mercoledì 17 marzo 2010

Sì, teneva all'Inter sin da bambino


Io amo Zlatan, tenetene conto. E non sopporto John Elkann. E Jean-Claude Blanc. O Giovanni Cobolli Gigli: ogni volta che ripenso a lui, rabbrividisco.
Nel 2006 certi tifosi (che non chiameremmo aquile e non perché non sono laziali), invece di prendersela con chi ci aveva portato in B, ossia i suddetti genietti, se la prendevano (capita del resto ancora oggi) con i presunti "mercenari". Ricordo il ritornello sui forum e sulle curve contro Zlatan che, arrivato a Milano, aveva detto che "teneva all'Inter sin da bambino". Falso, ipocrita, Giuda.
I suoi più attenti biografi, quelli innamorati di lui come me, sapevano benissimo che era vero. Un ragazzino cresciuto a Playstation e Nike che adorava Ronaldo e perciò tifava Inter. Niente di male: da Malmoe adorava Ronaldo. Fu, non di meno, un ottimo juventino.
Ecco in questo video la riprova. Zlatan non lo aveva detto per compiacere nessuno: semplicemente non è uno così, che capta benevolenze con smancerie inutili. Lui è uno che al limite ti dice anche "Suca!".
E la questione dei "mercenari", oggi nel 2010 lo possiamo dire ben forte, era ed è una cagata pazzesca. I calciatori si dividono in professionali e non professionali, punto. Tra i primi anche quelli che "da piccoli tifavano per l'Inter", tra i secondi anche chi, se restava in panchina, il lunedì poi andava a sciare al Sestriére, rischiando le ginocchia, come il contratto espressamente vieta.
Dal 2006 fino ad oggi c'è una sola grande questione, per tutti gli juventini.
Dopo l'articolo sul Newton Heath, siamo qui a ripeterci: dopo 4 anni di falsi problemi, come questo dei mercenari, particolarmente efficace nel distogliere l'attenzione, vogliamo mandarli via o no gli abusivi di Corso Galileo Ferraris?

Inunmondoche

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lunedì 15 marzo 2010

Dottor Zeman

E' sfuggita (?) a tutti in Italia una singolare dichiarazione fatta dal tecnico dell'Inter, José Mourinho, ai media inglesi, dopo la partita d'andata contro il Chelsea a San Siro. E' sfuggita anche a noi, che non facciamo i giornalisti, ma abbiamo potuto aggiornarci leggendo il Daily Mail.
Interrogato sulla possibile assenza di Cech al ritorno a Stamford Bridge, Mourinho così ha risposto: "Of course I think Cech could play, I don't listen to those reports that he's out for a month or more. Dr Needles can get him healthy enough to play — and play well."
Tradotto: "Certo che penso che Cech potrebbe giocare. Non ascolto queste notizie che sarà fuori per un mese o più. "Dottor Aghi" può guarirlo abbastanza da giocare, e giocare bene."
Un volgare riferimento alle iniezioni, la solita mezza accusa, un'accusa che noi chiameremmo à la Zeman: nessuna prova, e letame nel ventilatore.
E l'Italia magari ti celebra anche come coraggioso, fuori dagli schemi.
Ma almeno Zeman con il nostro dottor Agricola non ci aveva mai lavorato. Mentre il capo dello staff medico del Chelsea, Bryan English, è lo stesso di quando c'era Mourinho. Di più, scrive Martin Samuel del Daily Mail, lo ha proprio nominato lui.
Insomma, a dare ulteriore prova della credibilità di Mourinho quando discetta di prostituzione intellettuale: quando c'era lui tutto bene, oggi che c'è Carletto allude subdolo.
Leggendo l'articolo, non possiamo che trovarci d'accordo con la critica mossagli dai suoi detrattori britannici: vede il peggio negli altri, per quello che sa di se stesso.

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sabato 13 marzo 2010

Repubblica tra interismo e giustizialismo

Repubblica tra interismo e giustizialismo
Crediamo che ieri Repubblica abbia toccato il punto più basso della sua storia. Ci riferiamo alla perla di articolo di Emilio Randacio sulla prossima distruzione dei dossier illegali prodotti dalla security di Telecom Italia.

Ecco a voi uno stralcio del pezzo che a noi interessa particolarmente: "Non verranno così mai resi pubblici i dossier illegali sulla presunta «cricca» che legava la «Gea» di Luciano Moggi e i vertici arbitrali. Tra le carte processuali «cestinate», anche i report sull'ex direttore generale della Juventus, sul figlio Alessandro, sul capo dei designatori Paolo Bergamo, sull'ex giacchetta nera Massimo De Santis. Sospettati di ordire trame illecite per garantire successi al clan bianconero, questi signori sono stati pedinati e controllati dalla struttura Telecom per capire quale fossero i rapporti e i ruoli precisi di questa congiura. Vittima delle angherie del clan Moggi, ovviamente l'Inter, di cui la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico."

Come potete vedere, i dossieratori non sono dei signori (?) che hanno patteggiato la pena, ma dei cavalieri della giustizia, dei Charles Bronson che si industriano a vendicare le indifese vittime di non si sa quale angheria. Una roba da non credere. Un evidente ribaltamento della realtà: i boia diventano vittime, e le vittime diventano boia.
Innanzitutto va detto che non esiste nessuna cupola e nessuna cricca che legava la Gea ai vertici arbitrali. Questo non lo diciamo noi, questo lo dice un tribunale della Repubblica Italiana, che ha assolto la Gea da tutti gli addebiti contestati dai PM. La Gea era una società onesta, che come tante altre aziende contribuiva anche al benessere nazionale producendo ricchezza e pagando i dovuti tributi. Questa società dunque è due volte vittima. Una prima volta, come vittima di spionaggio illegale e una seconda, come vittima di un procedimento giudiziario che ha portato alla cessata attività. Questa è la situazione allo stato degli atti (processuali).

Per quanto riguarda il resto, vi è un processo in corso che valuterà se vi era un "clan Moggi", e una "combriccola degli arbitri". L'unica cosa certa è che nessuno aveva il diritto di istruire dossier su chicchessia. Fino a quando in Italia vi sarà democrazia, solo lo Stato può avere il "monopolio della forza", e il diritto di "amministrare la Giustizia" conducendo indagini.
Nessuno, neanche la Telecom, può arrogarsi un simile diritto. Senza contare il fatto, non di poco conto, che nessuno ha la benché minima garanzia che gli uomini della struttura deviata (?) che operava in Telecom conducessero le indagini ricercando la verità. Essendo i dossierati nemici loro, o dei loro capi, nessuno può avere la certezza che in realtà questi signori non mischiassero vero, verosimile e falso al fine di devastare l'immagine dei dossierati.
La differenza tra un'indagine condotta da organi dello Stato secondo la Legge, e un'indagine fatta da privati, e con metodi illegali, è che la seconda non dà alcuna certezza di terzietà e quindi di veridicità. Randacio questo non lo capisce, forse per mancanza di garantismo... o forse per eccesso di interismo?

Già. L'interismo.
Non si capisce perché questo giornalista, che confonde vittime e carnefici, parli dell'Inter come vittima della cricca di Moggi e ricordi che la Pirelli di Tronchetti Provera è sponsor storico dell'Inter. Forse l'inconscio di Randacio gli fa scrivere una verità che in tutti i modi si vuole nascondere? Ovvero Randacio, senza accorgersene, ci ha indicato quelli che forse, secondo lui, sono i mandanti di questi dossier?
A volte, a voler far passare qualcuno come vittima quando non lo è, si rischia di svelare verità sconvenienti.

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venerdì 12 marzo 2010

Dissenteria alla Pinetina

Raiola nuovo procuratore di BalotelliA leggere le polemiche che hanno fatto da contorno alla dissenteria che ha colpito Balotelli sabato sera si direbbe che i mal di pancia alla Pinetina sono più di uno. C'è stata infatti la polemica dell'allenatore, che ci ha tenuto a far capire che smentiva Branca, e poi c'è stata quella del fratello del calciatore, che ha chiesto che Balotelli sia lasciato fuori da beghe di condominio (!); sarà un caso, ma ieri alla Pinetina c'era Moratti in persona che, evidentemente, ha voluto rendersi conto di persona di chi, per dirla terra terra, l'aveva fatta fuori dal vaso.
I soliti casini da Inter, beghe di condominio potrebbe persino risultare un complimento, se non fosse che nel frattempo s'è saputo che il procuratore di Balotelli è Raiola (quello dell'affarone Ibra), e che il calciatore ha una clausola rescissoria di 70 milioni; non solo, come abbiamo tempestivamente segnalato il Corsera già da tempo ha suggerito a Balotelli di trasferirsi in Inghilterra, guarda caso lì c'è Mancini con la squadra dello sceicco (ricco), e gli inglesi non sono razzisti come i tifosi juventini.

A prima vista possono sembrare tessere che non si incastrano (Raiola con lo sceicco, Moratti con la dissenteria, il Corsera con l'Inter), non dimentichiamoci però che il bilancio dell'Inter anche quest'anno andrà risanato, che ci vorranno un centinaio di milioni e che la Saras quest'anno non ha dato dividendo. Ecco, se consideriamo tutto si ricava che questa estate Moratti potrebbe essere costretto a fare un'altra cessione tipo quella di Ibra, e che l'indiziato è proprio Balotelli (l'altro è Maicon, ma si sa che i difensori quotano meno degli attaccanti).

C'è di mezzo l'allenatore portoghese, che a furia di incazzarsi con tutti rischia di far saltare il progetto, e forse è proprio per questo che Moratti è andato a verificare di persona. Perché se il progetto, a furia di farla fuori dal vaso, dovesse davvero saltare allora il mal di pancia potrebbe averlo proprio lui, che deve in qualche modo coprire il buco di bilancio.

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martedì 9 marzo 2010

Un po' ispettori, un po' scimmiette


In tutte le partite, dai professionisti fino ai dilettanti, la Federazione manda gli ispettori, che poi sarebbero i collaboratori della Procura Federale; gli ispettori di Palazzi guardano, sentono e verbalizzano, e chi sbaglia paga. Nei dilettanti arrivano a fare multe se negli spogliatoi c'è gente non autorizzata; alla Juve proprio gli ispettori di Palazzi hanno fatto chiudere la curva per comportamento razzista; tutto annotato per filo e per segno nei loro terribili verbali.

Due settimane fa proprio loro, gli ispettori, hanno visto che il tecnico della Cremonese, in tribuna perché squalificato, dava indicazioni a mezzo cellulare al suo vice in panchina, l'hanno giustamente verbalizzato ed è arrivata un'altra giornata di squalifica. Questo perché il Codice di Giustizia Sportiva vieta all'allenatore che sconta la squalifica di dirigere "con ogni mezzo" la sua squadra (articolo 22, comma 7) .

Domenica l'allenatore dell'Inter era squalificato, e chi seguiva la partita in diretta (quasi due milioni di telespettatori tra Sky e Mediaset) ha visto che nel secondo tempo Mourinho ha abbandonato il box dove si trovava, è sceso giù su una balaustra a ridosso della panchina e da lì ha, a modo suo, diretto la sua squadra. Sul sito del la Stampa c'è ancora il servizio fotografico, in diretta i telecronisti hanno fatto notare quando richiamava questo e quello, tanto che stamattina sul Corsera anche Fabio Monti è stato costretto a scrivere che forse poteva essere squalificato un'altra volta.

E invece niente. A quanto pare gli ispettori di Palazzi, i terribili vice del grande sceriffo della Superprocura, hanno fatto come le tre scimmiette: non hanno visto, non hanno sentito e non hanno parlato con i loro verbali. Potrebbero smentirli due milioni di persone, ma si vede che questo non li ha fatti vergognare neppure un po'.

Un dettaglio aiuta forse a capire come mai questi collaboratori della Federazione un po' facciano gli ispettori e un po', invece, le scimmiette: quando, tre domeniche fa, hanno fatto gli ispettori e riferito sulla ignobile gazzarra inscenata da giocatori, tecnici e dirigenti dell'Inter nella partita con la Sampdoria, tutti i giornali, con in testa il Corriere della Sera e Fabio Monti, si sono fatti portavoce delle rimostranze dell'Inter a cui non era per niente piaciuto quello che gli ispettori (ma anche i telespettatori) avevano osato vedere, sentire e addirittura verbalizzare.

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lunedì 8 marzo 2010

I, Honest

Quel titolo, "Io Onesto", chissà perché m'ha fatto venire in mente "Io, Robot" ("I, Robot") del grande Isaac Asimov.
Per chi non lo sapesse, "Io, Robot" è un'antologia di nove racconti (scritti fra il 1940 e il 1950) con protagonisti i robot e le famose Tre Leggi della Robotica, le cui contraddizioni e le cui falle vengono magistralmente evidenziate da Asimov nel contesto particolare di ogni singolo racconto.
Il tema fondamentale di "Io, Robot" è quello dell'interazione fra il genere umano ed i robot (umanoidi) divenuti, nella futuristica società immaginata da Asimov, diffusissimi in ogni ambito e pratica sociale.
Le Tre Leggi della Robotica, impresse indelebilmente nella memoria positronica di ogni automa al momento della sua fabbricazione, dovrebbero avere lo scopo di garantire gli umani contro la "sindrome di Frankenstein", l'eventualità che la creatura possa rivoltarsi contro il suo creatore.

Ecco cosa sentenziano le Tre Leggi della Robotica:
Prima Legge: "Un robot non può recar danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno."
Seconda Legge: "Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge."
Terza Legge: "Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge."

Bene, interessante. Ma che diavolo c'entrano i robot e le tre leggi della robotica di Asimov con l'Inter e l'onestà interista? C'entrano, c'entrano...
Penso sia fuori discussione che, da maggio 2006, il calcio italiano del dopo Farsopoli (altra categoria, questa, ricomprendibile a pieno titolo nella fantascienza pura, anche se di serie B) risulti rigidamente irreggimentato.
Ogni evento sembra realizzarsi nell'osservanza di un codice segreto di leggi.
Fino ad oggi, quale fosse questo codice non si era capito.
L'unica cosa chiara è che ogni evento del nuovo calcio post-calciopolesco deve essere marchiato con il sigillo dell'onestà interista, anzi, siccome gli interisti più che onesti sono "onestoni" (cfr. Crazeology), con il sigillo dell'onestonità interistica, che possiamo sintetizzare nel neologismo "Onestonica".
E con l'opinione pubblica continuamente sotto pressione per farle dimenticare la tanto temuta (dagli onestoni) "sindrome nerazzurra", quella dell'incapacità/inettitudine cronica (degli onestoni) al successo, quel titolo, "Io Onesto"... bam!, è stata un'intuizione folgorante.... ecco scoperto l'arcano...

Le Tre Leggi per l'Onestonica:
Prima Legge: "Un arbitro (o guardalinee, o designatore, o giudice sportivo o magistrato-inquirente sportivo) non deve recar danno agli onesti, né deve permettere che, a causa del proprio mancato intervento, gli onesti possano ricevere un qualsiasi danno."
Seconda Legge: "Qualunque altro soggetto (del mondo calcistico italiano) è obbligato a compiacere la volontà degli onesti integrando in tal modo gli onestissimi effetti della Prima Legge."
Terza Legge: "Ognuno può fare esercizio di estrema onestà a proprio vantaggio, purché questa pratica non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge."

Ahimè, il "buon dottore" (così veniva affettuosamente chiamato dai suoi lettori il grande Isaac Asimov) si starà certamente rivoltando nella sua tomba, ma è andata proprio così: gli architetti/creatori di questo nuovo calcio italico pulito e onesto, l'hanno certamente programmato con le tre Leggi per l'Onestonica...
... che più che un programma, sembra un virus.... un gran trojan!
(ma sta per arrivare il No-Oneston Antivirus...)

Alf24

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domenica 7 marzo 2010

A futura memoria

Preziosi in diretta ora su Sky: "Non abbiamo nessuna velleità, vogliamo solo fare bella figura, nel nostro casellario (tabella punti, ndr) ho messo "0", se riusciamo a prenderne meno dei 5 dell'andata sarebbe già un successo".
Come vedete questo è il modo di motivare la propria squadra prima della partita nell'era del nuovo calcio pulito. Vedremo (e commenteremo) tra due ore...

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giovedì 4 marzo 2010

Viva il Battitore Libero!


Sette, il settimanale del Corsera, è da oggi in edicola, e in tutti i bar sport, con una copertina dedicata a Mourinho. All'interno articolo di una mezza dozzina di pagine sul Cuntabal di Setubal, una specie di delirio pseudo-intellettuale firmato da Antonio D'Orrico, uno che recensisce romanzieri come fossero calciatori, e viceversa. D'Orrico da sempre si presenta come un giornalista raffinato, sensibile e ovviamente interista, che altrimenti non avrebbe scritto di calcio sul Corriere. Come se, poi, di Severgnini, non ne bastasse uno.
Divertente, per cominciare, il box a fondo pagina, in cui a una ventina circa di intervistati "famosi" viene chiesto un sibillino parere sull'allenatore portoghese: c'è la soubrettina che tiene al Napoli, c'è l'architetto Fuksas, c'è persino la deliziosa Elena Santarelli che risponde che da quando è nato il suo bimbo, non segue più il calcio, nemmeno l'Udinese, squadra del marito Corradi, figurarsi l'Inter. Imprescindibile, no? Su una ventina circa di vips chiamati a dare il loro parere, a sorpresa, non c'è nemmeno uno juventino, che pure non siamo pochi.
Pazienza, per carità.
Il contenuto dell'articolo è, altra sorpresa, imbarazzante nella sua boriosa pochezza: l'ennesima pretenziosa riflessione sul valore "politico" e "culturale" di un personaggio che ha dimostrato di poter dire tutto, il contrario di tutto e l'equivalente di niente. Un po' come interrogarsi sul contributo di Enzo Gambaro al dibattito globale sulla cultura postmoderna.
D'Orrico, per la verità, arriva assai vicino, che proprio stupido non è, a comprendere il valore politico portato in Italia da Mourinho: un culto della personalità, alimentato dalla più cieca partigianeria, abilmente attizzata da un ufficio stampa, quello accampato nella sua redazione, davvero niente male. Nondimeno, D'Orrico svicola abilmente fino a giungere a cantare, come naturale, l'elogio della celebre dichiarazione murignana su Calciopoli, e a descriverlo come il più bell'esempio di AntiItaliano, un uomo da cui dovrebbe imparare la Nazionale e la Nazione.
Ora, a parte il fatto che prima o poi qualcuno dovrà pur scrivere, anche su Corriere e Gazzetta che, dopo tutto, la Nazionale di Marcello Lippi ha vinto l'ultima Coppa del Mondo, a noi sembra invece che il culto della personalità, la cieca partigianeria, le panzane del Corriere a proprio favore, siano proprio questi gli ingredienti base di ogni italianità che si rispetti.
Insomma, come ha detto il nostro Battitore Libero, che voi cari lettori avete imparato ad odiare: stiamo parlando in realtà di Giuseppe Murino, l'ArciItaliano. Uno che, come ogni italiano che si rispetti, è saltato sul carro del vincitore e avrà anche la furbizia di saltar giù al momento buono. Non si affezioni, D'Orrico.

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mercoledì 3 marzo 2010

Il topolino della Uefa e il drago dell'economia

E alla fine la montagna della Uefa ha partorito il topolino: le regole sul fair play finanziario proposte da Platini sono state posticipate al 2015. Una grande vittoria per le società spendaccione a debito, che così contano di avere più tempo per mettere in sesto i bilanci, o chissà addirittura di avere un nuovo rinvio all'avvicinarsi del 2015, al peggio, si sa, non c'è mai fine.
Inutile stare a recriminare: le cose sono andate così. Hanno vinto le cicale che possono continuare a cantare per qualche anno, forse.
Diciamo forse, per una ragione ben precisa: la crisi economica potrebbe prendersi la sua rivincita. Senza fare prigionieri.
Non basta, in un'epoca di crisi come questa, scrivere su un pezzo di carta che le regole di amministrazione prudente e oculata possono essere tranquillamente posticipate. Prendiamo per esempio l'Inter, la cicala italiana per antonomasia. La crisi ha colpito pesantemente la Saras, la gallina dalle uova d'oro di Moratti. Quest'anno, visti gli zero euro di dividendo, Moratti darà il solito obolo milionario per coprire le perdite dell'Inter? Noi nutriamo seri dubbi, e di conseguenza probabilmente il posticipo del fair play finanziario sarà inutile. Oculatezza dovrà essere per forza, visto che non lo è per amore.
Medesimo discorso si può fare con le società spagnole. Servirà a qualcosa il passo indietro della Uefa in una nazione in crisi nera, con la disoccupazione al 20%, una crisi immobiliare terrificante e le finanze pubbliche in difficoltà? Noi pensiamo di no e, a riprova di quello che diciamo, ricordiamo che gli sconti fiscali previsti per i lavoratori stranieri, cui le società di calcio hanno attinto a piene mani, sono stati abrogati dal governo. La Uefa dunque può scrivere sulla carta ciò che le pare, nella realtà la crisi economica non fa sconti a nessuno.
Inutile dire che in Inghilterra le cose stanno più o meno allo stesso modo anche se, va detto, a Downing Street non hanno mai nascosto le condizioni delle loro società di calcio e in più di una circostanza hanno chiesto un'amministrazione più oculata.

Ecco, per tutto questo, ci sembra di poter dire che il topolino partorito dall'Uefa sia, oltre che inutile, rosso per la vergogna.

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martedì 2 marzo 2010

Una vita contro

Quanta ipocrisia, quanta ignoranza nelle parole dei soliti sedicenti juventini, sempre pronti a prendersela con Massimo Moratti, capziosamente, per ogni sua distrazione o debolezza, come direbbe il Materazzi. Questa volta i soliti professorini riscontrerebbero in questa misurata dichiarazione i germi dell'incoerenza e l'arroganza di chi non sa guardare in casa propria.
Adesso basta, però! Se la coerenza è mai stata un valore, e noi non lo crediamo, di sicuro non è un valore contemporaneo, anzi rappresenta la più bieca forma di resistenza all'onorevole coraggio di cambiare idea. E poi se non si conosce la storia, ripetiamo, è sempre meglio stare zitti. Che si fa più bella figura, come direbbe il Beccalossi.
In pochi sanno, infatti, che il presidente dell'Inter è una delle anime del movimento culturale transpartitico "Moralisti Contro il Moralismo", di cui è anche padre fondatore, insieme a personalità del calibro del Cardinal Ersilio Tonini, l'ex ministro Carlo Giovanardi, il giornalista Marco Travaglio, il Gabibbo e Italo Cucci, presidente in carica. Personalità diverse, unite da una battaglia comune: combattere i perbenisti, i bigotti, gli "scandalizzati" di professione, i censori della morale, i tribuni della plebe, tutti coloro che in nome di una presunta onestà personale si sentono in diritto di moraleggiare contro noi libertini di varia risma.
Una battaglia civile nata sullo sfondo di un movimento di opinione, la schizofrenia, nato negli Stati Uniti negli anni '30 ad opera del filosofo e scrittore inglese Aldous Huxley, trasferitosi in California per compiere esperimenti di parapsicologia sotto l'effetto di sostanze psicotrope. Più noto per i suoi studi sulla mescalina, Huxley fu, pochi sanno, lo scopritore della ketamina, il potente anestetico dissociativo. Annotava sul suo taccuino: "per effetto della dissociazione tra corpo e mente, è possibile mandarsi a cagare da soli".
Una scoperta epocale che influenzò le generazioni successive, in particolare il movimento hippie e quello interista. A entrambi aderì un giovane Moratti, con tutta la sua voglia di cambiare il mondo, o anche solo di vincere una Coppa Italia. Furono anni di formazione e di esperimenti, in cui a Milano giungevano droghe e intellettuali da tutto il mondo, non ultimo l'epistemologo inglese Roy Hodgson, pronipote di Huxley e ideatore del movimento "Perdenti Contro la Sconfitta" che, insieme a "Pornodive contro la Pornografia", fondato dall'attrice lecchese Molly Ratti, fu, si può ben dire, seminale, nell'educazione politica del giovane Massimo.
Fondamentale poi l'incontro con la moglie Milly, con cui nasce la piattaforma "Petrolieri Contro il Petrolio", al largo del Mar Caspio. L'incontro della vita è però quello con il santone uruguayano Alvaro Recoba, il guru di "Calciatori Contro Gli Allenamenti", che fa presto proselitismo alla corte del munifico Moratti, il quale raccoglie sotto la sua ala protettrice una quarantina circa di adepti, sostenendoli economicamente nella loro scomoda quanto rispettabile scelta di vita.
Questo è l'uomo.
Ma certo: invece di studiare la storia abbandoniamoci sempre ai soliti beceri luoghi comuni, figli della peggiore Italietta. Crescete, juventini, crescete, e vedrete che il vostro complesso di inferiorità morale nei confronti dei nerazzurri forse svanirà.

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sabato 27 febbraio 2010

La gallina Saras fa uova di pietra

Il tempo è padre della verità. E nessuno lo potrà negare, su ju29ro.com abbiamo detto in tempi non sospetti che la crisi economica avrebbe sistemato tante cose. Vi ricordate i bei tempi in cui tutti sviolinavano sulla magnificenza di Moratti e del suo mecenatismo? Vi ricordate i soloni e i farisei che dicevano (e dicono) che il deficit cronico dell'Inter non è un problema "tanto c'è Moratti che copre?"
Cari signori, dovete cambiare disco e inventarvene un'altro. La gallina dalle uova d'oro Saras sta iniziando a produrre uova di pietra. I ricavi registrano una flessione del 39%, a quota 5.317 mln, la posizione finanziaria netta a fine 2009 è negativa per 533 mln e l'utile adjusted (leggi perdita) è di -55 milioni di euro circa. Di conseguenza il dividendo (le uova d'oro), per quest'anno, sarà pari a zero.

Ecco che, magicamente, gli anni ruggenti delle campagne acquisti faraoniche diventeranno un ricordo dei bei tempi che furono. Non solo, ci vuole poco a capire che ora ben difficilmente si troveranno delle banche disposte a finanziare operazioni spericolate come la compravendita del marchio. La garanzia implicita di Moratti svanisce, così come sono svaniti gli utili e i dividendi.
Personalmente, certo, Moratti può attingere al suo personale patrimonio, che immaginiamo sia notevole, ma francamente non crediamo che sia disposto a mettere a repentaglio la sua fortuna personale e il suo benessere per coprire le perdite folli del suo giocattolo. Certo i complimenti dei corifei delle gazzette sportive fanno senza dubbio piacere. Ma di complimenti non si vive. Senza contare che i voltafaccia dei giornalisti quando la buona sorte viene meno sono una costante della categoria. Da Sindona ad Angelo Rizzoli, di potenti prima incensati e poi oltraggiati dalla stampa, se ne contano a decine.

Noi facciamo una previsione: Maicon, e magari anche Balotelli, andranno via. Poi, certo, la stampa ci racconterà che l'italiano è milanista, e il brasiliano da un paio d'anni non è più lui. Quando leggerete queste cose, noi raccomandiamo di andare a rivedervi i bilanci della Saras del 2009. Le cose saranno più chiare.

Un'ultima cosa. Le intemperanze e il nervosismo interista di questo periodo, alla luce del bilancio della gallina dalla uova (ex) d'oro, appaiono più chiari. Lo scudetto non è uno sfizio, ma una necessità. Peccato che per riuscire a rimettere in sesto il bilancio, in casa Inter, di scudetti dovrebbero vincerne una decina di fila, e senza la Champions forse non basterebbero.
Benedetta crisi economica, quante cose ci fai capire!

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venerdì 26 febbraio 2010

Se la Cupola esiste...

... Bisogna capire però di che Cupola si parli. Le ipotesi sono due: o esiste la cupola di cui indirettamente parlano Mourinho e l'Inter, oppure ne esiste un'altra che agisce in direzione esattamente opposta.
Andiamo con ordine. Il giudice sportivo ha condannato a due giornate di squalifica Cambiasso per un'aggressione al sampdoriano Padalino. Dagli atti risulta che ad aver visto il fatto siano stati uno o più ispettori della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Dunque non siamo di fronte ad una situazione nella quale vengono riferiti fatti visti da terzi: i testimoni sono dei funzionari della Figc. Qualcosa di simile ad un arresto di rapinatori colti con le mani nel sacco direttamente dai Carabinieri.
E qui sorge il problema secondo la stampa: "La società blucerchiata, infatti, si sarebbe premurata di inviare una lettera ai giudici, nella quale sosteneva l’innocenza del centrocampista dell’Inter nel corso della rissa avvenuta nel sottopassaggio di San Siro, al termine della gara tra Inter e Sampdoria: secondo l’accusa mossa da Tosel, infatti, si faceva riferimento ad un pugno, con il quale l’argentino avrebbe cercato di colpire il doriano Padalino."
Ci pare ci sia poco da aggiungere, di fatto la Sampdoria dei petrolieri genovesi Garrone scagiona Cambiasso, perché il fatto non si è mai verificato.
Dunque, secondo la società dei Garrone e al di là di tutte le formule diplomatiche riportate nella lettera, i funzionari della Figc avrebbero dichiarato il falso.
Se fosse vero, secondo noi si sarebbe di fronte ad una situazione gravissima, in cui i funzionari della Federazione avrebbero falsamente accusato un giocatore di un club, distorcendo così la regolarità del campionato.
Oggi abbiamo avuto una prima risposta dagli organi giudiziari d'appello della Figc: la squalifica a Cambiasso è stata confermata. E allora secondo la corte la Samp ha spudoratamente mentito in relazione a quanto affermato nella lettera. Ma perché la Samp avrebbe mentito? forse per fare un favore all'Inter e a Cambiasso?
Secondo la Corte di Giustizia Federale, di fatto, siamo di fronte ad un caso di falsa testimonianza, visto che la lettera della Sampdoria sarebbe inattendibile. Appare evidente che in questo modo si sarebbe alterato il campionato a favore dell'Inter, non facendo scontare a Cambiasso la sacrosanta squalifica. Senza contare il fatto che, incidentalmente, si sarebbe attentato alla credibilità degli ispettori della Federazione e della giustizia sportiva.
Ripetiamo, non lo diciamo noi, lo dice la Corte d'Appello Federale che ha ritenuto non credibile la letterina della Sampdoria.

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Lotta di classe contro il potere!

Basta con i pregiudizi! Cos'è quell'aria di sufficienza, di ostentata distanza, come se a protestare possano essere solo operai e studenti? Ci vorrebbe un po' più di rispetto per la legittima protesta dei tifosi nerazzurri contro le manovre del palazzo per impedirgli di vincere tutti gli scudetti di qui alla fine del mondo, come ampiamente nelle corde della squadra guidata dal condottiero portoghese Josè Mourinho U Cuntabal de Setubal.
Una protesta vigorosa ma civile, nata sulla scia dei grandi movimenti civili comparsi sulla scena della storia mondiale nel ventesimo secolo, una manifestazione di pensiero che, condivisibile o meno, merita tutto il nostro rispetto.
La panolada di sabato scorso, ad esempio, affonda le sue origini nel celeberrimo movimento dei Bianchi, ai tempi del Sudafrica dell'apartheid. Per protestare contro le inumane condizioni in cui erano costretti a vivere per colpa dell'aggressiva maggioranza di colore, il movimento dei bianchi organizzò nel 1977 una clamorosa manifestazione allo stadio di Città del Capo (oggi Città di Mou) per il riconoscimento dei diritti incivili, invocando nell'occasione un uomo forte che potesse rappresentare la guida per il cambiamento alla tragica situazione di servaggio a cui erano ridotti. "Già che siamo allo stadio, magari cileno" si leggeva in uno striscione mostrato dall'ala più moderata del Movimento, i cui rappresentanti, presto imitati dal resto dello stadio, cominciarono a sventolare fazzoletti bianchi, come segno di riconoscimento della propria etnia, i cui diritti erano calpestati.
Spostandoci in ambito calcistico, possiamo riscontrare precedenti della clamorosa protesta nerazzurra che ha incendiato anche la partita di Champions League con il Chelsea (ennesimo arbitraggio scandaloso contro i nerazzurri), nelle iniziative dei tifosi della Steaua Bucarest, la squadra dell'esercito romeno, ai tempi di Ceausescu, che al grido di "Gli arbitri ci bersagliano, muovetevi bersaglieri!", esternò il proprio malcontento verso gli indecenti arbitraggi mandati dal Palazzo, poi riconosciuto in Buckingham Palace, essendo chiaramente ispirati da agenti al soldo della Regina.
Ancora più significativa fu la protesta dei tifosi della Dinamo Berlino, la squadra patrocinata dalla Stasi, protesta che ispirò anche il celebre film vincitore dell'Oscar "Das Leben Der Arbitren (La Vita degli arbitri)". Nel 1988, mentre la Dinamo si avviava a vincere con pieno merito il suo decimo scudetto consecutivo, un arbitro, poi scopertosi in un processo conclusosi la sera stessa un ex gerarca nazista al soldo della CIA, diede un rigore contro la Dinamo per avvelenamento in area del centravanti avversario. I tifosi svuotarono immediatamente lo stadio e si diressero verso Checkpoint Charlie per insultare il governo della Germania Occidentale, con slogan come "Meno male che c'è il muro, se no vi facevamo il culo", e lanciando monetine ai passanti del quartiere di Kreuzberg, poi convinti a cambiarle in marchi occidentali sotto forma di banconote.
Il più recente caso riguarda però l'Obilic di Belgrado che, nel 1998, mentre si apprestava a vincere il campionato serbo, sotto la presidenza del celeberrimo Arkan, si trovò davanti alla terz'ultima giornata per la prima volta una squadra avversaria al completo, seppure il terzino sinistro, un musulmano del Sangiaccato, avesse raggiunto la zona di competenza, solamente con l'aiuto dei compagni, essendo incaprettato con le manette dietro al collo, e recando sulla fronte vergata a sangue la scritta "Serbia To Tokyo".
Pare che i compagni volessero mostrare al mondo lo scempio compiuto dalle squadracce di Arkan (che rispose: "Squadraccia un cazzo, e l'Inter di Simoni cos'è allora?"), ma in seguito i media serbi, notoriamente indipendenti, la derubricarono ad incidente montato ad arte dai servizi segreti tedeschi.
I tifosi dell'Obilic, soliti portare con sè una pistola a scopo di autodifesa e puntarla giocosamente verso i calciatori avversari, nell'occasione riposero l'arma nella cintura, e, con grande senso civico, sventolarono tutti un paio di manette, per protestare contro l'arbitro che ancora non aveva espulso il terzino avversario recatosi in campo in condizioni irrispettose e gravemente lesive dell'onorabilità degli spettatori presenti.
Le battaglie di civiltà, le battaglie per il progresso, le battaglie contro tutte le forme di potere quindi, come dimostra ampiamente la storia, possono avere come teatro uno stadio di calcio, così come la piazza di una metropoli. Chi ha detto, dove sta scritto che San Siro non può essere un'altra Tien An Men?
Rispetto per i tifosi dell'Inter e per la loro battaglia.

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giovedì 25 febbraio 2010

Interistavero

Lo svergognato di Setubal

Poteva mancare Calciopoli nelle recite settimanali di Mourinho? Chiaramente no, ieri lo SpaccOne di Setubal Calciopoli l'ha chiamata in causa: verosimilmente imbeccato dall'ufficio stampa, ha detto che lui per quello scandalo ha provato vergogna, s'è vergognato di guadagnare i soldi col calcio.

Qualche giornalista coraggioso gli ha già risposto ricordando lo scandalo dei "Fischietti d'oro" che, guarda caso, ha riguardato il Porto proprio l'anno in cui l'allenatore era Mourinho; quanto a noi, su quello scandalo eravamo già intervenuti, la vergognosa uscita dello spaccone ci consente ora di aggiungere qualche osservazione.

Data la precisione e la sofisticatezza delle recite di Mourinho, e visto che lui da sempre è maniaco dei dettagli dentro e fuori dal campo, non è pensabile che lui dei fischietti d'oro non abbia memoria; dobbiamo dedurre che di quello scandalo non se n'è vergognato, e non si vergogna. Ci auguriamo solo che non arrivi a vantarsi; vista la caratura del personaggio ne sarebbe anche capace.

In Portogallo la giustizia sportiva s'è mossa dopo che la giustizia ordinaria aveva ultimato le sue indagini, trovando testimoni e pistole fumanti (soldi e donne), e formulando le sue richieste di condanna. Forse i suoi collaboratori si sono dimenticati di dirglielo, ma in Italia le cose sono andate diversamente. Provi lo spaccone a farsi spiegare meglio la questione da Oriali; lui, dirigente e pregiudicato, è oltretutto esperto di come si possa trattare con la giustizia sportiva e poi patteggiare in Tribunale, riconoscendosi colpevole e finendo come premio in panchina.

La storia di Calciopoli è ancora lontana dalla conclusione, e quando sarà scritta la parola fine si vedrà più chiaramente chi deve vergognarsi e chi no. Quanto allo spaccone di Setubal, invece, lui va di corsa, magari pensa già al prossimo ingaggio multi milionario e non gliene frega di restare svergognato per quello che dice; verrebbe da dire, anzi, che più sbarella nelle sue recite e più l'ingaggio sarà milionario.

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lunedì 22 febbraio 2010

Che equivoco!


Mourinho e manette. Tre giornate di squalifica.
Dura stangata della procura federale al portoghese: 40mila euro di ammenda per il gesto delle manette, e per aver utilizzato espressioni ingiuriose nei confronti di arbitro e collaboratori durante l'intervallo. Due giornate di squalifica anche a Cambiasso dopo l'aggressione a Pozzi nel tunnel di San Siro nella pausa di Inter-Sampdoria, e a Muntari per insulti al direttore di gara.
Mourinho si difende: "Avete capito male!"
Lui invece ha capito bene. La prossima volta si spieghi meglio.

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sabato 20 febbraio 2010

Manette per chi?


Nella foto, Mourinho fa il gesto delle "manette" dopo l'espulsione di Samuel (a cui seguirà quella di Cordoba) durante la sfida con la Sampdoria.
Con chi ce l'ha lo Specialone? Pensiamo che a Palazzi spetti il compito di porre questa domanda all'allenatore dell'Inter.
C'è ancora del malaffare nel calcio, anche dopo Calciopoli?
E chi sarebbero questi malfattori?
Per chi lavorano, e perché danneggiano proprio l'Inter?
Vogliamo risposte!

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venerdì 19 febbraio 2010

Sempre più Special

Nella conferenza stampa odierna, lo SpecialOne ha dato spettacolo, prendendosela un po' con tutti: la Roma, il Napoli, Bettega e la Juventus, la stampa spagnola e inglese, etc.

La Roma viene dipinta come una società che, quando deve acquistare un calciatore, tira al ribasso, piangendo per il proprio stato di crisi. Ovviamente, secondo Mou, a parti invertite, quando qualcuno cerca di acquisire le prestazioni di un giocatore giallorosso, la Roma chiederebbe l'impossibile.
La famiglia Sensi, che in questi anni ha ceduto all'Inter (tanto per fare qualche esempio) Chivu e Mancini ringrazia per la considerazione e, probabilmente, se ne ricorderà in caso di assalto a De Rossi.

Del Napoli, viene tirato in ballo il presidente, reo di aver dichiarato che non assumerebbe mai il portoghese. Mourinho risponde che è lui che non andrebbe mai a lavorare per De Laurentiis, ritenendo che questi non abbia abbastanza soldi per pagarlo.
Nella città partenopea pare che se ne faranno una ragione.

Bettega aveva detto di rifiutarsi di commentare gli episodi che riguardano altri, ritenendo evidentemente più produttivo (e più giusto) pensare agli affari propri. Manco a dirlo, Mou la pensa diversamente, ricordando come in questi giorni tutti parlino di Bayern-Fiorentina. E, per rafforzare la propria tesi, cita il fatto che ne abbiano parlato i giornali, le televisioni, i presidenti di Lega Calcio e Federcalcio, il presidente dell'Uefa, Rummenigge, Van Gaal, Della Valle e Prandelli. E si chiede quindi (non senza aver fatto appello alla coerenza) perché si debba fare come gli struzzi che nascondono la testa sotto la sabbia, e non si possa invece parlarne.
Ora, visto che quelli da lui citati come soggetti che hanno trattato l'argomento sono i media, le istituzioni e le parti in causa... ci chiediamo come Mourinho consideri se stesso: un giornalista, un'istituzione del calcio o un esponente di Bayern e/o Fiorentina?

Aggiunge poi, rivolgendosi al sig. Bettèga (sic!), che in Italia c'è una sola area di rigore di 25 metri.
Da Torino pare sia già partita la richiesta di ampliamento anche dell'area di rigore di San Siro: non sia mai che non fossero sufficienti i goal segnati su passaggio di braccio, o direttamente di mano, o con quattro-cinque giocatori in offside... meglio stare sicuri!

Per quanto riguarda la stampa spagnola e le voci, apparse su alcuni giornali, riferite ad un suo ipotetico passaggio a fine stagione al Real Madrid, lo SpecialOne si rifiuta di commentarle, limitandosi a definirla una stampa poco onesta. Stesso trattamento, o quasi, viene riservato alla stampa inglese, a proposito dell'intervista su Inter-Chelsea: lui non parla con certa gente. Loro lo cercano, vorrebbero... lui no.
Beh, in fondo, è sempre meglio dell'accusa di "prostituzione intellettuale" con la quale liquidò a suo tempo i media italiani.

Lasciamo al lettore il compito di valutare il ritratto che emerge da questa serie di dichiarazioni, giudizi lapidari e perle di saggezza.
E' sempre un piacere sentirlo, al punto che ci chiediamo come si sia riusciti a farne a meno fino a un paio d'anni fa... e stiamo cominciando a chiederci come potremo rinunciarvi in futuro. Un futuro che, anche alla luci dei toni usati in queste dichiarazioni, sembrerebbe essere più prossimo di quanto non si pensasse.

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lunedì 15 febbraio 2010

Amarcord selettivo


Il calcio cambia, ma è sempre uguale a se stesso.
Ferlaino, intervistato da il Giornale, racconta un curioso episodio avvenuto nel 1971: "Io vado ancora più indietro. Eravamo in vantaggio a San Siro, nell'intervallo Mazzola entrò nello spogliatoio di Gonella, la partita nel secondo tempo cambiò. Chissà cosa disse il capitano dell'Inter all'arbitro, perdemmo la partita e lo scudetto, io vomitai per due giorni. Dalla rabbia andai un po' all'estero."
Per la cronaca, nel secondo tempo l'Inter riuscì a ribaltare il risultato grazie ad un rigore dubbio.
Ciò che deve stupire, però, non è il fatto in sé, che a nostro avviso è irrilevante e soprattutto privo di riscontri che ne attestino la veridicità.
La curiosità sta nel fatto che, nel mondo del calcio, tutti sono prodighi di ricordi quando questi servono a glorificare la propria onestà e a mettere in luce l'eventuale disonestà altrui. I fatti sfavorevoli, invece, sono dimenticati da tutti.
Anche Ferlaino cade nell'errore. Infatti, sull'arbitraggio di Lo Bello in Verona-Milan dell'anno del secondo scudetto napoletano non ha nulla da dichiarare. Siamo certi però che Van Basten, debitamente stuzzicato, magari qualcosa da dire la avrebbe!

Venendo ai giorni nostri, nulla è cambiato. Il presidente del Genoa si permette di infangare l'immagine di Del Piero, accusandolo di slealtà.
Accidenti, parla lui, che sulla lealtà ha poco da dare lezioni. E non ci riferiamo di certo a rigori, più o meno inventati, ma direttamente a valigette piene di denaro che secondo i giudici (sia penali che sportivi, 5 anni di squalifica con proposta di radiazione più 4 mesi di reclusione per frode sportiva) dovevano prendere vie proibite, o al fallimento di società come il Como (altri 23 mesi di reclusione patteggiati) ed il Saronno.
Ma anche Mourinho, immancabile, ha voluto dire la sua sul rigore dato alla Juve, argomento che, per la verità, non lo dovrebbe riguardare. Il Profeta, infatti, ha voluto sottolineare che certe cose accadono solo in Italia.
Forse la squadra implicata nello scandalo "Fischietti d'oro" era italiana? E magari il suo allenatore era anch'esso italiano?

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domenica 14 febbraio 2010

L'arte di ottenere ragione

E' il titolo di un trattatello di ispirazione machiavellica di Schopenhauer, in cui il filosofo tedesco elenca una serie di stratagemmi di dubbia correttezza per ottenere ragione per fas et nefas, con metodi leciti e illeciti. Tali suggerimenti, s'intende, sono validi soprattutto quando la ragione non la si ha.
Il buon Arthur, oggi la storia insegna, era con tutta evidenza poco più che un dilettante se misurato al cospetto del vero gigante della dialettica eristica, nato quasi due secoli dopo di lui: Josè Mourinho da Setubal, detto U Cuntabal, il cui sapere a riguardo è enciclopedico.
Prova ne ha dato, per l'ennesima volta, in occasione della rituale intervista prepartita prima dell'impegno contro un temibile Napoli, in cui, si dice, i più attenti tra i suoi esegeti hanno riscontrato l'utilizzo di ben cinque precetti della nuova sofistica contemporanea fondata dal maestro portoghese.
Per i posteri il discorso su Rosetti: "Per me non è un problema avere trentotto volte Rosetti e non lo dico perché con lui non abbiamo mai perso. C'era lui quando siamo stati sconfitti a Genova e l'anno scorso a Napoli, è stato lui a espellere Maicon a Bologna facendogli saltare la Juventus e anche a Bari, dove non è stato espulso Bonucci, c'era Rosetti, ma lui è tra i più bravi al mondo, forse il più bravo al mondo anche se non sempre fa bene".

Insomma Josè U Kunta allude con astuzia al fatto che Rosetti sia arbitro antinerassurro. Si serve, nel tentativo, in sequenza:
1) Della menzogna spudorata: era Rizzoli l'arbitro di Sampdoria-Inter 1-0.
2) Dell'omissione: ovvero che prima della possibile espulsione di Bonucci c'era il fuorigioco di Pandev non segnalato, che ha portato al rigore del pareggio per l'Inter. Che in tre scontri con il Napoli arbitrati da Rosetti, gli altri due li ha vinti l'Inter.
3) Dell'argomento ad minchiam. L'argomento Maicon non ha nessun senso, perché l'espulsione era strameritata.

I tre trucchi ne vanno a comporre uno più generale e comprensivo: Rispondi a un'accusa, sostenendo il suo esatto contrario, e se non hai gli argomenti per farlo, procedi con tutte le armi a tua disposizione: il falso, l'omissione, l'argomento ad minchiam, ecc.

C'è poi un argomento già sottoposto a critica da Schopenhauer: l'argomento ad auditores, ovvero una qualsiasi cazzata diventa vera se comprensibile solo agli esperti, che però non sono presenti. In questo caso gli esperti sono i giornalisti che fingono di non ricordare l'imbarazzante score di Rosetti con l'Inter manciniana e murignana. Fu l'arbitro di Torino, infatti, il protagonista assoluto dello scontro decisivo per lo scudetto 2008 tra Inter e Roma a San Siro, in cui i giallorossi stavano asfaltando l'Inter in casa sua e dominavano in 11 contro 10, perché Mancini aveva esaurito i cambi dopo pochi minuti del secondo tempo e Maxwell si infortunò. Tutto questo, fino a che Rosetti espulse con un'ingiustizia clamorosa Mexes, rimettendo tutto in pari, con l'Inter, che sino a quel momento non riusciva a superare la metà campo, che andò a pareggiare.
Da lì, Rosetti, anziché essere punito, è ritornato più volte ad arbitrare i match clou dell'Inter: l'anno scorso è stata la volta del decisivo derby in cui ha convalidato un goal di mano di Adriano, palesemente irregolare.
Insomma, da che parte pende la bilancia?
Mou U Kunta è un sofisticato genio della comunicazione, certo, ma se può prenderci in giro è anche perché gli auditores hanno una memoria terribilmente selettiva.

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sabato 13 febbraio 2010

Ah beh, se lo dice Laporta...


Un'altra tappa della nostra indagine sull'evoluzione della forma mentis interista-buonista-politicamente-correttissima dall'era Moggi ai giorni nostri. Oggi per voi "Come uno strumento di estorsione mafiosa diventa ad un tratto un'opinione più che legittima".
I diritti tv. Fino a ieri, il modello individuale era una sordida imposizione di Milan e Juve, che ricattavano le società minori, privandole del giusto riconoscimento economico, distribuendo selettivamente prebende attraverso i contratti Mediaset i primi, e il favore degli arbitri, quei mafiosi della Juve. Altro che Inghilterra, dove c'è il modello collettivo.
A parte il fatto che a sopravvivere grazie ai contratti individuali sono state soprattutto Inter e Roma, altrimenti conciate da sbatter via, l'argomento, che non era un'opinione discutibile ma l'indiscussa verità, non teneva conto della struttura del tifo inglese, così diversa da quella spagnola e italiana, assai più, anche se storicamente è un colmo, campanilista.
Degli scorsi giorni è l'uscita di Laporta sui diritti tv in Spagna. Il Barca, squadra bella onesta bailada bonita terzomondista amica dei bambini dei panda e dei profughi, non ci pensa neanche ad abbandonare il modello individuale. "Il nostro mercato interno è la metà di quello inglese" si traduce con "se lo lasciamo Real e Barca vedono la Champions con il binocolo, altrochè doble e triple". Opinione legittima. La struttura del tifo spagnolo è più simile a quella italiana, infatti. Ma Real e Barca non sono un duopolio mafioso, per nessuno.

Il sorteggio integrale degli arbitri, parte seconda. La Lega lo ripropone. Prima era la via luminosa alla verità divina. E Milan e Juve lo osteggiavano per poter controllare bla bla bla.
Ora la risolutissima opposizione arriva da Ernesto Paolillo, amministratore delegato dell'Inter, squadra dalla maglia a strisce nerassurre che qualche favoruccio arbitrale nell'ultimo quadriennio l'ha pur avuto con certa frequenza. Avete sentito qualcuno che protestasse contro un sistema Inter che impedisce il progresso buono e giusto? No, oggi è una legittima opinione.

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Se lo dicono loro...


Articolo intravisto su la Repubblica cartacea di oggi, titolo: "Quei fascicoli sul fratello di Afef e sull'Inter, così vicini agli interessi del presidente".
Riportiamo le prime righe: "L'Inter subiva maltrattamenti ingiustificati dagli arbitri? La security di Giuliano Tavaroli muoveva le sue pedine a caccia dei presunti illeciti".

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mercoledì 10 febbraio 2010

Le regole sono fatte per...


... essere in qualche misura aggirate. Si sa come vanno queste cose.
Ruggero Palombo, 3 febbraio 2010, Radio Radio.

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Paolillo, il regista dell'Internazionale SpA

Corrieri e gazzette fanno a gara nell'esaltare la corazzata Inter di Mourinho e Moratti, tanto che Repubblica è arrivata (il 3 febbraio) a mettere in bocca al portoghese la voglia di Grande Slam, dimenticandosi che un titolo della stagione in corso è stato assegnato, e l'Inter l'ha fallito. A parte qualche esagerazione, anche sul nostro sito Ju29ro.com abbiamo esaltato la corazzata nero-azzurra sottolineando, però, l'importanza di Ernesto Paolillo, amministratore delegato e regista finanziario della società, il professionista dei bilanci, l'uomo delle plusvalenze.

Non si tratta solo di contro-informazione (avete mai letto su un giornale, a parte il Sole 24 Ore, un commento ai bilanci dell'Inter?) ma di molto di più, perché stiamo parlando dell'ex-direttore generale di una grande banca che, all'improvviso, nel 2004, si dà anima e corpo al calcio; del regista, nel 2005-06, di due grandi operazioni (quella sul marchio e l'altra su Inter Capital) che hanno generato plusvalenze virtuali per poco meno di 400 milioni; del dirigente che ha risposto a Platini che i bilanci dell'Inter sono sportivamente a posto, anche se, secondo il più autorevole quotidiano economico, con quei dati di bilancio non si potrebbe disputare neppure il campionato di Lega Pro.

Dato che l'ufficio stampa dell'Inter ha comunicato tempo addietro che Moratti ci mette di suo 80 milioni l'anno possiamo dire, senza tema di smentite, che negli ultimi quattro anni sono più i soldi inventati a tavolino da Paolillo che quelli veri scuciti da Moratti, ecco perché ribadiamo che il vero protagonista dei successi nero-azzurri (più nero che azzurri) è proprio lui, il regista finanziario sul quale avremo modo di tornare sul sito. Qua, intanto, facciamo due brevi considerazioni, una d'ordine generale e l'altra su un dettaglio operativo.

La prima è che, ogni anno, Paolillo quando si approva il bilancio dichiara pubblicamente che l'Inter raggiungerà il pareggio nei due o tre anni successivi; un impegno ribadito, con coerenza bisogna dire, ininterrottamente dal 2005, un impegno che fa il paio con quello di Moratti che mette a verbale che lui sanerà il deficit annuale. Grazie a questa specie di gentlemen agreement l'Inter partecipa al campionato di serie A anche se non avrebbe i requisiti nemmeno per la Lega-Pro; i regolamenti parlano di penalizzazioni e addirittura di retrocessione in B ma, come ha detto a suo tempo Matarrese, nessuno osa penalizzare Moratti che mette ogni anno tanti soldi. Col risultato che i gentiluomini di prima (ma forse sarebbe più giusto dire il gatto e la volpe) continuano a farla franca e a sostenere che il bilancio va bene così.

Quanto al dettaglio operativo, si tratta di una piccola banca (la Banca Popolare di Garanzia di Padova, che per statuto doveva garantire le piccole imprese del nord-est, e che nel 2009 è stata messa in liquidazione) dove il dottor Paolillo è stato presidente dal 2006 al 2008. A parte il fatto che presiedere una banca e allo stesso tempo fare il regista finanziario dell'Inter dovrebbe un po' imbarazzare, ci siamo chiesti se per caso l'Inter, con tutto l'ambaradan di società che le fanno corona, avesse avuto rapporti con quella banca, cioè, per dirla terra terra, se Paolillo si fosse prestato dei soldi, magari perché impossibilitato a stampare quelli virtuali a tavolino.

Ci siamo documentati e la risposta non ci ha sorpreso: abbiamo avuto conferma che si tratta davvero di un grande regista, capace di grandi colpi (come quelli del 2005-06), ma anche di piccoli, affannosi recuperi, tanto per salvarsi in calcio d'angolo.

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lunedì 8 febbraio 2010

L'osservatorio osserva davvero?

Il 20 gennaio l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive presso il Ministero degli Interni aveva indicato Inter-Juve come una gara a rischio: immediato è scattato il divieto all'acquisto di biglietti per i tifosi juventini.
Il 27 gennaio sempre lo stesso Osservatorio ha identificato Fiorentina-Roma come gara a rischio: non è stato preso nessun provvedimento particolare.
Infine, per l'Osservatorio la partita Udinese-Napoli non rivestiva particolare interesse, non era una gara a rischio.

7 Febbraio 2010 - Ansa ore 22:18:
Prima di Fiorentina-Roma 200 tifosi viola hanno lanciato sassi e oggetti a un gruppo di ultrà romanisti prima d'esser fermati dalla polizia.
Questa ha evitato il contatto tra i due gruppi. Le forze dell'ordine hanno poi proceduto al fermo di alcuni tifosi della Fiorentina, ora in questura con alcuni tifosi romanisti che tentavano di entrare allo stadio senza biglietto. Poi, appena iniziata la gara dal settore degli ultrà romanisti è partito un fumogeno verso i sostenitori viola.

Ansa ore 23:27:
Otto tifosi napoletani, dei 10 fermati dopo gli scontri allo stadio Friuli prima della partita Udinese-Napoli, sono stati arrestati.
Si tratta di giovani di età compresa tra i 20 e i 25 anni. Le ipotesi di reato vanno dal possesso di droga, di bastoni e spranghe, alle lesioni aggravate.

Visti i risultati, cominciamo a nutrire dei dubbi sulle valutazioni dell'Osservatorio e sulle conseguenti decisioni del CASMS.

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sabato 6 febbraio 2010

Scommettiamo che...

Una decina di giorni fa avevamo messo in guardia i nostri lettori: si parlava di razzismo e di cori contro Balotelli, e segnalavamo che Fabio Monti sul Corsera suggeriva a Balotelli di andare a giocare in Inghilterra. Un suggerimento a nostro avviso poco disinteressato, visto che Fabio Monti è solito muoversi in perfetta sintonia con le attese societarie, e la scorsa estate era stato proprio il Corriere a fare, diciamo, da sponda per il trasferimento di Ibrahimovic, preparando adeguatamente (e per tempo) i lettori.

Al Corriere si è aggiunto il blog di repubblica.it con lo stesso suggerimento; ieri su tuttosport.com si arriva a leggere di possibile, futuro divorzio con tanto di avviso di prezzo: tra 40 e 50 milioni. Intanto, sul Corriere di nuovo Fabio Monti spara una mezza paginata su "Balotelli, adesso si che è (quasi) super".

Tanti indizi, quasi una prova; noi siamo pronti a scommettere che l'Inter è entrata nell'ordine di idee di cedere Balotelli, così come la scorsa primavera era maturata la stessa idea per Ibra e con la stessa motivazione: fare una grossa plusvalenza vera, adesso che quella false son più difficili da realizzare, e il bilancio è incasinato come gli anni scorsi anzi, ci fosse l'eliminazione in Champions lo sarebbe ancora di più. Scommettiamo che stanno pensando di cedere Balotelli, ma col "sostegno" di giornali e giornalisti, quelli che stiamo vedendo all'opera in questi giorni, magari imbeccati proprio dall'ufficio stampa dell'Inter.

La scorsa estate la prova regina che Ibra "doveva" andare via (e pagato profumatamente) fu un articolo di Roberto Vecchioni sul Corsera, nel quale il cantautore proponeva di accompagnarlo alla stazione cantando "Addio bocca di rosa"; dovessimo leggere, da qui ad aprile-maggio, un intervento di Beppe Severgnini o Gad Lerner sul "razzismo" che potrebbe costringere Balotelli ad emigrare allora la scommessa sarebbe sicuramente vinta.

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lunedì 1 febbraio 2010

Di chi parla l'Uefa?

Fair-play finanziario: un tema rivoluzionario, perché rivoluzionario è il concetto etico-sportivo che introduce. Fare debiti equivale a barare. Pagare forse domani quello che si deve pagare oggi è una distorsione della competizione inconcepibile per un mondo come quello sportivo, dove tutti devono partire dalla stessa posizione e giocare con le stesse regole. Se vinci uno scudetto coi debiti, nessuno te lo può chiedere indietro, scriveva qualche giorno fa Sconcerti. Ebbene: non sarà più così.
Ma sulla nostra stampa non si capisce. Quando si parla di fair-play i nostri giornalisti parlano del Real o delle "inglesi". Ma le fab four inglesi non hanno gestioni caratteristiche in perdita, ma solo debiti derivanti dalla loro acquisizione e che i loro proprietari vogliono ripagare con gli utili dei club (Liverpool e Man U), o derivanti da ingenti investimenti in infrastrutture (Arsenal). Non hanno debiti che servano per portare le loro squadre a un livello superiore. Ricavano più di quanto spendono. L'eccezione è il Chelsea, che però, così come il Manchester City, ha trasformato in capitale i finanziamenti che aveva ricevuto dai soci e che determinavano un livello elevato di indebitamento. Ora si tratta di ridurre il monte stipendi.
Si ha il dubbio che l'Uefa abbia invece nel mirino proprio l'Inter, ma per la stampa italiana sembra che il problema del fair-play non riguardi affatto l'Inter, che ne sarà toccata di striscio, che sì, in fondo magari, ma vuoi mettere Moratti?

E allora. Durante la scorsa settimana Gianni Infantino, Segretario Generale Uefa, ha anticipato al Daily Telegraph i risultati di una ricerca Uefa sui bilanci. E ha detto testualmente:
"Siamo preoccupati, e molti dirigenti e proprietari sono preoccupati come noi, riguardo la sostenibilità del calcio oggi. Abbiamo fatto un'indagine riguardante più di 650 club in Europa e abbiamo scoperto che il 50% di questi club registra perdite ogni anno, e il 20% di questi registra perdite enormi, spendendo il 120% dei loro introiti ogni anno".

In quale categoria sta l'Inter? Nella generica "registra perdite ogni anno", o nel 20% che "registra perdite enormi" con un rapporto 120% costi/ricavi? L'Inter, sommando i dati degli ultimi 10 esercizi, ha un rapporto costi/ricavi del 140%. Ma ultimamente si sarà messa a posto? E' sulla strada giusta? Più vince più il bilancio migliora? No, l'ultimo bilancio evidenzia un rapporto del 160%.
Perdite. Perdite enormi. Stratosfera delle perdite.

Si chiedono a Infantino le ragioni e lui risponde:
"Circa un terzo dei club spende almeno il 70% delle loro entrate in stipendi."

E l'Inter? Sempre dai dati degli ultimi 11 anni, il rapporto tra stipendi e ricavi è ben oltre la soglia ritenuta abnorme dall'Uefa, si arriva infatti ad un dato medio del 79,69%, circa il 10% in più, il tutto, a differenza dei bilanci inglesi, considerando i ricavi al lordo delle plusvalenze da cessioni giocatori. Parecchio, insomma. Anche qui: ultimamente starà andando meglio? No, nell'ultimo bilancio il rapporto è dell'88%.

Insomma: di chi parla l'Uefa? Ovvio, delle inglesi.

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I patteggioni

C'è un famosissimo stornello romano, cantato in "romanesco" ovviamente, che si intitola "la società dei magnaccioni".
Ci è stranamente (ma non tanto) ritornato in mente leggendo la notizia odierna proveniente dal tribunale di Milano. La notizia è questa: "Inchiesta sui dossier illegali, Telecom e Pirelli patteggiano".
Si sa che le nostre sinapsi fanno delle associazioni, a volte strane. Ad esempio, la parola patteggiamento ci fa venire in mente Oriali e Recoba.
Oriali, Recoba, Telecom, Pirelli, tutti soggetti in qualche modo legati all'Inter. Tutti soggetti che hanno patteggiato.
Riprendendo lo stornello iniziale, verrebbe da definire l'Inter come "la società dei patteggioni"!

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domenica 31 gennaio 2010

Nevica, governo ladro!


Parma-Inter non si è giocata per la neve.
Verso le 11.30 lo ha ufficializzato il questore Gennaro Gallo, per la impraticabilità degli spalti del Tardini (!). Si è quindi trattato dell'ennesima partita di questo campionato rinviata non per impraticabilità del campo, ma per impraticabilità degi spalti (!!!) a causa della nevicata caduta nella notte. Dieci centimetri di neve fresca.
La risposta del questore al giornalista di Sky, che a mezzogiorno gli ha chiesto se si poteva giocare un'ora più tardi, è stata disarmante: "Attualmente gli spalti non sono ancora liberi dalla neve (erano le 12.00), stanno ancora lavorando e ne avranno, credo, ancora per un'oretta buona. Quindi, per le 15.00 non ce l'avremmo comunque fatta. In ogni caso, i tifosi non è che poi potessero entrare allo stadio alle 15.00, dovrebbero entrare almeno un'ora prima, tenendo conto che lo stadio era tutto esaurito. Nel momento in cui abbiamo fatto un sopralluogo, e ancora adesso, credo non ci siano le condizioni per la sicurezza degli spettatori, non parlo del terreno di gioco".
Fatto sta che alle 15.00 gli spalti del Tardini erano sgombri di neve. Si è diffusa allora la voce che non si è giocato per "pericolosità delle vie di fuga". Decisione presa dal questore con tanto di OK della Lega e delle società. Leonardi, direttore sportivo del Parma, ha ammesso che si sarebbe tranquillamente potuto giocare con un paio d’ore di ritardo, ma che sono emersi possibili problemi di ordine pubblico, come se si fosse trattato della prima volta che si aspetta due ore fuori dai cancelli per entrare a vedere una partita. L'aggravante è che il tutto si poteva annunciare a mezzogiorno, con congruo anticipo.
E' veramente strano notare che, di fronte a un calendario con pochi “buchi”, la Lega abbia preferito posticipare la partita anziché differirla di un paio d’ore. Dopo le polemiche sollevate da Via Durini riguardo alle date delle partite di Coppa Italia, è arrivata quindi subito l’occasione per la Lega di rabbonire Moratti e compagnia. Molto meglio posticipare la partita contro il Parma, specie considerando il fatto che l'Inter ha giocato solo giovedì sera contro la Juventus in Coppa Italia.
E intanto, 24 ore prima a Monaco di Baviera, il Bayern giocava la partita di Bundesliga sotto la tormenta di neve battendo il Mainz per 3-0. Chissà com’erano le vie di fuga lì?

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sabato 30 gennaio 2010

Cucù, la Mafia non c'è più

Ai tempi in cui si parlò di un approccio della Juventus della Triade nei confronti del giocatore del Bayern Sagnol le polemiche furono roventi. Addirittura il Presidente della società bavarese, l'ex interista Rummenigge, dichiarò al giornale scandalistico tedesco Bild che: "Non sono gentiluomini, questa è mafia".
Ovviamente i mafiosi erano i vecchi amministratori juventini.
Nonostante le pesanti accuse la cosa finì lì, in realtà non vi era alcuna prova di un comportamento scorretto della Juventus ma, nonostante questo, i giornali furono ben lieti di rilanciare l'accusa e di creare polemica. Del resto il sentimento popolare si crea anche così. Calunnia, calunnia qualcosa rimarrà.
Ora, invece, ad essere sotto accusa per comportamenti scorretti ai danni della Lazio è l'Inter. Pare che i contatti con Pandev siano cominciati in periodi non permessi dalle normative. Va ricordato che, sebbene tutti siano innocenti fino all'ultimo grado di giudizio, questa inchiesta non si basi su sensazioni e su dicerie anonime: lo stesso commissario tecnico della Macedonia ha dichiarato pubblicamente che i contatti illegali ci furono.
Nonostante tutto questo, nessuno in questo caso lancia accuse sanguinose o offensive.
Ora la Mafia nel calcio non c'è più. Ora non c'è un sentimento popolare da rinfocolare.
Gli articoli di giornale sono uguali per tutti, ma per alcuni sono ancora più uguali che per gli altri.

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venerdì 29 gennaio 2010

Cronaca di una triste serata annunciata

Ieri sera, trascinato a forza dai miei figli, specie dal più piccolo (14 anni), sono andato a vedere la partita... ospite (sic!) di un main sponsor della squadra di casa.
Una delle grandi consolazioni, il catering messo a disposizione (a spese dell'onest'uomo che fa soldi con gli aumenti sulla benzina e con i contributi del Cip6), ma soprattutto, la più grande, quella regalatami dal mio Gianluca che, incurante del prefetto Lombardi e dei divieti cervellotici (robba loro) del Casms, ha sfoggiato senza tema e senza paura la sua sciarpa bianconera in mezzo a tanti interisti.
A me che gli raccomandavo di essere un po' più prudente, ha risposto che, sempre e dovunque senza paura, griderà al mondo di essere tifoso della Nostra!
Almeno, lui che è ragazzino, avrà il tempo per godersi una grande Juve, quando questi dirigenti (?) e mezza proprietà saranno stati cacciati per sempre con divieto a vita di entrare in uno stadio dove gioca la Nostra.
Per il resto, fatemi dire che, effettivamente, quello che ho visto ieri sera era un'accozzaglia di giocatori messi in campo senza idee, senza schemi e, soprattutto, senza quella vis agonistica che deve avere in primis chi indossa l'armatura bianconera!
Distratti, molli, spauriti, scarichi, basti vedere la prova di Candreva. Non sembrava proprio l'ultimo arrivato, da poco più di una settimana: era talmente ben integrato nella "squadra" da non sapere dove stare e che cosa fare con la palla, perfettamente confuso nella mediocrità generale.
Visto che l'altra squadra corricchiava anch'essa, sarebbe bastato un po' di nerbo in più, un po' di attenzione sulle azioni dei due gol che, anche con culo e con poco merito, la partita la si portava a casa.
Durante il ritorno in macchina, abbiamo messo su una specie di prociesso critico, alla bbiscardi per intenderci, e che cosa è venuto fuori? Che, dopo aver visto tutte le partite della Juve quest'anno, quello che abbiamo visto ieri è esattamente la summa, poco mirabile, della pseudosquadra di quest'anno, con gli stessi errori ripetuti come in un preciso schema, gli stessi atteggiamenti mentali, gli stessi movimenti (pochi) sballati.
In verità, non poteva andare diversamente; sarebbe stata la vittoria una specie di nuovo "Miracolo a Milano" a distanza di 50 anni ma, senza Paolo Stoppa e la Masina, chi lo faceva il miracolo?
Ho dato ai miei figli una speranza, concreta e reale: avranno la fortuna di vedere in futuro una Juve sicuramente migliore, perché misera come quella di quest'anno, sono convinto, loro non la vedranno mai più per tutta la loro vita!
Ad majora!
Vittorio

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giovedì 28 gennaio 2010

Una nuova Inter per Mancini

Dopo 34 anni senza vittorie per il Manchester City, aspettavano tutti Mancini il Salvatore che aveva promesso di "fare" la storia del Club andando a vincere almeno la Carling Cup. Dopo aver vinto l'andata in casa 2 a 1, il Ciuffo d'Inghilterra si è sentito di sbilanciarsi promettendo fuoco e fiamme ai tifosi della seconda squadra di Manchester (Toh, un'altra seconda).
E invece, a tempo scaduto, il signor Rooney ha decretato l'eliminazione dalla competizione del promettente neo-allenatore segnando il 3 a 1 definitivo. Dopo essersi accaparrato l'appellativo di Mister Coppa Italia in patria, l'ex-tecnico nerazzurro avrà il suo bel da fare prima di diventare Mr. Carling Cup, di certo prima vincere e poi parlare non è mai stata una sua caratteristica, nemmeno quando anticipò che Moggi avrebbe dovuto rispondere nelle sedi competenti prima ancora che Calciopoli scoppiasse.
Chissà se i tavolini montati e vinti in Italia hanno ingannato gli inglesi, comunque il Mancio al di là della Manica è solo soletto in un luogo dove per vincere bisogna vincere, e non parlare o ascoltare. Prima lo capisce, prima si adatta, almeno non ritorna!

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Era meglio anche per l'Inter!

Per la fortunata serie "La Nemesi", ecco l'ennesima divertente puntata che mostra che quando stavano peggio (l'Inter, i cirigenti e tutti i proci del mondo) si stava decisamente meglio. I sassi lanciati dai nemici si rivelano infatti, per l'ennesima volta, portentosi boomerang.
Con attenzione, abbiamo dato un'occhiata alla più recente ricerca di mercato della tedesca Sport + Markt sulla riconoscibilità dei marchi all'interno del calcio. Una ricerca che intende misurare la popolarità dei brand all'interno del mondo del pallone, per verificare l'efficacia degli strumenti e dei canali utilizzati per promuovere il proprio marchio. La ricerca ha riguardato i cinque maggiori paesi europei, tenendo conto solamente di quei marchi che fossero riconosciuti nella maggioranza di questi paesi. Potete leggere i risultati come sempre nella nostra attenta rubrica News Week.
Ma veniamo alle cose divertenti. La stessa ricerca era stata fatta cinque anni fa. Era pre-Calciopoli.
Ai tempi, il main sponsor dell'Inter, Pirelli, che troviamo anche oggi sulla maglietta dei nerazzurri, si piazzava al dodicesimo posto. Oggi è uscito dalla classifica. Ma come? L'Inter, cinque anni fa, arrivava terza in campionato, lontana lontana dalla vetta ed era un buon veicolo pubblicitario e oggi che stravince i campionati il suo potenziale è tragicamente diminuito? E com'è possibile?
In Europa in fondo va allo stesso modo. Male, grazie.
Ma in Italia tutto è cambiato in meglio. E allora?
E allora la Serie A Tim, parliamoci chiaro, non interessa più a nessuno, nessuno la guarda, nessuno pensa sia importante. Mentre cinque anni fa stava nei pensieri di tutti, e anche la squadra che arrivava terza e in Europa falliva regolarmente, non riuscendo a battere neanche la più scarsa delle spagnole o delle inglesi, aveva un ottimo potenziale pubblicitario. Cinque anni fa la Serie A aveva credibilità, autorevolezza, valori sportivi riconosciuti in Europa, oggi il nulla.
Insomma, lo dice anche questa ricerca: prima c'era un campionato vero, oggi un torneo aziendale.

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mercoledì 27 gennaio 2010

Dite a Moggi che....

Moggi è una brava persona. Alle volte può apparire cinico, alle volte può apparire machiavellico, e altre volte ancora appare ingenuo. Sì, avete capito bene, abbiamo detto ingenuo.
Naturalmente quando parla da Direttore sportivo è tutt'altro che un ingenuo. Ha un intuito formidabile, e si accorge dei movimenti tellurici, anche minimi, del mondo del calcio.
Per esempio, ieri nel programma di Chiambretti ha difeso l'Inter e Mourinho dicendo che anche lui combatteva contro i poteri forti. Per poteri forti, naturalmente, si intende il potere politico del Milan di Galliani e Berlusconi.
Certo, è vero che la sua Juventus combatteva contro il Milan che ha senza dubbio un enorme potere sia mediatico che politico. Però è anche vero che la Juventus con quel Milan ha avuto in dialogo costruttivo. Poi, non dimentichiamolo, non risulta che il Milan abbia avuto a che fare con i pedinatori e i telefonisti che hanno contribuito a sbattere la Juventus in serie B, anzi, sebbene in misura minore, anche esso è stato coinvolto in quel pasticciaccio brutto di Farsopoli.
Sull'Inter, invece, non ci sentiamo di mettere la mano sul fuoco. E forse anche il collegio difensivo di Moggi la mano sul fuoco non la mette, infatti hanno richiesto la testimonianza di Moratti, Tronchetti e Tavaroli al processo napoletano. Chissà perché?
Certo, ci rendiamo conto che l'idea del Direttore (con la D maiuscola) sia quella di provare ad allargare la crepa formatasi tra Inter e Milan. Un modo di ragionare da perfetto politico dello sport. Peccato che Moggi non sia più il Direttore della Juventus. Purtroppo è un imputato per associazione a delinquere. Accuse risibili direte voi, ma di fronte ai Tribunali non si scherza. E di certo non si può sperare che Moratti, Tronchetti e Tavaroli, quando testimonieranno, scagionino Moggi grazie al suo intervento al Chiambretti Night. I signori interisti hanno tutto l'interesse che Moggi sia condannato, pena lo svilimento di questi anni di vittorie o presunte tali.
Dunque, diciamo a Moggi, con tutto l'affetto e la gratitudine che merita, di evitare dichiarazioni autolesioniste a favore di chi ha probabilmente un'ampia responsabilità nelle sue sfortune (lui stesso lo ha dichiarato in innumerevoli circostanze).
Caro Direttore, lei lo sa meglio di noi, chi tace campa cent'anni.

Drago di Cheb

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