolo, il "cornuto" Wayne Bridge. Subito Mancini ha gridato allo scandalo, si è messo a pontificare di "rispetto", lui sì con la doppia morale tipica di certi italiani, dai tempi dei guelfi e dei ghibellini. Non ci pare che ai tempi del connubio Pessotto/cruscotto cantato dai tifosi dell'Inter, il nostro Perdicchio di Jesi (aka L'Uomo Che Vince Sempre) fosse così sensibile a queste situazioni.
Anche in Inghilterra, insomma, noi italiani facciamo sempre la solita figura.
Grandi professionisti, che tutti stimano, in un caso.
Piagnoni e furbetti, nell'altro.

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venerdì 8 gennaio 2010

Il razzismo secondo il Corriere


Ieri il Corsera, per l'ennesima volta, ha messo in prima pagina Balotelli e il razzismo. Abbiamo già scritto tante volte sul sito e sul blog che spesso il pubblico fischia Balotelli solo per il suo comportamento indisponente e anti-sportivo; e non sarebbe il caso di tornare sull'argomento, se non fosse che il Corriere ha riempito due paginate con Gad Lerner a spiegare che Balotelli è odiato perché è "il nuovo italiano", e con Beppe Severgnini a fare il suo pistolotto in difesa di Balotelli e a ripetere che secondo lui per fermare il razzismo bisogna sospendere le partite. Lerner e Severgnini hanno parlato di quanto successo a Verona, ma c'è un piccolo dettaglio: a Verona non c'erano, hanno commentato dei fischi, hanno fatto la morale sui presunti cori, hanno preso tranquillamenti fischi per fiaschi: e il più importante giornale italiano ha inventato una finta notizia con due predicatori a fare la predica al vento.

A Verona c'erano l'arbitro, gli assistenti, il quarto uomo e gli ispettori di Palazzi e nessuno di loro ha avuto niente da contestare al Chievo circa il presunto razzismo dei suoi tifosi; anzi, il Giudice Sportivo, in base ai rapporti, ha sanzionato l'Inter per i cori razzisti di alcuni suoi tifosi nei confronti di Luciano che, dovremmo dedurre, non interessa al Corsera e ai finti moralisti come Lerner e Severgnini.

Ci sarebbe a questo punto da fare la morale sul razzismo del Corriere nei confronti del giocatore del Chievo, ma questi metodi non ci piacciono, preferiamo stare sui fatti. Preferiamo solo far riflettere su come sia facile per un giornale gonfiare o sgonfiare a proprio piacimento le notizie che riguardano il calcio (e non solo), inventandosene anche di sana pianta. E' un'osservazione che abbiamo già fatto tante volte, ma vale la pena sottolinearla una volta di più, quando si pensa che a Napoli c'è un processo in cui è capitato spesso che i testimoni dell'accusa non abbiano portato prove, ma si siano limitati a dire che si trattava di accuse che leggevano sui giornali: un processo nel quale l'informativa dell'Autorità inquirente si è basata anche sugli articoli della Gazzetta dello Sport e su quanto c'era scritto nei siti dei tifosi.

Sempre per stare sui fatti, segnaliamo che oggi sul Corsera Fabio Monti scrive che "a Balotelli converrebbe chiedere la cessione ad una squadra inglese"; ricordando che la scorsa estate il Corriere (sempre con Fabio Monti) aveva un po' anticipato gli eventi circa la futura cessione di Ibrahimovic, quasi facendo da sponda alle attese dell'Inter e di Moratti, teniamo a mente il suggerimento di oggi. Che è molto più "espressivo" dei pistolotti sul razzismo a corrente alternata di Lerner e Severgnini.

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mercoledì 30 dicembre 2009

Bettega, il Corriere e noi


Il ritorno di Bettega potrebbe risultare indigesto al Corriere della Sera. Fino a quando a Torino dicevano peste e corna di Giraudo-Moggi-Bettega (a cominciare dal loro allontanamento del 2006, fino alla denuncia per infedeltà patrimoniale), per la redazione sportiva del Corsera Calciopoli era una goduria, bastava gettare in pasto ai lettori saccate di letame contro la Juve di Moggi e il redattore poteva immaginare di aver fatto contenti contemporaneamente due dei suoi più importanti "comproprietari" (Tronchetti Provera e John Elkann); il ritorno di un ex-appestato cambia le carte in tavola, dovrebbe sottintendere una situazione più ingarbugliata.
Verificheremo gli sviluppi, e intanto segnaliamo che ieri, accanto alla cronaca sulla conferenza stampa di Bobby Gol, è comparso un corsivo a firma Roberto De Ponti (fede granata e autore di un libro sul guerriero Materazzi, queste le referenze) in cui si stigmatizza il richiamo di Bettega ai campionati 2005 e 2006 "vinti sul campo". Il corrierista di turno sembra non avere dubbi: ci sono state le sentenze sportive e sono definitive, a Torino farebbero bene ad ammettere di aver sbagliato e di aver pagato, bisogna solo guardare avanti. Con il tono anche seccato di chi sembra dire: basta, non rompeteci più.
Al contrario del Corriere, noi pensiamo che Bettega abbia fatto bene a richiamare l'attenzione su quei campionati, abbia fatto bene a dire che non rinnega nulla del suo passato, abbia fatto bene a sottolineare che bisogna ancora aspettare per scrivere la parola fine sulla storia di Calciopoli. Queste, come sanno i nostri lettori, sono proprio le indicazioni che ci guidano nel lavoro di ricerca e informazione che portiamo avanti come Associazione e come Testata giornalistica: per questo noi diciamo che il ritorno di Bettega, verosimilmente indigesto per i collaboratori delle pagine sportive del Corriere, è per noi una piccola vittoria.
Non solo perché nei quadri dirigenziali c'è finalmente uno juventino dalla testa ai piedi (colpi di tacco compresi), ma anche perché quel ritorno può significare delle novità nei rapporti tra John Elkann e Andrea Agnelli; infine perché, da come si è presentato dando fastidio a De Ponti, Bettega sembra proprio uno che sullo scandalo del 2006 potrebbe aver ancora tanta voglia di "rompere".
Di sicuro questa voglia anima tutti noi nella prospettiva di un anno, il 2010, che sarà decisivo per le questioni ancora aperte di Calciopoli, a cominciare dalle sentenze su Moggi e la fantomatica cupola. Per questo continueremo a seguire con la dovuta attenzione il processo di Napoli, ed a fare contro-informazione rispetto ad un comportamento dei giornali che ha ormai superato ogni limite di decenza.
A cominciare proprio dal Corriere della Sera che il 15 dicembre, commentando la condanna di Giraudo, aveva avuto la spudoratezza di scrivere che in Udinese-Brescia l'arbitro Dattilo "tra ammonizioni di diffidati ed espulsioni decimò l'Udinese che la settimana successiva avrebbe ospitato la Juventus". Una volgare menzogna tra le tante con le quali al Corriere (e alla Gazzetta) fin dall'estate 2006 potevano pensare di far felici, come si diceva prima, non uno ma due padroni.
Prospettiva, questa, che ora potrebbe essere saltata: chissà che il ritorno di Bettega, con tutto quello che gli ha fatto da premessa e può fargli da contorno, non obblighi i redattori del gruppo RCS a pensarci due volte prima di scrivere i prossimi corsivi sulla Juve e su Calciopoli.

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venerdì 18 dicembre 2009

Le favole di Wesley

E' un'intervista che profuma di fiabe quella concessa dal centrocampista interista Wesley Sneijder alla rivista olandese "Elf Voetbal", all'indomani del (contestato) gol realizzato dal numero 10 nerazzurro contro il Livorno che è valso all'Inter la qualificazione ai quarti di finale di Coppa Italia.
L'olandese, prelevato dal club di Corso Vittorio Emanuele II negli ultimi giorni della sessione estiva di mercato dal Real Madrid, elogia il sodalizio morattiano ("Mai stato così bene"), e ha parole al veleno per la sua ex squadra, a proposito della quale dice: "Quello che è successo a Madrid è opera di due mafiosi. Non tornerò mai più." Il riferimento, nemmeno troppo velato, è al direttore generale Valdano e al presidentissimo Florentino Perez, riferimento che l'ex ajacide aveva già fatto a caldo, nelle ore decisive per il suo trasferimento in Italia. Quanto a quel "Non tornerò mai più", richiama fortemente la favola di Esopo, quella nella quale si narra di una volpe affamata che, non riuscendo a raggiungere l'uva, la disprezzò definendola "robaccia acerba".
La sensazione che si tratti di rosicamento allo stato puro è confermata dalla frase riportata di seguito: "Quello che sta facendo Xabi Alonso a Madrid potevo farlo anch'io, lo pensano in tanti. Se odio il Real? No, sono rimasto in contatto con tanti compagni». Viceversa, dubitiamo che dal "Bernabeu" si strapperanno i capelli, né sospettiamo scene di disperazione alla luce delle dichiarazioni del pur bravo olandese, convinto dai "due mafiosi" (che magari potrebbero pure arrabbiarsi per la definizione) Perez e Valdano ad accettare il trasferimento all'Inter in modo energico, come si usa fare con chi non rientra più nei piani tecnici di una società, malgrado l'interessato non avesse alcuna intenzione di trasferirsi a Milano. Intenzione documentata dal lungo braccio di ferro fra le parti che caratterizzò la trattativa.
Sneijder, di fatto scaricato dalle merengues, non voleva lasciare Madrid (si disse) anche per questioni sentimentali, essendo la compagna del Nazionale "orange" (la modella Yolanthe Cabau van Kasbergen: modella/attrice/presentatrice spagnola di chiare origini olandesi) restìa a trasferirsi in un Paese cui nemmeno il più celebre fidanzato guardava con entusiasmo, come si evince dalle frasi successivamente raccolte da "Elf Voetbal": "Non trovavo l'Italia interessante - dichiara testualmente Sneijder -, il livello del campionato mi sembrava inferiore e pensavo che si giocasse sempre in stadi mezzi vuoti...".
Entrambe le considerazioni sul nostro campionato fatte a suo tempo dall'ex merengue restano tuttora impeccabili, perché a proposito del livello tecnico parlano i risultati delle nostre squadre in Europa e, in relazione alla carenza di pubblico, proprio ieri sera contro il Livorno a San Siro a vedere la "portaerei Inter" c'erano la "bellezza" di 8.000 persone.
Evidentemente calatosi alla perfezione nella parte, Sneijder, a meno di quattro mesi dal suo arrivo, ha già assimilato il concetto basilare di casa Inter: raccontare, ma soprattutto raccontarsi un sacco di balle. Perché, ricapitoliamo: il Real Madrid mette alla porta Sneijder, lui si oppone strenuamente, dell'Italia non gliene può fregar di meno, ma il concreto rischio di rimanere ai margini nell'anno che porterà ai Mondiali sudafricani deve aver convinto il Wesley innamorato che forse, da buon olandese, era meglio accettare i soldi offerti dal petroliere-ecologista.
Restava il problema della bella Yolanthe, ma all'Inter devono aver pensato a tutto, e il legame di grande simpatia col giornale rosa (che detiene i diritti sulle celebrazioni degli eventuali successi nerazzurri fino al 2011) ha sicuramente suggerito un'idea meravigliosa allo staff nerazzurro. Casualmente (???) il prossimo Giro d'Italia partirà dall'Olanda e, per la prima volta nella storia la partenza della corsa rosa dall'estero (eventualità già verificatasi in passato in concomitanza di particolari eventi significativi; ad esempio nel 1996, quando la carovana partì dalla Grecia in occasione del centenario delle Olimpiadi moderne) è figlia di una scelta meramente economica. Quale miglior occasione per fare della splendida "Iolanda" la madrina della corsa ciclistica che si svilupperà tra i tulipani e le Alpi? Detto e fatto: ecco che una sconosciuta attrice ispano-olandese trasferitasi in Italia dai primi di settembre diventa, poco meno di un mese dopo, testimonial della manifestazione extra-calcistica più popolare del Paese.
E allora leggiamo come si esprime oggi lo "Sneijder ricreduto" sull'Italia: "Ho completamente cambiato idea. Mi sento molto bene qui, penso di non essere mai stato meglio".
Un'altra favola, insomma, il cui titolo non può che essere "Tutto il rosa della vita".

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domenica 6 dicembre 2009

Gazzetta: tiratura a seggiolino


Ormai da anni ci chiediamo per quale motivo la Gazzetta dello Sport fiancheggi in tutti i modi l'Inter.
Abbiamo pensato a possibili affinità di tipo territoriale e cittadino: in fondo, l'Inter e la Gazzetta sono due istituzioni meneghine.
Abbiamo pensato a complesse alchimie societarie e finanziarie: in fondo, l'interista Tronchetti è importante socio della finanziaria controllante la Gazzetta.
Abbiamo malevolmente pensato (lo ammettiamo, e ci scusiamo) a possibili consulenze ai giornalisti, pagate da società di Moratti e di Tronchetti.

L'arcano è stato risolto ieri dal nostro Trillo, che ci ha mandato la foto in alto come prova della teoria, anzi, è più giusto chiamarla pistola fumante.
Tra l'Inter e la Gazzetta esiste un'affinità elettiva. O meglio, un'affinità poetica.
La squadra degli scudetti a tavolino viene supportata dal giornale dalla tiratura a seggiolino.

Come potete vedere, i tifosi bianconeri trovano sul loro posto copia gratuita di cotanto prestigioso giornale. Senza ombra del minimo dubbio la tiratura del giornale rosa ne trae giovamento. Malignamente, ci viene da pensare che ne tragga beneficio anche il contributo statale incamerato dal giornale.

Insomma, uno stornellatore la direbbe più o meno in questo modo: "Il giornale con la tiratura a seggiolino approva lo scudetto a tavolino".

Rimane, ahinoi, un ultimo mistero. Una specie di segreto di Fatima calcistico. Per quale motivo la Juventus presta i seggiolini del suo stadio al giornale amante degli scudetti a tavolino?

Aspettiamo a breve un Trillo da corso Agnelli!

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lunedì 9 novembre 2009

Viva Radio Radicale!

Ebbene sì, Viva Radio Radicale! No, non siamo impazziti, non ci siamo buttati in politica, lungi da noi questa idea.
Ma non possiamo non esaltare Radio Radicale dopo quanto è successo in questi giorni nell'informazione italiana. Il cittadino medio adesso sa che il sorteggio degli arbitri era truccato, l'hanno scritto tutti i quotidiani e l'han ripetuto i TG. Scrive Repubblica: "Sorteggio truccato palline riconoscibili", gli fa eco la Gazzetta: "Calciocaos, nuove rivelazioni, quei sorteggi con la tosse"; mio Dio, in un periodo in cui imperversa l'influenza A c'è da aver terrore, rinchiudete Bergamo!
Non manca mai il Corriere: "Ecco come funzionavano le palline", più che di calcio forse si parla di andrologia.
Naturalmente molte cose che il teste Martino ha detto, e che potrebbero mettere la pulce nell'orecchio dei lettori non vengono riportate, lo fanno per i poveri lettori, non li vogliono turbare.
Hanno risparmiato loro la noia di leggere che Bergamo e Pairetto, in alcune occasioni, hanno detto al Martino "di cambiare le palline perché troppo ammaccate". Ma come??? delle belle palline ammaccate, così facilmente riconoscibili, vengono cambiate, allora forse... e no, alt, sono pensieri impuri!
Così come hanno risparmiato di tediare il lettore con la notizia che, stranamente, i PM non hanno pensato di sentire i giornalisti stessi che partecipavano al sorteggio, e soprattutto i notai che erano lì per controllare giusto la regolarità dello stesso sorteggio!
Ma forse i giornalisti sportivi non hanno partecipato alla recente manifestazione per la libertà di stampa, piena di gente che lottava per permettere ai cittadini di conoscere la verità.
Ed allora Viva Radio Radicale, che non ci risparmia i turbamenti derivanti dall'ascolto delle registrazioni dal vivo del processo di Napoli!
Parafrasando una vecchia canzone: "Allora senti cosa fò, soddisfazione non gli dò, io ascolto Radio Radicale"!

Lanciamo quindi un appello: Radio Radicale è una delle poche voci libere del panorama informativo italiano. Da oltre trent'anni segue i lavori del Parlamento con unanime riconoscimento di correttezza e obiettività. Se nella prossima Finanziaria non verrà riconfermata la convenzione per seguire i lavori parlamentari, la radio rischia di chiudere.
Noi, sportivi e juventini, abbiamo imparato ad apprezzare la loro professionalità grazie all'eccellente lavoro sul processo Farsopoli. Senza di loro saremmo nelle mani dei mille Palombi della "libera" stampa di questo paese. Inutile dire quale sarebbero i risultati.

Firmate e fate firmare l'appello affinché il Parlamento faccia vivere Radio Radicale. Ne abbiamo maledettamente bisogno, come sportivi ma soprattutto come cittadini.

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domenica 8 novembre 2009

La legge è uguale per tutti... la Gazzetta no!


Ogni buon tribunale riporta questa dicitura per ricordare che la legge si applica per tutti allo stesso modo, indipendentemente da chi sia l’imputato.
Poi c’è il tribunale rosa. Quello che accetta che venga tolto un grado di giudizio (Guido Rossi docet). Quello che sa le sentenze in anticipo. Quello dei processi lampo.
Eh sì, perché pensate che, anche se il processo Calciopoli va avanti, tra testimonianze contraddittorie dei testimoni dell'accusa e tentativi di ricusazione, da poco meno di un anno, a giudicare da quanto riportato dal giornale rosa si sarebbe tenuta finora una sola udienza.
Infatti, per la prima volta sulle pagine della Gazzetta dello Sport compare la cronaca di quanto accade in quel di Napoli. E neanche a farlo apposta si parte subito forte, con la scomodissima testimonianza di Manfredi Martino, ex segretario della CAN, sui sorteggi arbitrali all'epoca di Bergamo e Pairetto.
Pensate che, secondo la Pravda rosa, il genio maligno di questi grandi corruttori era tale da consentir loro di falsare un sorteggio (effettuato, tra l’altro, da un giornalista sotto gli occhi di un notaio e di inviati dei vari giornali e tv) semplicemente con un colpo di tosse!
Ma, siccome si sa che il diavolo fa le pentole ma non i coperchi, l'eroico Manfredi ha finalmente potuto confessare il segreto che si è tenuto dentro da tanto tempo e che, per ragioni sconosciute, ma sicuramente terribilissime, non ha potuto mai rivelare prima!
Una mazzata dunque per Moggi e la sua setta, penserà il lettore medio della Gazzetta. Se questo è il primo resoconto, figuriamoci cosa ci riserverà il futuro.
Infatti, il lettore medio della Gazzetta non sa che il teste Manfredi è stato smentito nella stessa udienza da Bergamo stesso, né che la sua stessa deposizione, ascoltata in viva voce su Radio Radicale e non letta sulle pagine dei giornali, risulta quanto meno contraddittoria (a esser clementi!), come del resto quasi tutte le testimonianze fornite finora dai testimoni dell’accusa.
Il lettore medio non si chiede perché, anche ammettendo (e non concedendo!) una presunta irregolarità, il giornalista e il notaio responsabili del sorteggio non siano sotto accusa. E nemmeno si chiede perché, sempre in base a questa ipotesi, l'arbitro sorteggiato per Milan-Juve (è a questa partita che si riferisce la testimonianza) sia stato Collina, quello che desiderava incontrarsi in segreto con Galliani nel ristorante di Meani.
E non lo fa semplicemente perché la Gazzetta non glielo dice. E a lui sta bene, perché questa "verità" fabbricata su misura fa infinitamente comodo. Pensate che frustrazione, per un tifoso dell'Inter o del Milan, sapere che non solo la Juve vinceva regolarmente, ma addirittura forse erano le milanesi a fare cose poco chiare e (almeno per quanto riguarda l'Inter) a perdere sistematicamente!
Però qualcuno glielo dovrà pur dire, un giorno, che Moggi non ha sequestrato Paparesta, non chiamava gli arbitri, che i sorteggi erano regolari, e via dicendo.
E quando la Gazzetta e i giornali simili (perché non credano di salvarsi altre testate "imparziali" come Repubblica o il Corriere della Sera, tanto per fare due nomi) cercheranno qualche giustificazione astrusa, come quella che la giustizia sportiva fa il suo corso indipendentemente da quella ordinaria (altra "verità" falsa, basta leggere l’articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva), allora chi ha seguito davvero i fatti, chi ha pazientemente aspettato che la verità (senza virgolette stavolta!) venisse a galla, potrà finalmente bearsi di una Giustizia che speriamo possa prevalere senza tenere conto del sentimento popolare, ma soltanto della Legge che, come si legge in ogni aula di tribunale, è uguale per tutti.
Anche per Moggi e per la Juve.

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mercoledì 21 ottobre 2009

Meno siamo, peggio è


Nonostante gli appelli di Zanetti e Mourinho ieri a San Siro i paganti erano meno di 30.000, e qualcuno ha anche esposto uno striscione contro il caro-biglietti; se Moratti piange (non solo per il risultato, contava anche su un bell'incasso), Galliani non ride, perché domenica scorsa per Milan-Roma gli spettatori erano meno di 50.000, meno cioè di quanti il Milan faceva abitualmente con i soli abbonati.

Il messaggio che arriva dalla capitale economica sembra chiaro: i tifosi non apprezzano lo spettacolo che viene inscenato sul campo. Diranno che è colpa della crisi, ma noi continuiamo a dire che è anche colpa dello spettacolo che è scadente; c'entrerà pure la cassa integrazione, ma il fatto è che si chiedono più di 20 euro per ammirare le prodezze di Muntari e la velocità di Ronaldinho: e tanti tifosi preferiscono risparmiarseli.

Lo spettacolo è peggiorato, questo è il punto: e non riguarda solo l'Inter o il Milan, riguarda la media del nostro campionato, anche se la Federazione fa finta di non accorgersene. Dopo cinque giornate il Centro Studi della Lega ha fatto un comunicato per dire che gli spettatori erano in aumento rispetto al 2008, sottovalutando che c'erano state delle partite (il derby di Milano e Roma-Juve) che di solito arrivavano più avanti. Giocano peggio, e i tifosi sono di meno; ci sono delle eccezioni, ma in generale è così.

Anche i consumi collaterali non stanno andando per niente bene: secondo gli ultimi dati di Prima Comunicazione, la diffusione di Gazzetta e Corriere dello Sport in un anno è diminuita del 10%: e, intanto, nelle trasmissioni serali di approfondimento, come la DS e Controcampo, si è scesi ad uno share del 7%. Fare soldi con il calcio sta diventando sempre più difficile.

Se poi uno si chiede se la crisi è passeggera, la faccenda si complica, perché le indicazioni sono contrastanti. Per i diritti TV si incasserà di più, ma saranno distribuiti in maniera diversa e le grandi società verranno un po' penalizzate; sui nuovi stadi si presentano progetti faraonici, ma si vorrebbe realizzarli senza metterci un euro; vorremmo organizzare gli Europei del 2016 ma, mentre l'Uefa dice che negli stadi non devono esserci neppure i tornelli, da noi il Ministero degli Interni vuole che il tifoso vada a vedere la partita con la tessera di buona condotta.

Un bel guazzabuglio: intanto, di questo passo perderemo un posto nella Champions, ed è facile immaginare i casini che succederanno verso la fine del campionato, con le lamentele per i rigori che gli arbitri fischiano contro, e quelli che non fischiano a favore.

Speriamo che lo stellone ci dia, come è successo spesso, una mano; e intanto notiamo che oggi tanti siti dei giornali hanno messo in primo piano la notizia dello sfottò del tifoso juventino (dovremmo anzi dire tifoso ju29ro) a Moratti con la Coppa di carta. La situazione è seria, ma non drammatizziamo.

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mercoledì 7 ottobre 2009

Cosa vuol capire Verdelli?


Il direttore della Gazzetta dello Sport, Carlo Verdelli, scrive oggi che non ha capito come mai Cobolli Gigli non sia stato confermato alla presidenza della Juve, e lo scrive in prima pagina con la dicitura colorata "editoriale": così tutti, non solo gli avventori del bar sport, si rendono conto che è una cosa molto importante.

Il fatto strano è che John Elkann, che non ha confermato Cobolli, è uno dei proprietari della Gazzetta: e allora verrebbe da dire che Verdelli faceva prima a prendere il telefono e a chiederglielo di persona.

Ancora più strano è che nel giornale c'è l'intervista ad Elkann che spiega: "Non è una novità, è un progresso", col giornalista che specifica che la parola giusta è progression (in francese), che vuol dire "volontà di fare un passo avanti".

A questo punto, visto che la Juve l'anno scorso è arrivata seconda, anche il direttore della Gazzetta di Roccella Jonica capirebbe che a Torino stanno dicendo che vogliono vincere il campionato, e che contano di farlo con un presidente diverso da Cobolli Gigli. Intendiamoci: dire che si vuol vincere è facile, vincere per davvero è molto difficile, di sicuro a Torino lo stanno dicendo.

L'imbarazzo di Verdelli che chiede altre spiegazioni è quindi davvero singolare, a meno che uno non pensi che tra gli altri comproprietari della Gazzetta c'è anche Tronchetti Provera, che magari nel giornale conta più di John Elkann, e di sicuro sta con l'Inter e col suo amico Moratti. Ecco, se uno pensa questo e si mette nei panni di Verdelli, allora il suo editoriale di oggi, che non a caso è titolato "Fateci capire", diventa più comprensibile.

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lunedì 28 settembre 2009

L'articolo che non t'aspetti

Sei uno studente appassionato di calcio ma alle prese con la prima interrogazione di filosofia?
Sei un filosofo che si interroga sulle regioni ultime della regola del fuorigioco?
O se, più semplicemente, sei stufo dei soliti articoli sul calcio...
Ecco, per tutti voi cosa scrive il Foglio (che non è la Gazzetta dello Sport):

Dio, palla e famiglia. Perché il fuorigioco è la prova dell’esistenza di Dio.

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