sabato 6 marzo 2010

La Repubblica delle contraddizioni

Segnaliamo l'articolo di copertina "Sussurri e grida" di Marco Cicala apparso sul Venerdì de La Repubblica di ieri 5 marzo, in cui, traendo spunto dalla vicenda Bertolaso, viene descritto il mondo delle intercettazioni nelle sue fosche tinte, con tanto di stralci delle famigerate telefonate.
A pagina 17, strano ma vero, capeggia una foto dell'ex direttore generale bianconero Luciano Moggi impegnato in una conversazione dal titolo: "Moggi e i benefit agli amici", e a seguire uno stralcio dell’ormai vetusto dialogo relativo alla consegna di una Maserati per un amico importante in tempi brevi. L’impressione che se ne consegue è, ovviamente, di un malaffare di natura corruttiva di cui la lussuosa automobile costituisce il prezzo. Non è nostra intenzione tornare su un argomento oggetto di un'inchiesta giudiziaria, peraltro, archiviata su richiesta (datata 19 luglio 2005) del pubblico ministero Marcello Maddalena (per chi non lo sapesse, non si tratta di un magistrato del porto delle nebbie, ma di colui che in un libro inchiesta di Marco Travaglio definì "magico" il momento susseguente ad un arresto). Tuttavia invitiamo la "penna" in oggetto, prima di ingenerare nei lettori una falsa rappresentazione della realtà, a consultare in primis il sito del proprio datore di lavoro, in cui è ospitato il documento che sancisce l'innocuità e la trasparenza degli intenti del capostazione di Monticiano, e che riportiamo per comodità di lettura:

[omissis]
In sintesi, così può ricostruirsi la vicenda (in relazione alla quale vedasi l'annotazione di PG 24.9.04 con allegate trascrizioni delle intercettazioni, annotazione sulla quale si fondava la richiesta di proroga intercettazioni del 27.9.04, respinta dal GIP per insussistenza degli elementi indiziari di sussistenza del reato):
Ø a metà settembre 2004 PAIRETTO si rivolge a MOGGI chiedendo il suo interessamento per una automobile Maserati, auto di rilevantissimo valore economico;
Ø l'auto non è destinata direttamente al PAIRETTO bensì ad un amico di quest'ultimo di nome Enzo (poi identificato nell'imprenditore MUSSETTO Vincenzo);
Ø l'interessamento richiesto a MOGGI non riguarda la consegna a titolo gratuito dell'auto e nemmeno la concessione di sconti, bensì il fatto che i tempi ordinari di consegna dell'auto sono molto lunghi, circa un anno di attesa;
Ø pare evidente che il MUSSETTO si sia rivolto all'amico PAIRETTO sapendo che quest'ultimo intrattiene stretti rapporti di frequentazione e amicizia con MOGGI, che ovviamente è in grado di contare su "contatti privilegiati" con il gruppo Fiat di cui la Maserati fa parte;
Ø e in effetti, a seguito della richiesta del PAIRETTO, il MOGGI si attiva, contattando direttamente casa AGNELLI a parlando con tal NATTA ivi reperibile, a cui chiede di procurare per un amico in tempi rapidi la Maserati;
Ø da qui, attraverso il dipanarsi di telefonate, emerge come questo NATTA si attivi a sua volta riuscendo (attraverso la "catena di comando" dei sottoposti, tali GINATTA e SASSO ) a rintracciare una Maserati di quel modello che sta per arrivare ed essere consegnata dalla casa produttrice alla concessionaria "Forza";
Ø infine, una volta reperita la automobile, il MOGGI informa di ciò PAIRETTO che si mette direttamente in contatto con la concessionaria, e in tal modo anziché attendere un lungo lasso di tempo per la consegna, attraverso l'interessamento del MOGGI, l'amico del PAIRETTO può entrare in possesso della automobile acquistata in tempi assai rapidi.

In conclusione, quindi, non può che aderirsi alla valutazione già espressa dal Giudice sulla inidoneità degli elementi di prova acquisiti in ordine alla sussistenza del reato di corruzione: "... l'ipotesi accusatoria che aveva legittimato l'adozione del provvedimento autorizzativo con riferimento alla possibile sussistenza della promessa di denaro o altra utilità, non ha trovato alcun riscontro, non potendosi ritenere tale il presunto intervento da parte di MOGGI per anticipare la consegna di una autovettura Maserati destinata a conoscenti di PAIRETTO (autovettura regolarmente pagata dagli acquirenti) e non essendo emersi altri colloqui rilevanti in tal senso..." (così, testualmente, il GIP nel provvedimento 27.9.04 di rigetto della proroga delle intercettazioni).
[omissis]

Magari la prossima volta, a dispetto del broccardo latino nomen omen, il giornalista sia più formichina e meno Cicala.

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sabato 20 febbraio 2010

La Caporetto dei giornali


Continua la crisi nera della carta stampata.
Sono stati infatti divulgati i dati relativi alle vendite dei giornali nel mese di Gennaio, dai quali si evince un netto calo, fino ad un picco negativo del -19,9% delle copie vendute rispetto alle vendite del 2009. Per la verità, non tutti i giornali perdono copie allo stesso modo; i più colpiti appaiono, appunto, il Sole 24 Ore (-19,9%), ma anche il Corriere della Sera (-19,1%) e la Gazzetta dello Sport (-7,3%). Un vero e proprio disastro, soprattutto se si considera che i dati sulla base dei quali vengono calcolate le percentuali sono riferiti al 2009, che è stato anch'esso un anno sanguinoso per le vendite.
Ciò che lascia stupiti è però il commento del gruppo RCS (Corriere e Gazzetta): il calo sarebbe compensato dall'aumento del prezzo del Corriere, e comunque è dovuto anche alla diminuzione delle copie distribuite gratuitamente.
Nessuna autocritica dunque, la colpa è evidentemente dei lettori che sono degli asini incalliti e non hanno voglia di leggere (e di pagare), le redazioni sono ritenute esenti, supponiamo, dalle partigianerie che distruggono l'autorevolezza dei giornali stessi e tolgono ai lettori la voglia di leggere.
Noi, ovviamente, non siamo d'accordo. Innanzitutto diciamo che dal nostro piccolo osservatorio sembrerebbe che la voglia dei cittadini di informarsi non manchi, infatti i nostri lettori sono in costante ed esponenziale crescita da due anni, e per di più solo grazie al semplice e umile passaparola, visto che il nostro sito non ha solidi gruppi finanziari e industriali alle spalle, e vive del lavoro gratuito e delle piccole donazioni dei suoi redattori.
Il problema del gruppo RCS sta, secondo noi e senza offesa, nella scarsa qualità del prodotto offerto, spesso troppo funzionale agli interessi degli azionisti (anche se, bisogna dirlo, Ferruccio De Bortoli si è dimostrato migliore rispetto al suo predecessore Paolo Mieli). Di questa scarsa qualità i lettori si sono accorti, e quindi attuano lo sciopero delle edicole, indipendentemente dall'aumento del prezzo di venti centesimi.
Ecco, per esempio, si provi a ragionare sulle pagine sportive del Corriere, e sul loro appiattimento sulle posizioni milanesi (mentre il Corriere dovrebbe essere il giornale di tutti gli italiani, almeno nelle intenzioni), e interiste in particolare. Se qualche giornalista del prestigioso giornale legge queste nostre umili righe e non crede alle cose che scriviamo lo invitiamo a rileggere l'intervista concessaci dal loro prestigioso collaboratore, Piero Ostellino. Le parole di critica contro l'uso strumentale delle intercettazioni e sul clima, creato ad arte, da rivoluzione culturale maoista sono rivolte anche al giornale per il quale scrive.
Così almeno ci è parso di capire.

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venerdì 19 febbraio 2010

Intercettazioni, prove e sentenze


Se ci voleva la prova tv adesso l'abbiamo avuta: il direttore del TG 1, davanti a otto-nove milioni di telespettatori, ha detto che le intercettazioni non sono prove e che spesso gli intercettati vengono scagionati nei processi, ma intanto sono smerdati sui giornali.

Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.

La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.

La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).

La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.

L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".

Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.

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mercoledì 10 febbraio 2010

Tutti sul carro!


Ammetto il mio morboso interesse per la rubrica Italians di Severgnini sul Corriere, ma solo il lunedì, quando parla di calcio.
Il resto della settimana è piatto, più piatto del Mar dei Sargassi in bonaccia.
Ma il lunedì dà il suo meglio, frizzante e pungente come solo un interista convinto della superiorità genetica degli interista sa essere!
Ovviamente il bersaglio favorito è la Juve prima del 2006, la genesi di tutti i mali.
Lunedì 8 febbraio Severgnini ironizza sul fatto che la nazionale degli juventini vinse nel 2006 con uno scatto d'orgoglio, e che difficilmente ce ne sarà un altro (di moto d'orgoglio). Mai dire mai, caro Severgnini, potrebbe sempre venir fuori una nuova ondata di intercettazioni (provi a sentire gli azionisti RCS), poi per far montare il sentimento popolare basta incaricare i suoi dirimpettai della rosea. Nel 2006 son bastati un paio di mesi, c'è ancora tempo!
E poi a vittoria conquistata, tutti a saltare sul carro dei vincitori, tanto non c'è nessun rischio di perdere la faccia.

Pinobici

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lunedì 8 febbraio 2010

Parlo solo di calcio


In tv capita di sentire Paolo Rossi, un bravo giornalista di Juventus Channel, che quando il discorso scivola su Calciopoli, sul significato delle intercettazioni, sulle scelte difensive della società, sul processo di Napoli e sulle possibilità di riavere i due scudetti, vorrebbe chiudere la discussione con un "io mi interesso di calcio, non di queste cose", invitando gli altri a fare lo stesso.
Capita però che altri ne parlino ugualmente e, indispettito, si lasci sfuggire che "la Juve del 2005 e 2006 non aveva bisogno di telefonare ai designatori". Come si può ben capire da questa frase, Rossi non si interessa solo di calcio. Solo che, per quel che riguarda Calciopoli, per lui vanno bene la versione della Gazzetta e la sentenza di Sandulli.
Potevi dirlo subito, Paolo!

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venerdì 5 febbraio 2010

Baldini e il ribaltone

venerdì 9 ottobre 2009

Era solo dossieraggio?


26 settembre 2006, Marco Tronchetti Provera, presidente uscente Telecom Italia, afferma:
"Telecom Italia non fa intercettazioni: in 344 pagine dell'ordinanza non esiste una riga che parli di intercettazioni; Telecom Italia collega le procure attraverso le linee, i tavoli sono gestiti dalle procure". L'indagine sulle intercettazioni illegali, chiarisce ancora Tronchetti, non ha per oggetto Telecom.
Si noti che Tronchetti in questa intervista del 2006 non ha "chiarito" proprio nulla, visto che la Telecom è attualmente sul banco degli imputati. Non da sola, ma con la Pirelli a fargli compagnia (nota del Team).

2 ottobre 2006, Guido Rossi, nuovo presidente di Telecom Italia, sentenzia: "Le intercettazioni non c'entrano con Telecom Italia perché Telecom non può intercettare, legalmente o illegalmente".

9 ottobre 2009, a chi si riferirà Bergamo nel video che riportiamo sopra?

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giovedì 30 luglio 2009

Gattopardo telefonico

Ogni tanto qualcuno se ne dimentica, ma l'Italia (da Rovereto a Ragusa) rimane il paese del Gattopardo: tutto deve cambiare affinché tutto rimanga uguale.

Due anni fa ci fu lo scandalo Telecom: ci dissero che alcuni spioni, senza nessun ordine dall'alto, passavano il tempo a dossierare mezza Italia, senza tralasciare il calcio, vera passione nazionale.
Ovviamente scoppiò uno scandalo, con i soliti vibranti cori di protesta. Tronchetti, allora proprietario, fu in un modo o nell'altro costretto a passare la mano, sebbene tutti (Repubblica esclusa) si sgolassero per dire che era vittima della banda dei lestofanti.

Ora su questi fatti si sta celebrando a Milano un processo che, agli occhi di persone inesperte come noi, appare un po' grottesco. Non ci sono mandanti, e le società Telecom e Pirelli siedono contemporaneamente sul banco degli imputati e su quello delle parti offese: misteri del diritto (e del rovescio).

Ma tutto è bene ciò che finisce bene. Ora con il cambio di proprietà alla Telecom certe cose non accadono più, giusto?
No, altrimenti che paese del Gattopardo sarebbe questo? Infatti, a Napoli due dipendenti della Telecom addetti al Sag, il servizio Telecom che risponde alle richieste di controlli telefonici da parte dell'autorità giudiziaria, sono stati arrestati perché pare che vendessero le intercettazioni direttamente al clan dei Casalesi.
Sarebbe utile che qualcuno ci spiegasse che attendibilità possano avere intercettazioni provenienti da una società come Telecom caratterizzata da un curriculum quanto meno discutibile.
Una spiegazione ci è dovuta, anche nel paese del Gattopardo, visto che è facile immaginare che, presto o tardi, pagheremo anche il conto economico di questa sciagurata gestione.

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domenica 14 giugno 2009

La guerra di Piero

Nell'estate di Calciopoli Piero Ostellino fu una delle pochissime voci fuori dal coro: mentre tutte le gazzette erano scatenate contro il mostro Moggi come un branco di iene su una zebra ferita, lui metteva in guardia sul fatto che le intercettazioni da sole potevano non significare niente.

Anche nell'intervista concessa al nostro sito aveva riaffermato il suo spirito liberale che risalta nel panorama del giornalismo italiano; combatteva e combatte, si potrebbe dire da solitario, la sua guerra personale a favore della stampa che deve informare, stare attenta nel dare giudizi, evitare di farsi carico di una presunta funzione etica (molto presunta, ci verrebbe da dire).

Ricordiamo la sua guerra perché adesso che stanno discutendo di modificare la legge sulle intercettazioni e gli editori di giornali e i giornalisti sono abbastanza incazzati lui, coerentemente, in una intervista sulla Stampa si schiera a favore.

Non entriamo nel merito delle polemiche che ci sono su tutti i giornali, volevamo solo segnalare queste sue parole: "Il problema è che per molti colleghi è subentrato un malinteso senso della funzione etica. Il nostro compito è quello di informare e non, per dirla con Kant, di raddrizzare il legno storto dell'umanità".

Potremmo parlare a lungo sulla funzione etica dei nostri giornali (e quante furberie può nascondere), ci limitiamo a dire che condividiamo le parole di Piero Ostellino e che ci fanno pensare al lavoro che portiamo avanti sul nostro sito.

In particolare noi diciamo spesso che facciamo contro-informazione ma ormai, con un pizzico di orgoglio e valutando a fondo le parole di Ostellino, possiamo dire che siamo a tutti gli effetti dei "giornalisti" e facciamo un "giornale" che come compito ha quello di informare. Faremo di tutto per essere all'altezza di questo compito.

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mercoledì 10 giugno 2009

Buona la prima!

Come ha evidenziato Tuttosport, ieri dal Giudice di Pace di Lecce sono arrivate le motivazioni della prima sentenza di un Tribunale riguardo la presunta Cupola che avrebbe falsato il campionato 2005-06. Il Giudice s'è pronunciato su richiesta di undici abbonati di Lecce che chiedevano un risarcimento perché avevano assistito ad un campionato appunto irregolare, in particolare perché nelle indagini di Borrelli-Palazzi e nella sentenza Sandulli c'erano finite Lecce-Fiorentina e Lecce-Juventus.

Certo, rispetto alla complessità di Calciopoli si tratta di un episodio non molto rilevante, in ogni caso Alvaro Moretti su Tuttosport fa notare che nelle motivazioni il Giudice di Pace, nel rigettare la richiesta, dice cose importanti: che il procedimento sportivo non fa testo; che non ci sono prove della combine Moggi-De Santis; addirittura che le intercettazioni non sono utilizzabili.

A noi viene di nuovo da riflettere sul meccanismo perverso che c'è dietro tutta Calciopoli, e che anche questo episodio, per quanto circoscritto, conferma.

I tifosi che hanno denunciato Moggi hanno portato come prove la sentenza Sandulli e le intercettazioni; la sentenza, come sappiamo ed un giudice ha confermato, era stata ispirata non dalle prove raccolte ma dal sentimento popolare e non a caso era stata anticipata dalla Gazzetta dello Sport, che sulle intercettazioni e il materiale della Procura di Napoli aveva fatto lo scoop; quindi su Calciopoli non c'erano e non ci sono finora prove, non ci sono pentiti, non ci sono pistole fumanti, c'è solo il racconto che ne hanno fatto i giornali e segnatamente quelli del gruppo RCS (che ha tra i proprietari la Pirelli e la Fiat) che, a quanto pare, ogni tanto ritiene non di dover informare i lettori ma di fare il punto (il loro) sul sentimento popolare, come se noi lettori gli avessimo firmato una delega in bianco.

Calciopoli, cioé, è nata sui giornali e tanti pensano che è già finita perché così vorrebbero i giornali; la pensavano così anche i tifosi del Lecce che, nel loro piccolo, hanno presentato il conto (Moratti ha voluto uno scudetto, loro si accontentavano di 165,78 euro a testa).

Con le motivazioni di questa prima sentenza, allora, è come se il Giudice avesse detto che la Gazzetta da sola non basta per emettere una condanna; l'ha detto agli undici che hanno fatto causa, ma è come se l'avesse detto a tanti altri, a Lecce e Milano, a Roma e Torino e speriamo che l'abbiano sentito anche a Napoli.

Era il minimo che ci si potesse aspettare, ma è comunque confortante; anche perché in tanti erano e sono convinti del contrario.

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martedì 2 giugno 2009

Assoluzioni di una notte di mezza estate

Le cronache giudiziarie ci informano che la III sezione penale della Cassazione ha prosciolto a "titolo definitivo" Carraro e Ghirelli dalle accuse mosse loro dai solerti pm Beatrice e Narducci.
In attesa di leggere la motivazione, sorge spontaneo domandarsi se non stiamo assistendo ad un film già proiettato a Roma in occasione del processo Gea: una cupola sempre più decadente e con sempre meno sodali.
Insomma una cupola autoreferenziale che vede in Moggi l'unica testa, peraltro, sfornita di mordente ossia di quei poteri di coercizione necessari affinché le pedine si adeguino ai voleri del "grande manovratore".

Speranzosi che i due pm napoletani ci spieghino, con testimonianze oggettivamente inattaccabili, come si svolsero i fatti, vorremmo ricordare ai lettori un estratto della sentenza rupertiana (pagina 102, gara Fiorentina-Bologna, "ammonizioni mirate"): "Occorrerebbe, cioé, dimostrare che anche il secondo segmento della condotta integrante gli estremi dell’illecito sportivo si sia realizzato, vale a dire che, in ipotesi, le richieste di Moggi siano (quanto meno) effettivamente pervenute a De Santis".
E, ora, confrontiamola con il contenuto di questa intercettazione telefonica (6 marzo u.s. alle ore 14,29 vds prog. 327 2 7 utenza 335/64... – BERGAMO Paolo), in cui il Bergamo viene chiamato dal presidente federale Carraro, il quale con tono di voce adirato immediatamente redarguisce il suo interlocutore, sottolineando i favoritismi arbitrali fatti alla Juventus nell’incontro disputatosi con la Roma e vinto dalla squadra bianconera: "…ehh ma lei.. io... pe... penso non so cosa devo dire... Bergamo!... io... io veramente non so cosa devo dire… io la vedo... lei mi chiede di vedere io la vedo... le dico mi raccomando... se c’è un dubbio per carità che che che che il dubbio non sia a co... a favore della Juventus dopo di che succede.. .gli dà quel rigore lì!?".

Lasciamo ogni ulteriore considerazione a voi lettori e vi invitiamo, con un po' di malizia, a ripensare a certe esternazioni di alcuni esponenti della cosiddetta "parte lesa". (vento del nord, sistema etc etc).
Nel contempo ci domandiamo: "per quanto ancora si farà finta di non capire?"

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lunedì 2 febbraio 2009

Palamara e il criminale

Discutono di cambiare la legge sulle intercettazioni e c'è chi la vuole cotta e chi la vuole cruda. E poi ci sono i magistrati che le vogliono e basta: quando qualcuno ha proposto di limitarle a 45 giorni è subito intervenuto il loro presidente Palamara a dire su Repubblica "E se, grazie alle intercettazioni, al 45.mo giorno stiamo per arrestare un criminale cosa facciamo, ci fermiamo?".

Si vede che il pm Palamara ha voluto far capire che non è uno stupido, ma di fronte alla sua osservazione vale la pena riflettere su cosa scrivono i giornali riguardo alle intercettazioni disposte dalla Procura di Potenza: in tre anni quella Procura ha intercettato tante persone e per tanto tempo che la somma delle intercettazioni fa 267 anni. In tre anni, quindi, hanno intercettato per quasi tre secoli, roba che se ci fosse veramente da arrestare al 46.mo giorno il criminale di Palamara i pm di Potenza dovrebbero averne arrestati circa 2000 e la criminalità, non solo della Basilicata, sarebbe stata debellata per sempre.

Ma sul discorso dei 45 giorni è interessante ragionare anche riguardo alle intercettazioni di Moggi; sono cominciate a Torino, sono durate tre mesi e poi i pm sono stati stoppati dal Procuratore Capo Maddalena (criminali in vista evidentemente non c'erano); a quel punto hanno attaccato Beatrice e Narducci che, avendo la vista più acuta, hanno incaricato il Maggiore Auricchio che con le intercettazioni di Moggi e della sua "combriccola" ha seguito praticamente tutto il campionato 2004-05; non sappiamo cosa è successo per il campionato 2005-06, di sicuro ad un certo punto Moggi è accusato di essere un criminale (l'ha scritto anche Palamara per la Gea); di sicuro dopo Calciopoli Moggi è stato di nuovo intercettato (forse stavano per arrestare il criminale e, giustamente, non si sono fermati?) tant'è che nel materiale del processo di Napoli i pm hanno riportato le sue telefonate con Secco, Bettega, Spinelli e altri che arrivavano fino a maggio 2007. E le hanno riportate per sostenere che Moggi non solo era il "criminale" di Calciopoli, ma era rimasto tale anche dopo.

Siamo cioé arrivati a quasi tre anni di intercettazioni (dal 2004 al 2007), tre anni che sono 24 volte i 45 giorni dell'esempio del criminale di Palamara, 3 anni che fanno venire un dubbio: ma nel frattempo quanti veri criminali si son fatti un baffo di Palamara, Narducci e Beatrice?

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domenica 28 dicembre 2008

Intercettazioni illegali, parla Mastella

In un'intervista al Corriere della Sera, l'ex Guardasigilli (e quindi persona informata sui fatti) Clemente Mastella fa la seguente dichiarazione: "Sono stato l'unico ministro della Giustizia al mondo intercettato in contemporanea, a Santa Maria Capua a Vetere come a Catanzaro, e forse anche in altre procure. Spiato, come hanno verificato i Ros dei carabinieri, anche irregolarmente".

Se anche un ex Guardasigilli afferma, suffragato anche da un'indagine dei Carabinieri, che spesso le intercettazioni non sono fatte rispettando le leggi vigenti, aumentano di credibilità le affermazioni dell'avvocato Prioreschi sul modo con cui sono state fatte le intercettazioni del cosiddetto scandalo denominato Calciopoli.

Sia chiaro, noi non facciamo politica. Non chiediamo che vengano modificate le leggi sulle intercettazioni vigenti. Chiediamo che vengano rispettate quelle attuali.
E chi non lo fa deve pagare. Anche se porta una toga da magistrato o una divisa delle forze dell'ordine.

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domenica 21 dicembre 2008

Nemesi

"Resta la migliore tecnica investigativa. Testimoni e documenti difficilmente se ne trovano, gli indagati anche di fronte a fatti evidenti negano tutto, non c'è nessun pentito. Le intercettazioni sono l'unico sistema per avere la prova dei reati commessi. Ci si scandalizza per le intercettazioni ma non per il contenuto...".

Così si esprimeva il Procuratore della Repubblica di Napoli Giovandomenico Lepore per difendere l'inchiesta denominata "Calciopoli" condotta da due suoi sostituti.
Smentito in meno di un anno di tempo. Quando le inchieste hanno un fondamento reale oltre alle intercettazioni ci sono anche i testimoni, spesso degli indagati che tirano in ballo altre persone.

Ora il dottor Lepore lo ha capito. Infatti a Napoli è attualmente in corso una inchiesta denominata, a quanto pare "Magnanapoli". In questa inchiesta uno degli arrestati (un colonnello della GdF) ha accusato addirittura un magistrato.
Giandomenico Lepore, per l'appunto (Link).

A noi poveri cittadini, non rimane che lo sgomento.

A noi poveri tifosi juventini viene, invece un dubbio sul perchè alla Procura della Repubblica di Napoli anzichè indagare sui mille guai della città partenopea perdessero tempo con inchieste sul calcio, basate sul nulla e addirittura relative a società che da Napoli stanno a mille chilometri di distanza: c'è del marcio in Danimarca?
A leggere questa notizia, ma anche la nostra intervista all'avvocato Prioreschi parrebbe di sì. Purtroppo.

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domenica 27 luglio 2008

Mai dire giornalisti

L'amico Luca 78 ci ha segnalato un esilerante comunicato della Federazione Giornalisti Italiani, che qui riportiamo e a cui ha già risposto un membro del Team con una lettera aperta:

"Il nostro dovere di informare è la vostra libertà di sapere, è la possibilità che abbiamo di difendervi dalle truffe, dalle cliniche degli orrori, da imbrogli grandi e piccoli, dalla malapolitica fatta di interessi e clientele, da chi vi ruba persino le emozioni truccando o condizionando i risultati sportivi. Dovremo tacere anche su Calciopoli in futuro, se venisse approvato il disegno di legge del Ministro della Giustizia. La tutela della riservatezza è un valore anche per noi giornalisti, ma non può essere usata come pretesto per bloccare l'informazione giudiziaria. La Federazione nazionale della stampa giudica il disegno legge sulle intercettazioni un autentico bavaglio; le norme proposte affievoliscono il diritto-dovere di informare e travolgono il diritto dei cittadini a sapere. Ora facciamo sindacato insieme e diciamo no alla legge bavaglio."
(Federazione Nazionale Giornalisti Italiani)

Nel nostro piccolo, notiamo una certa somiglianza tra la formula di chiusura del comunicato e uno dei più grandi capolavori trash di tutti i tempi, che abbiamo scovato dopo anni su Youtube.
Enjoy!

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lunedì 9 giugno 2008

Grande Fratello

Il Ministro della Giustizia Alfano ha rilasciato oggi una dichiarazione che riteniamo agghiacciante, toccando il tema delle intercettazioni telefoniche nelle indagini giudiziarie. Riportiamo testualmente quanto riportato da Repubblica:

"Finora non è sanzionato nulla anche se il codice è stato violato. Grandissima parte del nostro Paese risulta intercettata. Che in Italia ci sia stato un abuso di pubblicazioni sui giornali di atti giudiziari è un fatto acclarato e condiviso, il numero delle intercettazioni non può essere giustificato né in base al numero degli abitanti né dal nostro ordinamento."

Farsopoli rappresenta uno dei casi clamorosi in cui un'indagine giudiziaria è stata completamente basata su intercettazioni telefoniche durate mesi, se non addirittura anni, con spese elevatissime a carico dei contribuenti e risultati delle indagini a dir poco controversi. Per chi volesse approfondire l'utilizzo delle intercettazioni in Farsopoli, come caso di scuola sull'utilizzo delle intercettazioni in Italia consigliamo la lettura del nostro Dossier Intercettazioni. Troverete tutte le oscenità che hanno spinto oggi Alfano ad evocare uno scenario da Grande Fratello (parole del ministro poco fa al TG5).

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giovedì 15 maggio 2008

Adesso la smetteranno di chiamarli "Onesti"?


Le ultime notizie di cronaca che ci catapultano in un mondo nerazzurro fatto di rapporti con pregiudicati e latitanti non devono lasciarci indifferenti.

Noi dello Ju29ro Team che abbiamo fatto del garantismo e della analisi, vera e profonda, dei fatti e delle carte, il nostro vessillo, ci dissociamo profondamente dall'atteggiamento forcaiolo che alcuni media stanno tenendo sull'argomento InterMafiopoli.

Alla luce di una prima lettura delle notizie si ha però la sensazione che sono successe cose riprovevoli su cui speriamo tutti che si faccia al piu' presto chiarezza.

L'unica cosa che da Ju29ri chiediamo a tutti gli interisti e a tutti gli addetti ai lavori è che una volta per tutte si possa accantonare definitivamente la ridicola usanza di accostare l'aggettivo "ONESTO" a persone che con l'onestà stanno dimostrando di aver litigato da anni.

Certo rimaniamo sconcertati nel leggere le agenzie di stampa in merito alle poco raccomandabili frequentazioni dei Moratti Boys.

In tutti questi mesi abbiamo spesso stigmatizzato i rapporti di Luciano Moggi con Designatori, Vescovi, Ministri, Magistrati, Generali e persino tassisti.

Rapporti di amicizia con persone perbene, fino a prova contraria.

Ma non risulta agli atti che Lucianone abbia mai chiesto "stampelle" a pregiudicati e latitanti.

Evidentemente avendone già in panchina uno (Oriali n.d.r.), non ci hanno fatto caso.

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mercoledì 14 maggio 2008

Bobone Ju29ro

In un'intervista rilasciata al programma di Sky 'I signori del calcio', Bobo Vieri è tornato a ripercorrere le tappe di una carriera che lo ha visto cambiare molte squadre.
L'esordio in A con l'Atalanta e il successivo passaggio alla Juventus: "Ero un giovane promettente, che poteva avere un futuro importante. Non è che avessi fatto chissà che cosa, avevo fatto solo sette gol in venti partite. La Juve aveva visto un pò di partite e decise di prendermi. La squadra era talmente forte che era troppo bello per essere vero. C’erano dei grandissimi campioni. Insieme a me sono arrivati altri giovani e ci siamo tolti delle belle soddisfazioni perché quell’anno abbiamo vinto Scudetto, Supercoppa Europea e anche la Coppa Intercontinentale.
Il rapporto con Marcello Lippi dopo un un approccio non proprio idilliaco: "Ci siamo presi un pò, durante l’anno. C’è stato uno scambio di opinioni abbastanza forte. Durante uno Juventus-Atalanta, io ero entrato al 40’ e dopo cinque minuti finì il primo tempo. Lui mi disse qualcosa negli spogliatoi e io gli risposi. Siamo entrambi toscani e ci piace dire le cose in faccia. Il nostro rapporto è molto diretto, ma andiamo d’accordo. Poi l’ho ribeccato all’Inter. Ci sono andato perché c’era lui".
L'addio a Torino e l'esperienza positiva in Spagna: "Ci fu una richiesta dell’Atletico e mi sembrava giusto andare per tanti motivi. Se tornassi indietro, non andrei mai via dalla Juventus, ma in quel momento era giusto così. Anche a livello economico era molto importante per me e quindi sono partito. Quella in Spagna è stata un’esperienza importante".
L'arrivo di Sacchi ai "Colchoneros" ed il ritorno in Italia alla Lazio: "Sono scappato. E’ una storia lunga. Durante gli allenamenti c’era troppa tattica, non mi divertivo. E allora ho detto al mio procuratore che se c’era la possibilità di tornare in Italia, avrei preferito".
Dopo l'annata positiva in biancoceleste, il trasferimento record (90 milardi!) all'Inter: "C’erano tanti problemi, siamo stati anche sfortunati perchè io e Ronaldo ci siamo fatti male entrambi. Io mi sono strappato tre volte in un anno. Se non ci facevamo male, secondo me avremmo vinto alla grande. Con l’Inter non ho vinto niente però sono stati sei anni importanti della mia carriera. Sei anni sono tanti e purtroppo non ci sono state vittorie. Non eravamo forti come la Juventus e il Milan. Abbiamo perso lo Scudetto il cinque maggio all’ultima giornata. Con un pò più di fortuna potevamo vincere lo Scudetto e le cose sarebbero cambiate".
Le intercettazioni e il rapporto incrinato con il presidente Moratti: "E' difficile trovare le parole, penso di aver dato tanto all'Inter e non meritavo un trattamento così. Così è uno schifo, non è bello. E' una vigliaccata andare ad intercettare le telefonate delle persone. Non si fa. E' illegale. Infatti c'è una causa in corso. Moratti mi ha sicuramente deluso, perché è stato lui a fare tutto quanto, però fa parte della vita".
La stagione premondiale divisa tra Milan e Monaco: "Anche se sono stato solo sei mesi, mi sono trovato veramente bene con tutti, però giocavo troppo poco e, per andare al Mondiale, avevo bisogno di giocare di più. Sono andato via dal Milan per quel motivo. Anche se poi, se dovessi tornare indietro, non sarei mai andato via. Al Monaco stavo bene, giocavo con continuità e poi mi stavo preparando bene per il Mondiale, poi mi sono fatto male al ginocchio ed è saltato tutto".
Il rimpianto per non aver fatto parte della spedizione a Germania 2006: " Una grande delusione perché ero andato via dal Milan per giocare, avevo l’obiettivo del Mondiale e non potevo più andare per l’infortunio. Poi a me i Mondiali piacciono, li ho sempre preparati bene, purtroppo è stato brutto. Ero sicuro che lo avremmo vinto, non so come mai, ma sentivo questa cosa".
I dubbi sul futuro e il rilancio a Bergamo: "Li ringrazio perché sono stati bravi, mi hanno fatto recuperare con calma. Il problema è che avevo ancora problemi al ginocchio, mi sono dovuto operare un’altra volta, quindi non finiva più. È stato un massacro. Se non mi fossi operato, non avrei più potuto giocare. Mi sono operato, ho dovuto fare la rieducazione per altri 4 mesi. Poi fare la fisioterapia, tutti i giorni le stesse cose, è stato tristissimo".
L'ultima tappa (per adesso) nella Fiorantina: "Avevo voglia di venire qui, quando mi è stato proposto ho detto subito di sì perché è una squadra in cui lavorano tanto a livello fisico e io avevo bisogno di lavorare perché dopo un anno fermo, dovevo fare una bella preparazione. È una società seria e quindi meglio di così non poteva andare. Sono tornato un atleta sano, per bene, e questo era quello che volevo".
Dopo il racconto di una carriera lunga e faticosa Vieri torna indietro di qualche anno raccontando la passione per i suoi idoli giovanili: "Baggio, Mancini e Vialli, un pò perché sono sampdoriano, e quindi Vialli e Mancini erano i miei idoli, e poi Vialli giocava nel mio ruolo; poi quando ero a Firenze, a Prato, mi piaceva vedere giocare Baggio. È stata una grande soddisfazione giocare con Mancini e Baggio".
Il futuro e la voglia di mettersi ancora in gioco: "Giocherò ancora per un paio di anni, poi smetterò. Mi mancheranno lo spogliatoio e gli allenamenti, le partitelle, andare in giro con la squadra perché ridi tanto. Fare l'allenatore? Non lo so, gli allenatori sono tutti stressati e tutti mezzi esauriti. E il giornalista? No, non potrei mai scrivere male dei miei colleghi".

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venerdì 4 aprile 2008

Quando il giornalista fa il giornalista e basta.......

Vittorio Feltri su "LIBERO", 4 Aprile 2008

Ogni tanto qualcuno (tifoso dell'Inter o del Milan) mi dice a muso duro: tu sei juventino. Rispondo: mai stato. Non sono tifoso. Il tifo è una malattia orrenda che uccise tanta gente della mia generazione. L'ho evitato e non vado a cercarmelo ora in età pensionabile. Mi piace il calcio, questo sì. Amo la squadra della mia città, l'Atalanta. E amo l'Albinoleffe, perchè è un miracolo e mi dà l'idea che lo sport esista ancora. Tra le grandi preferisco la Fiorentina, che seguo da quando ero bambino.Obiezione: perchè allora voi di Libero avete assunto come collaboratore Luciano Moggi, personaggio centrale di Calciopoli? Rispondo: Calciopoli è una buffonata, l'ho percepito fin dal primo momento. E Moggi, che s'intende di pallone più di chiunque altro, è innocente fino a prova contraria. Non è stato condannato. Contro di lui solamente pettegolezzi, intercettazioni telefoniche che non dimostrano un'acca. Non ha corrotto nessuno. Nessun movimento di soldi sui conti correnti. Ha regalato schede telefoniche ad alcuni arbitri: capirai che sacrificio. Fosse un reato, chi donò orologi d'oro (Rolex) ad altri arbitri doveva essere impiccato nella pubblica piazza; invece nessuno gli torse un capello.Queste cose le ho sempre dette e continuo a ripeterle. Molte conferme che ho ragione a stare con Moggi arrivano ogni dì. A suo carico sono stati avviati tre processi. Uno a Torino per falso in bilancio. Accusa ridicola. Luciano non ha mai avuto resposabilità gestionali e amministrative. Uno a Napoli, e non è ancora cominciato. Uno a Roma, ed è in corso.Moggi è imputato quale socio occulto della Gea (di suo figlio ed altri). Dal dibattimento non è saltato fuori nulla di concreto. Solo chiacchiere. Ho sentito questo e quest'altro. Non una testimonianza diretta, una circostanza accertata, un fattarello con qualche rilevanza penale.Miccoli, davanti al giudice, afferma di avere avuto la sensazione di non essere benvoluto da Moggi perchè non iscritto negli elenchi dei giocatori Gea. Avete letto bene: sensazione. Basata su? Miccoli fu acquistato dalla Juve e si presentò a Torino con orecchini, diamante sui denti, Che Guevara pittato sulle gambe. E il direttore sportivo lo richiamò: qui siamo alla Juventus, non al Leoncavallo.Poi Miccoli fu ceduto in comproprietà alla Fiorentina dove si comportò talmente da campione che al termine della stagione fu rispedito al mittente, riscattato da don Luciano a meno di metà del prezzo incassato alcuni mesi prima. Breve permanenza e prestito al Benfica. Come mai? Nel frattempo la Juve si era comprata un certo Ibrahimovic, un po' più bravo - dicono - del simpatico nanetto leccese devoto del Che. Il quale nanetto da tutto ciò ricavò appunto la sensazione di essere sgradito al presunto Mammasantissima, papà del picciotto della Gea.Qualsiasi società vende calciatori e ne acquista nel tentativo di migliorare la rosa. Da notare che Miccoli gioca (raramente) nel Palermo, non nel Real Madrid.Il raccontino offertovi è una prova? C'è ancora materiale. L'inchiesta romana si articola su intercettazioni telefoniche insignificanti, su dichiarazioni di Baldini (ds della Roma) e indagini della Guardia di Finanza coordinate dal maggiore Auricchio. Il primo viene interrogato in aula. Conosce Auricchio? Mah, sì, forse l'ho visto una volta, però.....Insomma balbetta.L'indomani, tocca deporre ad Auricchio. Il quale dopo tre ore ammette di avere avuto rapporti (non sessuali, per carità) con Baldini. Gli avvocati di Moggi meditano di far partire la richiesta di appioppare la falsa testimonianza allo smemorato.Ora anche uno sprovveduto comprende che si procede a tentoni contro un uomo, Moggi, il quale nel calcio era un padreterno e suscitava invidie, quindi risentimenti. Peccato per i lapidatori che fin qui non sia emerso un fatto, lo straccio di un elemento probatorio.Immagino le conclusioni. Il Mostro sarà assolto, intanto però anzichè fare il suo mestiere con la perizia che tutti gli riconoscono (inclusi i detrattori) è costretto per ammazzare il tempo a collaborare con Libero.E io mi dovrei giustificare perchè mi avvalgo della sua penna? Ma andate a scopare il mare.

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mercoledì 12 marzo 2008

YOU'LL NEVER WALK ALONE.......WE'LL NEVER TALK ALONE....

Ieri sera un carissimo amico mi ha mandato un graditissimo SMS con il quale esprimeva tutto il suo godimento per la ritrovata verve europea della Armata Brancaleone del petroliere ambientalista.
Involontariamente pero' ha compiuto un errore di battitura e il famoso WALK presente nella frase dell'inno del Liverpool si e' trasformato il TALK.
Lui dice che e' stato un errore. Io invece gli ho fatto notare che e' stato semplicemente un condizionamento subliminale che ha creato una ottima "battuta".
Infatti mentre i Rossi di Inghilterra non camminano mai soli ed hanno sempre al loro fianco i sostenitori, allo stesso modo noi in Italia non parliamo mai da soli, soprattutto al telefono.
C'e' sempre qualcuno che ci intercetta e che si fa i cazzi nostri.
Ormai il classico "Salutiamo il maresciallo" di Mazziniana memoria e' entrato nell'uso comune al pari del caffe' e cornetto oppure della Gazzetta per pulirsi il kulo.
Specchio dei tempi. Addirittura c'e' qualcuno che nel dubbio evita di chiamare certe persone perche' sospettate di essere intercettate..............
Non ridete. Questa cosa e' capitata al sottoscritto in questi giorni.
Molti sanno che ho rapporti cordiali con Luciano Moggi e con qualche altro "addetto ai lavori".
Ebbene ci sono state persone con le quali avevo rapporti quotidiani che, venute a conoscenza delle mie frequentazioni "deprecabili" (ahah) ha ben pensato di non rispondere piu' ai miei messaggi, alle mie chiamate e alle mie mail...... forse per paura di trovarsi sulle pagine di Repubblica????

Nel frattempo sto ancora godendo......

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mercoledì 19 dicembre 2007

Una domandina per il Garante

Ho una domandina (ina ina) da fare al garante per la protezione dei dati personali.
Questo Garante, che sono sicuri frequenti abitualmente i blog e i forum, non dovrebbe magari occuparsi di cose più serie?
Ad esempio, sul sito http://www.repubblica.it/ sono stati pubblicati i verbali delle nuove INTERcettazioni disposte da quei due gran pezzi di P.M. che rispondono ai nomi di Beatrice e Narducci.
Ebbene questi verbali contengono numerosi dati sensibili.
Il numero di cellulare di Moggi, ad esempio.
Oppure il codice del citofono della casa di Moggi a Torino.
O anche l'indirizzo della casa di Moggi al mare.
Ed ancora, il numero di cellulare di Punghellini (con relativo codice IMEI E IMSI).
Per non farsi mancare nulla, il domicilio di Mazzei, Gambelli e Penta.
Ed infine, il numero di cellulare di Abete.
Repubblica ha poi pubblicato una nuova versione dei verbali, ripulendoli probabilmente da alcuni dati sensibili.
Ma io ho la versione originale.
Per cui, caro Garante, se ti servono questi originali, fammi un fischio. Oppure, lascia un commento a questo post.

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martedì 18 dicembre 2007

Il Grande Fratello vs. Josef K. Moggi


La sceneggiata napoletana ha finalmente avuto inizio e, come era facile prevedere, ci sta dando grandi soddisfazioni: fughe di notizie da cui si evince che c'è chi possiede dei telefoni e, non contento, addirittura li usa; frammenti di intercettazione che escono al solito non si sa come, sia in scaglie di informativa che sciolte; montature denunciate dai presidenti sbagliati; ma soprattutto, sui media, fiumi di menzogne, stupidaggini, castronerie e deliri anti-juventini che chiedono solo di essere smascherati.
Ma iniziamo col mercato immobiliare. In effetti, con la crisi mondiale dei mutui, è un argomento scottante. Nel supplemento d'indagine presentato all'udienza dell'altro giorno, secondo il Corriere dello Sport, si leggerebbe:
"Assume particolare interesse la vicenda dell'acquisto di alcuni immobili siti in via del Tintoretto di Roma di proprietà della Cassa di Risparmio di previdenza per il personale del Monte dei Paschi di Siena che De Nicola ha curato per suo contro e per Moggi."
Mentre ci si chiede che rilevanza penale possa avere tale passaggio, viene in mente un programma televisivo andato in onda il 5 dicembre scorso, su Canale Italia, in cui uno dei più quotati mâitre à penser di Farsopoli, chiedeva conto al Direttore del possesso di un numero non indifferente di fantomatici immobili romani. Allora sembrò una domanda bizzarra, incomprensibile. Ma ecco che finalmente, grazie al Corriere dello Sport, trova una spiegazione. Cliccare qua sotto per credere.



video

Ancora una volta, il povero Luna dimostra che il solo imbattersi nella parola "Moggi" gli fa perdere il lume della ragione. Gli sarebbe stato sufficiente proseguire nella lettura dell'informativa per scoprire che probabilmente la questione, ammesso che ci sia qualcosa d'illecito, riguarderebbe non tanto e non solo l'ex direttore juventino, ma coinvolgerebbe niente po' po' di meno che l'attuale presidente della Federcalcio, uno dei principali rappresentanti del nuovo calcio pulito:

"Nell'ambito di tale compravendita si inseriscono alcuni contatti intercorsi tra De Nicola e Giancarlo Abete, attuale presidente federale che, come si ricorderà, in passato è stato anche vice presidente vicario della Figc sotto la direzione di Franco Carraro e capo delegazione della nazionale italiana ai campionati mondiali di Germania 2006, in sostituzione di Innocenzo Mazzini, quest'ultimo indagato nella presente vicenda giudiziaria". In particolare "dalle conversazioni intercettate, emerge un interessamento di Abete in relazione all'acquisto degli immobili".
Insomma, chi ha comprato casa in via Tintoretto: Lucianone o l'albero di Natale dei nuovi poteri del calcio? Ma soprattutto: perché solo i giornalisti del Romanista e pochi altri privilegiati possono seguire giorno per giorno le indagini su Lucianone? Perché non possiamo farlo anche noi?
E poi, scusate, se l'informativa da cui ha attinto il Corriere dello Sport comprende intercettazioni effettuate fino a fine febbraio 2007, come mai sono già in giro telefonate effettuate nei mesi successivi?

Proposta per tutti, ma in particolare per chi si occupa di produzione televisiva: un bel reality, Lucianone 24 ore su 24, in cui sia possibile ascoltare le sue telefonate in presa diretta. Un "Grande Fratello" come si deve, senza filtri e manipolazioni.
Perché no?
Forse perché così facendo il grande pubblico ascolterebbe finalmente le parole di Moggi per quello che sono, senza mistificazioni e titoli scandalistici, dovendo prendere atto della spudorata montatura messa in atto a partire dell'estate 2006?

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