martedì 9 marzo 2010

Un po' ispettori, un po' scimmiette


In tutte le partite, dai professionisti fino ai dilettanti, la Federazione manda gli ispettori, che poi sarebbero i collaboratori della Procura Federale; gli ispettori di Palazzi guardano, sentono e verbalizzano, e chi sbaglia paga. Nei dilettanti arrivano a fare multe se negli spogliatoi c'è gente non autorizzata; alla Juve proprio gli ispettori di Palazzi hanno fatto chiudere la curva per comportamento razzista; tutto annotato per filo e per segno nei loro terribili verbali.

Due settimane fa proprio loro, gli ispettori, hanno visto che il tecnico della Cremonese, in tribuna perché squalificato, dava indicazioni a mezzo cellulare al suo vice in panchina, l'hanno giustamente verbalizzato ed è arrivata un'altra giornata di squalifica. Questo perché il Codice di Giustizia Sportiva vieta all'allenatore che sconta la squalifica di dirigere "con ogni mezzo" la sua squadra (articolo 22, comma 7) .

Domenica l'allenatore dell'Inter era squalificato, e chi seguiva la partita in diretta (quasi due milioni di telespettatori tra Sky e Mediaset) ha visto che nel secondo tempo Mourinho ha abbandonato il box dove si trovava, è sceso giù su una balaustra a ridosso della panchina e da lì ha, a modo suo, diretto la sua squadra. Sul sito del la Stampa c'è ancora il servizio fotografico, in diretta i telecronisti hanno fatto notare quando richiamava questo e quello, tanto che stamattina sul Corsera anche Fabio Monti è stato costretto a scrivere che forse poteva essere squalificato un'altra volta.

E invece niente. A quanto pare gli ispettori di Palazzi, i terribili vice del grande sceriffo della Superprocura, hanno fatto come le tre scimmiette: non hanno visto, non hanno sentito e non hanno parlato con i loro verbali. Potrebbero smentirli due milioni di persone, ma si vede che questo non li ha fatti vergognare neppure un po'.

Un dettaglio aiuta forse a capire come mai questi collaboratori della Federazione un po' facciano gli ispettori e un po', invece, le scimmiette: quando, tre domeniche fa, hanno fatto gli ispettori e riferito sulla ignobile gazzarra inscenata da giocatori, tecnici e dirigenti dell'Inter nella partita con la Sampdoria, tutti i giornali, con in testa il Corriere della Sera e Fabio Monti, si sono fatti portavoce delle rimostranze dell'Inter a cui non era per niente piaciuto quello che gli ispettori (ma anche i telespettatori) avevano osato vedere, sentire e addirittura verbalizzare.

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 8 marzo 2010

I, Honest

Quel titolo, "Io Onesto", chissà perché m'ha fatto venire in mente "Io, Robot" ("I, Robot") del grande Isaac Asimov.
Per chi non lo sapesse, "Io, Robot" è un'antologia di nove racconti (scritti fra il 1940 e il 1950) con protagonisti i robot e le famose Tre Leggi della Robotica, le cui contraddizioni e le cui falle vengono magistralmente evidenziate da Asimov nel contesto particolare di ogni singolo racconto.
Il tema fondamentale di "Io, Robot" è quello dell'interazione fra il genere umano ed i robot (umanoidi) divenuti, nella futuristica società immaginata da Asimov, diffusissimi in ogni ambito e pratica sociale.
Le Tre Leggi della Robotica, impresse indelebilmente nella memoria positronica di ogni automa al momento della sua fabbricazione, dovrebbero avere lo scopo di garantire gli umani contro la "sindrome di Frankenstein", l'eventualità che la creatura possa rivoltarsi contro il suo creatore.

Ecco cosa sentenziano le Tre Leggi della Robotica:
Prima Legge: "Un robot non può recar danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno."
Seconda Legge: "Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge."
Terza Legge: "Un robot deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge."

Bene, interessante. Ma che diavolo c'entrano i robot e le tre leggi della robotica di Asimov con l'Inter e l'onestà interista? C'entrano, c'entrano...
Penso sia fuori discussione che, da maggio 2006, il calcio italiano del dopo Farsopoli (altra categoria, questa, ricomprendibile a pieno titolo nella fantascienza pura, anche se di serie B) risulti rigidamente irreggimentato.
Ogni evento sembra realizzarsi nell'osservanza di un codice segreto di leggi.
Fino ad oggi, quale fosse questo codice non si era capito.
L'unica cosa chiara è che ogni evento del nuovo calcio post-calciopolesco deve essere marchiato con il sigillo dell'onestà interista, anzi, siccome gli interisti più che onesti sono "onestoni" (cfr. Crazeology), con il sigillo dell'onestonità interistica, che possiamo sintetizzare nel neologismo "Onestonica".
E con l'opinione pubblica continuamente sotto pressione per farle dimenticare la tanto temuta (dagli onestoni) "sindrome nerazzurra", quella dell'incapacità/inettitudine cronica (degli onestoni) al successo, quel titolo, "Io Onesto"... bam!, è stata un'intuizione folgorante.... ecco scoperto l'arcano...

Le Tre Leggi per l'Onestonica:
Prima Legge: "Un arbitro (o guardalinee, o designatore, o giudice sportivo o magistrato-inquirente sportivo) non deve recar danno agli onesti, né deve permettere che, a causa del proprio mancato intervento, gli onesti possano ricevere un qualsiasi danno."
Seconda Legge: "Qualunque altro soggetto (del mondo calcistico italiano) è obbligato a compiacere la volontà degli onesti integrando in tal modo gli onestissimi effetti della Prima Legge."
Terza Legge: "Ognuno può fare esercizio di estrema onestà a proprio vantaggio, purché questa pratica non contrasti con la Prima e con la Seconda Legge."

Ahimè, il "buon dottore" (così veniva affettuosamente chiamato dai suoi lettori il grande Isaac Asimov) si starà certamente rivoltando nella sua tomba, ma è andata proprio così: gli architetti/creatori di questo nuovo calcio italico pulito e onesto, l'hanno certamente programmato con le tre Leggi per l'Onestonica...
... che più che un programma, sembra un virus.... un gran trojan!
(ma sta per arrivare il No-Oneston Antivirus...)

Alf24

Etichette: , , , , , , ,

venerdì 26 febbraio 2010

Se la Cupola esiste...

... Bisogna capire però di che Cupola si parli. Le ipotesi sono due: o esiste la cupola di cui indirettamente parlano Mourinho e l'Inter, oppure ne esiste un'altra che agisce in direzione esattamente opposta.
Andiamo con ordine. Il giudice sportivo ha condannato a due giornate di squalifica Cambiasso per un'aggressione al sampdoriano Padalino. Dagli atti risulta che ad aver visto il fatto siano stati uno o più ispettori della Federazione Italiana Giuoco Calcio. Dunque non siamo di fronte ad una situazione nella quale vengono riferiti fatti visti da terzi: i testimoni sono dei funzionari della Figc. Qualcosa di simile ad un arresto di rapinatori colti con le mani nel sacco direttamente dai Carabinieri.
E qui sorge il problema secondo la stampa: "La società blucerchiata, infatti, si sarebbe premurata di inviare una lettera ai giudici, nella quale sosteneva l’innocenza del centrocampista dell’Inter nel corso della rissa avvenuta nel sottopassaggio di San Siro, al termine della gara tra Inter e Sampdoria: secondo l’accusa mossa da Tosel, infatti, si faceva riferimento ad un pugno, con il quale l’argentino avrebbe cercato di colpire il doriano Padalino."
Ci pare ci sia poco da aggiungere, di fatto la Sampdoria dei petrolieri genovesi Garrone scagiona Cambiasso, perché il fatto non si è mai verificato.
Dunque, secondo la società dei Garrone e al di là di tutte le formule diplomatiche riportate nella lettera, i funzionari della Figc avrebbero dichiarato il falso.
Se fosse vero, secondo noi si sarebbe di fronte ad una situazione gravissima, in cui i funzionari della Federazione avrebbero falsamente accusato un giocatore di un club, distorcendo così la regolarità del campionato.
Oggi abbiamo avuto una prima risposta dagli organi giudiziari d'appello della Figc: la squalifica a Cambiasso è stata confermata. E allora secondo la corte la Samp ha spudoratamente mentito in relazione a quanto affermato nella lettera. Ma perché la Samp avrebbe mentito? forse per fare un favore all'Inter e a Cambiasso?
Secondo la Corte di Giustizia Federale, di fatto, siamo di fronte ad un caso di falsa testimonianza, visto che la lettera della Sampdoria sarebbe inattendibile. Appare evidente che in questo modo si sarebbe alterato il campionato a favore dell'Inter, non facendo scontare a Cambiasso la sacrosanta squalifica. Senza contare il fatto che, incidentalmente, si sarebbe attentato alla credibilità degli ispettori della Federazione e della giustizia sportiva.
Ripetiamo, non lo diciamo noi, lo dice la Corte d'Appello Federale che ha ritenuto non credibile la letterina della Sampdoria.

Etichette: , , , , , , ,

venerdì 19 febbraio 2010

Intercettazioni, prove e sentenze


Se ci voleva la prova tv adesso l'abbiamo avuta: il direttore del TG 1, davanti a otto-nove milioni di telespettatori, ha detto che le intercettazioni non sono prove e che spesso gli intercettati vengono scagionati nei processi, ma intanto sono smerdati sui giornali.

Certo la faccenda per la quale è intervenuto Minzolini è grossa e può sembrare esagerato prenderne spunto per parlare di calcio, di Juve e di Moggi, ma vogliamo proprio esagerare per puntualizzare un paio di cose su Calciopoli.

La prima è che nell'estate del 2006, tranne pochissime mosche bianche, nessuno, né in televisione né sulla carta stampata, protestò per la maialata delle intercettazioni (il termine è sul Corriere di oggi, ripreso dall'agenda di un importante politico che dice che un conto è una telefonata e un altro la trascrizione che ne fanno gli inquirenti e le ipotesi che ci ricamano sopra). Su quella maialata, anzi, quell'estate si scatenarono tutti, cani e porci, a Milano, a Roma e a Torino.

La seconda riguarda le prove. Al processo di Napoli sono sfilati quasi tutti i testimoni dell'accusa, ma nessuno ha portato la benché minima prova: alcuni hanno dovuto ammettere di aver denunciato per sentito dire, Zeman ha dichiarato che era regolare una partita che secondo l'accusa, e la sua interpretazione delle intercettazioni, era aggiustata, il capo degli inquirenti invece delle prove ha portato in aula trascrizioni delle telefonate intercettate, le ha rilette e le ha a modo suo commentate (la maialata di cui parlava il politico al Corriere).

La terza riguarda la giustizia sportiva. Minzolini, parlando in generale, dice che uno potrebbe alla fine risultare innocente, e che intanto la stampa gli può rovinare la reputazione, ma nel processo sportivo è successo di peggio. E' successo che senza prove (vi ricordate Borrelli che cercava invano un pentito?) hanno emesso delle sentenze di colpevolezza, sentenze micidiali per le persone e che, tra l'altro, hanno finito per marchiare la storia del calcio degli ultimi quattro anni.

L'osservazione conclusiva riguarda noi e il nostro giornale, ju29ro.com. Per quanto ci riguarda è da più di tre anni che parliamo proprio di prove, di analisi attenta e faticosa di atti e documenti; potrebbe allora farci piacere il commento di Minzolini, è come se la validità del nostro lavoro fosse indirettamente riconosciuta, peccato che arrivi adesso e non sia arrivato prima; in ogni caso i tempi sembrerebbero cambiati, visto che in precedenza per lo stesso lavoro ci davano degli "squadristi".

Chiudiamo con la giustizia sportiva che, a dar retta ai "giornalisti", ha emesso le sue sentenze nel 2006 e chi s'è visto s'è visto, mentre le carte federali dicono che non è così, che le sentenze definitive in qualche caso devono essere riviste. Per esempio, aggiungiamo noi prendendo spunto da Minzolini, ma pensando a Calciopoli, nel caso le intercettazioni non fossero accompagnate da prove e i giudici di Napoli ne traessero le conseguenze.

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 16 febbraio 2010

Chiudete le redazioni, non le curve!


La strategia è la stessa usata per i cori idioti contro Balotelli: se c'è di mezzo la Juve, tra Milano e Roma, in una specie di gioco concordato a tavolino, c'è la gara a chi fa il più moralista e a chi pretende le pene più esemplari. Con Balotelli il gioco è riuscito, domenica ci hanno riprovato con gli incidenti di Juve-Genoa e le bombe carta.

Di bombe carta a Roma stanno facendo collezione dall'inizio del campionato: ci sono state quelle idealmente indirizzate alla Sensi, quando la Roma non vinceva, quelle indirizzate a Lotito quando perdeva le partite e anche ai giocatori, e nel mezzo quelle bipartisan del derby, con i tifosi che se le scambiavano tra di loro. Nessun giornalista ha osato fiatare, gli ispettori di Palazzi hanno approfittato per derubricare le bombe carta a petardi, e così ancora l'altra domenica i tifosi della Roma sono stati autorizzati ad andare in trasferta a Firenze, dove hanno logicamente inscenato la solita zuffa pre-partita.

Domenica, invece, c'era di mezzo la Juventus e così è scattato il moralismo a senso unico, il famoso fare il frocio col culo degli altri: a Novantesimo Minuto hanno fatto sentire l'arrabbiatura del capo della Polizia; Repubblica e Corsera hanno commissionato i soliti pistolotti sulle pene esemplari, per cui ieri i due giornali parlavano di prossima partita della Juve a porte chiuse, e di quella col Genoa che era da sospendere.

Ieri al Viminale c'è stata la riunione dell'apposito Comitato, e il Giudice Sportivo ha rimandato le decisioni a dopo la conclusione degli accertamenti; intanto la Digos ha accertato che gli incidenti e il lancio di bombe carta a Torino hanno avuto origine nel settore ospiti, da lì sarebbe partito il bengala che ha ferito un poliziotto in servizio.

A questo punto è evidente che i moralisti di Corsera e Repubblica non erano a Torino, hanno sparato le loro bombe di carta con un obiettivo ben preciso, hanno fatto i froci col culo degli altri, proprio come diceva al telefono Ricucci parlando di quelli del salotto buono.

Aspettiamo ora le decisoni della Giustizia Sportiva, e intanto ci sentiamo di dare un modesto suggerimento al Viminale: sperando di ridurre la violenza negli stadi, valutate di chiudere semmai le redazioni sportive, e non le curve; valutate bene se le bombe di carta sparate sui giornali e in televisione non siano le mamme di tutte quelle che poi scoppiano negli stadi.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

domenica 17 gennaio 2010

Incazzati neri


Sono incazzati di brutto, e ne hanno tutte le ragioni, i tifosi bianconeri abbonati della Curva Sud che non erano sugli spalti nella partita di Coppa Italia col Napoli, e adesso si ritrovano puniti con la Curva chiusa nella partita di campionato con la Roma.

In tanti ci hanno scritto per segnalare il danno (loro il biglietto della partita con la Roma l'avevano praticamente già pagato) dopo la beffa dell'accusa di razzismo che ha marchiato l'intero settore, per colpa di qualche centinaio di spettatori tra le poche migliaia presenti giovedì scorso. Ci hanno scritto anche per chiedere un nostro parere, e ci sentiamo di riassumerlo in poche righe.

Intanto va detto che la giustizia sportiva s'è resa responsabile dell'ennesima farsa, perché le sanzioni in Coppa Italia viaggiano su un binario a parte, e non dovrebbero sommarsi a quelle del campionato; quando il Giudice Sportivo dice che la Juve è recidiva, e i giornali ricordano i cori contro Balotelli nella partita col Milan, è chiaro che siamo davanti ad una forzatura del regolamento, se non ad un abuso vero e proprio.

Forzatura e abuso che la società ha accettato, verrebbe da dire volentieri, rinunciando al ricorso e che, come dicevamo, finisce per penalizzare quegli abbonati che vanno allo stadio per vedersi in santa pace la partita e magari cantare il bianco che abbraccia il nero. Noi siamo con loro e contro quanti, per motivi più o meno chiari, sparano cazzate contro Balotelli anche quando lui non c'è perché, magari, non hanno il coraggio di prendersela con i dirigenti e con quanti hanno distrutto la Juve. Cazzate che ormai hanno superato ogni limite e che devono, lo diciamo chiaramente un volta per tutte, essere punite, ma nel rispetto dei regolamenti.

Ci dispiace quindi per quanti ci hanno scritto, giustamente, per esprimerci amarezza e incazzatura. A loro possiamo solo aggiungere che, fino a quando nello stadio ci saranno cori stupidi o vergognosi, dovremmo tutti sentirci coinvolti e reagire: forse riusciremmo ad isolare chi li canta, e magari si capirebbe meglio perché li cantano.

Etichette: , , , , , , , ,

martedì 5 gennaio 2010

Cosa insegna la vittoria di Briatore

Contrariamente a quello che è successo con la Juve e i suoi dirigenti, Flavio Briatore ha intentato causa civile contro la squalifica inflittagli dalla FIA, e il Tribunale di Parigi gli ha dato oggi ragione: Briatore è stato riabilitato, e la sentenza annullata perché irregolare.

Sarà interessante vedere adesso gli esercizi di equilibrismo dei super-esperti di giustizia sportiva, quelli che hanno sempre detto che lo sport ha le sue leggi e la sua giustizia, e chi è condannato deve accettarle, punto e basta. Notiamo intanto, dalle prime agenzie, che la difesa di Briatore ha chiamato in causa il personale desiderio di rivincita di Mosley che avrebbe condizionato lo svolgimento del processo, alterato le procedure d'indagine in sfregio alle leggi, indirizzato l'esito finale (chissà se a qualche esimio professore a Milano e Roma saranno fischiate le orecchie).

Adesso in tanti diranno che Calciopoli era un'altra cosa, e che non si possono fare confronti. Non intendiamo farli neppure noi, ma c'è un'indicazione comunque difficile da negare: la pretesa del mondo dello sport di far tutto a modo proprio in nome della specificità (ivi compresi processi che possono comportare danni per centinaia di milioni) è assurda, la sentenza di oggi mostra che questa pretesa non sta né in cielo né in terra, non c'è Mosley o Guido Rossi che tenga.

Briatore ha esercitato i suoi diritti rivolgendosi ad un Tribunale, allo stesso modo la Juve poteva e doveva rivolgersi al TAR; appare singolare come anche nel processo sportivo del 2006 ci fosse voglia di rivincita di qualcuno (anzi di tanti), si sono alterate le procedure d'indagine (Borrelli che va a Napoli da privato cittadino a ritirare il materiale), s'è agito in sfregio alle leggi (riduzione dei gradi di giudizio e giudici cambiati in corsa) e si è indirizzato l'esito finale, che è stato addirittura anticipato dalla Gazzetta, quasi a significare che stava bene ai suoi importanti proprietari (e il giudice Serio ha candidamente dichiarato che la commissione Sandulli aveva interpretato il sentimento popolare).

E non si tratta solo di accademia. Noi continuiamo a pensare che, se dal Tribunale di Napoli venissero fuori fatti nuovi, allora noi tifosi avremmo tutto il diritto di dire la nostra nei confronti della società e della Figc, rivolgendoci anche noi come Briatore, dovesse occorrere, ad un Tribunale.

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 23 novembre 2009

Fuck you!


A Bologna Moratti non c'era, e quindi sulla espulsione di Maicon riferisce oggi sui giornali quello che gli hanno raccontato; e così dal Corsera apprendiamo che Branca ha portato Maicon a giustificarsi da Rosetti nel dopo-partita, mentre Repubblica spiega in dettaglio quello che secondo Moratti è stato un "misunderstanding".

Non è vero, dice Moratti (perché glielo ha detto Branca) che Maicon ha detto delle parolacce, lui ha detto solo "vai tu, vai tu", è il segnalinee Ayroldi che ha capito male, ci ha messo della malizia ed ha sentito "fuck you, fuck you". Versione dei fatti riportata, tra le risate generali, a 7 Gold sabato sera dal giornalista Tramontana, che era a Livorno, verosimilmente con Scarpini, e riproposta oggi da Repubblica, messa in bocca a Moratti.

Ci è capitato spesso, sul sito e sul blog, di raccontare le tragicomiche arrampicate sugli specchi messe in piedi nell'ambiente interista, ma un affare del genere ci sembra superi l'immaginazione, e dà seriamente da pensare su Branca e l'ufficio stampa, su Moratti e sull'Inter.

Preferiamo, per evitare le accuse di essere tifosi, segnalare che Fabio Monti (proprio lui!) sul Corsera scrive oggi che è una "ricostruzione fuorviante", che "il labiale di Maicon non si presta ad equivoci", e che "una società come l'Inter avrebbe fatto meglio a scegliere la via del silenzio invece di difendere l'indifendibile".

Non sappiamo i motivi di questa "conversione" di Monti (vorrà prendere il posto di Scarpini?), siamo invece certi che solo una società come l'Inter, e i personaggi che ci girano attorno, alla Branca e alla Oriali, potevano arrivare a proporre una roba del genere, e solo un presidente come Moratti poteva avere lo stomaco di riproporla ufficialmente in tv e sui giornali.

Adesso aspettiamo il Giudice Sportivo; se dalle sue decisioni dovessimo capire che l'intervento di Moratti, nella sua tragicomicità, è risultato una specie di ordine, ci sarebbe da gridare tutti insieme (dalla Valle d'Aosta, fino a Roccella Jonica) un bel "fuck you", forte e senza possibilità di equivoci, a tutto il carrozzone del calcio, partendo da Abete, proseguendo con Branca e poi andando in ordine alfabetico fino a quando se ne trova ancora uno.

Etichette: , , , , , , , ,

mercoledì 18 novembre 2009

La stella promessa

Accusato di non voler rispettare le sentenze della giustizia sportiva perché qualche giorno fa aveva parlato della possibile terza stella, il presidente Blanc ha scelto la Gazzetta per precisare che "sì, vogliamo la terza stella", aggiungendo che lui rispetta le sentenze (di Calciopoli) ma non le condivide, che i giocatori sentono come loro gli scudetti vinti sul campo, e che il prossimo scudetto vorrà dire appunto la terza stella.

Aspettando di leggere cosa risponderanno adesso i moralisti della domenica, a noi sembra importante sottolineare che il presidente Blanc non condivide le sentenze dell'estate 2006. Può sembrare acqua fresca, ma forse non lo è, se ricordiamo che una delle sue prime interviste (Repubblica del 17 gennaio 2009) era stata riassunta da Maurizio Crosetti col titolo a tutta pagina "ma quei due scudetti sono della Juve", precisato con questo sottotitolo: "li abbiamo vinti sul campo. Ne riparleremo dopo il processo"; insomma, una specie di manifesto elettorale.

Anche noi di Ju29ro Team non condividiamo le sentenze del 2006, e sul sito abbiamo avuto modo di spiegare il perché e il per come, anche noi aspettiamo le sentenze del processo di Napoli, e abbiamo già avanzato al riguardo un’ipotesi operativa: se al processo cade l'accusa di associazione a delinquere, ci sarebbero i presupposti per richiedere alla Figc la revisione delle sentenze del processo sportivo. Non solo, quindi, ci troviamo d'accordo col presidente Blanc, ma abbiamo indicato la strada lungo la quale la promessa della terza stella non è più acqua fresca, ma diventa un percorso preciso, certo difficile e per ora solo ipotetico, ma praticabile.

Domani pubblicheremo sul sito un'intervista all'avvocato Paco D'Onofrio, il primo che ha parlato di articolo 39 del Codice di Giustizia Sportivo e di possibile revisione delle sentenze, il primo che ha ricordato il parere del Presidente Emerito della Corte Costituzionale, professor Caianiello, per cui le sentenze della giustizia sportiva si sarebbero dovute ispirare a prudenza, perché passibili di essere successivamente smentite nelle aule dei Tribunali. E' l'intervista ad un tecnico e riguarda aspetti tecnici ma, ancora prima, sarà fondamentale non solo quello che verrà fuori dalle sentenze di Napoli, ma lo spirito che animerà gli organi amministrativi della società, in particolare il Consiglio di Amministrazione, presieduto non più da Cobolli Gigli, ma da Blanc.

E Blanc, al contrario di Cobolli Gigli, non ha cambiato idea né a distanza di pochi giorni, né dopo parecchi mesi, ma ha ripetuto la stessa promessa: quella della terza stella.

Etichette: , , , , , , , ,

giovedì 22 ottobre 2009

L'insulto gratuito e quello a pagamento


Di allenatori che a fine partita si sfogano prendendosela con qualcuno sono piene le cronache di giornali e TV: questa settimana, per dire, i bersagli sono stati gli arbitraggi di Rosetti e Orsato, la settimana scorsa Lippi se l'era presa col pubblico di Parma, mentre Maradona, dopo il miracolo della qualificazione, aveva dato dei "cornuti" ai giornalisti (e non solo quello).

Sfoghi di fine partita, sfoghi che spesso diventano insulti, sfoghi che, in ogni caso, per la giustizia sportiva sono comportamenti non regolamentari e sanzionabili in base all'articolo 5 del nostro Codice, e agli articoli 57 e 58 della Fifa. Quello che è curioso notare è che ci sono insulti che, appunto, vengono sanzionati e altri che non lo sono; basta prendere i casi di Ranieri, Maradona e Mourinho.

Ranieri, dopo due anni alla Juve con un comportamento da gentleman (così dicevano Varriale e la Gazzetta), adesso che allena la "magggica" s'è dimenticato dell'Inghilterra e così ha detto che l'arbitraggio di Rosetti era stato vergognoso: e la Procura Federale l'ha sanzionato con multa e diffida. Maradona sappiamo tutti che ha esagerato dicendo una cosa che tanti pensano, ma non si può dire; adesso lui dichiara che si fida solo di sua mamma, che gli ha detto che tutto è ok, ma intanto la Fifa ha aperto un fascicolo e pare che rischi una squalifica, perché gli articoli 57 e 58 del Codice Regolamentare vietano di dire che certi giornalisti sono cornuti.

Ranieri ha pagato e Maradona forse pagherà: resta Mourinho che rappresenta un caso speciale; dati alla mano, lui s'è specializzato nell'insulto non punito, diciamo l'insulto gratuito. Basti pensare che lo scorso anno ha messo insieme allenatori come Ranieri e Spalletti, i giornalisti della carta stampata e quelli della televisione, ed ha parlato di prostituzione intellettuale. Non ha parlato di cornuti come Maradona, ma alla portoghese ha dato dei puttanieri a un bel po' di gente; diciamo alla portoghese, anche perché la Procura Federale non ha battuto ciglio e Mourinho non ha pagato nessuna multa.

Se ripensiamo bene alla prostituzione intellettuale di Mourinho, Blanc aveva protestato chiedendo all'Inter di dissociarsi; solo che Moratti non solo non si era dissociato, ma aveva fatto l'applauso al suo allenatore. Questa postilla è importante per concludere che l'insulto gratuito, quello con l'assenso di Palazzi, non è solo una specialità di Mourinho, ma una specie di privilegio dell'Inter come società.

Etichette: , , , , , , , ,

lunedì 12 ottobre 2009

Revocazione e revisione

Contrariamente a quanto hanno scritto e continuano a scrivere in tanti, le decisioni della giustizia sportiva "inappellabili e divenute irrevocabili" possono essere modificate per revocazione o revisione, lo dice l'articolo 39 del Codice di Giustizia Sportiva, specificando che la revocazione viene chiesta da chi può dimostrare di essere stato condannato ingiustamente, mentre la revisione deve essere richiesta dalla Corte di Giustizia Federale in presenza, per esempio, di una "acclarata falsità" nel precedente procedimento.

Come esempio di revocazione abbiamo a suo tempo illustrato qui sul blog il caso Guardiola, condannato per doping: concluso l'iter della giustizia ordinaria che l'ha scagionato, Guardiola ha chiesto l'annullamento della sentenza sportiva, nominalmente inappellabile; la Federazione ha fatto resistenza, ma in secondo grado ha dovuto cedere e la sentenza è stata annullata.

Leggendo oggi la polemica tra Bergamo e l'Inter sullo spionaggio, viene da pensare all'altra possibilità di modificare una sentenza passata in giudicato, e cioè alla revisione. Bergamo ha accusato l'Inter di averlo spiato e intercettato, la società di Moratti ha minacciato querela, ma Bergamo non solo ha ribadito l'accusa, ma ha anche aggiunto che i committenti dello spionaggio sono stati Facchetti e Moratti.

Si dà il caso che sullo spionaggio dell'Inter la giustizia sportiva abbia emesso una sentenza di improcedibilità collegata al fatto che Facchetti nel frattempo era deceduto; gli atti di quel procedimento ce li ha Palazzi, e li conosce solo lui: di sicuro sullo spionaggio è stato sentito Moratti, di sicuro Moratti non è stato ritenuto da Palazzi colpevole, perché altrimenti il processo sarebbe andato avanti; evidentemente Moratti s'è chiamato fuori da quella attività illecita, evidentemente la stessa finiva per dover essere addebitata solo a Facchetti e di qui la decisione di improcedibilità.

Adesso c'è l'accusa di Bergamo, che sarà passata al vaglio nel processo di Milano sullo spionaggio di Tavaroli; secondo Bergamo committente dell'attività di spionaggio e intercettazione era proprio Moratti e questo siamo certi che non è quanto risulta nelle carte del procedimento portato a termine da Palazzi.

Domanda: se a Milano Tavaroli dovesse confermare che lo spionaggio nel calcio (non solo Bergamo, ma Moggi, la Juve, la Figc) è stato commissionato dal signor Moratti, secondo voi la Corte di Giustizia Federale chiederà la revisione della sentenza di improcedibilità?

Etichette: , , , , , , , , , ,

lunedì 5 ottobre 2009

La mancata chance

Mi ha colpito molto la vicenda di Berlusconi che deve risarcire De Benedetti per la vecchia storia che, ai tempi, venne definita "guerra di Segrate".
Mi ha incuriosito molto sia l'enormità della cifra in ballo (quasi 750 milioni di euro), sia la motivazione della sentenza: la cifra è dovuta per la "mancata chance" subita da De Benedetti, che non ha potuto creare il maggior gruppo editoriale italiano.
Lungi da me l'idea di affrontare questo argomento dal punto di vista giuridico; ho ormai sbiaditi ricordi anche del mio caro vecchio libro di Diritto Privato (il mitico Torrente-Schlesinger, ah cari bei tempi andati) per azzardare commenti.

Però, da uomo della strada, un pensiero mi è venuto in mente: a quanto ammonterebbe il risarcimento per la "mancata chance" che la Juventus ha dovuto subire per lo scandalo di Calciopoli?

Proviamo a fare un giochino, le cifre le lascio a voi:

- Mancata chance di partecipare alla Champions League per due anni di fila.
- Mancata chance di partecipare alla serie A per un anno.
- Mancata possibilità di competere per vincere causa distruzione della squadra.
- Mancata possibilità di acquisire nuovi sponsor visto il danno d'immagine.
- Mancata possibilità di usufruire della competenza tecnica dei migliori manager del calcio italiano (Moggi-Giraudo-Bettega).
- Mancata possibilità di usufruire della competenza del miglior allenatore del calcio italiano (Capello).
- Congelamento per tre anni della costruzione dello stadio di proprietà, con annessa mancata chance di avere un vantaggio ancora maggiore rispetto alla concorrenza.

Naturalmente, oltre a questa "mancata chance", che a rivedere di sfuggita il mio vecchio libro sembra assomigliare al "lucro cessante" (almeno "roughly", per dirla all'inglese), vi è tutta la questione legata al "danno emergente".

Fate un po' voi i conti sul "danno emergente", visto che a me la domanda che assilla è un'altra: nel caso in cui Giraudo fosse assolto per il reato di associazione a delinquere, chi dovrebbe ripagare la Juventus, i suoi azionisti e i suoi tifosi per tutti i danni morali, da "danno emergente" e da "lucro cessante"?

Quasi quasi scrivo una lettera all'avvocato Franzo Grande Stevens!

Drago di Cheb

Etichette: , , , , , , , , ,

giovedì 24 settembre 2009

Il Garantismo di Mensurati

Strepitoso articolo di Mensurati sul caso Briatore. Innanzitutto definisce il sistema giudiziario del Circus come "uno dei capisaldi dell'impero di potere di Max Mosley: e cioé un sistema di giustizia interno ridicolo e controllabile". Non è finita, infatti considera: "mostruosa la radiazione di un manager che da adesso in avanti non potrà più nemmeno fare il procuratore dei piloti".
Infine la perla: "Ma l'intenzione di Briatore, a quanto pare, è quella di vendicarsi anche degli altri traditori, Bernie Ecclestone su tutti. Con Bernie, l'amico Bernie, Briatore negli ultimi anni ha fatto molti affari (non solo l'acquisto del Queen's Park Rangers, squadra della seconda divisione inglese) e non è improbabile che nell'ambito di questa attività abbia avuto modo di conoscere qualche segreto dell'uomo d'affari inglese. Segreto che adesso potrebbe tornare comodo".
Fantastico!

Mensurati riscopre il garantismo, e si accorge che spesso la cosiddetta giustizia sportiva non è tanto giusta, ma inquinata da lobby di potere che si alleano tra loro per eliminare personaggi diventati scomodi o nocivi per il business. Da notare che il giornalista considera mostruoso il fatto che Briatore non possa manco esercitare il ruolo di procuratore. Bene, perché considera mostruoso che Briatore non possa fare il procuratore visto che era scandaloso che lo facesse il figlio di Moggi? La morale, per Mensurati, cambia a seconda del tipo di sport nel quale si verifichi questa situazione?

Abbiamo lasciato per ultimo quella che consideriamo la perla dell'articolo: Mensurati, che ci ha da sempre abituato a taglienti e sferzanti giudizi morali, ci dà l'informazione che Briatore medita vendetta, ripetiamo vendetta e non giustizia.
Infatti starebbe progettando di rivelare segreti e loschi affari sugli amici che lo hanno tradito. Come mai questo giornalista, nel presentarci questo scoop, non dà nessun giudizio di natura morale su un comportamento che, se verificato, è senza dubbio abbietto e moralmente sbagliato?
Non si è posto il problema che una persona ferita (a torto o ragione) può, per ira e spirito di rivalsa, rivelare mezze verità miscelate con astute bugie, allo scopo di danneggiare i "traditori"?
Come può un giornalista non dare una valutazione di merito su simili ipotizzati comportamenti?

Queste sono le domande che ci siamo posti leggendo questo pezzo del giornalista di Repubblica. Alla fine siamo arrivati alla conclusione che, forse, il garantismo si esercita con gli amici, mentre il giustizialismo si riserva ai nemici degli amici.
Ahi, serva Italia!

Etichette: , , , , , , , , , ,

martedì 15 settembre 2009

L'altro processo

Non c'è solo il processo di Napoli sulla presunta delinquenza di Giraudo e Moggi, c'è anche quello di Milano sulla spionaggio Telecom, e un filone di quest'altro processo è la causa civile intentata da Vieri a Telecom e Inter con una richiesta di risarcimento di 21 milioni (12 alla Telecom e 9 all'Inter, con la Telecom che si chiama fuori e addebita la responsabilità unicamente alla società di Moratti).

Di questo filone oggi è costretta a scrivere anche la Gazzetta, e lo fa con un "francobollo" di 20 righe che ricorda come dimensione e approfondimento quello a suo tempo dedicato al patteggiamento di Oriali per il passaporto falso di Recoba; in quelle 20 righe c'è scritto comunque che il giudice ha chiamato a testimoniare Moratti, Tronchetti Provera e Tavaroli.

Vedremo gli sviluppi, ci sembra molto interessante il fatto che Tavaroli dovrà chiarire chi, come e quando gli ha richiesto l'attività di pedinamento e spionaggio, anche perché è possibile che sia chiamato in causa proprio Moratti.

Parlavamo di approfondimento, perché sull'ipotesi di accusa dei legali di Vieri si è già pronunciata in maniera davvero sorprendente la giustizia sportiva; l'abbiamo già detto altre volte ma, visto che la Gazzetta non lo dice mai, lo ripetiamo una volta di più: il dottor Palazzi a suo tempo ha deciso di non decidere, ha scritto che sullo spionaggio, vero o presunto, dell'Inter di Moratti, la giustizia sportiva non poteva procedere, e questo perché uno dei tesserati chiamati in causa era Facchetti, nel frattempo deceduto.

Quella sentenza aveva lasciato incredulo qualche commentatore; questo processo (una specie di antipasto rispetto a quello dello spionaggio sul mondo del calcio in generale) potrebbe far risultare quella sentenza inaccettabile, e provocare qualche mal di pancia a più di uno, a Milano e a Roma.

Etichette: , , , , , , , , , ,

lunedì 7 settembre 2009

Sant'Albano, pensaci tu!

L'articolo pubblicato sul sito relativo al fair play finanziario accenna ad un possibile scenario del 2012-2013, con una ristretta élite del calcio europeo nettamente staccata, conteggiando squadra, organizzazione societaria e fatturato, rispetto alle altre. In quella élite ci saranno sicuramente parecchie squadre inglesi, ci saranno il Real Madrid e il Barcellona, chiediamoci: ci sarà la Juventus?

In questa fase sarebbe facile per la società imbrodarsi negli elogi che arrivano da tutte le parti, facile e pericoloso. Tornare ai vertici del calcio nazionale non era una sfida ciclopica, visto anche come sono ridotti tanti concorrenti, la vera sfida da vincere è l'altra, è quella europea. La Juve di Giraudo-Bettega- Moggi se la stava giocando, verrebbe da dire che stava per vincerla, e col nuovo stadio l'avrebbe vinta sicuramente; la Juve di oggi ha la grinta per completare l'opera (e non solo lo stadio)?

Come juventini veri non solo siamo impegnati in difesa della nostra storia, ma guardiamo a testa alta anche a quella sfida; e siamo convinti che la Juve possa e anzi debba vincerla, perché la prima grande risorsa di una società di calcio è la passione dei suoi tifosi, e quella dei tifosi bianconeri è tanta (dicono le indagini campionarie che milanisti e interisti non riuscirebbero a pareggiarla neppure mettendosi insieme).

La richiesta che ci sentiamo di fare alla proprietà, anche a nome dei tanti amici che condividono il nostro impegno, è allora quella di non crogiolarsi negli elogi, ma di programmare nel medio periodo un piano aggressivo per vincere quella partita.

Ci sono risorse di bilancio per fare altri investimenti importanti. Manca un direttore generale? Occorre prendere sul mercato il migliore in circolazione. In Lega e Figc bisogna pretendere il rispetto delle regole in tema di bilancio e di giustizia sportiva, e fare anche del casino quando il caso lo richiede. C'è stato un tempo in cui dicevano che la Juve era arrogante, mentre adesso saremmo diventati simpatici: ma è una polemica sterile e senza senso; dovesse la Juve tornare a vincere, i battuti ci daranno di nuovo degli arroganti, tanto che Mourinho s'è già portato avanti, a modo suo, forse perché quest'anno un po' di paura ce l'ha pure lui.

Il Real Madrid annuncia intanto altri piani faraonici, il Barça viaggia a vele spiegate, in Inghilterra e in Germania le squadre più importanti hanno lo stadio pieno tutte le domeniche. Sono quelli i termini di raffronto in vista del 2012: speriamo che la proprietà, e segnatamente Sant'Albano che la rappresenta nel CdA della Juve, ci pensi in vista della prossima Assemblea.

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

martedì 1 settembre 2009

In Porto veritas

Abbiamo ricordato sul sito il ritiro del ricorso al Tar (era il 31 agosto 2006) per ribadire le ragioni del nostro impegno. In quella occasione molti commentatori della domenica ragliarono sulle specificità della giustizia sportiva, che deve essere veloce e non guardare in faccia a nessuno, che può cambiare i giudici in corsa e ridurre i gradi di giudizio. Una giustizia sportiva, a loro dire, che impone alle società di fermarsi alle sentenze alla Sandulli.

Prendiamo spunto da quei ragli per ricordare il caso del Porto, rimasto coinvolto nello scandalo dei "fischietti d'oro" del 2003-2004. La Federazione portoghese nel 2008 penalizzò il Porto di 6 punti per tentata corruzione e a quel punto l'Uefa, regolamenti alla mano, escluse il Porto dalla Champions; la squadra portoghese però, si è rivolta al Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna (si vede che lì non c'erano liti tra eredi, e montezemoli a intervenire come garanti), che il 15 luglio 2008 ha invalidato l'esclusione e rimandato la pratica all'Uefa per gli approfondimenti del caso. Nel luglio 2009 l'Uefa, dopo averci ragionato a lungo, ha deciso di depennare il procedimento prendendo atto di "non essere in diritto di decidere"; e così anche quest'anno il Porto disputa la Champions.

Nessun Guido Rossi e nessun Sandulli, ma un richiamo al diritto da parte della stessa Uefa, questa è la verità che si ricava dalla vicenda del Porto; vicenda che sarà certo diversa da quella di Calciopoli, fermo restando, però, che alla fine è appunto una questione di diritto, di regole da applicare, ma anche di diritti da rispettare, di leggi e norme di carattere generale che non possono essere offese dalla specificità del calcio; la giustizia sportiva, questo si ricava, non può essere una specie di terra di nessuno dove si emettono sentenze senza capo né coda, e poi arrivano gli esperti della domenica a dire "chi ha avuto ha avuto, e chi ha dato ha dato".

La vicenda del Porto è quindi la riprova, se mai ce ne fosse bisogno, che nell'estate 2006 sono state dette (e fatte) un sacco di cazzate. Certo è una amara consolazione, ma ricordiamoci che la scorsa estate il professor Sandulli ha dovuto ammettere pubblicamente che nello scandalo del 2006 non c'erano illeciti, e si è punito il reato associativo e che di tutte le cazzate di quella estate questa potrebbe essere la più grande di tutte, e di sicuro è la più importante. Perché il reato associativo all'epoca non era previsto dal Codice di Giustizia Sportiva; perché il reato associativo è lo stesso contestato nel processo di Napoli.

E' per questo che abbiamo sempre detto, e ribadiamo, che sarà fondamentale la sentenza definitiva sulle accuse dibattute a Napoli. In dipendenza di quella sentenza dovremo noi, tifosi e azionisti, dire legalmente la nostra: ci sarà tempo e modo per studiare come difendere i nostri interessi, ricordando che i due scudetti revocati hanno, tra l'altro, a che fare con la ripartizione del ricavato dei diritti TV. A parte, cioé, tutti i danni patrimoniali provocati a suo tempo dalla sentenza Sandulli, ce ne sono altri che potrebbero arrivare nei prossimi anni; quand'anche sui primi la rinuncia al Tar avesse chiuso la porta a ogni tipo di ricorso, sui danni a venire sono aperte porte e finestre.

Sarà di sicuro una storia ancora lunga, ma la verità venuta fuori nel caso del Porto è lì a dirci che è possibile che alla fine a deciderla non siano Guido Rossi e Montezemolo. Loro ci hanno provato nell'estate 2006 (con quella specie di processo, e con l'inaccettabile rinuncia al ricorso al Tar), e potrebbero aver commesso qualche errore; a deciderla a tempo debito potremmo essere noi: diecimila, ventimila o magari, perché no, cinquantamila juventini veri che difendono i loro diritti.

Etichette: , , , , , , , , , , , , ,

venerdì 17 luglio 2009

Voglia di Juve


Se n'è accorta anche la Gazzetta, che apre la prima pagina titolando "Voglia di Juve".
Prima Diego, poi a sorpresa Felipe Melo, poi i tanti tifosi a Pinzolo, mettiamoci Ferrara che fa discorsi molto diversi rispetto a Ranieri ed ecco la voglia di Juve, ecco i tifosi juventini (in Italia siamo circa un terzo di tutti quelli che seguono il calcio) che fanno sentire la loro voce e la loro voglia arriva anche nelle redazioni più vicine agli uffici stampa milanesi che alle valli del Trentino.

Questa voglia di Juve coinvolge anche la redazione di ju29ro.com?

Certo che ci coinvolge. Abbiamo sempre pensato e scritto che non c'è contraddizione tra essere vicini alla squadra e prendere le distanze da chi nell'estate 2006 non l'ha difesa; siamo sempre più convinti che un vero juventino possa (e debba!) battersi per difendere la storia della Juve (tutta la sua storia) da ladri e sciacalli e, contemporaneamente, urlare allo stadio il suo "Forza Juve" rivolto a Del Piero e Molinaro, Marchisio e Iaquinta.

Il fatto che adesso arrivi il giornaletto rosa a cercare di fare il solletico ci insospettisce e ci fa stare in guardia. Diciamo allora ai nostri lettori: teniamoci stretta la nostra voglia di Juve, anzi di vera Juve, e condividiamola insieme sul nostro sito senza farci ingannare dai "Greci che portano doni". Uno dei nostri redattori è stato accreditato come inviato a Pinzolo, e ci sta raccontando i momenti importanti del ritiro; abbiamo anche noi un bell'archivio e redattori svegli per scrivere di calcio internazionale; giornali importanti ci leggono e tengono conto di quello che scriviamo; vi racconteremo le partite della Juve con la stessa passione e competenza che ci avete riconosciuto durante lo scorso campionato; continueremo a rompere le palle a chi pretenderebbe di fare opinione, senza che nessuno lo abbia delegato, seguendo i processi, parlando delle magagne dei bilanci e della giustizia sportiva; troveremo anche momenti per gli articoli "leggeri" e per l'ironia.

Sì, la sentiamo anche noi la voglia di Juve, la voglia di Juve vera; è molto diversa da quella delle gazzette grandi e piccole e la porteremo non solo allo stadio e al bar sport, ma anche sul nostro sito e sul blog.

Etichette: , , , , , , , , , ,

mercoledì 15 luglio 2009

Cattivi pensieri

Stefano Palazzi, Procuratore Federale, al telefono con Roberto Beccantini:
"Dottore, comprendo l’esigenza di dover far fronte alla curiosità dei lettori. Nello stesso tempo, mi permetto di osservare che anche notizie apparentemente simili vanno vagliate in profondità perché, lei capirà, non tutto quello che è, sembra; e non tutto quello che sembra, è. Mi scuso, dunque, se non posso proseguire in quel processo deduttivo e intellettivo che, immagino, lei vorrebbe che portassi a termine. Lei mi capisce, vero... ?".

Il nostro sito è pieno di articoli sull'impazzimento della giustizia sportiva e sulla superficialità e connivenza del sistema dei controlli dei bilanci; ce ne sono talmente tanti che uno potrebbe dubitare che non si tratti più di un campionato di calcio ma di una finzione, di una recita con tanto di copione, regista, attori e comparse. Due spunti dai giornali di oggi, semmai ce ne fosse bisogno, confermano e danno forza a quei dubbi.
Il primo è che il superprocuratore Palazzi ha mandato a Bologna i suoi ispettori (tanto paghiamo noi) per indagare sul caso Menarini-Moggi, e intanto sulla Stampa anche Roberto Beccantini si chiede (noi ce lo chiedevamo da un bel po') come mai Palazzi non ha indagato su Moratti che ha comprato-venduto giocatori trattando con Preziosi che è inibito.
Andate a leggervi sul blog di Beccantini la risposta di Palazzi (uno stralcio del pezzo lo riportiamo qui sopra), e fatevi un'idea di questo ex-magistrato militare "acquistato" dalla Figc nell'estate 2006, e che dall'autunno di quell'anno gestisce la giustizia sportiva a suo (!?) piacimento.
Il secondo spunto riguarda l'amarezza del presidente della Lega Pro Macalli, che si lamenta sui giornali per società gloriose che scompaiono dai semiprofessionisti per inadempienze debitorie di centinaia di migliaia di euro, mentre in serie B vanno avanti società con decine di milioni di debiti. Anche questo è uno spunto interessante perché i giornali non lo scrivono, ma in serie A i debiti ammontano a centinaia di milioni di euro e riguardano, per fare gli esempi più eclatanti, l'Inter che vuole vincere cinque campionati di fila (anche arrivando terza) per onorare il contratto stipulato con la Gazzetta dello Sport, e la Roma che deve rimborsare alle banche più di 300 milioni, tanto che si sono mossi calibri da novanta come D'Alema e Carraro.
Dubbi più che legittimi e cattivi, cattivissimi pensieri e uno su tutti: non c'è stata solo la farsa dell'estate 2006, la recita pare proprio che stia continuando; la stessa regia, gli stessi attori a fare la parte dei vincenti, le comparse, gli ispettori del superprocuratore, i controlli della Covisoc; con la partecipazione straordinaria di D'Alema e Carraro.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

martedì 7 luglio 2009

Dimensioni parallele

Nel marasma della disinformazione sembra utile tirare le somme su alcuni fatti.
Esiste, evidentemente, in una dimensione parallela di qualche genere, un Luciano Moggi che chiuse a chiave un arbitro nel suo spogliatoio. Che esista lo sappiamo sulla parola di tanti stimati giornalisti, che si trovi in un'altra dimensione lo sappiamo perché è stato appurato che il Luciano Moggi che noi conosciamo, quello che vive nel mondo reale, non ha commesso nulla di tutto ciò.
Esiste in una dimensione parallela un Luciano Moggi che pilotava i sorteggi arbitrali; non nella realtà perché questa tesi è stata smentita ad ogni livello, da quello logico, a quello statistico, a quello giuridico, compresa la giustizia sportiva.
Esiste in una dimensione parallela un Luciano Moggi che diffama altre persone attribuendo loro atteggiamenti disonesti; non è quello che conosciamo, il quale pur querelato è stato assolto perché il fatto non sussiste.
Esiste un Luciano Moggi che esercitava il suo potere corrompendo la classe arbitrale per ottenere arbitraggi di favore ed ammonizioni mirate, ed al processo di Napoli i testimoni lo stanno portando alla luce; tutto ciò accade in una dimensione parallela, non nella realtà, e le registrazioni del processo sono a disposizione se volete verificare.
Esiste in una qualche dimensione parallela un campionato perfettamente regolare, non inficiato da errori arbitrali, in cui tutte le società possono competere alla pari, in cui per tutti valgono le stesse regole; non è certamente quello che abbiamo visto ogni domenica nella realtà, in cui (tralasciando la questione arbitraggi) il semplice uso di cosmesi finanziarie consente alle società più disinibite di mettere in campo risorse dieci volte superiori a quelle delle concorrenti.
Esiste in una dimensione parallela una giustizia sportiva affidabile, che applica serenamente i propri regolamenti per giudicare i tesserati: di certo non nel mondo reale, in cui Luciano Moggi è stato processato pur non essendo più tesserato, ed in cui lui e la Juventus sono stati condannati in base a regole scritte durante e dopo il processo stesso.
Ora, quando compreremo un giornale, sarà sempre bene chiedersi se le notizie che ci racconterà riguardino il mondo reale, o piuttosto qualche fantasiosa dimensione parallela.

Etichette: , , , , , , ,

domenica 5 luglio 2009

Farsopoli 1964

Raccontiamo una vicenda che fa parte della storia del calcio ma che, nel suo piccolo, richiama per alcuni aspetti Calciopoli.
Il 4 marzo del 1964 la Federcalcio diramò un comunicato in cui si affermava che 5 giocatori del Bologna erano risultati positivi nei test antidoping effettuati il 2 febbraio dopo la gara con il Torino (vinta dal Bologna per 4 a 1).
La sostanza dopante rilevata fu anfetamina.
La sentenza della giustizia sportiva fu perentoria: Bologna -3 punti (2 per la vittoria ed 1 di penalizzazione).
Dall'Ara, presidente del Bologna, invece di chiedere le controanalisi agli organi federali, cioè di far esaminare il secondo campione delle urine dei calciatori incriminati, andò oltre, non si fidava più dell'ambiente sportivo e si rivolse immediatamente alla giustizia ordinaria.
A seguito della denuncia, il giorno dopo il procuratore di Bologna ordinò il sequestro dei campioni incriminati.
In breve, i Carabinieri si recarono a Coverciano per sequestrare i flaconi delle urine destinati alle controanalisi, ma i medici rifiutarono la consegna adducendo che durante il trasporto sarebbero potuti deperire. Allora andarono a prendere i campioni dopati conservati al centro di medicina legale, qui scoprirono che le provette erano state conservate in un frigorifero privo di serratura e contenente oltre ai flaconi (non sigillati) anche alcuni tubetti aperti di anfetamine; le nuove analisi rilevarono che effettivamente le urine erano dopate ma contenevano una quantità di stimolante tale da stroncare un uomo di normale costituzione. Allora i Carabinieri tornarono a Coverciano per farsi consegnare i flaconi riservati alle controanalisi e qui li trovarono regolarmente sigillati e conservati in un frigorifero con doppia serratura: i medici legali questa volta non rilevarono alcuna traccia di sostanze dopanti.
La sentenza della giustizia ordinaria fu quindi di assoluzione completa per il Bologna, purtroppo non si poté verificare chi aveva alterato i campioni di urina.
A questo punto la Federazione dovette riassegnare alla squadra di Dall'Ara i 3 punti ingiustamente tolti.
Riottenuto il maltolto, il Bologna riagganciò in vetta al campionato la capolista Inter, che era stata (suo malgrado) favorita dell'ingiustizia perpetrata ai danni della concorrente al titolo. L'almanacco racconta che quell'anno i felsinei vinsero il loro settimo scudetto in un memorabile spareggio a Roma.
Per dovere di cronaca c'è da dire che il presidente Dall'Ara, già sofferente, morì a Milano, tre giorni prima della partita spareggio, a causa di un infarto dopo un forte diverbio avvenuto con Moratti padre, proprio riguardo questa storia.
Considerazioni.
La storia insegna!
1. Non esiste solo il caso Guardiola, possiamo affermare che questo è un altro caso in cui la giustizia sportiva ha dovuto rimangiarsi il verdetto dopo la sentenza opposta alla sua di un processo ordinario.
2. A differenza di certi nostri conoscenti, Dall'Ara riuscì ad ottenere giustizia grazie alla sua intraprendenza: invece di accettare incondizionatamente e di aspettare il corso della giustizia sportiva, si rivolse immediatamente a quella ordinaria.
3. Anche in questo caso, per puro caso, la sfortuna ha voluto che la seconda squadra di Milano potesse essere la beneficiaria della tresca organizzata da (i soliti) ignoti ai danni del Bologna.

Così è (se vi pare).

Etichette: , , , , , , , , ,

lunedì 1 giugno 2009

Santo o delinquente?


Davvero singolare la figura di Enrico Preziosi: come presidente del Genoa ieri notte ventimila tifosi lo hanno beatificato in piazza (della Vittoria), mentre per la giustizia sportiva è delinquente e recidivo (non solo la valigetta ma anche il fallimento del Como e altri reati minori).

All'epoca del processo per la valigetta è venuto fuori che la sentenza era stata scritta dal Sandulli di turno al mare, prima ancora che deponessero i testimoni; lui, in compenso, ad una cena alla quale aveva invitato Galliani si è presentato con un registratore nascosto addosso sperando di fare scoperte importanti (una specie di Tavaroli in sedicesimo).

Questo per dare un'idea del mondo del calcio; da allora, in ogni caso, è stata una serie di mosse azzeccate sia nel calcio che nel suo lavoro: il Genoa l'anno prossimo gioca in Europa e i suoi giocattoli vanno forte anche in America; lo scorso anno il bilancio del Genoa ha chiuso in attivo ed anche quest'anno con l'operazione realizzata con l'Inter ha portato a casa un grosso utile (vero, non per finta), oltre al fatto che il Genoa di Gasperini, per riconoscimento generale, ha espresso il calcio più spettacolare.

Resta il dubbio iniziale che rimanda, più in generale, al funzionamento e alla valenza della giustizia sportiva. Abbiamo segnalato sul nostro blog, tanto per dire, che per effetto dei colloqui che ha avuto direttamente con Moratti per parlare di Milito e Motta (e magari anche di qualcos'altro...) Palazzi doveva aprire un fascicolo sul presidente dell'Inter, ma non si è saputo niente; in compenso oggi il Giudice Sportivo ha inibito Preziosi per altri venti giorni perché ieri è andato in campo a salutare pubblico e giocatori (da inibito non poteva farlo).

Abbiamo, cioè, la conferma che la giustizia sportiva fa e non fa in base ad una logica che con i regolamenti e il Codice non c'azzecca proprio niente, come se Palazzi fosse una specie di variabile impazzita (oppure estremamente lucida, di qui non si scappa) nel mondo del calcio già incasinato di suo; così i tifosi del Genoa festeggiano e beatificano Preziosi, e di Palazzi e dei suoi fascicoli a loro non frega un cazzo.

Etichette: , , , , , , , , , , ,

martedì 26 maggio 2009

Ma che bel gemellaggio

Molto probabilmente la sconfitta di domenica significherà per il Torino la serie B, sicuramente ha significato (scrive la Gazzetta del Lunedì di Genova) la fine del gemellaggio tra le tifoserie di Genoa e Torino, che durava da trent'anni.

Una brutta fine, con Cairo e Gasperini che si accusano ancora oggi, ma anche un gemellaggio davvero singolare se si pensa alla famosa valigetta con i 250.000 euro di quattro anni fa della partita Genoa-Venezia.

Sulla frode sportiva contenuta in quella valigetta, infatti, c'è stato nel frattempo il processo in tribunale, ed è venuta fuori un'altra bella disputa tra Genoa e Torino: è venuto fuori che il Torino voleva condizionare quella partita dando al Venezia di Dal Cin un premio a vincere e il Genoa di Preziosi, per difendersi, aveva risposto con un premio a perdere. Come tutti sanno l'asta di Dal Cin (il grande accusatore di Moggi chiamato oggi a testimoniare al processo di Napoli) era finita con l'aggiudicazione alla squadra di Preziosi, verosimilmente perché offriva di più.

Sembra un gioco del destino e forse non c'entra solo lui: la prima disputa di quattro anni fa era costata cara al Genoa, retrocesso in serie C; quella di domenica scorsa potrebbe costare ugualmente cara al Torino, perché retrocedere in B oggi (con la A che si è staccata dalla Lega e la possibile nuova vendita dei diritti tv tra un anno) sarebbe veramente una mazzata capace di mettere KO pure un Toro.

Proprio un brutto gemellaggio, insomma: che ha vacillato per una valigetta piena di soldi ed è sfumato del tutto domenica con una rissa da Far West.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 23 maggio 2009

Una denuncia per Palazzi

Questa è la decisione della giustizia sportiva che, nella scorsa estate, sanzionava Secco e Bettega: "La commissione disciplinare della Federcalcio ha inibito per un mese Alessio Secco, direttore sportivo della Juventus, e l'ex vicepresidente del club, Roberto Bettega, per la trattativa per la cessione dei calciatori Criscito e Masiello del Genoa, perché avevano partecipato a una trattativa con un soggetto inibito, Enrico Preziosi".

E questa è la notizia riportata da tutti i giornali di ieri, compresa la Gazzetta che in Figc viene sicuramente letta: "Abbiamo parlato dei due trasferimenti e abbiamo gettato le basi per una intesa. Dobbiamo però vederci ancora per definire ogni aspetto di questo passaggio". Il presidente del Genoa Enrico Preziosi conferma di aver incontrato ieri il patron dell'Inter Massimo Moratti.

Essendo Enrico Preziosi tuttora inibito, questa è quindi una denuncia: il superprocuratore Palazzi deve aprire un fascicolo contro Moratti; in caso contrario è una denuncia contro il dottor Palazzi; a meno che non sia stato lui stesso ad autorizzare il signor Moratti a trattare con un inibito, cosa espressamente vietata dal Codice di Giustizia Sportiva (articolo 10, comma1).

Fatto salvo il fatto che il campionato di calcio sia una cosa da prendere sul serio e non una farsa, recitata male.

Etichette: , , , , , , ,

lunedì 18 maggio 2009

Cori e culi

Se è vero che negli stadi si sentono cori offensivi, punibili dalla giustizia sportiva (la Juve ne sa qualcosa), è anche vero che durante i festeggiamenti per le vittorie i giocatori non si risparmiano quanto a volgarità.

Due anni fa era stato Ambrosini, che mentre festeggiava la Champions invitava con un bel cartello l'Inter a mettersi lo scudetto (appena vinto) nel culo; in questi giorni qualche interista (dopo averci pensato a lungo, si vede) di cartello ne ha preparato un altro, per ricordare ad Ambrosini che nel suo culo c'era ancora posto per altri scudetti; come si vede nella foto il cartello è piaciuto ai giocatori dell'Inter, che ne hanno fatto sfoggio durante il giro in pullman per festeggiare l'ultimo scudetto.

E non si tratta di gesti istintivi, perché Materazzi ci ha tenuto a far sapere che lui non è un lord (e questa poteva risparmiarsela perché a nessuno è mai passato per la mente), e quindi il contenuto del cartello (parole e musica) continuava a piacergli.

Non sappiamo se gli ispettori di Palazzi (quelli che a Torino avevano il taccuino in mano per prendere nota dei cori contro Balotelli) hanno visto la foto, peraltro riportata sui giornali, dubitiamo che si scandalizzeranno, dubitiamo che l'Inter prenderà le distanze da Materazzi lord mancato.

Potrebbe allora succedere, diamo tempo al tempo, che nessuno offenderà più negli stadi Mario Balotelli dandogli del negro di merda, mentre nei festeggiamenti sarà un rincorrersi di cartelli per mandarsi allegramente affanculo; anche perché, a dir la verità, di lord in giro se ne vedono pochi (e gli ispettori di Palazzi non si scandalizzano).

Etichette: , , , , , ,

venerdì 15 maggio 2009

Banderuole

Pare che la faccenda dei regolamenti del campionato di Formula Uno possa finire per tribunali. Di sicuro il presidente della Ferrari, Montezemolo, si è fatto dare delega dal Consiglio di Amministrazione di difendere gli interessi dell'azienda in "tutte le sedi".

Non entriamo nel merito del nuovo regolamento, anche se l'idea di un diverso trattamento tra team piccoli e grandi non sembra una bestemmia, notiamo solo che una controversia che è sportiva potrebbe andare per tribunali ordinari e tutta la stampa fa il tifo per la rossa.

Quella stessa stampa nell'estate 2006 faceva pistolotti sdegnati contro la Juve che voleva fare il ricorso al Tar; si diceva allora sui giornali, alla radio e alla televisione che le questioni sportive dovevano restare nell'alveo dei regolamenti dello sport. Non solo si diceva questo; i tifosi juventini hanno scoperto in seguito che il ricorso al Tar era stato ritirato proprio per intervento di Luca Cordero di Montezemolo, proprio lui che oggi si è fatto dare la delega che dicevamo.

Certe volte si dice che cambiare idea è segno di intelligenza; qui però, pensando alla Juve e alla Ferrari, la situazione ci sembra un po' diversa, ci sembra che il presidente Montezemolo (che con la Juve non c'entrava niente), di figura ne fa un'altra.

Per chi non se ne fosse accorto segnaliamo un'ultima cosa: sul Corsera l'altro giorno è intervenuto il presidente del Coni, Petrucci (l'ingegner Elkann, invece, non si è fatto vivo). In effetti Petrucci con la Federazione Internazionale dell'Automobile non c'entra niente (proprio come Montezemolo con la Juve), ma ha voluto dire la sua: anche lui (e chi l'avrebbe immaginato?) sta con la rossa e con Montezemolo; anche lui non ci sembra che faccia la figura della persona intelligente.

Etichette: , , , , , ,

mercoledì 13 maggio 2009

Forti con i deboli

Il collegio arbitrale del Coni ha confermato i due punti di penalizzazione alla Juve Stabia inflitti dagli organi giudicanti della Figc per scorrettezze amministrative. Non sappiamo come sono andate le cose, e non abbiamo idea se "l'orrendo crimine" commesso da questa Juve minore sia solo di natura burocratica o anche di natura più sostanziale, come per esempio il mancato pagamento delle imposte.
Tuttavia non possiamo non notare che coloro che sono preposti a giudicare i comportamenti delle società consociate sono, in genere, molto deboli con i forti e molto forti con i deboli.
Nessuno infatti ha comminato sanzioni pesanti (come i punti di penalizzazione) all'Inter per la faccenda del passaporto falso di Recoba. Eppure era una cosa gravissima.
Allo stesso modo nessuno ha fatto niente contro la Lazio, che pure per anni e anni (durante la gestione Cragnotti) non ha pagato i contributi previdenziali ai tesserati.
E infine nessuno ha avuto nulla da ridire sulle strane operazioni intercorrenti tra Roma 2000 e AS Roma S.p.A, oppure tra Inter Brand srl e Internazionale S.P.A.
Visto tutto questo, non possiamo non dare la nostra solidarietà alla Juve Stabia. Chissà se i giudici hanno considerato il nome un aggravante.

Etichette: , , , , , ,

sabato 2 maggio 2009

Razzismo e porte girevoli

Abbiamo ampiamente trattato sul sito l'odiosità del razzismo e il casino successo con Juve-Inter in termini di giustizia sportiva. Mettiamo ora in guardia i lettori su cosa sta succedendo circa il ricorso: per ora non si è vinto e non si è perso, l'Alta Corte del Coni si pronuncerà il 14. Mettiamo in guardia anche perché basta leggere il Codice di Giustizia Sportiva (artt.11-13) per rendersi conto che ci hanno messo dentro tutto e il contrario di tutto, ed è difficile capire come finirà. Più che porte aperte o chiuse a noi sembrano delle porte girevoli.

Senza essere esperti di leggi e codici, alla Juve, infatti, potrebbero dare anche partita persa perché così c'è scritto per i casi gravi (quali sono? nessuno lo sa, speriamo che non conti l'articolo della Gazzetta sui fatti di quella sera o le dichiarazioni di Moratti; lui in effetti è stato il primo a dire che erano successe "cose gravi", come se da Roma gli avessero data l'imbeccata, come se lui avesse pensato di nuovo di vincere a tavolino); potrebbero anche annullare tutto, perché c'è un articolo che dice in quali casi la società non ne risponde (il 13) e la Juve, secondo noi, rientra in quell'articolo e potrebbe non risponderne. Porte girevoli, appunto.

Inutile fare previsioni, noi ripetiamo che il ricorso era meglio non farlo, anzi non si capisce a chi possa essere venuta in mente un'idea del genere, a meno che anche a Torino abbiano pensato che Moratti ha provato a fare troppo il furbo. Di sicuro è stato messo in azione addirittura l'avvocato Grande Stevens (l'idea sarà sua?) per un danno che sul piano economico corrisponde all'incasso della partita, che potrà essere di 100.000 euro, cioé un piatto di lenticchie rispetto al danno dell'estate 2006 (centinaia di milioni), quando il grande avvocato non si mise all'opera, anzi qualcuno si intromise per non farci andare al Tar.

Gli interrogativi, quindi, sono tre e da qui al 14 animeranno le discussioni del bar sport:

1) era giusto fare ricorso o la Juve faceva più bella figura a non farlo?

2) visto che nel 2006 hanno tentato di radere al suolo la società che non si difendeva, adesso che è difesa da un grande avvocato (!) la giustizia sportiva sarà più benevola, le porte resteranno aperte e Moratti farà la figura del pirla?

3) confermeranno le porte chiuse, nonostante l'avvocato Grande Stevens, come se qualcuno a Roma o a Milano ce l'avesse anche con la Juve di adesso?

Etichette: , , , , , , , , , , , ,

mercoledì 25 marzo 2009

La riconoscenza

Leggendo l'ultimo "Spy calcio" di Fulvio Bianchi non nascondiamo di aver fatto un bel salto sulla sedia.
Citiamo testualmente: "Superprocura Figc: sarà una battaglia autentica per fare confermare Stefano Palazzi. Contro di lui la Lega di Milano, a cominciare da Inter e Milan".
Se non ci fosse da piangere, ci sarebbe da finire in sala di rianimazione per le risate.

L'Inter, graziata di una sacrosanta retrocessione (regolamento alla mano) per la questione dello scandalo passaporti, si lamenta di quella Giustizia Sportiva che all'atto della condanna definitiva di Oriali decise di non riaprire il caso?
L'Inter, che ha beneficiato delle discutibili conclusioni del procuratore Palazzi sulla questione dello spionaggio di alcuni suoi calciatori, si lamenta della Superprocura?
L'Inter, di cui non si ha notizia di un deferimento disposto da Palazzi nonostante si abbia prova, per espressa ammissione di un suo azionista, dell'esistenza di una "macchina spropositata" in materia di intercettazioni, si lamenta di Palazzi?
L'Inter, maggiore beneficiaria di quel processo sportivo contro la Juventus che ha visto in Palazzi uno dei massimi protagonisti e che Enzo Biagi definì una roba da Tourquemada, si lamenta di colui che in quella occasione indossò le vesti del Grande Accusatore?

Sì, avete capito bene.
Nel mondo non c'è riconoscenza, e se fossimo al posto di Guido Rossi inizieremmo a preoccuparci!

Etichette: , , , , , , , , ,

domenica 8 marzo 2009

Onorabilità all'italiana

La normativa federale prevede con l'articolo 22 bis delle Norme Organizzative Interne precise disposizioni per la onorabilità dei dirigenti; in nome della onorabiltà è prevista, in particolare, la decadenza dalla carica per chi dovesse essere condannato ad una pena che comprende l'interdizione dai pubblici uffici. Neanche a farlo apposta è quello che è successo a Claudio Lotito, uno di quelli del nuovo calcio pulito che però s'è preso due anni per aggiotaggio informativo e appunto l'interdizione.

Sapete cosa è successo? Che la Figc prima ha detto che Lotito per due anni doveva lasciare la carica di presidente della Lazio ma il giorno dopo, ha scritto la Gazzetta, la Federazione si è corretta, ha dato una specie di interpretazione autentica e così Lotito potrà continuare a fare il presidente e magari a rappresentare anche il nuovo calcio pulito. Va bene l'onorabilità, quindi, ma c'è sempre la scappatoia di quella all'italiana.

Che Lotito si possa essere dato da fare non sorprende perché in Italia, lo sappiamo bene, la legge non si applica ma si interpreta a seconda dei casi e in questo caso sta per arrivare l'autorizzazione per lo stadio nuovo ed è chiaro che lui vuole metterci le mani in prima persona e forse ci metterà anche il terreno di sua proprietà; resta il dubbio di chi si è dato da fare per accontentarlo.

Non lo sapremo forse mai ma sicuramente si tratta di un "pezzo grosso" dei vertici delle istituzioni sportive; lasciamo che il lettore si immagini chi può essere, aggiungiamo solo che molto probabilmente è uno di quelli che si vanta del nuovo calcio pulito.

Etichette: , , , , , , ,

sabato 28 febbraio 2009

Giochi Preziosi


Ieri in Lega si sono riuniti i presidenti della serie A; ne parlano tutti i giornali perché tra un po' si eleggerà il presidente ma la "notizia" è che tra i presenti c'era Enrico Preziosi, presidente del Genoa, che poi ha fatto anche la conferenza stampa con Zamparini e Foti. Questa è una notizia perché Preziosi è inibito (vi ricordate Genoa-Venezia?) e con gli inibiti i tesserati non possono avere rapporti, pena il deferimento; infatti l'anno scorso Palazzi aveva deferito, multato e squalificato quelli che erano stati beccati dalle intercettazioni al telefono con Moggi dopo Calciopoli e la sua inibizione (vi ricordate Secco?).

Come mai questi giochi strani, come mai con Moggi non si può parlare e con Preziosi sì, anzi il presidente del Genoa fa pure una conferenza stampa parlando, si può dire, a nome di tutti?

Potrebbe trattarsi dei Giochi Preziosi. Il fatto è che la società del presidente del Genoa che produce giocattoli (la Giochi Preziosi, appunto) va bene nonostante la crisi, sta sfondando anche in America (i Gormiti vanno meglio anche di Milito) e il Genoa mette in circolo soldi veri (non finti) che sono preziosi per tutto il movimento.

In parole povere è come se ieri diciassette società di serie A abbiano fatto una pernacchia a Palazzi e alla giustizia sportiva (magari si prenderanno un deferimento come Secco e si faranno un gran risata; d'altra parte Preziosi era stato definito "pericoloso" per il mondo del calcio in uno dei tanti procedimenti di giustizia sportiva) pensando a quanto sono preziosi i soldi, quelli che ci mette il presidente del Genoa e quelli che potrebbero arrivare dai diritti TV.

Etichette: , , , , ,

domenica 8 febbraio 2009

Il buco nero di Palazzi

Fin da bambini abbiamo sempre provato una smodata attrazione per le anomalie cosmiche, in particolar modo per i buchi neri i quali hanno la caratteristica di sviluppare una attrazione gravitazionale superiore alla velocità della luce: in due parole, "inghiottono" tutto.
Anche il Superprocuratore sportivo Palazzi deve avere condiviso questa passione a tal punto da trasferirla nel proprio ambito professionale, ossia il diritto sportivo.
Abbiamo infatti appreso come, appena ottenute le carte dalla procura di Roma al termine del processo Gea, abbia deferito gli imputati assolti dalla Corte, per violazione dell'articolo 1 del codice di giustizia sportiva e articoli assortiti del regolamento previgente degli agenti.
Ebbene sì, avete letto bene: il famigerato, quanto temibile articolo 1 CGS torna a far tremare gli imputati della giustizia sportiva: i doveri di lealtà e probità sarebbero immobili nel firmamento del diritto sportivo ad attrarre ogni sorta di comportamento non inquadrabile in altre fattispecie, esattamente come un buco nero o, più malignamente, ad asservire l'onda popolare di cui la procura sportiva è dotta interprete.
Ovviamente nel rispetto della tradizione garantista, riteniamo l'applicazione pandemica dell'articolo 1 un eccesso di zelo, seppur mal orientato e facilmente strumentalizzabile.
In tutto questo, vorremmo porre l'attenzione sul deferimento di Alessandro Moggi, il quale dovrà rispondere di non avere sentito, nel corso dell'attività di acquisizione dei mandati di Chiellini e Amoruso, l'imperativo morale del conflitto di interessi che avrebbe dovuto indurlo ad astenersi da ogni tipo di coinvolgimento.

Lo stesso imperativo morale che lascia il Superprocuratore Palazzi immobile di fronte a ben altri e più rilevanti conflitti di interessi (Carraro, Galliani, etc etc).

Che abbia trovato il modo di sfruttare l'energia di un buco nero a proprio piacimento?
Sveli, subito, la scoperta: la scienza attende questo contributo, il diritto ne può fare a meno.

Etichette: , , , , ,

sabato 7 febbraio 2009

Roba da Pa(la)zzi

Ci interrogavamo ieri nella nostra redazione virtuale sui deferimenti di Palazzi per gli amministratori e gli agenti Gea, stupiti di leggere intere paginate di articoli 1; oggi abbiamo voluto controllare come Tuttosport presentava la notizia e si parla di "aria pesante" tra gli uomini della Procura, si dice che il deferimento "non è stata opera collettiva", si aggiunge che la scelta processuale "non è stata digerita".

Insomma un altro casino dei suoi combinato dal superprocuratore Palazzi, quello che deferisce l'Avellino due volte, perché non paga gli stipendi e perchè non paga i contributi sugli stipendi, quello che deferisce Baraldi per le plusvalenze del Parma fatte nell'anno in cui Baraldi era alla Lazio. Un mezzo "pazzo", verrebbe da dire, capace di deferimenti che sono appunto roba da pazzi.

Uno potrebbe chiedersi: ma è stato sempre così questo ex-magistrato militare oppure è cambiato dopo la promozione a Superprocuratore?

Ci siamo tolti la curiosità riguardando la sua requisitoria nel processo del 2006 (106 pagine di accuse durissime, magari senza prove ma senza guardare in faccia nessuno) e ci è caduto l'occhio sull'episodio di Paparesta dopo Reggina-Juventus; non era successo niente e in questi giorni l'ha ripetuto pubblicamente anche Paparesta, mentre sapete all'epoca cosa aveva detto all'Eur l'aspirante superprocuratore? Aveva detto che l'episodio, insieme con le telefonate di contorno, rappresentava un elemento di "formidabile portata probatoria", come se per lui fosse la famosa pistola fumante e bastasse da solo per chiedere la serie C; la mitica chiave buttata via che lo sanno anche i muri del Granillo che non c'entra una mazza basta all'ex-magistrato militare aspirante superprocuratore a lasciare scritto negli atti del processo "nell'occasione si verificò un fatto di straordinaria gravità sotto il profilo disciplinare".

Questo era ed è Palazzi, si direbbe proprio che non sia cambiato dopo la promozione, anzi viene il dubbio che sia stato promosso proprio perchè era così, capace di qualunque roba.

Etichette: , , , , , ,