I debiti? Eccola, la vergogna dei debiti!
Siamo stati forse l'unico "giornale" che ha scavato nella polemica di Paolillo e dell'Inter nei confronti di Platini, che parlava di troppi debiti: abbiamo messo in guardia i lettori contro i sofismi di Paolillo, poi abbiamo ricordato le sue prodezze contabili, e infine abbiamo ricordato di quali debiti si parli quando c'è di mezzo la normativa Covisoc sulle iscrizioni al campionato e alla Champions, e sui parametri da rispettare.Oggi ci piace segnalare, chiudendo la questione (almeno per ora), il bell'articolo di Gianni Dragoni sul Sole 24 Ore dell'8 novembre, che dice un po' di cose: che i debiti dell'Inter, quelli che vanno a finire nei parametri Covisoc, ammontano al giugno 2009 a 431,55 milioni e sono in aumento rispetto ai 395 milioni di un anno prima; che non è vero che l'Inter non abbia debiti con le banche, ce li ha direttamente l'Inter (48,3 milioni), e ce li ha la controllata Inter Brand, che nel 2006 ha fatto un mutuo (120 milioni) con Antonveneta per la compravendita del marchio, come abbiamo scritto anche noi più volte sul blog; i guai dell'Inter, osserva Dragoni, non sono solo i debiti e i buchi di bilancio, il guaio grosso è che il patrimonio netto è sempre negativo, cioè ogni anno per mettere a posto i conti Paolillo brucia tutte le risorse disponibili (capitale e riserve) e si ricomincia daccapo.
Platini vuole che questo non debba più succedere. Ma qui la questione non è Platini sì oppure Platini no, il fatto è che dopo la legge Bosman, quando si è cercato di regolamentare le società di calcio, fior di super-esperti e giuristi di grido hanno partorito la normativa a cui bisogna sottostare per iscriversi al campionato e alla Champions: in base a tali norme, ogni tre mesi le società sono passate ai raggi X dalla Covisoc (e per conoscenza anche dal Coni); ed esse vietano espressamente che si possa creare una situazione come quella dell'Inter.
La questione, semplice semplice, è quindi quella che abbiamo posto tante altre volte: la normativa non viene rispettata, ci sono gli ispettori della Covisoc, c'è la Procura Federale, c'è il Coni, ma del rispetto della normativa non c'è traccia. A questo punto nel lettore meno smaliziato può nascere un dubbio, il dubbio se siano troppo furbi i dirigenti alla Paolillo oppure siano troppo "stupidi" quelli che devono controllare e comminare le sanzioni.
Premesso che siamo sicuri che Platini non è uno stupido (adesso deve fare il "politico", ma stupido non lo è mai stato), ricordato che Carraro ha a suo tempo dichiarato che in Figc si sapeva che i bilanci erano irregolari, e che le società andavano penalizzate, raccomandando infine di riflettere sul caso della Roma con Unicredit, costretta a chiedere dei pignoramenti, il nostro dubbio è un altro.
Il nostro dubbio è che ci sia stata connivenza tra controllori e controllati inadempienti con la complicità della stampa che, dopo Calciopoli, e a dispetto delle dichiarazioni di facciata sul calcio pulito, questa connivenza e complicità siano degenerate e che, sotto questo profilo, il sistema calcio e il suo regolare funzionamento siano stati profondamente minati alla radice.
In base a questa ipotesi, suffragata da tanti articoli del nostro sito sui bilanci e non solo, parecchie società, tanti dirigenti, molti funzionari e quasi tutti i giornalisti delle redazioni sportive non dovrebbero solo vergognarsi per i debiti, come dice Platini; dovrebbero vergognarsi e basta.
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