martedì 10 novembre 2009

I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!

Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.

Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.

Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.

La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.

Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.

Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.

In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.

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martedì 3 novembre 2009

Le ragioni di Platini e quelle dell'Inter

In fondo, se un simpatizzante della Germania nazista ci spiegasse che la seconda guerra mondiale fu scatenata a causa dell'attacco anglo-francese alla Germania, non potremmo dargli tutti i torti: formalmente, il nostro interlocutore avrebbe ragione.
Infatti furono la Francia e l'Impero Britannico a dichiarare guerra alla Germania.
Certo, dal punto di vista sostanziale, tutti sappiamo che una tale affermazione è falsa. Fu la Germania nazista che per prima si riarmò trasgredendo il trattato di Versailles e che poi, con una politica aggressiva, iniziò ad annettersi vari territori (Sudeti e Austria per esempio). Ovvio che questa politica, vista la successiva aggressione alla Polonia, non poteva che portare alla reazione delle due democrazie europee contro la Germania.
Eppure, dal punto di vista formale, il nostro ipotetico interlocutore avrebbe ragione: furono Francia e Gran Bretagna a dichiarare guerra alla potenza nazista.

Si può trarre la conclusione che alle volte la storia (ma vale anche per la vita in generale) si muove per paradossi: "Nulla sarebbe ciò che è. Perché tutto sarebbe ciò che non è. Ed anche il contrario - ciò che è, non sarebbe. E ciò che non sarebbe, lo sarebbe. Vedi?", così diceva Lewis Carroll nel suo Alice nel paese delle meraviglie.

Allo stesso modo, formalmente, l'Inter ha ragione nella polemica con Michel Platini: l'Internazionale S.p.A non ha debiti con le banche, come ha ricordato Paolillo. Anche se, ad onor del vero, ciò non significa che il bilancio di questa società sia sostenibile, viste le mostruose iniezioni di liquidità che il suo presidente deve fare annualmente.
Forse avete fatto caso al fatto che abbiamo definito l'Internazionale S.p.A come "questa società", come se di società ve ne fossero anche altre. Ed è proprio qui che, infatti, si entra nella casa del Bianconiglio. O, se volete, in altri termini si passa dalla verità formale a quella sostanziale.
Infatti, per esempio, esiste una società collegata ad Internazionale S.p.A, Inter Brand srl, che ha acquistato il marchio della prima. Inter Brand è di proprietà del figlio di Moratti, e i soldi per acquistare il marchio li ha chiesti in prestito ad Interbanca S.p.A, nel cui CdA sedeva incidentalmente (supponiamo), ai tempi, il presidente dell'Inter Massimo Moratti. Che è, appunto, anche il papà del proprietario della Inter Brand.
Quindi, nella realtà sostanziale, come potete vedere, i debiti con le banche escono fuori, e per di più assieme ad un colossale conflitto d'interessi. Conflitto d'interessi a cui, oggi, Platini non ha fatto cenno, probabilmente perché non a conoscenza di una simile situazione. Oppure perché gli veniva impossibile spiegare al giornalista del Telegraph un simile intreccio.

Eh già, "non tutto ciò che è appare", disse Palazzi (citando male Carroll, supponiamo).
Ma, in Italia, la realtà supera abbondantemente anche la fantasia.

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martedì 31 marzo 2009

Vacche magre in via Durini

In questi giorni sono stati comunicati i risultati aziendali della Saras, società quotata in Borsa della famiglia Moratti.
L'utile netto ha subito un crollo, nulla di inaspettato vista la situazione generale. Ma da questo si evince che il suo azionista Massimo Moratti avrà un dividendo molto inferiore rispetto a quello che normalmente ha ottenuto negli anni passati.
Come farà quest'anno il Presidentissimo a coprire almeno in parte la consueta voragine che regolarmente si evidenzia nei conti del suo giocattolo preferito?
Di certo sarà difficile che possa rivolgersi alle banche, come avvenne con la cosiddetta "operazione Inter Brand", per altre operazioni che ad essere generosi possono essere definite discutibili. Le banche, si sa, hanno brutte gatte da pelare, pertanto ben difficilmente acconsentiranno a nuove operazioni partorite dalla fervida immaginazione del dott. Paolillo.

Noi, che da un bel po' siamo a caccia della nuova Lehman Bros, siamo proprio curiosi di vedere come riusciranno a coprire il buco nero(azzurro).
La cosa che però ci diverte di più è la lettura di certe acrobazie giornalistiche. Infatti fino a ieri i giornalisti sportivi non hanno fatto altro che raccontarci la "magnificenza" del mecenate meneghino, e addirittura (basta guardare le rassegne stampa) si ipotizzavano nuovi mirabolanti acquisti per l'albo delle figurine neroazzurro. Inutile dire che l'albo rimarrà incompleto. Accettiamo scommesse.

Intanto sui siti Internet specializzati, i giornalisti che iniziano, evidentemente, a capire l'aria che tira, ipotizzano scambi fantasmagorici tra giocatori dei campionati stranieri e giocatori interisti in età avanzata e dall'ingaggio degno di uno sceicco arabo.
Secondo noi, anche queste sono ipotesi non percorribili, a meno che gli operatori internazionali non abbiano tutti l'anello al naso.

Molto più facile un certo ridimensionamento. Non a caso dalla stampa straniera rimbalzano voci di possibili cessioni relative a giocatori di prima fascia, per esempio Maicon. Noi come detto molti mesi fa non escludiamo la dipartita di Balotelli.

Comunque sia basterà aspettare, avendo la certezza che la festa è finita. Anche i giornali di regime dovranno prenderne atto.

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venerdì 6 febbraio 2009

Qualità in via Durini


Il mondo cambia ma la dirigenza di via Durini non se ne accorge. Oggi Marco Branca, parlando di mercato, ha dichiarato: "sappiamo che molto probabilmente, per la prossima stagione una o due cose dobbiamo fare, sempre di alta qualità, come quest'anno, che ne abbiamo fatte tre di alta qualità".
Ipotizziamo che le tre operazioni di alta qualità alle quali si riferiva siano l'acquisto di Quaresma, quello di Mancini e quello di Muntari. Il primo è stato urgentemente spedito a Londra nella speranza che riesca a fare qualche partita dignitosa tale da non azzerarne la valutazione, il secondo passa più tempo tra la panchina e la tribuna che in campo, il terzo si fa notare più per le sue entrate (spesso sanzionate con un cartellino) che per l'apporto che riesce a dare alla squadra. Lasciateci dire che su Muntari, però, Branca non ha tante colpe, all'Inter non hanno mai avuto un calciatore come Deschamps, pertanto neanche immaginano, probabilmente, come deve giocare un centrocampista.

In generale, diciamo che la dichiarazione di Branca è figlia della filosofia morattiana, dove si confonde qualità con costo del giocatore. Capita infatti che nel calcio, come nel mercato dell'arte, ricchi signori (inesperti) pensino che il quadro o il giocatore più caro siano per forza il capolavoro o il giocatore più efficace.
I tifosi interisti ringrazino Guido Rossi (esperto anche d'arte), che con Farsopoli ha creato il presupposto con il quale l'Inter, per la prima volta nell'epoca Moratti junior, è riuscita ad acquistare un giocatore di grande spessore per un tozzo di pane.

Facile immaginare, viste le dichiarazioni di Branca, che la lezione impartita da Guido Rossi non sia stata ben compresa in via Durini. Pertanto auguriamo a Branca non una ma mille di queste operazioni (di qualità).

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mercoledì 31 dicembre 2008

Supercoppa in Cina

E così la prossima Supercoppa sarà disputata a Pechino l'8 agosto 2009; l'ha comunicato la Lega aggiungendo che "l'invito è arrivato direttamente da Pechino". Sulla Supercoppa all'estero niente da dire, l'hanno già giocata in America e Africa, evidentemente vanno dove li porta il business; sul fatto, però, che ci abbiano invitato qualcosa da dire ce l'abbiamo. A noi sembra molto più verosimile che la Cina l'abbia cercata Matarrese un po' per il business, per guadagnarci tutti e sicuramente per favorire l'Inter che dalla gita a Pechino è quella che ci guadagnerebbe di più.

Il fatto è che l'Inter Brand (quella del figlio di Moratti che tre anni fa ha fatto finta di comprare il marchio dal padre) in Cina c'è già: nel 2007 ha costituito la Inter Brand Cina Co. Ltd. ed ha aperto l'anno scorso uno store a Shanghai e quest'anno uno proprio a Pechino. Per qualcuno, quindi, la Cina è veramente vicina e una partita dell'Inter a Pechino sarebbe proprio l'occasione giusta per smerciare un po' di magliette e di mercanzia varia, magari avanzata dalle celebrazioni del centenario.

Che l'Inter (Brand) punti sulla Cina l'ha scritto di suo pugno il figlio del mecenate nella Relazione al Bilancio al 30 giugno 2008 dove (a pagina 4) si parla non solo di negozi e di magliette da vendere ma anche di scuole calcio da aprire su tempi brevi; tutto questo perché, così assicura il mecenate junior, i cinesi che fanno il tifo per Cambiasso e Burdisso sarebbero addirittura 50 milioni, un record da mettere a frutto.

Con queste premesse la scelta di Pechino non sembra casuale, necessita solo che una delle due finaliste sia l'Inter ma su questo Matarrese e la Lega pare che si sentano tranquilli; non casuale ma semmai attentamente studiata e perfettamente allineata col corso del nuovo calcio pulito di Matarrese dove, senza che nessuno si scandalizzi, l'indagine sui bilanci pacchianamente irregolari dell'Inter sta chiusa per due anni nei tiretti della scrivania di Palazzi e poi si conclude con un bel patteggiamento, gli arbitri possono convalidare i gol dell'Inter in fuorigioco tanto tutti dicono (anche Cobolli Gigli) che lo fanno involontariamente, il mecenate può essere accusato in un'aula di tribunale di aver dichiarato il falso alla giustizia sportiva sui pedinamenti e lo spionaggio e nessuno ha niente da obiettare.

Di questo nuovo corso Antonio Matarrese ha recentemente "tratteggiato" i presidenti delle varie società e sul mecenate è stato chiaro e sintetico: "un gran signore che c'è ma non si vede". La scelta di Pechino, a pensarci bene, potrebbe significare che non si vede ma si fa sentire: proprio come deve fare "il signore" del nuovo calcio del dopo-Moggi.

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